METER
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COMUNICATO STAMPA
IN ESCLUSIVA SU AVVENIRE
Milano 10 luglio 2007 ------ “Coraggio e testimonianza contro i
preti pedofili”. “Venite e amate i piccoli e i deboli” è il titolo della
“Lettera che nasce dall’amore verso la Chiesa”, scritta da don Fortunato
Di Noto, parroco siciliano e fondatore dell’Associazione Meter – e
pubblicata oggi in esclusiva (dedicando una pagina intera) dal
quotidiano dei vescovi Avvenire (pag. 11) e che affronta il triste
fenomeno “preti e pedofilia” e che “chiede una scelta di coraggio e
forte testimonianza” ai vescovi e ai sacerdoti.
Una Lettera, scrive don Di Noto, che vuole sollecitare “ad affrontare
diversamente la questione della pedofilia quando è coinvolto un
sacerdote con la consapevolezza che questi episodi non possono infangare
l’intera azione della Chiesa”.
Numerose le adesioni, Radio Vaticana oggi trasmetterà una intervista
esclusiva a don Fortunato e già dei sacerdoti hanno fatto pervenire
la loro adesione e solidarietà da Palermo, Padova ed altre città.
Una Lettera, pubblicata sul quotidiano dei Vescovi che chiede “gesti
forti anche in nome delle vittime dimenticate”; i preti che hanno
abusato “sarebbe meglio lasciassero il ministero”, ribadisce don Di
Noto.
“Non è una protesta, né tantomeno una denuncia – ci tiene a sottolineare
don Di Noto -, bensì è il frutto della sollecitazione che ricevo dai
numerosi messaggi che giungono a me e alla associazione”.
“Spero che la lettera – conclude don Fortunato Di Noto, possa essere
spunto per una riflessione collettiva, che susciti dibattito e trovi
risposte adeguate al fenomeno in modo da non doversi sentir un giorno da
parte di un bambino abusato: Tu non eri dalla mia parte”.
Si allega la Lettera:
“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
Chi scrive queste poche righe è un prete che ama la Chiesa come la sua
stessa vita, parroco ad Avola (SR) nel profondo sud Italia. Che 15 anni
fa con l’Associazione Meter, nata nell’ambito della comunità cristiana,
ha iniziato un lungo e spesso difficile impegno dalla parte dei bambini
contro la pedofilia.
Non riesco a raccontare l’immenso dolore dei bambini accolti dopo essere
stati lacerati da uomini crudeli che hanno fatto scempio di loro. E che
continuano a farlo. Un dramma di proporzioni inaudite, talmente vasto e
inimmaginabile che a stento se ne prende consapevolezza. Un olocausto di
piccoli, spesso dimenticato perché incredibilmente straziante.
Tanti adulti, uomini e donne, che non amano i bambini. Individui che
appartengono a tutte le categorie sociali: dai padri alle madri, dai
maestri ai bidelli, dai ricchi ai poveri. O anche preti.
Questa mia lettera, rivolta ai confratelli e vescovi, è per tutti quei
“preti che non avrebbero ma dovuto essere ordinati e che non dovrebbero
esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa”.
Chiedo un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte: non possiamo
accettare che un prete abusante di bambini possa pensare di aver fatto
cosa gradita a Dio e all’umanità. Se la colpa è accertata e ammessa non
può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità
dei credenti; non può celebrare i sacramenti; non può, nel nome di Gesù
Cristo, rimanere prete. E’ meglio per lui lasciare il ministero,
volontariamente o con atti formali di “scomunica”, disposte e normate in
maniera del tutto definitiva dalla autorità ecclesiastica.
I preti che compiono atti offensivi contro i bambini, come lo stesso
Mons. Fisichella ha dichiarato insieme a me ad "Annozero", non dovevano
diventare preti e non devono fare i preti.
Mi appello ai vescovi ed ai miei confratelli sacerdoti: la credibilità
nella Chiesa è data dalla testimonianza coerente. Una testimonianza
della verità che implicherà sì persecuzioni, ma anche la conquista della
vera libertà in Gesù Cristo. Come anche la gioia di essere servitori
nella Chiesa e nella Società di oggi, per il bene di tutti.
L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio
e contro tutta la comunità cristiana. Non possiamo permettere che un
bambino ci rimproveri: tu non eri dalla mia parte!
La presente lettera se condivisa può essere sottoscritta, basta inviare
una email a
donfortunatodinoto@associazionemeter.it; oppure un fax allo 0931
823160.
Avola, 3 luglio 2007
Martedì, 10 luglio 2007
Bergamo
Prete pedofilo condannato a 4 anni per
violenza su 11enne
Val Scalve: prete
condannato per pedofilia
http://www.montagna.tv/?q=node/5534
Cronaca - Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32
BERGAMO -- Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle
miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di
Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a
quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16
anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo
undicenne.
Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei
anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici
uffici. Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la
bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma
il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si
sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.
Venerdì, 13 luglio 2007
Preti pedofili
Lettera aperta a don Di Noto
Firmano questa lettera- il
dialogo (www.ildialogo.org),- AMS: associazione mobilitazione sociale,
Bispensiero, Chiesa in cammino
Caro don Di Noto,
se il tuo sdegno per l’olocausto degli innocenti
consumato da “mani consacrate” è sincero deve essere coerente fino in
fondo, vero? Quindi non può limitarsi a puntare il dito sugli
esecutori materiali del “delitto”, ma deve ricercarne le cause, che,
per così dire, sono come i suoi mandanti.
Inevitabile chiedersi: come è possibile arrivare a
questi eccessi con tante pratiche di pietà, studi teologici, ritiri,
messe? La formazione seminaristica sessuofoba e misogina non ha una
qualche relazione di causa ed effetto con questi fatti non certo
“isolati”? Se per anni si induce il candidato a ignorare, se non a
cancellare la propria corporeità, si potranno mai produrre presbiteri
maturi? Se fin da ragazzi si è “educati” a vedere la sessualità con gli
occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea), come potremo
avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è
temerarietà spedirli in parete da sesto grado senza l’equipaggiamento
necessario? Non a caso la “Convenzione sui Diritti del minore” ne
proibisce il reclutamento fuori dall’ambiente familiare (U.N.
General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Lo Stato
della Città del Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123
seminari minori, camuffati da “convitti o semi-internati”, giustificando
una segregazione vera e propria con la scusante: “Ma vanno a casa il
sabato e la domenica”. Se la cultura della sessualità è la stessa che ha
prodotto i preti pedofili, non è evidente che si perpetuano le radici
del crimine?
La Commissione indipendente, quindi non sospetta,
disposta dai vescovi americani (2004) dice in proposito:
“Molti testimoni affermano, che (…) ai seminaristi è
negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati
sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La
mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito
ad alcuni di raggiungere uno stato celibatario sano e si può spiegare
come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La
Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e
ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi
sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e
rettori devono garantire un ambiente in cui i ragazzi siano in grado di
crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche
emozionalmente. (…) Il candidato che non sembra adatto deve essere
rifiutato e i risultati della valutazione devono essere condivisi tra le
diocesi. Per molti anni, i seminari si sono focalizzati quasi
esclusivamente sulla preparazione intellettuale a scapito di quella
umana. (…) L’81% delle vittime di abusi sessuali sono ragazzi e questo
significa che la crisi è caratterizzata da comportamenti omosessuali.
(…) Negli ultimi 15 anni è diventato di routine chiedere al candidato il
suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi non accettano aspiranti con
orientamento omosessuale, che considerano un impedimento
all’ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con
difficoltà affermano che “nel presbiterato si possono coprire
problematiche sessuali”. (…) Ci sono molte altre problematiche relative
al celibato che possono essere terreno fertile per altri scandali.
Numerosi testimoni credono che vi siano molti più casi di relazioni
sessuali tra preti e donne o adulti consenzienti. Sebbene non sia un
crimine, queste persone sono spesso vulnerabili e in tutti i casi tale
condotta è gravemente immorale. I vescovi non possono permettere che ciò
si verifichi senza conseguenze. Dichiarare che “non è affare di nessuno”
è fondamentalmente sbagliato. Se un prete tiene fede alle sue promesse e
vive secondo i precetti morali della Chiesa è affare del vescovo, dei
confratelli e dei parrocchiani”.
A ragione affermi trattarsi di preti che non
avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare
questo ministero donato da Dio alla Chiesa.
Ma allora non avrebbero mai dovuto essere ordinati
vescovi neppure quelli che hanno collaborato a produrre altre vittime,
spostando i preti notoriamente pedofili da una parrocchia all’altra? Non
sono complici dei misfatti successivi? Non dovrebbero dimettersi
spontaneamente e fare penitenza? Il card. Law, l’arcivescovo di Firenze,
il vescovo di Agrigento, e tanti altri, continuano a pontificare e a
godere dei loro privilegi.
E ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può
rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei
credenti. (…) E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o
con atti formali di "scomunica".
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei
vescovi americani:
“I membri della Commissione sollecitano, affinché si
guardi allo scandalo come lo scandalo anche dei vescovi oltre che dei
preti, che potrebbero domandarsi: perché i vescovi non hanno subito
le stesse conseguenze? (…) Le azioni di quei preti sono gravemente
peccaminose e l’inazione di quei vescovi che non hanno protetto i
fedeli è altrettanto peccaminosa. In qualche modo, “il fumo di
Satana” è stato lasciato entrare nella Chiesa e ne è rimasta
profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità in materia
morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi vescovi
sono state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza,
insensibilità, segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono:
(i) relazione inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili
di restare in situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza
informare i nuovi superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità
civili (v) evitare la riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…)
Alcuni vescovi non hanno colto la gravità del problema. Hanno
trattato le vittime come avversari e nemici del bene della Chiesa.
Troppo spesso hanno trattato i preti accusati come persone che avevano
bisogno di assistenza psicologica o di cambiare ambiente, piuttosto che
veri e propri criminali che andavano rimossi dal ministero e denunciati
alle autorità civili. Questi approcci non hanno risolto ma esacerbato il
problema. (…) Alcuni vescovi sono stati troppo indulgenti e desiderosi
di cercare una scappatoia per se stessi, favorendo il prete a scapito
della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al
“clericalismo” – una attitudine per cui preti e vescovi sono un
mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del
diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto
prevenire molti abusi se i suoi leader avessero riportato le accuse alle
autorità civili. (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato le
vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le
“informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità” e che
perseguano questo obiettivo. Le vittime non si rivolgevano alla forza
pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa stessa si occupasse del
problema. Tale fiducia è stata ripetutamente tradita, una grave mancanza;
e il fatto che tale tradimento è diventato di dominio pubblico, ha
ingigantito la perdita di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei
testimoni affermano che in molti casi i vescovi non hanno punito i
colpevoli, perché da loro ricattati, minacciando di rivelare
informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete ritiene di poter
essere ricattato, non dovrebbe proporsi all’elezione di vescovo o
accettare cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono state
emarginate e ri-vittimizzate. Alcune si sono suicidate. Altre
soffrono depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni sessuali.
(…) Il non ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi non
comprendessero a pieno la natura e la portata del problema e sono venuti
meno ai propri doveri pastorali. L’incapacità di partecipare ai loro
drammi è grave al pari del danno inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo
due anni dalla promulgazione delle Norme Essenziali, molte
centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma pochi vescovi
hanno lasciato l’episcopato”.
In sintesi: 1 – Alcuni prelati spesso hanno anteposto le
preoccupazioni istituzionali della Chiesa locale a quelle della Chiesa
universale. Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla
segretezza e all’occultamento. 2- La minaccia del processo ha indotto
alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare un
atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 - Hanno riposto
troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un
problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e
implicazioni legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di
moralità. 4 - Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra
di quelli delle vittime. 5 - Il codice e i procedimenti canonici hanno
reso troppo difficile dimettere il prete pedofilo.
Affermi: L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è
un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana.
Non ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia
verrà considerato come un peccato, non sentiremo mai
l’obbligo morale e civile di denunciarlo alle autorità giudiziarie? L’ha
ammesso, nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law: "Non sapevamo
fosse un crimine, pensavamo che si trattasse solo di un peccato".
La Commissione afferma: “Il non aver riconosciuto che
l’abuso sessuale sul minore è un crimine e non solo la manifestazione
di una mancanza morale o disordine psicologico ha contributo moltissimo
allo scandalo. (…) Un prete riferisce: “Credo che non abbiano mai
considerato, che ci fosse una legge dello stato, per la quale (…) si va
in prigione”. Dal momento in cui i vescovi non hanno compreso che (…) è
un crimine, lo sbaglio deve risiedere in qualche modo nel supporto
legale di cui si avvalgono. (…) Un abuso sessuale è di per sé un
evento traumatico; se commesso da un prete lo è ancora di più, perché è
una “figura paterna” ed è probabile che causi più danno, che l’abuso
perpetrato da altri individui. (…) … considerando gli abusi più come un
disturbo “di identità sessuale” e non un crimine o un peccato grave, i
vescovi hanno mancato nell’ottemperare alle proprie responsabilità verso
la società e verso la Chiesa”.
Se un’istituzione “divina” continua a considerare
materia di foro interno, fatto privato, un delitto tanto grave, come
potremo aiutare “i santi innocenti”, prevenire, far sì che gli aspiranti
pedofili si rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo
dai tetti e dai pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una
parrocchia all’altra, si rende corresponsabile del delitto, non saremo
mai “dalla parte” delle vittime. Se i preti consigliano di non sporgere
denuncia (come alcuni parroci di Milano nell’inchiesta de “Le Jene”); se
la legislazione continua riservare alla Congregazione competente un
delitto che spetta al foro civile; se il prete continua ad essere un
privilegiato per il suo “status” o casta; se un vescovo si arroga il
diritto di citare in tribunale per diffamazione una vittima della
pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia qualcosa di grosso che
non va?
Non ti sembra che l’autorità civile tutela, difende gli
innocenti meglio dell’autorità religiosa? Per un delitto così
abominevole la “giustizia umana” prevede la prigione e il risarcimento
danni, la morale cattolica pare considerarlo un peccato da “smacchiare”
con un pellegrinaggio o un pio digiuno.
Qui non si tratta di carità (“si vis”), ma di giustizia
(obbligo morale), nella quale l’unico competente non è il tribunale
ecclesiastico, ma quello civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale)
non posso aggiustargliela con la carità, con il perdono: il reo è tenuto
per giustizia a riparare i danni, risarcire. E’ una cosa così semplice,
ovvia che è entrata nei codici penali di tutti i popoli, tranne che in
quelli ecclesiastici. Non si può obliterare la giustizia in nome della
carità. Gesù propone la sua legge, la carità, il perdono nell’intimo
della coscienza, non in piazza, cioè nelle regole della convivenza
civile. E’ per questo che quando non si distinguono i due piani della
carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e uno da
carnefice si dichiara vittima di un seminarista pedofilizzato!
Cosa vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia.
Certa cultura catto-pagana sulla sessualità non ha indotto i cristiani a
chiamare il figlio della ragazza madre: "figlio del peccato" come se
l’avesse generato il diavolo? Agli orfani abbiamo saputo dare solo
l’istituto e l’assistenza non la paternità/maternità “secondo Dio”.
Un’ignominia, perché vuol dire che non siamo stati capaci di superare il
vincolo del sangue. Don Zeno diceva: “L’orfano è una vergogna umana”.
Non può esistere l’abbandonato se ci sono dei fratelli.
E il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La
Commissione ha qualcosa da ricordargli: “… sembra che la serietà del
problema e la sua relativa vastità non furono tenute nel debito conto da
Roma (…), perché si pensava che tali procedimenti avrebbero pregiudicato
i diritti degli accusati. Alla fine degli anni ’80, alcuni vescovi
influenti chiesero al Vaticano di istituire una procedura amministrativa
per la rimozione dei preti pedofili. La richiesta era basata, in parte,
sulle lacune del sistema canonico, che prevedeva la riduzione allo stato
clericale quale punizione per gli abusi sessuali su minori, ma solo dopo
un lungo processo, che richiedeva la partecipazione della vittima.
Alcuni vescovi si sono opposti, perché le vittime avrebbero subito un
ulteriore trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non
poteva essere imposta se il prete o il suo avvocato avessero dimostrato
che aveva agito in base a qualche malattia mentale o disturbo psichico.
Dato che molti erano stati mandati in centri terapeutici, dove sono
stati diagnosticati disturbi psicologici, la dimissione dallo stato
clericale, anche dopo la fine del processo canonico, non era
applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta accertata la
colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi superiori.
Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede
l’appello decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole,
dopo il completamento del processo penale diocesano, non si troverà di
fronte all’imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi.
Intanto continua a fare il prete, magari senza un particolare incarico.
(…) Le richieste che il Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di
vescovi per una chiara procedura di dismissione avvennero ripetutamente
negli anni ’90, ma inutilmente. (…) Molti attribuiscono l’immobilità
Vaticana ad una generica riluttanza ad interferire con i vescovi, altri
che il problema fosse unicamente Americano. (…) Il Codice di Diritto
Canonico prevede l’immediata sospensione dallo stato clericale di
chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone 1395). Tuttavia,
sebbene il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa la
dismissione dal ministero, per un dirigente della Chiesa che, con
colpevole negligenza mancasse di intraprendere azioni riparatrici,
raramente la Chiesa ufficiale statunitense ha ottemperato a questa
disposizione. Così come nessun vescovo negli Stati Uniti è stato mai
punito secondo il canone 1389 per evidente inadempienza del canone 1395”.
Caro don Di Noto,
anche noi, le vittime, chiediamo “un atto di giustizia,
coraggio, testimonianza forte”: se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta
preti e vescovi ad avere il coraggio di ammettere le loro colpe; a
individuare le cause profonde della pedofilia clericale; a non
minimizzare “Tanto in Italia si tratta solo di una cinquantina di
casi…”. In un’Italia, parrocchia del papa, è troppo facile occultare,
chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i nostri scheletri. Le
associazioni che difendono le vittime sono concordi nel dire che da noi
si vede solo la punta dell’iceberg. Vuoi stare con noi? Fai emergere il
resto dell’iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà
senza fine.
Così, non sia.
PS. Ti consigliamo qualche buona lettura:
1- R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests
& secret codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli
anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti nei seminari, che da
tanti anni difendono le vittime in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da
34 anni. Le cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati o già
condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo alcuni autori potrebbero
arrivare a 100.000. Si noti che spesso l’abusato è portato ad abusare o
diventa incline all’omosessualità)
2- La rivista internazionale di teologia,
Concilium, dedica il numero 3 del 2004 al tema dal titolo molto
significativo: “Il tradimento strutturale della fiducia”.
Sottoscrivono questa lettera:
1- il dialogo (www.ildialogo.org)
2- AMS: associazione mobilitazione sociale (http://www.mobilitazionesociale.it/)
3- Bispensiero
http://www.bispensiero.it
4- Chiesa in cammino (www.chiesaincammino.it)
Attendiamo altre sottoscrizioni. Chi volesse può sottoscrivere la
propria adesione utilizzando il link per i commenti in fondo alla
pagina.
Venerdì, 13 luglio 2007
Don Massimiliano
Crocetti. Rinviata udienza preliminare per pedofilia
La sconcertante vicenda
del parroco di Oriolo Romano (VT) ordinato ssacerdoto dal vescovo Fiorino
Tagliaferri nonostante fosse a conoscenza dei suoi problemi
Fonte:
http://www.tusciaweb.it/notizie/2007/luglio/12_24oriolo.htm
Viterbo - Tentata violenza - I familiari del minorenne parte civile Ex
parroco di Oriolo, udienza rinviata
12 luglio 2007 - ore 9,30
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Copyright Tusciaweb
- Don Crocetti, udienza rinviata
Per l’ex parroco di Oriolo, accusato di tentata violenza sessuale,
udienza preliminare rinviata a ottobre per difetto di notifica a una
delle persone offese. In tribunale ieri il parroco non era presente, si
troverebbe in un luogo isolato in Umbria, mentre non si conosce quale
sarà la strategia difensiva da parte dei suoi avvocati.
Tra le ipotesi, c’è quella di un rito alternativo, forse il
patteggiamento.
Si costituirà parte civile, invece, la famiglia del ragazzo di Oriolo su
cui il parroco avrebbe concentrato le sue attenzioni.
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Fonte:
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060825&ediz=02_VITERBO&npag=37&file=A.xml&type=STANDARD
Venerdì 25 Agosto 2006 Chiudi
Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li
segnalammo alla Curia»
«Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»
Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti
di SIMONE CANETTIERI
«Sì, io - come altri sacerdoti - conoscevo da tempo certi strani
comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse
ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario
minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal
vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto.
Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni
che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella
lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da
parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un
sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di
studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.
Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del
padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata
violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una
prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della
curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce
da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della
comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che
da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo
arresto e per le accuse da cui è scaurito.
Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne
ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi
e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a
Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono
alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don
Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi
anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me
giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno
singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche
l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se
intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».
Intanto ieri pomeriggio si è svolto un incontro tra i due legali del
36enne parroco oriolese - Severo Bruno a nome della Curia vescovile e
Antonello Cecchini quello nominato dalla famiglia Crocetti - per cercare
di stabilire una strategia difensiva comune. Don Massimiliano Crocetti
si trova in questi giorni in una località segreta, vicino a Canale
Monterano, agli arresti domiciliari in attesa che venga ascoltato dal
gip. Sulle spalle, al momento, gravano le accuse di tentata violenza su
minore. Secondo una ricostruzione non ufficiale si tratterebbero di
alcune attenzioni che il parroco avrebbe rivolto nei confronti di un
giovane di Oriolo, proveniente da una famiglia disagiata del paese. «Le
indagini sono partite dal nostro assessorato ai Servizi sociali, sono
inziati a Oriolo e sono terminate qui», ha sempre detto il sindaco Italo
Carones. Ad incastrare il sacerdote natio di Montefiascone il lavoro
d’intelligence messo in piedi dagli uomini della Questura che negli
ultimi tre mesi lo hanno pedinato con sofisticati strumenti tecnologici
(cimici e micro-telecamere) seguendo e catalogando tutte le sue
abitudini.
Fino all’arresto, arrivato martedì mattina, tra lo stupore generale.
Proprio pochi attimi prima, secondo quanto hanno riferito gli
inquirenti, che don Massimiliano si vedesse con un giovane del paese per
dare vita a un incontro proibito quanto squallido. E soprattutto
impensabile, come continua a ripetere in coro questa comunità di 3500
persone situata a ridosso della provincia romana. Che da martedì si
trova di botto sprofondata nell’incertezza, senza più il proprio
pastore.
Lunedì, 16 luglio 2007
preti pedofili
Lettera aperta al Rev.do Don Di Noto
p.c. a Mons.
Fisichella e al giornale l’Avvenire
di Umberto P. Lenzi
Rev.do don Fortunato di Noto,
non si può sottovalutare il prezioso lavoro
dell’associazione "Meter", da Lei fondata, che ha denunciato alla
polizia postale migliaia di siti pedo-pornografici.
Vorremmo sapere, però, che cosa è riuscito a fare per le
vittime della pedofilia clericale che hanno chiesto il suo intervento.
Vorremmo sapere: anche Lei, come i vescovi, ha preferito "lavare i panni
sporchi in famiglia"? Non Le sembra troppo facile fare dei violentatori
dei capri espiatori, salvando le gerarchie ecclesiastiche, tutelando
l’immagine della Chiesa? Ricorda? Nel tribunale internazionale di
Norimberga sono stati processati i generali, i "cervelli del male", non
i soldati semplici, esecutori materiali di ordini criminali.
Ora che cifre, fatti e gravità del fenomeno sono di
pubblico dominio - si parla di "epidemia", fiume in piena, che minaccia
di travolgere la Chiesa – Lei si lancia contro i "quattro mascalzoni".
Come esperto di questo settore non può non sapere, che solo negli USA
più di 5.000 preti sono sotto processo o già incriminati, fra cui una
ventina di vescovi. Non sa che le vittime sono più di 11.000 senza
contare quelle sommerse che sarebbero molte di più? (Perché non prova a
"navigare" nel sangue delle vittime, che scorre ancora nel sito
http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp ? Si
tratta delle deposizioni fatte in tribunale, non si invenzioni degli
anticlericali).
Crede forse che basta togliere dal paniere "quattro mele
marce" (secondo mons. Fisichella) per sanare un cancro in radice? Se non
si individuano le cause profonde; se non si ha il coraggio di assumersi
le proprie responsabilità; se non si ricercano i rimedi adeguati; se si
ha paura di agire secondo il vero spirito del Vangelo, come si può
proclamarsi dalla "parte delle vittime"? Di tutto ciò, nessuna traccia
da parte di chi si dichiara "protettore degli innocenti".
Non un accenno alla differenza tra pedofilia (ed
efebofilia) clericale e quella comune del resto della società. Il prete
pedofilo non solo compie un crimine, ma uccide lo spirito della vittima.
Molte vittime sono state talmente devastate che hanno preferito il
suicidio, alla vergogna e umiliazione di essere tradite dal
"rappresentante di Dio". Arrivano a dire di essere state "violentate da
Dio stesso". Non bastano neppure i risarcimenti economici e le cure,
perché si tratta di sanare le ferite dello spirito, "stigmate" molto più
profonde di quelle della psiche.
La responsabilità di tutto ciò grava anche sulla
coscienza delle gerarchie responsabili dell’educazione dei seminari e
della supervisione del clero. Ormai abbiamo un’abbondante letteratura
al riguardo ed il problema non si limita alla pedofilia. Vi sono altri
guasti che infettano il clero cattolico. Le statistiche di CARA (Center
for Applied Research in the Apostolate, organizzazione della
gerarchia catt. USA) rivelano che meno del 10% del clero osserva il
celibato. La pedofilia clericale non è un fenomeno attuale e passeggero,
ha radici profonde e sistematiche. Sipe calcola che dal 5 al 7% dei
preti ne sono contagiati. Secondo i ricercatori il 40/50% del clero
avrebbe un orientamento omosessuale. Il 10% dice di aver fatto sesso con
colleghi o in seminario. Negli anni ’90 diverse diocesi USA avevano il
10% di preti pedofili. Nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los
Angeles era pedofilo, compresi due vescovi. La rivelazione di migliaia
di abusi indica, che la gerarchia può dire di non conoscere la natura
scientifica della pedofilia, ma non può sostenere di non sapere che tale
comportamento è devastante e criminale.
Si conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo si è
tenuto nascosto di proposito. Bisogna chiedersi: 1- perché il clero si
tappa la bocca quando si tratta di sesso? 2- Che cosa paralizza le
vittime? 3- Perché Vaticano e vescovi ricorrono alla segretezza? 4-
Perché i laici subiscono? 5- Perché le vittime sono sottoposte a
pressioni?
Il libro Sex, Priests, and Secret Codes, The
catholic Church’s 2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse", Volt
Press, Los Angeles, 2006, di T. Doyle, P. Wall e Richard Sipe (da 34
anni cura vittime e carnefici, insegna nei seminari e fa conferenze al
clero) mette in evidenza le cause di un fenomeno tanto complesso quanto
occultato per salvaguardare l’immagine della Chiesa.
Sintetizzo alcune idee di fondo di questo testo
magistrale:
Cospirazione del silenzio - La forza del potere
clericale induce le vittime a non riferire per paura del castigo divino.
Il clima di tolleranza, segretezza, incapacità di controllo gioca a
favore dei pedofili. Il segreto è un codice familiare a ogni sistema
auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la
propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei propri membri.
Negli USA gli archivi hanno prodotto prove incontestabili, le
commissioni investigative dichiarano che le diocesi sono responsabili
per una specie di cospirazione al silenzio. Oggi, giudici e
pubblica opinione, ritengono che la condotta dei vescovi
sia una forma di collaborazione con il male e
c’è chi parla perfino di "associazione a delinquere".
Celibato - Le cose si sanno, ma non si dicono,
perché inimmaginabili. E così il sesso del clero è tenuto sotto chiave,
protetto e canonizzato dall’etichetta del celibato. Per i fedeli è
impensabile che il prete possa cadere così in basso. Non viene
presentato come una specie di angelo? Nel passato la Chiesa ha
disprezzato il sesso in tutte le sue manifestazioni, definendolo
"sporco, peccaminoso, impuro". L’aureola di segreto e di vergogna che lo
circonda conduce all’ossessione per "gli atti impuri". Se il celibato è
così fondamentale, la Chiesa deve riconoscere che non dà una
preparazione adeguata. Per diventare prete uno deve studiare diversi
anni. E per gestire le pulsioni? I vescovi non sono in grado di
riformare se stessi né controllare la condotta sessuale dei preti senza
l’aiuto, il controllo e la supervisione dei laici (=popolo di Dio). Ci
sono preti uxorati e pastori protestanti
convertiti al cattolicesimo con la loro famiglia, ma per il clero di
rito latino il celibato è il tema più controverso. Nonostante
l’emorragia e la sofferenza di 120.000
preti sposati nel mondo, il Vaticano insiste che è vivibile e
essenziale. Amori clandestini, concubinato, abusi, figli non
riconosciuti, suore stuprate, si tollera tutto, si rimuovono i fatti,
anche il più deplorevole: la pedofilia. Per la prima volta, dalla
riforma protestante, la vita sessuale del clero viene messa in pubblico.
E le vittime auspicano di vedere il giorno in cui la pedofilia, questa
ferita aperta da secoli nel corpo di Cristo, non sarà più che una
cicatrice, un ricordo triste del passato. Ma
altri misfatti, sotterfugi, miserie e tragedie continueranno ad
offuscare l’immagine della chiesa se non si affronta una delle cause di
fondo: il celibato obbligatorio. (cf "Celibato - Dono o legge?"
del Dr. Heinz J. Vogels). Il solo fatto che 120.00 preti siano stati
costretti a "lasciare", senza contare coloro che si "arrangiano" non
significa proprio niente per voi? Se fosse una libera scelta non avremmo
questo esodo in massa: un prete su quattro! E poi la Chiesa, almeno, non
sarebbe più "complice" dell’infamia di tanti abusi sessuali da parte dei
"funzionari di Dio". Insomma, non è evidente che si vuol far credere a
tutti i costi che "siamo puri e casti" ad un prezzo inaudito?
Seminario - Ormai si ammette che la formazione da
apartheid del seminario è inadeguata, anzi, una delle cause. Le regole
stesse (controllo delle stanze, porte aperte, mai due da soli) fanno
presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti in un ambiente
artificiale di soli maschi, che pare favorire l’inclinazione
all’omosessualità. In questo caso la corruzione non viene da forze
esterne, ma è generata e si perpetua all’interno del sistema clericale.
Quindi non si scaccia dal basso, ma dall’alto. I vescovi americani
riconoscono (attraverso una Commissione ad hoc), che "ai seminaristi è
negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati
sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La
mancanza di uno sviluppo psico-sessuale "normale" può spiegare come
alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione
ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi
sessuali. Tute le diocesi americane hanno chiuso i seminari minori.
Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i giovani siano in
grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche
emozionalmente" [nostra sintesi]. La "Convenzione sui Diritti del
minore" proibisce il reclutamento di minorenni al di fuori dell’ambiente
familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Il
Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari
minori, spacciati per scuole o semi-internati.
Potere clericale – I genitori delle vittime come
hanno potuto permettere che succedesse? Educati a non mettere in
discussione il "reverendo padre", credono sia peccato contraddirlo o
chiacchierare di lui e le sue attenzioni verso un figlio sono
considerate segno di predilezione. Il solo pensiero di qualche cosa di
spiacevole è al di fuori della loro immaginazione. La vittima accetta le
avances del "padre" con la più totale incomprensione che possa farle del
male. Ed egli approfitta del suo potere spirituale per convincerla che
nessuno le crederà. Da dove viene tanto potere del prete? A lui sono
affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia,
perdonare in nome di Dio. Il celibato obbligatorio, poi, rinforza la
mistica, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato
"possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo
stesso" (Catechismo, 1548, 1581). Viene messo sul piedestallo di Dio. Il
curato d’Ars giunge a dire: "Che cosa è un prete? Un uomo che sta al
posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice
"Dio ti perdoni", ma "Io ti perdono". Se incontrassi un prete e un
angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il
prete sta al suo posto". Per la Chiesa la divisione tra preti e laici è
di origine divina (can. 207). Conclusione: non è ammessa nessuna
debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere, cioè
"immolate".
L’impatto sulle vittime - Chi violenta un
bambino è un "assassino dell’anima". Chi perde un arto può sostituirlo,
ma quando viene ucciso lo spirito, si perde il senso stesso della vita.
Le vittime affermano di essere state paralizzate, tramortite, perché è
inconcepibile che un personaggio così sublime possa fare del male. Il
Dr. Lothstein riferisce: "Mi hanno detto che la loro anima veniva
assassinata. Un assassinio nell’anima, dell’anima. E non possono
superare il senso di colpa e di vergogna. "Come mi è successo? Potrò mai
tornare a Dio?" (National Cath. Reporter, 9.8.2002). La vita
diventa sconfitta e vuoto assoluto. Come se gli fosse stata strappata
l’anima. E molte vittime non rivelano l’accaduto neppure dopo molti
anni, per il semplice fatto che non riescono a farlo. Il timore di
dispiacere al rappresentante di Dio innesca la paura di dispiacere a Dio
stesso e questo é paralizzante. In alcune circostanze la sofferenza è
così insopportabile che solo la denuncia libera da un peso
insopportabile. Oppure il suicidio.
Perdonare la gerarchia - E’ incomprensibile che
un’istituzione, la quale si proclama il corpo di Cristo, si
svilisca fino a disprezzare le vittime e si sforzi di nascondere la sua
responsabilità piuttosto che curare il male alla radice, cioè se stessa.
Gesù non attenua la condanna di chi scandalizza un bambino: "meglio per
lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare". La
macina spetta allo stupratore e ai suoi sostenitori, non alla vittima.
Si può capire lo stupro di chi dice la messa tutti i giorni? Come
sopportare il tradimento fatto in nome della religione e come suo
ministro? Il prezzo del perdono è la pura e semplice verità dei fatti.
Verità e riforma sono richieste ai vescovi e preti che hanno tollerato,
coperto e trascurato i propri doveri. Tutti coloro che hanno ignorato e
nascosto sono colpevoli di scandalo. Pochi vescovi hanno chiesto perdono
per la loro negligenza, cecità e collusione.
Eccesso e abuso di autorità? - Molti auspicano
che Roma si decida ad ascoltare il "popolo di Dio", ma l’eccesso di
potere acceca. I vescovi, convinti che la loro autorità è da Dio,
rigettano ogni critica come un attacco alla loro persona. Il laicato è
ridotto a elemento decorativo o di mera consultazione. La pedofilia
potrebbe fare quello che né teologi né profeti sono riusciti a fare: la
frustrazione e la rabbia di milioni di laici sta cambiando il modo di
interagire della gente con la gerarchia. I prelati, abituati a una
specie di "onnipotenza", sono costretti a fare i conti con la loro
incompetenza. Ai sopravissuti non basta una stretta di mano, profusione
di scuse e promessa di tante preghiere. Vogliono essere in grado di
credere che la gerarchia ha capito il loro trauma e l’orrore vissuti. I
più, quasi miracolosamente, vogliono essere certi che chi ha stuprato il
loro corpo e la loro anima trovi aiuto e non sia più in grado di
nuocere. Molti pedofili sono stati riciclati, altre vittime sacrificate.
Perfino la Commissione della conferenza episcopale USA dice che non si è
risposto a certe domande: perché li avete coperti? Perché gli "offesi"
sono stati ignorati? Perché le gerarchie si sono rifiutate di rivedere
il loro modo di amministrare? Perché hanno persistito nella difesa della
loro immagine? Il tragico incubo ha svegliato il laicato dal coma
spirituale a cui era stato ridotto. Alcuni capiscono che possono essere
adulti e a casa propria anche nella Chiesa e non possono accettare le
conclusioni senza fiatare. Le dimostrazioni davanti alle cattedrali
americane hanno avuto il loro impatto e molti cominciano a capire che
non possono più aspettarsi omaggi, inchini e baciamano. Non c’è più
spazio per la paura, segretezza, arroganza. Troppe anime sono state
devastate. Non è in discussione il potere episcopale, ma il tradimento
della fiducia, lo stupro dell’anima, la falsità, l’amministrazione
disonesta in nome della religione.
Per concludere: è non solo ignobile, ma semplicemente
malvagio, voler linciare i preti pedofili, quegli stessi che si voleva
proteggere, occultare, nascondere e non assumere le proprie
responsabilità. Anch’essi, a loro volta, sono vittime del sistema
clericale, del suo secolare misoginismo, omofobia, patriarcalismo,
disprezzo della sessualità. E se si vogliono mettere al muro i "soldati
semplici", perché si continua a promuovere, premiare i loro "generali",
cioè i card. Law, i vescovi omertosi e quelli che sono giunti al colmo
di denunciare le vittime come nel
caso di Agrigento? Il card. Law, condannato
in contumacia, uno dei più appariscenti collaboratori della "strage
degli innocenti" a Boston, è stato promosso arciprete di S. Maria
Maggiore, dove continua a godere di tutti i privilegi cardinalizi,
compreso quello del principio di extraterritorialità. Si tratta di
privilegi del tutto evangelici? E’ un buon esempio per i preti in
galera? E’ quello che farebbe il Cristo con chi ha contribuito a
rovinare la vita di centinaia d’innocenti?
L’educazione sessuale,
il reclutamento di minorenni, il lavaggio del cervello nei seminari sono
responsabilità, di cui la gerarchia deve rendere conto al "popolo di
Dio" e alla società civile. Le ragioni per cui sono stati chiusi i
seminari minori in Inghilterra, Irlanda e USA, non valgono forse per
l’Italia, Spagna e, soprattutto, per il sud del mondo? Se questo sistema
è stato riconosciuto sbagliato, perché si continuano a gestire seminari
minori camuffandoli come "semi-internati, scuole vocazionali"?
Uno studio serio e coraggioso del problema porterebbe a
soluzioni più consone con la pratica apostolica, quando i "presbiteri"
erano solo persone (si sottolinei persone) mature, provate,
stimate, scelte dalla comunità, al servizio della stessa, non del
proprio potere, da cui è nato il privilegio, la casta e… la corruzione.
Preghiamo, affinché questa "strage degli innocenti" non
sia vana. Diamo alle vittime, oltre alla palma del martirio, la
soddisfazione di non essere state sacrificate invano da mani consacrate.
Ed andiamo a visitare in carcere i poveri
preti "colpevoli", perché sono anche loro creature di Dio e forse meno
responsabili di chi li ha "educati" e governati.
Distinti saluti.
Umberto P. Lenzi
14215 - 20th Drive SE
Mill Creek, WA 98012 - USA
Tel: 001.425.743.0104
Skype: umebertoplenzi
E-mail:
telitor@aol.com
Website:
www.chiesaincammino.org
Lunedì, 16 luglio 2007
Preti pedofili
INTERVENTO DI DANIEL SHEA
al Convegno
del 22 giugno alla Camera dei Deputati
Testo dell’intervento in formato PDF

Lunedì, 16 luglio 2007
Daniel SHEA,
l’avvocato texano, che aveva citato in tribunale il card. Ratzinger, commenta
l’articolo di Massimo Introvigne:
"PRETI PEDOFILI, LE FALSITÀ DEL VIDEO BBC"
di Daniel SHEA
Testo dell’articolo in formato PDF

Lunedì, 16 luglio 2007
Preti pedofili
in USA
Maxi risarcimento della diocesi di Losa
Angeles
Rassegna
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