REPORT - RAI TRE
puntata di domenica 6 aprile 2003 ore 23:10 - Rai 3
PERCHE’ CI ODIANO?
IN STUDIO MILENA GABANELLI
IMMAGINI REPERTORIO ATTENTATO DELL'11 SETTEMBRE ALLE TORRI GEMELLE DI NEW YORK
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
Chi è stato a combinare questo disastro lo sappiamo tutti. Ma cosa passa per la
testa dell'uomo più pericoloso del mondo! Ce lo spiega attraverso una
testimonianza unica di cui anticipiamo un brano, chi è stato dentro l'odio di
Al Qaida e della Jihad Internazionale per 14 anni.
Brano tratto dall'intervista al testimone che non vuole essere filmato
"Conosco tutti i gruppi terroristici arabi e posso dirle che non hanno un singolo leader capace di capire il mondo moderno, o di fare un'analisi politica. Faccio un esempio: Osama Bin Laden ha colpito i civili americani perché non capisce come funzioni una democrazia. Osama mi disse che nelle democrazie occidentali sono i cittadini a comandare e dunque sono i cittadini americani ad aver deciso di aiutare Israele e di colpire l'Islam, e di conseguenza lui li colpisce".
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
Un uomo che odia la democrazia senza nemmeno sapere cosa sia, ma su questa
testimonianza ritorneremo nel corso della puntata che chiarirà particolari
importanti sulle minacce di Al Qaida, ma per adesso andiamo con ordine.
IMMAGINI REPERTORIO DISCORSO GEORGE W. BUSH DEL 20 SETTEMBRE 2001 ALLE CAMERE RIUNITE AL CAMPIDOGLIO:
"Odiano quello che vedono in questo Parlamento, un Governo nato democraticamente mentre i loro leader sono autocratici, loro odiano le nostre libertà, le nostra libertà religiosa."
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
Bush appena dopo l'11 settembre si chiede "perché ci odiano?", su
quella domanda tutto l mondo occidentale si è interrogato per capire le ragioni
del risentimento arabo verso l'Occidente. Un risentimento che Al Qaida
strumentalizza a suo favore ma che ha origini lontane. Infatti quasi mezzo
secolo prima un altro presidente americano, Eisenhower aveva capito qual era il
nodo della questione. Come dimostra questo documenti riservato del 1958 che
Paolo Barnard ha trovato negli archivi della sicurezza nazionale di Washington.
Dice Eisenhower:
"Il problema è che c'è una campagna di odio nei nostri confronti, e non da parte dei governi arabi, ma da parte della gente comune."
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
Nello stesso documento si legge:
"All'opinione pubblica mondiale non deve apparire che le nazioni mediorientali sono solo delle pedine nella gara di potere per accaparrarsi le loro risorse."
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
E ancora. Recita un memorandum del Consiglio per la Sicurezza Nazionale
americano dello stesso1958:
"La maggioranza degli arabi vede gli Stati Uniti come contrari alla realizzazione delle loro mire nazionalistiche. Credono che l'America stia cercando di proteggere i propri interessi petroliferi in Medio Oriente sostenendo lo status quo e opponendosi al progresso politico ed economico dell'area."
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
Il documento continua ammettendo che nei fatti gli Stati Uniti impedivano agli
arabi la possibilità di diventare politicamente autonomi e quindi di gestire i
loro pozzi. Siamo nel 1958 e il risentimento arabo contro l'America è già in
corso. Ma per capire meglio bisogna tornare ancora più indietro. In questo
viaggio, che parte dal 1917 e si chiude il giorno che precede la guerra
all'Iraq, Paolo Barnard ha ricostruito le ragioni storiche che hanno portato due
mondi in conflitto fra loro.
AUTORE
Medio Oriente: dalla Palestina a Israele, passando per Giordania, Iran, Iraq,
Arabia Saudita, Egitto. Qui l'occidente ha infilato una serie di interferenze
politiche, partizioni di popoli, interventi militari.
D - Il nome Balfour le dice qualcosa?
PALESTINESE DI TULKARAM,
CISGIORDANIA
Certo, Balfour era il colonialista inglese che dopo la prima guerra mondiale
consegnò la mia terra, la Palestina, ai sionisti colonizzatori. Tutti sappiamo
chi è Balfour. Anche i bambini qui sanno chi è e che cosa ha fatto Arthur
Balfour.
AUTORE
Arthur Balfour era Ministro degli Esteri della Gran Bretagna quando divenne
potenza coloniale in Palestina. Nel 1917 Balfour pubblicò la famosa
dichiarazione che prende il suo nome, con cui l'Inghilterra riconosceva ai
sionisti, e cioè agli ebrei immigrati dall'Europa, il diritto di formare uno
Stato in Palestina, rimangiandosi clamorosamente la promessa di
autodeterminazione fatta ai palestinesi. Alcuni studiosi, come l'ebreo
israeliano Ilan Pappé, vedono proprio questo atto come la scintilla che ha
acceso il grande risentimento arabo.
ILAN PAPPÉ - Università
Haifa Israele
Ciò fa parte della memoria collettiva dei palestinesi e degli arabi ancora
oggi. Se gli inglesi attraverso la dichiarazione di Balfour non avessero dato
sostegno all'idea di una nazione ebraica in Palestina, oggi la tragedia
palestinese non sarebbe fra noi.
AUTORE
Quella tragedia è stata il primo lamento di ogni arabo che ho incontrato. Ma
usciamo dal coro. Akiva Orr è l'uomo ideale per questo: ebreo, vittima
dell'Olocausto, cittadino d'Israele. Ha l'aria indurita del veterano, e in
effetti lo è. Fu soldato israeliano nella guerra del 1948, fondatore dello
Stato d'Israele, testimone in prima persona degli eventi alla base della grande
rabbia araba.
AKIVA ORR - ex
partigiano israeliano
Nella guerra del 1948 la maggior parte di noi combatteva per ottenere una
nazione ebraica fianco a fianco a quella palestinese. Eravamo convinti che
sarebbe stato così. Neppure ci immaginavamo che i nostri leader gli avrebbero
sottratto quasi tutta la terra. A quel tempo non sapevamo che Ben Gurion e il Re
Abdallah della Transgiordania si erano segretamente accordati per spartirsi la
parte che l'Onu attribuiva ai Palestinesi.
AUTORE
Akiva Orr è uno di quelli che c'erano e ha conservato un archivio
impressionante, tanto quanto la sua memoria.
AKIVA ORR - ex
partigiano israeliano
Siamo a un km a nord di Tel Aviv. Mi ricordo che 60 anni fa prima della nascita
dello Stato di Israele qui c'era un piccolo villaggio di contadini palestinesi,
non più di 200 anime. Fuggirono tutti dalla guerra del1948, e qui gli
israeliani costruirono l'università. I palestinesi non ricevettero una lira per
questa terra, e così è stato per il 90% delle terre che gli abbiamo sottratto.
AUTORE
Queste ingiustizie crearono ostilità anche contro l'occidente, visto come il
manovratore alle spalle di Israele. Profetico è il dispaccio top secret che
segue, a firma dell'ambasciatore americano a Baghdad. E' il 1952:
"Ogni iracheno che incontro solleva lo stesso problema, la Palestina. Mi dicono che non hanno nulla contro gli ebrei, con cui hanno convissuto per secoli, ma i sionisti sono crudeli e aggressivi. La creazione di uno stato d'Israele su terre che furono arabe per secoli è una ferita eterna anche alla spiritualità musulmana, che non scomparirà col tempo, né verrà attenuata dai soldi americani, visto che proprio l'America ha reso questa ferita possibile col suo intervento."
AUTORE
Ma non c'è solo la Palestina nel risentimento storico degli arabi. Dopo la
seconda guerra mondiale Inghilterra Francia e America videro fin da subito che i
loro interessi in Medio Oriente erano minacciati dal nazionalismo laico arabo. E
si diedero da fare.
TARIK ALI' - Storico,
Londra
Perché il Medio Oriente è così importante? Per il petrolio, è ovvio, e
quando una nazione ha il petrolio l'ultima cosa che l'occidente vuole vedere in
quella nazione è la democrazia, perché c'è il pericolo che i popoli decidano
democraticamente di usare il petrolio per il proprio sviluppo. Così fu in Iran
nel 1953, dove la CIA e gli inglesi rovesciarono Mohammed Mossadegh che era un
democratico, e con lui schiacciarono ogni forza laica.
AUTORE
Nel 1953 il colpo di stato anglo americano contro Mossadegh, il leader iraniano
democraticamente eletto, spianò la strada alla dittatura dello Shah di Persia,
rovesciata nel 1979 dalla sanguinosa rivoluzione islamica Khomeinista. Una
tragedia dopo l'altra che devastò le aspirazioni dei moderati di tutto il Medio
Oriente. Dare un'occhiata ai memoriali della CIA che siamo riusciti ad ottenere
non lascia indifferenti :
"L'operazione deve, se possibile, apparire legale o quasi legale piuttosto
che un colpo di stato diretto. I nostri agenti devono iniziare subito un attacco
al governo di Mosadegh attraverso una propaganda sporca."
ILAN PAPPÉ - Università
Haifa Israele
La stessa strategia fu applicata dall'occidente in tutto mondo musulmano,
dall'Iraq all'Algeria, fino all'Arabia Saudita e fu usato Israele come braccio
armato, come nel 1956 e nel 1967, quando Israele con l'appoggio di Francia e
Inghilterra e più tardi degli Stati Uniti distrusse l'egiziano Nasser, che
stava sostenendo i nazionalisti laici in Algeria e in Iraq. I partiti arabi
moderati furono distrutti e nel vuoto prosperò l'estremismo religioso.
Gli israeliani negli anni '70, imitando le scellerate strategie anti
nazionaliste di Francia e Inghilterra, sostennero Hamas nella speranza che
indebolisse dall'interno il partito palestinese laico Fatah. Naturalmente
l'hanno poi pagata assai cara.
IMMAGINI REPERTORIO ATTENTATO A LUXOR
AUTORE
Un gruppo di fuoco della Jamaat Islamia egiziana fu responsabile delle atrocità
di Luxor nel 1997. Montasser Al Zayat ne era stato un membro attivo, quello che
noi chiameremmo un terrorista islamico. Dopo anni di carcere duro oggi fa
l'avvocato ed è una testimonianza vivente di come nel vuoto politico abbia
prosperato l'Islam più violento.
MONTASSER AL ZAYAT -
avvocato, Cairo
Ciò che ci spinse alla violenza fu il soffocamento di ogni altra possibilità
di espressione da parte del regime al potere. Per noi giovani non c'erano
assemblee universitarie o partiti, c'erano colpi di mitra e camere di tortura.
Smettete di sostenere i nostri regimi repressivi e la violenza estremista morirà
con loro.
AUTORE
Dunque l'Occidente, e in particolare l'America, sono accusati di aver
incoraggiato il soffocamento delle società arabe per tutelare i propri
interessi, e cioè il petrolio.
TESTO DOCUMENTO DELLA
GULF OIL COMPANY:
"Nell'atmosfera odierna in Medio Oriente, dove c'è amarezza e ostilità,
il valore del sistema patriarcale del governo Kuwaitiano e la sua amicizia con
l'occidente sono apprezzatissimi. In Kuwait l'assenza di processi elettorali
irresponsabili, l'assenza di una stampa popolare e l'assenza degli aspetti più
spiacevoli del nazionalismo sono fattori che ci aiutano nel nostro
business."
AUTORE
Così recita un documento confidenziale della Gulf Oil Company, caduto per caso
nelle mani del Dipartimento di Stato Americano nel 1950. Ai governi arabi amici
l'America elargiva sostegni e lo dimostra un altro memorandum segreto del
Dipartimento di Stato americano dell'anno 1953:
"L'essenza del presente approccio è che una certa collaborazione a favore degli obiettivi di base degli Stati Uniti porterà a notevoli aiuti ai paesi richiedenti."
AUTORE
Lo stesso memorandum richiede lo strangolamento economico del nazionalista
egiziano Nasser colpevole, testualmente, di compromettere gli interessi
occidentali.
La parola alla difesa: qui all'università di Tel Aviv lavora il team del
professor Kramer. La loro idea? Tutto sbagliato, l'occidente è da assolvere e
gli arabi devono solo incolpare se stessi.
MARTIN KRAMER -
professore università di Tel Aviv
Se non c'è la democrazia nei paesi musulmani non è colpa dell'America. Basta
guardare alla Libia o alla Siria o al Sudan, paesi completamente fuori
dall'influenza degli Stati Uniti, e sono tutti dittature persino peggiori delle
altre. Sono 50 anni che gli stati mediorientali si governano da soli e quello
che hanno prodotto è un fallimento dopo l'altro! Ciò che la sinistra chiama
risentimento arabo non è altro che la loro frustrazione perché hanno fallito,
ma invece di guardarsi allo specchio incolpano l'occidente.
AUTORE
Le responsabilità storiche occidentali nel mondo arabo, come abbiamo visto,
sono documentate, ma in effetti rimane difficile capire perché ancora oggi in
un paese come l'Egitto accadano queste cose: questa è la polizia che c'è
all'università tutti i giorni, per controllare che gli studenti non facciano
manifestazioni; non ho ottenuto il permesso di parlare con gli studenti, ci
vuole il permesso del Ministero dell'Interno per parlare con gli studenti
all'università. E allora ce ne andiamo. Poco più in là uno studente accetta
di parlare, poi guarda dietro alle mie spalle e...
(IMMAGINI POLIZIOTTO CHE VIETA AL RAGAZZO DI PARLARE)
AUTORE
Rabbia e frustrazione ribollono dentro questa moschea; oggi venerdì giornata di
preghiera per queste persone, la polizia qua intorno è impressionate sto
filmando di nascosto per non farmi vedere, il motivo per cui è qua è che
questa rabbia che è contro il governo egiziano, la politica americana la
politica occidentale, questa rabbia non deve assolutamente andare per le strade
sotto forma di manifestazione, guardate che razza di spiegamento per una
giornata di preghiera; questa repressione non può fare altro che peggiorare i
rapporti fra questa gente e il proprio governo e i governi occidentali che
l'appoggiano.
Tento l'entrata nella moschea, con la telecamera nascosta naturalmente, il
rischio è alto, rischio l'arresto ma anche l'aggressione all'interno, ma se c'è
un luogo che mi può spiegare la rabbia del mondo Islamico, bé, questo è
l'ideale.
GUIDA DEL GIORNALISTA,
CAIRO
Là c'è il tizio della polizia segreta, quello sulla sedia, lo vedi?
AUTORE
Siamo sotto stretta sorveglianza, è evidente, ma nonostante ciò gli oratori
parlano a ruota libera.
D - Cosa discutono qui?
UOMO ALL'INTERNO DELLA
MOSCHEA
Parlano di quello che sta accadendo in Iraq e in Palestina. C'è un complotto
contro i musulmani e l'islam in tutto il mondo.
AUTORE
Qui ci sono i gruppi più radicali, inclusa la nota Fratellanza musulmana. E' un
'occasione unica per capire se è vero che in queste moschee si fomenta l'odio
per l'occidente.
MOHAMMED ABDED KUDUZ -
Fratellanza Musulmana
Stiamo facendo esattamente quello che gli italiani hanno fatto, e cioè
protestiamo contro la guerra in Iraq; solo che qui non esiste libertà e l'unico
posto in cui possiamo farlo è nella moschea.
AUTORE
Chiedo che cosa pensano dell'Occidente, se sono ostili alla nostra cultura e se
fanno una distinzione tra le azioni decise dai nostri governi e le responsabilità
della gente comune.
MOHAMMED ABDED KUDUZ -
Fratellanza Musulmana
Non abbiamo nulla contro la cultura europea, anzi la ammiriamo perché ha
permesso a milioni di persone di manifestare. Siamo però contro Bush e il suo
governo per quello che stanno facendo. Il Profeta disse che l'Islam è la
religione della tolleranza, e qui si rivendica solo il diritto di tutti alla
pace. l'America ha le armi più avanzate, ma noi abbiamo la fede: la sfida è la
loro tecnologia contro Dio. Non vinceranno mai.
AUTORE
La distinzione che fanno fra occidente e politiche americane è nettissima. Ma
è altrettanto evidente che i regimi arabi hanno molto di cui rispondere, come
ha evidenziato il rapporto dell'ONU sullo sviluppo arabo del 2002, scritto
interamente da intellettuali del Medio Oriente. L'analisi è spietata: le società
arabe sottovalutano le donne, non fanno buon uso del sapere globale, e non
conoscono i diritti umani.
MARTIN KRAMER -
professore università Tel Aviv
L'assenza nella storia del mondo arabo di un periodo riformista li ha condannati
all'arretratezza, c'è la negazione della libera ricerca. Gli arabi devono
smettere di incolpare gli altri e devono farsi carico dei propri problemi. I
Turchi avevano tutti i motivi per odiare l'occidente, che dopotutto gli aveva
disfatto un impero centenario, ma si sono dati da fare e oggi si stanno unendo
all'Europa e sono un modello per il Medio Oriente. Gli ebrei potevano addossare
all'Europa qualsiasi loro problema dopo l'Olocausto, ma hanno invece impugnato
il loro destino. Gli arabi continuano a pretendere dall'occidente delle scuse e
pretendono di diventare moderni dettando le loro condizioni.
AUTORE
La replica a Saad Eddin Ibrahim, un arabo vittima di un regime arabo, un uomo di
grande cultura, ma soprattutto coraggioso: in Egitto criticò le irregolarità
elettorali che elessero Mubarak, e il suo destino fu segnato. Carcere, processi,
di nuovo carcere e dopo ben tre attacchi ischemici, oggi gli è proibito cercare
aiuto medico all'estero.
SAAD EDDIN IBRAHIM -
Ibn Kaldun Center, Cairo
Di chi è la colpa? Certo, è soprattutto dei nostri stessi leader che
privandoci delle libertà fondamentali hanno ucciso lo sviluppo economico e
scientifico del mondo arabo. Io non cerco capri espiatori, ma non posso
assolvere le potenze occidentali, che ci hanno addossato enormi problemi. E'
noto per esempio che il regime egiziano riceve grande sostegno dagli Stati
Uniti.
E' un peccato, perché l'America per tanti arabi è un sogno da emulare. Dove le
cose si complicano è nella politica estera americana. Nella loro mancanza di
comprensione per i palestinesi, c'è un risentimento contro questo ed è lo
stesso risentimento che troviamo nei sudamericani, negli africani, e persino
negli europei, che con la vicenda dell'Iraq hanno mostrato una profonda
insofferenza per l'egemonia americana nel mondo.
AUTORE
Il ritornello è sempre lo stesso: viva l'America, che in effetti qui sbuca da
ogni angolo, ma abbasso la politica estera americana.
RAGAZZO
Sul modo di vestire, questo è il nostro stile, ci piace, lo copiamo
dall'America, certo, ma è bello. C'è solo una cosa che non mi va dell'America:
preferiscono fare la guerra più di ogni altra cosa. E' tutto quello che ho da
dire.
D - Alcuni di voi pensano che gli arabi odiano l'occidente. Il presidente Bush disse "Perché ci odiano?"
UOMO
Noi non odiamo l'occidente
D - No?
UOMO
Nessuno odia l'occidente. Odiamo quello che i vostri governi fanno contro di
noi, come Bush. Gli interessano solo i soldi.
AUTORE
Queste dichiarazioni le mostro a un gruppo di musulmani in quest'aula molto
lontana dal Medio Oriente, all'università di Berkley-California. Essere
musulmani in America non è facile oggi perché si è cittadini del Paese che
l'Islam ritiene causa di tanti suoi mali.
STUDENTESSA MUSULMANA-
Università Berkley, California
Da qui, dall'America, ci arriva chiaro il dolore e il senso di ingiustizia che
provano; la distanza fisica e culturale non ce lo impediscono. Quello che sta
accadendo è ingiusto, e lo dico anche se vivo qui.
STUDENTE MUSULMANO -
Università Berkley, California
Sono nato e cresciuto in America e sono musulmano. Ho però vissuto per tre anni
in Libano. Laggiù le notizie non sono schermate come qui in America, laggiù,
per esempio, vedevo in televisione come gli israeliani veramente trattano i
palestinesi. Purtroppo lo stile di vita americano ti fa dimenticare quella realtà.
Io sono un sergente del corpo dei marines...siamo così ciechi
qui..."Colpisci e terrorizza", ma vi rendete conto? Ci saranno sempre
più morti e a Baghdad ci sono un sacco di bambini... ma è pazzesco. Conosco
una donna irachena di San Francisco che è andata a visitare la sua famiglia in
Iraq di recente e le ha detto addio.. immaginatevelo...perché alla fine è
questo che accade e noi siamo così ciechi da non capirlo.
D - Ma la politica estera americana serve a garantire anche a voi il vostro standard di vita qui negli USA!
HATIM BAZIAN- Università
Berkley, California
Da immigrati abbiamo sudato amaro per crearci ciò che abbiamo, a lavare i
piatti di notte nelle cucine, a fare i lavori più spiacevoli. Lo standard di
vita ce lo siamo conquistato. Da musulmano che vive in America sono critico nei
confronti della politica estera verso il mio paese e condivido questo pensiero
con tutte le altre minoranze e come tutte le altre non musulmane. Ci stanno
arrestando e perquisendo, ci espellono, ci discriminano e tutto ciò sotto una
legge del Congresso che dopo l'11 di settembre ha sospeso le garanzie
costituzionali degli immigrati.
MOSCHEA AD OAKLAND (Stati Uniti)
D - Scusi, non ho capito, posso parlare con lei o no?
UOMO
No, mi spiace
D - Non può?
UOMO
No, di questi tempi è meglio stare lontani dai guai...
D - E' stato in Italia?
UOMO
Sì, a Roma
D - Senti, possiamo parlare della relazione fra musulmani e americani?
UOMO
No, grazie, no, no grazie....
D - Sono di una Tv italiana..
POLIZIOTTO
Mi faccia vedere i suoi documenti...
AUTORE
Oggi c'è paura e sospetto fra questi americani musulmani. Per registrare
un'opinione devo ricorrere ai soliti trucchi e trovo Nasser, un leader arabo
americano che è doppiamente incastrato. Per le sue opinioni forti teme sia le
autorità che i suoi stessi correligionari.
UOMO
Questa è la mia opinione ok? Il nostro problema come musulmani non è
l'America, non sono gli inglesi o i francesi, o gli ebrei con Israele. Il nostro
problema sono i nostri leader.
Tutti i leader arabi sono scimmie...prendi questi leader e mettili in una
nazione europea, o in America, magari come governatori di uno stato americano e
guarda come sarebbero giudicati come leader: te lo dico io, non durerebbero 5
minuti. Sono inutili, sono inetti e non farebbero nulla per la loro gente.
AUTORE
Solo dopo aver assicurato il leader della comunità musulmana di un moschea di
San Francisco che Report non sarà visto in America, mi viene concesso
incontrarli e di approfondire il nostro tema. I toni sono ottimistici, e mi
dicono che non solo la vita in America non contrasta con l'adesione all'Islam,
ma anzi! La musica cambia però sul tema caldo della politica estera americana.
SAN FRANCISCO, INTERNO MOSCHEA
UOMO 1
Come musulmani americani noi siamo fermamente convinti che l'Islam più
prospero, più avanzato, si possa praticare proprio qui, dove c'è possibilità
di scambio, di confronto, di dibattito, dove c'è democrazia, dove ci si può
esprimere liberamente. Ed è purtroppo vero che i mediorientali hanno sviluppato
una retorica vuota sull'occidente: perché non si aprono al mondo attraverso
l'istruzione? Perché non producono le tecnologie, perché non hanno
infrastrutture. Ricordate: non è l'Islam che soffoca le società, sono le
società soffocanti dei dittatori mediorientali che soffocano l'Islam.
D - E allora immaginate che un vostro fratello o sorella musulmani in Medio Oriente vi dica: siete americani e musulmani e la vostra nazione ci sta facendo molto male; voi cosa gli rispondereste?
UOMO 2
Gli direi di distinguere la gente dalla politica. Ma non possiamo pretendere che
chi sta laggiù in quei paesi possa facilmente capire questa differenza.
UOMO 3
Qui in America io sto studiando legge e so che c'è una carta dei diritti
fondamentali che viene applicata dal governo a tutti i cittadini. Perché allora
la stessa scala di valori non fa parte della politica estera americana in
Palestina? Nessun americano tollererebbe qui il trattamento riservato ai
palestinesi.
AUTORE
Se è per questo nessun americano tollererebbe qui le atrocità che Hamas
infligge agli israeliani.
Lascio la moschea, ma all'ultimo vengo fermato...ce n'è anche per noi!
UOMO 4
Berlusconi odia l'Islam, ne parla sempre male. Non credo che Berlusconi capisca
l'Islam, e dunque perché ne parla male?. Lui è proprio contro l'Islam.
D - E' incredibile che quella sua battuta sia giunta fin qua a S Francisco…
UOMO 1
Certo che sì, ma è arrivata anche alle Hawaii, dappertutto. Si è trattato di
una dichiarazione pesante fatta da un paese, l'Italia, che è noto per la sua
tolleranza, e che in Medio Oriente è sempre stato considerato un paese amico.
D - E secondo voi basta una dichiarazione come quella per aumentare il risentimento dei musulmani contro l'occidente?
UOMO 1
Certamente, perché è stato diffuso ovunque, in tutti i giornali, televisioni e
siti Internet musulmani. Quelle parole sono state ampiamente sfruttate dagli
estremisti islamici per sostenere che è inutile dialogare con l'occidente,
perché l'occidente ci ritiene inferiori. Non era quello il momento di fare
gaffe che non aiutano affatto il dialogo fra le nostre civiltà.
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
Gaffe a parte, fin qui si è capito che non c'è odio per il popolo occidentale
e tantomeno per gli americani. Dal Medio Oriente come dall'America musulmana
sono tutti d'accordo: il punto sta nella politica estera di Washington. Ma anche
dentro al mondo arabo si dice: basta dare la colpa agli altri, dobbiamo cambiare
i nostri regimi, un clima di speranza che andrebbe supportato. E torniamo in
Israele dove nulla potrà mai giustificare il kamikaze che si fa esplodere fra
la gente però è importante tentare di capire alcuni fatti. Siamo a Camp David
nel luglio del 2000, ai negoziati di pace fra israeliani e palestinesi. Il
mediatore era Bill Clinton, al tavolo delle trattative Arafat e il premier
israeliano Barak. L'occasione fu definita storica, e storico fu il fallimento.
AUTORE
Da allora le cose in Palestina e in Israele sono precipitate in una spirale di
sangue infinita, con centinaia di morti e conseguenze politiche gravissime. Dopo
il naufragio di Camp David i media occidentali tessero le lodi di Bill Clinton,
coraggioso mediatore, e parlarono della storica offerta che l'israeliano Barak
aveva fatto ad Arafat. Arafat invece fu seppellito da un'accusa infamante: aver
rifiutato la pace per meschini quanto oscuri interessi.
MARTIN KRAMER -
Università Tel Aviv
Io dico che Arafat non vuole la pace, e tutto lì.
D - Ma lei é sicuro che ha rifiutato la pace?
MARTIN KRAMER -
Università Tel Aviv
Sicuro? Certo che lo sono!
D - Lei è d'accordo che a Camp David Arafat rifiutò la più grande offerta di pace mai fatta dagli israeliani?
MARTIN KRAMER -
Università Tel Aviv
Effettivamente a Camp David gli israeliani fecero ad Arafat un'offerta di
straordinaria generosità: i palestinesi avrebbero ottenuto la quasi tutta la
Cisgiordania e Gaza per formare il loro Stato, e si era pronti a dividere
Gerusalemme. In cambio chiedevamo al leader palestinese un impegno a terminare
il conflitto e la rinuncia al diritto di rimpatrio dei rifugiati palestinesi. Ma
Arafat rifiutò perché aveva altre mire.
AUTORE
Questa versione dei fatti è divenuta una verità acquisita e reiterata sui
nostri media.
IMMAGINI REPERTORIO PROGRAMMA TV "BALLARO'"
AUTORE
Lutwak dice:" E' Arafat a non volere la pace! " E questo è quello che
ci hanno sempre detto, scritto dai giornali e raccontato dalle Tv. Gli arabi però
sostengono che le cose sono andate in un altro modo, e lo dice anche chi i
negoziati li ha fatti in prima persona: Robert Malley, dell'International Crisis
Group di Washington, era al fianco di Clinton in quell'occasione: Arafat ha
rifiutato la pace?
ROBERT MALLEY -
International Crisis Group Washington
I titoli sui media hanno oscurato la realtà più che illustrarla. Il pubblico
deve dimenticare questa falsa idea che Arafat aveva di fronte una serie di
proposte scritte alle quali avrebbe potuto dire sì o no. Non c'era nulla di
scritto, le cose non andarono così. Fra l'altro gli fu chiesto di accettare uno
scambio di territori dove cedeva un 9% in cambio di un1%, era illogico; e poi
non vi fu una proposta valida per la spartizione di Gerusalemme, né per il
ritorno dei profughi palestinesi.
AKIVA ORR- ex
partigiano israeliano
Arafat non poteva accettare un accordo come quello di Camp David dove non si
menzionava il diritto al ritorno dei profughi. Se lo avesse fatto lo avrebbero
ucciso. In realtà a noi israeliani non venne mai spiegato cosa fu offerto ai
palestinesi.
ROBERT MALLEY -
International Crisis Group Washington
Questa mistificazione di Camp David ha prodotto un vero disastro. Ha convinto
infatti le opinioni pubbliche americane e israeliane che Arafat voglia solo la
guerra e che perciò non abbia senso continuare il processo di pace, e che di
conseguenza le azioni militari di Israele siano pienamente giustificate. Questo
è il tragico lascito della mistificazione di Camp David.
AUTORE
E se tutto questo, come dice Malley, e' vero, la distorsione operata dai media
non ha certo contribuito a distendere i rapporti fra l'opinione pubblica araba e
l'Occidente. Quello che certamente li ha deteriorati è lo spezzone di
intervista che segue.
Nel 1996, il segretario di Stato americano Madeleine Albright risponde alla
domanda di una giornalista del network CBS. La domanda era: "e' stato
imposto l'embargo all'Iraq per disarmare Saddam Hussein. Quell'embargo ha ucciso
500 mila bambini, più dei morti di Hiroshima. Ne valeva la pena?"
Madeleine
Albright:
"E' una scelta molto dura, ma pensiamo che ne valga la pena."
AUTORE
Forse non ne valeva la pena visto che dopo tanti bambini morti e 12 anni di
embargo SaddamHussein e' ancora da disarmare e si fa una guerra per questo.
TARIQ ALI' - storico,
Londra
Uno degli esempi peggiori del sistema di due pesi e due misure applicato al
mondo arabo è oggi davanti agli occhi di tutti. La scusa per l'invasione
dell'Iraq è l'eliminazione delle sue armi di distruzione di massa. Ma l'arabo
medio si sta chiedendo: perché solo l'Iraq? C'è una nazione nell'area che
veramente possiede grandi arsenali di distruzione di massa sia chimici che
nucleari, ed è Israele. E perché nessuno la disarma? Naturalmente la risposta
è che Israele è una democrazia, ma a tutt'oggi l'unica nazione che ha usato
sia armi nucleari che chimiche per ammazzare migliaia di innocenti è stata la
più grande democrazia del mondo, e cioè l'America. Anche Saddam ha usato i gas
contro la propria gente, ma mentre lo faceva era il pupillo dell'America e
proprio Donald Rumsfeld gli stringeva la mano a Baghdad nel 1983. Queste
ipocrisie non sfuggono al mondo arabo.
AUTORE
Un esempio storico da cui cominciare: quando il 29 novembre del 1947 l'assemblea
generale dell'ONU votò a favore della nascita dello stato di Israele, Israele
accolse il voto con gioia. Ma quando la stessa assemblea dell'ONU sancì l'11
dicembre 1948 che i rifugiati palestinesi avevano diritto di tornare allo loro
case, Israele ignorò la risoluzione, e come quella decine di altre fino a oggi,
senza subirne conseguenze.
ILAN PAPPÉ - Università
Haifa Israele
La lista di chi si permette impunemente di ignorare le risoluzioni ONU è lunga.
Dal 1968 fino a oggi, Iraq a parte: Israele è in prima fila, poi Turchia,
Marocco, Croazia, Armenia, Russia, Sudan, India, Pakistan e Indonesia. In tutto
sono 91 risoluzioni cestinate da questi Paesi. (stacco mus ) Questo si chiama
sistema di giudizio internazionale di due pesi e due misure.
AUTORE
Ma quando si parla di Osama Bin Laden e di ciò che ha fatto tutto cambia.
Quello che abbiamo cercato e' una chiave per la comprensione dell'odio di Al
Qaida, e alla fine come vedrete la troveremo.
E' dalla vita di questo uomo che dobbiamo iniziare, per capire almeno in parte
cosa percorse la mente di Mohammed Atta e dei suoi complici fino alla mattina
dell'11 settembre 2001. Il suo nome è Sayyid Qutb, scrittore, poeta,
insegnante, ma soprattutto purista islamico, nato in egitto nel 1906, morto nel
1966 impiccato dal presidente egiziano Gamal Nasser, dopo quasi 12 anni di
carcere duro. In carcere Qutb scrisse il suo testamento religioso che si
intitola "Pietre Miliari" e che oggi è un testo fondamentale per i
terroristi di Al Qaida. E la cosa che sorprende è che, di nuovo, c'entra
l'America, ma per ragioni ben diverse da quelle viste fin qui. E' un intreccio
complesso e ho chiesto aiuto al professor Adnan Musallam, oggi il maggior
esperto della vita di Qutb.
ADNAN MUSALLAM -
Università Betlemme, Cisgiordania
Sayyi Qutb era una persona assai infelice, era alla ricerca continua di una
realizzazione, che in parte trovò negli interessi letterari, dove ebbe discreto
successo. Ma alla fine la farraginosa politica egiziana e la opprimente
dominazione inglese lo portarono a pensare che l'unica soluzione era un ritorno
al purismo del Corano.
Nel 1949 Qutb fu spedito negli Stati Uniti dal governo del Cairo, che si voleva
sbarazzare della sua voce critica. Come scusa gli diedero il compito di stilare
un rapporto sul sistema scolastico americano.
AUTORE
Lontano dall'Islam, Qutb si chiude in sé conducendo una vita solitaria nelle
periferie americane, e matura l'idea che gli americani erano distaccati, freddi,
superficiali, specialmente nella loro relazione con le chiese. I loro valori
umani gli apparivano distorti, e giunse alla conclusione che se l'Islam avesse
seguito quella cultura si sarebbe distrutto.
ADNAN MUSALLAM -
Università Betlemme, Cisgiordania
Quando ritorna in Egitto, si unisce alla Fratellanza Musulmana, che presto verrà
repressa da Nasser con arresti di massa. Nel carcere di Tura, fra torture e
repressione, Qutb scrive il suo testo fondamentale, Pietre Miliari, dove
paragona la situazione morale dell'Egitto di Nasser a quella del paganesimo del
mondo arabo prima di Maometto. Il testo comincia a circolare fra i giovani
radicali islamici nelle carceri. Più di venti anni dopo, ritroviamo quel testo
citato dal numero due di Al Qaida, Ayman Al Zawahiri, come sua ispirazione sulla
strada del vero Islam.
AUTORE
Ricapitoliamo: un giovane egiziano, colto, di classe media, lascia un mondo
arabo laico per vivere in occidente, e finisce col trarne la conclusione che
entrambi quei mondi minacciano di distruggere l'Islam per sempre.
Questo e' Mohammed Atta, il leader dei terroristi dell'11 settembre. Esiste
dunque un parallelo fra la sua esperienza occidentale e quella di Sayyid Qutb.
Ce lo testimonia questo uomo al Cairo, che oggi vive nella ex casa di Atta e che
l'ha conosciuto fin da ragazzino.
CONOSCENTE DI MOHAMMED
ATTA
Mohammed Atta era un ragazzo estremamente serio, usciva poco, non si mischiava
con i gruppi di ragazzini chiassosi, appariva come molto attaccato alla sua
famiglia, diciamo, un tradizionalista. Ma il suo grande cambiamento avvenne
mentre viveva in occidente. Lo notai subito dagli abiti che indossava,
dall'atteggiamento, sempre più cambiato ogni anno che tornava qui per le
vacanze. Poi, improvvisamente non si è più visto.
AUTORE
Questo è l'appartamento del Cairo da cui il giovane Atta partì per quello che
doveva essere il suo trampolino di lancio professionale in occidente, fra
Amburgo e gli Stati Uniti. E queste sono le strade del quartiere di Zaytum,
sempre al Cairo, che Satyyid Qutb lasciò nel lontano 1949.
ADNAN MUSALLAM - Università Betlemme, Cisgiordania
Entrambi vissero immersi nell'occidente, e si sentirono totalmente alieni ad
esso. Tuttavia dubito che Sayyid Qutb avrebbe mai legittimato le azioni di Al
Qaida. Le sue idee sono state manipolate dai seguaci di Bin Laden per
giustificare ciò che fanno oggi.
AUTORE
Dunque gli ingredienti di questo integralismo islamico sono: una personalità
smarrita, il terrore di perdere la propria identità culturale e religiosa, il
disprezzo per l'occidente pagano e dilagante, e la passione per il martirio nel
nome dell'Islam. Qutb e Atta li possedevano tutti. Ci si chiede: gli uomini di
Al Qaida seguono tutti quel modello? Cosa pensano i terroristi che l'11
settembre hanno gioito del massacro di 3000 civili innocenti? E dove pensano di
portare il loro Islam estremo?
Trovare queste risposte appare impossibile, poiché occorrerebbe interrogare un
loro leader, cosa che oggi è più che mai ardua. Ma quando il caso ci metto lo
zampino anche l'impossibile accade. Al ritorno dal Cairo faccio tappa in un
paese mediorientale dove una vecchia amicizia mi comunica che qualcuno molto in
alto nell'organizzazione è disposto a parlare. L'appuntamento è nel parcheggio
di un aeroporto; mi viene detto che la telecamera deve immediatamente sparire.
Saranno 7 ore passate sul sedile posteriore di un'auto che gira
ininterrottamente per la città senza potersi mai fermare.
IN STUDIO MILENA
GABANELLI
E in questa città del Medio Oriente Paolo Barnard ha incontrato un uomo che ha
visto e partecipato alla nascita ed evoluzione del movimento terroristico più
pericoloso del mondo, il suo posto era ai vertici a fianco di Osama Bin Laden e
del suo vice Aiman Al Zawairi, e per questo in grado di spiegare come pensa e
perché agisce Osama Bin Laden.
L'intervista è rubata e per ragioni di sicurezza di quest'uomo non possiamo
rivelare l'identità e nemmeno il luogo di incontro.
AUTORE
L'insider vuole precisare prima di tutto una cosa.
"La mia strada si e' separata da quella di Osama Bin Laden nel 1998. Per
anni l'ho sempre contestato, e non mi sono fatto ammaliare dai suoi soldi. Osama
mi aveva messo a disposizione un budget illimitato, si parla di milioni di
dollari, per gestire un settore vitale della sua organizzazione, ma rifiutai.
Gli dissi: tu porterai la rovina sull'Islam."
D - I nostri esperti di terrorismo hanno scritto montagne di analisi sulle strategie di Bin Laden. Ma quali idee muovono veramente questo uomo?
"Osama segue il
principio islamico del Tawakòl, ma in maniera deviata. Questo principio dice
che se uno compie un'azione corretta, e se ne assume le conseguenze, allora
Allah gli concede il successo. Ma Bin agisce senza pensare alle conseguenze,
senza rispettare i limiti, convinto che Dio farà il resto per lui. Ha seguito
questa convinzione quando ha pianificato per l'attacco dell'11 settembre.
Osama distorce tutto l'Islam a suo piacimento. Per esempio, secondo la legge
islamica Mohammed Atta non poteva attaccare l'America. Esiste una Fatwa, e cioè
un editto sacro, emanato dall'imam Sayyed Abdel Aziz, che era il capo della
Jihad Egiziana prima di Al Zawahiri, secondo cui il guerriero santo che trova
ospitalità in una nazione non può assolutamente attaccarla. Atta era ospite
dell'America e non poteva attaccarla. E' stato Osama a dargli la licenza."
D - Bin Laden odia tutti gli occidentali?
"No, non odiano la Francia o l'Italia, voi siete fuori dalla loro mira. Il ragionamento vale solo per gli Stati Uniti e per l'Inghilterra."
D - Ma è vero che sono la povertà e l'ignoranza a motivare questi spietati terroristi?
"No, la povertà non è centrale per capire la loro mentalità. La disperazione lo è. Si sentono perduti in un mondo musulmano perduto. Ayman Al Zawahiri mi disse che per salvare l'Islam era necessario colpire il nemico lontano, per poi distruggere il nemico vicino: questo significa colpire l'America per abbattere i regimi arabi."
TARIK ALI' - Storico,
Londra
I giovani terroristi come Mohammed Atta pensano che l'Islam sia schiacciato
dall'America e dai regimi arabi. Negli anni '60 avrebbero avuto la sinistra o i
nazionalisti nelle cui fila sfogare la frustrazione politica; oggi vedono che
l'unico a levarsi contro i loro nemici è Osama Bin Laden. E' impossibile
fermare questo con la forza delle armi; dobbiamo prosciugare la palude politica
che li soffoca, e cioè permettere lo sviluppo democratico in Medio Oriente e
togliere l'appoggio occidentale ai regimi arabi repressivi.
AUTORE
L'Insider mi dice che Osama Bin Laden si sposta da paese a paese su un minuscolo
aereo che sfugge ai radar. Ma allora e' ancora vivo. E' riuscito a fuggire
dall'Afghanistan. Perché non si mostra più in video? Molti sostengono che
quella sia la prova che è già morto.
TESTIMONE
Osama non è morto. Non si fa più filmare dopo l'incidente di Karachi, quando
poche ore dopo la consegna ad Al Jazeera dell'ultimo suo video fu catturato
l'agente di Al Qaida che l'aveva consegnato al corriere. Il corriere aveva
addosso le microspie dei servizi americani e pakistani, e così il capo della
sicurezza di Bin Laden ha detto stop. Ma Osama è sicuramente vivo per un altro
motivo: tutti gli uomini di Al Qaida hanno ordine di fare una certa cosa in
tutto il mondo nelle 24 ore successive alla morte di Bin Laden e quella cosa non
è accaduta ancora.
D - Ma quale cosa?
TESTIMONE
Questo non vi è concesso saperlo.
IN STUDIO MILENA GABANELLI
Speriamo che nessuno lo uccida e che invece intervenga rapida e pietosa la
natura ma probabilmente questo non succederà e siccome questa organizzazione,
lo dimostrano i fatti, gode di budget illimitati e l'obiettivo è quello da
colpire è la gente che abita i paesi democratici…cosa fare? Credo che non ci
sia discussione sul fatto che debba essere definitivamente disinnescata. Con la
guerra? Con questa guerra?
La storia di solito la scrive chi vince…se vince davvero, ed è in grado di
mettere la parola FINE.