Peculiarità del metodo di Boltzmann, che abbiamo ora visto, è
l'individualità delle singole molecole.
In realtà, due molecole, se possiedono la medesima energia, sono
assolutamente indistinguibili.
Quest'ultimo concetto, che può ora sembrare banale, è alla base
dell'evoluzione della statistica
classica di Boltzmann nelle statistiche quantistiche.
Nel 1924 Einstein, già premio Nobel (1921) per la
sua teoria sull'effetto fotoelettrico e membro dell'Accademia di Prussia di
Berlino, ricevette un articolo del giovane fisico indiano S. N. Bose da
tradurre.
In questo articolo Bose dimostrava come la
formula
che dava la radiazione del corpo nero, ricavata
da
Planck con metodi classici e con l'introduzione
dei
quanti hn come artificio di calcolo, poteva essere
ricavata con metodi statistici [si possono andare a rivedere i conti di Planck
nell'articolo n° 18 pubblicato in questa stessa sezione). Era una statistica
nuova quella che Einstein intravide nella nota di Bose
ed egli stesso contribuì al suo sviluppo con due successivi articoli. Nasceva
così la statistica quantistica: la statistica di Bose-Einstein.
Vediamo brevemente questa nuova statistica ricordando che venne elaborata
nel 1924, tre anni prima,
cioè, del principio di indeterminazione di Heisenberg.
Secondo la meccanica quantistica due molecole debbono essere ritenute indistinguibili se ad esse compete la medesima energia. E'
questo il punto di partenza della statistica quantistica.
Inoltre la statistica quantistica introduce
un
nuovo concetto molto importante relativo alle dimensioni delle celle entro cui
sistemavamo le molecole
classiche.
Abbiamo visto che nel metodo classico usato
da
Boltzmann le celle erano utili per farci intendere bene le cose, per renderci
tangibile la distribuzione
di un certo numero di molecole in certi stati energetici; queste celle erano
insomma un intelligente, ma
mero, artificio di calcolo.
Inoltre le dimensioni delle celle non erano determinanti in alcun modo:
esse potevano essere prese piccole
a piacere tanto che le confondevamo con
un punto.
Ora la meccanica quantistica pone un limite ben
preciso all'estensione delle celle: il principio
di
indeterminazione. Non avendo noi possibilità di misurare simultaneamente posizione e velocità di una particella (si riveda il principio di indeterminazione al n° 38 di questa stessa
sezione), ci sarà un certo volume minimo entro cui si
potrà trovare questa particella, e questo volume minimo
è dato dalla costante di Planck elevata al cubo (h3).
A questo punto è necessaria una digressione.
Il volume di cui si
parla non è un
ordinario volume (una lunghezza elevata al cubo), ma un ipervolume. Un volume
cioè di uno spazio (spazio delle fasi) a più
di
tre dimensioni.
Ricordando che il principio di indeterminazione
in una dimensione (una dimensione per la posizione ed una per la velocità) era:
(con
h barrato o tagliato che vale h/2 p)si vede che h
tagliato era la limitazione all'osservazione in una dimensione.
In tre dimensioni (tre dimensioni per la posizione e tre dimensioni per la velocità: in un volume cioè a sei dimensioni) il
principio di indeterminazione nell'osservazione di una particella
diventa:

cioè
la limitazione all'osservazione di una particella in tre dimensioni è h
tagliato al cubo.
Questo fatto vuol dire che non si può osservare
con quanta precisione
si vuole una particella in
un certo volume ( Dx . Dy
. Dz, volume ordinario adesso)
senza alterare considerevolmente il volume delle sue velocità
(meglio: delle sue quantità di
moto p). Possiamo allora dire qualcosa di più, a questo punto, sullo spazio
delle fasi per una particella: è uno spazio a sei dimensioni, tre ordinarie e
tre componenti la velocità della particella.
Ritornando al volume delle celle,
esse hanno quindi dimensioni.determinate dal
volume h tagliato al cubo che corrisponde
al volume minimo entro cui
si possono, in teoria, individuare due particelle come distinte.
A questo punto, possiamo porci il problema che
ci eravamo posti prima di introdurre Boltzmann: dato
un certo numero di particelle (specificheremo, di volta in volta, di che
particelle si tratta), come si distribuiscono l'energia a disposizione? O
meglio: quante celle contengono una sola particella, quante due o più,
quante nessuna?
Ricominciamo con il primo esempio visto allora.
ESEMPIO 1
Avevamo tre particelle da distribuire in
due
celle, la distinguibilità delle particelle ci aveva
fatto trovare otto distribuzioni differenti. Vediamo
ora, attesa 1'indistinguibilità delle nuove particelle, quante distribuzioni
otteniamo (ogni particella
sarà ora indicata con una x).

Le
distribuzioni sono ora in numero di quattro.
Proseguiamo ora con il secondo esempio visto allora.
ESEMPIO 2
Avevamo tre particelle da distribuire in tre celle, la distinguibilità
delle particelle ci aveva fatto trovare 27 distribuzioni differenti.
Calcoliamoci ora, nell'ipotesi dell'indistinguibilità delle particelle,
quante distribuzioni otteniamo.


Le
distribuzioni sono ora in numero di dieci.
Terminiamo con .il terzo esempio visto allora.
ESEMPIO 3
Avevamo tre particelle da distribuire in quattro
celle, la distinguibilità delle particelle ci
aveva
fatto trovare 64 distribuzioni differenti. Andiamo o
ra a vedere, tenendo conto dell'indistinguibilità del
le particelle, quante distribuzioni otteniamo:


Le distribuzioni sono ora in numero di 20. Vediamo,
anche ora, di ricavare dagli esempi fatti una formula che ci dica in quanti modi
N molecole si possono
distribuire in Z celle, tenendo conto che in alcune
celle vi possono essere anche più molecole mentre in
altre può non esservene nessuna. La formula è quella
delle combinazioni con ripetizione (ripetizione vuol
dire che in ciascuna cella si possono collocare
più
molecole) CR:

Se abbiamo allora, ad esempio, N = 3 particelle da
distribuire in Z = 4 celle, il numero di modi in cui
ciò si può fare è dato da:

Come appunto avevamo trovato nel terzo esempio
fatto.
Supponiamo ora di avere N = 3 particelle da distribuire in Z = 3 celle;
il numero di modi in cui ciò si
può fare è dato da:

come
avevamo trovato nel secondo esempio fatto.
Supponiamo infine di avere N=3 particelle da da distribuire in Z = 2
celle; il numero di modi in cui ciò
si può fare è dato da:
come
avevamo trovato nel primo esempio fatto.
Non ci resta che dare la relazione finale trovata da Bose-Einstein
ricordando che, in questo caso,
il numero totale di particelle è N = n1 + n2 + ...
(vedi in
proposito quanto abbiamo detto trattando Boltzmann)
mentre
l'energia totale E è data da E = E1n1+ E2n2
+..., cioè
dall'energia E1 tante volte quante sono le particelle a cui compete
energia E1, dall'energia E2
tante
volte quante sono le particelle a cui compete energia E2, ecc.
Tenendo conto che i numeri N e Z con cui abbiamo a che fare sono
grandissimi, la relazione precedente che ci dava CR può essere
semplificata nella
potendo
ovviamente trascurare l'unità.
Applicandosi le combinazioni a qualsiasi
valore dell'energia del gas, per la probabilità W avremo:
Applicando anche qui la formula di Stirling, si
ha:
Poiché, come nel caso di Boltzmann, questa relazione è valida per qualsiasi valore dell'energia, sem
plifichiamola riferendoci subito ad una espressione
con un indice generico i:
Passando
ai logaritmi si ha:
log
W = (ni + zi) log (ni + zi) -
ni log ni - zi log zi
Dobbiamo
ora massimizzare questa espressione sotto le
condizioni di conservazione del numero totale di particelle e dell'energia
totale:
Si
ni = N
Si Ei
ni = E
Si
ha allora:
d (log W) = 0
(**)
d (log W) - α
Si
dni
- β
Si
Ei dni
= 0
Differenziando
log W rispetto ad ni si ottiene:
d (log W) = [log (ni + zi) + 1 - log ni - 1]
dni = 0
=>
d
(log W) = log
[(ni + zi)/ni] dni.
Inserendo
questa espressione nella (**) e facendo una
considerazione analoga a quella fatta qualche riga
più su a proposito delle sommatorie che compaiono nella (**) si ha:
avendo
posto e -α
= C.
In definitiva la relazione di Bose-Einstein, che
ci fornisce le possibili distribuzioni di una energia
(totale) E fra un insieme di N particelle identiche e
debolmente interagenti, è:
con:
il primo membro = numero
di particelle che possiedono energia Ei (la barra sopra ad n sta per
"numero medio");
z(Ei)
= numero di stati (cellette)
del sistema
a cui compete energia Ei , o, meglio,
densità degli stati per unità di energia e di volume;
C
= parametro da
determinarsi imponendo che
la somma di tutte le particelle sia co
stante ed uguale ad N;
K
= costante di
Boltzmann;
T
= temperatura
(assoluta) a cui si trova
il sistema.
La relazione scritta non è così facilmente interpretabile come quella
di Maxwell-Boltzmann; essa ci
dice comunque che il numero medio n(Ei) di particelle che
hanno energia Ei, dipende dal numero z(Ei) di
stati
a cui compete energia Ei secondo il termine moltiplicativo scritto
in forma di frazione al secondo membro.
In altre parole, potendosi interpretare n(Ei) come il numero
degli stati (ad energia Ei) che possono
essere occupati e z(Ei) come la probabilità che
uno
stato (ad energia Ei) sia occupato [e quindi come pe
so statistico da dare ad ognuna delle possibili
distribuzioni che ci sono date dalla (4')], la (4')
ci
dice che il numero di stati (ad energia Ei) che possono essere
occupati è proporzionale al peso statistico dello stato (ad energia Ei)
moltiplicato per il
fattore scritto sotto forma di frazione.
Anche l'eliminazione del parametro C richiede ,
in questo caso, un calcolo che non siamo in grado di
affrontare. Fissata comunque, anche qui, una energia
E0
di riferimento, per il parametro C si trova:
C
= eE0/kT
=> 1/C = e-.E0/kT
,
mentre
la (4') si può scrivere (avendo eliminato per
comodità gli indici i) ;

Ricordando di nuovo che la probabilità è definita come il numero dei
casi favorevoli diviso per il
numero dei casi possibili, possiamo anche qui dire
che il rapporto n(E)/z(E) rappresenta la probabilità
di avere particelle con energia E ≠
E0 . Possiamo indicare questa probabilità con il simbolo fE(E)
e chiamarla funzione di distribuzione di Einstein:

Per
il numero medio n(E) di particelle indistinguibili (che
si possono intendere anche come il numero degli stati occupati) a
cui compete energia E ≠
E0 , si ha
allora:

con:
il primo membro = numero
degli stati occupati;
z(E) = numero degli
stati a disposizione o,
meglio, densità degli stati (per unità di energia e di volume) ; si può dimostrare
che z(E) = β
E½ essendo
β
una
costante;
fE (E)=
probabilità che uno stato sia occupato.
La
(6) dice che il numero n(E) di particelle con
energia E ≠
E0 dipende dal numero di
stati che hanno
energia E (dalla densità degli stati con energia E),
decresce esponenzialmente all'aumentare dell'energia
E e tende verso un numero grandissimo, quando E si avvicina sempre più ad E0
(E -> E0 ); oppure, in altre pa
role, il numero degli stati occupati è dato dal prodotto della densità degli
stati per la probabilità
che uno stato sia occupato.
Cerchiamo di comprendere meglio il significato
delle relazioni scritte servendoci del grafico della
(5).
Tenendo conto che fE(E)
è una probabilità matematica,
essa può assumere 1 come suo massimo valore.
Imponiamo quindi che fE(E) sia uguale ad 1 e cerchiamoci le condizioni per l'energia E. Si ha:

Quindi,
per E = E0 + KT log 2,
la fE(E) ha un massimo che
vale 1.
Si vede poi che quando E è molto grande, e
diventa grandissimo e quindi l'uno al denominatore si
può trascurare; rimane, perciò, solo un numero
molto
grande al denominatore e questo fatto ci dice che
la
fE(E)
diventa molto piccola (fE(E)
-> 0).
Il grafico diventa allora:

(dove
E' = E0 + kTlog2).
Si osservi che per T -> 0 la fE(E) assume il suo
massimo valore ad E = E0
e che, anche qui, non si può
andare sotto E0 .
Prima di concludere con la statistica di Bose-Einstein facciamo una
importante osservazione: se
non ci fosse il -1 al denominatore della relazione
(4'), che ci dà la statistica di Bose-Einstein, essa sarebbe uguale alla
relazione trovata da Maxwell-Boltzmann (**). Infatti:

Possiamo
allora dire che quando il -1 al denominato
re della (4') si può trascurare rispetto a (1/C).e-Ei/kT
, le statistiche di Bose-Einstein e di Maxwell-Boltzmann coincidono.
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