Petrolio e contraddizioni USA-UE dietro l'invasione NATO della Macedonia
Macedonia, l'oleodotto va alla guerra
Oro giallo e oro nero
MICHEL CHOSSUDOVSKY * - "Il
Manifesto", 22 e 24 Agosto 2001
http://digilander.libero.it/zastavatrieste/Documenti/dossier_set2001_8.html
Bulgaria, Macedonia, Albania.
Tra Mar Nero e Adriatico, il famoso "corridoio 8", l'oleodotto
petrolifero che fa gola alle compagnie americane. Che, alleate con la Gran
Bretagna, intendono escludere il resto dell'Europa dalla joint venture che lo
controllerà. Anche a costo - com'è già avvenuto nei Balcani, in Albania - di
guerre sanguinose.
Ecco gli affari e gli affaristi che covano sotto il conflitto armato in
Macedonia
Macedonia, l'oleodotto va alla guerra
MICHEL CHOSSUDOVSKY * (Il Manifesto, 22 agosto 2001, prima parte)
La guerra nascosta di Washington in Macedonia mira a
consolidare la sfera di influenza americana nell'Europa sud-orientale. La posta
in gioco è il "corridoio" strategico per i trasporti, le
comunica-zioni e gli oleodotti che attraversa Bulgaria, Macedonia e Albania
collegando il Mar Nero alla costa adriatica.
La Macedonia si trova a uno snodo strategico di tale corridoio.
Al fine di proteggere queste rotte petrolifere, l'obiettivo di Washington è installare un "patchwork di protettorati" lungo i corridoi strategici nei Balcani. La promessa della "Grande Albania" usata da Washington per fomentare il nazionalismo albanese fa parte della manovra militare e di intelligence. Questa manovra, come ampiamente documentato, consiste nel finanziare ed equipag-giare l'Esercito di liberazione (Uck) - prima del Kosovo, poi "nazionale" - e tutte le sue propaggini, incaricato di portare a termine offensive di destabilizzazione terroristica in Macedonia.
Lo sviluppo della sfera di influenza americana nell'Europa sud-orientale - complice la Gran Bretagna - favorisce gli interessi dei giganti petroliferi tra cui la BP-Amoco-ARCO, la Chevron e la Texaco. "Proteggere" le rotte degli oleodotti e assicurarne il controllo è fondamentale per il successo di queste ventures multimiliardarie.
Un regime petrolifero internazionale di successo è una
combinazione di accordi economici, politici e militari per sostenere la
produzione petrolifera e il trasporto ai mercati. (1. Robert V. Baryiski, The
Caspian Oil Regime: military Dimensions, Caspian Crossroads Magazine, Volume 1,
No. 2, Primavera 1995).
Il consorzio anglo-americano che controlla il progetto Ambo per un oleodotto
trans-balcanico che colleghi il porto bulgaro di Burgas a Valona, sulla costa
adriatica albanese, esclude in larga misura la partecipazione del gigante
petrolifero europeo concorrente Total-Fina-Elf. (2. Il riferimento all'Unione
Europea in questo articolo va interpretato come "l'Unione Europea meno la
Gran Bretagna").
In altre parole, il controllo strategico Usa sul corridoio dell'oleodotto è
finalizzato a indebolire il ruolo dell'Unione Europea e a tenere a distanza gli
interessi commerciali europei concorrenti.
Chi c'è dietro l'oleodotto
Il consorzio per l'oleodotto Ambo, con sede negli Stati
Uniti, è direttamente collegato alla sede del potere politico e militare negli
Stati Uniti e alla società del vice presidente Dick Cheney, Halliburton Energy.
(3. Vedi Agenzia telegrafica albanese, Tirana, 28 luglio 1998 e Milsnews, Skopje,
23 gennaio 1997, disponibile all'indirizzo http://www.freerepublic.com/forum/a379fb721329c.htm
)
In base allo studio di fattibilità per l'oleodotto trans-balcanico Ambo,
condotto dalla società internazionale di progettazione della Brown & Root
Ltd. (consociata britannica della Halliburton), "questo oleodotto (...)
diventerà parte della infrastruttura - comprendente autostrade, ferrovie,
gasdotti e linee di telecomunicazione a fibre ottiche - del cruciale corridoio
est-ovest." (4. Milsnews, op. cit.)
Inoltre, completato lo studio di fattibilità da parte della Halliburton, un
alto dirigente della Halliburton è stato nominato "chief executive officer"
dell'Ambo.
La Halliburton ha anche ottenuto un contratto per rifornire le truppe americane
nei Balcani e costruire in Kosovo "Bondsteel", che oggi costituisce "la
più grande base militare americana all'estero costruita dai tempi del
Vietnam". (5. Vedi l'incisiva analisi di Karen Talbot: "Former
Yogoslavia: The Name of the Game is Oil", People's Weekly World, maggio
2001, http://www.ecadre.net/pages/news/stories/990197752.shtml;
Vedi anche Marjorie Cohn, "Pacification for a pipeline: explaining the
US Military presence in the Balkans", The Jurist, Legal Education
Network, giugno 2001, http://jurist.law.pitt.edu/forumnew22.htm).
Per inciso, la White and Case Llt - lo studio legale di New York in cui il
presidente William J. Clinton è entrato quando ha lasciato la Casa Bianca - ha
anch'essa degli interessi nell'affare dell'oleodotto Ambo.
Corridoi militarizzati
Il progetto per l'oleodotto trans-balcanico Ambo andrebbe a
collegarsi agli oleodotti tra il Mar Nero e il bacino del Mar Caspio, che si
trova al centro delle più grandi riserve petrolifere inesplorate del mondo.
(Vedi la mappa: http://www.bsrec.bg/taskforce/SYNERGY/oilprojects2.html).
La militarizzazione di questi vari corridoi costituisce parte integrante del
disegno di Washington.
La politica Usa di "proteggere le rotte degli oleodotti" provenienti
dal bacino del Mar Caspio (e che attraversano i Balcani) era stata espressa dal
Segretario all'Energia di Clinton, Bill Richardson, appena pochi mesi prima dei
bombardamenti sulla Jugoslavia del 1999:
"Qui si tratta della sicurezza energetica dell'America... Si tratta
anche di prevenire incursioni strategiche da parte di coloro che non condividono
i nostri valori. Stiamo cercando di spostare questi paesi, da poco indipendenti,
verso l'occidente... Vorremmo vederli fare affidamento sugli interessi
commerciali e politici occidentali, piuttosto che prendere un'altra strada.
Nella regione del Mar Caspio abbiamo fatto un investimento politico consistente,
ed è molto importante per noi che la mappa degli oleodotti e la politica
abbiano esito positivo". (6. George Monbiot, "A Discreet Deal
in the Pipeline", The Guardian, 15 febbraio 2001).
I giganti petroliferi anglo-americani, tra cui BP-Amoco-Arco,
Texaco e Chevron - sostenuti dalla potenza militare statunitense - sono in
competizione con il gigante petrolifero europeo Total-Fina-Elf (associati con
l'italiana Eni), che è un importante attore nei ricchi giacimenti di Kashagan
nella regione del Caspio nord-orientale in Kazakistan.
Gli interessi in gioco sono grandi: i giacimenti di Kashagan sarebbero "così
grandi da superare perfino le dimensioni delle riserve petrolifere del Mare del
Nord". (7. Richard Giragosian, "Massive Kashagan Oil Strike Renews
Geopolitical Offensive In Caspian", The Analyst, Central Asia-Caucasus
Institute, Johns Hopkins University-Paul H. Nitze School of Advanced
International Studies, 7 giugno 2000, http://www.soros.org/caucasus/0059.html).
Il concorrente consorzio dell'Unione Europea, comunque, non
controlla in modo significativo le principali rotte degli oleodotti dal bacino
del Mar Caspio fino in Europa occidentale (attraverso il Mar Nero e i Balcani).
I più importanti progetti di oleodotti - compreso il progetto Ambo e il
progetto Baku-Cehyan che attraverserebbe la Turchia fino al Mediterraneo - sono
ampiamente in mano ai loro rivali anglo-americani, che fanno fortemente
affidamento sulla presenza politica e militare Usa nel bacino del Caspio e nei
Balcani.
Il disegno di Washington è riuscire a distanziare tutti e tre i paesi Ambo -
ossia Bulgaria, Macedonia e Albania - dall'influenza euro-tedesca attraverso
l'installazione di protettorati Usa creati a bella posta. In altre parole, la
militarizzazione e il controllo geopolitico da parte degli Usa sull'oleodotto
che dovrebbe collegare Burgas in Bulgaria al porto adriatico di Valona in
Albania mirano a minare l'influenza dell'Unione Europea e a indebolire gli
interessi petroliferi contrapposti di Francia, Belgio e Italia.
Negoziazioni concernenti l'oleodotto Ambo hanno ricevuto l'appoggio di
funzionari governativi americani attraverso la South Balkan Development
Initiative (Sbdi) della Trade and Development Agency (Tda). La South Balkan
Development Initiative è "finalizzata ad aiutare Albania, Bulgaria e
Macedonia a sviluppare e integrare ulteriormente la loro infrastruttura di
trasposti lungo il corridoio est-ovest che le connette". (8. Vedi la Trade
and Development Agency (Tda) per regione all'indirizzo http://www.tda.gov/region/sbdi.html).
La Trade and Development Agency esprime l'esigenza che i tre paesi
"utilizzino sinergie regionali per ottenere nuovo capitale pubblico e
privato [dalle compagnie statunitensi] sottolineando allo stesso tempo il ruolo
del governo Usa "per avere implementato l'iniziativa".
Per quanto riguarda l'oleodotto Ambo, apparirebbe che l'Ue
sia stata ampiamente esclusa dalla programmazione e dalle negoziazioni. Con i
governi di Albania, Bulgaria e Macedonia sono stati già firmati
"Memorandum d'intesa" che spogliano quei paesi della sovranità
nazionale sui corridoi dell'oleodotto e dei trasporti fornendo "diritti
esclusivi" al consorzio anglo-americano:
"...Il memorandum afferma che l'Ambo sarà il solo soggetto autorizzato
a costruire il programmato oleodotto Burgas-Valona. Più specificatamente, esso
conferisce all'Ambo il diritto esclusivo di negoziare con gli investitori e i
creditori del progetto. Esso impegna inoltre [i governi di Bulgaria, Macedonia e
Albania] a non svelare certe informazioni confidenziali sul progetto
dell'oleodotto". (9. Alexander, Gas and Oil Connections, http://wwwgasandoil.com/goc/news/nte04224.htm,
ottobre 2000)
Il corridoio est-ovest 8
Il progetto per l'oleodotto Ambo è collegato a un altro
progetto strategico denominato "Corridoio 8", inizialmente proposto
dall'amministrazione Clinton nel contesto del "Patto di stabilità nei
Balcani". Di importanza strategica sia per gli Usa che per l'Unione
Europea, il "Corridoio 8" include infrastrutture autostradali,
ferroviarie, per l'elettricità e le telecomunicazioni. Dal canto loro, le
infrastrutture esistenti in questi settori sono candidate alla deregulation e
alla privatizzazione (a prezzi stracciati) sotto la supervisione del Fondo
monetario internazionale-Banca mondiale.
Anche se approvato a occhi chiusi dai ministri dei trasporti dell'Unione europea
come parte del processo dell'integrazione economica europea, gli studi di
fattibilità del "Corridoio 8" sono stati condotti dalle compagnie Usa
finanziate direttamente dalla Trade and Development Agency. In altre parole,
Washington sembra aver preparato il terreno per prendere il sopravvento
nell'infrastruttura dei trasporti e delle telecomunicazioni di questi paesi. Le
corporation americane - tra cui Bechtel, Enron e General Electric (con il
sostegno finanziario del governo Usa) - fanno concorrenza alle compagnie
dell'Unione europea.
Il disegno di Washington è di aprire l'intero corridoio alle multinazionali
americane in una regione situata nel "cortile dietro casa", in termini
economici, dell'Unione Europea, in cui il potere del marco tedesco tende a
dominare su quello del dollaro Usa.
L'allargamento dell'Ue
All'inizio del 2000, la Commissione Europea ha avviato con la Macedonia, la Bulgaria e l'Albania le negoziazioni sull'ingresso nell'Eu. E nell'aprile 2001, nel pieno degli assalti terroristici, la Macedonia è diventata il primo paese nei Balcani a firmare un cosiddetto "accordo di stabilizzazione e associazione" che costituisce un passo importante verso la piena appartenenza all'Ue. L'accordo fornisce la base per la "liberalizzazione del commercio, la cooperazione politica, la riforma economica e istituzionale e il recepimento della legislazione Ue". In base all'"accordo di stabilizzazione e associazione", la Macedonia sarebbe (di fatto) integrata nel sistema monetario europeo, con libero accesso al mercato dell'Unione europea. (10. In base alle cosiddette "asymmetric trade preferences" con l'Ue).
Gli attentati terroristici hanno coinciso cronologicamente
con il processo di "allargamento dell'Ue", acquistando impeto appena
poche settimane prima della firma dello storico "accordo di
associazione" con la Macedonia. Come ampiamente documentato, gli Usa hanno
consiglieri militari che lavorano con i terroristi.
Una mera coincidenza?
Inoltre Robert Frowick, "un ex diplomatico
Usa", è stato nominato capo della missione Osce in Macedonia a metà
marzo, anche in questo caso appena poche settimane prima della firma
dell'"accordo di associazione". In stretto collegamento con Washington
e l'ambasciata Usa a Skopje, Frowick ha avviato un "dialogo" con il
leader ribelle dell'Uck in Macedonia, Ali Ahmeti.
Egli ha anche fatto da mediatore a un accordo fra Ahmeti e i leader dei partiti
albanesi, che fanno parte della coalizione di governo. Questo accordo negoziato
da Frowick ha ampiamente contribuito a destabilizzare le istituzioni politiche,
mettendo allo stesso tempo a repentaglio il processo di allargamento dell'Ue.
(11. Per ulteriori dettagli sul ruolo di Robert Frowick, vedi Michel
Chossudovsky, Macedonia: Washington's Military-Intelligence Ploy, giugno
2001).
Inoltre il deteriorarsi della situazione di sicurezza in
Macedonia ha fornito un pretesto per l'accresciuta interferenza politica,
"umanitaria" e militare da parte degli Usa, contribuendo allo stesso
tempo a indebolire i legami economici e politici di Skopje con la Germania e la
Ue.
Sotto questo aspetto, una delle "condizioni vincolanti"
dell'"accordo di associazione" è che la Macedonia si conformi agli
"standard dell'Ue sulla democrazia". (12. Vedi Afp, 10 aprile 2001).
Non c'è bisogno di dire che, senza un "governo funzionante" in
Macedonia, il processo di associazione all'Ue e a Bruxelles non può procedere.
I governi fantoccio installati a Tirana, Skopje e Sofia,
mentre rispondono largamente ai diktat americani, vengono attualmente sospinti
in direzione dell'Ue. L'intento ultimo di Washington è di tenere a freno il
"Lebensraum" ("spazio vitale", ndt) della Germania
nell'Europa sudorientale.
Mentre, a parole, si dichiarano favorevoli all'"allargamento dell'Ue",
gli Usa favoriscono in modo consistente l'"allargamento della Nato"
come mezzo per perseguire i loro interessi strategici nell'Europa orientale e
nei Balcani, mentre la Germania e la Francia si sono opposte ad esso.
Mentre il tono della diplomazia internazionale rimane gentile ed educato, la
politica estera americana sotto l'amministrazione Bush è diventata chiaramente
"anti-europea". Secondo un osservatore: "Nel cuore del team Bush,
Colin Powell è (considerato) l'amico degli europei, mentre gli altri ministri e
consiglieri sono considerati arroganti, duri e riluttanti ad ascoltare gli
europei o a dare loro un posto". (13. Secondo Pascal Boniface, direttore
dell'Istituto per le relazioni internazionali e strategiche di Parigi, Upi, 11
aprile 2001).
(Fine parte 1)
____________________________________________
Le nuove alleanze mondiali attraversano il conflitto nei
Balcani e lo fomentano.
Insieme al famigerato "Corridoio 8", che consentirebbe il passaggio
del mega oleodotto tra Mar Nero e Adriatico.
Oro giallo e nero nell'oleodotto
MICHEL CHOSSUDOVSKY * (Il Manifesto, 24 agosto 2001, seconda parte)
Come ampiamente documentato, c'è la Cia dietro i ribelli
dell'Uck che stanno conducendo gli assalti terroristici contro le forze di
sicurezza macedoni.
Mentre l'omologo tedesco della Cia - il Bundes Nachrichten Dienst (Bnd) - ha
collaborato con la Cia nel sorvegliare e finanziare il Kla prima della guerra
del 1999, sviluppi recenti suggeriscono che il Bundes Nachrichten Dienst non è
coinvolto nella manovra militare e di intelligence di Washington in Macedonia.
(14. Per ulteriori dettagli sull'appoggio da parte della Cia-Bnd all'Uck vedi
Michael Chossudovsky, "Kosovo Freedom Fighters Financed by Organised
Crime", Covert Action Quarterly, autunno 1999, disponibile anche
all'indirizzo: http://www.heise.de/tp/english/inhalt/co/2743/1.html).
Appena poche settimane prima della firma dell'"accordo
di associazione" con l'Unione Europea (metà marzo 2001), le truppe
tedesche di stanza in Macedonia nella regione di Tetovo sono state
"accidentalmente" bersagliate dall'Uck.
Mentre i media occidentali, echeggiando in coro le dichiarazioni ufficiali,
sostengono che le truppe tedesche sono state "prese nel fuoco
incrociato", resoconti provenienti da Tetovo suggeriscono che il
bombardamento da parte dell'Uck "è stato deliberato". In ogni caso,
l'incidente non sarebbe accaduto se il Bnd tedesco avesse lavorato con
l'esercito ribelle:
"Fino a 600 militari tedeschi sono stati costretti a lasciare Tetovo
durante la notte dopo che la loro caserma (...) era stata colpita dal fuoco
incrociato (...) Erano armati in modo troppo leggero per difendersi dagli
albanesi. I tedeschi rimpiazzeranno i militari in partenza con una squadra di
tank Leopard [appartenente alla divisione panzer-artiglieria-batteria di stanza
nel Nordrein-Westphalen]. (...) La nuova potenza di fuoco (tedesca) può essere
usata per fare fuori le postazioni albanesi che ora si trovano intorno a Tetevo
(...)" (15. Tom Walker, "Nato Troops caught in a Balkan
Ulster", Sunday Times, Londra, 18 marzo 2001).
Per una amara ironia, due dei comandanti responsabili degli
attacchi terroristici nella regione di Tetovo erano stati addestrati dalle forze
speciali britanniche:
"Tra l'imbarazzo della Kfor, è emerso che due dei comandanti di stanza
in Kosovo che guidavano l'offensiva albanese (nella regione di Tetovo) erano
stati addestrati da ex ufficiali del reggimento paracadutisti e della Sas
britannici nei giorni in cui la Nato era più a suo agio con il nascente Uck. Un
ex membro di una unità europea di forze speciali, che accompagnava l'Uck
durante il conflitto in Kosovo, ha riferito che un comandante col nome di
battaglia di Bilal organizzava il flusso di armi e uomini verso la Macedonia e
che il comandante dell'Uck, il veterano Adem Bajrami, aiutava a coordinare
l'assalto su Tetovo. Entrambi erano stati preparati dai soldati britannici nei
campi di addestramento segreti che operavano sopra Bajram Curri, nel nord
dell'Albania, durante il 1998 e il 1999" (16. ancora Tom Walker, "Nato
Troops caught in a Balkan Ulster").
Strane coincidenze
Questi stessi britannici hanno addestrato i comandanti
ribelli a vedere la Germania come il "nemico", perché le truppe della
Bundeswehr stanziate in Macedonia e Kosovo - piuttosto che fornire
"protezione" ai "combattenti per la libertà" dell'Uck allo
stesso modo delle loro controparti Kfor britanniche e americane - detengono
frequentemente "sospetti terroristi" al confine:
"Un portavoce dell'Esercito di liberazione nazionale albanese a Pristina
ha messo in guardia la Bundeswehr che il suo coinvolgimento avrebbe costituito
"una dichiarazione di guerra da parte della Repubblica Federale di
Germania"". [17. ancora Tom Walker, "Nato Troops caught in
a Balkan Ulster").
In risposta alle minacce dell'Uck, la Bundeswehr ha inviato
le sue Forze Speciali, i Fallschirmjäger (paracadutisti), a lavorare con la sua
squadra panzer-artiglieria-batteria. (18. Vedi "Deutsche Fallschirmjäger
nach Tetovo", Spiegel Online, 24 marzo 2001. Vedi anche "Bundeswehr
verlegt Soldaten ins Kosovo", Spiegel Online, 23 marzo 2001).
Il ministro della difesa tedesco Rudolf Scharping ha confermato che era "pronto
a inviare più tank e uomini per sostenere le forze della Bundeswehr".
(19. Deutsche Press Agentur, 19 marzo 2001).
Tuttavia, recentemente, Berlino ha deciso di ritirare la maggior parte delle sue
truppe dalla regione di Tetovo senza sfidare in alcun modo la manovra militare e
di intelligence americana in sostegno dei ribelli dell'Uck.
Alcune di queste truppe tedesche sono attualmente stanziate sul lato kosovaro
del confine.
La Germania in Macedonia
Mentre l'Esercito di liberazione nazionale ha ricevuto una
fornitura di armi nuove e avanzate "made in America", la Germania (a
metà giugno) ha donato alle forze di sicurezza macedoni tutti i veicoli di
terra nonché armi "per sofisticati tracciati a raggi infrarossi nel campo
di battaglia".
Secondo un resoconto proveniente dalla Macedonia, il piccolo contingente di
truppe tedesche che ancora resta nella regione di Tetovo "ha subìto
pesanti attacchi dai terroristi che li bersagliavano con i mortai dai monti
sopra Tetovo. Questa è probabilmente la risposta alla donazione, avvenuta il 14
giugno 2001, al nostro esercito fatta dal governo tedesco" (20.
Informazione trasmessa all'autore da Skopje, giugno 2001).
Mentre le divisioni fra gli "alleati Nato" non vengono mai rese
pubbliche, il ministro degli esteri tedesco Joschka Fisher - in una
dichiarazione dai toni decisi al Bundestag diretta contro "gli estremisti
albanesi in Macedonia" - ha auspicato un "accordo a lungo termine,
finalizzato ad avvicinare l'intera regione all'Europa" (cioè a liberarla
dalle violazioni degli Usa).
La posizione tedesca è fortemente in contrasto con quella
degli Stati Uniti. Che invece richiedono che il governo di Skopje garantisca
l'amnistia ai terroristi, modifichi la costituzione del paese e incorpori i
ribelli dell'Uck nella vita politica civile:
"Il patto avrebbe previsto che i ribelli smettessero di combattere in
cambio di garanzie sull'amnistia. I ribelli avrebbero anche avuto il diritto di
porre il veto su future decisioni politiche riguardanti i diritti dei cittadini
di etnia albanese. L'accordo sarebbe stato mediato da Robert Frowick, un
ex diplomatico americano, che in quel momento prestava servizio come
rappresentante dei Balcani per l'Organizzazione per la Sicurezza e la
Cooperazione in Europa". (21. Facts on File, World News Digest, 30
maggio 2001).
L'asse anglo americano
Lo scontro fra Germania e America nei Balcani è parte di un processo molto più ampio che tocca il cuore del complesso militare-industriale occidentale e dell'establishment difensivo.
Dall'inizio degli anni '90, gli Usa e la Germania hanno agito
uniti in quanto partner della Nato nei Balcani, coordinando le loro rispettive
iniziative militari, di intelligence e di politica estera.
Pur mantenendo nelle loro dichiarazioni pubbliche un sembiante di unità
politica, serie divisioni sono cominciate a emergere dopo gli accordi di Dayton
(1995), quando le banche tedesche si sono date da fare per imporre il marco
tedesco e prendere il controllo del sistema monetario degli stati eredi della
Jugoslavia.
Inoltre, dopo la guerra in Jugoslavia del 1999, gli Usa hanno
rafforzato i loro legami strategici, militari e di intelligence con la Gran
Bretagna, mentre quest'ultima ha tranciato molti dei suoi legami
(particolarmente nell'area della produzione aerospaziale e della difesa) con la
Germania e la Francia.
L'ex segretario alla Difesa americano William Cohen e il suo omologo britannico,
Geoff Hoon, hanno firmato una "Dichiarazione di princìpi per
l'equipaggiamento difensivo e la cooperazione industriale" lanciata
all'inizio del 2000. (22. Reuters, 5 febbraio 2000).
L'obiettivo di Washington era incoraggiare la formazione di un "ponte
transatlantico attraverso cui il Dipartimento della difesa americano potesse
portare in Europa la sua politica di globalizzazione". (23. L'accordo
è stato firmato - secondo un funzionario del Pentagono citato in Muradian -
poco dopo la creazione di British Aerospace Systems, risultata dalla fusione di
Bae, British Aerospace, con Gec Marconi. British Aerospace era già saldamente
alleata ai maggiori produttori del settore della difesa in America, Lockheed
Martin e Boeing. Per ulteriori dettaglia vedi Vago Muradian, "Pentagon
Sees Bridge to Europe", Defense Daily, volume 204, n. 40, 1 dicembre
1999).
Armi, oro nero, conflitti armati
L'industria difensiva americana - che ora include British
Aerospace Systems - è in competizione con il consorzio difensivo franco-tedesco
Eads, un conglomerato composto da France's Aerospatiale Matra, Deutsche
Aerospace (che fa parte del potente gruppo Daimler), e la spagnola Casa. In
altre parole, nel complesso militare-industriale occidentale è avvenuta una
grossa frattura, con Usa e Gran Bretagna da una parte e Germania e Francia
dall'altra.
Petrolio, armi e l'alleanza militare occidentale sono processi intimamente
correlati. Washington mira ad assicurarsi, alla fine, il dominio del complesso
militare-industriale in alleanza con i giganti petroliferi anglo-americani e i
maggiori produttori di armi britannici.
Come è evidente, questi sviluppi hanno anche una relazione
con il controllo sui corridoi strategici di oleodotti, trasporti e comunicazioni
nei Balcani, nell'Europa orientale e nell'ex Unione Sovietica.
A sua volta, questo asse anglo-americano è accompagnato anche da una maggiore
cooperazione tra la Cia e l'Mi5 britannico nella sfera dell'intelligence e delle
operazioni coperte, come evidenziato dal ruolo svolto dalle Forze Speciali
britanniche Sas nell'addestramento dei ribelli dell'Uck.
Il nuovo ordine mondiale
"Protezione" degli oleodotti, attività coperte e riciclaggio dei soldi provenienti dal narcotraffico in sostegno di insurrezioni armate, militarizzazione di corridoi strategici, approvvigionamento di armi ai paesi della "Partnership for Peace" sono tutti elementi integranti dell'asse anglo-americano e del suo tentativo di dominare le rotte degli oleodotti e dei gasdotti e i corridoi dei trasporti che dal bacino del Mar Caspio e dal Mar Nero attraversano i Balcani.
Più in generale, quanto sta accadendo nell'ampia regione che collega l'Europa orientale e i Balcani alle ex repubbliche sovietiche è un instancabile tentativo di controllare le economie nazionali mediante conglomerati d'affari. E dietro questo processo c'è il tentativo da parte dell'establishment finanziario di Wall Street - d'intesa con i giganti petroliferi e della difesa - di destabilizzare e screditare il marco tedesco (e l'Euro) con l'intenzione di imporre il dollaro Usa come unica valuta per la regione.
Controllare la "creazione di denaro" - imponendo il
potere del Federal Reserve system americano in tutto il mondo - è diventato un
obiettivo centrale dell'espansionismo americano.
Sotto questo aspetto, la manovra militare e di intelligence di Washington non
consiste solo nel minare "l'allargamento dell'Ue", ma è anche tesa a
indebolire e spiazzare il dominio delle più grandi istituzioni bancarie
tedesche (come Deutsche Bank, Commerzbank e WestDeutsche Landesbank) nei Balcani.
In altre parole, il Nuovo ordine mondiale è segnato dallo
scontro fra Europa e America per il "controllo coloniale" sulle valute
nazionali.
E questo conflitto tra "blocchi capitalistici in competizione"
diventerà ancora più acuto quando molte centinaia di milioni di persone,
dall'Europa orientale e i Balcani all'Asia centrale, cominceranno a usare l'Euro
come loro valuta nazionale "di fatto" il 1 gennaio 2002.
* docente di economia, Università di Ottawa.
Traduzione di Marina Impallomeni (Fine parte 2 - fine)