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di Roberto Renzetti

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Scuola : ATTILA, ALARICO E LANZICHENECCHI ERANO ANGIOLETTI IN CONFRONTO
Inviato da R il 25/1/2011 17:16:52 (867 letture)

Niente storia, italiano e solo Nord
ecco l'università della Gelmini


Solo scienziati e università settentrionali nell'agenzia che valuta gli atenei e che deciderà sugli stanziamenti. La protesta di filosofi, storici, studiosi di letteratura e dei docenti del Mezzogiorno. "Una parte importante della ricerca rischia di vedersi ridurre i finanziamenti"

di SIMONETTA FIORI da Repubblica.it

Le discipline umanistiche? Non esistono per il governo italiano. Non esiste la storia. Non esiste l'italianistica. Non esiste lo studio dell'arte e dell'archeologia. Non esistono la filosofia né l'estetica. Non esiste, in sostanza, quella tradizione di saperi che conserva il patrimonio e la memoria di un paese. Dal consiglio direttivo dell'Anvur (l'agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), nominato dal Consiglio dei ministri, sono stati esclusi gli studiosi delle scienze umanistiche. Ed è stato escluso l'intero Mezzogiorno, nel senso che non vi figura nessun rappresentante delle facoltà collocate a Sud di Roma.


All'agenzia spetta un compito fondamentale: giudicare la qualità degli atenei e degli enti di ricerca. Dalle valutazioni discendono i finanziamenti che premiano i risultati migliori. Per questa ragione l'esclusione dell'area umanistica solleva allarme e preoccupazione nella comunità intellettuale. E diventa anche un caso politico. "Ora che finalmente l'Agenzia viene attivata", ha dichiarato Luigi Zanda, vicepresidente del gruppo del Partito Democratico a Palazzo Madama, "il governo ricade nella cattiva abitudine di dividere la cultura tra discipline buone e discipline cattive, e le Università tra quelle del Nord e quelle del Sud". Uno squilibrio che non ha turbato i sonni di Giulio Tremonti, secondo alcuni preoccupato solo di analizzare il colore politico dei consiglieri: ma la sua "furibonda" telefonata alla Gelmini è stata smentita dal Miur. Mentre Paola Binetti mugugna per la nomina dell'illustre genetista, del quale non gradisce il genere di ricerche. "Sono uno scienziato, non un agitatore politico", è la replica di Giuseppe Novelli.

Centrale rimane la questione dell'esclusione delle scienze umane e del Mezzogiorno. "Sbalordito" e "deluso" si dice Salvatore Settis, che fa parte del comitato che aveva proposto una rosa di quindici candidature al ministro Gelmini, la quale poi ha selezionato sette nomi rappresentativi delle varie aree disciplinari, ma non delle scienze umane. "Non riesco a comprendere le ragioni dell'esclusione", interviene lo studioso. "Abbiamo lavorato con serietà e rigore, mettendo in gioco la nostra esperienza internazionale e le nostre competenze. E ora vediamo che sono state tagliate fuori le scienze umane e l'intero Mezzogiorno". Nella rosa dei sette nomi approvati, compaiono due economisti (Fiorella Kostoris e Andrea Bonaccorsi), una sociologa (Luisa Ribolzi), un genetista (Novelli), un veterinario (Massimo Castagnaro), un fisico (Stefano Fantoni) e un ingegnere (Sergio Benedetto): in sostanza le scienze sociali (in larga rappresentanza), le scienze biomediche e le scienze fisiche. "È evidente la sproporzione", continua Settis, che nel suo comitato era l'unico rappresentante delle discipline escluse. In una lettera alla Gelmini ha chiesto che al più presto sia posto rimedio allo squilibrio.

Identiche perplessità provengono da Enrico Decleva, storico dell'età contemporanea e presidente della Conferenza dei Rettori. "Colpisce l'assenza delle discipline umanistiche. E colpisce anche la mancanza delle università del Mezzogiorno. Ma confido nel fatto che il governo provveda ad ampliare il consiglio direttivo".

In fermento è la comunità degli studiosi che operano nelle Facoltà di Lettere e Filosofia, le più penalizzare dalla scelta del ministro. "Il rischio è che alle nostre discipline vengano trasferiti parametri di valutazione che hanno senso solo in campo scientifico", interviene Amedeo Quondam, presidente degli italianisti. In un documento firmato dalle diverse associazioni - oltre gli italianisti, gli slavisti, i latinisti, gli storici dell'arte, i filosofi, gli studiosi di estetica, gli anglisti, gli storici dell'età medievale, moderna e contemporanea, la conferenza dei presidi di Lettere e Filosofia - si chiede che nel consiglio direttivo dell'Anvur "ci sia una rappresentanza qualificata dell'area umanistica" tenendo conto del fatto "che questo ampio settore ha da tempo elaborato una condivisa cultura della valutazione, in grado di tenere conto con equilibrio di quanto lo rende omogeneo a tutti gli altri settori e di quanto invece lo distingue". Valutarlo secondo criteri sbagliati, in sostanza, porterebbe danno alla memoria e al patrimonio di un paese già in forte crisi di identità.
(25 gennaio 2011)

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Autore Albero
R
Inviato: 25/1/2011 18:45  Aggiornato: 25/1/2011 18:59
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Iscritto: 21/2/2005
Da: Roma
Inviati: 146
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 ODIFREDDI DICE SCIOCCHEZZE
Umanesimo in via d'Estinzione ?

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/01/25/umanesimo-in-via-destinzione/

Il Consiglio dei Ministri ha nominato i sette membri dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca. La scelta è stata fatta sulla base di una rosa di quindici candidati, proposti da un comitato consultivo, e ha selezionato due economisti, una sociologa, un genetista, un veterinario, un fisico e un ingegnere, tutti settentrionali. Immediate le critiche, dai due fronti meridionalista e umanista, per l’esclusione di loro rappresentanti.

Amedeo Quondam, presidente degli italianisti, ha dichiarato: “Il rischio è che alle nostre discipline vengano trasferiti parametri di valutazione che hanno senso solo in campo scientifico”. Un documento firmato dalle diverse associazioni (italianisti, slavisti, anglisti, latinisti, filosofi, storici dell’arte, storici medievali, moderni e contemporanei) e dalla conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lettere e Filosofia, afferma che “questo ampio settore ha da tempo elaborato una condivisa cultura della valutazione, in grado di tenere conto con equilibrio di quanto lo rende omogeneo a tutti gli altri settori e di quanto invece lo distingue”.

Questo arrocamento in difesa puzza di corporativismo e di mantenimento di privilegi. Forse è invece tempo che anche alle facoltà umanistiche vengano applicati i criteri di valutazione e di produttività da sempre in vigore nelle facoltà scientifiche. In fondo, i risultati della ricerca vengono dovunque chiamati “produzione scientifica”, e non si vede perchè si dovrebbero continuare a usare due pesi e due misure solo per preservare l’esistente, che gli umanisti chiamano status quo.

A proposito del latino, la tendenza a considerare alcune discipline umanistiche come un anacronismo è sottolineata, in maniera complementare e dal basso, dai dati che stanno arrivando a proposito delle preiscrizioni alle superiori, da parte degli studenti delle medie. Sembra che ci sia una grossa crescita dell’opzione a favore del liceo scientifico con indirizzo di scienze applicate: quello appunto senza il latino, per intenderci.

Anche questa tendenza provoca un’ovvia reazione da parte degli umanisti, che continuano a predicare l’insostituibile ruolo formativo delle lingue morte nel mondo vivo. Essi erano riusciti a mantenere nella riforma Gelmini l’opzione del liceo scientifico “classico”, col latino. Il bisticcio di aggettivi sottolinea però come il vecchio liceo scientifico fosse in realtà un ibrido che non aveva ragion d’essere, e che poteva mantenersi in piedi solo grazie a un aumento del numero di ore di insegnamento che permettesse di coprire dignitosamente le discipline scientifiche.

Nel momento in cui la riforma livellava a 27 ore settimanali il carico didattico degli studenti, la sopravvivenza del latino finiva per penalizzare le scienze, a scapito dell’intero indirizzo. La salomonica scelta ibrida, di proporne due versioni con o senza il latino, e dunque con meno o più scienze, non era altro che una concessione allo strapotere della lobby umanistica nella scuola. E’ quella stessa lobby che ora è stata ridimensionata nell’Anvur e sta combattendo per la propria sopravvivenza, timorosa che ormai non solo il governo, ma anche gli studenti abbiano capito che essa sta per finire inesorabilmente nel “cestino dei rifiuti della storia”.


Scritto martedì, 25 gennaio 2011 alle 11:57
R
Inviato: 25/1/2011 18:59  Aggiornato: 26/1/2011 12:08
Webmaster
Iscritto: 21/2/2005
Da: Roma
Inviati: 146
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 Re: ODIFREDDI DICE SCIOCCHEZZE, ECCO PERCHE'
Non ho tempo per contestare punto per punto questa posizione di Odifreddi che molti sprovveduti continuano a proporre.
E' certamente vero che in Italia siamo ancora imbevuti dalla posizione di Croce e Gentile secondo cui la scienza non esiste, che in realtà si tratta solo di tecnica e quindi di una serie di formule che nulla danno alla crescita dell'individuo.
Questa posizione è stupida ed è alla base dell'arretratezza italiana in vari campi delle scienze intendendo ciò come avvicinamento di massa alle problematiche scientifiche.
Ma la posizione di Odifreddi è speculare e mi troverà sempre come avversario.
Nella mia lunghissima esperienza ho avuto rapporti con scienziati americani e sono sempre restato colpito dalla loro preparazione eccellente ma del tutto settoriale. Se si usciva dal campo della fisica erano perduti. Una volta citai la parola pedagogia ed uno di loro mi rispose "Cos'è?".
Riferendo poi la mia esperienza, raccontata in un articolo nel sito, io provengo dal liceo classico. Una scuola che prepara a nulla se non ad affrontare altri studi.
Mi iscrissi a Fisica ed ero un beato ignorante. Per due anni soffrii disperatamente nel vedere coloro che provenivano dallo scientifico andare avanti come treni rispetto a me, ignorantissimo in matematica (all'epoca era possibile iscriversi a fisica solo provenendo dal classico o dallo scientifico).
Passati questi anni improvvisamente non solo io ma tutti coloro che provenivano dal classico, superarono mediamente i provenienti dallo scientifico.
Ciò vuol solo dire che quegli studi apparentemente non finalizzati esplicitamente a qualcosa, funzionavano perfettamente come base di lavoro.
Se oggi dovessi dire che qualcosa va tolto dall'insegnamento non mi rivolgerei mai al latino. Si tratta di una lingua che permette uno studio strutturato come lo permette la geometria. E' un accompagnamento ideale alla matematica ed a sviluppare le abilità richieste. Faccio notare che se si tira via il latino, di materie strutturate resta la sola matematica e ciò sarebbe un vero disastro.
Ripeto, non ho il tempo ora di discutere ciò ma la base del mio pensiero l'ho comunicata.
__________________________

Riporto un brano di un articolo che scrissi 10 anni fa:

Le successive attività che fanno (o facevano) crescere sono: imparare a memoria dei brevi brani di poesia o prosa ed apprendere l’arte del riassumere. Queste cose fondamentali non ci sono più, perché? Si passa poi ad elementi più sofisticati che richiedono una parallela crescita delle capacità astrattive dei ragazzi. Da piccolini ragionano legando cose a cose, fatti a fatti, (questo è più grande di …; Anna è andata da …; piove e mi bagno…;) …. Crescendo abbisognano di legare concetti a concetti (a sta a b come c sta a d; i verbi irregolari; la consecutio;…), in modo sempre più spinto. E quali sono le occasioni didattiche che permettono di sviluppare queste capacità? Non vi è alcun dubbio, sono quelle parti di discipline che richiedono sforzi importanti di ragionamento. Certamente: l’analisi logica, l’analisi grammaticale, il latino, la geometria e l’algebra (si integri per ciò che non ho ancora capito). Le altre discipline sono in gran parte descrittive (ma si possono strutturare in modo da renderle oggetto di ricerca), non mettono in moto nulla se non curiosità vaghe, soprattutto con orari che le fanno trattare in modo superficiale, che però non lasciano nulla dal punto di vista delle abilità mentali del ragazzo. Non è un caso che lo smontaggio della scuola è iniziato con l’abolizione (o neutralizzazione) del latino che ha comportato la fine dell’analisi logica e grammaticale e con le conseguenze che tutti coloro che operano sul campo conoscono. E che ne è della geometria e dell’algebra? Oggi sono le uniche opportunità che restano e quindi … Non si creda vi sia consequenzialità. Piuttosto oggi si tende a dire che non è possibile che un ragazzo che non conosce la matematica debba essere penalizzato o, peggio, fermato. Così è nato il costume, rafforzato dai sei rossi o con il circoletto (ma dove siamo arrivati?), di decidere di farsi un intero corso di studi, buttando a mare la matematica (per ciò che a me interessa, questa è la parte triste). Ma, come ho sempre sostenuto, la geometria ad esempio, non serve perché poi uno,… nella vita,…avrà di fronte ... Queste sono sciocchezze. E’ molto probabile che uno poi non incontri mai più il primo teorema di Euclide e non si ricordi proprio di cosa trattava. Allora la matematica non serve? Neanche per idea. Serve per ciò che mette in moto e solo in seconda battuta per i contenuti.

Se trasferiamo questo discorso, tagliato ovviamente con l’ascia, a tutto ciò che alcuni campioni delle nuove tecnologie didattiche propongono (ho ancora i capelli che sfidano la gravità al pensiero del panegirico del videogioco fatto da una supposta mente operante tra i tecnologi della didattica) o alle parole suadenti di qualche ministro che ci parla di percorsi individuali che rispettino le scelte dei ragazzi e delle famiglie (cosa sono queste parole in libertà?), ci rendiamo conto che il sistema di potere ha scientemente (sono autorizzato a pensare a questo perché l’alternativa sarebbe peggiore) deciso di abbandonare l’impresa della preparazione dei nostri ragazzi (gli psicopedagoghi sosterranno sempre la giustezza di tutto - anche l’assassinio del padre e della madre in un salotto TV -… per una cattedra in più). La società neoliberista prevede che i giovani debbano passare nella scuola, costare il meno possibile, acquisire quelle abilità che li rendano capaci (ma non troppo) di muoversi nel consumo hi tech. Gli aziendalisti al potere sanno che, per quella sciocchezza del principio di Maupertuis (o del minimo sforzo), avranno i ragazzi silenti alleati. Se si aggiunge poi il Secondo Principio della Termodinamica con la sua tendenza al disordine, allora siamo sistemati. Se infine si fanno le carte costituzionali degli studenti, quasi sembrasse che i giovin signori entrino in un apparato di tortura (gestito dagli insegnanti, con alla testa il kapò di matematica) allora, diciamocelo, abbiamo perso prima di cominciare.

___________________

si legga questo articolo:

http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-622.htm
____________________

Appena troverò altri brani sull'argomento li inserirò qui.
R
Effe
Inviato: 25/1/2011 19:05  Aggiornato: 25/1/2011 19:36
professore
Iscritto: 12/1/2009
Da: Napoli
Inviati: 151
 Re: ODIFREDDI DICE SCIOCCHEZZE
Mi scuso perché non ho tempo di articolare meglio il commento. In due parole:

1) non c'è da stupirsi dell'esclusione delle discipline umanistiche. La storia fornisce la consapevolezza delle alternative politiche al modello dominante. La filosofia e la retorica intesa come studio del linguaggio, insegnano il pluralismo dell'interpretazione.

2) che il Pd (i suoi apparati, ai margini e nella base credo qualcosa ancora si salvi) vada a farsi benedire (mi trattengo dal dire di molto peggio). Qualsiasi persona seria sa che nell'ambito accademico e scolastico la valutazione non può che essere interna, e fondata sulla conoscenza (il merito è concetto autoritario in sé). "Ora che finalmente viene attivata" dice Luigi Zanda... poi piagnucola che non hanno fatto entrare qualcuno dei suoi. Ora che "finalmente" l'hanno attivata, e dentro non ci sono i suoi amici, io spero che l'agenzia abbia occasione di valutare i suoi meriti. Non dubito che gradirebbe queste premure.
nessuno
Inviato: 26/1/2011 15:33  Aggiornato: 26/1/2011 16:22
Prof.
Iscritto: 15/1/2008
Da: Roma
Inviati: 85
 Re: ATTILA, ALARICO E LANZICHENECCHI ERANO ANGIOLETTI IN ...
L'eterna lotta tra "umanisti" e "scientifici" nella cultura italiana. Una lotta insensata, dovuta all'ignavia di certi pseudo-filosofi pseudo-hegeliani, che mette barriere là dove non ce ne sono: la scienza, cioè la conoscenza, è una. Nell'accademia di Platone si insegnava la geometria. Al Kayyam era matematico e poeta. Dante conosceva e speculava anche di questioni scientifiche, nei limiti del suo tempo (la prima descrizione di una ipersfera di Riemann è nella Divina Commedia, tanto per dire). Galileo entra meritatamente anche nei manuali di letteratura italiana. Tutti i più importanti filosofi moderni (Bacone, Pascal, Cartesio, Leibniz, Spinoza, Kant, e tutti gli altri) erano anche grandi scienziati, o comunque avevano una cultura scientifica enorme. E anche gli scienziati conoscevano la letteratura, la filosofia, parlavano (e scrivevano) correntemente in latino (Gibbs era professore di lingue classiche, e siamo a cavallo del 1900, non nel Medio Evo). Poi appunto sono arrivati i crociani, che non capendo un tubo di scienza l'hanno esclusa dalla cultura (come se la scoperta del II principio della termodinamica non avesse influenzato la cultura e la società come e più di molte teorie filosofiche). E poi sono arrivati gli Odifreddi che per ripicca hanno semplicemente ribaltato la frittata: è la cultura letteraria e umanistica che è inutile. La cosa triste è che si lotta sulle briciole. La cultura, umanistica E scientifica, in generale oggi è sotto attacco. Derisa. VIlipesa. Soffocata. I finanziamenti languono, la considerazione sociale è ai minimi storici. E gli accademici si tirano le torte in faccia: sei inutile! No, sei inutile tu!. I capponi di Renzo, tanto per usare un esempio letterario.
Saluti.

P.S.: gli argomenti di Odifreddi contro il latino sono risibili e masochisti (spiace dirlo, apprezzo Odifreddi su quasi tutto il resto). Risibili perché il fatto che sia una lingua morta è un non argomento (il latino ha smesso di essere "vivo" nel 476 d.C., ma essendo rimasto attuale fino a oggi è evidente che i motivi della sua attualità sono altri); e perché che sia trascurato dagli studenti è dovuto al fatto che crescendo oggi i ragazzi a pane, grande fratello (quello di Mediaset, non quello di Orwell...) e playstation, ci sarebbe da stupirsi del contrario, anzi questo sarebbe motivo per farlo studiare sin dalle elementari. Masochisti perché poi questi stessi studenti trascurano le facoltà scientifiche al momento di andare all'Università, e allora, seguendo il ragionamento di Odifreddi, aveva ragione l'ineffabile Valentina Aprea a dire che in Italia si fa troppa fisica e matematica, e sarebbe ora di darci un taglio...



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