Fino ad ora, in tutte le molecole delle quali ci siamo occupati,
abbiamo fatto esplicito riferimento ad un tipo di legame che prevedeva la
localizzazione di una coppia di elettroni, e quindi dell'orbitale molecolare che
li rappresentava, in una zona bea precisa di spazio, compresa al
massimo tra due
nuclei. Più in generale, elettroni che siano confinati
in un orbitale atomico di un atomo o nella regione di legame tra due atomi in un
orbitale molecolare (soprattutto negli orbitali di tipo s
più
volte incontrati), originano orbitali localizzati.
La teoria L.V. usa esclusivamente di orbitali localizzati oltre
al fondamentale concetto di risonanza(1)
al quale, come abbiamo visto,
corrisponde una quantità di energia di legame dipendente dal numero di
strutture tra le quali la molecola risuona.
Anche la teoria O.M. si serve di orbitali molecolari localizzati,
ed anzi quando ciò è possibile è preferibile, ma spesso si ha a che fare con
sistemi per i quali è difficile mettere insieme una coppia di elettroni in un
orbitale molecolare unico e quindi localizzato. In questo caso si deve
introdurre il concetto di orbitali (molecolari) delocalizzati,
l'analogo nella teoria O.M. di ciò che rappresenta la risonanza nella teoria
L.V. (come dovrebbe essere
ormai chiaro la teoria O.M. non si serve della risonanza).
Quando un orbitale molecolare non è più un semplice orbitale
molecolare, così come lo abbiamo descritto nelle pagine precedenti,
ma è il risultato di una mescolanza tra orbitali molecolari ed atomici(2)
allora esso diventa un
orbitale molecolare delocalizzato.
E' chiaro da quanto appena eletto che su un orbitale delocalizzato vi
possono essere più di due elettroni e, poiché questo orbitale è sempre il
risultato del legame che si forma tra più di due atomi, esso sarà
un orbitale che interessa l'intera molecola, estendendosi al di sopra (e
al di sotto) di tutti i nuclei che ne fanno parte. Così intendendo le cose,
non avrà più senso dire che una coppia di elettroni è localizzata tra
due nuclei; poiché l'orbitale delocalizzato si estende su tutti i nuclei,
gli elettroni che in esso si trovano possono essere situati in qualunque
zona dell'orbitale (che avrà simmetria di tipo p,
con i nuclei giacenti
nel piano nodale), conseguentemente in
qualsiasi zona della molecola
(all'interno dell'orbitale) ed in definitiva sono liberi di muoversi in
tutta la molecola (all'interno dell'orbitale). A questo libero movimento
degli elettroni nell'orbitale vi è una sola limitazione ed è ancora dovuta al
principio di Pauli: nelle vicinanze di un nucleo, su un dato livello energetico
di quell'atomo, non possono esservi più di due elettroni
e questo fatto limita le possibili posizioni degli elettroni nell'intera
molecola.
E' interessante osservare che alla delocalizzazione degli orbitali
corrisponde un'energia di legame, detta energia di delocalizzazione,
che, facendosi i conti, ha lo stesso valore dell'energia di risonanza
della teoria L.V.
Alcune volte, anche nel caso di molecole poliatomiche, sarà possibile
darne una descrizione con la teoria O.M. utilizzando orbitali molecolari
localizzati; altre volte ciò è praticamente impossibile, come nel
caso degli stati eccitati di molecole contenenti non più di un doppio legame ed
in quello delle molecole aromatiche (ad esempio: il benzene C6H6)
e coniugate (3) (ad esempio: il butadiene C4H6),
e bisognerà ricorrere
agli O.M. delocalizzati.
Di seguito vedremo degli esempi di un caso e dell'altro, trattando
di varie molecole poliatomiche (già trattate con il metodo L.V.: proprio
per porre in evidenza le differenze di trattazione tra i due metodi), e
dagli esempi risulterà anche più chiaro quanto abbiamo fin qui detto a
proposito di O.M. localizzati e delocalizzati.
Naturalmente si opererà anche qui in approssimazione L.C.A.O.
BeH2
- molecola di idruro di berillio.
(O .M. delocalizzati)
Questa, semplice molecola poliatomica, che già abbiamo visto essere
lineare, ci offrirà lo spunto per vedere come il metodo O.M. vada applicato a
molecole con più di due atomi.(4)
Cominciamo con il ricordare la configurazione elettronica del berillio:
Be[(1s2)(2s2)]
-> (eccitando) Be[(1s2)(2s)(2px)];
gli
orbitali di valenza del berillio sono quindi il 2s ed il 2px, mentre
l'idrogeno ha l'orbitale di valenza 1s. Si tratterà quindi di combinare,
in orbitali molecolari, gli orbitali atomici 2s e 2px del berillio
con i
due orbitali atomici 1s dei due idrogeni (che per comodità indichiamo
con Ha
ed Hb). Si devono cioè trovare delle funzioni d'onda
molecolari
che siano opportune combinazioni lineari delle funzioni d'onda atomiche
e nel far ciò è molto importante tener conto del segno che le funzioni
d'onda atomiche (o gli orbitali atomici) hanno. Con un disegno possiamo
capire meglio: serviamoci quindi di figura 42. La figura 42a mostra, la
sovrapposizione dell'orbitale 2s del berillio con gli orbitali 1s

Figura
42
degli
idrogeni. Come si può vedere si hanno sempre gli stessi segni per gli orbitali
atomici e, conseguentemente, la frazione d'onda molecolare (legante) che
rappresenterà questa situazione sarà, a meno di fattori moltiplicativi
costanti detti di normalizzazione, la semplice somma
delle singole funzioni d'onda atomiche:
(1)
y
(s2s) =
y
Hb (1s) + yBe (2s)
+ y
Ha (1s)
La
figura 42b mostra la sovrapposizione dell'orbitale 2px del berillio
con gli orbitali 1s degli idrogeni. Qui ci troviamo di fronte ad una situazione
differente da quella appena vista. Ora il 2px
del berillio ha un
lobo positivo ed uno negativo mentre gli 1s degli idrogeni sono sempre positivi.
Per poter fare una combinazione lineare di questi orbitali atomici
per ottenere un orbitale molecolare legante, occorrerà cambiare segno
all'orbitale atomico 1s dell'idrogeno Hb(5)
(a sinistra in figura 42b) e, per
farlo, basta cambiare segno alla funzione d'onda che lo rappresenta. In
questo caso, sempre a meno di fattori moltiplicativi costanti o di fattori
di normalizzazione, la funzione d'onda molecolare (l'orbitale molecolare)
legante sarà:
(2)
y
(s2px) ~
y
Ha (1s) + yBe (2px)
- y
Hb (1s)
Con un analogo ragionamento siamo in grado di costruirci gli orbitali
molecolari antileganti s*. Si tratta di fare una
sovrapposizione
come quella mostrata in figura 42, solo che ora occorrerà cambiare i segni
degli 1s degli idrogeni rispetto a quelli indicati nella figura 42.
Si ha allora:
(3)
y
(s*2s) ~
- y
Hb (1s) + yBe (2s)
- y
Ha (1s)
(4)
y
(s*2px)
~ - y
Ha (1s) + yBe (2px)
+ y
Hb (1s)
Ricordando
ora quanto abbiamo detto a proposito delle combinazioni lineari
è più corretto scrivere le (l), (2) ,(3) e (4) nel modo seguente:
y
(s2s) =
y
Be (2s) + k1[yHa
(1s) + y
Hb (1s)]
y
(s2px) ~
y
Be (2px) + k2[yHa
(1s) - y
Hb (1s)]
y
(s*2s) ~
y
Be (2s) - k3[yHa
(1s) + y
Hb (1s)]
y
(s*2px)
~ y
Be (2px) - k4[ yBe
(1s) - y
Hb (1s)]
dove
k1 , k2 , k3
e k4
sono, al solito, delle costasti che ci danno indicazioni sul peso
relativo degli orbitali atomici di valenza del berillio e
dell' idrogeno nella formazione della molecola; esse vanno determinate a
partire dalla condizione che l'energia deve risultare minima, affinché il
legame sia stabile. Facendo i conti, che sono al di fuori della nostra portata,
si trova che le superfici limite degli orbitali molecolari s
e s*,
per la molecola di BeH2 , sono quelli riportati in figura 43.
Inoltre, poiché risulta che gli orbitali molecolari più stabili sono quelli
leganti,
i 4 elettroni di valenza della molecola di BeH2
si sistemeranno in essi e,
in definitiva, la configurazione elettronica della molecola sarà:
BeH2[k(s2s)2(s2px)2]
e,
come si vede, le due coppie di elettroni che formano il legame sono
delocalizzati sui tre atomi che formano la molecola (non c'è modo di
localizzare le coppie di elettroni).

Figura
43
CO2
- Molecola di anidride carbonica (O.M.
delocalizzati)
Ricordiamo le configurazioni elettroniche del carbonio e dell'ossigeno:
C[(1s2)(2s2)(2px)(2py)]
;
O[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz2)]
Gli orbitali di valenza del carbonio sono il 2s , il 2px
ed il 2py ; quelli
dell'ossigeno sono il 2px , il 2py
ed il 2pz
(avendo trascurato per semplicità il 2s2 ). Come si ricorderà
anche questa è una molecola lineare.
La sovrapposizione degli orbitali 2s e 2px
del carbonio con i due
orbitali 2px dei due
ossigeni ci forniranno i legami di tipo s e s*;
la
sovrapposizione degli orbitali 2py
e 2pz(6)
dei tre atomi ci fornirà i
legami di tipo p
e p*
. Le combinazioni lineari degli orbitali atomici che
ci forniscono gli orbitali molecolari saranno allora:(7)

Le
combinazioni lineari cosi ottenute sono in numero di 10. Per le prime 8
non c'è altro da fare che la figura che ne rappresenta le superfici limite
(figura 44), poiché la formazione degli orbitali molecolari avviene allo stesso
modo che abbiamo visto nel caso di BeH2, con la sola differenza che
ora sono i 2px degli ossigeni anziché gli 1s degli idrogeni a
formare orbitali molecolari s e s*.
Le ultime due combinazioni lineari abbisognano invece di una spiegazione.
Figura
44
- Non
sono stati disegnati i p2py
e p*2py
perché equivalenti,
rispettivamente, ai p2pz
e p*2pz
.
Discuteremo
solo la prima delle due, poiché per
l'altra vale un discorso esattamente equivalente, servendoci della figura
45a
nella quale sono rappresentati gli orbitali atomici 2pz di ciascuno
dei tre atomi che vanno a
formare la molecola. La figura corrisponde alla
combinazione lineare:
y
(p2pz)
= y
C (2pz) + k7[ yO
(2pza) - y
O (2pzb)]
e,
come si può vedere dalla figura, tra i vari 2pz non
vi è una sovrapposizione netta a causa del segno di 2pzb
che,

Figura
45
essendo
negativo, non permette che si abbia una y
interamente positiva al di sopra dell'asse x ed
interamente negativa al di sotto del medesimo asse. Di conseguenza la cosa
va come se non vi fosse alcuna sovrapposizione con l'orbitale 2pz
del carbonio e si dovessero considerare solo i 2pz
degli ossigeni. Rimane allora
solo la combinazione 2pza -
2pzb
che equivale a porre y
C (2pz) = 0 nella
relazione precedentemente scritta; e questa combinazione è anch'essa un
orbitale molecolare costituito da due orbitali atomici che praticamente
non interagiscono tra di loro per la distanza a cui si trovano. E se non
c'è interazione, non
c'è cambio nel valore dell'energia (si riveda la
figura 12) che resta quello che compete agli orbitali atomici dei due
ossigeni. In questo modo l'orbitale molecolare risultante non è né legante né
antilegante: esso è detto non legante ed indicato ,con il simbolo
p°2pz
(si veda figura 45b).
In definitiva, la configurazione elettronica di CO2
è data da:
CO2[KK(2sa2)(2sb2)(s2s)2(s2px)2(p2py)2(p2pz)2(p°2py)2(p°2pz)2],
ed
anche qui gli orbitali molecolari risultano completamente delocalizzati.
Si deve notare che l'energia di p2py
è la stessa di p2pz,
che l'energia
di p°2py
è la stessa di p°2pz
che come al solito gli altri valori dell'energia sono scritti in successione
crescente e che non vi sono elettroni in orbitali antileganti.
BF3
- molecola di trifluoruro di boro
(O.M. delocalizzati)
Iniziamo con il ricordare che questa molecola ha una struttura
piana trigonale e che le configurazioni elettroniche del boro e del fluoro
sono:
B[(1s2)(2s2)(2px)]
;
F[(1s2)(2s2)(2px)(2py2)(2pz2)]
saranno
quindi gli orbitali atomici 2s e 2px
del boro a legarsi in orbitali molecolari con gli orbitali atomici 2s e
2px
del fluoro. Ricordiamo anche che, se pure non compaiono nella
configurazione elettronica del boro,
occorrerà prendere in considerazione anche i suoi orbitali atomici 2py
e
2pz
che, come sappiamo, sono vuoti. Poiché poi abbiamo a che fare con tre
atomi di fluoro, ci serviremo dei subindici a, b, c per indicarli. Infine
dobbiamo osservare che le coordinate x, y, z per gli orbitali atomici del
boro non coincidono con quelle del fluoro (proprio perché la molecola è
trigonale piana).
Fatte queste premesse, iniziamo con il disegnarci queste sovrapposizioni
e quindi a costruirci gli orbitali molecolari s,
dovuti alla sovrapposizione degli orbitali atomici 2s, 2py
e 2pz
del boro con gli orbitali 2pxa
, 2pxb
, 2pxc
dei fluori, ed infine i p,
dovuti alla sovrapposizione del 2pz
del boro e dei 2py
dei fluori. Nella figura 46 sono riportate:
in
(a) le sovrapposizioni del 2s del boro con i 2px dei fluori;
in
(b) quelle del 2py del boro con i 2px dei fluori;
in
(c) quelle del 2px
del boro con i 2px dei fluori;
in
(d) quelle del 2pz
del boro con i 2py
dei fluori;
in
(e) ed in (f) due possibili orbitali non leganti che anche in questo caso
si producono e che discuteremo tra poco.

Figura
46
Le funzioni d'onda molecolari, combinazioni lineari delle funzioni d'onda
atomiche, che ci rappresentano ordinatamente le situazioni di
figura 46, sono:

(Qui,
come anche nella fig. 46, compare uno 'strano' orbitale molecolare s2py.
Ebbene esso non ha nulla a che vedere con gli orbitali molecolari definiti in
figura 14, tanto più che questo tipo di orbitale non esisteva proprio - gli
orbitali di tipo s
potevano essere
realizzati
solo dalla sovrapposizione di orbitali atomici di tipo s o px -. Gli
orbitali molecolari
dei quali discutiamo ora (caso di molecole poliatomiche) sono originati da
diverse sovrapposizioni tra orbitali atomici di tipo differente ed essi saranno
s o p,
a seconda della forma risultante).
Non resta ora che dare la configurazione elettronica di BF3:
BF3[KK(2sa2)(2sb2)(s2s)2(s2py)2(s2px)2(p2pz)2(p°12pz)2(p°22pz)2(2pza2)(2pzb2)(2pzc2)],
come si vede, vi sono 6 elettroni in orbitali leganti s
e ciò vuol dire
che si hanno 3 legami s; vi sono inoltre due
elettroni in un orbitale legante p
che formano un legane p
che risulta completamente delocalizzato (i due elettroni che formano il legame p
appartengono all'intera molecola). Si
può rappresentare questo legame p
delocalizzato come in figura 47.
Figura
47
H2O
- molecola d'acqua (O.M. delocalizzati)
Senza entrare in troppi dettagli, si tratterà di costruire delle
combinazioni lineari degli orbitali atomici 2s, 2px , 2py
dell'ossigeno con
gli 1s degli idrogeni. Nel far questo dovremo tener conto che sperimentalmente
l'angolo di legame risulta di circa 105°.
Le possibili sovrapposizioni (combinazioni lineari) leganti sono mostrate
in figura 48. Si deve però tener conto che le ultime due sovrapposizioni, s2px
e s2s
(figura 48b e 48c),
avendo la stessa simmetria,
si combinano tra di loro in una specie di ibridizzazione per formare un orbitale
molecolare fortemente legante (s2s) ed uno con
carattere parzialmente non legante, che chiameremo s
x. Vi sono poi i due elettroni dell'ossigeno che si trovano
sull'orbitale atomico 2pz; ma quest'ultimo non ha
alcuna sovrapposizione con gli 1s degli idrogeni e pertanto si dovrà
considerare un legame di tipo p
non legante e cioè p°2pz
. Infine si avranno
gli orbitali molecolari non leganti (che si ottengono dalle
Figura 48
combinazioni
mostrate in figura 48 quando si cambi segno agli ultimi tre termini) anche se su
di essi non vi sono elettroni.
La configurazione elettronica di H2O sarà allora:
H2O[K(s2s)2(s2py)2(sx)2(p°2pz)2],
e,
come si vede, si avranno due legami netti di tipo s.
Si deve però osservare che se si avessero solo questi due legami netti l'angolo
di legame
sarebbe di 90°. E' proprio l'ulteriore parziale legame (il sx),
come hanno mostrato recentemente Pitzer e Cusachs, che fa si che l'angolo di
legame tenda ai quasi 105°. Da questa discussione risulta che 6 elettroni sono
in orbitali molecolari delocalizzati nell'intera molecola mentre solo due
(i p°2pz)
risultano localizzati. Infine, questa descrizione è in accordo con
le misure spettroscopiche poiché tutti e quattro gli orbitali risultanti hanno
energie distinte (nessun orbitale è degenere - si veda figura
49), contrariamente a quanto accadeva nel caso della stessa molecola
discussa con il metodo L.V. e mediante ibridizzazione sp (allora si avevano due
orbitali molecolari leganti s equivalenti in energia)
e ciò vuol
dire che è il metodo L.V. quello in accordo con l'esperienza spettroscopica.

Figura
49
- Si
osservi che solo i primi 4 orbitali molecolari risultano
pieni;
quelli antileganti non contengono elettroni.
H2O
- molecola d'acqua (O.M.
localizzati)
Oltre alla trattazione della molecola d'acqua mediante gli orbitali
molecolari delocalizzati, è possibile farne un'altra mediante l'uso
degli orbitali molecolari localizzati. In questo caso occorrerà considerare
la combinazione lineare degli orbitali atomici 1s degli idrogeni e degli
orbitali 2px
e 2py
dell'ossigeno. Si può subito procedere ad una approssimazione
(per altri versi molto ragionevole) che prevede separatamente la combinazione
lineare dell'1s di un idrogeno con il 2px
dell'ossigeno e dell'1s
dell'altro idrogeno con il 2py
dell'ossigeno.
Ricordando però che gli orbitali atomici 2px
e 2py
sono perpendicolari tra di loro ci si dovrebbe aspettare un angolo di
legame di 90°
(si veda figura 50 a), contrariamente al fatto, che già conosciamo
e verificato sperimentalmente, che l'angolo di legame nell'acqua è di
circa 105°. Per rendere conto di questa differenza (figura 50 b) si
sono ricercate varie spiegazioni, tra le quali:
1) la
repulsione elettrostatica tra gli atomi di idrogeno (elettrone-elettrone e
protone-protone) che sono legati con l'ossigeno;
2) la
repulsione tra i due legami O-H;
3) un
particolare intervento delle coppie solitarie di elettroni (si riveda quanto
abbiamo detto a proposito della molecola
Figura
50
d'acqua
quando la abbiamo trattata con il metodo L.V. mediante gli orbitali ibridi).
Un ultima cosa
resta da dire a proposito della molecola d'acqua,
almeno nell'ambito dei nostri scopi, ed è relativa al suo essere polare,
al fatto cioè che ad essa si deve assegnare un momento di dipolo (md).
Questo momento di dipolo è dovuto alla somma vettoriale del momento di
dipolo originato dagli elettroni che formano il legame e del momento di
dipolo originato dalle coppie di elettroni solitari. E mentre quest'ultimo è un
unico momento di dipolo, l'altro è originato per somma vettoriale dei singoli
momenti di dipolo di ciascun legame (si veda la figura 51).
Dipoli di legame
Dipolo di coppie solitarie
Dipolo totale
Figura 51
C6H6
- molecola di benzene (O.M. delocalizzati )
La costruzione di questa molecola con la teoria degli orbitali molecolari
si fa utilizzando in parte la teoria degli ibridi introdotta nel metodo L.V. ed
in parte la teoria degli O.M. delocalizzati.
I 6 legami carbonio-carbonio ed i 6 legami carbonio-idrogeno si
costruiscono esattamente nello stesso modo già discusso nel metodo L.V.,
mediante gli ibridi sp2
del carbonio e gli orbitali atomici 1s degli idrogeni. Questo
procedimento ci fornisce i legami localizzati s che
costituiscono lo scheletro della molecola (si riveda la figura 33). Restano ora
da
considerare i sei orbitali atomici 2pz
dei sei atomi di carbonio (si riveda la figura 34) che ci forniranno i
legami delocalizzati di tipo p.
In effetti non vi è
ragione di considerare una sovrapposizione piuttosto che
un'altra di questi orbitali 2pz . Sembra lecito pensare ad una
sovrapposizione cumulativa in modo da ottenere orbitali molecolari delocalizzati
sull'intera molecola. E, dato che si hanno 6 orbitali atomici, si avranno
6 orbitali molecolari, 3 dei quali leganti e 3 antileganti.
I 6 elettroni disponibili si troveranno sugli orbitali molecolari leganti
che sono
mostrati nella figura 52. Questi elettroni, liberi di muoversi nell'intera
molecola, sono stati chiamati da Lennard-Jones (1937) elettroni mobili e
Coulson
ha proposto di considerarli come una piccola corrente elettrica
che gira intorno all'anello e, poiché

Figura
52
normalmente
vi sono correnti uguali ruotanti in versi opposti, l'effetto totale sarà nullo.
Ma si comincia
qui a profilare un'analogia tra gli elettroni delocalizzati nel benzene e
gli elettroni di conduzione nei metalli: in ambedue i casi una perturbazione
elettrica provocata in una parte del sistema si propaga con facilità in
altre parti.
Il fatto poi che gli elettroni abbiano una zona più ampia in cui
muoversi fornirà un valore più basso per l'energia totale e quindi una
più alta energia di legame rispetto al caso degli orbitali localizzati; si
tratta proprio di quell'energia delocalizzazione (Coulson, 1947) che è
l'analogo O.M.
dell'energia di risonanza L.V.
-
La grafite ed il diamante -
E' ora interessante almeno un cenno a queste due forme di
cristallizzazione del carbonio. E' istruttivo andare a vedere, per differenza
tra
grafite e diamante, quale ruolo giocano gli orbitali molecolari delocalizzati.
Iniziamo con la figura 53 che mostra la differenza tra le due
strutture cristalline.
Come si vede (figura 53b) la grafite, una delle forme solide nelle quali
incontriamo il carbonio, ha una struttura cristallina a celle esagonali. Il

(a)

(b)

(c)
Figura 53
carbonio,
tetravalente, si lega ai tre atomi di
carbonio che gli giacciono vicini nello stesso piano mediante legami s
dovuti ad ibridizzazione trigonale sp . In questo modo si saturano 3 valenze.
L'altro legame è dovuto agli orbitali atomici 2pz
del carbonio (che risultano perpendicolari al piano di figura 53b).
Questo legame è di tipo p
ed
è
completamente delocalizzato su tutto il piano degli esagoni. Ogni stato
di esagoni costituisce usa lamina (una gigantesca molecola) che è legata
alla lamina sovrapposta e sottoposta da deboli forze di Van der Waals. Si
hanno in definitiva tante lamine sovrapposte (figura 53a): all'interno delle
lamine vi sono forze intense contrariamente a ciò che avviene tra lamina
e lamina. Quest'ultimo fatto spiega bene il potere lubrificante della grafite:
sono le lamine che, scorrendo le une sulle altre, originano il fenomeno.
Inoltre gli orbitali delocalizzati rendono conto del potere conduttore che
questo materiale presenta.
Nel caso del diamante (figura 53c) quanto ora detto non si verifica poiché
si ha cristallizzazione nella struttura tetraedrica a coppie
di elettroni localizzati, dovuta ad ibridizzazione tetragonale sp3
che,
come sappiamo, non lascia orbitali non mescolati. Questo tipo di
cristallizazione, oltre a quante detto, rende conto della grande durezza del
diamante e del suo potere isolante.
NOTE
(1)
Approfitto dell'occasione per ricordare che se due (o più) sono le possibili
strutture che noi utilizziamo per rappresentare una molecola, parlare di
risonanza tra queste strutture significa solo dire che nessuna
delle strutture rappresenta bene la situazione, la quale invece è meglio
descritta dalla sovrapposizione (matematica) di tutte le possibili strutture
(che sono solo dei modelli matematici senza alcuna realtà fisica).
(2)
Si noti la differenza con gli ibridi: in quel caso si aveva mescolanza tra
orbitali atomici e basta. Successi vamente questi nuovi orbitali atomici,
gli ibridi, andavano a formare legami con altri orbitali atomici.
(3)
Le molecole aromatiche sono quelle i cui atomi componenti sono disposti
ad
anello chiuso. Si hanno invece molecole coniugate quando in esse sono
presenti due doppi legami separati da un legame semplice; ad esempio il
butadiene ha la seguente formula di struttura: CH2=CH—CH=CH2
.
(4)
Molte delle cose che abbiamo detto nel paragrafo Alcune molecole biatomi
che eteronucleari trattate con il metodo O.M. sono ancora perfettamente
applicabili. Si vada a rileggere l'introduzione al paragrafo.
(5)
Ricordiamo che gli orbitali atomici solo quando hanno lo stesso segno
si possono comporre per dare orbitali molecolari leganti (allo scopo
si rivedano le figure 13 e 14).
(6)
Anche se nel carbonio non figura il 2pz
(poiché privo di elettroni), esso
è sempre presente.
(7)
Con i subindici a e b abbiamo indicato i due diversi atomi di
ossigeno.
(8)
Come hanno mostrato Hückel (1937) e Coulson (1941).
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