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Rivista di fisica, didattica della fisica, storia della fisica, fisica e filosofia,
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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

www.fisicamente.net

 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Impresentabili : L'ITALIA NELLE MANI DEL MOSSAD?
Inviato da R il 23/4/2016 12:12:34 (604 letture)

LEDEEN, AMICO DI CARRAI, E' UNA SPIA DI ISRAELE (Lo dice la Cia)

Inizio questo promemoria da un articolo che pubblicai su Fisicamente nel momento in cui Renzi prese il potere.
Troverete qui quanto sta uscendo oggi su Il Fatto Quotidiano, gli stretti legami tra Renzi, Carrai ed ex spie americane addirittura cacciati dalla CIA perché facevano il doppio gioco spiando per il Mossad di Israele.
Tra queste spie Michael Ledeen che racconto in alcuni articoli che pubblicai su Fisicamente alcuni anni fa.
Leggete con attenzione e capirete a chi siamo in mano. Fascisti, guerrafondai, affaristi, petrolieri e banchieri.
Lunedì è il 25 Aprile, non offendiamo la Resistenza che è a fondamento della Repubblica, della Costituzione e della Libertà.
CACCIAMO QUESTI BANDITI DAL POTERE!

RENZI L'AMERIKANO

Pubblicato su Fisicamente al momento in cui Renzi prese il potere con il golpe morbido di Napolitano. Date 16/2/2014 10:13:31 | Topic: Impresentabili



Ecco chi si nasconde nell'ombra di Renzi La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l'Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c'è spazio per il Quinto Stato di Franco Fracassi Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele. Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa¬San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca. Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale EspressoRepubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona di Unicredit e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito. Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience». Fonte: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97552&typeb=0


ALCUNI SCAMPOLI
Martedì 25 aprile 1978
Il settimanale “Panorama” scrive che “potenti gruppi di pressione politici, economici, militari, stanno cercando di convincere il presidente Jimmy Carter che, dopo il rapimento Moro, la situazione in Italia sta precipitando”. Tra i notabili della destra americana la rivista cita Kissinger e Michael Ledeen, uno strano personaggio che ha buoni agganci nei nostri servizi segreti piduisti e intrattiene cordiali rapporti col ministro Cossiga.
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La base di Perle, consigliere speciale di Bush, come spesso accade agli esponenti dei poteri forti, è del tutto extraistituzionale. Si chiama American Enterprise Institute e viene cogestito da Perle stesso e da Micheal Ledeen già consigliere per la sicurezza di Reagan ed anello di congiunzione tra CIA e P2, un personaggio di provata fama noto anche in Italia per i contatti che ebbe con la P2 (da leggere quanto Francesco Pazienza ne dice nel suo libro Il disubbidiente, edito da Longanesi). Il 21 marzo, i due dioscuri dell'oscuro think tank hanno detto la loro sul conflitto in Iraq: hanno detto che la guerra non deve limitarsi all'Iraq. Michael Ledeen: "L'Iraq non è tutta la guerra. La guerra è di carattere regionale. Non possiamo vincerla davvero se ci limitiamo soltanto all'Iraq. Penso che le nazioni che sostengono il terrorismo insieme all'Iraq, e specificamente l'Iran e la Siria, sappiano molto bene questo. Credo che il piano di Saddam sia di andare a rifugiarsi in Siria, esattamente come Osama Bin Laden se ne è andato a trovare asilo in Iran nel bel mezzo della guerra in Afghanistan".
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Negli Usa si parla tanto di guerra mondiale. Già nell’ottobre 2004, Michael Ledeen, consigliere del Pentagono e titolare della Freedom Chair dell’American Enterprise Institute, aveva detto che colpire l’Iran avrebbe portato a una guerra su scala mondiale. In seguito, R. James Woolsey, ex direttore della Cia, che sostiene che la guerra fredda fu in effetti la terza guerra mondiale, ha pubblicato un articolo intitolato: “La quarta guerra mondiale: Perché combattiamo? Per chi stiamo combattendo? Come dovremo combattere?”
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Le rivelazioni di Seymour Hersh sulla pianificazione statunitense della guerra in Libano che ha preceduto di molti mesi il «casus belli» della cattura di due soldati israeliani vanno integrate dai documenti e dalle tesi pubblicate nello stesso periodo dai centri dell'ideologia e della strategia «neocon» che dettano legge nell'amministrazione Rumsfeld-Cheney, l'American Enterprise Institute la Foundation for Defense of Democracies, il Center for Security Poicy e il recentemente scomparso Project for a New American Century. Ideologia e strategia perseguite e attuate sul piano pratico a tutti i livelli da personaggi quali Max Boot, Charles Krauthammer, Michael Ledeen e Eliot Abrams. Essenziale, esiziale, l'influenza di quest'ultimo nell'assegnare ad Israele il ruolo di punta di diamante in una grande strategia destinata a disegnare una nuova mappa geopolitica del medioriente colpendo prima Hezbollah e poi la Siria e l'Iran, e portando alle ultime conseguenze le guerre in Iraq e in Afghanistan.
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PER COMPRENDERE GLI STRETTI LEGAMI TRA LEDEEN E LA DESTRA DI ISRAELE CONSIGLIO QUESTO ARTICOLO
Messaggio inviato in data 12/04/2003 17.29.15
"Dietro la Bufala del Dossier Iraq"
http://www.portalefilosofia.com/forum/archivio/mostramessaggio_7074.php
Dietro la bufala del Dossier Iraq Una ricetta di intelligence preparata in Israele di Jeffrey Steinberg Secondo le descrizioni dei media, il “dossier” del n. 10 di Downing Street, citato positivamente dal segretario di Stato USA Colin Powell nel suo disastroso rapporto del 5 febbraio al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è un plagio da tesina di scuola media superiore americana, basata su informazioni che risalgono a oltre dieci anni fa. Lo scandalo che è scoppiato quando la bufala del dossier di Blair ha inondato la stampa, ha minacciato seriamente la credibilità di quei sostenitori del partito della guerra che propugnano un’immediata invasione anglo-americana dell’Iraq. Come ha scritto Lyndon LaRouche, Powell è stato indirizzato da una gang di agenti di pubbliche relazioni che non può pensare in modo onesto. Fin qui tutto bene. Ma un’ulteriore approfondimento dello scandalo rivela che c’era una buona ragione per cui i maestri del raggiro del Centro Informazioni della Coalizione - l’unità civile di propaganda governativa di Washington-Londra che ha creato sia il dossier Blair che la maggior parte dell’evanescente libro delle prove del Segretario Powell - non hanno rivelato la fonte della loro informazione. L’intero quadro della ricetta di intelligence è "Made in Israele." Essa è stata predisposta da un complesso di esperti della destra, noto come un focolaio della propaganda radicale del Likud e con collegamenti all’Ufficio del Vice Presidente Dick Cheney, tramite il suo Capo Staff Lewis Libby ed il suo cliente Marc Rich. I fatti essenziali sono i seguenti: due giorni prima della comparsa di Powell alle Nazioni Unite, il n. 10 di Downing Street pubblicava un documento di 16 pagine, "Iraq: La sua infrastruttura di occultamento, inganno ed intimidazione," che pretendeva fondato su dati di alto livello dell’intelligence britannica. In realtà, almeno 11 delle 16 pagine erano state letteralmente prese da un giornale israeliano, Middle East Review of International Affairs, il cui unico proprietario è il Dr. Barry Rubin, un cittadino israeliano nato in America. Le 11 pagine provengono da due articoli di Ibrahim al-Marashi e Robert Rabil, comparsi nell’edizione di settembre di quel giornale. . L’articolo di Al-Marashi, un profilo dell’intelligence irakena, è largamente tratto da documenti del governo irakeno, confiscati durante la Guerra del Golfo Persico del 1991. Al-Marashi, a sua volta ha inserito molte note nel suo articolo, riferendosi ad altre storie pubblicate in precedenza su un oscuro giornale online di Rubin, da Amazia Baram, vice-editore del giornale. É stato un plagio da scuola elementare. La stessa squadra di pubbliche relazioni che ha messo insieme l’idiozia propagandistica di Blair e Powell è collegata a Rubin ed ai suoi compagni buontemponi israeliani attraverso lo screditato Ahmed Chalabi e il corrotto Congresso Nazionale Irakeno (INC). Chalabi, protégé all’Università di Chicago dal vecchio utopista Albert Wohlstetter, poi truffatore in fuga, fu adottato negli anni 1980 come oppositore irakeno scelto, dall’agente dell’israeliano “Comitato X” e presidente del Consiglio per la Politica di Difesa Richard Perle e dal suo uomo al British Arab Bureau, Dr. Bernard Lewis.. Rubin e l’agenzia di intelligence dei falchi-conigli Rubin ha fatto una dichiarazione in seguito all’agitazione sul dossier di Downing Street, dando pieno credito al rapporto imbastito dall’intelligence. La sua unica lamentela è stata che, mentre il governo Blair si era scusato con Al-Marashi, una simile dichiarazione pubblica non è stata fatta verso di lui ed il suo giornale. Averlo fatto sarebbe stato suicida, come evince chiaramente da una rapida occhiata al pedigree di Rubin. Secondo le tre correnti biografie, il Prof. Barry Rubin è vice-direttore del Begin-Sadat Center per gli Studi Strategici in Israele e membro anziano dell’ Harry Truman Centre presso la Hebrew University e del Centro Ebraico-Arabo presso la Haifa University. È direttore del Centro di Ricerca Globale di Questioni Internazionali, direttore della ricerca alla Scuola Lauder di Politica e Diplomazia Governativa e membro anziano del Centro Internazionale per la Politica Antiterroristica (ICT) - tutto ciò è parte del Centro Interdisciplinare, la prima università privata d’Israele, a Herzliya. La Scuola Lauder è intitolata a Ronald Lauder, ex Ambasciatore di Reagan in Austria, ex presidente del Congresso dei Presidenti delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche Americane, destinato ad essere il successore di Edgar Bronfman Sr. come capo del Congresso Ebraico Mondiale e noto finanziatore del Primo Ministro israeliano Ariel Sharon e dell’ex Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’ICT, che il 26 maggio 2002 ha co-sponsorizzato al centro di Herzliya una conferenza sul terrorismo suicida con l’Anti-Defamation League del B'nai Brith, è finanziato dalla Fondazione Marc Rich, il rifugio fiscale del fuggiasco russo mafioso don Marc Rich. Avner Azulay, un ex ufficiale del Mossad e direttore della Fondazione Rich, è un direttore dell’ICT.. Un altro pubblico associato dell’ICT è il maggiore generale Meir Dagan, uno dei più noti criminali di Ariel Sharon e attuale capo del Mossad. Rubin, un cittadino trapiantato in Israele, trascorre ancora buona parte del suo tempo negli Stati Uniti. Il 4 febbraio, è stato uno degli oratori ad un pranzo al Willard Hotel di Washington sponsorizzato dalla Eleana Benador Associates, una società di New York City di pubbliche relazioni che conta tra i propri clienti l’intero apparato dei falchi-conigli. Tra gli altri oratori vi erano con Rubin i clienti di Benador, Perle, Michael Ledeen, Frank Gaffney, Laurie Mylroie, l’ex ispettore per gli armamenti dell’ONU, Richard Spertzel, e l’ex scienziato bellico irakeno Khidhir Hamza. Rubin è anche capo columnist sul Medio Oriente per l’Hollinger Corp di Conrad Block - di proprietà del Jerusalem Post e membro anziano del Washington Institute per le politiche nel Vicino Oriente (WINEP), la commissione di esperti partorita dall’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la lobby ufficiale israeliana in America. I suoi scritti compaiono di frequente su Middle East Quarterly, l’iper-chiassoso giornale propagandistico di Daniel Pipes. Rubin e Pipes sono entrambi finanziati dalla Bradley Foundation, uno del quartetto di fondi esentasse dell’ultradestra, accanto alla Smith Richardson Foundation, alla Olin Foundation e alla Mellon Scaife Foundation. Tipico tra i prolifici scritti di Rubin è stato quello comparso il 3 dicembre 2002 sul Wall Street Journal, intitolato "Sharon il Centrista?" L’articolo celebrava la vittoria di Sharon alle primarie del Likud su Netanyahu, e assimilava Netanyahu al candidato del Partito Laburista, Gen. Amram Mitzna, che Rubin etichettava come apologeta di Yasser Arafat che definiva un impenitente terrorista. Nel suo intervento alla Benadorl, Rubin faceva eco alla strategia di Perle e Doug Feit di "Un’irruzione di pulizia”, sostenendo che l’invasione irakena da parte degli USA e il rovesciamento di Saddam Hussein annuncerebbero la “terza rivoluzione araba” del periodo post-bellico dando l’avvio allo spontaneo manifestarsi della democrazia, dei diritti umani e del libero commercio in tutto il mondo arabo. La semplicistica fantasia di Rubin di un Medio Oriente rifatto ad immagine israelo-americana, ha dato lo spunto a qualche vero esperto per denunciarlo come il "Bernard Lewis per i dummies." Il Professor Lewis di Princeton è l’autore della strategia dell’ “Arco di Crisi” per una permanente instabilità nel Medio Oriente. . Il Centro informazioni della coalizione Ne occorrono due per fare un tango. Il dossier Blair - basato sulla ricetta propagandistica israeliana di Rubin - e il discorso di Powell alle Nazioni Unite, sono entrambi in gran parte il prodotto del Centro Informazioni della Coalizione (CIC), un’unità di propaganda governativa anglo-americana creata per contrastare l’opposizione ai bombardamenti USA dell’Afghanistan ed in seguito trasformata , in un’impresa permanente in compartecipazione tra la Casa Bianca e il n. 10 di Downing Street. Secondo le recenti notizie presentate dal New Yorker magazine e dal New Republic, il CIC è stato un parto del Gen. Wayne Downing (USA-ret.) - capo dell’anti-terrorismo al National Security Council fino al giugno scorso - e del suo vice, ex funzionario della CIA Linda Flohr. I due assumevano una screditata società di pubbliche relazioni, il Rendon Group, che aveva fama di essersi bruciata con fondi governativi, ma che era servita a lanciare l’INC di Chalabi. Downing, prima di unirsi alla squadra della Casa Bianca era stato “consigliere militare” per l’INC. A metà febbraio, Downing è stato in India, facendo parte di una delegazione dell’Istituto Ebraico per le Questioni di Sicurezza Nazionale (JINSA), un altro fronte mascherato israeliano di spionaggio e reclutamento che mira ad ufficiali americani in pensione, militari e dell’intelligence. John Rendon, un direttore esecutivo del Comitato Democratico Nazionale dell’era di Jimmy Carter, si collegò al Team di Bush nel 1989, quando lavorò nella propaganda per eliminare il Gen. Manuel Noriega. A Panama, si agganciò con l’operativo CIA per l’Iran-Contra Flohr, che ottenne per Rendon il contratto di propaganda per l’operazione Desert Storm. Nel 1991, il Presidente Bush firmò un decreto presidenziale, autorizzando una campagna coperta per destabilizzare Saddam Hussein e Rendon ottenne una soma valutata in 150 milioni di dollari di fondi della CIA per costruire un’opposizione da Potemkin Village al regime di Baghdad, attorno a Chalabi. Secondo i reporter investigativi Seymour Hersh e Jeff Stein, la maggior parte del denaro della CIA andò a superpagati consulenti di pubbliche relazioni, in eleganti appartamenti a Londra, in voli sul Concorde e, cosa ancora più sospetta, in storni di fondi. Infine, l’Ispettore Generale della CIA entrò in azione e Rendon fu buttato fuori dall’Agenzia. Le cose migliorarono di nuovo per quest’accozzaglia quando arrivò "Bush 43°". Flohr, che era andata a operare per il Rendon Group dopo il suo ritiro dalla CIA nel 1994 - e stava lavorando per la compagnia occidentale a prova di proiettile di Oliver North - ricevette un cenno da Downing per unirsi al National Security Council (ora è ufficialmente direttore dell’antiterrorismo per il NSC e direttore della sicurezza per l’Ufficio della Sicurezza Interna). Non solo ha inserito Rendon al CIC ma, dopo l’11 settembre, egli ottenne un contratto da 100.000 dollari al mese dal Pentagono per lavorare al temporaneo Ufficio di Influenza Strategica (OSI). Era questa una unità di disinformazione all’interno della “agenzia di intelligence dei falchi-conigli” di Feith, guidata da William Luti, un capitano della Marina in pensione che fu appoggiato al Pentagono dall’Ufficio del Vice Presidente Dick Cheney. Quando il New York Times denunciò la progettata unità agitprop OSI, i piani furono scartati, ma Rendon si trattenne i fondi del Pentagono.
Questo articolo compare sul numero del 21 febbraio 2003 e di Executive Intelligence Review. TRADUZIONE DALL'INGLESE A CURA DI BELGICUS.

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Autore Albero



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