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Rivista di fisica, didattica della fisica, storia della fisica, fisica e filosofia,
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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Impresentabili : I FASCISTI RITORNANO DA MARTE
Inviato da RR il 7/2/2008 10:30:27 (1244 letture)

Questo è un altro regalo degli ex comunisti. Questo lo dobbiamo tutto a Berlinguer che ha ridotto la scuola ad un canaio. E non era difficile prevedere, come ho fatto vari anni fa, che se avanza l'ignoranza si afferma il fascismo. Ed in questa situazione ahimé abbiamo un impresentabile elettore di Berlusconi, come Veltroni e banda teodem ed ignava.

R.R.
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Botte e soldi, i nuovi balilla a scuola

Da Lotta studentesca al Blocco studentesco, piccoli fascisti crescono
Negli istituti superiori avanzano le due liste dell'estrema destra. Si ispirano al ventennio, si definiscono «rivoluzionari».

Ora in molte città hanno in pugno i fondi degli organi studenteschi. Mentre si moltiplicano le denunce di spedizioni squadristiche contro i ragazzi di sinistra

Giacomo Russo Spena

«Sono gruppi ribelli e non conformi», dice un giovane infatuato. Sono i più «duri», aggiunge un secondo attratto dal loro «cameratismo» e machismo. «Sono tornati», ribatte chi ha memoria storica.
Nelle scuole italiane si torna a parlare di fascismo. O meglio tornano le liste che si ispirano esplicitamente al ventennio e ai suoi valori. L'avanzata a livello elettorale e sociale dell'estrema destra nei licei è un fenomeno dilagante. A nord come a sud. Dalle periferie metropolitane più degradate alle «zone borghesi»: «Cresciamo ovunque», dicono. «Gli studenti hanno bisogno di nuove proposte - spiega un giovane fascista milanese - e noi abbiamo un intento rivoluzionario. Combatti per le tue idee, lotta per la tua patria e ribellati al sistema, sono le nostre parole d'ordine». «Mai più antifascismo» o «Sveglia bastardi, la ricreazione è finita», sono i manifesti che vanno per la maggiore nelle scuole. Con il cartoon Bart Simpson che impersonifica il loro ribellismo. Si torna a fare i conti con chi fa apologia del fascismo: «Benito Mussolini ha creato lo stato sociale in Italia» si legge sui loro siti.
E la costituzione antifascista? «Me ne frego. Su alcuni punti è carta straccia. Parla invano anche di diritto alla casa e al lavoro, non è la mia costituzione», spiegano. Si rifanno direttamente a sigle maggiori: Blocco studentesco a Fiamma Tricolore, Lotta Studentesca a Forza Nuova, malgrado la consulta vieti la rappresentanza di giovani iscritti a partiti. Gruppi giovanili che, pur avendo tra loro attriti politici e culturali, hanno deciso in molte città di allearsi elettoralmente: «Anche con i badogliani di An - dicono - pur di arrestare i comunisti». Hanno trovato un'intesa programmatica su precisi punti: lotta contro il caro libri, finanziamenti per l'edilizia scolastica e soprattutto l'anticomunismo. Per il resto non hanno molto da spartire, se non «pratiche squadristiche» che loro stessi rivendicano.
La composizione delle consulte provinciali studentesche, piccoli parlamenti biennali che gestiscono in modo indipendente ben 80 mila euro, evidenziano questa escalation. A macchia di leopardo. «Esiste un problema reale sull'espansione dell'estrema destra a livello giovanile», spiega Valentina Giorda dell'Unione degli studenti, che segnala però una «falsità sostenuta dai media»: «Le elezioni non sono state vinte dalla destra ma da noi». I dati ufficiali del ministero dell'Istruzione confermano. Ma evidenziano anche i successi dell'estrema destra in consulte prima «rosse».
A Roma, dove ha vinto Azione Studentesca (emanazione diretta di Azione giovani) con l'appoggio decisivo del Blocco, si è verificato uno dei «ribaltoni» più significativi, coi collettivi di sinistra che denunciano «brogli elettorali e ritorsioni agli indecisi nel momento del voto». E se qualcuno si è appellato a Fioroni per «l'annullamento del voto e lo scioglimento della consulta perché illegittima», il «cartello nero» ha risposto alzando il livello dello scontro: «Se il ministro cederà alle pressioni della sinistra, sconcertata dalla clamorosa sconfitta, si ritroverà tutte le scuole in agitazione. Se solo si azzarderanno a mettere in discussione l'esito del voto, sarà il caos».
La capitale in questi giorni è un fronte caldo: l'8 febbraio mentre Blocco scenderà in piazza per «ricordare i martiri delle foibe», la Consulta studentesca (gestita dalla «cosa nera») ha organizzato, spendendo quasi 5 mila euro, un convegno nel teatro Brancaccio dal nome «Istria, Slovenia, Dalmazia, anche le pietre parlano italiano». «Una convention autoreferenziale che tenterà di trasformare la storia in propaganda, presso cui convergerà una sfilata di vessilli e slogan fascisti», denuncia la rete di studenti autorganizzati che per quel giorno lancia una serie di incontri per «affrontare sul serio la vicenda triestina in tutte le sue implicazioni, senza lasciare spazio a chi elogia il ventennio e vuole riproporne mentalità e cultura di prevaricazione».
Oltre al caso capitolino, su come vengono spesi i fondi pubblici c'è il problema della scarsa trasparenza e dell'arbitrarietà. Lo ammette anche Cesare Giordina, esponente di As: «Quando governava la sinistra i soldi andavano per iniziative sulla Resistenza, adesso la musica è cambiata». A Verona, dove il presidente della consulta è di Lotta studentesca, verranno stanziate risorse per la sicurezza e contro «le azioni violente degli immigrati nei confronti degli studenti». Stessa pratica in molte altre città del nord: «Clandestini attenti», sostengono sui loro blog con tanto di firma, «giovinezza al potere».
Ma la «cosa nera» non è unita in tutto. «Il nostro movimento è laico e lotta contro le ingerenze del Vaticano», afferma il portavoce di Blocco Studentesco Francesco Polacchi, che ritiene degli «idioti» quelli che professano l'integralismo cattolico. Chiaro riferimento ai «camerati forzanovisti» che si rifanno a un passato lefebvriano con la famiglia perno centrale della società. Entrambi i gruppi però condividono un sistema valoriale e culturale che va dall'esplicito richiamo al fascismo («Un marmo contro la palude della storia italiana» per dirla alla Gianluca Iannone, leader di Fiamma Tricolore) all'arresto dell'immigrazione (con qualche distinguo) e di «tutte le droghe».
Per non parlare delle crociate comuni contro i libri di storia, accusati di «propaganda antifascista», per la promozione di «escursioni naturalistiche di tipo futurista» e l'aumento delle ore di educazione fisica («Mens sana in corpore sano»). «Preferisco rimanere a letto piuttosto che fare il guerriero in giro», scherza Giordina che appartiene, come quasi tutto il suo movimento, alla destra sociale di An. «A me - aggiunge - interessa parlare alla società non solo ai fascisti, ci vuole modernità nei contenuti. Certo molti nostri militanti non rinnegano il ventennio mettendosi la celtica al collo. Non ci dimentichiamo del nostro passato». Il loro leader Gianni Alemanno dà l'esempio.
Chi fa della «militanza fascista a tempo pieno» nelle scuole una parola d'ordine è Lotta studentesca. «Abbiamo attecchito in un mondo giovanile in cerca di riferimenti forti, estremi e stanco di un mondo politicamente corretto», spiega Daniele Pinti che, dati alla mano, si gongola dei risultati: «Abbiamo ottenuto rappresentanti scolastici in istituti storicamente di sinistra, a Roma più di 6 mila voti e vari presidenti per l'Italia. Attrae il nostro stile e il fatto che diamo ai ragazzi delle risposte non solo sulle problematiche scolastiche, ma anche su quello che li aspetta fuori. Su questo abbiamo in cantiere delle azioni divertenti e clamorose».
Stesso spirito «guerriero» è presente in Blocco studentesco che, come Fiamma, si maschera dietro il politically correct. Sono loro la vera sorpresa delle elezioni scolastiche. «Abbiamo quintuplicato i voti in tutta Italia, nella capitale siamo arrivati a 10 mila voti», afferma Polacchi. E la crescita è stata più o meno omogenea. La vittoria è stata dettata da un programma molto «materiale» e «prossimo» agli studenti: battaglia contro le carenze strutturali delle scuole, in primis. Rivendicazioni che troppo spesso la sinistra abbandona bollandole di «populismo» per dare spazio a lotte più generali. Ma la capacità di Blocco è quella di essere un «animale strano»: fa proprie rivendicazioni storicamente di sinistra (in linea con il passato movimento d'estrema destra «Terza Posizione») come la campagna contro i fondi alle scuole private e lo sviluppo dell'energia solare («Fratello Sole» è il nome del loro progetto di intervento sul fotovoltaico).
Assente, visti i numeri dei loro cortei, quella capacità di mobilitazione presente nei collettivi di sinistra: tra voto e militanza c'è una differenza. «I fascisti, per fare un'occupazione al liceo Farnesina di Roma, hanno dovuto sudare mille camicie e si sono fatti aiutare dagli esponenti di Fiamma e Casa Pound (centro sociale legato al partito, ndr)», denuncia un ragazzo che preferisce rimanere nell'anonimato per paura. Qui è il punto. La crescita elettorale dell'estrema destra è collegata ad un aumento di azioni «squadristiche» contro ragazzi «sinistrorsi»: Bari, Genova, Roma e l'ultima solo qualche giorno fa a Treviso. Un clima di crescente tensione denunciato dai collettivi autorganizzati che dichiarano di essere «minacciati» quotidianamente da «giovani riconducibili a queste liste fasciste».
«Lungo è l'elenco di attacchi ai danni di studenti alternativi, omosessuali e rom», ricorda infatti l'Uds. E capita spesso, a sentire le denunce dei collettivi autorganizzati, che Blocco si faccia aiutare dai «fratelli maggiori»: è facile veder volantinare nelle scuole militanti trentenni. In fondo, come dicono, la militanza fascista è a tempo pieno. Tutto fa pensare a una chiara operazione di «intervento» nelle scuole dell'estrema destra, con l'organizzazione militarizzata, da vero partito, delle loro liste studentesche. Per stracciare la concorrenza di sinistra. E ora i «nuovi balilla» potranno anche usare i fondi pubblici delle consulte provinciali.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Febbraio-2008/art12.html
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PS. Una notarella a margine.
Quando si parla di 68, anche da feti sopravvissuti come i botoli, non si ricorda mai che fino al 1967 c'era la festa della matricola, un vero trionfo dei fascistelli dell'università, i figli di papà che lì stavano per una vita a rompere le balle al prossimo.
Dal 1968 la festa è finita e meno male.
Ora ricomincia dalle scuole ...
R.R.
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«Questo nuovo fascismo mina la democrazia»
«La politica è troppo indulgente verso le nuove forme di xenofobia e violenza. Il regime è stato peggiore di quanto si ricorda». Parla il comandante partigiano Massimo Rendina, presidente dell'Anpi Roma
g.r.s.
Roma


«Si vuole riabilitare il peggior fascismo, quello collaborazionista coi nazisti successivo all'8 settembre 1943». Massimo Rendina, 88 anni, presidente dell'Anpi Roma e soprattutto comandante di una brigata Garibaldi durante la Resistenza, non si capacita della crescita giovanile di «determinati gruppi xenofobi». E' tra gli intellettuali e politici di sinistra che hanno scritto un appello al ministro Fioroni affinché vengano sciolte quelle liste scolastiche che si rifanno esplicitamente al ventennio. Hanno scritto anche al prefetto della capitale Carlo Mosca «per vigilare sullo squadrismo ai danni dei giovani di sinistra».
Perché, a suo parere, è stato possibile un ritorno nelle scuole di queste ideologie?
La diffusione è dovuta principalmente alla non conoscenza della storia. I giovani d'oggi hanno perso la memoria dell'Italia. C'è un'idea generale di un fascismo migliore di quello che realmente è stato, non si conoscono le cifre esatte. In pochi ricordano le leggi razziali del '38 o le 32 mila persone deportate perché antifasciste. Il ventennio è stato sicuramente peggiore rispetto a quello che poi è rimasto nell'immaginario collettivo. E' colpa certamente dei programmi scolastici, che non affrontano bene il periodo, ma più in generale della famiglia e della società che non trasmettono più determinati valori. Dobbiamo restituire il vero significato a parole ora abusate, come «libertà», e affermare una reale coscienza democratica. Anche all'interno della sinistra.
In effetti la situazione inizia ad essere preoccupante...
Innanzitutto per analizzare bene il fenomeno bisogna dire che ci sono più fascismi. Lo dice il passato: Mussolini è riuscito a unificare le varie correnti in un solo movimento che nella genesi si manifestava in più forme. Ora da un lato c'è il fascismo violento, d'attacco nei confronti del diverso, che cresce soprattutto a livello giovanile. E su questo c'è troppa tolleranza, le forze dell'ordine non intervengono a sufficienza. E' un fascismo pericoloso per l'incolumità fisica delle persone, ma che a livello politico non preoccupa più di tanto. E' destinato a non egemonizzare le masse, una coscienza antifascista di base gli italiani ce l'hanno! D'altra parte c'è il nodo vero della questione, la crisi della democrazia. Nel paese c'è una destra politica, come Forza Italia, che con questa gente fa alleanze elettorali. Che dimostra una sorta di benevolenza verso forme autoritarie che riguardano la storia del fascismo. Lo stesso Berlusconi ha dichiarato che «i luoghi di confino erano posti di villeggiatura».
Come si può arrestare il nuovo squadrismo giovanile?
Non credo basti soltanto la legge ma se c'è, va applicata. Mi riferisco al decreto Mancino. Parla chiaro: è vietata la ricomposizione del partito fascista e l'istigazione di quei valori razzisti e xenofobi che professano. E poi lo sancisce quella Costituzione repubblicana, che il parlamento ha provato in tutti i modi a ritoccare. Evidentemente non si ha una visione democratica. Lo dimostra anche le missioni di guerra all'estero che vanno in direzione opposta all'articolo 11 della Carta. E poi c'è la cultura, l'arma principale per arrestare lo squadrismo. La politica, quella vera, deve essere cultura. Quest'ultima ha il compito di riabilitare la nostra storia se vogliamo andare avanti come paese: sconfiggere innanzitutto quelle propensioni revisioniste che mettono sullo stesso piano repubblichini e partigiani. Durante la Resistenza da un lato c'era chi voleva l'oppressione e la schiavitù e dall'altra chi si spendeva per la libertà, i diritti e l'essere umano, per dirla con le parole di Primo Levi. E allora io dico basta con la logica degli opposti estremismi. Ma oggi il nostro arduo compito è spiegarlo alle nuove generazioni.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Febbraio-2008/art13.html

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Orsopoeta
Inviato: 7/2/2008 12:17  Aggiornato: 7/2/2008 13:20
professore
Iscritto: 17/1/2008
Da: Petrella Tifernina
Inviati: 314
 Re: I FASCISTI RITORNANO DA MARTE
Se il leader della destra fini ha dovuto mollare gli studi al classico per diplomarsi maestro, si può immaginare il livello culturale dei suoi seguaci.
D'altronde persino il loro "intellettuale" l'inarrivabile VENEZIANI ha sostenuto una volta che il predominio della cultura di sinistra era dovuto al fatto che quella di destra non esisteva.
Personalmente penso che in Italia parlare di cultura di destra sia una contraddizione in termini.

Vincenzo
Jarni
Inviato: 7/2/2008 19:40  Aggiornato: 7/2/2008 19:43
professore
Iscritto: 28/3/2007
Da:
Inviati: 499
 Re: I FASCISTI RITORNANO DA MARTE
Oh, Veneziani, quanto adoro quel suo musetto...
passsante
Inviato: 8/2/2008 20:04  Aggiornato: 8/2/2008 20:21
esperto
Iscritto: 20/1/2008
Da:
Inviati: 44
 Re: I FASCISTI RITORNANO DA MARTE
Qualcuno ha scritto: “Da Lotta studentesca al Blocco studentesco, piccoli fascisti crescono”; bene avrebbe fatto a scrivere: “Piccoli teppisti ignoranti crescono”.
Il fatto è che abbiamo una classe politica sempre pronta ad ammiccare a movimenti di questa fatta, spesso cresciuti nella scuola all’ombra di un atteggiamento rinunciatario da parte dei professori, che un po’ per viltà, un po’ perché demotivati, se ne fanno inconsapevoli complici. Afflitti da una sorta di inedia intellettuale, essi sempre qui frequentemente abdicano al ruolo di educatori e trasmettitori di conoscenze, lasciando che manipoli di facinorosi abbiano il sopravvento e che impongano la loro cultura fatta di riti violenti e negatori di ogni dialogo e confronto di idee.
A parte che così si viene a svuotare la scuola della sua funzione principale, che è quella di individuare gli elementi che, sulla base delle conoscenze acquisite, dovranno andare a formare la classe dei quadri dirigenti. Se solo facesse questo la scuola, ah quante teste calde e vuote sparirebbero da lì! Perché spesso sono proprio quelli col rendimento scolastico più scadente che prendono il sopravvento e la fanno da padroni all’interno delle organizzazioni scolastiche giovanili. Un’affermazione questa avvalorata dai ricordi che ho degli anni in cui ho frequentato l’Istituto per ragionieri. Si era nel 1970 quando l’onda lunga della contestazione studentesca lambì anche la mia scuola, e mi ricordo chiaramente che ad organizzare l’occupazione dell’Istituto furono proprio alcuni degli studenti più scadenti, tra l’altro malvisti dai loro professori per via del loro deludente rendimento scolastico. Chiaramente l’idea di poter beneficiare di un periodo di astensione dalle lezioni contagiò un po’ tutti, così che si passò dall’iniziale titubanza alla più entusiastica adesione. C’era però da parte di molti scarsa consapevolezza politica, la quale, unita ad un’assenza totale di senso critico, non produsse che confusione ed esacerbazione. Quelle volte che si voleva fare seriamente ci si limitava a nominare le persone che avrebbero dovuto passare la notte nelle aule per presiedere all’attività di controllo. La nostra comunque fu un’esperienza di breve durata, perché il preside di fronte ai continui atti di vandalismo sulle suppellettili non ci pensò su due volte a mandare a scuola un drappello di poliziotti, che con fare sbrigativo vi allontanarono tutti quelli che vi si trovavano. E così quell’esperienza, come dice Machiavelli (cito a memoria), “passò senza infamia e senza gloria.
Comunque la protesta sessantottina non passò invano, in quanto, scuotendo dalle fondamenta una struttura che aveva mostrato tutti i suoi limiti, fu foriera di radicali cambiamenti, che investirono sia l’ambito didattico, sia l’assetto dei rapporti gerarchici. Si assisté alla formazione di organismi studenteschi, inimmaginabili fino a poco tempo prima, che, con pieno diritto, si inserirono in ogni luogo della scuola deputato a formare gli indirizzi di politica scolastica.
Purtroppo maneggiare gli strumenti della democrazia non è facile, e quando, come spesso accade, essi cadano in mani inesperte si rischia di inceppare quella macchina delicata che è la democrazia. Succede in tutti gli ambiti.
Per tornare in media res, finora ignoravo non solo che esistessero le consulte provinciali studentesche, ma che addirittura potessero gestire una cifra così importante di denaro. E’ chiaro che la corsa all’accaparramento di un tale fondo scateni fra gli studenti una lotta senza esclusione di colpi, specie quando se ne può disporre fuori da ogni controllo. Ma Storace e compagni non volevano una scuola che puntasse a trasmettere nozioni? Che esperti pedagogisti però! E Veneziani, il filosofo della tradizione! Oh, il suo pensiero! quale profondità di melensaggine non raggiunge! Questi giovani epigoni ne sono i degni continuatori. Fascistelli sempre pronti a sciorinarti tutto il loro armamentario ideologico sclerotizzato, e fatto di vieti luoghi comuni.
Giovanni

Fino ad ora ho corretto i suoi messaggi che sostituiscono gli accenti con ’
Il lavoro è oneroso e non lo faccio più. La invito a cambiare le impostazioni del suo computer per evitare l'inconveniente oppure dovrà rassegnarsi a vedere i suoi commenti come questo.
Saluti
R.R.



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