OTTO PER MILLE
Dal sito dell'ADUC e da
"La pulce nell'orecchio" riporto alcuni lavori di interesse di
Annapaola Laldi sulla vicenda truffaldina del finanziamento principalmente della
Chiesa cattolica. Si parla anche del dove vanno a finire i soldi destinati allo
"Stato".
Roberto Renzetti
http://www.aduc.it/dyn/ricerca/index.php?ricerca=Annapaola%20Laldi&tipo=&L1=0
http://www.aduc.it/dyn/ricerca/?ricerca=OTTO+PER+MILLE&tipo=pulc&x=24&y=16
15 Aprile 2001
OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO
Primavera bislacca. Con qualche brivido che ti corre per la schiena. Non
solo per la temperatura a volte piu' bassa di quella di febbraio, ne' al
pensiero del dilemma pasquale "mangio l'uovo di cioccolata o non lo
mangio", perche', a dispetto del film, la cioccolata, in francese o
in italiano che sia, ti fa male lo stesso, ma soprattutto perche' e'
tempo di cominciare a compilare il "730" o comunque a ordinare
le carte per il "740", pardon, l'"UNICO", che sara'
anche unico, ma intanto tutti gli anni e' li' che ti aspetta al varco.
E a tutto cio' si lega anche la domanda: l'otto per mille a chi lo do'?
Perche', se non esprimo la mia preferenza, nei fatti la esprimo .... per
lo Stato e la Chiesa cattolica, perche' cosi' vuole la legge. E l'altra,
che credo attraversi la mente di tutti, almeno per un istante: ma di
questi soldi che se ne fanno?
Cosi', mi e' venuto in mente di andare a curiosare sull'argomento,
partendo dalla quota attribuita allo Stato. L'unico rendiconto preciso
che ho trovato e' stato quello del 1999; di quello del 2000 ho rinvenuto
solo una traccia nelle osservazioni di una commissione parlamentare.
Prima, pero', un sia pur breve riassunto "delle puntate
precedenti", cioe' del perche' e per come esiste questa cosa che si
chiama "Otto per mille". Per chi se lo sia dimenticato o,
forse per ragioni anagrafiche, se lo sia ritrovato fra i piedi senza
sapere chi ringraziare.
La nascita dell'OTTO PER MILLE va ricercata nella L.222/1985
che si intitola "Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in
Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle
diocesi" . Questa e' una legge scaturita dalla revisione del
Concordato tra l'Italia e la Santa Sede, che fu firmata da Craxi e
Casaroli il 18 febbraio 1984.
L'art.47, secondo comma, di questa legge recita, infatti: "A
decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici
sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi
di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione
statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione
della Chiesa cattolica", mentre il terzo comma stabilisce che
"le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla
base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione
annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei
contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte
espresse". L'art.48 precisa meglio i binari su cui dovra' muoversi
la gestione dell'otto per mille, affermando che: "Le quote di cui
all'articolo 47, secondo comma, sono utilizzate: dallo Stato per
interventi straordinari per fame nel mondo, calamita' naturali,
assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa
cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del
clero, interventi caritativi a favore della collettivita' nazionale o di
Paesi del terzo mondo".
Per completezza di informazione, va detto che, con la firma delle INTESE
scaturenti dall'art.8 della Costituzione, avvenuta fra il 1984 e il
1993, la possibilita' di fruire dell'otto per mille e' stata estesa alla
Chiesa valdo-metodista, all'Unione delle chiese cristiane avveniste del
7° giorno, alle Assemblee di Dio in Italia, all'Unione delle comunita'
ebraiche, all'Unione cristiana evangelica battista in Italia e alla
Chiesa evangelica luterana in Italia; e resta aperta per ogni altra
religione o confessione religiosa che firmi, in futuro, un'Intesa con lo
Stato italiano.
Resta pero' poco comprensibile come mai lo Stato si sia messo su questo
piano concorrenziale con religioni e confessioni religiose, come mai sia
ricorso a questo artificio che lo caccia in molte difficolta' e
contraddizioni.
Attualmente la gestione dell'otto per mille devoluto allo Stato e'
regolata dal D.P.R.
10 marzo 1998, n.76 , in cui, all'art.2 si precisa che: "Sono
ammessi alla ripartizione della quota dell'otto per mille a diretta
gestione statale gli INTERVENTI STRAORDINARI per fame nel mondo,
calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni
culturali" (comma 1). Che cosa si considera per STRAORDINARIO a
proposito di fame nel mondo e conservazione dei beni culturali cerca di
dirlo (a me pare con modesti risultati per la mente del normale
cittadino) l'art.2 (comma 6), quando afferma che: "gli interventi
..... sono considerati straordinari ...... quando esulano effettivamente
dall'attivita' di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e
non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa
destinazione delle risorse finanziarie".
Un'ulteriore sosta su questo articolo. Il comma 2 prevede che "gli
interventi per fame nel mondo sono diretti alla realizzazione di
progetti finalizzati all'obiettivo dell'autosufficienza alimentare nei
Paesi in via di sviluppo, nonche' alla qualificazione di PERSONALE
ENDOGENO da destinare a compiti di contrasto delle situazioni di
sottosviluppo e denutrizione che minacciano la sopravvivenza delle
popolazioni ivi residenti". A parte la curiosita' di sapere cosa ha
voluto dire il legislatore con "ENDOGENO" al posto di
autoctono (che per le persone sembrerebbe, vocabolario alla mano, il
termine corretto), cio' che colpisce e' il fatto che, a fronte di queste
parole, nel 1999, ad esempio, per questo scopo e' stato stanziato lo
0,44% della cifra disponibile (e cioe' 154 milioni e mezzo su 34
miliardi e 740 milioni). L'impressione e' che qualcosa in questo settore
non funzioni un gran che.
Il DPR 76/98 prevede inoltre che possano "accedere alla
ripartizione ...... le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche
e gli enti pubblici e privati", escludendo ogni fine di lucro e
dettando i requisiti soggettivi (art.3) e oggettivi (art.4) per poter
usufruire del finanziamento.
Riportando le cifre dello stanziamento del 1999 per il settore
"fame nel mondo", eccoci arrivati al nocciolo della questione.
Come spende lo Stato i soldi dell'otto per mille?
Possiamo vederlo con precisione per il 1999, grazie al Decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 novembre 1999 .
Intanto va detto che lo stanziamento iniziale era stato di 198 miliardi.
Com'e' che si e' arrivati, invece, ai 34 miliardi e 740 milioni che ho
menzionato prima?
Ben 166 miliardi e mezzo sono stati spesi dal Governo con lo strumento
del decreto-legge quindi saltando a pie' pari la disposizioni dell'art.7
(commi 1 e 2) del DPR 76/98, in cui si stabilisce che "entro il 30
settembre di ogni anno" il Presidente del Consiglio deve sottoporre
lo schema del decreto di ripartizione della quota dell'otto per mille
alle competenti commissioni parlamentari.
Di questi, mentre 26 miliardi sono stati attributi alla protezione
civile per la ricostruzione nei comuni messinesi a seguito del terremoto
del 14 febbraio 1999 (6 miliardi e mezzo) e per interventi straordinari
dei Vigili del Fuoco relativi agli incendi boschivi (20 miliardi), e
quindi destinati a uno scopo in linea con quanto richiesto dalla
normativa, gli altri 140 miliardi sono stati spesi per missioni di pace.
E qui la rispondenza alla normativa e' dubbia. Lo e' di certo nel primo,
in cui 40 miliardi sono serviti a coprire le spesa della destinazione di
150 osservatori dell'OCSE in Kossovo e di 250 militari in Macedonia,
perche' questo personale risulta dipendente da organismi e ministeri ben
individuati che hanno un proprio bilancio con cui coprire le spese, e lo
e' anche nel secondo caso in cui sono stati attribuiti 100 miliardi per
l'assistenza ai rifugiati in Kossovo, perche' nella normativa si parla,
si', di assistenza ai rifugiati, ma a quelli che sono in Italia. E per
questi ultimi, nel 1999, la spesa a carico dell'otto per mille è stata
di 829 milioni scarsi.
Cio' che e' rimasto (31 miliardi e mezzo) e' stato integrato da una
successiva legge con altri 3 miliardi e 200 milioni e la ripartizione e'
quella presentata nella tabella che segue, in cui le cifre sono espresse
in milioni:
Fame nel mondo Calamita’ naturali Assistenza rifugiati Conservazione
beni culturali Per edifici religiosi cattolici Per altri beni culturali
Varie (1) Totali 154,446 2.798 828,714 16.794,148 11.355,692 2.809
34.740 0,44% 8,1% 2,4% 48,34% 32,62 % 8,1% 100% (1) Sono interventi
messi esplicitamente in rilievo dal decreto come particolarmente
meritevoli di attenzione, anche se, probabilmente, al limite dell’ammissibilita’
circa i requisiti previsti dal D.P.R. 76/98: 1) Istituto italiano per
gli studi filosofici di Napoli (1 miliardo); 2) Societa’ geografica
italiana (199 milioni); 3) Fondazione Istituto Gramsci (300 milioni); 4)
Provincia di Ascoli Piceno (900 milioni); 5) Accademia di Studi
italo-tedeschi di Merano /Meran (410 milioni). Cio' che salta agli occhi
in questa tabella e' che per la conservazione e il restauro di edifici
religiosi cattolici e' stato speso il 48,34% del totale.
Perche' di questi edifici di culto non si e' presa cura, in primo luogo,
la Chiesa cattolica con i proventi che le arrivano grazie agli articoli
46 e 47 della L.222/1985?
Perche' lo Stato, con i soldi dell'otto per mille, non favorisce il
recupero di edifici civili che sicuramente ci sono, e che potrebbero
rispondere anche ai bisogni di aggregazione della popolazione (penso ai
giovani o comunque a chi ha ama fare musica, teatro o altro ancora, e ha
difficolta' a trovare spazi dignitosi e a buon mercato)?
E anche: perche' lo Stato si e' arrogato il diritto di devolvere, nei
fatti, alla chiesa cattolica del denaro che esplicitamente e' stato
devoluto a esso Stato e altrettanto esplicitamente negato alla chiesa
cattolica (e alle altre confessioni e religioni a cui e' possibile
attribuirlo)? Non si configura questo fatto come un aperto dispregio
della volonta' dei cittadini?
Per quanto riguarda la gestione dei fondi del 2000, come ho gia'
accennato, l'unica fonte che ho trovato e' il resoconto della
Commissione Istruzione della Camera (12.10.2000) , che fornisce comunque
dati interessanti. Si viene infatti a sapere che anche l'anno scorso il
Governo ha "sottratto" 110 miliardi (dagli originari 200) per
prorogare missioni internazionali di pace, "che" -osserva
questa Commissione- "potrebbero .... essere piu' opportunamente
finanziate a carico di altri capitoli del bilancio". Dei restanti
90 miliardi, 11 sono destinati a interventi per calamita' naturali, 21
per l'assistenza ai rifugiati e 51 per la tutela dei beni culturali.
Sarebbe importante sapere se, anche nel 2000, sono stati privilegiati di
nuovo i luoghi di culto cattolici.
Dalla lettura di questo resoconto, cosi' come dei pareri della
Commissione Bilancio del Senato del 1997 e del 1999, si nota l'esistenza
di molti problemi inerenti alla gestione dell'otto per mille: dalla
contestabilità dell'uso di ingenti somme con lo strumento del decreto
legge alla ricerca di una "giustizia" nella distribuzione dei
fondi non solo fra i vari settori (umanitario, ambientale e culturale),
ma anche, e forse soprattutto, fra le varie regioni. Insomma, un bel
motivo di ulteriori rammarichi, divisioni, polemiche.
Ed emerge così con forza il problema che sta alla radice: ma ha davvero
un senso che lo Stato si metta in concorrenza con le religioni e si
faccia assegnare un contributo da gestire "a scopi di interesse
sociale, ambientale o umanitario", quando perseguire questi scopi
fa parte integrante della sua ragion d'essere?
Lascio aperta la questione. Forse l'argomento e' capace di appassionare
e c'e' caso che qualche lettrice o lettore abbia voglia di dire la sua.
Intanto BUONA PASQUA. Comunque sia intesa.
OTTO PER MILLE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE: OPPORTUNITA' O
TRAPPOLA?
IL CONCORDATO CON LA CHIESA CATTOLICA
L'otto per mille (da ora in poi OPM) nasce con l'art.47 (commi 2 e
3) della L.222/1985
(Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il
sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi) .
Tale legge, a sua volta, e' il frutto del lavoro di una
commissione paritetica fra Italia e Santa Sede istituita il 18
febbraio 1984, quando fu firmato l'accordo di revisione del
Concordato del 1929, e si occupa esclusivamente, come dice il suo
titolo, di questioni economiche.
Le ragioni storiche che, fin dalla fondazione dello Stato
unitario, hanno spinto i diversi governi italiani a considerare
l'Italia come in "debito" verso la Chiesa cattolica, la
portata dell'ampio e multiforme impegno economico che lo Stato
italiano attualmente dispiega a suo favore, nonche' alcune
problematiche interne alla Chiesa relative alla gestione
centralizzata del finanziamento statale , sono ben spiegate e
documentate in un articolo di Marcello Vigli a cui volentieri
rimando.
L'art.47 della L.222/1985, al comma 2, stabilisce dunque che:
"A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari
all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche,
liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e'
destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere
umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di
carattere religioso a diretta gestione della Chiesa
cattolica", mentre, al comma 3 precisa che "le
destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla
base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di
dichiarazione annuale dei redditi. IN CASO DI SCELTE NON ESPRESSE
DA PARTE DEI CONTRIBUENTI, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN
PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE".
Parlando, quindici giorni fa sempre su questa rubrica, dell'otto
per mille a diretta gestione statale, mi chiedevo perche' mai lo
Stato si fosse messo su un piano concorrenziale con le Confessioni
religiose, cacciandosi automaticamente nella enorme contraddizione
di chiedere ai contribuenti un "obolo" per perseguire
scopi (di interesse sociale, ambientale, culturale, umanitario)
che fanno parte integrante della sua ragion d'essere. Con tutto il
carteggio di rammarichi, divisioni, polemiche che ne accompagnano
la gestione, come e' ben testimoniato dai resoconti delle
commissioni parlamentari.
Il motivo c'e', e va detto che sembra assolutamente estraneo ai
diretti interessi dello Stato, ma direi anche alla sua etica. Lo
Stato HA DOVUTO RECITARE LA PARTE DEL CONCORRENTE della Chiesa
cattolica per assegnarle una parte piu' alta di finanziamento
rispetto a quella che le verrebbe in base alle SCELTE ESPRESSE dei
contribuenti. Per capire bene il meccanismo e' meglio fare un
esempio pratico. Mi riferiro' al 1996 (IRPEF 1995), anno di cui ho
trovato i dati ufficiali relativi alle percentuali, salvo il
numero preciso dei contribuenti, che comunque si dovrebbe aggirare
intorno ai 30 milioni.
In quell'anno ha espresso la scelta il 45,49% dei contribuenti. Di
questi, l'82,56% ha scelto la Chiesa cattolica, ed e' questa
percentuale dell'OPM che le e' stata assegnata in virtu' di
quell'ultima frase dell'art.47 (comma 3) della L.222/1985.
Ma, rispetto alla totalita' dei contribuenti, la percentuale di
chi ha scelto la Chiesa cattolica si attesta al 37,56%, ed ecco
quindi che quella disposizione fa lievitare ampiamente la
percentuale reale, facendo contare circa due volte e mezzo ogni
firma a favore della Chiesa. Ma, per poter fare questa operazione,
per poter, cioe' distribuire sempre e comunque tutto l'OPM, era
necessario che entrasse in gioco un partner, che non poteva che
essere lo Stato.
Se, infatti, lo Stato si fosse limitato a mettere a disposizione
questa cifra e avesse detto ai contribuenti: "Chi vuole, puo'
destinarla alla Chiesa cattolica", e' chiaro che ad essa
sarebbe potuta e dovuta andare SOLTANTO la parte indicata
espressamente (il 37,56% nel 1996), e il resto sarebbe tornato
nella disponibilita' dello Stato, senza la minima complicazione
per quest'ultimo. Ma il fatto che i beneficiari dell'OPM, in
partenza, siano stati due -Chiesa cattolica e Stato- ha permesso
di dividere fra i due tutta la torta, tenendo conto delle
percentuali calcolate sulle scelte espresse, e ignorando, quindi,
ogni riferimento alla totalita' dei contribuenti, alla loro reale
volonta'.
Questo e' il "vizio d'origine" dell'OPM, che continuera'
a persistere anche con l'aumento dei beneficiari e che, come si
vedra' alla fine, potrebbe rappresentare una vera e propria
trappola anche per lo Stato.
LE INTESE CON ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE
Se il Concordato scaturisce dall'art.7 della Costituzione, le
INTESE con altre confessioni religiose, come spiega con chiarezza
Gianni Long in un suo articolo , derivano dall'art.8 del testo
costituzionale.
Fino a oggi le Intese firmate e ratificate dal Parlamento sono sei
(Valdesi nel febbraio 1984, Avventisti e Assemblee di Dio in
Italia (ADI) nel dicembre 1986, Unione Comunita' ebraiche nel
febbraio 1987, Battisti e Luterani rispettivamente nel febbraio e
nel marzo 1993).
In un primo tempo, tuttavia, Valdesi e Avventisti non accettarono
di concorrere all'assegnazione dell'OPM, cosa che fecero
successivamente, con la revisione dell'Intesa, rispettivamente,
nel 1993 e nel 1996.
Allo stato attuale la situazione e' questa: I BATTISTI sono gli
unici che NON concorrono alla ripartizione dell'OPM.
I VALDESI E l'A.D.I. accettano ESCLUSIVAMENTE il finanziamento IN
BASE ALLE SCELTE ESPRESSE e dichiarano che "la quota relativa
ai contribuenti che non si sono espressi in merito resta di
pertinenza dello Stato". Una sommessa domanda sembra lecita,
ed e' se lo Stato onori davvero questa disposizione, dal momento
che per ora, nei conteggi pubblicizzati, non sembrano esserci
riscontri espliciti.
Ebrei, Avventisti e Luterani concorrono anche all'assegnazione
delle somme relative alle scelte non espresse.
RIEPILOGO DELLE SCELTE OPM NEL 1996.
Totale dei contribuenti: circa 30 milioni.
Scelte espresse: 45,49%.
La percentuale di gradimento di questo 45,49% di contribuenti e'
stata questa:
Chiesa cattolica: 82,56%
Stato: 14,43%
Valdesi: 1,48%
Avventisti: 0,80%
ADI: 0,41% ;
Luterani: 0,32%
(Gli Ebrei non figurano, perche' hanno firmato la nuova intesa che
contempla l'assegnazione dell'OPM solo quell'anno).
Mentre Valdesi e ADI si sono fatti calcolare la loro percentuale
esclusivamente sulla quota OPM risultante dalle scelte espresse,
fra Chiesa cattolica, Stato, Avventisti e Luterani e' stato invece
ripartito tutto l'ammontare OPM, in proporzione naturalmente delle
percentuali elencate sopra.
Ma e' giusto sottolineare di nuovo che, RISPETTO AL TOTALE DEI
CONTRIBUENTI , la percentuale di gradimento goduta da ciascuno di
questi soggetti e' stata la seguente:
Chiesa cattolica: 37,56%
Stato: 6,57%
Avventisti: 0,36%
Luterani: 0,15%.
Per completezza di informazione, va detto che l'OPM non e'
calcolato sull'IRPEF pagata dal singolo contribuente, bensi' sul
totale del gettito di questa imposta.
DESTINAZIONE DELL'OTTO PER MILLE
Avendo gia' parlato, sull'edizione del 15 aprile, della parte di
OPM a diretta gestione statale, vediamo oggi l'utilizzazione che
ne fanno le confessioni religiose.
Valdesi, Avventisti, A.D.I. e Luterani destinano i proventi dell'OPM
ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI SOCIALI, ASSISTENZIALI, CULTURALI ED
UMANITARI in Italia e nel mondo, affermando esplicitamente che
"intendono provvedere al mantenimento del culto e al
sostentamento dei ministri unicamente a mezzo di offerte
volontarie", fra le quali rientrano anche le cosiddette
"erogazioni liberali in denaro" (interamente deducibili
dal reddito), che l'art.46 della L.222/1985 prevedeva a favore
della Chiesa cattolica e che sono contemplate anche dalle Intese.
Diverso e' il discorso per Ebrei e Chiesa cattolica.
Gli Ebrei, a quanto pare di capire, destinano il contributo anche
per la "tutela e la cura degli interessi religiosi", ma,
come si assicura nell'art.2 della L.638/1996, che modifica la
precedente intesa del 1989, intendono mirarli "ad attivita'
culturali, salvaguardia del patrimonio storico, artistico e
culturale, interventi sociali ed umanitari volti in special modo
alla tutela delle minoranze contro il razzismo e
l'antisemitismo".
La Chiesa cattolica, invece, usa il gettito dell'OPM
prevalentemente per esigenze di culto e per il sostentamento del
clero. Per quest'ultima voce le "offerte liberali"
(art.46 L.222/1985) si sono attestate, negli ultimi anni, su circa
42 miliardi e, per esplicita ammissione della Chiesa cattolica,
non coprono che il 5% del fabbisogno per il mantenimento (non
sempre integrale, invero) dei 39.647 preti a servizio delle
diocesi. Cosi', nel 1996, dei 1.454 miliardi dell'OPM, a questo
scopo ne sono stati utilizzati ben 555, a cui si devono aggiungere
altri 10 per "assistenza domestica clero". Inoltre, per
esigenze di culto sono stati spesi 607 miliardi, 100 dei quali per
la tutela di beni culturali ecclesiastici. Sono, in tutto, 1172
miliardi che rappresentano circa l'80% dell'intero gettito OPM.
Per gli interventi caritativi, sempre nel 1996, la Chiesa
cattolica ha speso in tutto 283 miliardi, cioe' il 19,2% del
medesimo gettito.
OTTO PER MILLE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?
A parte i Battisti, che hanno rifiutato in blocco l'OPM,
sottolineando un aspetto della loro identita' di Chiesa che tiene
alla netta separazione dallo Stato e vuole intraprende iniziative
nelle realta' in cui si trova e nella misura in cui e' capace di
sovvenzionarle con le proprie forze, tutte le altre confessioni si
avvalgono, in un modo o nell'altro, di questa elargizione statale.
Questo fatto suscita alcuni interrogativi.
Riguardo alla Chiesa cattolica la domanda che s'impone e': perche'
essa, che e' senz'altro la piu' ricca e piu' seguita in Italia, ha
bisogno del gettito OPM per mantenere le attivita' di culto e i
propri preti, i quali, oltretutto (almeno per la legge
ecclesiastica), NON tengono famiglia, mentre le Chiese
protestanti, i cui pastori, di solito, la famiglia la tengono, e
che sono molto piu' piccole e frequentate da persone non certo
piu' ricche della media dei cattolici, riescono a finanziare
questo settore con le loro forze?''
"Problemi suoi", si sarebbe tentati di rispondere. Ma e'
proprio cosi'? L'atteggiamento che sta dietro, ad esempio, alla
pubblicita' primaverile della Chiesa cattolica, secondo cui, per
finanziarla, "basta una firma" che oltretutto "non
costa niente", diminuisce certamente il senso di
responsabilita' dei suoi "fedeli", e,
corrispondentemente, aumenta la pretesa che sia lo Stato a
mantenere un servizio che riguarda una parte dei cittadini
italiani. Non sarebbe un atto di civismo richiamare la Chiesa alla
responsabilita' dell'automantenimento e sfatare la credenza, che
la Chiesa cattolica cerca di accreditare di continuo, di essere al
servizio della "popolazione italiana" in blocco?
Anche alcune Chiese protestanti, ad esempio, svolgono incisive
attivita' sociali e mantengono istituzioni molto serie, come case
di riposo, ospedali, scuole, che possono essere definite al
servizio della "popolazione italiana", perche' vi e'
ammesso chiunque nel rispetto della sua propria liberta' di
coscienza. E se alcuni, come gli Ebrei, hanno istituzioni
riservate ai propri correligionarii, cio' accade ANCHE perche'
essi hanno una storia di emarginazione e persecuzione lunga
duemila anni, che li ha costretti a serrare i ranghi.
A ben guardare, pero', nonostante le apparenze, anche sulle
confessioni che utilizzano l'OPM per scopi diversi dal culto, c'e'
da chiedersi se, tutto sommato, sia pure indirettamente, i soldi
dello Stato non servano anche per il culto. Infatti, se per
attivita' sociali, culturali, umanitari, arriva a una Chiesa una
sovvenzione dallo Stato, e' chiaro che quella Chiesa puo'
destinare una quantita' maggiore delle sue risorse private alle
attivita' di culto.
Un altro problema riguarda le spese per la pubblicita'. Sia pure
in modo di gran lunga meno massiccio della Chiesa cattolica, anche
altre Confessioni un po' di pubblicita' se la fanno, specie nel
periodo della denuncia dei redditi. Ma questo denaro, che viene
speso dalle Chiese allo scopo di essere piu' gettonate dai
contribuenti, non e', alla fin fine, lo stesso denaro dei
contribuenti usato in modo distorto?
Inoltre, come nel caso dell'OPM allo Stato, tale finanziamento
puo' suscitare all'interno delle comunita' beneficiarie problemi
maggiori di quelli che intende risolvere, a cominciare da quello,
interno, della non facile gestione di un flusso di denaro comunque
piu' elevato di quello normalmente disponibile (una specie di
continua vincita al Superenalotto, per intenderci) per finire con
le aspettative che si creano, all'esterno, in virtu' di questo
accresciuto potenziale d'intervento, e che e' sempre facile
deludere..... Passando sempre e comunque dal rischio di una
diminuzione del senso di responsabilita' degli aderenti alle
singole Comunita'.
E ancora: l'accettazione dell'OPM non comporta anche
l'accettazione di un ruolo sussidiario rispetto allo Stato, una
sorta di divisione dei compiti, in cui alle Confessioni religiose
viene sempre piu' demandato quello di "soccorrere",
mentre lo Stato, di pari passo, puo' dimenticarsi la sua ragion
d'essere di garante dei diritti dei cittadini, specialmente dei
meno tutelati, che ne sono parte?
E' interessante notare come il livello piu' basso di scelte OPM si
trovi fra i contribuenti che hanno solo redditi da lavoro
dipendente e pensionati (modello 101/102) e che non sono tenuti a
inviare la dichiarazione dei redditi. Nel 1995, ad esempio, sono
stati appena 336.128, cioe' il 4,13% del totale ammontante a
8.131.000. Non potrebbe essere che almeno ad alcune di queste
persone non importi proprio niente di essere virtualmente tanto
ricche e potenti che basta una loro firma per trasferire soldi a
qualcun altro, preferendo di gran lunga che lo Stato le spremesse
di meno e le lasciasse davvero libere di gestirsi da sole i propri
soldi?
E vi e' un ultimo problema: non e' possibile che, fra non molto
tempo, aumentando il numero delle Intese e con l'entrata nel gioco
dell'OPM di Confessioni che possono avere un seguito, che era
impensabile al momento della revisione del Concordato, l'OPM
dimostri di essere una vera e propria tagliola? Che cosa potrebbe
succedere se diminuisse drasticamente la quota non assegnata e la
Chiesa cattolica, pur rimanendo percentualmente in prima
posizione, dovesse contentarsi di una fetta piu' piccola rispetto
a quella a cui e' abituata e di cui sembra avere un assoluto
bisogno? Chiederebbe forse allo Stato di elevare lo stanziamento
al 10 per mille?
E che cosa potrebbe succedere se, ad un certo punto, una o piu'
Confessioni pretendessero dallo Stato il riconoscimento di quei
privilegi che adesso sono riservati alla Chiesa cattolica?
Che cosa farebbe questo Stato, molti rappresentanti del quale
certo non brillano per indipendenza e fermezza nei confronti del
potere ecclesiastico?
E che un turbamento ai vertici ci sia su questo tema sembra
rivelarlo il fatto che le due Intese definite
"difficili", quelle con i Buddisti e i Testimoni di
Geova, firmate nel marzo del 2000, non hanno ancora trovato la
ratifica legislativa necessaria per renderle operanti.
A pensarci bene, l'otto per mille, che sembra una cosa da niente,
si rivela, in realta' la spia lampeggiante di tutto un sistema di
rapporti tra Stato e Confessioni religiose molto miope e
inquinato, allo stesso tempo, dal pregiudizio filocattolico. Puo'
essere bonificato e reso lungimirante, nel rispetto reale della
effettiva liberta' di coscienza di tutti ma proprio tutti i
cittadini?
E' questa, probabilmente, la domanda-chiave.
Link
CHIESA
CATTOLICA
Sull'OSSERVATORIO
DELLE LIBERTA' ED ISTITUZIONI RELIGIOSE
Fra i numerosi documenti si trovano alcuni rendiconti ufficiali
della Chiesa cattolica -Conferenza episcopale italiana sull'otto
per mille
CHIESA
VALDESE
I rendiconti dell'impiego dell'OPM ricevuto negli anni dal 1993 al
1996 si trovano sul sito
Informazioni
varie sull'OPM (dati statistici, svolgimento dei progetti, ecc.)
sono invece reperibili sul sito
AVVENTISTI
15 Giugno 2001
LA VERA STORIA DELL'OTTO PER
MILLE
C'era una volta..... un pezzo di legno!
No, cosa vi salta in mente? State buoni e tranquilli. Non
disturbate il guidatore, ehm, cioe' il narratore.
Dunque.
C'era una volta un re. Un re che, come in tutte le storie che si
rispettino, era vecchio e malato.
Veramente non era poi cosi' vecchio, perche' aveva poco piu' di
cinquant'anni, ma il fatto e' che erano successe tante di quelle
cose che avevano rivoluzionato il mondo in cui era nato che lui,
poveretto, non ce la faceva proprio piu'.
Il suo nome era Concordato. Beh?! E' un nome come un altro. Non
stiamo a guardare tanto per il sottile. O a spaccare il capello in
quattro, a cercare il pelo nell'uovo, e tutte quelle robe li'. Si
chiamava Concordato. Tutto qui.
Dunque questo re era malato gravemente. E per cercare di curarlo
lo fecero visitare da molti dottoroni di ogni specie. I consulti
durarono a lungo, perche' non si trovavano mai d'accordo fino in
fondo sulla cura.
In realta', non e' che a tutti interessasse molto che questo re
continuasse a vivere.
Alcuni, ad esempio, non sapevano neppure che esistesse; si', e'
vero, si imbattevano, a volte, nelle sue disposizioni, subivano
talora gli effetti della sua esistenza, come quando volevano
sposarsi e, soprattutto, separarsi o divorziare, e lui era li',
col dito puntato, a proibire, anche a coloro che non erano proprio
suoi sudditi, ma cittadini di una principessa che si chiamava Res
Publica, che pero', fin dalla nascita si era trovata, in certo
qual modo legata (qualcuno potrebbe dire quasi in ostaggio) del
vecchio re.
Altri, che erano contrari a ogni accanimento terapeutico,
avrebbero desiderato che la natura facesse il suo corso. Tanto
piu' che, se il re fosse morto,la principessa Res Publica avrebbe
potuto finalmente emanciparsi da quell'ambiguo legame, ma sapevano
anche che le speranze in tal senso erano scarsissime. Quel legame,
infatti, faceva talmente parte della costituzione della
principessa che, per liberarla, ci sarebbe voluta una operazione
di alta chirurgia. Ma i medici e i chirurghi, in generale, erano
dalla parte del re.
E infatti, dopo tanto affannarsi, finalmente, qualcosa accadde, e
due dottoroni, proprio i piu' specialisti e specializzati del
settore, riuscirono a trovare una terapia adeguata e insieme
firmarono la ricetta che doveva salvare il nostro re. Correva
l'anno 1984, addi' 18 di febbraio!
Il re, dunque, si poteva dire salvo, ma restava ancora tremebondo,
perche' era rimasto afflitto da un bacillaccio duro a piegarsi,
chiamato "bacillus oeconomichus", che si era annidato in
un ganglio vitale dell'organismo del vecchio re. Per cosi' dire,
nel suo tallone d'Achille. Per sconfiggerlo ci voleva un farmaco
nuovo, forse non ancora inventato, che restituisse davvero al re
la sua baldanza giovanile.
I due dottoroni si trovarono d'accordo anche su questo: avrebbero
mandato un gruppo di messi per tutto il regno a cercare questo
farmaco. Ciascuno dei due nomino' i messi di sua fiducia, e questi
partirono senza sapere bene, pero', com'era fatto e di cos'era
composto cio' che cercavano.
L'unica cosa certa e' che si dovevano sbrigare perche' avevano sei
mesi di tempo. Non un'ora di piu'. E se tornavano a mani
vuote..... Oddio, che problema! C'era di che perdere la testa.
Cammina cammina, i poveri messi erano arrivati quasi alla fine del
periodo loro concesso che non avevano concluso un granche'.
Avevano, si', raccolto qualcosa qua e la', formule, ricette,
qualche boccetta con liquidi di improbabili colori, ma nessuno
aveva loro garantito la soluzione del problema.
Finche'.....
Un pomeriggio, sul tardi, mentre si trascinavano accaldati (era
estate) in una landa desolata col sole implacabilmente addosso,
ecco, all'orizzonte, prender forma una figura, che procedeva a
balzelloni esprimendo una grande energia ed allegria.
"Buon per lui!", mormoro' uno dei messi, un po' in la'
con gli anni, che non si reggeva piu' in piedi, "Guarda
com'e' pimpante! O chi gliela da' tutta questa energia a
quest'ora?".
A mano a mano che la figura si avvicinava, i messi non mancarono
di notare alcune stranezze. Il suo procedere denotava, si',
energia e allegria, ma anche una certa durezza di movimenti. Gambe
e braccia si muovevano a scatti, come se al posto di ginocchi e
gomiti avesse avuto delle viti. "Toh", osservo' il piu'
giovane della comitiva, che pero' era abbastanza maturo anche lui,
"sembra Benigni quando fa il burattino....". Ma si
cheto' subito, sentendosi addosso lo sguardo gelato degli altri.
Benigni, infatti, a quell'epoca non era ancora saltato in collo
all'ambasciatore del re nel Granducato di Toscana, ma doveva gia'
aver girato "Il Pap'occhio", che al re e alla sua corte
non era garbato tanto.
Intanto, quella figura si stava avvicinando: che strana testa e
che faccia singolare! A ogni balzo in avanti il naso appariva
sempre piu' lungo, ma proprio lungo... e finiva con una punta come
quella di un ago. Se avesse dato una nasata a un palloncino, sai
che scoppio.
E sulla zucca tonda tonda, svettava un buffo cappello a pan di
zucchero che non se ne vedono piu' da millant'anni.
Boh! Che strana creatura. Pero' era una personcina educata. Quando
si trovo' a passare davanti a quel consesso, rallento', si tolse
il cappelluccio, e disse: "Sera, signori!".
"Buonasera, giovanotto! Fermati un momento. Forse ci puoi
aiutare", disse un altro dei messi.
"Oh, certo. Volentieri. In che cosa posso esservi
utile?", replico' il nuovo venuto.
"Mah, non lo sappiamo neppure noi. Vedi, stiamo cercando una
medicina per il nostro re, e finora non l'abbiamo trovata. Ma tu
che sei cosi' pieno di allegria, forse ci puoi consigliare su come
fare a darla anche al nostro re".
"Che cos'e' che ti fa essere cosi' allegro?", chiese un
terzo messo, che era diventato verde d'invidia, perche' lui,
poveretto, era sempre depresso a ogni ora del giorno e della
notte.
"Sono allegro, si'", rispose il ragazzotto. Perche' tale
era, in effetti, chiaramente, pur con tutta la sua strampalata
apparenza. "Altro che! Vedete, ho appena incontrato due
signori. Molto distinti e per bene. Un po' scarrettati, a dire il
vero. Voglio dire, hanno qualche problema fisico. Uno, poverino,
e' cieco. E quell'altro cammina con una stampella. Pero', sono
proprio dei signori. Per davvero. Signori.... in disagio.. Ecco.
Ho un po' d'esperienza nel volontariato, sapete?".
I messi, a cui, in quel momento, interessava soltanto il loro, di
disagio (che era veramente tanto), cominciarono a smaniare: "Si',
va bene. E allora?".
"E allora, questi due signori... tanto sfortunati, ma con un
cuore d'oro, grande cosi', mi hanno detto che in quel campo la'",
e mentre diceva queste parole, additava un campo poco distante
dietro a lui, dove sorgeva solitario un alberello un po' triste e
assetato, "si', proprio laggiu', se la sera ci metti OTTO
zecchini, la mattina dopo ne trovi MILLE!".
"Eureka!", grido' il messo piu' vecchio, tutto
ringalluzzito, "Ho trovato!".
"Che cosa?", fece eco il depresso, speranzoso:
"L'acqua della vita?".
"No, meglio. L'OTTO PER MILLE!".
E fu cosi' che i messi tornarono felici e contenti alla base,
sicuri della bonta' del ritrovato. Che fu accolto con grande
gaudio da parte della corte. I dottoroni approfondirono la
conoscenza del rimedio, e trovarono che, per avere l'effetto
desiderato, doveva essere somministrato una volta all'anno, al
solstizio d'estate dalla principessa Res Publica in persona, la
quale, forse per dimostrare che la pozione non contiene veleni, ne
deve assumere anche lei una (seppur piccola) parte.
In effetti, il vecchio re, appena ebbe solo annusato l'odore del
rimedio, balzo' su tutto pimpante e ringalluzzito. (Mentre, a dire
il vero, la principessa, dopo l'assunzione della pozione, si trova
ogni volta in uno stato piuttosto confusionale).
La vita nella reggia riprese il suo vecchio ritmo e il re,
rigenerato, torno' a muoversi agile ed abile nel far credere a
(quasi) tutti che lui e' assolutamente necessario. Necessarissimo,
per tutto e per tutti. E per dimostrarlo, si da' un gran daffare e
trova da dire e da ridire su ogni cosa, anche, naturalmente,
secondo le sue migliori tradizioni, sugli affari che sarebbero
questioni private della principessa Res Publica, la quale, a
volte, non sa piu' cosa fare perche' anche i suoi ministri, molto
spesso, subiscono il fascino indiscreto dell'(ex-vecchio) re.
Il quale si e' dimostrato pure democratico e generoso.
In primo luogo, ha consentito che, all'epoca dell'assunzione della
pozione salutare, possano essere gli abitanti del regno -se
vogliono- a, per cosi' dire, dedicargliela. E per far questo gli
mandano un bigliettino con la loro firma. Ma, beninteso, che
gliela dedichino esplicitamente o non gliela dedichino, quattro
quinti del rimedio toccano a lui.
In secondo luogo, ha anche consentito che una piccola parte della
pozione gli abitanti del regno possano dedicarla, invece, ad
alcune principesse della prolifica famiglia Delle Intese. Per ora
sono cinque, le fanciulle, che rispondono al nome di "Intesa
Valdensis", "Intesa Judaica", "Dei Ecclesiarum
Italicae Nationis Intesa", "Luteri Ecclesiae
Intesa", "Adventus Intesa" (scusate se a volte il
cognome precede il nome, ma, per dirla con Aldo, Giovanni e
Giacomo, "cosi' e' la vita").
E', come gia' notato, una famiglia prolifica quella dei
"Delle Intese", e presto, sembra, altre due principesse
verranno ad aggiungersi alle sorelle or ora elencate.
Ma il re, adesso che ha ritrovato l'energia giovanile e anche di
piu', non se ne preoccupa molto, perche', per quanto numerose, i
fidi o simpatizzanti delle "7sorelle" che dedicheranno
una porzione dell'elisir a loro, restano un piccolo numero. Anzi,
tutto sommato, anche questo e' un elemento che porta acqua al
mulino e vigore alla salute del nostro re. Che dimostra cosi' di
possedere una vera magnanimita'.
Una sola cosa, talvolta, lo turba. Qualche notte gli capita di
sognare che, nella famiglia "Delle Intese", e' nata la
principessa "Mohammedensis Intesa". E allora si sveglia
di soprassalto tutto sudato. La profezia di una vecchia fata -e'
risaputo- annuncia che questa principessa non si contenterebbe di
restare tale, ma vorrebbe senza dubbio essere regina. E senza
vecchi (o giovani) re fra i piedi.
Ecco la vera storia dell'otto per mille, narrata a grandi e
piccini, che non puo' finire con la formula classica "e
vissero felici e contenti", perche' il re si e' votato al
celibato (e poi, diciamoci la verita', quale donna se lo vorrebbe
mettere all'anima?), ma puo' concludersi per ora -questo si'- con
l'altrettanto classica "Stretta la foglia, larga la via, dite
la vostra che ho detto la mia".
1 Marzo 2002
OTTO PER MILLE. PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE. COME FARE A
DOCUMENTARSI?
Sono una comune cittadina che vuole esercitare razionalmente la
scelta obbligata della destinazione della "sua" quota
dell'otto per mille (OPM) dell'IRPEF, senza piu' l'idea
pregiudiziale che ho avuto finora, che, cioe', attribuirla allo
Stato fosse la cosa laicamente piu' valida.
L'art.47 della L.222/1985, che istituisce l'OPM e che e' frutto
del Concordato fra la Repubblica italiana e la Santa Sede (Chiesa
cattolica), non lascia, infatti, una vera e propria liberta' di
scelta, ma crea, piuttosto, l'OBBLIGO della scelta fra un certo
numero di destinatari. All'inizio erano due soli, lo Stato e la
Chiesa cattolica; poi, per una intesa evidentemente tacita fra di
loro, il beneficio e' stato esteso ad altre confessioni religiose.
Attualmente, quindi, i contribuenti possono/devono scegliere fra
sette destinatari, che metto in ordine di apparizione sulla scena
dell'OPM: Stato e Chiesa cattolica (1985), Avventisti e Assemblee
di Dio in Italia -ADI- (1990), Chiesa valdese (1993), Chiesa
evangelica luterana in Italia (1995) e Unione delle Comunita'
ebraiche in Italia -UCEI- (1996).
Nel caso in cui i contribuenti non effettuino alcuna scelta -cosa
che nella realta' avviene in una percentuale quasi sempre
superiore al 50% - le quote corrispondenti vengono divise fra gli
altri beneficiari in base alla percentuale delle quote espresse,
con l'eccezione, per ora, di Valdesi e ADI, che riscuotono solo la
quota espressamente loro assegnata e destinano allo Stato le quote
non espresse che toccherebbero loro. Un esempio per tutti: nel
1999, si espresse solo il 45,49% dei contribuenti, e fra di loro
il 14,43% scelse lo Stato. Ebbene, allo Stato fu attribuito anche
il 14,43% delle quote non espresse. Ma se andiamo a guardare le
cifre assolute (circa 30 milioni di contribuenti), ci accorgiamo
che lo Stato ha incassato il 14,43% di tutto l'OPM, avendo
ricevuto SOLO circa il 6% del favore popolare (che diventerebbe un
8% scarso considerando le quote non espresse passategli da Valdesi
e ADI). Naturalmente, lo stesso discorso vale per gli altri
concorrenti (salvo, appunto, per ora, Valdesi e ADI), fra i quali
la Chiesa cattolica fa la parte del leone con l'82,56% dell'OPM a
fronte di un 37,56% di scelte effettive sul totale dei
contribuenti.
E dunque, finche' il meccanismo e' questo, i contribuenti che non
scelgono, scelgono eccome!
Da questa constatazione, per chi non ha motivi di privilegiare,
per credenza religiosa, ideali o ideologie, un beneficiario o
l'altro, deriva la necessita' di una scelta oculata e razionale.
La quale, ovviamente, e' possibile solo operando un confronto
1. fra gli scopi dichiarati nell'utilizzazione dell'OPM,
2. e su come realmente sono stati impiegati i fondi finora
ricevuti.
Ma come fare questo confronto? Dove andare a cercare tutti i dati
e le informazioni necessarie per effettuarlo?
Credo di non essere smentita, se affermo che per ora non esiste un
luogo in cui sia possibile a un comune contribuente effettuare
questa operazione con facilita' e senza troppo dispendio di tempo
ed energie. Non su Internet, non, come si usa dire oggi, "su
supporto cartaceo".
A me pare che sia una grave mancanza di rispetto verso i
contribuenti il fatto che lo Stato non metta a disposizione, in un
sito apposito ben pubblicizzato e di facile accesso, questo
materiale, e cioe' TUTTA LA NORMATIVA, da cui scaturisce l'OPM
(Concordato, Intese e altre leggi specifiche), TUTTI I DATI SULLE
ASSEGNAZIONI (in numeri assoluti e percentuali) e TUTTI I
RENDICONTI ANNUALI che ogni beneficiario e' tenuto a fare sulla
utilizzazione delle somme ricevute.
Ma non solo manca un sito del genere, che sarebbe proprio il
massimo del rispetto e della comodita'. La ricerca sistematica che
ho effettuato mi dice che questi dati non e' facile raccoglierli
neppure mettendosi in paziente navigazione. Molti di essi sono
semplicemente ignorati e quindi negati.... o molto ben nascosti.
Di questa ricerca do' qui i risultati sia per condividerli con chi
e' ugualmente interessato alla questione, sia per avere un
riscontro sulle mie capacita' (se qualcuno ha scoperto cio' che a
me non e' riuscito di trovare, saro' ben lieta di prenderne atto),
sia, infine, per richiedere in modo pressante a chi e' competente
in materia di assicurare una precisa informazione, di facile
fruizione per i contribuenti, su tutto cio' che riguarda l'OPM, e
in particolare sull'utilizzazione dei fondi. La richiesta si
rivolge, ovviamente, ai singoli destinatari dell'OPM (Stato
compreso), ma in particolare allo Stato, perche' la massima
carenza di informazione sembra essere di sua diretta
responsabilita'.
LEGISLAZIONE
La legislazione in materia si puo' raccogliere abbastanza
facilmente, sia pure spigolando qua e la'.
Una discreta fonte di informazioni e documenti e' l'Osservatorio
delle liberta' ed istituzioni religiose che si trova su ,
in cui c'e' anche qualcosa che riguarda la gestione dell'OPM.
EROGAZIONE OPM E RENDICONTI
Trovare informazioni su questi dati, invece, e' molto piu'
laborioso e talora impossibile.
Per quanto riguarda lo STATO, ho visitato i siti del Ministero
dell'INTERNO, dell'ECONOMIA E DELLE FINANZE e della PRESIDENZA DEL
CONSIGLIO DEI MINISTRI.
I risultati sono questi:
1. :
non si trova assolutamente niente, benche' sia il destinatario dei
rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni. A quanto
ho potuto constatare, manca un motore di ricerca interno;
2. :
a) Non si trova niente nel settore "Il sito dall'A alla
Z"; chiedendo alla "ricerca rapida" notizie
sull'otto per mille, essa fornisce un paio di schermate di corposi
documenti quali disciplinari di gare d'appalto o rapporti del
dipartimento per le politiche di sviluppo, che non sembrano avere
niente a che vedere con l'OPM;
a) entrando nel DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE FISCALI (ex
ministero delle finanze), il motore di ricerca interno segnala una
pioggia di modulistica per la denuncia dei redditi, con la
spiegazione di come effettuare la scelta per la destinazione dell'OPM.
Non c'e' verso, pero', di accedere alle informazioni sul numero
dei contribuenti, sull'ammontare degli introiti relativi, sulle
percentuali delle quote espresse, ecc...
3. PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI : e' l'organo a cui
la L.76/1998 attribuisce il compito di effettuare la ripartizione
dell'OPM a diretta gestione statale mediante un Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che deve essere
emanato entro il 30 novembre do ogni anno. Sulla homepage non
esiste alcuna indicazione relativa all'OPM, ne' si trova traccia
dei decreti secondo la L. 76/1998 (il primo risale al 1998)
nell'archivio dei provvedimenti presente in essa.
Solo un colpo di fortuna mi ha portato a cliccare su "MAPPA
DEL SITO" e da qui su "DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO
AMMINISTRATIVO" in cui ho trovato un settore dedicato all'OPM,
con la normativa che riguarda la gestione statale e un unico DPCM,
quello relativo all'anno 2000. Niente archivio per consultare
quelli del 1998 e 1999 ( per non parlare della gestione
precedente).
Per quanto riguarda l'informazione da parte delle CONFESSIONI
RELIGIOSE, comincio l'excursus dai
1. ,
perche' l'informazione che danno mi e' sembrata la piu'
immediatamente accessibile, precisa e aggiornata.
Sulla homepage e' ben segnalato il settore "8 per mille
informa", in cui si accede al rendiconto dell'assegnazione
dei fondi di tutti gli anni (nella fattispecie dal 1997 al 2000).
Tutto il materiale e' scaricabile con facilita'. Da notare che il
rendiconto del 2001, per quanto non ancora immesso su Internet, e'
stato pubblicato come inserto al settimanale "Riforma"
del 30 novembre 2001.
2. La CHIESA AVVENTISTA DEL 7° GIORNO presenta una maggiore
difficolta' di accesso. All'indirizzo www.avventisti.org non
si trova niente. Chissa' perche' bisogna andare all'indirizzo
http://ottopermille.avventisti.org/ per accedere ai rendiconti dal
1998 al 2000, che sono precisi. Tuttavia, per leggere i bilanci
del 1999 e del 2000 c'e' bisogno di "Acrobat Reader".
3. Sul sito della CHIESA CATTOLICA , attraverso il settore
"Dona la tua offerta", si accede al "rendiconto
2001", che riporta le cifre riscosse e impiegate nei vari
settori fin dal 1990. Specialmente per quanto riguarda le
"opere di carita'" (circa il 20% dell'introito OPM, il
che significa, per il 2000, 288 miliardi su 1244 ricevuti), le
indicazioni sono generiche, perche' si forniscono gli stanziamenti
globali e si citano solo alcuni esempi dei numerosi progetti
sostenuti, senza pero' dire, ad esempio, quali associazioni hanno
portato avanti i vari progetti. E' pero' vero che si parla di
"migliaia di opere realizzate con l'OPM" (4775 i
programmi finanziati nel Terzo Mondo). E' ipotizzabile che,
invece, nel rendiconto fatto al Ministero dell'Interno vengano
meglio specificati tutti gli interventi.
4. Le danno
notizie molto generiche e senza alcuna cifra solo per l'anno 2000.
Bisogna cliccare su "SEAS" (Servizi evangelici
assistenza sociale).
5. Della Chiesa evangelica luterana in Italia non ho trovato alcun
sito.
6. Sul sito dell' UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE si
trova il testo dell'Intesa con lo Stato, ma nessun resoconto sull'OPM.
A conclusione di questo viaggio nell'OPM, rinnovo a chi legge la
richiesta di integrare, se puo', le informazioni fornite e di
sollecitare soprattutto lo Stato perche' dia un'informazione
sull'argomento a tutto campo e immediatamente accessibile. (1.
Segue)
PRECISAZIONI
(inserite in data 4 marzo 2002)
Il pastore Alberto Saggese del Decanato CELI (Chiesa evangelica
luterana in Italia) mi segnala che il sito di questa chiesa è ,
e che la documentazione sull'OPM non è ancora disponibile on
line.
Il direttore di 'Riforma', Eugenio Bernardini, da parte sua, colma
una lacuna della mia informazione. L'estensione dell'OPM alle
altre confessioni religiose dipese da un emendamento estensivo
dell'allora Partito radicale che il governo e Parlamento accolsero
in sede di approvazione della L.222/1985.
Mi ricorda inoltre che è improprio parlare di 'Chiesa valdese',
ma che la dizione esatta è 'Unione delle chiese valdesi e
metodiste'.
Molto volentieri passo a chi legge queste informazioni e
precisazioni.
2 Marzo 2002
TASSA DELL'OTTO PER MILLE
COME E DOVE DOCUMENTARSI PER BEN RISPETTARE LA LEGGE? IMPOSSIBILE!
L'ADUC CHIEDE AL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DEGLI INTERNI DI CREARE UN SITO
INTERNET AD HOC E DI INVIARE A TUTTI I CONTRIBUENTI UNA INFORMATIVA
DOCUMENTATA, IN MODO CHE OGNUNO POSSA SCEGLIERE MEGLIO COME FARE IL SUO
DOVERE DI CONTRIBUENTE
Firenze, 2 marzo 2002. Fra qualche mese dovremo versare, con la denuncia
dei redditi, il contributo obbligatorio per le confessioni religiose, con
la sola alternativa, per chi non voglia farlo verso una religione, di
ridarlo allo Stato, per specifiche e presunte iniziative di utilita'
sociale.
La cosa migliore sarebbe l'abolizione di questa gabella -dice il
presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- e per questo siamo impegnati da
diverso tempo, ma nel frattempo auspichiamo che il Governo dia ad ognuno
un supporto informativo necessario per scegliere meglio, soprattutto
rispetto a come e dove questi contributi vengono utilizzati.
Sul portale dell'associazione, proprio nell'edizione uscita il 1
Marzo della rubrica "La Pulce nell'orecchio" , Annapaola
Laldi, che la cura e la aggiorna ogni quindici giorni, ha fatto una lunga
disamina su questo argomento, pubblicandone la prima puntata. La
giornalista collaboratrice dell'Aduc si e' posta la domanda "Otto per
mille. Per una scelta consapevole. Come fare a documentarsi?", ed e'
temporaneamente arrivata alla conclusione che farlo non solo non e'
semplice, ma e', allo stato, impossibile, con le eccezioni della Chiesa
Valdese e degli Avventisti del Settimo Giorno. La Chiesa Cattolica Romana
assorbe da sola l'82,56% (dati 1999) del gettito totale degli storni di
entrata (nonostante sia stata scelta solo dal 37,56% dei contribuenti, ma
il meccanismo "diabolico" della legge e' tale che, grazie a
coloro che non esprimono alcuna preferenza, arriva a queste percentuali),
ma si limita a informazioni generiche e non dettagliate. Eppure si tratta
di soldi pubblici che saranno sicuramente rendicontati, da chi li riceve
(le confessioni religiose) e da chi li eroga (lo Stato).
Rimandando coloro che vogliono meglio informarsi allo
specifico articolo ci domandiamo se sia lecito continuare con questa
donazione obbligatoria senza il conforto dell'informazione. E rivolgiamo
la domanda al ministero dell'Economia e Finanze, nonche' a quello degli
Interni, che e' il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle
varie confessioni. Chiediamo che sia fatto un sito web con tutte le
informazioni del caso, con rendiconti dettagliati. Non solo, ma visto che
la "internettizzazione" degli italiani non e' al 100% della
popolazione, chiediamo che, cosi' come arrivano a casa delle famiglie gli
euroconvertitori Lira/euro e le richieste minacciose di pagare il
canone/tassa Rai per il presunto possesso di un televisore grazie al fatto
stesso di esistere, si faccia arrivare a casa di ognuno un rendiconto di
come sono stati erogati questi soldi da parte dello Stato e, soprattutto,
i rendiconti che le specifiche confessioni religiose hanno rimandato allo
Stato per giustificare la buona e onesta gestione degli stessi.
Nel frattempo noi continueremo a cercare di informare gli italiani con i
nostri limitatissimi mezzi, praticamente sostituendoci allo Stato, felici
di smettere il piu' presto possibile.
L'otto per mille (OPM) è il frutto del nuovo Concordato (1984) fra la
Repubblica italiana e la Santa Sede, e fu ideato dalla Commissione paritetica
chiamata a stilare la bozza della legge che doveva regolamentare le questioni
economiche e finanziarie fra i due Stati. L'unico scopo dell'OPM è quello di
garantire il finanziamento statale alla Chiesa cattolica come tale. A tanto non
si era spinto il Concordato del 1929 che, pur riconoscendo a questa
numerosissimi privilegi - che, peraltro, non sembrano venuti meno - non la
finanziava direttamente, ma si limitava a pagare lo stipendio (congrua) ai preti
titolari di una parrocchia.
Questa realtà va tenuta ben presente, perché solo così possiamo capire il
movente di quell'assurdità per cui lo Stato trasforma se stesso in elemosiniere
e assegna a se stesso una parte delle tasse, che ha riscosso dai suoi
contribuenti, per destinarla a «scopi d'interesse sociale o di carattere
umanitario» come si legge all'art.47
(comma 2) della L. 225/1985.
È per assegnare alla Chiesa cattolica una sovvenzione sicura, mascherata da
libera scelta dei contribuenti, che lo Stato ha dovuto assumere la parte di
pseudoconcorrente della Chiesa. Il fatto che, in seguito, siano state ammesse a
beneficiare dell'OPM anche altre Confessioni religiose si deve, come mi fa
notare il direttore di “Riforma”, il settimanale delle Chiese evangeliche
battiste, metodiste e valdesi, a un emendamento proposto dai Radicali - e
accolto dalle Camere - in sede di discussione della L. 222/1985.
Parlavo di assurdità di uno Stato che si trasforma in elemosiniere. Infatti,
che cosa ci starebbe a fare lo Stato se non proprio per affrontare tutti i
problemi che sorgono quotidianamente a livello nazionale e internazionale, e fra
i quali, certo, si annoverano a buon diritto, la fame nel mondo, le calamità
naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali - i
quattro settori, cioè, in cui è utilizzabile l'OPM che lo Stato assegna a se
stesso?
Questo dubbio deve forse avere sfiorato anche le menti di chi preparò la
bozza della legge, se con l'art.
48 si circoscrisse l'utilizzazione dell'OPM statale a «interventi
straordinari», concetto ribadito nel DPR
76/98, all'art.2 (c.6), dove si precisa che questi interventi «sono
considerati straordinari (...) quando esulano effettivamente dall'attività di
ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione
compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse
finanziarie». Ma viene subito da notare che, così facendo, si è caduti in
un'altra assurdità. Infatti, che cosa può mai esserci di straordinario in quei
quattro settori, quando la fame nel mondo è endemica, le calamità naturali
all'ordine del giorno, l'assistenza ai rifugiati un'urgenza quotidiana, la
conservazione dei beni culturali un'ordinaria necessità?
Credo che, se ci si volesse attenere rigorosamente a queste indicazioni,
paradossalmente, non si dovrebbe mai assegnare niente a nessuno, tanta è l'ordinarietà
di tutti questi problemi.
DAL DPR 76/98 IN POI
Nell'utilizzazione dell'OPM statale vi è uno spartiacque rappresentato dal DPR
10/3/1998, n.76che detta regole e fissa scadenze per la ripartizione. Questo
decreto stabilisce anche i requisiti che devono avere i soggetti che desiderano
accedere alla ripartizione (è sempre escluso il fine di lucro), e, in
attuazione di tutto ciò è stata emanata dalla Presidenza del Consiglio la circolare
14/2/2001, n.1619.
Le informazioni essenziali sul periodo 1991-1997 sono inserite in un puntuale
articolo apparso su "Riforma"
del 23/3/2001.
Qui preferisco soffermarmi sul periodo dal 1998 in poi, le cui fonti sono le
seguenti:
- la documentazione gentilmente messami a disposizione dalla redazione dello
stesso settimanale per l’anno 1998 e riferimenti agli anni precedenti,
- il sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i Decreti 1999,
2000, 2001, sul quale si può “pescare” il Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri (DPCM) dell’ultimo anno (non ho trovato su questo
sito un archivio che contenga i decreti degli anni precedenti).
COME SI FORMA L'OPM DELLO STATO...
- L'art.47, comma 3 della L.222/85 precisa che le destinazioni OPM «....vengono
stabilite... sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di
dichiarazione dei redditi. IN CASO DI SCELTA NON ESPRESSA da parte dei
contribuenti, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE
ESPRESSE...».
È questo il meccanismo in base al quale CHI NON SCEGLIE, in realtà SCEGLIE
TUTTI (salvo, per ora Valdesi e ADI, che hanno rinunciato, a favore dello
Stato, alla quota non espressa che spetterebbe loro).
Un esempio: nel 1998, i contribuenti sono stati circa 25 milioni e mezzo;
hanno espresso la destinazione OPM poco meno di 10 milioni, cioè il 38,93%.
La preferenza allo Stato l'ha data il 13,36 di questi 10 milioni, che, però,
rispetto al totale, rappresentano solo il 5,03%. Per il meccanismo vigente,
allo Stato è andato il 13,36% di tutto l'OPM, e inoltre dovrebbe essersi
assegnato anche la percentuale delle quote non espresse lasciatagli da
Valdesi e ADI (per il 1998 un +1,83%).
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex Tesoro) stanzia quindi un
importo iniziale su un capitolo di spesa dello stato di previsione.
- La disponibilità del punto precedente viene successivamente rideterminata
in sede di assestamento del bilancio dello Stato.
...E COME VIENE SPESO
- LA FALCIDIE DEI DECRETI-LEGGE (DD.LL.)
Per lo meno dal 1993 è invalso l'uso di destinare una parte cospicua
dell'OPM con DD.LL. Questa prassi continua anche adesso che è in vigore il
DPR 76/98, che stabilisce un preciso iter per la ripartizione OPM, in cui
non si fa menzione della possibilità di usare i decreti-legge. Anzi. Sulle
singole iniziative sono richieste preventive valutazioni da parte delle
amministrazioni competenti e del Ministero dell'Economia e Finanze, e sullo
schema del DPCM sono richiesti i pareri delle Commissioni parlamentari,
anche se non in forma vincolante.
Nella TABELLA
A si vede la formazione della quota OPM, la destinazione con DD.LL e la
somma che resta per la ripartizione effettuata con DPCM, ai sensi dell'art.5
del DPR 76/98. Va tenuto presente che, nella cronologia dei passaggi, la
spesa per DD.LL. avviene sulla cifra del bilancio preventivo, prima, quindi,
dell’assestamento definitivo, cosa che nella tabella non emerge, allo
scopo di facilitare il confronto diretto fra le percentuali delle spese
fatte coi DD.LL. e quella della cifra finale a disposizione del DPCM.
Si nota che le spese fatte con DD.LL. assorbono sempre un’altissima
percentuale del gettito OPM, e inoltre vanno in gran parte a finanziare la
partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace,
destinazione molto dubbia quanto a legittimità rispetto al DPR 76/98.
Proprio a questo proposito, il sen. Alberto Monticone, nella seduta della
Commissione Pubblica Istruzione del 12/10/2000 faceva presente, peraltro
invano, che «..la partecipazione militare italiana a missioni
internazionali di pace, benché faccia senz’altro onore al nostro paese,
potrebbe essere più opportunamente finanziata a carico di altri capitoli
del bilancio».
Nella TABELLA
B sono riportati gli estremi dei DD.LL. e delle leggi di conversione con
le cifre stanziate e le destinazioni di ciascun intervento.
TABELLA A (in milioni di lire)
| ANNO |
1° STANZIAMENTO
MINISTERIALE |
ASSESTAMENTO DEL BILANCIO |
OPM REALE |
SPESE CON DD.LL. |
RIMANENZA PER DPCM |
| 1998 |
161.500 (cap. 6878) |
+ 13.700 |
175.200 |
140.000
80% |
32.500
20% |
| 1999 |
198.000 (cap. 6878) |
+ 3.240 |
201.240 |
166.500
82,75% |
34.700
17,25% |
| 2000 |
200.000 (cap.3870) |
- 7.254,284 |
192.745,716 |
110.000
57,1% |
82.745,716
42,9% |
| 2001 |
220.500 (cap. 3870) |
- 4.021,292 |
216.478,708 |
150.250
69,46% |
66.228,708
30,54% |
TABELLA B (in milioni di lire)
| ANNO |
DECRETI-LEGGE E LEGGI |
INTERVENTO |
SPESA |
TOTALE ANNO |
| 1998 |
D.L.30/98, n.6 L.30/3/98, n.61]
D.L.17/2/98, n.23 [L.8/4/98, n.94]
D.L.11/6/98 n.180 [L.3/8/98, n.267]
|
Terremoto Umbria e Marche
Spese sanitarie indigenti
Rischi idrogeologici
|
35.000
5.000
100.000
|
140.000 |
| 1999 |
D.L.28/1/ n.12 [L.29/3/99,
n.77]
D.L.21/4/99 n.110 [L.18/6/99, n.186]
D.L.13/5/99 n.132 [L.13/7/99, n.226]
|
Invio 150 osservatori OCSE in
Kosovo e 250 militari in Macedonia
Assistenza ai rifugiati del Kosovo in Albania
Protezione civile
|
40.000
100.000
26.500
|
166.500 |
| 2000 |
D.L.7/1/00, n.1 [L.7/3/00, n.44] |
Partecipazione militare a missioni
internazionali di pace |
110.000 |
110.000 |
| 2001 |
D.L.29/12/00, n.393 [L.28/2/02,
n.27] |
Partec. Militare missioni
intern. di pace e Forze di polizia ital, in Albania |
150.250 |
150.250 |
- ...CON QUEL CHE RESTA
Ciò che rimane dopo la sforbiciata dei DD.LL., viene ripartito con il
DPCM fra i progetti accolti dopo il vaglio dei ministeri competenti, come
mostrano le TABELLE
C.
A questo proposito è giocoforza sottolineare che l'impossibilità
dichiarata dal Ministero Affari Esteri di valutare la validità degli 11
progetti relativi alla fame nel mondo presentati nel 2000 ha fatto sì che
quell'anno lo stanziamento per questa voce sia stato pari a ZERO (la
motivazione è riportata nella nota 1 della TABELLA C/2000).
Per restare a questa voce, va detto che essa non ha mai rappresentato una
spesa significativa rispetto alla somma ripartita col DPCM, che è già,
come si è visto, esigua rispetto al totale OPM. Si va, infatti, dallo 0,44
del 1999 al'1,51 del 2001, e solo nel 1998 si arriva a un 11,69%.
Neppure l'assistenza ai rifugiati ha brillato granché, almeno fino al
momento in cui non è sceso in campo il Ministero dell'Interno con un suo
progetto-pilota che ha assorbito 26 miliardi fra il 2000 e il 2001 (24,17%
nel 2000 e 9,08% nel 2001). La legittimità dello stanziamento di 100
miliardi effettuato con il D.L. 110/99 a favore dei rifugiati del Kosovo in
Albania resta dubbia, perché il DPR 76/98 parla di rifugiati che siano nel
nostro paese e non altrove.
La voce «conservazione dei beni culturali» (in cui rientrano tanto i
restauri di edifici, di opere d'arte o di documenti, quanto la sistemazione
di archivi e biblioteche) riporta in primo piano la Chiesa cattolica,
destinataria di interventi il cui costo, in percentuale, arriva fino al
48,34% del 1998.
Una timida novità nel 2000: accanto alla Chiesa cattolica ha fatto la
sua comparsa l'assegnazione di uno smilzo 0,11% a favore della Comunità
ebraica, e, nel 2001 è stato devoluto un 1,20% anche ai Valdesi, e un
ulteriore 0,60% agli Ebrei.
Ciò non toglie, tuttavia, che l’uso dell’OPM dello Stato a favore
delle Confessioni religiose, che già usufruiscono di un loro OPM, risulti
quanto meno singolare, se non proprio irrispettoso, nei confronti dei
contribuenti che hanno scelto esplicitamente lo Stato al posto, appunto,
delle Confessioni religiose.
È vero che un altissimo numero di beni culturali in Italia è legato
alle Confessioni religiose, in particolare alla Chiesa di Roma, ed è anche
giusto che, in quanto testimonianza della nostra storia e cultura, tutto ciò
sia tutelato e conservato al meglio, ma a questo proposito, mi sembra
legittimo parafrasare l'osservazione del sen. Monticone riportata poco fa:
la conservazione di opere di matrice religiosa, benché faccia certo onore
al nostro paese, potrebbe essere opportunamente finanziata a carico di altri
capitoli di bilancio.
TABELLE C
RIPARTIZIONE EFFETTUATA CON DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI
MINISTRI
ANNO 1998 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo |
Calamità naturali |
Assistenza rifugiati |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Interventi per Chiesa
cattolica |
Interventi per opere civili |
|
| 4.113 |
4.885 |
650 |
8.224 |
17.328 |
35.200 |
| 11.69% |
13,85% |
1,86% |
23,27% |
49,23% |
100% |
ANNO
1999 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo |
Calamità naturali |
Assistenza rifugiati |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Interventi per Chiesa
cattolica |
Interventi per opere civili |
|
| 154,446 |
2.798 |
828,714 |
16.794,148 |
14.164,692 |
34.740 |
| 0,44% |
8,1% |
2,4% |
48,34% |
40,72% |
100% |
ANNO
2000 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo1 |
Calamità
naturali |
Assistenza
rifugiati2 |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Confessioni
religiose |
Opere civili |
|
| Cattolica3 |
Ebraica |
|
| 00000 |
11.160 |
20.000 |
25.322 |
89 |
26.174,716 |
82.745,716 |
| 0% |
13,49% |
24,17% |
30,63% |
0,11% |
31,6% |
100% |
NOTE:
- Il DPCM 20/11/2000 giustifica il mancato stanziamento di fondi
dicendo che «...per le 11 domande relative alla fame nel
mondo - totale richiesto lire 3.633 milioni - sono emerse gravi
ed oggettive difficoltà per il Ministero degli affari esteri...
Nel procedere - sulla base del regolamento vigente - alla
valutazione dei progetti e verifica della effettiva
realizzazione degli interventi, e... In assenza di tali garanzie
è preferibile non dar corso per quest'anno al finanziamento
delle predette».
- L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno
per un «Progetto pilota per la costituzione e la gestione di
un sistema nazionale di accoglienza e di assistenza e protezione
integrato e in rete, in favore dei profughi stranieri, dei
richiedenti asilo e dei rifugiati riconosciuti ai sensi della
Convenzione di Ginevra del 1951».
- È compresa in questa voce la cifra di 1.000 milioni a favore
della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di
Bologna.
|
ANNO
2001 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo |
Calamità
naturali |
Assistenza
rifugiati1 |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Confessioni
religiose |
Opere civili |
|
| Cattolica |
Ebraica |
Valdese |
|
| 1.000 |
7.451 |
6.000 |
21.481,708 |
400 |
800 |
29.096 |
66.228,708 |
| 1,51% |
11,26% |
9,08% |
32,43% |
0,60% |
1,20% |
43,92% |
100% |
NOTE:
- L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno
per la seconda fase dell'attuazione del progetto pilota di cui
alla nota 2 della tabella C/2000.
|
APPENDICE
L’art.4, comma 2, del DPR 76/98 prevede che sia possibile finanziare per un
nuovo progetto i soggetti che hanno già usufruito di un finanziamento, a patto
che presentino una nuova, documentata istanza.
A partire dal DPCM 26/11/1999 viene dato conto di questa realtà,
rispecchiata nella TABELLA D con alcune avvertenze.
TABELLA D (in milioni di lire)
| Beneficiario |
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
Totale |
- Acc. studi italo-tedeschi BZ
|
|
|
200 |
|
410 |
|
140 |
750 |
- ACCRI (As. coop. crist. intern) - Roma
|
|
|
|
23 |
82,046 |
|
|
105,046 |
- Arc. Aud. Mov. Oper. - Roma
|
|
|
|
|
450 |
200 |
|
600 |
- Centro Pio Rajna - Roma
|
|
|
250 |
|
|
420 |
|
670 |
- Chiesa San Sabino - Bari
|
|
|
|
|
1.200 |
750 |
|
1.950 |
- Comune Campoformido (UD)
|
|
|
|
|
400 |
550 |
|
950 |
- Comune Castiglion Fiorentino (AR)
|
|
|
|
|
|
900 |
400 |
1.300 |
- Comune Felonica (MN)
|
|
|
|
|
200 |
|
200 |
400 |
- Comune Giffoni Valle Piana (SA)
|
|
|
|
1.000 |
800 |
1.223 |
|
3.023 |
- Comune Magiliano (GR)
|
|
|
|
|
900,603 |
|
700 |
1.600,603 |
- Comune di Nulvi (SS)
|
|
|
|
|
320 |
830 |
|
1.150 |
- Comune di Sedini (SS)
|
|
|
|
|
|
329 |
300 |
629 |
- Comune di Sondrio
|
|
|
|
|
100 |
524 |
|
624 |
- Comune Tavernola Berg. (BG)
|
|
|
|
|
540 |
|
560 |
1.100 |
- Comunità S. Egidio - Roma
|
|
|
|
|
828,714 |
800 |
700 |
2.328,714 |
- Fond. E.Franceschini - FI
|
500 |
100 |
300 |
|
|
|
450 |
1.350 |
- Fond. Ist. Gramsci - Roma
|
|
|
200 |
|
300 |
400 |
|
900 |
- Fond. Museo «Gortani» - UD
|
|
|
|
|
|
200 |
190 |
390 |
- Fond. Scienze Religiose Giovanni XXIII - BO
|
300 |
300 |
|
|
|
1.300 |
|
1.900 |
- Ist. Ital. Studi Filos. - NA
|
2.000 |
1.000 |
900 |
|
1.000 |
|
|
4.900 |
- Ist. studi legislativi - Roma
|
|
|
|
|
228 |
115 |
|
343 |
- Ist. Ital. Studi Storici - NA
|
|
500 |
|
|
|
|
900 |
1.400 |
- Ist. Stor. Ital. Medio Evo - Roma
|
300 |
100 |
|
|
|
|
600 |
1.000 |
- Italia Nostra - Roma
|
|
|
|
|
800 |
160 |
|
960 |
- Min. Interno - Roma
|
|
|
|
|
|
20.000 |
6.000 |
26.000 |
- Parr. Maria SS. Annunziata - Castrano (LE)
|
|
|
|
|
1.200 |
1.080 |
|
3.080 |
NOTA BENE:
- Tutti gli interventi di questa tabella rientrano nella categoria
«conservazione beni culturali» con l’eccezione del n° 2 (fame
nel mondo), del n° 14 (protezione civile) e del n° 25 (assistenza
rifugiati). Un discorso a parte merita la Comunità di S.Egidio (n°
15): il finanziamento del 1999 riguarda l’assistenza ai rifugiati,
mentre i contributi del 2000 e 2001 rientrano nella voce «beni
culturali», in quanto destinati al restauro di Palazzo Leopardi.
- La Parrocchia al n° 26 è citata nel DPCM del 2000 come
destinataria di uno stanziamento precedente. Poiché non è
rintracciabile la stessa denominazione, l’ho identificata con la
"Parrocchia Annunciazione di Maria Vergine - Castrignano del
Capo (LE) citata nel decreto del 1999.
- L’Accademia nazionale dei Lincei e l’Istituto nazionale per la
ricerca sul cancro, citati nel DPCM 20/11/2000 come beneficiari di
precedenti finanziamenti, non sono rinvenibili nella documentazione
da me consultata, che riporta i finanziamenti analitici dal 1995 in
poi.
- Vi sono almeno altri due soggetti beneficiari di più di un
finanziamento dal 1995 al 1998, e precisamente:
- Fondazione Giovanni Spadolini di Firenze con 700 milioni fra
il 1995 e il 1997
- FAI (Fondo per l’ambiente italiano) con 2.450 milioni fra il
1997 e il 1998
|
15 Aprile 2002
OTTO PER MILLE (3): LE CONFESSIONI RELIGIOSE
Eccoci dunque alla terza puntata di questa panoramica sull'Otto per
mille (OPM). Il 1° marzo si e' constatato che NON ESISTE alcun luogo
dove il contribuente possa trovare un'informazione completa, con i dati
assoluti e percentuali sulle scelte e, naturalmente, sull'impiego dei