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L'inquisizione http://www.monscerignonis.it/inquisizione.html
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Un esempio di tortura contro le streghe
Tra leggenda e
verità storica, ancora si narra di quel noce che, poco fuori dalla città di
Benevento, era luogo di un culto oscuro e misterioso. I tempi erano bui.
Benevento, assediata dall’esercito bizantino, soffriva fame e morte. La
salvezza giunse dal Cielo, nelle sembianze di un Vescovo, San Barbato, che
abbattè il noce, e ne estirpò le radici. Ma questo non servì a purificare il
luogo dal male. Le riunioni delle streghe resistettero nei secoli, tanto che noi
ne possiamo trovare testimonianza anche nel periodo dell’Inquisizione fino al
1600.
Nella primavera del 1430 venne bruciata come strega una certa Teresa, abitante
presso Pesco Sannita. Nella interminabile sentenza fatta redigere dal giudice
inquisitore, campeggiano filastrocche contro gli spiriti e i dolori corporali,
confessate dalla stessa Teresa sotto le ripetute torture che accompagnavano
l’interrogatorio. Teresa confessò davanti al giudice di essersi più volte
unta di grasso d’avvoltoio, sangue di nottola e sangue di bambini lattanti.
Teresa invocava il demonio Lucibello, il quale le appariva in forma di caprone,
la prendeva in groppa e, trasformatosi in mosca, la conduceva velocemente al
noce di Benevento. Confessioni, queste, estorte con i dolori terribili inflitti
dalle torture della Santa Inquisizione. Probabilmente Teresa considerava il rogo
—pena certa cui sarebbe andata incontro— meno doloroso di quelle terribili
torture, cui pose fine con le sue confessioni.
Recenti studi di psicologia hanno dimostrato che, durante un interrogatorio,
tramite sottili mezzi di persuasione, si può indurre l’interrogato a
confessare ciò che gli viene suggerito dallo stesso inquisitore. Di fronte al
potere di chi inquisisce, nulla valgono la volontà dell’inquisito, e le verità
sulla propria innocenza seppellite nel suo animo. Il potere dell’inquisitore
si manifesta anche con una forza persuasiva che fa ammettere all’inquisito
colpe mai commesse. Molte streghe, oltre a Teresa, povere donne di paese, esseri
emarginati e bizzarri, furono arse vive nei secoli per atrocità confessate
sotto gli effetti della tortura e della persuasione della Santa Inquisizione.
Le principali torture, cui supponiamo sia stata sottoposta anche la nostra
Teresa, erano la tortura della corda, la garrotta,
la ruota, la frusta, la lapidazione,
la forca dell’eretico, gli stivali, l’impalazione.
La più comune, restava la tortura della corda. Era una delle torture più
semplici, e quindi più praticate. Da una trave pendeva una corda. La vittima
veniva lasciata cadere coi polsi legati dietro la schiena, da una certa altezza,
producendole slogature alle braccia e alle spalle. Fra tutte, la più crudele
delle torture era la forca dell’eretico, uno strumento che veniva conficcato
nello sterno e sotto il mento, con le estremità acuminate, così da bloccare
all’accusata ogni movimento, permettendole solo di sussurrare le proprie
confessioni.
Omne male percusiccio/ omne malestravalcaticcio/ omne male fantasmaticcio/
d’eco el toglia/ et la terra l’arecoglia/ et non noccia ad cristiano.
Ecco una delle formule magiche per sanare i mali che costarono la vita a Teresa.
Il verbale che seguì nel processo, è la testimonianza della barbara ignoranza
che attribuiva poteri demoniaci alle povere donne malate difese dal Wier (vedi
puntata n.1).
La Curia beneventana distrusse i verbali dei processi alle streghe
Da una fonte che volle rimanere anonima, e che Abele De Blasio cita, veniamo informati che i 200 verbali conservati presso la Curia Arcivescovile di Benevento, erano stati distrutti prima dell’arrivo delle truppe garibaldine nel 1860, al fine di evitare che tale documentazione venisse utilizzata per fomentare la campagna anticlericale nel decennio che precedette la presa di Roma. Di recente, quando papa Wojtyla volle riunire in Vaticano un’assemblea di cardinali per comunicare loro l’intenzione di affrontare il giubileo dell’anno 2000, egli fece un serio esame di coscienza sulle colpe della Chiesa. L’accoglienza fu fredda. Ma papa Wojtyla non si perse d’animo, esortando i fedeli a purificarsi dai peccati commessi dai "figli della Chiesa", denunciando coloro che si erano allontanati dai valori cristiani, con azioni che hanno "sfigurato il volto della Chiesa". Le parole più forti di papa Wojtyla le troviamo nel documento citato nel simposio internazionale sull’Inquisizione organizzato dal Vaticano nel 1998.