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Rivista di fisica, didattica della fisica, storia della fisica, fisica e filosofia,
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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Politica : NON VALGONO LE STUPIDE CHIACCHIERE DELLO SCOUT RENZI: ANTIFASCISMO!
Inviato da R il 13/2/2018 19:54:59 (298 letture)

da Micromega

Il ritorno del fascismo è figlio del liberismo e ha molti complici

di Giorgio Cremaschi

Il killer nazifascista di Macerata ha ottenuto un successo travolgente. Il dibattito ufficiale minimizza la gravità del suo crimine, ignora le sue vittime e si concentra tutto sul "disagio sociale" provocato dai migranti. Credo che, nella Germania dove nasceva il nazismo, verso gli ebrei fosse lo stesso. Le parole più inquietanti non le ha dette il fascista Salvini, ma il ministro Minniti. Egli infatti ha affermato che nessuno debba farsi giustizia da solo. Giustizia? Sparare a persone individuate solo per il colore della pelle, per il ministro degli interni sarebbe dunque una forma distorta di giustizia. Che magari dovrebbe essere lasciata allo stato. Minniti e tutti gli esponenti del governo non hanno mai usato la parola razzismo, né tantomeno la parola fascismo, per la tentata strage di Macerata.



Lo stesso hanno fatto i mass media, che pure mostrano il Mein Kampf e i simboli nazifascisti dello sparatore e fanno cronaca del suo saluto romano, ma comunque mai usano la parola fascista. Bisogna andare sulla stampa estera per trovare questa parola, nei titoli che annunciano quanto accaduto da noi, che tra l'altro viene presentato come il primo atto di quel terrorismo che insanguina il resto d'Europa. Terrorismo fascista e razzista in Italia? Quando mai, il problema sono i migranti dicono tutti, rinfacciandosi l'un l'altro di non saperlo affrontare. Traini ha già vinto.

Salvini e Casapound affermano che in Italia non c'è nessun rischio fascista e che chi usa questa parola lo fa solo per ragioni strumentali. Non è una novità, dal 1945 i fascisti si sono sempre mascherati in vario modo, spesso reagendo sdegnosamente a chi ricordava loro chi realmente fossero. Negli anni 70 mettevano le bombe e mai le rivendicavano. Ci pensava lo stato a coprirli e ad indirizzare altrove l'opinione pubblica. L'uccisione nella questura di Milano dell'anarchico Pinelli, assieme a Valpreda accusato innocente della bomba fascista di Piazza Fontana, aprì la via ad una lunga trama di stragi, insabbiamenti e depistaggi di stato.

Il potere in Italia ha sempre fatto leva sui fascisti, li ha fatti crescere e usati quando voleva diventare più autoritario, li ha colpiti quando voleva mostrarsi più democratico. I mass media che indirizzano l'opinione pubblica verso i migranti, quando viene sfasciato lo stato sociale e dilagano disoccupazione e povertà, rinverdiscono quella caccia alle streghe che anche altre volte hanno scatenato. Non a caso oggi è stata creata la categoria dell'insicurezza "percepita", quando tutti i dati statistici mostrano come delitti tremendi come quello di Macerata non possono portare ad alcuna generalizzazione, anzi negano che la popolazione italiana sia oggetto di un'aggressione criminale generalizzata da parte dei migranti.

Non ci sono italiani che non trovano lavoro perché glielo hanno rubato i migranti, mentre tanti sono in mezzo ad una strada perché le multinazionali chiudono e migrano indisturbate a saccheggiare altrove. La popolazione residente sta calando, perché sono più gli italiani che emigrano perché non trovano un lavoro decente, rispetto a coloro che vengono qui e che diventano schiavi sfruttati, da italiani naturalmente. Si dovrebbero combattere la disoccupazione, il degrado e lo sfruttamento del lavoro. Ma i razzisti parlano di sostituzione etnica addossando agli schiavi la colpa della schiavitù. Nulla di tutto ciò che è diventato senso comune è vero, ma è percepito così. Percepito come? Attraverso i mass media.

È il liberismo capitalista che ha fatto rinascere in Italia ed in Europa il fascismo. Anche questa non è una novità, dopo la crisi del 1929 i governi democratici tedeschi adottarono la politica dell'austerità e del rigore di bilancio e un insignificante gruppuscolo fascista sbeffeggiato da tutti conquistò il potere. Dopo la guerra lo stato sociale fu edificato come compromesso tra le classi, ma anche come garanzia di democrazia. La nostra Costituzione è antifascista perché promuove lo stato sociale contro la ferocia del mercato; ed è per i diritti sociali e del lavoro perché è antifascista. Decenni di politiche di smantellamento di quei diritti, nel nome dell'Europa e della globalizzazione, hanno divelto le basi materiali dell'antifascismo e fatto risorgere i mostri.

È per questo che il mondo PD non usa la parola fascismo, ma condanna genericamente e ipocritamente l'odio. Meglio condannare moralisticamente un sentimento, che dover riconoscere i frutti marci della propria politica. E il M5S, che pure non è responsabile delle politiche economiche di questi anni, adotta ora lo stesso linguaggio del PD, evidentemente pensando che nessun partito che voglia governare, possa usare parole sconvenienti come fascismo e razzismo. Così da un lato ci sono quelli che raccomandano di stare buoni, dall'altro coloro che giustificano il killer di Macerata. La dialettica politica ufficiale è tutta qui.

Certo i gruppuscoli fascisti non prenderanno mai il potere. Quando ci provarono nel 1970 con Junio Valerio Borghese, i loro protettori della Nato li convinsero a fermarsi e ad uscire dai ministeri dove erano entrati. I fascisti oggi non devono prendere il potere, ma aiutare il potere a fascistizzarsi. Cosa che sta facendo benissimo, basti pensare alle leggi di polizia di Minniti. Il potere, italiano e UE, per continuare con le politiche liberiste di devastazione sociale, deve imporre un sistema sempre più autoritario ed intollerante. Se gli sfrattati si organizzano, lottano, magari contrastano la polizia che li vuole sbattere fuori di casa, allora questa è inaccettabile violenza degli antagonisti e dei centri sociali. Invece se un fascista spara nel mucchio ai neri, questo è disagio sociale. Se i poveri si ribellano vengono repressi, perché per il palazzo i poveri devono solo odiarsi tra loro. D'altra parte come farebbe il 10%, che diviene sempre più ricco impoverendo il restante 90, come farebbe a comandare e a distogliere da sé l'indignazione popolare, se non volgendola verso i migranti oggi, domani verso chissà chi. A questo servono i fascisti.

Non facciamoci illusioni, il guasto oramai è profondo. Anni ed anni di politiche liberiste e di diseguaglianza sociale, la resa della sinistra di governo al mercato, hanno diffuso una mentalità reazionaria di massa. L'antifascismo non deve solo essere affermato, ma ricostruito. Non sarà semplice, ma soprattutto non sarà possibile se l'antifascismo non si rivolgerà contro il feroce potere degli affari che ci governa. Bisogna lottare duramente sia contro le politiche di austerità liberiste, sia contro il risorgere del fascismo, chiamando ogni cosa con il suo nome, senza reticenze e senza paura. Ci vuole un antifascismo sociale, quello che ha scritto la nostra Costituzione, finora ignorata e violata da tutti coloro che hanno governato.

(6 febbraio 2018)


Il terrorismo italico e i suoi complici: Macerata e non solo

di Annamaria Rivera

Come alcuni/e hanno scritto lucidamente, la tentata strage di Macerata, di stampo tipicamente razzista e nazifascista, è, in realtà, un atto terroristico: se è vero che il terrorismo prende di mira vittime innocenti; crea un'atmosfera di panico e allarme sociali; si caratterizza per il connubio tra esercizio della violenza e ostentatoria messa in scena simbolica; ha come finalità o effetto il ricatto e/o il condizionamento indebito nei confronti dei poteri pubblici.

Tali caratteri, ci sono tutti nell'azione, preparata e progettata fin nei dettagli, compiuta da Luca Traini: un nazifascista talmente esemplare, idealtipico, perfino caricaturale da apparire come un personaggio costruito per qualche fiction. Paradigmatico è anche ciò che è stato trovato nella sua dimora nel corso della perquisizione: una copia del Mein Kampf, una storia della Repubblica sociale italiana, una bandiera con croce celtica, un esemplare di Gioventù fascista, rivista del Ventennio. Ciò nonostante, prima della tentata strage, a scandalizzarsi per i suoi atteggiamenti "sempre più estremisti", per i saluti romani e le consuete battute razziste, nonché per il fatto di portare abitualmente una pistola, sembra sia stato solo il titolare della palestra in cui Traini andava ad allenarsi, il quale sostiene d'averlo perciò allontanato alcuni mesi fa.

Eppure, in base alla legge Mancino, a incriminarlo per apologia di fascismo sarebbe bastato un "dettaglio": il tatuaggio sulla tempia destra, costituito da una runa Wolfsangel("gancio di lupo"), che fu assunta a simbolo dalla SS-Panzer-Division "Das Reich" e da altre divisioni naziste.

Ricordo che questo simbolo fu adottato, a suo tempo, da Terza Posizione, il gruppo eversivo neonazista fondato nel 1978 da Giuseppe Dimitri, Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore. Quest'ultimo, fuggito a Londra nel 1980 a seguito di un mandato di cattura, cinque anni più tardi condannato, da latitante, per associazione sovversiva, rapina e banda armata, dal 1997 a tutt'oggi è il leader di Forza Nuova. La quale si è apertamente schierata dalla parte di Luca Traini fino a dichiarare: "Mettiamo a disposizione i nostri riferimenti per pagare le spese legali di Luca, a non farlo sentire solo e a non abbandonarlo".

Nonostante la sua connotazione violenta ed eversiva, a Forza Nuova è stato permesso, di volta in volta, di presentarsi alle elezioni, anche alle prossime, questa volta con la lista "Italia agli italiani", insieme con Fiamma Tricolore. E ciò a dispetto del suo ben noto squadrismo vecchio stile, fatto di minacce, razzismo "militante", spedizioni punitive seriali (si pensi ai "bangla tour" romani).

Come riferiva il Viminale sei mesi fa, in risposta a un'interrogazione parlamentare, tra il 2011 e il 2016, "240 sono stati i deferimenti all’autorità giudiziaria e 10 gli arresti nei confronti di militanti di Forza Nuova". Ancor peggiore il bilancio di CasaPound (anch'essa da alcuni anni ben presente nelle competizioni elettorali, e con qualche successo), se è vero che tra il 2011 e il 2015 ha collezionato "un arresto ogni 3 mesi e una denuncia ogni 5 giorni".

Se a tali fonti d'ispirazione di Traini si aggiunge la sua coerente vicinanza anche alla Lega Nord, di cui, com'è ben noto, è stato candidato nonché membro del servizio di sicurezza per i comizi, si comprende bene quale sia il retroterra, ideologico e non solo, che spiega la sua azione da giustiziere nero: talmente estrema che qualche commentatore, poco attento a evitare i luoghi comuni, ha evocato l'Alabama. In realtà, se proprio si volesse fare una comparazione del genere, l'esempio più appropriato sarebbe quello della sparatoria di massa del 17 giugno 2015, a Charleston, nella Carolina del Nord: compiuta da un giovane suprematista bianco ai danni di una folla di afroamericani, presso una chiesa episcopale impegnata nella difesa dei diritti umani, e conclusasi col tragico bilancio di ben nove vittime.

In realtà, non v'è bisogno di ricorrere a paragoni esotici. Infatti, al contrario di ciò che scrive Antonio Polito ("Macerata, Alabama. Forse per la prima volta nella nostra storia recente vediamo materializzarsi anche da noi l’incubo del terrore razzista"), le stragi o le tentate stragi di matrice razzista fanno parte ormai della tradizione italica.

Polito e altri, quelli della retorica "della prima volta", come son solita definirla, dimenticano che nel nostro paese la lunga teoria di crimini razzisti inizia almeno nel 1989, con l’omicidio di Jerry A. Masslo. E prosegue, solo per fare un altro esempio, di sicuro tra i più funesti, con la strage di camorra di sei lavoratori innocenti, anch'essi di origine sub-sahariana: compiuta il 18 settembre 2008 a Castel Volturno. Quattro giorni prima, a Milano, il diciannovenne Abdul Salam Guibre, cittadino italiano, figlio di una coppia burkinabé, era stato ucciso a sprangate da due italiani, Fausto Cristofoli di 51 anni e suo figlio Daniele di 31.

In realtà, la comparazione più appropriata per la tentata strage di Macerata è quella con la strage di Firenze che uccise due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, e ne ferì gravemente un terzo, Moustapha Dieng. Non solo perché compiuta da un killer, Gianluca Casseri, apertamente razzista, nazista, negazionista, attivo collaboratore del sito Stormfront, nonché iscritto o comunque frequentatore abituale di CasaPound.

Ma anche per altri elementi comuni. Mi riferisco alla freddezza e alla determinazione di entrambi gli esecutori, alla totale spersonalizzazione dei loro bersagli, tali solo perché "negri" e perciò trattati al pari di selvaggina, infine alla teatralizzazione simbolica della propria "eroica" resa: nel caso di Casseri, il suicidio; in quello di Traini, la messa in scena "epica", con tricolore sulle spalle e saluto fascista, sullo sfondo del monumento ai caduti.

Inoltre, ça va sans dire, queste vicende grondano anche di sessismo. Del tutto esplicito nel caso di Traini: è ai veri uomini, i bianchi, che spetta vendicare lo stupro o la morte delle "nostre" donne, non importa se al rischio della vita di un'altra donna: una "negra", quindi anche lei parte della selvaggina.

Mala tempora currunt, si potrebbe concludere. Basta considerare il clima di omertà o di condiscendenza verso Traini tra una parte non irrilevante della popolazione di Macerata: è il suo avvocato ad aver asserito d'essere allarmato per il numero di persone che lo fermano per manifestare la loro solidarietà nei confronti del suo assistito. Si aggiunga che nelle scuole maceratesi non si è parlato della tentata strage; e che nessun rappresentante delle istituzioni è andato/a finora a visitare in ospedale le vittime del giustiziere nero. Per non dire di Salvini, Berlusconi e simili che, anche in questa occasione, hanno vomitato i loro rigurgiti razzisti, volti a colpevolizzare le vittime chiedendone la deportazione di massa.

E' da molti anni che lo scriviamo: il susseguirsi di pacchetti-sicurezza, di leggi e norme volti a discriminare, inferiorizzare, perseguitare, deportare migranti, rifugiati e rom non fa che accendere le torce di folle inferocite e armare la mano di killer razzisti. Le une e gli altri, come ha scritto Christian Raimo, sono anche il prodotto di una "educazione fascista di massa, quotidiana, spacciata per 'racconto del reale'”.

Di sicuro non è un buon segnale che il corteo nazionale antifascista e antirazzista che avrebbe dovuto svolgersi a Macerata sabato 10 febbraio, promosso dall'Anpi, Arci, Cgil e Libera, sia stato "sospeso", accogliendo l'appello del sindaco ad astenersi da ogni manifestazione.

(7 febbraio 2018)






Quando la storia è fatta dagli ignavi

Il 28 ottobre 1922 il re rifiutò di controfirmare lo stato d’assedio che avrebbe evitato la Marcia su Roma, consegnando di fatto il paese a Mussolini. Il re voleva evitare disordini, voleva evitare una guerra civile ma per eterogenesi dei fini destinò l'Italia al fascismo e a quella guerra civile che voleva evitare. Anche oggi si vogliono evitare disordini e per farlo lo Stato deroga al suo compito fondamentale: quello di affermare quotidianamente la propria costituzione antifascista.

di Antonio Caputo

La storia appare come una serie di eventi determinati dalle “azioni delli uomini grandi”, come scrive Machiavelli nel Principe. E' tuttavia evidente come molti tornanti della storia siano determinati dall'assenza di azioni. Nulla di nuovo sotto il sole, Antonio Gramsci scrisse chiaramente che “l'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.” Allora appare evidente che privilegiare l'azione rispetto alla non azione per la ricostruzione degli eventi storici costituisca non solo un necessario metodo di ricerca per evitare futili elucubrazioni su improbabili eventi mai realizzatisi ma anche un modello morale che premia l’assunzione di responsabilità di ogni azione. Virgilio sbaglia quando dice a Dante di non ragionare degli ignavi, forse non resta fama di loro ma lasciano tracce profonde nella storia del mondo, eccome se ne lasciano. Non è quindi futile immaginare che alla visione della storia fatta da grandi uomini faccia da contraltare, o potremmo dire da contrappasso, una visione della storia in cui il principale volano siano i piccoli uomini, gli ignavi.

«Mi creda, maestà, basterebbero quattro cannonate a farli scappare come lepri», con queste parole Luigi Facta, Primo Ministro già dimissionario, si rivolse a Vittorio Emanuele III di Savoia la mattina del 28 ottobre del 1922. Il re rifiutò di controfirmare lo stato d’assedio, approvato dal consiglio dei ministri all’alba del 28 ottobre. Seguirono la marcia su Roma, la consegna del governo a Mussolini e l'inizio della dittatura fascista. I motivi per cui il re si rifiutò controfirmare lo stato d'assedio sono molti e tutti oggetto di analisi storica. Il re voleva evitare disordini, temeva la reazione delle forze armate che simpatizzavano per il fascismo, probabilmente pensava che il movimento fascista gli sarebbe tornato utile per porre freno ai disordini del biennio rosso. Il re voleva evitare una guerra civile ma per eterogenesi dei fini consegnò l'Italia al fascismo e la destinò a quella guerra civile che voleva evitare. La storia italiana di quegli anni tra le tante cose ci ha insegnato che le guerre civili non si evitano, si rinviano. O si stronca sul nascere il rischio di una guerra civile o la guerra civile si rinvia ad altra data. O si costruiscono le basi della convivenza civile e se ne chiede costantemente il rispetto o le guerre civili covano nelle ceneri della storia. L'ignavia del re di allora dice qualcosa sull'ignavia di oggi? La storia ci dice cosa è successo nel passato ma a saperla leggere ci dice cosa può succedere nel futuro.

Dopo il raid terrorista e razzista a Macerata commesso da un folle che si richiama a movimenti fascisti, dichiaratamente xenofobi e chiaramente anticostituzionali e soprattutto dopo l’evidente giustificazione, quando non plauso, che tale folle ha ricevuto da più parti, c'è stata una massiccia mobilitazione popolare per una manifestazione antifascista e antirazzista. Una reazione fisiologica, si direbbe in un paese i cui valori fondanti sono l’antifascismo e l’antirazzismo. Invece le autorità, a diversi livelli istituzionali, hanno chiesto di non manifestare in nome di un incomprensibile appello al silenzio e all’ordine pubblico. In seguito alla evidente volontà di organizzare il corteo indipendentemente dall’autorizzazione, le autorità hanno tardivamente autorizzato la manifestazione ma questo ritardo apre più falle di quante ne chiuda.

Anche oggi si vogliono evitare disordini e per evitarli il detentore della forza, lo Stato, deroga al suo compito, quello di affermare quotidianamente i propri princìpi e di farli rispettare. Evita di schierarsi tra i diversi movimenti popolari mantenendo una inaccettabile equidistanza, se non a parole nei fatti. Si chiede che vengano sospese manifestazioni antirazziste e antifasciste anziché promuoverle, come se tra i princIpi fondanti di questo Stato non ci fossero antirazzismo e antifascismo.

Lo Stato ha il potere/dovere di affermare i suoi principi e valori. Sia chiaro, potere e dovere è un binomio inscindibile e rinunciare al dovere significa rinunciare al potere e il potere non ama i vuoti. Il potere è un sistema di vasi comunicanti, quando un vaso si svuota, il livello è assicurato dal passaggio di potere da altri vasi comunicanti. Se il tessuto sociale è un intricato sistema di vasi connessi allora non si dà vuoto di potere che non porti passaggio di potere che può avere effetti deleteri. È ciò che accade quando le autorità istituzionali perdono credibilità e fiducia. Le autorità di una data società non possono sottrarsi al dovere/potere di essere continuamente garanti dei princìpi costitutivi che stanno all’origine della loro stessa autorità, pena la sua perdita.

Vietare manifestazioni antifasciste dopo un attentato terroristico commesso richiamandosi alla matrice fascista significa mettere sullo stesso piano fascisti e antifascisti. È irrilevante che il fascismo di oggi sia una pantomima di quello storico. È irrilevante che il richiamo a quel periodo venga da chi a malapena sa quando e come si sono svolti i fatti di allora. Ciò che continua a contare oggi e sempre conterà è la ferma opposizione a ogni forma di autoritarismo nazionalista, di volontà di sopraffazione, di infondate dichiarazioni di superiorità.

La richiesta che si solleva dalla manifestazione di sabato scorso è che le istituzioni di questo paese si assumano la responsabilità di esercitare la forza, morale prima di quella materiale, per affermare la validità dei princìpi fondanti dello Stato, che siano all’altezza di questa grave responsabilità. L’ordine pubblico non è assenza di movimento ma il risultato dell’affermazione continua e quotidiana dei valori della civile e democratica convivenza. Senza questo l’ordine pubblico è la bonaccia che prepara la tempesta.

In capo alle responsabilità politiche del raid di Macerata non si tratta di chiamare in causa miracolati vari della politica da commedia all’italiana, le responsabilità, come dice Vauro, sono trasversali e a mio avviso vanno in ultima (o prima) analisi individuate nella mancata assunzione di responsabilità di chi è investito pro tempore delle responsabilità istituzionali, dal livello comunale a quello nazionale. Assunzione di responsabilità: questo è il grave compito che diventa sempre più urgente di fronte alla marea irrazionale che sta montando in questo paese. Questo chiede il corteo di sabato a Macerata. Che si dica chiaro e forte che le manifestazioni di antifascismo non hanno la stessa valenza di quelle fasciste e questo non vale solo per i cortei nelle strade ma per qualunque manifestazione del pensiero. Abbiamo fatto l’abitudine a qualunque rovesciamento semantico, ci si appella alla libertà di pensiero e espressione per professare opinioni che negano libertà di pensiero e espressione! No, non tutte le opinioni sono uguali, alcune sono concime per il crimine e vanno fermate all’origine.

È tempo che lo Stato affermi i suoi principi. Non è tempo per l’ignavia. È tempo che i cittadini sensibili ai valori democratici pretendano dalle autorità di questo paese di essere all’altezza della sua Costituzione e lo hanno fatto con la partecipata manifestazione di sabato scorso a Macerata. È tempo di riaffermare la forza del diritto perseguendo i reati e chi ne fa apologia. Senza questo nessun discorso di ordine pubblico e di civile convivenza è credibile. Ma non basta la cura, servono i vaccini e il vaccino è il recupero della dignità della politica, della credibilità delle istituzioni e il mantenimento delle promesse della democrazia.

(12 febbraio 2018)


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Autore Albero



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