
CAPOLINEA
Date 24/8/2009 12:37:27 | Topic: Scuola
| LA SCUOLA CHE NON C'E'
La scuola di Berlinguer, dei sindacati e di Panini, quella detta dell'AUTONOMIA, è arrivata al capolinea e se ne sono accorti tutti. Certo che è stata dura per chi come me è da 10 anni che lo ha detto in tutte le salse. Ero io il terrorista, colui che non capiva nulla. Invece i Maragliano, i buonsensisti, la Livolsi, i Vertecchi, erano loro ad avere ragione. La genia dei pedagogisti speriamo almeno che muoia dopo queste notizie raccapriccianti. Il Berlinguer non si presenti più in nessun luogo ad evitare il pernacchio. Panini, in CGIL, è sistemato molto bene e nessuno lo toccherà vita natural durante. Si sono fatti esperimenti sulla pelle di giovanetti. Si è fatta un'operazione che io definisco criminale perché non riguarda solo il fatto in sé ma anche le conseguenze che ha su giovanetti ignorantelli e come tali prede del berlusconismo, del rampantismo, del peggio che ci circonda. E' vero che non è tutta colpa di Berlusconi se l'Italia è un disastro. Hanno dato una mano molto ma molto grande Berlinguer, D'Alema e Veltroni. Poveri noi ...
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Università, allarme neo-iscritti: troppi somari tra le matricole Gli atenei tentano il "recupero" estivo, da nord a sud proliferano i corsi di alfabetizzazione. Bestia nera: l'ortografia
di Anna Maria Sersale da il Messaggero ROMA (23 agosto) - Una volta gli strafalcioni li scrivevano i poveracci, quelli che non avevano frequentato neppure le elementari. Ora i nomi storpiati, gli sfondoni di grammatica, gli errori di ortografia, la confusione nell’uso delle parole e la sintassi sballata sono diffusissimi tra le matricole e gli studenti universitari. Studenti che sono in difficoltà anche al momento di scrivere la tesi. La situazione è talmente grave che ora gli atenei corrono ai ripari.
Da Nord a Sud sono spuntati corsi estivi di “alfabetizzazione” delle matricole o comunque corsi di “recupero” della lingua italiana. In media durano due settimane prima dell’avvio dell’anno accademico. «Bisogna ricostruire un minimo di conoscenze indispensabili alla frequenza delle lezioni - spiega Ezio Pelizzetti, rettore della Statale di Torino - La conoscenza della lingua italiana è scarsa, idem per la matematica e l’inglese. Le colpe? In gran parte della scuola». A Milano, Torino, Firenze, Roma e Venezia ci sono esperienze di corsi già consolidate. A Napoli e Palermo si stanno organizzando.
Si cerca di mettere le toppe a un sistema formativo che fa acqua. Il problema è emerso perché i test di valutazione delle matricole (fatti prima dell’iscrizione al corso di laurea) generalmente sono zeppi di errori. Segnale preoccupante che in parte spiega un altro dato: nei primi 12 mesi un quinto delle matricole abbandona gli studi, tant’è che la percentuale di laureati da noi è tra le più basse dei paesi Ocse. Da brivido anche la percentuale dei fuori corso: si attesta intorno al 40,7%.
”Un’altro” e ”qual’é” piacciono con l’apostrofo. Incerto l’uso tra “dà” e “da”. Il crollo arriva con “ad hoc”, che diventa ”doc” o ”d.o.c”, come se fosse una sigla. Le doppie e gli accordi di genere e numero sono un disastro, problemi anche nel coniugare i verbi. Per non dire della confusione nel mettere le virgole, seminate a casaccio, separando vocaboli dai loro aggettivi e i verbi dai loro soggetti.
Ma quante sono le matricole? L’anno scorso erano 307.426, di cui 173.300 donne. Per loro uno degli scogli maggiori è il lessico. Se è «tecnico» o «mediamente colto» molti studenti vanno fuori strada e la comprensione è distorta. «Il loro vocabolario è piuttosto scarso - racconta Renato Lauro, rettore di Tor Vergata, il secondo ateneo romano - Anche per questo motivo le matricole hanno difficoltà di comprensione, un fenomeno inquietante, per affrontarlo anche noi abbiamo in programma dei laboratori di scrittura».
Nei test d’italiano alla Ca’ Foscari di Venezia l’anno scorso è stato bocciato il 44% degli iscritti. E’ l’ortografia la bestia nera. Non solo. Alle domande del test di area logico-linguistica oltre il 25% delle risposte era sbagliato. Molti candidati ignoravano il significato di “maliardo” o restavano interdetti di fronte all’espressione “una questione di lana caprina”. Ciliegina sulla torta. Alla richiesta di coniugare il verbo “cuocere” al passato remoto molti hanno scritto: ”Io cucinai“. Come ha reagito il prestigioso ateneo veneziano? Per andare incontro ai ragazzi ha organizzato il “Sis”, il “Servizio di italiano scritto”. «Che si propone - spiegano alla Ca’ Foscari - di affrontare tutti i principali generi di scrittura». Così è nato un corso complementare di una trentina di ore «per permettere agli studenti dell’ateneo di apprendere le basi della lingua italiana, fino a raggiungere una capacità di espressione e di scrittura anche complessa».
Se questi sono i ragazzi che alle superiori andavano meglio nelle materie letterarie c’è da preoccuparsi... «Vero, non sono preparati - continua il rettore della Statale di Torino Ezio Pelizzetti - perciò dobbiamo “accompagnarli” per colmare le lacune. I corsi estivi ovviamente non sono sufficienti, così finisce che in molte materie, soprattutto quelle scientifiche, al primo anno di università si fa il ”ripasso” del programma di liceo. Considerata l’entità dei problemi, abbiamo intensificato le attività di orientamento, altrimenti si aggiunge il dramma delle scelte sbagliate». C’è anche chi arriva alle soglie della laurea e non riesce a scrivere la tesi senza disseminarla di strafalcioni.
Le difficoltà continuano quando per i neolaureati arriva il momento di scrivere il curriculum o la lettera con la richiesta di assunzione. Dei livelli di preparazione delle matricole, comunque, si dovrà occupare l’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario, che ancora non decolla. Intanto, perdiamo per strada migliaia di ragazzi. E quando ci confrontiamo con i Paesi esteri siamo il fanalino di coda: «Nella fascia di età 25-34 anni abbiamo solo 15 laureati contro i 38 della Francia e i 31 del Regno Unito», lo rileva il Consorzio Almalaurea, formato da 40 università italiane __________________________
Università - L'idea di Padova: escluso chi non supera il corso di recupero di italiano «Churchill? Capo degli Usa» Gli strafalcioni nei test Studio sulle risposte: 9 ragazzi su 10 hanno difficoltà dal Corriere della Sera
ROMA — «Winston Churchill? Il presidente degli Stati Uniti durante la crisi del '29», scrive uno studente del secondo anno di Scienze Politiche. L'opera di Antonio Gramsci durante la prigionia? I «Quaderni delle prigioni», risponde un altro universitario che fa un po' di confusione con Silvio Pellico. C'è una domanda sul carisma. «Può essere trasmesso per via ereditaria o per vicinanza», è la risposta. Cosa è la burocrazia, altro quesito: «E' uno dei tre organi dello stato», scrive l'universitario.
Test d'ingresso universitari, ma anche compiti durante l'anno anno accademico, farciti di strafalcioni grammaticali, e non solo. Nelle università l'emergenza errori da matita blu, tipo qual'è invece di qual è o del da senza accento che infarciscono gli scritti di un numero molto elevato di matricole e che hanno indotto diversi atenei ad organizzare corsi di recupero, rischia di essere posta in secondo piano da un'emergenza ancora più grave, la difficoltà di comprendere ed elaborare concetti astratti. Con dei buoni interventi di primo soccorso — alcuni anni fa ha cominciato la facoltà di Lettere dell'ateneo Ca' Foscari di Venezia — si possono ridurre gli errori di grammatica. Ma per le difficoltà nell'utilizzo del pensiero astratto non c'è una terapia d'urto. E il rischio vero per le ultime generazioni di studenti non è quello di ritrovarsi, dopo la laurea, abbastanza ignoranti, ma di non possedere i requisiti minimi per esercitare in modo consapevole i diritti di cittadino. A lanciare l'allarme è il professor Fabrizio Tonello, corso di Istituzioni Politiche Nordamericane dell'università di Padova. «C'è un 10 per cento di studenti bravissimi — spiega Tonello - in grado di fare cose fantastiche, ma il 90 per cento dei ragazzi che ho esaminato, e gli altri colleghi concordano, non sanno ragionare per schemi astratti a sufficienza per impadronirsi delle nozioni che l'università offre».
Per il momento nella facoltà di Scienze politiche di Padova si sforza di migliorare le abilità linguistiche. Per quelle cognitive il discorso è più complicato. Scienze Politiche potrebbe essere la prima facoltà a introdurre uno sbarramento per i ragazzi del primo anno che non riescono a superare l'esame al termine del corso di recupero d'italiano. Per contrastare gli strafalcioni vengono organizzati dei corsi di 25 ore. Il «primo soccorso linguistico» è stato affidato Matteo Viale, 32 anni, assegnista di ricerca di Linguistica italiana, allievo di Michele Cortelazzo, il docente di Grammatica italiana dell'Università di Padova che ha insegnato ai pubblici dipendenti a non eccedere nel burocratese.
«In 25 ore non si può imparare quello che in 10 anni di scuola non si è imparato - dice Matteo Viale - . L'importante è non avere la puzza sotto il naso. Ho notato che durante il corso gli studenti non sembrano affatto annoiati ma ti seguono con attenzione, come se si trovassero di fronte a delle grosse novità». Di errori Viale — un «ammazza-svarioni» di alto livello — ne ha incontrati parecchi. «Alcuni li ricordo ancora - racconta -. Un ragazzo, in un'autopresentazione, ha scritto: "mi porta ha migliorare". In un altro compito ho letto aproffondire, in altri, più di uno, c'era da al posto di dà, insomma nessuna differenza tra verbo e preposizione. Ho trovato anche un'uomo. Anche sul piano della costruzione della frase non sono mancate sorprese. Uno studente ha scritto: "mi sono diplomato nell'anno scolastico 1998-1999 che l'ho concluso con il diploma". Oppure "se avevo tempo facevo qualcosa", buono per il parlato ma inadatto per una tesi universitaria dove chi scrive deve sapere usare il tempo delle congetture, il congiuntivo». Per non parlare dei tempi questi sconosciuti: «I partiti di massa furono stati fatti dai cittadini per altri cittadini».
Giulio Benedetti 26 agosto 2009
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