di Marcello Guidotti
Molti filosofi razionalisti hanno respinto il concetto di
miracolo: David Hume sosteneva che un miracolo è una violazione del
comune corso della natura e perciò non può verificarsi. Tuttavia,
questa argomentazione - a rigore un'affermazione - presuppone una
completa conoscenza del "comune corso" della natura. E dal
momento che non possiamo vantare una simile conoscenza, si presenta più
corretta la posizione di Sant'Agostino, il quale definì i miracoli non
come qualcosa di "contrario alla natura" ma come qualcosa di
opposto solo a "ciò che conosciamo della natura".
Purtroppo i miracoli poco si prestano ad aggiungere qualcosa alla
nostra conoscenza della natura, in quanto - per definizione - sono
caratterizzati dall'unicità, e solo se si presentassero con una certa
frequenza potrebbero essere studiati con il dovuto rigore scientifico.
Però accanto ad ineffabili "miracoli" che hanno la
caratteristica dell'unicità o comunque dell'imprevedibilità del loro
verificarsi (statue che lacrimano, improvvise guarigioni, ecc.), se ne
indica un altro che si ripete con sorprendente regolarità.
La prima liquefazione del sangue del martire storicamente documentata è
del 17 agosto 1389, quando un anonimo donò la reliquia alla Chiesa. Da allora,
dopo nove secoli, le liquefazioni avvengono ancóra oggi, in date che presentano
una certa regolarità, senza alcun apparente intervento esterno. Questo fenomeno
si ripete due volte l'anno: il Sabato precedente la prima Domenica di maggio
(ricorrenza della traslazione del corpo di San Gennaro da Pozzuoli a Napoli) e
il 19 settembre (anniversario del martirio). Comunque, l'evento non è così
regolare: dopo una solenne processione con la reliquia, iniziano fervidissime
preghiere nel Duomo di Napoli dove possono trascorrere molte ore o giorni prima
che il fenomeno si presenti. E in questo caso, le preghiere assumono accenti di
ansia e di impazienza, per trasformarsi poi in vere e proprie esortazioni.
Ciò premesso, considerando che molti credenti liquidano con un'alzata di
spalle qualsiasi proposta di spiegazione non miracolistica, cerchiamo di
percorrere passo dopo passo il procedimento concettuale necessario per impostare
una discussione con il metodo scientifico.
Occorre premettere che le ampolle contenenti le reliquie si presentano
all'osservazione come una "scatola nera": un oggetto che manifesta una
certa fenomenologia osservabile e suscettibile d'alcune misurazioni, ma che non
ci è consentito aprire per esaminarne il contenuto. Per fare un esempio,
immaginiamo di porre una scatola di vetro riempita con paglia e sigillata vicino
ad una bussola. Se vedessimo l'ago della bussola ruotare, saremmo autorizzati a
pensare che la scatola contiene un magnete nascosto dalla paglia. Però, se
studiando meglio il fenomeno ci accorgessimo che la rotazione dell'ago si
manifesta solo in presenza di luce - e non sempre - dovremmo dedurne che se la
scatola contiene una calamita, questa ha davvero un comportamento bizzarro... La scatola nera del nostro esempio è un oggetto facilmente costruibile e
riproducibile e dunque non è unica. Così, se ne scoprissimo qualche altro
esemplare, anche le persone meno addentro ai princìpi della fisica, dovrebbero
concordare che il comportamento dell'improbabile calamita non è davvero unico.
E magari comincerebbero a dar credito a qualche altra spiegazione, magari basata
proprio sull'effetto fotoelettrico.
Ebbene, anche le ampolle contenenti il sangue miracoloso non sono uniche.
Infatti, l'annosa diatriba sulle reliquie del sangue di San Gennaro ha messo in
ombra le altre testimonianze del fenomeno che si ripete in molte chiese
napoletane: ricordiamo le reliquie del sangue di S. Stefano, custodite
nell'antico monastero delle Clarisse in piazza del Gesù le reliquie del sangue
di San Giovanni e di San Lorenzo, custodite nella chiesa di San Gregorio Armeno;
le reliquie del sangue di San Luigi Gonzaga e di San Pantaleone, custodite nella
chiesa del Gesù Vecchio. Tuttavia, la liquefazione di queste reliquie, e -
secondo indiscrezioni - di altre reliquie custodite nelle cappelle private di
alcune ricche famiglie gentilizie, non si ripete in date regolari.
Se ora consideriamo le secolari peripezie che queste reliquie
presumibilmente hanno dovuto attraversare per giungere - secondo le
documentazioni - alle ampolle, e pensando alle centinaia di màrtiri ricordati
dalla storia, viene da stupirsi che non siano disponibili decine di reliquie
miracolose. San Pantaleone: il sangue è racchiuso in un'ampolla di vetro e, secondo
la tradizione, si liquefa ogni anno il 27 luglio, nel giorno del martirio del
Santo, decapitato a Nicomedia nel 325 sotto l'imperatore Massimiliano. Il sangue
del martire venne raccolto da una pia donna in una grande ampolla trasparente.
La reliquia è custodita nella cappella omonima del Duomo di Ravello (circa 60
km da Napoli) e richiama tutta la popolazione della riviera amalfitana che, a
seconda del tempo impiegato dal sangue per liquefarsi, e dal grado più o meno
completo della liquefazione, usa trarne oroscopi per l'annata. Le documentazioni
disponibili datano la prima liquefazione dal 1112.
San Lorenzo: Il sangue, racchiuso in un'ampolla di vetro, si liquefa ogni
anno il 10 agosto, nel giorno del martirio del Santo, avvenuto a Roma nell'anno
258 sotto l'imperatore Valeriano. Secondo la tradizione, un soldato romano che
assistette al supplizio - mediante graticola posta su carboni ardenti - raccolse
con uno straccio gocce di sangue e grasso mentre il martire spirava, portandole
al paese di Amaseno (circa 100 km da Roma) dove la reliquia è custodita nella
chiesa. Le documentazioni disponibili datano le prime liquefazioni dopo il 1600.
Tutte queste reliquie sono davvero troppe per parlare di evento unico e
miracoloso. Così, sul fenomeno della liquefazione dei "sacri grumi"
raccolti nelle antiche ampolle, il Vaticano ha sempre mantenuto un atteggiamento
distaccato. Le fonti ecclesiastiche lo hanno sempre definito come prodigio, e
non hanno mai parlato ufficialmente di miracolo. Questa distinzione è sottile:
mentre il miracolo si definisce come un fatto che ha per causa un intervento
soprannaturale, il prodigio - sebbene esorbiti o sembri esorbitare
anch'esso dall'ordine naturale delle cose - è interpretato come l'annuncio
divino d'eventi.
Da quanto esposto, è più che giustificabile cercare una possibile
spiegazione scientifica.
La bolla, vietava l'ostensione della reliquia - pena la scomunica
- a chiunque, con la sola eccezione del Papa, dei suoi rappresentanti e
dei membri della casata Colonna, prìncipi amministratori della regione.
La bolla venne dimenticata nella prima metà del secolo successivo,
quando ripresero le ostensioni pubbliche.
Ora, ciò che interessa il metodo scientifico non è tanto il
comportamento del fluido contenuto nelle ampolle, piuttosto qual è la logica
che permette di sostenere che l'evento H è causa di un effetto I. A sostengno di questa ipotesi, come passo successivo, dobbiamo cercare di
comprendere quali caratteristiche debba avere una sostanza per mostrare la
transizione gel-liquido. Nel 1991, due ricercatori, seguendo una traccia nota dal 1923, hanno
preparato una miscela - composta da carbonato di calcio, cloruro ferrico e
cloruro di sodio - che ha un aspetto simile al contenuto delle ampolle
miracolose. La miscela con una leggera scossa si disorganizza, passando in uno
stato fluido facilmente evidenziabile capovolgendo la boccetta in cui è
contenuta. Una sostanza simile a questa potrebbe essere presente nelle ampolle
contenenti le reliquie. Inoltre, le proprietà di certe miscele - dette
tissotropiche - sono abbastanza particolari, in quanto richiedono per la loro
fluidificazione, l'applicazione di forze ogni volta d'intensità differenti.
Questo fatto potrebbe spiegare perché ogni fluidificazione si presenta
irregolarmente. Per esempio, se la sostanza tissotropica si trova in uno stato
metastabile molto energetico, una sollecitazione di debole intensità può
essere sufficiente per portare la struttura in uno stato di maggior fluidità.
Gli esami effettuati nel 1902, a metà degli anni '30 e nel 1989,
avrebbero confermato che le ampolle contengono sangue. Galeno (129-201) ed i suoi discepoli dell'alto medioevo iniettavano a
scopo di ricerca autoptica sostanze coloranti nei vasi sanguigni. E' dunque
probabile che fra varie sperimentazioni abbiano trovato il modo raggiungere
questo risultato. Ad esempio, addizionando al sangue sale da cucina e succo di
limone (ottenendo citrato sodico). Né si può escludere che la coagulazione sia
stata impedita da interferenze prodotte dal vetro delle ampolle, che avrebbe
inibito uno o più dei delicati stadi che portano alla formazione della fibrina.
Sebbene questa discussione dei fenomeni relativi alle fluidificazioni sia
ragionevolmente completa, il problema, per il credente, resta aperto. E non si
può dargli torto. Vi sono almeno due buone ragioni per rifiutare la spiegazione
scientifica...
La prima ragione è ovvia: il massimo che possiamo pretendere da una
teoria è che questa concordi con i fatti con il più alto grado di accuratezza
pretendibile dai nostri mezzi di misurazione. Poiché non abbiamo fatto misure,
il grado di accuratezza della teoria proposta non è valutabile; anzi, potrebbe
essere falsa.
La seconda ragione - come ha chiarito il filosofo Karl Popper - è
epistemologica: è più facile provare che una teoria sia falsa piuttosto che
vera. Infatti, lo stesso fenomeno può avere differenti spiegazioni possibili.
La plausibilità di una teoria non è una garanzia. Una teoria nasce per
spiegare un insieme di fenomeni osservati in natura o prodotti nei laboratori
scientifici. Tuttavia, una teoria non è un teorema matematico, che può essere
dimostrato a partire da certi presupposti, non importa se siano veri o falsi. E
proprio perché una teoria non è un teorema matematico - secondo Popper - non
si può provare che è "vera", giacché non si può escludere che la
vera descrizione della realtà risieda in un'altra teoria. Questo perché, nel
formulare una teoria, teniamo sotto osservazione i soli fenomeni che riteniamo Comunque, questo limite delle teorie merita una precisazione. Isaac Asimov,
il noto romanziere e divulgatore scientifico, propose un interessante paragone a
proposito della teoria dell'evoluzione ma la cui congruità è valida in
generale. Eccolo: "Io guido un'automobile e voi anche. Io, per esempio, non
conosco esattamente il funzionamento del motore. Forse neanche voi. E può darsi
che le nostre idee confuse e approssimate sul funzionamento di un'automobile
siano un pò contraddittorie. Dobbiamo dedurre da questo disaccordo che
l'automobile non funziona o non esiste? O, se i nostri sensi ci obbligano ad
ammettere che l'automobile esiste e funziona, dobbiamo concludere che è spinta
da un cavallo invisibile perché la nostra teoria sul motore è
imperfetta?".
Allora, perché rifiutare teorie che cònfutano fenomeni apparentemente
inspiegabili? Chi respinge il concetto di miracolo, crede di avere un alleato nella
logica, mentre offre solo una manifestazione di "pensiero debole".
Come è chiaro, la conclusione (3) si basa su un assunto dogmatico (2)
giacché le leggi naturali non sono note in tutte le condizioni.
Da quanto discusso, appare evidente che il modo più corretto per
concludere questa discussione, che ha fini puramente speculativi ed è
propriamente inerente l'epistemologia, è ricordare la cosiddetta
"scommessa di Pascal"...
supponiamo di accettare la dottrina della Chiesa Cattolica. Se la Chiesa
è nel falso, non guadagneremo né perderemo, ma se è nel vero otteniamo la
possibilità di andare in cielo. Se viceversa non accettiamo la dottrina
cattolica, ci neghiamo la possibilità della salvazione. Dunque, conviene
credere...
ma con lo stesso ragionamento dovremmo credere a tutte le religioni?
William James sosteneva fermamente la sua volontà di credere. Magari in quella
cristiana perché ha il conforto dei miracoli. Bertrand Russell affermava la sua
volontà di dubitare. Ma, in conclusione, il punto in discussione è la fede. E
la fede, almeno quella nelle cose celesti, non deve aver bisogno di prove. Cosí,
la posizione corretta è quella di monsignor Luigi Pignatello portavoce del
cardinale Giordano, intervistato a proposito del miracolo di San Gennaro:
"E' la fede che vi attribuisce un intervento di Dio", precisando però
che il suo non è scetticismo: "Dico soltanto che non ho bisogno di
miracoli!"
Secondo la documentazione storica, San Gennaro, vescovo di Benevento, fu
decapitato a Pozzuoli nel 386; il suo corpo venne portato nelle catacombe di
Napoli, quindi a Benevento, poi a Montevergine, infine ancóra a Napoli nel
1497.
Fatto è che dal 1820, grazie agli esperimenti del fisico danese Hans Christiaan
Oersted, è noto che anche un circùito elettrico percorso da corrente genera un
campo elettrico capace di orientare l'ago di una calamita. Così, per i moderni
studiosi, la scatola conterrebbe non un magnete, bensì un circùito elettrico
(solenoide) alimentato da una fotocellula. La presenza di luce attiva la
fotocellula (la paglia nasconde il contenuto della scatola ma non impedisce il
passaggio della luce) provocando nel circùito un passaggio di corrente con
associato il campo magnetico che orienta l'ago della bussola. Tutto ciò, però,
si verifica generalmente solo se la luce è quella solare, anche se debole (le
leggi dell'effetto fotoelettrico dimostrano che al di sotto di una certa
frequenza, le radiazioni elettromagnetiche, indipendentemente dalla loro
intensità, non provocano l'effetto fotoelettrico). E sarebbe difficile
convincere gli studiosi che il contenuto della scatola fosse un magnete dal
bizzarro comportamento (sebbene non potrebbero dimostrare la loro teoria senza
aprire la scatola); però, la stesso fenomeno confonderebbe chi ha scarsa
dimestichezza con la fisica.
Tuttavia, allontanandoci da Napoli, vi sono altre due reliquie per le quali il
fenomeno della liquefazione si presenta con regolarità

ampolla contenente la reliquia di San Pantaleone allo stato di gel. La maglia
molto fitta dell'inferriata posta a perenne protezione della reliquia, impedisce
di ottenere una fotografia più dettagliata e rende difficoltosa l'osservazione

ampolla contenente la reliquia di San Lorenzo allo stato fluido
Qualsiasi fenomeno fisico o chimico che sia ripetibile e di discreta durata si
presta bene, in generale, all'osservazione diretta e quindi può essere
agevolmente studiato e per quanto possibile spiegato. Così, lo studioso che
esaminasse la scatola di vetro del nostro esempio, non tarderebbe a constatare
le circostanze in cui si manifesta il fenomeno: la presenza di luce, ma non
quella fornita da un gruppo di candele accese. Pertanto, articolerebbe la sua
spiegazione in tre punti:
Questo che sembra una sorta di espediente, però non è arbitrario: sebbene le
ipotesi ausiliarie possano essere sempre aumentate in modo da sostenere H,
ciò si può fare finché la spiegazione non diventi talmente complicata da
preferire una nuova teoria. In questo caso, l'esperienza suggerisce di applicare
il cosiddetto "rasoio di Ockam": fra due ipotesi è preferibile la più
semplice in quanto richiede meno condizioni da verificare.
Quando è impossibile un controllo sperimentale riproducibile, allora
l'ipotesi può essere controllata aspettando il verificarsi di quei casi
in cui le condizioni specificate siano realizzate naturalmente (sic!).
Il breve sommario - riferito alle reliquie di San Gennaro - riportato nel
riquadro, fornisce qualche esempio relativo a fluidificazioni avvenute in date
non canoniche. Anche per la reliquia di San Lorenzo possiamo citare due
fluidificazioni straordinarie: nel 1967 al termine di un'ostensione di una
settimana a Firenze e nel 1969, durante il viaggio di ritorno da un
pellegrinaggio a Milano.
Conan Doyle fa dire a Sherlock Holmes: "Quando hai eliminato tutte le
ipotesi impossibili, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la
verità". Quest'affermazione perentoria, più che altro va intesa come un
suggerimento volto a vagliare qualunque ipotesi sebbene improbabile. Così, in
passato, si pensava che la liquefazione fosse indotta dall'attesa dei fedeli
che, concentrandosi in preghiera nell'attesa del miracolo, in qualche modo
catalizzassero l'evento. Questa spiegazione, che invoca discutibili fenomeni
paranormali, non è certo soddisfacente. Viceversa, appare più verosimile
pensare che i mesi in cui avviene l'evento siano caratterizzati da temperature
relativamente elevate, che incrementate dal calore delle candele e da quello
dissipato dalla folla dei fedeli (occorre considerare che ogni persona, già in
condizioni d'immobilità, scambia con l'ambiente 100 calorie ogni ora)
richiamata all'interno delle chiese nei giorni d'attesa dell'evento,
trasferiscono alle reliquie l'energia necessaria per portarle in una condizione
nella quale vibrazioni anche poco intense, come quelle che si verificano durante
l'ostensione, possono completare la fluidificazione.
Queste sostanze le troviamo anche in cucina: ketchup, gelatina, maionese,
senape e miele, sono esempi di fluidi la cui viscosità diminuisce quando
vengono sottoposti a sforzi di taglio; ad esempio spalmandole con un coltello, o
estrudendole da un tubo come quello delle paste dentifricie. Detto
comportamento, è conseguenza del fatto che le molecole componenti sono
"aggrovigliate" tra loro in modo da conferire all'insieme una certa
consistenza. Queste molecole, sottoposte a trazione, tendono a sgrovigliarsi e
passano in uno stato più fluido. Anche la temperatura ha influenza sulla
viscosità che, generalmente, subisce la maggior diminuzione percentuale tra 10
e 40 0C. La ragione è facilmente intuibile pensando
che il calore fornisce l'energia necessaria per spezzare i deboli legami
elettrostatici che "aggrovigliano" la struttura delle sostanze.
Ovviamente, se dalla cucina ci spostiamo in un laboratorio chimico, possiamo
disporre di sostanze che presentano caratteristiche più intriganti...

Questa obiezione è corretta: se una scatola nera A si comporta in modo
simile ad una scatola trasparente B, non è lecito inferire che il
contenuto delle due scatole sia lo stesso. Si può solo conludere che B
è un modello soddisfacente di A.
In effetti, questi esami rispettosi dell'integrità delle reliquie - che non
sono state aperte - hanno permesso di individuare solo la presenza di ferro.
Ora, sebbene il ferro sia un elemento caratteristico dell'emoglobina, è ovvio
che la sua presenza non implica necessariamente quella dell'emoglobina,
componente essenziale del sangue.
D'altra parte, anche la presenza di emoglobina non sarebbe probatoria: le
ampolle potrebbero contenere piccole quantità di sangue miscelato con una
sostanza tissotropica. Per di più, molte specie di piante appartenenti al
genere Dracaena contengono sostanze resinose rossastre (il cosiddetto
sangue di drago) usate in medicina popolare e come sostanze coloranti. Unendole
con grasso animale, si ottiene una miscela di aspetto simile al sangue: la
reliquia di San Lorenzo è stata descritta come costituita da "sanguine et
pinguedine".
Comunque, anche il sangue, come molti fluidi biologici (latte, linfa delle
piante), presenta il fenomeno della tissotropia: è sufficiente che non sia
coagulato, bensì sedimentato. E quanto a questo, occorre sottolineare che non
è affatto certo che il sangue - se di sangue si tratta - sia coagulato.
Infatti, la coagulazione comporta che la parte corpuscolata del sangue, venga
intrappolata in una fitta rete di fibrina, la quale forma una struttura molto
compatta che in nessun caso può distruggersi e poi riformarsi. Tuttavia, la
coagulazione può essere impedita con varie modalità.
significativi.
Proprio perché sono solo teorie, ossia congetture che magari hanno una certa
probabilità di essere vere, ma sempre congetture, si risponde. Accettare questa
obiezione significa non aver compreso il metodo scientifico o essere molto
dotati di... preconcetti!
I credenti affermano che fra tutti gli eventi osservabili o tramandati, vi è
qualche miracolo. Una simile affermazione, che in forma astratta equivale a
"per tutti gli X, vi è qualche Y", è priva di
contenuto empirico in quanto non possiamo essere certi di aver esaminato e
controllato tutti gli X possibili, né di aver visto tutti gli Y
(a causa della limitazione "qualche"). In altre parole, questo è un
procedimento d'indagine deduttiva che, oltre a non essere informativo, in quanto
le conclusioni sono contenute nella premessa, porta ad una generalizzazione che
non è necessariamente vera. Infatti, consideriamo la seguente argomentazione: