Abbiamo già visto, quando abbiamo trattato
della
teoria dell'elettrone libero nei metalli (si veda l'articolo pubblicato in
questa stessa sezione del sito, al n° 25) , che un elettrone libero, che si
trovi all'interno di un metallo, per
uscirne deve possedere una certa quantità di energia,
maggiore o uguale all'energia della barriera di potenziale (EB) .
Poiché, ordinariamente, nessun elettrone fuoriesce dal metallo ed in
particolari condizioni ne escono
parecchi, è importante conoscere come si distribuisce
l'energia fra gli elettroni (liberi) in un metallo.
Vogliamo cioè conoscere la cosiddetta "funzione
di distribuzione dell'energia" per gli elettroni (liberi) in un metallo.
Osservando che in un metallo vi è una enorme quantità di elettroni, che
ad ogni elettrone compete una
certa energia, che la somma delle energie di ogni singolo elettrone è l'energia
di tutti gli elettroni del
metallo, che vogliamo conoscere come questa energia totale si distribuisce tra
tutti gli elettroni appartenenti al metallo, ci si rende subito conto che il
problema
è di tipo statistico.
Per risolverlo occorre introdurre dapprima il concetto di probabilità e
quindi le varie statistiche classiche e quantistiche che sono state sviluppate
allo
scopo.
2 - LA
PROBABILITÀ
Supponiamo di voler conoscere, prima di
lanciare
una moneta (non truccata) la probabilità di avere testa.
Gli eventi possibili sono due: testa (T) o croce
(C). L'evento favorevole è uno
solo; testa (T).
Possiamo quindi dire che, lanciando la moneta scegliamo tra
i due eventi possibili il solo evento favorevole.
Questo evento favorevole T ha 1 probabilità su
2
di presentarsi (c'è 1 probabilità su 2 di ottenere T) .
Si usa dire, in questo caso, che la probabilità di ave
re testa è 1/2, ossia 0,5. Se ci chiediamo ora
qual è
la probabilità che, lanciando un dado (non
truccato),
si ottenga il quattro, possiamo procedere nel modo seguente .
Gli eventi possibili sono sei: 1, 2, 3, 4, 5, 6.
L'evento favorevole è uno solo: 4. L'evento favorevole
ha 1 probabilità su 6 di
presentarsi, quindi
la
probabilità di avere 4 è 1/6.
Supponiamo ora di avere un sacchetto con tre
biglie [una bianca (B) e due nere (N)]
e di voler cono
scere la probabilità di estrarre dal sacchetto una biglia nera.
Gli eventi possibili sono tre: B, N, N. Gli eventi favorevoli sono 2: N, N.
L'evento favorevole (N) ha 2 probabilità su 3
di
verificarsi, quindi la probabilità di avere N è 2/3. Si
potrebbe continuare all'infinito facendo esempi di questo tipo essendo noi ormai
in grado d- dare la probabilità a priori che un evento (semplice) si
verifichi.
Questa probabilità sarà sempre rappresentata da un numero che può andare da
zero ad uno (compresi).
Probabilità zero significa che l'evento sicuramente non si verificherà;
probabilità 1 significa che l'evento si verificherà sicuramente (certezza
dell'evento).
Possiamo a questo punto esprimere con una formula
la probabilità P che un evento E si verifichi:
P(E) = (numero dei casi favorevoli)/( numero dei casi possibili)
(questo
se i casi possibili sono tutti egualmente probabili) .
Quindi, nel caso del dado, la probabilità che
si
ottenga 4 è:
P
(4) = 1/6
(4 è
il solo caso favorevole su sei casi possibili).
Nel caso della moneta, la probabilità che si
ottenga testa (T) è:
P
(T) = 1/2
(T è
il solo caso favorevole su due casi possibili).
Nel caso delle biglie, la probabilità che se
ne
estragga una nera (N) è:
P
(N) = 2/3
(ci sono due casi favorevoli su tre casi possibili, essendoci due biglie nere su un totale di tre biglie).
Da quanto abbiamo detto sembrerebbe che, lanciando ad esempio un dado 6
volte, almeno una volta esca
un
prefissato numero. Questa affermazione è inesatta e
per convincercene basta provare: il nostro numero
può
uscire
tutte le volte, può uscire due o tre volte (sempre su sei lanci),
Se però effettueremo 600 lanci, il nostro
numero
potrà uscire 96, 97, 103 volte (più o meno), invece
delle 100 volte che sono previste dalla nostra relazione (P = 100/600 =
1/6). Se effettueremo 6000 lanci, il
nostro numero potrà uscire 985, 992, 1012 volte (più o me
no), invece delle 1000 previste
dalla nostra relazione (P = 1000/6000 = 1/6) ed i numeri 985, 992, 1012 su 6000
lanci sono percentualmente migliori (cioè si avvicinano di più ad 1/6) dei
numeri 96, 97, 103 su 600 lanci.
Aumentando il numero dei lanci, il numero
degli
eventi favorevoli diviso per il numero degli eventi possibili tenderà sempre più
ad 1/6.
In generale, se chiamiamo "frequenza" di un evento casuale il
rapporto tra il numero di volte che un
determinato evento si presenta ed il numero totale
di
prove fatte, si vede che, aumentando il numero delle
prove, la frequenza dell'evento tende a stabilizzarsi in
torno a valori vicini alla probabilità a priori.
Se si aumentano indefinitamente il
numero delle
prove che si fanno si può verificare che la
frequenza
dell'evento tende alla probabilità "a priori" che l'evento si
verifichi.
Possiamo così enunciare la legge dei grandi numeri, la quale dice che il valore di probabilità pre
visto teoricamente per un evento (probabilità "a priori") si avvicina
alla realtà tanto più quanto maggiore
è il numero delle prove che si effettuano.
Questa legge è fondamentale in quanto ci dice
il
significato da attribuire alla probabilità che un even
to si verifichi: di media, su molti eventi.
Questa che abbiamo discusso è la probabilità matematica. In fisica si
considera di solito un'altra probabilità: quella termodinamica.
Pensiamo per un momento alle molecole (molecole termodinamiche:
indivisibile, minuta, sferica, elastica) di un
gas. Queste
avranno velocità diverse, posizioni diverse e si muoveranno in diverse
direzioni.
Certo noi non andiamo a misurare le velocità,
le
direzioni di spostamento e le posizioni istantanee
di
ogni singola molecola ( sono miliardi di miliardi!),
piuttosto ci preoccupiamo di misurare la pressione (P)
esercitata dal gas, il volume (V) da esso occupato, la
sua temperatura (T)(1).
Fissata una terna di valori P, V e T, questo stato macroscopico del gas
può essere originato da un gran
numero di stati microscopici delle singole molecole costituenti il gas stesso.
Si può infatti vedere ciò con un esempio molto semplice. Supponiamo un gas di tre molecole (a, b, c)
in
un volume V. Supponiamo poi che le tre molecole abbiano la stessa velocità
nella stessa direzione (verso la
parete destra del contenitore di volume V). Si vede subito che una fissata configurazione P, V, T per l'intero sistema si può
ottenere in sei diversi modi (scambiando in tutti i modi possibili le posizioni
delle
tre molecole tra di loro):

Si può quindi definire la probabilità termodinamica come il numero di stati possibili delle molecole di
un gas che danno allo stesso gas la medesima configurazione macroscopica.
La nostra probabilità termodinamica, pur essendo
concettualmente la medesima cosa della probabilità matematica, differisce da
quest'ultima perché si prendono, per essa, in considerazione solo i casi
favorevoli
(configurazioni favorevoli) ad un certo stato macroscopico (non divisi per il numero di casi possibili
come
nella probabilità matematica).
La probabilità termodinamica è quindi espressa generalmente da un
numero grande e non da un numero compreso tra zero ed uno come nel caso della
probabilità
matematica.
3
- LA MECCANICA STATISTICA
Come abbiamo detto un certo stato macroscopico del
la materia (gassosa, liquida o solida che sia) è caratterizzato da una terna P,
V, T che noi misuriamo. Questo stato può essere realizzato microscopicamente in
un
grande numero di modi diversi a seconda delle posizioni e delle velocità e
quindi delle energie che possiedono le singole molecole. Si può cioè misurare,
in uno
stesso volume occupato da un gas, una determinata pressione ed una determinata
temperatura e queste grandezze, pressione e temperatura, si possono ottenere
con
le molecole del gas distribuite in modi diversi con energie diverse.
A diversi valori della terna P, V, T si hanno diversi stati macroscopici,
ad esempio, dei gas, ciascuno dei quali si può realizzare microscopicamente
in
vari modi. In condizioni normali il gas occuperà
uno
stato ben determinato a cui compete una fissata
terna
P, V, T.
La domanda che ora ci poniamo è: quale probabilità deve essere
attribuita ad un determinato stato macroscopico
(una determinata terna P, V, T) della materia (solida, liquida o gassosa che
sia)?
Tenendo presente che uno stato macroscopico, ad esempio, di un gas si realizza generalmente quando
ad
esso compete la
massima probabilità, il problema è quel
lo di legare la probabilità di realizzazione di uno sta
to macroscopico con le possibili distribuzioni microscopiche delle molecole che
costituiscono il gas stesso.
Diciamo subito che lo stato macroscopico di un sistema a cui compete la massima probabilità, cioè lo sta
to macroscopico che più probabilmente ricaviamo facendo delle misure P, V, T,
è quello che microscopicamente può essere realizzato in un numero maggiore di
modi
diversi (aumento dell'entropia --> 2° principio della
termodinamica).
La meccanica statistica studia proprio questo problema di probabilità.
4
- LA STATISTICA DI MAXWELL - BOLTZMANN :
LA STATISTICA CLASSICA
Supponiamo di avere un gas di molecole. Sia N
il
numero totale di molecole ed E la loro energia totale.
Supponiamo inoltre che le N molecole costituenti il gas
interagiscono solo molto debolmente tra di loro in modo da poter trascurare
l'energia d'interazione e poter
quindi parlare di energia "propria" (la somma dell'energia propria di
ciascuna molecola componente il gas è uguale ad E) di ciascuna
molecola. Osserviamo infine che le N molecole da noi
considerate sono identiche ma classicamente distinguibili; ognuna ha cioè una
sua propria individualità.
Il problema della.statistica fisica è di distribuire la quantità
assegnata E di energia fra le N mole
cole. Posto che un certo numero di molecole avrà energia E0, un
certo numero E1, un certo numero E2, ...,
un certo numero En (con E1 + E2 + ... + En
= E), il problema è di calcolare la funzione di distribuzione, cioè,
come E va distribuita fra le N particelle.
Si vuole in definitiva determinare tutte le possibili distribuzioni
dell'energia fra le N molecole (in
modo che l'energia totale sia sempre E) .
Poiché distribuzioni (microscopicamente)
diverse
non necessariamente corrispondono a stati macroscopici
distinguibili, il problema della statistica è determinare qual è lo stato
macroscopico che può essere realizzato con il massimo numero di stati
microscopici.
Chiameremo tale stato macroscopico stato di equilibrio del sistema.
Per facilitare i ragionamenti che svolgeremo, immaginiamo che il volume
occupato dal gas sia diviso in
tante cellette che chiameremo Z1 , Z2 , ... , ZM
(queste
cellette le supponiamo di ugual volume e in numero finito M), che possono essere
pensate come tante piccole
scatolette entro le quali si possano disporre delle
palline (le nostre molecole). Queste cellette debbono
essere pensate tanto piccole da confondersi con un punto. Aggiungiamo poi che in ogni punto del nostro volume potremo avere più di
una celletta [è uno strano spazio quello che stiamo considerando (spazio delle fasi)
in cui nello stesso punto coesistono diverse entità (è uno spazio a più
dimensioni)] secondo il criterio seguente: in ogni punto del nostro volume si
avranno tante cellette quante sono le possibili velocità
delle molecole (naturalmente a velocità diverse corrispondono energie diverse)
del gas (infatti in ogni punto è possibile che si trovino molecole con differenti velocità) [ anche
se in un punto vi fosse una sola molecola di
energia 1/2 mv2, in uno spazio tridimensionale sorgerebbero egualmente complicazioni dovendosi tenere in conto che una data
energia 1/2 mv2 può essere ottenuta da molte combinazioni delle
componenti
vx ,
vy e vz di v. Si dovrebbe allora avere l'elasticità mentale di pensare il nostro punto (in cui si
trova la molecola di energia 1/2 mv2) occupato o da una molecola con
energia 1/2 mv2 originata da una particolare combinazione
di vx ,
vy e vz , o da una molecola con la stessa energia ma originata da una diversa combinazione di vx
,
vy e vz, o da ... ecc.
Quindi, a parità di energia per la molecola, moltissimi valori diversi possono
assumere le componenti della sua velocità. E'
chiaro che più è grande l'energia della molecola, in più modi si può
ottenere da differenti combinazioni di vx ,
vy e vz].
Il seguente schema può far intendere meglio quanto
abbiamo detto:

Come
si può vedere dallo schema ogni stato (1, 2,
. . . , M) è individuato dal suo
valore dell'energia
(E1 , E2, ... EM
), e le energie E1 , E2, ...
EM
saranno per noi le energie possedute dalle nostre
celle (Z1, Z2, ...ZM). Nello schema si potrebbe
sostituire a "...nello stato 1..." l'espressione
"...nella
cella Z1..." (e così per ogni riga dello schema). Inoltre
anziché dire "stato" si può
parlare di "livello" come del resto qualche volta
sarà fatto in seguito.
La situazione può essere "letta" così: in un particolare
stato macroscopico del gas in considerazione
(una particolare terna P, V, T) , composto da N molecole identiche ma
distinguibili (e quindi numerabili: 1,
2, ..., N), n1 molecole si trovano nello stato 1 di energia E1,
n2 molecole si trovano nello stato 2 di
energia E2, ... , nM molecole si trovano nello
stato M
di energia EM originando così il primo possibile stato
del sistema.
A questo punto entra in gioco il fatto che le molecole sono distinguibili
classicamente, per cui si ottengono tutti gli stati microscopici che ci danno
una
stessa configurazione macroscopica del nostro gas
disponendo in tutti i modi possibili le molecole tra
le
diverse energie
Occorre allora osservare che numericamente risulta:
n1(1) = n1(2) =
...... = n1(P)
n2(1) = n2(2) =
...... = n2(P)
..............................................................
nM(1)
= nM(2) = ...... = nM(P)
la
differenza fra i vari n è dovuta
al fatto che le particelle, pur essendo in egual numero sono
diverse; ad esempio, date tre particelle (a, b, c),
n1 =
2 si
può ottenere
in tre
modi diversi:
ab
ac
bc
(Si
vedano in proposito gli esempi che seguono).
Al variare quindi della individualità delle molecole che occupano un
determinato stato microscopico otteniamo tutti i possibili stati microscopici
che ci
danno lo stesso stato macroscopico.
Se si vuole uno stato macroscopico diverso (una
diversa terna P, V, T) si debbono cambiare i numeri
nj(1) di
occupazione
[osserviamo
a parte che la pressione e la temperatura di un gas sono grandezze statistiche
medie (relativamente ai miliardi di molecole componenti
il
gas stesso) che noi usiamo per caratterizzare
lo
stato macroscopico del gas].
In ogni caso le condizioni che devono rimanere sempre valide sono:
a) il numero totale di
molecole è costante ed uguale ad N, cioè, nello schema che abbiamo fatto, si deve
avere:
n1(i)
+ n2(i) + ...... + nM(i)
= N
cioè:
Sj
nj(i) = N;
b) l'energia totale delle
molecole è costante ed
uguale ad E, cioè, nello schema che abbiamo fatto si de
ve avere:
n1(i)
E1 + n2(i) E2 + ......
+ nM(i)
E = E
cioè:
Sj
nj(i) Ej = E;
Per comprendere meglio facciamo qualche esempio
(ricordando quanto già detto: le molecole sono identiche ma classicamente
distinguibili e quindi numerabili).
ESEMPIO
1
Siano date tre molecole (a, b, c) da distribuire
nei due diversi livelli in cui ciascuna delle tre mole
cole può trovarsi.
Si può procedere nel modo seguente:

Per il sistema si hanno quindi 8 possibili distribuzioni nei due stati (8
possibili stati microscopicamente diversi). Si può osservare che il numero
totale
P di stati che si può realizzare è:
P
= P1 + P2
+ P3 + P4
= 8
poiché risulta:
P1 =1 ; P2
= 1 ; P3 = 3 ;
P4 = 3.
Si
vede quindi che hanno maggiore probabilità le ultime due classi di stati poiché
per esse si ha una probabilità di realizzazione pari a:
P3/P
= P4/P = 3/8
mentre
la probabilità di realizzazione dei primi due
stati è:
P1/P
= P2/P = 1/8
ESEMPIO 2
Facciamo un altro esempio. Siano date sempre tre
molecole (a, b, c) da distribuire in tre diversi stati
possibili in cui il sistema delle tre molecole può trovarsi (essendo sempre l'energia totale una costante).
Si procede allo stesso modo di prima:






Per il sistema si hanno quindi 27 possibili distribuzioni nei tre stati.
Si può anche qui osservare che la probabilità totale P che si realizzi
una distribuzione è data da:
P
= P1 + P2
+ P3 + P4
+ P5 + P6
+ P7 + P8 +
P9 + P10 = 27
poiché
risulta:
P1 =1 ; P2
= 1 ; P3 = 1 ;
P4 = 3 ; P5 = 3 ;
P6 = 3 ; P7
= 3 ; P8 = 3 ;
P9 = 3 ; P10
= 6
Si vede quindi che ha maggiore probabilità l'ultima classe di stati
poiché per essa si ha una probabili
tà di realizzazione pari a:
P10/P = 6/27
mentre
la probabilità di realizzazione dei primi tre
stati è
P1/P
= P2/P = P3/P
= 1/27
e
quella dei rimanenti è:
P4/P =
P5/P = P6/P
= P7/P = P8/P = P9/P
= 3/27
ESEMPIO
3
Vediamo infine un altro esempio. Siano date sempre
tre molecole (a, b, c) da distribuire, ora in quattro diversi stati possibili in
cui il sistema delle tre molecole può trovarsi (essendo sempre l'energia totale
una
costante).
Procedendo ancora allo stesso modo si trova
(E1 + E2 + E3 + E4
= E):








Per il sistema si hanno quindi 64 possibili
distribuzioni nei quattro stati.
Si può anche qui osservare che la probabilità totale P che si realizzi
una distribuzione è data da:
P = P1 +
P2 + P3 +
P4 + P5 + P6 +
P7 + P8 + P9 +
P10 + P11 +
P12 + P13 +
P14 + P15 + P16 +
P77 + P18 + P19 +
P20
poiché
risulta:
P1 =
P2 = P3 =
P4 = 1;
P5 =
P6 = P7 =
P8 = P9 =
P10 = P11 =
P12 = P13 =
P14 = P15 =
P16 = 3
P17 =
P18 = P19 =
P20 = 6
Anche
qui si vede che hanno maggiore probabilità le ul
time quattro classi di stati poiché per esse si ha una
probabilità di realizzazione pari a:
P17/P =
P18/P = P19/P
= P20/P = 6/64
mentre
la probabilità di realizzazione dei primi quattro stati è:
P1/P
= P2/P = P3/P
= P4/P = 1/64
e
quella dei rimanenti è:
P5/P =
P6/P = P7/P
= P8/P = P9/P
= P10/P = P11/P = P12/P
= P13/P = P14/P = P15/P
= P16/P = 3/64
Di esempi come questi se ne possono fare tantissimi variando successivamente il numero, degli stati possibili a disposizione per
le molecole (2, 3 e 4 nei nostri esempi). Si può inoltre variare il numero
delle
molecole che noi abbiamo sempre fissato a tre.
Come si può ben capire in un gas vi sono moltissimi stati e un numero
grandissimo di molecole (miliardi
di miliardi). E' allora impensabile procedere come nei
nostri esempi non essendo bastante una vita per sistemare queste molecole negli
stati possibili. Ecco allora che ci vengono in aiuto i metodi statistici, i
quali, oltre a darci il numero di tutte le possibili
distribuzioni delle molecole nelle cellette, ci informano anche su quale
distribuzione debba ritenersi la più
probabile. Relativamente a quest'ultima affermazione,
possiamo trarre qualche aiuto dagli esempi fatti.
Si
può infatti ammettere, senza eccessiva difficoltà, che
un sistema (un gas) tenderà a trovarsi prevalentemente
in quella classe di stati del sistema stesso corrispon
dente al più grande dei valori dei Pi (nel 1° esempio
nelle classi di stati a cui corrispondeva una probabilità termodinamica P3
= P4 ; nel 2° esempio nella classe di stati a cui corrispondeva una
probabilità termodinamica P10; nel 3° esempio nelle classi di stati
a
cui corrispondeva una probabilità termodinamica P17
=
P18
= P19
= P20).
Quindi per noi Pi rappresenta il numero di stati
del sistema; allora tanto più è grande Pi, cioè tanto
più è grande il numero di stati microscopici del sistema che ci danno uno stesso stato termodinamico macroscopico, quanto più è
probabile che, se noi andassimo
ad osservare il sistema in un determinato istante, troveremmo quello stato (si
osservi che affermare quanto abbiamo ora detto,
equivale a dire che gli eventi si svolgono nella
direziono verso cui è più probabile si svolgano
- teorema
ergodico -).
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