Arrivati a questo punto siamo in grado di
dire
come si distribuisce l'energia fra le molecole costituenti un gas classico e
quantistico. Rimane però in
sospeso la nostra questione iniziale: come si distribuisce l'energia fra gli
elettroni in un metallo.Per
vedere in che punti differiscono le due questioni, ricapitoliamo brevemente cos'
è una molecola in un gas
secondo il punto di vista classico di Boltzmann, cosa è una particella di Bose
secondo il punto di vista quantistico affermatosi successivamente e cos' è
un elettrone in un metallo alla luce del principio
di Pauli.
Quando Boltzmann, intorno al 1880, ricavò la
sua statistica (estendendo un metodo precedentemente
-1860 - usato da Maxwell) ancora non era stato scoperto l'elettrone (J. J. Thomson, 1897), ancora la teoria atomistica si
dibatteva tra grosse difficoltà e
decisi oppositori (la seconda metà
dell'800 vide la
progressiva affermazione della teoria del campo come
supporto alla teoria dell'azione a contatto ed in op
posizione alla teoria corpuscolare che era il supporto, consapevole od inconsapevole, della teoria dell'azione a distanza) i quanti
non erano ancora nati
(Planck 1901), tanto meno si era
sviluppato il principio di indeterminazione (Heisenberg, 1927) e la meccanica ondulatoria e
quantistica (diversissimi contributi :tra il 1901 ed .il 1927).
La statistica di Boltzmann poteva dunque nascere solo legata ai
corpuscoli costituenti un gas, corpuscoli i quali, non essendosi mai
manifestati, erano soltanto delle piccolissime sfere rigide, indivisibili e
perfettamente elastiche chiamate "molecole".
Boltzmann, d'altra parte, era un fisico classico, e per lui, fissata la
posizione e la velocità di
una molecola ad un certo istante era possibile saper
tutto su di essa relativamente ad ogni altro istante
precedente e successivo solo applicandovi le leggi
newtoniane del moto. Questa molecola poteva
dunque
essere seguita nel suo movimento: manteneva cioè una
sua individualità.
Il fisico indiano Bose si forma alla scuola della fisica quantistica.
Egli, prima del principio di
indeterminazione, intuisce l'indistinguibilità delle
particelle ed elabora, con il determinante contributo di Einstein, una
statistica che si differenzia da
quella di Boltzmann in due punti importantissimi: le
particelle sono indistinguibili ed il volume della
cella non è più piccolo a piacere, ma ben determinato. Le particelle
costituenti il gas di Bose sono dunque indistinguibili, esse, analogamente alle
molecole di Boitzmann, interagiscono debolmente e possono
trovarsi in una fissata cella (anche come dimensioni)
in qualsivoglia numero.
Intanto (1897) nasceva l'elettrone e questa nascita porta un poco di
scompiglio nella fisica. L'esistenza di un corpuscolo di carica negativa solleva
di
versi problemi soprattutto sulla costituzione atomica: se l'elettrone negativo
appartiene ad un atomo
neutro, deve esservi nell'atomo una carica positiva.
Ben presto (1911) Rutherford dà un'identità a questa
carica positiva e la pone al centro dell'atomo.Nasco
no però dei problemi di stabilità per l'edificio atomico per sistemare i quali Bohr (1911) lo puntella
con i quanti introdotti da Planck. Il resto è storia
nota.
E' la storia che porta alle formulazioni complete delle meccaniche
ondulatoria e quantistica.
L'elettrone paga un certo prezzo per aver contribuito a scombussolare
tutto: perde la sua consistenza diventando, nell'atomo, nuvola di probabilità.
Inoltre Pauli lo costringe a stare su di un livello energetico in
compagnia di un solo altro elettrone, a patto che quest'ultimo abbia spin
opposto.
In definitiva gli elettroni non hanno
una loro
individualità: se possiedono la medesima energia sono assolutamente
indistinguibili tra di loro (nessuno si accorgerebbe dello scambio di posto di
due elettroni con la stessa energia).
Di questi elettroni infine ve ne possono essere
al massimo due su ogni livello energetico (se
hanno
spin antiparalleli) ovvero, che è lo stesso,
vi può
essere un solo elettrone in ogni stato: fissata
una
celletta (uno stato) su questa o c'è un elettrone
o
non c'è. E queste sono le premesse che hanno portato
Enrico Fermi a formulare nel 1926 la famosa statistica che prende il nome di
statistica di Fermi-Dirac.
Appunto nel 1926 Fermi, ancora in Italia, e
stese il principio di Pauli dall'ambito di un solo a
tomo ad un sistema fisico più complesso qual'è un gas.
Nel suo fondamentale articolo Fermi prese le mosse dai lavori di Nerst
del 1906 [ la famosa legge da lui ricavata e conosciuta anche come il terzo
principio della termodinamica, afferma l'impossibilità di raggiungere lo zero
assoluto] sull'entropia e dal principio di Pauli enunciato appena un anno prima per introdurre una nuova trattazione statistica. Qualche
mese più tardi, ed indipendentemente, anche Dirac arrivò agli stessi
risultati; per questo la statistica
che ora studieremo prende il nome di statistica di
Fermi-Dirac.
Le considerazioni fatte si possono riassumere
così: gli elettroni non sono distinguibili ed al massimo ce n'è uno solo in
ogni celletta (stato).
La domanda che ci poniamo è la seguente: dato un
certo numero di elettroni, come si distribuiscono l'energia a disposizione?
Riprendiamo allora in considerazione i tre esempi fatti sia nel caso di Maxwell-Boltzmann sia nel caso di Bose-Einstein.
ESEMPIO
1
Avevamo tre particelle da distribuire in due celle: nel caso di
Maxwell-Boltzmann avevamo trovato otto distribuzioni, nel caso di Bose-Einstein
ne avevamo trovate quattro.
In questo caso, l'esempio non è proponibile
in
quanto per sistemare tre elettroni in due stati dobbiamo necessariamente
metterne due in uno stato solo
e la cosa è in contrasto con il principio di Pauli.
ESEMPIO
2
Avevamo tre particelle da distribuire in tre
celle: con la trattazione di Maxwell-Boltzmann avevamo trovato 27 distribuzioni,
con quella di Bose-Einstein ne avevamo trovate 10. Vediamo quante se ne possono
trovare con la statistica di Fermi-Dirac (indichiamo, come nel caso di
Bose-Einstein, ogni elettro
ne con una x); si ha:
Evidentemente
si ha una sola distribuzione possibile.
ESEMPIO
3
Avevamo tre particelle da distribuire in quattro celle: con il metodo di
Maxwell-Boltzmann avevamo trovato 64 distribuzioni, con quello di Bose-Einstein
ne avevamo trovate 20. Cerchiamo ora le possibili distribuzioni secondo le nuove
ipotesi di Fermi-Dirac, si ha:
Ora
le distribuzioni sono in numero di quattro.
Anche ora cerchiamoci, in base agli esempi fatti, una semplice formula
che ci informi sul numero
dei modi in cui N elettroni si possono distribuire
in Z celle, tenendo conto che in una cella o c'è un
solo elettrone o non ce n'è nessuno.
La formula è analoga a quella vista in Bose-Einstein; è anch'essa una formula che ci dà il numero di combinazioni, però,
questa volta, senza ripetizioni (nel senso che in ogni cella vi può essere
al
massimo un elettrone). La formula delle combinazioni
senza ripetizione (CSR) è:
Riapplichiamola
ai nostri esempi e confrontiamo i risultati.
Se abbiamo N = 3 elettroni da distribuire in Z = 2
celle si ha:
e la
relazione non ha significato
perché, come si vede, al denominatore compare (-1) ed il fattoriale è definito
solo per numeri naturali, per i numeri cioè
interi e positivi (oltre al numero zero, avendo definito 0!=1).
Se abbiamo N = 3 elettroni da distribuire in Z = 3 celle
si ha:
come
abbiamo ottenuto nel secondo esempio.
Se abbiamo N = 3 elettroni da distribuire in Z = 4
celle si ha:
come
abbiamo trovato nel terzo esempio.
Applicandosi le combinazioni CSR a qualsiasi valore dell'energia del gas, per la probabilità matematica W avremo:
Applicando
anche qui la formula di Stirling si ha:
Valgono
anche qui le stesse considerazioni (fatte per
Maxwell-Boltzmann e per Bose-Einstein) sulle sommatorie, per cui possiamo
scrivere:
Passando
ai logaritmi si ha:
log W = zi log zi - ni log ni -
( zi - ni) log ( zi - ni
)
Massimizzando,
sotto le condizioni Si ni
= N e Si Ei
ni = E,
si trova:
d (log W) = 0
(**)
d (log W) - α
Si dn. - βSi
Ei dni =0
Differenziando
log W rispetto ad ni si ottiene:
d (log W) = [ - log ni - 1 + log (zi - ni)
+ 1] dni
=>
d
(log W) = log [(zi
- ni)/zi] . dni
Inserendo
questa espressione nella (**) e facendo una
considerazione analoga a quella fatta qualche riga
più su a proposito delle sommatorie che compaiono
nella (**) si ha:

avendo
posto e-a
= C.
Possiamo allora dare la relazione di Fermi-Dirac che ci fornisce le
possibili distribuzioni di una
energia (totale) E fra un insieme di N elettroni (identici e soggetti al
principio di Pauli); essa è:

con:
il primo membro = numero
di elettroni che possiedono energia Ei ( la barra sopra ad n,
che ometteremo discorsivamente, sta
per "numero medio");
z(Ei) = numero di stati
(cellette) del sistema a cui compete energia Ei , o meglio,
densità degli stati per unità di energia e di volume;
C = parametro da determinarsi imponendo
che la somma di tutte le particelle
sia costante ed uguale ad N;
K = costante di Boltzmann;
T = temperatura (assoluta) a cui si
trova
il sistema.
La relazione scritta ci dice che il numero n(Ei)
di elettroni, che ha energia Ei , dipende dal
numero
z (Ei) di stati a cui compete energia Ei
secondo il
termine moltiplicativo di z(Ei)
al secondo membro.
In altre parole, potendosi interpretare n(Ei)
come il numero degli stati (ad energia Ei) che posso
no essere occupati e z(Ei) come la probabilità
che
uno stato (ad energia Ei) sia occupato [e quindi: co
me peso statistico da dare ad ognuna delle possibili
distribuzioni che ci sono date dalla (7')], la (7')
ci dice che il numero di stati (ad energia Ei)
che
possono essere occupati è proporzionale al peso statistico dello stato (ad
energia Ei) moltiplicato per
il fattore
moltiplicativo di z(Ei).
Facciamo subito delle considerazioni: se non ci fosse il +1 al denominatore la
(7') sarebbe identica alla distribuzione di Maxwell-Boltzmann. Infatti:
Possiamo allora dire che, quando il +1 al denominatore della (7') si può
trascurare rispetto all'altro
termine che vi compare
, anche la statistica di Fermi-Dirac (oltre a quella di Bose-Einstein nel caso
si poteva trascurare il -1 al denominatore) coincide con quella
di
Maxwell-Boltzmann.
Un'altra osservazione relativa al confronto tra
le formule che ci forniscono le statistiche di Bose-
Einstein e di Fermi-Dirac: le due statistiche differiscono apparentemente solo
per un'inezia, solo per
il fatto che al denominatore dell'una (Bose-Einstein)
c'è -1 mentre al
denominatore dell'altra (Fermi-Dirac) c'è +1. Questo fatto è invece
estremamente importante e differenzia profondamente le due statistiche come
vedremo nel seguito.
Occorrerebbe a questo punto eliminare il parametro C ma, come nel caso di
Bose-Einstein, non siamo in grado di fare questo conto. Fissiamo allora, anche
qui, una energia di riferimento e chiamiamola
EF (energia di Fermi).
Per il parametro C si trova:
C = e EF/kT
=> 1/C = e - EF/kT
mentre
la (7') si può scrivere (avendo eliminato per
comodità gli indici i)
Ricordando,
ancora una volta, che la probabilità è
definita come il numero dei casi favorevoli diviso
per il numero dei casi possibili, possiamo dire che
il rapporto n(E)/z(E) rappresenta la probabilità di
avere elettroni
con energia E ≠
EF. Possiamo indicare questa probabilità con il simbolo fF(E)
e chiamarla funzione di distribuzione di Fermi:

Per
il numero di elettroni (indistinguibili e soggetti al principio di Pauli) con
energia E ≠
EF (con EF = energia
di riferimento) si ha allora:

con:
n(E) = numero degli stati
occupati;
z(E) = numero degli
stati a disposizione o,
meglio, densità degli stati (per unità di energia e di volume); si può
dimostrare che z(E) = g.E1/2
essendo g una
costante; fF(E) = probabilità
che uno stato sia occupato.
La
(9) dice che il numero n(E) di elettroni con energia E ≠
EF dipende dal numero di stati che
hanno
energia E (dalla densità degli stati con energia E),
decresce esponenzialmente all'aumentare dell'energia
E e tende a ridursi alla metà quando E assume valori
sempre più vicini ad EF (E -> EF ) ; oppure, in altre
parole, il numero degli stati occupati è dato dal prodotto della densità degli
stati per la probabilità
che uno stato sia occupato.
Vediamo anche ora, come abbiamo fatto per Maxwell-BoItzmann e per
Bose-Einstein, i grafici delle
relazioni scritte.
Cominciamo con lo studiare il grafico della (8).
Poiché la temperatura risulta, in questo caso, un pa
rametro molto importante, cominciamo con il distinguere due casi:
1) T = 0
2) T ≠
0
e
studiamo la (8) prima nel caso in cui risulti T=0
e quindi nel caso risulti T ≠
0.
Sia poi, che risulti T=0 o T ≠
0, si possono avere diverse eventualità per i valori assunti dall' energia, cioè:
1)
può risultare T = 0 e o
a) E < EF; o
b) E > EF;
2)
può risultare T ≠
0 e
o
a) E < EF;
o b) E = EF;
o c) E > EF.
Studiamo
allora i vari casi che si possono presentare.
Si ha:
1 a)
T = 0; E < EF;
=> E - EF < 0
Si ha:

e
questo vuol dire che a energie E < EF
la fF(E) si
mantiene sempre uguale ad 1.
1 b)
T = 0; E > EF
=> E - EF > 0
Si
ha:

e
questo vuol dire che a energia E > EF la fB(E)
si mantiene sempre uguale a 0.
Il grafico della funzione di distribuzione
di
Fermi fF (E), nell'eventualità che risulti T=0, è allora fatto:
Che
significa un grafico come quello ora disegnato?
Ricordiamo che fF(E) rappresenta la probabilità
che
uno stato sia occupato e che avere una probabilità 1
vuol dire avere certezza dell'evento mentre avere probabilità 0 vuol dire
impossibilità dell'evento; allora il grafico rappresenta la situazione
descritta nel seguito.
Allo zero assoluto (T = 0) tutti i possibili stati al di sotto
dell'energia di Fermi (EF) sono occupati, mentre tutti i possibili
stati al di sopra di
EF
sono vuoti (tra parentesi diamo una prima definizione dell'energia EF
di Fermi: è l'energia che compete al più alto livello energetico
occupato quando
ci troviamo allo zero assoluto; e poiché il più alto
livello occupato dipende dal numero di elettroni che
si hanno per unità di volume, possiamo dire che
la
posizione del livello di Fermi dipende dal numero di
elettroni per unità di volume che si hanno).
Si osservi che per E=EF la fF(E) presenta una dis
continuità passando dal valore 0 al valore 1.
Continuiamo allora a studiare i casi che abbiamo
elencato qualche pagina indietro.
2 a)
T ≠
0; kT << EF
=> E << EF =>
E - EF << 0
Si ha
che in base alle posizioni iniziali, e -.(E - EF)/kT
risulta piccolissimo
potendosi quindi trascurare rispetto all'uno del denominatore:
e
questo vuol dire che ad energia E << EF la fF(E) ha
lo stesso andamento della fF(E) a T = 0.
2 b)
T ≠
0; kT qualunque,
E = EF =>
E - EF = 0
Si
ha:

e
questo vuoi dire che per E = EF la fF(E) si è
ridotta alla metà rispetto al valore che aveva a T=0.
2 c)
T ≠
0; kT >> EF
=> E > EF
=> E - EF > 0
Si ha
che, in base alle posizioni iniziali, si può
trascurare l'uno al denominatore rispetto ad e -.(E - EF)/kT
che risulta grande:

e
questo vuoi dire che la fF(E) assume un'espressione uguale a quella
della fB(E) di Boltzmann quando
E > EF.
Il grafico che ne risulta è il seguente:

Si può vedere che quando E << EF
il grafico è praticamente lo stesso che si otteneva a T = 0. Quindi all'aumentare della
temperatura T (o dell'energia E) solo gli elettroni che hanno una energia pari
alla EF di Fermi meno alcuni kT acquistano energia e vanno a
occupare stati liberi ad energia più alta. Dal livello EF
di Fermi in poi (al crescere di E) sono
pochi
gli elettroni e tanti gli stati, quindi la situazione statistica è analoga a
quella di un gas, analoga
cioè a quella trattata da Maxwell-Boltzmann (ricordiamo che questo fatto era
stato osservato già in precedenza quando avevamo affermato che nel caso il +1
al denominatore della fF(E) si poteva trascurare ritornavamo nel caso
della funzione di distribuzione
fB(E)
di Boltzmann); si parla allora
(quando cioè
E >EF) di una coda di Boltzmann. Ancora qualcosa c'è
da dire a proposito del livello EF di Fermi. Con i no
stri conti abbiamo visto che per E = EF si ha fF(E) = 1/2
. Ricordando allora il
significato di fF(E) possiamo
dare quest'altra definizione del livello EF di Fermi:
è il livello che a T = 0 ha una probabilità del 50% di
essere occupato.
Dopo aver visto l'andamento della fF(E) sia
a
T = 0 sia a T ≠
0 , vediamo qual è l'andamento della z(E)
densità degli stati; si ha:
z(E) = g . E½
ricordando
quanto sappiamo di geometria analitica,
l'espressione scritta rappresenta un
arco di parabola con vertice l'origine degli assi e con asse la direzione
positiva dell'asse delle ascisse (nel nostro caso E):
Rimane
ora da studiare solo l'andamento della relazione (9) che è il prodotto tra la fF(E)
e la z(E):
Anche
qui occorrerà distinguere nei vari casi che abbiamo già elencato quando abbiamo discusso la fF(E):
1 a)
T = 0;
E < EF
=>
E - EF < 0
Si
ha:
e
questo vuol dire che a energia E < EF la n(E) ha
lo
stesso andamento visto per la z(E).
1 b)
T = 0;
E > EF
=>
E - EF > 0
Si
ha:

e
questo vuol dire che a energie E >EF , la n(E) ha
lo
stesso andamento visto per la fF(E) quando, appunto,
si aveva E > EF.
II grafico del numero degli stati occupati n(E),
in funzione dell'energia E, nell'eventualità che risulti T = 0, è allora
fatto:
Cerchiamo di capire il significato di un grafico come quello ora fatto.
Innanzitutto il grafico rappresenta il numero
relativo di elettroni nello stato più stabile (T = 0)
in funzione dell'energia.
Per ogni unità di energia (asse delle ascisse)
si ha un minor numero di elettroni (asse delle ordinate) quando l'energia è
piccola (E ≈
0) del numero di
elettroni che si ha quando l'energia è grande (E ≈
EF)
. Quando poi l'energia
supera EF
allora non si ha più
nessun elettrone negli stati liberi ad energia superiore, appunto, ad EF.
Questo fatto si verifica perché a basse energie gli intervalli tra livelli
energetici sono più grandi degli intervalli tra
livelli
a basse energie:

Quindi i livelli energetici sono più distanziati a basse energie di
quanto lo siano ad alte energie; questo fatto comporta che più elettroni per
unità di energia si possono sistemare ad energia più al
ta.
Tutti i livelli energetici sono così occupati
da tutti gli elettroni che si hanno a disposizione, fino al livello EF
di Fermi. Tutti i livelli fino ad
EF sono occupati e gli elettroni risultano ben impacchettati: nessun elettrone ha una energia, neppure di
poco, superiore a quanto gli è necessaria per occupa
re i successivi livelli energetici (in accordo con il
principio di Pauli e con l'indistinguibilità degli elettroni).
Continuiamo allora a studiare i possibili casi
che si possono verificare.
2 a)
T ≠
0;
kT << EF
=>
E << EF
=>
E - EF << 0
Si ha
che, in base alle posizioni iniziali, e (E-EF)/kT
risulta piccolissimo
potendosi quindi trascurare rispetto all'uno al denominatore:
e
questo vuol dire che ad energia E << EF la n(E) ha
lo stesso andamento della n(E) a T = 0.
2 b)
T ≠
0;
kT qualunque; E = EF
=>
E - EF = 0
Si
ha:

e
questo vuol dire che, quando E = EF , la n(E) si è ridotta alla metà
rispetto al valore che aveva a T = 0.
2 c)
T ≠
0;
kT >> EF
=> E >> EF
=>
E - EF >> 0
Si ha
che, in base alle posizioni iniziali, si può trascurare l'uno al denominatore
rispetto ad e -.(E-EF)/kT che
risulta grande:
e
questo vuol dire che, quando E >> EF, la n(E) assume una
espressione uguale a quella che avevamo trova
to per la n(E) di Boltzmann.
Il grafico che ne risulta è il seguente:
Si può subito osservare che quando E << EF
il grafico è praticamente lo stesso che si otteneva a T = 0.
All'aumentare della temperatura T (o dell'energia E) solo gli elettroni
che hanno una energia pari
alla EF di Fermi meno alcuni kT acquistano energia e
vanno ad occupare stati liberi ad energia più alta.
Dal livello di Fermi (EF) per valori dell'energia (E)
crescenti sono pochi gli elettroni, mentre
gli stati sono praticamente infiniti; la situazione
statistica è allora la stessa di un gas di molecole,
analoga cioè a quella trattata da Maxwell-Boltzmann;
conseguenza di ciò è che la parte di grafico che
si
sviluppa da EF
verso le E crescenti è chiamata coda
di Boltzmann.
Un'ultima cosa, estremamente importante, da evidenziare è che allo zero assoluto (T = 0) l'energia
posseduta da un insieme qualsivoglia di elettroni non
si annulla (non potendovi essere più di un elettrone
per cella è evidente che la cella a cui compete energia E = 0 potrà essere occupata da un solo elettrone;
tutti gli altri elettroni si sistemeranno in celle ad
energia superiore).
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