PRIMA RELAZIONE MANDELLI
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ERRORI NELLA RELAZIONE MANDELLI
Lucio Bertoli-Barsotti
(Professore Associato di Statistica - Università di Torino)
Sommario. 1. Presentazione. Faccio riferimento al
testo della "Relazione preliminare" della Commissione guidata dal
professor Franco Mandelli, istituita dal Ministero della Difesa per indagare
sull'incidenza di neoplasie maligne tra i militari impiegati in Bosnia e Kossovo,
e pubblicata sul sito del Ministero della Difesa Come forse e noto, si tratta di
uno studio ancora in fase di evoluzione. Tuttavia le conclusioni preliminari in merito ad
una "non significatività statistica" del numero di casi per quel che
concerne, in particolare, il "linfoma di Hodgkin" - la forma
tumorale che doveva aver destato maggior sospetto, per l'anomalo numero di casi
osservati -, fra i militari, sono state acquisite agli atti e rese note
all'opinione pubblica attraverso i media, giornali, radio e tv (insomma una
sorta dì messaggio nella direzione del "cessato allarme"). La Relazione della Commissione Mantelli (CM)
presenta il numero di '"casi attesi" e di "casi osservati",
per ciascuna patologia tumorale, in due tabelle, la numero 8 e le numero 9. Esse
si riferiscono rispettivamente a due possibili approcci al conteggio dei casi di
patologia: il primo considera tutti i militari, mentre il secondo ne
seleziona una parte, ipotizzando per la malattia un periodo di latenza di
12 mesi prima di manifestarsi. Ora, il fatto è che dai dati riportati nelle
tabelle si evince che (la CM evidentemente non se ne avvede a causa di alcuni
errori metodologici nell'elaborazione) per quanto concerne il LH sussiste un
significativo eccesso di casi osservati, sia nel gruppo di tutti i militari, che
nel sottogruppo che si ottiene ipotizzando il periodo di latenza della malattia
(inutile aggiungere che la persistenza di tale esito di significatività è
anch'essa "significativa"). 2. Si adottano le stesse ipotesi di lavoro
della Commissione. Entrerò un poco più nel dettaglio cercando di non
risultare troppo tecnicistico al lettore profano. Il caso in esame è talmente problematico
che conviene partire da alcuni punti fermi comuni con l'impostazione della
Relazione. In particolare: 1) si accoglie il principio di semplificazione
ragionevolmente adottato dalla CM stessa per schematizzare l'analisi (in ordine
per esempio all'ipotesi di indipendenza, alla rappresentatività e casualità
del campione, ecc.), che oltre tutto, ovviamente, sopporta i vincoli dovuti al
fatto di avere caratteristiche di tipo retrospettivo e osservazionale e non già
di studio sperimentale vero e proprio; 2) si danno per buoni i dati storici e le
inferenze in base alle quali sono stati determinati i numeri dei "casi
attesi" che individuano per la patologia lo stato di incidenza
"spontanea" nella popolazione (è questo del resto il passaggio,
particolarmente delicato, che comporta maggiormente il peso della competenza
medica da parte della Commissione esaminatrice) 3. Significatività statistica del numero di
casi di LH. Sulla base dì quanto si evince dalla tabella 8 (per la
situazione descritta in tabella 9 il discorso è analogo) l'incidenza spontanea
del LH è descritte da 3,81 casi (da rapportare al numero complessivo di anni
persona da considerare) nella popolazione con caratteristiche fisiologiche
simili a quelle dei militari in studio. Il problema statistico sta nello
stabilire se i 9 casi che sono stati osservati in quel "campione" di
militari in missione, tratto da quella popolazione, siano o meno da ritenere
"significativamente" in eccesso rispetto a quanto ci si potesse
aspettare. In termini non specialistici, si ricorda, la locuzione
statisticamente significativo" può essere intesa, in senso lato, alla
stregua di "non puramente casuale". In questo tipo di paradigma
inferenziale, la non-casualità è da assimilare - sempre parlando in termini
volutamente ipersemplificati - alla improbabilità (rispetto a quanto saremmo
stati disposti a prevedere a priori). Allora la domanda è: se mi aspetto 3,81
casi, 9 casi osservati costituiscono un risultato "improbabile"?
Quanto improbabile? Per stabilire una linea di confine numerica al di sotto
della quale il risultato viene interpretato come "improbabile", il
ricercatore fissa un "livello", cosiddetto livello di
significatività. La CM sceglie (e la scelta è ragionevole) il livello del 5%. Ora, fatti i calcoli, si trova che 9 corrisponde
a quello che in gergo statistico si chiama "p-value" di circa 1,6%. E'
questo il numero che quantifica il "grado di improbabilità" di quanto
osservato. Poiché 1,6 è minore di 5, si conclude che in
effetti c'è un eccesso statisticamente significativo nel numero di casi
di LH. Una analisi del tutto simile, con esito anche qui
di significatività statistica per il LH, può effettuare per la che la
CM considera (cfr. dati di Tab 9), ipotizzando un periodo di latenza di 12 mesi
per la malattia. Anche per questo gruppo di soldati il numero di casi di LH
osservato, cioè 6, risulta "significativamente" superiore a quello
atteso, che è 2.24. Questo è ciò che si trae con il computo esatto delle
probabilità. 4. Gli errori della Relazione. Ci si può
chiedere allora quale è il motivo - tecnicamente - per il quale la CM non
arriva a questi risultati? Gli errori della CM sono due. In particolare, il
secondo è quello fondamentale, mentre il primo è sostanzialmente ininfluente
in vista delle conclusioni (vedi tabella). 1º) La CM ignora l'informazione empirica della
fattispecie di eccesso di casi (di LH) rilevati. C'è una evidenza empirica dì
eccesso di casi che precede il momento del calcolo (e che motiva la
preoccupazione e, dì conseguenza, l'istituzione stessa della Commissione): si
potrebbe asserire che l'analisi statistica deve solo stabilire se tale eccesso
è da imputare alla variabilità accidentale o se è talmente rimarcato da dover
essere ritenuto indice di significatività. Ma che di "eccesso" si
tratti questo è palese, è dato. Insomma, le alternative da prendere in
considerazione dovrebbero essere: a) il numero di casi è sotto una certa
soglia; b) il numero di casi è sopra tale soglia. La CM imposta invece quello
che tecnicamente si definisce un test bidirezionale, prevedendo
incomprensibilmente anche l'eventualità della osservazione fra i militari di un
numero di casi, in particolare di LH, "eccessivamente basso" rispetto
a quello atteso. 2º) La CM "approssima" la
distribuzione di probabilità effettiva (che qui può esser correttamente
ritenuta una Poisson) con la distribuzione normale, riportando - senza
avvedersene - dei margini di errore altissimi per valori così piccoli di
media come quelli in oggetto (3.81, 2,24, e addirittura al di sotto di 1 per la
Leucemia Linfatica Acuta), con conseguente determinazione di probabilità
errate, assolutamente inservibili per la discriminazione che si voleva operare.
[Per dare une idea rozza ma efficace, è come se si volesse dirimere una
questione riguardante un record mondiale in una gara dai 100 metri piani
utilizzando una clessidra, invece del consueto cronometro elettronico collegato
a una cellula fotoelettrica]. (*) 5. Tabella riassuntiva. Per comodità dei
lettore si riassume il calcolo corretto nella seguente tabella, dove per
completezza si riporta il calcolo anche per le versione bilaterale del test
(come si vede, le conclusioni non cambiano). Patologia (con riferimento alle Tab 8
e 9 della Relazione) Casi Attesi Regione di Accettazione: nº
casi TEST UNILATERALE Regione di Accettazione: nº
casi TEST BILATERALE Casi Osservati Esito Significatività (al
95%) LNH-Tab.8 5.41 0-9 2-10 4 non-significativo LH-Tab.8 3.81 0-7 1-8 9 significativo LLA- Tab.8 0.72 0-2 0-2 2 non-signifìcativo LNH-Tab.9 3.29 0-6 0-6 1 Non-signficativo LH-Tab.9 2.24 0-5 0-5 6 significativo LLA-Tab.9 0.42 0-1 0-1 1 non-significativo LNH-Linfoma Non-Hodgkin APPENDICE TECNICA 1. Nota {*) Per maglio dire, più precisamente, c'è un
doppio ordine di "approssimazìone": la CM determina una
approssimazione (sostituendo una stima al posto dei parametri) di un intervallo
di confidenza approssimato asintoticamente tramite il modello normale, 2. Probabilità esatte A compendio dei calcoli che producono i valori di
probabilità riportati nella tabella precedente si riportano le probabilità
esatte del numero di casi per le patologie LH e LLA per i casi di Tabella 8
(tutti i militari) e Tabella 9 (solo i militari con periodo di latenza). Valori delle probabilità esatte in riferimento
al numero di casi dì LH-Tab.8 Numero di casi
0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 Probabilità Valori delle probabilità esatte in riferimento
al numero di casi di LH-Tab.9 Numero di casi
0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 Probabilità Valori delle probabilità esatte in riferimento
al numero di casi di LLA-Tab.8 Numero di casi
0, 1, 2, 3, 4 Probabilità Valori delle probabilità esatte in riferimento
al numero dì casi di LLA-Tab.9 Numero di casi
0, 1, 2, 3 Probabilità SECONDA RELAZIONE
MANDELLI (PDF). Per aprire cliccare qui. ERRORI NELLA SECONDA
RELAZIONE MANDELLI URANIO: ACCAME: LA
RELAZIONE E' INCOMPLETA, RITIRATELA ROMA,
06/06/2001. La seconda relazione sull'uranio impoverito è basata su
dati incompleti, che invalidano le sue conclusioni, "e' pertanto
deve essere ritirata". Lo afferma
Falco Accame - presidente dell'Associazione familiari vittime delle
Forze armate - che già aveva criticato il primo lavoro presentato
dagli esperti guidati dall'ematologo Franco Mandelli. "Almeno
per quanto riguarda la Bosnia - spiega Accame - la relazione non puo'
essere considerata valida perche' non prende in considerazione le
posizioni e i tempi in cui si sono verificati gli impatti delle armi
all'uranio. Di conseguenza - prosegue - non è possibile stabilire se
nelle vicinanze hanno operato dei militari. Non si puo', quindi,
conoscere il numero dei militari potenzialmente esposti, perche' non
si possono stabilire le distanze dai punti di impatto". Secondo
Accame,
"serve una nuova relazione che riparta da zero e si basi sulle
storie di esposizione di ogni singolo militare che ha partecipato alle
operazioni, per stabilire la sua posizione nello spazio e nel tempo
relativamente ai luoghi di impatto delle armi, stabilendo inoltre
delle gradazioni di rischio in relazione alle distanze". ANSA URANIO: 12 I
NEONATI MALFORMATI; ALTRI 11 DA CIVILI Sindrome dei Balcani: terza relazione
Mandelli Tra poco
dovrebbe essere resa pubblica la terza relazione della Commissione Mandelli che,
secondo alcune indiscrezioni, confermerebbe la correlazione tra missioni dei
militari italiani nei Balcani e casi di Linfoma di Hodgkin.
"Gonfiato" il numero dei militari italiani inviati nei Balcani preso in
esame dall'équipe nominata dal ministro della Difesa
p.m.
ROMA. Per il ministro della Difesa Antonio Martino è l'ennesima brutta
figura. Per i vertici delle forze armate, invece, è qualcosa di più. E
ancora una volta è l'uranio impoverito a creare imbarazzo e a confermare
l'inquietante mancanza di trasparenza sugli effetti del "metallo del
disonore" sui nostri militari, spediti in missione nei Balcani. La notizia,
secca, è questa: le conclusioni della commissione presieduta dall'ematologo
Franco Mandelli sono totalmente inattendibili, perché le valutazioni sono
state fatte su dati non veritieri. In parole povere, lo studio ha un vizio
di fondo. E cioè che i militari presi in esame dalla commissione medica
sono 43mila, mentre i soldati italiani inviati nei Balcani sono stati solo
28mila.
E' del tutto evidente chel'incidenza statistica di patologie come il
linfoma di Hodgkin è stata enormemente superiore, rispetto a quanto è stato
indicato da Mandelli e dalla sua équipe. Che pure avevano dovuto rinoscere
un numero di casi di tumore del sistema emolinfatico molto superiore alla
media. Ma in questa storia c'è anche una crudele ironia. Sì, perché il
giallo sui numeri nasce dalle stesse forze armate. Il dato che sono stati
28mila i soldati italiani inviati nel Balcani è infatti contenuto nel Libro
Bianco della Difesa.
A questo punto è importante sapere chi ha fornito i dati "gonfiati" al
professor Mandelli. Quei quindicimila soldati inesistenti hanno infatti
fatto precipitare l'incidenza statistica. Anche se non sono riusciti a
cancellare l'anomalia che la commissione nominata dal ministero della
Difesa non è comunque riuscita a spiegare.
Per Mandelli è l'ennesima Caporetto. La sua prima, rassicurante, relazione
era stata demolita da un docente di Statistica dell'università di Torino: i
calcoli erano completamente sbagliati. Ci fu allora una correzione e
l'annuncio di un nuovo studio. Siamo dunque alla terza relazione che, pur
ammettendo un'incidenza di tumori superiore alla media, conclude dicendo
che non è possibile trovare un rapporto di causa-effetto tra uranio
impoverito e linfomi e leucemie.
Ora, infine, si scopre che anche la terza relazione Mandelli è da
cestinare, perché fondata su dati completamente errati. E si ricomincia
tutto daccapo. Certo, a questo punto, però tutto cambia. L'équipe
dell'ematologo non potrà infatti ignorare che i casi di tumore dovranno
essere parametrati su un numero di un terzo inferiore rispetto a quello
preso finora in considerazione.
Che diranno, a questo punto, i vertici militari? Sarà per loro molto
difficile ignorare la terribile verità che i nostri giovani in divisa sono
stati esposti ad agenti micidiali, capaci di provocare tumori.
Continueranno a dire che la causa non è l'uranio impoverito? Va bene, ma
allora, a questo punto, dovranno spiegare di cosa si tratta. Certo non
potranno tirare fuori dal cilindro la storiella dell'arsenico, come è stato
fatto per la "sindrome di Quirra". Perché non risulta che i Balcani siano
pieni di miniere d'arsenico abbandonate. E dovranno anche spiegare perché è
stato soprattutto il contingente italiano a essere colpito da terribili
patologie come i linfomi e le leucemie.
Intanto, l'ex presidente della Commissione Difesa della Camera, Falco
Accame, mette il dito nella piaga e arriva subito a quello che sembra
essere il vero nodo politico di questa tragedia. «Il problema - ha detto -
è ora sapere chi ha fornito dati così diversi da quelli ufficialmente
presentati nel Libro Bianco».
E già. Perché il dato errato equivale a un inquinamento dei risultati. C'è
stato dolo o solo superficialità? In entrambi i casi le responsabilità sono
comunque gravissime. Ma Accame va anche oltre: «Per la verità, il numero di
presenze da considerare è anche assai inferiore a quello di 28mila del
Libro Bianco, perché il personale esposto ai rischi dell'uranio è
soprattutto quello che è stato presente in Bosnia privo di protezione. Non
si può infatti considerare personale a rischio quello in Albania e in
Macedonia, perché lontanissimo dalle zone d'esplosione di armi all'uranio».
COMMENTO
E SINTESI DELLA PERIZIA DI PARTE DEL GRUPPO DI LAVORO AD
HOC PER LO STUDIO DEL DU (URANIO IMPOVERITO), ESEGUITA SU RICHIESTA DEL
TRIBUNALE ITALIANO CONTRO I CRIMINI DELLA NATO IN JUGOSLAVIA AL COMITATO
"SCIENZIATE E SCIENZIATI CONTRO LA GUERRA" Mauro
Cristaldi - Dip. Biologia Animale e dell'Uomo, Univ. "La Sapienza" -
Via A. Borelli 50, 00161 ROMA <Mauro.Cristaldi@uniroma1.it> La
guerra contro la Jugoslavia, a tutt'oggi ancora in corso, non rappresenta che
l'ultimo atto dello scenario geo-politico in cui il nostro paese si presenta
ancora una volta alla storia recente come parte integrante degli interessi
statunitensi nel mondo. Chi ha avuto un ruolo nel rendere concreta questa
politica bellicista dovrà risponderne in giudizio; è per questo principio
che il Tribunale Italiano contro i crimini della NATO in Jugoslavia
(denominato Tribunale Ramsey Clark) si è impegnato a denunciare presso la
Procura della Repubblica di Roma i gravi abusi anticostituzionali del governo
D'Alema, che rappresentò per primo questa palese tendenza alla subordinazione
atlantica, la quale portò l'Italia a contribuire all'attacco incondizionato
ed illegale di un paese limitrofo mediante l'impatto distruttivo delle più
moderne tecnologie. Oggi l'asse Bush-Berlusconi-Fini rappresenta l'emblema
risolutivo di questa stessa tendenza, che deve essere obbligatoriamente resa
reversibile nell'interesse della tutela della biosfera nella sua complessità
per opera di un larghissimo fronte di opposizione, più incisivo e diffuso di
quello che fronteggiò, a suo tempo, il nazismo.
Il lavoro scientifico prodotto dal gruppo di lavoro, che vede come
autori 8 partecipanti alla lista del Comitato "Scienziate e scienziati
contro la guerra" ed un valente ematologo in pensione, mentre mette in
evidenza le carenze esplicite e nascoste dei documenti ufficiali finora
pubblicati sul DU, rappresenta lo spunto per procedere nel compito che ci
siamo dati di riqualificazione scientifica delle istanze di tutto il movimento
di opposizione; questo impegno dovrà continuare ancora nell'ambito della
commissione scientifica del Tribunale Clark, che ci ha sostenuti.
Il presente breve documento conclusivo riassume i principali punti
fermi e le novità che la perizia di parte nel suo complesso mette in luce,
proprio nello spirito del Comitato "Scienziate/i contro la guerra",
che ha sempre sostenuto le finalità di una ricerca che presupponga la critica
del modo attuale di produrre scienza, per fare in modo che chiunque possa
dotarsi di strumenti di intervento qualificato, sia sugli aspetti più
generali, sia su quelli più specifici cui, ad es., la perizia di parte è
legata. In bibliografia sono riportati i contributi del Comitato al problema
del rischio da DU nelle aree contaminate (Marenco, 1999; Zucchetti, 2000; Del
Bello, 2001). Il
gruppo di lavoro è composto da due medici (Pasquale Angeloni, Silvana
Salerno), da una biologa citogenetista (Francesca Degrassi), da un informatico
(Francesco Iannuzzelli), da un ingegnere nucleare (Massimo Zucchetti), da tre
fisici (Andrea Martocchia, Luca Nencini, Carlo Pona) e dal sottoscritto come
naturalista. La
competenza medica, per quanto riguarda le conseguenze dell'esposizione
all'Uranio impoverito (DU = Depleted
Uranium), è fondamentale: in tal modo un medico legale esperto di
ematologia e di radioecologia ed una ricercatrice esperta in medicina del
lavoro hanno saputo offrire un quadro di competenze capaci di coprire un largo
settore applicativo riguardante le patologie, l'eziologia e la diagnosi delle
cosiddette "sindrome del Golfo" e "sindrome dei Balcani"
che tanti aspetti hanno in comune, in quanto in ambedue le sindromi sono
implicate le conseguenze dell'uso bellico dei dispositivi al DU (Durakovic,
1999). Le
competenze di mutagenesi si sono rivelate indispensabili per la comprensione
dei fenomeni che precocemente si manifestano nel materiale nucleare delle
cellule a seguito dell'esposizione a DU, aspetti sovente sottaciuti e
sottovalutati per la conseguente valutazione del rischio, accanto a quelli di
carattere biochimico e biomolecolare, in quanto volutamente subordinati nella
pratica radioprotezionistica agli aspetti fisici e chimici della
contaminazione. I
tre fisici ricercatori, dal canto loro, hanno collaborato su diverse
problematiche avvalendosi sempre di un solido bagaglio di fisica teorica:
dalla fisica delle radiazioni, alle stime di dose, alla lettura critica di
documenti spesso corposi quanto sovente incompleti. Uno di loro aveva
contribuito tra i primi alla denuncia dell'uso del DU come arma di guerra (Pacilio
& Pona in Marenco, 1999; Pona in Zucchetti, 2000) e partecipa tuttora ad
iniziative di solidarietà nell'ambito di una OGN che opera in Iraq e in
Jugoslavia. Il
prof. Zucchetti del Politecnico di Torino rappresenta una vera e propria
autorità nel campo della modellistica e della sicurezza degli impianti
nucleari ed aveva, di conseguenza, offerto la propria consulenza gratuita, più
volte indebitamente respinta, nell'ambito della commissione Mandelli istituita
dal Min. della Difesa del governo Amato per lo studio dell'incidenza di
neoplasie maligne tra i militari italiani inviati in missione nei Balcani. La
relazione tratta dalla tesi di laurea del suo allievo ing. Boschetti completa
e chiarifica il contributo della perizia con un'ampia serie di allegati. Il
sottoscritto ha coordinato il lavoro degli altri coautori e soprattutto ha
interagito con l'informatico di Peacelink, il quale ha fornito, con spiccato
senso critico, una serie di relazioni e articoli di difficile reperimento:
cito per tutti l'importante documento DPRSN (2001) della Missione Scientifica
Portoghese in Kosovo e Bosnia-Erzegovina, di notevole interesse metodologico
ma sfuggito all'attenzione degli organi di stampa. La decennale esperienza
interdisciplinare nel monitoraggio dei Mammiferi selvatici come bioindicatori
di contaminazione territoriale ha permesso al sottoscritto di interagire con
tutte le altre competenze per preparare una relazione che servisse come spunto
critico all'approfondimento del problema del DU, indicando anche le possibili
direzioni su cui indirizzare le ricerche, in quanto tutto l'argomento del
rischio da Uranio è stato volutamente tenuto a margine nella letteratura
radiodosimetrica e radioecologica. Con
questo appunto, mentre rinnovo i ringraziamenti a tutti coloro che, citati e
non, hanno fornito spunti alla compilazione della perizia di parte, fornendo
documentazioni e spunti critici, procedo alla presentazione degli argomenti
salienti affrontati in essa: 1)
L'uso bellico dell'Uranio impoverito (DU = Depleted
Uranium) rientra in un meccanismo di mercato che combina gli interessi
dell'industria nucleare e di quella bellica, utilizzando illegalmente (cfr.
risoluzione della Sottocommissione ONU per la Prevenzione delle
Discriminazioni e per la Protezione delle Minoranze, 48° sessione del
30.8.1996) il vantaggio del basso costo di una scoria radioattiva ad elevata
pericolosità, che andrebbe invece sottoposta a custodia protettiva passiva (Cristaldi
et al., 2001). 2)
La capacità del proiettile al DU di fondere metalli sviluppando
temperature molto elevate porta alla formazione di una nube di polvere di
ossidi insolubili di Uranio, che si deposita sul terreno aggiungendosi alla
polvere di campi, sterrati e strade, già contenente Uranio naturale in
quantità caratteristica per ogni tipo di suolo. La polvere risollevandosi
diviene facilmente inalabile, anche nei tempi lunghi, da parte di potenziali
gruppi a rischio (bambini, contadini, militari, volontari, addetti alla
manutenzione stradale, pastori, ecc.). I frammenti residui dei proiettili al
DU sono soggetti a solubilizzazione e complessazione per effetto degli agenti
meteorici e delle sostanze chimiche del suolo, rimanendo essi nello strato
superficiale del terreno e/o raggiungendo per percolazione le falde acquifere.
Di conseguenza il DU viene diffuso nella rete trofica, costituendo altresì un
fattore aggiuntivo di rischio alimentare (Ribera et al., 1996). 3)
L'uso finalizzato al ricatto sulla salute di intere popolazioni esposte
intenzionalmente al rischio da DU a partire da situazioni di guerra (Iraq,
ex-Jugoslavia, Somalia, Palestina) e/o da poligoni sperimentali (solo negli
USA Zajic, 1999, ne enumera 15) si combina con il rischio sulla salute
volutamente indotto con modalità diverse. 4)
L'attacco più massiccio della storia con dispositivi al DU è stato
comminato all'Iraq ed al Kuwait durante la guerra del Golfo (1991) da parte
delle forze aeree anglo-americane, determinando conseguenze epidemiologiche
gravosissime ed ancora ampiamente da documentare (Intern. Action Center, 1997;
Al-Jibouri, 2000). L'aggravante dell'imposizione di un lungo embargo
internazionale contro l'Iraq, tuttora in corso, ha potenziato, per conseguenti
carenze di alimentazione, profilassi e di cura, le patologie dirette ed
accessorie (leucemie, linfomi, tumori solidi, malattie infettive e da
immunodepressione) attribuibili al DU, come principale contaminante nella
guerra del Golfo. 5)
Vengono ricostruite le cause militari e politiche dell'uso
preponderante del DU contro la regione del Kosovo durante la guerra NATO
contro la Jugoslavia, aggressione accompagnata da altre distruzioni con agenti
contaminanti provenienti dal bombardamento di industrie chimiche, che hanno
soprattutto interessato la Serbia e la Vojvodina. Complessivamente il rischio
conseguente di patologie combinate è mirato al confondimento delle cause
primarie di contaminazione, anche per la vasta area coinvolta dalle
conseguenze del fall-out chimico (Serbia, Romania, Moldavia, Ungheria,
Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Croazia, Grecia, Bulgaria), sottaciuta, per
cause economiche e politiche contingenti, dalle stesse nazioni coinvolte nella
contaminazione territoriale (Cristaldi et al., 1999). 6)
A seguito degli accordi IAEA-WTO del 1959 riguardanti la
disincentivazione delle ricerche riguardanti il rapporto tra salute pubblica e
radiazioni, le pubblicazioni concernenti gli effetti del DU sono state
premeditatamente sfavorite (Parsons, 2001), in modo che la pericolosità
dell'Uranio - sia come emittente radioattivo, essenzialmente di tipo alfa, sia
come metallo pesante, quindi con rischi combinati di tipo chimico e/o
radioattivo per gli organismi viventi - venisse sottostimata; tale situazione
ha determinato ulteriori carenze conoscitive parzialmente colmate dopo
l'emergenza della "sindrome del Golfo" sui reduci anglosassoni
(incertezza nell'eziologia e nei tempi di latenza dei fatti tumorali,
teratologici e neurologici, rischi rilevati su esperienze dirette e non su
basi sperimentali, composizione del metallo e diversa tossicità chimica e
radioattiva). Scelte politiche recentemente effettuate in Italia hanno
concorso alla stigmatizzazione delle carenze conoscitive sui bioindicatori di
contaminazione territoriale (affidate dalla comm. Calzolaio del Min.
dell'Ambiente alla genetista prof.ssa C. Tanzarella dell'Università di
RomaTre, ma mai rese attuabili concretamente da parte ANPA) e sul rischio
radiodosimetrico per i militari italiani in missione in Bosnia e Kosovo (non
accettazione del prof. M. Zucchetti come componente della comm. Mandelli),
portando a relazioni parziali ed omissive (UNEP, 2001; Mandelli, 2001) non
esaurienti rispettivamente né per il danno biologico riscontrato in
bioaccumulatori (e.g.: muschi e licheni), né per la correlazione
causa-effetto tra dose e probabilità di rischio in soggetti umani. 7)
La pericolosità radioattiva del metallo si espleta sia come DU da
arricchimento (DU "pulito"), sia come DU da riprocessamento (DU
"sporco"): in ambedue i casi, sia la presenza di nuclidi figli
provenienti dal decadimento radioattivo (Th-234, Pa-234m), sia la presenza di
ulteriori nuclidi estranei al DU pulito nel riprocessamento (U-236,
Pu-239/240, Np-237), comportano un aumento del rischio radioattivo per la
salute e per l'ambiente (Zucchetti, 2001). 8)
Vengono indicati i principali organi bersaglio dell'Uranio finora
individuati in letteratura (cfr.: Ribera et al., 1996; Durakovic, 1999; Zajic,
1999; WHO.INT, 2001): polmoni, linfonodi, ossa e midollo rosso, reni, fegato,
sistemi nervoso e riproduttivo con conseguenze combinate di origine chimica
e/o radioattiva di tipo mutagenetico, cancerogenetico, teratogenetico,
neuropatie e miopatie con compromissione generalizzata delle difese
immunitarie. 9)
Vengono evidenziate le necessarie indagini di tipo autoptico,
citotossicologico, biochimico, radiodosimetrico, epidemiologico ed
ecotossicologico, sottolineando le carenze di indagini (ad esempio per il
sistema genito-urinario femminile); ne viene criticata la parziale
applicazione su soggetti esposti al DU in alcuni rapporti eseguiti su
militari, commissionate da organi governativi (US Army Environ. Policy.
Inst., 1995; The Royal Soc. for Radiol. Prot.,
1998-2001; McDiarmid et al., 2000; UNEP, 2001; WTO.INT, 2001; The Royal Soc.,
2001; DPRSN, 2001), nei quali si osserva una diffusa tendenza a far apparire
come minimale il rischio effettivo (minimalizzazione del rischio come risposta
di "trinceramento" sec. Collingridge, 1985): protocolli di indagine
carenti per una o più analisi importanti, carenze di anamnesi su soggetti a
rischio e su soggetti colpiti, discontinuità di alcuni risultati parzialmente
negativi per esclusione dal computo di dati considerati troppo elevati (outliers).
L'attuazione di una prevenzione basata sul monitoraggio del rischio (INTERSOS,
2001) non viene generalmente attuata, in attesa continua di prove che non
vengono attivamente cercate e la cui risposta viene continuamente demandata ad
un generico principio di precauzione, che, se applicato senza prove, ha il
limite di una scelta politica ma non tecnica. 10)
Si esegue una critica accurata del lavoro effettuato dalla commissione
Mandelli (2001) del Min. della Difesa, recentemente riconfermata nel suo
incarico, mettendo in evidenza il ruolo preliminare di quell'indagine, ma
rilevando carenze nel conteggio dei malati, nella individuazione e nella
valutazione critica degli esposti e delle modalità di esposizione, partendo
dalla durata delle missioni e dalle mansioni svolte, dalla estrema
imprecisione dei luoghi di missione, dal mescolamento delle coorti esposte in
periodi diversi in Bosnia (1995-2001) e in Kosovo (1999-2001), facendo
comunque rilevare che un'indagine di questo tipo, solo perché commissionata
per i Balcani, non può prescindere dal considerare tutti i casi comparativi
degni di validità per modello e quantità di esposizione, quale la
contaminazione cronica determinata in Iraq ed in altre località colpite con
dispositivi al DU. Seguendo questo approccio, il riscontrato "eccesso,
statisticamente significativo, di Linfoma di Hodgkin", riconosciuto nella
seconda versione della relazione Mandelli (2001), è stato accompagnato nella
nostra perizia da una nota sull'eziologia dei linfomi maligni, che permette di
inserire il linfoma di Hodgkin tra le malattie degenerative causate da
esposizione a DU a seguito di studi su esposti all'Uranio in ambiente di
lavoro (Archer et al., 1973; Checkoway
et al., 1985; Gilbert et al., 1993a, 1993b; McGheorgegan & Binks, 2000).
La discrepanza temporale di circa 5 mesi tra la fine della guerra in Kosovo
(luglio 1999) e l'indicazione di sistemi di prevenzione e profilassi almeno
tra i soldati (novembre 1999), porta, inoltre, a pensare ad una programmata
omissione di informazioni, rese disponibili soltanto in maniera alterata ed a
prove belliche occultate, a seguito dell'esposizione a DU delle maestranze
(militari, civili, volontari) adibite alla rapida rimozione dei residuati come
prova delle avvenute azioni belliche. Si
auspica che la perizia di parte del gruppo di lavoro ad
hoc sul DU allegata all'esposto-denuncia alla Procura della commissione
giuridica del Tribunale Clark, possa essere utile alla Magistratura come linea
guida per l'approfondimento e la verifica di molti aspetti tecnici attualmente
ancora poco chiari legati all'uso del DU, ma serva soprattutto come occasione
per creare commissioni di indagine che abbiano il requisito di comprendere in
maniera complessiva e non settoriale un argomento prettamente
interdisciplinare come quello del DU e che, inoltre, siano capaci di cooperare
per il raggiungimento di una oggettività scientifica che non rappresenti più
il compromesso tra esigenze di mercato ed esigenze politiche di chi
commissiona l'indagine: è per questo che l'inchiesta giudiziaria resta ancora
la formula più congruente alle necessità di garanzia dell'oggettività
scientifica. Bibliografia Al-Jibouri
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and Health Impacts of Aggression on Iraq: Archer
V.E., Wagoner J.K. & Lundin F.E., 1973. Cancer mortality among uranium
mill workers. J. Occup. Med., 15: 11-14. Checkoway
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(MCT - Ministerio de Ciencia e Tecnologia, Instituto Tecnologico e Nuclear,
Depart. de Protecçao Radiologica e Segurança Nuclear), 2001. Final
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impegnati in Bosnia e Kossovo: 19 pp. Mandelli
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Ministro della Difesa sull’incidenza di neoplasie maligne tra i militari
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31.7.2001 OSSERVATORIO Diritti-Tutela
ff.aa. ff.pp. e Civili DIREZIONE
NAZIONALE COMUNICATO
STAMPA E'
PROVATO SCIENTIFICAMENTE, NEI CORPI DEI MILITARI UCCISI: METALLI PESANTI! E'
quanto emerso dalla perizia già depositata dall'OSSERVATORIO per ottenere il
risarcimento del danno per i militari malati e deceduti dopo l'impiego nei
territori balcanici. Il dramma è che la pagina più nera scritta nella storia
delle Forze Armate, poteva essere evitata. Se si fossero fatti controlli
adeguati tenendo in debita considerazione le direttive degli U.S.A. e della
N.A.T.O. la tragedia poteva essere evitata o, nella peggiore delle ipotesi,
contenuta. Non solo vi fu un tentativo di "occultare" il fenomeno, non
solo l'OSSERVATORIO, già allora in possesso di documentazione "utile"
ad affrontare il caso, fu forzatamente tenuto fuori dall'indagine avviata,
gestita e condotta solo da una delle parti e proprio da quella imputata della
strage, ma non fu presa nessuna contromisura al fenomeno che si è mostrato
nella sua drammaticità solo a distanza di tempo. A due anni dall'inizio del
caso, dopo la mobilitazione di tutte le poche risorse a disposizione
dell'Osservatorio per trovare le prove al sospetto, dopo la mobilitazione dei
potenti mezzi del potere, non ultimi patetici collegamenti televisivi con
militari "addestrati" per ore prima della diretta, in servizio nei
Balcani, la verità viene fuori in ogni suo terribile aspetto. L'Avv. Angelo
Fiore TARTAGLIA, legale dell'OSSERVATORIO, ha quantificato il danno in 2 milioni
e 500.000 Euro per ogni malato e/o erede dei deceduti. Alla vigilia
dell'apertura di un nuovo teatro operativo bellico, alla vigilia della partenza
per l'Afganistan dei nostri alpini, si rende necessario un momento di
riflessione che ridoni fiducia alla truppa e saggezza al potere. La fiducia
nella giustizia è totale ed incondizionata, la certezza di eliminare il pietoso
velo di omertà steso sulla vicenda da parte di alcuni poteri forti, si
concretizza con il passare del tempo, le ipocrisie di alcuni politici saranno
scoperte con la pubblicazione di documenti scottanti all'atto dell'apertura dei
procedimenti amministrativi. Roma
19 dicembre ’02
L'OSSERVATORIO
Resp. Naz. FF.AA.
Domenico
LEGGIERO OSSERVATORIO Diritti-Tutela
ff.aa. ff.pp. e Civili DIREZIONE
NAZIONALE COMUNICATO
STAMPA MILANO
ANTONIO, 17° VITTIMA TRA I REDUCI DEL KOSOVO!
Aveva
23 anni, veniva da Cardito (NA) e, come tanti altri, partiva Volontario
nell'Esercito Italiano per portare pace nel martoriato territorio Balcanico. Dieci
mesi fa la condanna: melanoma! Oggi
i funerali nel piccolo paesino alla periferia di Napoli che, per un giorno,
diventa grande grazie al sacrificio di un suo figlio vittima per la pace. Proprio
ora che la terza RELAZIONE
MANDELLI
ha confermato la tragedia che da oltre un anno l'Osservatorio ha portato
all'attenzione internazionale. Proprio
ora che, i ricorsi presentati dall'Avvocato TARTAGLIA, al T.A.R. del Lazio,
stanno per essere discussi. Proprio
ora che con un rinato dialogo con le istituzioni ed i vertici militari si sta
cercando di prevenire altre tragedie e riconoscere i danni ai tantissimi ragazzi
ancora malati. La
tragedia di Antonio MILANO, se aggiunta ad un'altra morte sospetta avvenuta
sempre nel napoletano circa 15 giorni fa, fa salire a 18 le vittime tra i
militari reduci dai Balcani. Ci
si augura che il destino atroce già scritto per altri centinaia di ragazzi,
bussi dopo la piccola grande soddisfazione che potrebbe arrivare dalle
istituzioni nel riconoscere l'eroicità delle loro gesta e le colpe di chi ha
sbagliato mandando allo sbaraglio giovani che credevano in ciò che hanno fatto. L'Osservatorio
non ha intenzione di sottacere o nascondere le tragedie che si stanno consumando
sotto gli occhi di tutti nell'indifferenza degli organi d'informazione
nazionali. La
stampa estera, sempre attenta a questa situazione, continua nel tetro conteggio
dei morti e ne studia le cause, in Italia, sembra che il caso sia caduto in una
offensiva indifferenza che rende ancor più dura una morte "sospetta"
dovuta a colpe troppo grandi per essere scoperte. L'Osservatorio
chiede a gran voce trasparenza ed informazione al fine di rendere giustizia ai
nostri ragazzi che, forse con troppa ambizione, pretendono di portare pace in un
mondo che ha spazio solo per odio. Roma
04 luglio 02.
OSSERVATORIO
Il Resp. Naz. Per le FF.AA.
Domenico
LEGGIERO OSSERVATORIO Diritti-Tutela
ff.aa. ff.pp. e Civili DIREZIONE
NAZIONALE COMUNICATO
STAMPA PARZIALE
E LIMITATA LA TERZA RELAZIONE
MANDELLI
Avevamo
già riscontrato l'aumento di linfomi e da tempo stiamo sostenendo che non si
potrà mai arrivare ad alcuna conclusione esaminando solo un aspetto delle
possibili cause che hanno provocato la morte ed i tumori dei nostri militari
impiegati nei Balcani. Nella
terza relazione "di parte" del Prof. MANDELLI, non emerge nulla di
nuovo rispetto a quanto sostenuto da oltre un anno dall'Osservatorio. Studi
ed osservazioni che, se sono giustificabili dal punto di vista scientifico, non
risolvono il problema e, soprattutto, non fanno chiarezza sulle misure di
prevenzione che devono essere adottate per salvaguardare i nostri ragazzi. Mentre
la commissione di parte istituita dal Ministero per difendere se stesso dopo
oltre un anno di lavoro non dice niente di nuovo di quanto già si sapesse,
altre commissioni, istituite dall'Osservatorio, con professionisti della stessa
valenza, sostengono il contrario documentando le tesi con fotografie e non con
supposizioni e/o progetti di studio. Sin
dall'inizio del così detto "caso uranio" l'Osservatorio non ha mai
fatto allarmismo anzi, ha sempre mantenuto toni realistici ma, evidentemente, 16
ragazzi già deceduti, altri in gravissime condizioni ed altri ancora
che sono condannati a vivere per sempre con una spada di damocle sulla
testa, non possono essere ignorati. Le
denunce già presentate dall'Avvocato TARTAGLIA al T.A.R. Lazio, correlate delle
perizie medico - legali, tendono ad ottenere un adeguato riconoscimento del
danno subito. L'Osservatorio
fa tutela e non ricerca scientifica, ci auguriamo che la sensibilità verso
questo aspetto ed il convincimento che le Forze Armate italiane sono cambiate e
rappresentano di fatto la politica estera del nostro Paese, portino a
valorizzare il ruolo dei nostri militari rendendo ad essi il giusto
riconoscimento per i nuovi compiti loro assegnati che comportano grandi
sacrifici e grandi rischi a favore di un unico ideale di pace universale. L'Osservatorio,
pur rispettando la professionalità del Prof. MANDELLI, non condivide i dati che
sono stati forniti per lo studio e, preso atto che è stata negata la
partecipazione alla Commissione così come previsto dalla Legge, proseguirà
l'azione nelle aule giudiziarie dove, ne siamo certi, troveremo giustizia. Roma
15 giugno ’02.
OSSERVATORIO
Il Resp. Naz. Per le FF.AA.
Domenico LEGGIERO (PDF). Per aprire cliccare qui.
(e probabilità esatta)
(e probabilità esatta)
(≈.951)
(≈.949)
(≈.959)
(≈.962)
(≈.963)
(≈.963)
(≈.95)
(≈.95)
(≈.973)
(≈.973)
(≈.933)
(≈.933)
LH Linfoma Hodgkin
LLA-Leucemia Linfatica Acuta
0.0221432, 0.0843846, 0.160753, 0.204156, 0.194458, 0.148177, 0.0940926,
0.0512132, 0.0243903, 0.0103252, 0.00393391, 0.00136256, 0.000432614
0.106459, 0.238467, 0.267083, 0.199422, 0.111676, 0.050031, 0.0186782,
0.00597704,
0,00167357, 0.000416533
0.486752, 0.350462, 0.126166, 0.0302799, 0.00545038
0.657047, 0.27596, 0.0579515, 0.00811321
Per la Bosnia mancano dati su proiettili, ripartire da capo.
(ANSA) - ROMA, 27 APRILE 2002 -
Il ministro della Difesa sottolinea la sua ''massima attenzione'' al
problema, mentre l'indagine aperta tempo fa dalla procura militare di
Roma si arrichisce di nuovi elementi. Non solo i militari, dunque, ma
anche i civili. Secondo Falco Accame, presidente dell'Anavafaf,
l'associazione assistenza
vittime arruolate nelle forze armate, l'inchiesta di Rai news 24, che
parla di 7 neonati malformati, rende conto solo di una parte della
verita': ''I bambini nati con malformazioni genetiche da militari
italiani che erano stati in missione all'estero - denuncia - sono 12. E
a questi se ne aggiungono
altri 11, figli di civili che vivono vicino ai poligoni militari
italiani dove sono stati sperimentati i proiettili all'uranio
impoverito''.
L'attenzione e' concentrata soprattutto sul poligono di Perdasdefogu, in
Sardegna. Il ministero della Difesa ha disposto di recente un'indagine
per controllare la zona. Non sono state trovate, per il momento, tracce
di uranio; i campioni prelevati sono tuttora esaminati in laboratorio.
E l'Italia ha sempre negato che questo tipo di munizioni fosse stato
utilizzato e sperimentato sul territorio nazionale. Ma le gente del
posto non si accontenta. Proprio oggi si e' costituito un comitato che
chiede di ripetere i campionamenti.
Il ministro della Difesa, Antonio Martino, ricorda che finora non e'
stato trovato alcun nesso di causalita' tra l'uranio e la cosiddetta
sindrome dei Balcani. E annuncia che nei prossimi giorni sara' pronta la
nuova relazione della commissione Mandelli, il pool di esperti
incaricato dalla Difesa di indagare sulla vicenda. L'ultima relazione
aveva trovato un ''significativo eccesso'' di linfomi di Hodgkin,
rispetto alla media: 11 contro contro un valore atteso inferiore a 4.
''Un tasso superiore anche rispetto ai soldati degli altri Paesi
presenti nei Balcani'', ha osservato ancora oggi Martino. ''Si tratta
dunque di sapere - ha aggiunto - da che cosa e' stato determinato''.
Nulla, secondo il gruppo guidato da Mandelli, indica che la causa sia da
ricercare proprio nell'uranio.
Ma c'e' anche chi avanza riserve proprio sul metodo seguito dalla
commissione: ''Se la prossima relazione Mandelli non prendera' in
considerazione anche i civili e le zone a rischio in Somalia e nei
poligoni - afferma Accame - sara' priva di ogni rilevanza''. La pensa
allo stesso modo Giuseppe
Giulietti, deputato Ds, secondo cui la commissione Mandelli e le
commissioni parlamentari ''devono acquisire immediatamente'' i
documenti sui bambini nati con problemi genetici.
Sulla questione uranio, sono ancora in corso le indagini avviate tempo
fa dalla procura militare di Roma. Nel fascicolo aperto da Antonino
Intelisano trovano spazio diversi aspetti del problema: le morti
segnalate nel corso degli anni, i risultati della commissione Mandelli,
le regole di sicurezza seguite nelle missioni estere. Ora arriveranno
anche i documenti sui bambini malformati. (ANSA).
(25/06/2002)
di Paul Ricard, VITA (13.06.02), ripreso da Gevam Onlus (24.06.02).
Il campione esaminato e' stato esteso a circa 43.000 militari (rispetto ai
40.000 della precedente relazione); aumentati anche i morti e malati esaminati
ed il periodo di osservazione, che e' stato esteso a tutto il 2001. Secondo
quanto si e' appreso, il terzo dossier predisposto dalla Commissione scientifica
istituita dal ministero della Difesa per far luce sulla cosiddetta ''Sindrome
dei Balcani'' è stato completato negli ultimi giorni e, presto, sarà sul
tavolo del ministro Antonio Martino. Erano stati 35, tra morti (9) e malati, i
casi esaminati nella seconda relazione della Commissione Mandelli, aggiornati al
30 aprile 2001. La prima relazione, che si era fermata alla fine di gennaio, era
invece arrivata all'analisi di 28 casi. I militari ''osservati'' erano stati
39.491, in gran parte dell'Esercito (33.361), poi carabinieri (2.987),
Aeronautica (2.760), Marina (364) e 19 civili. Quasi tutti i casi di morti e
malati esaminati, conseguentemente, appartenevano all'Esercito (29), 4 ai
carabinieri e 2 all'Aeronautica. La seconda relazione, presentata a fine maggio
2001, era arrivata alla conclusione che ''esiste un eccesso, statisticamente
significativo, di casi di Linfoma di Hodgkin'': ne erano stati infatti osservati
11 casi, mentre quelli ''attesi'' - in base alla media nazionale di 12 registri
tumori italiani - erano solo 3,69. La prima relazione aveva evidenziato 9 di
questi linfomi, ma il dato - a quanto pare per un errore di metodo di calcolo -
era stato considerato ''statisticamente non significativo''. Al di sotto della
media attesa, invece, sempre nel secondo dossier, le altre patologie tumorali.
In particolare, i casi di linfomi non Hodgkin, che sono stati 5 (i casi attesi
erano 6,3), e i tumori solidi: 17, contro 55,02 casi attesi. Diverso il discorso
per le leucemie linfatiche acute: 2 quelle riscontrate (i militari sono entrambi
deceduti), mentre i casi attesi erano 0,82. Il doppio, ma per il basso numero
assoluto non si parla, in questo caso, di eccesso ''statisticamente
significativo''.
Nove, come detto, i morti: 5 per tumori solidi, 2 per linfomi non Hodgkin e 2
per leucemia. Nessuno per i linfomi di Hodgkin, una malattia dalla quale si
riesce a guarire, se diagnosticata in tempo, nel 70 per cento dei casi ed oltre.
Proprio l'eccesso di linfomi di Hodgkin aveva imposto la prosecuzione e
l'ampliamento dell'indagine scientifica avviata, con un monitoraggio prolungato
nel tempo, per avere una conferma dei risultati ottenuti, ma soprattutto per
individuare le cause e i possibili fattori di rischio. Sulle cause, per quanto
riguarda il linfoma di Hodgkin, la comunita' scientifica internazionale non ha
ancora molte certezze, anche se si tende a parlare di concause e non di un solo
fattore scatenante la malattia. Lo stesso ministro della Difesa Martino, nelle
settimane scorse, aveva sottolineato che trovare la causa dell'eccesso di
linfomi di Hodgkin tra i militari italiani, non e' soltanto ''un vantaggio per
la Difesa'', ma sarebbe una scoperta di ''interesse scientifico mondiale''.
Quello che e' certo e' che la patologia e' una ''peculiarità tutta italiana'',
come aveva ammesso lo stesso Mandelli presentando la sua seconda relazione, nel
senso che questo eccesso e' riscontrato solo tra i militari italiani impegnati
in Bosnia e in Kosovo, e non anche tra quelli dei contingenti degli altri Paesi
che hanno operato nello stesso periodo e nelle stesse zone dei Balcani. Riguardo
all'uranio impoverito non e' stato stabilito alcun nesso. La seconda relazione
anzi lo escludeva, in base ai dati parziali in suo possesso. ''Dalle
informazioni ad oggi disponibili non vi sono elementi che possano far ritenere
che vi sia stata un'esposizione significativa ai composti dell'uranio'', si
leggeva infatti nella seconda Relazione
Mandelli, che però non aveva completato tutte le analisi sul campione preso
in considerazione.
Secondo alcuni - uno schieramento trasversale, composto da parlamentari,
associazioni di militari, medici e scienziati - la vera causa delle patologie
starebbe nei vaccini: un mix di 35-40 vaccinazioni, tra facoltative e
obbligatorie, in tempi strettissimi, che avrebbero gravemente indebolito le
difese immunitarie dei soldati. Altri, invece, puntano l'indice contro
inquinanti ''di vario genere'' presenti nell'ambiente: si parla, in ordine
sparso, di plutonio, benzene, radiazioni ionizzanti, contaminazioni legate alla
natura degli obiettivi colpiti durante i bombardamenti. In attesa di certezze,
comunque, i militari italiani ''fuori area'', e in particolare quelli impegnati
nell'area balcanica, sono da tempo sottoposti a diversi test e controlli medici,
il cosiddetto ''protocollo Mandelli'', con analisi periodiche per tenere sotto
controllo la situazione. Sul versante retributivo, poi, una legge dell'agosto
scorso e' intervenuta a sanare una situazione incresciosa: diversi soldati
affetti dalla presunta Sindrome dei Balcani, infatti, dopo un periodo massimo di
convalescenza, avevano perso la retribuzione. La nuova normativa stabilisce
invece che, finché non saranno conclusi gli accertamenti relativi al
riconoscimento della dipendenza dalla causa di servizio, tutti riceveranno la
paga. E per intero.
Alcuni documenti sull’argomento:
Dai Wiliams, Mystery
Metal, Nightmare in Afghanistan?, gennaio 2002;
Federation
of American Scientists, documenti vari sull'uranio impoverito;
UNEP, The
Kosovo conflict: consequences for the Environment, 1999;
UNEP, The
potential effects on human health and the environment arising from possible use
of depleted uranium during the 1999 Kosovo conflict, 1999;
WHO, Depleted
uranium, sources, exposure and health effects;
Rapporto
Mandelli
La relazione Mandelli è da rifare
DALLA NUOVA SARDEGNA DEL 13\07\2002
Le leucemie provocate
dall'uranio
http://www.peacelink.it/tematiche/disarmo/u238/documenti
http://www.itn.pt/Dprsn/Kosovo
rfl80401/rel final ing170501.pdf
http://www.iacenter.org/depleted/appeal.htm
http://www.peacelink.it/tematiche/disarmo/u238/documenti/mandelli
http://www.royalsoc.ac.uk/policy/du.html
http://www.srp-uk.org/condu.html
http://balkans.unep.ch/du/reports/report.html
http://www.fas.org/man/dod-101/sys/land/docs/techreport.html
http://www.who.int/environmental_information/radiation/depluraniumexecsume.htm
http://members.tripod.com/vzajic