La base
americana a Cuba trasformata in carcere
per i Taliban catturati in Afghanistan
I prigionieri incappucciati nelle gabbie di
Guantanamo
Centosessanta celle, quattro torri
fari accesi tutta la notte per sorveglianza
di RUI FERREIRA
GUANTANAMO
Inoltre calzavano pesanti guanti e semplici scarpe di tela con suola di
plastica, anche queste di colore arancione, e calze blu. Erano tutti
ammanettati piedi e mani alla cintura.
LE MONDE diplomatique - Aprile 2002
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Aprile-2002/0204lm09.02.html
http://www.cnnitalia.it/2002/MONDO/nordamerica/02/28/Guantanamo/
GUANTANAMO, Cuba (CNN)
L'episodio che ha provocato lo sciopero della fame è avvenuto mercoledì, quando un detenuto ha fabbricato un turbante usando un lenzuolo, violando così il regolamento della prigione.
Le guardie hanno temuto che il turbante potesse essere usato per nascondere oggetti e hanno intimato all'uomo di toglierlo. Il detenuto si è rifiutato e così i soldati hanno fatto irruzione nella sua cella, nel momento in cui l'uomo stava recitando le preghiere. I musulmani sono tenuti a dedicare tutta la propria attenzione alla preghiera, che si svolge cinque volte al giorno e la cui libertà è garantita dalle regole della prigione di Camp X-Ray.
I compagni del detenuto hanno quindi deciso di entrare in sciopero della fame. Le autorità della base Usa a Cuba, che hanno reso noto l'episodio definendolo "uno sfortunato incidente", non intendono lasciare che gli scioperanti si lascino deperire e hanno anche spiegato alle guardie che la preghiera non va interrotta.
I soldati comunque hanno seguito la procedura correttamente, "anche se in un momento inadeguato", e pertanto non ci saranno né scuse né provvedimenti disciplinari.
http://www.mail-archive.com/ai-pisa-informa@yahoogroups.com/msg00009.html
Guantanamo, ricorso alla
Corte dei detenuti «I diritti civili».
Il Dipartimento Usa: «Li trattiamo così perché non sono in terra Usa».
Emendamento Miranda addio? FRANCO PANTARELLI NEW YORK - Quella in corso rischia di
essere ricordata come la settimana cruciale in cui le destra americana riuscì
ad avere ragione di quello che per decenni è stato il vanto dei giuristi di qui
e l'oggetto del culto di tutti gli ammiratori degli Stati Uniti: la salvaguardia
dei diritti dei cittadini di fronte alla legge e chi l'amministra. Lunedì è
stata presentata alla Corte d'Appello di Washington l'istanza di 16 detenuti
nella base di Guantanamo, due inglesi, due australiani e dodici kuwaitiani,
perché venga loro riconosciuto «il più elementare dei diritti», come dice
uno dei loro avvocati: quello di conoscere la ragione della loro detenzione, di
parlare con i loro avvocati e di vedere i loro parenti. E oggi, di fronte alla
Corte Suprema, cioè il massimo organismo giudiziario, verrà discusso un caso
che potrebbe portare addirittura all'annullamento del famoso «emendamento
Miranda», quello celebrato in tanti film in cui il poliziotto, al momento di
arrestare uno, gli ricorda che ha «il diritto di tacere», perché «ogni cosa
che dirà potrà essere usata contro di lui», che ha diritto alla presenza di
un avvocato e che se non ce l'ha ha il diritto che ne venga nominato uno
d'ufficio. Dei detenuti di Guantanamo si è parlato molto e sull'amministrazione
Bush sono piovute condanne dell'Onu, dei più fidati fra gli amici degli Stati
Uniti, compresa la Gran Bretagna, per non parlare di tutte le organizzazioni in
difesa dei diritti umani. Ma ora quella loro situazione di «detenuti anomali»
si trova ad essere discussa non più in termini di «emergenza» ma in termini
di legge, e il terreno su cui la disputa si svolge è talmente balordo che un
verdetto della Corte d'Appello a favore dell'operato del governo costituirebbe
una sorta di trionfo dell'abuso. Il concetto sostenuto da Paul Clement, il
rappresentante del Dipartimento della Giustizia, è stato infatti che se i
detenuti in questione si trovassero sul territorio degli Stati Uniti i loro
diritti verebbero certamente rispettati, per carità. Ma siccome si trovano a
Guantanamo, che tecnicamente è solo una striscia di terra che gli Stati Uniti
hanno «in affitto», la legge americana non vale. Clement ha spiegato che la
necessità di tenere quei detenuti nell'attuale condizione sta nel fatto che
ogni volta che i servizi segreti ottengono qualche nuova informazione ci si
possa rivolgere a loro per verificarne l'affidabilità, ma se quelli ottengono
il diritto di parlare con gli avvocati o di vedere i parenti viene a mancare
ogni «efficacia». In conclusione, ha detto Clement ai tre giudici della Corte
d'Appello, «tenerli prigionieri ha un senso solo se li si tiene in questo modo».
E allora ben venga il cavillo che Guantanamo, formalmente, è «territorio
cubano», una cosa che gli Stati Uniti si sono rifiutati di ammettere per 50
anni. Insomma «si direbbe che Guantanamo è unica - argomentano gli avvocati
Joe Margulis, difensore dei due inglesi e dei due australiani, e Thomas Wilner,
che rappresenta i dodici kuwaitiani - l'unico posto al mondo in cui il governo
può fare ciò che vuole, senza controllo». Ma non pare che la Corte d'Appello
condividerà la sua stupita indignazione. Uno dei tre giudici, Raymond Randolph,
è stato nominato da Bush padre; un altro, Stephen William, è stato nominato da
Reagan e il terzo, Merrick Garland, è stato nominato da Clinton. Quello da cui
scaturisce il rischio per l'emendamento Miranda non è un caso di terrorismo, ma
è evidente che l'amministrazione Bush è pronta ad approfittare di un risultato
«buono» per poter fare anche in casa ciò che per ora ritiene di poter fare
solo in «territorio cubano». E infatti, il ricorrente ufficiale alla Corte
Suprema è la città di Oxnard, 60 miglia da Los Angeles, ma la Casa Bianca ha
dato il proprio appoggio. Il problema è che un poliziotto di quella città, il
sergente Ben Chavez, non solo non ha usato la classica formula «garantista»
verso Oliviero Martinez, un uomo da lui arrestato (e poi non accusato di nulla)
5 anni fa, ma ha continuato a interrogarlo malgrado questi avesse in corpo
cinque colpi sparati da un collega di Chavez. «Sto morendo, che volete da me»,
si sente in una registrazione dell'interrogatorio. Martinez ora è cieco e con
le gambe paralizzate e il processo che ha portato alla Corte Suprema riguarda il
ricorso alla sua richiesta di risarcimento. Gli argomenti contro l'emendamento
Miranda sono due: uno, che deve valere nei processi penali, non civili, com'è
questo il caso; due, che la legge viene violata solo se il modo di interrogare
è «tanto eccessivo da scuotere la coscienza della comunità» - cinque
pallottole non scuotono abbastanza? L'emendamento Miranda si chiama così perché
la sentenza della Corte Suprema del 1966 che lo ha stabilito riguardava un
accusato di violenza carnale che si chiamava Ernesto Miranda. «Un'intera
generazione di americani è cresciuta con la fiducia in quella garanzia», dice
l'Aclu, l'associazione per la difesa delle libertà civili. «Se la teoria dei
ricorrenti dovesse passare, quella fiducia ne risulterebbe distrutta». Tratto
da Il Manifesto Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, manda una mail
all'indirizzo: ai-pisa-informa-unsubscribe@yahoogroups.com Amnesty International
gruppo 10 Pisa Via Lungarno Fibonacci 1 e-mail gr010@amnesty.it sito web http://www.pisa.amnesty.it http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/06/guantanamo.shtml
Guantanamo, 14 prigionieri tentano il suicidio
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Protesta
la Croce Rossa: "L'aver scattato e diffuso
immagini dei prigionieri viola la Convenzione di Ginevra"
Guantanamo, accuse agli Usa
"Quelle foto sono disumane"
E intanto in Gran Bretagna non si fermano le polemiche
sul trattamento dei detenuti. Blair getta acqua sul fuoco
http://www.repubblica.it/online/mondo/attaccodiciannove/foto/foto.html
GINEVRA -
