FISICA/MENTE

 

NON DARE L'8 x 1000 ALLA CHIESA CATTOLICA

 

Il potere della Chiesa cattolica in Italia e la sua capacità d'interdizione di ogni avanzamento politico e sociale del Paese è fondato, oltre che sull'ignoranza dei problemi da parte della maggioranza dei cittadini, soprattutto sull'enorme mole di denaro che lo Stato italiano le destina.

Lungi dal pensare ad opere di bene o ad altre fantasie del genere, la Chiesa spende questi soldi per mantenere se stessa a livelli regali e per lanciare campagne contro i diritti civili dei cittadini italiani.

La legge che destina l'8 x 1000 alla Chiesa puntava alle origini sulla volontarietà dell'atto di finanziare la propria religione. Ma subito si è organizzata la truffa a danno dei cittadini ad opera principalmente dei parlamentari cattolici, con l'assordante silenzio degli altri. Secondo la legge, "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. IN CASO DI SCELTE NON ESPRESSE DA PARTE DEI CONTRIBUENTI, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE".
La truffa sta nella parte scritta in stampatello perché in essa si dice che anche chi non sceglie a chi destinare l'8 x 1000, lo deve comunque dare.

Come si stabilisce la proporzionalità ? Seconda truffa: non andando a vedere ogni dichiarazione dei redditi ma facendo un'indagine campione.

Mentre attendiamo che qualche parlamentare si faccia carico di portare avanti l'abrogazione quantomeno dell'indegna parte della legge scritta in stampatello, è oggi nostro fondamentale imperativo NON FIRMARE PER DESTINARE L'8 x 1000 ALLA CHIESA CATTOLICA.

Vi è un ulteriore elemento che permette una indegna discriminazione: non tutte le religioni sono ammesse alla ripartizione dei denari. E' naturalmente la Chiesa cattolica con i suoi parlamentari che blocca ogni altra ammissione perché se vi fosse calerebbero i soldi ad essa destinati. In particolare la religione musulmana è fuori con il paradosso che tali credenti non firmano per nessuna religione ma di fatto, per il meccanismo visto prima, destinano i loro soldi per circa il 90% alla Chiesa cattolica.

E questo vale anche per atei ed agnostici che non firmando devono destinare loro denari a quell'organizzazione di satrapi reazionari.

E non vale obiettare che i soldi si possono destinare allo Stato. Da quando si è saputo che con quei soldi Berlusconi ci ha finanziato il nostro contingente militare in Iraq, quella firma allo Stato non è più possibile a meno che venga cambiata radicalmente la legge con una destinazione dei soldi ESCLUSIVAMENTE ad opere umanitarie (ad esempio: servizio civile).

E' un grave problema che dovrebbe essere risolto da un Parlamento oggi al servizio del Vaticano.

Riporto di seguito una completa documentazione sullo scandalo dell'8 x 1000, gigantesco furto della Chiesa Cattolica a tutti gli italiani.

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Da: http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/#02

 

COSA SIGNIFICA “OTTO PER MILLE”?

Con il Concordato del 1929 lo stato italiano si impegnò a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico, con il meccanismo della congrua. Ritenendolo datato, nell’ambito delle trattative per il “nuovo” Concordato si decise un nuovo meccanismo di finanziamento alla Chiesa cattolica, solo in apparenza più democratico e trasparente in quanto allargato alle altre religioni: lo stato decideva di devolvere l’8 per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi.

IL TESTO DELLA LEGGE

L’otto per mille è normato dalla legge 222/85.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO?

Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.

Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.

Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

ECCO PERCHÉ È IMPORTANTE COMPILARE QUESTA SEZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI.

Qualora il contribuente non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione, può comunque effettuare ugualmente la scelta della destinazione dell’8 per mille consegnando il CUD in una busta chiusa agli enti preposti alla raccolta (poste, banche etc…).

LA DISTRIBUZIONE DEL GETTITO

Il Ministero delle Finanze, già restio a fornire statistiche in merito (comunica i dati alle sole confessioni religiose, che ne danno notizia con estrema riluttanza), è peraltro estremamente lento nel diffondere i dati. Le ultime comunicazioni ufficiali e definitive si riferiscono incredibilmente alle dichiarazioni dei redditi del 2001 (redditi 2000).

Questa la distribuzione:

87,25%

Chiesa Cattolica

10,28%

Stato

1,27%

Valdesi

0,42%

Comunità Ebraiche

0,31%

Luterani

0,27%

Avventisti del settimo giorno

0,20%

Assemblee di Dio in Italia

 

Va notato che, in tale occasione, su oltre trenta milioni di contribuenti solamente il 39,62% ha espresso un’opzione, solo il 34,56% della popolazione, quindi, ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica. Per dare un’idea dell’enormità della cifra corrisposta grazie a questo meccanismo, la Conferenza Episcopale ha disposto nel 2004 di contributi per 936,5 milioni di Euro.

COME VENGONO SPESI QUESTI SOLDI?

  • CHIESA CATTOLICA
    Nato come meccanismo per garantire il sostentamento del clero, tale voce è diventata, percentualmente, sempre meno rilevante (il 34,1% del totale). Parrebbe infatti che la Chiesa cattolica prediliga destinare i fondi ricevuti dallo Stato alle cosiddette “esigenze di culto” (47,2%): finanziamenti alla catechesi, ai tribunali ecclesiastici, e alla costruzione di nuove chiese, manutenzione dei propri immobili e gestione del proprio patrimonio. Ovvio che non vedremo mai alcuno spot su queste tematiche: ai tanto strombazzati aiuti al terzo mondo, cui è dedicata quasi tutta la pubblicità cattolica, va guarda caso solo l’8% del gettito. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.sovvenire.it.
  • STATO
    Lo Stato è l’unico competitore per l’otto per mille che rifiuta di farsi pubblicità. Il Governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito internet.
  • CHIESA VALDESE
    Rifiuta di destinare i fondi ottenuti alle esigenze di culto e al sostentamento del clero. Per maggiori informazioni vai su www.chiesavaldese.org.
  • LUTERANI
    Una parte dei fondi viene utilizzata per il sostentamento dei pastori. Per maggiori informazioni vai su www.elki-celi.org.
  • COMUNITÀ EBRAICHE
    I fondi sono utilizzati per «…solidarietà sociale, attività culturali, restauro patrimonio storico, sostegno ad attività giovanili, strutture ospedaliere per la cittadinanza, cultura della memoria, lotta a razzismo e pregiudizio». Per maggiori informazioni vai su www.ucei.it.
  • CHIESE AVVENTISTE
    Rifiuta anch’esse di destinare i fondi ottenuti alle esigenze di culto e al sostentamento del clero. Per maggiori informazioni vai su www.avventisti.it.
  • ASSEMBLEE DI DIO
    I fondi sono destinati esclusivamente alle missioni e alla beneficienza. Per maggiori informazioni vai su www.adi-it.org.

PERCHÉ ABROGARE IL MECCANISMO?

  • perché il meccanismo doveva essere basato sulla volontarietà, ma la ripartizione delle scelte inespresse vìola, di fatto, questo principio;
  • perché è un finanziamento a fondo perso a favore di confessioni religiose che si dovrebbero autofinanziare. Soprattutto nel caso della Chiesa cattolica, gran parte di questi contributi non ha alcuna utilità sociale;
  • perché è una partita truccata: a differenza delle confessioni religiose, lo Stato italiano non fa alcuna pubblicità per sé e non informa su come destina questi fondi. Quando nel 1996 il ministro Livia Turco propose di destinare i fondi di competenza statale all’infanzia svantaggiata, il “cassiere” della Conferenza Episcopale Italiana Nicora reagì duramente, sostenendo che «lo Stato non deve fare concorrenza scorretta nei confronti della Chiesa»;
  • perché è una partita a cui non tutti possono giocare: sono ammesse solo le confessioni sottoscrittrici di un’Intesa con lo Stato. Ecco perché la Chiesa, attraverso i parlamentari cattolici, blocca l’accordo (già sottoscritto) con i Testimoni di Geova e impedisce l’avvio di trattative con gli islamici: i fedeli di queste religioni, ben disciplinati, grazie al meccanismo delle scelte inespresse porterebbero alle loro gerarchie una contribuzione ben superiore alla loro percentuale reale, con un danno valutabile in centinaia di milioni di Euro per la Chiesa cattolica.
  • perché è un meccanismo non chiaro, che trae in inganno non solo il semplice cittadino ma anche la persona colta. Un giornalista Rai ha dovuto addirittura scusarsi in diretta per la sua non conoscenza del meccanismo;
  • perché lo Stato, erogando questi finanziamenti, è costretto a cercarsi altre entrate con nuove forme di tassazione della popolazione.

ALTRI CONTRIBUTI STATALI ALLA RELIGIONE CATTOLICA

  • sempre con la dichiarazione dei redditi, è possibile dedurre dal proprio reddito versamenti alle chiese fino all’ammontare di due milioni di vecchie lire, intorno ai mille Euro; in proposito, rileviamo come il numero di offerte per il sostentamento dei sacerdoti sia calato, negli ultimi nove anni, del 14%, con conseguenti minori entrate del 18%;
  • pagamento pensioni al clero: un fondo speciale dal disavanzo perennemente in rosso. Fortunatamente, con la Finanziaria 2000 si è intervenuti almeno su questi, innalzando a 68 anni l’età pensionabile e aumentando i contributi a carico dei sacerdoti;
  • esenzione fiscale totale, comprese imposte su successioni e donazioni, per le parrocchie e gli enti ecclesiastici;
  • pagamenti degli stipendi agli insegnanti di religione, nominati dai vescovi: incidono per più di 1.000 miliardi (delle vecchie lire) sul bilancio statale;
  • finanziamenti alle scuole cattoliche;
  • in varie regioni, parte degli oneri di urbanizzazione a disposizione dei comuni deve essere destinata agli «edifici di culto».
    Non solo. Recentemente sono state stipulate intese ad hoc tra diverse Giunte e Conferenze episcopali regionali che hanno riguardato anche i beni culturali ed ecclesiastici, il turismo religioso e la retribuzione del personale ecclesiastico presente negli ospedali.
  • contributi agli oratorî: concessi da diverse regioni, nel maggio 2001 sono stati presentati due disegni di legge (identici) da parte di alcuni parlamentari dell’UDC. Nel luglio 2003 tali testi, dopo alcune modifiche, sono diventati legge. Contro il provvedimento si sono espressi ben pochi parlamentari: tra i contrari Tiziana Valpiana, la cui dichiarazione di voto contrario alla Camera dei deputati contiene importanti dichiarazioni sulla necessità di una effettiva parità tra credenti e non credenti.

Per un quadro di insieme vai al documento Quanto costa allo stato il finanziamento della chiesa Cattolica, di Marcello Vigli, presente sul nostro sito.

Nell’ambito del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria 2006, il Parlamento ha introdotto l’esenzione ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa (ulteriormente estesa alle associazioni no-profit). Secondo stime dell’ANCI, il provvedimento avrebbe comportato minori entrate per i Comuni nell’ordine di 700 milioni di Euro. Il d.l. 223 del 4 luglio 2006 ha successivamente eliminato tale esenzione. La sua formulazione («Attività di natura esclusivamente commerciale»), tuttavia, di fatto vanifica il provvedimento e mantiene in vigore tale privilegio: è infatti sufficiente che all’interno dell’immobile destinato ad attività commerciale si mantenga una piccola struttura destinata ad attività religiose.


http://www.zaratustra.it/

L'otto per mille
Forse non tutti sanno che...

 


Il finanziamento alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984, con l'inghippo dell'otto per mille sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano, è, nella formulazione italiana, null'altro che una truffa in quanto la percentuale dei contribuenti che firmano l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45%, che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa quasi il 90%.

In altri paesi con forte presenza cattolica le cose sono regolate in modo più giusto e trasparente. In Germania ad esempio il credente versa volontariamente alla sua chiesa un 9 per cento dell'imposta sul reddito pagato, chi non vuole semplicemente non paga; in Spagna il contribuente può dichiarare che lo 0,5 per cento del gettito fiscale possa essere destinato alla Chiesa o allo Stato, in assenza di scelta la cifra è destinata ad altri fini. In Italia invece la Chiesa Cattolica, mai sazia di privilegi, è riuscita a mettere a punto e far approvare un meccanismo perverso che le consente di incamerare quasi totalmente il cosiddetto otto per mille dell'IRPEF, qualunque sia la scelta o la non scelta degli italiani. La relativa legge che consente la truffa può essere quindi considerata più rispondente a reciproci interessi politico-economici che a una precisa definizione della volontà dei cittadini.
Il nuovo sistema di finanziamento dell'organizzazione ecclesiastica è oggi regolato dalla legge 222 del 20.05.1985, e recepisce gli accordi raggiunti il 15.11.1984 da Mons. Attilio Nicora e dal prof. Francesco Margiotta Broglio. Al secondo titolo del punto 3 del Protocollo Addizionale Beni ecclesiastici e sostentamento del clero", viene superato il precedente sistema della congrua sia nella forma dell'erogazione sia nella gestione dei fondi. L'articolo 21 infatti prevede la creazione di un " Istituto per il sostentamento del clero" alle dipendenze del vescovo di ogni diocesi, e di un " Istituto Centrale" alle dipendenze della CEI, dove far confluire l'enorme tributo dell'otto per mille e i versamenti fino a due milioni detraibili dalla denuncia dei redditi. L'articolo 46, che prevede appunto questa forma di erogazione, chiamata "obolo" perché elargisce un contributo personale, grava comunque sulle pubbliche finanze sotto forma di minori introiti di imposta. C'è da aggiungere che gli esperti finanziari pensavano che da queste libere offerte venisse la parte più rilevante del finanziamento della chiesa, ma così non è stato. Il loro gettito è stato di circa 45 miliardi l'anno, ed è attualmente in diminuzione. Questo smacco dimostra in maniera clamorosa che il nuovo finanziamento in nessun modo si può chiamare "Autofinanziamento".

L'entità dell'otto per mille dell'IRPEF è attualmente di circa mille miliardi ma, per effetto dell'inflazione, è ovvio che il suo aumento farà sempre lievitare la percentuale da attribuire alla Chiesa Cattolica.
Questo versamento effettuato da TUTTI i cittadini può essere suddiviso mediante una scelta espressa fra lo Stato, la Chiesa Cattolica e le altre piccole confessioni religiose che hanno accettato di partecipare alla spartizione (i Testimoni di Geova, i più pericolosi concorrenti del Vaticano, sono da dieci anni in attesa di essere inseriti, ma inutilmente).
Ma il meccanismo perverso che favorisce la Chiesa Cattolica è la quota dell'otto per mille di quei cittadini che, intendendo sottrarsi a tale invito, non firmano nessuna preferenza e di quei cittadini che, riconoscendosi in un'etica laica, scelgono lo Stato Italiano e loro malgrado sono quasi totalmente aggiunti alla quota riservata alla Chiesa Cattolica, in virtù di uno stratagemma ideato per aggirare l'ostacolo dei non credenti e mantenere il più alto possibile l'introito per la Chiesa Cattolica.
Lo stesso comma 3 si conclude così: ...in caso di scelta non espressa da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse. Quale che sia, cioè, la percentuale delle scelte espresse, anche la quota su cui non è stata effettuata nessuna scelta viene distribuita alla Chiesa Cattolica o allo Stato, in percentuale alle scelte a loro favore. Solo fra loro, perché le altre confessioni dignitosamente non hanno accettato di partecipare a questa ulteriore spartizione.

Un esempio concreto: se su 100 cittadini 90 non si esprimono (per disinteresse o per tacita delega allo Stato), e solo 8 firmano per la Chiesa Cattolica, l'80 per cento della quota IRPEF stabilita andrà alla Chiesa Cattolica. Ecco come in Italia una evidente minoranza può diventare la quasi totalità degli italiani che finanzieranno, loro malgrado, un'associazione religiosa. Anche le somme accumulate per la scelta a favore dello Stato sono convogliate ad opere assistenziali, in Italia quasi interamente in mano alla Chiesa Cattolica. In tal modo non viene assolutamente rispettata la volontà di chi, non scegliendo o scegliendo lo Stato, ha inteso sottrarsi all'obbligo di partecipare a questa specie di referendum che, fra l'altro, viola il diritto di riservatezza. Non solo viene limitata la libertà di scegliere o non scegliere, ma è evidente l'intrusione nel segreto delle coscienze. Questa situazione si aggrava ulteriormente da quando la legge consente ai lavoratori dipendenti di affidare al datore di lavoro la redazione della proprio denuncia dei redditi, per possibili rischi di rappresaglie sul posto di lavoro.

Un'altra cosa non corretta è il sistema di conteggio delle scelte effettive dei contribuenti la cui percentuale non viene attribuita contando la reale destinazione della scelta espressa, ma con un sorteggio a campione che molti ritengono addirittura illegale.
Quanto all'entità delle somme erogate alla CEI sulla base di tale forma di finanziamento, è previsto un complesso sistema di transizione che stabilisce anticipi e conguagli annuali e di triennio in triennio. Gli acconti versati dallo Stato alla CEI con il nuovo sistema dell'otto per mille sono di circa 700 miliardi l'anno, salvo poi conguagli e ulteriori anticipi che nel 1996 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1500 miliardi più 800 miliardi, sempre a conguaglio, che la magnanimità dei vescovi ha accettato fossero rateizzati. Dopo l'erogazione di quest'enorme cifra, che dalle disastrate casse della Repubblica Italiana è passata a rimpinzare quelle del Vaticano, il Card.Ruini ha avuto modo di dichiararsi soddisfatto e durante una recente assemblea della CEI ha indicato anche come saranno ripartiti i 1500 miliardi appena ricevuti:

 

Un esempio di opere nel terzo mondo sono anche i 40.000 dollari donati dal Vaticano alla Croazia durante la guerra con la Bosnia.

Come è a tutti evidente solo una minima parte dell'otto per mille va in opere di carità, che oltretutto non sono verificabili da nessuno, come conferma l'art.44 del titolo 2 sempre del Protocollo Addizionale: si stabilisce che la CEI trasmetta annualmente all'Autorità Statale un rendiconto relativo all'effettiva utilizzazione delle somme ricevute a vario titolo direttamente dai cittadini o dallo Stato". Su tali rendiconti, però, non sono previsti né controlli né verifiche. Prima lo Stato stipendiava direttamente i preti, ora, con la nuova intesa, il finanziamento va direttamente ai vescovi, aumentando notevolmente l'autorità nei loro confronti.
Di diversa natura sono i contributi che vanno a sostenere opere e associazioni cattoliche nel contesto del finanziamento di attività sociali, assistenziali, scolastiche, editoriali di vario genere: sono finanziamenti in gran parte assicurati dalle Regioni, dai Comuni e ancora dallo Stato.

La verità è che tra una cosa e l'altra lo Stato Italiano sta concentrando un'enorme quantità di denaro nelle casse di uno stato straniero non democratico e non controllabile. C'è da osservare infine che nella pubblicità svolta attraverso radio, televisioni pubbliche e private, giornali, opuscoli e perfino le comunicazioni bancarie ai clienti e con l'aiuto massiccio delle aziende a partecipazione statale come la SIP prima, la Telecom adesso, la CEI afferma di non ricevere più contributi diretti dallo Stato, in seguito ad una scelta di libertà e di povertà evangelica. Niente di più falso. La legge parla esplicitamente di somme ricevute "direttamente" dallo Stato, come del resto i fatti confermano. Il regime di privilegio si evidenzia anche perché a fare propaganda è sostanzialmente solo la gerarchia cattolica, lo Stato non entra praticamente in competizione e le altre confessioni non hanno la forza per garantirsi una vera campagna di spot.
La Chiesa con i suoi enormi patrimoni ha da tempo capito che la forza del cristianesimo sta nel potere che si mantiene con il possesso e il continuo accumulo di ricchezze, catturando e azzannando i beni della terra. Attilio Nicora detto "Monsignor otto per mille" e ora vescovo di Verona è un esempio attuale della febbrile penetrazione della Chiesa nel mondo della finanza. A lui, per aver ideato la truffa dell'otto per mille, il Vaticano sta riservando una luminosa carriera (prossimo arcivescovo di Milano?); intanto a Verona, attraverso l'opera sua, è sorto un grosso Pool di Banche cattoliche, una sorta di IOR, che per importanza è il terzo polo in Italia. Il Pool unisce infatti la Cariverona, l'Unicredito a cui fanno capo la Cassamarca di Treviso, la Cassa di Risparmio di Trieste, la Cassa di Risparmio di Gorizia, quella di Udine e Pordenone, la Banca di Trento e Bolzano (già della Curia Trentina). E' in patto con l'Ambro-Veneto e con la Cassa di Risparmio di Torino e Genova, ed ha comprato quote della Popolare di Verona (la Popolare con quei soldi ha pagato il Banco dei Santi che ora fa parte della Popolare, il cui presidente Zanotto, come i suoi dirigenti, è sempre dell'Opus Dei).

Alla Chiesa adesso non interessano più i partiti di riferimento: il gregge è ormai politicamente disperso. Alla Santa Chiesa interessano ora più che altro le BANCHE. Il grande polo bancario padano dovrebbe essere di 43 mila miliardi di raccolta, 26 mila miliardi di impieghi, 7 mila miliardi di patrimonio con 800 sportelli. Tutto sotto l'egida della Chiesa Cattolica e la protezione dello Spirito Santo.

E' sotto gli occhi di tutti l'immagine di un cristianesimo aziendale, di possesso e di rapina, visto che i loro immensi patrimoni immobiliari e le loro ricchezze in genere non pagano una lira di tasse. La degenerazione capitalista tanto denunciata da Wojtyla è solo ipocrisia.


Mario Patuzzo
 


OTTO PER MILLE

 

Dal sito dell'ADUC e da "La pulce nell'orecchio" riporto alcuni lavori di interesse di Annapaola Laldi sulla vicenda truffaldina del finanziamento principalmente della Chiesa cattolica. Si parla anche del dove vanno a finire i soldi destinati allo "Stato".

Roberto Renzetti


 

http://www.aduc.it/dyn/ricerca/index.php?ricerca=Annapaola%20Laldi&tipo=&L1=0 
http://www.aduc.it/dyn/ricerca/?ricerca=OTTO+PER+MILLE&tipo=pulc&x=24&y=16   

15 Aprile 2001
 

OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO

 

 
Primavera bislacca. Con qualche brivido che ti corre per la schiena. Non solo per la temperatura a volte piu' bassa di quella di febbraio, ne' al pensiero del dilemma pasquale "mangio l'uovo di cioccolata o non lo mangio", perche', a dispetto del film, la cioccolata, in francese o in italiano che sia, ti fa male lo stesso, ma soprattutto perche' e' tempo di cominciare a compilare il "730" o comunque a ordinare le carte per il "740", pardon, l'"UNICO", che sara' anche unico, ma intanto tutti gli anni e' li' che ti aspetta al varco.
E a tutto cio' si lega anche la domanda: l'otto per mille a chi lo do'? Perche', se non esprimo la mia preferenza, nei fatti la esprimo .... per lo Stato e la Chiesa cattolica, perche' cosi' vuole la legge. E l'altra, che credo attraversi la mente di tutti, almeno per un istante: ma di questi soldi che se ne fanno?
Cosi', mi e' venuto in mente di andare a curiosare sull'argomento, partendo dalla quota attribuita allo Stato. L'unico rendiconto preciso che ho trovato e' stato quello del 1999; di quello del 2000 ho rinvenuto solo una traccia nelle osservazioni di una commissione parlamentare.
Prima, pero', un sia pur breve riassunto "delle puntate precedenti", cioe' del perche' e per come esiste questa cosa che si chiama "Otto per mille". Per chi se lo sia dimenticato o, forse per ragioni anagrafiche, se lo sia ritrovato fra i piedi senza sapere chi ringraziare.

La nascita dell'OTTO PER MILLE va ricercata nella L.222/1985 che si intitola "Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi" . Questa e' una legge scaturita dalla revisione del Concordato tra l'Italia e la Santa Sede, che fu firmata da Craxi e Casaroli il 18 febbraio 1984.
L'art.47, secondo comma, di questa legge recita, infatti: "A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica", mentre il terzo comma stabilisce che "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse". L'art.48 precisa meglio i binari su cui dovra' muoversi la gestione dell'otto per mille, affermando che: "Le quote di cui all'articolo 47, secondo comma, sono utilizzate: dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettivita' nazionale o di Paesi del terzo mondo".
Per completezza di informazione, va detto che, con la firma delle INTESE scaturenti dall'art.8 della Costituzione, avvenuta fra il 1984 e il 1993, la possibilita' di fruire dell'otto per mille e' stata estesa alla Chiesa valdo-metodista, all'Unione delle chiese cristiane avveniste del 7° giorno, alle Assemblee di Dio in Italia, all'Unione delle comunita' ebraiche, all'Unione cristiana evangelica battista in Italia e alla Chiesa evangelica luterana in Italia; e resta aperta per ogni altra religione o confessione religiosa che firmi, in futuro, un'Intesa con lo Stato italiano.

Resta pero' poco comprensibile come mai lo Stato si sia messo su questo piano concorrenziale con religioni e confessioni religiose, come mai sia ricorso a questo artificio che lo caccia in molte difficolta' e contraddizioni.

Attualmente la gestione dell'otto per mille devoluto allo Stato e' regolata dal D.P.R. 10 marzo 1998, n.76 , in cui, all'art.2 si precisa che: "Sono ammessi alla ripartizione della quota dell'otto per mille a diretta gestione statale gli INTERVENTI STRAORDINARI per fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali" (comma 1). Che cosa si considera per STRAORDINARIO a proposito di fame nel mondo e conservazione dei beni culturali cerca di dirlo (a me pare con modesti risultati per la mente del normale cittadino) l'art.2 (comma 6), quando afferma che: "gli interventi ..... sono considerati straordinari ...... quando esulano effettivamente dall'attivita' di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse finanziarie".

Un'ulteriore sosta su questo articolo. Il comma 2 prevede che "gli interventi per fame nel mondo sono diretti alla realizzazione di progetti finalizzati all'obiettivo dell'autosufficienza alimentare nei Paesi in via di sviluppo, nonche' alla qualificazione di PERSONALE ENDOGENO da destinare a compiti di contrasto delle situazioni di sottosviluppo e denutrizione che minacciano la sopravvivenza delle popolazioni ivi residenti". A parte la curiosita' di sapere cosa ha voluto dire il legislatore con "ENDOGENO" al posto di autoctono (che per le persone sembrerebbe, vocabolario alla mano, il termine corretto), cio' che colpisce e' il fatto che, a fronte di queste parole, nel 1999, ad esempio, per questo scopo e' stato stanziato lo 0,44% della cifra disponibile (e cioe' 154 milioni e mezzo su 34 miliardi e 740 milioni). L'impressione e' che qualcosa in questo settore non funzioni un gran che.

Il DPR 76/98 prevede inoltre che possano "accedere alla ripartizione ...... le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche e gli enti pubblici e privati", escludendo ogni fine di lucro e dettando i requisiti soggettivi (art.3) e oggettivi (art.4) per poter usufruire del finanziamento.

Riportando le cifre dello stanziamento del 1999 per il settore "fame nel mondo", eccoci arrivati al nocciolo della questione. Come spende lo Stato i soldi dell'otto per mille?

Possiamo vederlo con precisione per il 1999, grazie al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 novembre 1999 .
Intanto va detto che lo stanziamento iniziale era stato di 198 miliardi. Com'e' che si e' arrivati, invece, ai 34 miliardi e 740 milioni che ho menzionato prima?

Ben 166 miliardi e mezzo sono stati spesi dal Governo con lo strumento del decreto-legge quindi saltando a pie' pari la disposizioni dell'art.7 (commi 1 e 2) del DPR 76/98, in cui si stabilisce che "entro il 30 settembre di ogni anno" il Presidente del Consiglio deve sottoporre lo schema del decreto di ripartizione della quota dell'otto per mille alle competenti commissioni parlamentari.
Di questi, mentre 26 miliardi sono stati attributi alla protezione civile per la ricostruzione nei comuni messinesi a seguito del terremoto del 14 febbraio 1999 (6 miliardi e mezzo) e per interventi straordinari dei Vigili del Fuoco relativi agli incendi boschivi (20 miliardi), e quindi destinati a uno scopo in linea con quanto richiesto dalla normativa, gli altri 140 miliardi sono stati spesi per missioni di pace. E qui la rispondenza alla normativa e' dubbia. Lo e' di certo nel primo, in cui 40 miliardi sono serviti a coprire le spesa della destinazione di 150 osservatori dell'OCSE in Kossovo e di 250 militari in Macedonia, perche' questo personale risulta dipendente da organismi e ministeri ben individuati che hanno un proprio bilancio con cui coprire le spese, e lo e' anche nel secondo caso in cui sono stati attribuiti 100 miliardi per l'assistenza ai rifugiati in Kossovo, perche' nella normativa si parla, si', di assistenza ai rifugiati, ma a quelli che sono in Italia. E per questi ultimi, nel 1999, la spesa a carico dell'otto per mille è stata di 829 milioni scarsi.
Cio' che e' rimasto (31 miliardi e mezzo) e' stato integrato da una successiva legge con altri 3 miliardi e 200 milioni e la ripartizione e' quella presentata nella tabella che segue, in cui le cifre sono espresse in milioni:

Fame nel mondo Calamita’ naturali Assistenza rifugiati Conservazione beni culturali Per edifici religiosi cattolici Per altri beni culturali Varie (1) Totali 154,446 2.798 828,714 16.794,148 11.355,692 2.809 34.740 0,44% 8,1% 2,4% 48,34% 32,62 % 8,1% 100% (1) Sono interventi messi esplicitamente in rilievo dal decreto come particolarmente meritevoli di attenzione, anche se, probabilmente, al limite dell’ammissibilita’ circa i requisiti previsti dal D.P.R. 76/98: 1) Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli (1 miliardo); 2) Societa’ geografica italiana (199 milioni); 3) Fondazione Istituto Gramsci (300 milioni); 4) Provincia di Ascoli Piceno (900 milioni); 5) Accademia di Studi italo-tedeschi di Merano /Meran (410 milioni). Cio' che salta agli occhi in questa tabella e' che per la conservazione e il restauro di edifici religiosi cattolici e' stato speso il 48,34% del totale.
Perche' di questi edifici di culto non si e' presa cura, in primo luogo, la Chiesa cattolica con i proventi che le arrivano grazie agli articoli 46 e 47 della L.222/1985?
Perche' lo Stato, con i soldi dell'otto per mille, non favorisce il recupero di edifici civili che sicuramente ci sono, e che potrebbero rispondere anche ai bisogni di aggregazione della popolazione (penso ai giovani o comunque a chi ha ama fare musica, teatro o altro ancora, e ha difficolta' a trovare spazi dignitosi e a buon mercato)?
E anche: perche' lo Stato si e' arrogato il diritto di devolvere, nei fatti, alla chiesa cattolica del denaro che esplicitamente e' stato devoluto a esso Stato e altrettanto esplicitamente negato alla chiesa cattolica (e alle altre confessioni e religioni a cui e' possibile attribuirlo)? Non si configura questo fatto come un aperto dispregio della volonta' dei cittadini?

Per quanto riguarda la gestione dei fondi del 2000, come ho gia' accennato, l'unica fonte che ho trovato e' il resoconto della Commissione Istruzione della Camera (12.10.2000) , che fornisce comunque dati interessanti. Si viene infatti a sapere che anche l'anno scorso il Governo ha "sottratto" 110 miliardi (dagli originari 200) per prorogare missioni internazionali di pace, "che" -osserva questa Commissione- "potrebbero .... essere piu' opportunamente finanziate a carico di altri capitoli del bilancio". Dei restanti 90 miliardi, 11 sono destinati a interventi per calamita' naturali, 21 per l'assistenza ai rifugiati e 51 per la tutela dei beni culturali. Sarebbe importante sapere se, anche nel 2000, sono stati privilegiati di nuovo i luoghi di culto cattolici.

Dalla lettura di questo resoconto, cosi' come dei pareri della Commissione Bilancio del Senato del 1997 e del 1999, si nota l'esistenza di molti problemi inerenti alla gestione dell'otto per mille: dalla contestabilità dell'uso di ingenti somme con lo strumento del decreto legge alla ricerca di una "giustizia" nella distribuzione dei fondi non solo fra i vari settori (umanitario, ambientale e culturale), ma anche, e forse soprattutto, fra le varie regioni. Insomma, un bel motivo di ulteriori rammarichi, divisioni, polemiche.
Ed emerge così con forza il problema che sta alla radice: ma ha davvero un senso che lo Stato si metta in concorrenza con le religioni e si faccia assegnare un contributo da gestire "a scopi di interesse sociale, ambientale o umanitario", quando perseguire questi scopi fa parte integrante della sua ragion d'essere?
Lascio aperta la questione. Forse l'argomento e' capace di appassionare e c'e' caso che qualche lettrice o lettore abbia voglia di dire la sua.
Intanto BUONA PASQUA. Comunque sia intesa.
 
Allegati
 

  1 Maggio 2001

 

OTTO PER MILLE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?



IL CONCORDATO CON LA CHIESA CATTOLICA
 
L'otto per mille (da ora in poi OPM) nasce con l'art.47 (commi 2 e 3) della L.222/1985 (Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi) . Tale legge, a sua volta, e' il frutto del lavoro di una commissione paritetica fra Italia e Santa Sede istituita il 18 febbraio 1984, quando fu firmato l'accordo di revisione del Concordato del 1929, e si occupa esclusivamente, come dice il suo titolo, di questioni economiche.
Le ragioni storiche che, fin dalla fondazione dello Stato unitario, hanno spinto i diversi governi italiani a considerare l'Italia come in "debito" verso la Chiesa cattolica, la portata dell'ampio e multiforme impegno economico che lo Stato italiano attualmente dispiega a suo favore, nonche' alcune problematiche interne alla Chiesa relative alla gestione centralizzata del finanziamento statale , sono ben spiegate e documentate in un articolo di Marcello Vigli a cui volentieri rimando.

L'art.47 della L.222/1985, al comma 2, stabilisce dunque che: "A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica", mentre, al comma 3 precisa che "le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. IN CASO DI SCELTE NON ESPRESSE DA PARTE DEI CONTRIBUENTI, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE".

Parlando, quindici giorni fa sempre su questa rubrica, dell'otto per mille a diretta gestione statale, mi chiedevo perche' mai lo Stato si fosse messo su un piano concorrenziale con le Confessioni religiose, cacciandosi automaticamente nella enorme contraddizione di chiedere ai contribuenti un "obolo" per perseguire scopi (di interesse sociale, ambientale, culturale, umanitario) che fanno parte integrante della sua ragion d'essere. Con tutto il carteggio di rammarichi, divisioni, polemiche che ne accompagnano la gestione, come e' ben testimoniato dai resoconti delle commissioni parlamentari.

Il motivo c'e', e va detto che sembra assolutamente estraneo ai diretti interessi dello Stato, ma direi anche alla sua etica. Lo Stato HA DOVUTO RECITARE LA PARTE DEL CONCORRENTE della Chiesa cattolica per assegnarle una parte piu' alta di finanziamento rispetto a quella che le verrebbe in base alle SCELTE ESPRESSE dei contribuenti. Per capire bene il meccanismo e' meglio fare un esempio pratico. Mi riferiro' al 1996 (IRPEF 1995), anno di cui ho trovato i dati ufficiali relativi alle percentuali, salvo il numero preciso dei contribuenti, che comunque si dovrebbe aggirare intorno ai 30 milioni.
In quell'anno ha espresso la scelta il 45,49% dei contribuenti. Di questi, l'82,56% ha scelto la Chiesa cattolica, ed e' questa percentuale dell'OPM che le e' stata assegnata in virtu' di quell'ultima frase dell'art.47 (comma 3) della L.222/1985.
Ma, rispetto alla totalita' dei contribuenti, la percentuale di chi ha scelto la Chiesa cattolica si attesta al 37,56%, ed ecco quindi che quella disposizione fa lievitare ampiamente la percentuale reale, facendo contare circa due volte e mezzo ogni firma a favore della Chiesa. Ma, per poter fare questa operazione, per poter, cioe' distribuire sempre e comunque tutto l'OPM, era necessario che entrasse in gioco un partner, che non poteva che essere lo Stato.
Se, infatti, lo Stato si fosse limitato a mettere a disposizione questa cifra e avesse detto ai contribuenti: "Chi vuole, puo' destinarla alla Chiesa cattolica", e' chiaro che ad essa sarebbe potuta e dovuta andare SOLTANTO la parte indicata espressamente (il 37,56% nel 1996), e il resto sarebbe tornato nella disponibilita' dello Stato, senza la minima complicazione per quest'ultimo. Ma il fatto che i beneficiari dell'OPM, in partenza, siano stati due -Chiesa cattolica e Stato- ha permesso di dividere fra i due tutta la torta, tenendo conto delle percentuali calcolate sulle scelte espresse, e ignorando, quindi, ogni riferimento alla totalita' dei contribuenti, alla loro reale volonta'.

Questo e' il "vizio d'origine" dell'OPM, che continuera' a persistere anche con l'aumento dei beneficiari e che, come si vedra' alla fine, potrebbe rappresentare una vera e propria trappola anche per lo Stato.



LE INTESE CON ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE

Se il Concordato scaturisce dall'art.7 della Costituzione, le INTESE con altre confessioni religiose, come spiega con chiarezza Gianni Long in un suo articolo , derivano dall'art.8 del testo costituzionale.

Fino a oggi le Intese firmate e ratificate dal Parlamento sono sei (Valdesi nel febbraio 1984, Avventisti e Assemblee di Dio in Italia (ADI) nel dicembre 1986, Unione Comunita' ebraiche nel febbraio 1987, Battisti e Luterani rispettivamente nel febbraio e nel marzo 1993).
In un primo tempo, tuttavia, Valdesi e Avventisti non accettarono di concorrere all'assegnazione dell'OPM, cosa che fecero successivamente, con la revisione dell'Intesa, rispettivamente, nel 1993 e nel 1996.
Allo stato attuale la situazione e' questa: I BATTISTI sono gli unici che NON concorrono alla ripartizione dell'OPM.
I VALDESI E l'A.D.I. accettano ESCLUSIVAMENTE il finanziamento IN BASE ALLE SCELTE ESPRESSE e dichiarano che "la quota relativa ai contribuenti che non si sono espressi in merito resta di pertinenza dello Stato". Una sommessa domanda sembra lecita, ed e' se lo Stato onori davvero questa disposizione, dal momento che per ora, nei conteggi pubblicizzati, non sembrano esserci riscontri espliciti.
Ebrei, Avventisti e Luterani concorrono anche all'assegnazione delle somme relative alle scelte non espresse.



RIEPILOGO DELLE SCELTE OPM NEL 1996.

Totale dei contribuenti: circa 30 milioni.
Scelte espresse: 45,49%.
La percentuale di gradimento di questo 45,49% di contribuenti e' stata questa:
Chiesa cattolica: 82,56%
Stato: 14,43%
Valdesi: 1,48%
Avventisti: 0,80%
ADI: 0,41% ;
Luterani: 0,32%
(Gli Ebrei non figurano, perche' hanno firmato la nuova intesa che contempla l'assegnazione dell'OPM solo quell'anno).

Mentre Valdesi e ADI si sono fatti calcolare la loro percentuale esclusivamente sulla quota OPM risultante dalle scelte espresse, fra Chiesa cattolica, Stato, Avventisti e Luterani e' stato invece ripartito tutto l'ammontare OPM, in proporzione naturalmente delle percentuali elencate sopra.
Ma e' giusto sottolineare di nuovo che, RISPETTO AL TOTALE DEI CONTRIBUENTI , la percentuale di gradimento goduta da ciascuno di questi soggetti e' stata la seguente:
Chiesa cattolica: 37,56%
Stato: 6,57%
Avventisti: 0,36%
Luterani: 0,15%.
Per completezza di informazione, va detto che l'OPM non e' calcolato sull'IRPEF pagata dal singolo contribuente, bensi' sul totale del gettito di questa imposta.



DESTINAZIONE DELL'OTTO PER MILLE

Avendo gia' parlato, sull'edizione del 15 aprile, della parte di OPM a diretta gestione statale, vediamo oggi l'utilizzazione che ne fanno le confessioni religiose.

Valdesi, Avventisti, A.D.I. e Luterani destinano i proventi dell'OPM ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI SOCIALI, ASSISTENZIALI, CULTURALI ED UMANITARI in Italia e nel mondo, affermando esplicitamente che "intendono provvedere al mantenimento del culto e al sostentamento dei ministri unicamente a mezzo di offerte volontarie", fra le quali rientrano anche le cosiddette "erogazioni liberali in denaro" (interamente deducibili dal reddito), che l'art.46 della L.222/1985 prevedeva a favore della Chiesa cattolica e che sono contemplate anche dalle Intese.

Diverso e' il discorso per Ebrei e Chiesa cattolica.
Gli Ebrei, a quanto pare di capire, destinano il contributo anche per la "tutela e la cura degli interessi religiosi", ma, come si assicura nell'art.2 della L.638/1996, che modifica la precedente intesa del 1989, intendono mirarli "ad attivita' culturali, salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale, interventi sociali ed umanitari volti in special modo alla tutela delle minoranze contro il razzismo e l'antisemitismo".
La Chiesa cattolica, invece, usa il gettito dell'OPM prevalentemente per esigenze di culto e per il sostentamento del clero. Per quest'ultima voce le "offerte liberali" (art.46 L.222/1985) si sono attestate, negli ultimi anni, su circa 42 miliardi e, per esplicita ammissione della Chiesa cattolica, non coprono che il 5% del fabbisogno per il mantenimento (non sempre integrale, invero) dei 39.647 preti a servizio delle diocesi. Cosi', nel 1996, dei 1.454 miliardi dell'OPM, a questo scopo ne sono stati utilizzati ben 555, a cui si devono aggiungere altri 10 per "assistenza domestica clero". Inoltre, per esigenze di culto sono stati spesi 607 miliardi, 100 dei quali per la tutela di beni culturali ecclesiastici. Sono, in tutto, 1172 miliardi che rappresentano circa l'80% dell'intero gettito OPM.
Per gli interventi caritativi, sempre nel 1996, la Chiesa cattolica ha speso in tutto 283 miliardi, cioe' il 19,2% del medesimo gettito.



OTTO PER MILLE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?

A parte i Battisti, che hanno rifiutato in blocco l'OPM, sottolineando un aspetto della loro identita' di Chiesa che tiene alla netta separazione dallo Stato e vuole intraprende iniziative nelle realta' in cui si trova e nella misura in cui e' capace di sovvenzionarle con le proprie forze, tutte le altre confessioni si avvalgono, in un modo o nell'altro, di questa elargizione statale.

Questo fatto suscita alcuni interrogativi.

Riguardo alla Chiesa cattolica la domanda che s'impone e': perche' essa, che e' senz'altro la piu' ricca e piu' seguita in Italia, ha bisogno del gettito OPM per mantenere le attivita' di culto e i propri preti, i quali, oltretutto (almeno per la legge ecclesiastica), NON tengono famiglia, mentre le Chiese protestanti, i cui pastori, di solito, la famiglia la tengono, e che sono molto piu' piccole e frequentate da persone non certo piu' ricche della media dei cattolici, riescono a finanziare questo settore con le loro forze?''
"Problemi suoi", si sarebbe tentati di rispondere. Ma e' proprio cosi'? L'atteggiamento che sta dietro, ad esempio, alla pubblicita' primaverile della Chiesa cattolica, secondo cui, per finanziarla, "basta una firma" che oltretutto "non costa niente", diminuisce certamente il senso di responsabilita' dei suoi "fedeli", e, corrispondentemente, aumenta la pretesa che sia lo Stato a mantenere un servizio che riguarda una parte dei cittadini italiani. Non sarebbe un atto di civismo richiamare la Chiesa alla responsabilita' dell'automantenimento e sfatare la credenza, che la Chiesa cattolica cerca di accreditare di continuo, di essere al servizio della "popolazione italiana" in blocco?
Anche alcune Chiese protestanti, ad esempio, svolgono incisive attivita' sociali e mantengono istituzioni molto serie, come case di riposo, ospedali, scuole, che possono essere definite al servizio della "popolazione italiana", perche' vi e' ammesso chiunque nel rispetto della sua propria liberta' di coscienza. E se alcuni, come gli Ebrei, hanno istituzioni riservate ai propri correligionarii, cio' accade ANCHE perche' essi hanno una storia di emarginazione e persecuzione lunga duemila anni, che li ha costretti a serrare i ranghi.

A ben guardare, pero', nonostante le apparenze, anche sulle confessioni che utilizzano l'OPM per scopi diversi dal culto, c'e' da chiedersi se, tutto sommato, sia pure indirettamente, i soldi dello Stato non servano anche per il culto. Infatti, se per attivita' sociali, culturali, umanitari, arriva a una Chiesa una sovvenzione dallo Stato, e' chiaro che quella Chiesa puo' destinare una quantita' maggiore delle sue risorse private alle attivita' di culto.

Un altro problema riguarda le spese per la pubblicita'. Sia pure in modo di gran lunga meno massiccio della Chiesa cattolica, anche altre Confessioni un po' di pubblicita' se la fanno, specie nel periodo della denuncia dei redditi. Ma questo denaro, che viene speso dalle Chiese allo scopo di essere piu' gettonate dai contribuenti, non e', alla fin fine, lo stesso denaro dei contribuenti usato in modo distorto?

Inoltre, come nel caso dell'OPM allo Stato, tale finanziamento puo' suscitare all'interno delle comunita' beneficiarie problemi maggiori di quelli che intende risolvere, a cominciare da quello, interno, della non facile gestione di un flusso di denaro comunque piu' elevato di quello normalmente disponibile (una specie di continua vincita al Superenalotto, per intenderci) per finire con le aspettative che si creano, all'esterno, in virtu' di questo accresciuto potenziale d'intervento, e che e' sempre facile deludere..... Passando sempre e comunque dal rischio di una diminuzione del senso di responsabilita' degli aderenti alle singole Comunita'.

E ancora: l'accettazione dell'OPM non comporta anche l'accettazione di un ruolo sussidiario rispetto allo Stato, una sorta di divisione dei compiti, in cui alle Confessioni religiose viene sempre piu' demandato quello di "soccorrere", mentre lo Stato, di pari passo, puo' dimenticarsi la sua ragion d'essere di garante dei diritti dei cittadini, specialmente dei meno tutelati, che ne sono parte?
E' interessante notare come il livello piu' basso di scelte OPM si trovi fra i contribuenti che hanno solo redditi da lavoro dipendente e pensionati (modello 101/102) e che non sono tenuti a inviare la dichiarazione dei redditi. Nel 1995, ad esempio, sono stati appena 336.128, cioe' il 4,13% del totale ammontante a 8.131.000. Non potrebbe essere che almeno ad alcune di queste persone non importi proprio niente di essere virtualmente tanto ricche e potenti che basta una loro firma per trasferire soldi a qualcun altro, preferendo di gran lunga che lo Stato le spremesse di meno e le lasciasse davvero libere di gestirsi da sole i propri soldi?

E vi e' un ultimo problema: non e' possibile che, fra non molto tempo, aumentando il numero delle Intese e con l'entrata nel gioco dell'OPM di Confessioni che possono avere un seguito, che era impensabile al momento della revisione del Concordato, l'OPM dimostri di essere una vera e propria tagliola? Che cosa potrebbe succedere se diminuisse drasticamente la quota non assegnata e la Chiesa cattolica, pur rimanendo percentualmente in prima posizione, dovesse contentarsi di una fetta piu' piccola rispetto a quella a cui e' abituata e di cui sembra avere un assoluto bisogno? Chiederebbe forse allo Stato di elevare lo stanziamento al 10 per mille?
E che cosa potrebbe succedere se, ad un certo punto, una o piu' Confessioni pretendessero dallo Stato il riconoscimento di quei privilegi che adesso sono riservati alla Chiesa cattolica?
Che cosa farebbe questo Stato, molti rappresentanti del quale certo non brillano per indipendenza e fermezza nei confronti del potere ecclesiastico?
E che un turbamento ai vertici ci sia su questo tema sembra rivelarlo il fatto che le due Intese definite "difficili", quelle con i Buddisti e i Testimoni di Geova, firmate nel marzo del 2000, non hanno ancora trovato la ratifica legislativa necessaria per renderle operanti.

A pensarci bene, l'otto per mille, che sembra una cosa da niente, si rivela, in realta' la spia lampeggiante di tutto un sistema di rapporti tra Stato e Confessioni religiose molto miope e inquinato, allo stesso tempo, dal pregiudizio filocattolico. Puo' essere bonificato e reso lungimirante, nel rispetto reale della effettiva liberta' di coscienza di tutti ma proprio tutti i cittadini?
E' questa, probabilmente, la domanda-chiave.

Link

CHIESA CATTOLICA

Sull'OSSERVATORIO DELLE LIBERTA' ED ISTITUZIONI RELIGIOSE
Fra i numerosi documenti si trovano alcuni rendiconti ufficiali della Chiesa cattolica -Conferenza episcopale italiana sull'otto per mille


CHIESA VALDESE
I rendiconti dell'impiego dell'OPM ricevuto negli anni dal 1993 al 1996 si trovano sul sito


Informazioni varie sull'OPM (dati statistici, svolgimento dei progetti, ecc.) sono invece reperibili sul sito

AVVENTISTI
Allegati
 
 

 

15 Giugno 2001

LA VERA STORIA DELL'OTTO PER MILLE

 

 
C'era una volta..... un pezzo di legno!
No, cosa vi salta in mente? State buoni e tranquilli. Non disturbate il guidatore, ehm, cioe' il narratore.
Dunque.
C'era una volta un re. Un re che, come in tutte le storie che si rispettino, era vecchio e malato.
Veramente non era poi cosi' vecchio, perche' aveva poco piu' di cinquant'anni, ma il fatto e' che erano successe tante di quelle cose che avevano rivoluzionato il mondo in cui era nato che lui, poveretto, non ce la faceva proprio piu'.

Il suo nome era Concordato. Beh?! E' un nome come un altro. Non stiamo a guardare tanto per il sottile. O a spaccare il capello in quattro, a cercare il pelo nell'uovo, e tutte quelle robe li'. Si chiamava Concordato. Tutto qui.

Dunque questo re era malato gravemente. E per cercare di curarlo lo fecero visitare da molti dottoroni di ogni specie. I consulti durarono a lungo, perche' non si trovavano mai d'accordo fino in fondo sulla cura.
In realta', non e' che a tutti interessasse molto che questo re continuasse a vivere.
Alcuni, ad esempio, non sapevano neppure che esistesse; si', e' vero, si imbattevano, a volte, nelle sue disposizioni, subivano talora gli effetti della sua esistenza, come quando volevano sposarsi e, soprattutto, separarsi o divorziare, e lui era li', col dito puntato, a proibire, anche a coloro che non erano proprio suoi sudditi, ma cittadini di una principessa che si chiamava Res Publica, che pero', fin dalla nascita si era trovata, in certo qual modo legata (qualcuno potrebbe dire quasi in ostaggio) del vecchio re.
Altri, che erano contrari a ogni accanimento terapeutico, avrebbero desiderato che la natura facesse il suo corso. Tanto piu' che, se il re fosse morto,la principessa Res Publica avrebbe potuto finalmente emanciparsi da quell'ambiguo legame, ma sapevano anche che le speranze in tal senso erano scarsissime. Quel legame, infatti, faceva talmente parte della costituzione della principessa che, per liberarla, ci sarebbe voluta una operazione di alta chirurgia. Ma i medici e i chirurghi, in generale, erano dalla parte del re.
E infatti, dopo tanto affannarsi, finalmente, qualcosa accadde, e due dottoroni, proprio i piu' specialisti e specializzati del settore, riuscirono a trovare una terapia adeguata e insieme firmarono la ricetta che doveva salvare il nostro re. Correva l'anno 1984, addi' 18 di febbraio!

Il re, dunque, si poteva dire salvo, ma restava ancora tremebondo, perche' era rimasto afflitto da un bacillaccio duro a piegarsi, chiamato "bacillus oeconomichus", che si era annidato in un ganglio vitale dell'organismo del vecchio re. Per cosi' dire, nel suo tallone d'Achille. Per sconfiggerlo ci voleva un farmaco nuovo, forse non ancora inventato, che restituisse davvero al re la sua baldanza giovanile.
I due dottoroni si trovarono d'accordo anche su questo: avrebbero mandato un gruppo di messi per tutto il regno a cercare questo farmaco. Ciascuno dei due nomino' i messi di sua fiducia, e questi partirono senza sapere bene, pero', com'era fatto e di cos'era composto cio' che cercavano.
L'unica cosa certa e' che si dovevano sbrigare perche' avevano sei mesi di tempo. Non un'ora di piu'. E se tornavano a mani vuote..... Oddio, che problema! C'era di che perdere la testa.
Cammina cammina, i poveri messi erano arrivati quasi alla fine del periodo loro concesso che non avevano concluso un granche'. Avevano, si', raccolto qualcosa qua e la', formule, ricette, qualche boccetta con liquidi di improbabili colori, ma nessuno aveva loro garantito la soluzione del problema.
Finche'.....
Un pomeriggio, sul tardi, mentre si trascinavano accaldati (era estate) in una landa desolata col sole implacabilmente addosso, ecco, all'orizzonte, prender forma una figura, che procedeva a balzelloni esprimendo una grande energia ed allegria.
"Buon per lui!", mormoro' uno dei messi, un po' in la' con gli anni, che non si reggeva piu' in piedi, "Guarda com'e' pimpante! O chi gliela da' tutta questa energia a quest'ora?".
A mano a mano che la figura si avvicinava, i messi non mancarono di notare alcune stranezze. Il suo procedere denotava, si', energia e allegria, ma anche una certa durezza di movimenti. Gambe e braccia si muovevano a scatti, come se al posto di ginocchi e gomiti avesse avuto delle viti. "Toh", osservo' il piu' giovane della comitiva, che pero' era abbastanza maturo anche lui, "sembra Benigni quando fa il burattino....". Ma si cheto' subito, sentendosi addosso lo sguardo gelato degli altri. Benigni, infatti, a quell'epoca non era ancora saltato in collo all'ambasciatore del re nel Granducato di Toscana, ma doveva gia' aver girato "Il Pap'occhio", che al re e alla sua corte non era garbato tanto.
Intanto, quella figura si stava avvicinando: che strana testa e che faccia singolare! A ogni balzo in avanti il naso appariva sempre piu' lungo, ma proprio lungo... e finiva con una punta come quella di un ago. Se avesse dato una nasata a un palloncino, sai che scoppio.
E sulla zucca tonda tonda, svettava un buffo cappello a pan di zucchero che non se ne vedono piu' da millant'anni.
Boh! Che strana creatura. Pero' era una personcina educata. Quando si trovo' a passare davanti a quel consesso, rallento', si tolse il cappelluccio, e disse: "Sera, signori!".
"Buonasera, giovanotto! Fermati un momento. Forse ci puoi aiutare", disse un altro dei messi.
"Oh, certo. Volentieri. In che cosa posso esservi utile?", replico' il nuovo venuto.
"Mah, non lo sappiamo neppure noi. Vedi, stiamo cercando una medicina per il nostro re, e finora non l'abbiamo trovata. Ma tu che sei cosi' pieno di allegria, forse ci puoi consigliare su come fare a darla anche al nostro re".
"Che cos'e' che ti fa essere cosi' allegro?", chiese un terzo messo, che era diventato verde d'invidia, perche' lui, poveretto, era sempre depresso a ogni ora del giorno e della notte.
"Sono allegro, si'", rispose il ragazzotto. Perche' tale era, in effetti, chiaramente, pur con tutta la sua strampalata apparenza. "Altro che! Vedete, ho appena incontrato due signori. Molto distinti e per bene. Un po' scarrettati, a dire il vero. Voglio dire, hanno qualche problema fisico. Uno, poverino, e' cieco. E quell'altro cammina con una stampella. Pero', sono proprio dei signori. Per davvero. Signori.... in disagio.. Ecco. Ho un po' d'esperienza nel volontariato, sapete?".
I messi, a cui, in quel momento, interessava soltanto il loro, di disagio (che era veramente tanto), cominciarono a smaniare: "Si', va bene. E allora?".
"E allora, questi due signori... tanto sfortunati, ma con un cuore d'oro, grande cosi', mi hanno detto che in quel campo la'", e mentre diceva queste parole, additava un campo poco distante dietro a lui, dove sorgeva solitario un alberello un po' triste e assetato, "si', proprio laggiu', se la sera ci metti OTTO zecchini, la mattina dopo ne trovi MILLE!".
"Eureka!", grido' il messo piu' vecchio, tutto ringalluzzito, "Ho trovato!".
"Che cosa?", fece eco il depresso, speranzoso: "L'acqua della vita?".
"No, meglio. L'OTTO PER MILLE!".

E fu cosi' che i messi tornarono felici e contenti alla base, sicuri della bonta' del ritrovato. Che fu accolto con grande gaudio da parte della corte. I dottoroni approfondirono la conoscenza del rimedio, e trovarono che, per avere l'effetto desiderato, doveva essere somministrato una volta all'anno, al solstizio d'estate dalla principessa Res Publica in persona, la quale, forse per dimostrare che la pozione non contiene veleni, ne deve assumere anche lei una (seppur piccola) parte.

In effetti, il vecchio re, appena ebbe solo annusato l'odore del rimedio, balzo' su tutto pimpante e ringalluzzito. (Mentre, a dire il vero, la principessa, dopo l'assunzione della pozione, si trova ogni volta in uno stato piuttosto confusionale).
La vita nella reggia riprese il suo vecchio ritmo e il re, rigenerato, torno' a muoversi agile ed abile nel far credere a (quasi) tutti che lui e' assolutamente necessario. Necessarissimo, per tutto e per tutti. E per dimostrarlo, si da' un gran daffare e trova da dire e da ridire su ogni cosa, anche, naturalmente, secondo le sue migliori tradizioni, sugli affari che sarebbero questioni private della principessa Res Publica, la quale, a volte, non sa piu' cosa fare perche' anche i suoi ministri, molto spesso, subiscono il fascino indiscreto dell'(ex-vecchio) re.

Il quale si e' dimostrato pure democratico e generoso.
In primo luogo, ha consentito che, all'epoca dell'assunzione della pozione salutare, possano essere gli abitanti del regno -se vogliono- a, per cosi' dire, dedicargliela. E per far questo gli mandano un bigliettino con la loro firma. Ma, beninteso, che gliela dedichino esplicitamente o non gliela dedichino, quattro quinti del rimedio toccano a lui.
In secondo luogo, ha anche consentito che una piccola parte della pozione gli abitanti del regno possano dedicarla, invece, ad alcune principesse della prolifica famiglia Delle Intese. Per ora sono cinque, le fanciulle, che rispondono al nome di "Intesa Valdensis", "Intesa Judaica", "Dei Ecclesiarum Italicae Nationis Intesa", "Luteri Ecclesiae Intesa", "Adventus Intesa" (scusate se a volte il cognome precede il nome, ma, per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo, "cosi' e' la vita").
E', come gia' notato, una famiglia prolifica quella dei "Delle Intese", e presto, sembra, altre due principesse verranno ad aggiungersi alle sorelle or ora elencate.
Ma il re, adesso che ha ritrovato l'energia giovanile e anche di piu', non se ne preoccupa molto, perche', per quanto numerose, i fidi o simpatizzanti delle "7sorelle" che dedicheranno una porzione dell'elisir a loro, restano un piccolo numero. Anzi, tutto sommato, anche questo e' un elemento che porta acqua al mulino e vigore alla salute del nostro re. Che dimostra cosi' di possedere una vera magnanimita'.

Una sola cosa, talvolta, lo turba. Qualche notte gli capita di sognare che, nella famiglia "Delle Intese", e' nata la principessa "Mohammedensis Intesa". E allora si sveglia di soprassalto tutto sudato. La profezia di una vecchia fata -e' risaputo- annuncia che questa principessa non si contenterebbe di restare tale, ma vorrebbe senza dubbio essere regina. E senza vecchi (o giovani) re fra i piedi.

Ecco la vera storia dell'otto per mille, narrata a grandi e piccini, che non puo' finire con la formula classica "e vissero felici e contenti", perche' il re si e' votato al celibato (e poi, diciamoci la verita', quale donna se lo vorrebbe mettere all'anima?), ma puo' concludersi per ora -questo si'- con l'altrettanto classica "Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia".

1 Marzo 2002
 

OTTO PER MILLE. PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE. COME FARE A DOCUMENTARSI?

 

 
Sono una comune cittadina che vuole esercitare razionalmente la scelta obbligata della destinazione della "sua" quota dell'otto per mille (OPM) dell'IRPEF, senza piu' l'idea pregiudiziale che ho avuto finora, che, cioe', attribuirla allo Stato fosse la cosa laicamente piu' valida.
L'art.47 della L.222/1985, che istituisce l'OPM e che e' frutto del Concordato fra la Repubblica italiana e la Santa Sede (Chiesa cattolica), non lascia, infatti, una vera e propria liberta' di scelta, ma crea, piuttosto, l'OBBLIGO della scelta fra un certo numero di destinatari. All'inizio erano due soli, lo Stato e la Chiesa cattolica; poi, per una intesa evidentemente tacita fra di loro, il beneficio e' stato esteso ad altre confessioni religiose.
Attualmente, quindi, i contribuenti possono/devono scegliere fra sette destinatari, che metto in ordine di apparizione sulla scena dell'OPM: Stato e Chiesa cattolica (1985), Avventisti e Assemblee di Dio in Italia -ADI- (1990), Chiesa valdese (1993), Chiesa evangelica luterana in Italia (1995) e Unione delle Comunita' ebraiche in Italia -UCEI- (1996).
Nel caso in cui i contribuenti non effettuino alcuna scelta -cosa che nella realta' avviene in una percentuale quasi sempre superiore al 50% - le quote corrispondenti vengono divise fra gli altri beneficiari in base alla percentuale delle quote espresse, con l'eccezione, per ora, di Valdesi e ADI, che riscuotono solo la quota espressamente loro assegnata e destinano allo Stato le quote non espresse che toccherebbero loro. Un esempio per tutti: nel 1999, si espresse solo il 45,49% dei contribuenti, e fra di loro il 14,43% scelse lo Stato. Ebbene, allo Stato fu attribuito anche il 14,43% delle quote non espresse. Ma se andiamo a guardare le cifre assolute (circa 30 milioni di contribuenti), ci accorgiamo che lo Stato ha incassato il 14,43% di tutto l'OPM, avendo ricevuto SOLO circa il 6% del favore popolare (che diventerebbe un 8% scarso considerando le quote non espresse passategli da Valdesi e ADI). Naturalmente, lo stesso discorso vale per gli altri concorrenti (salvo, appunto, per ora, Valdesi e ADI), fra i quali la Chiesa cattolica fa la parte del leone con l'82,56% dell'OPM a fronte di un 37,56% di scelte effettive sul totale dei contribuenti.

E dunque, finche' il meccanismo e' questo, i contribuenti che non scelgono, scelgono eccome!
Da questa constatazione, per chi non ha motivi di privilegiare, per credenza religiosa, ideali o ideologie, un beneficiario o l'altro, deriva la necessita' di una scelta oculata e razionale. La quale, ovviamente, e' possibile solo operando un confronto
1. fra gli scopi dichiarati nell'utilizzazione dell'OPM,
2. e su come realmente sono stati impiegati i fondi finora ricevuti.

Ma come fare questo confronto? Dove andare a cercare tutti i dati e le informazioni necessarie per effettuarlo?
Credo di non essere smentita, se affermo che per ora non esiste un luogo in cui sia possibile a un comune contribuente effettuare questa operazione con facilita' e senza troppo dispendio di tempo ed energie. Non su Internet, non, come si usa dire oggi, "su supporto cartaceo".
A me pare che sia una grave mancanza di rispetto verso i contribuenti il fatto che lo Stato non metta a disposizione, in un sito apposito ben pubblicizzato e di facile accesso, questo materiale, e cioe' TUTTA LA NORMATIVA, da cui scaturisce l'OPM (Concordato, Intese e altre leggi specifiche), TUTTI I DATI SULLE ASSEGNAZIONI (in numeri assoluti e percentuali) e TUTTI I RENDICONTI ANNUALI che ogni beneficiario e' tenuto a fare sulla utilizzazione delle somme ricevute.
Ma non solo manca un sito del genere, che sarebbe proprio il massimo del rispetto e della comodita'. La ricerca sistematica che ho effettuato mi dice che questi dati non e' facile raccoglierli neppure mettendosi in paziente navigazione. Molti di essi sono semplicemente ignorati e quindi negati.... o molto ben nascosti.
Di questa ricerca do' qui i risultati sia per condividerli con chi e' ugualmente interessato alla questione, sia per avere un riscontro sulle mie capacita' (se qualcuno ha scoperto cio' che a me non e' riuscito di trovare, saro' ben lieta di prenderne atto), sia, infine, per richiedere in modo pressante a chi e' competente in materia di assicurare una precisa informazione, di facile fruizione per i contribuenti, su tutto cio' che riguarda l'OPM, e in particolare sull'utilizzazione dei fondi. La richiesta si rivolge, ovviamente, ai singoli destinatari dell'OPM (Stato compreso), ma in particolare allo Stato, perche' la massima carenza di informazione sembra essere di sua diretta responsabilita'.

LEGISLAZIONE
La legislazione in materia si puo' raccogliere abbastanza facilmente, sia pure spigolando qua e la'.
Una discreta fonte di informazioni e documenti e' l'Osservatorio delle liberta' ed istituzioni religiose che si trova su , in cui c'e' anche qualcosa che riguarda la gestione dell'OPM.

EROGAZIONE OPM E RENDICONTI
Trovare informazioni su questi dati, invece, e' molto piu' laborioso e talora impossibile.

Per quanto riguarda lo STATO, ho visitato i siti del Ministero dell'INTERNO, dell'ECONOMIA E DELLE FINANZE e della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.
I risultati sono questi:

1.
: non si trova assolutamente niente, benche' sia il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni. A quanto ho potuto constatare, manca un motore di ricerca interno;

2.
:
a) Non si trova niente nel settore "Il sito dall'A alla Z"; chiedendo alla "ricerca rapida" notizie sull'otto per mille, essa fornisce un paio di schermate di corposi documenti quali disciplinari di gare d'appalto o rapporti del dipartimento per le politiche di sviluppo, che non sembrano avere niente a che vedere con l'OPM;
a) entrando nel DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE FISCALI (ex ministero delle finanze), il motore di ricerca interno segnala una pioggia di modulistica per la denuncia dei redditi, con la spiegazione di come effettuare la scelta per la destinazione dell'OPM. Non c'e' verso, pero', di accedere alle informazioni sul numero dei contribuenti, sull'ammontare degli introiti relativi, sulle percentuali delle quote espresse, ecc...

3. PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
: e' l'organo a cui la L.76/1998 attribuisce il compito di effettuare la ripartizione dell'OPM a diretta gestione statale mediante un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che deve essere emanato entro il 30 novembre do ogni anno. Sulla homepage non esiste alcuna indicazione relativa all'OPM, ne' si trova traccia dei decreti secondo la L. 76/1998 (il primo risale al 1998) nell'archivio dei provvedimenti presente in essa.
Solo un colpo di fortuna mi ha portato a cliccare su "MAPPA DEL SITO" e da qui su "DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO AMMINISTRATIVO" in cui ho trovato un settore dedicato all'OPM, con la normativa che riguarda la gestione statale e un unico DPCM, quello relativo all'anno 2000. Niente archivio per consultare quelli del 1998 e 1999 ( per non parlare della gestione precedente).

Per quanto riguarda l'informazione da parte delle CONFESSIONI RELIGIOSE, comincio l'excursus dai

1. , perche' l'informazione che danno mi e' sembrata la piu' immediatamente accessibile, precisa e aggiornata.
Sulla homepage e' ben segnalato il settore "8 per mille informa", in cui si accede al rendiconto dell'assegnazione dei fondi di tutti gli anni (nella fattispecie dal 1997 al 2000). Tutto il materiale e' scaricabile con facilita'. Da notare che il rendiconto del 2001, per quanto non ancora immesso su Internet, e' stato pubblicato come inserto al settimanale "Riforma" del 30 novembre 2001.

2. La CHIESA AVVENTISTA DEL 7° GIORNO presenta una maggiore difficolta' di accesso. All'indirizzo www.avventisti.org
non si trova niente. Chissa' perche' bisogna andare all'indirizzo http://ottopermille.avventisti.org/ per accedere ai rendiconti dal 1998 al 2000, che sono precisi. Tuttavia, per leggere i bilanci del 1999 e del 2000 c'e' bisogno di "Acrobat Reader".

3. Sul sito della CHIESA CATTOLICA , attraverso il settore "Dona la tua offerta", si accede al "rendiconto 2001", che riporta le cifre riscosse e impiegate nei vari settori fin dal 1990. Specialmente per quanto riguarda le "opere di carita'" (circa il 20% dell'introito OPM, il che significa, per il 2000, 288 miliardi su 1244 ricevuti), le indicazioni sono generiche, perche' si forniscono gli stanziamenti globali e si citano solo alcuni esempi dei numerosi progetti sostenuti, senza pero' dire, ad esempio, quali associazioni hanno portato avanti i vari progetti. E' pero' vero che si parla di "migliaia di opere realizzate con l'OPM" (4775 i programmi finanziati nel Terzo Mondo). E' ipotizzabile che, invece, nel rendiconto fatto al Ministero dell'Interno vengano meglio specificati tutti gli interventi.

4. Le danno notizie molto generiche e senza alcuna cifra solo per l'anno 2000. Bisogna cliccare su "SEAS" (Servizi evangelici assistenza sociale).

5. Della Chiesa evangelica luterana in Italia non ho trovato alcun sito.

6. Sul sito dell' UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE
si trova il testo dell'Intesa con lo Stato, ma nessun resoconto sull'OPM.

A conclusione di questo viaggio nell'OPM, rinnovo a chi legge la richiesta di integrare, se puo', le informazioni fornite e di sollecitare soprattutto lo Stato perche' dia un'informazione sull'argomento a tutto campo e immediatamente accessibile. (1. Segue)

 

PRECISAZIONI
(inserite in data 4 marzo 2002)

Il pastore Alberto Saggese del Decanato CELI (Chiesa evangelica luterana in Italia) mi segnala che il sito di questa chiesa è
, e che la documentazione sull'OPM non è ancora disponibile on line.
Il direttore di 'Riforma', Eugenio Bernardini, da parte sua, colma una lacuna della mia informazione. L'estensione dell'OPM alle altre confessioni religiose dipese da un emendamento estensivo dell'allora Partito radicale che il governo e Parlamento accolsero in sede di approvazione della L.222/1985.
Mi ricorda inoltre che è improprio parlare di 'Chiesa valdese', ma che la dizione esatta è 'Unione delle chiese valdesi e metodiste'.
Molto volentieri passo a chi legge queste informazioni e precisazioni.

 

2 Marzo 2002

TASSA DELL'OTTO PER MILLE


COME E DOVE DOCUMENTARSI PER BEN RISPETTARE LA LEGGE? IMPOSSIBILE!
L'ADUC CHIEDE AL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DEGLI INTERNI DI CREARE UN SITO INTERNET AD HOC E DI INVIARE A TUTTI I CONTRIBUENTI UNA INFORMATIVA DOCUMENTATA, IN MODO CHE OGNUNO POSSA SCEGLIERE MEGLIO COME FARE IL SUO DOVERE DI CONTRIBUENTE

 
Firenze, 2 marzo 2002. Fra qualche mese dovremo versare, con la denuncia dei redditi, il contributo obbligatorio per le confessioni religiose, con la sola alternativa, per chi non voglia farlo verso una religione, di ridarlo allo Stato, per specifiche e presunte iniziative di utilita' sociale.
La cosa migliore sarebbe l'abolizione di questa gabella -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- e per questo siamo impegnati da diverso tempo, ma nel frattempo auspichiamo che il Governo dia ad ognuno un supporto informativo necessario per scegliere meglio, soprattutto rispetto a come e dove questi contributi vengono utilizzati.
Sul portale dell'associazione, proprio nell'edizione uscita il 1 Marzo della rubrica "La Pulce nell'orecchio" , Annapaola Laldi, che la cura e la aggiorna ogni quindici giorni, ha fatto una lunga disamina su questo argomento, pubblicandone la prima puntata. La giornalista collaboratrice dell'Aduc si e' posta la domanda "Otto per mille. Per una scelta consapevole. Come fare a documentarsi?", ed e' temporaneamente arrivata alla conclusione che farlo non solo non e' semplice, ma e', allo stato, impossibile, con le eccezioni della Chiesa Valdese e degli Avventisti del Settimo Giorno. La Chiesa Cattolica Romana assorbe da sola l'82,56% (dati 1999) del gettito totale degli storni di entrata (nonostante sia stata scelta solo dal 37,56% dei contribuenti, ma il meccanismo "diabolico" della legge e' tale che, grazie a coloro che non esprimono alcuna preferenza, arriva a queste percentuali), ma si limita a informazioni generiche e non dettagliate. Eppure si tratta di soldi pubblici che saranno sicuramente rendicontati, da chi li riceve (le confessioni religiose) e da chi li eroga (lo Stato).
Rimandando coloro che vogliono meglio informarsi allo specifico articolo ci domandiamo se sia lecito continuare con questa donazione obbligatoria senza il conforto dell'informazione. E rivolgiamo la domanda al ministero dell'Economia e Finanze, nonche' a quello degli Interni, che e' il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni. Chiediamo che sia fatto un sito web con tutte le informazioni del caso, con rendiconti dettagliati. Non solo, ma visto che la "internettizzazione" degli italiani non e' al 100% della popolazione, chiediamo che, cosi' come arrivano a casa delle famiglie gli euroconvertitori Lira/euro e le richieste minacciose di pagare il canone/tassa Rai per il presunto possesso di un televisore grazie al fatto stesso di esistere, si faccia arrivare a casa di ognuno un rendiconto di come sono stati erogati questi soldi da parte dello Stato e, soprattutto, i rendiconti che le specifiche confessioni religiose hanno rimandato allo Stato per giustificare la buona e onesta gestione degli stessi.
Nel frattempo noi continueremo a cercare di informare gli italiani con i nostri limitatissimi mezzi, praticamente sostituendoci allo Stato, felici di smettere il piu' presto possibile.
L'otto per mille (OPM) è il frutto del nuovo Concordato (1984) fra la Repubblica italiana e la Santa Sede, e fu ideato dalla Commissione paritetica chiamata a stilare la bozza della legge che doveva regolamentare le questioni economiche e finanziarie fra i due Stati. L'unico scopo dell'OPM è quello di garantire il finanziamento statale alla Chiesa cattolica come tale. A tanto non si era spinto il Concordato del 1929 che, pur riconoscendo a questa numerosissimi privilegi - che, peraltro, non sembrano venuti meno - non la finanziava direttamente, ma si limitava a pagare lo stipendio (congrua) ai preti titolari di una parrocchia.

Questa realtà va tenuta ben presente, perché solo così possiamo capire il movente di quell'assurdità per cui lo Stato trasforma se stesso in elemosiniere e assegna a se stesso una parte delle tasse, che ha riscosso dai suoi contribuenti, per destinarla a «scopi d'interesse sociale o di carattere umanitario» come si legge all'art.47 (comma 2) della L. 225/1985.

È per assegnare alla Chiesa cattolica una sovvenzione sicura, mascherata da libera scelta dei contribuenti, che lo Stato ha dovuto assumere la parte di pseudoconcorrente della Chiesa. Il fatto che, in seguito, siano state ammesse a beneficiare dell'OPM anche altre Confessioni religiose si deve, come mi fa notare il direttore di “Riforma”, il settimanale delle Chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi, a un emendamento proposto dai Radicali - e accolto dalle Camere - in sede di discussione della L. 222/1985.

Parlavo di assurdità di uno Stato che si trasforma in elemosiniere. Infatti, che cosa ci starebbe a fare lo Stato se non proprio per affrontare tutti i problemi che sorgono quotidianamente a livello nazionale e internazionale, e fra i quali, certo, si annoverano a buon diritto, la fame nel mondo, le calamità naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali - i quattro settori, cioè, in cui è utilizzabile l'OPM che lo Stato assegna a se stesso?

Questo dubbio deve forse avere sfiorato anche le menti di chi preparò la bozza della legge, se con l'art. 48 si circoscrisse l'utilizzazione dell'OPM statale a «interventi straordinari», concetto ribadito nel DPR 76/98, all'art.2 (c.6), dove si precisa che questi interventi «sono considerati straordinari (...) quando esulano effettivamente dall'attività di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse finanziarie». Ma viene subito da notare che, così facendo, si è caduti in un'altra assurdità. Infatti, che cosa può mai esserci di straordinario in quei quattro settori, quando la fame nel mondo è endemica, le calamità naturali all'ordine del giorno, l'assistenza ai rifugiati un'urgenza quotidiana, la conservazione dei beni culturali un'ordinaria necessità?

Credo che, se ci si volesse attenere rigorosamente a queste indicazioni, paradossalmente, non si dovrebbe mai assegnare niente a nessuno, tanta è l'ordinarietà di tutti questi problemi.

DAL DPR 76/98 IN POI

Nell'utilizzazione dell'OPM statale vi è uno spartiacque rappresentato dal DPR 10/3/1998, n.76che detta regole e fissa scadenze per la ripartizione. Questo decreto stabilisce anche i requisiti che devono avere i soggetti che desiderano accedere alla ripartizione (è sempre escluso il fine di lucro), e, in attuazione di tutto ciò è stata emanata dalla Presidenza del Consiglio la circolare 14/2/2001, n.1619.

Le informazioni essenziali sul periodo 1991-1997 sono inserite in un puntuale articolo apparso su "Riforma" del 23/3/2001.

Qui preferisco soffermarmi sul periodo dal 1998 in poi, le cui fonti sono le seguenti:

  1. la documentazione gentilmente messami a disposizione dalla redazione dello stesso settimanale per l’anno 1998 e riferimenti agli anni precedenti,
  2. il sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i Decreti 1999, 2000, 2001, sul quale si può “pescare” il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) dell’ultimo anno (non ho trovato su questo sito un archivio che contenga i decreti degli anni precedenti).

COME SI FORMA L'OPM DELLO STATO...

  1. L'art.47, comma 3 della L.222/85 precisa che le destinazioni OPM «....vengono stabilite... sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi. IN CASO DI SCELTA NON ESPRESSA da parte dei contribuenti, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE...».
    È questo il meccanismo in base al quale CHI NON SCEGLIE, in realtà SCEGLIE TUTTI (salvo, per ora Valdesi e ADI, che hanno rinunciato, a favore dello Stato, alla quota non espressa che spetterebbe loro).

    Un esempio: nel 1998, i contribuenti sono stati circa 25 milioni e mezzo; hanno espresso la destinazione OPM poco meno di 10 milioni, cioè il 38,93%. La preferenza allo Stato l'ha data il 13,36 di questi 10 milioni, che, però, rispetto al totale, rappresentano solo il 5,03%. Per il meccanismo vigente, allo Stato è andato il 13,36% di tutto l'OPM, e inoltre dovrebbe essersi assegnato anche la percentuale delle quote non espresse lasciatagli da Valdesi e ADI (per il 1998 un +1,83%).

    Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex Tesoro) stanzia quindi un importo iniziale su un capitolo di spesa dello stato di previsione.

     

  2. La disponibilità del punto precedente viene successivamente rideterminata in sede di assestamento del bilancio dello Stato.

...E COME VIENE SPESO

  1. LA FALCIDIE DEI DECRETI-LEGGE (DD.LL.)

    Per lo meno dal 1993 è invalso l'uso di destinare una parte cospicua dell'OPM con DD.LL. Questa prassi continua anche adesso che è in vigore il DPR 76/98, che stabilisce un preciso iter per la ripartizione OPM, in cui non si fa menzione della possibilità di usare i decreti-legge. Anzi. Sulle singole iniziative sono richieste preventive valutazioni da parte delle amministrazioni competenti e del Ministero dell'Economia e Finanze, e sullo schema del DPCM sono richiesti i pareri delle Commissioni parlamentari, anche se non in forma vincolante.

    Nella TABELLA A si vede la formazione della quota OPM, la destinazione con DD.LL e la somma che resta per la ripartizione effettuata con DPCM, ai sensi dell'art.5 del DPR 76/98. Va tenuto presente che, nella cronologia dei passaggi, la spesa per DD.LL. avviene sulla cifra del bilancio preventivo, prima, quindi, dell’assestamento definitivo, cosa che nella tabella non emerge, allo scopo di facilitare il confronto diretto fra le percentuali delle spese fatte coi DD.LL. e quella della cifra finale a disposizione del DPCM.

    Si nota che le spese fatte con DD.LL. assorbono sempre un’altissima percentuale del gettito OPM, e inoltre vanno in gran parte a finanziare la partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace, destinazione molto dubbia quanto a legittimità rispetto al DPR 76/98. Proprio a questo proposito, il sen. Alberto Monticone, nella seduta della Commissione Pubblica Istruzione del 12/10/2000 faceva presente, peraltro invano, che «..la partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace, benché faccia senz’altro onore al nostro paese, potrebbe essere più opportunamente finanziata a carico di altri capitoli del bilancio».

    Nella TABELLA B sono riportati gli estremi dei DD.LL. e delle leggi di conversione con le cifre stanziate e le destinazioni di ciascun intervento.

     

    TABELLA A (in milioni di lire)

     

    ANNO 1° STANZIAMENTO MINISTERIALE ASSESTAMENTO DEL BILANCIO OPM REALE SPESE CON DD.LL. RIMANENZA PER DPCM
    1998 161.500 (cap. 6878) + 13.700 175.200 140.000
    80%
    32.500
    20%
    1999 198.000 (cap. 6878) + 3.240 201.240 166.500
    82,75%
    34.700
    17,25%
    2000 200.000 (cap.3870) - 7.254,284 192.745,716 110.000
    57,1%
    82.745,716
    42,9%
    2001 220.500 (cap. 3870) - 4.021,292 216.478,708 150.250
    69,46%
    66.228,708
    30,54%

    TABELLA B (in milioni di lire)

     

    ANNO DECRETI-LEGGE E LEGGI INTERVENTO SPESA TOTALE ANNO
    1998 D.L.30/98, n.6 L.30/3/98, n.61]

    D.L.17/2/98, n.23 [L.8/4/98, n.94]

    D.L.11/6/98 n.180 [L.3/8/98, n.267]

    Terremoto Umbria e Marche

    Spese sanitarie indigenti

    Rischi idrogeologici

    35.000

    5.000

    100.000

    140.000
    1999 D.L.28/1/ n.12 [L.29/3/99, n.77]

    D.L.21/4/99 n.110 [L.18/6/99, n.186]

    D.L.13/5/99 n.132 [L.13/7/99, n.226]

    Invio 150 osservatori OCSE in Kosovo e 250 militari in Macedonia

    Assistenza ai rifugiati del Kosovo in Albania

    Protezione civile

    40.000

    100.000

    26.500

    166.500
    2000 D.L.7/1/00, n.1 [L.7/3/00, n.44] Partecipazione militare a missioni internazionali di pace 110.000 110.000
    2001 D.L.29/12/00, n.393 [L.28/2/02, n.27] Partec. Militare missioni intern. di pace e Forze di polizia ital, in Albania 150.250 150.250

     

  2. ...CON QUEL CHE RESTA

     

    Ciò che rimane dopo la sforbiciata dei DD.LL., viene ripartito con il DPCM fra i progetti accolti dopo il vaglio dei ministeri competenti, come mostrano le TABELLE C.

    A questo proposito è giocoforza sottolineare che l'impossibilità dichiarata dal Ministero Affari Esteri di valutare la validità degli 11 progetti relativi alla fame nel mondo presentati nel 2000 ha fatto sì che quell'anno lo stanziamento per questa voce sia stato pari a ZERO (la motivazione è riportata nella nota 1 della TABELLA C/2000).

    Per restare a questa voce, va detto che essa non ha mai rappresentato una spesa significativa rispetto alla somma ripartita col DPCM, che è già, come si è visto, esigua rispetto al totale OPM. Si va, infatti, dallo 0,44 del 1999 al'1,51 del 2001, e solo nel 1998 si arriva a un 11,69%.

    Neppure l'assistenza ai rifugiati ha brillato granché, almeno fino al momento in cui non è sceso in campo il Ministero dell'Interno con un suo progetto-pilota che ha assorbito 26 miliardi fra il 2000 e il 2001 (24,17% nel 2000 e 9,08% nel 2001). La legittimità dello stanziamento di 100 miliardi effettuato con il D.L. 110/99 a favore dei rifugiati del Kosovo in Albania resta dubbia, perché il DPR 76/98 parla di rifugiati che siano nel nostro paese e non altrove.

    La voce «conservazione dei beni culturali» (in cui rientrano tanto i restauri di edifici, di opere d'arte o di documenti, quanto la sistemazione di archivi e biblioteche) riporta in primo piano la Chiesa cattolica, destinataria di interventi il cui costo, in percentuale, arriva fino al 48,34% del 1998.

    Una timida novità nel 2000: accanto alla Chiesa cattolica ha fatto la sua comparsa l'assegnazione di uno smilzo 0,11% a favore della Comunità ebraica, e, nel 2001 è stato devoluto un 1,20% anche ai Valdesi, e un ulteriore 0,60% agli Ebrei.

    Ciò non toglie, tuttavia, che l’uso dell’OPM dello Stato a favore delle Confessioni religiose, che già usufruiscono di un loro OPM, risulti quanto meno singolare, se non proprio irrispettoso, nei confronti dei contribuenti che hanno scelto esplicitamente lo Stato al posto, appunto, delle Confessioni religiose.

    È vero che un altissimo numero di beni culturali in Italia è legato alle Confessioni religiose, in particolare alla Chiesa di Roma, ed è anche giusto che, in quanto testimonianza della nostra storia e cultura, tutto ciò sia tutelato e conservato al meglio, ma a questo proposito, mi sembra legittimo parafrasare l'osservazione del sen. Monticone riportata poco fa: la conservazione di opere di matrice religiosa, benché faccia certo onore al nostro paese, potrebbe essere opportunamente finanziata a carico di altri capitoli di bilancio.

     

    TABELLE C

    RIPARTIZIONE EFFETTUATA CON DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
     

    ANNO 1998 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo Calamità naturali Assistenza rifugiati Conservazione beni culturali Totali
      Interventi per Chiesa cattolica Interventi per opere civili  
    4.113 4.885 650 8.224 17.328 35.200
    11.69% 13,85% 1,86% 23,27% 49,23% 100%

    ANNO 1999 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo Calamità naturali Assistenza rifugiati Conservazione beni culturali Totali
      Interventi per Chiesa cattolica Interventi per opere civili  
    154,446 2.798 828,714 16.794,148 14.164,692 34.740
    0,44% 8,1% 2,4% 48,34% 40,72% 100%

    ANNO 2000 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo1 Calamità naturali Assistenza rifugiati2 Conservazione beni culturali Totali
      Confessioni religiose Opere civili  
    Cattolica3 Ebraica  
    00000 11.160 20.000 25.322 89 26.174,716 82.745,716
    0% 13,49% 24,17% 30,63% 0,11% 31,6% 100%
    NOTE:
    1. Il DPCM 20/11/2000 giustifica il mancato stanziamento di fondi dicendo che «...per le 11 domande relative alla fame nel mondo - totale richiesto lire 3.633 milioni - sono emerse gravi ed oggettive difficoltà per il Ministero degli affari esteri... Nel procedere - sulla base del regolamento vigente - alla valutazione dei progetti e verifica della effettiva realizzazione degli interventi, e... In assenza di tali garanzie è preferibile non dar corso per quest'anno al finanziamento delle predette».

       

    2. L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno per un «Progetto pilota per la costituzione e la gestione di un sistema nazionale di accoglienza e di assistenza e protezione integrato e in rete, in favore dei profughi stranieri, dei richiedenti asilo e dei rifugiati riconosciuti ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951».

       

    3. È compresa in questa voce la cifra di 1.000 milioni a favore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna.

     

    ANNO 2001 (in milioni di lire)

     

    Fame nel mondo Calamità naturali Assistenza rifugiati1 Conservazione beni culturali Totali
      Confessioni religiose Opere civili  
    Cattolica Ebraica Valdese  
    1.000 7.451