America, dietro le quinte
Caso
Enron
La Casa Bianca ora
consegna le trascrizioni dei colloqui tra Cheney e la Enron
Il
caso Enron minaccia di travolgere la presidenza degli Stati Uniti. George
W. Bush sapeva o no dell'imminente crack del colosso energetico?
4500 persone senza lavoro e senza pensione e un paese intero chiedono di
sapere la verità. Un nuovo Watergate? Forse il caso è ancora più
grave.
Cos'è l'Enron? In che maniera Bush può esere coinvolto? Aggiornato in
tempo reale ecco tutto sul caso che fa traballare il Presidente degli
Stati Uniti d'America.
Il
Punto
http://www.grandinotizie.it/daz/1168.htm
Weblog Dopo-Enron. Non parlate al controllore di UGO MATTEI
Lo hanno definito «l'11 settembre del capitalismo
americano». E, come l'11 settembre vero, il fallimento della Enron ha
prodotto leggi d'emergenza e nessun aumento reale della sicurezza. La
vicenda del «Sarbanes-Oxley Act», che ha creato un nuovo
superorganismo per controllare il capitalismo. A tutt'oggi, senza sede,
senza soldi e senza presidente
Il caso Enron costituisce il più clamoroso incidente di percorso del
modello neo-americano a partire dal momento del suo imporsi globale,
coincidente con la caduta del muro di Berlino ed il trionfo della
cosiddetta mondializzazione neo-liberista. A questo shock il sistema ha
risposto con una legge, il Sarbanes-Oxley Act, che immancabilmente viene
indicata, dagli osservatori colonizzati di casa nostra, come una grande
prova della sua vitalità. Vale la pena di guardare le cose più da
vicino. Gli Stati uniti hanno esportato nel diritto commerciale di gran
parte del mondo un modello fondamentale di società per azioni leggera,
vista come un mero rapporto contrattuale fra amministratori, azionisti,
revisori, sindaci, creditori, eccetera. Lo scandalo Enron ha dimostrato
come la concezione leggera della società per azioni sia affetta da un
male molto grave: il conflitto di interessi. Accettate infatti le
premesse teoriche del modello americano di diritto societario (che
informa la riforma della Spa ideata dall'Ulivo e portata avanti dal
Polo), il conflitto di interessi non ha più nulla di etico, ma
costituisce una delle tante scelte istituzionali che il modello
neo-americano dominante vuole determinate dall'efficienza economica.
Le vicende successive alla promulgazione della nuova legge, avvenuta
il 30 luglio dello scorso anno, mostrano come in realtà ben altra
medicina sarebbe necessaria per curare il conflitto di interessi, sicché
occorrerebbe guardarsi dall'assorbire la propaganda del modello
neo-americano. La vicenda Enron trascende i risvolti meramente tecnico
giuridici e anche quelli puramente economici, per raggiungere
agevolmente la dimensione politica. Ed è proprio questa dimensione che
spiega tanto alcune norme penali draconiane contenute nella legge (che
commina fino a 25 anni di prigione e 5 milioni di dollari di multa per
una varietà di comportamenti di falsa certificazione tutti definiti in
modo assai vago) quanto la portata generale di una normativa considerata
la più ambiziosa in materia di mercati finanziari dai tempi del New
Deal. I paralleli simbolici e spettacolari, capaci di garantire un
effetto annuncio che in qualche modo si sperava potesse recuperare la
fiducia degli investitori, sono stati cercati con insistenza e
proclamati in toni altisonanti dallo stesso Bush e da molti altri
esponenti tanto dell'amministrazione quanto della cosiddetta opposizione
democratica.
Così come a seguito del crack del '29 nacque la Security Exchange
Commission (Sec, la Consob americana) anche oggi si è ricorsi
all'istituzionalizzazione di un nuovo organismo di controllo: il «Public
Company Accounting Oversight Board». Soffiando via la spolverata
retorica prodotta dalle analogie di facciata, le differenze non sfuggono
all'osservatore. Il Sarbanes Oaxley è stata una riforma con i caratteri
dell'emergenza, poco studiata, ancor meno discussa e negoziata al di
fuori dai corridoi del palazzo e anche qui in maniera del tutto
frettolosa, consideratane la portata e l'estensione. Un provvedimento di
portata molto ampia, sostenuto da un ampia maggioranza bipartisan, e
promulgato come reazione ad un'emergenza specifica. Si tratta di uno
stile di produzione normativa del tutto nuova per gli Stati uniti, e che
trova nella legge istitutiva dell'Home Security Department una nuova
clamorosa epifania. Effetti profondi dell'11 settembre.
L'efficacia di tale reazione, che non cambia alla radice i
presupposti istituzionali del modello neocapitalistico interamente
privatizzato tipico degli Stati uniti, ha raccolto critiche da destra
come da sinistra. A destra, tipico è l'atteggiamento del giudice
federale Richard Posner che ha descritto Enron come la miglior prova
dell'effettivo funzionamento del mercato, capace di individuare ed
annientare da solo le società bolla di sapone. In questa prospettiva
ultraliberista la nuova legge, come ogni regolamentazione del mercato,
sarebbe inutile o dannosa.
A sinistra la critica si articola nel movimento anti-corporate che fa
capo da molti anni a Ralph Nader. La legge è censurata perché non crea
nessun nuovo diritto azionabile privatamente, sicché il solo meccanismo
istituzionale che ha dato prova storica di effettività nei confronti
degli interessi forti, l'azione civile, non viene per nulla incentivato.
Sul piano tecnico, la legge fa sorgere una gran quantità di dubbi
interpretativi, quelli che fanno la fortuna dei grandi studi legali
internazionali. La novità considerata più importante è l'istituzione
del Public Company Accounting Oversight Board, un organismo, almeno
sulla carta, dotato di notevoli poteri di controllo sul processo di
revisione e certificazione contabile, il vero brodo di coltura dei
conflitti di interesse. Fedele all'ideologia «privatistica» tipica del
modello neo-americano, quest'organo non è un'Agenzia del governo
federale ma si configura come una non profit corporation. Negli Stati
uniti, dopo due decenni di propaganda, tutto il settore pubblico è
screditato sicché l'idea di istituire un'apposita magistratura, con le
garanzie di indipendenza ed inamovibilità che sono considerate
requisiti essenziali dell'indipendenza del giudiziario, non e' stata
presa in considerazione. Il nuovo organismo ha il potere di promulgare
un codice etico per i revisori, istituire il divieto di ulteriori
servizi offerti dal controllore alla controllata, registrare le società
di revisione, investigarne i comportamenti, multarle, sospenderle e
revisionarle periodicamente. Grazie all'efficace azione della potente
lobby dei revisori tuttavia, esso può utilizzare o meno questi poteri
secondo discrezione. La partita si sposta quindi al momento
dell'implementazione dove decisive diventano la personalità del
presidente e la solidità finanziaria dell'organismo.
Su entrambi questi versanti il modello americano ha dimostrato tratti
che ben difficilmente giustificano l'ammirazione di cui gode. Sul piano
finanziario, il budget trasferito dall' amministrazione alla Sec é
stato molto inferiore alle aspettative. La Sec ha già comunicato che,
data la situazione, ben difficilmente sarà in grado di far fronte
all'effettiva organizzazione del Board, a tutt'oggi senza sede né
budget.
La scelta del presidente ha avuto inoltre tutti i caratteri di un
intrigo di palazzo. Per settimane era circolata la candidatura di John
H. Biggs, il Presidente di Tiia Cref, un fondo pensione. Costui, uno
stimato propugnatore dell'«aggressive oversight» (controllo
aggressivo) della professione contabile, aveva detto in più sedi che il
solo sistema di evitare il conflitto di interessi era quello di una
regolamentazione diretta, capace di prevedere la turnazione, il divieto
di rendere servizi paralleli all'auditing, e perfino, in prospettiva, lo
smembramento secondo sani principi di antitrust. (Oggi le cosiddette big
five sono ridotte, dopo la «morte» della Arthur Andersen, ad appena
quattro, sicché l'oligopolio è strutturale). In una dichiarazione
rilasciata al New York Times, il presidente della Sec Harvey Pitt, un
avvocato molto legato alle big five, aveva lasciato intendere di aver
preso contatti con Briggs, il quale a sua volta dichiarava di aver già
accettato l'incarico. Ventiquattro ore dopo, Pitt e gli altri due
esponenti repubblicani della commissione (entrambi legati alla
professione contabile), cedendo alle pressioni degli accountants,
lasciavano cadere la candidatura Briggs. Il 25 ottobre veniva annunciata
la scelta, compiuta dalla sola maggioranza repubblicana, dell'avvocato
William H. Webster, un ex giudice federale ed ex presidente (unico nella
storia!) prima della Cia e poi dell'Fbi. Questa scelta di un «falco»
non fermava le critiche che denunciavano come Webster fosse come privo
di qualsiasi esperienza specifica. Webster, tuttavia, di esperienza ne
aveva avuta almeno una, come presidente del collegio sindacale di U.S.
Technologies, una compagnia semi-insolvente accusata di frode. Per di più,
in questa veste, aveva reagito in modo discutibile al rapporto della
società di revisione Bdo Seidman che, nell'agosto del 2001, segnalava
le irregolarità contabili alla base delle accuse di frode. Aveva
licenziato in tronco i revisori, ponendo in essere proprio quel
comportamento che determina l'endemica impossibilità per le società di
revisione di essere indipendenti: il controllato è cliente del
controllore, spesso un ottimo cliente che il controllore non vuole
perdere...Tutto ciò era noto a Pitt prima della nomina di Webster. A
seguito dell'istituzione di tre commissioni d'inchiesta, la notte
successiva alle ultime elezioni di mid term il presidente della Sec si
è dimesso. Lo ha seguito a ruota Webster. Oltre al budget e alla sede
l'Oversight Board è oggi, ad un anno da Enron, privo persino del
presidente. Qualche irriducibile ideologo del libero mercato dirà che
si tratta di un'altra eccellente prova del sistema istituzionale
statunitense che, con i suoi checks and balances, individua qualunque
problema. Un osservatore imparziale noterà l'enorme spreco di risorse
istituzionali, e l' evidente vantaggio per la potente lobby dei revisori
riuscita non soltanto nell'intento di auto-regolamentarsi ma in quello,
più ambizioso, di farlo senza alcun controllo pubblico efficace.
Ugo Mattei è professore ordinario di diritto civile dell'università
di Torino e professore di diritto comparato nella University of
California, Hastings. LA
BANCAROTTA ENRON E I BUSH-PREDATORI L’immagine dell’uomo più potente e guerrafondaio del
mondo – G.BUSH- che rischia di morire per un salatino andatogli di
traverso, ha riproposto il dilemma sugli anatemi (e BUSH ne assomma
milioni al giorno), se questi hanno più potenza di un corpo d’armata!! Certo, rimane da spiegare come un salatino può ridurre il
volto di BUSH somigliante a un pugile suonato! Qualcosa non quadra e ci viene il
sospetto che una mano sapiente e caritatevole ci abbia voluto trasmettere
immagini patetiche e compassionevoli, del tipo:"poverino lui che fa tanto
per noi, che ci difende dai barbari, preoccupato com’è…..ha rischiato di
morire". Preoccupato dev’esserlo davvero G.BUSH "il prepotente della
Terra". Lo scandalo ENRON può diventare l’"ENROGATE" che
può mandargli di traverso quella Presidenza, per cui ha fatto carte false per
arrivarci. Già il "malessere" capitato a BUSH è stato
ribattezzato "Stress da ENRON" dato che i media hanno evocato il
fantasma del "WATERGATE", mentre il Parlamento sta indagando con 5
commissioni e altrettanto sta facendo la Magistratura. L’ex colosso texano dell’Energia ENRON, 7^ potenza
industriale mondiale (fino a 3 mesi fa valutato 77 miliardi di dollari) il 2
dicembre HA FATTO BANCAROTTA, con 4000 lavoratori elettrici licenziati e
migliaia di piccoli azionisti rovinati. La ENRON, il cui boss Kenneth Lay è intimo di BUSH, ha fatto
bancarotta finanziando la campagna elettorale dei Repubblicani per almeno
1.200.000 dollari, attendendosi da BUSH "provvidenze" in campo
energetico che non sono arrivate; o che ritardano, vista ormai la debacle
elettrica suscitata con la crisi e i black-out in California, a fronte delle
inchieste aperte in cui si vuole veder chiaro sugli effetti negativi suscitati
dalle spietate privatizzazioni. La ENRON, come altre multinazionali sono solite foraggiare le
campagne elettorali coi soldi degli utenti e dei risparmiatori. Operazioni
Lobbystiche e "investimenti con ritorno", che hanno consentito alla
ENRON di finanziare ben 250 Parlamentari (73% Repubblicani – 27% Democratici)
al fine di ingraziarsi i loro favori. Il sistema di questa compravendita è talmente marcio, tanto
che il "compratore" ENRON (7° colosso nel mondo) E’
STATO SBANCATO DA QUESTA BANDA DI PREDATORI ! Ovviamente una serie di circostanze lo hanno permesso, ma
questo fa parte delle regole del gioco, che fa dire spietatamente al Ministro
del Tesoro di BUSH, Paul O’Neil:"le società vanno e vengono, questo è
l’aspetto geniale del Capitalismo". Circostanze che vedono sott’accusa, anche: La società di certificazione dei bilanci ANDERSEN e grandi
banche come la MORGAN CHASE e CITYGROUP accusate di "falso in bilancio e
frode agli investitori", per aver avallato la bancarotta; Ben 29 Dirigenti accusati di "Insider Trading"
per aver sfruttato la situazione prima del crollo, vendendo le loro azioni per
almeno 1,2 miliardi di dollari, dissuadendo e impedendo ai
lavoratori-azionisti di fare altrettanto (oggi questi lavoratori sono
ultrarovinati: le azioni ENRON sono scese da 90 a 1 dollaro!). BUSH ha di che preoccuparsi e non è rincorrendo ai
trucchetti e agli svenimenti che riuscirà a coprire lo "scandalo ENRONGATE",
che rischia di precipitarlo nell’immondezzaio della storia. Ma vedrete che
se anche diventerà "un’anatra zoppa" o perderà il posto, il
texano delle tante malefatte se la caverà, come già prima di lui è
toccato a NIXON.
CHI NON CE LA FARA’ SONO LE MIGLIAIA DI LAVORATORI
ELETTRICI E NON, che andranno ad ingrassare la
sterminata fila di indigenti e di barboni che a malapena la opulenta società
USA tenta di nascondere.
EPPURE SI CREDEVANO AL SICURO!
POSTO FISSO, AZIONI DELLA 7^ SOCIETA’ PIU’ POTENTE AL MONDO, CARTE DI
CREDITO, CONTO IN BANCA. TUTTO CIO? E’ CROLLATO IN 3 MESI !! IL CAPITALISMO E’ COSI’ SPIETATO CHE HA DISTRUTTO UNA
NAZIONE INTERA, QUELLA ARGENTINA, dove fino agli anni
’50 gli italiani vi emigravano ancora in cerca di fortuna.
10 ANNI DI CURA LIBERISTA E DI PRIVATIZZAZIONI L’HANNO
RIDOTTA SUL LASTRICO.
La popolazione non ha di che mangiare, gli ospedali non hanno
le medicine, le banche non possono rimborsare i sudati risparmi degli argentini.
La giusta protesta dilaga e gli sciacalli USA che l’hanno dissanguata vogliono
fare dell’Argentina un monito per tutta l’America Latina e per quanti osano
ribellarsi a questo potere imperiale. La stessa logica che muove il governo Berlusconi, il
cui disegno di taglieggiamento del lavoro, delle pensioni, della sanità,
della scuola; la riduzione in schiavitù degli immigrati; le aggressioni
militari e le guerre, è inteso a scardinare diritti e libertà. Gli esempi tristi e drammatici della ENRON e dell’ARGENTINA
ci devono servire per riscoprire anzitempo la capacità di lottare per non
soccombere e per guadagnare un futuro liberato da queste tragedie.
O NOI O LORO ! LORO hanno dimostrato che l’unico scopo è il profitto, che non guarda in
faccia né ha pietà di nessuno !
E NOI, PER QUANTO TEMPO ANCORA DOBBIAMO SOPPORTARLI?!
Dal 29/1 al 6/2 a Porto Alegre (Brasile) l’alternativa alla
globalizzazione capitalista prende corpo e vigore internazionale.
IN ITALIA, SI PREPARA IL NUOVO SCIOPERO GENERALE DEL 15
FEBBRAIO per sconfiggere il disegno autoritario e
antipopolare del governo Berlusconi - ART. 18, obbligatorietà della
Liquidazione nei Fondi Pensione, aumento dei ticket e tariffe, assalto alla
scuola e sanità pubbliche, devastazione ambientale, legge antimmigrati, logica
di Guerra – per una ripresa del protagonismo e delle conquiste dei
lavoratori, che renda impossibile un nuovo orribile scambio concertativo di CGIL
– CISL – UIL con questo governo dei padroni. Roma, 18/01/02 COBAS
ENERGIA
La Casa Bianca fa marcia indietro: ecco i colloqui tra Cheney e la
Enron
Eseguendo l'ordine d'un giudice, la Casa Bianca ha consegnato il 25
marzo al Congresso migliaia di documenti relativi all'attività della
task force sulla politica energetica, guidata dal vicepresidente Dick
Cheney. Anche se la stragrande maggioranza dei documenti sono privi
d'importanza, alcuni -riferiscono fonti di stampa americana - mostrano
tentativi dell'industria d'influenzare le posizioni
dell'Amministrazione. Ricordiamo che il Congresso chiedeva di avere
accesso alle minute di tutti gli incontri preparatori tra la task force
di Cheney e le aziende. Una delle organizzazioni che chiedeva la
pubblicazione dei documenti, Judicial watch, sostiene che il
fatto che
i testi forniti contengano cosi' poche informazioni dimostra che
l'Amministrazione continua a fare ostruzionismo. (fonte Ansa)
Fatti e perché
Cronaca degli eventi
Le discussioni del vice presidente Dick Cheney con i dirigenti
della Enron non saranno rivelate al Congresso. Il presidente George
Bush, tramite il portavoce Ari Fleischer, ha ribadito che
"in gioco vi sono principi che vanno ben oltre" la vicenda
della Enron. Non vuole "creare un precedente" che potrebbe
minare in futuro la capacità di un presidente Usa (o del suo numero
due) di discutere in modo confidenziale qualsiasi argomento con esperti
e collaboratori.
Tramite il Gao (il suo braccio investigativo) il Congresso aveva chiesto
a Cheney le minute delle sei discussioni avvenute l'anno scorso tra il
vicepresidente (incaricato di plasmare la nuova politica energetica
dell'amministrazione Bush) e i dirigenti della Enron.
Il sospetto dei democratici è che la compagnia texana (la maggior
finanziatrice elettorale di George Bush) sia riuscita a ottenere una
politica energetica nazionale tagliata sulle sue esigenze. E che alla
vigilia della bancarotta abbia sollecitato l'aiuto della Casa Bianca.
Nel mirino delle indagini c'è anche la distruzione di migliaia di
documenti da parte delle Enron e della compagnia contabile Andersen (che
doveva vigilare sui bilanci, risultati
truccati). Il capo della Andersen ha ammesso che l'azienda ha perso
clienti a causa della vicenda: "Ma sopravviveremo", ha
aggiunto.
12 febbraio 2002: Lay alla sbarra
L'ex presidente della Enron Kenneth Lay invocha il Quinto
Emendamento della Costituzione che autorizza a non rispondere a domande
che potrebbero portare alla sua incrimninazione.
Parecchi leader del Congresso intervistati dalle tv americane nei talk
show della domenica precedente alla deposizione avevano detto chiaro e
tondo di non credere alla testimonianza giurata dell'amministratore
delegato della Enron Jeffrey Skillings e hanno suggerito che
potrebbe essere incriminato per spergiuro. I parlamentari avevano
contestato le dichiarazioni di Skellings e avevano anche affermato che
non avrebbero avuto nessuna pietà nell'interrogatorio dell'ex
presidente della società petrolifera Kenneth Lay a cui è stato
intimato di presentarsi a deporre oggi. Anche per questo, forse, la
decisione di Lay di appellarsi al quinto emendamento.
Dopo una settimana di audizioni i parlamentari hanno detto di avere
forti indicazioni di illegalità connesse con le azioni che hanno
portato al fallimento del colosso petriolifero. Jim Greenwood,
deputato repubblicano della Pennsylvania e il suo collega Billy
Tauzin hanno detto alla Cbs che non credono a Skillings. Tauzin,
un altro repubblicano, non ha escluso che Skillings possa essere
incriminato per spergiuro: "Potrebbe succedere. Non puoi
presentarti al Congresso, giurare di dire la verità, e poi non dire la
verita".
5 febbraio 2002: Lay svanisce nel nulla
Non si hanno notizie dell'ex presidente e amministratore delegato della Enron.
Lo ha annunciato la Commissione servizi finanziari della Camera dei
rappresentanti, davanti alla quale il manager sarebbe dovuto comparire
per essere ascoltato sulla vicenda. Lay si sarebbe presentato
spontaneamente a testimoniare, poi ha fatto marcia indietro. Ora non si
sa dove sia.
4 febbraio 2002: Lay non testimonia
L'ex presidente della Enron Kenneth Lay ha annullato la prevista
testimonianza che avrebbe dovuto rendere al Congresso americano perché
le audizioni avrebbero preso un tono "persecutorio". In una
lettera al Senato, il legale di Lay, Earl Silbert, scrive:
"Ho consigliato a Lay di ritirare la sua precedente accettazione
del vostro invito.Lay non può partecipare a un procedimento le cui
conclusioni sono state raggiunte prima che Lay abbia avuto l'opportunità
di essere ascoltato".
La prima vittima
L'ex vice presidente della Enron John Clifford Baxter si è
suicidato il 25 gennaio. Il corpo di Baxter, 43 anni, è stato trovato
all'interno di una vettura alla periferia di Houston, dove si trova il
quartier generale della compagnia. La morte è avvenuta con un colpo di
pistola alla testa, ha detto un portavoce della polizia. Accanto al
cadavere è stato ritrovato un messaggio di suicidio.
Al momento non si sa se la morte sia ricollegabile alle vicende
giudiziarie che hanno travolto la compagnia; ma già si parla di giallo.
Baxter - che aveva cominciato a lavorare per la società nel 1991 - è
stato vice presidente fino al maggio 2001. Aveva lasciato il suo
incarico di vicepresidente nel maggio 2001 alcuni mesi prima della
bancarotta del gigante dell'energia. Baxter aveva spiegato a suo tempo
di essersi dimesso dalla Enron perché voleva "trascorrere più
tempo con la famiglia".
Enron e la guerra
Lo scandalo americano potrebbe presto rivelarsi ben più vasto del
celebre Watergate che travolse Richard
Nixon nel 1974. Nell'estate 1998 Clinton superò lo scandalo
Lewinsky anche "grazie" alla rappresaglia contro le postazioni
di Osama Bin Laden
in Sudan
e Afghanistan.
Secondo molti osservatori Usa Bush junior starebbe valutando come e
contro chi proseguire la guerra anti terrorismo, in modo da distogliere
l'opinione pubblica Usa dalla vicenda Enron. Il "favorito"
rimane sempre Saddam
Hussein...
Cos'è la Enron
E' un gruppo industriale texano, uno dei più grandi in campo energetico
negli Usa. Nasce nel giugno 1985 dalla fusione della Houston Natural
Gas con InterNorth. L'azienda texana diverrà la prima
azienda nel settore dell'energia. Fondatore e amministratore delegato
della nuova società è Kenneth Lay. Dal 1996 al 2000 le riviste Forbes
e Fortune lodano la Enron per essere la società americana più
innovativa. Nel 2000 il Financial Times la proclama
"industria energetica dell'anno". Negli anni Ottanta l'impresa
ha un giro d'affari inferiore ai cinque miliardi di dollari. Nel 2001
supera i 130 miliardi di dollari. Il prezzo delle azioni aumenta dieci
volte. La Enron tocca il settimo posto nella lista delle più grandi
aziende del mondo.
Sito ufficiale della Enron
Lo stile Enron
E' uno stile d'assalto, teso a sfruttare in pieno la deregulation in
campo economico attuata negli anni Ottanta da Ronald
Reagan. L'obiettivo è quello di creare una rete mondiale di
gasdotti che assicuri rifornimenti velocissimi e transazioni rapide. Con
l'avvento di internet la strategia si fa ancora più aggressiva. Anche
le informazioni devono circolare in tempo reale, per battere la
concorrenza e superare le lungaggini burocratiche. Layexecutive hanno
meno di trent'anni. Guadagnano stipendi favolosi (più di 500mila
dollari l'anno), lavorano più di 12 ore al giorno e non mettono mai la
cravatta.
Gli errori strategici
Alla fine degli anni Novanta la Enron punta sulle telecomunicazioni,
sulla televisione via cavo, sulle assicurazioni antigrandine.
L'ambizione è globale e universale: occuparsi di tutto ovunque. I
clienti sono sparsi in tutti e cinque i continenti. Ma gli investimenti
risultano fallimentari. La Enron comincia ad accumulare debiti cinque
volti superiori al capitale. Per trovare ancora credito maschera il
deficit in modo "creativo": nasconde le perdite in un giro di
società di comodo chiamate con i nomi dei personaggi di Guerre
stellari. Ad esempio, Jedi sta per Joint energy
development investment.
Cronistoria di una crisi
Il dramma in due mesi
16 ottobre 2001. La società diffonde i dati di bilancio relativi al
terzo trimestre con una perdita di 1,2 miliardi di dollari.
22 ottobre 2001. L'autorità di controllo dei mercati finanziari Usa
apre un'inchiesta. Secondo indiscrezioni giornalistiche, la società
negli ultimi 5 anni avrebbe infatti occultato dai propri bilanci una
cifra pari a 600 milioni di dollari.
10 novembre 2001. La società Dinegy, concorrente della Enron,
annuncia l'acquisto della società texana in un'operazione del valore
totale di 7,8 miliardi di dollari.
28 novembre 2001. Dopo il crollo in borsa della Enron, i cui titoli in
giornata perdono l'85,16 per cento, salta la fusione tra Dynegy ed Enron.
29 novembre 2001. Il presidente della Commissione all'Energia e al
Commercio della Camera Usa dispone un'indagine sulla vicenda.
La bancarotta
Il 2 dicembre 2001 la Enron presenta i documenti previsti dalla
procedura del Chapter 11 per la protezione dalla bancarotta per
se stessa e per le sue 14 sussidiarie. Licenziati 4.000 dipendenti. È
la più clamorosa bancarotta della storia Usa. Nel corso del 2001 ha
bruciato 60 miliardi di dollari, mandando in rovina decine di migliaia
di piccoli risparmiatori che avevano investito in azioni Enron,
precipitate da 86 dollari a 26 centesimi. Divorate anche le pensioni di
11 mila dipendenti costretti a investire esclusivamente nel fondo di
previdenza aziendale.
Il 15 gennaio 2002 il titolo viene sospeso da Wall Street, e alle
migliaia di investitori e dipendenti non resta niente in mano.
L'indagine
Il 10 gennaio il ministero della giustizia Usa apre un'inchiesta penale.
Il ministro della giustizia John Aschroft si auto esclude
dall'inchiesta giudiziaria per un possibile conflitto di interessi. Il
caso Enron rischia infatti di coinvolgere l'amministrazione Bush.
L'accusa
I vertici della Enron sapevano benissimo del disastro imminente. I capi
- i 29 massimi dirigenti che hanno venduto le azioni in qual periodo -
hanno messo in tasca 1,3 miliardi di euro grazie alle stock options
esercitate al momento più opportuno. I dipendenti hanno invece perso
tutto.
Distrutti i documenti
La Security exchange commission (Sec, l'equivalente statunitense
della Consob), che sta conducendo una propria inchiesta sulla
bancarotta della Enron, ha rivelato che alcuni dirigenti della Arthur
Andersen, una delle principali società di certificazione al mondo,
hanno ammesso di aver distrutto un numero consistente di documenti
("forse migliaia") relativi alla Enron.
La Andersen certificò una situazione contabile che non rispondeva al
vero, ignorando perdite che stavano raggiungendo il miliardo di euro.
Come è scoppiato lo scandalo
E' stato un deputato democratico della California, Henry Waxman,
a sollecitare informazioni sulla serie d'incontri. Dopo l'11 settembre e
della guerra antiterrorismo,la vicenda dei contatti ravvicinati
Cheney-Enron era passata relativamente inosservata.
Poi è arrivata una giornalista di Fortune . 31 anni, pochi di più
di
quanti ne avevano Bob Woodward o Carl Bernstein all'epoca
del
Watergate e, della coppia Woodward-Bernstein, è decisamente più
carina. Bethany McLean, l'anno scorso svela l'Enron-gate: per
dieci mesi il suo scoop rimane lettera morta. Dieci anni fa Bethany
divenne la prima giornalista ad accorgersi che nei conti della Enron
c'era qualcosa che non andava: il fatto più eclatante - aveva scritto
su Fortune - era l'assenza di cruciali informazioni nei rapporti
finanziari sulla salute dell'azienda. "Il titolo Enron è
sopravvalutato", era stato il titolo andato in stampa nonostante le
furiose pressioni dei vertici di Houston per bloccarne la pubblicazione.
L'amministratore delegato del colosso energetico Jeffrey Skilling
l'aveva accusata di giornalismo scorretto per non aver fatto ulteriori
ricerche. Tre top manager della società si erano recati appositamente a
New York per convincere la rivista che Bethany aveva torto.
Si era mosso perfino il presidente Kenneth Lay che aveva alzato
il telefono per chiamare il direttore di Fortune Rik Kirkland:
McLean - era stata la sua tesi - si era fidata di una fonte interessata,
qualcuno che avrebbe guadagnato se il prezzo delle azioni Enron fosse
sceso.
La difesa di Cheney
Il vicepresidente Dick Cheney ha ammesso subito d'avere avuto
(personalmente o tramite i suoi collaboratori) quattro incontri con i
responsabili dell'azienda, l'ultimo pochi giorni prima dell'annuncio
della riduzione del capitale azionario di 1,2 miliardi di dollari, quasi
1,4 miliardi di euro. Coi responsabili della Enron, Cheney e i suoi
collaboratori discutevano la politica energetica dell'Unione, di cui il
vice del presidente George
W. Bush è responsabile.
Bush. Cosa c'entra?
La Enron ha versato oltre 700 mila euro per la campagna elettorale di George
W. Bush. L'aereo con cui il candidato repubblicano si spostava da
uno Stato all'altro era proprietà della Enron, noleggiato ad un prezzo
simbolico. Il presidente della società, Kenneth Lay ha versato a
Bush il massimo consentito dalla legge sui finanziamenti elettorali. Non
solo, ma ha organizzato una cena di petrolieri che ha fruttato oltre un
milione di euro. Bush e Ley sono amici: il presidente lo chiama
affettuosamente "Kenny Boy" e si fa chiamare George. Durante
la campagna elettorale Lay arrivò a inviare una circolare in cui
sollecitava tutti i dipendenti della Enron a dare un contributo: 5mila
dollari a testa i dirigenti, 500 i funzionari, 50 gli impiegati.
Bush sapeva?
Quello che interessa l'opinione pubblica è sapere se l'amministrazione
Bush fosse o no a conoscenza del disastro imminente del colosso
energetico. Dopo aver in precedenza negato, giovedì 10 gennaio 2002 la
Casa Bianca ha ammesso l'esistenza di vari incontri tra dirigenti della
società ed esponenti del governo Bush, compreso il vicepresidente Dick
Cheney. Il portavoce del presidente Ari Fleisher ha reso noto
che il presidente della Enron (si dimette il 23 gennaio 2002) Kenneth
Lay ha chiamato direttamente, lo scorso autunno, il segretario al
Tesoro Paul O'Neill e il segretario al Commercio Don Evans
per esporgli i problemi finanziari della sua azienda. Sia Cheney che il
presidente Bush sostengono di non aver "mai parlato con Lay della
situazione finanziaria del gruppo". Il presidente americano rivela
che anche sua suocera ha perso soldi nel colossale crack del gigante
energetico Enron. "Quel che mi indigna è che i dipendenti della
Enron non conoscevano tutti i fatti. Perfino mia suocera aveva comprato
azioni Enron l'estate scorsa e ora non valgono nulla", ha detto.
Bush non ha precisato quante azioni avesse acquistato Jenna Welch,
la madre della first lady Laura, ma ha aggiunto che "non conosceva
neppure lei tutti i fatti" relativi alla barcollante situazione
finanziaria del colosso energetico
27 gennaio 2002. Coinvolto l'"altro Bush"?
Lo scandalo della Enron lambisce Jeb Bush, il governatore
repubblicano della Florida, avrebbe intrattenuto contatti pericolosi con
i top manager del gigante energetico al centro del primo
intrigo-politico finanziario dell'amministrazione di suo fratello.
Nel discorso sullo stato dello stato Jeb ha evitato accuratamente ogni
riferimento alla Enron nonostante il fondo pensioni dello stato della
Florida abbia perso 335 milioni di dollari nel crollo del colosso
dell'energia. Ma i suoi avversari politici sono stati pronti a scoprire
i primi altarini: dai generosi finanziamenti da parte di
dirigenti Enron ai forzieri elettorali del governatore e dei suoi
compagni di partito, alla raccolta di fondi a Houston a cui lo stesso
Jeb ha partecipato a casa di Richard Kinder,
l'ex presidente della Enron.
Un quasi ministro...
Subito dopo la vittoria, Bush propone a Lay il Ministero del Commercio.
Il presidente della Enron rifuta, a quanto pare, perché lo
"stipendio di ministro era troppo basso". Ma nello staff di
Bush ci sono comunque uomini della Enron. Il consigliere economico del
presidente, Lawrence Lindsey e il ministro del Commercio con
l'Estero Robert Zoellick sono stati in passato consulenti della
Enron. Il capo gabinetto del vicepresidente Cheney Lewis Libby e
il segretario della Difesa aggiunto Thomas White erano importanti
azionisti del gruppo.
Bush rivede il sistema pensionistico
Lo stesso Bush ha detto di aver dato ordine ai segretari al Tesoro e al
Commercio di dare il via ad una prima revisione del sistema
previdenziale Usa sull'onda del caso Enron. Si tratta di
"analizzare le leggi e le regole del sistema pensionistico per
vedere gli effetti della corrente legislazione sul duro lavoro degli
americani e per stilare delle raccomandazioni al fine di riformare il
sistema, per essere sicuri che la gente non rischi di perdere i propri
sudati risparmi come, per esempio, può succedere in caso di
bancarotta". Il secondo passo, secondo Bush, dovrebbe essere quello
di affidare al Tesoro, alla Fed, alla Sec e alla Commodity Futures
Trading Commission il compito di rivedere le regole sulla rivelazione
dei segreti azionari. "C'è la necessità di rivedere l'intera
legislazione sulla rivelazione dei segreti azionari, per essere sicuri
che l'azionista americano, o meglio qualsiasi azionista sia
protetto".
Enron, Casa Bianca e Democratici
La crisi energetica del 2001
Pochi mesi dopo il suo insediamento, Bush deve fronteggiare una crisi
energetica gravissima. Crea allora una task force presieduta dal
vice Dick Cheney
con il compito di consultare industriali, organizzazioni ambientaliste e
sindacali. Ma Cheney consulta solo gli esperti della Enron. La cosa
insospettisce il Congresso che chiede (inutilmente) i verbali degli
incontri a Cheney.
Enron e Casa Bianca: un amore antico
Lay si avvicina alla Casa Bianca quando è presidente George
Bush Sr., il padre di George W.. Convince il segretario di Stato
James Baker ad entrare nel consiglio d'amministrazione della
Enron non appena lascerà il governo. Subito dopo la guerra contro l'Iraq
Baker vola in Kuwait e assicura all'Enron contratti vantaggiosi con gli
sceicchi appena tornati al potere. Poi Bush è battuto da Bill
Clinton nelle elezioni del 1992. Lay si accorda anche con il
nuovo presidente: nel 1995 Clinton minaccia di interrompere gli aiuti al
Mozambico se la Enron non otterrà l'appalto in esclusiva degli
oleodotti. Detto, fatto.
Soldi anche ai democratici
Secondo il Washington Post la Enron ha finanziato soprattutto i
repubblicani (destinatari del 73 per cento dei finanziamenti), ma ha
dato denaro anche ai democratici. Nella campagna elettorale del 2000 il
partito democratico avrebbe ricevuto 532mila dollari di contributi
liberi (il cosiddetto soft money non sottoposto a regole precise)
dalla società di Houston. Tra i beneficiati dalla Enron anche il
senatore Jospeh I. Lieberman, oggi presidente della Commissione
del Senato sugli affari governativi, l'organo che guida l'inchiesta
parlamentare sul collasso Enron.
Curiosità e numeri
Enron diventerà un film
La casa di produzione americana Artisan Entertainment ha
cominciato a sviluppare un progetto per portare agli spettatori l'ascesa
e la clamorosa caduta del gigante dell'energia. Il progetto sarà
sviluppato da Lowell Bergman, il produttore televisivo
interpretato da Al Pacino nel film The Insider, e dovrebbe essere
pronto per il 2003. La storia approderà sul piccolo schermo,
probabilmente come una miniserie di alcune ore di lunghezza.
L'idea centrale è quella di non insistere sui dettagli finanziari della
vicenda puntando invece sulle personalità: i dipendenti che sono stati
rovinati dalla inaspettata bancarotta, i dirigenti che hanno intascato
miliardi.
La scenaggiatura sarà basata sui documenti resi pubblici, sulle
testimonianze al Congresso e soprattutto sui racconti di alcuni dei
protagonisti.
I produttori del film, che non ha ancora un titolo, sperano di
assicurarsi in esclusiva la collaborazione di alcuni dei personaggi
centrali dello scandalo. (Ansa)
Antonello Sacchetti
http://www.montescudaio.com/fabio/stories/2003/01/10/dopoenronNonParlateAlContr.html