Maledetto bosone t’abbiamo visto!
di Giorgio Parisi e Antonello Polosa, da il manifesto, 5 luglio 2012
Immaginate di dover attraversare una grande stanza affollatissima da persone accalcate tra loro. Troverete molto faticoso passarci attraverso, dovendo spingere per farvi largo nei pochi interstizi disponibili, faticoso più o meno come se aveste dovuto attraversare la stessa stanza, vuota ma portando addosso una pesante zavorra. Bene, si pensa che l'Universo sia pervaso da un campo forze che, come una stanza affollata, rallenta le persone, ovvero, fuori dalla metafora assegna a ciascuna particella elementare una zavorra, quella che chiamiamo massa.
Le particelle elementari (protoni, neutroni, elettroni, neutrini etc...) sono i mattoni fondamentali dell'Universo che conosciamo e, come mattoni, hanno ciascuno una massa che possiamo misurare. Schematicamente, i fisici immaginano così il meccanismo da cui deriva la massa delle particelle. Ma possiamo provare l'esistenza di questo campo?
Torniamo all'esempio della stanza affollata. Le persone che la popolano chiacchierano molto ed interagiscono fra loro. Supponete di essere ad un capo della stanza e di comunicare, alla persona più vicina a voi, una qualche scabrosa notizia, a bassa voce. Il vostro vicino tenderà a riferirla a un gruppetto di suoi vicini raccogliendoli stretti intorno a sé. E questi faranno qualcosa di simile a loro volta. Nessuno si sposta dalla sua posizione, ma la notizia circola, agglomerando in sequenza piccoli gruppi d'interessati che la riferiscono in sordina.
Se guardaste la scena dall'alto vedreste qualcosa come un addensamento di teste vicine propagarsi attraverso il mare di persone. Da questa prospettiva risulterà chiaro che il grappolo stesso fatica a farsi strada nella stanza, come se fosse appesantito anch'esso da una zavorra, la sua massa.
Al Large Hadron Collider (Lhc) di Ginevra si lavora per cercare la prova dell'esistenza del «campo di Higgs», dal nome di uno dei fisici che ha proposto nel lontano 1964 il suddetto meccanismo che conferisce la massa alle particelle elementari. Questa prova è data dalla presenza della particella (o bosone) di Higgs (l'addensamento che si propaga nel campo) lasciando traccia della sua effimera esistenza nei grandi apparati di misura che scrutano nei prodotti delle collisioni frontali di protoni.
Oggi, dopo una lunghissima attesa durata tutti gli anni che sono serviti per costruire Lhc e i suoi complicatissimi «occhi» (Atlas e Cms), Fabiola Gianotti e Joseph Incandela, i portavoce di questi due esperimenti, hanno annunciato la scoperta di una particella, con una massa circa 125 volte quella del protone, che sembra essere un formidabile candidato al ruolo di particella di Higgs. Questa scoperta corona un percorso durato una cinquantina d'anni che aveva lo scopo di capire l'origine delle forze tra le particelle elementari e la loro massa.
Molti fisici erano pronti a scommettere che la particella di Higgs dovesse esistere: la teoria aveva avuto molte altre conferme sperimentali che sfortunatamente erano tutte indirette. Tuttavia c'è una differenza fondamentale tra credere nell'esistenza di una particella e nel dimostrarne sperimentalmente l'esistenza.
Fino ad oggi era sempre aperta la possibilità che l'accordo della teoria con gli esperimenti fosse stato solo casuale e che la scoperta della «non esistenza» del bosone di Higgs avrebbe fatto cascare questa costruzione come un castello di carta.
Così non è stato: con la scoperta del bosone di Higgs si chiude un lungo capitolo della fisica: rimane da dimostrare sperimentalmente se l'attuale teoria descriva accuratamente tutti i fenomeni osservabili a Lhc o, se al contrario, la teoria debba essere modificata o arricchita. Staremo a vedere!
(5 luglio 2012)
| Autore | Albero |
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| Lettore | Inviato: 10/7/2012 23:08 Aggiornato: 12/7/2012 13:53 |
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LHC: 6 miliardi di euro più altri milioni al giorno affinchè supercervelloni di mezza europa si possano autocelebrare e comparire tra i pretendenti per il premio nobel con i soldi di noi contribuenti il cui ritorno sarà assai probabilmente nullo.
E no miei cari, in tempi di ristrettezze economiche i soldi dovrebbero essere destinati a ricerche con prospettive ben più importanti. Le ricerche sulla fusione nucleare sono imbalsamate a 50 anni fa, ma il progetto di ITER procede con una lentezza esasperante. Semmai riuscisse, cambierebbe la vita a miliardi di persone beneficiandone anche l'ambiente, perchè allora non si destina quasi la totalità delle risorse su questo progetto? Nemmeno se ne sente parlare!!! Forse perchè è più facile far scontrare un fascio di scorregge dicendo poi di aver visto il bosone di higgs, che se poi fosse quello di hoggs non cambierebbe la vita a nessuno, invece di far accendere una lampadina ove tutti si accorgerebbero se si stanno sparando minchiate. Sa perchè Renzetti eccelliamo in questo campo? Perchè siamo i campioni mondiali dello sperpero di denaro. Basta vedere le nostre maggiori industrie: alta moda, auto di superlusso tutti dei bellissimi aggeggi di cui se ne può fare benissimo a meno, poi come proviamo ad andare sul pratico basilare non funziona nulla. Vi prego spegnete l'LHC, liberateci da quell'enorme succhiatore di energia e di denaro e ricollochiamo sti presunti fenomeni su ITER e vediamo se saranno capaci a tirar fuori qualcosa di utile. Il campionario di sciocchezze non è del tutto completo. Quindi la prego di aggiungerne. R |
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| Francesco1 | Inviato: 12/7/2012 18:38 Aggiornato: 12/7/2012 18:53 |
professore ![]() ![]() Iscritto: 24/2/2007 Da: Roma Inviati: 575 |
Come nel seicento.
Quando imperavano i gesuiti, mentre Galileo sperimentava il cannocchiale scoprendo che le fasi di Venere erano come quelle di Cynthia per confermare Copernico, c'era chi diceva ",,, del segreto del cannocchiale l'ho visto et è un coglioneria" tempo e denaro sprecati. Una coglioneria che contribuì enormemente all'evoluzione della specie umana, tutta. Ma ,,, che se dice invece a rivombrosa? Che dieci miliardi di euro l'anno moltiplicati per svariati decenni per mantenere un esercito di ciarlatani in vaticano che non hanno nessuna utilità ma anzi sono un danno per il pubblico che eppure li paga, non fanno scandalo. |
| Lettore | Inviato: 14/7/2012 16:13 Aggiornato: 14/7/2012 20:23 |
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A parte che non capisco cosa entri in questo argomento il Vaticano, ma secondo lei visto che i succitati sono danno per l'umanità giustificano altri gruppi di individui a buttare nel cesso miliardi di euro per il solo prestigio a enti o gruppi di lavoro?
Voglio poi aggiungere che l'Eminentissimo Galileo Galilei il suo cannocchiale lo comprava e quindi poteva usarlo quando e come voleva. Mi sembra ben diverso dall'ottenere 6 milardi di euro di finanziamenti, pagati da noi contribuenti, e poi tirar fuori conclusioni fini a se stesse, alias senza alcuna utilità pratica. C'è chi vede sprechi nella TAV e chi nell'LHC, come vede sono opinioni. |
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| R | Inviato: 14/7/2012 20:22 Aggiornato: 14/7/2012 20:22 |
Webmaster ![]() ![]() Iscritto: 21/2/2005 Da: Roma Inviati: 133 Online! |
Solo due parole.
Il Vaticano entra a proposito di sprechi veri. Mentre con il Vaticano al massimo abbiamo maggiore oscurantismo con tutta la mole di condizionamenti per la legislazione civile del nostro Paese, con il bosone di Higgins abbiamo ampliato la nostra conoscenza e poiché non siamo fatti come bruti e neanche come Tremonti, l’ampliamento degli orizzonti ci fa uomini pensanti ed in grado di evolvere. Riguardo all’uso pratico. Se solo immaginasse quante ricadute vi sono in queste ricerche di punta, tacerebbe. Provo a dare qualche cenno. I magneti, il vuoto, l’isolamento, la struttura della materia, le leghe speciali, i semiconduttori, l’elettronica, …. Da altre ricerche simili sono venute fuori le leghe al carbonio, e degli isolanti in grado di mantenere calda una tazzina di caffè per 2000 anni. Dal CERN è venuto fuori internet ed il WEB. Le spese in quel luogo sono divise tra una gran quantità di Paesi nel mondo e, all’Italia costano relativamente poco. Uno studio in proposito, che riguarda i ritorni per le aziende di punta italiane è riportato in http://www.regione.marche.it/Portals/0/documenti/ANCONA_last.pptx.pdf Consiglio anche l’articolo seguente:tratto da: <b>Spending review ed enti di ricerca</b> 9 luglio 2012 Alessandro Figà Talamanca Il giustificato entusiasmo per il successo dell’esperimento che ha “trovato” il cosiddetto “bosone di Higgs” ha fatto dimenticare una domanda che dovrebbe essere naturale in questi tempi di “spending review” : quanto è costato all’Europa e all’Italia questo esperimento? La risposta non è facile, ma ci porterebbe probabilmente ad un costo totale che supera il mezzo miliardo di euro, senza contare i costi (almeno sei miliardi di euro) della costruzione del “Large Hadron Collider” (LHC), l’acceleratore di particelle in cui si è svolto l’esperimento. Sono soldi mal spesi? Tutt’altro. Questo ed altri esperimenti, resi possibili dall’acceleratore di Ginevra, sono certamente utili alle conoscenze teoriche, ma inoltre, richiedendo una strumentazione di altissimo livello tecnologico, hanno anche una ricaduta diretta sul potenziale industriale in Europa e in Italia. Non si può tacere tuttavia che la crescita esponenziale dei costi di esperimenti di questa portata ha condotto gli Stati Uniti a rinunciare una ventina di anni fa a costruire quello che doveva essere un competitore dell’acceleratore di Ginevra. Il progetto di costruire nel Texas un “Superconducting Super Collider” (SSC) fu definitivamente bocciato nel 1993 dal Governo e dal Congresso americano. Gli europei sono andati invece avanti con un progetto solo un po’ meno costoso. E’ improbabile, tuttavia, che la corsa a sempre più costosi esperimenti continui indefinitamente. La rinuncia americana a competere con esperimenti di questa natura comporterà certamente un ridimensionamento dei progetti europei. E’ infatti ancora la scienza americana che guida la scienza mondiale, e negli Stati Uniti si è già verificata una lenta ma costante riconversione dai problemi connessi alle alte energie a problemi riguardanti la struttura della materia. Persino la distribuzione dei premi Nobel per la Fisica, ha testimoniato la nuova attenzione ai problemi della Fisica della Materia. Bisogna dire che anche in Italia c’è stata una crescente attenzione ai problemi della Fisica della Materia, che inizia ben prima del 1993. Fino agli anni sessanta l’Italia, pur godendo di una posizione di primo piano nella Fisica Nucleare, aveva trascurato la Fisica della Materia. Fu la lungimiranza di Edoardo Amaldi e di altri fisici delle alte energie a rendere possibile la crescita della Fisica della Materia in Italia. Subito dopo la costituzione ed il consolidamento dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) come ente di ricerca dotato di autonomo finanziamento sul bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione, il Comitato per la Fisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) decise di concentrare sulla Fisica della Materia tutti i finanziamenti che non facevano capo allo INFN. Fu creato allora uno strumento di coordinamento interno al CNR denominato Gruppo Nazionale di Struttura della Materia (GNSM) che raccoglieva le strutture di ricerca in Fisica interne al CNR e i docenti universitari, crescenti in numero, che si occupavano di Fisica della Materia. A partire dal 1980 anche le risorse provenienti dal Ministero dell’Istruzione attraverso il Comitato Consultivo per la Fisica del Consiglio Universitario Nazionale (creato appunto dal DPR 382 del 1980) furono concentrate nella Fisica della Materia. Il Gruppo di Struttura della Materia (GNSM) non ebbe tuttavia vita facile all’interno del CNR. Negli anni settanta e ottanta i sindacati dei ricercatori interni al CNR conducevano una battaglia contro la presenza dei docenti universitari nelle strutture di ricerca e nei Comitato Nazionali di consulenza, nell’illusione che, cacciati i professori universitari, potessero essere i ricercatori del CNR, e non i designati dal mondo politico, ad assumere la direzione scientifica del CNR. I “Gruppi” in particolare, compreso il GNSM furono avversati in quanto prevedevano la partecipazione organica alle ricerche di docenti universitari. Una interpretazione avvalorata dai vertici amministrativi del CNR, e successivamente sconfessata dal Consiglio di Stato, prevedeva addirittura la soppressione dei gruppi di ricerca. Diveniva quindi impossibile il coordinamento delle ricerche che, invece, all’interno dello INFN garantiva tempi certi per le decisioni di merito sui finanziamenti e per l’effettiva erogazione dei fondi. I fisici della materia decisero allora di promuovere, sul modello dello INFN, un Istituto Nazionale di Fisica della Materia (INFM) che avrebbe dovuto raccogliere tutte le strutture di ricerca interessate alla Fisica della Materia e tutti i fisici che si occupavano di queste ricerche, compresi naturalmente i docenti universitari che ne costituivano la maggioranza. Lo INFM vide la luce nel 1994, ufficialmente durante il primo governo Berlusconi, ma sulla base di un lavoro preparatorio che fu svolto durante il governo Ciampi (Ministro della Ricerca Scientifica Umberto Colombo). Come per la fisica nucleare si prevedeva così un’unica fonte di finanziamento, direttamente gestita dalla comunità degli scienziati. Fu certamente compiuto allora un passo avanti importante nella organizzazione della ricerca scientifica e nella efficiente distribuzione delle risorse. Ma questo passo si rivelò incompleto. Prima di tutto non fu superata l’opposizione dei sindacati interni al CNR che riuscirono a bloccare il trasferimento allo INFM delle strutture di ricerca interne al CNR. In secondo luogo non si ebbe il coraggio di completare il disegno razionale che, a parere di chi scrive, avrebbe dovuto portare ad un unico istituto di fisica (togliendo una N allo INFN, come si disse allora). L’unificazione dei due istituti avrebbe reso più facile lo spostamento di risorse finanziarie, ma soprattutto umane, dalla fisica delle alte energie alla fisica della materia, seguendo l’evoluzione della scienza internazionale. Nel 2003 il Governo (secondo governo Berlusconi, Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, Letizia Moratti), fu proposta una riorganizzazione degli enti di ricerca che, inizialmente, prevedeva l’accorpamento allo INFM delle strutture di ricerca per la fisica della materia che erano rimaste all’interno del CNR. Si manifestò ancora una volta l’opposizione dei sindacati ricerca del CNR, che, utilizzando anche una lacerante divisione interna della comunità dei fisici della materia, riuscirono paradossalmente ad ottenere che fosse il CNR ad assorbire lo INFM. Ma mentre quest’ultimo istituto era stato disegnato per ospitare assieme docenti universitari e ricercatori non appartenenti alle università, il CNR , con l’effettiva abolizione dei “Gruppi di Ricerca” non era più in grado di accogliere centinaia di docenti universitari che, a pieno titolo, appartenevano allo INFM. Fu così necessario prevedere un’altra istituzione denominata Consorzio Interuniversitario per le Scienze Fisiche della Materia, per ospitare i docenti universitari. Il Consorzio collaborava con il CNR come previsto da una “convenzione”. Insomma la supposta “semplificazione” ottenuta accorpando lo INFM al CNR, generava invece una complessa e difficilmente gestibile duplicazione. Più o meno nello stesso periodo fu creato anche l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), che ebbe anch’esso il compito di finanziare ricerche di fisica della materia, sottraendosi a qualsiasi coordinamento nazionale. Si è tornati così alla situazione di mancato coordinamento e di incertezza sui tempi di assegnazione delle risorse che avevano portato alla costituzione dello INFM. In altre parole, in mancanza di un coordinamento nazionale delle diverse ricerche, si è dato luogo ad una dispersione delle risorse, costringendo i ricercatori ad inseguire finanziamenti incerti per gli stessi progetti, con inevitabili duplicazioni di sforzi e di interventi. Nel 2006 (secondo Governo Prodi, Ministro dell’Istruzione e della Ricerca Mussi) sembrò che si potesse tornare indietro sull’improvvida decisione del 2003. Ma il governo cadde prima che la promessa fatta dal Ministro nel corso di un’audizione alla Camera del luglio 2006, di restituire autonomia allo INFM potesse essere mantenuta. Si è restati così nella situazione di confusione e duplicazioni originati dall’intervento del 2003. Siamo ora alla “spending review” per gli enti di ricerca. Dovrebbe essere chiaro che per risparmiare soldi nella ricerca è necessario che il ricercatore disponga di fondi pur limitati ma certi (dopo una veloce e trasparente valutazione di merito) e che questo si può ottenere attraverso il tipo di coordinamento esercitato da istituti come lo INFN e come era lo INFM. Per concludere il primo passo di una seria “spending review” per la ricerca in Fisica dovrebbe essere quello di proporre una unificazione di tutte le ricerche in Fisica in un unico Istituto Nazionale di Fisica, con vertici scientifici espressi dalla comunità scientifica dei fisici. Anche i finanziamenti alla fisica attualmente amministrati dallo IIT (a discrezione dei vertici scientifici di questo istituto) dovrebbero, a rigore, confluire nell’Istituto Nazionale di Fisica. Non dobbiamo dimenticare che finanziamenti diretti o indiretti alla Fisica ed Astrofisica rappresentano oltre la metà dei finanziamenti pubblici alle scienze di base. La posta in gioco è quindi certamente non trascurabile. Se tuttavia il Governo non è ancora in grado di promuovere un passo così ampio (togliere cioè un N allo INFN) dovrebbe quanto meno essere ripristinata l’autonomia dello INFM e dovrebbe essere rivisto il ruolo dello IIT nel finanziamento della Fisica della Materia. Si dà il caso che il Ministro competente per gli enti di ricerca ed il Vice Ministro dell’Economia siano rispettivamente un ex presidente del CNR ed un ex presidente dello IIT. Ambedue hanno quindi eccezionali competenze per intervenire su questi problemi. |
| Francesco1 | Inviato: 15/7/2012 11:42 Aggiornato: 15/7/2012 13:11 |
professore ![]() ![]() Iscritto: 24/2/2007 Da: Roma Inviati: 575 |
@ awk
"A parte che non capisco cosa entri in questo argomento il Vaticano ,,," Se come sembra evidente la replica era rivolta al mio commento, le spiego meglio come può entrarci il vaticano nella questione spese e risparmi pubblici. In poche parole, opinione per opinione, che per il resto le spiega meglio la questione il Prof, un punto fondamentale del programma di quel partito che gradirei al governo del mio paese, e cioè che solo deviando tutto quel denaro che lo stato destina ai parassiti in nero ,,, dieci miliardi l'anno che a quanto pare non le danno così scandalo più di quella metà una tantum e bricioline per l'LHC ,,, per destinarlo invece alla ricerca scientifica, non solo elimineremmo definitivamente il cancro che vizia pesantemente il carattere degli italiani e che divora dal suo interno le finanze dello stato contribuendo così al suo recupero dal fallimento; non solo potremmo reimpiegare una gran mole di braccia così recuperate alla nullafacenza e al danno contro la civiltà per la conservazione e la tutela della cosa pubblica ,,, intendo ad esempio solo fornendo quell' esercito di infami di una pala e di un piccone e spedendoli, papa in testa, sulla salerno-reggio per finalmente completarla ,,, ma, ri-acquisteremmo finalmente quella gloria che ci compete in forza delle riconosciute capacità e la valenza dei nostri fisici, agli occhi della storia e del mondo, per il benessere del nostro paese e per quello superiore dell'intera umanità. Le pare poco? |
| Lettore | Inviato: 15/7/2012 23:31 Aggiornato: 16/7/2012 8:19 |
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@ R
Nel mio intervento iniziale ho voluto provocatoriamente scatenare una discussione poichè sono assolutamente consapevole delle ricadute economiche a favore dell'indotto di tutti i fornitori di quelle immense macchine che sono parte dell'LHC ed anche del gran numero di brevetti che vengono depositati per risolvere nuovi problemi di un così complicato macchinario. La mia domanda è questa: tutti quei finanziamenti potevano essere spesi per progetti più concreti? Secondo me assolutamente sì. Gli USA hanno abbandonato i collider ed hanno destinato fondi alla ricerca aerospaziale, alla microelettronica ed in moltissimi altri campi creando decine di migliaia di aziende e centinaia di migliaia di posti di lavoro. A mio modo di vedere anche l'Europa avrebbe dovuto puntare su progetti di fisica della materia e sopratutto spingere fortemente sulla fusione nucleare , la più importante sfida dell'uomo nel controllo della natura. Quando poi avremo energia sovrabbondante da buttare potremmo poi giocare a flipper con i collider. Da queste parti la provocazione non serve. Siamo tutti persone civili e razionali Riguardo alla questione di fondo che pone, se legge il mio intervento seguente all'articolo di Parisi, troverà la risposta. R. |
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di Roberto Renzetti
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