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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

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 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Chiesa : PADRE PIO: LA CHIESA AMA SANTIFICARE I TRUFFATORI
Inviato da R il 11/2/2016 14:40:46 (1278 letture)

IL SANTO TRUFFATORE: PADRE PIO

Ho sentito in questi giorni infinite bestialità su Padre Pio. Quel fratacchione fascista che usava imbrogliare tutti per arricchirsi e fornicare con devote idiote. Ho scritto molte pagine su questo delinquente oggetto di spasmodica necrofilia. Chi è interessato le può trovare nel mio La Chiesa contro Gesù, parte II. Riporto solo alcuni brevissimi brani di quanto ho scritto nel libro. Bastano questi per capire il livello della truffa che vede il fratacchione come primo attore. Le prime denunce furono di papi, tra cui Giovanni XXIII. Furono inchieste della Chiesa a denunciare le truffe. D’interesse è che la Chiesa smise di indagare sul truffatore quando questi fece testamento lasciando la Casa sollievo della sofferenza al Vaticano. Questo aprì le porte della santità al truffatore. Altro ottimo affare per la Chiesa che già sta organizzando nuovi attici di 500 metri quadri, da destinare a poveri cardinali, sfruttando gli istinti necrofili di moltissimi italiani.


Il caso di Padre Pio è emblematico di come nella Chiesa il falso, per quanto conclamato, possa avere la meglio sulla verità, quando comporta vantaggi. D'altronde, commenta Renzetti, è normale per la Chiesa santificare gli imbroglioni e i criminali di ogni risma per racimolare prebende.

Insieme a Fatima altri eventi miracoloso-truffaldini si verificarono a San Giovanni Rotondo dove un tal Padre Pio aveva visioni e gli erano comparse (sic!) le stigmate (delle apparizioni mariane e dei santi truffatori parlerò più oltre), intanto vale la pena anticipare che le visite del razzista Padre Agostino Gemelli daranno esito negativo ed il Papa Pio XI, nel 1923, condannerà Padre Pio come impostore (non constat de supernaturalitate). In definitiva, pur insultato da tutti, questo Papa, a prescindere dai predecessori, fu persona degna, certamente in grado di far dimenticare le vergogne degli ultimi vicari di Cristo.



A proposito delle stigmate vi sono le testimonianze del 1919 del farmacista Valentini Vista e di sua cugina, anch’essa farmacista, Maria De Vito (accompagnate da due biglietti autografi di Padre Pio indirizzati alla De Vito). A loro Padre Pio ordinava dei prodotti chimici caustici (acido fenico e veratrina) ed in grado di procurare lesioni alla pelle. Riporto il testo dei due biglietti:
Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di avere da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo
Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine.

Nelle prime elezioni del dopoguerra nel paese Padre Pio si schierò con il blocco di destra (dentro il quale vi erano gli ex combattenti ed i primi virgulti del fascismo) contro i socialisti. Alla vittoria di questi ultimi corrisposero disordini provocati dalla destra (14 morti). L’ispettore generale di Pubblica Sicurezza nella sua relazione parlò di una formazione clericale e reazionaria, gli Arditi di Cristo, che sarà in seguito associata a Padre Pio. La carriera politica dell’oscurantista e reazionario Padre Pio avrà successo nel 1923 quando farà eleggere a sindaco di destra del paese il caro Morcaldi che poco dopo entrerà nel Partito Fascista.

Quel convento, negli anni era diventato un vero porto di mare in cui la clausura era dimenticata, in cui vi era un vorticoso giro di denaro, in cui si faceva commercio ed il voto di povertà era del tutto saltato, in cui molte donne figlie spirituali di Padre Pio e dei gruppi di preghiera erano diventate stabili, anche di notte, nel convento(5). E chi organizzava queste donne non lo faceva certo per motivi religiosi. In Vaticano sapevano ciò ma Benedetto XV sosteneva che a parte qualche cosa non condivisibile (le stigmate) Padre Pio era in odore di santità. Quando fu eletto Pio XI ebbe una relazione su quanto accadeva in quel convento e su Padre Pio del tutto negativa.

Nel 1943 l’ospedale Casa sollievo della Sofferenza era in via di costruzione e ad esso arrivò un contributo di 250 milioni di lire da parte dell’UNRRA (ONU), da un fondo per i Paesi danneggiati dalla guerra. Come accadde ciò ? Una giornalista inglese, Barbara Ward, era andata da Padre Pio a chiedere la conversione del fidanzato. Ciò avvenne ed il miracolo riguardò il fidanzato che era consigliere delegato dell’UNRRA che pagò la cifra di 400 milioni per il miracolo avuto (ma al frate ne arrivarono solo 250, forse perché il sistema delle tangenti è sempre esistito e funziona anche sui miracoli anche se è difficile capire chi è il fruitore finale).


Intorno alla metà degli anni Cinquanta vi fu un’intersezione delle vicende del frate santo con uno scandalo finanziario di grandi proporzioni, lo scandalo Giuffré. Costui era un truffatore che prendeva soldi essenzialmente ad enti religiosi di tutta Italia con la prospettiva di elevatissimi interessi che alcune volte arrivavano addirittura al 70%. Il trucco era quello di dare interessi che venivano pagati con nuovi capitali entranti che, in ogni caso, non sarebbero stati mai restituiti. Nel 1957 la Guardia di Finanza scoprì la truffa dopo una perquisizione negli uffici di Giuffré ad Imola. Per impedire che lo scandalo scoppiasse investendo i vari ordini religiosi, intervenne presso il Comando della Guardia di Finanza il Procuratore generale dell’Ordine dei Cappuccini in Italia. A costui si associarono alti prelati vaticani che chiesero e, come no ?, ottennero di mettere tutto sotto silenzio. Ma intervennero delle denunce di truffati che obbligarono addirittura il governo (Primo Ministro Adone Zoli) ad intervenire con una commissione d’inchiesta sul banchiere della Provvidenza. Nel 1958 le risultanze dell’inchiesta misero in luce che i truffati (per un totale di oltre due miliardi di lire) erano 302 religiosi e 181 laici (nonostante parte della documentazione fosse stata nascosta e distrutta da Giuffré) e che come truffatori erano coinvolti 8 ordini religiosi e con responsabilità personale addirittura 62 vescovi. Era coinvolta la Curia Generalizia di Roma, che è la centrale dei vari ordini religiosi, la quale si era appropriata di molti schedari e documenti di Giuffré assicurando che avrebbe provveduto lei a risarcire i creditori. Poiché l’inchiesta riguardava uno scandalo finanziario di grandissima portata e riguardava in gran parte i cappuccini, fu inevitabile il coinvolgimento del convento di San Giovanni Rotondo. Il Vaticano, nella persona del nuovo pontefice Giovanni XXIII, era molto preoccupato del giro di denaro intorno a Padre Pio e di un possibile coinvolgimento di quel convento nelle indagini (ma anche del fanatismo paganeggiante dei fedeli). Nel 1960 inviò monsignor Maccari per indagare in proposito. Costui scoprì che alcuni frati del convento di Padre Pio e alcuni conventi di cappuccini del circondario di San Giovanni Rotondo avevano affidato alle cure di Giuffré varie centinaia di milioni (alla faccia del voto di povertà !). Alcuni giornali avanzarono il sospetto che la vera anima della truffa fosse proprio a San Giovanni Rotondo.
Monsignor Maccari fece anche una relazione su tutto ciò che aveva visto in quel convento. Gran parte dei 125 frati aveva un’auto ed il tenore di vita di questi seguaci di San Francesco era del tutto spropositato. Gruppi di donne stazionavano nel convento anche di notte. Vi era un turpe commercio di bende sporche di sangue (che era di pollo). Vi erano strani prestiti di denaro tra frati. Sempre tra frati vi erano liti anche violente. I frati avevano messo in piedi speculazioni immobiliari nella cittadina. Da alcuni nastri che avevano registrato le confessioni che faceva Padre Pio venivano fuori con chiarezza incontri particolari di padre Pio con sue tre fedelissime, Cleonice Morcaldi, Tina Bellone, Olga Ieci ed una contessa misteriosa. Nelle registrazioni si parla esplicitamente di baci.
Questa relazione spaventò Padre Pio che scrisse al Papa che avrebbe lasciato la Casa Sollievo alla Santa Sede se questa avesse soprasseduto. Ma nel 1961 il Sant’Uffizio, con espressa approvazione di Giovanni XXIII, proibì a Padre Pio di celebrare matrimoni, battesimi, avere liberi contatti con i fedeli, confessare certe persone. Non doveva impiegare più di mezz’ora per celebrare la messa e non poteva trattenere i penitenti in confessione per più di tre minuti. A ciò si accompagnò il trasferimento di vari frati mentre il convento passò alle dirette dipendenze del Sant’Uffizio.


Paolo VI era un pontefice molto pragmatico e disinvolto (come dimostrerà l’epocale scandalo Ior-Marcinkus-Sindona). Padre Pio si approssimava a compiere gli 80 anni, ed era dunque opportuno per la Santa Sede chiudere la contesa e predisporsi a raccogliere i copiosissimi frutti materiali non revocando ma rendendo inefficaci i provvedimenti contro Padre Pio e preoccupandosi soprattutto del suo testamento. Lo Ior redasse due testamenti che Padre Pio firmò a maggio del 1964 ed una dichiarazione pubblica in cui smentiva le varie notizie di stampa sul suo essere segregato e si dichiarava suddito fedele della Chiesa. Morì nel 1968 e due o tre giorni prima le piaghe sparirono ed il funerale fu fatto con il frate truccato di calze e guanti per evitare che la cosa si sapesse. Poi, che volete ?, la sparizione delle stigmate risultò ai teologi essere un miracolo addirittura superiore alla loro apparizione … Ed il mito di questo frate crebbe fino al punto da essere beatificato (dal Papa Polacco nel maggio 1999 al fine di far confluire questo evento nel Giubileo del Duemila e molti soldi alla Chiesa di Roma) e poi santificato (dal Papa Polacco nel giugno 2002) con gli affari a San Giovanni Rotondo che crebbero a dismisura. Tra i segni della santità vi sarebbero le stigmate, la sua facoltà di trovarsi simultaneamente in due luoghi (bilocazione), il suo fare profezie (don Pier Angelo afferma che Padre Pio praticava spesso attività oracolare medianica e comunicava, a nome di Gesù Cristo, alla sua clientela sentenze perentorie sulla situazione delle anime dei defunti nell’aldilà o responsi sul futuro dei suoi devoti, secondo gli schemi del più classico spiritismo), il suo saper leggere nelle menti, oltre a vari miracoli (ma quello riconosciuto per la santificazione sarebbe avvenuto nel 2000 al giovanissimo figlio di un medico della Casa Sollievo ed attribuito a lui).
Poiché il flusso di pellegrini calava man mano che ci si allontanava dalla morte dell’imbroglione, nel 2008 venne la sacra idea di tirar fuori dalla tomba quel cadavere per dare ogni facilitazione alla necrofilia di massa: il cadavere è da allora esposto ed il flusso dei pellegrini (gregge) è aumentato fino a cifre milionarie. Ma oggi (2013) un nuovo problema si pone ai fedeli di Padre Pio. Il cuore (la pompa del sangue), a suo tempo estirpato e conservato in preziosa teca per reliquie, viene rivendicato da Pietrelcina, paese natale di tanto santo. Ma a San Giovanni Rotondo non ne vogliono sapere. Il cuore non si deve muovere da qui ! Hai visto mai che gli affari dovessero venir meno ….
Non credo serva spiegare oltre ciò che avete letto. E’ normale per la Chiesa, perché è sempre stato così, santificare gli imbroglioni ed i criminali di ogni risma per racimolare prebende.

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Autore Albero



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