Michel
Collon
Poker menteur – les grandes puissances, la
Yougoslavie et les
prochaines
guerres
Edizioni
EPO, Bruxelles, 1998, pp. 380 - editions@epo.be
(BOZZE CHE PREPARANO IL LIBRO, n.d.r.)
Introduzione
e capitolo I
(traduzione
di pp. 7-48, senza immagini)
Al
rimpianto Sean Gervasi (USA), che ha lottato così coraggiosamente per la verità
e la pace
A
tutte le vittime di questa guerra, qualunque sia la loro nazionalità
Qualche campanello suonava ... Quello che ci raccontavano era o troppo
semplice oppure troppo complicato. Cosa ci veniva nascosto in questo bluff,
machiavellico e omicida?
Governi e mezzi di comunicazione ci dicevano che questa guerra in
Jugoslavia era semplice. Tutto era colpa degli aggressori serbi e le grandi
potenze furono, sembrava, sorprese da questa esplosione del paese. Allora perché
nascondere che Bonn - da almeno 12 anni - sosteneva, finanziava e persino armava
i nazionalisti croati che preparavano la secessione?
Oppure si metteva tutto sul conto dei famosi "secolari odi
etnici": Serbi, Croati e Mussulmani non avrebbero mai potuto vivere insieme
in pace. Cosa che gli storici smentivano
"Nazionalismo"? Esatto, ma da dove proveniva e perché
esplodeva proprio adesso? Domanda importante per noi tutti, perché in questi
periodi di crisi nazionalismo reazionario e razzismo proliferano ovunque. In
breve questa spiegazioni semplicistiche non spiegavano niente. La chiave del
mistero era altrove.
Guardandola più da vicino questa guerra appariva invece molto
complicata. Anche incomprensibile. Ci dicevano, per esempio, che le grandi
potenze si disinteressavano della Jugoslavia dove non c'era petrolio. Ma allora
per qual motivo gli Stati Uniti facevano pressioni sul dirigente mussulmano
Alija Izetbegovic perché non firmasse alcun piano di pace per far così
prolungare la guerra? E per qual motivo quegli stressi Stati Uniti finirono per
imporre a Dayton un piano che essi stessi avevano rifiutato tre anni prima?
Incomprensibile? Solo se si accetta la versione ufficiale dei media come
fosse oro colato. Perché le guerre non cominciano con delle bombe, ma con delle
menzogne. Dunque, come il nostro "Attention, medias!" questo libro
comincia col verificare quello che ci hanno detto le televisioni ed i giornali
americani, francesi, belgi ... Il primo capitolo ci mostrerà che le menzogne
dei mezzi di comunicazione sono state altrettanto enormi come di quelle
dell'epoca della guerra del Golfo. Svelerà il meccanismo e gli scopi di questa
disinformazione. È indispensabile togliere questo velo. Possiamo forse
continuare a tollerare che ci si menta in lungo e in largo ad ogni intervento
militare?
I capitoli seguenti esporranno quanto ci è stato nascosto: i veri
interessi delle grandi potenze. E le loro manovre segrete lungo tutti questi
quattro anni di guerra. Poi analizzeremo da dove vengono questi famosi
"nazionalismi". Che interessi economici e finanziari nascondono?
Infine trarremo delle conclusioni generali ... Questa guerra verrà rilanciata?
L'Europa si jugoslavizza? Quali guerre ci minacciano?
Perché la Jugoslavia è servita come laboratorio. Non siamo noi a dirlo,
bensì il Segretario generale della NATO, Javier Solana: "L'esperienza
acquisita in Bosnia potrà servire da modello per delle operazioni future della
Nato". Dove si preparano a fare la guerra?
Ma altri paesi non sono più importanti nell'attualità che la
Jugoslavia? La questione non è questa. Ci facciamo manipolare saltando
superficialmente da un paese all'altro e seguendo l'ordine del giorno impostoci
dai mezzi di comunicazione dominanti. O meglio, dai governi. Diamoci il tempo di
studiare il caso di questo specifico paese. Spazzando via l'insieme delle
menzogne mediatiche, e scoprendo le vere poste in gioco, ci doteremo dei mezzi
per capire i conflitti che verranno: Europa dell'Est, ex URSS, Asia Centrale,
Africa, Medio Oriente, forse Cina ...
La crisi economica porta alla guerra? C'è un rapporto tra quello che
viviamo oggi, cioè disoccupazione, estensione della miseria, malcontento
sociale, e quello che predicono intuitivamente persone che hanno già molto
vissuto: "Tutto questo finirà con una guerra!". Non dobbiamo forse
inquietarci quando, in poco note riviste specializzate, alcuni strateghi
ufficiali scrivono che la guerra nei Balcani e gli scontri tra grandi potenze
somigliano a quanto aveva preceduto la Prima guerra mondiale?
Per tutte queste ragioni questa guerra ci riguarda da vicino. In qualche
modo siamo tutti Jugoslavi. Non è mai troppo tardi per capire, non è mai
troppo tardi per difendere la pace.
1.
TEST SUI MEDIA: QUANTO VALE LA NOSTRA INFORMAZIONE?
La
Jugoslavia, un paese "indivisibile"
Dopo questo diluvio di informazioni, alla fin fine, cosa sappiamo della
Jugoslavia? Un test realizzato personalmente ci ha dimostrato questo: anche le
persone che si sono interessate molto non hanno mai ricevuto i dati storici e
geografici di base che permettessero di comprendere il dramma ...
*
Occupata per secoli da imperi rivali la Jugoslavia ha visto le sue popolazioni
divise, deportate, convertite a forza, mescolate in una vera ... macedonia di
nazionalità.
*
dal 1945 al 1991 la Jugoslavia era composta da sei repubbliche, più due
provincie autonome che facevano parte della Serbia.
*
Spezzare la Jugoslavia in Stati "etnici" non ha senso. Per esempio su
8 milioni di serbi solamente 5,8 di essi vivevano in Serbia nel 1991. Gli altri
risiedevano in Croazia, Bosnia ecc. Sono stati presentati come invasori mentre
essi, di fatto, vivevano in quelle terre da molti secoli.
*
Nel 1943 una commissione jugoslava aveva tracciato in maniera meticolosa le
frontiere delle nuove repubbliche, dopo studi ed inchieste. Milovan Djilas era
l'ultimo membro vivente di questa commissione: "Le popolazioni sono
estremamente mescolate. Ma frontiere pure e rigide su un piano etnico sono
impossibili e non solo nei Balcani, ma in tutta l'Europa".
*
La carta mostra: nessuno stato "monoetnico" poteva essere costituito
senza giganteschi trasferimenti di popolazioni. O senza il loro massacro. Le
guerre in Jugoslavia mostrano cosa può accadere nel mondo intero quando il
nazionalismo e l'etnicismo diventano armi politiche.
**
Carta etnica di pag. 11 da inserire
BOSNIA,
LA REPUBBLICA PIU' MISTA
*
La Bosnia era la repubblica più "mista" della Jugoslavia: 43 % di
"Mussulmani", 31 % di Serbi, 17% di Croati e 7% di Jugoslavi (persone
figli di matrimoni misti o che desideravano superare le nazionalità
particolari).
*
I mussulmani non presentano alcuna differenza "etnica" o linguistica
con le altre nazionalità della Bosnia, Si tratta di Serbi o di Croati che da
lungo tempo si sono convertiti alla religione mussulmana, sotto l'influenza
dell'occupazione ottomana.
*
Nel 1967 Tito decise che questi mussulmani -ma non quelli delle altre
repubbliche (Macedonia, Kosovo, Montenegro ...) diventassero una nazione, quindi
Mussulmani con la maiuscola. È un fatto praticamente unico nella storia: una
religione fonda una nazione. Come se i protestanti di Francia o i cattolici
d'Inghilterra diventassero una "nazionalità"!
*
La Bosnia non è mai stata uno Stato. Salvo per un brevissimo periodo alla fine
del quattordicesimo ed all'inizio del quindicesimo secolo. Anticamente è stata
una provincia dell'impero turco, prima, poi di quello Austro-Ungarico, infine
della Jugoslavia.
*
Non esistevano quindi dei "Bosniaci" in Bosnia. Solamente dei Serbi,
generalmente ortodossi, dei Croati (cattolici) e dei mussulmani d'origine serba
o croata.
*
In questo libro scriveremo "Mussulmani" con la maiuscolo per indicare
i nazionalisti mussulmani.
"Nessun
territorio è omogeneo"
"In
Bosnia non esiste parte del territorio estesa in maniera significativa che sia
etnicamente omogenea. Repubblica più eterogenea delle altre, la Bosnia riunisce
31,3 % di Serbi, 17,3 % di Croati e 43,7% di Mussulmani. Definire delle
divisioni etniche significa ridurre il 40% della popolazione al rango di
minoranza. Una simile disposizione ridurrebbe considerevolmente i diritti
politici e civili di queste persone (dr: questo testo è stato scritto
all'inizio del 1992).
Una città come Banja Luka diverrebbe immediatamente serba, e Sarajevo
mussulmana; ma Banja Luka è un antico luogo storico mussulmano e Sarajevo, con
150.000 abitanti serbi, è la terza città serba del mondo. Da questa proposta
di Lisbona i Croati diverrebbero una minoranza a Mostar dove rappresentano il
40% della popolazione"
Tihomir
Loza, giornalista di Sarajevo, sulla rivista "Babel" (Francia) giugno
1992, p. 37
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"L'ONU
offre aiuto alla pulizia etnica"
"In Croazia l'ONU mette a disposizione degli autobus per evacuare i
Serbi della Slavonia occidentale, offrendo così assistenza alla pulizia etnica
(effettuata dai Croati) esattamente come aveva fatto in Bosnia Erzegovina
all'epoca dell'espulsione dei Mussulmani".
Magyar
Szo, giornale della minoranza ungherese del Nord della Serbia, citato in "Courier
international", 1.6.1995
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"Il
potere etnico causa dell'escalation"
La formula del governo tripartitico in Bosnia Erzegovina è fondato sulla
teoria dei tre popoli costitutivi e del loro diritto a stabilire un potere
etnicamente basato sui territori ove sono maggioritari. Questa formula non ha
portato alla pacificazione. Gli appetiti dei rappresentanti dei partiti non
hanno fatto altro che aumentare e il loro governo è divenuto la causa
fondamentale dell'escalation dei conflitti e delle rivalità".
Muhamed
Filipovic, professore di filosofia a Sarajevo, dirigente dell'organizzazione
Mussulmana bosniaca (opposizione), febbraio 1992
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"La
Bosnia poteva esistere solo all'interno della Jugoslavia"
"L'esistenza della Bosnia era possibile solo all'interno della
Jugoslavia. In quel quadro Serbi bosniaci e Croati bosniaci potevano coabitare
senza interessi ed esigenze particolari e non essere spinti verso la loro
"madre patria" e tutti gli altri abitanti potevano vivere in pace.
La fine della Jugoslavia ha significato che i diversi gruppi della
popolazione potevano essere nuovamente opposti fra loro in funzione delle lotte
di potere delle rispettive borghesie, cosa che costituisce, per la Bosnia, una
catastrofe senza pari. Soprattutto per quelli che non intendono parteggiare per
gli uni o per gli altri".
Renate
Hennecke, avvocato, sul settimanale "KAZ" (Germania), novembre 1995
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"Non
esistono né città Serbe né città Mussulmane"
"Un fattore importante: il cosmopolitismo di tutte le città. Non
esistono città serbe o mussulmane, anche se i mussulmani sono leggermente più
urbanizzati degli altri due popoli. Del resto, anche considerando l'insieme,
città e campagne, non esiste neppure una regione etnicamente omogenea, al
massimo si può notare una dominanza, come la preponderanza croata
nell'Erzegovina occidentale, o serba nell'Erzegovina orientale, come la
"sacca" mussulmana del nord-ovest. Malgrado ciò, la mescolanza e la
coesistenza rimangono ovunque la regola".
Jean-Arnault,
rivista "M" (Francia) ottobre 1992, p. 52
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"Dividere
era assurdo e criminale"
"Impossibile separare le nazionalità senza provocare pulizie
etniche. Pretendere di dividere la Jugoslavia è altrettanto assurdo come
dividere Bruxelles in comuni fiamminghi, francofoni, arabi, spagnoli, italiani
ecc. Assurdo e criminale. Tuttavia è questo che hanno fatto la Germania, poi
l'Europa e gli Stati Uniti, imponendo l'indipendenza della Slovenia e della
Croazia nel 1991, della Bosnia nel 1992".
Michel
Collon, "Solidaire" (Belgio) 6 settembre 1995.
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**
cartina delle etnie da inserire dopo la parte scritta
CHI
ABITAVA DOVE?
*
Questa carta della Bosnia si basa sulle cifre del censimento ufficiale
realizzato nel 1991, quindi poco prima della guerra. Indica per ogni comune la
nazionalità maggioritaria. In blu i Serbi, in bruno i Croati, in verde i
Mussulmani. I Serbi, per la maggior parte contadini, occupano l'area più
estesa.
*
Maggioritario significa almeno 51 %, ma non significa unico. Quindi i comuni
sono ben più misti di quanto lo indichi questa carta.
*
Si vede che tutte le maggiori città -color malva- sono plurinazionali (non
hanno maggioranze assolute).
*
Così dunque, dividere la Bosnia, era inevitabilmente isolare delle comunità,
"purificare" delle regioni intere e preparare deportazioni di massa.
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TEST
SUI MEDIA: quanto vale la nostra informazione?
-
Warren Christopher (ministro US degli esteri, ai negoziati di Ginevra): È colpa
vostra, di voi europei, voi avete permesso che i Serbi invadano la Bosnia!
-
David Owen (mediatore europeo): Ma ci vivevano!
-
Warren Christopher: Da molto?
-
David Owen: Da sempre. (1)
Da dove deriva questo errore di Christopher? Dal fatto che gli organi
d'informazione occidentali hanno costantemente presentato i Serbi come
aggressori venuti dall'esterno per attaccare la Bosnia. Questo dialogo
surrealista mostra che, se un ministro occidentale, se vuole comprendere una
situazione politica, non dovrebbe leggere i giornali. Noi, del resto,
ugualmente.
Le forze nazionaliste mussulmane di Izetbegovic venivano presentate come
le vittime. Questa è la prima menzogna mediatica, il primo atto di una
colossale campagna di manipolazione dell'opinione pubblica. Di fatto una doppia
campagna. Da una parte demonizzare i "nostri" avversari, i
nazionalisti serbi. Dall'altra parte angelizzare i "nostri" protetti,
i nazionalisti croati di Tudjman ed i nazionalisti
mussulmani di Izetbegovic. Angelizzazione e demonizzazione viaggiano
obbligatoriamente in coppia.
___________________________________________
affianco
Come
si può aggredire il proprio paese?
Il
generale Charles G. Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell'US European
Command dal novembre 1992 al luglio 1995. Dopo l'uscita di scena ha scritto:
"Le
opinioni che ho sviluppato mi derivano dall'aver visto questa guerra da vicino,
praticamente costantemente, in tutto il suo lerciume. Queste opinioni divergono
dalla maggior parte delle opinioni tradizionali di Washington ... Tutte le
fazioni della ex Jugoslavia hanno perseguito il medesimo obiettivo - evitare di
ritrovarsi come minoranza in Jugoslavia o in qualunque altro stato le succedesse
- e tutte hanno usato i mezzi disponibili per realizzare questo scopo. In questa
atmosfera di paura, di incertezza e di rinascente nazionalismo, prima quelli
della Croazia, poi i Serbi di Bosnia - con il sostegno serbo -hanno imbracciato
le armi per fare quello che il riconoscimento internazionale aveva fatto per i
Croati di Croazia ed i Mussulmani di Bosnia: assicurarli che non sarebbero stati
una minoranza in uno stato sentito ostile ...
Infatti
molta parte di quelli che Zagabria considera territori occupati sono in effetti
terre occupate dai Serbi da più di tre secoli, da quando l'Austria imperiale ha
posto i Serbi sulla frontiere (Krajina) per proteggere i bottegai di Vienna e di
Zagabria contro gli Ottomani
La
stessa cosa vale per i territori serbi della Bosnia, quello che i mezzi
d'informazione dell'Occidente chiamano il 70 % della Bosnia conquistato dai
ribelli serbi. Non c'erano che 500 mila Serbi in meno dei Mussulmani in Bosnia
al momento dell'indipendenza, ed i Serbi erano soprattutto contadini e
proprietari delle maggiori aree. In una parola, i Serbi non cercano di
conquistare nuovi territori, ma di conservare quelli che appartengono già
loro"
Foreing
Affairs (USA) settembre-ottobre 1995
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DEMONIZZAZIONE
ED ANGELIZZAZIONE: sei bugie mediatiche che nascondono le reali cause.
Il nostro libro "Attention, medias! manuel anti-manipulationa"
descriveva, partendo dall'esempio della guerra del Golfo, i processi di
disinformazione utilizzati dai mezzi d'informazione occidentali. Particolarmente
la demonizzazione dell'avversario, processo che priva l'opinione dei mezzi di
comprendere i veri scopi economici e strategici di una guerra. Rimandiamo a quel
libro, soprattutto al capitolo 3 sulla demonizzazione (1) Anche se la situazione
Jugoslava è più complessa, vi si ritrovano gli stesi metodi. Analizzeremo le
sei tappe fondamentali di questa campagna:
1.
Il mito degli invasori
2.
i crimini dei "nostri amici" vengono tenuti nascosti
3.
messa in scena attorno a Sarajevo
4.
la demonizzazione se ne frega dei fatti
5.
la demonizzazione di tutto un popolo
6.
silenzio su un regime che spara sulla propria stessa gente.
In questo primo capitolo ci limiteremo a dimostrare l'ampiezza della
disinformazione. Alcuni aspetti non potranno essere approfonditi e compresi
completamente se non nei capitoli successivi.
MENZOGNA
MEDIATICA n. 1: il mito degli invasori
Come hanno presentato i mezzi di comunicazione principali la situazione
della Bosnia? Come un'aggressione operata dai Serbi venuti dall'esterno, dalla
Serbia (capitale Belgrado), che attaccavano un paese confinante nel quale non
avevano alcun motivo di essere. In alcuni media, più distinti, si parlava di
una minoranza serba appoggiata dall'esterno da Belgrado. Ma senza rifiutare il
mito degli "invasori". Questo mito nascondeva due elementi essenziali.
Primo elemento: la Jugoslavia era un paese multietnico e multiculturale,
una vera macedonia di nazionalità (guardate le carte che vi presentiamo),
impossibile da "suddividere". Quando le grandi potenze hanno imposto
questo spezzettamento con i loro piani di suddivisione Vance-Owen e altri, il
tutto non poteva portare dunque che alla guerra civile, alle pulizie etniche ed
alle deportazioni di massa. Secondo elemento: i Serbi non erano degli aggressori
venuti da un altro paese, essi hanno semplicemente, quando sono scoppiate le
ostilità, preso il controllo dei territori sui quali abitavano da molti secoli
e di alcuni punti strategici.
Per imporre questo mito degli "aggressori esterni", mezzi di
comunicazione come TF1, Le monde, Libération ed altri hanno usato costantemente
un linguaggio ingannatore. Mentre la Bosnia era abitata da Mussulmani (43 %), da
Serbi (31 %) e da Croati (17 %), quando tutti questi vi vivevano da secoli, i
mezzi di comunicazione occidentali hanno riservato il termine
"Bosniaco" ai soli mussulmani ed al regime di Izetbegovic. Al
contrario i Serbi di Bosnia non venivano mai definiti "Bosniaci" ma
solo ed esclusivamente Serbi. In questo modo si faceva credere al pubblico che
essi fossero un elemento esterno, venuto dalla Serbia e che era quindi legittimo
cacciarli
Il trucco salta agli occhi non appena si apre un manualetto di geografia.
Ma non è mai stato corretto. Perché? Perché il mito dell'aggressore e della
vittima era necessario alla politica occidentale. Bonn e Washington lavoravano
allo smantellamento della Jugoslavia: i Serbi che rifiutavano questo
smantellamento dovevano dunque essere abbattuti. E per far questo prima di tutto
demonizzati.
Diffondendo il mito del Serbo aggressore e del Mussulmano vittima, i
media hanno impedito all'opinione pubblica anche solo di capire cosa stesse
veramente succedendo in Bosnia: una guerra tra tre fazioni nazionaliste della
stessa natura. Tre forze che cercavano ognuna di impadronirsi, sulle spoglie
della Jugoslavia, del massimo di territori, di potere, di privilegi. Esattamente
i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic (capitale Sarajevo), i nazionalisti
serbi di Karadzic (capitale Pale, aiutati da Belgrado) ed i nazionalisti croati
di Mate Boban (il suo esercito aveva le stesse armi, uniformi e mostrine
dell'esercito di Zagabria, del resto Tudjman, nelle sue conversazioni, non
faceva alcuna distinzione tra i due). Questi tre campi sono nella maniera più
assoluta della stessa identica natura. Tutti e tre ingannano la loro
popolazione. Hanno le stesse concezioni politiche di estrema destra, lo stesso
sciovinismo, compiono gli stessi crimini di guerra allo scopo di costituire dei
"terr
itori
puri". Il fatto che qualcuno, in certi periodi, abbia dominato militarmente
gli altri non ha cambiato nulla in questo, tutti questi nazionalisti sono
profondamente reazionari e criminali. Lo dimostreremo concretamente nei capitoli
14, 15 e 16.
Ma queste tre forze non erano nella stessa situazione sul piano delle
alleanze internazionali. I nazionalisti croati e musulmani erano sostenuti,
finanziati ed armati dall'Occidente, soprattutto dalla Germania e dagli Stati
Uniti. La Serbia non era sostenuta (ed ancora lo è) che dalla Russia. Ecco
perché nei nostri media gli uni sono divenuti degli angeli e gli altri dei
demoni.
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**
(elementi affianco)
Una
menzogna dalla vita lunga...
AFP
nota 5 agosto 1995 <"Non avevamo scelta: i criminali che occupano un
terzo della Croazia ed il 70 % della Bosnia non conoscono altra lingua che
quella della forza" ha dichiarato il capo della comunità mussulmana di
Zagabria, Sefko Omerbasic>
commento
in didascalia -
Si nasconde accuratamente che questi Serbi vivevano in quei luoghi da
secoli
___________________________________________
ALCUNI
HANNO DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE, ALTRI NO.
Le grandi potenze -ed i media- hanno giustificato l'esplosione della
Jugoslavia con il preteso "diritto all'autodeterminazione" dei popoli.
Ma questo argomento solleva tre problemi ...
1.
Perché non assistiamo ad altrettanto grandi campagne in favore
dell'autodeterminazione dei Palestinesi, dei Kurdi, dei Timoresi e di altre
nazionalità massacrate con la compiacenza totale -o peggio con le armi ed il
sostegno- delle grandi potenze?
2.
Perché nessun media ha mostrato che applicata in questa maniera
l'"autodeterminazione" in Jugoslavia doveva fatalmente condurre alla
guerra? Perché non si è mostrato che, mentre l'Europa si unificava, era
assurdo smembrare la Jugoslavia in una serie di stati piccoli, deboli e non
vitali? Che la Slovenia (1,9 milioni di abitanti), il Montenegro (0,6 milioni) o
la Bosnia (4,3 milioni) sarebbero fatalmente caduti sotto il controllo delle
grandi potenze ed avrebbero perso ogni possibilità di autodeterminazione reale?
3.
Perché si accordava questo diritto d'autodeterminazione a certi Jugoslavi e lo
si rifiutava ad altri? Sforzatevi di seguire la "logica" delle grandi
potenze ... In un primo tempo l'Europa, diretta dalla Germania, decreta che il
19 % degli Jugoslavi, cioè i Croati, ha il diritto di separarsi dalla
Jugoslavia, col pretesto che il 36 % di Serbi vi giocano un ruolo dominante. In
seguito, dopo aver organizzato l'indipendenza della Bosnia, la stessa Europa
giudica criminale che il 31 % di Serbi vogliano separarsi da questa Bosnia dove
il 43 % di Mussulmani giocano il ruolo principale. Dov'è la logica? (nota) 3
**
affianco
SU
COSA SI PUÒ' ESSERE "SOMMARI"?
Biglietto
indirizzato il 19 aprile 1993 da un caricaturista americano al suo
caporedattore:
"Mi
è stato chiesto stamattina di preparare un disegno sulla sentenza pronunciata
per l'affare Rodney King (nero di Los Angeles massacrato di botte da tre
poliziotti bianchi ndr.) che dovevo inviarvi via fax al pomeriggio.
Tuttavia,
data la complessità razziale e giuridica di questo processo, abbiamo deciso che
sarebbe preferibile non affrontare un problema simile con il linguaggio sommario
di una vignetta d'attualità. Vi spedirei, al posto di quella, un disegno sulla
guerra in Bosnia" Citato in Peter Brok, La presse partisane, Foreing Policy,
inverno 1993-4
_______________________________________
MENZOGNA
MEDIATICA N. 2: nascondere i crimini dei "nostri amici".
Nel marzo 1993, in un dossier de "L'evénement du Jeudi", il
giornalista Patrice Piquard denuncia la parzialità dei mezzi d'informazione
francesi: "I silenzi della stampa parlano. Perché il caso del Transall
tedesco colpito da un tiro serbo è stato messo in risalto ... mentre i ripetuti
colpi dei Croati sparati contro aerei dell'ONU non suscitano alcuna reazione?
Per quale motivo le immagini riprese dalla televisione di Belgrado sulla recente
offensiva mussulmana nell'est della Bosnia ed il tremendo impatto sui civili del
bombardamento di Banjina Basta non sono state riprese da alcuna televisione
occidentale? <Se le vittime ed i rifugiati non fossero stati dei Serbi lo
stesso documento sarebbe passato molte volte sui canali CNN> dice sconfortato
il responsabile di una organizzazione umanitaria con sede a Zagabria"
(nota) 4
Esatto. I mezzi di comunicazione occidentali hanno utilizzato il metodo
"due pesi due misure" in maniera inimmaginabile. Facciamo un esempio,
facile da valutare ... Nella stessa settimana del gennaio 1993 due ministri del
governo bosniaco sono stati uccisi a Sarajevo. Il primo è un Mussulmano
assassinato da un Serbo. Esce in prima pagine sui media. Il secondo è di
origine croata e ad ucciderlo sono state le milizie mussulmane. Muore in un
silenzio totale (nota) 5. La prime di "Le Monde", ad esempio, dedica
un grande articolo al ministro mussulmano assassinato (nota) 6. Non nomina
neppure l'altro. Anche "Libération" fa del primo la copertina (vedi a
fianco), e richiede "un intervento militare", "il mezzo per
restaurare la credibilità della comunità internazionale". Anche "Libé"
lascia cadere la notizia dell'altro ministro assassinato, cattiva vittima perché
ucciso dai "nostri amici".
Due pesi e due misure anche per quanto riguarda l'odiosa pratica degli
"snipers". Salvo rarissime eccezioni (RTBF, Envoyé spécial), è
sempre stato sottinteso che questi erano serbi, ed unicamente serbi. Curioso a
questo punto leggere, nell'estate del 1994, sul quotidiano di Sarajevo "Oslobodenje"
questo interessante trafiletto: "Oggi degli snipers serbi hanno ucciso uno
e ferito due dei nostri concittadini a Nezdarici mentre uno dei nostri snipers
feriva una donna serba nel quartiere di Dobrinja controllato dai Serbi"
(nota) 7 . In un informazione strettamente controllata dal potere di Izetbegovic
era la prima volta che la popolazione di Sarajevo aveva il diritto di leggere
che la parte bosniaco-mussulmana aveva pure essa degli snipers. Ma i lettori
francesi, belgi, americani ... non avevano questo diritto.
affianco
foto
da riprendere dall'originale
riquadro
con testata Le Monde
"10-11
gennaio 1993
Assassinio
di un dirigente bosniaco a Ginevra
Un
miliziano serbo apre la porta posteriore ... e spara su uno dei vice primi
ministri bosniaci. Raggiunto da sette pallottole, muore sul colpo".
commento:
Questo ministro mussulmano esce in prima pagina su Le Monde e su Libération
(foto in alto). Un altro ministro assassinato la stessa settimana - ma croato
quest'ultimo ed ucciso da Mussulmani- non avrà diritto ad alcun accenno
informativo.
_____________________________________
GENERALE
BRIQUEMONT (ONU): "Totale disinformazione"
Comandante delle forze dell'ONU in Bosnia dal luglio '93 al gennaio '94,
il generale belga Briquemont è in buona posizione per giudicare il lavoro dei
media su questa guerra. Conferma: "La disinformazione è totale ... La
televisione ha bisogno di un capro espiatorio. Per il momento esiste l'unanimità
nel condannare i Serbi, e questo non facilita certo la ricerca di una soluzione.
Non penso si possa guardare il problema della ex Jugoslavia e della
Bosnia-Erzegovina esclusivamente dal punto di vista antiserbo. Tutto è molto più
complicato di così. Non sto certo per dire che i Serbi non abbiano commesso
quello che hanno commesso, ma si nascondono troppo spesso fatti avvenuti nel
'92, '93 e '94. Un giorno, nel pieno della guerra croato-mussulmana, abbiamo
fornito una serie di informazioni su alcuni massacri compiuti in Bosnia dall'HVO,
l'esercito croato, un giornalista americano mi ha detto: <Se date questo tipo
di informazioni, i telespettatori americani non ci comprenderanno nulla>"
(
nota)
8.
È colpa del pubblico che sarebbe troppo stupido? No, questa scusa
classica non regge. Non è per aiutare lo spettatore che i media occidentali
hanno fatto queste semplificazioni. Non hanno mai semplificato in senso
anticroato o antimussulmano. Perché questi due governi erano sostenuti dalle
grandi potenze. Ci hanno mostrato foto spaventose delle vittime croate e
mussulmane. Ma mai lo stesso genere di foto che mostrassero vittime serbe (nota)
9 Tuttavia foto altrettanto spaventose erano disponibili, noi ne abbiamo sotto
gli occhi, ma la stampa occidentale le tralasciava. Non erano vittime
"buone" ...
Quando gli scontri tra nazionalisti croati e mussulmani assunsero una
portata tale che non fu più possibile ignorarli, si sono forse viste le
televisioni occidentali trasmetterne delle immagini agghiaccianti? Si sono
sentiti gli editorialisti pretendere sanzioni oppure bombardamenti contro queste
truppe? I media dominanti hanno domandato perché si punissero solo le atrocità
dei nazionalisti serbi, mentre quelle dei nazionalisti croati e mussulmani
venivano ricompensate con l'invio di armi, di consiglieri militari e di
assistenza tecnica?
___________________________________________
affianco
Tutti
hanno commesso atrocità
Il
comandante Jan Segers è stato capo dell'Ufficio informazioni militari dell'ONU
a Zagabria a partire dall'ottobre 1992. Si trova quindi in ottima posizione per
comparare le informazioni diffuse in occidente con quello che conosceva
"dalla fonte".
"
- La pulizia etnica è una specialità dei Serbi?
-
Jan Segers:. I Serbi sono stati, a ragione, criticati per il loro accanimento
contro le minoranze della Bosnia. Ma i Croati hanno fatto la stessa identica
cosa. Hanno bruciato tre quarti delle case serbe della Krajina. Hanno massacrato
vecchi, hanno avuto i loro carnai.
Un
fatto vissuto da un gruppo dell'UNMO tre settimane dopo l'offensiva in Krajina:
una sera un anziano serbo batte alla loro porta e denuncia di essere stato
bastonato, espulso da casa sua da soldati croati che avevano trattenuto sua
moglie. Non essendo garantita la loro sicurezza gli uomini dell'UNMO dovettero
attendere il mattino per recarsi sul luogo. Quando giunsero sul luogo trovarono
la donna, di 72 anni, morta con una pallottola in testa ...
Io
non vedo "buoni" in questa guerra. A seconda delle loro situazioni o
delle loro possibilità, tutti hanno compiuto saccheggi, violenze carnali,
massacri"
Télémoustique,
30 novembre 1995
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CHI
SPARA AI SOLDATI DELL'ONU?
Altro esempio dei "due pesi, due misure". Contro le forze serbe
che avevano preso alcuni militari dell'ONU come ostaggi, i mezzi d'informazione
hanno scatenato il mondo intero. Ma non hanno segnalato che la maggior parte
degli attacchi contro i Caschi blu erano opera di forze ... mussulmane, secondo
il rapporto della stessa ONU. A titolo di confronto ciò veniva detto dalle
radio jugoslave e russe, ma non da quelle del "nostro" campo (nota)
10.
Il 3 settembre 1992 un aereo umanitario italiano della Nazioni Unite
viene abbattuto da due missili vicino a Sarajevo. Quasi tutti i media accusano
le forze serbe. Alcuni giorni dopo qualcuno pensa che possa essersi trattato dei
Croati (nota) 11.. Ma quando l'ONU stabilì che la colpa era dell'esercito
bosniaco, il caso scompare rapidamente. Né l'Italia né l'occidente protestano,
nessuno richiede sanzioni contro il regime di Izetbegovic. Altro esempio: nel
febbraio 1993 un proiettile da mortaio colpisce un blindato dell'ONU
nell'aeroporto di Sarajevo. Muore un soldato francese. Scandalo. Quando il
generale Morillon dichiara che i colpevoli sono le forze mussulmane il caso
svanisce a sua volta (nota) 12.
Le forze dell'ONU vengono aggredite molto frequentemente negli anni 93 e
94. I loro rapporti indicano che il 90 % di questi attacchi provengono dai
mussulmani. Ma non si parla neppure di modificare il sacrosanto rapporto tra
buoni e cattivi. Così un dispaccio dell'agenzia AFP del 7 febbraio 1994 passa
invisibile al pubblico. Secondo l'ammiraglio francese Lanxade, dice il
dispaccio, nessun responsabile francese desidera intervenire sul fatto che la
maggior parte dei soldati francesi che erano in Bosnia come caschi blu sono
stati uccisi dai Mussulmani. Una confessione simile, spiega l'ammiraglio,
avrebbe del resto chiarito parecchi aspetti della crisi.
Per demonizzare non si indietreggia neppure davanti alla falsificazione
pura e semplice. Regolarmente vengono accusati i Serbi per crimini commessi dai
loro avversari. Così, mentre i Croati bombardano il ponte di Mostar, il mensile
"Actuel" (vedere pagine seguenti) denuncia i ... Serbi quando ormai da
tempo non ce ne sono più nella regione! Anche "Newsweek" accusa i
Serbi.
BUGIA
MEDIATICA n. 3: scene attorno a Sarajevo.
La scenografia dell'assedio di Sarajevo ha giocato un ruolo cruciale. È
servita ad imporre nel mondo intero lo stereotipo ingannevole stile western. I
Serbi erano i cattivi, gli aggressori che circondavano ed affamavano la città.
Gli assediati erano presentati come "400.000 civili indifesi". In
questo modo l'esercito e le milizie mussulmane di Izetbegovic erano lasciate
nell'ombra oppure venivano presentate come meramente difensive. Mentre queste
milizie, composte da detenuti liberati con un decreto di Izetbegovic, assalivano
anche popolazioni mussulmane.
In verità Sarajevo era piuttosto una città divisa che comprendeva anche
dei quartieri serbi, a loro volta bombardati dalle forze mussulmane. Poco prima
di lasciare il proprio posto di comandante della Forpronu a Sarajevo il generale
Briquemont ha spiegato che ci si dimenticava generalmente del fatto che i
Mussulmani attaccavano Grbavica ed altri quartieri serbi della città. Questa
dichiarazione è stata a sua volta dimenticata.
La Croce Rossa internazionale ha redatto un documento in cui si rendeva
conto dei settemila serbi uccisi dalle forze mussulmane nella città di
Sarajevo. Un ufficiale olandese ha parlato di questo rapporto ad alcuni
giornalisti jugoslavi, ma solo fuori registrazione (nota) 13. Il documento
rimane segreto, l'opinione pubblica non può vederlo.
Le sofferenze, reali, della popolazione di Sarajevo sono state
vergognosamente manipolate, quando non utilizzate come messinscena dai media e
da certi intellettuali come Kouchner. Come in Somalia, non si è indietreggiati
davanti a nessun imbroglio. Nella pagine seguente pubblichiamo due testi che
smascherano questi imbrogli. Uno è stato scritto da un uomo della base, un
soldato britannico dell'ONU. L'altro da un alto responsabile, un generale
americano andato in pensione. Tutti e due annientano il mito dell'assedio di
Sarajevo. Le loro testimonianze sono limpide: il governo di Izetbegovic provoca
lui stesso grandi sofferenze alla sua popolazione e di fatto la tiene in
ostaggio.
Delle vere e proprie messinscena sono state orchestrate per rafforzare il
mito dell'assedio "aggressore contro vittime impotenti". Perché
questo mito serviva a giustificare l'intervento occidentale per "aiutare i
deboli". Un esempio di messinscena ... Nel gennaio 1993 un grande show
televisivo ci mostra la nascita di un bambino nell'ospedale di Sarajevo,
drammaticamente privato d'acqua "per colpa dei Serbi". Ma, subito dopo
che le telecamere hanno finito di girare, l'infermiera porta il neonato
all'hotel Holiday Inn, distante solamente trecento metri e lo lava senza alcun
problema. Le telecamere seguono il piccolo ma nella fase di montaggio le
immagini finali spariranno per scuotere di più gli spettatori (nota) 14.
E non è il caso di dirci che queste carenze d'acqua sono spesso state
provocate ... dalle stesse autorità di Sarajevo! Non è il caso di comunicarci
che è stato lo stesso governo Izetbegovic che ha bloccato l'arrivo del gas
naturale russo (nota) 15 o il ripristino dell'elettricità (nota) 16 E quando ci
viene annunciato che l'arrivo degli aiuti umanitari a Sarajevo "è ripreso,
ma si è dovuto sospenderlo immediatamente", non ci viene comunicato che
questa sospensione è stata imposta dalle autorità di Sarajevo perché i loro
depositi erano pieni, ma riservati al mercato nero! (nota) 17
Nel novembre 93, Jaques Toubon, all'epoca ministro della Cultura
francese, lancia una proposta spettacolare: "la creazione di un corridoio
di libertà" per permettere agli intellettuali ed agli artisti bosniaci di
uscire da Sarajevo (nota) 18 Mai segnale però al pubblico che per far uscire
questi artisti prigionieri sarebbe stato necessario battersi contro ... i
soldati di Izetbegovic!
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(affianco)
VA
BENE TUTTO
Il
giornalista americano Peter Brock ha rilevato alcuni "va bene tutto"
nei media US.
"Alcune
scene di strade distrutte a Vukovar nel 1991 sono state riutilizzate come
<scene di combattimento a Dubrovnik> dove scontri simili non ci sono mai
stati
Estate
1992. La BBC filma <Un Mussulmano bosniaco prigioniero in un campo di
concentramento serbo>. In seguito i suoi familiari lo identificano: è Branko
Velec, ufficiale in pensione dell'esercito jugoslavo. È un Serbo bosniaco,
prigioniero in un campo mussulmano.
Agosto
1992, Sarajevo. In un autobus colpito da uno sniper ci sono molti <neonati e
bambini mussulmani>. Nei fatti molti bambini sono serbi. Un piccolo ucciso
viene presentato da molti reporters televisivi come mussulmano. Ma si vede
eseguire un rituale funebre ortodosso.
4
gennaio 1993. Newsweek pubblica la foto di molti corpi: <Esiste qualche modo
per fermare le atrocità serbe in Bosnia?> In verità queste vittime sono
serbe. Il corpo di un uomo, ben riconoscibile dal vestito rosso, figurava in un
reportage girato a Vukovar l'anno prima
Marzo
1993. La CNN mostra il "massacro di 14 mussulmani" supposti come
uccisi da alcuni Serbi. Più tardi appare che le vittime sono Serbi. Nessuna
rettifica. Segue un altro incidente simile con 10 vittime.
Inizio
agosto 1993. Una foto del New York Times presenta una donna croata di Posusje
che piange suo figlio ucciso da un attacco serbo. Nei fatti a Posusje
combattimenti sanguinosi hanno opposto Croati e ... Mussulmani (34 vittime
croate)"
Star
Tribune (USA), 17 dicembre 1993
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pag.
19
TI
BATTEZZO SERBO. LO CHIEDE LA CAUSA.
Newsweek
1993
Foto:
seppellimento di vittime mussulmane a Vitez
"MOSTRARSI
DECISI. AL FINE.
Warren
Christopher è in volo in giro per l'Europa per consultare gli alleati. Fonti
vicine a Clinton confermano che le opzioni includono anche raids di
bombardamento per fermare i Serbi e togliere l'embargo sulle armi destinate ai
Mussulmani"
fotografia
con didascalia:
L'INGANNO
Una
foto orribile, invero, usata per chiedere che si bombardino i Serbi. Solo che
Newsweek nasconde accuratamente ai suoi lettori che sono i ... Croati che hanno
ucciso questi Mussulmani a Vitez
fotografia
con didascalia:
"ACTUEL
dicembre 1993
Punto
strategico da eliminare per i Serbi il ponte di Vukovar era uno splendore del
patrimonio architettonico e storico della città croata.
Dall'inizio
della guerra, circa 500 chiese, castelli, musei ed altri monumenti storici
dell'ex Jugoslavia sono stati distrutti dall'artiglieria serba e ridotti allo
stato di ghiaia"
RIDICOLO
Il
ponte nella foto è quello di Mostar. A Vukovar, vicino al Danubio (il più
grande fiume d'Europa), non c'è nessun ponte. Sono i nazionalisti croati che,
il 9 novembre 1993, hanno deliberatamente distrutto questo ponte di Mostar.
L'hanno ammesso. In quella regione non c'era alcuna forza serba e la popolazione
serba del luogo (30 % prima della guerra) era stata uccisa o cacciata già da
tempo. Le tre parti in lotta hanno distrutto molti edifici religiosi. Su 156
chiese ortodosse situate in Croazia, 100 sono state rase al suolo, ha detto il
giornalista americano Peter Brock. Su questo Actuel tace. Due mesi dopo si scusa
per aver confuso le due città. Un pò' poco!
fotografia
con didascalia:
Le
Nouvel Observateur n. 1468
Miliziani
serbi: l'orrore non è più accettabile per i cittadini del mondo."
MENZOGNA
In
realtà si tratta di miliziani croati, perfettamente riconoscibili dallo stemma
nazionale sul berretto.
fine
pagina foto
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