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Rivista di fisica, didattica della fisica, storia della fisica, fisica e filosofia,
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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Scuola : NON LO POSSONO CAPIRE DALL'ALTO DELLA LORO IGNORANZA
Inviato da R il 4/2/2017 13:48:06 (252 letture)

LA SCUOLA E’ SERIA E NON E’ COSA PER RENZI E FEDELI


Pubblico questo articolo, ripreso dal Fatto Quotidiano, perché riporta una notizia che conosco da molto tempo, che ho cercato di sollevare senza successo e che continua a distruggere la società italiana.
Posso testimoniare, dalla mia esperienza di insegnamento al Primo anno di Ingegneria Meccanica a Roma Tre, che i giovani, pur avendo grande volontà di imparare, molto spesso non riescono a comprendere le cose che vengono dette che, inesorabilmente devono essere dette in un italiano non da osteria o da smartphone. Insomma si tratta di un grave regresso che fa perdere loro moltissimo ed alla società italiana altrettanto.
Semplici frasi con una sola coordinata è spesso non compresa ed allora occorre ripartire smantellando, non solo l’ultimo parto infame del pazzo di Rignano, la Buona Scola, ma tutto ciò che è stato fatto sulla scuola a partire da Luigi Berlinguer.

R

PS. Dimenticavo di dirvi che, a fronte dei disastri, anche solo di sicurezza edilizia della scuola di Stato, questi banditi hanno triplicato i fondi per le scuole private.



“All’università errori da terza elementare: recuperiamo la lingua italiana”: l’appello dei docenti

Il Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità vuole contrastare quello che ritiene essere il collasso progressivo della scuola italiana. E chiedono al presidente del Consiglio e al ministro dell'Istruzione di rimettere al centro della didattica le competenze linguistiche di base

di Manlio Lilli | 4 febbraio 2017 da Il Fatto Quotidiano

“È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docentiuniversitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana”.
Il Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità vuole contrastare quello che ritiene essere il collasso progressivo della scuola italiana. Così ha elaborato una lettera-appello indirizzata al Presidente del Consiglio, alla ministra dell’Istruzione e al Parlamento, con la quale chiedono di rimettere al centro della didattica del primo ciclo scolastico le competenze linguistiche di base: scrivere e parlare in italiano corretto, possedere un buon bagaglio lessicale, conoscere grammatica e sintassi. La lettera è stata inviata ai docenti di tutta Italia perché possano sottoscriverla. In pochi giorni è stata fatta propria da “oltre 230 docenti universitari”, tra i quali Accademici della Crusca, linguisti, perfino rettori, ma anche pedagogisti e storici, filosofi e sociologi, scrittori e matematici, costituzionalisti e storici dell’arte, neuropsichiatri infantili ed economisti.
“A fronte di una situazione così preoccupante il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato – prosegue la lettera – anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti – si legge ancora – ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti”.
Il Gruppo di Firenze sottolinea criticità ormai sclerotizzate di un sistema che riforme piccole e grandi hanno progressivamente depotenziato. E indica anche un obiettivo insostituibile, cioè “il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti”. Le linee di intervento proposte, scandite in punti, sono chiare. Innanzitutto “una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni”.
Poi “l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano”. Già, le “competenze di base” e le “verifiche nazionali periodiche”. Ovvero i capisaldi della scuola dell’Italia che fu. “Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base”, sostengono i promotori della lettera-appello.
“Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro”, spiega il gruppo di Firenze. “Riteniamo che per fermare questa allarmante deriva sia necessario rivedere le indicazioni nazionali della primaria e delle medie”, scrivono i docenti universitari. Il rischio? Che l’italiano, corretto, lo sappiano scrivere e parlare solo in pochi. Che all’università si debba provare a correggere mancanze della scuola.


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Autore Albero



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