http://www.kelebekler.com/occ/pnac.htm
Neil Mackay:
"Bush aveva
pianificato il 'cambio di regime'
in Iraq prima ancora di diventare presidente"
Sunday Herald - Scozia - 15 settembre 2002
Articolo
in inglese

11 Marzo 2003
The Guardian
Ostinata
cecità
George Monbiot
http://www.zmag.org/Italy/monbiot-blind.htm
Ciò che hanno dimenticato quasi tutti quelli che hanno
sostenuto quella guerra e che ora ne vogliono un'altra, è che ci sono
due aspetti in ogni conflitto, e quindi due tipi di risultati per ogni
vittoria. Il regime afgano è cambiato, ma lo stesso, in modo più
sottile, è successo al governo degli Stati Uniti. E' uscito rafforzato
non solo dalla sua dimostrazione di superiorità militare, ma anche
dall'ampio sostegno di cui ha goduto. Ha usato la licenza che gli è
stata rilasciata in Afghanistan come licenza di fare le sue guerre
ovunque voglia. Quelli di noi che si oppongono all'imminente conquista
dell'Iraq devono riconoscere che c'è una possibilità che, se tutto va
secondo i piani, la vita di molti iracheni potrebbe migliorare. Ma
pretendere che questa battaglia cominci e finisca in Iraq richiede un
ostinato rifiuto del contesto in cui essa si verifica. Questo contesto
non è che il rozzo tentativo da parte di una superpotenza di
rimodellare il mondo secondo le proprie esigenze. Nell'Observer di questa settimana, David Aaronovitch ha
suggerito che, prima dell'11 settembre, l'amministrazione Bush è stata
"relativamente indifferente riguardo alla natura dei regimi
mediorientali". Solo dopo che l'America è stata attaccata, è
stata obbligata ad interessarsi al resto del mondo. Se Aaronovitch crede questo, sarebbe bene consigliargli
di visitare il sito web di Project
for the New American Century [Progetto per un nuovo secolo
Americano N.d.T.], il gruppo di pressione fondato da, tra gli altri,
Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Jeb Bush, Paul Wolfowitz, Lewis Libby,
Elliott Abrams e Zalmay Khalilzad, che in questo momento sono tutti
(eccetto il fratello del presidente) funzionari di alto livello nel
governo statunitense. La dichiarazione di principi, firmata da questi
uomini il 3 Giugno 1997, asserisce che la sfida chiave per gli Stati
Uniti è "modellare un nuovo secolo secondo i principi e i modelli
americani." Questo richiede "un esercito che sia forte e
pronto ad affrontare le sfide attuali e future; una politica estera che
promuova audacemente e deliberatamente i valori americani all'estero; e
leadership nazionali che accettino le responsabilità globali degli
Stati Uniti". Il 26 Gennaio 1998, queste persone scrivevano al
presidente Clinton esortandolo ad "articolare una nuova
strategia", vale a dire "la rimozione dal potere del regime di
Saddam Hussein". Se Clinton non l'avesse fatto "la sicurezza
delle truppe americane nella regione, dei nostri amici e alleati come
Israele e gli stati arabi moderati, e una parte significativa della
fornitura mondiale di petrolio sarebbero state a rischio".
Riconoscevano che questa dottrina sarebbe stata osteggiata, ma "la
linea politica americana non può continuare ad essere ostacolata dalla
poco conveniente insistenza sul principio di unanimità del consiglio di
sicurezza dell'ONU." L'anno scorso, il Sunday Herald ha ottenuto una copia
di un resoconto confidenziale prodotto dal Project for the New
American Century nel Settembre 2000, in cui si suggeriva che
aggredire Saddam Hussein, era l'inizio, non la fine della loro
strategia. "Mentre il conflitto irrisolto in Iraq fornisce la
giustificazione immediata, il bisogno di una sostanziale presenza delle
forze armate americane nel Golfo trascende la questione del regime di
Saddam Hussein. Il più ampio obiettivo strategico, vi si insiste, è
quello di "mantenere il predominio globale statunitense". Un
altro documento ottenuto dall'Herald, redatto da Paul Wolfowitz e Lewis
Libby, invita gli Stati Uniti a "scoraggiare le nazioni
industrializzate avanzate dallo sfidare la nostra leadership o anche
solo dall'aspirare ad avere un ruolo su una scala globale o su una scala
regionale più ampia." Nel prendere il potere, l'amministrazione Bush è stata
attenta a non allarmare i suoi alleati. Il nuovo presidente ha parlato
solo del bisogno di "mettere in luce la nostra forza con
determinazione e con umiltà" e di "trovare nuovi modi per
mantenere la pace". A partire dalla prima settimana in carica,
tuttavia, ha cominciato ad impegnarsi non tanto nella costruzione
nazionale quanto in quella planetaria. Il pretesto per il programma di difesa missilistica di
Bush è di abbattere imminenti missili nucleari. Lo scopo reale è di
fornire una giustificazione per il piano straordinariamente ambizioso -
contenuto in un documento del Pentagono intitolato Vision for 2020
- di trasformare lo spazio in un nuovo teatro di guerra, sviluppando
armi su infrastrutture orbitanti nello spazio che possano distruggere
istantaneamente un qualsiasi bersaglio in un qualsiasi punto della
terra. Creando l'impressione che questo programma sia meramente
difensivo, Bush potrebbe giustificare dei nuovi terrificanti mezzi per
impadronirsi di ciò che chiama "dominio a tutto campo" della
sicurezza planetaria. Immediatamente dopo l'attacco a New York, il governo
statunitense ha cominciato a creare delle "basi in prima
linea" in Asia. Come ha osservato l'assistente del segretario di
Stato Elizabeth Jones, "quando il conflitto afgano sarà finito,
non lasceremo l'Asia centrale. Abbiamo progetti e interessi a lungo
termine in questa regione". Gli Stati Uniti hanno ora basi in
Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakhstan, Kyrgystan,
Tajikistan e Georgia. La loro presenza ha, in effetti, distrutto
l'Organizzazione di Cooperazione di Shangai, creata da Russia e Cina nel
tentativo di sviluppare un'alternativa regionale al potere statunitense. A Gennaio, gli Stati Uniti sono intervenuti a Djibouti,
apparentemente per allargare la loro guerra al terrorismo, e guadagnando
nel frattempo, incidentalmente, un controllo strategico su Bab Al Mandab
- una delle due più importanti rotte di navigazione petrolifere
mondiali. L'altra, lo stretto di Hormuz, è già sotto il suo controllo.
Due settimane fa, con lo stesso pretesto, sono stati inviati 300 uomini
nelle Filippine. L'anno scorso sono stati avviati i negoziati per
stabilire una base militare a Sao Tomè e Principe, da cui è possibile,
volendo, controllare i principali giacimenti petroliferi dell'Africa
occidentale. Per pura fortuna, il governo statunitense ora esercita un
controllo strategico su quasi tutte le regioni maggiori produttrici
mondiali di petrolio e sulle vie di transito petrolifere. Ha anche usato la sua tragedia nazionale come scusa per
sviluppare nuove armi nucleari e batteriologiche, facendo carta straccia
dei trattati internazionali concepiti per contenere gli armamenti. Tutto
questo non è altro che ciò che è previsto dal Project for the New
American Century. Tra le altre linee politiche messe in rilievo, vi
è la richiesta dello sviluppo di una nuova generazione di agenti
batteriologici, che colpiranno persone con particolari caratteristiche
genetiche. Perché i sostenitori di questa guerra trovano così
difficile vedere cosa sta succedendo? Perché i conservatori che danno
in escandescenze quando l'Unione Europea vuole cambiare gli ingredienti
delle tavolette di cioccolato, fanno finta di niente quando gli Stati
Uniti cercano di ridurci ad uno stato vassallo? Perché gli
interventisti liberali che hanno paura che Saddam Hussein possa un
giorno far uso di armi di distruzione di massa si rifiutano di vedere
che George Bush sta minacciando di fare esattamente questo contro un
numero di stati sempre maggiore? Sarà perché non possono guardare in
faccia la dimensione della minaccia, né la dimensione della resistenza
necessaria per affrontarla? Sarà perché questi valorosi soldati non
riescono a guardare negli occhi il vero terrore? Traduzione di Barbara Cerboni Documento originale Wilfull
Blindness
http://www.luino-online.it/Notizie/guerra-Iraq.html
La guerra all'Iraq era decisa dal 1998
Sottoscritti da Rumsfeld e Cheney, parlano di supremazia degli Usa e di ridimensionamento di Nazioni Unite ed Europa
ROMA - Per alcuni uomini che contano dell'amministrazione Bush la guerra all'Iraq era decisa da tempo. Per l'esattezza almeno dal gennaio 1998: «Gentile presidente Clinton, Le stiamo scrivendo perché convinti che l'attuale politica americana nei confronti dell'Iraq non stia avendo successo». Così iniziava la lettera che l'organizzazione «Project for the New American Century» (Progetto per il nuovo secolo americano) scriveva al presidente degli Stati Uniti d'America, il 26 gennaio 1998. Poco righe dopo, senza troppi preamboli, in quella stessa lettera si dice che era venuto il momento di intraprendere un'azione militare contro Saddam Hussein e, in prospettiva, di rimuovere il rais dal potere. Per fare questo «si offre il nostro pieno supporto». A firmare la lettera, tra gli altri fondatori di New American Century, ci sono l'attuale segretario alla difesa Donald Rumsfeld e il suo vice Paul Wolfowitz, oltre ad altri nomi noti tra i conservatori americani.
COS'E' «NEW AMERICAN CENTURY» - Il think tank «Project fro the New American Century» (PNAC) viene fondata nella primavera del 1997 e ha come obiettivo quello di perseguire la supremazia globale degli Stati Uniti (e qui compare anche la firma del vicepresidente Dick Cheney), il raggiungendo tutti i primati, politici, economici e militari che la fine della guerra fredda ha lasciato aperti per il XXI secolo. Senza troppi giri di parole, si promuove l’ipotesi di un impero democratico e liberale, sul modello di quello romano, con le ovvie attualizzazioni.
RIDUZIONE DELL'ONU E IL RUOLO DELL'EUROPA - In diverse pagine del sito dell'organizzazione si ospitano saggi e articoli che sostengono come gli Stati Uniti, per poter raggiungere i loro obiettivi, debbano liberarsi dei vincoli imposti dal ruolo dell'Onu - in particolare dal Consiglio di Sicurezza - e come sia da tenere a freno una crescita economica e militare dell'Europa.
TESTI CONSIGLIATI - Nella pagina del sito dedicata alle ultime novità
ci sono anche le segnalazioni dei libri recenti consigliati ai
navigatori. L'ultimo, in ordine di tempo è: «Usa contro Europa nel
nuovo ordine mondiale» di Robert Kagan. La prefazione inizia cosi: «E'
venuto il momento di finire di pretendere che europei e americani
dividano la stessa visione del mondo, o anche che essi occupino lo
stesso mondo».
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IL SOGNO AMERICANO
Il Progetto per il nuovo secolo americano era già pronto nel l998. E' un piano dei centri di ricerca americani di estrema destra per il dominio mondiale degli Stati Uniti. La prima tappa è l'attacco all'Iraq
Di Jochen Bölsche, DER SPIEGEL http://www.spiegel.de/
IN TUTTO IL MONDO, I CRITICI DEL PRESIDENTE BUSH sono convinti che la
seconda guerra del Golfo serve essenzialmente a sostituire Saddam, anche
se il dittatore non ha armi di distruzione di massa. "Non si tratta
delle sue
armi" scrive il pacifista israeliano di origine tedesca Uri Avnery,
"questa è semplicemente una guerra per il dominio del mondo, dal
punto di vista commerciale, politico, strategico e culturale". Ed
è basata su modelli concreti. Realizzati già negli anni novanta da
centri di ricerca di estrema destra.
Organizzazioni in cui i guerrieri della guerra fredda provenienti dai
circoli più interni dei servizi segreti, dalle chiese evangeliche,
dalle
società produttrici di armi e dalle compagnie petrolifere studiavano
piani sconvolgenti per realizzare il nuovo ordine mondiale. Nei progetti
di questi falchi prevaleva la legge del più forte; e il paese più
forte, naturalmente, sarebbe stato l'ultima superpotenza: l'America.
A questo scopo gli Stati Uniti avrebbero dovuto usare qualsiasi mezzo diplomatico, economico e militare, perfino guerre di aggressione per conquistare il controllo a lungo termine delle risorse del pianeta e indebolire ogni possibile rivale. Questi progetti degli anni novanta che andavano dal mettere da parte le Nazioni Unite a una serie di guerre per stabilire il predominio statunitense non erano affatto segreti. Quasi tutti sono stati resi pubblici, alcuni si possono addirittura trovare in rete.
Per molto tempo questi piani sono stati liquidati come frutto delle fantasie di intellettuali isolati, residui dell'era ultraconservatrice di Reagan, il più gelido dei guerrieri della guerra fredda, ibernati nei circoli chiusi dell'accademia e dei gruppi di pressione. Alla Casa Bianca si respirava un'aria di internazionalismo. Si parlava di associazioni per i diritti umani universali, di multilateralismo nei rapporti con gli alleati. Erano in programma trattati sul cambiamento del clima, sul controllo degli armamenti, sulle mine antipersona e la giustizia internazionale.
"Il nuovo secolo americano" In quest'atmosfera liberale arrivò, quasi inosservata, la proposta di un gruppo chiamato Progetto per il nuovo secolo americano (Pnac) che nel 1997 tracciava con forza un piano per la"leadership globale dell'America". Il 26 gennaio del 1998 l'équipe del progetto scrisse al presidente Clinton, chiedendo un cambiamento radicale nei rapporti con le Nazioni Unite, e la fine di Saddam.
Anche se non era chiaro se Saddam stesse costruendo armi di
distruzione di massa, rappresentava, a loro avviso, una minaccia per gli
Stati Uniti, per Israele e per gli stati arabi, e possedeva "una
parte consistente delle riserve di petrolio del mondo".
Giustificavano così la loro proposta: "A breve termine bisogna
essere pronti a un'azione militare senza riguardi per la diplomazia. A
lungo termine bisogna disarmare Saddam e il suo regime. Siamo convinti
che, in base alle risoluzioni dell'Onu esistenti, gli Stati Uniti, hanno
il diritto di prendere tutte le iniziative necessarie, compresa quella
di dichiarare guerra, per garantire i loro interessi vitali nel
Golfo. La politica degli Stati Uniti non dovrebbe in nessun caso essere
paralizzata dalla fuorviante insistenza del Consiglio di sicurezza
sull'unanimità"
"La bozza di un'offensiva" Questa lettera poteva
restare a ingiallire negli archivi della Casa Bianca, se non fosse stata
così simile alla bozza di una guerra desiderata a lungo; e poteva
essere dimenticata, se i membri del Pnac non l'avessero firmata. I suoi
firmatari oggi fanno tutti parte dell'amministrazione Bush. Sono: il
vicepresidente Dick Cheney; il capo dello staff di Cheney, Lewis Libby;
il
ministro della difesa Donald Rumsfeld; il vice di Rumsfeld, Paul
Wolfowitz; il responsabile delle"questioni di sicurezza
globale" Peter Rodman; il segretario di stato per il controllo
degli armamenti John Bolton; il vice ministro degli esteri Richard
Armitage; l'ex vice ministro della difesa dell'amministrazione Reagan e
ora presidente della commissione difesa Richard Perle; il capo del Pnac
e consigliere di Bush, William Bristol, noto come il cervello del
presidente; e Zalmay Khalilzad, che dopo essere stato ambasciatore
speciale e responsabile del governo dell'Afghanistan ora é
l'ambasciatore speciale di Bush presso l'opposizione irachena.
Ma prima ancora di questo documento - più di dieci anni fa due sostenitori della linea dura che appartenevano al gruppo avevano presentato una proposta di difesa che aveva sollevato scandalo in tutto il mondo quando la notizia era trapelata attraverso la stampa americana. Il progetto rivelato nel 1992 dal NewYork Times era stato concepito da due uomini che oggi fanno entrambi parte del governo statunitense: Wolfowitz e Libby.
Sostenevano che la dottrina della deterrenza utilizzata nella guerra fredda avrebbe dovuto essere sostituita da una nuova strategia globale. L'obiettivo era perpetuare la situazione in cui gli Stati Uniti sono una superpotenza nei confronti dell'Europa, della Russia e della Cina. Venivano suggeriti vari sistemi per scoraggiare eventuali rivali dal mettere in discussione la leadership americana, o dall'assumere un ruolo più significativo a livello regionale o globale. Il documento suscitò molta preoccupazione nelle capitali europee e asiatiche.
Ma la cosa fondamentale secondo il documento di Wolfowitz e Libby,
era il completo predominio americano sull'Eurasia. Qualsiasi paese
avesse costituito una minaccia per gli Stati Uniti entrando in ossesso
di armi di distruzione di massa avrebbe dovuto essere oggetto di un
attacco preventivo. Le alleanze tradizionali avrebbero dovuto essere
sostituite da coalizioni ad hoc. Questo piano di massima del 1992 diventò
poi la base di un progetto del Pnac definito nel settembre del 2000,
qualche mese prima dell'inizio
dell'amministrazione Bush.
Il documento del settembre 2000 (Ricostruire le difese americane) era dedicato a come "mantenere la superiorità degli Stati Uniti, contrastare le potenze rivali e modellare il sistema di sicurezza globale in base agli interessi statunitensi"
"La cavalleria della nuova frontiera"
Tra le altre cose, in questo documento si diceva che gli Stati Uniti
dovevano riarmarsi e costruire uno scudo missilistico per poter essere
in condizione di combattere più guerre contemporaneamente e portare
avanti il proprio programma.
Qualunque cosa accadesse, il Golfo avrebbe dovuto essere sotto il controllo americano: "Gli Stati Uniti cercano da anni di svolgere un ruolo sempre crescente nella gestione della sicurezza del Golfo. Il conflitto non risolto con l'Iraq costituisce un'ovvia giustificazione per la nostra presenza, ma indipendentemente dal problema del regime iracheno, é necessaria una forte presenza degli Stati Uniti nel Golfo".
Nel documento le forze americane stazionate nel Golfo vengono indicate usando un linguaggio da far west come "la cavalleria della nuova frontiera americana". Perfino i tentativi di imporre la pace, continua il documento, dovrebbero portare il marchio degli Usa piuttosto che quello dell'Onu.
Appena ha vinto le sue controverse elezioni e ha preso il posto di Clinton, il presidente Bush (junior) ha subito inserito i duri del Pnac nella sua amministrazione. Il suo vecchio sostenitore Richard Perle (che una volta aveva esposto, all'Hamburg Times, la teoria della "di plomazia della pistola puntata alla testa") si é trovato a ricoprire un ruolo fondamentale nella commissione della difesa, che opera in stretta collaborazione con il capo del Pentagono Rumsfeld.
Con una rapidità da togliere il fiato, il nuovo blocco di potere ha cominciato ad applicare la strategia del Pnac. Bush ha affossato un trattato internazionale dopo l'altro, ha messo da parte le Nazioni Unite e ha cominciato a trattare i suoi alleati come subordinati. Dopo gli attacchi dell'11 settembre, mentre gli Stati Uniti erano dominati dalla paura e circolavano le lettere all'antrace, il gabinetto Bush ha deciso che era giunto il momento di rispolverare i piani del Pnac sull'Iraq.
A soli sei giorni dall'11 settembre, Bush ha firmato l'ordine di prepararsi alla guerra contro la rete del terrore e i taliban. Un altro ordine inizialmente segreto era arrivato ai militari, con istruzioni di preparare la guerra all'Iraq.
"Un fulgido esempio"Naturalmente le accuse secondo
cui l'Iraq sarebbe stato il mandante degli attentatori dell'11 settembre
non sono state mai provate, e nemmeno l'ipotesi che Saddam avesse a che
fare con le lettere all'antrace (é stato dimostrato che provenivano da
fonti dell'esercito statunitense). Ma nonostante questo, Richard Perle
ha dichiarato in un'intervista televisiva
che "la guerra al terrorismo non si potrà considerare vinta finché
Saddam
sarà al potere".
Perle considera una priorità degli Stati Uniti deporre il dittatore "perché simboleggia il disprezzo per i valori occidentali". Ma Saddam é sempre stato lo stesso, anche quando ha conquistato il potere in Iraq con il sostegno degli Stati Uniti. A quell'epoca, un funzionario dei servizi segreti dell'ambasciata americana a Baghdad aveva detto nel suo rapporto alla Cia: "Lo so che Saddam è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana" E dopo che gli Stati Uniti lo hanno appoggiato nella sua guerra contro l'Iran, l'ex direttore della Cia, Robert Gates, ha detto di non essersi mai fatto illusioni su Saddam.
Il dittatore, sostiene Gates, "non è mai stato un riformatore, né un democratico solo un comune criminale". Ma il documento del Pnac non spiega chiaramente perché adesso Washington vuole dichiarare guerra al suo vecchio socio, anche senza il sostegno dell'Onu.
Ci sono molte prove del fatto che Washington vuole eliminare il
regime iracheno per portare tutto il Medio Oriente sotto la sua sfera di
influenza economica. Bush mette la cosa diversamente: dopo la
liberazione, conseguenza necessaria del mancato rispetto delle leggi
internazionali, l'Iraq "diventerà un fulgido esempio di libertà
per gli altri paesi della regione". Esperti come Udo Steinbach,
direttore dell'istituto tedesco-orientale di Amburgo, hanno dei dubbi
sulla buona fede di Bush. Steinbach descrive la necessità di
democratizzare l'Iraq come "una calcolata distorsione che mira a
giustificare la guerra". "Soprattutto in Iraq", dice
Steinbach, "non
riesco a convincermi che dopo la caduta di Saddam possa prender forma
qualcosa di democratico".
La cosiddetta guerra preventiva contro l'Iraq che gli ideologi del Pnac desiderano da tempo, serve anche, a giudizio di Ury Avnery, a dare battaglia all'Europa e al Giappone.
E' un altro passo verso il predominio degli Stati Uniti sull'Eurasia. Osserva Avnery: "L'occupazione americana dell'Iraq assicurerebbe agli Stati Uniti il controllo non solo delle vaste riserve di petrolio del paese, ma anche di quelle del Caspio e degli stati del Golfo. In questo modo potrebbero condizionare l'economia di Germania, Francia e Giappone a proprio piacimento, solo manipolando il prezzo del petrolio. Un prezzo più basso danneggerebbe la Russia, uno più alto rovinerebbe Germania e Giappone. E' per questo, che impedire questa guerra é essenziale per gli interessi europei, oltre che per il profondo desiderio di pace dell'Europa".
"Washington non si é mai fatta scrupoli ad ammettere il suo desiderio di domare l'Europa", sostiene Avnery. "Per mettere in atto i suoi piani di dominio del mondo, Bush é pronto a versare enormi quantità di sangue, purché non si tratti di sangue americano".
"Infatuati della guerra" L'arroganza dei falchi dell'amministrazione statunitense, e il loro progetto di costringere il mondo a sottomettersi alle loro decisioni sulla guerra e sulla pace, sconvolge personaggi come l'esperto di diritto internazionale Hartmut Schiedermair di Colonia. Lo "zelo da crociati" che porta gli americani a fare certe dichiarazioni, dice, é "molto inquietante".
Allo stesso modo, Haral Mueller - studioso di problemi della pace critica da tempo il governo tedesco per aver "continuato a sottovalutare e ad avallare strategicamente" il drastico cambiamento della politica estera statunitense dopo il 2001. A suo avviso il programma dell'amministrazione Bush é evidente: "L'America farà quello che vuole. Rispetterà le leggi internazionali se le farà comodo e le infrangerà o le ignorerà se sarà necessario... Gli Stati Uniti vogliono libertà completa, vogliono essere l'aristocrazia del mondo della politica".
Anche i politici più navigati dei paesi che appoggiano la seconda guerra del Golfo sono spaventati dai radicali della Casa Bianca. L'anno scorso il vecchio deputato laburista Tom Dalyell ha attaccato il piano del Pnac alla Camera dei Comuni: "Questa é robaccia che viene dai pensatoi dell'estrema destra dove si riuniscono guerrafondai dal cervello di gallina - gente che non ha mai conosciuto gli orrori della guerra, ma é infatuata della sua idea". E non ha risparmiato neanche il suo stesso leader, Tony Blair: "Mi meraviglio che il primo ministro laburista sia pronto a saltare nelletto di questa banda di pigmei morali"
Anche dall'altra parte dell'Atlantico, a metà febbraio, il senatore democratico Robert Byrd (che a 86 anni viene chiamato "il padre del senato") ha detto la sua. Il più vecchio membro dell'assemblea ha dichiarato che la guerra preventiva voluta dalla destra era "la distorsione di una vecchia concezione del diritto all'autodifesa" e "un attacco al diritto internazionale" . La politica di Bush, ha aggiunto, "potrebbe costituire un punto di svolta nella storia del mondo" e "gettare le basi dell'antiamericanismo" in buona parte del pianeta.
Una persona che ha espresso un'opinione inequivocabile sul problema dell'antiamericanismo e' l'ex presidente Jimmy Carter, che è stato altrettanto chiaro sul programma del Pnac. All'inizio Bush ha risposto alla sfida dell'11 settembre in modo efficace e intelligente, sostiene Carter, "ma nel frattempo, con la scusa della 'guerra al terrorismo', un gruppo di conservatori ha cercato di far approvare i suoi vecchi progetti".
Le limitazioni dei diritti civili negli Stati Uniti e a Guantanamo,
l'annullamento degli accordi internazionali, "il disprezzo per il
resto del
mondo" , e infine l'attacco all'Iraq "anche se Baghdad non
costituisce una minaccia per gli Stati Uniti"' tutte queste cose,
secondo Carter, avranno conseguenze devastanti.
"Questo unilateralismo", avverte l'ex presidente americano, "finirà per isolare sempre più gli Stati Uniti da quei paesi di cui hanno bisogno per combattere il terrorismo"
Link interessanti:
Il New American Century: http://www.newamericancentury.org
LETTERA DEL PNAC A CLINTON
http://www.newamericancentury.org/iraqclintonletter.htm
La lettera del26 gennaio 1998 con cui il Project for the New American
Century chiedeva a BilL Clinton, all'epoca presidente degliStati Uniti,
il
rovesciamento del regime di Saddam Hussein
RICOSTRUIRE LE DIFESE AMERICANE
http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf
La proposta politica deL Pnac, del settembre 2000
GUERRA PREVENTIVA http://www.whitehouse.gov/nsc/nss.pdf
La dottrina Bush esposta nella National Security Strategy, del settembre
2002
ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA
http://www.lib.umich.edu/govdocs/pdf/WMDStrategy.pdf
La politica statunitense per contenere la proliferazione delle armi di
distruzione di massa negli altri paesi, del dicembre 2002.
www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/03_Marzo/27/century.shtml