FISICA/MENTE

 

NON DARE L'8 x 1000 ALLA CHIESA CATTOLICA

 

Il potere della Chiesa cattolica in Italia e la sua capacità d'interdizione di ogni avanzamento politico e sociale del Paese è fondato, oltre che sull'ignoranza dei problemi da parte della maggioranza dei cittadini, soprattutto sull'enorme mole di denaro che lo Stato italiano le destina.

Lungi dal pensare ad opere di bene o ad altre fantasie del genere, la Chiesa spende questi soldi per mantenere se stessa a livelli regali e per lanciare campagne contro i diritti civili dei cittadini italiani.

La legge che destina l'8 x 1000 alla Chiesa puntava alle origini sulla volontarietà dell'atto di finanziare la propria religione. Ma subito si è organizzata la truffa a danno dei cittadini ad opera principalmente dei parlamentari cattolici, con l'assordante silenzio degli altri. Secondo la legge, "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. IN CASO DI SCELTE NON ESPRESSE DA PARTE DEI CONTRIBUENTI, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE".
La truffa sta nella parte scritta in stampatello perché in essa si dice che anche chi non sceglie a chi destinare l'8 x 1000, lo deve comunque dare.

Come si stabilisce la proporzionalità ? Seconda truffa: non andando a vedere ogni dichiarazione dei redditi ma facendo un'indagine campione.

Mentre attendiamo che qualche parlamentare si faccia carico di portare avanti l'abrogazione quantomeno dell'indegna parte della legge scritta in stampatello, è oggi nostro fondamentale imperativo NON FIRMARE PER DESTINARE L'8 x 1000 ALLA CHIESA CATTOLICA.

Vi è un ulteriore elemento che permette una indegna discriminazione: non tutte le religioni sono ammesse alla ripartizione dei denari. E' naturalmente la Chiesa cattolica con i suoi parlamentari che blocca ogni altra ammissione perché se vi fosse calerebbero i soldi ad essa destinati. In particolare la religione musulmana è fuori con il paradosso che tali credenti non firmano per nessuna religione ma di fatto, per il meccanismo visto prima, destinano i loro soldi per circa il 90% alla Chiesa cattolica.

E questo vale anche per atei ed agnostici che non firmando devono destinare loro denari a quell'organizzazione di satrapi reazionari.

E non vale obiettare che i soldi si possono destinare allo Stato. Da quando si è saputo che con quei soldi Berlusconi ci ha finanziato il nostro contingente militare in Iraq, quella firma allo Stato non è più possibile a meno che venga cambiata radicalmente la legge con una destinazione dei soldi ESCLUSIVAMENTE ad opere umanitarie (ad esempio: servizio civile).

E' un grave problema che dovrebbe essere risolto da un Parlamento oggi al servizio del Vaticano.

Riporto di seguito una completa documentazione sullo scandalo dell'8 x 1000, gigantesco furto della Chiesa Cattolica a tutti gli italiani.

***
 

Da: http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/#02

 

COSA SIGNIFICA “OTTO PER MILLE”?

Con il Concordato del 1929 lo stato italiano si impegnò a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico, con il meccanismo della congrua. Ritenendolo datato, nell’ambito delle trattative per il “nuovo” Concordato si decise un nuovo meccanismo di finanziamento alla Chiesa cattolica, solo in apparenza più democratico e trasparente in quanto allargato alle altre religioni: lo stato decideva di devolvere l’8 per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi.

IL TESTO DELLA LEGGE

L’otto per mille è normato dalla legge 222/85.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO?

Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.

Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.

Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

ECCO PERCHÉ È IMPORTANTE COMPILARE QUESTA SEZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI.

Qualora il contribuente non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione, può comunque effettuare ugualmente la scelta della destinazione dell’8 per mille consegnando il CUD in una busta chiusa agli enti preposti alla raccolta (poste, banche etc…).

LA DISTRIBUZIONE DEL GETTITO

Il Ministero delle Finanze, già restio a fornire statistiche in merito (comunica i dati alle sole confessioni religiose, che ne danno notizia con estrema riluttanza), è peraltro estremamente lento nel diffondere i dati. Le ultime comunicazioni ufficiali e definitive si riferiscono incredibilmente alle dichiarazioni dei redditi del 2001 (redditi 2000).

Questa la distribuzione:

87,25%

Chiesa Cattolica

10,28%

Stato

1,27%

Valdesi

0,42%

Comunità Ebraiche

0,31%

Luterani

0,27%

Avventisti del settimo giorno

0,20%

Assemblee di Dio in Italia

 

Va notato che, in tale occasione, su oltre trenta milioni di contribuenti solamente il 39,62% ha espresso un’opzione, solo il 34,56% della popolazione, quindi, ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica. Per dare un’idea dell’enormità della cifra corrisposta grazie a questo meccanismo, la Conferenza Episcopale ha disposto nel 2004 di contributi per 936,5 milioni di Euro.

COME VENGONO SPESI QUESTI SOLDI?

  • CHIESA CATTOLICA
    Nato come meccanismo per garantire il sostentamento del clero, tale voce è diventata, percentualmente, sempre meno rilevante (il 34,1% del totale). Parrebbe infatti che la Chiesa cattolica prediliga destinare i fondi ricevuti dallo Stato alle cosiddette “esigenze di culto” (47,2%): finanziamenti alla catechesi, ai tribunali ecclesiastici, e alla costruzione di nuove chiese, manutenzione dei propri immobili e gestione del proprio patrimonio. Ovvio che non vedremo mai alcuno spot su queste tematiche: ai tanto strombazzati aiuti al terzo mondo, cui è dedicata quasi tutta la pubblicità cattolica, va guarda caso solo l’8% del gettito. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.sovvenire.it.
  • STATO
    Lo Stato è l’unico competitore per l’otto per mille che rifiuta di farsi pubblicità. Il Governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito internet.
  • CHIESA VALDESE
    Rifiuta di destinare i fondi ottenuti alle esigenze di culto e al sostentamento del clero. Per maggiori informazioni vai su www.chiesavaldese.org.
  • LUTERANI
    Una parte dei fondi viene utilizzata per il sostentamento dei pastori. Per maggiori informazioni vai su www.elki-celi.org.
  • COMUNITÀ EBRAICHE
    I fondi sono utilizzati per «…solidarietà sociale, attività culturali, restauro patrimonio storico, sostegno ad attività giovanili, strutture ospedaliere per la cittadinanza, cultura della memoria, lotta a razzismo e pregiudizio». Per maggiori informazioni vai su www.ucei.it.
  • CHIESE AVVENTISTE
    Rifiuta anch’esse di destinare i fondi ottenuti alle esigenze di culto e al sostentamento del clero. Per maggiori informazioni vai su www.avventisti.it.
  • ASSEMBLEE DI DIO
    I fondi sono destinati esclusivamente alle missioni e alla beneficienza. Per maggiori informazioni vai su www.adi-it.org.

PERCHÉ ABROGARE IL MECCANISMO?

  • perché il meccanismo doveva essere basato sulla volontarietà, ma la ripartizione delle scelte inespresse vìola, di fatto, questo principio;
  • perché è un finanziamento a fondo perso a favore di confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare. Soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non ha alcuna utilità sociale;
  • perché è una partita truccata: a differenza delle confessioni religiose, lo Stato italiano non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all’infanzia svantaggiata, il “cassiere” della Conferenza Episcopale Italiana Nicora reagì duramente, sostenendo che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa»;
  • perché è una partita a cui non tutti possono giocare: sono ammesse solo le confessioni sottoscrittrici di un’Intesa con lo Stato. Ecco perché la Chiesa, attraverso i parlamentari cattolici, blocca l’accordo (già sottoscritto) con i Testimoni di Geova e impedisce l’avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni, ben disciplinati, grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie una contribuzione ben superiore alla loro percentuale reale, con un danno valutabile in centinaia di milioni di Euro per la Chiesa cattolica.
  • perché è un meccanismo non chiaro, che trae in inganno non solo il semplice cittadino ma anche la persona colta. Un giornalista Rai ha dovuto addirittura scusarsi in diretta per la sua non conoscenza del meccanismo;
  • perché lo Stato, erogando questi finanziamenti, è costretto a cercarsi altre entrate con nuove forme di tassazione della popolazione.

ALTRI CONTRIBUTI STATALI ALLA RELIGIONE CATTOLICA

  • sempre con la dichiarazione dei redditi, è possibile dedurre dal proprio reddito versamenti alle chiese fino all’ammontare di due milioni di vecchie lire, intorno ai mille Euro; in proposito, rileviamo come il numero di offerte per il sostentamento dei sacerdoti sia calato, negli ultimi nove anni, del 14%, con conseguenti minori entrate del 18%;
  • pagamento pensioni al clero: un fondo speciale dal disavanzo perennemente in rosso. Fortunatamente, con la Finanziaria 2000 si è intervenuti almeno su questi, innalzando a 68 anni l’età pensionabile e aumentando i contributi a carico dei sacerdoti;
  • esenzione fiscale totale, comprese imposte su successioni e donazioni, per le parrocchie e gli enti ecclesiastici;
  • pagamenti degli stipendi agli insegnanti di religione, nominati dai vescovi: incidono per più di 1.000 miliardi (delle vecchie lire) sul bilancio statale;
  • finanziamenti alle scuole cattoliche;
  • in varie regioni, parte degli oneri di urbanizzazione a disposizione dei comuni deve essere destinata agli «edifici di culto».
    Non solo. Recentemente sono state stipulate intese ad hoc tra diverse Giunte e Conferenze episcopali regionali che hanno riguardato anche i beni culturali ed ecclesiastici, il turismo religioso e la retribuzione del personale ecclesiastico presente negli ospedali.
  • contributi agli oratorî: concessi da diverse regioni, nel maggio 2001 sono stati presentati due disegni di legge (identici) da parte di alcuni parlamentari dell’UDC. Nel luglio 2003 tali testi, dopo alcune modifiche, sono diventati legge. Contro il provvedimento si sono espressi ben pochi parlamentari: tra i contrari Tiziana Valpiana, la cui dichiarazione di voto contrario alla Camera dei deputati contiene importanti dichiarazioni sulla necessità di una effettiva parità tra credenti e non credenti.

Per un quadro di insieme vai al documento Quanto costa allo stato il finanziamento della chiesa Cattolica, di Marcello Vigli, presente sul nostro sito.

Nell’ambito del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria 2006, il Parlamento ha introdotto l’esenzione ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa (ulteriormente estesa alle associazioni no-profit). Secondo stime dell’ANCI, il provvedimento avrebbe comportato minori entrate per i Comuni nell’ordine di 700 milioni di Euro. Il d.l. 223 del 4 luglio 2006 ha successivamente eliminato tale esenzione. La sua formulazione («Attività di natura esclusivamente commerciale»), tuttavia, di fatto vanifica il provvedimento e mantiene in vigore tale privilegio: è infatti sufficiente che all’interno dell’immobile destinato ad attività commerciale si mantenga una piccola struttura destinata ad attività religiose.


http://www.zaratustra.it/

L'otto per mille
Forse non tutti sanno che...

 


Il finanziamento alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984, con l'inghippo dell'otto per mille sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano, è, nella formulazione italiana, null'altro che una truffa in quanto la percentuale dei contribuenti che firmano l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45%, che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa quasi il 90%.

In altri paesi con forte presenza cattolica le cose sono regolate in modo più giusto e trasparente. In Germania ad esempio il credente versa volontariamente alla sua chiesa un 9 per cento dell'imposta sul reddito pagato, chi non vuole semplicemente non paga; in Spagna il contribuente può dichiarare che lo 0,5 per cento del gettito fiscale possa essere destinato alla Chiesa o allo Stato, in assenza di scelta la cifra è destinata ad altri fini. In Italia invece la Chiesa Cattolica, mai sazia di privilegi, è riuscita a mettere a punto e far approvare un meccanismo perverso che le consente di incamerare quasi totalmente il cosiddetto otto per mille dell'IRPEF, qualunque sia la scelta o la non scelta degli italiani. La relativa legge che consente la truffa può essere quindi considerata più rispondente a reciproci interessi politico-economici che a una precisa definizione della volontà dei cittadini.
Il nuovo sistema di finanziamento dell'organizzazione ecclesiastica è oggi regolato dalla legge 222 del 20.05.1985, e recepisce gli accordi raggiunti il 15.11.1984 da Mons. Attilio Nicora e dal prof. Francesco Margiotta Broglio. Al secondo titolo del punto 3 del Protocollo Addizionale Beni ecclesiastici e sostentamento del clero", viene superato il precedente sistema della congrua sia nella forma dell'erogazione sia nella gestione dei fondi. L'articolo 21 infatti prevede la creazione di un " Istituto per il sostentamento del clero" alle dipendenze del vescovo di ogni diocesi, e di un " Istituto Centrale" alle dipendenze della CEI, dove far confluire l'enorme tributo dell'otto per mille e i versamenti fino a due milioni detraibili dalla denuncia dei redditi. L'articolo 46, che prevede appunto questa forma di erogazione, chiamata "obolo" perché elargisce un contributo personale, grava comunque sulle pubbliche finanze sotto forma di minori introiti di imposta. C'è da aggiungere che gli esperti finanziari pensavano che da queste libere offerte venisse la parte più rilevante del finanziamento della chiesa, ma così non è stato. Il loro gettito è stato di circa 45 miliardi l'anno, ed è attualmente in diminuzione. Questo smacco dimostra in maniera clamorosa che il nuovo finanziamento in nessun modo si può chiamare "Autofinanziamento".

L'entità dell'otto per mille dell'IRPEF è attualmente di circa mille miliardi ma, per effetto dell'inflazione, è ovvio che il suo aumento farà sempre lievitare la percentuale da attribuire alla Chiesa Cattolica.
Questo versamento effettuato da TUTTI i cittadini può essere suddiviso mediante una scelta espressa fra lo Stato, la Chiesa Cattolica e le altre piccole confessioni religiose che hanno accettato di partecipare alla spartizione (i Testimoni di Geova, i più pericolosi concorrenti del Vaticano, sono da dieci anni in attesa di essere inseriti, ma inutilmente).
Ma il meccanismo perverso che favorisce la Chiesa Cattolica è la quota dell'otto per mille di quei cittadini che, intendendo sottrarsi a tale invito, non firmano nessuna preferenza e di quei cittadini che, riconoscendosi in un'etica laica, scelgono lo Stato Italiano e loro malgrado sono quasi totalmente aggiunti alla quota riservata alla Chiesa Cattolica, in virtù di uno stratagemma ideato per aggirare l'ostacolo dei non credenti e mantenere il più alto possibile l'introito per la Chiesa Cattolica.
Lo stesso comma 3 si conclude così: ...in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. Quale che sia, cioè, la percentuale delle scelte espresse, anche la quota su cui non è stata effettuata nessuna scelta viene distribuita alla Chiesa Cattolica o allo Stato, in percentuale alle scelte a loro favore. Solo fra loro, perché le altre confessioni dignitosamente non hanno accettato di partecipare a questa ulteriore spartizione.

Un esempio concreto: se su 100 cittadini 90 non si esprimono (per disinteresse o per tacita delega allo Stato), e solo 8 firmano per la Chiesa Cattolica, l'80 per cento della quota IRPEF stabilita andrà alla Chiesa Cattolica. Ecco come in Italia una evidente minoranza può diventare la quasi totalità degli italiani che finanzieranno, loro malgrado, un'associazione religiosa. Anche le somme accumulate per la scelta a favore dello Stato sono convogliate ad opere assistenziali, in Italia quasi interamente in mano alla Chiesa Cattolica. In tal modo non viene assolutamente rispettata la volontà di chi, non scegliendo o scegliendo lo Stato, ha inteso sottrarsi all'obbligo di partecipare a questa specie di referendum che, fra l'altro, viola il diritto di riservatezza. Non solo viene limitata la libertà di scegliere o non scegliere, ma è evidente l'intrusione nel segreto delle coscienze. Questa situazione si aggrava ulteriormente da quando la legge consente ai lavoratori dipendenti di affidare al datore di lavoro la redazione della proprio denuncia dei redditi, per possibili rischi di rappresaglie sul posto di lavoro.

Un'altra cosa non corretta è il sistema di conteggio delle scelte effettive dei contribuenti la cui percentuale non viene attribuita contando la reale destinazione della scelta espressa, ma con un sorteggio a campione che molti ritengono addirittura illegale.
Quanto all'entità delle somme erogate alla CEI sulla base di tale forma di finanziamento, è previsto un complesso sistema di transizione che stabilisce anticipi e conguagli annuali e di triennio in triennio. Gli acconti versati dallo Stato alla CEI con il nuovo sistema dell'otto per mille sono di circa 700 miliardi l'anno, salvo poi conguagli e ulteriori anticipi che nel 1996 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1500 miliardi più 800 miliardi, sempre a conguaglio, che la magnanimità dei vescovi ha accettato fossero rateizzati. Dopo l'erogazione di quest'enorme cifra, che dalle disastrate casse della Repubblica Italiana è passata a rimpinzare quelle del Vaticano, il Card.Ruini ha avuto modo di dichiararsi soddisfatto e durante una recente assemblea della CEI ha indicato anche come saranno ripartiti i 1500 miliardi appena ricevuti:

 

Un esempio di opere nel terzo mondo sono anche i 40.000 dollari donati dal Vaticano alla Croazia durante la guerra con la Bosnia.

Come è a tutti evidente solo una minima parte dell'otto per mille va in opere di carità, che oltretutto non sono verificabili da nessuno, come conferma l'art.44 del titolo 2 sempre del Protocollo Addizionale: si stabilisce che la CEI trasmetta annualmente all'Autorità Statale un rendiconto relativo all'effettiva utilizzazione delle somme ricevute a vario titolo direttamente dai cittadini o dallo Stato". Su tali rendiconti, però, non sono previsti né controlli né verifiche. Prima lo Stato stipendiava direttamente i preti, ora, con la nuova intesa, il finanziamento va direttamente ai vescovi, aumentando notevolmente l'autorità nei loro confronti.
Di diversa natura sono i contributi che vanno a sostenere opere e associazioni cattoliche nel contesto del finanziamento di attività sociali, assistenziali, scolastiche, editoriali di vario genere: sono finanziamenti in gran parte assicurati dalle Regioni, dai Comuni e ancora dallo Stato.

La verità è che tra una cosa e l'altra lo Stato Italiano sta concentrando un'enorme quantità di denaro nelle casse di uno stato straniero non democratico e non controllabile. C'è da osservare infine che nella pubblicità svolta attraverso radio, televisioni pubbliche e private, giornali, opuscoli e perfino le comunicazioni bancarie ai clienti e con l'aiuto massiccio delle aziende a partecipazione statale come la SIP prima, la Telecom adesso, la CEI afferma di non ricevere più contributi diretti dallo Stato, in seguito ad una scelta di libertà e di povertà evangelica. Niente di più falso. La legge parla esplicitamente di somme ricevute "direttamente" dallo Stato, come del resto i fatti confermano. Il regime di privilegio si evidenzia anche perché a fare propaganda è sostanzialmente solo la gerarchia cattolica, lo Stato non entra praticamente in competizione e le altre confessioni non hanno la forza per garantirsi una vera campagna di spot.
La Chiesa con i suoi enormi patrimoni ha da tempo capito che la forza del cristianesimo sta nel potere che si mantiene con il possesso e il continuo accumulo di ricchezze, catturando e azzannando i beni della terra. Attilio Nicora detto "Monsignor otto per mille" e ora vescovo di Verona è un esempio attuale della febbrile penetrazione della Chiesa nel mondo della finanza. A lui, per aver ideato la truffa dell'otto per mille, il Vaticano sta riservando una luminosa carriera (prossimo arcivescovo di Milano?); intanto a Verona, attraverso l'opera sua, è sorto un grosso Pool di Banche cattoliche, una sorta di IOR, che per importanza è il terzo polo in Italia. Il Pool unisce infatti la Cariverona, l'Unicredito a cui fanno capo la Cassamarca di Treviso, la Cassa di Risparmio di Trieste, la Cassa di Risparmio di Gorizia, quella di Udine e Pordenone, la Banca di Trento e Bolzano (già della Curia Trentina). E' in patto con l'Ambro-Veneto e con la Cassa di Risparmio di Torino e Genova, ed ha comprato quote della Popolare di Verona (la Popolare con quei soldi ha pagato il Banco dei Santi che ora fa parte della Popolare, il cui presidente Zanotto, come i suoi dirigenti, è sempre dell'Opus Dei).

Alla Chiesa adesso non interessano più i partiti di riferimento: il gregge è ormai politicamente disperso. Alla Santa Chiesa interessano ora più che altro le BANCHE. Il grande polo bancario padano dovrebbe essere di 43 mila miliardi di raccolta, 26 mila miliardi di impieghi, 7 mila miliardi di patrimonio con 800 sportelli. Tutto sotto l'egida della Chiesa Cattolica e la protezione dello Spirito Santo.

E' sotto gli occhi di tutti l'immagine di un cristianesimo aziendale, di possesso e di rapina, visto che i loro immensi patrimoni immobiliari e le loro ricchezze in genere non pagano una lira di tasse. La degenerazione capitalista tanto denunciata da Wojtyla è solo ipocrisia.


Mario Patuzzo
 


OTTO PER MILLE

 

Dal sito dell'ADUC e da "La pulce nell'orecchio" riporto alcuni lavori di interesse di Annapaola Laldi sulla vicenda truffaldina del finanziamento principalmente della Chiesa cattolica. Si parla anche del dove vanno a finire i soldi destinati allo "Stato".

Roberto Renzetti


 

http://www.aduc.it/dyn/ricerca/index.php?ricerca=Annapaola%20Laldi&tipo=&L1=0 
http://www.aduc.it/dyn/ricerca/?ricerca=OTTO+PER+MILLE&tipo=pulc&x=24&y=16   

15 Aprile 2001
 

OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO

 

 
Primavera bislacca. Con qualche brivido che ti corre per la schiena. Non solo per la temperatura a volte piu' bassa di quella di febbraio, ne' al pensiero del dilemma pasquale "mangio l'uovo di cioccolata o non lo mangio", perche', a dispetto del film, la cioccolata, in francese o in italiano che sia, ti fa male lo stesso, ma soprattutto perche' e' tempo di cominciare a compilare il "730" o comunque a ordinare le carte per il "740", pardon, l'"UNICO", che sara' anche unico, ma intanto tutti gli anni e' li' che ti aspetta al varco.
E a tutto cio' si lega anche la domanda: l'otto per mille a chi lo do'? Perche', se non esprimo la mia preferenza, nei fatti la esprimo .... per lo Stato e la Chiesa cattolica, perche' cosi' vuole la legge. E l'altra, che credo attraversi la mente di tutti, almeno per un istante: ma di questi soldi che se ne fanno?
Cosi', mi e' venuto in mente di andare a curiosare sull'argomento, partendo dalla quota attribuita allo Stato. L'unico rendiconto preciso che ho trovato e' stato quello del 1999; di quello del 2000 ho rinvenuto solo una traccia nelle osservazioni di una commissione parlamentare.
Prima, pero', un sia pur breve riassunto "delle puntate precedenti", cioe' del perche' e per come esiste questa cosa che si chiama "Otto per mille". Per chi se lo sia dimenticato o, forse per ragioni anagrafiche, se lo sia ritrovato fra i piedi senza sapere chi ringraziare.

La nascita dell'OTTO PER MILLE va ricercata nella L.222/1985 che si intitola "Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi" . Questa e' una legge scaturita dalla revisione del Concordato tra l'Italia e la Santa Sede, che fu firmata da Craxi e Casaroli il 18 febbraio 1984.
L'art.47, secondo comma, di questa legge recita, infatti: "A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica", mentre il terzo comma stabilisce che "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse". L'art.48 precisa meglio i binari su cui dovra' muoversi la gestione dell'otto per mille, affermando che: "Le quote di cui all'articolo 47, secondo comma, sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettivita' nazionale o di Paesi del terzo mondo".
Per completezza di informazione, va detto che, con la firma delle INTESE scaturenti dall'art.8 della Costituzione, avvenuta fra il 1984 e il 1993, la possibilita' di fruire dell'otto per mille e' stata estesa alla Chiesa valdo-metodista, all'Unione delle chiese cristiane avveniste del 7° giorno, alle Assemblee di Dio in Italia, all'Unione delle comunita' ebraiche, all'Unione cristiana evangelica battista in Italia e alla Chiesa evangelica luterana in Italia; e resta aperta per ogni altra religione o confessione religiosa che firmi, in futuro, un'Intesa con lo Stato italiano.

Resta pero' poco comprensibile come mai lo Stato si sia messo su questo piano concorrenziale con religioni e confessioni religiose, come mai sia ricorso a questo artificio che lo caccia in molte difficolta' e contraddizioni.

Attualmente la gestione dell'otto per mille devoluto allo Stato e' regolata dal D.P.R. 10 marzo 1998, n.76 , in cui, all'art.2 si precisa che: "Sono ammessi alla ripartizione della quota dell'otto per mille a diretta gestione statale gli INTERVENTI STRAORDINARI per fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali" (comma 1). Che cosa si considera per STRAORDINARIO a proposito di fame nel mondo e conservazione dei beni culturali cerca di dirlo (a me pare con modesti risultati per la mente del normale cittadino) l'art.2 (comma 6), quando afferma che: "gli interventi ..... sono considerati straordinari ...... quando esulano effettivamente dall'attivita' di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse finanziarie".

Un'ulteriore sosta su questo articolo. Il comma 2 prevede che "gli interventi per fame nel mondo sono diretti alla realizzazione di progetti finalizzati all'obiettivo dell'autosufficienza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, nonche' alla qualificazione di PERSONALE ENDOGENO da destinare a compiti di contrasto delle situazioni di sottosviluppo e denutrizione che minacciano la sopravvivenza delle popolazioni ivi residenti". A parte la curiosita' di sapere cosa ha voluto dire il legislatore con "ENDOGENO" al posto di autoctono (che per le persone sembrerebbe, vocabolario alla mano, il termine corretto), cio' che colpisce e' il fatto che, a fronte di queste parole, nel 1999, ad esempio, per questo scopo e' stato stanziato lo 0,44% della cifra disponibile (e cioe' 154 milioni e mezzo su 34 miliardi e 740 milioni). L'impressione e' che qualcosa in questo settore non funzioni un gran che.

Il DPR 76/98 prevede inoltre che possano "accedere alla ripartizione ...... le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche e gli enti pubblici e privati", escludendo ogni fine di lucro e dettando i requisiti soggettivi (art.3) e oggettivi (art.4) per poter usufruire del finanziamento.

Riportando le cifre dello stanziamento del 1999 per il settore "fame nel mondo", eccoci arrivati al nocciolo della questione. Come spende lo Stato i soldi dell'otto per mille?

Possiamo vederlo con precisione per il 1999, grazie al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 novembre 1999 .
Intanto va detto che lo stanziamento iniziale era stato di 198 miliardi. Com'e' che si e' arrivati, invece, ai 34 miliardi e 740 milioni che ho menzionato prima?

Ben 166 miliardi e mezzo sono stati spesi dal Governo con lo strumento del decreto-legge quindi saltando a pie' pari la disposizioni dell'art.7 (commi 1 e 2) del DPR 76/98, in cui si stabilisce che "entro il 30 settembre di ogni anno" il Presidente del Consiglio deve sottoporre lo schema del decreto di ripartizione della quota dell'otto per mille alle competenti commissioni parlamentari.
Di questi, mentre 26 miliardi sono stati attributi alla protezione civile per la ricostruzione nei comuni messinesi a seguito del terremoto del 14 febbraio 1999 (6 miliardi e mezzo) e per interventi straordinari dei Vigili del Fuoco relativi agli incendi boschivi (20 miliardi), e quindi destinati a uno scopo in linea con quanto richiesto dalla normativa, gli altri 140 miliardi sono stati spesi per missioni di pace. E qui la rispondenza alla normativa e' dubbia. Lo e' di certo nel primo, in cui 40 miliardi sono serviti a coprire le spesa della destinazione di 150 osservatori dell'OCSE in Kossovo e di 250 militari in Macedonia, perche' questo personale risulta dipendente da organismi e ministeri ben individuati che hanno un proprio bilancio con cui coprire le spese, e lo e' anche nel secondo caso in cui sono stati attribuiti 100 miliardi per l'assistenza ai rifugiati in Kossovo, perche' nella normativa si parla, si', di assistenza ai rifugiati, ma a quelli che sono in Italia. E per questi ultimi, nel 1999, la spesa a carico dell'otto per mille è stata di 829 milioni scarsi.
Cio' che e' rimasto (31 miliardi e mezzo) e' stato integrato da una successiva legge con altri 3 miliardi e 200 milioni e la ripartizione e' quella presentata nella tabella che segue, in cui le cifre sono espresse in milioni:

Fame nel mondo Calamita’ naturali Assistenza rifugiati Conservazione beni culturali Per edifici religiosi cattolici Per altri beni culturali Varie (1) Totali 154,446 2.798 828,714 16.794,148 11.355,692 2.809 34.740 0,44% 8,1% 2,4% 48,34% 32,62 % 8,1% 100% (1) Sono interventi messi esplicitamente in rilievo dal decreto come particolarmente meritevoli di attenzione, anche se, probabilmente, al limite dell’ammissibilita’ circa i requisiti previsti dal D.P.R. 76/98: 1) Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli (1 miliardo); 2) Societa’ geografica italiana (199 milioni); 3) Fondazione Istituto Gramsci (300 milioni); 4) Provincia di Ascoli Piceno (900 milioni); 5) Accademia di Studi italo-tedeschi di Merano /Meran (410 milioni). Cio' che salta agli occhi in questa tabella e' che per la conservazione e il restauro di edifici religiosi cattolici e' stato speso il 48,34% del totale.
Perche' di questi edifici di culto non si e' presa cura, in primo luogo, la Chiesa cattolica con i proventi che le arrivano grazie agli articoli 46 e 47 della L.222/1985?
Perche' lo Stato, con i soldi dell'otto per mille, non favorisce il recupero di edifici civili che sicuramente ci sono, e che potrebbero rispondere anche ai bisogni di aggregazione della popolazione (penso ai giovani o comunque a chi ha ama fare musica, teatro o altro ancora, e ha difficolta' a trovare spazi dignitosi e a buon mercato)?
E anche: perche' lo Stato si e' arrogato il diritto di devolvere, nei fatti, alla chiesa cattolica del denaro che esplicitamente e' stato devoluto a esso Stato e altrettanto esplicitamente negato alla chiesa cattolica (e alle altre confessioni e religioni a cui e' possibile attribuirlo)? Non si configura questo fatto come un aperto dispregio della volonta' dei cittadini?

Per quanto riguarda la gestione dei fondi del 2000, come ho gia' accennato, l'unica fonte che ho trovato e' il resoconto della Commissione Istruzione della Camera (12.10.2000) , che fornisce comunque dati interessanti. Si viene infatti a sapere che anche l'anno scorso il Governo ha "sottratto" 110 miliardi (dagli originari 200) per prorogare missioni internazionali di pace, "che" -osserva questa Commissione- "potrebbero .... essere piu' opportunamente finanziate a carico di altri capitoli del bilancio". Dei restanti 90 miliardi, 11 sono destinati a interventi per calamita' naturali, 21 per l'assistenza ai rifugiati e 51 per la tutela dei beni culturali. Sarebbe importante sapere se, anche nel 2000, sono stati privilegiati di nuovo i luoghi di culto cattolici.

Dalla lettura di questo resoconto, cosi' come dei pareri della Commissione Bilancio del Senato del 1997 e del 1999, si nota l'esistenza di molti problemi inerenti alla gestione dell'otto per mille: dalla contestabilità dell'uso di ingenti somme con lo strumento del decreto legge alla ricerca di una "giustizia" nella distribuzione dei fondi non solo fra i vari settori (umanitario, ambientale e culturale), ma anche, e forse soprattutto, fra le varie regioni. Insomma, un bel motivo di ulteriori rammarichi, divisioni, polemiche.
Ed emerge così con forza il problema che sta alla radice: ma ha davvero un senso che lo Stato si metta in concorrenza con le religioni e si faccia assegnare un contributo da gestire "a scopi di interesse sociale, ambientale o umanitario", quando perseguire questi scopi fa parte integrante della sua ragion d'essere?
Lascio aperta la questione. Forse l'argomento e' capace di appassionare e c'e' caso che qualche lettrice o lettore abbia voglia di dire la sua.
Intanto BUONA PASQUA. Comunque sia intesa.
 
Allegati
 

  1 Maggio 2001

 

OTTO PER MILLE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?



IL CONCORDATO CON LA CHIESA CATTOLICA
 
L'otto per mille (da ora in poi OPM) nasce con l'art.47 (commi 2 e 3) della L.222/1985 (Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi) . Tale legge, a sua volta, e' il frutto del lavoro di una commissione paritetica fra Italia e Santa Sede istituita il 18 febbraio 1984, quando fu firmato l'accordo di revisione del Concordato del 1929, e si occupa esclusivamente, come dice il suo titolo, di questioni economiche.
Le ragioni storiche che, fin dalla fondazione dello Stato unitario, hanno spinto i diversi governi italiani a considerare l'Italia come in "debito" verso la Chiesa cattolica, la portata dell'ampio e multiforme impegno economico che lo Stato italiano attualmente dispiega a suo favore, nonche' alcune problematiche interne alla Chiesa relative alla gestione centralizzata del finanziamento statale , sono ben spiegate e documentate in un articolo di Marcello Vigli a cui volentieri rimando.

L'art.47 della L.222/1985, al comma 2, stabilisce dunque che: "A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica", mentre, al comma 3 precisa che "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. IN CASO DI SCELTE NON ESPRESSE DA PARTE DEI CONTRIBUENTI, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE".

Parlando, quindici giorni fa sempre su questa rubrica, dell'otto per mille a diretta gestione statale, mi chiedevo perche' mai lo Stato si fosse messo su un piano concorrenziale con le Confessioni religiose, cacciandosi automaticamente nella enorme contraddizione di chiedere ai contribuenti un "obolo" per perseguire scopi (di interesse sociale, ambientale, culturale, umanitario) che fanno parte integrante della sua ragion d'essere. Con tutto il carteggio di rammarichi, divisioni, polemiche che ne accompagnano la gestione, come e' ben testimoniato dai resoconti delle commissioni parlamentari.

Il motivo c'e', e va detto che sembra assolutamente estraneo ai diretti interessi dello Stato, ma direi anche alla sua etica. Lo Stato HA DOVUTO RECITARE LA PARTE DEL CONCORRENTE della Chiesa cattolica per assegnarle una parte piu' alta di finanziamento rispetto a quella che le verrebbe in base alle SCELTE ESPRESSE dei contribuenti. Per capire bene il meccanismo e' meglio fare un esempio pratico. Mi riferiro' al 1996 (IRPEF 1995), anno di cui ho trovato i dati ufficiali relativi alle percentuali, salvo il numero preciso dei contribuenti, che comunque si dovrebbe aggirare intorno ai 30 milioni.
In quell'anno ha espresso la scelta il 45,49% dei contribuenti. Di questi, l'82,56% ha scelto la Chiesa cattolica, ed e' questa percentuale dell'OPM che le e' stata assegnata in virtu' di quell'ultima frase dell'art.47 (comma 3) della L.222/1985.
Ma, rispetto alla totalita' dei contribuenti, la percentuale di chi ha scelto la Chiesa cattolica si attesta al 37,56%, ed ecco quindi che quella disposizione fa lievitare ampiamente la percentuale reale, facendo contare circa due volte e mezzo ogni firma a favore della Chiesa. Ma, per poter fare questa operazione, per poter, cioe' distribuire sempre e comunque tutto l'OPM, era necessario che entrasse in gioco un partner, che non poteva che essere lo Stato.
Se, infatti, lo Stato si fosse limitato a mettere a disposizione questa cifra e avesse detto ai contribuenti: "Chi vuole, puo' destinarla alla Chiesa cattolica", e' chiaro che ad essa sarebbe potuta e dovuta andare SOLTANTO la parte indicata espressamente (il 37,56% nel 1996), e il resto sarebbe tornato nella disponibilita' dello Stato, senza la minima complicazione per quest'ultimo. Ma il fatto che i beneficiari dell'OPM, in partenza, siano stati due -Chiesa cattolica e Stato- ha permesso di dividere fra i due tutta la torta, tenendo conto delle percentuali calcolate sulle scelte espresse, e ignorando, quindi, ogni riferimento alla totalita' dei contribuenti, alla loro reale volonta'.

Questo e' il "vizio d'origine" dell'OPM, che continuera' a persistere anche con l'aumento dei beneficiari e che, come si vedra' alla fine, potrebbe rappresentare una vera e propria trappola anche per lo Stato.



LE INTESE CON ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE

Se il Concordato scaturisce dall'art.7 della Costituzione, le INTESE con altre confessioni religiose, come spiega con chiarezza Gianni Long in un suo articolo , derivano dall'art.8 del testo costituzionale.

Fino a oggi le Intese firmate e ratificate dal Parlamento sono sei (Valdesi nel febbraio 1984, Avventisti e Assemblee di Dio in Italia (ADI) nel dicembre 1986, Unione Comunita' ebraiche nel febbraio 1987, Battisti e Luterani rispettivamente nel febbraio e nel marzo 1993).
In un primo tempo, tuttavia, Valdesi e Avventisti non accettarono di concorrere all'assegnazione dell'OPM, cosa che fecero successivamente, con la revisione dell'Intesa, rispettivamente, nel 1993 e nel 1996.
Allo stato attuale la situazione e' questa: I BATTISTI sono gli unici che NON concorrono alla ripartizione dell'OPM.
I VALDESI E l'A.D.I. accettano ESCLUSIVAMENTE il finanziamento IN BASE ALLE SCELTE ESPRESSE e dichiarano che "la quota relativa ai contribuenti che non si sono espressi in merito resta di pertinenza dello Stato". Una sommessa domanda sembra lecita, ed e' se lo Stato onori davvero questa disposizione, dal momento che per ora, nei conteggi pubblicizzati, non sembrano esserci riscontri espliciti.
Ebrei, Avventisti e Luterani concorrono anche all'assegnazione delle somme relative alle scelte non espresse.



RIEPILOGO DELLE SCELTE OPM NEL 1996.

Totale dei contribuenti: circa 30 milioni.
Scelte espresse: 45,49%.
La percentuale di gradimento di questo 45,49% di contribuenti e' stata questa:
Chiesa cattolica: 82,56%
Stato: 14,43%
Valdesi: 1,48%
Avventisti: 0,80%
ADI: 0,41% ;
Luterani: 0,32%
(Gli Ebrei non figurano, perche' hanno firmato la nuova intesa che contempla l'assegnazione dell'OPM solo quell'anno).

Mentre Valdesi e ADI si sono fatti calcolare la loro percentuale esclusivamente sulla quota OPM risultante dalle scelte espresse, fra Chiesa cattolica, Stato, Avventisti e Luterani e' stato invece ripartito tutto l'ammontare OPM, in proporzione naturalmente delle percentuali elencate sopra.
Ma e' giusto sottolineare di nuovo che, RISPETTO AL TOTALE DEI CONTRIBUENTI , la percentuale di gradimento goduta da ciascuno di questi soggetti e' stata la seguente:
Chiesa cattolica: 37,56%
Stato: 6,57%
Avventisti: 0,36%
Luterani: 0,15%.
Per completezza di informazione, va detto che l'OPM non e' calcolato sull'IRPEF pagata dal singolo contribuente, bensi' sul totale del gettito di questa imposta.



DESTINAZIONE DELL'OTTO PER MILLE

Avendo gia' parlato, sull'edizione del 15 aprile, della parte di OPM a diretta gestione statale, vediamo oggi l'utilizzazione che ne fanno le confessioni religiose.

Valdesi, Avventisti, A.D.I. e Luterani destinano i proventi dell'OPM ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI SOCIALI, ASSISTENZIALI, CULTURALI ED UMANITARI in Italia e nel mondo, affermando esplicitamente che "intendono provvedere al mantenimento del culto e al sostentamento dei ministri unicamente a mezzo di offerte volontarie", fra le quali rientrano anche le cosiddette "erogazioni liberali in denaro" (interamente deducibili dal reddito), che l'art.46 della L.222/1985 prevedeva a favore della Chiesa cattolica e che sono contemplate anche dalle Intese.

Diverso e' il discorso per Ebrei e Chiesa cattolica.
Gli Ebrei, a quanto pare di capire, destinano il contributo anche per la "tutela e la cura degli interessi religiosi", ma, come si assicura nell'art.2 della L.638/1996, che modifica la precedente intesa del 1989, intendono mirarli "ad attivita' culturali, salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale, interventi sociali ed umanitari volti in special modo alla tutela delle minoranze contro il razzismo e l'antisemitismo".
La Chiesa cattolica, invece, usa il gettito dell'OPM prevalentemente per esigenze di culto e per il sostentamento del clero. Per quest'ultima voce le "offerte liberali" (art.46 L.222/1985) si sono attestate, negli ultimi anni, su circa 42 miliardi e, per esplicita ammissione della Chiesa cattolica, non coprono che il 5% del fabbisogno per il mantenimento (non sempre integrale, invero) dei 39.647 preti a servizio delle diocesi. Cosi', nel 1996, dei 1.454 miliardi dell'OPM, a questo scopo ne sono stati utilizzati ben 555, a cui si devono aggiungere altri 10 per "assistenza domestica clero". Inoltre, per esigenze di culto sono stati spesi 607 miliardi, 100 dei quali per la tutela di beni culturali ecclesiastici. Sono, in tutto, 1172 miliardi che rappresentano circa l'80% dell'intero gettito OPM.
Per gli interventi caritativi, sempre nel 1996, la Chiesa cattolica ha speso in tutto 283 miliardi, cioe' il 19,2% del medesimo gettito.



OTTO PER MILLE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?

A parte i Battisti, che hanno rifiutato in blocco l'OPM, sottolineando un aspetto della loro identita' di Chiesa che tiene alla netta separazione dallo Stato e vuole intraprende iniziative nelle realta' in cui si trova e nella misura in cui e' capace di sovvenzionarle con le proprie forze, tutte le altre confessioni si avvalgono, in un modo o nell'altro, di questa elargizione statale.

Questo fatto suscita alcuni interrogativi.

Riguardo alla Chiesa cattolica la domanda che s'impone e': perche' essa, che e' senz'altro la piu' ricca e piu' seguita in Italia, ha bisogno del gettito OPM per mantenere le attivita' di culto e i propri preti, i quali, oltretutto (almeno per la legge ecclesiastica), NON tengono famiglia, mentre le Chiese protestanti, i cui pastori, di solito, la famiglia la tengono, e che sono molto piu' piccole e frequentate da persone non certo piu' ricche della media dei cattolici, riescono a finanziare questo settore con le loro forze?''
"Problemi suoi", si sarebbe tentati di rispondere. Ma e' proprio cosi'? L'atteggiamento che sta dietro, ad esempio, alla pubblicita' primaverile della Chiesa cattolica, secondo cui, per finanziarla, "basta una firma" che oltretutto "non costa niente", diminuisce certamente il senso di responsabilita' dei suoi "fedeli", e, corrispondentemente, aumenta la pretesa che sia lo Stato a mantenere un servizio che riguarda una parte dei cittadini italiani. Non sarebbe un atto di civismo richiamare la Chiesa alla responsabilita' dell'automantenimento e sfatare la credenza, che la Chiesa cattolica cerca di accreditare di continuo, di essere al servizio della "popolazione italiana" in blocco?
Anche alcune Chiese protestanti, ad esempio, svolgono incisive attivita' sociali e mantengono istituzioni molto serie, come case di riposo, ospedali, scuole, che possono essere definite al servizio della "popolazione italiana", perche' vi e' ammesso chiunque nel rispetto della sua propria liberta' di coscienza. E se alcuni, come gli Ebrei, hanno istituzioni riservate ai propri correligionarii, cio' accade ANCHE perche' essi hanno una storia di emarginazione e persecuzione lunga duemila anni, che li ha costretti a serrare i ranghi.

A ben guardare, pero', nonostante le apparenze, anche sulle confessioni che utilizzano l'OPM per scopi diversi dal culto, c'e' da chiedersi se, tutto sommato, sia pure indirettamente, i soldi dello Stato non servano anche per il culto. Infatti, se per attivita' sociali, culturali, umanitari, arriva a una Chiesa una sovvenzione dallo Stato, e' chiaro che quella Chiesa puo' destinare una quantita' maggiore delle sue risorse private alle attivita' di culto.

Un altro problema riguarda le spese per la pubblicita'. Sia pure in modo di gran lunga meno massiccio della Chiesa cattolica, anche altre Confessioni un po' di pubblicita' se la fanno, specie nel periodo della denuncia dei redditi. Ma questo denaro, che viene speso dalle Chiese allo scopo di essere piu' gettonate dai contribuenti, non e', alla fin fine, lo stesso denaro dei contribuenti usato in modo distorto?

Inoltre, come nel caso dell'OPM allo Stato, tale finanziamento puo' suscitare all'interno delle comunita' beneficiarie problemi maggiori di quelli che intende risolvere, a cominciare da quello, interno, della non facile gestione di un flusso di denaro comunque piu' elevato di quello normalmente disponibile (una specie di continua vincita al Superenalotto, per intenderci) per finire con le aspettative che si creano, all'esterno, in virtu' di questo accresciuto potenziale d'intervento, e che e' sempre facile deludere..... Passando sempre e comunque dal rischio di una diminuzione del senso di responsabilita' degli aderenti alle singole Comunita'.

E ancora: l'accettazione dell'OPM non comporta anche l'accettazione di un ruolo sussidiario rispetto allo Stato, una sorta di divisione dei compiti, in cui alle Confessioni religiose viene sempre piu' demandato quello di "soccorrere", mentre lo Stato, di pari passo, puo' dimenticarsi la sua ragion d'essere di garante dei diritti dei cittadini, specialmente dei meno tutelati, che ne sono parte?
E' interessante notare come il livello piu' basso di scelte OPM si trovi fra i contribuenti che hanno solo redditi da lavoro dipendente e pensionati (modello 101/102) e che non sono tenuti a inviare la dichiarazione dei redditi. Nel 1995, ad esempio, sono stati appena 336.128, cioe' il 4,13% del totale ammontante a 8.131.000. Non potrebbe essere che almeno ad alcune di queste persone non importi proprio niente di essere virtualmente tanto ricche e potenti che basta una loro firma per trasferire soldi a qualcun altro, preferendo di gran lunga che lo Stato le spremesse di meno e le lasciasse davvero libere di gestirsi da sole i propri soldi?

E vi e' un ultimo problema: non e' possibile che, fra non molto tempo, aumentando il numero delle Intese e con l'entrata nel gioco dell'OPM di Confessioni che possono avere un seguito, che era impensabile al momento della revisione del Concordato, l'OPM dimostri di essere una vera e propria tagliola? Che cosa potrebbe succedere se diminuisse drasticamente la quota non assegnata e la Chiesa cattolica, pur rimanendo percentualmente in prima posizione, dovesse contentarsi di una fetta piu' piccola rispetto a quella a cui e' abituata e di cui sembra avere un assoluto bisogno? Chiederebbe forse allo Stato di elevare lo stanziamento al 10 per mille?
E che cosa potrebbe succedere se, ad un certo punto, una o piu' Confessioni pretendessero dallo Stato il riconoscimento di quei privilegi che adesso sono riservati alla Chiesa cattolica?
Che cosa farebbe questo Stato, molti rappresentanti del quale certo non brillano per indipendenza e fermezza nei confronti del potere ecclesiastico?
E che un turbamento ai vertici ci sia su questo tema sembra rivelarlo il fatto che le due Intese definite "difficili", quelle con i Buddisti e i Testimoni di Geova, firmate nel marzo del 2000, non hanno ancora trovato la ratifica legislativa necessaria per renderle operanti.

A pensarci bene, l'otto per mille, che sembra una cosa da niente, si rivela, in realta' la spia lampeggiante di tutto un sistema di rapporti tra Stato e Confessioni religiose molto miope e inquinato, allo stesso tempo, dal pregiudizio filocattolico. Puo' essere bonificato e reso lungimirante, nel rispetto reale della effettiva liberta' di coscienza di tutti ma proprio tutti i cittadini?
E' questa, probabilmente, la domanda-chiave.

Link

CHIESA CATTOLICA

Sull'OSSERVATORIO DELLE LIBERTA' ED ISTITUZIONI RELIGIOSE
Fra i numerosi documenti si trovano alcuni rendiconti ufficiali della Chiesa cattolica -Conferenza episcopale italiana sull'otto per mille


CHIESA VALDESE
I rendiconti dell'impiego dell'OPM ricevuto negli anni dal 1993 al 1996 si trovano sul sito


Informazioni varie sull'OPM (dati statistici, svolgimento dei progetti, ecc.) sono invece reperibili sul sito

AVVENTISTI
Allegati
 
 

 

15 Giugno 2001

LA VERA STORIA DELL'OTTO PER MILLE

 

 
C'era una volta..... un pezzo di legno!
No, cosa vi salta in mente? State buoni e tranquilli. Non disturbate il guidatore, ehm, cioe' il narratore.
Dunque.
C'era una volta un re. Un re che, come in tutte le storie che si rispettino, era vecchio e malato.
Veramente non era poi cosi' vecchio, perche' aveva poco piu' di cinquant'anni, ma il fatto e' che erano successe tante di quelle cose che avevano rivoluzionato il mondo in cui era nato che lui, poveretto, non ce la faceva proprio piu'.

Il suo nome era Concordato. Beh?! E' un nome come un altro. Non stiamo a guardare tanto per il sottile. O a spaccare il capello in quattro, a cercare il pelo nell'uovo, e tutte quelle robe li'. Si chiamava Concordato. Tutto qui.

Dunque questo re era malato gravemente. E per cercare di curarlo lo fecero visitare da molti dottoroni di ogni specie. I consulti durarono a lungo, perche' non si trovavano mai d'accordo fino in fondo sulla cura.
In realta', non e' che a tutti interessasse molto che questo re continuasse a vivere.
Alcuni, ad esempio, non sapevano neppure che esistesse; si', e' vero, si imbattevano, a volte, nelle sue disposizioni, subivano talora gli effetti della sua esistenza, come quando volevano sposarsi e, soprattutto, separarsi o divorziare, e lui era li', col dito puntato, a proibire, anche a coloro che non erano proprio suoi sudditi, ma cittadini di una principessa che si chiamava Res Publica, che pero', fin dalla nascita si era trovata, in certo qual modo legata (qualcuno potrebbe dire quasi in ostaggio) del vecchio re.
Altri, che erano contrari a ogni accanimento terapeutico, avrebbero desiderato che la natura facesse il suo corso. Tanto piu' che, se il re fosse morto,la principessa Res Publica avrebbe potuto finalmente emanciparsi da quell'ambiguo legame, ma sapevano anche che le speranze in tal senso erano scarsissime. Quel legame, infatti, faceva talmente parte della costituzione della principessa che, per liberarla, ci sarebbe voluta una operazione di alta chirurgia. Ma i medici e i chirurghi, in generale, erano dalla parte del re.
E infatti, dopo tanto affannarsi, finalmente, qualcosa accadde, e due dottoroni, proprio i piu' specialisti e specializzati del settore, riuscirono a trovare una terapia adeguata e insieme firmarono la ricetta che doveva salvare il nostro re. Correva l'anno 1984, addi' 18 di febbraio!

Il re, dunque, si poteva dire salvo, ma restava ancora tremebondo, perche' era rimasto afflitto da un bacillaccio duro a piegarsi, chiamato "bacillus oeconomichus", che si era annidato in un ganglio vitale dell'organismo del vecchio re. Per cosi' dire, nel suo tallone d'Achille. Per sconfiggerlo ci voleva un farmaco nuovo, forse non ancora inventato, che restituisse davvero al re la sua baldanza giovanile.
I due dottoroni si trovarono d'accordo anche su questo: avrebbero mandato un gruppo di messi per tutto il regno a cercare questo farmaco. Ciascuno dei due nomino' i messi di sua fiducia, e questi partirono senza sapere bene, pero', com'era fatto e di cos'era composto cio' che cercavano.
L'unica cosa certa e' che si dovevano sbrigare perche' avevano sei mesi di tempo. Non un'ora di piu'. E se tornavano a mani vuote..... Oddio, che problema! C'era di che perdere la testa.
Cammina cammina, i poveri messi erano arrivati quasi alla fine del periodo loro concesso che non avevano concluso un granche'. Avevano, si', raccolto qualcosa qua e la', formule, ricette, qualche boccetta con liquidi di improbabili colori, ma nessuno aveva loro garantito la soluzione del problema.
Finche'.....
Un pomeriggio, sul tardi, mentre si trascinavano accaldati (era estate) in una landa desolata col sole implacabilmente addosso, ecco, all'orizzonte, prender forma una figura, che procedeva a balzelloni esprimendo una grande energia ed allegria.
"Buon per lui!", mormoro' uno dei messi, un po' in la' con gli anni, che non si reggeva piu' in piedi, "Guarda com'e' pimpante! O chi gliela da' tutta questa energia a quest'ora?".
A mano a mano che la figura si avvicinava, i messi non mancarono di notare alcune stranezze. Il suo procedere denotava, si', energia e allegria, ma anche una certa durezza di movimenti. Gambe e braccia si muovevano a scatti, come se al posto di ginocchi e gomiti avesse avuto delle viti. "Toh", osservo' il piu' giovane della comitiva, che pero' era abbastanza maturo anche lui, "sembra Benigni quando fa il burattino....". Ma si cheto' subito, sentendosi addosso lo sguardo gelato degli altri. Benigni, infatti, a quell'epoca non era ancora saltato in collo all'ambasciatore del re nel Granducato di Toscana, ma doveva gia' aver girato "Il Pap'occhio", che al re e alla sua corte non era garbato tanto.
Intanto, quella figura si stava avvicinando: che strana testa e che faccia singolare! A ogni balzo in avanti il naso appariva sempre piu' lungo, ma proprio lungo... e finiva con una punta come quella di un ago. Se avesse dato una nasata a un palloncino, sai che scoppio.
E sulla zucca tonda tonda, svettava un buffo cappello a pan di zucchero che non se ne vedono piu' da millant'anni.
Boh! Che strana creatura. Pero' era una personcina educata. Quando si trovo' a passare davanti a quel consesso, rallento', si tolse il cappelluccio, e disse: "Sera, signori!".
"Buonasera, giovanotto! Fermati un momento. Forse ci puoi aiutare", disse un altro dei messi.
"Oh, certo. Volentieri. In che cosa posso esservi utile?", replico' il nuovo venuto.
"Mah, non lo sappiamo neppure noi. Vedi, stiamo cercando una medicina per il nostro re, e finora non l'abbiamo trovata. Ma tu che sei cosi' pieno di allegria, forse ci puoi consigliare su come fare a darla anche al nostro re".
"Che cos'e' che ti fa essere cosi' allegro?", chiese un terzo messo, che era diventato verde d'invidia, perche' lui, poveretto, era sempre depresso a ogni ora del giorno e della notte.
"Sono allegro, si'", rispose il ragazzotto. Perche' tale era, in effetti, chiaramente, pur con tutta la sua strampalata apparenza. "Altro che! Vedete, ho appena incontrato due signori. Molto distinti e per bene. Un po' scarrettati, a dire il vero. Voglio dire, hanno qualche problema fisico. Uno, poverino, e' cieco. E quell'altro cammina con una stampella. Pero', sono proprio dei signori. Per davvero. Signori.... in disagio.. Ecco. Ho un po' d'esperienza nel volontariato, sapete?".
I messi, a cui, in quel momento, interessava soltanto il loro, di disagio (che era veramente tanto), cominciarono a smaniare: "Si', va bene. E allora?".
"E allora, questi due signori... tanto sfortunati, ma con un cuore d'oro, grande cosi', mi hanno detto che in quel campo la'", e mentre diceva queste parole, additava un campo poco distante dietro a lui, dove sorgeva solitario un alberello un po' triste e assetato, "si', proprio laggiu', se la sera ci metti OTTO zecchini, la mattina dopo ne trovi MILLE!".
"Eureka!", grido' il messo piu' vecchio, tutto ringalluzzito, "Ho trovato!".
"Che cosa?", fece eco il depresso, speranzoso: "L'acqua della vita?".
"No, meglio. L'OTTO PER MILLE!".

E fu cosi' che i messi tornarono felici e contenti alla base, sicuri della bonta' del ritrovato. Che fu accolto con grande gaudio da parte della corte. I dottoroni approfondirono la conoscenza del rimedio, e trovarono che, per avere l'effetto desiderato, doveva essere somministrato una volta all'anno, al solstizio d'estate dalla principessa Res Publica in persona, la quale, forse per dimostrare che la pozione non contiene veleni, ne deve assumere anche lei una (seppur piccola) parte.

In effetti, il vecchio re, appena ebbe solo annusato l'odore del rimedio, balzo' su tutto pimpante e ringalluzzito. (Mentre, a dire il vero, la principessa, dopo l'assunzione della pozione, si trova ogni volta in uno stato piuttosto confusionale).
La vita nella reggia riprese il suo vecchio ritmo e il re, rigenerato, torno' a muoversi agile ed abile nel far credere a (quasi) tutti che lui e' assolutamente necessario. Necessarissimo, per tutto e per tutti. E per dimostrarlo, si da' un gran daffare e trova da dire e da ridire su ogni cosa, anche, naturalmente, secondo le sue migliori tradizioni, sugli affari che sarebbero questioni private della principessa Res Publica, la quale, a volte, non sa piu' cosa fare perche' anche i suoi ministri, molto spesso, subiscono il fascino indiscreto dell'(ex-vecchio) re.

Il quale si e' dimostrato pure democratico e generoso.
In primo luogo, ha consentito che, all'epoca dell'assunzione della pozione salutare, possano essere gli abitanti del regno -se vogliono- a, per cosi' dire, dedicargliela. E per far questo gli mandano un bigliettino con la loro firma. Ma, beninteso, che gliela dedichino esplicitamente o non gliela dedichino, quattro quinti del rimedio toccano a lui.
In secondo luogo, ha anche consentito che una piccola parte della pozione gli abitanti del regno possano dedicarla, invece, ad alcune principesse della prolifica famiglia Delle Intese. Per ora sono cinque, le fanciulle, che rispondono al nome di "Intesa Valdensis", "Intesa Judaica", "Dei Ecclesiarum Italicae Nationis Intesa", "Luteri Ecclesiae Intesa", "Adventus Intesa" (scusate se a volte il cognome precede il nome, ma, per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, "cosi' e' la vita").
E', come gia' notato, una famiglia prolifica quella dei "Delle Intese", e presto, sembra, altre due principesse verranno ad aggiungersi alle sorelle or ora elencate.
Ma il re, adesso che ha ritrovato l'energia giovanile e anche di piu', non se ne preoccupa molto, perche', per quanto numerose, i fidi o simpatizzanti delle "7sorelle" che dedicheranno una porzione dell'elisir a loro, restano un piccolo numero. Anzi, tutto sommato, anche questo e' un elemento che porta acqua al mulino e vigore alla salute del nostro re. Che dimostra cosi' di possedere una vera magnanimita'.

Una sola cosa, talvolta, lo turba. Qualche notte gli capita di sognare che, nella famiglia "Delle Intese", e' nata la principessa "Mohammedensis Intesa". E allora si sveglia di soprassalto tutto sudato. La profezia di una vecchia fata -e' risaputo- annuncia che questa principessa non si contenterebbe di restare tale, ma vorrebbe senza dubbio essere regina. E senza vecchi (o giovani) re fra i piedi.

Ecco la vera storia dell'otto per mille, narrata a grandi e piccini, che non puo' finire con la formula classica "e vissero felici e contenti", perche' il re si e' votato al celibato (e poi, diciamoci la verita', quale donna se lo vorrebbe mettere all'anima?), ma puo' concludersi per ora -questo si'- con l'altrettanto classica "Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia".

1 Marzo 2002
 

OTTO PER MILLE. PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE. COME FARE A DOCUMENTARSI?

 

 
Sono una comune cittadina che vuole esercitare razionalmente la scelta obbligata della destinazione della "sua" quota dell'otto per mille (OPM) dell'IRPEF, senza piu' l'idea pregiudiziale che ho avuto finora, che, cioe', attribuirla allo Stato fosse la cosa laicamente piu' valida.
L'art.47 della L.222/1985, che istituisce l'OPM e che e' frutto del Concordato fra la Repubblica italiana e la Santa Sede (Chiesa cattolica), non lascia, infatti, una vera e propria liberta' di scelta, ma crea, piuttosto, l'OBBLIGO della scelta fra un certo numero di destinatari. All'inizio erano due soli, lo Stato e la Chiesa cattolica; poi, per una intesa evidentemente tacita fra di loro, il beneficio e' stato esteso ad altre confessioni religiose.
Attualmente, quindi, i contribuenti possono/devono scegliere fra sette destinatari, che metto in ordine di apparizione sulla scena dell'OPM: Stato e Chiesa cattolica (1985), Avventisti e Assemblee di Dio in Italia -ADI- (1990), Chiesa valdese (1993), Chiesa evangelica luterana in Italia (1995) e Unione delle Comunita' ebraiche in Italia -UCEI- (1996).
Nel caso in cui i contribuenti non effettuino alcuna scelta -cosa che nella realta' avviene in una percentuale quasi sempre superiore al 50% - le quote corrispondenti vengono divise fra gli altri beneficiari in base alla percentuale delle quote espresse, con l'eccezione, per ora, di Valdesi e ADI, che riscuotono solo la quota espressamente loro assegnata e destinano allo Stato le quote non espresse che toccherebbero loro. Un esempio per tutti: nel 1999, si espresse solo il 45,49% dei contribuenti, e fra di loro il 14,43% scelse lo Stato. Ebbene, allo Stato fu attribuito anche il 14,43% delle quote non espresse. Ma se andiamo a guardare le cifre assolute (circa 30 milioni di contribuenti), ci accorgiamo che lo Stato ha incassato il 14,43% di tutto l'OPM, avendo ricevuto SOLO circa il 6% del favore popolare (che diventerebbe un 8% scarso considerando le quote non espresse passategli da Valdesi e ADI). Naturalmente, lo stesso discorso vale per gli altri concorrenti (salvo, appunto, per ora, Valdesi e ADI), fra i quali la Chiesa cattolica fa la parte del leone con l'82,56% dell'OPM a fronte di un 37,56% di scelte effettive sul totale dei contribuenti.

E dunque, finche' il meccanismo e' questo, i contribuenti che non scelgono, scelgono eccome!
Da questa constatazione, per chi non ha motivi di privilegiare, per credenza religiosa, ideali o ideologie, un beneficiario o l'altro, deriva la necessita' di una scelta oculata e razionale. La quale, ovviamente, e' possibile solo operando un confronto
1. fra gli scopi dichiarati nell'utilizzazione dell'OPM,
2. e su come realmente sono stati impiegati i fondi finora ricevuti.

Ma come fare questo confronto? Dove andare a cercare tutti i dati e le informazioni necessarie per effettuarlo?
Credo di non essere smentita, se affermo che per ora non esiste un luogo in cui sia possibile a un comune contribuente effettuare questa operazione con facilita' e senza troppo dispendio di tempo ed energie. Non su Internet, non, come si usa dire oggi, "su supporto cartaceo".
A me pare che sia una grave mancanza di rispetto verso i contribuenti il fatto che lo Stato non metta a disposizione, in un sito apposito ben pubblicizzato e di facile accesso, questo materiale, e cioe' TUTTA LA NORMATIVA, da cui scaturisce l'OPM (Concordato, Intese e altre leggi specifiche), TUTTI I DATI SULLE ASSEGNAZIONI (in numeri assoluti e percentuali) e TUTTI I RENDICONTI ANNUALI che ogni beneficiario e' tenuto a fare sulla utilizzazione delle somme ricevute.
Ma non solo manca un sito del genere, che sarebbe proprio il massimo del rispetto e della comodita'. La ricerca sistematica che ho effettuato mi dice che questi dati non e' facile raccoglierli neppure mettendosi in paziente navigazione. Molti di essi sono semplicemente ignorati e quindi negati.... o molto ben nascosti.
Di questa ricerca do' qui i risultati sia per condividerli con chi e' ugualmente interessato alla questione, sia per avere un riscontro sulle mie capacita' (se qualcuno ha scoperto cio' che a me non e' riuscito di trovare, saro' ben lieta di prenderne atto), sia, infine, per richiedere in modo pressante a chi e' competente in materia di assicurare una precisa informazione, di facile fruizione per i contribuenti, su tutto cio' che riguarda l'OPM, e in particolare sull'utilizzazione dei fondi. La richiesta si rivolge, ovviamente, ai singoli destinatari dell'OPM (Stato compreso), ma in particolare allo Stato, perche' la massima carenza di informazione sembra essere di sua diretta responsabilita'.

LEGISLAZIONE
La legislazione in materia si puo' raccogliere abbastanza facilmente, sia pure spigolando qua e la'.
Una discreta fonte di informazioni e documenti e' l'Osservatorio delle liberta' ed istituzioni religiose che si trova su < A href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.GIURISPRUDENZA.UNIMI.IT/%2522"> , in cui c'e' anche qualcosa che riguarda la gestione dell'OPM.

EROGAZIONE OPM E RENDICONTI
Trovare informazioni su questi dati, invece, e' molto piu' laborioso e talora impossibile.

Per quanto riguarda lo STATO, ho visitato i siti del Ministero dell'INTERNO, dell'ECONOMIA E DELLE FINANZE e della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.
I risultati sono questi:

1.
< A MINISTERO DELL'INTERNO href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.INTERNO.IT%2522"> : non si trova assolutamente niente, benche' sia il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni. A quanto ho potuto constatare, manca un motore di ricerca interno;

2.
< A MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.TESORO.IT%2522"> :
a) Non si trova niente nel settore "Il sito dall'A alla Z"; chiedendo alla "ricerca rapida" notizie sull'otto per mille, essa fornisce un paio di schermate di corposi documenti quali disciplinari di gare d'appalto o rapporti del dipartimento per le politiche di sviluppo, che non sembrano avere niente a che vedere con l'OPM;
a) entrando nel DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE FISCALI (ex ministero delle finanze), il motore di ricerca interno segnala una pioggia di modulistica per la denuncia dei redditi, con la spiegazione di come effettuare la scelta per la destinazione dell'OPM. Non c'e' verso, pero', di accedere alle informazioni sul numero dei contribuenti, sull'ammontare degli introiti relativi, sulle percentuali delle quote espresse, ecc...

3. PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
: e' l'organo a cui la L.76/1998 attribuisce il compito di effettuare la ripartizione dell'OPM a diretta gestione statale mediante un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che deve essere emanato entro il 30 novembre do ogni anno. Sulla homepage non esiste alcuna indicazione relativa all'OPM, ne' si trova traccia dei decreti secondo la L. 76/1998 (il primo risale al 1998) nell'archivio dei provvedimenti presente in essa.
Solo un colpo di fortuna mi ha portato a cliccare su "MAPPA DEL SITO" e da qui su "DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO AMMINISTRATIVO" in cui ho trovato un settore dedicato all'OPM, con la normativa che riguarda la gestione statale e un unico DPCM, quello relativo all'anno 2000. Niente archivio per consultare quelli del 1998 e 1999 ( per non parlare della gestione precedente).

Per quanto riguarda l'informazione da parte delle CONFESSIONI RELIGIOSE, comincio l'excursus dai

1. < A VALDESI href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.CHIESAVALDESE.ORG%2522"> , perche' l'informazione che danno mi e' sembrata la piu' immediatamente accessibile, precisa e aggiornata.
Sulla homepage e' ben segnalato il settore "8 per mille informa", in cui si accede al rendiconto dell'assegnazione dei fondi di tutti gli anni (nella fattispecie dal 1997 al 2000). Tutto il materiale e' scaricabile con facilita'. Da notare che il rendiconto del 2001, per quanto non ancora immesso su Internet, e' stato pubblicato come inserto al settimanale "Riforma" del 30 novembre 2001.

2. La CHIESA AVVENTISTA DEL 7° GIORNO presenta una maggiore difficolta' di accesso. All'indirizzo www.avventisti.org
non si trova niente. Chissa' perche' bisogna andare all'indirizzo http://ottopermille.avventisti.org/ per accedere ai rendiconti dal 1998 al 2000, che sono precisi. Tuttavia, per leggere i bilanci del 1999 e del 2000 c'e' bisogno di "Acrobat Reader".

3. Sul sito della CHIESA CATTOLICA , attraverso il settore "Dona la tua offerta", si accede al "rendiconto 2001", che riporta le cifre riscosse e impiegate nei vari settori fin dal 1990. Specialmente per quanto riguarda le "opere di carita'" (circa il 20% dell'introito OPM, il che significa, per il 2000, 288 miliardi su 1244 ricevuti), le indicazioni sono generiche, perche' si forniscono gli stanziamenti globali e si citano solo alcuni esempi dei numerosi progetti sostenuti, senza pero' dire, ad esempio, quali associazioni hanno portato avanti i vari progetti. E' pero' vero che si parla di "migliaia di opere realizzate con l'OPM" (4775 i programmi finanziati nel Terzo Mondo). E' ipotizzabile che, invece, nel rendiconto fatto al Ministero dell'Interno vengano meglio specificati tutti gli interventi.

4. Le < A ASSEMBLEE DI DIO IN ITALIA (ADI) href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.ADI-IT.ORG%2522"> danno notizie molto generiche e senza alcuna cifra solo per l'anno 2000. Bisogna cliccare su "SEAS" (Servizi evangelici assistenza sociale).

5. Della Chiesa evangelica luterana in Italia non ho trovato alcun sito.

6. Sul sito dell' UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE
si trova il testo dell'Intesa con lo Stato, ma nessun resoconto sull'OPM.

A conclusione di questo viaggio nell'OPM, rinnovo a chi legge la richiesta di integrare, se puo', le informazioni fornite e di sollecitare soprattutto lo Stato perche' dia un'informazione sull'argomento a tutto campo e immediatamente accessibile. (1. Segue)

 

PRECISAZIONI
(inserite in data 4 marzo 2002)

Il pastore Alberto Saggese del Decanato CELI (Chiesa evangelica luterana in Italia) mi segnala che il sito di questa chiesa è
< A www.elki-celi.or g href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.ELKI-CELI.ORG%2522"> , e che la documentazione sull'OPM non è ancora disponibile on line.
Il direttore di 'Riforma', Eugenio Bernardini, da parte sua, colma una lacuna della mia informazione. L'estensione dell'OPM alle altre confessioni religiose dipese da un emendamento estensivo dell'allora Partito radicale che il governo e Parlamento accolsero in sede di approvazione della L.222/1985.
Mi ricorda inoltre che è improprio parlare di 'Chiesa valdese', ma che la dizione esatta è 'Unione delle chiese valdesi e metodiste'.
Molto volentieri passo a chi legge queste informazioni e precisazioni.

 

2 Marzo 2002

TASSA DELL'OTTO PER MILLE


COME E DOVE DOCUMENTARSI PER BEN RISPETTARE LA LEGGE? IMPOSSIBILE!
L'ADUC CHIEDE AL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DEGLI INTERNI DI CREARE UN SITO INTERNET AD HOC E DI INVIARE A TUTTI I CONTRIBUENTI UNA INFORMATIVA DOCUMENTATA, IN MODO CHE OGNUNO POSSA SCEGLIERE MEGLIO COME FARE IL SUO DOVERE DI CONTRIBUENTE

 
Firenze, 2 marzo 2002. Fra qualche mese dovremo versare, con la denuncia dei redditi, il contributo obbligatorio per le confessioni religiose, con la sola alternativa, per chi non voglia farlo verso una religione, di ridarlo allo Stato, per specifiche e presunte iniziative di utilita' sociale.
La cosa migliore sarebbe l'abolizione di questa gabella -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- e per questo siamo impegnati da diverso tempo, ma nel frattempo auspichiamo che il Governo dia ad ognuno un supporto informativo necessario per scegliere meglio, soprattutto rispetto a come e dove questi contributi vengono utilizzati.
Sul portale dell'associazione, proprio nell'edizione uscita il 1 Marzo della rubrica "La Pulce nell'orecchio" , Annapaola Laldi, che la cura e la aggiorna ogni quindici giorni, ha fatto una lunga disamina su questo argomento, pubblicandone la prima puntata. La giornalista collaboratrice dell'Aduc si e' posta la domanda "Otto per mille. Per una scelta consapevole. Come fare a documentarsi?", ed e' temporaneamente arrivata alla conclusione che farlo non solo non e' semplice, ma e', allo stato, impossibile, con le eccezioni della Chiesa Valdese e degli Avventisti del Settimo Giorno. La Chiesa Cattolica Romana assorbe da sola l'82,56% (dati 1999) del gettito totale degli storni di entrata (nonostante sia stata scelta solo dal 37,56% dei contribuenti, ma il meccanismo "diabolico" della legge e' tale che, grazie a coloro che non esprimono alcuna preferenza, arriva a queste percentuali), ma si limita a informazioni generiche e non dettagliate. Eppure si tratta di soldi pubblici che saranno sicuramente rendicontati, da chi li riceve (le confessioni religiose) e da chi li eroga (lo Stato).
Rimandando coloro che vogliono meglio informarsi allo specifico articolo ci domandiamo se sia lecito continuare con questa donazione obbligatoria senza il conforto dell'informazione. E rivolgiamo la domanda al ministero dell'Economia e Finanze, nonche' a quello degli Interni, che e' il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni. Chiediamo che sia fatto un sito web con tutte le informazioni del caso, con rendiconti dettagliati. Non solo, ma visto che la "internettizzazione" degli italiani non e' al 100% della popolazione, chiediamo che, cosi' come arrivano a casa delle famiglie gli euroconvertitori Lira/euro e le richieste minacciose di pagare il canone/tassa Rai per il presunto possesso di un televisore grazie al fatto stesso di esistere, si faccia arrivare a casa di ognuno un rendiconto di come sono stati erogati questi soldi da parte dello Stato e, soprattutto, i rendiconti che le specifiche confessioni religiose hanno rimandato allo Stato per giustificare la buona e onesta gestione degli stessi.
Nel frattempo noi continueremo a cercare di informare gli italiani con i nostri limitatissimi mezzi, praticamente sostituendoci allo Stato, felici di smettere il piu' presto possibile.
L'otto per mille (OPM) è il frutto del nuovo Concordato (1984) fra la Repubblica italiana e la Santa Sede, e fu ideato dalla Commissione paritetica chiamata a stilare la bozza della legge che doveva regolamentare le questioni economiche e finanziarie fra i due Stati. L'unico scopo dell'OPM è quello di garantire il finanziamento statale alla Chiesa cattolica come tale. A tanto non si era spinto il Concordato del 1929 che, pur riconoscendo a questa numerosissimi privilegi - che, peraltro, non sembrano venuti meno - non la finanziava direttamente, ma si limitava a pagare lo stipendio (congrua) ai preti titolari di una parrocchia.

Questa realtà va tenuta ben presente, perché solo così possiamo capire il movente di quell'assurdità per cui lo Stato trasforma se stesso in elemosiniere e assegna a se stesso una parte delle tasse, che ha riscosso dai suoi contribuenti, per destinarla a «scopi d'interesse sociale o di carattere umanitario» come si legge all'art.47 (comma 2) della L. 225/1985.

È per assegnare alla Chiesa cattolica una sovvenzione sicura, mascherata da libera scelta dei contribuenti, che lo Stato ha dovuto assumere la parte di pseudoconcorrente della Chiesa. Il fatto che, in seguito, siano state ammesse a beneficiare dell'OPM anche altre Confessioni religiose si deve, come mi fa notare il direttore di “Riforma”, il settimanale delle Chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi, a un emendamento proposto dai Radicali - e accolto dalle Camere - in sede di discussione della L. 222/1985.

Parlavo di assurdità di uno Stato che si trasforma in elemosiniere. Infatti, che cosa ci starebbe a fare lo Stato se non proprio per affrontare tutti i problemi che sorgono quotidianamente a livello nazionale e internazionale, e fra i quali, certo, si annoverano a buon diritto, la fame nel mondo, le calamità naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali - i quattro settori, cioè, in cui è utilizzabile l'OPM che lo Stato assegna a se stesso?

Questo dubbio deve forse avere sfiorato anche le menti di chi preparò la bozza della legge, se con l'art. 48 si circoscrisse l'utilizzazione dell'OPM statale a «interventi straordinari», concetto ribadito nel DPR 76/98, all'art.2 (c.6), dove si precisa che questi interventi «sono considerati straordinari (...) quando esulano effettivamente dall'attività di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse finanziarie». Ma viene subito da notare che, così facendo, si è caduti in un'altra assurdità. Infatti, che cosa può mai esserci di straordinario in quei quattro settori, quando la fame nel mondo è endemica, le calamità naturali all'ordine del giorno, l'assistenza ai rifugiati un'urgenza quotidiana, la conservazione dei beni culturali un'ordinaria necessità?

Credo che, se ci si volesse attenere rigorosamente a queste indicazioni, paradossalmente, non si dovrebbe mai assegnare niente a nessuno, tanta è l'ordinarietà di tutti questi problemi.

DAL DPR 76/98 IN POI

Nell'utilizzazione dell'OPM statale vi è uno spartiacque rappresentato dal DPR 10/3/1998, n.76che detta regole e fissa scadenze per la ripartizione. Questo decreto stabilisce anche i requisiti che devono avere i soggetti che desiderano accedere alla ripartizione (è sempre escluso il fine di lucro), e, in attuazione di tutto ciò è stata emanata dalla Presidenza del Consiglio la circolare 14/2/2001, n.1619.

Le informazioni essenziali sul periodo 1991-1997 sono inserite in un puntuale articolo apparso su "Riforma" del 23/3/2001.

Qui preferisco soffermarmi sul periodo dal 1998 in poi, le cui fonti sono le seguenti:

  1. la documentazione gentilmente messami a disposizione dalla redazione dello stesso settimanale per l’anno 1998 e riferimenti agli anni precedenti,
  2. il sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i Decreti 1999, 2000, 2001, sul quale si può “pescare” il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) dell’ultimo anno (non ho trovato su questo sito un archivio che contenga i decreti degli anni precedenti).

COME SI FORMA L'OPM DELLO STATO...

  1. L'art.47, comma 3 della L.222/85 precisa che le destinazioni OPM «....vengono stabilite... sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi. IN CASO DI SCELTA NON ESPRESSA da parte dei contribuenti, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE...».
    È questo il meccanismo in base al quale CHI NON SCEGLIE, in realtà SCEGLIE TUTTI (salvo, per ora Valdesi e ADI, che hanno rinunciato, a favore dello Stato, alla quota non espressa che spetterebbe loro).

    Un esempio: nel 1998, i contribuenti sono stati circa 25 milioni e mezzo; hanno espresso la destinazione OPM poco meno di 10 milioni, cioè il 38,93%. La preferenza allo Stato l'ha data il 13,36 di questi 10 milioni, che, però, rispetto al totale, rappresentano solo il 5,03%. Per il meccanismo vigente, allo Stato è andato il 13,36% di tutto l'OPM, e inoltre dovrebbe essersi assegnato anche la percentuale delle quote non espresse lasciatagli da Valdesi e ADI (per il 1998 un +1,83%).

    Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex Tesoro) stanzia quindi un importo iniziale su un capitolo di spesa dello stato di previsione.

     

  2. La disponibilità del punto precedente viene successivamente rideterminata in sede di assestamento del bilancio dello Stato.

...E COME VIENE SPESO

  1. LA FALCIDIE DEI DECRETI-LEGGE (DD.LL.)

    Per lo meno dal 1993 è invalso l'uso di destinare una parte cospicua dell'OPM con DD.LL. Questa prassi continua anche adesso che è in vigore il DPR 76/98, che stabilisce un preciso iter per la ripartizione OPM, in cui non si fa menzione della possibilità di usare i decreti-legge. Anzi. Sulle singole iniziative sono richieste preventive valutazioni da parte delle amministrazioni competenti e del Ministero dell'Economia e Finanze, e sullo schema del DPCM sono richiesti i pareri delle Commissioni parlamentari, anche se non in forma vincolante.

    Nella TABELLA A si vede la formazione della quota OPM, la destinazione con DD.LL e la somma che resta per la ripartizione effettuata con DPCM, ai sensi dell'art.5 del DPR 76/98. Va tenuto presente che, nella cronologia dei passaggi, la spesa per DD.LL. avviene sulla cifra del bilancio preventivo, prima, quindi, dell’assestamento definitivo, cosa che nella tabella non emerge, allo scopo di facilitare il confronto diretto fra le percentuali delle spese fatte coi DD.LL. e quella della cifra finale a disposizione del DPCM.

    Si nota che le spese fatte con DD.LL. assorbono sempre un’altissima percentuale del gettito OPM, e inoltre vanno in gran parte a finanziare la partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace, destinazione molto dubbia quanto a legittimità rispetto al DPR 76/98. Proprio a questo proposito, il sen. Alberto Monticone, nella seduta della Commissione Pubblica Istruzione del 12/10/2000 faceva presente, peraltro invano, che «..la partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace, benché faccia senz’altro onore al nostro paese, potrebbe essere più opportunamente finanziata a carico di altri capitoli del bilancio».

    Nella TABELLA B sono riportati gli estremi dei DD.LL. e delle leggi di conversione con le cifre stanziate e le destinazioni di ciascun intervento.

     

    TABELLA A (in milioni di lire)

     

    ANNO 1° STANZIAMENTO MINISTERIALE ASSESTAMENTO DEL BILANCIO OPM REALE SPESE CON DD.LL. RIMANENZA PER DPCM
    1998 161.500 (cap. 6878) + 13.700 175.200 140.000
    80%
    32.500
    20%
    1999 198.000 (cap. 6878) + 3.240 201.240 166.500
    82,75%
    34.700
    17,25%
    2000 200.000 (cap.3870) - 7.254,284 192.745,716 110.000
    57,1%
    82.745,716
    42,9%
    2001 220.500 (cap. 3870) - 4.021,292 216.478,708 150.250
    69,46%
    66.228,708
    30,54%

    TABELLA B (in milioni di lire)

     

    ANNO DECRETI-LEGGE E LEGGI INTERVENTO SPESA TOTALE ANNO
    1998 D.L.30/98, n.6 L.30/3/98, n.61]

    D.L.17/2/98, n.23 [L.8/4/98, n.94]

    D.L.11/6/98 n.180 [L.3/8/98, n.267]

    Terremoto Umbria e Marche

    Spese sanitarie indigenti

    Rischi idrogeologici

    35.000

    5.000

    100.000

    140.000
    1999 D.L.28/1/ n.12 [L.29/3/99, n.77]

    D.L.21/4/99 n.110 [L.18/6/99, n.186]

    D.L.13/5/99 n.132 [L.13/7/99, n.226]

    Invio 150 osservatori OCSE in Kosovo e 250 militari in Macedonia

    Assistenza ai rifugiati del Kosovo in Albania

    Protezione civile

    40.000

    100.000

    26.500

    166.500
    2000 D.L.7/1/00, n.1 [L.7/3/00, n.44] Partecipazione militare a missioni internazionali di pace 110.000 110.000
    2001 D.L.29/12/00, n.393 [L.28/2/02, n.27] Partec. Militare missioni intern. di pace e Forze di polizia ital, in Albania 150.250 150.250

     

  2. ...CON QUEL CHE RESTA

     

    Ciò che rimane dopo la sforbiciata dei DD.LL., viene ripartito con il DPCM fra i progetti accolti dopo il vaglio dei ministeri competenti, come mostrano le TABELLE C.

    A questo proposito è giocoforza sottolineare che l'impossibilità dichiarata dal Ministero Affari Esteri di valutare la validità degli 11 progetti relativi alla fame nel mondo presentati nel 2000 ha fatto sì che quell'anno lo stanziamento per questa voce sia stato pari a ZERO (la motivazione è riportata nella nota 1 della TABELLA C/2000).

    Per restare a questa voce, va detto che essa non ha mai rappresentato una spesa significativa rispetto alla somma ripartita col DPCM, che è già, come si è visto, esigua rispetto al totale OPM. Si va, infatti, dallo 0,44 del 1999 al'1,51 del 2001, e solo nel 1998 si arriva a un 11,69%.

    Neppure l'assistenza ai rifugiati ha brillato granché, almeno fino al momento in cui non è sceso in campo il Ministero dell'Interno con un suo progetto-pilota che ha assorbito 26 miliardi fra il 2000 e il 2001 (24,17% nel 2000 e 9,08% nel 2001). La legittimità dello stanziamento di 100 miliardi effettuato con il D.L. 110/99 a favore dei rifugiati del Kosovo in Albania resta dubbia, perché il DPR 76/98 parla di rifugiati che siano nel nostro paese e non altrove.

    La voce «conservazione dei beni culturali» (in cui rientrano tanto i restauri di edifici, di opere d'arte o di documenti, quanto la sistemazione di archivi e biblioteche) riporta in primo piano la Chiesa cattolica, destinataria di interventi il cui costo, in percentuale, arriva fino al 48,34% del 1998.

    Una timida novità nel 2000: accanto alla Chiesa cattolica ha fatto la sua comparsa l'assegnazione di uno smilzo 0,11% a favore della Comunità ebraica, e, nel 2001 è stato devoluto un 1,20% anche ai Valdesi, e un ulteriore 0,60% agli Ebrei.

    Ciò non toglie, tuttavia, che l’uso dell’OPM dello Stato a favore delle Confessioni religiose, che già usufruiscono di un loro OPM, risulti quanto meno singolare, se non proprio irrispettoso, nei confronti dei contribuenti che hanno scelto esplicitamente lo Stato al posto, appunto, delle Confessioni religiose.

    È vero che un altissimo numero di beni culturali in Italia è legato alle Confessioni religiose, in particolare alla Chiesa di Roma, ed è anche giusto che, in quanto testimonianza della nostra storia e cultura, tutto ciò sia tutelato e conservato al meglio, ma a questo proposito, mi sembra legittimo parafrasare l'osservazione del sen. Monticone riportata poco fa: la conservazione di opere di matrice religiosa, benché faccia certo onore al nostro paese, potrebbe essere opportunamente finanziata a carico di altri capitoli di bilancio.

     

    TABELLE C

    RIPARTIZIONE EFFETTUATA CON DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
     

    ANNO 1998 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo Calamità naturali Assistenza rifugiati Conservazione beni culturali Totali
      Interventi per Chiesa cattolica Interventi per opere civili  
    4.113 4.885 650 8.224 17.328 35.200
    11.69% 13,85% 1,86% 23,27% 49,23% 100%

    ANNO 1999 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo Calamità naturali Assistenza rifugiati Conservazione beni culturali Totali
      Interventi per Chiesa cattolica Interventi per opere civili  
    154,446 2.798 828,714 16.794,148 14.164,692 34.740
    0,44% 8,1% 2,4% 48,34% 40,72% 100%

    ANNO 2000 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo1 Calamità naturali Assistenza rifugiati2 Conservazione beni culturali Totali
      Confessioni religiose Opere civili  
    Cattolica3 Ebraica  
    00000 11.160 20.000 25.322 89 26.174,716 82.745,716
    0% 13,49% 24,17% 30,63% 0,11% 31,6% 100%
    NOTE:
    1. Il DPCM 20/11/2000 giustifica il mancato stanziamento di fondi dicendo che «...per le 11 domande relative alla fame nel mondo - totale richiesto lire 3.633 milioni - sono emerse gravi ed oggettive difficoltà per il Ministero degli affari esteri... Nel procedere - sulla base del regolamento vigente - alla valutazione dei progetti e verifica della effettiva realizzazione degli interventi, e... In assenza di tali garanzie è preferibile non dar corso per quest'anno al finanziamento delle predette».

       

    2. L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno per un «Progetto pilota per la costituzione e la gestione di un sistema nazionale di accoglienza e di assistenza e protezione integrato e in rete, in favore dei profughi stranieri, dei richiedenti asilo e dei rifugiati riconosciuti ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951».

       

    3. È compresa in questa voce la cifra di 1.000 milioni a favore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna.

     

    ANNO 2001 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo Calamità naturali Assistenza rifugiati1 Conservazione beni culturali Totali
      Confessioni religiose Opere civili  
    Cattolica Ebraica Valdese  
    1.000 7.451 6.000 21.481,708 400 800 29.096 66.228,708
    1,51% 11,26% 9,08% 32,43% 0,60% 1,20% 43,92% 100%
    NOTE:
    1. L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno per la seconda fase dell'attuazione del progetto pilota di cui alla nota 2 della tabella C/2000.
     

APPENDICE

L’art.4, comma 2, del DPR 76/98 prevede che sia possibile finanziare per un nuovo progetto i soggetti che hanno già usufruito di un finanziamento, a patto che presentino una nuova, documentata istanza.

A partire dal DPCM 26/11/1999 viene dato conto di questa realtà, rispecchiata nella TABELLA D con alcune avvertenze.

 

TABELLA D (in milioni di lire)

 

Beneficiario 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 Totale
  1. Acc. studi italo-tedeschi BZ
    200   410   140 750
  1. ACCRI (As. coop. crist. intern) - Roma
      23 82,046     105,046
  1. Arc. Aud. Mov. Oper. - Roma
        450 200   600
  1. Centro Pio Rajna - Roma
    250     420   670
  1. Chiesa San Sabino - Bari
        1.200 750   1.950
  1. Comune Campoformido (UD)
        400 550   950
  1. Comune Castiglion Fiorentino (AR)
          900 400 1.300
  1. Comune Felonica (MN)
        200   200 400
  1. Comune Giffoni Valle Piana (SA)
      1.000 800 1.223   3.023
  1. Comune Magiliano (GR)
        900,603   700 1.600,603
  1. Comune di Nulvi (SS)
        320 830   1.150
  1. Comune di Sedini (SS)
          329 300 629
  1. Comune di Sondrio
        100 524   624
  1. Comune Tavernola Berg. (BG)
        540   560 1.100
  1. Comunità S. Egidio - Roma
        828,714 800 700 2.328,714
  1. Fond. E.Franceschini - FI
500 100 300       450 1.350
  1. Fond. Ist. Gramsci - Roma
    200   300 400   900
  1. Fond. Museo «Gortani» - UD
          200 190 390
  1. Fond. Scienze Religiose Giovanni XXIII - BO
300 300       1.300   1.900
  1. Ist. Ital. Studi Filos. - NA
2.000 1.000 900   1.000     4.900
  1. Ist. studi legislativi - Roma
        228 115   343
  1. Ist. Ital. Studi Storici - NA
  500         900 1.400
  1. Ist. Stor. Ital. Medio Evo - Roma
300 100         600 1.000
  1. Italia Nostra - Roma
        800 160   960
  1. Min. Interno - Roma
          20.000 6.000 26.000
  1. Parr. Maria SS. Annunziata - Castrano (LE)
        1.200 1.080   3.080
NOTA BENE:
  1. Tutti gli interventi di questa tabella rientrano nella categoria «conservazione beni culturali» con l’eccezione del n° 2 (fame nel mondo), del n° 14 (protezione civile) e del n° 25 (assistenza rifugiati). Un discorso a parte merita la Comunità di S.Egidio (n° 15): il finanziamento del 1999 riguarda l’assistenza ai rifugiati, mentre i contributi del 2000 e 2001 rientrano nella voce «beni culturali», in quanto destinati al restauro di Palazzo Leopardi.

     

  2. La Parrocchia al n° 26 è citata nel DPCM del 2000 come destinataria di uno stanziamento precedente. Poiché non è rintracciabile la stessa denominazione, l’ho identificata con la "Parrocchia Annunciazione di Maria Vergine - Castrignano del Capo (LE) citata nel decreto del 1999.

     

  3. L’Accademia nazionale dei Lincei e l’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro, citati nel DPCM 20/11/2000 come beneficiari di precedenti finanziamenti, non sono rinvenibili nella documentazione da me consultata, che riporta i finanziamenti analitici dal 1995 in poi.

     

  4. Vi sono almeno altri due soggetti beneficiari di più di un finanziamento dal 1995 al 1998, e precisamente:
    • Fondazione Giovanni Spadolini di Firenze con 700 milioni fra il 1995 e il 1997
    • FAI (Fondo per l’ambiente italiano) con 2.450 milioni fra il 1997 e il 1998

 

Allegati
   

 
 

 

15 Aprile 2002
 

OTTO PER MILLE (3): LE CONFESSIONI RELIGIOSE

 
Eccoci dunque alla terza puntata di questa panoramica sull'Otto per mille (OPM). Il 1° marzo si e' constatato che NON ESISTE alcun luogo dove il contribuente possa trovare un'informazione completa, con i dati assoluti e percentuali sulle scelte e, naturalmente, sull'impiego dei fondi da parte di ciascun beneficiario, mentre il 1° aprile si e' vista la GESTIONE STATALE dell'OPM con tutte le sue contraddizioni e assurdita'.
Adesso portiamo l'attenzione sulle CONFESSIONI RELIGIOSE (da qui in avanti: Confessioni).

In origine, come e' gia' stato detto, doveva essere una sola, cioe' la Chiesa cattolica. Infatti l'OPM e' frutto della revisione del Concordato (1984) e viene in essere con l'art.47 della L.222/1985, in cui sono nominati, come fruitori di questa invenzione, la Chiesa cattolica e lo Stato.
Successivamente, per un emendamento accolto in sede di discussione parlamentare, il beneficio dell'OPM fu esteso anche a tutte le Confessioni che avessero stipulato con lo Stato le Intese previste dall'art.8 della Costituzione (sull'argomento "Intesa" ha scritto con chiarezza GIANNI LONG)

QUALCHE PRECISAZIONE SULLE INTESE

Al momento attuale, le Confessioni che hanno firmato l'Intesa con lo Stato sono otto, e precisamente: Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio in Italia (ADI), Ebrei, Battisti, Luterani, Buddhisti e Testimoni di Geova (chiedo scusa per la semplificazione delle denominazioni).
Solo le prime sei Intese, tuttavia, sono operative, dato che sono state approvate con legge dello Stato. Le ultime due, con i Buddhisti e con i Testimoni di Geova, pur stipulate il 20 marzo 2000, sono ancora in attesa dell'approvazione del Parlamento.
Gli unici che NON si sono mai avvalsi dell'OPM sono i BATTISTI.
VALDESI, AVVENTISTI ed EBREI, dopo una prima Intesa, nella quale non era previsto l'OPM, ne hanno stipulata una successiva per avvalersi di questa possibilita' ( vedi TABELLA 1 ). Inoltre, VALDESI E ADI NON partecipano alla redistribuzione delle quote non espresse, devolvendo allo Stato quelle di loro spettanza.

IL MECCANISMO DELL'OPM. OVVERO: CHI NON SCEGLIE, COSA SCEGLIE?
Anche per questo argomento, bisogna fare alcune precisazioni. E del resto non e' male ripetere alcune cose gia' dette nelle puntate precedenti, anche perche' fornisco dei dati nuovi.

A. "Le destinazioni (dell'OPM) ....... vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse ......, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse", cosi' recita il comma 3 dell'art.47 della L.222/1985, avendo in mente, quali percettori dell'OPM, la Chiesa cattolica e lo Stato. L'estensione del beneficio ad altre Confessioni non ha modificato niente. Lo Stato devolve in blocco l'otto per mille dell'IRPEF annuale, che viene ripartito secondo la percentuale delle scelte espresse, senza tener conto se ad esprimere la scelta sia stata la maggioranza o la minoranza dei contribuenti. In realta', a quanto ci e' possibile constatare per le denunce dei redditi degli anni 1996, 1997 e 1998, a esprimere la scelta e' sempre stata la minoranza dei contribuenti.
Come si puo' vedere con maggiore precisione nella TABELLA 2 , la situazione e' stata questa:
denuncia del 1996 (redditi del 1995): su un totale di 32.018.203 contribuenti, hanno espresso una scelta solo in 14.565.516, il che significa il 45,49%;
nel 1997 (redditi del 1996), i contribuenti sono stati 31.391.927, ma hanno espresso la scelta OPM solo in 12.307.451, cioe' il 39,21%;
nel 1998 (redditi del 1997) le cose sono andate ancora peggio. Su 25.647.206 contribuenti, ha scelto la destinazione OPM solo il 38,93% (9.984.271).
Se si osserva, inoltre, che non tutte le scelte espresse sono state considerate valide, il numero delle scelte regolari si abbassa ancora di circa l'1%.

Prendo, come esempio, l'anno 1998, in cui solo il 38,93% dei contribuenti ha espresso la scelta OPM. Ma, togliendo le scelte anomale, si arriva alla cifra di 9.645.631 di scelte valide, che rappresentano il 37,65% del totale dei contribuenti. Questa netta minoranza di contribuenti si e' espressa cosi':
per lo Stato, il 13,36% (1.288.660),
per la Chiesa cattolica, l'83,36% (8.040.707),
per gli Avventisti, lo 0,44% (42.011),
per l'ADI, lo 0,50% (48.371),
per le Chiese valdesi, l'1,33% (127.776),
per i Luterani, lo 0,38% (36.960),
per gli Ebrei, lo 0,63% (61.146).

In base al meccanismo summenzionato, l'intero OPM e' stato ripartito fra i vari beneficiari in proporzione delle percentuali sopra riportate, a parte i VALDESI e l'ADI, che riscuotono, come gia' detto, solo la quota espressa.
A questo proposito mi sembra utile riproporre l'osservazione seguente, che limito allo Stato e alla Chiesa cattolica, perche' sono i percettori piu' importanti dell'OPM.
Lo Stato si e' pagato il 13,36% dell'OPM anche se 1.288.660 di contribuenti che lo hanno scelto rappresentano solo poco piu' del 5% del totale, e la Chiesa cattolica ha goduto dell'83,36%, anche se quegli 8.040.707 rappresentano meno del 32% del totale dei contribuenti.
Cosi' vanno le cose. DI CONSEGUENZA, CHI NON HA SCELTO, AD ESEMPIO, NEL 1998, HA FATTO SI' CHE LA "SUA" QUOTA SIA ANDATA, PER L'83,36% ALLA CHIESA CATTOLICA, PER IL 13,36% ALLO STATO, E VIA DICENDO.

B. Inserisco qui un'altra osservazione che non e' di immediata percezione. Si tratta dei tempi di fruizione della quota OPM. Non sono gli stessi per tutti. Per la Chiesa cattolica sono previsti due tempi (art.47, comma 5 L.222/1985): un anticipo nell'anno in corso e un successivo conguaglio "entro il mese di gennaio del terzo periodo d'imposta successivo", cioe' entro il terzo anno. Il che significa, ad esempio, che nel 1996 essa ha riscosso un acconto (951 miliardi) a cui si deve aggiungere almeno uno dei conguagli registrati nel riepilogo relativo al 1999 (93 miliardi).
Le altre Confessioni, invece, per incassare le somme a loro dovute, devono aspettare "il terzo periodo d'imposta successivo". Ragion per cui, per esse l'OPM del 1996 e' stato riscosso nel 1999, e cosi' via.
Per lo Stato non e' chiaro a quale periodo di imposta si riferiscano gli stanziamenti annuali. In altri termini, la quota OPM che lo Stato si e' attribuito nel 2001, si riferisce davvero alla denuncia dei redditi del 2001? Sembra altamente improbabile per numerosi motivi, uno dei quali e' che i dati definitivi sulle scelte dei contribuenti vengono resi noti a tre anni di distanza dalla denuncia relativa; tuttavia, pur cercando, non ho trovato risposte a questa domanda.

QUANTO ...........

Le informazioni che seguono sono tratte dai rendiconti disponibili in rete della < A Chiesa cattolica href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW2.GLAUCO.IT/SOVVENIRE/PARTE.HTML%2522"> , del settore < A "8 per mille Informa" della Tavola Valdese href="http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/%22HTTP://WWW.CHIESAVALDESE.ORG/%2522"> , e della Chiesa Avventista .
I Luterani , che non hanno ancora messo sul loro sito queste informazioni, mi hanno fatto pervenire il materiale necessario. Da ADI ed Ebrei , a cui ho pur richiesto informazioni, fino a oggi (12 aprile) non ho avuto risposta.

Per operare un minimo di confronto, sia pure con le ovvie riserve del caso, prendo in esame gli anni relativi alle denunce dei redditi dal 1994 al 1998, dato che nel 1994 entrano in gioco anche i Valdesi e che le quote del 1998 sono state assegnate alle Confessioni delle Intese nel 2001 ( vedi TABELLA 3 ).
La superiorita' della Chiesa cattolica e' schiacciante; nel 1996, ad esempio, gestisce 1.455 miliardi, contro i 150 dello Stato, gli 8 miliardi e 300 milioni dei Valdesi, e i poco piu' di 4 miliardi ciascuno degli Avventisti e dei Luterani. E' vero che proprio dal 1996 la Chiesa cattolica comincia a riscuotere anche i diversi conguagli previsti dalla legge; il suo introito annuale, comunque, per quanto si puo' capire, dal 1993 non e' mai stato inferiore ai 900 miliardi annui, per superare i 1.000 miliardi dal 1996 in poi.
I Valdesi, dopo un esordio con poco piu' di 5 miliardi (1994 e 1995), hanno superato di poco i 9 miliardi con la denuncia del 1997, per regredire a 7 miliardi e mezzo con la denuncia del 1998, riscossi, come gia' ricordato nel 2001.
Il 1997 e' stato una buona annata anche per gli Avventisti e i Luterani, che hanno riscosso, rispettivamente, quasi 8 miliardi e mezzo e poco meno di 8 miliardi (ricevuti nel 2000).

............E PER QUALI SCOPI?

Gli scopi per i quali puo' essere speso l'OPM sono indicati nella L.222/1985 e nelle Intese.

A devolvere gli introiti ANCHE per il sostentamento dei ministri di culto e per le esigenze del culto sono la CHIESA CATTOLICA e i LUTERANI.

I VALDESI specificano che "l'OPM NON PUO' essere utilizzato per finanziare le attivita' della Chiesa, pagare il compenso ai pastori e ai diaconi, costruire o mantenere locali di culto, finanziare attivita' di evangelizzazione" e destinano l'intero gettito OPM a interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, aggiungendo che il 30% dell'OPM "deve essere assegnato ai progetti per combattere la fame nel mondo".
Anche AVVENTISTI e ADI utilizzano tutti i fondi OPM a interventi socio-umanitari.
Per quanto riguarda gli Ebrei non sono sicura se escludano o meno cio' che e' legato al culto, in quanto la dizione che trovo (L'Unione cura e tutela gli interessi religiosi degli Ebrei in Italia....") non afferma ne' nega esplicitamente la cosa ( vedi TABELLA 4 ).

A) CULTO E MINISTRI DI CULTO

1. La voce "SOSTENTAMENTO DEL CLERO" della CHIESA CATTOLICA e' passata dai 280
miliardi del 1990 (su 406 miliardi ricevuti come acconto) ai 565 del 1996 (su 1454 miliardi ricevuti, che comprendono anche diversi conguagli degli anni precedenti). Nel 1997 si e' tornati a 476 miliardi (su 1383) per poi risalire fino ai 562 del 2001 (su 1476). Le percentuali, quindi, vanno dal 70% del 1990 al 39% del 1996 al 38% del 2001.
I LUTERANI hanno speso per i loro pastori il 32% dell'assegnazione relativa alla denuncia dei redditi del 1996 (riscossa nel 1999), pari a 1 miliardo e 300 milioni su poco piu' di 4 miliardi ricevuti. Quasi la stessa cifra e' stata spesa l'anno successivo (quota della dichiarazione del 1997, riscossa nel 2000) che, pero', rappresenta il 15% del totale, che ha raggiunto quasi gli 8 miliardi.

2. La voce "ESIGENZE DI CULTO" della Chiesa cattolica abbraccia un numero enorme di ambiti molto eterogenei ed enumerati solo a titolo di esempio, senza la possibilita' di verificare, poi, l'incidenza economica di ogni singolo settore. Per la CHIESA CATTOLICA rientrano nelle "esigenze di culto" la costruzione ex novo di chiese e case canoniche, cosi' come il loro restauro; ci rientra l'organizzazione di convegni dei piu' disparati argomenti, la formazione dei sacerdoti e dei laici, il finanziamento a strutture educative, al "Centro studi di bioetica", al dialogo ecumenico, alle ricerche sulle religioni, ecc. Dal 1998 vi rientra anche il contributo ai Tribunali ecclesiastici regionali allo scopo di rendere meno oneroso il ricorso a essi da parte dei coniugi che aspirano alla dichiarazione di nullita' del loro vincolo matrimoniale.
Per le "esigenze di culto" la Chiesa cattolica ha speso dai 73 miliardi del 1990 ai 626 del 2001, con una punta di 711 nel 1999, corrispondente, in quest'ultimo caso, a circa il 50% del totale riscosso in quell'anno (acconto e conguagli pregressi compresi). Negli ultimi anni, l'incidenza media si aggira intorno al 40%.
A queste cifre, tuttavia, bisogna aggiungere quelle che ha speso lo Stato del "suo" OPM per il restauro di edifici di culto cattolici: 8 miliardi nel 1998, quasi 17 nel 1999, oltre 25 nel 2000 e 21 miliardi e mezzo nel 2001.

Per i LUTERANI ho preso la voce "EVANGELIZZAZIONE", che ha assorbito circa il 27% (poco piu' di 1 miliardo) della quota relativa al 1996, e il 38% (poco piu' di 3 miliardi) della quota OPM dell'anno successivo.



B) INTERVENTI SOCIALI, ASSISTENZIALI, UMANITARI CULTURALI, E OPERE DI CARITA'

VALDESI, AVVENTISTI e ADI devolvono TUTTO l'OPM di loro competenza a questo tipo di interventi. Dell'ADI non ho informazioni dettagliate e rimando allo scarno riassunto del 2000 sul suo sito.
I VALDESI, come gia' accennato, si impegnano a spendere il 30% della quota riscossa per interventi contro la fame nel mondo: Europa orientale, Africa, America centro-meridionale sono le aree in cui si realizzano i progetti mirati in particolare allo sviluppo agricolo e all'assistenza e sviluppo sociale. Per l'Italia le voci di impegno che incontriamo sono: "Anziani", "Sanita'", "Occupazione", "Cultura", "Pace e diritti umani", "Bambini e giovani", "Rifugiati, migranti e nomadi", alcune delle quali, peraltro, si trovano anche nei progetti esteri.

Anche gli AVVENTISTI ripartiscono l'OPM fra progetti in Italia (circa il 60-70% del totale) e all'estero (Europa orientale e Albania, Africa, Asia e America meridionale). Numerosi sono gli interventi di "assistenza alimentare" con l'invio e la distribuzione di cibo alla popolazione. Per garantire l'esecuzione dei programmi di intervento, i VALDESI e gli AVVENTISTI hanno dei partner internazionali, che sono menzionati nei loro rendiconti.

I LUTERANI, nel 1999 (den. redd. 1996), hanno riservato alle opere sociali e alla cultura poco piu' di 1 miliardo (25% del totale), di cui circa il 65% in Italia e il 35% all'estero, prevalentemente in Europa. Nel 2000 (den. redditi 1997) hanno devoluto per questi settori quasi 3 miliardi (37%); il 70% in Italia e il 30% all'estero (Europa dell'Est, Africa e Brasile).

La CHIESA CATTOLICA parla di "OPERE DI CARITA'", e indica, a titolo esemplificativo, tutta una serie di ambiti che vanno, in Italia, dal sostegno alle Caritas diocesane ai fondi antiusura, dai consultori familiari agli interventi straordinari per calamita' naturali, e, all'estero (Africa, Asia, America centro meridionale) dalle emergenze umanitarie e ambientali ai progetti di cooperazione per lo sviluppo culturale e sociale delle popolazioni. L'impegno della Chiesa cattolica in questo settore e' cresciuto negli anni, passando dal 13% (53 miliardi su 406) del 1990 al 20,5% (283 miliardi su 1383) del 1997, attestandosi su un 18-20%. Circa il 50% di questa cifra e' impiegato per progetti nel "Terzo Mondo".



MA L'OPM, QUANTO COSTA?

A parte lo Stato, gli altri beneficiari dell'OPM un po' di pubblicita' se la fanno, e d'altra parte, gestire questi fondi -pochi o molti che siano- un costo ce l'ha. Sapere a quanto ammontano le spese di "produzione OPM" e' necessario per farsi un'idea completa della questione.
Per quanto riguarda la CHIESA CATTOLICA, non ho trovato alcun riferimento a questo fatto. Ed e' strano, perche' la sua pubblicita' e' massiccia e capillare.
VALDESI e LUTERANI dichiarano una spesa complessiva (pubblicita' e gestione) non superiore al 5%. Per gli AVVENTISTI, la spesa oscilla fra l'8 e il 10% degli introiti annuali.



E PER FINIRE: COSA VUOL DIRE "RENDICONTO"?

Tutti i beneficiari dell'OPM sono tenuti per legge a trasmettere al Ministero dell'Interno un rendiconto annuale relativo alla effettiva utilizzazione delle somme incassate e a diffondere una "adeguata informazione" sul suo contenuto. Cosi' prescrive l'art.44 della L.222/1985, cosi' prescrive ciascuna delle Intese.

Sul concetto di "rendiconto" ci sono, pero', evidentemente, idee molto diverse.

Per i VALDESI si tratta di un elenco dettagliato dei progetti finanziati, raccolti nelle "voci", che ho gia' ricordato. Di ogni progetto si evidenzia il luogo in cui e' stato realizzato, il nome dell'associazione referente, il tipo d'intervento e la relativa spesa. Inoltre, per ogni ambito di spesa e' messo in evidenza il confronto con l'anno precedente. Si dichiara infine che chi lo desidera puo' avere informazioni piu' approfondite sui singoli progetti.
In modo analogo sono strutturati i rendiconti dei LUTERANI e degli AVVENTISTI.

La CHIESA CATTOLICA, invece, fornisce un'informazione non analitica. A proposito delle "opere di carita'", ad esempio, indica gli stanziamenti globali per tre aree di intervento: Diocesi, Terzo Mondo e Finalita' di rilievo nazionale. Come, per chi, attraverso chi siano stati spesi i soldi non e' dato sapere. L'interessante e' che neppure il rendiconto ufficiale ai sensi dell'art.44 della L.222/1985 aggiunge informazioni piu' precise. Dispongo di quello relativo al 1997 , sul quale -come peraltro prescrive la legge- la voce "sostentamento del clero" e' analizzata nei minimi particolari, mentre le voci "esigenze di culto" e "opere di carita'", aggiungono pochissimo di nuovo, e comunque niente sui singoli progetti finanziati. Restando nell'ambito delle opere di carita' si viene semplicemente a sapere che nel 1997 i progetti approvati sono stati 459 e si indicano le cifre e i Paesi di destinazione di alcune somme, ma niente di confrontabile con i rendiconti di Valdesi, Avventisti e Luterani.

Perche' accade questo? Perche' la Chiesa cattolica non mette a disposizione dei contribuenti, che -per scelta o non scelta- concorrono al suo finanziamento, i dati analitici dei suoi interventi per il culto e la carita'? Il fatto che possano essere centinaia all'anno non e' un buona ragione per esentare chicchessia da un vero rendiconto della gestione di denaro pubblico. D'altro canto, si tratterebbe solo di trasferire sulla carta o sul web informazioni di cui l'erogatore dei fondi e' ovviamente gia' in possesso. E comunque un terzo o piu' della quota OPM per il culto e la carita' viene assegnata alle Diocesi che potrebbero benissimo fare un proprio agile rendiconto. Ho visitato i siti di alcune delle maggiori diocesi, ma non ho trovato ombra di un settore OPM.
La cosa colpisce parecchio anche perche' un'informazione piu' analitica viene data anche on-line, come nel caso dei gia' citati Tribunali ecclesiastici: 100 milioni a ciascuno dei 19 istituti, e, in piu', 700mila lire per ogni causa conclusa o archiviata al 31 dicembre 1998, e 200mila lire per ogni causa pendente al 31 dicembre 1998.
Se poi questi dati analitici non sono resi pubblici allo scopo (caritatevole, e lo dico con simpatia) di non tediare il lettore, beh, posso affermare che c'e' anche chi si diverte a esaminarli....... E, inoltre, perche' togliere all'eventuale studente di passaggio un simpatico argomento per una bella tesi?




P.S. Riporto qui le denominazioni complete delle Confessioni religiose che hanno stipulato Intese con lo Stato, scusandomi per le abbreviazioni che ho usato nel testo dell'articolo:
Valdesi sta per Unione delle Chiese valdesi e metodiste
Avventisti sta per Unione delle Chiese avventiste del 7° giorno
ADI sta per Assemblee di Dio in Italia
Ebrei sta per Unione delle Comunita' ebraiche italiane
Luterani sta per Chiesa evangelica luterana in Italia
Buddhisti sta per Unione buddhista italiana
Testimoni di Geova sta per Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova

Segnalo inoltre l' Osservatorio delle liberta' religiose dell'Universita' di Milano sul quale si trovano molti documenti interessanti

href="http://www.lettere.unimi.it/~olir/documenti/statali/italia/rapporti_stato_confessioni_religiose.htm" E per i rapporti fra Stato e Confessioni religiose

------------------------------------------------

AGGIORNAMENTO DEL 17 APRILE 2002

In data 16 aprile 2002 l’ADI (Assemblee di Dio in Italia), in risposta a una mia sollecitazione, mi ha inviato il seguente messaggio che riproduco integralmente completo dell’allegato. Ricordo che per le Confessioni religiose diverse dalla cattolica l’erogazione della quota OPM avviene con tre anni di ritardo rispetto alla scelta dei contribuenti. La somma percepita nel 2001 si riferisce alla denuncia dei redditi del 1998 (redditi del 1997).

 

TESTO DEL MESSAGGIO DELL’ADI:

Chiediamo scusa del ritardo ma abbiamo molto lavoro. L'OPM delle ADI è utilizzata ogni anno soltanto per scopi sociali e umanitari. L'accluso elenco riguarda l'anno 2001. Il rendiconto riguardante quest'ultimo anno sarà presentato al Ministero dell'Interno entro giugno 2002.

Distinti saluti

ADI-SEDE

ALLEGATO:

 

IN ITALIA


 

* Acquisto casetta mobile per famiglia povera extracomunitari Lire 36.500.000

* Acquisto n. 2 auto per disabili Lire 105.630.000

* Sovvenzione n. 2 case di riposo

(Betesda di Macchia di Giarre e Eben Ezer di Corato) Lire 193.080.000 Sovvenzione "Centro evangelico recupero tossicodipendenti" di Castellammare di Stabia (Na) Lire 50.000.000

 

* Erogazione "ROMAIL" - Ass.ne italiana contro le leucemie di Roma Lire 70.000.000

* Erogazione "A.I.R.C.", -Ass.ne italiana per la ricerca sul cancro di Milano Lire 10.000.000

* Erogazione per colonia elioterapica bambini bielorussi – Caccuri (KR) Lire 316.163.651

 

Totale erogazioni in Italia Lire 781.373.651

Euro 403.545,81

 

 

ALL’ESTERO


* Merce per aiuti umanitari ai paesi dell’Est europeo (Romania e Bielorussia)

N. 17 TIR Lire 602.078.232

* Aiuti umanitari per i terremotati di El Salvador Lire 200.000.000

* Aiuti umanitari per ospedale di Calcutta Lire 50.000.000

* Aiuti umanitari per orfanotrofio e terremotati dell’India Lire 130.000.000

* Aiuti umanitari per orfanotrofio del Ruanda Lire 20.000.000

* Erogazione per aiuti alimentari e assistenza scolastica – Burkina Faso Lire 100.000.000

 

Totale erogazioni all’estero Lire 1.102.078.232

Euro 569.175,90

 

 

TOTALE GENERALE Lire 1.883.451.883


Euro 972.721,72

Allegati

 

CONOSCERLO
COME VENGONO USATI I NOSTRI SOLDI CHE DIAMO ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE.
PER L'83,36% DATO ALLA CHIESA CATTOLICA E' VERAMENTE DIFFICILE ….


 

Firenze, 16 Aprile 2002. E' stata pubblicata la terza puntata dell'inchiesta dell'Aduc sul contributo obbligatorio dell'"otto per mille". A cura di Annapaola Laldi, nella rubrica "La Pulce nell'orecchio" che la stessa giornalista cura sul portale dell'associazione http://www.aduc.it/pulce . Nella prima puntata era stato affrontata la difficolta' generale per documentarsi su chi, come e perche' dare l'indicazione del contributo per lo Stato o le varie confessioni religiose; nella seconda si e' documentato come lo Stato giustifica e spende il suo introito; nella puntata odierna si e' cercato di fare altrettanto per le confessioni religiose.
Al momento attuale, le Confessioni che hanno firmato l'Intesa con lo Stato, oltre alla Chiesa Cattolica (che e' la confessione per cui e' stato concepito questo contributo obbligatorio) sono otto, e precisamente: Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio in Italia (ADI), Ebrei, Battisti, Luterani, Buddhisti e Testimoni di Geova (le ultime due, pur stipulate, sono ancora in attesa dell'approvazione del Parlamento). Gli unici che non si sono mai avvalsi dell'"otto per mille" sono i BATTISTI. VALDESI E ADI NON partecipano alla redistribuzione delle quote non espresse, devolvendo allo Stato quelle di loro spettanza.
Nel 1998 (redditi del 1997) su 25.647.206 contribuenti, ha scelto la destinazione solo il 38,93% (9.984.271). Chi non ha scelto ha fatto si' che la "sua" quota sia andata, per l'83,36% (la percentuale di coloro che hanno scelto) alla Chiesa Cattolica, per il 13,36% allo Stato, e via dicendo per le altre confessioni, che tutte insieme si spartiscono solo un 3,28%.
Dopo un'approfondita ricerca (che e' integrale sul portale Internet), siamo arrivati alla conclusione che le confessioni con cattoliche danno un'idea abbastanza precisa della ripartizione dei fondi che percepiscono, mentre la Chiesa Cattolica parla di "OPERE DI CARITA'", e indica, a titolo esemplificativo, tutta una serie di ambiti, che danno solo l'idea, ma mancano i numeri.
COSA VUOL DIRE "RENDICONTO"?
Tutti i beneficiari dell'"otto per mille" sono tenuti per legge a trasmettere al Ministero dell'Interno un rendiconto annuale, sul cui concetto ci sono, pero', evidentemente, idee molto diverse.
Per i VALDESI si tratta di un elenco dettagliato, cosi' come per LUTERANI e AVVENTISTI. Per gli EBREI e l'ADI non si riesce a reperire o avere alcuna informazione. La CHIESA CATTOLICA, invece, fornisce un'informazione non analitica. A proposito delle "opere di carita'", ad esempio, indica gli stanziamenti globali per tre aree di intervento: Diocesi, Terzo Mondo e Finalita' di rilievo nazionale. Come, per chi, attraverso chi siano stati spesi i soldi non e' dato sapere. L'interessante e' che neppure il rendiconto ufficiale ai sensi dell'art.44 della L.222/1985 aggiunge informazioni piu' precise.
Perche' accade questo? Perche' la Chiesa cattolica non mette a disposizione dei contribuenti, che -per scelta o non scelta- concorrono al suo finanziamento, i dati analitici dei suoi interventi per il culto e la carita'? Il fatto che possano essere centinaia all'anno non e' un buona ragione per esentare chicchessia da un vero rendiconto della gestione di denaro pubblico. D'altro canto, si tratterebbe solo di trasferire sulla carta o sul web informazioni di cui l'erogatore dei fondi e' ovviamente gia' in possesso. E comunque un terzo o piu' della quota "otto per mille" per il culto e la carita' viene assegnata alle Diocesi che potrebbero benissimo fare un proprio agile rendiconto. Abbiamo visitato i siti di alcune delle maggiori diocesi, ma non abbiamo trovato ombra di un settore "otto per mille".

 
15 Maggio 2003
 

OTTO PER MILLE: UN AGGIORNAMENTO

 

 
Stagione di dichiarazione dei redditi IRPEF, stagione di OTTO PER MILLE (OPM). Con il modulo per la dichiarazione troviamo quello per la scelta della destinazione dell'OPM, che anche quest'anno si puo' fare fra sette concorrenti:
- lo Stato,
- la Chiesa cattolica,
- l'Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno (Avventisti),
- le Assemblee di Dio in Italia (ADI),
- la Chiesa Valdese-Unione delle chiese metodiste e valdesi (Valdesi),
- la Chiesa evangelica Luterana in Italia (Luterani),
- l'Unione delle comunita' ebraiche italiane (Ebrei).
Non figurano ancora nel modulo, benche' abbiano firmato l'Intesa con lo Stato il 20 marzo 2000, l'Unione buddhista italiana e la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova.
Perche' loro no?
Comunque, rispetto a quanto scrissi negli articoli del 1° marzo, 1° aprile e 15 aprile 2002, a cui rimando, sull'OPM non ci sono da fare aggiunte sostanziali, se non qualche scarna cifra di aggiornamento.

CHI CERCA TROVA ……….

E' giusto pero' ribadire l'osservazione che lo STATO continua a considerare l'OPM una questione segreta. Su nessun sito statale ho trovato informazioni sul gettito e la distribuzione dell'OPM nel corso degli anni: non su quello del ministero dell'Interno (http://www.interno.it), benche' tale ministero sia il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni; non su quello del ministero dell'Economia e delle Finanze (http://www.tesoro.it), che pure e' il percettore e il distributore dell'OPM. Sono una cattiva navigatrice? Mi farebbe piacere che qualcuno me lo dimostrasse. Sul serio. Qualcosa si trova sul sito della presidenza del consiglio dei ministri (http://palazzochigi.it), ma bisogna scovare il Dipartimento per il coordinamento amministrativo, dove, il 12 maggio, oltre al testo DPR 10.3.1976 che disciplina l'uso dell'OPM a diretta gestione statale, e a quello di due circolari applicative, vi era il decreto del presidente del consiglio dei ministri (DPCM) del 29 novembre 2001. Si', ancora quello del 2001! Eppure il 20 novembre 2002 e' stato emanato il DPCM relativo alla gestione dell'OPM 2002, pubblicato sulla G.U. n. 57 del 10.3.2003. Ma a colpirmi di piu' della lentezza dell'aggiornamento, e' il fatto che non esista un archivio degli anni passati, ragion per cui da questa fonte non e' possibile fare dei confronti, che sono cose sempre utili e interessanti.

TRA LE CONFESSIONI RELIGIOSE, chi rispetta in pieno il diritto del cittadino-contribuente a una scrupolosa informazione sono i Valdesi (http://chiesavaldese.org), che hanno gia' aggiornato il settore OPM del loro sito coi dati del 2002 e mantengono disponibili i dati degli anni precedenti. Il loro e' un vero e proprio rendiconto analitico, con le indicazioni dei destinatari delle varie somme.
Abbastanza analitici per segnalazione dei progetti finanziati, ma non per quella dei percettori delle somme distribuite, sono anche i rendiconti degli Avventisti (http://ottopermille.avventisti.org), che pero' non hanno ancora predisposto l'aggiornamento del 2002. Anch'essi lasciano a disposizione i dati degli anni precedenti.
Piu' sommario e' il rendiconto dei Luterani (http://www.elki.it/opm/opm.html) che si limita per ora a quello del 2001.
Ancora piu' sommario e', pero', il rendiconto della Chiesa cattolica (http://www2.glauco.it/sovvenire/otto.html), che indica la ripartizione solo per grandi settori, come vedremo fra poco. Lo specchietto e' comunque aggiornato al 2002 e segnala anche gli introiti di tutti gli anni passati.
L'Adi e gli Ebrei, infine, forniscono pochissime informazioni. Mancano per tutti e due le cifre ricevute. L'Adi (htttp://www.adi-it.org/seas.html) assicura che ogni centesimo di euro sara' utilizzato a scopi sociali e umanitari ed elenca i programmi di aiuto in Italia e all'estero per il 2001. Gli Ebrei (http://www.ucei.it/ottopermille.htm), dal canto loro, forniscono solo delle percentuali (senza l'indicazione dell'anno a cui si riferiscono), e cosi' sappiamo che della cifra ignota che hanno ricevuto, hanno speso il 46,99% per attivita' formative in cultura ebraica, a livello accademico, intermedio e di base, il 22,00% per attivita' culturali (archivi storici, biblioteche, musei), il 16,22% per la tutela delle minoranze e per attivita' sociali (lotta al razzismo e all'antisemitismo, assistenza agli anziani, all'infanzia e agli handicappati) e il 7,45% per la conservazione del patrimonio artistico ebraico in Italia (sinagoghe e monumenti).

………..MAGARI SOLO QUALCHE DATO

I dati aggiornati al 2002 che sono riuscita a scovare tra Internet e Gazzetta ufficiale non sono dunque molti, e metterli a disposizione di chi legge e' cosa che si fa alla svelta -con una avvertenza. E cioe' che queste cifre sono in EURO, mentre quelle che si trovano negli articoli sulla "Pulce nell'orecchio" del 2002 sono in LIRE.

A) LO STATO
Nel 2002 lo STATO ha avuto a disposizione € 99.229.249 che ha ripartito cosi':

- FAME NEL MONDO: € 2.547.472 pari al 2,57%

- CALAMITA' NATURALI € 17.976.497 pari al 18,12%

- ASSISTENZA RIFUGIATI € 8.688.872 pari al 8,75%

- CONSERVAZIONE BENI CULTURALI
* PER CONFESSIONI RELIGIOSE:
** CHIESA CATTOLICA: € 32.857.731 pari al 33,11%
**EBREI : € 288.393 pari al 0,29%
* PER OPERE CIVILI € 36.870.284 pari al 37,16%

Una comparazione delle percentuali con gli anni precedenti porta a fare alcune osservazioni:
1. Per la prima volta dal 1998 (anno in cui entro' in vigore il DPR 76/1998 che disciplina la gestione OPM dello Stato) non vi sono stati stanziamenti per decreto-legge a favore di iniziative estranee alla prassi stabilita dal DPR sopra citato. Sembra dunque che sia stata recepita la richiesta piu' volte espressa dalle Commissioni parlamentari, che peraltro hanno sulla materia un ruolo puramente consultivo, di distribuire l'OPM statale solo a progetti presentati ai sensi del DPR 76/1998. Tutta la somma a disposizione e' stata quindi ripartita fra 236 progetti rispondenti ai requisiti prescritti. Le domande ricevute erano state 1232, e il corposo supplemento al n. 57 della G.U del 10.3.2003 rende conto anche dei motivi delle varie esclusioni.
2. La destinazione dell'OPM statale riguarda "interventi straordinari" in quattro settori: a) fame nel mondo, b) calamita' naturali, c) assistenza ai rifugiati, d) conservazione dei beni culturali.
Vale la pena vedere in dettaglio cosa e' successo quest'anno:
a) FAME NEL MONDO: con il 2,75% assegnato al settore nel 2002, si conferma la tendenza a una scarsa considerazione di esso. Sempre meglio, certo, dello =% del 2000, ma molto lontani dall'11,69% del 1998. Nel 1999 la percentuale fu dello 0,04%, nel 2001, dell'1,51%.
b) CALAMITA' NATURALI: l'assegnazione del 18,12% segnala una crescente attenzione. L'anno piu' povero fu il 1999 (8,1%), l'anno piu' ricco il 1998, perche' ai quasi 5 miliardi (13,35%) di finanziamento a progetti conformi al DPR 76/1998, ne vanno aggiunti altri 135 stanziati per decreto-legge (terremoto Umbria e Marche e rischi idrogeologici). Nel 2000 lo stanziamento fu pari all'8,1%, nel 2001 pari al 13,49%.
c) ASSISTENZA AI RIFUGIATI: nel 2002 la destinazione e' stata dell'8,75%, in calo rispetto al 2001 (9,08) e soprattutto al 2000 (24,17%). Bisogna notare che in questi due anni l'intera cifra fu assegnata al Ministero per l'Interno per un progetto pilota per la costituzione e la gestione di un sistema di accoglienza e assistenza a livello nazionale per profughi e rifugiati riconosciuti ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951. Molto scarse erano state le assegnazioni del 1998 (1,86%) e del 1999 (2,4%).
d) CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI: in totale nel 2002 ha assorbito il 70,56%, ma…. c'e' un MA. E consiste nel fatto che il 33,11% (dell'OPM totale) e' stato speso per beni ecclesiastici cattolici, il 37,16% per opere civili e uno smilzo 0,29% per un bene appartenente alla Comunita' ebraica di Ferrara.
Si conferma cosi' la tendenza a spendere l'OPM dello Stato per opere legate al culto specialmente cattolico. Cosi' e' stato nel 2001 (32,43%), nel 2000 (30,63%), nel 1999 (col picco del 48,34%!), e nel 1998 (con il 23,27% che e' stata la spesa piu' bassa).
Sono almeno due le domande che si ripropongono, invero un po' noiosamente.
- La prima allo Stato: e' opportuno, e' corretto che lo Stato finanzi il recupero di beni legati a una matrice religiosa con i fondi che gli vengono messi a disposizione da contribuenti che hanno scelto lui, Stato, anziche' una delle confessioni religiose che pur avevano a disposizione?
- La seconda alla Chiesa cattolica: dato che il suo introito OPM e' quasi dieci volte maggiore di quello dello Stato (nel 2002: 908 milioni di Euro contro i poco piu' di 99 dello Stato), le pare corretto e giusto -ma direi anche dignitoso- spendere per la conservazione di beni di sua proprieta' e uso solo il 5,6% del proprio OPM, pretendendo dallo Stato un impegno di gran lunga più elevato?

LA CHIESA CATTOLICA

Come contributo OPM del 2002 la CHIESA CATTOLICA, l'abbiamo appena visto, dichiara 908.000.000 di Euro, quasi dieci volte di piu' di quello dello Stato. Ai beni culturali ne destina 50 milioni, cioe' circa il 5,6%! Alle opere di carita' (Terzo Mondo, livello nazionale e diocesano) ne destina 175, cioe' il 19,3%, il sostentamento del clero assorbe 308 milioni (34%), mentre alle finalita' di culto (tolti i 50 milioni per i beni culturali), ne toccano 375 (circa il 41,1%). Oltre alla estrema sommarieta' di questo rendiconto, c'e' da notare che la Chiesa Cattolica non dichiara quanto spende per la capillare pubblicita' che fa allo scopo di convincere i contribuenti a sceglierla quale destinataria dell'OPM.

B) I VALDESI

Nel 2002 ai Valdesi il ministero competente ha assegnato € 3.433.425,13, ma la cifra stanziata per i vari progetti e' lievemente superiore (€ 3.550.088,49) grazie agli interessi e ad alcune sopravvenienze. Va ricordato che l'OPM gestito dai Valdesi NON serve per finanziare i pastori e le opere di culto, ma esclusivamente attivita' culturali e sociali. Circa il 27% e' stato destinato a progetti all'estero su sanita', diritti umani, assistenza e sviluppo sociale, sviluppo agricolo e attivita' produttive, bambini e giovani. Il 65% circa e' stato destinato a progetti in Italia in settori analoghi, con attenzione anche agli anziani e ai rifugiati e migranti.
Da notare che i Valdesi (ma anche i Luterani e gli Avventisti) dichiarano anche le spese per la pubblicita', che nel 2002 sono state € 275.942,11, pari a uno scarso 8%.

PER CONCLUDERE

Dal 2001 l'OPM e' un appuntamento fisso della "Pulce nell'orecchio" e ho quindi paura di tediare chi legge, ma anche me stessa che scrivo, ripetendo cose gia' dette, e che oltretutto si trovano ancora nell'archivio.
Tuttavia, per chi scoprisse per la prima volta l'OPM o si fosse dimenticato il perche' e il per come di esso, senza avere tempo e voglia di leggere le cose vecchie, riassumo i due concetti principali della questione.

1. L'OPM e' creatura del Concordato del 1984 tra Repubblica italiana e Santa Sede. Fu inventato come forma di finanziamento alla Chiesa cattolica dopo che venne abolita la congrua (cioe' una sorta di stipendio) che lo Stato pagava ai parroci, in virtu' del Concordato del 1929. Nella legge che lo istituisce (L. 222/1985, art. 47) i concorrenti all'OPM sono due: lo Stato e la Chiesa cattolica, ma, in sede di discussione parlamentare, fu avanzato e approvato un emendamento che consentiva di beneficiarne anche alle Confessioni religiose che avessero stipulato con lo Stato un'Intesa ai sensi dell'art. 8 della Costituzione (fra di esse, solo i Battisti non ne hanno mai voluto usufruire).
2. A uno sguardo molto superficiale, l'OPM si presenta come un finanziamento libero e democratico perche' basato sulla scelta del contribuente. Ma non e' cosi', perche' quello stesso art.47 della L. 222/1985 prevede che lo Stato si spogli comunque dell'OPM dell'IRPEF, che viene ripartito tutto quanto secondo la percentuale delle scelte espresse. Un esempio limitato allo Stato e alla Chiesa cattolica per capire meglio: nel 1998 (e' l'anno della denuncia dei redditi piu' recente di cui ho i dati, e il cui OPM e' stato pagato nel 2001), solo il 37,65% dei contribuenti espresse una scelta valida. A favore dello Stato si espresse il 13,36% (1.288.660); a favore della Chiesa cattolica l'83,36% (8.040.707). Se pero' andiamo a vedere le percentuali rispetto al totale dei contribuenti, quella a favore dello Stato cala a poco piu' del 5% e quella a favore della Chiesa cattolica scende al 32%. Ciononostante, per il meccanismo anzidetto, lo Stato beneficio' del 13,36% e la Chiesa cattolica dell'83,36% dell'intero OPM. Come dire: chi non sceglie…. eccome se sceglie!

15 Aprile 2004

DOVE VANNO A FINIRE I MIEI SOLDINI?
OVVERO: L'OTTO PER MILLE A DIRETTA GESTIONE DELLO STATO

AGGIORNAMENTO AL 2003

 

 
Mentre sto riordinando il materiale utile a creare un archivio di tutto cio' che ho raccolto dal 2001 sull'OTTO PER MILLE (OPM), affinche' chi e' interessato possa avere informazioni di prima mano, riporto qui, intanto, i dati della ripartizione dell'OPM a diretta gestione statale per l'anno 2003 e un confronto, che mi sembra utile, con gli anni precedenti.
Poiche' anche la storia, le interpretazioni, i commenti e gli interrogativi sull'OPM nel suo complesso rientreranno in questo archivio prossimo venturo, qui mi limitero' a qualche richiamo storico e cenno critico solo alla fine, rimandando, per il momento, agli altri interventi che sull'argomento ho fatto negli anni passati (vedere LINK in appendice).

OPM STATALE 2003
Un po' piu' di CENTO MILIONI DI EURO e' stato l'introito dell'OPM a diretta gestione statale per l'anno 2003; per l'esattezza € 101.458.441,64.
Ne rende conto il "DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 20 DICEMBRE 2003" (DPCM), che e' stato pubblicato sul supplemento ordinario della "GAZZETTA UFFICIALE" n. 52 del 3 MARZO 2004 (allegato "Gazzetta Ufficiale").
Leggendo la parte iniziale, si puo' vedere, fra l'altro, che:
a) a differenza degli altri anni, in cui la cifra prevista dal ministero dell'Economia e delle Finanze era diversa da quella definitiva, nel 2003 non risultano rettifiche;
b) quest'anno, come gia' nel 2002, non vi sono state decurtazioni operate da decreti-legge a favore di iniziative diverse da quelle stabilite nel DPR 76/1998, e lasciate immutate dal DPR 250/2002 (ALLEGATO 1) che ha modificato e integrato il precedente, solo, pero', nella parte relativa ai requisiti di chi chiede il finanziamento, alle modalita', alla scadenza e documentazione delle relative domande, nonche' alle verifiche dei ministeri competenti sull'effettiva utilizzazione degli stanziamenti e alle condizioni per una eventuale revoca degli stessi;
c) le domande pervenute sono state 1.265, ma la maggioranza e' stata esclusa come mostrano i quattro corposi elenchi allegati al DPCM.
Alla fine, sommano a soli 203 gli interventi ammessi a godere degli stanziamenti dell'OPM statale per il 2003.
La ripartizione e' la seguente:

FAME NEL MONDO:
Interventi n. 10 per € 2.555.993,00 (pari al 2,52%).

CALAMITA' NATURALI:
Interventi n. 43 per € 26.059.904,00 (pari al 25,7%).

ASSISTENZA RIFUGIATI:
UN SOLO intervento per € 8.750.000,00 (8,6%).

CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI:
Interventi n.149 per € 64.092.544,64 (pari al 63,18%), cosi' suddivisi:
A) a favore di proprieta' cattoliche (parrocchie, vescovadi, conventi, eccetera): interventi n. 88 per € 36.993.484,64 (36,46%)
B) a favore di opere civili: interventi n. 60 per € 26.992.060,00 (26,61%).
C) a favore degli Ebrei: un solo intervento, a favore di un loro centro di documentazione a Milano, per € 107,000,00 (0,105%);
(N.B. Nell'ambito di questa voce l'incidenza delle spese per la chiesa cattolica e' del 57,71%, quella per le opere civili del 42,12% e quella per gli Ebrei dello 0,17%).

Comunque la si guardi, la spesa dell'OPM statale a favore di beni della chiesa cattolica (la quale, peraltro, quest'anno prevede di incassare direttamente oltre UN MILIARDO di EURO di OPM!) e' sempre superiore a ogni altra singola voce. Per completare il quadro va detto che la chiesa cattolica, per la conservazione dei beni culturali, non spende mai piu' di un 5-6% del "suo" OPM. Perche', allora, lo Stato ne deve spendere, come quest'anno, il 36,4%?

Questa vera e propria occupazione da parte della chiesa cattolica anche dell'OPM statale non e' una novita', ma negli ultimi tre anni si era assistito a un lieve ridimensionamento del fenomeno, che faceva ben sperare. Invece, quest'anno, la clericalizzazione dell'OPM statale e', si direbbe, la nota dominante.

Conviene dunque partire dall'analisi di questa voce (Beni culturali) per il confronto con gli altri anni, a far data dal 1998, quando l'OPM dello Stato ha avuto la sua odierna strutturazione:

PANORAMICA DAL 1998 AL 2002 (le percentuali sono calcolate sul totale dello stanziamento OPM statale gestito con DPCM e sono desunte dalle TABELLE OPM -ALLEGATO 2- degli stessi anni):

CONSERVAZIONE BENI CULTURALI:

Anno 1998: Opere civili: 49,23%; beni cattolici: 23,27%;
Anno 1999: beni cattolici: 48,34%; opere civili: 40,72%
Anno 2000: opere civili: 31,60%; beni cattolici: 30,63%; beni ebraici: 0,11%;
Anno 2001: opere civili: 43,92%; beni cattolici: 32,43%; beni ebraici: 0,60%;
beni valdesi: 1,20%; Anno 2002: Opere civili: 37,16%; beni cattolici: 33,11%; beni ebraici: 0,29%;
Anno 2003: Beni cattolici: 36,46%; opere civili: 26,61%; beni ebraici: 0,11%.

FAME NEL MONDO:

Anno 1998: 11,69%
Anno 1999: 0,44%
Anno 2000: 0% (cosi' fu!)
Anno 2001: 1,51%
Anno 2002: 2,62%
Anno 2003: 2,52%

CALAMITA' NATURALI:

Anno 1998: 13,85%
Anno 1999: 8,1%
Anno 2000: 13,49%
Anno 2001: 11,26%
Anno 2002: 18,12%
Anno 2003: 25,7%

ASSISTENZA AI RIFUGIATI:

Anno 1998: 1,86%
Anno 1999: 2,4%
Anno 2000: 24,17% (Tutto al Ministero dell'Interno per un "Progetto pilota")
Anno 2001: 9,08% (Tutto come sopra per seconda fase "progetto pilota")
Anno 2002: 8,70% (prosecuzione stesso progetto; gestione passata all'ANCI)
Anno 2003: 8,60%. (idem come sopra)

Le cifre sono aride, e' vero, pero', in qualche modo, parlano anch'esse. E, oltre a quanto gia' notato nel campo della conservazione dei beni culturali, dicono, ad esempio, la pochezza dell'impegno sul versante della lotta contro LA FAME NEL MONDO: e' possibile che non vi siano, in questo settore, piu' progetti degni di attenzione e di finanziamento? L'ASSISTENZA AI RIFUGIATI si e' attestata sopra l'8%, dopo il boom del 2000 (24,17%), ma c'e' da dire che, da quella data, la somma e' tutta assorbita da un unico intervento che si rifa' a quel "Progetto pilota" gestito dal Ministero dell'Interno nel 2000 e nel 2001, e che dal 2002 e' stato assunto direttamente dall'ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani). Di cosa si occupa veramente questo progetto? Che cosa finanzia? Come e dove? Perche', le notizie di qualche mese fa sugli "asili" pubblici per gli extracomunitari non erano confortanti. O sbaglio?
Gli interventi nella voce "CALAMITA' NATURALI" vedono un incremento costante negli ultimi tre anni, con il raggiungimento, adesso, di quota 25,7%, quindi, un quarto di tutto l'OPM statale. Ma, di fronte all'assoluta necessita' di questo tipo di interventi che di solito hanno come scopo il consolidamento di abitati e strade che, altrimenti, o slitterebbero a valle o sarebbero sommersi da frane, viene da sorridere all'idea che qui si possa parlare, come vorrebbero il primo e il sesto comma dell'art.2 del DPR 76/1998, di "INTERVENTI STRAORDINARI" CHE "ESULANO EFFETTIVAMENTE DALL'ATTIVITA' DI ORDINARIA E CORRENTE CURA DEGLI INTERESSI COINVOLTI E NON SONO PER TALE RAGIONE COMPRESI NELLA PROGRAMMAZIONE E NELLA RELATIVA DESTINAZIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE".
In altri termini e' lecito chiedersi: se non ci fosse l'OPM, lo Stato che farebbe? Lascerebbe spazzar via dalla faccia della penisola interi abitati e vie di comunicazione? Ma, allora, che cosa ci starebbe a fare lo Stato? A che scopo fa pagare le tasse ai cittadini se non, anche, per essere pronto a intervenire a loro favore quando nascono problemi collettivi cosi' importanti? E, bisognerebbe aggiungere: e' davvero un bene che si diminuiscano le tasse, come recentemente e' stato ventilato? (Ammesso che sia vero, perche' mi sembra che, se diminuiscono quelle nazionali, aumentano quelle regionali e comunali!). Ce la faremo, dopo, a bloccare a mani nude le frane che vogliono abbattersi sui nostri abitati, a farci diga umana contro i fiumi che esondano (come si dice oggi), a diventare colonne antisismiche per gli edifici delle nostre citta'? Mah! Le assurdita' scaturite dalla revisione del Concordato (febbraio 1984), che obbligarono lo Stato a farsi elemosiniere di se stesso per poter garantire alla chiesa cattolica un finanziamento stabile e sicuro, al posto (e piu' vantaggioso) della vecchia congrua (cioe' lo stipendio statale ai parroci cattolici), si ripresentano piu' acute ed evidenti ogni volta che ci soffermiamo sull'argomento. Una di esse -e forse e' la piu' grave perche', in sostanza, slitta facilmente nell'inganno- e' quella della presunta "libera scelta" da parte dei contribuenti. E' bene ripetere che chi non sceglie alcun beneficiario dell'OPM, regala la propria quota, in realta', a tutti i beneficiari (ad eccezione di Valdesi e ADI), in proporzione delle scelte espresse dagli altri (art.47 L.222/1985); e siccome la chiesa cattolica e' la piu' gettonata nella minoranza di chi esprime la scelta, a essa viene attribuita la stragrande maggioranza dell'OPM. Due sole cifre a conferma: nel 2002 allo Stato furono attribuiti poco piu' di 99 milioni di Euro, mentre la chiesa cattolica beneficio' di 908 milioni di Euro, cioe' poco meno di 10 volte la quota dello Stato. Di conseguenza, chi crede che, non firmando, dara' i soldi automaticamente allo Stato, ci ripensi, perche' cosi' non e'. Anzi…..

NOTA

ALLEGATI
- TESTO COORDINATO DEL DPR 76/1998 E DPR 23/2002
- TABELLE OPM STATALE ANNI 1998-2003
- DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 20 DICEMBRE 2003 (diviso in tre file a seguire)

LINK:

- 15 aprile2001 (OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40194

- 1 maggio 2001 (OTTO PER MILLE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40195

- 1 marzo 2002 (OTTO PER MILLE. PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE. COME FARE A DOCUMENTARSI?)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40215

- 1 aprile 2002 (OTTO PER MILLE DELLO STATO - TRA CIFRE CHE PARLANO… )
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40217

- 15 aprile 2002 (OTTO PER MILLE (3): LE CONFESSIONI RELIGIOSE)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40218

- 15 maggio 2003 (OTTO PER MILLE: UN AGGIORNAMENTO)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=60830
Allegati

 
15 Maggio 2004

 

OTTO PER MILLE. DELLA SERIE: UN BELL'ARCHIVIO NON GUASTA MAI!

 

 
"TRABALLAMOS PARA USTEDES" (lavoriamo per voi) -la grande scritta campeggiava su un cartello posto in posizione dominante in una delle numerose curve della discesa mozzafiato, in cui precipitava la statale della Galizia; e io, che avevo il fiato mozzato dalla corrispondente salita appena fatta, ben volentieri afferrai la mano che l'ironia mi porgeva per alleggerire la fatica con una bella risata: "ECCOME SE SI TRABALLA!".
Ricordo volentieri questo simpatico episodio del Cammino di Santiago, per dire a chi legge che, per l'appunto: "TRABALLAMOS PARA USTEDES". -in tutti i sensi, quello vero, in lingua gagliega, di "lavorare" e quello, suggerito dall'assonanza con l’italiano, di "traballare". In effetti, riordinare la documentazione sull'OTTO PER MILLE (OPM) raccolta fino dal 2001, e integrarla con cio’ che manca, per offrirne un archivio permanente, e’ un impegno molto simpatico, si’, ma anche un po' faticoso…. E anche fruttuoso, bisogna ammettere. Perche’, riprendendo in mano questo materiale e osservandolo meglio, c'e’ stata una inattesa scoperta: fra le pieghe dell'art.50 della L. 222/1985 si situa un ulteriore finanziamento dello Stato italiano alla chiesa cattolica, sotto forma di UN VERSAMENTO ANNUO di tre miliardi e mezzo di lire (pari a circa 1MILIONE E 800MILA EURO) a favore del "FONDO PER GLI EDIFICI DI CULTO", istituito con quella stessa legge (vedi 2/3B).

Scopo di queste note (e dell'archivio) e’ quello di OFFRIRE INFORMAZIONI DI PRIMA MANO. Per questo motivo, LE INFORMAZIONI SONO BEN DISTINTE DAI COMMENTI. Inoltre, sono abbondanti i rinvii AI TESTI INTEGRALI DEI DOCUMENTI di cui si parla.

Per inaugurare l'archivio OPM, si e’ tentata una panoramica storica del presente e del passato, sotto la guida di queste domande:
1. Da quale normativa discende l'OPM? (punto1/1A-C)
2. Perche’, pur essendo stato inventato nel contesto del nuovo Concordato (del 1984) fra la Repubblica italiana e la chiesa cattolica, per farne usufruire solo questi due soggetti, oggi lo possiamo attribuire anche ad altre confessioni religiose? (punti 1/1D e 1/2)
3. Che cosa c'era prima del Concordato del 1984? (punto 2/1 e 2/2)
4. E prima dell'OPM? Che cos'era la CONGRUA? (punto 2/3A)
5. E come mai salta fuori, oggi, un "FONDO PER GLI EDIFICI DI CULTO"? (punto 2/3B)

ARCHIVIO "OTTO PER MILLE"

PARTE STORICA
PER UNA BREVE STORIA DELL'OTTO PER MILLE (COME UN GIOCO DELL'OCA…. COL GAMBERO AL POSTO DELL'OCA)
1. LA SITUAZIONE ATTUALE
1/1 IL NUOVO CONCORDATO DEL 1984 CON LA CHIESA CATTOLICA
A) Il 18 febbraio 1984 la Repubblica italiana e la Santa Sede firmarono a Roma un ACCORDO in cui si riconosceva l’opportunita’ di modificare il Concordato del 1929. L'art.1 riecheggia le parole dell'art.7 della Costituzione italiana e dice che "La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che LO STATO E LA CHIESA CATTOLICA SONO, ciascuno nel proprio ordine, INDIPENDENTI E SOVRANI, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese". E' uno dei modi non diretti, ma espliciti, per riconoscere che la Repubblica italiana NON ha una religione di Stato. L'accordo, firmato dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli, fu ratificato dal Parlamento italiano con la Legge 25 marzo 1985, n. 121 (ALLEGATO 1).
B) L'ART.6 dell'Accordo (ALLEGATO 2) prevedeva l'istituzione di una commissione paritetica per disciplinare gli ASPETTI ECONOMICI DELLA RELAZIONE FRA I DUE STATI, e in particolare, si menzionava "la revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano" rispetto alla Santa Sede. Il risultato del lavoro della commissione fu presentato al Parlamento italiano che alla fine l'approvo’ con Legge 20 maggio 1985, n. 222 (ALLEGATO 3). Questa revisione, fra altre moltissime cose, prevede due forme di finanziamento alla chiesa cattolica legate alla denuncia dei redditi. L'art.46 consente ai contribuenti di dedurre dal reddito complessivo la somma devoluta a favore della chiesa cattolica (in seguito tale facilitazione e’ stata estesa anche alle altre confessioni religiose), il cui tetto massimo e’ soggetto a variazioni. L'art.47 inventa l'OTTO PER MILLE (vedi sotto, 1/1C)).
C) Ed eccoci finalmente al nostro "OTTO PER MILLE" CHE l'ART.47 DELLA LEGGE 222/1985 (ALLEGATO 4), INTRODUCE in questi termini (comma 2): "A decorrere dall'anno finanziario 1990 UNA QUOTA PARI ALL'OTTO PER MILLE dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, E' DESTINATA, IN PARTE, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario A DIRETTA GESTIONE STATALE E, IN PARTE, a scopi di carattere religioso A DIRETTA GESTIONE DELLA CHIESA CATTOLICA….". Ad arbitrare la distribuzione fra i DUE pretendenti, il comma 3 stabilisce che siano i contribuenti, dicendo che "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse". Ricapitolando: la Repubblica italiana NON ha una religione di Stato, pero’, nonostante questo, garantisce un sicuro finanziamento alla chiesa cattolica, facendolo passare per libera scelta dei contribuenti. Il che, come si vede gia’ a occhio nudo, non e’.
D) IL COLPO DI SCENA dell'Ordine del giorno dei radicali (O.d.g.9/2337/3 del 17 aprile 1985). Non si puo’ congedare l'argomento OPM senza ricordare l'ORDINE DEL GIORNO firmato dai deputati radicali (ALLEGATO 5), in cui essi facevano presente che l'art.47 del disegno di legge in discussione prevedeva un vero e proprio finanziamento della chiesa cattolica da parte dello stato, e RILEVAVANO LA DISPARITA' che si sarebbe venuta a creare CON LE ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE, con le quali lo stato aveva firmato (o avrebbe in futuro firmato) le intese ai sensi dell'art.8 della Costituzione, "qualora queste forme di finanziamento rimanessero - attraverso le norme di derivazione concordataria - prerogativa esclusiva della Chiesa cattolica". Date queste premesse, l'o.d.g. impegnava il Governo "a prendere tutte le iniziative -sia attivando i rapporti previsti dall'articolo 8, sia attraverso iniziative legislative rivolte a risolvere il problema in linea generale attraverso norme di diritto comune- per porre rimedio a tale disparita’".
1/2 LE INTESE CON LE ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE (art.8 Costituzione)
Quando la Camera dei Deputati approvo’ l'ordine del giorno del 17 aprile 1985 (vedi punto 1/1D), il Governo aveva gia’ firmato, il 21 febbraio 1984, la prima Intesa con la Tavola valdese, approvata dal Parlamento con la legge 449/1984; in altri termini, era diventato operante l'art.8 della Costituzione (ALLEGATO 6), che fino a quel momento era rimasto lettera morta. Il Governo recepi’ l'o.d.g. e, da quel momento, alla distribuzione dell''OPM poterono concorrere anche le confessioni religiose, con le quali lo Stato firmava, a mano a mano, le intese ex art.8 Costituzione. Che e’ la situazione attuale, che merita alcune precisazioni che saranno fatte quando si trattera’ l'argomento in modo approfondito.

2. LA SITUAZIONE DEL PASSATO
Se il Concordato del 1984 si presenta come una REVISIONE del CONCORDATO DEL 1929, ebbene:
CHE COSA DICEVA QUEST'ULTIMO SUI RAPPORTI TRA STATO E CHIESA CATTOLICA?
QUALI ERANO GLI IMPEGNI FINANZIARI CHE LO STATO ITALIANO DI ALLORA SI ERA ASSUNTI VERSO DI ESSA?
E: CHE COSA SUCCEDEVA, IN QUESTO CAMPO, PRIMA DEL CONCORDATO DEL 1929?

2/1 IL CONCORDATO DEL 1929
A) Assieme al "Trattato", il CONCORDATO fa parte dei "Patti Lateranensi" (ALLEGATO 7), firmati a Roma l'11 febbraio 1929 da Benito Mussolini, per il Regno d'Italia, e dal cardinale Pietro Gasparri, per la Santa Sede (furono ratificati dalla Legge 27 maggio 1929, n. 810). Lo scopo dichiarato fu quello di comporre definitivamente la "questione romana", cioe’ i problemi sorti a seguito della conquista di Roma da parte del Regno d'Italia (20 settembre 1870) e della conseguente fine dello stato pontificio e del potere temporale dei papi. Fondamentali sono gli articoli 1 e 3 del TRATTATO. Nell'art.1 "L'Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell'articolo 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, per il quale LA RELIGIONE CATTOLICA APOSTOLICA E ROMANA E' LA SOLA RELIGIONE DELLO STATO". All'art.3 si deve la CREAZIONE DELLO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO, che dava al pontefice romano un territorio su cui esercitare quella sovranita’, che peraltro, sul piano morale e spirituale e anche economico, il Regno d'Italia gli aveva continuato a riconoscere, come dimostra la "LEGGE DELLE GUARENTIGIE" del 1871, che pero’ Pio IX e i suoi immediati successori non avevano voluto accettare (vedi sotto: punto 2/2).
B) L'aspetto economico e finanziario fu regolato in due modi:
a) Fra gli allegati al TRATTATO, troviamo la "Convenzione finanziaria" (ALLEGATO 8) che risolse definitivamente la questione dell'indennizzo alla Santa sede per "i danni ingenti subiti dalla Sede Apostolica per la perdita del patrimonio di San Pietro, costituito dagli antichi Stati pontifici, e dei beni degli enti ecclesiastici…."; lo Stato italiano verso’ in contanti alla Santa Sede 750 milioni di lire (pari a 1034 miliardi di lire del 2002, pari a circa 534 milioni di euro) e le consegno’ "un consolidato italiano al 5 per cento al portatore …. del valore nominale di lire italiane 1 miliardo" (quasi 1379 miliardi di lire del 2002, pari a circa 712 milioni di euro).
b) Il Concordato, invece, fra tantissime altre cose, con l'art.30, dichiaro’ che avrebbe continuato a "SUPPLIRE ALLE DEFICIENZE DEI REDDITI DEI BENEFICI ECCLESIASTICI CON ASSEGNI da corrispondere in misura non inferiore al valore reale di quella stabilita dalle leggi attualmente in vigore". Che cosa significa? Che lo Stato avrebbe continuato a pagare la cosiddetta "CONGRUA" ai parroci e ai vescovi la’ dove i beni posseduti dalle rispettive parrocchie e diocesi (benefici ecclesiastici) non bastassero a garantire loro il minimo per condurre una vita dignitosa (vedi 2/2B).

2/2 LA LEGGE DELLE GUARENTIGIE (1871) …..
Pochi mesi dopo la presa di Roma (20 settembre 1870), e precisamente il 13 maggio 1871, fu approvata dal Parlamento del Regno la "LEGGE DELLE GUARENTIGIE", ovverosia, "delle garanzie", che il Regno d'Italia, unilateralmente, si impegnava a riconoscere e a rispettare nei confronti della chiesa cattolica e del papa, al quale era riconosciuta sovranita’ morale e religiosa, ma non "materiale", dato che non vi era un territorio in cui esercitarla. Infatti, pur essendo riconosciuta l'extraterritorialita’ dei palazzi apostolici e garantito il diritto del papa ad accreditare ambasciatori stranieri, il potere temporale dei papi, per il Regno d'Italia, era finito sul serio. E la cosa interessante e’ che in questo Regno vigeva, come carta costituzionale, il cosiddetto "Statuto albertino" del 1848, in cui, all'art.1 si affermava solennemente che "la religione cattolica, apostolica e romana e’ la sola religione dello Stato". Al papa fu riconosciuto un appannaggio annuo di 3 milioni e 250mila lire (pari a poco più di 23 miliardi di lire del 2002, pari a poco meno di 12 milioni di euro), ma sia Pio IX sia i suoi immediati successori lo respinsero, accettando pero’ tacitamente altri finanziamenti alla chiesa cattolica, come, a d esempio, quello denominato "CONGRUA", che e’ quanto interessa noi qui (vedi sotto: 2/3A).

2/3 …. E PRIMA ANCORA…
A) Il termine "CONGRUA" viene da espressioni latine come "PORTIO CONGRUA" (e simili), e indica la quantita’ di beni (in denaro o in natura) necessari ad assicurare al clero, specialmente quello che aveva "cura d'anime", "una condizione conveniente e decorosa", come afferma il Concilio di Trento (1545-1563), e come, in seguito, alcuni pontefici romani ribadiranno, fissando il tetto minimo della "congrua". Va detto che, all'epoca, ogni diocesi e parrocchia possedeva dei beni ("benefici"), dai quali appunto, gli ecclesiastici traevano il proprio sostentamento; ma non sempre questi "benefici" garantivano quel minimo per vivere dignitosamente, e, in tal caso, anche le autorita’ civili intervenivano a integrare le rendite piu’ magre con il cosiddetto "SUPPLEMENTO DI CONGRUA". I motivi dell'interesse civile per gli ecclesiastici erano sostanzialmente due; in alcuni casi, si riconosceva agli ecclesiastici una funzione pubblica (basti pensare, da noi, ai parroci cattolici che, da tempo immemorabile, redigevano diligentemente, ogni anno, intorno a Pasqua, lo "stato d'anime" che era una vera e propria anagrafe dei cattolici, oltre al "libro dei morti", quello dei matrimoni, e, nelle chiese in cui si battezzava, quello dei battesimi, in tempi in cui lo Stato non aveva alcun servizio in tal senso), in altri casi l'intervento dello Stato rappresentava una sorta di risarcimento a seguito dell'incameramento di beni ecclesiastici.
Il sistema dei "BENEFICI" e della "CONGRUA" (e "SUPPLEMENTO DI CONGRUA") e’ stato operante in Italia fino alla vigilia della revisione del Concordato (1984), quando la stessa chiesa cattolica lo cambio’, abolendo i "benefici" legati alle singole chiese per accorparli e farli gestire dagli "Istituti per il sostentamento del clero"; uno centrale, a Roma, e gli altri nelle singole diocesi.
B) Dalla "CASSA ECCLESIASTICA" (1855) al "FONDO PER GLI EDIFICI DI CULTO" (1987).
Nonostante le affermazioni di principio ripetute durante il Risorgimento e l'effettiva liberta’ che il Regno d'Italia affermo’ con la presa di Roma, in realta’, il Regno sabaudo, di Sardegna o d'Italia che fosse, contribui’ sempre largamente ai bisogni della chiesa cattolica. Nel 1855 era stata istituita la "CASSA ECCLESIASTICA", a seguito della soppressione delle corporazioni religiose. Essa fu sostituita, da una legge del 1866, con il "FONDO PER IL CULTO", che, oltre a incamerare e a gestire i beni dei vecchi enti ecclesiastici, riceveva anche un lauto sussidio statale per il pagamento della "Congrua" ai parroci. Tale fondo ebbe solo qualche ritocco dal Concordato del 1929: il consiglio di amministrazione fu aperto a membri di nomina ecclesiastica e fu aumentato il contributo dello Stato per il pagamento della congrua. Accanto al "FONDO PER IL CULTO", tuttavia, continuavano a sopravvivere altri "FONDI", variamente denominati, gestiti, a volte, a livello locale, dai Prefetti.
Con la gia’ citata L.222/1985 (artt.54-58) (ALLEGATO 9), si e’ creato il "FONDO PER GLI EDIFICI DI CULTO", nel cui patrimonio, come specifica l'art.55, sono confluiti quelli degli ex economati dei benefici vacanti e dei fondi di religione (fra cui quelli ex-austriaci), del Fondo per il culto, del Fondo di beneficenza e religione nella citta’ di Roma e delle Aziende speciali di culto, denominate Fondo clero veneto - gestione clero curato, Fondo clero veneto - gestione grande cartella, Azienda speciale di culto della Toscana, Patrimonio ecclesiastico di Grosseto. L'amministrazione di questo nuovo fondo e’ affidata al ministero dell'Interno; i consiglieri sono di nomina statale ed ecclesiastica. I proventi del patrimonio del Fondo edifici di culto SONO INTEGRATI DA UN VERSAMENTO STATALE DI 3.500 MILIONI DI LIRE ALL'ANNO (art.50, comma 3), e, secondo l'art.58, "sono utilizzati per la conservazione, il restauro, la tutela e la valorizzazione degli edifici di culto appartenenti al Fondo, nonche’ per gli altri oneri posti a carico del Fondo stesso"; il tutto sotto la supervisione dei ministeri dei lavori pubblici e di quello per i beni ambientali e culturali.

BIBLIOGRAFIA:
D. MACK SMITH, "Storia d'Italia", Laterza, Bari 1964, vol. I, pp. 144-159,
F. MAZZONIS, "Pio IX, il tramonto del potere temporale e la riorganizzazione della chiesa", in: AA.VV., "Storia della societa’ italiana", Teti editore, Milano 1981, vol. XVIII, "Lo stato unitario e il suo difficile debutto", pp. 251-285,
S. ZANGIROLAMI, "Economia", Signorelli, Milano 2002 (per l'aggiornamento del valore della lira, che per il 1871 e' pari a £ 7.066,1797 del 2002; e per il 1929 e' pari a £1378,9218 del 2002)
ENCICLOPEDIA TRECCANI, vol. XI (1931), vol. XV (1932) e vol. XX (1933),
GRANDE DIZIONARIO ENCICLOPEDICO UTET, vol. V (1986) e vol. VIII (1987).

N.B. Il testo dell’odg. del 17 aprile 1985 mi e' stato gentilmente fornito dalla Camera dei Deputati, alla quale va il mio ringraziamento.
Allegati
 

 

 


 

OTTO PER MILLE. COME SONO RIPARTITI I FONDI GRAZIE AD UN MECCANISMO PERVERSO DELLA LEGGE. CIRCA IL 160% DEI FONDI RICEVUTI -PIU' DI 557 MILIONI DI EURO- SONO RIPARTITI SENZA ALCUNA INDICAZIONE DEL 61,67% DEI CONTRIBUENTI
 

Firenze, 1 giugno 2004. La rubrica del portale dell'Aduc "la Pulce nell'Orecchio", curata da Annapaola Laldi, sta disaminando e sviscerando tutto il carrozzone economico che c'e' dietro il contributo obbligatorio dell'otto per mille che, ogni contribuente, volente o nolente, deve versare ad una confessione religiosa o allo Stato per presunti impieghi umanitari di quest'ultimo. Ricordiamo che c'e' un meccanismo perverso in questa legge, che la rende ancor piu' invisa di quanto gia' non lo sia di per se': se il contribuente non da' alcuna indicazione, il suo otto per mille viene diviso proporzionalmente rispetto alle indicazioni operate da chi ha scelto. Ed e' proprio su questo che vogliamo soffermarci, grazie ai dati del 2003 resi noti proprio in questi giorni, perche' ognuno sappia e valuti di conseguenza. Ricordiamo che i dati e il testo integrale sono a questo indirizzo http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=84738

UNO SGUARDO D'INSIEME SUL 2003 (redditi del 1999, denunciati nel 2000)
L'OPM (otto per mille) dell'IRPEF ammontava in totale a € 903.803.906,24 e che solo il 38,33% di esso e' stato distribuito secondo le scelte espresse (quindi circa 346 milioni e mezzo di euro); il resto (piu' di 557 milioni di euro, vale a dire circa il 160% della prima cifra) e' stato distribuito secondo le stesse percentuali delle scelte espresse a cinque dei sette "concorrenti", dato che le ADI (Assemblee di Dio in Italia) e i Valdesi non accettano le quote non espresse, che vengono assegnate allo Stato.
Riepilogando, se le scelte espresse sono il 38,33%, significa allora che il 61,67% dei contribuenti NON ha espresso la propria volonta' e quindi le percentuali di gradimento si modificano di parecchio se si rapportano al 100% dei contribuenti. Facciamo dunque un confronto di queste due percentuali, quella rispetto al 38,33% di chi ha scelto la destinazione OPM e quella rispetto alla totalita' dei contribuenti:
- Stato: 10,35% delle scelte espresse (e' il 3,97% sul totale dei contribuenti)
- Chiesa cattolica: 87,17% (e' il 33,41% sul totale)
- Valdesi: 1,21% (e' lo 0,46% sul totale)
- UCEI (Unione delle comunita' ebraiche italiane): 0,46% (e' lo 0,18% sul totale)
- Luterani: 0,32% (e' lo 0,12 sul totale)
- Avventisti: 0,28% (e' lo 0,10% sul totale)
- ADI (assemblee di Dio in Italia): 0,21% (e' lo 0,08% sul totale).

LO STATO ………
Lo Stato (preferenze relative: 10,35%; assolute: 3,97%) ha ricevuto in totale € 101.458.441,64 (per scelte espresse: € 35.8555.301,86; per scelte non espresse: € 65. 603.148,77). Fra le scelte non espresse attribuite allo Stato ci sono quelle che sarebbero toccate all'ADI e ai Valdesi, che vi hanno rinunciato. Per la precisione, lo Stato deve ringraziare i valdesi per una somma pari a € 6.744.248,01, e l'ADI per una somma pari a € 1.170.489,32.

……. E LE CONFESSIONI RELIGIOSE

- CHIESA CATTOLICA: (preferenze relative: 87,17%; assolute: 33,41%), ha ricevuto: € 787.845.865,07 (scelte espresse: € 301.981.320,08; scelte non espresse: € 85.864.544,99);
- VALDESI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi: circa 0,46% del totale OPM) : € 4.191.779,25;
- UCEI: (preferenze relative:0,46; assolute: 0,18) € 4.157.497,97 (scelte espresse: €1.593.568,97; scelte non espresse: €2.563.929,00);
- LUTERANI: (preferenze relative 0,32%; assolute: 0,12%) € 2.892.172,50 (scelte espresse: €1.108.569,72; scelte non espresse: € 1.783.602,78);
- AVVENTISTI: (preferenze relative: 0,28%; assolute: 0,10%) € 2.530.650,94 (scelte espresse: 969.998,50; scelte non espresse: €1.560.652,43);
- ADI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi circa lo 0,08% del totale OPM): € 727.498,88.

1 Giugno 2004
 

OTTO PER MILLE: AGGIORNAMENTO SULLE CONFESSIONI RELIGIOSE

(l'aggiornamento sull'OPM a gestione statale e' a questo indirizzo:
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=81752)



Sospendo per il momento l'elaborazione di dati e informazioni per l'ARCHIVIO OPM che, fra poco, trovera' una sua stabile collocazione nel sito dell'Aduc, per fornire un aggiornamento sull'OPM assegnato nel 2003 alle confessioni religiose e, per quanto possibile, sulla sua utilizzazione. Come e' noto a molte persone, le confessioni religiose che possono godere dell'assegnazione dell'OPM sono, per adesso, ancora sei, e le menziono secondo la loro denominazione ufficiale, mettendo fra parentesi l'eventuale abbreviazione che usero' in questa mia panoramica:
1) Chiesa cattolica;
2) Chiesa evangelica valdese -Unione delle chiese metodiste e valdesi (Valdesi);
3) Unione delle comunita' ebraiche italiane (UCEI);
4) Chiesa evangelica luterana in Italia (Luterani);
5 Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (Avventisti);
6) Assemblee di Dio in Italia (ADI).

UNO SGUARDO D'INSIEME SUL 2003
La tabella ufficiale della ripartizione (http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/ripartizione-2003.pdf) dell'OPM del 2003 (redditi del 1999, denunciati nel 2000) ci fornisce dati interessanti.
Da essa veniamo a sapere che l'OPM dell'IRPEF ammontava in totale a € 903.803.906,24 e che solo il 38,33% di esso e' stato distribuito secondo le scelte espresse (quindi circa 346 milioni e mezzo di euro); il resto (piu' di 557 milioni di euro, vale a dire circa il 160% della prima cifra) e' stato distribuito secondo le stesse percentuali delle scelte espresse a cinque dei sette "concorrenti", dato che le ADI e i Valdesi non accettano le quote non espresse, che vengono assegnate allo Stato.

Riepilogando, se le scelte espresse sono il 38,33%, significa allora che il 61,67% dei contribuenti NON ha espresso la propria volonta' e quindi le percentuali di gradimento si modificano di parecchio se si rapportano al 100% dei contribuenti. Facciamo dunque un confronto di queste due percentuali, quella rispetto al 38,33% di chi ha scelto la destinazione OPM e quella rispetto alla totalita' dei contribuenti:
- Stato: 10,35% delle scelte espresse (e' il 3,97% sul totale dei contribuenti)
- Chiesa cattolica: 87,17% (e' il 33,41% sul totale)
- Valdesi: 1,21% (e' lo 0,46% sul totale)
- UCEI: 0,46% (e' lo 0,18% sul totale)
- Luterani: 0,32% (e' lo 0,12 sul totale)
- Avventisti: 0,28% (e' lo 0,10% sul totale)
- ADI: 0,21% (e' lo 0,08% sul totale).
Un esempio per tutti di come funziona questo meccanismo: lo Stato, con il 3,97% di preferenze sul totale dei contribuenti, si attribuisce il 10,35 dell'intero OPM, e cosi' via per ciascun altro beneficiario che accetta le quote non espresse.
In seguito, richiamero' queste percentuali, voce per voce.
In questo primo approccio generale, inserisco anche lo Stato, di cui abbiamo gia' visto la gestione nei particolari (Pulce del 15.4.2004: http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=81752).

LO STATO ………
Lo Stato (preferenze relative: 10,35%; assolute: 3,97%) ha ricevuto in totale € 101.458.441,64 (per scelte espresse: € 35.8555.301,86; per scelte non espresse: € 65. 603.148,77). Fra le scelte non espresse attribuite allo Stato ci sono quelle che sarebbero toccate all'ADI e ai Valdesi, che vi hanno rinunciato. Per la precisione, lo Stato deve ringraziare i valdesi per una somma pari a € 6.744.248,01, e l'ADI per una somma pari a € 1.170.489,32. Tanto piu' dunque si propone l'interrogativo sulla liceita' di usare l'OPM dello Stato per opere relative alla Chiesa cattolica (non intendo dire che lo Stato non debba farsi carico del restauro di chiese, conventi, eccetera che rappresentano, comunque un patrimonio di tutto il Paese; si sostiene qui che questo andrebbe fatto con altri fondi, diversi da quelli dell'OPM; non e' solo una questione di buon gusto, ma anche di rispetto di quelle confessioni religiose che, rinunciando a prendere piu' di quanto viene loro espressamente attribuito, passano allo Stato, come si vede, una bella somma di denaro).

……. E LE CONFESSIONI RELIGIOSE
- CHIESA CATTOLICA: (preferenze relative: 87,17%; assolute: 33,41%), ha ricevuto: € 787.845.865,07 (scelte espresse: € 301.981.320,08; scelte non espresse: € 85.864.544,99);
- VALDESI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi: circa 0,46% del totale OPM) : € 4.191.779,25;
- UCEI: (preferenze relative:0,46; assolute: 0,18) € 4.157.497,97 (scelte espresse: €1.593.568,97; scelte non espresse: €2.563.929,00);
- LUTERANI: (preferenze relative 0,32%; assolute: 0,12%) € 2.892.172,50 (scelte espresse: €1.108.569,72; scelte non espresse: € 1.783.602,78);
- AVVENTISTI: (preferenze relative: 0,28%; assolute: 0,10%) € 2.530.650,94 (scelte espresse: 969.998,50; scelte non espresse: €1.560.652,43);
- ADI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi circa lo 0,08% del totale OPM): € 727.498,88.

Ed ora vediamo, confessione per confessione, quali notizie abbiamo sulla gestione dei fondi OPM.

CHIESA CATTOLICA (http://sovvenire.it)
La Chiesa cattolica offre un sommario riepilogo delle destinazioni dell'OPM. Un "quadro generale" segnala gli introiti arrotondati e le spese globali per settore per tutti gli anni dal 1990. Lo accompagnano tre schede illustrative delle attivita' comprese in ciascuna delle grandi voci a cui viene destinato l'OPM: esigenze di culto, opere di carita', sostentamento del clero. Nel quadro generale, per il 2003, e' segnalato un introito pari a poco piu' di MILLE MILIONI DI EURO, quindi circa 230 milioni di euro in piu' rispetto a quanto segnalato di sopra. Anche togliendo 79,4 milioni di euro che figurano come "riserva", restano sempre circa 150 milioni in piu' rispetto all'assegnazione dello Stato. Puo' darsi che cio' rappresenti l'atteso conguaglio, dato che la Chiesa cattolica riceve l'OPM in due fasi, come stabilisce il quinto comma dell'art.47 della L. 222/1985: "A decorrere dall'anno finanziario 1993, lo Stato corrisponde annualmente, entro il mese di giugno, alla Conferenza episcopale italiana, a titolo di anticipo e salvo conguaglio entro il mese di gennaio del terzo periodo d'imposta successivo, una somma calcolata sull'importo liquidato dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali relative al terzo periodo d'imposta precedente con destinazione alla Chiesa cattolica).
Questa somma di € 1.016.400.000,00, risulta cosi' ripartita:
- ESIGENZE DI CULTO: 422,5 milioni di euro (pari a circa il 42%). Questa voce comprende: stanziamenti alle diocesi per culto e pastorale, costruzione nuove chiese e canoniche nel Sud, iniziative di rilievo nazionale, beni culturali e artistici (per questi ultimi la spesa e' di 50 milioni di euro, pari a uno scarso 5%));
- SOSTENTAMENTO DEL CLERO: 329,5 milioni di euro (pari a circa il 33%); secondo la stessa Chiesa cattolica, nel 2001 i preti in servizio attivo erano 34.457 e quelli inabili 2.890.
- INTERVENTI CARITATIVI: 185 milioni di euro (pari a circa il 18,5%). In questa voce rientrano gli stanziamenti alle diocesi e a favore di iniziative nel Terzo mondo, oltre alle cosiddette "iniziative di rilievo nazionale".
Salta agli occhi che, introitando quasi dieci volte piu' dello Stato, la Chiesa cattolica spende per i beni culturali e artistici uno scarso 5%, mentre lo Stato, nel 2003, ha speso, per il restauro di edifici legati al culto cattolico, il 36,46% del proprio OPM.
VALDESI (http://chiesavaldese.org)
Mentre sto scrivendo (27 maggio 2004), sul sito dell'OPM della chiesa valdese non risulta ancora disponibile il rendiconto del 2003, che pero' e' stato pubblicato in un inserto del settimanale "Riforma" nell'autunno scorso, e che si puo' ottenere scrivendo a: 8xmille@chiesavaldese.org. Comunque, su questo sito sono consultabili tutti i rendiconti dal primo anno di godimento dell'OPM, cioe' dal 1997 (redditi del 1993).
Va subito detto che i Valdesi NON usano l'OPM per il mantenimento dei propri pastori/e ne' per altri scopi legati al culto. E' per loro, infatti, un principio inderogabile che tutto cio' che concerne il culto sia pagato di tasca propria da coloro che usufruiscono di esso o che comunque lo apprezzano. Di conseguenza, TUTTO L'OPM devoluto espressamente ai Valdesi e' usato per progetti di solidarieta' in diversi campi, in Italia e all'estero. Da notare che il rendiconto e' estremamente analitico e quindi consente di contattare direttamente le associazioni o le istituzioni destinatarie dei loro contributi. Nel 2003, il 64,46% e' stato speso per progetti in Italia (fra i quali rientrano anche quelli relativi ad opere della chiesa valdese sorella in Uruguay); il 27,84% per progetti all'estero (del restante 7,70% si parlera' alla fine, a proposito delle spese di gestione e pubblicita').
Per quanto riguarda la spesa in Italia (€ 2.713.649,03), i finanziamenti sono andati a progetti per:
- Cultura, pace e diritti umani: 25,99%;
- anziani e sanita': 24,97%;
- bambini e giovani: 23,20%;
- occupazione, assistenza sociale: 19,71%;
- rifugiati, migranti e nomadi: 6,13%.
Per quanto riguarda le spese all'estero (Europa dell'est, Africa, America meridionale, Asia), pari a € 1.166.933,78, la suddivisione e' stata la seguente:
- sviluppo agricolo e attivita' produttive: 30,14%;
- bambini e giovani: 28,12%;
- assistenza e sviluppo sociale: 22,57%;
- sanita': 12,60%;
- diritti umani: 6,57%.
UCEI (comunita' ebraiche): http://www.ucei.it
Sul sito dell'UCEI non si trova alcun archivio sull'OPM, che essa riceve dal 2000 (redditi 1996). Recentemente ho trovato soltanto un riepilogo delle percentuali distribuite nei vari settori relativo al 2001, senza pero' alcuna indicazione delle cifre assolute:
- attivita' formative in cultura ebraica: 50,71%;
- attivita' culturali: 23,75%
- tutela delle minoranze e attivita' sociali (lotta a razzismo, antisemitismo, assistenza anziani, infanzia e portatori di handicap): 17,50%;
- conservazione patrimonio artistico ebraico: 8,04% (a cui va aggiunto un contributo dall'OPM statale dello 0,6%, pari a 400 milioni di lire (€ 206.582,76 ).
Secondo un prospetto ufficiale relativo alla distribuzione OPM del 2001 (quindi redditi del 1997), all'UCEI erano stati assegnate £ 9.202.614.000 (pari a € 4.752.753,48), fra quote espresse e non espresse.
LUTERANI (http://www.elki-celi.org/it)
Ricevono l'OPM (compresa quota non espressa) dal 1999 (redditi del 1995). Attualmente sul loro sito non si trova un archivio OPM, ma e' disponibile il riepilogo della gestione del 2001, e cioe' £ 5.550.782.877 (pari a € 2.866.740,11), con l'indicazione delle quote espresse e non espresse, e delle percentuali di spesa, che riguardano anche opere legate al culto e al mantenimento dei pastori/e.
La suddivisione e' questa:
- per il concistoro: 37,4%
- per le comunita': 30,5%
- per i ministri di culto: 12,2%;
- per opere sociali: 9,9%.
Del restante 10% si parlera' alla fine, nel paragrafo su gestione e pubblicita' -a proposito della quale, ricordo che l'anno scorso la loro pubblicita' consisteva nella pubblicazione del rendiconto analitico dell'ultimo OPM incassato.
AVVENTISTI (http://www.avventisti.it)
Ricevono l'OPM (compresa la quota non espressa) dal 2000 (redditi del 1996). Come i Valdesi destinano l'OPM ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI SOCIALI E UMANITARI in Italia e all'estero. Sul loro sito si trova un archivio con rendiconti abbastanza analitici della gestione OPM, l'ultimo dei quali si riferisce al 2002, allorche' ricevettero € 2.677.069,37. La cifra che hanno gestito in realta' e' lievemente maggiore per un accantonamento precedente. La ripartizione in percentuale (ma loro danno le cifre assolute) e' la seguente:
- In Italia (progetti culturali, di accoglienza a giovani, stranieri, donne, interventi nelle carceri, ecc.): circa il 92%;
- All'estero (per analoghi progetti in Ghana, Marocco, Angola, Spagna e Albania): circa 8%.
ADI (http://www.adi-it.org/seas.html)
Ricevono l'OPM dal 1994 (redditi 1990). NON accettano la quota non espressa e destinano TUTTO L'OPM a progetti di solidarieta' in Italia e all'estero. L'organismo che si occupa dell'OPM si chiama "Servizio evangelico assistenza sociale" (SEAS). Non hanno un archivio della gestione OPM, non dicono la cifra ricevuta, ne' forniscono le percentuali per l'utilizzazione.
Attualmente si trovano indicazioni relative all'OPM 2003, che parlano del sostegno di "programmi di aiuto alimentare, medico e sociale, umanitario e di istruzione" nei seguenti paesi in Africa (Burkina Faso, Mozambico, Somalia, Ruanda e Congo), Asia (India), America Latina (Venezuela, El Salvador, Peru', Argentina), Europa dell'Est (Ucraina, Moldavia, Romania, Serbia, Croazia, Macedonia e Kosovo).
In Italia e' segnalato il sostegno a tre case di riposo, un orfanotrofio, due centri di riabilitazione per tossicodipendenti, colonie elioterapiche per ragazzi/e provenienti dalla Bielorussia (Chernobil), associazioni per la lotta al cancro e alla leucemia, eccetera.

PER CONCLUDERE
Un ultimo sguardo vale la pena di darlo alle spese di gestione e pubblicita'.
* Chiesa cattolica, ADI e UCEI non dichiarano niente a questo proposito.
* Valdesi, Avventisti e Luterani, invece, dichiarano quanto hanno speso per queste voci:
- I Valdesi dichiarano per il 2003 € 321.910,25 per spese di gestione (7,7%), di cui € 252.981,12 per la pubblicita' (6%).
- Gli Avventisti dichiarano per il 2002 quasi 310 mila euro di spese di gestione (11,6%), di cui €222.685,34 per la pubblicita' (8,4%).
- I Luterani, dal canto loro, dichiarano, per il 2001, il 10% di spese di gestione e pubblicita', lasciando a noi di stabilire che si tratta di circa 290 mila euro in cifra assoluta.

APPENDICE
TAVOLA DELLE CORRISPONDENZE PER IL PAGAMENTO OPM ALLE CONFESSIONI DIVERSE DALLA CHIESA CATTOLICA
- OPM 2003 (DENUNCIA REDDITI DEL 2000 RELATIVA AI REDDITI DEL 1999)
- OPM 2002 (DENUNCIA REDDITI DEL 1999 RELATIVA AI REDDITI DEL 1998)
- OPM 2001 (DENUNCIA REDDITI DEL 1998 RELATIVA AI REDDITI DEL 1997)
- OPM 2000 (DENUNCIA REDDITI DEL 1997 RELATIVA AI REDDITI DEL 1996)
ECCETERA…….
I primi a usufruire dell'OPM sono state le ADI (1993), poi i Valdesi (dal 1997), quindi i Luterani (1999), infine gli Avventisti e l'UCEI (dal 2000).

QUALCHE NOTIZIA SULLE INTESE
- I Valdesi, i primi a firmare un'Intesa con lo Stato italiano gia' il 21 febbraio 1984, quando l'OPM non era stato ancora inventato ne' si prevedeva che il finanziamento pensato per la Chiesa cattolica potesse essere esteso anche alle altre confessioni religiose, stipularono una nuova Intesa il 25 gennaio 1993, accettando l'OPM solo per le scelte espresse, dopo molte sofferte discussioni al loro interno. E' infatti dai redditi di quell'anno che essi cominciano a usufruire dell'OPM. Per precisione storica, va detto che, il Sinodo del 2001 approvo', sempre con molte discussioni e voti contrari, l'accettazione anche delle quote non espresse. Tuttavia, lo Stato non ha ancora risposto alla richiesta dei Valdesi di rivedere l'Intesa in tal senso, e quindi per ora i Valdesi continuano a usufruire solo delle quote espresse.
- Le ADI firmarono l'Intesa nel 1988 e accettarono subito l'OPM.
- Gli Avventisti, nella prima Intesa (1986), avevano rinunciato all'OPM. Lo hanno poi accettato, stipulando con lo Stato una nuova Intesa nel 1996.
- Anche l'UCEI ha stipulato due Intese; la prima nel 1987 (approvata dal Parlamento nel 1989) e la seconda nel 1996, nella quale accetta l'OPM.
- Nel 1993 lo Stato stipulo' un'altra Intesa con i Battisti (Unione cristiana evangelica battista d'Italia -UCEBI), che fu ratificata nel 1995. I Battisti NON accettarono l'OPM ne', per ora, hanno avuto ripensamenti. Per concludere l'argomento, occorre ricordare che il 20 marzo 2000 furono firmate due nuove intese, una con l'Unione buddhista italiana (UBI), e l'altra con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova (ambedue concorrono all'OPM; i Buddhisti accettano anche le quote non espresse, i Testimoni di Geova no). Sono passati quattro anni, ma queste intese attendono ancora la ratifica del Parlamento italiano. Perche'???

Gli ultimi aggiornamenti fino al 2006 e molto altro materiale sono reperibili al link:

http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/pulce/dossierottopermille.html


Altre notizie d'interesse:

http://www.lavoce.info/news/view.php?cms_pk=948


Torna alla pagina principale