Il modo attraverso il quale l'agonia
e la morte del papa cattolico vengono presentate mediaticamente all'opinione
pubblica mondiale nasconde una logica costruttiva che deve essere portata alla
luce. La tesi di quest'articolo è che esso sia finalizzato alla elaborazione
di un nuovo spazio dell'immaginazione razionale collettiva: lo spazio di
quell’unico soggetto eminente che è capace di ergersi quale assoluto
regolatore del tempo universale. Nello spazio in tal modo costruito e
rappresentato la vita e il movimento del mondo devono bloccarsi ed uniformarsi
alla chiamata ed alla vera e propria evocazione religiosa rappresentata da
questa morte, per poter irradicare nel sentimento, nella passione ed infine
nella ragione dell'individuo globale il senso della definitività che questa
morte appresta. La definitività, in ultima istanza, del rapporto che si vuole
costituire – si tratta proprio di una nuova costituzione del mondo,
teologico-mediatica – è quello che si pretende sussistere fra un'entità (religioso-ideologico-strumentale)
soggetta e subordinata e un’Entità superiore, misteriosamente deputata a
governare il tempo della vita e della morte nella società globale (la
funzione – rivista e adeguatamente corretta – del Dio tradizionale della
civiltà occidentale cristiana). In questo modo Dio e Chiesa tendono in questo
progetto a rinsaldare il loro rapporto, attraverso la spettacolarizzazione
dell'agonia, della morte e del riconoscimento universale del rappresentante
massimo: quale vicario di Cristo egli ne ripercorre le sofferenze sino al
calvario finale. Come il modello da sempre seguito, egli deve imporre con la
sua ‘passione’ la regolazione del tempo. Contraddire questa relazione di
subordinazione ridiventa atto di empietà. Sollevare critiche di idolatria a
quella composizione si trasforma di nuovo in atto di sovversione dei poteri
costituiti. E' questa subordinazione infatti la sostanza – ancora rivisitata
e corretta - dell'alienazione che il potere contemporaneo impone, con una
necessità ancora più stringente e massima, rispetto a tutte le precedenti
fasi di crisi e di mobilità razionale, emotiva ed immaginativa. Così questa
nuova forma di relazione verticale impone alle masse globalizzate subito la
visibilità di uno strumento orientante esclusivo – una vera e propria
grazia e fede salvatrice di tipo mediatico, da tutti facilmente e
consensualmente fruibile - lasciando nel contempo in vigore la tradizionale
distinzione fra questo strumento ed il suo soggetto agente, quel Principe
sovraterreno il cui compito rimane ora essenzialmente quello
dell'elaborazione della politica economica capace di sovraintendere a tale
apparizione. Qui la contraddizione insita nella tradizione ideologica
occidentale - che il luogo e principio d'origine della vita sia nello stesso
tempo (l'eternità) l'agente della fine - viene risolta immediatamente: il
nuovo potere teo-cratico, che ripete ossessivamente la rappresentazione
mediatica di quest'agonia e di questa morte, subito consentirà il superamento
dell'angoscia e della paura, del disorientamento, nel nuovo orientamento
stabilito da una nuova religione dell'identità assoluta (tendenzialmente
immanente per quanto consenta lo svuotamento dall'interno della potenza
creativa e dialettica, altrimenti sovversiva e trasformatrice, dubitante e
razionale). Come all'inizio della modernità ogni possibile superamento della
relazione gerarchica venne annullato dalla costituzione di una identità
assoluta - nella religione e nello stato - così ora, che il modo di
produzione capitalistico si è finalmente rifuso con l'applicazione immediata
di un nuovo feudalesimo (de-localizzazione), l'identità assoluta della
vita/morte come merce di scambio teo-mediatico aprirà l'orizzonte di un nuovo
profitto e di una nuova accumulazione generali. Come all'inizio della modernità
vennero approntati i roghi per i nemici di quella identità - gli 'eretici'
della libertà fraterna ed eguale - così ora nuovi roghi 'preventivi' e
mediatici devono occludere in anticipo ed in ogni modo il ripresentarsi sempre
più forte dell'apertura di molteplicità razionale e politica portata dal
creativo e dal dialettico. Una nuova e forse decisiva fase nello scontro fra
l'idolo ed il feticcio di quella identità e la sempiterna vita del creativo e
dialettico si viene forse aprendo ...