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La storia della fisica nell’insegnamento della fisica
di Roberto Renzetti*
Chiunque abbia esperienza di insegnamento della
fisica nella scuola secondaria superiore conosce le
difficoltà che si incontrano nel presentare
determinati capitoli agli studenti. Se non si vuole
risolvere il problema in modo autoritario
rifugiandosi nel libro di testo, occorre cercare
strade che aiutino alla comprensione non tanto di un
concetto come lo troviamo enunciato in un testo di
fisica, quanto del come è nato e si è affermato
storicamente tale concetto. Una di queste strade è
la storia della fisica.
Le due culture
Per non fornire subito una ricetta vuota, vorrei
iniziare con delle considerazioni tanto banali
quanto poco presenti ai numerosi riformatori. Nella
nostra scuola si fa la storia di tutto. Ogni
disciplina è rappresentata con la sua storia. Meno
le scienze, ritenute dall'impianto filosofico che
presiede l’intero nostro Paese, delle mere tecniche
che non hanno a vedere con la formazione ma solo con
l’informazione, un ricettario da fornire ai ragazzi.
Questa concezione è paradossalmente fortificata
dagli impianti assiomatizzati e formalizzati che le
scienze si sono date e che l’editoria conformista ha
ripreso. Per altri versi la colonna sonora che ci
accompagna da sempre è quella delle due culture.
Quasi che le scienze non siano nate all'interno
della storia dell'umanità in particolari momenti e
contesti, vivendo le medesime contraddizioni che si
sono presentate nell'arte, nella musica, nella
filosofia… Proprio muovendo da quest'ultima
considerazione si può intendere che le scienze e tra
queste la fisica, hanno una loro storia, che è
completamente all'interno della storia civile.
Ho accennato a questo intanto per risolvere in parte
quel problema delle due culture. Se si scopre che
Watt lavora con i finanziamenti di Boulton e con le
acciaierie Wilkinson, si possono capire meglio le
relazioni che esistono tra ricerca, finanza,
economia, tecnologia, rivoluzione industriale e
sviluppo del pensiero in genere. Senza pretendere di
essere esaustivi nel passare queste indicazioni agli
studenti, perché l'indeterminatezza logica aiuta
alla crescita. Allo stesso modo, la proposta di
introdurre storicamente alcuni concetti di fisica,
non può riguardare tutta la fisica per ovvie ragioni
di tempo, ma certamente alcuni argomenti ai quali
farò cenno.
Una rivoluzione
Vi è poi l'altra questione, quella della fisica
assiomatizzata in un modo che soddisfa la logica di
un adulto che l'ha già studiata, ma non uno
studente. Prendete un generico libro di fisica e
troverete la scansione classica che, ahimè, parte
dalla meccanica del punto. Dopo quella noia della
cinematica (lo so che serve, lo so) si dà enfasi per
esempio al principio d'inerzia. Ma credete davvero
che uno studente colga la valenza di tale principio?
Ci crede, è diligente e ve lo racconterà. Ma cosa ha
capito? Se, soprattutto alle prime battute della
fisica, si introducono concetti per come sono nati
(e la comprensione di un concetto passa per strade
analoghe a come storicamente si è affermato), si
eviterà la frustrazione dello studente che credeva
che la fisica fosse bella e si trova ad avere a che
fare con i vettori. Tra l'altro vi è un'occasione
importante da sfruttare. Si parla di rivoluzione
galileiana. Che vuol dire? Rivoluzione significa
cambiamento radicale dell'esistente. E allora
Galileo rispetto a cosa fa la rivoluzione? Qui si
può chiamare il professore di filosofia alle sue
responsabilità: non sarebbe male raccontasse un poco
della fisica e della cosmologia aristoteliche. Con
tale informazione si capisce bene tutto, e anche il
principio d'inerzia, che rappresenta una posizione
radicalmente diversa rispetto a chi sosteneva che la
Terra non può camminare nello spazio perché, se così
fosse, tutte le cose che si trovano su di essa
verrebbero scagliate via da forti venti, e financo
un uccellino che vedesse un appetitoso verme in
terra, sarebbe spazzato via al momento di spiccare
il volo per andarlo a prendere. Tutte le cose che
sono sulla nave e hanno attinenza con essa si
muovono con essa, a meno che la nave non faccia
‘gl'inchini’: queste più o meno le parole prima di
Bruno e poi di Galileo. E quest'ultimo lo dice in
quel delizioso brano del Dialogo sopra i due
massimi sistemi che inizia con il “Riserratevi
con qualche amico nella maggiore stanza che sia
sottocoverta di alcun gran navilio [...]”. Qui
l'inerzia viene fuori bene e apre a un mondo di
possibili collegamenti con tutto lo scibile. In tal
modo (e con tante altre esemplificazioni a lato) si
capisce la portata della rivoluzione ma, attenzione,
non vi è solo questa rivoluzione. In qualche parte
gli studenti dovranno pur sapere che si passa
successivamente dalla necessità delle sensate
esperienze e dimostrazioni a una fisica che fa a
meno di tali esperienze, alla fisica teorica
inaugurata da Maxwell. E perché accade proprio
allora? Non è peregrino indagare la divisione del
lavoro e la richiesta di specializzazione che si
accompagnano alla rivoluzione industriale. Ma poi
ancora avanti, con la big science, con una
montagna di denaro investito in scienza con problemi
del tipo: “meglio le particelle elementari al CERN o
il cancro?” E perché la parte del leone della
ricerca la fanno i militari? Insomma non si può
nascondere che il nostro mondo è immerso nella
scienza e nella tecnologia, ma di questo non abbiamo
che echi molto lontani nella scuola. Salvo il tema
d’esame che cava queste vicende dal cilindro. Come
si pretende che questi giovani divengano poi
cittadini consapevoli in grado di scegliere con
competenza, e non sull'onda della sola emozione, se
le centrali nucleari le facciamo o no?
Altri esempi
Senza più dilungarmi si possono fare altri esempi di
grande interesse. Se si va a indagare il Primo
Principio della Termodinamica si scopre che calore e
movimento sono la stessa cosa, come scoprì Rumford,
l'avventuriero che fabbricava cannoni per Ludwig.
Gli si scaldavano i trapani che foravano cilindri
massicci di bronzo. Mise tutto in acqua e l'acqua
bolliva dopo un dato numero di giri del trapano:
contò i giri necessari a far bollire l'acqua. Poi
misurò l'acqua, la sua temperatura, ecc. Ma se
l'energia si conserva, perché soffriamo le crisi
energetiche? Boltzmann e Clausius capirono che
l'energia si conserva ma una parte resta nel sistema
che la trasforma: in accordo con il rigido moralismo
vittoriano si dirà che si degrada. E come collegare
lo spirito romantico con i motori elettrici? Le
forze non più ordinate alla Newton ma sparpagliate
in un gran disordine dappertutto? Schelling lo dice
e Oersted ci crede e, per Giove, le trova! Con
Faraday, entusiasmato dai racconti di Coleridge che
viaggia nella Germania dello Sturm und Drang,
che le mette in azione in motori di vario genere
mentre dà una mano ai nostri fisici esuli
risorgimentali, come Melloni.
Davvero mi fermo per i limiti che un articolo ha, ma
qui si potrebbe continuare utilmente scoprendo che
non vi è capitolo di fisica che non possa essere
trattato con introduzione storica (Mersenne che fa
la spola tra Torricelli e Pascal, Franklin che tra
un fulmine e un altro si muove tra la Francia
rivoluzionaria e la fondazione degli USA con tante
informazioni scientifiche, Michelson che viene a
Berlino a studiare, Fermi che ha la sventura, dopo
quella di fare l’emigrante per le indegne leggi
razziali, di applicare le sue scoperte sui neutroni
lenti al “Progetto Manhattan”, con la lettera di
Einstein a Roosvelt e Truman che si disinteressa
della cosa…).
La storia delle scienze in generale e della fisica
in particolare può essere un formidabile strumento
per colmare il divario tra le due culture ma anche
un sussidio didattico alla disciplina in sé. Se si
capisce che una mole di nozioni non serve a nulla,
contrariamente a un metodo di lavoro che invece è
strumento formidabile per crescere, allora si inizia
con il far piazza pulita di tante cose che ormai
sono zavorra (il piano inclinato, per esempio, era
una sensazionale scoperta di Galileo per rallentare
il moto; non aveva fotocellule il pisano; come
faceva a traguardare un sasso in caduta? Rallentava
il moto! Di quel piano e di tutte le macchine
semplici, insieme alla meccanica dei fluidi, e a
tante altre cose che ognuno saprà trovare, si può
fare a meno perché non si può fare tutto) e si può
utilizzare quel tempo per introdurre alcuni
argomenti ostici di fisica che poi, attenzione,
dovranno essere svolti per quello che sono, con
tutto il rigore e la formalizzazione richiesti.
Come fare storia
L'ipotesi che preveda una materia, la storia (almeno
delle scienze) come disciplina autonoma (ma
insegnata da scienziati!), ha bisogno di una qualche
puntualizzazione.
Intanto non si deve puntare a date, biografie e ad
aneddoti ma a tutte quelle problematiche che sono
alla base dei diversi modi di intendere ‘scienza’, e
delle diverse rivoluzioni scientifiche. Conseguenza
di ciò è che non è necessaria completezza, ma
soprattutto la ricostruzione razionale di un periodo
storico.
Un metodo che si può seguire in questa ricostruzione
è quello che poggia sulla lettura di documenti e
opere originali. Questo modo di procedere ci abitua
innanzitutto a non voler capire tutto il passato (o
peggio: a giudicarlo) con il metro del presente
(errore comune nei nostri studenti, ma sempre
indotto da malaccorti insegnanti) e ci fa intendere
inoltre che molte parole da noi oggi usate con un
certo significato hanno avuto via via significati
diversi proprio in relazione al lavoro di
chiarimento che si stava facendo su un particolare
concetto (si pensi a massa, forza, forza viva,
energia …).
In questo lavoro occorre dare rilievo sia agli
strumenti di pensiero (eredità della scienza greca)
quali: modello, causalità, ecc., sia alla novità
(rinascimentale) dell'esperimento. Ciò che invece
occorre evitare è, da una parte, la mitizzazione del
‘genio’ (non esiste il ‘genio’ ma il contributo del
pensiero di un'intera epoca) e dall'altra, l'enfasi
dell'‘esperimento cruciale’ (un esperimento non ha
mai fatto crollare una teoria. Per fare due esempi
di esperimenti ritenuti ‘cruciali’, quello di
Oersted e quello di Michelson-Morley; il primo fu
ricondotto da Ampère e Biot alla teoria dell'azione
a distanza prima che Faraday ne prendesse spunto per
la teoria di campo e il secondo non è mai stato
ritenuto probante dallo stesso Einstein per la sua
teoria della relatività. In conclusione, aggiungendo
ipotesi additive, da un esperimento si può vedere
quello che uno vuole e, in particolare, una
esperienza negativa, da sola, può demolire una
teoria, mentre una esperienza positiva non la
conferma, al massimo la fortifica).
Per finire vorrei aggiungere qualche osservazione: è
molto importante studiare una teoria in rapporto al
suo tempo e in relazione al periodo storico
precedente, dando enfasi anche alle teorie oggi
ritenute superate, agli errori e ai fallimenti
(questo fatto è molto istruttivo in sé e permette di
illustrare sia le difficoltà, tecniche e
concettuali, che si sono dovute superare, a volte
con sforzi e travagli addirittura secolari, sia i
mezzi, intellettuali e materiali, che si avevano a
disposizione, dando rilievo alle novità introdotte
dall'uso di nuovi strumenti di osservazione);
sarebbe anche auspicabile integrare, dove possibile,
la storia della scienza con la storia della tecnica,
per le connessioni che esistono tra le due
discipline. Deve poi essere chiaro che non si può
fare una storia della scienza senza cercare i
moltissimi nessi fra la scienza e le condizioni
economiche e sociali in ogni tempo. In altre parole,
occorre distinguere tra storia interna e storia
esterna e lavorare su quella esterna, per quanto
possibile, qualora si avesse come obiettivo lo
studio multidisciplinare di un'epoca; occorre invece
lavorare sulla storia interna, preoccupandosi di
ricostruire razionalmente i processi
indipendentemente dalle condizioni al contorno,
qualora si abbia in mente la ricerca delle
strutture, di un metodo (dopo che lo si è definito
scientificamente), per un'ipotesi interdisciplinare.
Si devono in una tale operazione evitare gli
schematismi e, soprattutto, un procedimento che in
quanto lineare è antistorico. In definitiva, si deve
cogliere sia la dinamica del rapporto fra concezioni
generali della scienza con i differenti metodi di
ricerca adottati nell’ambito delle diverse teorie,
sia il contesto generale, sia le controversie.
Non si abbia paura di lavorare per ottenere un
qualcosa del genere. Tutti trarremo vantaggio da una
società con maggiore consapevolezza.
_______________________
*Fisico, ha lavorato in ricerca didattica presso il
Dipartimento di Fisica dell’Università “La
Sapienza”, ha insegnato nelle scuole secondarie di
secondo grado, in licei sperimentali e nelle
istituzioni culturali italiane in Spagna. Autore di
testi e articoli di fisica, didattica e storia della
fisica, dirige la rivista telematica
Fisicamente.net
Pubblicato il 2/10/2007