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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

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Chiesa : CANI, GATTI E PAPA
Inviato da R il 15/5/2016 18:16:26 (703 letture)

Papa, questa volta non ci siamo

Ormai credo tutti sappiate che il Papa ha detto alcune cose che riporto:
La pietà è una manifestazione della misericordia di Dio e non va confusa con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi … Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ed ai cani e poi lascia senza aiuto il vicino o la vicina, rimanendo indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli. No, no non va bene, siete d’accordo eh?
No, Francesco, assolutamente no. E neppure te ne faccio una colpa particolare perché sei erede della tradizione biblica, una vera macelleria per tutti gli animali. Debbono essere uccisi e con il loro sangue vanno spalmati gli altari di quel Dio criminale che imperava nel Vecchio Testamento e che voi cristiani non avete mai buttato lontano.
Debbo dire che anche io, da bambino, ero un violento contro gli animali. Forse volevo già far valere il mio essere un futuro uomo-macellaio. Così con la fionda facevo il tiro alle lucertole o cose di questo tipo. Oggi rabbrividisco a tale pensiero. Perché? Perché ammazzare essere tanto indifesi? Per solo divertimento? Lasciamo perdere questo discorso perché ci porterebbe troppo lontano.

Ma veniamo alle parole di Francesco Papa e per farlo mi riferisco anche alla mia situazione: ho due cagnolini (fino ad una anno fa erano tre poi una è morta tra l’infinito dolore di tutti noi in casa). Costoro sono con me ormai da 13 anni (la loro madre lo era da 15). All’inizio costavano poco: tutti insieme un centinaio di euro al mese (cibo, medicine, vaccinazioni e veterinario). Poi di più perché serviva una qualche operazione. In cambio ho (tutti noi abbiamo) avuto un affetto infinito, una compagnia continua, la consolazione di invecchiare insieme in una città, Roma, che isola respinge tutti coloro che vivono in periferia e non hanno né soldi né servizi per “andare in centro”. A parte questo scambio di affetti, avete mai visto un cane, anche e soprattutto randagio, negli occhi? Basterebbe questo per finirla di dire le sciocchezze di Francesco,
Mi dimentico il vicino che soffre? No, anche perché i vicini neppure si conoscono e quel poco che si sa non riguarda loro racconti di sofferenza o richieste di aiuto. Ognuno è timido e riservato su questo.
Ma poi, supponiamo che i miei 100 euro al mese li destini ad aiutare un supposto sofferente, come risolvo il problema dell’altro vicino? o quello di suo figlio quando non ci sarò più? Oppure, … oppure, …. Infiniti oppure.
Questo problema non può essere una invocazione alla carità, anche se pelosa. Ma un invito alla rivolta sociale, alla ribellione, alla ricerca di un nuovo ordine sociale che non condanni dalla nascita delle persone ad essere sofferenti con uno Stato, un sistema di potere e finanziario, una classe politica, un’economia, … che lavorano per creare sofferenze in un’infinità di persone per arricchirne a dismisura pochissime.
Questo sistema si chiamava Socialismo ed oggi non esiste più. La Chiesa ha collaborato appassionatamente a distruggerlo. Faccio un poco di storia per un Papa che la conosce ma non la nega.
La dottrina sociale della Chiesa nasce quando il Socialismo si affacciava alla storia ad opera del reazionario Leone XIII (Rerum novarum, 1891: le condizioni bestiali di vita operaia non si possono risolvere senza ricorrere alla religione ed alla Chiesa. La proprietà privata è intoccabile e le differenze di classe sono volute da Dio. L'operaio deve servire fedelmente il padrone e questo deve essere giusto con l'operaio) passa per Paolo VI (Populorum Progressio, 1967 ed Octuagesima Adveniens, 1971) ed ha interessanti elaborazioni del polacco con la supervisione del tedesco (Laborem exercens, 1981; Sollicitudo rei socialis, 1987; Centesimus annus, 1991), del tedesco in proprio nella sua prima enciclica (Deus caritas est, 2005) e del tedesco Ratzinger che ancora nel dicembre 2012, alla sessione plenaria della commissione teologica internazionale riesce a dire che la dottrina sociale della Chiesa non è un’aggiunta estrinseca, ma, senza trascurare l’apporto di una filosofia sociale, attinge i suoi principi di fondo alle sorgenti stesse della fede. Tale dottrina cerca di rendere effettivo, nella grande diversità delle situazioni sociali, il comandamento nuovo che il Signore Gesù ci ha lasciato: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13, 34). Chiaro no? e soprattutto chiaro deve essere il modo osceno con cui si modificano, interpretandoli ad uso del potere, i Vangeli.
Vale la pena ricordare che illustre precedente di questa Enciclica, Rerum novarum, è stata la Quod apostolici muneris del 1878. In questo altro parto scellerato Leone XIII parlava della torbida plebe e di uomini della plebe, ai quali venne in fastidio la povera casa e l’officina, che anelano bramosi di lanciarsi sui palagi e sulle fortune dei più doviziosi. […] Oggi in tanto ardore di sfrenate cupidigie (si noti che non parla dei ricconi ma degli operai, ndr), bisogna che le plebi siano tenute a dovere, infatti, né la giustizia né il pubblico bene consentono che si rechi danno ad altri nella roba, e sotto colore di non so quale eguaglianza si invada l’altrui. E poiché vi sono molti operai che fanno in silenzio e con impegno il loro dovere ma ve ne sono molti imbevuti di massime false e smaniosi di novità, che cercano ad ogni costo di eccitare tumulti e sospingere gli altri alla violenza […] intervenga l’autorità dello Stato e, posto freno ai sommovitori, preservi i buoni operai dal pericolo della seduzione, i legittimi padroni da quello dello spogliamento [come dire che il Fascismo era l’ala più moderata della Chiesa].
L’Enciclica Rerum novarum di qualche anno posteriore, nasce quando la rivoluzione industriale era al suo culmine e lo sfruttamento aveva ridotto centinaia di migliaia di persone in uno stato di completo abbrutimento con orari di lavoro massacranti fin oltre le 16 ore e salari di fame. I bambini, anche di 9 anni, erano utilizzati nelle fabbriche (in quelle tessili erano insostituibili per le loro piccole dita in grado di entrare nei macchinari per sbrogliare i fili). Erano trascinati di notte al lavoro e tenuti svegli con la frusta. I bambini di 5 ed anche 4 anni, legati a delle catene, si trascinavano nudi o seminudi nelle strette e roventi gallerie delle miniere. Quelli di tre e quattro anni iniziavano la loro radiosa vita costruendo pezzi semplici di falegnameria. Si moriva di fatica ed i cadaveri venivano gettati nei fossi. Non vi è nulla di esagerato, semmai taccio di violenze e cose raccapriccianti che non avevano difesa perché i padroni erano legge ed ordine. Basti solo ricordare il criminale Bava Beccaris che nel 1898 a Torino, poco dopo la richiesta di ordine di Leone XIII, fece cannoneggiare la folla che aveva fame. Questo stato di cose non era nato all’improvviso e non è durato qualche mese. Vi era metodo in tutto ciò, metodo sperimentato ed attuato per decine e decine di anni. Questa barbarie avveniva in Paesi cristiani e nessuno mai tra papi, vescovi e cardinali si era mai alzato a gridare che l’uomo, fin dalla sua più tenera infanzia, non poteva essere trattato peggio che qualsiasi animale da soma. Finché entrano denari e beni la Chiesa non ha mai nulla da dire ed i padroni lo sapevano tanto che, nei recinti industriali, insieme allo spaccio in cui gli operai dovevano forzatamente comprare a prezzi maggiorati gli alimenti, non mancava mai la Chiesa dove il buon grasso curato tranquillizzava tutti con la sofferenza come fardello per raggiungere il regno dei cieli. Ma c’è di più: la Chiesa era sempre seduta al tavolo del padrone condividendo la sua bontà verso quei disgraziati che sfamava. Quando nella seconda metà del XIX secolo iniziarono ad apparire le prime organizzazioni operaie, in Francia, in Inghilterra, in Germania, in Russia, …, quando le prime lotte, i primi scioperi fecero sentire la voce degli oppressi, allora la Chiesa si fece sentire. Nessuno si illuda perché la campana suonava dalla parte del padrone. E questa Enciclica di Leone XIII, la Rerum Novarum del 1891 (scritta dal domenicano Zigliara e dai segretari del Papa Boccali e Volpini), iniziava non con le parole di Gesù ma con la condanna delle lotte operaie: “A rimedio di questi disordini, i socialisti, attizzando nei poveri l'odio ai ricchi, pretendono si debba abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello stato. Con questa trasformazione della proprietà da personale in collettiva, e con l'eguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato. Ma questa via, non che risolvere le contese, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed è inoltre ingiusta per molti motivi, giacché manomette i diritti dei legittimi proprietari, altera le competenze degli uffici dello Stato, e scompiglia tutto l'ordine sociale”. Risultava e risulta chiaro alla Chiesa che il problema erano gli sfruttati, i poveri padroni avevano tutti le belle braghe bianche e non potevano essere colpevoli di fronte a quegli sporchi straccioni. Ma Leone non era contento di questo comizio, doveva aggiungere altro: “Ora, i socialisti, sostituendo alla provvidenza dei genitori quella dello Stato, vanno contro la giustizia naturale e disciolgono la compagine delle famiglie. Ed oltre l'ingiustizia, troppo chiaro appare quale confusione e scompiglio ne seguirebbe in tutti gli ordini della cittadinanza, e quale dura e odiosa schiavitù nei cittadini. Si aprirebbe la via agli asti, alle recriminazioni, alle discordie: le fonti stesse della ricchezza, inaridirebbero, tolto ogni stimolo all'ingegno e all'industria individuale: e la sognata uguaglianza non sarebbe di fatto che una condizione universale di abiezione e di miseria. Tutte queste ragioni danno diritto a concludere che la comunanza dei beni proposta dal socialismo va del tutto rigettata, perché nuoce a quei medesimi a cui si deve recar soccorso, offende i diritti naturali di ciascuno, altera gli uffici dello Stato e turba la pace comune. Resti fermo adunque, che nell'opera di migliorare le sorti delle classi operaie, deve porsi come fondamento inconcusso il diritto di proprietà privata. Presupposto ciò, esporremo donde si abbia a trarre il rimedio”. Dove, di grazia ? Domanda oziosa perché la Chiesa non ha vergogna a proporsi: “Difatti la Chiesa è quella che trae dal Vangelo dottrine atte a comporre, o certamente a rendere assai meno aspro il conflitto: essa procura con gli insegnamenti suoi, non solo d'illuminare la mente, ma d'informare la vita e i costumi di ognuno: con un gran numero di benefiche istituzioni migliora le condizioni medesime del proletario”. Quindi le contraddizioni in atto non si possono risolvere senza ricorrere alla religione ed alla Chiesa anzi, le gravi sofferenze operaie nascono perché si è abbandonata la fede ! Leone inizia con il sostenere che la proprietà privata è intoccabile (e pensare che San Benedetto usava la locuzione: il vizio della proprietà e nella sua Regola aggiungeva: "Tutto sia comune a tutti", come dice la Scrittura, e "nessuno dica o consideri propria qualsiasi cosa") perché, secondo Leone, tale proprietà è un sostegno alla libertà della persona e della famiglia (anche perché un comandamento vieta di desiderare la roba d'altri - sic !) e le differenze di classe (ieri la schiavitù oggi le differenze di classe) sono volute da Dio. Si stabilisca dunque in primo luogo questo principio, che si deve sopportare la condizione propria dell'umanità: togliere dal mondo le disparità sociali, è cosa impossibile. Lo tentano, è vero, i socialisti, ma ogni tentativo contro la natura delle cose riesce inutile [ancora con i richiami a quella natura di cui dirò più oltre]. Poiché la più grande varietà esiste per natura tra gli uomini: non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia, non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili differenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali. E ciò torna a vantaggio sia dei privati che del civile consorzio, perché la vita sociale abbisogna di attitudini varie e di uffici diversi, e l'impulso principale, che muove gli uomini ad esercitare tali uffici, è la disparità dello stato. Quanto al lavoro, l'uomo nello stato medesimo d'innocenza non sarebbe rimasto inoperoso: se non che, quello che allora avrebbe liberamente fatto la volontà a ricreazione dell'animo, lo impose poi, ad espiazione del peccato, non senza fatica e molestia, la necessità, secondo quell'oracolo divino: Sia maledetta la terra nel tuo lavoro; mangerai di essa in fatica tutti i giorni della tua vita [la bestialità del peccato originale avrebbe condannato alcuni. Figli di …, ndr]. Similmente il dolore non mancherà mai sulla terra; perché aspre, dure, difficili a sopportarsi sono le ree conseguenze del peccato, le quali, si voglia o no, accompagnano l'uomo fino alla tomba). L'operaio ha diritto di associarsi in corporazioni insieme al padrone (la Chiesa […] con un gran numero di benefiche istituzioni migliora le condizioni medesime del proletario; vuole e brama che i consigli e le forze di tutte le classi sociali si colleghino [è ciò che il Fascismo farà con le corporazioni, e che un poco oltre progetterà Leone: Tengono però il primo posto le corporazioni di arti e mestieri che nel loro complesso contengono quasi tutte le altre istituzioni. ndr] e vengano convogliate insieme al fine di provvedere meglio che sia possibile agli interessi degli operai). L’operaio deve servire fedelmente il padrone ed il padrone deve essere giusto con l'operaio che rivendica giustamente migliori condizioni di vita (Innanzi tutto, l'insegnamento cristiano, di cui è interprete e custode la Chiesa, è potentissimo a conciliare e mettere in accordo fra loro i ricchi e i proletari, ricordando agli uni e agli altri i mutui doveri incominciando da quello imposto dalla giustizia. Obblighi di giustizia, quanto al proletario e all'operaio, sono questi: prestare interamente e fedelmente l'opera che liberamente e secondo equità fu pattuita; non recar danno alla roba, né offesa alla persona dei padroni; nella difesa stessa dei propri diritti astenersi da atti violenti, né mai trasformarla in ammutinamento; non mescolarsi con uomini malvagi, promettitori di cose grandi, senza altro frutto che quello di inutili pentimenti e di perdite rovinose. E questi sono i doveri dei capitalisti e dei padroni: non tenere gli operai schiavi; rispettare in essi la dignità della persona umana, nobilitata dal carattere cristiano. […]). Il capolavoro di Leone non è finito perché egli riesce a dire che la soluzione dei mali del mondo è la Chiesa: Ricordiamo fatti e cose poste fuori di ogni dubbio: cioè che per opera del cristianesimo fu trasformata da capo a fondo la società; che questa trasformazione fu un vero progresso del genere umano, anzi una risurrezione dalla morte alla vita morale, e un perfezionamento non mai visto per l'innanzi né sperabile maggiore per l'avvenire. […] Perciò, se ai mali del mondo v'è un rimedio, questi non può essere altro che il ritorno alla vita e ai costumi cristiani.
Se tali condizioni non vi sono ed il salario non è sufficiente a sopravvivere è lo Stato che deve intervenire con il sostegno pietoso ai bisognosi. In questa visione padronale, liberista e demenziale che schierava la Chiesa con il capitalismo, vi è un attacco violento al socialismo per quella lotta di classe che non può essere considerata cristiana come lo sciopero al quale non si deve ricorrere (Il troppo lungo e gravoso lavoro e la mercede giudicata scarsa porgono non di rado agli operai motivo di sciopero. A questo disordine grave e frequente occorre che ripari lo Stato, perché tali scioperi non recano danno solamente ai padroni e agli operai medesimi, ma al commercio e ai comuni interessi e, per le violenze e i tumulti a cui d'ordinario danno occasione, mettono spesso a rischio la pubblica tranquillità.[…] Certo, la massima parte degli operai vorrebbe migliorare la propria condizione onestamente, senza far torto ad alcuni; tuttavia non sono pochi coloro i quali, imbevuti di massime false e smaniosi di novità, cercano ad ogni costo di eccitare tumulti e sospingere gli altri alla violenza. Intervenga dunque l'autorità dello Stato e, posto freno ai sobillatori, preservi i buoni operai dal pericolo della seduzione e i legittimi padroni da quello dello spogliamento. […] Il rimedio, poi, in questa parte, più efficace e salutare, si é prevenire il male con l'autorità delle leggi e impedire lo scoppio, rimovendo a tempo le cause da cui si prevede che possa nascere il conflitto tra operai e padroni). La conclusione dell’Enciclica è la più terrorifica: […] poiché, come abbiamo detto da principio, il vero e radicale rimedio non può venire che dalla religione, si persuadano tutti quanti della necessità di tornare alla vita cristiana, senza la quale gli stessi argomenti stimati più efficaci, si dimostreranno scarsi al bisogno. Una vera condanna per tutti noi.
Allora io sono colpevole di dar da mangiare e curare i miei piccoli ed anziani maltesi, Alf e Lupin, e di non preoccuparmi di un supposto vicino. Io che ho dedicato (forse sprecato) TUTTA la vita a cercare di migliorare la condizione sociale di tutti lottando (fino ad essere emarginato) per quel lontano sol dell’avvenire. Io che ho visto miei conoscenti ed ex compagni di lotte (verdi m…, lottatori continui e via vomitando) fare carriere sorprendenti, tutte a pigrecomezzi radianti e con lingue infinite, io sono colpevole. Ma il mio ex amico X Y (ex onorevole e ministro verde), che non ha un cane ma molte mignotte e che segue la dottrina sociale della Chiesa mai smentita e messa (essa sì) al rogo, è un angelo che stamane portava i nipotini a fare la comunione con quel Dio inutile che permette che vi siano dei Pio IX, Leone XIII, Pio XII, … a rappresentarlo.
Come spiego questa parabola ai cristiani che credono ai Vangeli (se ve n’è qualcuno)? Credono che sia un supposto Gesù a guidare la Chiesa e non una banda di delinquenti che si è arricchita ed ha fatto ogni suo comodo in suo nome? Papa questa società che isola, che affama e rende idioti è figlia vostra!
Non è un solo personaggio che ogni tanto compare per dare una qualche credibilità che può scalzare quel moloch intoccabile che continuerà a godere di ogni nefandezza alla faccia dei poveri credenti.
Fortunati i credenti in buona fede che neppure anno di cosa si parla ed applaudono sempre tutti coloro che si affacciano da una finestra o un balcone.
R

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Autore Albero
Kalimba
Inviato: 17/5/2016 17:41  Aggiornato: 17/5/2016 20:05
Prof.
Iscritto: 24/7/2011
Da:
Inviati: 122
 Re: CANI, GATTI E PAPA
Ho letto con attenzione il suo editoriale, in tutte le sue parti, che io identifico in tre, e che sono ben distinte e separate: la prima, dove parla del discorso del papa sull’atteggiamento contradditorio di certi cristiani verso gli animali e verso il prossimo, dando le sue valutazioni di merito. La seconda parte dove fa una requisitoria storica sull’atteggiamento della chiesa nei secoli passati verso le classi sfruttate e padronali, partendo dalla Rerum Novarum. E fino a qui, mi sono solo limitato a prendere atto di quanto da lei riportato e delle sue valutazioni. A questo punto poi vi e’ la terza parte, dove arriva alle conclusioni molto poco velate (“Come spiego questa parabola ai cristiani che credono ai Vangeli (se ve n’è qualcuno)? “) che i credenti siano una massa di imbecilli che credono acriticamente a qualunque cosa venga loro propinata. E a questo punto, quindi, visto che vengo toccato, anche se indirettamente, in prima persona, mi sento in predicato di dire la mia, sull’argomento.
Al fine di dare una risposta agli interrogativi che si pone il papa, lei parte addirittura dalla Rerum Novarum dl Leone XIII, della fine dell’ottocento, per arrivare ai giorni nostri e quindi a dare una spiegazione su chi siano i responsabili primari di certi stili comportamentali che il papa evoca. A parte il fatto che non capisco cosa possano avere in comune la Rerum Novarum con la Populorum Progressio di quasi ottanta anni dopo, Enciclica enunciata oltretutto subito dopo il Concilio Ecumenico, che aveva rivoluzionato non poco le fondamenta della Chiesa, tanto da far gridare allo scandalo e al sacrilegio da parte dei Tradizionalisti (forse questo particolare le sfugge): la Populorum Progressio affronta il tema dello sfruttamento specie nei paesi del terzo mondo, operando una denuncia sugli immensi squilibri esistenti fra paesi ricchi e paesi poveri. Mi si potrebbe obiettare che la Chiesa volesse rifarsi una verginità, e che invece nulla avviene per caso e che questo squilibrio e’ frutto di ciò che avvenne nei decenni precedenti con la rivoluzione industriale appunto; ma i problemi etici vanno affrontati per quelli che si presentano al momento, non per la loro genesi, altrimenti non se ne esce. E’ giusto conservare la memoria storica, ma e’ altrettanto vero che non si puo’ accusare la chiesa di adesso per quello di cui si e’ resa responsabile in passato. Questo papa, a prescindere che si possa essere credenti o meno, parla con linguaggio accessibile a tutti, in modo tale che tutti possano comprendere, senza bisogno di circonlocuzioni teologiche, come invece fa Bagnasco. Cosa ha voluto dire il papa con quella frase? Ha voluto dire che ci sono purtroppo molti cristiani ( o sedicenti tali) che si mettono la coscienza a posto cercando di sublimare il loro affetto verso i cani e i gatti, e che per contro sono incapaci di VERA carità cristiana verso il prossimo, cosa invece MOLTO PIU’ DIFFICILE, ostentando invece nei loro confronti indifferenza. Punto! E’ questa la denuncia che ha fatto il papa; e’ un messaggio semplice che arriva a tutti, e che capiscono tutti, anche se poi cercare di far cambiare registro e’ tutta un’altra cosa. Secondo me, lei ha toppato fortemente ad arrivare alle conclusioni di sentirsi additato in prima persona per il fatto che cura i suoi due cagnolini e magari non si cura di un suo supposto vicino: se lei conosce bene il Vangelo, come ha dimostrato di conoscere, sa benissimo cosa intendesse Gesu’ per il suo prossimo. (Luca, 10, 25-37).
Io invece aggiungerei un’altra cosa, che il papa non ha detto (anche perche’ non fa certo lo psicologo): molti che sublimano il loro affetto verso un cane o un gatto, sono coloro che hanno dei problemi relazionali con la gente e che si rifugiano in un mondo tutto loro, per esorcizzare questa loro incapacità comunicativa. Oppure gente che purtroppo vive in solitudine. Chi ama veramente gli animali non li strumentalizza piegandoli alle proprie esigenze, ma deve avere la consapevolezza di stare dietro le loro. Almeno questo e’ quello che la mia esperienza mi ha insegnato. Ma qui andiamo su un altro campo.
Per tornare invece all’argomento in questione, crede veramente che per recepire la giusta dimensione di questo tipo di messaggio che il papa ha voluto dare, sia necessario conoscere la Rerum Novarum ed encicliche susseguenti? Sicuramente il papa le conosce, tanto piu’ che e’ di estrazione gesuita, ma chi lo seguirebbe su questa strada? E non e’ un caso che proprio ieri e soprattutto oggi ha sferzato un duro attacco all’assemblea dei vescovi italiani, molto piu’ attenti a proprietà, ambizioni e potere e poco inclini ad ascoltare la gente. Non ha alcun peso questo? Non dimentichiamo la realtà dalla quale proviene, quella dell’Argentina ai tempi della dittatura, e penso che di ingiustizie e assassinii sommari ne abbia viste a profusione.
Per concludere, analizzo altre sue conclusioni: “…Papa questa società che isola, che affama e rende idioti è figlia vostra!...” Ne e’ proprio sicuro? O meglio, ne e’ proprio sicuro che solo la chiesa sia responsabile di tutti gli scompensi esistenti su questo pianeta? Se il socialismo, come ha asserito giustamente lei, non esiste piu’, e’ responsabilità della chiesa, o e’ perché si e’ rivelato essere un’ideologia con i piedi di argilla, ovunque lo si sia cercato di realizzare? (Parlo del socialismo reale, ovviamente). Mi risulta difficile credere che l’URSS e la Cina (con il suo neocapitalismo selvaggio) siano collassati per l’azione lacerante della chiesa. Il vero problema e’ che il materialismo NON DA’ la soluzione alle problematiche umane: anche se si avesse la società perfetta sotto il profilo dei bisogni materiali, e’ un’illusione pensare che questo sarebbe sufficiente per rendere l’uomo felice: il principale problema dell’uomo e’ la solitudine spirituale e il vuoto affettivo (non e’ un caso che i paesi nordici, che in fatto di servizi sono i migliori, hanno il triste primato dei suicidi, come non e’ affatto un caso l’esplosione del fondamentalismo).
“…quel Dio inutile che permette che vi siano dei Pio IX, Leone XIII, Pio XII, … a rappresentarlo….”: troppo comodo dare la colpa a Dio dell’esistenza di simili personaggi, come sarebbe troppo comodo attribuire a Dio la colpa dell’esistenza dell’ISIS, dei campi di sterminio e via discutendo…. oppure forse e’ piu’ verosimile dire che se avviene questo e’ proprio perché la parola di Gesu’ e’ stata completamente disattesa?! Lei che e’ comunista si sentirebbe rappresentato da personaggi quali Pol Pot, Kim jong Il, Menghistu, Stalin, Ceausescu….? E allora un Cristiano perche’ dovrebbe sentirsi rappresentato da Leone XIII, Pio IX per non parlare dei Borgia o dei Bonifacio?! Guardi che questa non e’ una polemica sterile, ma sono le stesse cose che io dico in siti di tendenza diametralmente opposta, e dove si sostengono tesi diametralmente opposte!

Per parafrasare un suo concetto riportato (ma, SIA BEN CHIARO, senza voler fare alcun dileggio), come faccio io a spiegarlo a chi fa dell’ideologia una colonna portante della propria vita? Vede, lei si pone il dubbio se non abbia SPRECATO la propria vita a cercare di dare un contributo per un mondo migliore in cui tutti vivessero una condizione migliore di vita. Lei non ha sprecato proprio niente, se in quelle cose vi credeva e ancora vi crede. Io ho fermamente creduto per piu’ di quindici anni che cio’ si potesse realizzare seguendo una certa strada; dal momento che non vi ho più creduto, ho cambiato direzione, consapevole che la strada precedente non avrebbe potuto portare a niente. Se avessi continuato a percorrerla, nonostante fossi consapevole di questo, allora si’ che adesso sentirei la mia vita sprecata! Sarebbe come se uno che e’ nato Cattolico ad un certo punto della propria vita diventasse agnostico, e continuasse pero’ ad andare a Messa solo per abitudine. O viceversa.
Saluti

Gentile Kalimba,

la sua lettera meriterebbe molto più spazio di quanto io utilizzerò ma davvero non ho molto tempo.

Intanto io non ho fatto tutta la storia e quindi non sono arrivato a Paolo VI. Ma se la faccio tutta debbo arrivare anche a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Vediamo.

Sul tema della dottrina sociale interverranno anche Pio XI con la Quadragesimo Anno (1931), Giovanni XXIII con la Mater et Magistra (1961), Paolo VI con la Popolorum Progressio (1967) un vero ribaltamento della Rerum Novarum in cui la proprietà privata sarà discussa in senso opposto a Leone XIII [ma con un piccolo ripensamento di questo Papa nel 1968 in un discorso a Bogotà: <i>Ai Campesinos di Colombia.
Lasciate infine che vi esortiamo a non mettere la vostra fiducia nella violenza e nella rivoluzione; ciò è contrario allo spirito cristiano, e ciò può anche ritardare, e non favorire, quell’elevazione sociale a cui legittimamente aspirate</b>], di Giovanni Paolo II con la Centesimus Annus (1991). E la Chiesa, se la cosa non fosse stata altrimenti chiara, sceglieva con chiarezza e definitivamente da che parte stare con il Papa Polacco che, senza sprezzo del ridicolo, scrisse che era da condannare il socialismo in tutte le sue forme a partire dal pensiero di Marx.
Vediamo meglio questo punto a partire da Ratzinger sul quale tornerò anche più oltre. Per compenetrarsi nel fatto che la Chiesa non sbaglia ma egli si, vale la pena leggere cosa aveva scritto qualche anno prima di divenire Papa, quando era al servizio di Giovanni Paolo II, contro i teologi della liberazione in due documenti importanti: Istruzioni su alcuni aspetti della teologia della liberazione (1984) e Libertà cristiana e liberazione (1986). Due documenti condivisi dal Papa in pieno reaganismo, in epoca di attacchi criminali dei contras e di ogni provocazione nel Cile di Pinochet e nell'Argentina appena uscita dalla dittatura, contro ogni aspirazione dei Paesi del Centro-Sud America. Insomma, mentre il nunzio in Argentina Pio Laghi si intratteneva con i generali golpisti e mentre il Polacco fraternizzava con Pinochet e famiglia, ci si scagliava violentemente, fino alla riduzione al silenzio, contro la chiesa dei poveri e della speranza. Predicò, con il plauso dell’opusdeista monsignor Alfonso López Trujillo, Presidente della Conferenza Episcopale di Latino America ed uomo dell’Opus (fatto quindi cardinale dal polacco nel 1983 ed elevato al rango di Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia), contro questa speranza della fede affermando la falsità di un Gesù che lottava contro Roma e contro i potenti e che la vera liberazione si ottiene attraverso un amore trasformante, pacificatore, di perdono e riconciliazione e, dico io, con il sostegno dei fondi dello IOR ottenuti attraverso il riciclaggio di narcotraffico ed ogni atto delinquenziale al mondo, compreso qualche assassinio. A questo punto c’è davvero da chiedersi se il Papa Polacco era un ignavo o un perfido bugiardo.
Il Papa tedesco per parte sua scrisse di dottrina sociale della Chiesa nella sua prima enciclica (Deus caritas est, 2005) ed ancora nel dicembre 2012, alla sessione plenaria della commissione teologica internazionale, riesce a dire che la dottrina sociale della Chiesa non è un’aggiunta estrinseca, ma, senza trascurare l’apporto di una filosofia sociale, attinge i suoi principi di fondo alle sorgenti stesse della fede. Tale dottrina cerca di rendere effettivo, nella grande diversità delle situazioni sociali, il comandamento nuovo che il Signore Gesù ci ha lasciato: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13, 34). Chiaro no? e soprattutto chiaro deve essere il modo osceno con cui si modificano, interpretandoli ad uso del potere, i Vangeli.

[A proposito della sua velata citazione evangelica dell’ama il prossimo tuo come te stesso, è davvero straordinario che per pensare al prossimo mio debba dimenticare altri esseri viventi come cani e gatti che allietano la vita di molte persone e non come lei dice: <i>molti che sublimano il loro affetto verso un cane o un gatto, sono coloro che hanno dei problemi relazionali con la gente e che si rifugiano in un mondo tutto loro, per esorcizzare questa loro incapacità comunicativa. Oppure gente che purtroppo vive in solitudine. Chi ama veramente gli animali non li strumentalizza piegandoli alle proprie esigenze, ma deve avere la consapevolezza di stare dietro le loro</i>. Vi saranno i molti che lei dice ma ridurre la solitudine di un anziano al quale un vicino non si avvicina ad un problema relazionale mi pare esagerato. Comunque il mio discorso era iniziato su quello che la Bibbia insegna a proposito dei poveri animali che vanno sempre e comunque sacrificati per usarne il sangue che deve essere sparso sugli altari. Se poi lei dice che questo era nel lontano passato, mi dica dove la Chiesa ha detto che il Vecchio Testamento è da buttare].
La Centesimus annus del Papa Polacco merita un breve commento. Si richiamava la Rerum novarum di Leone XIII a 100 anni dalla sua promulgazione. Un ingenuo lettore può pensare ad una qualche evoluzione invece quel lettore deve, come la premessa dell’ingenuo suggerisce, ricredersi: nessun avanzamento. Ora era possibile, nella ristretta capacità argomentativa del Polacco, aggiungere argomenti dirimenti contro il socialismo (a proposito delle assimilazioni che lei ha fatto e che sono da sacrestia): Marx risultava assimilato ai Paesi a socialismo reale, come dire che i Vangeli sono la stessa cosa che il papato e che il discorso della montagna ha affinità ideologiche con i roghi dell’Inquisizione. Questo vicario di Cristo suonava proprio offesa al Cristo mostrandosi o estremamente ignorante o in mala fede. Riesce infatti a continuare la campagna di Leone XIII per la difesa della proprietà privata, la roba, e, nel far questo, attaccare duramente Marx. Peccato che il Polacco parli per luoghi comuni orecchiati, appunto, in sacrestia, come due prossimi ubriachi in una osteria. La difesa della proprietà privata è per lui la difesa del possesso di una villa, di ricchezze di ogni tipo. Cosa può conoscere di Marx chi dice queste sciocchezze? Chi confonde la proprietà di un bene (di una ricchezza, di un qualcosa di individuale anche preziosa), con la proprietà dei mezzi di produzione (come la terra, le miniere, le materie prime, le fabbriche, le banche, tutti quei beni che vengono giocati in borsa) è un analfabeta. E Wojtyla è un vero analfabeta su queste questioni risultando addirittura più miserabile di Leone XIII.
L’elenco delle nefandezze padronali è infinito, con l’accordo untuoso ed interessato della Chiesa, nefandezze alle quali solo il socialismo, Marx, aveva tentato di opporsi. E dove vede i nemici la Chiesa? Quella che si definisce apostolica per richiamarsi proprio a Gesù (povero disgraziato, usato come una mazza contro chi cercava di difendere)? I nemici sono tra chi tenta la difesa degli operai, degli sfruttati a morte, degli ultimi (e qui non c’entra il socialismo reale!). E cosa propone la Chiesa? Quello che proponeva a proposito della schiavitù: non bisogna ribellarsi al padrone. Scriveva infatti il benestante Agostino, facendo riferimento (e come no !) a San Paolo che anche la servitù è imposta come pena, è soggetta a quella legge che comanda di osservare l'ordine naturale [sempre la natura, quando fa comodo ! ndr] e vieta di turbarlo [… ]. [Ed] anche gli schiavi, che siano soggetti ai loro signori, e che li servano con animo leggero e con buona volontà […] servendo non con fraudolento timore, ma con fedele affezione [De Civitate Dei, XIX, 15]. E la Chiesa propone analoghe bestialità in quel manifesto scritto in combutta con i padroni, la vergognosa ed oscena dottrina sociale della Chiesa (sostenuta ancora oggi dai cattolici italiani, anche quelli alleati con forze che dovrebbero essere di sinistra).

Ma c’è di più perché questo Papa ha anche responsabilità nelle guerre scatenate per distruggere la Jugoslavia.
Il Papa Polacco parla all'Angelus (1991) delle "legittime aspirazioni del popolo croato" [qui non si occupava della difesa della vita !]. Il riconoscimento ufficiale della Croazia (e Slovenia) indipendente da parte del Vaticano, il primo nel mondo, avviene il 13 gennaio del 1992, contro il parere del resto della comunità internazionale, almeno apparentemente: gli altri paesi si adegueranno dopo due giorni. Nel 1992 la guerra civile si estende in Bosnia-Erzegovina, repubblica a maggioranza relativa di musulmani, con il Vaticano che finanzierà con 75 miliardi di lire in obbligazioni il governo croato per l’acquisto di armi nella guerra di Bosnia, come informò il The Guardian. I serbi (cristiani ortodossi) costituiscono un terzo della popolazione, mentre circa il 15% sono croati (cattolici). Durante il conflitto i soldati croati compiranno i crimini più efferati. Le cronache parlano di soldati che vanno in guerra con il rosario al collo, di preti e frati francescani erzegovesi che vanno in giro con la pistola (alcuni intervistati anche dall'italiano Avvenire) o tuonano dai pulpiti delle loro chiese, di ingiustizie nella distribuzione degli aiuti della Caritas (secondo il criterio "etnico", applicato d'altronde da tutte le organizzazioni umanitarie religiose). Il culmine dell'interventismo vaticano viene raggiunto nel 1994 con la visita del Papa a Zagabria. Il Papa si incontra con il criminale Tudjman e presenzia con lui a cerimonie pubbliche. In fondo è legato a personaggi del genere, nella sua Polonia la Chiesa non appoggiava strenuamente il maresciallo fascista Pilsudski ? Scrive Repubblica (12/09/1994): “…il contatto con la folla fa bene a Giovanni Paolo II. I fedeli lo applaudono ripetutamente. Specie quando ricorda il cardinale Stepinac, imprigionato da Tito per i suoi rapporti con il regime di Ante Pavelic, ma sempre rimasto nel cuore del Croati come un'icona del nazionalismo. Wojtyla, che sabato sera ha pregato sulla sua tomba, gli rende omaggio, però pensa soprattutto al futuro." Nel luglio 1995 Giovanni Paolo II in una dichiarazione ai giornalisti si schiera per l'intervento militare (contro i "tentennamenti" della comunità internazionale, perché si faccia finalmente "il necessario" per punire gli aggressori, e così via). Pochi giorni dopo Tudjman ordina il definitivo "repulisti" della Krajna, mentre in settembre, dopo l'ennesimo grande attentato sarajevese stile "strategia della tensione", la tanto invocata "comunità internazionale" interviene a forza di bombe contro i serbobosniaci. Nell’ottobre 1998 Karol Wojtyla visita la Croazia e oltre a beatificare Stepinac pronunzia alcune frasi rispetto alla situazione in Kosovo, oggetto di una violentissima campagna-stampa, che alludono al diritto di "ingerenza umanitaria" da parte della "Comunità Internazionale", cioè alla liceità di un intervento armato per "aiutare chi soffre". Il 24 marzo 1999 la NATO effettivamente attacca la Repubblica Federale di Jugoslavia con il pretesto del Kosovo. All'Angelus pasquale, una settimana dopo, il Papa afferma retoricamente: "Ma come si puo' parlare di pace quando si costringono le popolazioni [albanesi] a fuggire... e se ne incendiano le abitazioni?... E come rimanere insensibili di fronte alla fiumana dolente dei profughi dal Kosovo?".

Riguardo a Papa Francesco, non vi è dubbio che rappresenti una gigantesca novità ma, purtroppo (ed in proposito ci rileggeremo), quando non ci sarà più, la crapula cardinalizia e vescovile riprenderà il potere. E non è la prima volta che parlo bene di questo Papa che, quando non parla strettamente di fede, dice cose del tutto condivisibili che me lo farebbero votare in qualunque elezione. Su questo qualche lettore mi ha ripreso dicendomi che cedevo ad una Chiesa che comunque non sarebbe per nulla cambiata dopo la comparsa di questo Papa. Comunque lunga vita al personaggio, uomo per bene.
Lei dice:
<i> troppo comodo dare la colpa a Dio dell’esistenza di simili personaggi (Pio IX, Leone XIII, Pio XII), come sarebbe troppo comodo attribuire a Dio la colpa dell’esistenza dell’ISIS, dei campi di sterminio e via discutendo…. oppure forse e’ piu’ verosimile dire che se avviene questo e’ proprio perché la parola di Gesu’ e’ stata completamente disattesa?!</i>
ed io le osservo che un ateo come me non può dare colpe a Dio se non per ricordare ai credenti che Dio ha anche questi vicari (se ne facciamo la storia scopriamo che se ne salvano una decina) e che dovrebbero diventare adulti rispetto alla Chiesa che è l’unica a millantare la rappresentanza di Gesù senza fare davvero ciò che quel pover’uomo ha fatto ed insegnato (lei lo sa che la Chiesa non è cristiana ma paolina? Che Pietro e gli altri apostoli furono insultati e allontanati da Paolo? Che estinsero il loro movimento, gli ebioniti, nel IV secolo?).
Insomma non posso riassumerle tutta la storia che ho scritto in 5 volumi e che si fonda su documenti e non su illazioni.

Ora, come ho scritto nella premessa al primo volume, io stimo ed apprezzo chi ha fede davvero (sono pochissimi che in massima parte non conoscono i testi sacri; tutti gli altri sono cristiani come sarebbero stati musulmani se fossero nati in Arabia o Iran). Dirò di più ho invidia di questi fedeli perché, come ho raccontato, hanno qualcuno a cui rivolgersi nel dolore, ad esempio, della perdita di una persona cara. IO NO. Ma io non riesco a credere e pago questo solo con la coerenza.

Ora, come anticipato, tralascio le altre cose che lei ha detto. Spero di aver risposto anche se certamente non l’avrò convinta.
Aggiungo solo che, se avrà la voglia di rispondere, pubblicherò la sua lettera senza mia ulteriore risposta.

Saluti
Kalimba
Inviato: 19/5/2016 21:14  Aggiornato: 20/5/2016 10:36
Prof.
Iscritto: 24/7/2011
Da:
Inviati: 122
 Re: CANI, GATTI E PAPA
Grazie della puntigliosa risposta.
Saro’ breve.
Parlando di coloro che amano gli animali in quanto soffrono di problemi relazionali, ne sono convinto. Forse pero’ mi sono espresso male, accostando a questi coloro che soffrono di solitudine. In effetti si parla di due categorie diverse, i secondi posso anche capirli, la solitudine non è mai buona. Mi spiace aver creato quest’equivoco.
Mi riesce invece di capire meno la sua critica all’accostamento del socialismo reale a Marx! O meglio, io ne sono convinto che il socialismo reale non avesse niente a che vedere con Marx; l’ho anche detto piu’ volte che il marxismo rappresenta al piu’ un eccellente metodo di analisi socio-economica ed etica, e magari il trampolino verso le rivoluzioni, ma non va oltre. Tanto piu’ che Marx non pretese mai che il suo pensiero venisse elevato a sistema di potere, cosa che invece avvenne, iniziando da Lenin che lo volle imporre, debitamente travisato (non per niente si parla di marxismo-leninismo) in un contesto che Marx non aveva minimamente previsto. Ma… che lo dica io e’ un conto, fatto sta che i paesi del socialismo reale, in un modo o in un altro si richiamavano tutti pretestuosamente al marxismo, non solo ma tutti i partiti comunisti fino ai primi anni ottanta indicavano l’URSS come modello socialista primario, nonostante le critiche velate.
Quindi per me la proporzione che enuncia fra Marx e socialismo reale e Vangeli e Chiesa ci sta tutta (tanto più che la Chiesa nei Vangeli e’ citata solo una volta, nel celeberrimo passo della pietra su cui si edificherà la chiesa, la quale chiesa li’ celebrata non aveva niente a che vedere con quella che poi e’ stata).
Certo che lo so che la chiesa attuale si potrebbe chiamare paolina piu’ che cristiana, ma questo lo affermano anche alcuni teologi: fu infatti Paolo a dare un’impronta indelebile alla dottrina che si sarebbe tramandata nei secoli. Che bisogno c’era di un tredicesimo apostolo, che oltretutto non aveva mai conosciuto Gesu’? E per di piu’ con connotazioni abbastanza accentuate di misoginia? Sugli ebioniti, non mi pronuncio perche’ non so quasi niente.
Dopo Francesco, la chiesa tornerà come prima? E’ una scommessa, dipende dalla profondità delle trasformazioni in seno ad essa che riuscirà a dare. In fondo, la Chiesa e’ passata attraverso sconvolgimenti attraverso i secoli: dagli scismi che ha avuto fino alle tesi tacciate di eresia (pensiamo ad Ario o gli Apostolici, Albigesi……).
Penso possa bastare….. saluti
P.S.: ho comperato il suo primo libro: Alla ricerca di un uomo chiamato Gesu’; purtroppo non ho molto tempo per leggerlo, e sono ancora alle prime battute, ma lo leggerò volentieri sotto la lente d’ingrandimento di un credente quale io sono.
cochis
Inviato: 9/6/2016 22:06  Aggiornato: 10/6/2016 17:06
professore
Iscritto: 27/2/2007
Da: Reggio Emilia
Inviati: 470
 Re: CANI, GATTI E PAPA
Caro Roberto,
a mio avviso il Papa in questa occasione voleva semplicemente dire che vi sono persone per le quali il loro cagnolino vale più di tanti esseri umani, e che questo non è nè giusto nè umano. Non è vero che questo accade? Lungi dal concludere che in questa considerazione sia implicita una qualche accondiscendenza verso chi gli animali li maltratta.
Questo papa mi sembra spesso condivisibile: non a caso ha invitato, tra gli asppiranti alla casa bianca, solo Sanders.
Ce ne fossero ancora di papi come lui!
Paolo

Hai ragione. Purtroppo penso che morto lui si torna alla solfa nota da 2000 anni.

E' un piacere rileggerti
Roberto
cochis
Inviato: 10/6/2016 22:40  Aggiornato: 11/6/2016 11:37
professore
Iscritto: 27/2/2007
Da: Reggio Emilia
Inviati: 470
 Re: CANI, GATTI E PAPA
La tua previsione temo anch'io possa avverarsi. Penso però che all'interno della chiesa sia in atto un braccio di ferro tra progressisti e conservatori. Non conosco la forza degli uni e degli altri, per cui mi è difficile dire oggi cosa potrà accadere domani. Spero vivamente che questa tendenza continui, anche se temo che un altro come Francesco sarà difficile trovarlo. A Roma Sanders si incontrò con Morales (altro invitato per l'occasione). Forse solo un papa latinoamericano ("un po' sinistrino") può fare queste cose.
Ciao
Paolo



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