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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Non ci posso credere : UNA MORTE VIRTUALE
Inviato da R il 30/7/2017 19:56:12 (232 letture)

SCALFARI E’ UN POVERETTO CHE, COME NAPOLITANO, DOVREBBE ANDARE IN PENSIONE

Sono un vecchio e, da vecchio, vi dico che invecchiare non è piacevole anche se del tutto naturale. La cosa peggiore è l’affievolirsi quando non addirittura il perdere facoltà. Poiché ho avuto esperienze di persone lucidissime che improvvisamente cambiavano modo di pensare su questioni dirimenti, allora mi sono premunito. Ho lasciato, ad esempio, scritto che se dovessi avvicinarmi alla metafisica o più semplicemente dovessi abbracciare una qualche religione, beh da questo momento devo essere considerato incapace di intendere e di volere. In pratica: sarei impazzito.
Dico questo perché mi serve per parlare di altri vecchi che, con il passare del tempo, danno segni di impazzimento. Se costoro sono persone qualunque vanno compatite e financo accarezzate con affetto. Ma se sono personaggi pubblici le cui prese di posizione potrebbero influenzare il prossimo, devono ritirarsi per non rompere ulteriormente le balle all’umanità.


Ho vinto la pigrizia, dovuta anche al panorama politico asfissiante, povero e criminale, grazie ad un articolo di Angelo Cannatà su Il Fatto di oggi domenica 30 luglio (“Scalfari, ora devi spiegare ai lettori cosa pensi degli atei”). La lettura dell’articolo mi ha fatto ricercare l’origine della questione. Si tratta di un articolo di Scalfari, “Atei militanti ecco perché sbagliate”, sull’Espresso del 23 luglio, (non lo avevo visto in precedenza perché da molto tempo non compro più l’Espresso e la Repubblica perché stampa padronale di De Benedetti che mi ha rotto).
Di Napolitano evito di parlare per averlo già fatto in abbondanza negli anni passati. Un vecchio infame che da più di sessanta anni prende stipendi da favola pagati da noi per lavorare con prosopopea contro di noi. Ultimamente dobbiamo a lui la scoperta del rottamatore non già dei politici rompiballe ma dell’intera Italia che ha portato allo sfascio. E’ stato la destra del PCI che già era di destra per conto suo. E’ stato il capo della corrente migliorista del PCI, quella corrotta che ha preso soldi da vari personaggi in cerca di favori, quella che ha avuto gente in galera nell’epoca di tangentopoli. Basti poi dire che era schierato con Craxi contro ogni posizione di sinistra. Lasciamo allora questo infame che ha fatto all’Italia tutti i danni che il suo (per fortuna) labile cervello gli hanno permesso.
Ma veniamo a Scalfari, a quell’inutile bar ba, degna di altre prestazioni.
E’ stato il cantore del peggio della Repubblica. Prima di De Mita, poi di Craxi (pure lui), quindi ha vivacchiato nell’attesa do Renzi. Nel frattempo si è consolato con il fascino di Bergoglio e con l’amico del cuore Napolitano. Che volete di più? Una vera compagnia della buona morte (se si esclude l’uomo Bergoglio che però non era in discussione in quanto Scalfari puntava all’inviato da Dio.
Già ho detto dell’amore per Renzi, amore collegiale e dal suo degnamente fondato quotidiano. E’ veramente caduto in basso e sempre più in basso con una curva che è solo una mezza parabola con la concavità rivolta verso il basso e a partire dal suo vertice.
Ma perché un tipo come lui si infila in cose che non conosce e non domina? Parla di ateismo come del male peggiore del mondo quando non sa di cosa si tratti. Provo a spiegargli una sola cosa. L’ateismo non è una religione. Non è un aggregato di persone che abbiano un comune sentire. Sono delle più svariate culture, inclinazioni sessuali, razze, generi ed idee politiche. Io, da ateo qual sono, stimo vari atei ed altri li ho in odio. Non farei mai un partito di atei. Preferisco persone di svariate culture, inclinazioni sessuali, razze, generi, religioni ma politicamente orientate alla solidarietà sociale, alla garanzia del benessere per tutti, all’abbattimento dei privilegi sociali, di classe e casta.
L’articolo del grande nulla, ormai dannoso a chi lo legge (non perché insegni qualcosa di sbagliato ma perché fa perdere solo tempo), inizia con una sciocchezza: “gli atei sbagliano nel credere nel grande nulla” Caspita! Il grande nulla? Io non credo nel grande nulla? Io non credo che dopo la mia fine io, non il mondo, sono finito e basta? Ebbene sì! Io non credo al dualismo anima e corpo, al fatto cioè che quando il corpo è finito vi sia un’anima vagante che continua ad esistere ed opinare.
So bene che questa è una grande e bella illusione. Che mi piacerebbe (mica tanto) sostenere, non tanto per me quanto per i miei cari. La parte della vecchiaia che è saggia è che ti convince piano piano che è meglio lasciar perder, lasciarti andare. Perdi via via facoltà non solo mentali ma anche fisiche che, a partire da un certo punto, ti auguri di finirla al più presto. Ricordo in tal senso il grande Mario Moniceelli e tutti quelli che non conosco che hanno fatto lo stesso. Costoro secondo il nulla con barba avrebbero rinunciato ad una vita meravigliosa per affidarsi al loro credo, il nulla? Ma ci faccia il piacere, e ce lo faccia doppio, si ritiri nella sua villa di Velletri e taccia.
L’articolo dell’inutile barba prosegue con sciocchezze da Sacrestia: “L’ateo è una persona che non crede in nessuna divinità, nessun creatore, nessuna potenza spirituale. Dopo la morte, per l’ateo, non c’è che il nulla. Da questo punto di vista sono assolutisti, in un certo senso si potrebbero definire clericali perché la loro verità la proclamano assoluta”.
Le frequentazioni di Ruini hanno distrutto il cervello di Scalfari che, come al Catechismo, crede ad ogni metafisica. Se solo il pover’uomo sapesse come siamo biologicamente fatti, se solo provasse a capire la casualità del nostro aggregato cellulare, non solo umana ma di ogni essere vivente, capirebbe che nessuna entità immaginata potrebbe realizzare tali costruzioni. Oppure ci spieghi tutto mostrando che l’entità superiore è egli stesso. Io, da ateo, potrei solo dirgli che noi non siamo altro che una molecola, una macromolecola che “pensa” grazie al legame idrogeno che lega ogni piccola molecola all’altra, legame che ha la proprietà di trasferire informazioni da una parte della macromolecola. Ma poi, cos’è una tale presunzione di superiorità? Tu credi all’essere supposto superiore chei ti pare, io no. Ed allora? Tu avresti ragione ed io no? Ma che caz… dici? Scusi è se sono passato al tu. L’ultimo “dici” lo corregga in “dice”. Nel dir questo io non voglio convincere nessuno proprio perché gli atei non sono chiesa. Semplicemente esprimo il mio parere. Aggiungo però una cosa. Io ho scritto nei miei libri, insieme al grande disprezzo per le gerarchie religiose, la mia stima ed il mio rispetto per la persona che ha fede. Per colui che ha perso un figlio e vuole affidarlo ad una entità superiore. Quella persona è mia amica più di atei che non colgono la sofferenza e non la sanno sostenere ed aiutare. Ma chi scrive queste cose non ha audience nei giornali scalfariani che si parlano addosso tra loro, senza interruzioni atee (vi siete inventati Odifreddi per avere il bersaglio topico). Recensite amici ed amici degli amici e chi recensisce di qua sarà recensito di là. Non c’è spazio per gli intrusi come me. Potete quindi costruirvi i mondi virtuali in cui mettere gli dei che volete per vostra consolazione ed accettazione.
L’inutile barba continua a dire sciocchezze. I credenti in qualunque Dio credono in verità assolute ma sono più ragionevoli degli atei, infatti hanno insanguinato il mondo con continue guerre. E qui Scalfari sembra vaneggiare in una contraddizione folle. Il giorno che mostrerà la guerra scatenata dagli atei (che in quanto chiesa o comunità non esistono) mi avrà mostrato l’entità superiore in cui credere.
L’articolo segue delirando sempre più.

“Gli atei - l’ho già detto - non sanno di essere poco tolleranti, ma il loro atteggiamento nei confronti delle società religiose è rigorosamente combattivo. La vera motivazione, spesso inconsapevole, è nel fatto che il loro Io reclama odio e guerre intellettuali contro religioni di qualunque specie. Il loro ateismo proclamato vuole soddisfazione, perciò non lo predicano con elegante pacatezza ma lo mettono in discussione partendo all’attacco contro chi crede in un qualunque aldilà, lo insultano, lo vilipendono, lo combattono intellettualmente. È il loro Io che li guida e che pretende soddisfazione, vita natural durante, non avendo alcuna speranzosa ipotesi di un aldilà dove la vita proseguirebbe, sia pure in forme diverse.”


Davvero di fronte a tali bestialità del tutto inventate non si sa come reagire. Una possibilità è continuare ad accarezzarlo, dirgli di sì, aggiungendo “stai buono e dormi.
Secondo me ha chi vive nel piano superiore e, innaffiando i vasi, li bagna le mutande messe ad asciugare dagli eccessi della prostata.
Di seguito mostra di avere voglie inquisitorie che reprime perché, non essendo ateo, è buono. Rimane comunque il fatto che gli atei “non ispirano simpatia, ma questa è una reazione intellettuale di fronte alla prepotenza del loro Io”
L’inutile barba non può continuare senza far sfoggio della sua presunta cultura classica, anche qui intrisa di luoghi communi come l’essere ed il divenire ai quali si possono opporre monadi, archetipi oltre al panta rei (tutto scorre). Ma il barba inutile ci sorprende affermando che: “La vita e l’aldilà, da questo punto di vista, sono in continuo avvicendamento del quale noi umani ignoriamo i meccanismi creativi, ma che tuttavia sono in continua e autonoma attività”. Forse ho capito: lo Scalfari si propone come entità assoluta con questa sua povera Bibbia.
E ciò che segue mi conferma il sospetto:

“I non credenti non credono in un aldilà dominato da una divinità trascendente delle religioni e non credono al nulla nichilista e prepotente degli atei, il cui Io è sostanzialmente elementare; anche se dotato di cultura e di voglia d’affermarsi. In realtà è un Io che non pensa. Un Io che non pensa e non si vede operare e non si giudica. Così è un Io di stampo animalesco. Mi spiace che gli atei ricordino lo scimpanzé dal quale la nostra specie proviene.”
Cosa dire a questo australopiteco che ancora non è passato alla fase dell’homo erectus e che tarderà millenni, nel suo aldilà, a diventare sapiens (ma non sapiens sapiens, solo sapiens).
Con tutto il mondo che crolla sotto il peso dei delinquenti liberisti, di coloro i quali hanno solo il denaro come Dio unico e supremo, vi deve essere un macromolecola impazzita che ha perso il legame idrogeno. Oppure sta vaneggiando un al di là in cui portarsi i soldi così facilmente guadagnati con il suo sparare cazzate sesquipedali.
Ah Eugé, vattenne! Hai rotto le balle oltreché ai miei cagnolini, anche agli eunuchi.

PS. Di seguito riporto l’intero articolo dell’Espresso.

Eugenio Scalfari
Atei militanti ecco perché sbagliate
Un conto è non rispecchiarsi in alcuna religione rivelata. Altro è credere, in modo assoluto e intollerante, nel grande nulla


Gli atei. Non so se è stata mai fatta un’indagine nazionale o internazionale sul loro numero attuale, ma penso che non siano molti. I semi-atei sono certamente molti di più, ma non possono definirsi tali. L’ateo è una persona che non crede in nessuna divinità, nessun creatore, nessuna potenza spirituale. Dopo la morte, per l’ateo, non c’è che il nulla. Da questo punto di vista sono assolutisti, in un certo senso si potrebbero definire clericali perché la loro verità la proclamano assoluta.

Anche quelli che credono in una divinità (cioè l’esatto contrario degli atei) ritengono la loro fede una verità assoluta, ma sono infinitamente più cauti degli atei. Naturalmente ogni religione cui appartengono è molto differente dalle altre, ma su un punto convergono tutte: il loro Dio proclama una verità assoluta che nessuno può mettere in discussione. Nel caso della nostra storia millenaria il mondo è stato spesso insanguinato da guerre di religione. Quasi sempre dietro il motivo religioso c’erano anche altri e più corposi interessi, politici, economici e sociali, ma la motivazione religiosa era comunque la bandiera di quelle guerre, che furono molte e insanguinarono il mondo.

Gli atei - l’ho già detto - non sanno di essere poco tolleranti, ma il loro atteggiamento nei confronti delle società religiose è rigorosamente combattivo. La vera motivazione, spesso inconsapevole, è nel fatto che il loro Io reclama odio e guerre intellettuali contro religioni di qualunque specie. Il loro ateismo proclamato vuole soddisfazione, perciò non lo predicano con elegante pacatezza ma lo mettono in discussione partendo all’attacco contro chi crede in un qualunque aldilà, lo insultano, lo vilipendono, lo combattono intellettualmente. È il loro Io che li guida e che pretende soddisfazione, vita natural durante, non avendo alcuna speranzosa ipotesi di un aldilà dove la vita proseguirebbe, sia pure in forme diverse.

Con questo non voglio affatto dire che l’ateo sia una persona da disprezzare, da isolare e tanto meno da punire. Spesso i suoi modi sono provocatori, rissosi e calunniosi, ma questo non giustifica reazioni dello stesso genere. Certo non ispirano simpatia, ma questa è una reazione intellettuale di fronte alla prepotenza del loro Io.

Infine c’è una terza posizione, anch’essa minoritaria come gli atei, ma profondamente diversa: i non credenti. Non credono a una divinità trascendente, per quanto riguarda l’aldilà suppongono l’esistenza di un Essere e qui si entra in un’ipotesi affascinante che può assumere le forme più diverse. Per alcuni l’Essere è la forma iniziale dell’Esistere, per altri è l’Esistere che dorme, in perenne gestazione; per altri ancora è il caos primigenio, al quale l’energia delle forme torna dopo la morte d’una forma qualsiasi e dal quale forme nuove sorgono continuamente, con loro leggi e loro vitalità energetica. La vita e l’aldilà, da questo punto di vista, sono in continuo avvicendamento del quale noi umani ignoriamo i meccanismi creativi, ma che tuttavia sono in continua e autonoma attività.

L’Essere e il Divenire. Ci furono nell’antica Ellade, due filosofi che in un certo senso sono i predecessori di questo modo di pensare: Parmenide ed Eraclito. Non furono i soli, ma certamente i più classici e i più completi, ciascuno dal suo punto di vista.

Parmenide definì l’Essere come una realtà vitale ma stabile, non modificabile, il letto della vita che l’Essere contiene ma che non assume alcuna vitalità. Eraclito non ignora l’Essere, ma ipotizza che esso alimenti il Divenire. Si potrebbe dire che la vita dorme nell’Essere e si sveglia nel Divenire.
Ammetto qui la mia incompleta informazione culturale: più o meno i due filosofi appartengono alla stessa epoca e alla stessa terra, ma non credo che le date delle loro vite coincidano e tanto meno se abbiano avuto conoscenza l’uno dell’altro.

Il più vicino al mio modo di sentire è Eraclito. I suoi “detti” sono lucidi e splendidi così come ci sono stati tramandati. Parlo in particolare di quello che dice: «Ciascuno può mettere una sola volta nella sua vita i piedi nell’acqua del fiume». Quella frase quando la lessi ed ero molto giovane non la capii subito; ma poco dopo ne compresi il senso profondo: l’acqua del fiume scorre e quindi varia di continuo; tu ci metti il piede e quell’acqua non la ritrovi più perché scorre e cambia continuamente. L’acqua è una forma dell’Essere, ma il suo scorrere è la forma del Divenire.

Così è la nostra vita, i nostri pensieri, i nostri bisogni, i nostri desideri e la carezza della morte, che uccide una singola forma ma non la sua indistruttibile energia.

Questi sono, ciascuno a suo modo, i non credenti. Non credono in un aldilà dominato da una divinità trascendente delle religioni e non credono al nulla nichilista e prepotente degli atei, il cui Io è sostanzialmente elementare; anche se dotato di cultura e di voglia d’affermarsi. In realtà è un Io che non pensa. Un Io che non pensa e non si vede operare e non si giudica. Così è un Io di stampo animalesco. Mi spiace che gli atei ricordino lo scimpanzé dal quale la nostra specie proviene.
l’Espresso 23 luglio 2017




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Autore Albero
Francesco1
Inviato: 3/8/2017 12:27  Aggiornato: 6/8/2017 13:16
professore
Iscritto: 24/2/2007
Da: Roma
Inviati: 725
 Re: UNA MORTE VIRTUALE
Grazie Prof.
Mi fa sentire meno solo in questo paese di merda cristocattolica e mi ritorna in mente riguardo a quell'infame inquisitore con la barba, una canzoncina dei Rolling che diceva tanto tempo fa: "what a drag it is getting old".
Ci sono troglodi che non si sono mai rassegnati al trauma di aver perso babbonatale a otto anni e quando diventano vecchi non fanno altro che rimpiangerlo. Nessuna compassione da parte mia, nessuna pietà. Prima vannaffanculo meglio per me, per l'Italia ... per quanto, e per tutta l'umanità.
Grazie.

Condivido Francesco. A presto

Roberto
amdi
Inviato: 10/8/2017 21:24  Aggiornato: 11/8/2017 16:57
professore
Iscritto: 13/8/2007
Da:
Inviati: 1304
 Re: UNA MORTE VIRTUALE
Concordo pienamente Prof con il suo parere!

E pensare che per quasi trent'anni ho letto tutte le domeniche l'editoriale dell'inutile barba.

Mi chiedo: l'inutile barba e' oramai lesso / bollito che piu' non si puo'. Possibile che nessuno gli consigli di lasciar perdere?

Ho visto un paio di sue apparizioni a questi talk show che faceva pieta' e ricorreva sempre al refrain della vecchiaia
a causa della quale non ricordava bene......

Ecco, lo consiglino nel giusto modo cosi evita di fare scene pietose.93 anni sono sufficienti per stare in poltrona a bare il the con gli amici!

Cari saluti caldi, Amdi
Roberto Renzetti



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