Il Vaticano critica la Montalcini: i cattolici non sono oscurantisti
Anna Maria Greco
«L'Osservatore Romano» difende la posizione della Chiesa. Monsignor Sgreccia: l'etica deve vigilare sulla scienza.
E venne
un uomo chiamato Embrione di Sandro Magister In questa pagina trovate
allineate le ultime battute – integrali – della controversia scientifica in
corso in Italia sul “quando” la vita di ciascun individuo umano ha inizio. "Per una scienza al servizio della scienza umana", e' il titolo
dato alla nota del Comitato Esecutivo dell'episcopato spagnolo, presentata il
27 maggio da padre Juan Antonio Martínez Camino. Nel documento la
Chiesa si dice dalla parte della scienza quando si mette "al servizio
della vita", ma condanna il trattamento scientifico degli esseri umani
come "oggetti o animali". Se fino a qui non ci sarebbe nulla di
nuovo, l'attacco arriva duro quando si dice: "lo Stato non e' competente
per stabilire o ampliare legislazioni che eliminino vite umane",
insinuando per di piu' la possibile esistenza di "interessi scientifici,
politici ed economici" a proposito delle riforme preannunciate dal Psoe e
dal Governo di José Luis Zapatero.
Cellule
staminali, dopo la moratoria La Stampa 9 settembre 2000 Politici
impreparati Levi
Montalcini: sì agli embrioni
"La scienza è degli scienziati, non dei politici, e
dev'essere sottoposta ai controlli degli scienziati stessi, di quelli più
competenti". "Credo che abbiamo il dovere di informare. E penso
che in futuro dovremo rendere il pubblico più consapevole delle nostre
scoperte". "Ci incontreremo per la prima riunione il 20
settembre e valuteremo tutti gli aspetti. Saremo in 23. Trovo valida la
posizione del ministro della Sanità, Umberto
Veronesi: è corretto scegliere la strada delle cellule staminali, ma è
la via più lunga e, quindi, rischiamo un ritardo nelle ricerche che ci
metterà in secondo piano rispetto a quanti sono già partiti o partiranno
presto con gli embrioni. Il problema è se questo ritardo sia accettabile o
no". "Sì. Visto che ci sono centinaia di migliaia di
embrioni in Europa e negli Usa che dovranno essere comunque eliminati, perché
non utilizzarli per i test sui trapianti terapeutici di cellule? Mi sembra che
invece l'Europarlamento abbia adottato una posizione identica a quella del
Vaticano e che non mi trova d'accordo". "Non mi ha sorpreso la volontà di bocciare la
clonazione di esseri umani. Su questo punto siamo tutti d'accordo. Non v'è
dubbio che sia inaccettabile. Dissento invece sulla proibizione di quella a
fini terapeutici, che dev'essere studiata, come si è deciso di fare sia negli
Usa che in Gran Bretagna". "No, proprio no". "Perché l'embrione in questo stadio è solo un
cumulo di cellule. "Spesso, per mancanza di informazioni adeguate, non
sono giudici competenti". "Aspettiamo a dirlo". La
Stampa 27 agosto 2000 "Clonare cellule
vuol dire salvare delle vite" Veronesi:
ecco perchè non possiamo restare indietro Umberto Veronesi, ministro della Sanità, il giorno dopo
la contestazione del popolo di Comunione e Liberazione: una platea dai nervi
scoperti, che al primo accenno alla clonazione lo ha inondato di fischi e ha
cercato di impedirgli di concludere l'intervento. "La commissione presieduta da Liam Donaldson ha
lavorato molto bene. Il testo è frutto delle riflessioni non solo dei
ricercatori ma anche di studiosi di bioetica. Ogni aspetto è stato soppesato. "Dopo il quattordicesimo giorno di età l'embrione
differenzia le sue cellule e si ha la comparsa di una prima traccia di
strutture nervose. Si può discutere se l'embrione possa essere considerato
"persona", o sede di un'anima, solo a questo punto o anche prima.
Osservo però che nel nostro Paese una legge approvata con referendum dal 70
per cento degli italiani ammette l'aborto fino al terzo mese. Non sto dicendo
che sono contro questa legge. Dico solo che la questione degli embrioni sembra
scandalizzare più che l'aborto..." "Noi dobbiamo confrontarci con il fatto che esistono
migliaia di embrioni prodotti in eccesso nelle pratiche di fecondazione
assistita. A me pare che la destinazione alla ricerca degli embrioni esistenti
sia da preferire alla loro distruzione. "Nella fecondazione assistita si fecondano più
ovuli e si procede all'impianto nell'utero materno. "Infatti sono convinto che l'intera questione della
fecondazione in vitro deve essere ridiscussa e regolamentata". "Non conosco gli aspetti economici. Come ministro la
mia prima preoccupazione è trovare soluzioni utili alla salute dei cittadini.
Mi basta che in queste soluzioni il rapporto costo/benefici sia positivo per
il paziente. Credo comunque che allo stato attuale a guidare Blair e Clinton
sia un interesse genuino allo sviluppo della ricerca". "Non è questione di giorni o di settimane. C'è
tutto il tempo per discutere, riflettere insieme e giungere alle decisioni. La
mia preoccupazione è che invece la questione si impantani negli ingranaggi
burocratici parlamentari, che non si arrivi né a un sì né a un no. Questo
sarebbe grave. "In qualche caso sì: penso specialmente ai malati
di diabete. Clonare le insule del pancreas che producono l'insulina e
immetterle nel paziente risolvendo alla radice il suo problema è ormai una
prospettiva concreta". "L'uso di cellule staminali adulte sarebbe l'ideale
perché non solleva dilemmi etici. Purtroppo i miei colleghi genetisti mi
dicono che non sono altrettanto utilizzabili. Le cellule embrionali sono più
plastiche e più facilmente pilotabili verso i diversi tipi di tessuto: in
cellule del pancreas se vogliamo pensare ai malati di diabete o in cellule
nervose se pensiamo ai malati di Parkinson e di Alzheimer e così via. Le
cellule staminali adulte sono meno flessibili e non conosciamo ancora bene i
metodi per utilizzarle al meglio. Si parla anche di far regredire cellule
adulte allo stato di cellule embrionali totipotenti, ma questo è un traguardo
ancora lontano. Inoltre le staminali del midollo osseo funzionano bene quasi
soltanto per ricavare cellule ematopoietiche. Le cose vanno meglio con le
staminali del cordone ombelicale: e infatti in molte città stanno sorgendo
banche del cordone ombelicale, che io incoraggio molto. Certo però con le
cellule embrionali si accorciano i tempi". "Sì, i Popolari per esempio non accettano l'uso di
questi embrioni". "Sono un ministro, non un politico. Neppure
adesso". "Il
conflitto tra scienza e Chiesa è irrisolvibile. La religione parte da un
punto di vista diverso, da postulati diversi. Sono due modi di ragionare
completamente diversi. Lasciamoli assolutamente separati". "Non si tocchi
l'embrione" Altolà del Vaticano: a rischio la
dignità umana "
Sgreccia, pare incredibile, ha scritto dei libri di bioetica. Naturalmente
la sua ignoranza è dilagata. Sugli errori di Sgreccia vedi: http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990606b.htm
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990613d.htm
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990613e.htm SPIGOLATURE SU ALCUNI MISFATTI
DELLA CHIESA
- La Chiesa non permise più le autopsie umane, ritenendole altamente
immorali [questi primi approcci sperimentali sull'animale incontrarono le
resistenze delle autorità ecclesiastiche derivanti da convinzioni religiose.
Si veda in proposito, V. Sforza, Etica nella sperimentazione animale,
in L'animale da laboratorio, OEMF, Milano 2000, p. 274: "Chi
ricostituisce il corpo sezionato nel giorno del Giudizio Universale?"].
Non potendo più dissezionare i cadaveri umani, Galeno ricorse agli animali,
diventando così il padre della vivisezione. - Gli studi successivi, eseguiti su cadaveri umani, avrebbero in seguito
eliminato molti di questi errori. Gli errori di Galeno, uniti alle proibizioni
della Chiesa, soffocarono lo sviluppo della medicina fino al XVI secolo. - Nel 1822 Pio VII ratificò un decreto dell'Inquisizione autorizzando
tutti i trattati copernicani sull'astronomia, mentre nel 1835 le opere di Copernico,
Keplero e Galileo furono tolti dall'Indice dei
libri proibiti. Questo equivalse a dire che Paolo V e Urbano VIII,
nell'insegnare che la terra era immobile e che il
sole gli girava attorno e nel condannare come
eretica la tesi di Galileo secondo la quale la terra ruota attorno a se stessa
e attorno al sole, errarono. - Ravenna, con la dominazione veneziana, tornerà a splendere e a
svilupparsi specialmente dal punto di vista urbanistico. A partire dal XVI
secolo Ravenna verrà inclusa nello Stato Pontificio
che la governerà per tre secoli e mezzo portandola, di nuovo, al degrado. - Anche nello Stato della Chiesa il metodo di
mutuo insegnamento fu proibito con il Regolamento
degli studi del 25 settembre 1825, il quale all'art. 299 delle Disposizioni
Generali dichiarava: "Le scuole pubbliche
e private di mutuo insegnamento saranno soppresse ed abolite in tutto lo Stato
Pontificio. I Vescovi procederanno contro coloro che continuassero a far
uso di questo metodo d'istruzione, o tentassero d'introdurlo nella loro
Diocesi" - GIOVANNI XXIII
emette una nuova scomunica del comunismo che supera in asprezza la bolla di
Pio XII del 1949. Liquida DON MILANI come "un pazzerello scappato dal
manicomio". (*) - Per quanto riguarda le biotecnologie animali e vegetali, monsignor Sgreccia
ricorda la necessità di «cautele relative all'accertamento previo dei rischi
per la salute», - Padre Pellegrino Ernetti negli anni Sessanta annunciò la realizzazione
del cosiddetto "Cronovisore", un misterioso apparecchio capace di
recuperare suoni e immagini di ogni tempo. Il suo funzionamento si baserebbe
sul fatto che i suoni e le immagini in realtà non si cancellano, ma si
attenuano lentamente nel tempo, restando indefinitamente presenti in una sorta
di "sfera astrale", per cui sarebbe possibile ricostruirli anche
dopo un lunghissimo periodo. Padre Pellegrino Ernetti dichiarò di essere
riuscito, in questo modo, a recuperare un'opera teatrale del 169 avanti Cristo
e di avere perfino fotografato Cristo sulla croce. -
L’originalità del razzismo fascista, dopo una prima fase
biologista approdò ad un antiebraismo spiritualistico, grazie anche al
contributo di esponenti autorevoli del mondo cattolico, come Padre Agostino
Gemelli.
Il Vaticano non accetta dunque che si parli di oscurantismo e si rievochi il
fantasma di Galileo. Padre Concetti critica il riferimento della Montalcini ai
dubbi che sarebbero stati sollevati dai cattolici sulla terapia sul dolore,
anche perché provengono da un premio Nobel che siede nel più autorevole
organismo scientifico del Vaticano. E respinge il «teorema» che la Chiesa
intralci il progresso della medicina, giudicando
«sorprendenti» le tesi della scienziata sulle cellule staminali, quando dice
che «l'uomo esiste solo quando ha acquisito la capacità d'intendere e di
volere». «Non è vera scienza - conclude Concetti -, né progresso autentico
quella tecnica che, per raggiungere il risultato, richiede il sacrificio anche
di un solo essere umano».
L'etica, avverte monsignor Sgreccia, deve sempre vegliare sulla scienza per
impedire che venga impiegata contro i più deboli e indifesi, rivelandosi
«indegna dell'uomo». E' già successo, sostiene, che la scienza abbia
«scritto pagine buie nella storia non lontana e tale ricerca non può essere
fatta rinascere».
Botta e risposta tra uomini di scienza sull’istante d’inizio della vita
di ciascuno. Con la Chiesa nel pieno della disputa. Ecco i documenti integrali
– Il primo documento è del 2 febbraio 2002. È firmato da 16 luminari
delle cinque facoltà mediche delle università di Roma. La loro tesi centrale
è che l’individuo umano è “persona” fin dal primo istante del
concepimento. Gli argomenti addotti non sono di fede, ma scientifici, condivisi
anche da studiosi non cattolici. Sta di fatto che la tesi concorda con la
dottrina ufficiale della Chiesa cattolica.
– Il secondo documento ne è la conferma. È il messaggio pronunciato da
Giovanni Paolo II dalla finestra di piazza San Pietro, all’Angelus di domenica
3 febbraio. Con parole non di scienziato ma di pastore, il papa fa propria,
esplicitamente, la tesi argomentata dai 16.
– Il terzo documento, del 4 marzo 2002, è in antitesi al primo. I 12 studiosi
che lo sottoscrivono sostengono: «Noi non sappiamo quando inizi la persona, ma
siamo convinti che essa non abbia inizio al concepimento». Tra i firmatari
spiccano Rita Levi-Montalcini, premio Nobel, e l’ex ministro della sanità
Umberto Veronesi.
– Il quarto è una replica al terzo. Dal punto di vista degli estensori del
primo. Lo firmano due altri studiosi di bioetica ed è apparso il 13 marzo sulla
prima pagina di “Avvenire”, il quotidiano di proprietà della Conferenza
episcopale italiana.
La controversia naturalmente
continua. E intanto la camera dei deputati si appresta a discutere in aula, a
partire dal 25 marzo, il disegno di legge sulla procreazione artificiale.
Ecco dunque qui di seguito i quattro
testi della disputa, in ordine di tempo a partire dal più lontano:
1. L'embrione come paziente
(Da "Avvenire" del 3 febbraio
2002)
La ricerca scientifica, il progetto genoma uomo, lo studio dell’embriogenesi
e delle basi molecolari delle diverse malattie e con l’approfondimento delle
dimensioni psicologiche della vita prenatale offrono concordanti evidenze che
portano a considerare la vita umana come un continuo che ha nella fase
embrionale e nell’invecchiamento l’inizio e la fine del suo percorso
naturale.
2. Il neoconcepito si presenta come una realtà biologica definita: è un
individuo totalmente umano in sviluppo, che autonomamente, momento per
momento, senza alcuna discontinuità, attualizza la propria forma realizzando,
per intrinseca attività, un disegno presente nel suo stesso genoma.
La formazione del neoconcepito, dalla fecondazione alla nascita e in tutto il
processo di crescita e di sviluppo successivo, manifesta un finalismo
progettuale. Il suo ciclo vitale e il suo sviluppo sono caratterizzati da tre
proprietà biologiche, ben conosciute: la coordinazione, la continuità e la
gradualità.
La coordinazione è un processo dove esiste una sequenza e interazione
coordinata di attività molecolari e cellulari, sotto il controllo del nuovo
genoma, che è modulato da una cascata ininterrotta di segnali, trasmessi da
cellula a cellula e dall’ambiente intra ed extra cellulare. Questa
proprietà implica e, ancora più, esige una rigorosa unità dell’essere che
è in costante sviluppo nello spazio e nel tempo. La continuità, permette al
nuovo ciclo vitale di procedere per eventi successivi l’uno all’altro e
senza interruzione.
La gradualità è una proprietà che implica ed esige una regolazione, che
deve essere intrinseca ad ogni singolo embrione e permette di raggiungere,
gradualmente la forma finale. Il determinismo, che si rivela dalle prime fasi,
è orientato verso un progetto ben preciso e finalizzato: determinismo e
finalismo si toccano e si condizionano.
3. Pertanto, l’embrione si dimostra sin da subito protagonista del suo
esistere biologico. Si è dinanzi ad un vero e proprio protagonismo biologico,
che si manifesta nella precisa dinamica dell’impianto, nell’orientamento
dei processi di attivazione genomica dei vari tessuti e organi, nel colloquio
biochimico, immunologico e ormonale che caratterizza la placentazione.
Se le conoscenze della fisiologia embrio-fetale e della interazione
madre-embrione sono state acquisite e indubbiamente migliorate, anche l’attuazione
del braccio diagnostico e l’approccio terapeutico riguardo le eventuali
condizioni patologiche, materne e fetali, ha subito una positiva evoluzione.
Gli studi e i risultati degli ultimi vent’anni hanno potuto validare una
incredibile "compliance" del feto. In talune condizioni patologiche,
è stata utilizzata la terapia fetale non invasiva: farmaci e molecole,
immesse nel circolo materno, raggiungono il piccolo paziente, per via
transplacentare espletando una terapia adeguata alle necessità emodinamiche e
biochimiche del feto, in base al peso, stimato ecograficamente.
Non meno importanti, si sono dimostrati gli approcci terapeutici, per via
invasiva, ecoguidati, nelle gravi patologie fetali, come l’incompatibilità
Rh, le patologie malfomative, con versamenti endotoracici ed endoperitoneali,
le gravi uropatie ostruttive, le p-PROM precocissime, le patologie gozzigene
ed altre ancora, che hanno cambiato completamente la loro storia naturale in
termini prognostici e al lungo follow up, grazie ad interventi infusionali o
drenanti. Esemplificazioni di tali terapie sono l’uso di farmaci
antiaritmici nelle gravi tachiaritmie fetali e di farmaci antivirali per
bloccare il passaggio verticale dell’infezione HIV.
Si è restituita, così, la capacità gestazionale a molte pazienti, con
risultati insperati fino a pochi anni orsono. In una prospettiva a più lungo
termine si pongono potenzialità offerte dalla terapia genica somatica in
utero.
Tutte queste nuove e importanti conquiste scientifiche devono svilupparsi nel
rispetto dell’individualità dell’embrione, con riguardo alla salute
completa della madre, ed in una visione prospettica verso il divenire del
nuovo individuo. Ognuna di queste risorse scientifiche e tecnologiche
sottolinea e ribadisce la vita che inizia nell’embrione, la unicità di
questo nuovo essere vivente che inizia la sua interazione con l’ambiente,
prima nel grembo materno, poi nel mondo esterno, in un divenire unico e
specifico.
Il cammino della ricerca scientifica circa lo studio della vita dell’embrione
e dei suoi rapporti con l’ambiente materno e sociale è solo all’inizio.
4. I positivi traguardi della medicina embrio-fetale fin qui raggiunti ci
sollecitano a progredire nella ricerca e ci rafforzano nell’impegno di:
A. curare l’embrione ispirandosi agli stessi principi etico-deontologici
propri di ogni altri intervento sanitario, garantendo, in tal modo, la stessa
dignità dovuta ad ogni paziente e le condizioni umane per crescere e
svilupparsi;
B. diffondere nella cultura scientifica e sanitaria le esigenze della vita
embrionale, come conquiste della ricerca e patrimonio di tutta l’umanità;
C. sensibilizzare i responsabili della sanità pubblica a creare le strutture
sanitarie necessarie a favorire un ambiente idoneo allo sviluppo dell’embrione,
a cominciare dall’assistenza adeguata alla madre e alle dinamiche
materno-embrionali;
D. rilanciare l’insegnamento dell’embriologia nell’itinerario
universitario del personale medico-sanitario, come momento di particolare
rilevanza formativa per la conoscenza e la maturazione di un adeguato rapporto
con il paziente;
E. favorire ricerche interdisciplinari coinvolgendo tutte le componenti della
società in modo che l’embrione sia conosciuto e accolto nella sua
inviolabile dignità.
F. vigilare sulla divulgazione della informazioni che hanno come riferimento l’embrione
e il feto in modo che la cultura dell’embrione «soggetto» possa
diffondersi nella società italiana ed europea.
Adriano Bompiani (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Pierluigi Benedetti Panici (Libera Università Campus bioemedico)
Ermelando Vinicio Cosmi (Università di Roma La Sapienza)
Bruno Dallapiccola (Università di Roma La Sapienza)
Vito Fazio (Libera Università Campus biomedico)
Salvatore Mancuso (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Massimo Moscarini (Università di Roma La Sapienza)
Emilio Piccione (Università di Roma Tor Vergata)
Nico Arduini (Università di Roma Tor Vergata)
Giuseppe Noia (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Giuseppe Benagiano (Università di Roma La Sapienza)
Giovanni Pirone (Presidente Istituto di Medicina Sociale)
2. “Gloria di Dio è l’uomo
vivente”. Fin dalla fecondazione
(Messaggio di Giovanni Paolo II all’”Angelus”
del 3 febbraio 2002)
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Si celebra in Italia quest’oggi, prima domenica di febbraio, la
"Giornata per la Vita", occasione propizia per riflettere su quel
valore così fondamentale, che è la vita dell’uomo.
Il tema proposto dai Vescovi quest'anno è: "Riconoscere la vita".
Riconoscere significa, anzitutto, riscoprire con rinnovato stupore ciò che la
stessa ragione e la scienza non temono di chiamare "mistero". La
vita, specialmente la vita umana, suscita l'interrogativo fondamentale, che il
Salmista esprime in modo insuperabile: "Che cosa è l'uomo perché te ne
ricordi, / il figlio dell'uomo perché te ne curi?" (Sal 8, 5).
Riconoscere significa inoltre garantire ad ogni essere umano il diritto a
svilupparsi secondo la proprie potenzialità, assicurandone l'inviolabilità
dal concepimento alla morte naturale. Nessuno è padrone della vita; nessuno
ha il diritto di manipolare, opprimere o addirittura togliere la vita, né
quella altrui né la propria. Tanto meno può farlo in nome di Dio, il quale
è l'unico Signore e il più sincero amante della vita. I martiri stessi non
si tolgono la vita, ma, per rimanere fedeli a Dio e ai suoi comandamenti,
accettano di venire uccisi.
2. Riconoscere il valore della vita comporta coerenti applicazioni sotto il
profilo giuridico, specialmente a tutela degli esseri umani che non sono in
grado di difendersi da soli, quali i nascituri, i disabili psichici, i malati
più gravi o terminali.
Riguardo, in particolare, all'embrione umano, la scienza ha ormai dimostrato
che si tratta di un individuo umano che possiede fin dalla fecondazione la
propria identità. E' pertanto logicamente esigibile che tale identità venga
anche giuridicamente riconosciuta, anzitutto nel suo fondamentale diritto alla
vita, come domanda con apprezzabile iniziativa il "Movimento per la
Vita" italiano.
3. Affidiamo alla Santissima Madre di Cristo e di tutti gli uomini l'impegno,
in Italia e nel mondo intero, in favore della vita, specialmente là dove essa
è disprezzata, emarginata, violata.
Ci insegni Maria a "riconoscere la vita" come mistero e come
responsabilità, ricordando che "gloria Dei vivens homo",
"gloria di Dio è l'uomo vivente" (S. Ireneo).
[...] Mi compiaccio, inoltre, dell'iniziativa di alcuni Professori
universitari che, in questi giorni, presso l'Università di Roma "La
Sapienza", hanno approfondito il tema "L'embrione come
paziente", raccogliendo in una "dichiarazione" le conclusioni a
cui sono giunti circa la dignità dell'essere umano già nella prima fase
della sua esistenza.
3. C’è il rischio di bloccare le nuove
cure
(Dal "Corriere della Sera"
del 4 marzo 2002)
Una recente Dichiarazione approvata da docenti delle cinque facoltà di
Medicina e chirurgia delle Università di Roma a conclusione del convegno “L'embrione
come paziente” sembra voler fornire supporto scientifico a proposte volte ad
assegnare personalità giuridica al “neo-concepito”. Secondo noi, questa
Dichiarazione contiene affermazioni scientifiche e proposte normative
fuorvianti.
Il documento sostiene che esistono “concordanti evidenze che portano a
considerare la vita umana come un continuo che ha nella fase embrionale e
nell' invecchiamento l'inizio e la fine del suo percorso naturale”. Che la
vita umana sia un continuo era da tempo evidente, ben diversa questione è
quella circa la “vita dell' individuo umano”, sul cui inizio la
discussione è più aperta che mai a seguito di recenti progressi che
dimostrano totipotenzialità e plasticità delle cellule embrionali nelle
primissime fasi del processo di sviluppo.
Il linguaggio usato dalla Dichiarazione circa il “vero e proprio
protagonismo biologico” dell'embrione lascia trasparire che alla
fecondazione il “neoconcepito” abbia già una sorta di “intenzionalità
cosciente” che lo renderebbe “un individuo totalmente umano in sviluppo”,
paragonabile ad un bambino che cresce. In realtà, alla luce delle conoscenze
attualmente disponibili, i prodotti del concepimento nei primissimi stadi
dello sviluppo (l'ovocita fecondato, la morula, la blastocisti) sono
fortemente influenzati dal citoplasma dell'ovocita e dall'espressione del
genoma materno, oltre che soggetti a modificazioni che non necessariamente
sono sotto il controllo del loro genoma.
Mentre tutti ci rallegriamo delle nuove terapie prenatali, a noi sembra
improprio far leva su questi benvenuti avanzamenti della medicina per
sostenere che il neo-concepito abbia una “sua inviolabile dignità”. La
Dichiarazione si conclude con l'auspicio che la cultura dell' embrione “soggetto”
possa diffondersi nella società italiana ed europea. Non è chiaro come si
debba “vigilare sulla divulgazione delle informazioni”, ma ci preoccupa
che questo possa essere interpretato come un invito a limitare la libertà d'
informazione e di studio quando queste non siano congrue con tale obiettivo.
A nostro giudizio gli aspetti più rilevanti del dibattito in corso sono i
seguenti:
1. nella specie umana i primissimi stadi dello sviluppo sono spesso portatori
di anomalie genomiche incompatibili con la vita e sottoposti ad una naturale
massiva selezione che esita nell'arresto del processo di formazione dell'
individuo in più dell' 80 per cento dei casi, fatto che in parte spiega la
bassa fecondità della specie umana;
2. l'individualità biologica del nuovo organismo, che risulta dal processo
riproduttivo sessuato, non si forma istantaneamente all'atto della
fecondazione, ma emerge piuttosto gradualmente, nel corso del processo di
sviluppo. In buona sostanza tutti i processi che formeranno l'individualità
della persona umana cominciano solo dopo l'impianto della blastocisti nel
corpo della madre;
3. gli aspetti che più fortemente caratterizzano e qualificano la persona
umana, quali le facoltà cognitive e comunicative, non sono determinati
soltanto dal genoma, ma conseguono ad una continua interazione
genoma-ambiente, con forti interventi della casualità per quanto riguarda il
risultato finale. Pensare che quest' ultimo, cioè la persona, dipenda
unicamente dal genoma significherebbe abbracciare una forma di determinismo
biologico che non è sostenuto dalle conoscenze disponibili e si presta ad
interpretazioni culturalmente e socialmente fuorvianti;
4. è vero che, in prima approssimazione, il genoma rimane identico dalla
blastocisti all' individuo adulto. Da ciò non consegue affatto, però, che la
dignità di un ovocita fecondato o di una blastocisti sia pari a quella di una
“persona umana”.
Noi diciamo umilmente che non sappiamo quando inizi la persona, ma siamo
convinti che essa non abbia inizio al concepimento. La continuità del genoma
dall'ovocita fecondato all'adulto non implica che, per una sorta di
irradiazione retroattiva, tale dignità dell' individuo adulto riverberi
all'ovocita fecondato di origine. Noi chiediamo che, pur nella diversità di
vedute e di convinzioni etiche e religiose, si arrivi comunque anche nel
nostro Paese ad una regolamentazione legislativa sulla procreazione
medicalmente assistita che consenta ai ricercatori italiani di partecipare,
nel rispetto più rigoroso dell' etica e della legge, all'impegno
internazionale per cogliere le grandi opportunità applicative, comprese nuove
cure per gravi malattie, che gli studi in questo campo lasciano intravedere.
Giovanni Azzone (Accademia dei Lincei)
Marcello Barbieri (Università di Ferrara)
Gian Maria Bressan (Università di Padova)
Paolo Carinci (Università di Bologna)
Giulio Cossu (Istituto San Raffaele di Milano)
Carlo Flamigni (Università di Bologna)
Antonino Forabosco (Università di Modena e Reggio Emilia)
Rita Levi-Montalcini
Lucio Luzzatto (Istituto Scientifico Tumori di Genova)
Mario Molinaro (Università di Roma “La Sapienza”)
Pietro Motta (Università di Roma “La Sapienza”)
Carlo Redi (Università di Pavia)
Gregorio Siracusa (Università di Roma Tor Vergata)
Mario Stefanini (Università di Roma “La Sapienza”)
Umberto Veronesi
Dino Volpin (Università di Padova)
4. L’embrione umano soggetto contestato
di Angelo Serra e Gigliola Sica
(Da "Avvenire" del 13
marzo 2002)
[...] Lunedì 4 marzo il "Corriere della Sera" ha pubblicato un
Appello di 16 scienziati indicandolo quale "replica alla presa di
posizione di 12 specialisti cattolici citata dal Papa". Può non
meravigliare, in merito, certo stile giornalistico volto ad attirare
l'attenzione su questo Appello: uno stile probabilmente poco rispettoso verso
gli stessi firmatari del Documento dei 12 e, in chiaro sottinteso, anche verso
il Pontefice. Non ci sembra, in realtà, che dal testo dei 12 emerga
un'imposizione di opinioni. E' semplicemente una proposta - pacata e saggia -
offerta alla considerazione del pubblico, il quale ha tutto il diritto di
conoscere il pensiero di competenti su un tema oggi "controverso".
Questi, convinti - sulla base dei dati oggi offerti dai progressi della
scienza - che l'embrione umano è un "individuo", cioè un
"soggetto umano" non anonimo fin dalla fecondazione, sentono - in
qualità di medici e docenti - il dovere di considerarlo e proporlo alla
considerazione del pubblico come un "paziente" da accudire fin dal
primo momento del suo apparire.
L'Appello dei 16, purtroppo, non lascia l'impressione di una controproposta
fatta in un contesto dialogico costruttivo, in cui il desiderio di
comprendersi per chiarire i propri punti di vista dovrebbe essere
fondamentale. Precisamente in questa prospettiva dialogica, che mira a quella
maturazione sociale alla quale tutti per senso di responsabilità dovremmo
partecipare, si vorrebbe qui sottolineare alcuni punti essenziali di questo
Appello che - in realtà - lasciano perplessi.
Non riusciamo a comprendere come "la totipotenzialità e plasticità
delle cellule embrionali nelle primissime fasi del processo di sviluppo"
possa essere in contrasto con il concetto e l'esistenza di un
"individuo" che, per legge ontogenetica, si deve autocostruire dallo
stadio di una cellula in poi. Forse che la pluripotenzialità e plasticità
non esistono, e per ben lungo tempo, dopo l'impianto in utero, stadio al quale
l'Appello dei 16 stabilisce l'inizio dell'"individuo"? Già nel 1986
un noto studioso dello sviluppo, R.A.Pedersen, faceva notare che questa
totipotenzialità ha un ruolo "necessario" negli eventi precoci di
allocazione cellulare, cosa che "sarebbe impossibile se mancasse questa
totipotenza". Anzi, essa sottende e favorisce l'"unità",
caratteristica essenziale dell'individuo, che si fa sempre più stretta con il
crescere della differenziazione nella "totalità".
Non riusciamo a comprendere come, a prova della non-individualità
dell'embrione "nei primissimi stadi dello sviluppo (l'ovocita fecondato,
la morula, la blastocisti)", si possa portare il fatto che questi
"sono fortemente influenzati dal citoplasma dell'ovocita e
dall'espressione del genoma materno". Basterebbe l'autorevole e precisa
affermazione di A. McLaren, ben nota embriologa del topo - la quale datava
l'inizio dell'individuo umano al 15.mo giorno - per rendere difficile
l'accettabilità di questa prova. Ecco le sue precise parole: "Il periodo
del silenzio genetico…termina all'esplosione della trascrizione, cioè della
sintesi di Rna messaggero dal Dna, allo stadio di due cellule… Allo stadio
di due cellule avviene anche una distruzione massiva del Rna materno,
ereditato dal citoplasma dell'uovo. Evidentemente il nuovo genoma costituitosi
alla fertilizzazione sta ora prendendo il controllo dello sviluppo".
Queste affermazioni erano riferite - si diceva - allo sviluppo del topo; ma
oggi sono state dimostrate valide anche per lo sviluppo del soggetto umano,
come di ogni altro mammifero. Anzi, tutte le più recenti indagini sugli
embrioni umani vanno dimostrando un numero sempre in aumento di geni attivi
già allo stadio di zigote.
Non riusciamo a comprendere come possano essere confusi i concetti di
"individuo" e di "persona", del quale ultimo - del resto -
non si fa neppure menzione nella Dichiarazione dei 12. Un animale di ogni
altra specie è "individuo", ma non "persona". L'uomo è
"individuo" e "persona". Certo, la comprensione della
differenza dei due concetti esige un passaggio dal dato puramente biologico,
accertato con i metodi della scienza, ad una riflessione ontologica,
accessibilissima anche allo scienziato perché è attività razionale propria
della specie umana. Lo riconoscono implicitamente gli stessi estensori e
firmatari dell'Appello quando affermano: "pensare che… la persona
dipenda unicamente dal genoma significherebbe abbracciare una forma di
determinismo biologico che non è sostenuto dalle conoscenze
disponibili".
Forse, però, non è apparsa altrettanto chiara agli estensori dell'Appello la
caratteristica essenziale di questo "altro dal genoma", che non può
essere ridotta, secondo la loro espressione, a "una continua interazione
genoma-ambiente". E' precisamente la negazione o la non comprensione di
questo "più" oltre il genoma - presente in realtà dall'ovocita
fecondato in poi - che li porta come conseguenza, a negare che "la
dignità di un ovocita fecondato o di una blastocisti sia pari a quella di una
persona umana", certamente più evoluta sotto l'aspetto psichico; e ad
affermare che "la continuità del genoma dall'ovocita fecondato
all'adulto non implica che, per una sorta di irradiazione retroattiva, tale
dignità dell'individuo adulto riverberi all'ovocita fecondato di
origine".
Siamo ben lontani dal voler fermare la scienza, soprattutto quando si apre
alle esigenze umane; ma siamo anche convinti che lo scienziato e il tecnologo,
nel fare scienza e nell'applicare i risultati da essa raggiunti, non possono
esimersi dal riconoscere che ci sono dei limiti imposti da una retta ragione
umana e dal principio di responsabilità.
Il portavoce episcopale in particolare, ha fatto riferimento alle modifiche
sulla legge per la Riproduzione Assistita in cantiere per ampliare le
modalita' di donare gli embrioni sovrannumerari alla ricerca scientifica,
cosi' come alle altre proposte in tema di interruzione volontaria della
gravidanza e delle unioni tra omosessuali. Dal Governo si sono subito levate
le voci in difesa della laicita' dello Stato: le posizioni della Chiesa
"sono rispettabili, ma non possono essere imposte all'insieme della
cittadinanza", i vescovi stanno commettendo "errori
scientifici" e di informazione, suscitando cosi' un "allarme sociale
ingiustificato", ecc...
Ma andiamo per ordine, riportando alcuni stralci della nota episcopale.
"Diverse azioni e dichiarazioni governative fanno pensare che si vada
nella direzione di eliminare quasi del tutto le misure di protezione
dell'embrione umano al fine di trasformarlo in materiale di ricerca, anche a
costo di spezzargli la vita, e non viene neppure esclusa, con la necessaria
chiarezza, la cosiddetta clonazione terapeutica. Questa situazione suscita
gravi preoccupazioni. Per evidenti ragioni di umanita' dichiariamo in merito
cio' che segue:
l'embrione umano merita il rispetto dovuto alla persona umana. Non e' una
cosa, ne' un mero aggregato di cellule vive, ma il primo stadio di esistenza
di una persona umana. Tutti siamo stati anche embrioni. Per tanto non e'
lecito togliergli la vita, ne' fare nulla con essi che non sia per il loro
stesso beneficio". […]
"Scongelare gli embrioni "sovrannumerari" per rianimarli e poi
toglierli la vita per ottenere le loro cellule staminali come materiale di
sperimentazione e' una azione gravemente illecita che non puo' essere
giustificata per nessuna supposta finalita' terapeutica. Il fine non
giustifica i mezzi. Non e' lecito uccidere una persona umana, neanche nella
sua fase embrionale, per quanto si faccia con l'intenzione di curare un altro.
La scienza e la medicina che si permettono di eliminare le persone umane,
anche se queste abbiano un solo giorno di eta', si convertono in attivita'
immorali e antisociali. Ne' le promesse di cura -ad oggi, mere promesse
molto lontane dalla realta', visto che non esiste nessuna terapia basata su
cellule staminali embrionali- e neppure gli obbiettivi ipotetici futuri
possono farci scordare il rispetto della dignita' inviolabile di tutta la
persona umana". […]
"Se si apre la strada alla cosiddetta clonazione terapeutica, si sara'
fatto senza dubbio un passo decisivo e preoccupante verso la clonazione
riproduttiva […]. Cio' che alcuni desiderano, innanzi tutto, e' sperimentare
con persone umane clonate. Questa e' la triste realta'". […]
"Lo Stato non e' competente per stabilire o ampliare legislazioni che
eliminino vite umane. Si tratta di una ingiustizia obbiettiva, che mette a
rischio i principi democratici", sostengono i vescovi riferendosi alle
modifiche anticipate in tema di depenalizzazione dell'aborto. "Se
venissero realizzate, queste riforme metterebbero in discussione la
legittimita' dello Stato di Diritto, perche' dall'ottica della filosofia
cristiana, le leggi che disprezzano in questo modo la vita umana non meritano
il nome di leggi. Benvenute siano le tecniche, ma non chiudendo gli occhi ne'
piegandosi agli interessi scientifici ed economici".
Per chiudere i vescovi se la prendevano anche con la proposta di regolamentare
l'unione tra omosessuali cosi': "Qualsiasi equiparazione giuridica che si
faccia delle unioni omosessuali con il matrimonio, prevede di dare una
rilevanza di istituzione sociale che non corrisponde in alcun modo alla loro
realta' antropologica. La giustizia consiste nel dare a ciascuno il suo".
A ciascuno il suo potrebbe essere la risposta data dal Governo dei socialisti,
e percio' alla Chiesa la cura delle anime e allo Stato e al Governo
l'amministrazione e la cura dei cittadini.
Le opinioni della Chiesa meritano grande rispetto, ma non per questo possono
essere imposte al congiunto di una societa' il cui Stato e' aconfessionale,
cosi' ha replicato la vicepresidente e portavoce del Governo Maria Teresa
Fernandez de la Vega. "Le uniche norme che devono essere rispettate,
sia dal Governo che dall'insieme dei cittadini, sono quelle della
Costituzione".
La ministra della Sanita' Elena Salgado per parte sua ha avvertito i
vescovi dei loro "errori scientifici" di informazione, e del rischio
di creare "un allarme sociale ingiustificato". "I prelati
attribuiscono al Governo delle intenzioni diverse da quelle che abbiamo.
L'unica cosa che vogliamo e' che le coppie che non possano avere figli abbiamo
l'opportunita' di averli", e inoltre permettere la ricerca scientifica
con le cellule staminali avra' come conseguenza quella di salvare delle vite e
di aprire la speranza alla cura di malattie. La Salgado poi ha anche aggiunto
che il documento episcopale fa un riferimento alla clonazione terapeutica che
non e' esatto, dato che "per il momento questa non e' una questione che
si introdurra' nella prima modifica della legge".
La Conferenza Episcopale Spagnola che dopo avere preannunciato il sostegno
della Chiesa alle mobilitazioni dei cattolici contro le riforme del Governo, a
distanza di pochi giorni si e' lanciata in un nuovo attacco stavolta sui
metodi anticoncezionali. E' cosi' che i preservativi vengono descritti come
una specie di "roulette russa" per l'Aids, "questa sensazione
di sesso sicuro" porta infatti ad "una attitudine di
promiscuita'", cosi' nelle parole del presidente del Consiglio Pontificio
per la Famiglia, il cardinale Alfonso Lopez Trujillo. La selezione di
embrioni per curare delle malattie attraverso la diagnosi preimpianto? Una
cosa che "e' assolutamente atroce", di piu' "questo farebbe
resuscitare il razzismo, un nuovo apartheid".
Aduc
(11/06/2004)
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e problemi biotech
Quale futuro per la ricerca, parla Carlo
Alberto Redi, direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo
dell'università di Pavia
Professor Redi, cosa
succederà ai fondi europei per la ricerca e al VI programma quadro?
Dopo la moratoria voluta dall'Italia e da pochi altri,
comunque sarà dato il via libera ai finanziamenti per la ricerca. Anche sulle
cellule staminali derivate da embrioni, in tutti quei paesi che lo
consentiranno.
I ricercatori italiani
usufruiranno di quei soldi?
Questa è la questione da dirimere. Perché tutti i
contribuenti europei dovrebbero pagare la ricerca che poi solo alcuni stati
permetteranno e che beneficerà solo alcuni? I ricercatori italiani non
capiscono perché le loro competenze non possano entrare in gruppi di ricerca
europei avanzati. Tuttavia non credo sia possibile bloccare il nostro lavoro,
altrimenti si innescherebbero una serie di controlli e di verifiche veramente
pesanti. Nel nostro paese ci sono eccellenze scientifiche che primeggiano a
livello internazionale nella ricerca in questo settore, solo per citarne
alcuni: Angelo Vescovi, Giulio Cossu, Elena Cattaneo e Laura Calzà. Ma i
problemi sono altri. La confusione dettata da pregiudizi ideologici sovrasta
la proposizione scientifica, inoltre è scarsa l'attenzione dei finanziamenti
verso questo tipo di ricerca. Se restasse tutto in mano a poche multinazionali
nel mondo e non ci fossero investimenti di denaro pubblico, non riusciremmo a
governare i risultati e riproporremmo l'errore fatto con gli organismi
geneticamente modificati.
Esistono compromessi
possibili?
Un sano compromesso potrebbe essere quello di non creare
embrioni destinati alla ricerca e di non utilizzare nuovi embrioni
soprannumerari, oltre quelli già congelati. Ma dobbiamo rispettare questi
ultimi, rendendoli utili per derivare linee cellulari. Nel lungo periodo,
penso che si arriverà a una soluzione. Proprio come è successo negli Stati
uniti d'America.
Cosa è successo?
Durante il suo ultimo convegno l'American Medical
Association, un'organizzazione solitamente molto cauta e seria, ha espresso
pareri in contrapposizione con Bush, stabilendo che le cellule staminali
derivate da embrioni possono essere utilizzate per la ricerca. Il problema è
che si deve agire in fretta.
Cosa intende?
Le poche linee cellulari derivate da cellule staminali
fino a oggi rischiano di non essere più utili. Sono state contaminate con
cellule di topo perché non si sapeva bene il sistema per derivarle. Quindi
non solo sono poche, ma anche inutilizzabili. Allora il principio di
precauzione dovrebbe intervenire e dirci di non utilizzarle neanche in modelli
animali, perché contaminati. Anche il presidente Bush si è dovuto ricredere.
Infatti, ha stanziato fondi federali, pubblici, per utilizzare le 76 linee
cellulari già derivate. Ma subito dopo i National Institutes for Health gli
hanno fatto notare che le linee utilizzabili erano solo 23. E se devo dirla
tutta, oggi ne restano in realtà solo quattro o cinque derivate in modo
sicuro. Noi potremmo richiederle per scopi esclusivamente di ricerca. C'è
scritto sul loro sito Internet come fare. Ma la cosa migliore per l'Europa è
mettere insieme risorse umane e finanziarie per derivarne di nuove, con le
tecnologie più avanzate e più sicure.
Nell'immediato, a livello
internazionale, quali sono le strade da percorrere?
Da una parte derivare il più alto numero di cellule
staminali, ma anche cercare di non incontrare obiezioni. Una soluzione
potrebbe essere il citoplasto artificiale. Se infatti è provato che la
cellula uovo umana o di femmina di mammifero è in grado di riportare a una
fase iniziale il nucleo di una cellula che sta formando per esempio la pelle,
o il fegato, ovvero una cellula differenziata, allora vuol dire che nella
cellula uovo c'è un sistema che è in grado di compiere quest'operazione. Ma
noi non lo conosciamo. La nostra proposta allora è quella di identificare
queste molecole e di provare a riproporne il comportamento in provetta. In
questo modo a partire da una cellula con l'aggiunta di opportune sostanze
sintetizzate in laboratorio sarà possibile realizzare cellule staminali.
Ovviando così ai dilemmi etici e ai problemi legati alla effettiva capacità
di quelle cellule di moltiplicarsi.
Da «Galileo. Giornale di
scienza e problemi globali», www.galileonet.it
Non si può dire che si sia in presenza di un individuo, se non c'è
differenziazione. Si dovrebbero superare queste difficoltà di definizione su
che cosa è una persona: non dimentichiamo che ogni singola cellula può dare
origine a un essere umano".
Quattro pagine del Rapporto sono dedicate ai problemi morali, e qui sono
rappresentate posizioni diverse, di chi nell'ovulo fecondato vede soltanto una
cellula e di chi vede una potenzialità umana ben maggiore. Certo gli inglesi
hanno su di noi un vantaggio: già da dieci anni, grazie alle norme contenute
nello "Human Fertilization and Embryo Act", possono fare ricerca su
embrioni fino al quattordicesimo giorno di età. Quindi in questi problemi
hanno più esperienza di noi. Il nuovo documento propone soltanto di estendere
quelle norme del 1990 alla possibilità di clonare cellule embrionali con
finalità terapeutiche. Clonare cellule, noti bene: parliamo di gruppetti di
cellule quasi invisibili a occhio nudo, non si tratta assolutamente di usare
feti come banche di organi, che sarebbe cosa da film dell'orrore".
Anch'io dentro di me sento che neppure questa soluzione è perfetta ma almeno
in questo modo gli embrioni assolveranno una missione biologica: se non
possono trasformarsi in bambini, almeno potranno servire ad alleviare la
sofferenza di persone malate".
Quando si ottiene la gravidanza gli ovuli in eccesso rimangono inutilizzati.
In effetti dovrebbero appartenere ai genitori, ma questi, ottenuto il loro
scopo, se ne disinteressano...".
Gli scienziati, il Cnr devono avere certezze per programmare il loro lavoro e
i loro invetsimenti.
Ma un eventuale ritardo mi dispiacerebbe ancora di più per i malati che
possono trarre beneficio da questi studi".
Documento della Pontificia Accademia per la Vita. Monsignor
Sgreccia:
interessi commerciali fanno trascurare ricerche alternative
Da qui inizia il lavoro dei ricercatori per fare sviluppare le cellule nei
diversi tipi di tessuto. Ma la domanda del bioetico riguarda l'eticità
della produzione o dell'utilizzazione di embrioni umani per la preparazione
di cellule staminali. "La risposta - commenta monsignor Sgreccia - è
negativa per diverse ragioni". Spiega infatti il Documento che
"sulla base di una completa analisi biologica, l'embrione umano vivente
è un soggetto umano con una ben precisa identità". Ne consegue che ha
diritto alla sua vita e che ogni intervento che non sia a favore dello
stesso embrione si costituisce come atto lesivo di tale diritto.
"Pertanto - continua la Dichiarazione della Pontificia Accademia per la
Vita - l'ablazione della massa cellulare interna della blastociste, che lede
gravemente e irreparabilmente l'embrione umano, troncandone lo sviluppo, è
un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito".
Nessun fine ritenuto buono, quale il possibile utilizzo per la cura di gravi
malattie, "può giustificare tale intervento". E per un cattolico
il Magistero della Chiesa ha sempre insegnato, a partire dall'enciclica
"Evangelium Vitae", che "al frutto della generazione umana,
dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto
incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua
totalità" Altri problemi etici vengono affrontati dal Documento. Viene
parimenti respinta la "clonazione terapeutica" che punti a
produrre e poi distruggere embrioni per ricavare le cellule staminali.
Altrettanto negativo il giudizio sul possibile utilizzo di cellule fornite
da altri ricercatori o reperibili in commercio. Ma perché non vengono
incoraggiate le ricerche che mirano a trovare le cellule staminali
nell'individuo adulto? "La ragione addotta - spiega monsignor Sgreccia
- è che tramite gli embrioni si ottenga un successo più sicuro, efficace e
rapido. Mentre dall'altra parte la ricerca sulle cellule nell'adulto si
prospetta ancora lunga.
In realtà sappiamo che esistono aziende che puntano a stoccare e
commercializzare queste cellule e che quindi mirano ad avere una facilità
di utilizzo in tempi rapidi. Ma tutto ciò non può "costare" il
prezzo etico enorme del sacrificio di embrioni umani. Oltretutto - conclude
Sgreccia - le ricerche sulle cellule adulte esistono e sono
promettenti". Come conferma Salvatore
Mancuso, direttore dell'Istituto di Ginecologia e Ostetricia
all'Università Cattolica di Roma: "Siamo impegnati nelle alternative
alla clonazione e siamo in procinto di formare dei grossi gruppi di ricerca
nazionale indirizzati a questa area specifica della ricerca sulle cellule
staminali. Abbiamo in mente un grande programma di raccolta del sangue del
cordone ombelicale in prospettiva per tutti i bambini che nascono e di
criopreservazione di questo materiale".
- In Italia la restaurazione è portata avanti non solo dall'Austria, ma anche
dai Savoia, Borbone e Stato pontificio.
Quest'ultimo ristabilì l'ordine dei gesuiti, chiese ai governi che
l'istruzione pubblica fosse restituita al monopolio delle scuole
confessionali, ottenne che ogni attività culturale fosse sottoposta a
preventiva censura ecclesiastica, che la stampa e la diffusione di opere
proibite dalla Congregazione dell'Indice venissero perseguite dal potere
giudiziario come reati civili, soppresse il codice napoleonico e ricostituì
il tribunale dell'Inquisizione.
- L'eliocentrismo ritornò alla ribalta nel 1820, quando il Maestro del Sacro
Palazzo, Filippo
Anfossi, si ostinò a negare l'imprimatur a un libro di astronomia
copernicana scritto da un canonico! Ormai che la Terra girasse lo sapevano
anche i selvaggi del Madagascar, e Pio VII fu costretto a fermare il troppo
zelante censore. La condanna del 1616, sulla quale si era basato il processo
del 1632, venne abolita ufficialmente da un decreto del 15 settembre 1822.
L'anno seguente i libri di Copernico e Galileo furono tolti dall'indice.
Egli affermò di avere effettuato i suoi studi, fra Roma e Venezia, in
collaborazione con una ventina di scienziati di cui non ha mai fornito i nomi.
Del suo entourage faceva certamente parte Padre Agostino
Gemelli. Non ha comunque mai mostrato in pubblico il suo apparecchio, e
anzi negli ultimi anni della sua vita non ne parlò più.