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di Roberto Renzetti

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La rivista elettronica FISICAMENTE è nata per raccogliere la trascrizione degli oltre cento articoli da me scritti e pubblicati nell’ambito della mia attività di docente e ricercatore. A questi lavori ne aggiungerò via via degli altri che scriverò, quelli di vari collaboratori ed altri che riterrò di interesse.

FISICAMENTE è aperta ad ogni collaborazione sui temi trattati. Chi vorrà potrà inviarmi i suoi lavori che saranno valutati per l’eventuale pubblicazione che avverrà comunque sotto la completa responsabilità degli autori senza che essa impegni in alcun modo la rivista. Una sola e semplice avvertenza: quanto qui riportato non è soggetto a diritti d’autore ma non è utilizzabile a fini commerciali. Si richiede a chi usi queste pagine la sola cortesia di citarne la fonte:

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 Roberto Renzetti

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ANGELO D'ORSI - "1989, del come la storia è cambiata, ma in peggio" (Ponte alle Grazie) 2010 Le più viste
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Segue recensione libro di D'Orsi, storico amico di Losurdo e allievo di Bobbio, apparsa su "L'Antifascista".


Il libro di Angelo D'Orsi, allievo di Bobbio, "1989, del come la storia è cambiata, ma in peggio", offre un'analisi lucida e drammatica dei cambiamenti avvenuti in seguito alla caduta del muro di Berlino. Doveva essere l'inizio di una era di pace, di fratellanza, come sembravano urlare i giovani tedeschi che con entusiasmo distruggevano quel muro odioso, assurdo e crudele. In tutto il Mondo si festeggiava inneggiando alla fine della guerra fredda e all'inizio di una nuova epoca che avrebbe portato ricchezza, benessere e gioia. La fine del comunismo sovietico avrebbe allargato la democrazia in tutto il Mondo, senza più guerre, senza più l'incubo dell'atomica.

Ed invece successe l'esatto contrario. D'Orsi si chiede come la gioia dei berlinesi, recuperata l'unità della città e la libertà da un regime oppressivo e inefficiente, possa essere all'origine della nuova brutalità. Che nesso c'è tra Berlino e Abu Ghraib, le torri gemelle, l'Afghanistan, la guerra civile in Jugoslavia. Come è possibile che dopo un evento liberatorio come questo, si evochi la guerra permanente, si pratichi la disinformazione, si pianifichi una maggiore ingiustizia sociale. Eppure assistiamo poco dopo alla prima guerra del Golfo. L'alleato degli Stati Uniti nel lungo conflitto contro l'Iran, viene definito come un nuovo Hitler da fermare con ogni mezzo. La propaganda nell'occidente, storicamente alleato agli USA, si scatena. Solo il Papa si oppone invano all'aggressione, che appare a chiunque abbia un minimo di senso critico, l'ennesima guerra coloniale mascherata da guerra democratica. La Russia rimane a guardare, immobilizzata dal crollo del suo sistema comunista.
E qui entra Bobbio, il piemontese che crede nelle istituzioni, nelle regole, nella necessità di un arbitro in grado di svolgere il proprio ruolo. Bobbio indica nell'ONU, indipendente da ogni influenza, il ruolo di regolare eventuali conflitti per risolverli pacificamente. Ebbene l'ONU, con il crollo dell'Unione Sovietica diventa invece un ente inutile, senza margini di manovra, senza esercito, senza potere. Gli USA, rimasti soli come potenza militare globale, riducono di fatto ogni iniziativa dell'ONU alle decisioni del Pentagono. Qualcuno parla di "nuovo disordine globale", per indicare il fenomeno della globalizzazione che ha di fatto realizzato, o vuole realizzare, il sogno delle borghesie liberali della libera circolazione di merci e lavoratori, aumentando il profitto dei ceti imprenditoriali e accentuando il divario tra ricchi e poveri, tra il sud e il nord del mondo.
D'Orsi continua descrivendo le brutalità delle guerre in Iraq, in Afghanistan e in mezzo la tragedia jugoslava, voluta anche dall'Europa per cancellare quel comunismo che aveva funzionato unendo per lungo tempo culture diverse.
D'Orsi osserva che il nuovo modello di sviluppo tende a "globalizzare la miseria", la democrazia a svuotarsi dei suoi valori, in nome della semplificazione dei meccanismi di funzionamento istituzionale e del nuovo potere dei media, attraverso la televisione che trasmette messaggi che inducono "la conformazione dei desideri sociali, delle opzioni politiche, dei consumi di massa". D'Orsi continua ricordando che la cosiddetta nuova economia influisce su questo processo creando un divorzio tra le attese che fa nascere e la realtà che produce. Il nuovo sviluppo, come osserva l'economista e filosofo politico Amartya Sen, tende piuttosto a modificare le attese dei popoli che le loro capacità di agire, e "l'innata propensione del capitalismo ad aumentare la diseguaglianza degli uomini, nel mondo post-ottantanove, compie un eccezionale balzo in avanti". Nasce il nuovo "turbo capitalismo", definito così da Edward Luttwak, dove il lavoro perde buona parte del suo significato storico. Il povero un tempo era il disoccupato, oggi è "il cattivo consumatore". Non ci si preoccupa di dare il lavoro e la dignità del lavoratore, si bada solo a sollecitare nuovi bisogni, a indurre a ulteriori consumi. I nuovi poveri sono i sottoccupati, i precari. Non solo, il turbo capitalismo, in nome del profitto, cancella industrie statali, posti di lavoro, crea disoccupazione e arricchisce in maniera mai vista gli autori di tali disastri. La società dei diritti, frutto della rivoluzione dell'ottantanove (1789), si rovescia nel ritorno della società dei privilegi, frutto avvelenato della "rivoluzione" di un altro ottantanove (1989). In questa società l'intellettuale si preoccupa di imporre i pensieri, di preparare le idee, a sostegno del sistema, tanto che Noam Chomsky, e forse anche il nostro Bobbio, ritiene che l'intellettuale oggi sia di totale inutilità sociale o addirittura potenzialmente dannoso.
Un libro da leggere.

D'Orsi "1989, del come la storia è cambiata, ma in peggio"
Editore Ponte alle Grazie (sito: www.ponteallegrazie.it )
Euro 16

Angelo D'Orsi è professore di storia del pensiero politico all'Università di Torino. Ha dato vita alla Fondazione L. Salvatorelli, all'Associazione per il diritto alla Storia "Historia magistra" e all'omonima rivista. Fondatore e direttore di Festival Storia, dirige anche i quaderni di storia dell'Università di Torino. Tra i suoi libri: "Intellettuali nel Novecento italiano"- 2001; "I chierici della guerra"- 2005; "Guernica, 1937"- 2007


Boris Bellone
ANPPIA- Torino


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