Un altro metodo approssimato per lo studio quanto-meccanico delle
molecole, che per certi versi è analogo al precedente e per altri differente,
fu introdotto nello stesso armo (1927) del metodo L.V.: prende il
nome di metodo dell'orbitale molecolare (O.M.).
Il primo lavoro sull'argomento fu scritto, appunto nel 1927, dal
danese Øyvind Burrau e si occupava soltanto della molecola-ione idrogeno H2+
. Questo metodo fu subito ripreso ma riuscì ad essere completamente
sviluppato solo quando il metodo L.V. era già affermato.
Il primo articolo che sviluppava le idee di Burrau fu del fisico-chimico
statunitense E.U. Condon (1927) che trattò la molecola H2 di
idrogeno. Contributi determinanti, che valsero a strutturare completamente
il metodo,vennero negli anni successivi: nel 1928 dallo statunitense R.S.
Mulliken e dal tedesco F. Hund; nel 1929 ancora da Mulliken, quindi dal
britannico J. E. Lennard-Jones e dal tedesco G. Herzberg; nel 1930 ancora
da Hund; nel 1931 e nel 1932 ancora da Mulliken. Tutti i contributi qui
elencati sono relativi principalmente a molecole biatomiche; ve ne furono
naturalmente anche di relativi a molecole poliatomiche: del tedesco M.
Dunkel nel 1930; di Hund nel 1931 e 1932; di Mulliken nel 1932 (in questo
anno egli introdusse la terminologia orbitale molecolare) e nel
1933.
Vediamo su quali basi ed ipotesi prende le mosse il metodo O.M.
avvertendo subito che molto spesso esso risulta più semplice e descrittivo del
metodo L.V., anche perché è praticamente un'estensione alle
molecole degli orbitali atomici.
Secondo il metodo O.M. si considerano i nuclei degli atomi che
vanno a fermare la molecola già situati nelle loro posizioni di equilibrio
nella molecola stabile e si vanno quindi a studiare le funzioni d'onda y
degli elettroni, tenendo conto che si passa da funzioni d'onda atomiche a
funzioni d'onda molecolari. Non si considerano più gli atomi come un tutt'uno
che va ad interagire al momento di formare la molecola, ma
si discute di cerne sono gli orbitali per elettroni che non sono più associati
ad un solo nucleo ma a due o più (supposto, come abbiamo detto, che
questi nuclei siano già nella loro posizione di equilibrio molecolare).
Tenendo conto che vale anche qui l'approssimazione del campo
"self-consistent" (lo si vada a rileggere), descriviamo i criteri con
cui gli elettroni debbono essere inseriti nella molecola:
1) a
ciascun elettrone, nella molecola, è associata una funzione d'onda
y detta orbitale molecolare; questa funzione
d'onda ha lo stesso significato della funzione d'onda y
atomica;
2)
gli orbitali molecolari sono policentrici, sono associati cioè a due
o più nuclei;
3) ad
ogni orbitale molecolare sono associati tre numeri quantici n, l, l
(che sostituisce il quanto magnetico m che si aveva nel caso di orbitali
atomici)(1) i quali ne
definiscono l'energia e la forma; inoltre ad
ogni elettrone in un dato orbitale molecolare è associato il quarto
numero quantico, quello di spin ms, che può assumere i due valori ±
1/2 (sempre in unità h/2p);
4) ad
ogni orbitale molecolare compete una determinata energia; la somma
delle energie dei singoli elettroni che occupano i vari orbitali molecolari ci
fornisce l'energia complessiva della molecola (si debbono però fare le
correzioni relative alle interazioni tra gli elettroni);
5)
possiamo sistemare gli elettroni sui vari orbitali permessi uno alla
volta secondo il principio di aufbau (si vada a rileggere) e tenendo
conto che vale il principio di Pauli (su ogni orbitale molecolare possono
trovare posto al massimo due elettroni e ve ne sono due se questi
hanno spin opposti).
Tra i
vari modi di ottenere gli orbitali molecolari noi sceglieremo quello più in
uso: il metodo della combinazione lineare degli orbitali atomici (L.C.A.O.).
2
- L'approssimazione L.C.A.O.
La discussione che faremo ora sarà riferita alle molecole biatomiche. Più
avanti vedremo le poliatomiche.
Disponiamo quindi di due nuclei atomici vicini (chiamiamoli A e B)
in posizione stabile e formanti (insieme ad. alcuni elettroni) la molecola
in considerazione. Consideriamo un elettrone intorno a questi due nuclei e
vediamone il comportamento da un punto di vista classico. Trascurando la
repulsione tra i nuclei, che verrà presa in considerazione in seguito, questo
elettrone si muoverà in una orbita che ha come centri i due nuclei. Nel
suo movimento l'elettrone passerà alternativamente più vicino al nucleo A
e più vicino al nucleo B. A queste punto si fa una approssimazione: quando
l'elettrone si trova nelle vicinanze del nucleo A si assume che sia influenzato
solo da A e dagli elettroni vicini ad A ed, analogamente, quando l'elettrone si
trova nelle vicinanze del nucleo B si assume che sia influenzato
solo da B e dagli elettroni vicini a B (questo fatto è chiaramente
un'approssimazione in quanto, dovunque si trovi l'elettrone nella molecola, è
contemporaneamente soggetto alle azioni di A e B). Questa approssimazione
comporta una notevole semplificazione in quanto ci permette di considerare la
situazione nei seguenti termini:
1)
quando l'elettrone è più vicino al nucleo A, essendo influenzato solo da
A e dagli elettroni vicini ad A, può essere descritto da una funzione d'onda
yA che
è uguale alla funzione d'onda atomica che si avrebbe
considerando un elettrone che si trova intorno ad un nucleo di un atomo
isolato;
2)
quando lo stesso elettrone è più vicino al nucleo B, essendo influenzato sole
da B e dagli elettroni vicini a B, può essere descritto da
una funzione d'onda yB
che e' uguale alla funzione d'onda atomica che si avrebbe considerando un
elettrone che si trova intorno ad un nucleo
di un atomo isolato.
In definitiva: nella zona prossima ad A l'orbitale molecolare assomiglia
all'orbitale atomico yA ; nella zona
prossima a B l'orbitale molecolare assomiglia all'orbitale atomico yB;
per l'intera molecola l'orbitale molecolare dovrà essere originato da una
particolare combinazione degli orbitali atomici yA
e yB.
Ebbene, il metodo L.C.A.O. assume che la combinazione tra yA
e yB
sia una combinazione lineare, assume cioè che l'orbitale molecolare y
sia
originato da una combinazione lineare degli orbitali atomici yA
e yB:
y =
yA + kyB
deve
k è una costante che può assumere tutti i valori da - ∞
a + ∞
e che deve essere
scelta, analogamente a quanto visto per a e per b nel metodo L.V.,
i modo da rendere minima l'energia.
Vi sono comunque delle condizioni, relative agli orbitali atomici yA
e yB
, per
la formaziene dell'orbitale
molecolare y;
affinché yA
e yB si
combinino
occorre che:
1)
yA e yB
abbiano energie dello stesso
ordine di grandezza;
2)
l'orbitale yA si sovrapponga molto
all'orbitale yB ;
3)
gli orbitali yA e yB
abbiano la stessa simmetria rispetto all'asse
della molecola (rappresentato dalla congiungente i nuclei A e B).
Il
fatto che qualcuna delle condizioni precedenti non si presenti implica
che gli orbitali yA
e yB
non si combinano o, al massimo, si combinano molto poco.
E' bene precisare meglio il punto 3 riportando una tavola in cui
sono elencate le combinazioni permesse e proibite da ragioni di simmetria,
per alcuni orbitali che si incontrano più frequentemente: gli s, p, d
(si veda la Tavola 5).
Tavola
5 (Tratta da Coulson - La valenza - Zanichelli, 1970)
Arrivati a queste punto, prima di passare alla descrizione ed allo
studio della formazione di qualche molecola, esaminiamo meglio l'orbitale
molecolare y incontrato qualche
riga più su:
y
= yA +
kyB
Per
la costante k avevamo detto, tra l'altro, che deve essere scelta in modo da
rendere minima l'energia. Ebbene, si
può dimostrare che k può assumere due valori:
k
= ± 1
cui corrispondono i due orbitali molecolari:
y+
= yA +
yB
y-
= yA - yB
Analogamente
a quanto visto per il metodo L. V., l'orbitale molecolare y+
, corrispondendo
ad un addensamento degli elettroni nella zona internucleare con conseguente
schermaggio delle stesse cariche positive dei nuclei,
sarà un orbitale molecolare legante a cui corrisponde un valore
energetico minore(5) di quello dei singoli orbitali atomici yA
e yB .
Al contrario, l'orbitale molecolare y-
sarà antilegante ed avrà un valore energetico maggiore(6)
di quello dei singoli orbitali atomici yA
e yB; a questa maggiore
energia corrisponderà una posizione
degli elettroni non più nello spazio internucleare, con la conseguenza
che non c'è più un
efficace schermaggio alla repulsione tra le cariche
positive dei nuclei.
Un confronto qualitativo fra le energie degli orbitali atomici
yA e yB
dell'orbitale legante y+
e di quello antilegante y-
è mostra
to in figura 12.
Figura
12
In definitiva, poiché ad energia più bassa corrisponde una più
elevata stabilità, nella formazione di una molecola: o si ha un orbitale
molecolare di tipo
y+
(ai veda la figura 12), oppure gli elettroni che
eventualmente ai trovassero nell'orbitale y-
tenderebbero a tornare nella
situazione di maggiore stabilità, tornerebbero cioè ai loro orbitali atomici
yA e
yB
a cui compete minore energia di y-
con conseguente non formazione della molecola.
(7)
3
- Orbitali molecolari di molecole biatomiche: origine, forma e simbolismo.
Ricordiamo che nel caso atomico gli orbitali vengono indicati con s, p,
d, f, ... a seconda del valore del numero quantico secondario l:
| l |
0 |
1 |
2 |
3 |
... |
| nome |
s |
p |
d |
f |
... |
Nel
caso molecolare gli orbitali vengono indicati con
s, p, d, f, ... (leggi:
sigma, pi greco, delta, fi, ...) a seconda del valore assoluto
(cioè: indipendentemente dal segno) del numero quantico magnetico l
(che, ricordiamolo, corrisponde al numero quantico m del caso atomico):
| l |
0 |
±1 |
±2 |
±3 |
... |
| nome |
s |
p |
d |
f |
... |
L'ulteriore
distinzione dell'orbitale in legante o antilegante la si fa
ponendo un asterisco in alto a destra del simbolo dell'orbitale antilegante. La
tavola precedente può così venire integrata considerando la suddetta
divisione degli orbitali in leganti o antileganti:
|
l |
0 |
±1 |
±2 |
±3 |
... |
| orbitali leganti |
s |
p |
d |
f |
|
| orbitali antileganti |
s* |
p* |
d* |
f* |
... |
D'accordo
sui simboli s, s*, p, p*, d, d*, f, f*, ..., ma
quali orbitali atomici si sono combinati per originare questi orbitali
molecolari ? Ad esempio,
per avere un s quali
orbitali atomici si devono combinare ? e per avere un p
?
E' allora necessario introdurre un simbolismo più particolareggiato che,
appunto, ci dia informazioni anche sugli orbitali atomici da cui derivano
gli orbitali molecolari in oggetto.
Premesso che debbono essere rispettate le 3 condizioni sugli orbitali
atomici che abbiamo dato all'inizio del primo paragrafo di questa sezione,
valgono le seguenti regole:
1) Se
si combinano due orbitali atonici di tipo 1s si ottengono orbitali
molecolari di tipo s e s*
che, proprio per la loro origine da orbitali
atomici 1s, vengono indicati con s1s
s*1s [poiché per l
= 0 si hanno
orbitali molecolari di tipo
s
e s*
] in definitiva:
s
1s ~ yA (1s)
+ yB
(1s)
s* 1s ~ yA
(1s) - yB
(1s)
2) Se
si combinano due orbitali atomici di tipo 2s si ottengono orbitali
molecolari di tipo s e s*
che, proprio per la loro origine da orbitali
atomici 2s, vengono indicati con s 2s
e s*2s
[poiché per l = 0 si hanno
orbitali molecolari di tipo s e
s*]. In definitiva:
s
2s ~ yA (2s)
+ yB
(2s)
s* 2s ~ yA
(2s) - yB
(2s)
3)
Se si combinano due orbitali atomici di tipo 2px
si ottengono due orbitali molecolari di tipo s
e s*
. Essi vengono indicati con s 2px
e s*2px
[poiché per l = 0 si hanno orbitali molecolari
di tipo s e s*].
In definitiva:
s
2px ~ yA (2px)
+ yB
(2px)
s* 2px ~ yA
(2px) - yB
(2px)
4) Se
si combinano due orbitali atomici di tipo 2py
si ottengono orbitali
molecolari di tipo p e
p*. Essi vengono
indicati con p2py
e p*2py
[poiché
per l = ± 1 si hanno orbitali molecolari di tipo
p e
p*]. In definitiva:
p
2py ~ yA (2py)
+ yB
(2py)
p* 2py ~ yA
(2py) - yB
(2py)
5) Se
si combinano due orbitali atonici di tipo 2pz
si ottengono orbitali
molecolari di tipo p e
p*. Essi vengono
indicati con p2pz
e p*2pz
[poiché per l = ± 1 si hanno orbitali
molecolari di tipo p e
p*]. In definitiva:
p
2pz ~ yA (2pz)
+ yB
(2pz)
p* 2pz ~ yA
(2pz) - yB
(2pz)
A
questo punto si potrebbe continuare a descrivere le combinazioni dei più
svariati orbitali atomici; per i fini che ci siamo proposti, però,
l'esemplificazione fatta è più che sufficiente. Occorre piuttosto passare a
vedere come sono fatti questi orbitali molecolari disegnandone le loro superfici
limite in sezione (figura 13) ed in prospettiva spaziale (figura 14,
nella quale è aggiunto un esempio di orbitale molecolare d
legante - fig.14 e).

Figura 13


Figura 14
Facciamo
ora alcune semplici considerazioni sulle figure 13 e 14:
1)
confrontando la figura 13a con la 13b (la figura 14a con la 14b) si capisce
subite perché la combinazione di orbitali atomici 2px
origini
orbitali molecolari di tipo s e
s*, infatti gli
orbitali molecolari
che si ottengono nei due casi (a e b) sono praticamente uguali, hanno
cioè praticamente la stessa forma;
2)
confrontando la figura 13c con la 14c e la 14d si vede subito che gli
orbitali molecolari p2px
e p*2py
sono uguali rispettivamente agli orbitali molecolari p2pz
e p*2pz
, differiscono infatti solo por una rotazione di 90°;
3) è
necessario ribadire, sia relativamente alla figura 13 che alla figura 14, che i
segni + e - che compaiono sono i segni indicanti che la
funzione d'onda è positiva o negativa (non c'entrano assolutamente
nulla con questioni di carica elettrica).(8)
Determinata così la forma degli orbitali molecolari, per poter applicare il
principio di aufbau occorre conoscere l'ordine con cui sono
sistemate le energie degli orbitali stessi. Questo lavoro fu fatto nel
1932 da Mulliken (attraverso studi di spettri molecolari)
che trovò per le energie degli orbitali molecolari
di molecole costituite da atomi del primo e seconde periodo della tavola
periodica il seguente ordine
crescente, valido con buona approssimazione:
s 1s <
s *1s < s 2s < s *2s
< s 2px
< p
2py = p
2pz
< p*2py
= p*2pz
< s *2px(9)
(si
noti che, poiché i s 2p
ed i p
2p hanno
energie dello stesso ordine di
grandezza, a volte invertono la loro posizione).
Un ordine analogo esiste anche per gli orbitali che vanno da s
3s
a s*3px
ma, in questo caso, si hanno forti dubbi sulla giustezza dell'ordine
stesso anche perché è difficile da questo punto (s 3s)
in poi,
trovare legami puri tra orbitali atomici di tipo s, p, d, ...(10)
Vediamo comunque in un grafico, con una scala per le energie puramente
indicativa, la situazione energetica dei vari orbitali le cui energie
sono conosciute con
sufficiente sicurezza, almeno nella maggior parte dei
casi (figura 15).
Figura 15
Prima di chiudere questo paragrafo e di passare allo studio di
qualche molecola, è necessario fare ancora una piccola osservazione che
il lettore più accorto avrà già fatto da sé. Perché nel caso di molecole
biatomiche omonucleari non si combinano l'orbitale atomico 1s di un atomo con
l'orbitale atomico 2s dell'altro ? E perché non si combinano tra loro, sempre
nel caso di molecole biatomiche omonucleari, orbitali atomici di tipo s con
orbitali atonici di tipo p ? La risposta è evidente
e non vale nemmeno la pesa di commentarla: per atomi dello stesso elemento le
energie dell' 1s e del 2s (degli s e dei p) non sono confrontabili così come
richiesto dalla prima delle tre condizioni necessarie per la formazione di
orbitali molecolari.
4
- Alcune molecole biatomiche omonucleari trattate con il metodo O.M.
Abbiamo ormai tutte le carte in mano per costruirci alcune molecole
biatomiche omonucleari con il metodo O.M. (facendo uso del principio
di Pauli e del metodo aufbau).
H2+
- molecola-ione idrogeno.
Per
formare una molecola-ione idrogeno occorre un atomo normale di idrogeno (H) ed
un atomo ionizzato di idrogeno (H+ ), cioè, in pratica, un
protone. L'elettrone dell'atomo normale di idrogeno ai trova nello stato
1s a più bassa
energia; quando si forma la molecola questo elettrone si
trasferirà nell'orbitale molecolare a più bassa energia, quello legante
s 1s.
Queste fatto può essere rappresentato dalla relazione:
H
(1s) + H+ = H2+[(s
1s]
con
ovvio significato dei simboli.
H2
- molecola d'idrogeno.
Ogni
atomo di idrogeno che entra in combinazione per formare la molecola
H2 ha l'unico elettrone nello stato 1s. Se questi due elettroni hanno
spin antiparalleli, essi possono entrare, ambedue, nell'orbitale molecolare
legante a più bassa energia s
ls. Si ha così:
H
(1s) + H (1s) = H2[(s 1s)2].
Se i
due elettroni hanno spin paralleli, allora, in accordo con il principio di
Pauli, un elettrone si sistemerà sull'orbitale legante s
1s e
l'altro sull'orbitale immediatamente successivo, quello antilegante s*1s:
H
(1s) + H (1s) = H2 [(s 1s)(
s*1s)].
Il
fatto che ci sia un elettrone in uno stato legante ed uno in uno stato
antilegante fa si che il contributo legante del s 1s
venga annullato dal
contributo antilegante del s*1s
di modo che, in definitiva, se gli spin
sono antiparalleli non può formarsi la molecola. Vedendo la situazione
alla rovescia, se cioè per un istante dovessimo considerare una molecola H2
con un elettrone in s
1s ed uno in s*1s,
questo fatte vorrebbe dire che la molecola normale di H2
(quella con ambedue gli elettroni in s 1s)
è
stata eccitata con energia tale da permetterne la dissociazione.
Ritornando alla molecola normale (non eccitata) di idrogeno osserviamo
che, poiché si hanno due elettroni nell'orbitale molecolare legante
più basso, il s 1s,
questa molecola avrà un'energia di legame maggiore
rispetto alla molecola-ione idrogeno H2+. Si può quiadi
dire che in genere il legame a due elettroni è più forte di quello ad un
elettrone.
He2+
- molecola-ione elio.
L'esistenza
di questa molecola è stata rilevata da studi sugli spettri
molecolari. Essa può essere formata da un atomo normale di elio He e da
un atomo di elio ionizzato He+ . L'atomo normale di elio ha i suoi
due elettroni nello stato ad energia più bassa 1s, così l'atomo di elio
ionizzato che ha il suo unico elettrone nello stato 1s. Quando i due atomi He
ed He+, entrano in combinazione per formare la molecola He2+
, i due elettroni con spin antiparalleli andranno ad occupare l'orbitale
molecolare legante s
1s, mentre il rimanente elettrone si sistemerà sull'orbitale molecolare
antilegante s*1s.
Abbiamo così la seguente relazione:
He
(1s2) +He+(1s) = He2+[(s
1s)2 (s*1s)].
La
situazione che qui si presenta è quasi analoga a quella della molecola H2
. C'è in più un elettrone nell'orbitale antilegante s*1s.
Poiché da una serie
di misure sperimentali si è dimostrato che l'effetto di un
elettrone su di un orbitale antilegante è maggiore di quello di un elettrone su
di un orbitale legante, la stabilità della molecola He2+
è minore di quella della molecola H2+. Questo spiega
perché in natura si
osservano molte molecole H2+ e, invece, per osservare
molecole He2+ ci si
debba servire di metodi spettroscopici.
He2
- molecola di elio.
La
molecola di elio non esiste in condizioni normali; essa si forma solo
in particolari condizioni, quando l'elio è eccitato (è stata infatti rivelata
con metodi spettroscopici all'interno dei tubi di scarica) ed è,
in ogni caso, instabile. La sua formazione dovrebbe essere descritta nel
modo seguente:
He
(1s2) + He (1s2) = He2 [(s
1s)2(s*1s)2]
e,
come si vede, i quattro elettroni dei due elii atomici vanno a sistemarsi, nella
molecola, due sull'orbitale molecolare legante s
1s e due
sull'orbitale molecolare antilegante s*1s.
In termini energetici ciò
significa
(si riveda la figura 15) che, poiché l'energia repulsiva dell'orbitale
antilegante è maggiore di quella attrattiva dell'orbitale
legante, in pratica non si ha nessun legame, quest'ultimo essendo piuttosto
sostituito da una repulsione tra i singoli atomi.
Quando invece gli atomi di elio sono eccitati (quando cioè ciascun atomo
ha un elettrone nell'orbitale atomico 1s e l'altro nel 2s) allora si ha la
seguente situazione:(11)
He[(1s)(2s)] + He[(1s)(2s)] = He2[(s
1s)2(s
2s)2]
e,
cose si vede, i quattro elettroni si trovano su orbitali molecolari leganti, di
modo che la molecola può esistere in quello stato.
E' utile osservare che una delle affermazioni che abbiamo ora fatto ha
validità generale: quando si ha a che fare con orbitali leganti ed
antileganti riempiti ciascuno dei due elettroni loro spettanti, non si può
formare alcun legame.
Li2
- molecola di litio.
Il
litio atomico ha tre elettroni: due nell'orbitale 1s ed uno nel 2s.
L'unico elettrone di valenza è quello che si trova nell'orbitale 2s.
La molecola di litio si formerà quindi nel modo seguente:
Li[(1s2)(2s)]
+ Li[(1s2)(2s)] = Li2[KK(s
2s)2]
dove,
l'aver introdotto il K in luogo degli ipotetici (s 1s)2
e (s*1s)2,
vuol dire che il
livello 1s del del singolo atomo non entra a far parte del
legame molecolare e pertanto non si formano orbitali molecolari con i singoli
1s. Questi orbitali atomici, essendo completi, rimangono tali anche
all'interno della molecola e quindi risultano indicati con il nome dello strato
atomico cui si riferiscono che è, appunto, il K.
Il legame si forma allora solo con l'orbitale molecolare s
2s e,
poiché gli orbitali atomici 2s distano dal nucleo circa 4 volte di più
degli orbitali 1s, la distanza esistente tra i due nuclei di litio nella
molecola sarà sensibilmente maggiore della distanza tra i due nuclei di
idrogeno nella molecola H2 . Ciò comporta una minore sovrapposizione
e
conseguentemente una minore energia di dissociazione per la molecola
(circa 1/4 di quella necessaria per dissociare H2).
B2
- molecola di boro.
Il
boro atomico ha 5 elettroni: due nell'orbitale 1s, due nell'orbitale
2s ed uno nel 2p. La molecola B2
ha quindi 10 elettroni che, ricordando
Pauli e le regole di Hund, ai sistemeranno nel modo seguente negli orbitali
molecolari:
B[(1s2)(2s2)(2p)]
+ B[(1s2)(2s)2(2p)] = B2[KK(s
2s)2(s*2s)2(p
2py )(p
2pz)].
Poiché
nel caso della molecola in esame, come in altri casi (C2 , N2+
, N2 ) ed
in genere per molecole biatomiche omonucleari formate da elementi del 2°
periodo, le energie dei vari orbitali molecolari hanno valori molto vicini,
la struttura dei successivi riempimenti elettronici è un poco incerta e
comunque non è quella che si dovrebbe avere semplicemente prendendo in
esame la successione energetica dei vari orbitali mostrata in figura 15 (che,
ricordiamolo, non è certa per tutte le molecole ma solo quella più volte
realizzata). Non si ha quindi, come ci si sarebbe aspettati, un orbitale (s
2px)2
pieno, ma, al contrario, si hanno due elettroni disaccoppiati sui due
orbitali p
leganti ad uguale energia (degeneri). E ciò è
provato da misure con metodi spettroscopici.
Poiché, come nel caso del litio, gli orbitali atomici 1s non entrano a
far parte del legame molecolare, si ha a che fare con 4 elettroni
leganti e due antileganti; c'è quindi un effetto risultante di 2 elettroni
leganti corrispondente ad un legame singolo.
Bella Tavola 6 sono riportate le configurazioni elettroniche di
svariate molecole biatomiche omonucleari (negli stati fondamentali, cioè
non eccitati), alcune
delle quali le abbiamo già incontrate ed altre le
incontreremo nelle pagine seguenti.
N2
- molecola di azoto.
L'atomo
di azoto ha 7 elettroni e, in accordo con le regole di Hund ed il
principio di Pauli, presenta la seguente configurazione elettronica:
N[(1s)2(2s)2(2px)(2py)(2pz)].
La
molecola N2 avrà quindi 14 elettroni. Anche qui, come nei caso del
litio e del boro, gli orbitali atomici 1s non entrano a far parte del legane
e, pertanto, la molecola sarà costruita nel modo seguente:
2N[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz)]
= N2[KK(s 2s)2(s
*2s)2(p
2py = p
2pz)4(s
2px)2].
L'effetto
legante del (s 2s)2
sarà praticamente annullato dall'effetto antilegante del (s*2s)2
, di modo che si avranno solo 6 elettroni in stati leganti. Conseguentemente si
ha a che fare con un triplo legame: uno di tipo s
e
due di tipo p.
Questo legame è il più forte possibile per una molecola
biatomica omonucleare e perciò N2
risulta molto stabile (si veda la Tavola 6. Come
esemplificazione, nella figura 16, seno illustrati gli orbitali
molecolari della molecola N2 .
.
TAVOLA
6 (Rielaborazione da Herzberg: Molecular Spectra ... -
Prentice-Hall, 1939).
Si noti che per ordine
del legame si intende la quantità così definita:
numero degli elettroni
la orbitali molecolari leganti
meno il numero degli
elettroni in orbitali
molecolari antileganti; quello
che risulta va diviso per due.
[I valori numerici segnati con asterisco sono incerti].

Figura
16 - Orbitali
molecolari della molecola di azoto.
In
(a) sono mostrati i tre orbitali p per i due atomi;
in
(b) è mostrata la formazione dell'orbitale
molecolare
s
lungo l'asse x;
in (c) sono mostrati
gli
orbitali molecolari di tipo p che
si formano per
sovrapposizione
degli orbitali ato
mici lungo gli assi y e z.
O2
- molecola di ossigeno.
L'atomo
di ossigeno ha 8 elettroni nella seguente configurazione:
O[(ls2)(2s2)(2px)(2py)(2pz)2]
La
molecola O2 dispone allora di
due elettroni in più rispetto a quelli
di cui disponeva l'azoto e questi elettroni si andranno a disporre nell'orbitale
molecolare antilegante p*
con modalità che discuteremo tra
un poco. La configurazione elettronica di O2
sarà allora:
2O[(1s2)(2s2)(2px)(2py)(2pz)2]
= O2[KK(s 2s)2(s
*2s)2(s
2px)2(p
2py = p
2pz)4(p*2py
= p*2pz)2]
Ora, poiché gli orbitali p
sono degeneri (il p
2py ha la stessa
energia del p
2pz)
analogamente ai p*
, mentre per i p
disponiamo di 4 elettroni che
li vanno a saturare, per i p*
si hanno solo 2 elettroni che, in accordo
con le regole di Hund, andranno a disporsi con gli spin paralleli, uno in
p*2py
ed uno in p*2pz
.
La molecola O2
ha quindi 2 elettroni disaccoppiati (con spin paralleli). Questi
elettroni disaccoppiati rendono conto del fatto sperimentale che la molecola di
ossigeno ha particolari proprietà magnetiche (è paramagnetica).
E la spiegazione così elegante di questo fenomeno (insieme ad una analoga
spiegazione del paramagnetismo della molecola S2
di zolfo)(12), fornita
dalla teoria O.M., costituì uno dei suoi primi successi
(la teoria del legame di valenza non prevedeva l'esistenza di due elettroni
disaccoppiati e quindi non spiegava il paramagnetismo dell'ossigeno).
Nella figura 17 è riportata in modo schematico la formazione della
molecola O2 , a partire dai due atomi O.
Figura
17. Le transizioni a tratto continuo sono quelle che realmente
hanno
luogo
quelle
tratteggiate sono
quelle che si avrebbero nel caso i
2px
ed i 2py
avessero due elettroni.
Riguardo al legame, ora, rispetto alla molecola N2, abbiamo
due
elettroni la più in uno stato antilegante che andranno praticamente ad
annullare il contributo di due elettroni in uno stato legante; si avranno così
4 elettroni in uno state legante con la conseguenza che si ha un
doppio legame.
*****
Per
le molecole F2 ed Ne2
, non essendoci novità di interesse, rimando
alla Tavola 6.
*****
5
- Altre molecole biatomiche omonucleari.
Quanto
abbiamo visto per le molecole biatomiche omonucleari del secondo periodo della
Tavola periodica può essere
esteso alle molecole biatomiche omonucleari qualunque. Naturalmente
occorrerà stabilire con precisione il valore del numero quantico n degli
orbitali di valenza e bisognerà tener conto di una maggiore incertezza
nell'ordine delle
energie crescenti degli orbitali molecolari.
In modo del tutto
generale si può dire che le molecole biatomiche
omonucleari dei metalli alcalini, come Na2 , K2, Rb2
, Cs2 (Gruppo 1A della Tavola
Periodica degli elementi riportata in 39 - 7), hanno configurazioni del tipo
visto per la molecola Li2 . Il legame avviene con un orbitale
molecolare di tipo s
e non si
hanno elettroni disaccoppiati. Ad esempio, la molecola di sodio (Na2)
ha
la seguente configurazione:
Na2[KK,LL,(s
3s)2]
là
dove LL ha lo stesso significato di KK e cioè che gli elettroni atomici degli
strati L dell'atomo di sodio non prendono parte al legame. Tutte
le molecole di questo tipo esistono in fase di vapore ed hanno proprietà
diamagnetiche.
Allo stesso modo le molecole biatomiche omonucleari formate da atomi del
5° gruppo (A) della Tavola periodica; esse hanno una configurazione
del tipo visto per la molecola N2 dell'azoto. Il legame è di tipo
s
e p
e
non vi sono elettroni disaccoppiati. Ad esempio, la molecola P2 di
fosforo ha gli strati K ed L pieni, mentre il legame si stabilisce con gli
orbitali molecolari (s 3p)2
e (p3py
= p3pz)4
.
Infine, le
molecole biatomiche omonucleari degli alogeni, come Cl2 ,Br2
, I2
(Gruppo 7A della Tavola periodica), hanno configurazioni
elettroniche del tipo di quella della molecola F2
di fluoro (si veda la Tavola 6). Il legame è di tipo s
e le molecole risultano diamagnetiche.
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