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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

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 Roberto Renzetti

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Guerra : Tra le macerie del campo profughi
Inviato da anselmo il 23/1/2009 12:07:16 (1759 letture)

Bilancio di 22 giorni di fuoco

«Con gli estremisti al potere, solo guai». Rabbia, carcasse e case rase al suolo. Ritorno a Jabalya

J ABALYA (Gaza settentrionale) - In un groviglio di lamiere di ferro, terriccio e tubi di plastica si intravedono le carcasse in putrefazione delle 380 mucche da latte di Mohammad Al Fayumi. I carri armati israeliani prima hanno sparato contro la stalla, poi ci sono passati sopra, triturando sotto i loro cingoli bestie e cose. Poco lontano, la seconda stalla con altre 450 carcasse di animali sparse tutto attorno è stata parzialmente risparmiata. Il danno per lui è gigantesco: «Ho perso circa un milione di dollari.

Ho già licenziato i miei 15 dipendenti. Dovrò cominciare tutto dal nulla». Non è il solo. A un centinaio di metri i membri della «hamula» (il clan familiare) Dardona stanno stimando i danni. «Avevamo oltre tremila ulivi e aranci. Sono tutti divelti. Raccogliamo i resti, ci serviranno almeno come legna da ardere per il futuro, visto che non abbiamo neppure i soldi per le bombole del gas», dice Amna Dardona, 68 anni, china tra i resti dei rami a cercare di individuare i legni migliori. Figli, cugini e nipoti fanno la spola tra la terra arata dai tank ed uno spiazzo tra le macerie dove stanno accatastando tutto ciò che resta di un qualche valore. Tutte le loro sei villette di due o tre piani sono state colpite in modo irreparabile. «Dovremo abbatterle e ricostruirle», spiega Kamal Dardona, il figlio quarantenne, impegnato a rimuovere dalle abitazioni ciò che ancora funziona: un vecchio frigorifero, un tavolo, qualche coperta, piatti, secchi di plastica. Le truppe scelte israeliane hanno bivaccato in una delle abitazioni, prima di evacuarla hanno distrutto a mazzate gabinetti, lavandini, infissi, poi si sono accanite sui mobili accatastandoli in mezzo alle stanze e appiccando il fuoco. I soffitti sono tutti anneriti. In giardino hanno preso a fucilate il cane, galline, oche e tre capre. I resti di alcuni degli animali sono stati gettati nel pozzo a inquinare l' acqua. La lista delle devastazioni potrebbe continuare all' infinito. Tra le rovine delle zone nord-orientali di Jabalya, migliaia di abitazioni abbattute o da abbattere, la distruzione metodica eletta a sistema, un deserto di macerie. E un nome che ha in sé una lunga scia di ricordi per chiunque abbia seguito la storia recente del conflitto israelo-palestinese. Questo è infatti il più popoloso campo profughi palestinese della «striscia della disperazione». Ci vivono oltre 80 mila persone, comprese le zone delle piccole industrie alla periferia orientale e i quartieri nuovi costruiti dopo l' arrivo di Yasser Arafat nel 1994. E qui, il 7 dicembre 1987, scoccò la scintilla della prima intifada. Nove abitanti di Jabalya rimasero uccisi in un incidente d' auto contro un mezzo militare mentre tornavano dal loro lavoro di operai pendolari in Israele. Due giorni dopo i loro funerali dettero fuoco alla rivolta. Per la prima volta gli slogan tradizionali dell' Olp furono affiancati a quelli fondamentalisti-religiosi inneggianti alla «guerra santa». Ieri verso mezzogiorno, per la prima volta dall' inizio dell' operazione di terra israeliana, migliaia di abitanti della zona stavano tornando alle loro case per verificare i danni. E con loro abbiamo cercato di capire quali fossero le conseguenze. Davvero Hamas è stata indebolita, davvero ha perso consensi come affermano a Gerusalemme? Molto difficile dire. Tanti tra i più giovani, e non solo loro, gridano vendetta. «Hamas ci vendicherà, nonostante tutto abbiamo vinto», dicono rabbiosi. Ma tanti altri tacciono e lavorano tra le rovine. «Siamo tutti sotto shock. Non avremmo mai pensato che Israele potesse arrivare a tanta barbarie. Solo tra qualche settimana vedremo se davvero questa azione rafforzerà Fatah ai danni di Hamas», sostiene Nabil Hassan Nasser, proprietario di una grande azienda che sino a un mese fa produceva olio. Adesso è ridotta a un cumulo di macerie. Poco lontano si trova anche l' abitazione di Ezzedin Abu Al-Aysh, il ginecologo di Tel Aviv che ha perso le tre figlie di 13, 14 e 20 anni «in diretta». Quando un proiettile di tank ha colpito la sua casa lui stava parlando alla tv israeliana e ha continuato in lacrime a descrivere la scena. Ora si trova in Israele. Per lui parla il fratello Atta. «Tutti noi crediamo alla pace. Con gli israeliani vogliamo negoziare. Hamas sta perdendo consensi. Pochi lo ammettono ad alta voce. Ma da quando è salita al potere non ci ha procurato che guai», afferma. «Questa è stata una gigantesca punizione collettiva. Volevano terrorizzarci, ucciderci. Qui si è consumato un grave crimine di guerra. Non è vero che gli israeliani tiravano solo contro Hamas. Li ho visti sparare su donne e bambini, su vecchi e animali, senza pietà».

Lorenzo Cremonesi

Corriere della Sera

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Autore Albero
DavideX
Inviato: 23/1/2009 12:41  Aggiornato: 23/1/2009 13:27
professore
Iscritto: 7/9/2007
Da:
Inviati: 1052
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Sicuramente uno degli obiettivi del governo israeliano, da raggiungersi attraverso il massacro di civili inermi cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, era quello di far perdere consensi ad Hamas in favore di Fatah. Ciò deriva ovviamente dal fatto, razionalmente evidente, che Fatah è pronta a compromessi assai più favorevoli nei confronti dello stato israeliano.

Ora: in quale stato stato d'animo, un povero palestinese voterà e appoggerà Fatah al posto di Hamas? Evidentemente, con lo stato d'animo di chi non ne può più di veder ammazzati i propri figli e familiari.

Come dire che il comportamento del governo israeliano fa leva sulla paura, sul dolore, sul rendere la vita impossibilie ai palestinesi. Possiamo definire tutto ciò terrorismo, senza se e senza ma?

Davide
Lettore
Inviato: 23/1/2009 13:25  Aggiornato: 23/1/2009 13:27
 Re: Tra le macerie del campo profughi
E da vergognarsi quello che hanno fatto, ma questa è solo una parte, Lorenzo Cremonesi scrive anche l'altra parte del suo reportage:

Corriere della Sera, 22 gennaio 2009
«Così i guerriglieri di Hamas ci hanno usati come bersagli»

Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»


GAZA - «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu.

In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista».


Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla «muhamawa» (la resistenza) è automaticamente un «amil», un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. «Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio», sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo».


Come si è giunti a queste cifre? «Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali», spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani». E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della «guerra dei tunnel» israeliana. Lo stesso vale per il “Nasser” di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni «caritative islamiche» di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.


Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. «Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani». Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. «Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja», dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di «decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane» perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.

Lorenzo Cremonesi
21 gennaio 2009(ultima modifica: 22 gennaio 2009)



da http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_21/denuncia_hamas_cremonesi_ac41c6f4-e802-11dd-833f-00144f02aabc.shtml
Pio
Inviato: 23/1/2009 13:39  Aggiornato: 23/1/2009 13:39
professore
Iscritto: 21/2/2007
Da: NAPOLI
Inviati: 1223
 Re: Tra le macerie del campo profughi
«Con gli estremisti al potere, solo guai».

Lorenzo Cremonesi fa (bene) il suo mestiere di disinformatore, se si è capaci di dare a questa tragedia una "lettura" asettica. Se poi DEVE pre-valere la tesi che "la pace non si fa perchè Hamas e bla bla bla..." beh non c'è discussione che tenga.
E allora il sionismo vince e, senza pudore, non solo si bea di queste vergogne, ma addirittura, e quì entrano in gioco i disinformatori, addossando la responsabilità dei massacri ai massacrati.
Proprio come fece Kappler dopo "Via Rasella"...

Pio.
Lettore
Inviato: 23/1/2009 14:37  Aggiornato: 23/1/2009 14:39
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Citazione:
il comportamento del governo israeliano fa leva sulla paura, sul dolore, sul rendere la vita impossibilie ai palestinesi. Possiamo definire tutto ciò terrorismo, senza se e senza ma?

Se quello fosse lo scopo della operazione militare la risposta sarebbe si, senza se e senza ma
DavideX
Inviato: 23/1/2009 14:58  Aggiornato: 23/1/2009 14:59
professore
Iscritto: 7/9/2007
Da:
Inviati: 1052
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Viali, hanno fatto fuori 1200 civili, cosa altro ti serve per capire con chi si ha a che fare?
Lettore
Inviato: 23/1/2009 15:16  Aggiornato: 23/1/2009 15:18
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Musicista, il terrorismo è una questione di metodo, non di numeri.
Hai fatto una domanda lucida e centrata e ho risposto con tutta l'onestà intellettuale di cui dispongo e non credere che per me sia stato facile, rispondere così, qui e in questo momento.

Dopodichè si fanno tante parole, ma le chiacchere servono zero per fermare i lanci dei Kassam e degli altri missili che arrivavano fino alle città, le trattative con chi ha come scopo dichiarato di distruggere Israele non si capisce a cosa servano, la riapertura dei valichi al transito di armi sempre più potenti è un suicidio per Israele con Hamas al potere incontrastato nella striscia di Gaza ( il valico di Rafah era aperto sotto il controllo internazionale fino a che Hamas ha preso il potere, gli altri valichi vanno verso Israele e Israele se li controlla legittimanente da solo) .

Per me l'unica soluzione è una pace con un governo di unità nazionale (anche con Hamas), presieduto da Abu Mazen, che abbia il sostegno dei paesi islamici vicini ( perchè questa è una guerra che va oltre il confronto israelo-palestinese).
Spero che Israele abbia intelligenza politica e che la comunità internazionale si faccia carico del problema e non sia solo capace di inutili ( per entrambi ) condanne

saluti
DavideX
Inviato: 23/1/2009 15:41  Aggiornato: 23/1/2009 15:54
professore
Iscritto: 7/9/2007
Da:
Inviati: 1052
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Viali, scusa per la mia risposta un po' troppo aggressiva... A volte non è facile capirsi per via virtuale. Comunque credo che uscire da tutto ciò sia il vero problema, come hai detto. Spero che anche Obama contribuisca (molta parte del problema derivava dagli USA)...

Ciao (diamoci del tu, ok?)

Davide
Jarni
Inviato: 23/1/2009 18:49  Aggiornato: 23/1/2009 19:22
professore
Iscritto: 28/3/2007
Da:
Inviati: 499
 Re: Tra le macerie del campo profughi
ma le chiacchere servono zero per fermare i lanci dei Kassam e degli altri missili che arrivavano fino alle città, le trattative con chi ha come scopo dichiarato di distruggere Israele non si capisce a cosa servano
Ma quali missili, sono razzi artigianali, crede davvero che Hamas possa distruggere uno stato?
Lo spauracchio dell'annientamento di Israele è solo uno slogan.
Lettore
Inviato: 23/1/2009 21:01  Aggiornato: 24/1/2009 0:34
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Distruggere militarmente no, almeno per ora.
Ma tenere sotto scacco una economia e una società si, con la prospettiva di arrivare presto a missili veri e propri.
Lo slogan è nello statuto di Hamas.
Jarni
Inviato: 24/1/2009 2:36  Aggiornato: 24/1/2009 9:19
professore
Iscritto: 28/3/2007
Da:
Inviati: 499
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Oggi uno che porta il cane a far la cacca davanti casa mi ha detto che gli Juventini devono morire tutti: domani gli entro in salotto con un camion e gli ammazzo la famiglia. Intanto gli ho tagliato luce, gas e telefono... :roll:
Lettore
Inviato: 24/1/2009 6:38  Aggiornato: 24/1/2009 9:19
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Citazione:
«Con gli estremisti al potere, solo guai».

Anche crocifissioni, è la nuova legge approvata dal Parlamento di Hamas.

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=89903

Poi si dice che mi sottraggo al confronto, ma se i livelli sono questi...che devo rispondere, che una cacca di cane non ha mai ammazzato nessuno mentre i kassam si? Ma per favore...
gabriella
Inviato: 24/1/2009 23:25  Aggiornato: 25/1/2009 0:54
Prof.
Iscritto: 29/1/2008
Da:
Inviati: 148
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Sig.Viali, chiedo a Lei una cosa che non so.
Mi sa raccontare come lo stato di Israele è materialmente nato.
E' stata pagata quella terra ai legittimi proprietari, sono stati in qualche modo risarciti i Palestinesi. Si è cercato un dialogo.
Oppure il tutto è nato con la violenza.
Spesso, a seconda di come si tratta si viene trattati.
Il rispetto porta rispetto e la violenza porta altra violenza con il rischio che diventi estremismo.
Sono straconvinta che se Israele cambia, cambieranno anche le condizioni attorno a esso.
Se gli Israeliani cambiano, cambiano anche i Palestinesi, se cambia il "sentire" cambia anche l'atteggiamento, se si capisce che il vicino non è il nemico non lo si tratta più come tale e allora anche l'atteggiamento di chi ha subito cambia.

La maggior parte delle volte capirsi tra esseri umani è meno difficile di quello che sembra, le difficoltà sorgono quando i gruppi di potere (compresi quelli religiosi) influiscono per "pilotare" il sentire comune a seconda della loro convenienza.

Io mi auguro che il medio oriente trovi la pace e la serenità ma perchè ciò avvenga bisogna che la gente superi la paura e voglia riappacificarsi.

(Auguro a Israele di trovare la forza di cambiare e agli Israeliani di riuscire a liberarsi un pò dalla morsa mortale della religione - lo stesso augurio lo faccio alla nostra povera italia)

Saluti, Gabriella
Lettore
Inviato: 25/1/2009 8:44  Aggiornato: 25/1/2009 11:09
 Re: Tra le macerie del campo profughi
si possono trovare alcuni testi in che trattano seriamente la cosa, appena posso invio qui una indicazione in tal senso e magari le scrivo due cose su come è andata ( con riferimenti a fonti così potrà decidere se sono credibili)
saluti
anselmo
Inviato: 25/1/2009 14:29  Aggiornato: 25/1/2009 14:31
professore
Iscritto: 27/2/2007
Da:
Inviati: 1169
 Re: UN SEGRETO
cara Gabriella,
permettimi di ricordare che quando i miei nonni materni litigavano, dandosi rigorosamente del “voi”, davano sfogo, in un crescendo rossiniano, ai più inveterati rancori e alle mai sopite dispute d’ordine patrimoniale e dotale. Tuttavia i vecchi e antichi fatti, per come si erano svolti o per come si facevano apparire, non potevano aggiungere o togliere nulla alle difficoltà e problemi ai quali i miei nonni dovevano far fronte prontamente se volevano mandare avanti la baracca.

ad ogni buon conto, ti segnalo un sito segretissimo dove puoi trovare ogni documento ORIGINALE relativo al tema del vicino oriente. mi raccomando, resti un segreto. ciao.

http://avalon.law.yale.edu/subject_menus/mideast.asp
anselmo
Inviato: 25/1/2009 18:15  Aggiornato: 25/1/2009 18:15
professore
Iscritto: 27/2/2007
Da:
Inviati: 1169
 Re: RASENTANO??
La questione delle vittime palestinesi
L'esperienza insegna che nelle zone di guerra dove ci sono dei civili il rapporto tra morti e feriti gravi è 1 a 3

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NOTIZIE CORRELATE
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«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli» L. Cremonesi (21 gennaio 2009)

GAZA - Ritengo importante chiarire alcuni punti sulla questione del numero delle vittime palestinesi nel corso della recente operazione israeliana nella striscia di Gaza. E ciò poiché il dato di «500 o 600» morti, da me riportato citando fonti mediche e giornalisti locali e pubblicato sul Corriere della Sera il 21 gennaio, il giorno dopo si è prestato a interpretazioni in Israele e all’estero che mi sembrano non riflettere il senso originario del mio scritto.

1) Premetto che quasi trent’anni di copertura giornalistica in zone di crisi belliche, soprattutto in Medio Oriente, mi rendono in genere molto cauto sui dati riguardanti il numero delle vittime segnalati dalle due parti in campo. Ma la sensazione che le vittime dei raid israeliani fossero forse meno di quelle riportate dalle autorità di Hamas a Gaza mi apparve subito il giorno della mia entrata nella striscia di Gaza dal confine egiziano di Rafah il 13 gennaio. Le ambulanze dalla zona di frontiera mi condussero all’Ospedale Europeo di Rafah. Qui vigeva l’emergenza al pronto soccorso e nelle unità di cura intensiva. Erano appena arrivati alcune vittime dei bombardamenti sui villaggi di Abasan e Khussa. Tra loro c’erano almeno due morti. Pure molti dei letti al pronto soccorso e nelle camerate ai piani alti erano vuoti. L’ospedale aveva ancora una forte capacità di accoglienza. Lo stesso osservai in serata all’ospedale Nasser di Khan Yunis. A detta dei dirigenti sanitari avrebbe dovuto essere in massima emergenza, ma non lo era. Il vicino ospedale privato Al Amal ha 150 letti. Il giorno 14 gennaio solo 5 erano occupati. Un situazione simile incontrai il 17 gennaio a Gaza city. Qui due grandi ospedali erano stati evacuati perché colpiti dai bombardamenti israeliani, lo Al Quds e lo Wafa, pure anche molti dei letti nelle camerate dello Shifah erano liberi. I feriti gravi meno di quanto mi fossi aspettato.

2) A questo proposito ci tengo a sottolineare un elemento. L’esperienza insegna che in generale nelle zone di guerra dove si trovano civili il rapporto tra morti e feriti gravi (tanto da dover essere ospedalizzati) è uno a tre. È ovviamente un dato molto generico. Eventi particolari possono stravolgerlo completamente. Ma io ebbi la sensazione più volte che i feriti fossero molto meno di quanto avrebbero dovuto essere. È vero che alcune decine vennero trasferiti via ambulanza in Egitto. Tuttavia non mi sembrava affatto che la proporzione tra morti e feriti rispettasse la gravità delle cifre ribadita dai dirigenti sanitari locali.

3) Fu a Gaza che un medico (non simpatetico con Hamas) mi disse che «molto probabilmente» il numero reale dei morti poteva essere più basso «forse la metà» dei quasi 1.300 riportati dal ministero della Sanità locale. Alcuni noti e rispettati giornalisti locali (tutti chiesero ovviamente il massimo anonimato per paura di rappresaglie) confermarono quel dato. Uno parlò di «forse poco più di 800 morti». Un altro ricordò che a Jenin nel 2002 ci era stato detto da parte palestinese vi fossero oltre 500 morti e alla fine scoprimmo la vera cifra, poco più di 50 (caso questo che curiosamente io stesso avevo citato nella mia lettera contro il blocco israeliano per i giornalisti a Gaza pubblicata da Haaretz ai primi di gennaio). Un altro ancora riportò che numerosi morti erano giovani uomini di età compresa tra i 17 e 23 anni. Alcuni medici francesi dissero che comunque la maggioranza delle vittime, morti e feriti, erano bambini, donne anziani, spesso con ferite gravissime. A Khan Yunis il 13 e 14 gennaio i medici francesi sostenevano di non avere prove dirette di bombe al fosforo, cosa che invece era stato detto loro fosse possibile per il nord di Gaza. Dunque non ho mai escluso che Israele avesse usato il fosforo, semplicemente io non possedevo testimonianze concrete.

4) Questi dati sono riferiti comunque per lo più a civili. L’impressione è che ora si debba fare molta attenzione alla propaganda delle due parti. Israele è interessato a diminuire il numero delle vittime civili ed enfatizzare invece quello dei combattenti. Hamas ovviamente l’opposto. Con un particolare in più emerso negli ultimi giorni. A Gaza si parla di camere mortuarie e cimiteri segreti per gli shahid, i guerriglieri. Hamas tende a nascondere i propri morti. I suoi portavoce parlano di 48. Un numero ridicolmente basso. In verità potrebbero essere molti, molti di più. Il numero da me riportato nell’articolo di 600 è riferito per lo più ai civili. È una dinamica che ricorda da vicino lo scenario della guerra in Libano nel 2006. Quanti furono davvero i guerriglieri morti di Hezbollah? Ancora oggi non c’è un numero verificato. E quasi certamente non lo sapremo mai. Lo stesso potrebbe essere per Gaza.

5) Tutto ciò non toglie la gravità degli effetti dei bombardamenti israeliani a Gaza. L’impressione che ebbi sin dal primo giorno fu che Israele non mirasse tanto a colpire militarmente Hamas, quanto piuttosto intendesse punire la popolazione civile. Il messaggio era chiaro: «Gente di Gaza guai a voi se lasciate che Hamas operi dalle vostre terre e spari su Israele! Non importa che voi siate consenzienti o meno. La nostra repressione sarà terribile». Non ho problema a sostenere che i bombardamenti israeliani rasentano il crimine di guerra. I soldati avevano il mandato per sparare impunemente sui civili. Ne feci personalmente le spese il 16 gennaio. Quando con il mio traduttore e autista di Khan Yunis provai a spostarmi a Gaza. La nostra vettura rimase sotto il fuoco di una pattuglia israeliana per quasi due ore all’incrocio di Netzarim. Più volte mi è successo di essere stato soggetto di spari o azioni ostili da parte di militari in Iraq, Afghanistan, Cisgiordania, Giordania, Libano. Ma sempre, dopo pochi minuti, una volta evidente che non ero un nemico, l’attacco è stato terminato. A Gaza invece i soldati hanno continuato a sparare, anche quando, in coordinamento con i portavoce militari israeliani provammo a scappare verso Khan Yunis. Alla fine fu solo l’ennesimo intervento dei portavoce militari a porre fine all’azione. Noi ci siamo salvati grazie a loro. Ma cosa sarebbe successo se, invece di essere un giornalista straniero in contatto con le autorità di Gerusalemme, fossi stato un padre palestinese con la sua famiglia?

Lorenzo Cremonesi
Inviato speciale del «Corriere della Sera» a Gaza
24 gennaio 2009
Pio
Inviato: 25/1/2009 19:01  Aggiornato: 25/1/2009 19:07
professore
Iscritto: 21/2/2007
Da: NAPOLI
Inviati: 1223
 Re: RASENTANO??
...Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli... la sensazione che le vittime dei raid israeliani fossero forse meno di quelle riportate dalle autorità di Hamas a Gaza mi apparve subito il giorno della mia entrata nella striscia di Gaza

Lo sapevo che veniva fuori uno che non si fa fare fesso e si accorgeva (dal primo momento ehhh) che nella realtà le vittime palestinesi erano solo qualche decina... e tutte perchè usate come scudi da quei cattivoni di Hamas.
Del resto si sa che la stampa mondiale, ad eccezione del Corriere, è amica dei terroristi e dunque gonfia...

Gonfia sì, ma mai quanto la continua opera disinformatoria di questo Lorenzo Cremonesi...
Peccato non si capisca se fà così perchè gli piace stare col "più forte" o se è un sionista a cui piano piano viene giù la maschera...
Coraggio, fai outing che non succede nulla!

Pio.
anselmo
Inviato: 25/1/2009 20:27  Aggiornato: 25/1/2009 20:27
professore
Iscritto: 27/2/2007
Da:
Inviati: 1169
 Re: RASENTANO??
I tre articoli di cremonesi sono, secondo me, dei buoni resoconti di quanto è accaduto, almeno per quanto riguarda i fatti. Che poi questi fatti narrati corrispondano in toto alla realtà credo che nemmeno cremonesi voglia sostenerlo.

Quello che non condivido non sono dunque i dati che egli offre al lettore (ripeto: verosimili, possibili, probabili, parziali, da verificare senz’altro, ecc.), ma le sue "impressioni" (pur legittime).

“L’impressione che ebbi sin dal primo giorno fu che Israele non mirasse tanto a colpire militarmente Hamas, quanto piuttosto intendesse punire la popolazione civile”; poi soggiunge: “Non ho problema a sostenere che i bombardamenti israeliani rasentano il crimine di guerra”. Rasentano? Che cosa vuol dire? Si tratta di un’azione criminale premeditata e sovradimensionata sotto ogni punto di vista, oppure no?

È vero che se lanci dei sassi contro qualcuno non ti puoi aspettare che questo reagisca con dei fiori, ma è fuori discussione la sproporzione criminale e inusitata della risposta israeliana a Gaza.

Quanto al sionismo, essere sionisti (o filosionisti) non è una colpa e tantomeno un crimine. Così come non è una colpa o un crimine essere filopalestinesi. La colpa è sottilizzare sui crimini contro le popolazioni inermi. Contro qualunque popolazione e a qualsiasi titolo.

La colpa è illudere queste stesse popolazioni con una strategia politica e militare che non solo non produce nulla di nuovo e di positivo, ma mette a rischio anche quel poco che serve per continuare a vivere. Perché i bambini palestinesi (e israeliani, ecc.) hanno anzitutto come primo e fondamentale diritto quello alla vita. Se non si garantisce loro, pur tra mille difficoltà, questo primo e fondamentale diritto, tutti gli altri, post mortem, non servono a nulla.

a rio de janeiro ci sono circa 700 (settecento) favelas. anche lì le condizioni di vita non sono né buone e nemmeno discrete. ma di questa umanità i media parlano poco ......
Pio
Inviato: 25/1/2009 21:28  Aggiornato: 25/1/2009 23:41
professore
Iscritto: 21/2/2007
Da: NAPOLI
Inviati: 1223
 RASENTANO?? I Sionisti no!!
La "colpa" del sionismo è storica se è vero, come lo è, che il "movimento" nacque con l'unica finalità di creare uno stato ebraico. Cosa questa che sarebbe stata legittima se si spiegasse (evitando retoriche) perchè fino alla fine dell'800 questa esigenza non era mai stata sentita, perchè fino ad allora non lo avevano ( sempre inseguiti dalle maledizione di Dio?) e soprattutto perchè non fecero una piega quando i tre delinquenti vincitori del quarto delinquente decisero di dare loro la terra dei palestinesi.
Perchè non chiesero di andare nel deserto o in Siberia o perchè gli americani non li sistemarono nelle terre scippate agli indiani o regalando loro la California?
A questo bisogna aggiungere :
1- La fama di arroganti che accompagna il "movimento" è stata amabilmente affinata dai suoi eredi che nulla fanno per scrollarsela di dosso.
2- Il fatto che il "Terzo mondo" identifichi il Sionismo come una forma di subdolo colonialismo.
3- Storicamente la Sinistra europea (anche quella più illuminata) identifica il Sionismo come fondamentalista e lo stesso ONU già una quarantina d'anni fa, in una "risoluzione" ufficiale, bollò il "movimento" come razzista.

Basta questo per farmeli (unitamente ai filo e ai promoters) sentire "colpevoli" senza contare gli stermini e le ruberie degli ultimi 40 anni?
E se questo "sentire" (che è più diffuso di quanto si creda) ci porta a qualche accusa di razzismo... beh allora vuol dire che per non essere razzisti non si può nemmeno più usare spregiativamente il termine "nazista", ma nemmeno quello "cattofascista"...


Pio.
anselmo
Inviato: 25/1/2009 22:31  Aggiornato: 25/1/2009 23:42
professore
Iscritto: 27/2/2007
Da:
Inviati: 1169
 Re:
noto che a fronte di un articolato ragionamento, il tuo appunto riguarda il “sionismo”. Premesso che io non faccio il difensore d’ufficio di nessuno, men che meno del movimento sionista, mi pareva chiaro che mi riferivo alla rivendicazione di ogni ebreo di Palestina di vivere in quella terra, oggi.

Tu invece parli del movimento sionista storico (che è faccenda un po’ diversa) cioè delle sue articolazioni politiche di ieri e di oggi. Intanto ritengo che i motivi storici che hanno portato alla fondazione di tale movimento sono tutt’altro che “retorici”, così come non risponde ai fatti che l’esigenza di una patria ebraica “fino alla fine dell'800 non era mai stata sentita”. Invero non c’era ebreo che non pensasse a Gerusalemme, terra promessa da Dio, come propria legittima patria, ma nessuno pensava realisticamente a Gerusalemme (perciò succedeva allora ciò che succede oggi con la rivendicazione irrealistica di uno stato palestinese nella situazione data), tanto che all'inizio qualcuno propose di fondare lo stato ebraico in Argentina o, addirittura, in Uganda. Ed infatti la grande maggioranza degli ebrei rimaneva fedele agli ideali dell'emancipazione e accusava i sionisti di fare il gioco dell'antisemitismo, con il loro progetto di secessione dall'occidente. Si dovettero attendere le persecuzioni hitleriane perché il sionismo fosse abbracciato dagli ebrei. In questo senso, essere sionisti non è una colpa o un crimine.

Altro paio di maniche è come l’organizzazione sionista arrivò alla realizzazione del suo progetto, ma qui si tratta di riandare alla vexata qaestio della collusione tra l’imperialismo ed il sionismo. Un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite scriveva a questo proposito: “La terra dei palestinesi era stata promessa ad un altro popolo da un governo straniero che in quel momento non aveva diritti sovrani sulla Palestina”.

Queste cose le sappiamo alla noia. Dobbiamo ripartire ogni volta daccapo?

A me interessa l’hic et nunc.
Pio
Inviato: 26/1/2009 7:22  Aggiornato: 26/1/2009 7:22
professore
Iscritto: 21/2/2007
Da: NAPOLI
Inviati: 1223
 SIONISMO & DINTORNI
A me interessa l’hic et nunc...

Buono a sapersi... probabilmente avevo capito male quando qualche tempo fa, scrivendo della "crisi" finanziaria, ad una mia reiterata richiesta di fermarci al "presente" (e dunque all'hic et nunc) ebbi per lo più "risposte" filosofiche aventi come base "capitalismo" e "comunismo", dunque essenzialità storiche e idelogiche che oscurarono finanche qualche rilievo "tecnico"...
Evidentemente basta cambiare canale per trasformare il "metro", per cui i 1000 millimetri di ieri oggi valgono 800...

Anche sul supposto "ragionamento articolato" ci sarebbe da discutere, ma il rischio di ricadere nella "noia" è elevato.
Dunque potremmo scrivere di Netiquette o di Calcio, ma non mi va perchè ancora non ho digerito i tre gol della Roma...

Pio.
Pio
Inviato: 26/1/2009 9:54  Aggiornato: 26/1/2009 9:54
professore
Iscritto: 21/2/2007
Da: NAPOLI
Inviati: 1223
 Tra le macerie di GAZA... non solo CREMONESI
Ombrello legale del governo contro le accuse ai militari nei tribunali stranieri

"La mia famiglia distrutta dal fosforo"
ALBERTO STABILE

GAZA - A piedi nudi e a capo coperto, con le lunghe vesti che lambiscono l'acqua, le donne della famiglia Abu Halima cercano di cancellare i segni della devastazione che si è abbattuta sulla loro casa di Beit Lahiya. Ogni centimetro di pavimento, ogni palmo di parete vengono puliti con scope, spazzole e chili di detersivo, ma quell'odore che pervade le stanze resiste anche al vento che irrompe dalle finestre senza infissi. L'odore nauseante, dicono gli esperti, del fosforo bianco.

Sull'uso di questa sostanza, non vietato se adoperata in campo aperto, ma illegale se usata contro le persone o in ambienti densamente abitati, l'esercito ha annunciato l'apertura di un'inchiesta, affermando, tuttavia, di aver sempre agito nell'ambito della legalità. Amnesty international, invece, ha dichiarato di essere in possesso di "prove indiscutibili" che Tsahal abbia utilizzato ordigni al fosforo in modo indiscriminato. Da qui l'accusa di aver commesso "crimini di guerra".

Il governo israeliano ha subito reagito e, dopo aver imposto la censura sui nomi di soldati e ufficiali coinvolti nell'operazione, ieri ha annunciato di aver approvato uno scudo legale protettivo a favore dei militari israeliani nel caso dovessero essere chiamati a rispondere d'aver commesso violazioni dei diritti umani da qualche tribunale straniero. "Israele - ha detto Olmert - darà pieno sostegno ai comandanti e ai soldati che sono stati mandati a Gaza, così come loro hanno protetto noi con i loro corpi durante l'operazione". Il Guardasigilli e il ministro della Difesa, oltre ad un gruppo di legali, faranno parte di questo "ombrello" protettivo.

Omar Abu Halima, 18 anni, uno degli figli di Sabah e Sadallah Abu Halima, racconta quel pomeriggio d'inferno. I carri armati israeliani erano a un centinaio di metri dalla palazzina di famiglia di tre piani che sorge, allineata ad altre quattro o cinque case delle stesse dimensioni, nella zona chiamata Atara, dove finisce l'abitato di Beit Lahiya e cominciano le serre e i campi coltivati. Zona di fragole e agrumi, ma anche, qua e là, data la vicinanza al confine israeliano, di lanci di Qassam.

"Ero nella casa accanto, da un mio zio, quando abbiamo sentito tre o quattro esplosioni, una dietro l'altra. Mi sono precipitato. La nostra casa era avvolta da un fumo denso e bianco che non faceva respirare e dalle fiamme. Sono salito al secondo piano e ho visto mia madre avvolta nel fuoco. Nel corridoio c'erano i miei fratelli Abed di 14 anni, Said di 10, Hamza di 8 abbracciati a mio padre Sadallah, che di anni ne aveva 45. Bruciavano. Hamza diceva: voglio pregare, voglio pregare, ma subito dopo morì. Gli altri erano già morti. Mio padre non aveva più la testa". Nel reparto ustioni dell'ospedale Shifa, dove è ricoverata Sabah Abu Halima, la madre, anche lei di 45 anni, il primario Nafez al Shaban, laureato a Glasgow, specializzato negli Stati Uniti, è certo che a provocare le ustioni subite dalla donna e da altri feriti sia stato il fosforo. Racconta di essersi trovato per la prima volta nella sua carriera di fronte a piaghe che continuavano a bruciare, anche dopo ore, emanavano un odore insopportabile e soprattutto resistevano al normale trattamento di chirurgia plastica. "Tanto che - dice - su suggerimento di colleghi giordani ed egiziani che avevano avuto esperienze simili in Libano, abbiamo dovuto amputare".

Una tragedia nella tragedia è rappresentata dalla mancanza di soccorsi, sia nel caso degli Abu Halima, che in quello della famiglia Abd Rabbo, nel villaggio di Jabaliya (vicino all'omonimo campo profughi). Per dirla in breve, morti e feriti della famiglia Abu Halima sono stati messi su due macchine e su un trattore. La macchina con i morti, secondo il racconto dei sopravvissuti, bloccata al primo posto di blocco israeliano, è stata capovolta da un caterpillar militare. I cadaveri sono rimasti per giorni sull'asfalto. Sabah Abu Halima, la madre ferita, ha potuto raggiungere l'ospedale su un carro trainato da un asino.

Inutile chiedere se in zona ci fossero miliziani di Hamas. "Qui siamo tutti al Fatah - dice Osam, un vicino che era inquadrato nell'Autorità palestinese e continua a prendere lo stipendio da Ramallah -. Se ci fosse stato qualcosa ce ne saremmo andati". Anche se la domanda: "Andati dove?", resta senza risposta.

A Gaza, in questi giorni, non si parla soltanto di armi proibite, ma anche di armi sconosciute, come il missile che ha ucciso otto ragazzi, tre femmine e cinque maschi davanti alla Educational School dell'Unrwa, in pieno centro. Un ordigno che diffonde una pioggia di schegge piccolissime, taglienti come rasoi, di forma quadrata, dal lato di due o tre millimetri come quelle che brillano controluce, nella radiografia del braccio e del ginocchio di Adib al Rais, che si è salvato perché era all'interno del negozio. Il missile, all'impatto, ha provocato un buco sull'asfalto largo dieci centimetri e profondo trenta. Ma sul muro distante tre metri, sulle porte di ferro del piccolo supermercato e sui corpi delle vittime hanno infierito le schegge, grandi come coriandoli.


rep online 26 gennaio 2009
gabriella
Inviato: 27/1/2009 9:26  Aggiornato: 27/1/2009 12:55
Prof.
Iscritto: 29/1/2008
Da:
Inviati: 148
 Re: Tra le macerie del campo profughi
Riporto questo articolo che si commenta da solo!
Gabriella

MESSAGGIO DEL CAPO-RABBINO MILITARE

http://www.vosizneias.com/26314/2009/01/26/jerusalem-group-calls-on-army-to-fire-chief-rabbi-over-his-advice-to-troops-show-no-mercy-in-gaza/

Un gruppo di attivisti per i diritti umani ha chiesto le dimissioni del capo-rabbino militare dopo i suoi incitamenti a non avere pietà a Gaza.

Il rabbino capo delle forze armate Israeliane, Rabbi Brigadier General Avi Ronzki, ha distribuito una lettera in cui incitava a non avere nessuna pietà del nemico e del popolo palestinese.
Il rabbino ha anche specificato che ogni gesto di pietà è contro gli altri soldati con cui si va in guerra.
Il rabbino ha anche incitato a compiere il prorio dovere fino in fondo, in quanto ai palestinesi non spetta nessuna terra in quanto non gli risulta che loro avessero uno stato.

Gruppi di difensori dei diritti umani in Israele hanno contestato duramente questo messaggio del Generale Rabbino, dicendo che il messaggio contiene incitamente al razzismo nei confronti del Popolo Palestinese e contiene anche incitamente ad agire al di fuori delle leggi internazionali di guerra.

Traduzione parziale, articolo in inglese:
http://www.vosizneias.com/26314/2009/01/26/jerusalem-group-calls-on-army-to-fire-chief-rabbi-over-his-advice-to-troops-show-no-mercy-in-gaza/
Vosizneias è un giornale della comunità ortodossa ebrea di New York USA
Lettore
Inviato: 27/1/2009 9:31  Aggiornato: 27/1/2009 12:56
 risposta sul sionismo
La terra su cui sono sorti i primi insediamenti ebraici, che realizzano ciò che era stato teorizzato da Herzl e altri padri del sionismo, viene acquistata da diversi fondi sionistici creati a questo scopo, finanziati da donatori che facevano parte soprattutto dell’ebraismo centro – europeo .
Nel Secondo Congresso Sionistico (Basilea, 1898); vengono poste le basi per la fondazione del Fondo Ebraico Coloniale, il primo fondo unitario che cerca di riunire le diverse iniziative che stavano operando da alcuni anni . La prima alyà ( salita) in Palestina risale al 1882, si tratta di Ebrei dallo Yemen, dall'Impero Russo e dalla Romania , nel 1892 c’è una massiccia immigrazione di ebrei dalla Russia spinti dai pogrom e dalle persecuzioni. L’immigrazione non si mescola alla comunità ebraica residente in Palestinina e presente soprattutto nelle città, ma si insedia sui territori acquistati dai diversi fondi ebraici . I proprietari da cui le terre vengono acquistate spesso sono latifondisti che vivono nelle città lontane o in Turchia , le terre acquistate sono quelle più economiche perchè meno produttive.


Una volta teorizzata la necessità di uno stato per gli ebrei non si decide subito che questo sarà in Palestina, il movimento sionista è laico anzi è in antitesi con gran parte del mondo religioso.
Nel sesto Congresso Sionistico (Basilea, 1903); viene discussa l'offerta del governo britannico di un territorio in Uganda per l'insediamento ebraico; la proposta provoca una grande divisione nel movimento e nonostante fosse stata approvata dalla maggioranza dei delegati, piu' tardi venne abbandonata.


Fonti

F . Colombo- Israele passato e futuro ed Europeo
Eli Barnavi – Storia di Israele ed Tascabil bompiani
B. Morris - 1948 Israele e palestina fra guerra e pace ed Rizzoli
Z. Sternell – La nascita di Israele-ed Baldini Castoldi



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