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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

PS. Non inviate quesiti e problemi di fisica da risolvere così come l’elaborazione di nuove ed importanti teorie non altrove comprese. Non sono in grado di risolvere problemi o giudicare teorie.

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Israele/Palestina : IL DIO D'ISRAELE HA SEMPRE PREDICATO LO "STERMINIO" DEI NEMICI
Inviato da R il 28/7/2014 15:50:36 (944 letture)

NESSUNA PACE SENZA LA FINE DELL’OCCUPAZIONE.
REAZIONI INTERNAZIONALI AL MASSACRO DI GAZA


37745 ROMA-ADISTA.

Ci hanno raccontato dei cittadini israeliani di Sderot terrorizzati dai razzi che partono dalla Striscia di Gaza, ma si sono dimenticati di dirci che una volta Sderot non esisteva e che chi abitava quella terra era palestinese. Ci hanno ripetuto a piè sospinto che Israele ha diritto a difendersi, ma si sono dimenticati di dirci che è Israele l’aggressore. Da 66 anni. Ci hanno raccontato che Hamas usa i civili come scudi umani, ma non ci hanno detto che per i palestinesi della Striscia fuggire non è un’opzione praticabile, perché per Israele ogni casa è un obiettivo e perché dalla Striscia non c’è via d’uscita. Ci hanno detto che Hamas ha rifiutato il cessate il fuoco – che non ha neppure potuto negoziare – ma hanno taciuto del fatto che in realtà quella era una resa incondizionata che avrebbe ripristinato lo status quo precedente. Uno status quo che non può certo chiamarsi pace.

Questo è quello che ci hanno detto, e quello che hanno scelto di non dirci.

Tra le cose che si sono ben guardati dal ricordare ci sono le parole di Paulo Freire, il quale diceva che «mai nella storia la violenza è partita dagli oppressi», che «non ci sarebbero gli oppressi se non ci fosse stata prima una violenza per stabilire la loro sottomissione». A riprendere quelle parole, oggi, sono i 100 artisti, premi Nobel e intellettuali che nei giorni scorsi hanno lanciato un forte richiamo all’Onu e alla comunità internazionale affinché venga imposto «un embargo militare totale e giuridicamente vincolante verso Israele, simile a quello imposto al Sudafrica dell’apartheid». «La capacità di Israele di lanciare impunemente attacchi così devastanti deriva in gran parte dalla vasta cooperazione militare e dalla compravendita internazionale di armi che Israele intrattiene con governi complici di tutto il mondo», si legge nella lettera firmata tra gli altri da Desmond Tutu, Adolfo Peres Esquivel, Frei Betto, Noam Chomsky, dagli italiani Ascanio Celestini, Giulio Marcon, Luisa Morgantini, e dagli israeliani Ilan Pappe e Nurit Peled. «La compravendita di armi e i progetti congiunti di ricerca militare con Israele incoraggiano l’impunità israeliana nel commettere gravi violazioni del diritto internazionale e facilitano il radicamento del sistema israeliano di occupazione, colonizzazione e negazione sistematica dei diritti dei palestinesi». «I governi che esprimono solidarietà con il popolo palestinese a Gaza, il quale subisce il peso del militarismo, delle atrocità e dell'impunità israeliani, devono cominciare con l’interrompere tutti i rapporti militari con Israele. I palestinesi – conclude l’appello che ha raccolto migliaia di adesioni – hanno bisogno oggi di solidarietà efficace, non di carità».

Ed è sulla stessa lunghezza d’onda che si pongono le organizzazioni della principale rete europea contro il commercio di armamenti, l’European Network Against Arms Trade (ENAAT, di cui fa parte, per l’Italia, la Rete per il disarmo che già ha lanciato un analogo appello al governo italiano, v. Adista Notizie n. 28/14), che domandano la fine immediata di ogni forma di sostegno militare a Israele e chiedono all’Unione europea di dichiarare un embargo totale sulle armi verso tutte le parti in conflitto.

Ma tante sono le voci di protesta contro l’inaudita violenza cui stiamo assistendo.

Per una pace che sia giusta

Papa Francesco – oltre a scrivere una lettera di conforto a p. Jorge Hernandez, parroco della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza, e a tuonare nuovamente contro la guerra nell’Angelus del 20 luglio – ha telefonato a Shimon Peres e ad Abu Mazen, condividendo le sue gravissime preoccupazioni sull’attuale situazione di conflitto che, in un clima di crescente ostilità e sofferenza per i due popoli, sta seminando tante vittime e dando luogo ad una situazione di grave emergenza umanitaria.

Pregano per un immediato cessate il fuoco anche il vescovo ausiliare di Gerusalemme, mons. William Shomali – il quale sottolinea però la necessità di riprendere i negoziati in accordo con le risoluzioni dell’Onu (America, 22/7) – e il World Council of Churces, già intervenuto contro il massacro in atto (v. Adista Notizie n. 28/14), che rimarca l’urgenza di una pace giusta.

«Quello che sta succedendo a Gaza – ha dichiarato alla Fides (22/7) il patriarca emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah – non è una guerra, ma un massacro. Un massacro inutile, che non farà avanzare nemmeno di un passo Israele verso la pace e la sicurezza». Secondo Sabbah, «l'unica via d’uscita dalla spirale di violenza e distruzione sta nell’affrontare la questione di fondo, cioè l'occupazione israeliana dei Territori palestinesi. Ci sarà pace e sicurezza solo quando Israele riconoscerà la libertà e la sovranità dello Stato palestinese. Ma forse per questo – conclude – dovremo aspettare una nuova generazione di capi israeliani».

E di massacro parla anche il documento congiunto diffuso da Kairos Palestina e National Coalition of Christian Organizations in Palestine. «Imploriamo Dio onnipotente che ci ha detto: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7). O Signore, abbiamo chiesto, e abbiamo bussato, e siamo stati in cerca di giustizia e di pace per anni. Ma nessuna porta ci è stata aperta e siamo stati trattati molto ingiustamente. Signore, apri i cuori e le menti di tutti, di chi ha paura e si sente insicuro, di chi uccide, e della gente di Gaza che, nonostante un assedio di sette anni e tre aggressioni consecutive, credeva di essere al sicuro». L’appello ad agire subito è «a tutti coloro che hanno a cuore la dignità umana e la vita umana»: «Facciamo appello alla comunità internazionale, ai governi, alle chiese e alla società civile affinché spingano Israele a rispettare il diritto internazionale, a togliere l'assedio a Gaza e a porre fine all’occupazione militare dei Territori palestinesi in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite».

Così anche il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, che in un’intervista al Catholic News Service (23/7) chiede la fine dell’embargo che ha reso Gaza una prigione a cielo aperto.

E un forte segno di vicinanza lo ha dato la delegazione di Pax Christi, guidata da don Nandino Capovilla, partita in questi giorni alla volta della Cisgiordania. «Di fronte a questa situazione, non possiamo limitarci a stare a guardare!», ha spiegato ai microfoni di Radio vaticana (19/7) don Renato Sacco. «Ciò che abbiamo fatto altre volte negli anni passati, lo facciamo adesso: essere là a condividere la sofferenza di chi oggi sta vivendo questa follia». «Credo che in queste situazioni, per chi è là, sia importante sapere che qualcuno non li ha dimenticati». «E poi – ha proseguito – portiamo anche delle medicine per l’ambulatorio di Betlemme, e incontreremo il direttore della Caritas Gerusalemme, al quale daremo anche dei soldi per condividere la sofferenza delle famiglie a Gaza. Soldi che ci sono stati dati in questi giorni da tante persone che così hanno voluto dire: noi non possiamo venire, però, oltre alla preghiera e all’affetto, condividiamo anche le cose pratiche con chi ha adesso bisogno».


Niente di meno di un genocidio

Forse però sono ancora più significative le voci di quegli israeliani che in questi giorni si sono levati in piedi contro il governo di Netanyahu. C’è Nurit Peled, premio Sakharov del Parlamento Europeo, che ha perso la figlia di 13 anni in un attentato kamikaze, la quale – oltre a firmare l’appello per l’embargo a Israele – ha scritto a Luisa Morgantini un accorato messaggio in cui denuncia il «carattere non democratico dello Stato di Israele» che «lo sta sempre più trasformando in un pericoloso Stato di apartheid». «Politici e generali israeliani, soldati e piloti, delinquenti di strada e membri della Knesset sono tutti colpevoli dello spargimento di sangue e dovrebbero essere processati dalla Corte Penale Internazionale», scrive Peled. «Noi cittadini di Israele e popolazione senza Stato della Palestina, non possiamo da soli ottenere la fine dell’occupazione o fermare il bagno di sangue. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutta la comunità internazionale e della Comunità europea in particolare. Abbiamo bisogno che mettiate sotto accusa il governo e l’esercito israeliani, che boicottiate l’economia e la cultura israeliane, che facciate pressione sul vostro governo perché cessi di trarre profitto dall’occupazione e che vi appelliate affinché ad Israele sia imposto un embargo sulle armi e sia tolto l’assedio a Gaza. Israele è la più grande e pericolosa organizzazione terroristica esistente al giorno d’oggi. Tutte le sue munizioni vengono usate per uccidere civili innocenti, donne e bambini. Questo – conclude – non è niente di meno di un genocidio».

Ci sono poi i 50 riservisti che, con una lettera pubblicata sul Washington Post (23/7), hanno annunciato il loro rifiuto a prendere parte alle operazioni militari, seguendo l’esempio degli ex soldati riuniti nell’associazione Breaking the Silence che in questi giorni sono tornati a far sentire la loro voce. Come O. K. che, firmandosi così in un articolo apparso su 972mag (16/7), racconta della sera in cui lui ed i suoi compagni, erano i tempi della Seconda Intifada, si sono «trasformati da soldati di un esercito di difesa a soldati di un esercito di vendetta. Da soldati inviati a difendere le nostre famiglie – scrive – siamo diventati assassini di persone innocenti. Qualche anno dopo ho rotto il mio silenzio perché pensavo che l’opinione pubblica israeliana avesse bisogno di sapere che cosa viene fatto ogni giorno, in suo nome, nei Territori occupati palestinesi. Rompo il mio silenzio ancora una volta oggi, perché credo che l’opinione pubblica israeliana e la sua leadership abbiano bisogno di sapere che cosa stanno dicendo quando chiamano alla vendetta. Hanno bisogno di sapere che quando cercano vendetta in realtà ci stanno chiedendo di trasformare i soldati di oggi, i nostri amici, fratelli e figli, in assassini».

Ci sono anche gli accademici israeliani che hanno firmato una dichiarazione in cui condannano «l’aggressiva strategia militare del governo israeliano» e «il massacro di un gran numero di persone totalmente innocenti» che stanno «mettendo sempre più ostacoli insaguinati sulla strada dei negoziati, unica alternativa all’occupazione e all’oppressione del popolo palestinese. Israele – scrivono – deve accettare un cessate il fuoco immediato e iniziare colloqui che pongano fine all'occupazione e agli insediamenti, verso un accordo per una pace giusta».

Ci sono le 10 organizzazioni israeliane per i diritti umani che hanno scritto una lettera al procuratore generale Yehuda Weinstein esprimendo grave preoccupazione circa le pesanti violazioni del diritto internazionale umanitario compiute nelle operazioni dell'esercito israeliano a Gaza.

Ci sono infine – ma in realtà ci sarebbe da dare conto di ancora molti altri – i più di 100 cittadini israeliani che hanno scritto una struggente lettera alla famiglia di Mohammed Abu Khdeir, il ragazzo palestinese brutalmente ucciso il 2 luglio scorso nei pressi di Gerusalemme (pubblicata originariamente sul sito Haokets, ripresa da 972mag, qui nella traduzione di OsservatorioIraq). «Le nostre mani grondano di sangue. Le nostre mani hanno dato fuoco a Mohammed. Le nostre mani hanno soffiato sulle fiamme», si legge nella lettera. «Viviamo qui da troppo tempo perché si possa dire “non lo sapevamo, non lo abbiamo capito prima, non eravamo in grado di prevederlo”». «Siamo stati testimoni dell’enorme macchina di incitamento al razzismo e alla vendetta messa in moto da governo, politici, sistema educativo e mezzi di informazione». «Abbiamo visto come l’essere “ebreo” sia stato totalmente svuotato di significato, e ridotto a nazionalismo, militarismo, alla lotta per la terra, all’odio per i non-ebrei, al vergognoso sfruttamento della Shoah». «Più di ogni altra cosa – proseguono –, siamo stati testimoni di come lo Stato di Israele, attraverso i suoi vari governi, abbia approvato leggi razziste, messo in atto politiche discriminatorie, si sia adoperato per rafforzare il regime di occupazione, preferendo la violenza e le vittime da ambo le parti ad un accordo di pace». «Ci rifiutiamo di lasciare che il nostro ebraismo venga identificato con questo odio, un ebraismo che include le parole del rabbino di Tripoli e di Aleppo, il saggio Hezekiah Shabtai che ha detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso”». «Le nostre mani grondano di questo sangue, e sappiamo che la maggior parte dei palestinesi innocenti uccisi negli ultimi 66 anni da noi ebrei israeliani non hanno mai ricevuto giustizia». «Gaza è la storia di tutti noi; ma è anche l'oblio della nostra storia. È il posto più segnato dal dolore in Palestina e in Israele». «Gaza – concludono – è la nostra disperazione».

(ingrid colanicchia)

Di seguito riporto alcuni (una minima parte) versetti del Vecchio Testamento (che è anche Parola di Dio per i cristiani) in cui il Dio di Israele detta le sue leggi criminali, leggi che sono ancor vigenti.
R


1 [28]Nondimeno quanto uno avrà consacrato al Signore con voto di sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona, animale o pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà essere né venduto né riscattato; ogni cosa votata allo sterminio è cosa santissima, riservata al Signore. [29]Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte [Lv. 27, 28-29].
Questa era una richiesta di sterminio (o anatema) che Dio faceva al suo popolo, quello di Israele, nei riguardi di ogni popolo, città, regno conquistati. Ogni abitante di queste popolazioni, non importa di che età, sesso o condizione, doveva essere sterminato. L'anatema, lo sterminio, si estendeva alle greggi. Tutti, persone ed animali, infilzati senza pietà. E, come nelle migliori tradizioni del mondo, dovevano essere salvate solo le fanciulle vergini. Questo comandamento barbaro nel Levitico è ripetuto con molto maggiore dettaglio anche nel Deuteronomio:
2 [10]Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. [11]Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. [12]Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l'assedierai. [13]Quando il Signore tuo Dio l'avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; [14]ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato. [15]Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te e che non sono città di queste nazioni. [16]Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; [17]ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, [18]perché essi non v'insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dei e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio [Deut. 20, 10-18].
[1]Il Signore disse a Mosè: [2]“Compi la vendetta degli Israeliti contro i Madianiti, poi sarai riunito ai tuoi antenati”. [3]Mosè disse al popolo: “Mobilitate fra di voi uomini per la guerra e marcino contro Madian per eseguire la vendetta del Signore su Madian. [4]Manderete in guerra mille uomini per tribù di tutte le tribù d'Israele”. [5]Così furono forniti, dalle migliaia d'Israele, mille uomini per tribù, cioè dodicimila uomini armati per la guerra. [6]Mosè mandò in guerra quei mille uomini per tribù e con loro Pincas, figlio del sacerdote Eleazaro, il quale portava gli oggetti sacri e aveva in mano le trombe dell'acclamazione. [7]Marciarono dunque contro Madian come il Signore aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi. [8]Uccisero anche, oltre i loro caduti, i re di Madian Evi, Rekem, Sur, Ur e Reba cioè cinque re di Madian; uccisero anche di spada Balaam figlio di Beor [il Balaam che abbiamo incontrato e che aveva benedetto il popolo di Israele ! ndr]. [9]Gli Israeliti fecero prigioniere le donne di Madian e i loro fanciulli e depredarono tutto il loro bestiame, tutti i loro greggi e ogni loro bene; [10]appiccarono il fuoco a tutte le città che quelli abitavano e a tutti i loro attendamenti [11]e presero tutto il bottino e tutta la preda, gente e bestiame. [12]Poi condussero i prigionieri, la preda e il bottino a Mosè, al sacerdote Eleazaro e alla comunità degli Israeliti, accampati nelle steppe di Moab, presso il Giordano di fronte a Gerico. [13]Mosè, il sacerdote Eleazaro e tutti i principi della comunità uscirono loro incontro fuori dell'accampamento. [14]Mosè si adirò contro i comandanti dell'esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, che tornavano da quella spedizione di guerra. [15]Mosè disse loro: “Avete lasciato in vita tutte le femmine? [16]Proprio loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti l'infedeltà verso il Signore, nella faccenda di Peor, per cui venne il flagello nella comunità del Signore. [17]Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; [18]ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi. [19]Voi poi accampatevi per sette giorni fuori del campo; chiunque ha ucciso qualcuno e chiunque ha toccato un cadavere si purifichi il terzo e il settimo giorno; questo per voi e per i vostri prigionieri. [20]Purificherete anche ogni veste, ogni oggetto di pelle, ogni lavoro di pelo di capra e ogni oggetto di legno”. [21]Il sacerdote Eleazaro disse ai soldati che erano andati in guerra: “Questo è l'ordine della legge che il Signore ha prescritto a Mosè: [22]L'oro, l'argento, il rame, il ferro, lo stagno e il piombo, [23]quanto può sopportare il fuoco, lo farete passare per il fuoco e sarà reso puro; ma sarà purificato anche con l'acqua della purificazione; quanto non può sopportare il fuoco, lo farete passare per l'acqua. [24]Vi laverete le vesti il settimo giorno e sarete puri; poi potrete entrare nell'accampamento” [Num. 31, 1-24].
Con l’aiuto di Dio ogni crimine fu portato a termine. Ma poiché alla fine sono i beni materiali che contano, si passa alla divisione delle spoglie.
[25]Il Signore disse a Mosè: [26]“Tu, con il sacerdote Eleazaro e con i capi dei casati della comunità, fà il censimento di tutta la preda che è stata fatta: della gente e del bestiame; [27]dividi la preda fra i combattenti che sono andati in guerra e tutta la comunità. [28]Dalla parte spettante ai soldati che sono andati in guerra preleverai un contributo per il Signore: cioè l'uno per cinquecento delle persone e del grosso bestiame, degli asini e del bestiame minuto. [29]Lo prenderete sulla metà di loro spettanza e lo darai al sacerdote Eleazaro come offerta da fare con il rito di elevazione in onore del Signore. [30]Della metà che spetta agli Israeliti prenderai l'uno per cinquanta delle persone del grosso bestiame, degli asini e del bestiame minuto; lo darai ai leviti, che hanno la custodia della Dimora del Signore”. [31]Mosè e il sacerdote Eleazaro fecero come il Signore aveva ordinato a Mosè. [32]Ora il bottino, cioè tutto ciò che rimaneva della preda fatta da coloro che erano stati in guerra, consisteva in seicentosettantacinquemila capi di bestiame minuto, [33]settantaduemila capi di grosso bestiame, [34]sessantunmila asini [35]e trentaduemila persone, ossia donne che non si erano unite con uomini. [36]La metà, cioè la parte di quelli che erano andati in guerra, fu di trecentotrentasettemilacinquecento capi di bestiame minuto, [37]dei quali seicentosettantacinque per il tributo al Signore; [38]trentaseimila capi di grosso bestiame, dei quali settantadue per l'offerta al Signore; [39]trentamilacinquecento asini, dei quali sessantuno per l'offerta al Signore, [40]e sedicimila persone, delle quali trentadue per l'offerta al Signore. [41]Mosè diede al sacerdote Eleazaro il contributo dell'offerta prelevata per il Signore, come il Signore gli aveva ordinato. [42]La metà che spettava agli Israeliti, dopo che Mosè ebbe fatto la spartizione con gli uomini andati in guerra, [43]la metà spettante alla comunità fu di trecentotrentasettemilacinquecento capi di bestiame minuto, [44]trentaseimila capi di grosso bestiame, [45]trentamilacinquecento asini [46]e sedicimila persone. [47]Da questa metà che spettava agli Israeliti, Mosè prese l'uno per cinquanta degli uomini e degli animali e li diede ai leviti che hanno la custodia della Dimora del Signore, come il Signore aveva ordinato a Mosè. [48]I comandanti delle migliaia dell'esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, si avvicinarono a Mosè e gli dissero: [49]“I tuoi servi hanno fatto il computo dei soldati che erano sotto i nostri ordini e non ne manca neppure uno. [50]Per questo portiamo, in offerta al Signore, ognuno quello che ha trovato di oggetti d'oro: bracciali, braccialetti, anelli, pendenti, collane, per il rito espiatorio per le nostre persone davanti al Signore”. [51]Mosè e il sacerdote Eleazaro presero dalle loro mani quell'oro, tutti gli oggetti lavorati. [52]Tutto l'oro dell'offerta, che essi consacrarono al Signore con il rito dell'elevazione, da parte dei capi di migliaia e dei capi di centinaia, pesava sedicimilasettecentocinquanta sicli. [53]Gli uomini dell'esercito si tennero il bottino che ognuno aveva fatto per conto suo. [54]Mosè e il sacerdote Eleazaro presero l'oro dei capi di migliaia e di centinaia e lo portarono nella tenda del convegno come memoriale per gli Israeliti davanti al Signore [Num. 31, 25-54].


[28]Giosuè in quel giorno si impadronì di Makkeda, la passò a fil di spada con il suo re, votò allo sterminio loro e ogni essere vivente che era in essa, non lasciò un superstite e trattò il re di Makkeda come aveva trattato il re di Gerico.
[29]Giosuè poi, e con lui Israele, passò da Makkeda a Libna e mosse guerra contro Libna. [30]Il Signore mise anch'essa e il suo re in potere di Israele, che la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa; non vi lasciò alcun superstite e trattò il suo re come aveva trattato il re di Gerico.
[31]Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Libna a Lachis e si accampò contro di essa e le mosse guerra. [32]Il Signore mise Lachis in potere di Israele, che la prese il secondo giorno e la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Libna. [33]Allora, per venire in aiuto a Lachis, era partito Oam, re di Ghezer, e Giosuè battè lui e il suo popolo, fino a non lasciargli alcun superstite.
[34]Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Lachis ad Eglon, si accamparono contro di essa e le mossero guerra. [35]In quel giorno la presero e la passarono a fil di spada e votarono allo sterminio, in quel giorno, ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Lachis. [36]Giosuè poi, e con lui tutto Israele, salì da Eglon ad Hebron e le mossero guerra. [37]La presero e la passarono a fil di spada con il suo re, tutti i suoi villaggi e ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite; come aveva fatto ad Eglon, la votò allo sterminio con ogni essere vivente che era in essa.
[38]Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, si rivolse a Debir e le mosse guerra. [39]La prese con il suo re e tutti i suoi villaggi; li passarono a fil di spada e votarono allo sterminio ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun superstite. Trattò Debir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Libna e il suo re [Gios. 10, 28-39].
[10]… Giosuè ritornò e prese Cazor e passò a fil di spada il suo re, perché prima Cazor era stata la capitale di tutti quei regni. [11]Passò a fil di spada ogni essere vivente che era in essa, votandolo allo sterminio; non lasciò nessuno vivo e appiccò il fuoco a Cazor. [12]Giosuè prese tutti quei re e le loro città, passandoli a fil di spada; li votò allo sterminio, come aveva comandato Mosè, servo del Signore. [13]Tuttavia Israele non incendiò nessuna delle città erette sui colli, fatta eccezione per la sola Cazor, che Giosuè incendiò. [14]Gli Israeliti presero tutto il bottino di queste città e il bestiame; solo passarono a fil di spada tutti gli uomini fino a sterminarli; non lasciarono nessuno vivo [Gios. 11, 10-14].
[16]Giosuè si impadronì di tutto questo paese: le montagne, tutto il Negheb, tutto il paese di Gosen, il bassopiano, l'Araba e le montagne di Israele con il loro bassopiano. [17]Dal monte Calak, che sale verso Seir, a Baal-Gad nella valle del Libano sotto il monte Ermon, prese tutti i loro re, li colpì e li mise a morte. [18]Per molti giorni Giosuè mosse guerra a tutti questi re. [19]Non ci fu città che avesse fatto pace con gli Israeliti, eccetto gli Evei che abitavano Gàbaon: si impadronirono di tutti con le armi. [20]Infatti era per disegno del Signore che il loro cuore si ostinasse nella guerra contro Israele, per votarli allo sterminio, senza che trovassero grazia, e per annientarli, come aveva comandato il Signore a Mosè. [21]In quel tempo Giosuè si mosse per eliminare gli Anakiti dalle montagne, da Hebron, da Debir, da Anab, da tutte le montagne di Giuda e da tutte le montagne di Israele. Giosuè li votò allo sterminio con le loro città. [22]Non rimase un Anakita nel paese degli Israeliti; solo ne rimasero a Gaza, a Gat e ad Asdod. [23]Giosuè si impadronì di tutta la regione, come aveva detto il Signore a Mosè, e Giosuè la diede in possesso ad Israele, secondo le loro divisioni per tribù. Poi il paese non ebbe più la guerra [Gios. 11, 16-23].
[3]Và dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini [1 Sam. 15, 3]
[39]A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». [40]Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò [1 Re, 18, 39-40].


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Autore Albero



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