DOMANI L'EUROPA
settembre 2002 numero 9
I lavori della
Convenzione sembrano andare avanti senza considerare in alcun modo le
riflessioni delle altre Istituzioni dell'Unione. E' quanto è accaduto dopo
l'adozione della relazione del Parlamento europeo sulla ripartizione delle
competenze tra gli Stati membri dell'Unione europea, dopo l'adozione della
comunicazione della Commissione e del suo progetto per l'Unione europea, e a
proposito della discussione sulla presidenza dell'Unione aperta in molte
capitali europee nelle settimane che hanno preceduto il Consiglio europeo di
Siviglia dello scorso giugno. I dibattiti sull'azione esterna dell'Unione hanno
prodotto un'impressione analoga rispetto alle attese dei cittadini. I sondaggi
« Eurobarometro » sulla politica estera evidenziano chiaramente, come per
altri temi, la richiesta di un'azione più forte da parte dell'Unione e
tuttavia, nella diplomazia dei grandi stati membri, persistono enormi reticenze
a cedere una parte anche piccola di sovranità nazionale. I dibattiti della
Convenzione sono stati i riflessi di due tendenze contrapposte. Si è fatta
strada una visione più moderata, improntata al pragmatismo, imperniata sul
miglioramento della cooperazione tra le istanze europee attualmente
coinvolte, l'« Alto rappresen-tante per la politica estera e la sicurezza
comune » e il Commissario per le relazioni esterne, e con lo scopo, condiviso
da numerosi convenzionali, di individuare una rappresentanza unica e di spingere
per una maggior comunitarizzazione. Ciò potrebbe compiersi seguendo uno
scadenzario simile a quello utilizzato per individuare le varie fasi di
adattamento che sono state necessarie per la realizzazione dell'Unione economica
e monetaria. Voci contrarie a qualunque genere di comunita-rizzazione si sono
fatte sentire in difesa del carattere intergovernativo che devono conservare
questi temi. Alcuni convenzionali si sono inoltre pronunciati in favore di un
aumento del bilancio della difesa. Sono stati avviati due gruppi di lavoro, uno
sull'azione esterna e l'altro sulla difesa (si veda infra).
Il mandato relativo al gruppo azione esterna si concentra soprattutto sul
seguente quesito: « Come si può potenziare la sinergia tra attività
diplomatica dell'Unione e quella degli Stati membri ». L'attualità
recente (mentre molti dirigenti europei si oppongono o non vogliono agire ed
altri esitano a seguirne le orme, il Primo Ministro britannico offre il suo
sostegno al Presidente degli Stati Uniti nel caso di un intervento militare in
Iraq) dimostra che il traguardo è ancora distante. In realtà, il problema
relativo alla definizione di una politica estera dell'Unione europea passa anche
attraverso una valutazione dello stato attuale delle relazioni transatlantiche. Stato attuale delle relazioni transatlantiche Nel luglio scorso, il quotidiano francese Le
Monde ha pubblicato alcuni passaggi di un articolo pubblicato nel n° 113 di
Policy Review da Robert Kagan, ex
alto funzionario del
Dipartimento di Stato americano e attualmente ricercatore al Carnegie Endowment
for International Peace (1). Robert Kagan propone un'analisi della situazione
delle relazioni transatlantiche che non lascia spazio a malintesi : « Bisogna
smettere di pensare che Americani ed europei abbiano una visone comune del mondo
quando sembra dubbio persino che vivano sullo stesso pianeta. Sulla questione di
capitale importanza della "potenza"
(quale sia la sua efficacia ? se sia morale ? e se sia giusto aspirarvi ?) i
punti di vista divergono. L'Europa sta allontanandosi dal concetto di potenza,
per meglio dire sta andando oltre questo concetto, in direzione di un mondo ben
diverso, dove regnano legalità, regolamentazione, negoziati e cooperazione tra
gli Stati: in sostanza, vuole guadagnarsi il paradiso post-storico dove vigono
tranquillità e prosperità, secondo l'ideale di Kant di "pace
perpetua". Gli Stati Uniti, al contrario, restano impantanati nella storia,
fanno sfoggio della loro potenza nel mondo anarchico descritto da Hobbes, dove
non ci si può affidare alle leggi e alle regole internazionali e dove la vera
sicurezza, così come la difesa e la promozione di un ordine liberale, dipendono
sempre della potenza militare che si detiene e dall'utilizzo che ne viene fatto ».
Nella seconda parte dell'articolo intitolata « L’Europa post-moderna»,
Robert Kagan richiama l'attenzione su di un altro articolo, The
New Liberal Imperialism, redatto a
suo stesso nome da Robert Cooper, un diplomatico britannico vicino a Tony
Blair e da poco tempo distaccato presso il Segretariato generale del Consiglio
dell'Unione europea (2). L'analisi di Robert Cooper, citata da Kagan, spiega che
« l’Europa attuale vive in un
sistema post-moderno» che non si basa sull'equilibrio tra potenze bensì
sul rifiuto della forza e sulle regole comportamentali che i singoli si
impongono. Cooper sostiene che, in
un mondo postmoderno, « la ragion
d'essere e il moralismo delle teorie macchiavelliche dell'arte di governare
(…) sono state sostituite dalla coscienza morale » in materia di
relazione internazionali. Secondo Robert Kagan, « i
fautori del realismo americano bandiranno questo idealismo ».
Spingendosi avanti in un'analisi certamente approfondita, egli giunge alla
conclusione che « l’Europa
dovrebbe aumentare le proprie capacità militari, anche solo marginalmente ».
Quanto agli Stati Uniti, invece, « piuttosto
che considerarsi imprigionati da lillipuziani, i dirigenti americani dovrebbero
capire che l'Europa non è veramente in grado di intralciarli. »,
aprendosi di conseguenza maggiormente al mondo. Citando quest'ultima frase tra
virgolette, in un discorso alla Berstlemann Foundation, Javier Solana ha posto
l'accento sulla necessità di ricercare soluzioni multilaterali considerato che
i problemi globali (economici,
ambientali e politici) richiedono soluzioni globali. Nel suo discorso, Xavier
Solana, prende atto delle responsabilità globali specifiche degli Stati Uniti e
conclude sottolineando di « (…)
volere più Europa, e non meno America » (3). Torniamo al testo di Robert Cooper. Vi si legge forse
un approccio idealista destinato ad essere rifiutato dai pragmatisti americani ?
La risposta è no. In realtà, Robert Cooper propone di fare una distinzione tra
Stati pre-moderni (nati dalla colonializzazione o dall'ex
Unione Sovietica, Afganistan, Birmania, alcuni paesi del sudamerica e i paesi
dell'africa in generale), Stati moderni (poco numerosi, India, Cina, Pakistan) e
gli Stati post-moderni. Tra quest'ultimi l'Unione europea è l'esempio più
sviluppato all'interno del sistema post-moderno,
che comprende anche Giappone e Canada. La situazione degli Stati Uniti
sembra meno chiara visto l'atteggiamento del Governo americano o del Congresso
americano di fronte alla necessità o al desiderio di interdipendenza. Secondo Robert Cooper, le relazioni tra gli Stati del
mondo postmoderno non rappresentano un pericolo, mentre possono considerarsi
minacce le zone moderne e pre-moderne. Partendo da questo, Robert Cooper chiede
che vengano aumentate le spese destinate alla difesa, sostenendo che « tra
di noi, applichiamo la legge, ma quando si opera in una giungla, dobbiamo essere
pronti a utilizzare la legge della giungla ». Egli analizza anche le sfide
di nuovo genere poste in essere dal mondo pre-moderno (terrorismo, terrorismo
internazionale, droghe…). Qualifica come « imperialismo difensivo »,
la risposta occidentale in Afganistan e si chiede come si possa rispondere al
caos premoderno. Il colonialismo fu, a suo tempo, una risposta, ma oggi non è
più accettabile dagli Stai post-moderni. Bisogna
quindi prevedere « nuove forme di imperialismo compatibili con un mondo di
diritti umani e di valori cosmopoliti ». Robert Cooper ipotizza due forme : « l’imperialismo
volontario dell'economia globale », la caratteristica del nuovo
imperialismo essendo il multilateralismo (istituzioni finanziarie internazionali
come il FMI e la Banca Mondiale). La seconda è un « imperialismo
di vicinato » seguendo le schema seguito nei Balcani per rispondere
alle minacce e che ha consistito nel « creare in Bosnia e in Kossovo
qualcosa che assomigli ad un protettorato delle Nazioni Unite » e in seno
al quale l'Unione europea è presente, benché la presenza americana rimanga un
fattore di stabilizzazione indispensabile. I Balcani rappresentano un'eccezione. Robert Cooper analizza il processo di allargamento ai
paesi d'Europa centrale e orientale che implica l'accettazione della
legislazione e dei regolamenti,
come forma di « imperialismo
volontario ». Per concludere si può dire che l'Unione europea
post-moderna si presenta come un « impero
cooperativo » che potrebbe costituire il « quadro
politico meglio rispondente ai cambiamenti dello Stato post-moderno .»
Le due analisi hanno suscitato numerose reazioni sia
positive che negative. Hanno il merito di inserirsi in un dibattito importante
per l'Unione europea relativo al tentativo di dotare l'Ue di una visione di sè
(Cooper) confrontata con l'analisi che suscita oltre-Atlantico (Kagan).
Alimentano in maniera importante la riflessione sul futuro dell'Europa offrendo
solidi tracce di lavoro e, allo stesso tempo,
testimoniando la necessità per l'Europa di dotarsi di una visione
comune, forgiata e accettata
dall'insieme delle diplomazie europee e in seno alla quale si possano
rispecchiare i valori difesi dall'Unione, compreso quello dello sviluppo
sostenibile. I quattro gruppi di lavoro di seconda generazione La questione della politica estera dell'Unione sarà
esaminato da due gruppi di lavoro, un primo si occuperà dell'azione esterna e
sarà presieduto da Jean-Luc
Dehaene (vice Presidente della Convenzione), mentre l'altro si dedicherà al
problema della difesa e sarà guidato da Michel Barnier (Commissario europeo).
Il loro mandato è ampio; la loro relazione è attesa rispettivamente per il
mese di dicembre e il mese di novembre. Gli altri due gruppi esamineranno il
problema della semplificazione delle procedure legislative e degli strumenti –
sotto la Presidenza di Giuliano
Amato (Vice Presidente della Convenzione) - e dello spazio di libertà, di
sicurezza e di giustizia – guidato da John Bruton (membro del Parlamento
irlandese). I temi dei primi sei gruppi di lavoro che hanno avviato
i lavori all'inizio dello scorso giugno sono strettamente legati alle quattro
questioni inizialmente indicate nella Dichiarazione n°23 sul futuro
dell'Unione. Le tematiche iniziali riguardavano la delimitazione delle
competenze tra l'Unione europea e gli Stati membri conformemente al principio di
sussidiarietà (dando spunto a due gruppi: uno sulla questione delle competenze
complementare e l'altro sulla sussidiarietà); lo statuto della Carta dei
diritti fondamentali dell'Unione europea (il gruppo di lavoro "Carta"
analizza come procedere per operare un'integrazione di questo tipo nel futuro
testo), la semplificazione dei trattati (il gruppo sulla personalità giuridica
dell'Unione che potrebbe fondersi con il nuovo gruppo sulla semplificazione
delle procedure legislative e degli strumenti) e il ruolo dei Parlamenti
nazionali nell'architettura europea. L'ultimo gruppo esamina la questione della
governance economica. In totale, cinque gruppi esaminano questioni
direttamente legate alla definizione della futura architettura del nuovo
trattato. Dalle conclusioni del gruppo di lavoro sulla personalità giuridica e
la semplificazione dei trattati, che potrebbe essere fuso con quello sulla
semplificazione delle procedure, e del gruppo di lavoro sulla Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione deriveranno dalle indicazioni sulla natura del nuovo
trattato. Nel gruppo di lavoro sulla Personalità giuridica e la semplificazione
dei trattati incontra un certo favore l'idea di creare un strumento unico,
ristrutturato in due parti e in cui la parte principale raggruppi le nuove
disposizioni di natura costituzionali ma anche quelle derivate dai precedenti
trattati, mentre la seconda riprenderebbe le disposizioni attuali del trattato
CE e del trattato UE escluse quelle inserite nella parte costituzionale (4). E'
chiaro che le conclusioni del gruppo "Carta" rivestiranno anch'esse
un'importanza particolare per il modo in cui saranno inserite le relative
disposizioni nel futuro testo. Il gruppo sussidiarietà s'iscrive anch'esso in
questa dinamica nella misura in cui rappresenta una delle chiavi di
interpre-tazione del delicato problema relativo al modo in cui sarà attuato il
controllo per il rispetto della ripartizione delle competenze e conseguentemente
anche del posto che occuperanno le competenze complementari. Il gruppo sui
Parlamenti nazionali riveste, dal canto suo, una posizione intermedia poiché si
addentra in temi legati alla creazione di eventuali nuove strutture
istituzionali, come la creazione eventuale di una terza camera (opzione che sta
perdendo terreno), o para-istituzionale (come le proposte di un Congresso che
riunisca i Parlamenti nazionali e internazionali) legate anche al controllo
della sussidiarietà o sull'eventuale evoluzione delle competenze e
sull'allargamento. Quest'ultima proposta è stata formulata direttamente dal
Presidente della Convenzione in un articolo dal titolo « L'ultima
possibilità per un'Europa unita » pubblicato la scorsa estate dal
quotidiano francese Le Monde (5). Gli altri quattro gruppi analizzano in modo più
particolare le politiche dell'Unione: la governance economica, l'azione esterna,
la difesa e lo spazio di libertà di sicurezza e di giustizia.
Nell’ articolo summenzionato, il Presidente della Convenzione propone
un'analisi della Convenzione all'indomani della fase di ascolto. L'esercizio è
incontestabilmente utile ma le conclusioni che ne derivano in materia sociale
hanno fatto versare molto inchiostro. A giusto titolo, il Presidente della
Convenzione constata che « non sono
state richieste nuove competenze in materia sociale ». E' vero che non
sono state richieste nuove competenze, però è stato chiesto chiaramente di
tenere maggiormente conto del modello sociale europeo. Peraltro, alcuni temi
affrontati nei gruppi di lavoro sono direttamente o indirettamente legati alla
dimensione sociale. Accade per il gruppo sulla governance economica ed anche per
quello sulle competenze complementari che affronta anche il problema del metodo
aperto di coordinamento. Non sarebbe forse
opportuno riunire concretamente in un unico gruppo le questioni di politica
sociale ? La domanda nasce spontanea, ma bisognerebbe che una maggioranza di
convenzionali facesse chiaramente richiesta di un “inventario” della
situazione dell'Europa sociale. A questo stadio dei lavori della Convenzione,
bisogna che la richiesta sia sufficientemente importante da essere sentita dal
Presidente della Convenzione e che il Presidium ne delimiti il mandato. Questo
potrebbe ricollegare le questioni alla
dimensione sociale in vista della redazione di un trattato costituzionale.
Potrebbe tra l'altro affrontare le questioni seguenti: si deve ipotizzare di
modificare alcuni articoli in modo da esprimere la dimensione sociale
dell'Unione ? Bisogna inserire nel testo il metodo aperto di coordinamento ?
Bisogna semplificare gli strumenti del Consiglio quali l'adozione di conclusioni
e di raccomandazioni ? Bisogna predisporre meccanismi che consentano di
conservare alcuni aspetti della politica a livello nazionale ? Come inserire il
ruolo dei partners sociali nei trattati ?. Resta da sapere se esiste una
maggioranza di Convenzionali disposti a farsi portatori della domanda. La riforma del Consiglio Il Consiglio europeo di Siviglia ha rinviato l'esame
della questione spinosa della presidenza dell'Unione. La questione è stata
trasmessa alla Presidenza danese che dovrà presentare al Consiglio europeo di
dicembre prossimo una relazione al riguardo (Copenaghen). Si tratta di un modo
per non sottrarre ai lavori della Convenzione uno dei temi che comunque presto o
tardi essa si troverà ad affrontare. Il Consiglio europeo di Siviglia ha preso
delle decisioni relative all'organizzazione del Consiglio europeo e del
Consiglio. Tra queste decisioni, adottate formalmente dall'ultimo Consiglio
« Affari generali » del 22 luglio scorso – che d'ora in poi prenderà
il nome di Consiglio « Affari generali e relazioni esterne » - figura la
decisione di ridurre le formazioni del Consiglio da 16 a 9 (6). E' stato invece
eliminato il Consiglio « Sviluppo », ricordato con rimpianto dal
Parlamento europeo « visto la sua
importanza come collegamento chiave tra l'UE e i paesi del mondo meno sviluppati
» (7). Alcuni cambiamenti importanti sono stati introdotti
nella pianificazione dei lavori del Consiglio. L’articolo 2 § 4 del
regolamento definisce la procedura per l'adozione di un « programma
strategico pluriennale » da parte del Consiglio europeo sulla base degli
orientamenti generali del Consiglio « Affari generali e relazioni esterne
» per i prossimi tre anni. Il programma sarà elaborato « in
consultazione con la Commissione europea » e senza il coinvolgimento
del Parlamento europeo. Alla luce di questo programma, le due presidenze del
prossimo anno dovranno presentare « congiuntamente
un progetto di programma operativo annuale delle attività
del Consiglio per l'anno di riferimento » (articolo 2 § 5).
Questo progetto, che terrà conto, tra l'altro, di « elementi pertinenti
» risultanti dal dialogo sulle
priorità politiche annuali avviato su iniziativa della Commissione, sarà
presentato in dicembre di ogni anno al Consiglio « Affari generali e
relazioni esterne ». Inoltre, la
futura presidenza deciderà gli ordini del giorno provvisori delle sessioni del
Consiglio previste per il semestre seguente, menzionando a titolo indicativo i
lavori legislativi e le decisioni operative previste (articolo 2 § 6). Il programma così definito, il problema si pone di
capire se si tratta del programma di lavoro del Consiglio oppure di quello
dell'Unione nel suo complesso, e di come saranno poi considerate le priorità
politiche della Commissione. Cosa ne sarà del suo monopolio per l'iniziativa
legislativa? Nel contributo appena depositato dai Commissari Barnier e Vitorino,
sul « Il diritto d'iniziativa della Commissione », si fa solo un vago
cenno alle decisioni di Siviglia. I Commissari richiamano comunque l'importanza
del monopolio d'iniziativa che « conferisce
alla Commissione la responsabilità
di esprimere l'interesse comunitario nell'elaborazione delle proprie proposte »
(8). Questioni istituzionali : verso la creazione di una
« terza ondata » di gruppi di lavoro A seguito della sessione della Convenzione del 12 e 13
settembre scorso sulla questione della semplificazione delle procedure
legislative, le prossime riunioni plenarie analizzeranno i risultati dei diversi
gruppi di lavoro a cominciare da quello sul controllo della sussidiarietà (3 e
4 ottobre). Saranno poi esaminati i risultati dei gruppi dedicati alle
competenze complementari, alla semplificazione dei trattati, alla governance
economica, alla maniera con cui inserire la Carta dei diritti fondamentali e al
ruolo dei Parlamenti nazionali nell'architettura dell'Unione europea. In queste condizioni, sembra proprio che la struttura e
lo schema del futuro trattato che dovrebbero essere presentati ai Convenzionali
nel corso della sessione del mese di ottobre (o al più tardi durante la
sessione di novembre) avranno ancora molti spazi bianchi. Le questioni
istituzionali, infatti, non saranno state ancora affrontate. E la creazione di
una "terza ondata" di gruppi di lavoro avverrà solo dopo il loro
esame ad opera della Convenzione. Non sembra pertanto ipotizzabile che ciò
accada prima di novembre o dicembre. Il Presidente Valéry Giscard d’Estaing
ha già proposto al Presidium che uno di questi gruppi si occupi delle questioni
regionali. Altra ipotesi, evocando la direzione dell'Europa e esprimendo, a
poche ore dall'apertura della sessione di settembre, la sua preferenza per un
Presidente del Consiglio europeo eletto dai propri colleghi, il Presidente della
Convenzione tenta di avviare al suo interno un dibattito istituzionale e di
accelerare la creazione dei gruppi di lavoro ? O, invece, ritardandone la
pianificazione, egli intende forse chiedere un rinvio per la consegna del testo
definitivo al Consiglio europeo ? Qualunque sia la risposta, a parte le
questioni istituzionali in senso stretto, bisognerà anche prevedere la
creazione di un gruppo di lavoro sulla questione della “differenziazione”
dell'Unione attraverso il meccanismo della cooperazione rafforzata. La questione
è importante, ed appare già a questo punto in filigrana del mandato di diversi
gruppi di lavoro (governance economica e difesa). Cécile
Barbier 1.
« Puissance américaine, faiblesse européenne », di Robert Kagan,
articolo pubblicato nell'edizione del quotidiano francese
Le Monde del 27 luglio 2002. « L’Europe post-moderne »,
seguito dell'articolo di Robert Kagan, pubblicato nell'edizione del quotidiano
francese Le Monde del 28 e 29 luglio 2002. Articolo
iniziale : Power and Weakness, Robert Kagan, Policy Review n°113,
June-July 2002,
http://www.policyreview.org/JUN02/kagan.html 2. « The
new liberal imperialism », Robert Cooper , articolo pubblicato dal The
Observer, il 7 aprile 2002, http://www.observer.co.uk/Print/0,3858,4388912,00.html
Si veda inoltre la sintesi
del convegno « Transatlantic Relations and the New Security Environment »,
http://www.iss-eu.org/activ/content/rep3.pdf,
organizzato lo scorso giugno dall’Institut d’Etudes de Sécurité de
l’Union européenne (IES-UE) aperto un anno fa nell'ambito della Politica
europea di sicurezza e di difesa e che ha sede a Parigi. 3.
« The Intertwining of Security and Economics in Transatlantic
Politics », Javier Solana, EU High Representative for the Common Foreign
and Security Policy, discorso al Bertelsmann Foundation Transatlantic Strategy
Group - Berlino, 11 luglio 2002, (English) - Nr: S0135/02. 4. Gruppo di
lavoro III « Personalità giuridica », Nota di sintesi della
riunione del 18 luglio 2002, CONV 217/02, http://register.consilium.eu.int/pdf/it/02/cv00/00217i2.pdf
e Gruppo di lavoro III, Documento di lavoro 6, 16 luglio 2002 (FR), http://european-convention.eu.int/docs/wd3/1992.pdf.
5.
« La dernière chance de l’Europe unie », Valéry Giscard d’Estaing,
Le Monde, 23 luglio 2002, http://www.lemonde.fr/article/0,5987,3232--285497-,00.html 6. Decisione del
Consiglio del 22 luglio 2002 sull'adozione del proprio regolamento interno,
Gazzetta ufficiale delle Comunità Europee, GUCE, , JO L n°230 del 28 agosto
2002, http://www.europa.eu.int/eur-lex/it/dat/2002/l_230/l_23020020828it00070026.pdf Le
nove formazioni del Consiglio: 1. Affari generali e relazioni esterne (inclusa
la politica europea di sicurezza e di difesa e la cooperazione allo sviluppo) ;
2. Affari economici e finanziari (incluso il bilancio) ; 3. Giustizia e
affari interni (incluso la protezione civile) ; 4. Occupazione, politica
sociale, salute e consumatori ; 5. Concorrenza (mercato interno, industria
e ricerca) (incluso il turismo) ; 6.Trasporto, telecomunicazioni e energia;
7. Agricoltura e pesca; 8. Ambiente; 9. Formazione, gioventù e cultura (incluso
l'audiovisivo). 7.
Risoluzione (B5-0390, 0395, 0398 et 0400/2002) del Parlamento europeo sui
risultati del Consiglio europeo di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002, 4 luglio
2002, Testi adottati, p. 89-95. http://www3.europarl.eu.int/omk/omnsapir.so/calendar?APP=PDF&TYPE=PV2&FILE=p0020704IT.pdf&LANGUE=IT 8. Contributo di
Barnier e Vitorino, membri della Convenzione: « Le droit d'initiative de
la Commission », CONV 230/320 del 3 settembre, http://register.consilium.eu.int/pdf/it/02/cv00/00230i2.pdf 9.
Dichiarazioni in occasione di un incontro per la trasmissione « Matin
Première », alla televisione
belga RTBF, il 12 settembre 2002.