CE NE FOSSERO 5 !

Date 25/3/2010 19:37:37 | Topic: Chiesa

Altrachiesa

“Libertà di voto”. I cristiani di base contro il diktat di Bagnasco


da www.cdbitalia.it da Micromega

I rapporti di connubio fra il potere ecclesiastico e quello politico hanno sempre creato forti tensioni, ferite e sofferenze nella Chiesa cattolica romana e nella società. E li crea anche oggi in piena campagna elettorale la prolusione del card. Bagnasco al Consiglio permanente della CEI che impone ai cattolici una determinata scelta elettorale basata su "valori non negoziabili quali la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento, l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica, la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. È solo su questo fondamento - conclude il Bagnasco - che si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa...".


Ma con questi interventi autoritari la gerarchia trasforma in una lobby politica al pari di qualsiasi gruppo di pressione la Chiesa tutta, i suoi valori, il messaggio del Vangelo, lo sforzo di tanti cattolici di coniugare fede e politica nel rispetto sia della propria coscienza sia della laicità sia del pluralismo democratico.

Di fronte a questo distruttivo intervento e in un momento di grande sofferenza per il dilagare in tutto il mondo di scandali dovuti alla pedofilia del clero sta emergendo dalla base della chiesa il bisogno di riprendere con fede e amore la scelta di considerare l'obbedienza non più una virtù in coerenza e continuità con la più genuina tradizione cristiana. Sempre più forte è l'esigenza di rivendicare il diritto ad operare responsabilmente nell'ambito della vita politica ispirando le scelte elettorali alla necessità di risolvere i problemi reali della gente, soprattutto quando, in elezioni regionali, i valori non negoziabili non ne costituiscono in alcun modo l'oggetto.

Le comunità cristiane di base italiane

(24 marzo 2010)
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Altrachiesa
Noi Siamo Chiesa: Bagnasco, due pesi e due misure
Bagnasco parla di “principi non negoziabili” in funzione elettorale ma nulla dice sulle responsabilità politiche per la situazione dei migranti e per la crisi della democrazia in atto.

da www.noisiamochiesa.org

Il Card. Angelo Bagnasco impedisce la discussione anche nell’ambito molto ristretto del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, proponendo/imponendo una linea che da tutti è stata capita come tesa a influenzare la campagna elettorale, in particolare nelle regioni dall’esito incerto con candidati “non graditi” (l’interpretazione autentica di Bagnasco la dà l’Avvenire che attacca frontalmente Emma Bonino). La successiva correzione, per invitare ad abbinare all’impegno sui “principi non negoziabili” quello sui temi sociali, nulla toglie alla pesantezza dell’intervento; ne sono testimonianza la scelta della data a pochi giorni dal voto e un problema, quello dell’aborto, di non diretta rilevanza regionale.
Nessuna responsabilità politica viene, invece, indicata per quanto riguarda i migranti, mentre interventi, numerosi e di parte cattolica, hanno da tempo detto le cose come stanno, per esempio, sul reato di clandestinità, sugli sgomberi nelle grandi città... E la crisi della democrazia e tra i poteri dello stato, che è sotto gli occhi di tutti, non è oggetto di interesse da parte del Presidente della CEI. Forse perché non è conveniente criticare il Presidente del Consiglio e il Governo?
L’efficacia elettorale di questi interventi sembra comunque minima ma resta l’offesa al modo corretto di affrontare i rapporti con le istituzioni e i problemi della società alla luce dell’Evangelo.
Per quanto riguarda i casi di pedofilia che riguardano i preti nel nostro paese, i vescovi, secondo Bagnasco, avrebbero già fatto tutto il necessario, seguendo le direttive della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ci sembra un’affermazione azzardata, che rischia di essere, anche a breve, smentita dai fatti.

(24 marzo 2010)
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Altrachiesa
Appello di cittadini cristiani di Roma per la libertà di coscienza

È inaccettabile che, mentre si riconosce che i cittadini non sono «dei fanciulli spensierati ai quali si devono dispensare buoni consigli e ricordare di continuo i valori in gioco», i pastori della Chiesa cattolica e la comunità ecclesiale di Roma nel documento diffuso di recente intervengano pesantemente per dare precise indicazioni di voto per le prossime elezioni regionali. È a tutti noto che il Presidente e il Consiglio della Regione Lazio hanno competenze e poteri per garantire una buona amministrazione non per legiferare su materie di competenza del Parlamento nazionale.

Diventa pertanto pretestuoso il richiamo a «valori cristiani e civili», che i «cittadini cristiani» considerano «irrinunciabili».

Tantomeno si può pretendere che i credenti, in quanto tali siano parte di un “progetto politico” che trasformerebbe la Comunità ecclesiale in un partito rinnegando quanto da sempre è stato ribadito in particolare nei documenti conciliari sulla funzione dei laici. I cristiani "cittadini" sono chiamati a calare qui ed ora, nella storia e sotto la loro responsabilità il messaggio evangelico di salvezza e sono impegnati ad agire nella consapevolezza che in democrazia le leggi devono ispirarsi ai valori condivisi sanciti nella Costituzione.

Riaffermiamo pertanto che ad essi devono ispirarsi i cittadini tutti, anche quelli che si professano cattolici, nella scelta di voto qualunque essa sia.

Francesco Cagnetti, Fabio Perroni, Stefano Toppi, Marcello Vigli

(24 marzo 2010)
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Altrachiesa
Da Formigoni a Berlusconi, la Chiesa gerarchica benedice l’illegalità
di Paolo Farinella, prete


Il giorno 18 marzo 2010 il presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, interviene al Palasharp di Milano, su invito – guarda caso – di Comunione e Liberazione al convegno sulla «Sfida educativa». L’intervento si svolge in piena campagna elettorale nel feudo personale del «vergine» Formigoni, in permanente stato di fornicazione con il marcio che più marcio non si può. La benedizione del cardinale porterà qualche voto, ma segna ancora una volta, la pazzia di una gerarchia che non sa vedere nemmeno la realtà che gli sta di fronte. Nel suo intervento, il porporato a bande rosse e nere ha detto di nutrire il sogno «di allargare le generazioni dei politici cristianamente ispirati, che siano in grado di rinnovare profondamente questo fondamentale ambito dell’esistenza [l’educazione] che passa attraverso la capacità di educare e formare al senso della cittadinanza e dello Stato, della legalità e dell'impegno nella società civile». Parola di Bagnasco, presidente Cei. CL ringrazia e porta a casa, anzi in Regione.

Chi non può essere d’accordo con il cardinale? Ha detto una tale ovvietà che anche le pietre sono concordi. Ciò che non quadra è che l’eminenza dica davanti a Formigoni e a CL che i cristiani devono formare al senso della legalità e della cittadinanza: davanti a coloro cioè che hanno fatto dell’immoralità istituzionale il fondamento del loro essere nella società civile. La Compagnia delle Opere, braccio armato di CL opera in economia con sistemi di corruttela mafiosa e Formigoni è schierato anima e corpo (vergine, beninteso) con Berlusconi che difende a spada tratta, specialmente quando delinque, cioè sempre. Sono questi i cattolici rinnovatori della legalità? Sono questi i cristiani che devono educare alla «cittadinanza», mentre fanno leggi contro i cittadini immigrati e la loro stessa esistenza, mentre dovrebbero essere la pupilla degli occhi della Chiesa? Eminenza, scenda da Marte e da Plutone e venga qui che le faccio il disegnino.

Due giorni prima, il 15 marzo 2010, il cardinale Bertone, l’astro fulgente vaticano, ha partecipato ad un incontro della Confindustria, la cui presidente, l’indagata Emma Marcegaglia, aveva rilevato un’evidente calo di fiducia nelle istituzioni che riguarda anche la Chiesa. Il fulgore della Chiesa universale assalito da raptus ha detto: «La Chiesa ha ancora una grande fiducia da parte dei fedeli, solo che qualcuno cerca di minare questa fiducia, ma la Chiesa ha con sé un aiuto speciale dall’alto». Parole minacciose o oscure? A chi alludeva con «l’aiuto speciale dall’alto». Forse a Dio? Si sa che Bertone non ha certe frequentazioni, per cui lo escludo.

Con ogni probabilità si riferiva a Berlusconi che come padrone del governo, del parlamento, della magistratura (manca poco), dell’economia, delle tv, pubbliche e private, dei giornali e della maggioranza degli Italiani drogati, può garantire uno scudo protettivo assoluto. Ne siamo sicuri: dall’alto della sua bassezza, il comunista russo, Silviush Berluskoniev, fondatore del partito dell’amore da gran bordello, è protettore dell’eminenza grigia che ama parlare alla Confindustria, ma non si vede mai dalla parte di operai, di pensionati, di precari e di sfigati. Poverino, lui vive in Vaticano e quindi gli è facile contare i 5 o 6 fedeli, ma se viene a girare per le parrocchia scoprirà che le persone, credenti e non credenti, hanno fiducia nella Chiesa di Cristo e del Vangelo, ma non ne hanno alcuna nei confronti di cardinali che vanno a parlare a CL o alla Confindustria, «luoghi» immondi di ordinaria corruzione.

Due anni prima (si procede a progressione geometrica) il 7 settembre 2008 a Cagliari, il papa Benedetto XVI disse che «all’Italia serve una nuova generazione di politici cattolici che abbiano rigore morale e competenza». Peccato che quelle parole furono dette dal papa con le scarpette rosse davanti sa Berlusconi che annuiva e approvava. I casi sono due: o io che leggo sono scemo e ho le traveggole, o loro ci fanno e lo sanno e parlano a vanvera come se stessero in un mondo alieno. Perché quelle parole «rigore morale» avessero un senso in bocca al papa, questi avrebbe dovuto aggiungere:

E’ presente davanti a noi, il presidente italiano del consiglio dei ministri. Egli è l’esatto opposto del «rigore morale» a cui ho accennato, un modello negativo, una dannazione per l’Italia. Gli chiediamo di lasciare questa celebrazione perché non possiamo dare nemmeno l’impressione che la sua presenza possa essere letta come approvazione da parte nostra del suo stile di vita immorale, del suo modo di governare antidemocratico, del suo modello di economia che è il furto, l’evasione, la corruzione e la degenerazione di ogni valore etico, sociale e istituzionale. Non possiamo stare accanto a lui, se non si converte e non si dimette, liberando il popolo italiano dalla deriva in cui il suo enorme conflitto di interesse e il suo potere mediatico l’hanno piombato.

Poiché è accertato che ha corrotto e si lascia facilmente corrompere purché ne abbia un utile, se vuole stare dove sta il papa, deve restituire il quadruplo di quello che ha rubato e la metà dei suoi beni ai poveri, non agli amici di reato o ad organizzazioni compiacenti. I cattolici che lo appoggiano cessano di essere cattolici perché restano solo malfattori, ladri, corrotti e maledetti.

[Un boato di applausi si sarebbe alzato dal popolo a quelle parole del papa, ma le cronache riferiscono che si alzò solo il Berlusconi e andò compunto e inamidato a baciare l’anello del papa, il quale sorridente e stranito non capiva dove si trovava].

(22 marzo 2010)








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