http://www.usembassy.it/file2003_02/alia/A3021102ir.htm
Il
Sottosegretario alla Difesa elenca cinque obiettivi per il dopoguerra
iracheno, 11 febbraio 2003
Se ci sarà una guerra con l’Iraq, “gli Stati Uniti si
impegnerebbero nel dopo guerra con un doppio intento: quello di restare
e quello di ripartire,” ha detto Douglas Feith, Sottosegretario alla
Difesa per le questioni politiche. Feith, in una audizione preparata per la Commissione Esteri del
Senato l’11 febbraio, ha detto che gli Stati Uniti resteranno in Iraq
abbastanza a lungo per raggiungere cinque obiettivi: la liberazione del
popolo iracheno, l’eliminazione delle sue armi di distruzione di massa
(WMD), l’eliminazione delle sue infrastrutture terroristiche, la
salvaguardia della sua integrità territoriale, e l’inizio della sua
ricostruzione politica ed economica. “Ma è importante sottolinerare che gli Stati Uniti sono inoltre
intenzionati a lasciare (il paese) nel più breve tempo possibile, in
quanto l’Iraq appartiene al popolo iracheno. L’Iraq non appartiene
agli Stati Uniti, né alla coalizione né ad altri, né mai lo sarà,”
ha detto Feith. Appena le autorità irachene saranno in grado di sostenere le
responsabilità del paese, e saranno ristabilite le strutture politiche,
o di altro genere, necessarie per garantire cibo, sicurezza e tutte le
altre necessità, gli Stati Uniti e gli altri partner della coalizione
vorranno che le autorità irachene provvedano direttamente ai loro
affari,” ha inoltre affermato Feith, (aggiungendo) “il nostro
obiettivo è quello di trasferire tutta l’autorità possibile, nel più
breve tempo possibile, agli iracheni stessi”. Feith ha detto che il Dipartimento della Difesa ha creato un Ufficio
per la Ricostruzione e gli Aiuti Umanitari con lo scopo di fare un piano
per l’Iraq del dopo Saddam, e avrà il compito di stabilire i legami
con le agenzie appropriate delle Nazioni Unite e con le organizzazioni
non-governative (ONG), anche dalle quali ci si aspetterà un ruolo
(attivo) nel dopo guerra iracheno. I piani disposti dal suddetto ufficio
saranno diretti dal Capo del Comando Centrale statunitense, il Generale
Tommy Franks, ha detto Feith. Il piano più importante di tutti è l’eliminazione delle armi di
distruzione di massa dell’Iraq. Feith ha sottolineato che questo sarà
“un compito enorme”. “Dobbiamo prima localizzare i luoghi dove sono disseminate le WMD.
... Alla fine delle ostilità, dovremo smantellare, distruggere o
comunque sbarazzarci delle strutture e dei mezzi missilistici nucleari,
chimici e biologici”, ha detto Feith. “Ugualmente importanti saranno
i piani per dare un nuovo indirizzo a quelle risorse a doppio uso che
l’Iraq possiede, nonché al suo patrimonio scientifico e manageriale
per avviarle verso un impiego legittimo, in campo civile, nel nuovo
Iraq”, ha precisato il Sottosegretario. Passando al tema del petrolio, Feith ha detto: “Abbiamo ragione di
credere che il regime di Saddam stia progettando di sabotare i
giacimenti di petrolio iracheni”. Ha detto inoltre che
l’amministrazione americana ha deciso che nell’eventualità di una
guerra, la coalizione guidata dagli Stati Uniti difenderà i giacimenti
di petrolio iracheno dagli atti di sabotaggio, dando rapidamente inizio
alla ricostruzione e corso alle attività in campo petrolifero. Lo scopo
sarà quello di preservare i giacimenti “come risorsa nazionale del
popolo iracheno”. Segue il testo della dichiarazione del sottosegretario Feith: DICHIARAZIONE DEL
SOTTOSEGRETARIO ALLA DIFESA DOUGLAS J. FEITH 11 febbraio 2003 Piano per il dopoguerra Sono lieto di avere l'opportunità di parlarvi oggi degli sforzi che
il Dipartimento della Difesa e il governo degli Stati Uniti stanno
compiendo per approntare un piano di riorganizzazione dell’Iraq nel
periodo successivo alla guerra, qualora il conflitto si rendesse
necessario. Se gli Stati Uniti e le altre forze della coalizione intraprenderanno
un'azione militare in Iraq, dovranno, dopo la vittoria, dare il loro
contributo all'amministrazione temporanea del Paese e al benessere del
popolo iracheno. Sarà necessario portare aiuti umanitari, organizzare
servizi di base e lavorare per creare ordine e sicurezza per gli
iracheni liberati. Il nostro operato punterà a raggiungere gli obiettivi individuati
dal mio collega, il Sottosegretario di Stato Grossman: - Primo, dimostrare al popolo iracheno e al resto del mondo che gli
Stati Uniti aspirano a liberare, non ad occupare o a controllare l'Iraq
e le sue risorse economiche. - Secondo, eliminare le armi chimiche e batteriologiche dell'Iraq, il
suo programma nucleare, i relativi sistemi di lancio e i relativi
siti di ricerca e produzione. Si tratterà di un lavoro complesso,
pericoloso e costoso. - Terzo, eliminare allo stesso modo le infrastrutture terroristiche
dell'Iraq. Elemento chiave della strategia statunitense per la guerra
globale al terrorismo è lo sfruttamento delle informazioni relative
alle reti terroristiche che la coalizione acquisisce tramite azioni
militari e l' applicazione delle leggi in vigore. - Quarto, salvaguardare l'unità territoriale dell'Iraq. Gli Stati
Uniti non vogliono la disgregazione o lo smembramento dell'Iraq. - Quinto, dare inizio al processo di ricostruzione economica e
politica, lavorando per istradare l'Iraq sul percorso che gli consentirà
di diventare un paese libero e prospero. Il governo degli Stati Uniti
condivide con molti iracheni la speranza che il loro paese possa godere
delle leggi e delle altre istituzioni democratiche per mezzo di un
governo di ampia base che rappresenti le varie parti della
società irachena. Se ci sarà una guerra, gli Stati Uniti affronteranno i compiti del
dopoguerra con due diverse opzioni: l'impegno di rimanere e l'impegno di
andarsene. - Ciò significa che l'impegno di restare sarà relativo al tempo
necessario al raggiungimento degli obiettivi sopra elencati. La
coalizione non può intraprendere azioni militari contro l’Iraq –
allo scopo di eliminare le armi di distruzione di massa e le minacce
della tirannia irachena nella veste di aggressore e sostenitore del
terrorismo - e poi lasciare al popolo iracheno l'infelice compito di
ripristinare l’ordine e la legalità, senza offrirgli un aiuto. Ciò
non sarebbe un bene né per gli iracheni, né per noi, né per il resto
del mondo. - Ma è altrettanto importante sottolineare che gli Stati Uniti si
impegnano ad andarsene appena possibile, poiché l'Iraq appartiene al
popolo iracheno. L'Iraq non appartiene e non apparterrà agli Stati
Uniti, alla coalizione o a chiunque altro. Appena le autorità irachene saranno in grado di sostenere le
responsabilità del loro paese, e avranno organizzato le strutture per
provvedere alle necessità alimentari, a garantire la sicurezza e le
altre necessità del loro popolo, gli Stati Uniti e i loro partner della
coalizione desiderano che siano esse stesse a gestire i loro affari
interni. Abbiamo tutti interesse nell'adoperarci affinché arrivi al più
presto il giorno in cui l'Iraq possa diventare un membro - orgoglioso,
indipendente e rispettato - della comunità mondiale dei paesi liberi. I compiti che gli Stati Uniti dovranno assolvere nello scenario del
dopoguerra non saranno semplici e gli Stati Uniti non desiderano affatto
affrontarli da soli. Dobbiamo incoraggiare il contributo e la
partecipazione dei partner della coalizione, delle organizzazioni non
governative, dell' Onu, delle altre organizzazioni internazionali e di
altre ancora. Il nostro obiettivo è quello di trasferire il massimo
dell'autorità possibile, il più presto possibile, agli stessi
iracheni. Ma gli Stati Uniti non scaricheranno fardelli sulle spalle di
coloro che non sono ancora in grado di sostenerli. Sicurezza e Ricostruzione I funzionari dell'amministrazione stanno mettendo a frutto le lezioni
apprese in Afghanistan e nel corso della storia recente. Abbiamo
imparato che la ricostruzione postbellica richiede equilibrio negli
sforzi compiuti nella sfera militare e in quella civile. La sicurezza
viene promossa dal progresso verso la ricostruzione economica. Ma la
ricostruzione economica è difficilmente possibile se gli uomini
d'affari, gli investitori esteri e coloro che portano gli aiuti
internazionali non si sentono al sicuro, personalmente e per quel che
riguarda la loro proprietà. Per incoraggiare il progresso economico e la ricostruzione della
sicurezza nell' Iraq del dopoguerra in modo equilibrato e coordinato, il
Presidente Bush ha incaricato la sua amministrazione di cominciare a
pianificare in tal senso già da ora. Più velocemente verranno assolti i compiti necessari alla
ricostruzione, prima potrà la coalizione ritirare le sue forze
dall'Iraq, e prima potranno gli iracheni avere il controllo completo del
loro paese. Di conseguenza, i funzionari della coalizione responsabili
dell'amministrazione dell'Iraq del dopo conflitto -- militari o civili,
appartenenti alle agenzie dei vari Paesi -- faranno rapporto al
Presidente attraverso il Generale Tom Franks, Comandante del Comando
Centrale degli Stati Uniti, e il Segretario della Difesa. L’Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria Per preparare tutto questo, il 20 gennaio il Presidente ha decretato
la creazione di un ufficio per la pianificazione del dopoguerra. Sebbene
faccia parte del Dipartimento della Difesa, questo ufficio è composto
da funzionari provenienti da vari dipartimenti e agenzie del governo. Il
suo compito sarà quello di pianificare in maniera dettagliata e di
controllare che i piani vengano attuati. L'intenzione è quella di non
limitarsi a teorizzare ma di mettere in pratica -- di prepararsi
all'azione sul posto, se e quando verrà il momento per un tale tipo di
lavoro. In caso di guerra, la maggior parte delle persone che lavorano
in questo ufficio verranno trasferite in Iraq. Lo abbiamo chiamato
Ufficio per la Ricostruzione e l'Assistenza Umanitaria e lo descriviamo
come un "ufficio di spedizione". L'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria è
incaricato di stabilire i collegamenti con le agenzie specializzate
dell' Onu e con le organizzazioni non governative che avranno un ruolo
fondamentale nell'Iraq del dopoguerra. Manterrà i contatti anche con
gli uffici delle controparti nell'ambito dei governi dei paesi della
coalizione e, in collaborazione con l'Inviato Speciale del Presidente,
con i vari gruppi di opposizione per la libertà dell'Iraq. La responsabilità diretta di amministrare l'Iraq postbellico ricadrà
sul Comandante del Comando Centrale USA, in qualità di comandante delle
forze militari sul campo. Lo scopo dell'Ufficio per la Ricostruzione e
per l'Assistenza Umanitaria è quello di sviluppare i piani dettagliati
ai quali esso e i suoi subordinati si atterranno nel fronteggiare queste
responsabilità. Varie componenti del governo hanno lavorato parecchio e per diversi
mesi sui vari aspetti della pianificazione postbellica. E sono molti i
piani che si stanno già approntando. Un gruppo di lavoro composto da membri provenienti da varie agenzie,
diretto dal personale del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e
dell'Ufficio Gestione e Bilancio sta pianificando dettagliatamente il
contingentamento dei fondi per gli aiuti umanitari in caso di conflitto
con l'Iraq. Questo gruppo comprende anche membri del Dipartimento di
Stato, dell'USAID, dell'Ufficio del Vice Presidente, del Ministero del
Tesoro, dell'Ufficio del Segretario della Difesa, degli Stati Maggiori e
della CIA ed è collegato con le agenzie specializzate dell'Onu e con le
organizzazioni non governative coinvolte nello sforzo per gli aiuti
umanitari. Questo gruppo ha ideato un certo tipo di operazioni volte a: - facilitare gli aiuti da parte dell'Onu e delle organizzazioni non
governative, - impiantare dei Centri per le Operazioni Civili-Militari attraverso
i quali le forze militari statunitensi coordinino gli approvvigionamenti
umanitari, e - far ripartire il sistema di distribuzione dei viveri delle Nazioni
Unite utilizzando le scorte statunitensi in attesa dell’arrivo di
quelli dell'Onu e delle organizzazioni non governative. Altri gruppi formati da personale di varie agenzie stanno approntando
piani per: - la ricostruzione dell'Iraq del dopo Saddam, - l’osservazione del comportamento degli attuali ufficiali iracheni
per determinare quali saranno quelli con cui potremo lavorare, e
- l'eliminazione postbellica delle armi di distruzione di massa
irachene. La funzione del nuovo ufficio per la pianificazione è quella di
integrare tutti questi sforzi e renderli operativi. E' costruire sul
lavoro fatto, non reinventarlo. Eliminazione delle armi di distruzione di massa Si stanno approntando piani dettagliati relativi al compito di
isolare, bloccare e smantellare le armi di distruzione di massa di cui
l'Iraq è in possesso, i siti in cui vengono realizzate e quelli in cui
vengono conservate. Si tratta di un compito gravoso ed immenso. Il
Dipartimento della Difesa sta approntando i mezzi necessari. Sarà questa una nuova missione per il Dipartimento e per la nostra
nazione. E' complessa e avrà luogo nell'ambito delle operazioni
militari, protraendosi anche nel periodo postbellico. Prima dobbiamo individuare i siti delle armi di distruzione di massa,
sparsi nella vastità del territorio. Dobbiamo poi essere pronti ad
isolare le armi e i siti più rilevanti, o a disattivarli rapidamente e
in modo sicuro, affinché non rappresentino più una minaccia per le
forze della coalizione. Ciò dovrà essere fatto in molti luoghi e il più
rapidamente possibile. Ma la missione non si esaurisce lì. Dopo le ostilità, dovremo
smantellare, distruggere o ricollocare i vari depositi di armi nucleari,
chimiche e batteriologiche e le infrastrutture di missili. Altrettanto importante sarà riconvertire alcune delle strutture
irachene a doppio uso e garantire la possibilità ai vari scienziati e
manager in esse impiegati di mettere il loro talento al servizio delle
attività civili legittime del nuovo Iraq. Chiaramente, questa non sarà una missione che ricadrà interamente
sulle spalle delle forze militari statunitensi. Altro personale del
governo degli Stati Uniti, compresi coloro che lavorano per il
Dipartimento della Difesa, nei laboratori del Dipartimento dell'Energia,
e in altre agenzie governative contribuiranno al buon esito
dell'operazione. I partner della coalizione, compresi molti alleati della NATO,
posseggono mezzi di difesa nucleari, chimici e batteriologici ed esperti
che possono giocare un ruolo molto importante. L'Onu, l'AIEA e le altre
organizzazioni internazionali debbono potersi trovare nella posizione di
poter contribuire in maniera valida allo sforzo di eliminazione e forse
anche all’operazione di monitoraggio che seguirà. L'eliminazione di tutti i depositi di armi nucleari, chimiche e
batteriologiche, di tutti gli impianti per realizzarle e delle relative
infrastrutture, richiederà tempo. Al momento non possiamo nemmeno
azzardare un’ipotesi su quanto tempo sarà necessario. E il nuovo
governo iracheno avrà una parte importante in tutto ciò. Infrastrutture petrolifere Gli Stati Uniti e gli alleati della coalizione potrebbero trovarsi di
fronte alla necessità di riparare le infrastrutture petrolifere
irachene se Saddam Hussein decidesse di danneggiarle, come nel caso
dell'incendio dei pozzi di petrolio del Kuwait da lui ordinato nel 1991.
In realtà, abbiamo ragione di credere che il regime di Saddam stia
pianificando il sabotaggio dei pozzi di petrolio iracheni. Ma anche nel
caso in cui i sabotaggi non avvenissero e non risultassero danni
conseguenti alle operazioni militari, alcuni lavori di riparazione si
renderanno necessari per consentire una ripresa sicura delle operazioni
di estrazione dopo un eventuale periodo di ferma dovuto alla guerra. Si stanno approntando quindi dei piani dettagliati relativi alla
ripresa della produzione petrolifera nel minor tempo possibile per far
fronte alle necessità primarie del popolo iracheno. Il settore
petrolifero costituisce la risorsa primaria dell'Iraq. Come avrete
potuto notare, gli Stati Uniti si stanno impegnando affinché venga
preservata l'integrità territoriale dell'Iraq. Pertanto ci stiamo
prodigando per far in modo che le risorse petrolifere dell'Iraq restino
sotto il controllo nazionale iracheno, e che i proventi vengano
destinati al sostegno degli iracheni in tutte le zone del paese. A
nessun gruppo etnico o religioso sarà permesso di reclamare diritti
esclusivi sul petrolio estratto o sull'utilizzo delle varie
infrastrutture. In altre parole, tutto il petrolio dell'Iraq appartiene
al popolo dell'Iraq. L'Amministrazione Bush ha deciso che, in caso di guerra, la
coalizione guidata dagli Stati Uniti si incaricherà di: - proteggere gli impianti petroliferi iracheni da eventuali atti di
sabotaggio e di preservarli in quanto bene nazionale del popolo
iracheno, e - far ripartire velocemente la ricostruzione e le operazioni del
settore, affinché i suoi proventi, insieme agli aiuti umanitari
provenienti dagli Stati Uniti e dagli altri paesi, possano far fronte
alle necessità del popolo dell'Iraq. Il governo non ha ancora deciso quali siano i meccanismi
organizzativi che dovranno dirigere questo settore. Ci consulteremo in
merito a questa importante questione con le molte parti dei vari
Governi, compresi esperti e gruppi iracheni. "Nessuna guerra per il petrolio" Questo è il momento giusto per affrontare a viso aperto le accuse
secondo le quali, in questo confronto con il regime iracheno, le
motivazioni dell'amministrazione Bush siano quelle di rubare o di tenere
sotto controllo il petrolio iracheno. L'accusa è diffusa, si riflette
nello slogan "Nessuna guerra per il petrolio". Ma è falsa e
maligna. Se ci sarà una guerra, il mondo vedrà che gli Stati Uniti
adempieranno alle loro responsabilità amministrative, comprese quelle
riguardanti il petrolio, in maniera trasparente ed onesta, rispettando
la proprietà e gli altri diritti dello Stato e del popolo dell'Iraq. I
trascorsi degli Stati Uniti in occasione dei vari conflitti militari
sono ben noti a tutto il mondo. Gli Stati Uniti sono divenuti una delle maggiori potenze mondiali con
la seconda guerra mondiale. Nel corso di tale conflitto e da allora in
poi, gli Stati Uniti hanno dimostrato ripetutamente e coerentemente che
non si appropriano dei beni degli altri paesi. Gli Stati Uniti non
derubano le altre nazioni. Non abbiamo saccheggiato la Germania o il
Giappone; al contrario, abbiamo contribuito alla loro ricostruzione dopo
la seconda guerra mondiale. Dopo l'operazione "Tempesta nel
deserto", non ci siamo serviti della nostra potenza militare per
appropriarci o prendere il controllo delle risorse petrolifere dell'Iraq
o di quelle di altri paesi del Golfo. Gli Stati Uniti pagano tutto ciò
che importano. E invece di utilizzare il loro potere per ridurre in
miseria i loro vicini, gli Stati Uniti sono stati per molti paesi
un'immensa fonte di aiuti economici per vari decenni. Se le motivazioni degli Stati Uniti fossero sostanzialmente
economiche o commerciali, non affronteremmo Saddam Hussein a causa delle
sue armi di distruzione di massa. Se le nostre motivazioni fossero
squisitamente economiche, chiuderemmo un occhio sulle armi di
distruzione di massa del regime e cercheremmo di compiacere Saddam nella
speranza di assicurarci dei contratti per le società statunitensi. Il costo maggiore di qualsiasi tipo di confronto con il regime
iracheno sarebbe quello, ovviamente, delle vite umane. Ma anche i costi
economici non sarebbero esigui. Questo conflitto non sarà e non
potrebbe mai essere, una fonte di guadagno per gli Stati Uniti. Solo
qualcuno che non fosse a conoscenza di fatti facilmente verificabili
potrebbe pensare che gli Stati Uniti potrebbero trarre qualche profitto
economico da tale guerra, nemmeno se intendessimo rubare il petrolio
iracheno, cosa che ovviamente non intendiamo fare. La struttura e il finanziamento dell'Ufficio per la Ricostruzione
e per l'Assistenza Umanitaria Torniamo ora al nuovo Ufficio del Pentagono per la Ricostruzione e
per l'Assistenza Umanitaria; sono tre le operazioni sostanziali che
verranno portate avanti da questo ufficio, ciascuna condotta da un
coordinatore civile: Aiuti Umanitari, Ricostruzione, e Amministrazione
Civile. Un quarto amministratore sarà responsabile delle comunicazioni,
della logistica e degli aiuti economici. Queste operazioni avranno luogo
sotto il controllo generale di Jay Garner, che rivestiva un'alta carica
militare nel corso delle operazioni umanitarie nel nord dell'Iraq nel
1991. Sarà lui il responsabile per l'organizzazione e l'integrazione
delle tre operazioni sostanziali e per fare in modo che l'ufficio possa
trasferirsi nella regione quando sarà necessario ed inserirsi senza
problemi nell'ambito delle operazioni del CENTCOM. Il suo gruppo sarà
composto da rappresentanti del Dipartimento di Stato, della Difesa,
della Giustizia, del Tesoro, dell'Energia, dell'Agricoltura,
dell'Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale e dell' Ufficio
Gestione e Bilancio. L'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria ha
appena cominciato a fare una stima dei costi per l'assistenza umanitaria
del dopoguerra. Inoltre sta cercando di valutare quali potranno essere i
costi delle relazioni con l'esercito iracheno, compresi quelli relativi
al disarmo, alla smobilitazione e alla reintegrazione dei soldati
iracheni nella società civile. Fatta eccezione per il Dipartimento della Difesa, il governo degli
Stati Uniti sta attualmente operando nei termini della risoluzione
continua per l'anno fiscale 2003. Ciò ha posto dei limiti alla quantità
di fondi disponibili al momento, e le agenzie hanno accesso solo ad un
limitato quantitativo di denaro. In ogni caso, il budget totale per la ricostruzione e per gli aiuti
umanitari all'Iraq, richiede che la risoluzione per l'anno fiscale 2003
venga rivista. Il tempismo per l'incremento di tale risoluzione è
cruciale. Eventuali ritardi costituirebbero un intralcio ai piani di
aiuto e ricostruzione. Come parte essenziale del nostro piano postbellico, il CENTCOM ha
anche approntato una Task Force Mista e Congiunta che sarà responsabile
delle forze militari statunitensi e della coalizione in Iraq nel periodo
immediatamente successivo al conflitto. La task force lavorerà a
stretto contatto con l'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza
Umanitaria allo scopo di facilitare le attività umanitarie e di
ricostruzione. Le responsabilità degli Iracheni liberi Poiché il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti avrà un
ruolo fondamentale nell'amministrazione dell'Iraq, molti hanno pensato
che i nostri piani per l'Iraq siano basati su ciò che gli Alleati
fecero in Germania dopo la seconda guerra mondiale. Ma non è così. Il
nostro intento, in caso di guerra, sarà quello di liberare l'Iraq, non
di occuparlo. La nostra amministrazione si ripropone di coinvolgere gli iracheni
non appena sarà possibile, e di affidare loro le varie responsabilità
altrettanto velocemente. Dopo un periodo iniziale di governo militare da
parte di Stati Uniti/Coalizione, prevediamo una fase di transizione in
cui le responsabilità verrebbero gradualmente trasferite alle varie
istituzioni irachene, fino all'eventuale istituzione di un nuovo governo
iracheno secondo una nuova costituzione. Quelli che seguono sono esempi del modo in cui gli iracheni
potrebbero acquisire gradualmente un ruolo sempre più importante
nell'amministrazione del paese. Poiché non esiste una decisione
definitiva che, vista la natura della situazione, non può essere presa
finche le circostanze reali non saranno note, questi esempi illustrano
varie proposte al vaglio in questo momento: - Si potrebbe costituire un Consiglio iracheno per le consultazioni
con le autorità statunitensi e della coalizione. - Un consiglio giuridico potrebbe incaricarsi di consigliare le
autorità in merito alle necessarie revisioni della struttura legale e
degli statuti iracheni per riaffermare la sovranità della legge e
garantire i diritti individuali. - Si potrebbe creare una commissione costituzionale incaricata di
redigere una nuova Costituzione e di sottoporla al popolo iracheno per
la ratifica. - Le maggiori istituzioni governative irachene – come, per esempio,
i rappresentanti del governo centrale -- potrebbero rimanere in carica
per svolgere funzioni di governo fondamentali; questo dopo avere
esaminato il personale che ricopre i ruoli più importanti e
l’eventuale rimozione di tutti coloro che siano stati coinvolti nei
crimini e negli eccessi dell'attuale regime. - Elezioni comunali e regionali potrebbero essere indette
immediatamente dopo la liberazione per coinvolgere gli iracheni nel
governo a livello locale. Riguardo a questi piani postbellici, va aggiunto che molto lavoro è
stato fatto, ma molto ancora ne rimane da fare. L'Ufficio per la
Ricostruzione e l'Assistenza Umanitaria funzionerà come centro
operativo del governo USA nell'ambito di questo sforzo. Speriamo di poterci consultare presto con questa Commissione e
con tutto il Congresso mentre continuiamo a sviluppare le nostre idee e
i nostri piani per la ricostruzione dell'Iraq dopo la guerra. La guerra
non è inevitabile ma, non preparare un piano di aiuti e di assistenza
per le sue conseguenze sarebbe imperdonabile.
ALLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO DEGLI STATI UNITI
QUALCHE "AFFARUCCIO" DELLE "MENTI" ......
Igiganti
BOEING Il 40 per cento dei suoi proventi annuali deriva da vendite di
armamento. Il suo rinomato kit per bombe teleguidate Joint Direct Attack
Munition (JDAM), ha avuto un tale successo in Afghanistan, che la Boeing quasi
non riesce a far fronte agli ordinativi della US Navy e della Air Force.
Richiestissimi anche i suoi Apache AH-64 e i bombardieri B2, che fabbrica in
comparticipazione con la Northrop, per non parlare dei missili per ogni
occasione, GBU-15, AGM-130, AGM-86 C. La sua interessante divisione Phantom
Works è leader di mercato nella produzione di aerei senza pilota o droni: di
gran moda fra i militari il suo X-45 UCAV, che ha inaugurato la
"linea" di maggior successo nell'era della guerra robotica.
Non basta. Boeing ha trovato il modo di limitare i rischi del business e di assicurarsi commesse sicure. Richard Armitage, attuale vicesegretario di Stato e consulente del Pentagono dal '75, è presidente della "Armitage Associates LLP", la quale è consulente della Boeing. Karl Rove, alto consigliere (senior advisor) del Presidente, è un azionista della Boeing. Al Senato Ted Stevens (repubblicano dell'Arkansas), il presidente dell'Appropriation Committee (ossia dell'ufficio acquisti), ha ricevuto 34 mila dollari dalla Boeing per la sua campagna elettorale. Alla Camera, John Murtha (democratico), Jim Moran (democratico), Norm Dicks (democratico) devono gratitudine alla Boeing per averne ricevuto - rispettivamente - 27.349, 21.850 e 14 mila dollari di contributi elettorali. Tutti e tre siedono nell'Appropriation Committee per la Difesa.
NORTHROP GRUMMAN L'azienda è posizionata in modo ideale per raccogliere i frutti della guerra al terrorismo: capo-commessa del bombardiere B2, partecipa alla fabbricazione dei caccia F-18 EF e del nuovissimo Joint Strike Fighter. Il suo costoso e sofisticato Global Hawk (il più colossale aereo-spia senza pilota sulla Terra) ha raccolto recensioni entusiaste; inoltre, produce il drone X-47 per la Marina.
Ma ancora migliori dei suoi prodotti sono le sue connessioni nel governo Bush. Basta dire questo: James Roche, attuale ministro per l'Air Force, è stato presidente della Northrop. Dov Zakheim, vicesegretario alla Difesa col compito di Comptroller (capo della contabilità), né è stato consulente stipendiato. Douglas Feith, viceministro della Difesa per la Policy, è presidente dell'ufficio legale Feith & Zell (import-export di armi con Israele) che ha fra i suoi clienti proprio la Northrop. Anche Paul Wolfowitz, terzo viceministro della Difesa, in pratica il numero 2 del Pentagono, ne è stato consulente. Al Senato, il capo della maggioranza Trent Lott ha ricevuto dalla Northrop contributi per 20 mila dollari, John Warner (presidente dell'Armed Services) 22.450, Ted Steves (presidente dell'Appropriations Committee) 18 mila.
RAYTHEON
LOCKHEED MARTIN Occorre dirlo? Le azioni di questa ditta non devono mancare in un serio portafoglio-titoli: massimo contractor militare, ha in catalogo tutto il necessario per le campagne più dispendiose. Dai celebri C-130 da trasporto ai caccia F-117 e F-16; è il capo-commessa del nuovissimo Joint Strike Fighter. Missili: Hellfire e AGM-142. Bombe e testate: dall'Advanced Unitary Penetrator al popolare BLU-109.
Soprattutto, diversi ex alti dirigenti della Lockheed siedono ora nelle poltrone giuste del governo Bush. Peter Teets, già amministratore delegato della ditta, è oggi assistente segretario all'Air Force. Gordon England, ex presidente dell'azienda, è segretario (ministro) alla Marina da guerra. Everet Beckner, l'ex vicepresidente, ora è al Dipartimento dell'Energia in qualità di Amministratore dei Programmi di Difesa. Un secondo vicepresidente Lockheed e azionista fra i maggiori, Norman Mineta, è diventato ministro dei Trasporti. Non basta? Sappiate allora che Lynn Cheney, moglie di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti, è alto dirigente della Lockheed. Contratti assicurati. E poi vi lamentate del conflitto d'interesse di Berlusconi?
Non ditemi più che non sapete dove investire. D'accordo, la New Economy ha fallito, le dot. com vi hanno fatto perdere un sacco di soldi. Ma è arrivata la Newest Economy, ragazzi. Fatevi sotto, questa durerà.
http://www.liberazione.it/giornale/030211/default.asp
Da: il manifesto del 14 agosto 2003
di JOHN PILGER
Noi siamo al di sopra delle nazioni. Noi controlliamo il
controllo. Alla fine vi divorerò tutti.
Lawrence
Ferlinghetti, sull'America
Oggi negli Usa i media
raccontano che in Iraq stanno pagando un tributo di sangue, anche se le vere
proporzioni degli attacchi sono quasi certamente nascoste. Presto i soldati
uccisi dopo la «liberazione» saranno più di quelli uccisi durante
l'invasione. Sostenere il mito della «missione» sta diventando difficile, come
in Vietnam. Questo non significa dubitare del vero risultato conseguito dagli
invasori con la propaganda, ossia la cancellazione del fatto che la maggior
parte degli iracheni si opponevano sia al regime di Saddam Hussein che
all'assalto anglo-americano contro il loro paese. Questo è indicibile
qui in America. Le decine di migliaia di iracheni morti e menomati non esistono.
Quando ho intervistato Douglas Feith, numero tre di Donald Rumsfeld al
Pentagono, costui ha scosso la testa e si è messo a farmi una lezione sulla «precisione»
delle armi americane. Secondo il suo discorso, la guerra sarebbe diventata una
scienza senza spargimenti di sangue al servizio della divinità unica
dell'America. È stato come intervistare un prete. Solo le «ragazze» e i «ragazzi»
americani soffrono, e per mano dei «Baathisti rimasti», un termine
auto-ingannevole sulla linea dei «miscredenti» del generale Maude. I media
riecheggiano il concetto, alludendo appena all'esistenza di una resistenza e
pubblicando i ritratti dei soldati americani amputati, descritti con uno
sciovinismo stucchevole che vede gli invasori come vittime mentre considera
benignamente l'imperialismo arrogante che essi servono. Alla fine degli anni
`70 il silenzio dei media consentì al presidente Carter di armare l'Indonesia
che massacrava gli abitanti di Timor Est e di iniziare a sostenere segretamente
i mujahedin, da cui sono poi venuti i Taliban e al-Qaeda. Negli anni `80,
l'invenzione di un'assurdità, la «minaccia» all'America da parte dei
movimenti popolari in America Centrale, in particolare i sandinisti del piccolo
Nicaragua, consentirono al presidente Reagan di armare e sostenere gruppi
terroristici come i contras lasciando sul terreno, si calcola, 70.000 morti. Che
l'America di George W. Bush dia rifugio a centinaia di torturatori
latino-americani, che abbia favorito dittatori assassini e dirottatori
anti-castristi, terroristi secondo qualunque definizione, non viene detto quasi
mai. Né si parla del lavoro di una «scuola di addestramento» a Fort Benning,
Georgia, i cui diplomati sarebbero l'orgoglio di Osama Bin Laden. Gli americani, ha
scritto la rivista Time, vivono in un «eterno presente». Il punto è che non
hanno scelta. I media «mainstream» sono attualmente dominati dalla rete
televisiva di Rupert Murdoch, la Fox, che ha sostenuto la guerra. La Federal
Communications Commission, diretta dal figlio di Colin Powell, Michael, è ormai
pronta a liberalizzare la televisione. In questo modo, la Fox e quattro altri
gruppi controlleranno il 90% dell'audience terrestre e via cavo. Inoltre i venti
maggiori siti internet sono oggi di proprietà di gruppi come Disney, Aol Time
Warner e una manciata di altri giganti. Quattordici compagnie assorbono da sole
il 60% del tempo che tutti gli utenti web americani trascorrono on-line. Il
direttore di Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet, ha sintetizzato bene la
situazione: «Per giustificare una guerra preventiva che le Nazioni Unite e
l'opinione pubblica mondiale non volevano, una macchina per la propaganda e la
mistificazione organizzata dalla setta dottrinaria che circonda George Bush ha
prodotto bugie sponsorizzate dallo Stato con una determinazione caratteristica
dei peggiori regimi del XX secolo». La maggior parte delle bugie sono state
trasmesse direttamente a Downing Street dall'Ufficio delle comunicazioni
globali, attivo 24 ore al giorno presso la Casa Bianca. Molte sono state le
invenzioni di una unità altamente segreta istituita al Pentagono e chiamata
Ufficio piani speciali, che ha utilizzato materiale di intelligence «grezzo»,
molto del quale è stato poi ripreso da Tony Blair. È qui che sono state «prodotte»
molte delle famose bugie circa le armi di distruzione di massa. Il 9 luglio
Donald Rumsfeld, sorridendo, ha detto che l'America non ha mai avuto «prove
nuove e schiaccianti» e il suo vice Paul Wolfowitz precedentemente aveva
rivelato che la «questione delle armi di distruzione di massa» era solo «per
ragioni burocratiche», «perché era l'unica ragione [per invadere l'Iraq] che
avrebbe messo tutti d'accordo». Gli attacchi del
governo Blair alla Bbc si spiegano in questo contesto. Essi non servono solo a
sviare l'attenzione dalla criminale associazione di Blair alla banda di Bush. Vi
è anche un'altra ragione, meno evidente. Come sottolinea l'acuto commentatore
americano Danny Schechter, gli introiti della Bbc sono arrivati a 5,6 miliardi
di dollari; più americani guardano la Bbc in America di quanti non guardino la
Bbc1 in Gran Bretagna; e ciò che Murdoch e gli altri gruppi televisivi
dominanti vogliono da lungo tempo è una Bbc «controllata, smantellata, persino
privatizzata... Tutto questo denaro e potere probabilmente diventeranno
l'obiettivo per i consulenti del governo Blair e per gli allegri uomini della
Ofcom, che vogliono contenere le imprese pubbliche e servire quegli ingordi
affari privati che vorrebbero togliere alla Bbc una fetta della sua quota di
mercato». Come se avesse scelto
proprio il momento giusto, la ministra britannica della cultura Tessa Jowell ha
messo in discussione il rinnovo della concessione della Bbc. Il paradosso di
questa situazione, osserva Schechter, è che la Bbc è sempre stata fortemente
favorevole alla guerra. Schechter cita un ampio studio condotto da Media Tenor,
l'istituto non-partisan da lui fondato. L'istituto ha analizzato la copertura
giornalistica della guerra da parte di alcune delle maggiori televisioni
mondiali e ha scoperto che la Bbc è stata la televisione che ha offerto meno
spazio al dissenso tra tutti i network, compresi quelli americani. Uno studio
dell'Università di Cardiff ha fatto scoperte analoghe. Molto spesso la Bbc ha
amplificato le invenzioni della macchina propagandistica di Washington, come nel
caso dell'inesistente attacco dell'Iraq al Kuwait con gli scud. E c'è stato il
memorabile discorso della vittoria di Andrew Marr davanti al numero 10 di
Downing Street: «[Tony Blair] aveva detto che sarebbero riusciti a prendere
Baghdad senza un bagno di sangue e che alla fine gli iracheni avrebbero
festeggiato. E, in conclusione, egli ha avuto ragione su entrambi i punti». Quasi ogni parola di
questo discorso è fuorviante o insensata. Secondo gli studi esistenti, il
tributo dei morti è di 10.000 civili e 20.000 soldati iracheni. Se questo non
è un «bagno di sangue», allora cos'era il massacro di 3.000 persone nelle
torri gemelle? All'opposto, sono stato
commosso e quasi confortato dalla descrizione dell'eroico dottor David Kelly che
ne ha dato la sua famiglia. È stato il dottor Kelly, uno scienziato che operava
presso il ministero della difesa britannico, a uccidersi dopo che il suo nome
era stato reso pubblico dal governo come fonte della Bbc. «La vita
professionale di David» hanno scritto i suoi familiari, «era caratterizzata
dall'integrità, dall'onore e dalla dedizione a scoprire la verità, spesso
nelle circostanze più difficili. È arduo comprendere l'enormità di questa
tragedia». Senza dubbio la
maggioranza della popolazione britannica capisce che David Kelly era l'antitesi
di quelli che si sono dimostrati gli agenti di una potenza straniera pericolosa
e arrogante. Fermare questa minaccia è oggi più urgente che mai, per gli
iracheni e per noi. (Traduzione Marina
Impallomeni ) Scott
Thompson e Jeffrey Steinberg Il
25° anniversario del "Matrimonio d’armi"
http://www.asslimes.com/documenti/palestina/likudeusa.htm La
Squadra di Preghiera di Gerusalemme, Keyes e i Moonies Nel
suo pezzo del Jerusalem Report, Gorenberg ha sparato a zero sulla Squadra
di Preghiera di Gerusalemme, i cui membri guida comprendono Robertson, il
Rev. Mike Evans e Tim LaHaye, autore dei racconti di successo "Left
Behind" circa la vita sulla
Terra dopo l’Estasi, in cui gli Ebrei sono sottoposti ad un nuovo Olocausto
o alla conversione al Cristianesimo. Secondo Gorenberg, "il libro di
Evans Gerusalemma Tradita afferma che si avvicina un’apocalisse,
nella quale fiumi di sangue scorreranno in Israele—e raccomanda ai lettori
di pregare per quello che accade." In contraccambio per avere aperto le
porte di Gerusalemme a questa gang di eretici, Olmert è stato profumatamente
pagato. Il 15 ottobre 2002, secondo il calcolo di Gorenberg, Olmert ha
partecipato ad una cena di raccolta fondi a San Diego, organizzata dalla Mission
Valley Christian Fellowship. Olmert se n’è andato con 500.000 dollari
frutto di una cena da 1.000 dollari al coperto. Nello stesso tour USA, Olmert
si è dapprima fatto vedere a Washington per un incontro revival della Christian
Coalition presso il Convention Center, che è culminato con un appello di
“Solidarietà cristiana con Israele”, rivolto da Olmert, Robertson, Tom
DeLay (R-Tex.), Rep. Lindsay Graham (R-S.C.) e l’ex Ambasciatore Alan Keyes.
La presenza di Keyes al raduno di Robertson è stata di particolare
significato, dato che egli è stato per anni profondamente implicato
nell’apparato della Chiesa dell’Unificazione del Reverendo Moon,
che come recentemente rivelato da EIR, è il canale principale di denaro
sporco per l’intero network mondiale della destra radicale—compresi i
seguaci di Jabotinsky in Israele. Gorenberg ha concluso il suo saggio con un
avvertimento: "Ho contattato al telefono a San Diego Zvi Raviv, direttore
generale della Fondazione Nuova Gerusalemme. Ha detto di essere tornato
in città per sanare il contrasto tra la comunità ebraica e la chiesa.
Ascoltandolo, ho dovuto rispettare la sua dedizione per il bene di
Gerusalemme. Ma quando ha detto, 'Per quel che ne so, Pat Robertson non ha
oggi una connotazione controversa,' anch’io ho dovuto concludere che c’è
di più di quel che egli ha bisogno di sapere. E quello che sanno Ehud Olmert
o, su quell’argomento, alcuni leaders ebraici americani, va preso in
considerazione più che l’immediata contropartita, prima che essi compaiano
sugli stessi scenari o siglino le stesse propagande della Destra cristiana.
Questa storia non è stata scritta in paradiso." Matrimonio
in stile Likud Benedizione
cristiana per i massacri di Beirut EIR
ha rivelato in esclusiva che il NUCI ha organizzato il 31 luglio 2001 un
meeting alla Casa Bianca dei principali sostenitori americani del Likud e dei
Sionisti cristiani, con il collegamento ufficiale del Presidente Bush alle
comunità religiose, Tim Goeglin. Goeglin ha ottenuto il suo osto alla Casa
Bianca grazie a Gary Bauer, una delle figure principali della rete dei
sionisti cristiani. La delegazione della NUCI comprendeva rappresentanti di
Falwell, Robertson, del Rev.
Elwood McQuaid, del Rev. Ed McAteer, il capo della Zionist Organization of
America Morton Klein ed il capo degli Americani per la Salvezza di Israele
Herb Zweibon. Il gruppo ha minacciato apertamente di inscenare una rivolta
evangelica contro il Presidente Bush, se egli avesse tolto il suo sostegno al
100% alle spalle del Primo Ministro israeliano Sharon e dei suoi crimini di
guerra in serie contro i Palestinesi. Incredibilmente, giusto prima della
sessione alla Casa Bianca, la delegazione aveva pranzato all’Ambasciata
israeliana, dove aveva concordato sua strategia con l’Ambasciatore
d’Israele. Diverse settimane dopo, la NUCI inscenava una manifestazione al
Circolo Nazionale della Stampa di Washington, in cui venivano distribuiti
brani tratti dal libro di Samuel Huntington Lo Scontro Di Civiltà, che
propugnano una guerra mortale tra le civiltà occidentale, islamica e
confuciana—una nuova guerra religiosa dei Trent’anni, da innescare nell’heartland
dell’Eurasia; e film di propaganda di Steven Emerson che attaccavano la
comunità musulmana negli Stati Uniti come terrorista. Il Sen. Sam Brownback (R-Kans.)
è comparso come ospite all’evento della NUCI, accanto a Frank Gaffney, capo
del Centro per la Sicurezza Nazionale, organizzazione succeduta all’International
Security Council di Joseph Churba, dopo la morte di questi nel 1996. Il 14-15
ottobre 2002, il “raduno per Israele” della Coalizione Cristiana a
Washington, a cui ha partecipato il Sindaco di Gerusalemme Olmert, era un
segnale che il ricatto alla Casa Bianca rende. Il Presidente Bush ha inviato i
suoi saluti ufficiali alla manifestazione, che è stata caratterizzata dalla
partecipazione di oratori che denunciavano l’idea di qualsiasi tipo di Stato
palestinese nella West Bank o nella Striscia di Gaza. Questo, sebbene
ufficialmente l’Amministrazione Bush sia la prima amministrazione Americana
ad approvare formalmente l’idea di una soluzione “a due stati” per il
conflitto israelo-palestinese. Mentre si svolgeva il raduno, la Casa Bianca
stava approvando un documento politico di sei pagine, che abozzava un
"percorso stradale" per la creazione di uno stato palestinese a
piena sovranità per la fine del 2005. Questo veniva denunciato ad alta voce
da parecchi degli oratori della manifestazione: Una
preparazione all’elezione? (*)
Gioco di parole tra il cognome del rev. Moon ed il termine money (denaro) – N.d.T . Questo
articolo compare sul numero del 29 novembre
2002 di Executive Intelligence Review. TRADUZIONE
DALL'INGLESE MARCO D'ERAMO
I
sionisti evangelici
http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/fascismo/manifesto.html Da Il Manifesto, 10/9/2002
Milioni di persone scompaiono nel
giro di una notte e l'Anticristo diventa segretario generale delle
Nazioni unite. Anticristo è un ex presidente della Romania che inganna quasi
tutti quelli «lasciati indietro», tranne un gruppetto di prodi che include
un reporter politico per un settimanale internazionale. Anticristo mette su un
trattato di pace con Israele, vara una moneta unica mondiale, ricostruisce il
tempio di Salomone, sposta la sede delle Nazioni unite in Iraq, e persuade
tutte le nazioni a disarmare. Questo è almeno il riassunto che il settimanale
The Economist fa del primo volume della serie Left Behind («lasciati
indietro», appunto), primo volume che negli Stati uniti ha venduto sette
milioni di copie. Il quinto volume, Apollyon (3,1 milioni di copie
vendute) riguarda la calamità di cavallette con teste umane e ali metalliche.
L'ottavo volume, The Mark («Il marchio», 3 milioni di copie) mette in
scena gli umani che fanno la fila per farsi impiantare dal governo
dell'Anticristo nella mano destra un microchip, che è il marchio della Bestia
(inteso come Satana). In The Remnant (prima tiratura: 2 milioni di
copie), metà dell'umanità è stata uccisa o vive sotto terra, mentre le
calotte polari si sciolgono e i mari si trasformano in sangue. Finora la serie
ha venduto negli Stati uniti la strabiliante cifra di più di 40 milioni di
copie. LeftBehind è la manifestazione più vistosa della diffusione
raggiunta dalle idee degli avventisti, che aspettano la fine del mondo, dei born-again,
i «risorti» (dopo il giorno del giudizio). Questo significa che negli Stati
uniti i fedeli in attesa dell'Apocalisse e i fondamentalisti cristiani non
costituiscono più una sparuta (per quanto aggressiva, rumorosa e armata)
minoranza, ma sono ormai una fetta della popolazione con cui fare i conti.
Secondo i sondaggi, il 59% degli americani pensa che l'ultimo libro del
Vangelo, l'Apocalisse, si avvererà: in inglese il titolo di quel libro
è Revelation, nel senso che rivela l'esito della storia del mondo,
mentre l'Apocalisse, in quanto evento, fine del mondo, è Rapture. E un
quarto degli americani ritiene che la Bibbia avesse predetto l'11 settembre.
Ora, è in queste percentuali che il
presidente George W. Bush rastrella il nucleo duro del suo elettorato. Quando
lui descrive la guerra contro il terrorismo, come una «battaglia contro il
Male», sa molto bene quello che fa, come lo sapeva il suo predecessore Ronald
Reagan quando definiva l'Unione sovietica «l'impero del Male»: dà alla
propria azione l'indispensabile (e utilmente vaga) dimensione religiosa che
soddisfa il suo elettorato: uno degli aspetti più notevoli di questa temperie
storica è che a combattere l'integralismo islamico è il rappresentante
politico del fondamentalismo cristiano.
Si stabilisce così un'interazione a
due sensi tra amministrazione repubblicana e l'estrema destra cristiana.
L'amministrazione Bush è spesso accusata di unilateralismo, di diffidare
delle organizzazioni internazionali (Fondo monetario, Nazioni unite, Banca
Mondiale, Wto). Ma abbiamo già visto che in Left Behind l'Anticristo
è segretario dell'Onu. Non solo, anche le altre organizzazioni internazionali
sono descritte in Left Behind come strumenti dell'Anticristo (i signori
della terra «daranno il loro potere e la loro forza alla Bestia», Apocalisse:
173, 13) e la puttana di Babilonia siede «su sette montagne» (Apocalisse:
17,9), proprio come Roma ha sette colli, e il Trattato di Roma è il testo
fondatore della Comunità europea.
Come si vede, queste posizioni dei
fondamentalisti vengono incoraggiate dagli indirizzi di politica estera di
Bush, mentre l'amministrazione può accentuare la sua retorica contando
sull'appoggio del suo zoccolo duro elettorale.
Ma la vera novità tra gli
evangelici e i fondamentalisti cristiani è la loro posizione rispetto agli
arabi e agli ebrei. Storicamente, l'estrema destra cristiana era virulenta nel
suo antisemitismo, di cui la John Birch Society era l'alfiere. Oggi invece i
fondamentalisti cristiani sono ferventi fautori dello stato d'Israele e
accaniti anti-islamici.
Significativa è la vicenda che
quest'estate ha coinvolto l'università della North Carolina. Di solito le
università americane riservano il primo anno a una sorta di corso di
recupero, visto che dal liceo i ragazzi escono assai ignoranti. Così
l'università della North Carolina ogni anno prescrive come lettura estiva
obbligatoria un libro che possa allargare gli orizzonti mentali delle
matricole. Per esempio, un anno è stato un volume sulla guerra civile
americana. Quest'anno, dopo l'11 settembre, il libro scelto era Approaching
the Qu'ran, «Avvicinarsi al Corano» di Michael Sells, un'introduzione ai
valori e alle credenze dell'Islam, con traduzione annotata e chiosata di 35
sure (i capitoli del Corano). Ma un'organizzazione della destra
cristiana, il Family Policy Network, ha fatto causa all'università perché
assegnare questo testo sarebbe incostituzionale: un'università finanziata con
il denaro pubblico non può esigere dai propri studenti lo studio di una
singola religione. In realtà quest'associazione ha messo su il processo
perché - secondo lei - Avvicinarsi al Corano omette di citare le sure
4, 5 e 9 in cui si incita a uccidere gli infedeli, sure che sono state usate
da alcuni terroristi come giustificazione dei propri atti. Fino all'ultimo
minuto, prima dell'apertura dell'anno accademico, è stato incerto se il libro
potesse essere discusso dagli studenti.
Infine solo alle 10 del mattino la
Corte d'appello federale, riunita a Richmond in Virginia, ha deciso che
l'Università non violava la costituzione e quindi ha potuto avere luogo la
discussione delle matricole su questo libro (però giudicato troppo noioso).
Ma intanto una commissione del parlamento della North Carolina sta discutendo
una legge, già approvata dall'Assemblea generale, che negherebbe
all'università i finanziamenti statali se non darà un tempo uguale in classe
a «tutte le religioni conosciute» (anche allo sciamanesimo degli evenki
siberiani?).
La polemica su questo libro è stata
comunque infinitamente meno violenta dei conflitti combattuti sulla libertà
accademica nell'era di McCarthy, quando - scrive il New York Times -
l'università fu accusata di essere un rifugio per comunisti. Anche in
seguito, nel 1963 i deputati dello stato negarono il diritto di prendere la
parola nell'università ai comunisti e a chiunque avesse invocato il Quinto
emendamento alla costituzione per non testimoniare davanti al Comitato del
Congresso per le attività anti-americane. Questa legge fu invalidata da una
corte federale nel 1968.
I sentimenti anti-islamici dilagano
nelle sette cristiane. Secondo i gruppi cristiani ultraconservatori, il vero
nemico non è il terrorismo ma l'intera religione musulmana. Riferendosi
all'università della Norht Carolina, il reverendo Bill O'Reilly ha detto in
tv che assegnare questa lettura dopo l'11 settembre è come se nel 1941 avesse
imposto di leggere Mein Kampf di Adolf Hitler.
Ma il caso più emblematico della
svolta evangelica è quella del reverendo Franklin Graham, figlio, successore
ed erede della Billy Graham Evangelical Association, che conta decine di
milioni di fedeli e che è stata fondata dal suo padre Billy, appunto. Billy
era diventato predicatore nel periodo a ridosso del famoso «processo delle
scimmie» del 1925 in cui un insegnante di liceo di biologia fu accusato nel
Tennessee d'insegnare illegalmente la teoria darwiniana delle specie e non
quella creazionista fedele alla Bibbia. Ne seguì un discredito tale per gli
evangelici negli Stati uniti che tutta l'azione di Billy Grahm - ha scritto il
Washington Post - fu tesa a cancellare quest'immagine negativa. Graham
divenne l'ambasciatore degli evangelici presso la maggioranza conformista,
l'uomo della conciliazione. Antitetica la posizione del figlio Franklin,
fiorito nell'era reaganiana, quando la destra cristiana era non solo potente
ma anche arrogante.
Nel gennaio 2001 Franklin tenne la
predica all'inaugurazione della presidenza Bush. Oggi alla convention di suoi
fedeli, cui accorrono più di 80.000 persone, dice che quella musulmana è una
«religione del male» e ribadisce questo concetto più e più volte nel
capitolo dedicato all'Islam del suo ultimo libro The Name.
La corrente anti-islamica è
diventata fervente sionista, ribaltando un odio secolare, tra i
fondamentalisti, che vedeva negli ebrei gli assassini di Cristo di Nazareth.
Tanto che oggi si parla di «cristiani sionisti», termine che un tempo
sarebbe sembrato un ossimoro.
Questo dietrofront, descritto in un
particolareggiato reportage apparso sull'ultimo numero di Mother Jones,
risale per lo meno al 1977, quando in Israele salì al potere Menachem Begin,
del partito Likud, che usò argomenti religiosi per confiscare le terre
palestinesi e che aveva posizioni simili a quelle degli integralisti cristiani
Usa su temi come l'aborto e lo stato assistenziale. Begin giunse a cenare a
New York con il reverendo Jerry Falwell (e a regalargli un jet privato per
ricompensarlo degli sforzi che faceva in favore di Israele). Nel 1996 Benjamin
Netanyahu fondò il Israel Christian Advocacy Council e nel 1997 invitò 17
leaders evangelici per un soggiorno in Israele. Nel dicembre 2000 Ariel Sharon
prese la parola davanti a 1.500 cristiani sionisti che erano arrivati in
Israele, e disse loro: «Vi consideriamo tra i nostri migliori amici al
mondo».
Ma ora i cristiani sionisti sono
molto più potenti: intrattengono fitte relazioni con deputati repubblicani
come Dick Armey (leader della maggioranza alla Camera) e Whip Tom DeLay, con i
senatori James Inhofe (Oklajoma) e Sam Brownback (Kansas), ma soprattutto con
John Ashcroft, che è lui stesso un integralista cristiano, e con i due vice
di Donald Rumsfeld al ministero della difesa, Paul Wolfowitz e Douglas Feith.
In questo i sionisti evangelici stanno diventando perfino più potenti dell'Aipac
(American Israel public Affairs Commettee), la grande organizzazione che a
Washington, con ben 130 dipendenti, organizza e gestisce l'attività di
lobbing per Israele.
I legami tra evangelici sionisti e
Israele sono tali che nell'ambasciata israeliana a Washington c'è ora un
«Ufficio per gli affari inter-religiosi» che organizza riunioni mensili con
i sionisti evangelici. Vi si mostrano filmini di propaganda si tengono
discorsi con molte citazioni bibliche. Vi si cantano insieme a canti americani
come Star-Spangled Banner, anche l'inno nazionale israeliano Hatikva
e canti cristiani tra cui Israel O Blessed Israel di Pat Boone. E le
bandiere con la stella di Davide si mischiano ai crocifissi. Molti ebrei laici
neworkesi ne sono imbarazzati.
tra il Likud d’Israele e i Fondamentalisti USA
Il Rabbino Eckstein ha confermato che, alla fine degli anni 1980, aveva
forgiato una profonda alleanza con Pat Robertson e con il direttore della
Coalizione Cristiana di Robertson, Ralph Reed. Oggi, Eckstein e Reed
co-presiedono il fronte "Stand Up for Israel" (In Piedi per
Israele). Esso mobilita l’apparato evangelico americano per sostenere le
politiche espansionistiche dei gruppi più radicali del Likud e di altri
partiti israeliani ancora più estremisti, come il Moledet, che propugna
l’annessione e la “pulizia etnica” da tutti i Palestinesi della West
Bank e della Striscia di Gaza. Nel 2000, Eckstein si è mosso permanentemente
in Israele, sebbene egli mantenga ancora molti legami con gli evangelici
americani. Nel 1994, egli ha svolto un ruolo centrale nella fondazione di un
altro fronte sionista cristiano, la National Unity Coalition for Israel (NUCI),
che mette insieme gli elementi più a destra della comunità ebraica degli
States e i network evangelici di Falwell-Robertson-Evans. Il fondatore della
NUCI è Esther Levins di Kansas City in Missouri. Levins sostiene che la NUCI
consiste in oltre 200 gruppi ebraici ed evangelici—tutti uniti dietro
l’idea dell’annessione permanente della West Bank e di Gaza, per formare
il biblico "Grande Israele." Fino alla sua nomina di Assistente
Segretario della Difesa per la Politica nella corrente Amministrazione Bush,
Douglas Feith ha prestato servizio come direttore della NUCI.
* Olmert: "Come tutti sanno, ci troviamo nel pieno di una guerra molto
violenta e brutale condotta da Yasser Arafat e la sua gang contro persone
innocenti nel cuore della nostra città."
* Pat Robertson: "Noi non dovremmo chiedere ad Israele di ritirarsi dai
territory occupati, dovremmo stargli vicino e combattere. Gerusalemme è la
capitale eterna, indivisibile dello Stato d’Israele e non deve essere
divisa."
* Rep. Tom DeLay, nuovo capogruppo municipale: "I pericoli di fronte ad
Israele sono enormi. L’ho visto di persona. Sono stato a Masada. Ho girato
in Giudea e in Samaria. Ho camminato per le strade di Gerusalemme e mi sono
trovato sulle Alture del Golan.... E sapete una cosa? Non ho visto alcun
territorio occupato. Quello che ho visto era Israele."
* Il membro della Knesset Benny Alon, del partito razzista Moledet, legge dal
Libro dei Numeri: "Quando voi [Mosè e gli Ebrei] avete attraversato il
Giordano nella terra di Canaan, dovevate scacciare tutti gli abitanti del
paese prima di voi.... Se voi non avete scacciato gli abitanti del paese prima
di voi, allora quelli che avete graziato saranno punte nei vostri occhi e
spine nel vostro fianco."
A CURA DI BELGICUS