Dopo
l'approvazione della Camera la legge passa al Senato
dove il Partito Popolare è maggioranza. Possibili modifiche
Spagna,
primo sì alle unioni gay
Padre e madre diventano progenitori
La Chiesa:
"Pericolo di dissoluzione del giusto ordine sociale"
MADRID - Luce verde dei deputati
spagnoli ai matrimoni gay. La Camera ha approvato a maggioranza la modifica
del codice civile che permette alle persone dello stesso sesso di sposarsi.
Ora la riforma passa al Senato, dove il Partito Popolare è maggioritario. E'
dunque probabile che il testo dovrà poi tornare alla camera bassa,
prevedibilmente nel mese di giugno, dove sarà ratificato in maniera
definitiva.
Gli schieramenti. Il progetto di legge è sponsorizzato dal Partito
Socialista (Psoe), maggioritario alla Camera, e dagli indipendentisti catalani
dell'Erc, oltre che dagli altri gruppi minoritari della sinistra,
come la coalizione Sinistra Unita. Il fronte del no, invece, è guidato dai
conservatori del Partito Popolare (Pp), il principale gruppo d'opposizione,
che punta a creare una figura giuridica specifica per le unioni stabili tra le
persone dello stesso sesso, senza alterare l'istituzione del matrimonio. Voto
contrario anche di alcuni deputati del CiU (i nazionalisti moderati catalani
di Convergenza e Unione) e del Partito Nazionalista Basco (Pnv), che avevano
ricevuto dai loro gruppi libertà di voto.
La legge. Il progetto - approvato dai deputati con 183 voti a favore,
136 contrari e sei astensioni - modifica il codice in 16 articoli, soprattutto
sostituendo le parole "marito" e "moglie" con
"coniugi" e le parole "padre" e "madre" con
"progenitori". Per molti deputati, il punto più controverso è il
fatto che la legge assicura gli stessi effetti e diritti, qualunque sia il
sesso dei contraenti. Dunque le coppie omosessuali, potranno anche adottare
minori.
La Chiesa. Secondo la Conferenza
episcopale spagnola, "la riforma introdurrà un pericoloso fattore di
dissoluzione dell'istituzione matrimoniale e insieme del giusto ordine
sociale". Mentre il presidente del governo, Jose Luis Rodriguez Zapatero,
ha dichiarato che se il nuovo Papa, Benedetto XVI, farà qualche dichiarazione
sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, egli sarà pronto a rispettarla
perché la libertà religiosa e di opinione è una delle garanzie della
democrazia. Gli studi del governo spagnolo calcolano invece che la
legalizzazione dei matrimoni-gay potrà riguardare quattro milioni di persone.
I commenti in Italia.
Il voto di Madrid è stato accolto con favore da diversi esponenti della
sinistra italiana e dall'Arcigay. "Oggi è un grande giorno per la
comunità gay e lesbica internazionale e per tutti coloro che hanno a cuore
l'eguaglianza di dignità e diritti tra tutte le persone", dice Sergio Lo
Giudice, presidente di Arcigay, precisando che in Italia "non chiediamo
il matrimonio, ma l'istituzione del Pacs, un istituto diverso e distinto da
quello, che riconosca diritti e doveri reciproci alle coppie, anche dello
stesso sesso,
che vorranno accedervi".
La situazione nel mondo. Arcigay ricorda poi che stanotte anche il
Parlamento del Connecticut, uno degli stati Usa, ha approvato una legge
statale a favore delle unioni omosessuali. Il Connecticut è il terzo stato
americano, dopo Vermont e Massachusetts, a riconoscere e tutelare le unioni
gay e lesbiche. In Europa, invece sono 13 gli stati che riconoscono già, in
forme diverse, le unioni fra persone dello stesso sesso: Danimarca, Norvegia,
Svezia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Finlandia, Ungheria, Francia, Gran
Bretagna, Germania, Islanda, Portogallo.
In particolare l'Olanda e il Belgio hanno esteso il matrimonio vero e proprio
alle coppie omosessuali, come si sta apprestando a fare la Spagna, dove le
regioni di Catalogna, Valencia, Aragona e Navarra prevedono già il
riconoscimento delle convivenze gay.
(
21 aprile 2005
)
Il
Papa Giovanni
Paolo II contro Zapatero «Legga il mio discorso»
CITTA' DEL VATICANO
Non si attenua la tensione tra il Vaticano e quella che un tempo era la «cattolicissima Spagna», dopo che il Papa si è lamentato con i vescovi spagnoli del «laicismo» diffuso tra la loro gente. La Santa Sede ha risposto con una secca nota alla convocazione, l'altra sera, del nunzio a Madrid da parte del ministro degli Esteri spagnolo.
28/01/2005
Stato e Chiesa Un rapporto che interroga il tema dei diritti e delle libertà
nel terzo millennio
Prima di tutto i fatti. 19 Gennaio: il segretario della Conferenza Episcopale
spagnola ''apre'' sorprendententemente sull'annosa questione
dell’autorizzazione da parte della Chiesa all’uso dei preservativi come
strumento di prevenzione della lotta all’Aids.
il manifesto - 19 Novembre 2004
In Spagna la memoria è quella della guerra civile e
del «dopo-guerra» / 4
La febbre della memoria
Il binomio amnistia-amnesia su cui si è fondata la
transizione morbida dal franchismo alla democrazia è saltato. Ora storici,
scrittori e registi scavano nel recente passato. Ma a scavare sono soprattutto i
nipoti dei vinti
MAURIZIO MATTEUZZI
INVIATO A MADRID
Questa volta partiamo da Zapatero ma da suo nonno. Nei suoi
primi 7 mesi di governo del socialista José Luis Rodríguez Zapatero ha fatto
molto per cambiare la Spagna stra-beghina, super-centralista e iper-americana
del conservatore José Maria Aznar.
«La mia vocazione politica non si può capire senza le conversazioni notturne
in cui mio padre mi raccontava di mio nonno e del suo testamento in cui diceva
che il suo unico credo era stato quello di combattere per il progresso dei più
umili e che moriva innocente. Non ho mai dimenticato quelle conversazioni». Il
nonno di Zapatero era capitano dell'esercito, di quella parte non grande
dell'esercito rimasta fedele alla repubblica, e fu fucilato dai franchisti nel
`36, dopo il golpe del 18 luglio.
La crociata cristiana
La memoria, in Spagna, vuol dire la guerra civile. Il «levantamiento»,
l'«alzamiento», il «pronunciamiento», il colpo di stato del 18
luglio del `36, la «Crociata per la difesa della civiltà cristiana» (affidata
peraltro alle truppe islamico-marocchine della Guardia Mora africana di
Franco), la inenarrabile tragedia dei tre anni di guerra, il milione di morti,
il milione di esiliati, il mezzo milione passato per i campi di concentramento,
i 300 mila epurati, le decine di migliaia di «niños de la guerra»
costretti a nascere a Mosca o a Praga, a Città del Messico o a Buenos Aires e
mai più ritornati, o sequestrati ai loro genitori repubblicani e affidati agli
istituti religiosi per essere educati come si deve da Santa Madre Chiesa. Che
insegnava loro la beatificazione del caudillo, l'infame nano divenuto «un
Héroe valiente y decidido, hercúleo y de complexión robusta», e
che «los enemigos de España sono sette: liberalismo, democrazia,
giudaismo, massoneria, marxismo, capitalismo e separatismo, vinti nella grande
Crociata ma non ancora annientati». Delle pagliacciate sul duce spagnolo non
possiamo ridere tanto noi italiani che durante il ventennio abbiamo celebrato le
nostre messe cantate. Ma il peggio fu dopo il crollo della repubblica e la fine
«fittizia» della guerra - ufficialmente il primo aprile del `39. Caccia
all'uomo, torture, carcere, fucilazioni e garrote vil per 50 o 100 mila
spagnoli (il comunista Julián Grimau, l'anarchico Salvador Puig Antich, gli 8
baschi del processo Burgos...), i lager del «dopo-guerra» - l'ultimo, Los
Merinales, vicino a Siviglia, chiuso nel `62, un quarto di secolo dopo la
fine ufficiale del conflitto -, i 30 mila desaparecidos, di cui sono
piene le fosse comuni che si cominciano, ora, a riaprire. 100 o 200 mila persone
almeno uccise o fatte sparire nel nulle da quella che lo storico Santos Juliá
chiama «l'ansia sterminatrice» di Franco. Fino all'ultimo, nel `75, quando
morì.
Non ci furono né perdono né amnistie né riconciliazioni e la resistenza,
prima quella armata del maquis poi quella politica andarono
inesorabilmente a sbattere contro il muro franchista - chi non ricorda la
frustrazione stanca di Ives Montand in La guerra è finita di Alain
Resnais, di Jorge Semprún nell'Autobiografia di Federico Sánchez o di
Rossana Rossanda in Un viaggio inutile?
Dopo i quasi 40 di terrore, altri 20 di paura. Paura dell'ombra di Franco. Paura
e senso di colpa. «La mia generazione si porta dentro il complesso di aver
visto morire quell'uomo tranquillamente nel suo letto. Il franchismo non l'ha
buttato giù nessuno, l'ha buttato giù solo la natura, fu lui a fare il suo harakiri»,
dice il regista catalano Alberto Boadella.
A quasi 30 anni dalla morte di Franco la Spagna ormai è a pieno titolo un paese
europeo, politicamente maturo, culturalmente avanzato, economicamente sviluppato
e aggressivo (la «Reconquista» dell'America latina). Ma la Spagna è
anche l'unico paese europeo a tollerare ancora un «culto» ufficiale di un
criminale genocida come Francisco Franco.
La sua transizione morbida è stata indicata a modello. Ma la transizione
spagnola si è fondata sul binomio amnistia-amnesia. L'amnistia è del `77,
l'amnesia è durata fino al 2000. Da allora è venuto il momento degli storici e
dei romanzieri - una valanga di libri, «ormai alla media di uno al giorno» mi
dicono, fra cui lo straordinario «Soldati di Salamina di Javier
Cercas -, poi dei registi con i loro film e documentari per il cinema e la tv -
clamoroso il successo durato anni della serie «Cuéntame como pasó»
dedicata al passato franchista -, infine dei nipoti dei vinti, che «senza più
sensi di paura o di colpa» non volevano che la storia proibita del loro paese e
l'onore calpestato dei loro nonni (come quello di Zapatero) continuassero a
essere taciuti e, di qui a poco tempo, per ragioni naturali, andassero perduti.
E' così che il «patto dell'oblio» è saltato.
E' l'ultimo «debito pendente» della democrazia. Però un debito enorme che,
come dimostrano le tragedie ben «minori» rispetto a quella spagnola di Cile e
Argentina, se non viene pagato in qualche modo, in nome di una finta
«riconciliazione», finisce per minare le fondamenta stesse della democrazia.
Un compito difficile
Un compito non facile in Spagna, anche oggi. Perché la guerra civile è stata
una immane tragedia mai elaborata fino in fondo, l'inizio vero della seconda
guerra mondiale - che per gli spagnoli è cominciata nel `36 ed è durata fino
al `75 - su cui sono calati subito - per fortuna o no - ancora prima della
politica, il mito, la leggenda, la letteratura, l'arte... L'Hemingway di chi Per
chi suona la campana, il Picasso di Guernika, Malraux, Orwell,
Bernanos.
Per questo i «nipoti» hanno cominciato a scavare. E sono apparse le prime
fosse comuni, i primi resti, i primi nomi. A cominciare a scavare è stato un
giornalista di 38 anni, Emilio Silva, anche lui nipote di un nonno repubblicano
fucilato dai «nazionali». Poi ha dato vita a una Asociación por la
recuperación de la memoria histórica (Armh) che negli ultimi tre
anni ha censito prima le 600-700 fosse comuni dei desaparecidos - neanche
di Garcia Lorca si sa con certezza dove sia sepolto - e ha recuperato finora 300
corpi. Il vaso di Pandora. Associazioni, gruppi, avvocati. Ora l'Armh ha chiesto
che lo Stato - ossia Zapatero - si faccia finalmente carico a livello sia
politico che finanziario, degli scavi per ridare «dignità e onore», oltre che
il nome, alle vittime; per decretare la nullità di tutti i simulacri di
processi e, sia pur solo giuridicamente, di tutte le condanne a morte comminate
dai tribunali militari (l'accusa che portava al muro era, con perfido sarcasmo
vendicativo, «ribellione»); di togliere tutti i simboli franchisti che ancora
infestano le città di Spagna: la statua equestre di Franco nella plaza San
Juan de la Cruz qui a Madrid, un'altra nella Capitanía General di
Valencia, un'altra nelle piazze di Guadalajara e di Melilla..., fino alle strade
e al simbolo più osceno del franchismo: la valle de los Caidos, vicino a
Madrid, scavato - altro perfido sarcasmo vendicativo - dai prigionieri
repubblicani nella roccia della Sierra de Guadarrama in onore dei
caduti «por Dios y por España» ma in realtà dal caudillo per
sé e per José Antonio Primo de Rivera, il fondatore della Falange catturato e
fucilato dai repubblicani nel `36. La valle de los caidos, che è
mantenuta dall'erario statale, dovrebbe essere fatta saltare con la dinamite,
dicono in tanti. Non lo sarà ma qualcosa dovrà essere fatto.
Zapatero in ottobre ha insediato una commissione interministeriale per studiare
il da farsi: restituzione di «onore e dignità», revisione dei «processi»
contri i prigionieri repubblicani, indennizzi, apertura delle fosse comuni. Il
15 ottobre il governo ha riabilitato Luis Companys, il presidente repubblicano
della Generalitat catalana fucilato lo stesso giorno del `40 sul colle di
Montjuïc, sopra Barcellona. «Non basta. Il governo dovrebbe chiedere scusa al
popolo catalano, basco, spagnolo per i crimini commessi dal franchismo», ha
detto il socialista Pasqual Maragall, attuale presidente della Generalitat.
Il 12 ottobre, la festa nazionale, nella parata militare di plaza Colón
qui a Madrid, il ministro della difesa José Bono ha fatto sfilare insieme, per
la prima volta, oltre ai soliti veterani della Divisione Azzurra che Franco
mandò al massacro in Russia al fianco di Hitler, anche tre combattenti
repubblicani della divisione francese Leclerc che entrarono per primi a
Parigi liberata nel `44. Forse una pezza peggiore del buco, viste le
reazioni:«Come dire che anche Hitler avrebbe potuto sfilare nel caso fosse
vivo», ha detto il vecchio Santiago Carrillo.
Anche il Psoe
Difficile fare giustizia 70 o 60 anni dopo quei crimini e un esercizio faticoso
quello della memoria. «Non solo il Pp ma anche il Psoe, o almeno i settori felpisti
del Psoe e del governo, e perfino in qualche misura il Pce sono poco entusiasti
sul tema. Poi, nell'ombra, c'è il re, che teme che dietro a questo movimento ci
sia un attacco alla monarchia.»,dice Gregorio Dionis,direttore dell'equipe Nizkor,
un organismo per i diritti umani e contro l'impunità che ha la sua sede - piena
di computer e di radio che lo collegano con i quattro angoli del mondo - nel barrio
madrileno di Goya. «La commissione interministeriale è composta solo da
burocrati ministeriali» e cercherà di dare solo «un riconoscimento morale»
alle vittime. Ma gruppi come la Nizkor vogliono molto di più: che l'Onu
e la Spagna riconoscano i crimini del franchismo come crimini contro l'umanità.
Imprescrittibili.
Intanto i nipoti dei vinti continuano a scavare. Zapatero, nel ricordo di suo
nonno, ha fatto qualche buon passo. Ma c'è ancora molto da fare, anche se è
passato tanto tempo. Perché «le fosse comuni dell'Iraq non sono diverse da
quelle di Franco», dice Paul Preston. Lo storico inglese specialista in storia
della Spagna sta lavorando al suo nuovo libro che uascirà l'anno prossimo in
concomitanza con il trentesimo della morte di Franco e avrà un titolo
emblematico: «El holocausto español».
il manifesto 7 dicembre 2004
Foto «oscene»,il governo protesta coi vescovi
La guerra che il Partido popular di Aznar e la
gerarchia cattolica hanno dichiarato al primo ministro socialista José Luis
Rodriguez Zapatero e al suo governo non guarda tantro per il sottile. Lunedì il
governo, per la penna della direttrice generale per gli affari religiosi
Mercedes Rico, ha inviato una secca lettera ufficiale di protesta al segretario
e portavoce della Conferenza episcopale spagnola, mons. Juan Antonio Martinez
Camino, per lamentare il contenuto «osceno e vessatorio» di un web in cui,
tramite un fotomontaggio, i volti delle 8 ministre del governo compaiono sopra
corpi nudi di donne in attitudini pronografiche, di quelle che si trovano in
rete (oltre a una serie di altro fotomontaggio insultanti rispetto a Zapatero).
Il fatto è che il web in questione è opera di un Grupo Risa che è
vincolato alla Cope, l'emittente radio di cui l'episcopato è il maggior
azionista. Ieri la storia si è arricchita di nuovi elementi: la pagina web in
questione risulta essere stata registrata pochi giorni dopo la vittoria
socialista del 14 marzo e fra i firmatari ci sono almeno un paio di giovani del
Pp, militanti di «nuevas generaciones».
il manifesto 20 gennaio 2005
SPAGNA
E scoppia il caso sui «gay come gli animali»
Dopo le proteste, i giudici ritirano la frase contro la
legge del governo Zapatero
ALBERTO D'ARGENZIO
Quando è troppo è troppo. Il matrimonio gay non va bene,
ha detto martedì la Commissione di studio del Consejo general del poder
judicial (Cgpj), versione spagnola del Csm, anche perché «chiamare
matrimonio le unioni di due persone dello stesso sesso è un cambio tanto
radicale come sarebbe chiamare matrimonio le unioni tra più di due persone o le
unioni tra un uomo e un animale». Ieri mattina il ministro del lavoro Jesus
Caldera bolla la frase come «inammissibile e insultante». «Un insulto alla
dignità delle persone», gli fa eco Pedro Zerolo, segretario per i movimenti
sociali del Psoe. Poco dopo Francisco José Hernando, presidente del Cgpj,
decide, di «comune accordo» con i tre giudici che avevano votato il rapporto
(tutti in quota Partido popular), di ritirare la frase incriminata. I tre
che hanno approvato il testo - l'autore José Luis Requero, Javier Laorden e
Adolfo Prego - si adeguano spiegando che «si trattava di un'argomentazione
della tecnica della riduzione all'assurdo e che in nessuna maniera venivano
comparate le unioni omosessuali con quelle altre». Pur privo di tanta
bestialità, il testo - un parere nemmeno richiesto dal governo e nemmeno dovuto
per regolamento - rimane profondamente conservatore, dichiaratamente contrario
alla proposta di legge e insultante verso gli omosessuali e i loro diritti. Vi
si legge infatti che «la realtà sociale delle unioni tra omosessuali può
rendere consigliabile che si dia loro un trattamento che conferisca sicurezza
giuridica», tuttavia, «nella soddisfazione di questo obiettivo, il legislatore
non può adulterare un'istituzione come il matrimonio». «L'opzione - si legge
ancora nel testo di una cinquantina di pagine - non può consistere nello
snaturalizzare una determinata istituzione giuridica che presenta delle
caratteristiche ben chiare», che si possono riassumere in una frase: «Il
matrimonio è un'unione eterosessuale». Inoltre, insiste il rapporto, «la
soddisfazione giuridica di una parte minima della popolazione non può
realizzarsi a costo di adulterare il contenuto essenziale dell'istituzione né
cambiando i fondamenti del Diritto di famiglia».
Apriti cielo pure sul diritto all'adozione, che il governo Zapatero ha inserito
nel progetto di legge e che il rapporto del Cgpj considera che «andrebbe
escluso espressamente fino a un giudizio del Tribunale costituzionale e fino a
che non sia stato organizzato un dibattito profondo nella società». Ieri
Requero ha perorato ancora la sua causa abbandonando gli animali ma agitando lo
spettro della poligamia, un tema buono anche per fare un po' di campagna allo
scontro di civiltà. «Vogliamo o non vogliamo un mondo poligamico in Spagna?
Queste sono le conseguenze. Quando uno va perdendo i segnali di identità delle
istituzioni alla fine rimane senza protezione, alla mercé delle convenienze
dell'opinione pubblica». La poligamia è adesso un pericolo, insiste Requero,
visto che in Spagna ci sono più musulmani che omosessuali. Luis Aguiar, quarto
giudice della Commissione di studio e unico a dire no, ha un'altra opinione:
«L'estensione di un diritto a nuovi collettivi di cittadini non riduce,
devirtualizza o snatura il matrimonio». Il prossimo 26 gennaio il testo verrà
votato dal plenum del Cpgj. La polemica è comunque dura, sostenuta dalla
Chiesa spagnola e dal Pp. Ma il governo, attraverso il ministro alla giustizia
Juan Aguilar, ripete che andrà avanti con la legge per «garantire la libertà
con l'uguaglianza».
"Per una scienza al servizio della scienza umana", e' il titolo dato
alla nota del Comitato Esecutivo dell'episcopato spagnolo, presentata il 27
maggio da padre Juan Antonio Martínez Camino. Nel documento la Chiesa si
dice dalla parte della scienza quando si mette "al servizio della
vita", ma condanna il trattamento scientifico degli esseri umani come
"oggetti o animali". Se fino a qui non ci sarebbe nulla di nuovo,
l'attacco arriva duro quando si dice: "lo Stato non e' competente per
stabilire o ampliare legislazioni che eliminino vite umane", insinuando per
di piu' la possibile esistenza di "interessi scientifici, politici ed
economici" a proposito delle riforme preannunciate dal Psoe e dal Governo
di José Luis Zapatero.
Il portavoce episcopale in particolare, ha fatto riferimento alle modifiche
sulla legge per la Riproduzione Assistita in cantiere per ampliare le modalita'
di donare gli embrioni sovrannumerari alla ricerca scientifica, cosi' come alle
altre proposte in tema di interruzione volontaria della gravidanza e delle
unioni tra omosessuali. Dal Governo si sono subito levate le voci in difesa
della laicita' dello Stato: le posizioni della Chiesa "sono rispettabili,
ma non possono essere imposte all'insieme della cittadinanza", i vescovi
stanno commettendo "errori scientifici" e di informazione, suscitando
cosi' un "allarme sociale ingiustificato", ecc...
Ma andiamo per ordine, riportando alcuni stralci della nota episcopale.
"Diverse azioni e dichiarazioni governative fanno pensare che si vada nella
direzione di eliminare quasi del tutto le misure di protezione dell'embrione
umano al fine di trasformarlo in materiale di ricerca, anche a costo di
spezzargli la vita, e non viene neppure esclusa, con la necessaria chiarezza, la
cosiddetta clonazione terapeutica. Questa situazione suscita gravi
preoccupazioni. Per evidenti ragioni di umanita' dichiariamo in merito cio' che
segue:
l'embrione umano merita il rispetto dovuto alla persona umana. Non e' una cosa,
ne' un mero aggregato di cellule vive, ma il primo stadio di esistenza di una
persona umana. Tutti siamo stati anche embrioni. Per tanto non e' lecito
togliergli la vita, ne' fare nulla con essi che non sia per il loro stesso
beneficio". […]
"Scongelare gli embrioni "sovrannumerari" per rianimarli e poi
toglierli la vita per ottenere le loro cellule staminali come materiale di
sperimentazione e' una azione gravemente illecita che non puo' essere
giustificata per nessuna supposta finalita' terapeutica. Il fine non giustifica
i mezzi. Non e' lecito uccidere una persona umana, neanche nella sua fase
embrionale, per quanto si faccia con l'intenzione di curare un altro. La
scienza e la medicina che si permettono di eliminare le persone umane, anche se
queste abbiano un solo giorno di eta', si convertono in attivita' immorali e
antisociali. Ne' le promesse di cura -ad oggi, mere promesse molto lontane
dalla realta', visto che non esiste nessuna terapia basata su cellule staminali
embrionali- e neppure gli obbiettivi ipotetici futuri possono farci scordare il
rispetto della dignita' inviolabile di tutta la persona umana". […]
"Se si apre la strada alla cosiddetta clonazione terapeutica, si sara'
fatto senza dubbio un passo decisivo e preoccupante verso la clonazione
riproduttiva […]. Cio' che alcuni desiderano, innanzi tutto, e' sperimentare
con persone umane clonate. Questa e' la triste realta'". […]
"Lo Stato non e' competente per stabilire o ampliare legislazioni che
eliminino vite umane. Si tratta di una ingiustizia obbiettiva, che mette a
rischio i principi democratici", sostengono i vescovi riferendosi alle
modifiche anticipate in tema di depenalizzazione dell'aborto. "Se
venissero realizzate, queste riforme metterebbero in discussione la legittimita'
dello Stato di Diritto, perche' dall'ottica della filosofia cristiana, le leggi
che disprezzano in questo modo la vita umana non meritano il nome di leggi.
Benvenute siano le tecniche, ma non chiudendo gli occhi ne' piegandosi agli
interessi scientifici ed economici".
Per chiudere i vescovi se la prendevano anche con la proposta di regolamentare
l'unione tra omosessuali cosi': "Qualsiasi equiparazione giuridica che si
faccia delle unioni omosessuali con il matrimonio, prevede di dare una rilevanza
di istituzione sociale che non corrisponde in alcun modo alla loro realta'
antropologica. La giustizia consiste nel dare a ciascuno il suo".
A ciascuno il suo potrebbe essere la risposta data dal Governo dei socialisti, e
percio' alla Chiesa la cura delle anime e allo Stato e al Governo
l'amministrazione e la cura dei cittadini.
Le opinioni della Chiesa meritano grande rispetto, ma non per questo possono
essere imposte al congiunto di una societa' il cui Stato e' aconfessionale,
cosi' ha replicato la vicepresidente e portavoce del Governo Maria Teresa
Fernandez de la Vega. "Le uniche norme che devono essere rispettate,
sia dal Governo che dall'insieme dei cittadini, sono quelle della
Costituzione".
La ministra della Sanita' Elena Salgado per parte sua ha avvertito i
vescovi dei loro "errori scientifici" di informazione, e del rischio
di creare "un allarme sociale ingiustificato". "I prelati
attribuiscono al Governo delle intenzioni diverse da quelle che abbiamo. L'unica
cosa che vogliamo e' che le coppie che non possano avere figli abbiamo l'opportunita'
di averli", e inoltre permettere la ricerca scientifica con le cellule
staminali avra' come conseguenza quella di salvare delle vite e di aprire la
speranza alla cura di malattie. La Salgado poi ha anche aggiunto che il
documento episcopale fa un riferimento alla clonazione terapeutica che non e'
esatto, dato che "per il momento questa non e' una questione che si
introdurra' nella prima modifica della legge".
La Conferenza Episcopale Spagnola che dopo avere preannunciato il sostegno della
Chiesa alle mobilitazioni dei cattolici contro le riforme del Governo, a
distanza di pochi giorni si e' lanciata in un nuovo attacco stavolta sui metodi
anticoncezionali. E' cosi' che i preservativi vengono descritti come una specie
di "roulette russa" per l'Aids, "questa sensazione di sesso
sicuro" porta infatti ad "una attitudine di promiscuita'", cosi'
nelle parole del presidente del Consiglio Pontificio per la Famiglia, il
cardinale Alfonso Lopez Trujillo. La selezione di embrioni per curare
delle malattie attraverso la diagnosi preimpianto? Una cosa che "e'
assolutamente atroce", di piu' "questo farebbe resuscitare il
razzismo, un nuovo apartheid".