E' importante cercare di capire perché sono sta
te sviluppate le tre
statistiche che abbiamo studiato confrontandole tra loro.
La statistica di Maxwell-Boltzmann, sviluppata
nell'ultima metà del secolo scorso, forniva delle buone previsioni teoriche, verificate poi sperimentalmente, sul comportamento di un gas in condizioni normali
(pressione atmosferica: P = 1 atmosfera; temperatura ordinaria ambiente:
T = 300 °K).
In quegli stessi anni si lavorava (') intensamente nel campo della fisica
delle basse temperature (soprattutto
ad opera di Dewar a Cambridge e di
Kamerlingh-Onnes a Leida). Si
stavano liquefacendo tutti i gas, solo l'elio resiste
va fino a temperature bassissime (l'elio
fu poi liquefatto per la prima volta a Leida
nel 1908 ad opera di Kamerlingh-Onnes).
Il susseguirsi di una notevole mole di dati sperimentali, di fatti e dati allora incomprensibili,
dette un notevole impulso alla ricerca teorica, alla
ricerca di spiegazioni sempre più corrispondenti
ai
fatti osservati. Molti fenomeni osservati nella fisi
ca delle basse temperature risultavano comunque
del
tutto incomprensibili dal punto di vista della fisica classica: Vale la pena
aprire una breve parentesi proprio sull'elio.
L'elio, che liquefa a
circa 5 °K= - 268 °C non solidifica neanche alla temperatura di 0,000016 °K
≈
- 273 °C (raggiunta
da Simon a Oxford nel 1956)
e non solidificherebbe neanche allo zero assoluto (T = 0 °K = - 273°C): questo fatto è in contrasto con la fisica classica
che prevede la solidificazione di tutte le sostanze a temperature
così basse. Inoltre, secondo la fisica classica,
il calore specifico di un gas ideale (elio, ad
esempio) deve rimanere finito anche allo zero as
soluto (e deve valere c = 3/2 R con R = kN =1,99 calo
rie/grado, con k = costante di Boltzmann e N = numero di Avogadro) . Questo
fatto è però in contrasto con l'esperienza: infatti il calore specifico decresce man mano che ci si avvicina allo zero assoluto (la cosa fu predetta da Nerst
nel 1916 ed il processo, allora ancora ignoto,
secondo cui il calore specifico decresce lo chiamò
degenerazione del gas, mentre un gas a temperature vicine allo
zero assoluto venne chiamato degenere).
A tutta questa messe di dati sperimentali e
a
queste incongruenze (oltre a quelle relative alla ra
diazione emessa da un corpo nero) la statistica
di
Maxwell-Boltzmann non dava alcuna risposta che fosse
in accordo con l'esperienza. Ed era logico. Occorreva che si introducessero i
quanti per spiegare la gran parte dei fatti sperimentali che si accumulavano; e
i quanti furono introdotti nel 1900
da Planck. Da allora si cominciò a lavorare assiduamente per trovare delle
spiegazioni teoriche alle deviazioni cui accennavamo.
Le cose importanti, per quanto ci riguarda ora,
introdotte dalla meccanica quantistica sono: l'indistinguibilità delle
particelle e la quantizzazione
della loro energia, il principio di indeterminazione
ed il principio di Pauli.
Come abbiamo già detto qualche pagina indietro
Bose-Einstein svilupparono (1924) la loro statistica
introducendo l'indistinguibilità delle particelle
e
la quantizzazione della loro energia ed anche (in qualche modo) il principio di
indeterminazione (pur non
essendo quest'ultimo ancora stato enunciato - 1927)
quando si fissava h3
come volume delle cellette a disposizione delle particelle. Con la statistica di Bose-Einstein si riuscirono a spiegare compiutamente
due importanti fenomeni: la radiazione del corpo nero e l'annullarsi del calore
specifico allo zero assoluto (poiché nella statistica quantistica di un gas
ideale si hanno stati energetici separati, anche il calore specifico di un tale
gas deve essere quantizzato ed annullarsi allo zero assoluto).
Fermi e Dirac introdussero nella trattazione statistica di un gas di elettroni (1926) il principio di
esclusione di Pauli (1925) e con la loro statistica
resero conto di moltissimi altri fatti sperimentali.
Comunque da quanto abbiamo ora detto è chiaro
che il problema nasceva perché il gas degenerava, infatti in condizioni di non degenerazione vale la
statistica di Maxwell-Boltzmann.
Nelle formule che abbiamo incontrate, sia
in
quella di Maxwell-BoItzmann (1) sia in quella di Bose-Einstein (4) sia in quella
di Fermi-Dirac (7):


si può
individuare in -E0/kT [per la (1) e la (4)] e
in -EF/kT [per la (7)] un parametro, cosiddetto,
di
degenerazione. Infatti, quando -E0/KT (ovvero -EF/KT)
è molto minore di 1 si è in condizioni di degenerazione e, non potendosi trascurare il -1 al denominatore
della (4) ed il +1 al denominatore della (7), valgono
le statistiche quantistiche. Quando invece -E0/KT (ovvero -EF/KT) risultano molto grandi, allora potendosi
trascurare il -1 e +1 al denominatore della (4) e (7)
rispettivamente, vale la statistica di Maxwell-Boltzmann.
Che cosa vuol dire questo fatto?
Quando un gas è in condizioni normali, le particelle che lo compongono
hanno a disposizione tante
celle
e quindi c'è poca probabilità che in una stessa cella
capiti più di una particella: in questo caso
allora non c'è differenza sostanziale fra le tre statistiche. Quando invece ci si avvicina allo zero assoluto, le celle a
disposizione del gas diminuiscono
notevolmente e quindi aumenta di molto la probabilità di avere più di una
particella per cella; in questo caso nasce allora la sostanziale differenza
tra
le tre statistiche ed in particolare tra quelle
di
Maxwell-BoItzmann e Bose-Einstein da una parte (più
di una particella per stato) e quella di Fermi-Dirac
dall'altra (una sola particella per stato).
Vediamo ora qual è l'attuale campo di applicazione delle tre statistiche, quando cioè si deve applica
re la statistica classica e quando le statistiche
quantistiche.
La statistica di Maxwell-BoItzmann è stata ricavata nell'ambito dello
studio della teoria cinetica dei gas
e proprio in questa teoria si assume che le
molecole (nel senso che abbiamo chiarito quando abbiamo trattato la statistica classica) interagiscono
tra di loro molto debolmente e solo durante le collisioni: si possono quindi
trascurare tutti gli altri
tipi di forze possibili (elettrostatiche, gravitazionali, etc...). Questo fatto è in accordo con il modello che la teoria cinetica
si è costruito per un
gas: ci sono praticamente infiniti stati a disposizione per un numero N di
particelle a disposizione (sempre grandissimo ma comunque molto più piccolo del
numero degli stati a disposizione).
Quando però studiamo un gas particolare, un gas
cioè, ad esempio, di elettroni all'interno di un solido, cade l'ipotesi di
interazione debole. Quando un
elettrone passa vicino ad un nucleo risente della sua
attrazione elettrostatica e resta nel campo elettrico del nucleo stesso. Anche
se gli elettroni sono liberi di muoversi all'interno del solido, essi sono
sempre associati a degli atomi. E, abbiamo già visto
, che elettroni
associati ad atomi possono esistere so
lo in particolari livelli energetici a loro permessi.
Come gli elettroni in un atomo possono avere solo le energie permesse
dall'atomo, così gli elettroni
di un solido possono avere solo le energie permesse
dal solido.
Mentre le molecole in un gas possono avere ogni
valore di energia, gli elettroni in un solido hanno
le loro energie quantizzate (e sono soggetti al principio di Pauli).
-
Ed ecco allora un'altra differenza sostanziale, ecco dove la
distribuzione di Fermi-Dirac è in netto
contrasto con la distribuzione per un gas di molecole di Maxwell-Boltzmann: le
energie del gas di molecole non sono quantizzate, le energie del gas di
elettroni sono quantizzate.
Ma qual è la differenza di applicazione tra
la
statistica di Fermi-Dirac e quella di Bose-Einstein,
essendo ambedue statistiche quantistiche e riferendo
si ambedue a particelle che hanno le loro energie
quantizzate?
Cominciamo con il dire a quali particelle posso
no essere applicate le diverse statistiche.
La statistica di Maxwell-Boltzmann si applica
ai gas di molecole a temperatura ambiente o a temperature più alte (in
questo caso abbiamo visto che an
che le altre statistiche danno gli stessi risultati).
La statistica di Bose-Einstein si applica ai gas
di certe particelle, che da ora chiameremo bosoni,
in stato di degenerazione.
La statistica di Fermi-Dirac si applica ai gas
di altre particelle, che da ora chiameremo fermioni,
che oltre ad essere in stato di degenerazione sono anche soggette al principio di Pauli.
I bosoni sono quindi quelle particelle a cui non
si applica il principio di Pauli, sono quelle particelle cioè che o non hanno
spin o hanno spin intero
come ad esempio: fotoni (ricordo che Bose, con la sua statistica, ritrovò la
formula data da Planck per l'emissione di radiazione da parte di un corpo nero
trattando statisticamente i fotoni), fononi, mesoni p,
mesoni
K, gas reali (idrogeno ed elio).
I fermioni sono invece quelle particelle a
cui
si applica il principio di Pauli, sono quelle particelle cioè che hanno spin
semintero come ad esempio:
elettroni, protoni, neutroni.
Possiamo quindi dire che l'applicazione di una o
dell'altra statistica dipende dal tipo delle particel
le in gioco e anche dalle particolari condizioni fisiche in cui queste
particelle si trovano; le condizioni fisiche in cui si opera sono stabilite dal
parametro di degenerazione che, in sostanza, è determinato
da condizioni di bassa temperatura, di notevole densi
tà delle particelle, di massa molto piccola di queste
ultime: la statistica classica è un'approssimazione
delle altre due quando il gas che stiamo considerando
può essere considerato, per le particolari condizioni
fisiche in cui si trova, un gas perfetto.
Facciamo, da ultimo, un confronto fra le
varie
funzioni di distribuzione (2), (5) e (8):


Il
grafico delle distribuzioni in considerazione, a
T ≠
0 e per un fissato valore di E0
= EF , è riportato sovrapposto nella figura seguente:

Dai grafici si può vedere subito che per la fE (E)
il livello energetico E0, essendo il livello verso cui
fE(E) tende (per T -> 0), è il più basso livello possibile per il sistema di bosoni costituenti il gas; per
la fF(E) il livello più basso possibile per il sistema
di femioni costituenti il gas è quello corrispondente
ad E = 0; per la fB(E) si ha invece una situazione intermedia per il sistema di molecole costituenti il gas.
Questo fatto rivela la profonda differenza fra le
statistiche di Maxwell-Boltzmann e Bose-Einstein da una parte e la statistica di
Fermi-Dirac dall' altra.In
fatti, quando l'energia del gas in considerazione si ab
bassa di molto (E -> 0) , quando cioè la temperatura diventa molto bassa (T
-> 0) , le molecole classiche tenderebbero ad occupare tutte lo stesso stato corrispondente ad energia E = 0. Questo
fatto in realtà non si verifica poiché, trovandoci in stato di degenerazione
occorre applicare le statistiche quantistiche: quella di Fermi nel caso di
particelle a spin semintero
(soggette al principio di Pauli), quella di Bose nel
caso di particelle a spin intero (non soggette al principio di Pauli).
Comunque, per E -> 0 (cioè per T -> 0), quando si ha a che fare
con
un gas di bosoni, si origina una condensazione del
gas stesso, cioè, i bosoni costituenti il gas tendono ad occupare tutti lo
stesso stato energetico (E = E0)
Una cosa del tutto diversa accade quando si ha
a che fare con un gas di fermioni: un solo fermione
si troverà nello stato a cui compete energia zero,
tutti gli altri andranno ad occupare stati ad energia superiore fino a che non
siano esauriti i fermioni stessi (livello energetico EF).
Vediamo meglio questo fenomeno considerando, per
semplicità, non stati, in cui vi può essere un solo
elettrone, ma livelli energetici, in cui vi possono
essere due elettroni a spin antiparallelo. Vediamolo
meglio in un confronto con un gas di molecole ed
un
gas di bosoni, nel caso particolare di un numero N di
particelle uguale a 20:
Se
gli elettroni fossero classici, allo zero assoluto si troverebbero tutti nel
livello energetico E = 0.
Per portare questi elettroni classici dal livello
E = 0 al livello, realmente occupato allo zero assoluto, EF,
occorrerebbe un innalzamento di temperatura
(cioè un aumento di energia) pari a circa 10.000 °K ≈
9.750 °C (
ricordando quanto
abbiamo detto sull'energia di
punto zero, si può dire che gli elettroni hanno
una altissima energia di punto zero e come
gli
elettroni tutti i fermioni).
Se innalziamo la temperatura, tutte le particelle di Boltzmann e di Bose
acquistano energia saltando, senza nessuna limitazione nell'occupazione dei
livelli, sui livelli ad energia più alta; le particelle di Fermi invece si
comportano in modo diverso: quel
le che stanno nei livelli energetici più bassi non possono, in alcun modo, acquistare energia (poiché ad un
acquisto di energia corrisponde il salto in un livello superiore il quale
essendo già occupato da due elettroni non permette che se ne aggiunga un
altro); le uniche particelle che acquistano energia sono quelle
prossime al livello di Fermi che
hanno, immediatamente sopra, livelli energetici liberi che possono occupare:

Dal livello (E*) in cui non vi sono più elettro
ni, si può applicare la statistica di Boltzmann; nel
grafico delle funzioni di distribuzione, infatti, il
livello E* è proprio quello in cui
si raccordano le
funzioni di Fermi e di Boltzmann:
Quindi nel caso dei fermioni, quanto T ≠
0, solo quei fermioni che hanno un'energia dell'ordine di
EF = 2kT possono subire incrementi di energia, portandosi al massimo ad una energia E* . Tutti gli
altri
fermioni sono, per così dire, congelati nel
loro
stato e non possono subire innalzamenti di
energia
con un solo innalzamento di temperatura.
In pratica solo 1/100 di tutti i fermioni costituenti il gas può subire
un incremento di energia
per via termica.
Per concludere l'importante discussione fatta
sulle tre statistiche riporto una tabella riassuntiva di esse:


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