FISICA/MENTE

 

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 8

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l'etica. E' quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E' quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco).

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.



 

Gli ex parrocchiani che subirono gli abusi scrivono ad Antonelli
Le vittime di don Cantini: "Per lui un processo penale"

di Maria Cristina Carrutù

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Le-vittime-di-don-Cantini-Per-lui-un-processo-penale/1651009/6

Un processo penale giudiziario. Le vittime di don Lelio Cantini, il prete accusato di violenza sessuale a plagio da suoi ex parrocchiani della Regina della pace, non si rassegnano. E, «fortemente incoraggiati» dall´intervento di monsignor Rino Fisichella alla trasmissione «Annozero» del 31 maggio scorso, hanno scritto all´arcivescovo Ennio Antonelli. Per chiedere alla Curia fiorentina quello che avevano già chiesto, finora inutilmente: e cioè, un processo penale giudiziario contro don Cantini, a norma del diritto canonico. Con ascolto dei testimoni e delle vittime, e un giudizio finale collegiale, laddove, nel processo penale amministrativo, è l´arcivescovo a prendere personalmente provvedimenti. Nel caso di don Cantini Antonelli ha sospeso il prete dalla celebrazione dei sacramenti e della messa in pubblico per cinque anni, ma le vittime hanno sempre ritenuto che per i crimini ammessi dall´ex parroco fosse una pena del tutto insufficiente.
E così, in una lettera firmata da ben diciotto di loro e inviata il 7 giugno scorso, per conoscenza, anche alla Congregazione per la dottrina della fede, ad Antonelli le vittime danno questa volta un mese di tempo per rispondere, trascorso il quale, annunciano, richiederanno il diretto intervento della Congregazione, alto organismo della Santa Sede. Fisichella, si legge nella lettera, «ha pubblicamente e privatamente ringraziato tutti noi del coraggio e della determinazione finora mostrate, esprimendo chiaramente e inequivocabilmente la necessità di istruire un processo canonico giudiziario» per «far luce e chiarezza su tutti gli aspetti delle vicende legate a don Cantini». Comprese, ricordano le vittime, «le eventuali reiterazioni in epoca recente dei reati», che così non sarebbero soggetti a prescrizione. Fra i reati attribuiti a don Cantini, ricordano, c´è oltretutto l´assoluzione del complice istigato a commettere peccato, che comporta la scomunica immediata latae sententiae riservata alla Santa Sede. E se è vero che in presenza di prove certe, come in questo caso, e dell´ammissione del colpevole, si può ricorrere al processo amministrativo, su reati come la pedofilia e l´assoluzione del complice, considerati «gravissimi» dal diritto canonico, a giudicare non deve essere una Curia locale ma direttamente la Congregazione per la dottrina della fede. Lo ricorda Paolo Moneta, uno dei massimi esperti di diritto canonico: sebbene quanto prefigurato da Fisichella «non rientri nelle procedure normali», dice, «la Congregazione può disporre che, per fare maggiore giustizia su reati gravissimi, una procedura giudiziaria si possa riaprire», e un decreto amministrativo già emesso da un vescovo «revocare».



Mercoledì, 20 giugno 2007

NO ALLA PEDOFILIA
HUGAFLAME presenta "SEXCRIME"

"Sexcrime" è un brano crudo, uno storytelling che affronta esplicitamente il tema della pedofilia, argomento spesso nascosto dalle cronoche ed occultato per i suoi risvolti ripugnanti. Un tema che fa rabbrividire perchè sbatte in faccia delle persone inconsapevoli una realtà assurda ed inconcepibile, che taglia con l’accetta la dignità dell’uomo ma soprattutto spezza le vite delle vittime, i bambini, colpevoli di vivere l’infanzia, di fidarsi della vita e del prossimo. Una realtà difficile da concepire ma che esiste, che deve essere esecrata necessariamente ma di cui bisogna parlare. In questo periodo caratterizzato da una forte instabilità politica e sociale, in cui la mancanza di valori comuni condivisi richiama l’esigenza di profondi cambiamenti a tutti i livelli della società, è importante essere consapevoli della nostra realtà anche se spesso scomoda e atroce. HugaFlame ha il coraggio di parlarne e questa canzone vuole essere un piccolo contributo affinché si possa tenere viva la sensibilizzazione su questo argomento.
Il brano è scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale www.hugaflame.com.


HugaFlame è un gruppo hip hop attivo nella scena musicale da diversi anni, che si distingue per tematiche e attitudine dal genere di riferimento d’oltreoceano.
I tre ragazzi (Dydo, Livio e DJRonin) affrontano argomenti della quotidinità, spesso con un tono ironico, ma hanno un particolare talento: la loro musica e i loro testi arrivano dritti al cuore delle persone, perchè fanno riflettere:
non parlano di massimi sistemi ma di vicende e situazioni comuni, in cui ognuno si può ritrovare. Questa capacità li premia con il grande riscontro che hanno tra la gente, non certo a livello discografico; parlare senza censura dicendo le cose come stanno non aiuta a vendere dischi.

Per questo motivo il gruppo decide non scende a compromessi:
continua a proporre una musica forte e diretta, che non significa volgare ma che tratta argomenti toccanti e spesso impegnativi. Internet è il mezzo migliore per questo obiettivo, la gratuità quello più onesto per arrivare al cuore delle persone.

HUGAFLAME

www.hugaflame.com
www.myspace.com/hugaflame


 

Di seguito riportiamo il file audio di "Sexcrime". La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti




Mercoledì, 20 giugno 2007

La Repubblica: Preti pedofili, polemica per un convegno alla Camera

La Rosa nel Pugno invita l’accusatore di Ratzinger e la Cdl protesta. Bertinotti: non posso negare l’uso della sala -


21/06/2007 ROMA - A pochi giorni dalle polemiche sollevate da Anno Zero di Michele Santoro sulla pedofilia clericale, è ora un convegno organizzato dalla Rnp in una sala della Camera a provocare una bufera politica sul tema dei preti pedofili. Venerdì prossimo, infatti, nella Sala Colonne di Palazzo Marino (che fa parte della Camera), si terrà un seminario sulla «repressione sessuale, una politica che genera violenza», organizzato dal deputato radicale Maurizio Turco al quale prenderanno parte alcune vittime di abusi da parte di preti e Daniel Shea, l’avvocato statunitense che ha denunciato il papa Ratzinger di aver confermato, quando era presidente della congregazione della fede, la linea di trattare la pedofilia con discrezione. Sarà trasmesso, inoltre, in anteprima per l’Italia, il film the “Hand of god” di Joe Cuntrera, italoamericano e fratello di una vittima. Il fatto, però, che questo argomento sia affrontato in un locale del parlamento ha scatenato una polemica all’interno della maggioranza e le proteste dell’opposizione. I teodem della Margherita, con i deputati di Fi e dell’Udc, hanno chiesto infatti a gran voce al presidente della Camera di non autorizzare lo svolgimento del convegno. Bertinotti ha risposto di non poterlo fare, non potendo «censurare» l’attività dei gruppi parlamentari.


 

Preti pedofili
Capua. Don Pasquale Scarola condannato per pedofilia: "Volelo la mamma, non la figlia"

Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18


IL CASO DON SCAROLA
Il religioso già condannato a due mesi per pedofilia ha detto durante l’udienza civile: "telefonavo anche di notte in quell’abitazione"

DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

CAPUA (Tina Palomba) - "Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia".

Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di nove anni.

E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua debolezza verso le donne.

Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: "Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere". Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato aanche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: "Ciao sono Pasquale" e poi tutto il resto. Insomma "roba" da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.
 



Giovedì, 21 giugno 2007

Manifestazione su: «Basta con le omertà vaticane sulla repressione e le violenze sessuali»

Registrazione audio


Riprendiamo dal sito di radio radicale, Coordinate: http://www.radioradicale.it/scheda/228919, la registrazione della Manifestazione su: "Basta con le omertà vaticane sulla repressione e le violenze sessuali".
Partecipanti: Daniel Shea -avvocato; Umberto Lenzi - movimento preti sposati; Paul Cultrera; Maurizio Turco - deputato e segretario dell’associazione anticlericali.net (Rosa nel Pugno); Matteo Mencacci - rappresentante del partito radicale transnazionale presso l’ONU; Mario Staderini - consigliere comunale del I Municipio di Roma (Rosa nel Pugno); Paolo Falcone - vice presidente dell’Associazione Chiesa in cammino.
Di seguito riportiamo il file audio della manifestazione. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti.





Il file audio da noi ripreso è rilasciato con licenza Creative Commons: Attribuzione 2.5
2007 www.RadioRadicale.it

Sabato, 23 giugno 2007

Preti pedofili e repressione sessuale nella Chiesa : associazione deleteria

di Rita Guma

23 giugno 2007
Si e’ tenuto ieri a Roma un convegno dal titolo "La repressione sessuale: una politica che genera violenza. Basta con le omertà vaticane".
Come molti sanno, in passato mi sono espressa con durezza nei confronti della Chiesa cattolica per la sua politica sulla questione dei preti pedofili e per le sue incursioni nella politica legislativa degli Stati laici (in primis il nostro). Sul nostro sito sono anche comparsi diversi chiarimenti non certo favorevoli alla Chiesa in merito all’ICI delle strutture vaticane o all’8 per mille. La stessa indipendenza l’abbiamo dimostrata sulla questione delle vignette su Maometto e sull’ironia fatta su Papa Ratzinger.
Queste prese di posizione danno la misura della nostra terzieta’ rispetto a quella religione (come a tutte le altre). Una terzieta’ che pero’ non e’ anticlericalismo, perche’ non si puo’ fare una corretta difesa dei diritti di tutti se si mira a contrastare la liberta’ di alcuni, una liberta’ beninteso che finisce laddove lede i diritti altrui. Ebbene, con lo stesso spirito con cui ho criticato la Chiesa affermo invece che l’incontro in oggetto ed iniziative simili contengono ’in nuce’ violazioni dei diritti umani, al di la’ dell’intento dichiarato della tutela dei diritti.
Ritengo infatti che preti e Vescovi (e religiosi di altre confessioni) possano essere criticati per gli aspetti politici dei loro interventi come qualsiasi altro cittadino e che debbano essere perseguiti anche penalmente per eventuali violazioni dei diritti di terzi, cosi’ come penso possa essere criticata sotto il profilo etico la struttura religiosa il cui comportamento finisca con il coprire il reato o proteggere il perpetratore. Sono convinta tuttavia che discutere i principi e le regole interne di una religione - se non illegali - non sia compito della politica e che tali regole, finche’ accettate e condivise da esseri maggiorenni e consenzienti, possano essere discusse solo all’interno di quella comunita’ religiosa. Diversamente si tratta di una indebita ingerenza della politica nella religione, la quale peraltro, essendo basata sulla fede, non puo’ essere messa in discussione nei suoi fondamenti da organismi o esponenti secolari: la fede non si spiega, la fede si ha o non si ha. Inoltre, come diro’ in seguito, tale pretesa mette a rischio alcune liberta’ fondamentali.
In particolare, il tema oggetto dell’incontro - discusso fra Matteo Mecacci (rappresentante all’ONU del Partito radicale transnazionale), Maurizio Turco (deputato della Rosa nel Pugno, segretario di una associazione anticlericale), Robert Costello (impegnato contro i preti pedofili), Joe Cultrera (regista di Hand of God), Daniel Shea (avvocato), Gabriella Simoni (antropologa e giornalista televisiva), alcuni esponenti di associazioni per i minori e due esponenti del movimento preti sposati - rientra nel filone che argomenta che il celibato dei preti (e la trasmissione dell’idea di donna come ’diavolo’) sia foriera di violenze sessuali da parte dei preti.
In primo luogo vorrei far notare che la lista di relatori dell’incontro ’mescola’ esponenti politici, antilericali dichiarati, tecnici, difensori dei diritti dei bambini violentati e infine preti sposati. Non ho nulla contro alcuna di queste categorie, tuttavia mi pare una scorrettezza usare la questione dei preti pedofili (e quindi la tragedia delle loro vittime) per una discussione-insalata con vasti aspetti anticlericali. Seppure si volesse discutere la questione storico-sociale-psicologica del celibato nella Chiesa, questo andrebbe fatto in sede appropriata, per esempio in un incontro di studi, con persone tecnicamente preparate e non politicizzate, prevenute o mosse da astio verso l’oggetto dei loro studi.
In tale sede emergerebbe fra l’altro che anche fra i sacerdoti delle religioni che consentono il matrimonio ai religiosi esistono fenomeni di violenze sessuali ai danni di bambini e donne o bambine, fatto che da solo farebbe gia’ cadere una tesi del convegno di ieri, mentre l’altra (che l’idea della donna-lucifero provochi preferenze omosessuali) viene automaticamente smentita dalla presenza dei preti sposati allo stesso convegno. In qualsiasi contesto di potere - da sempre, dallo ’jus primae noctis’ a Vallettopoli - si determinano situazioni favorevoli al sopruso, senza necessariamente cause come regole di castita’ o celibato. Se il contesto prevede piu’ probabilita’ di avvicinare minori - di per se’ prede piu’ facili - maggiore sara’ la frequenza del delitto ad opera di persone malate o senza scrupoli.
Inoltre, secondo la Costituzione italiana, art. 8. "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge" e, art. 19. "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume". Se una regola religiosa non e’ contraria ai diritti dell’uomo e viene accettata liberamente dal fedele (in questo caso da chi prede i voti sacerdotali) non puo’ essere discussa dal potere temporale ed i politici che lo facciano si comportano come i vescovi che interferiscono nella sfera di competenza dello Stato laico.
Non solo, ma grazie alla loro visibilita’, con questi discorsi costoro creano pure un clima di intolleranza, perche’ una cosa e’ la critica ad un atteggiamento ’esterno’ della Chiesa (prendere una posizione politica su un pdl dello Stato o coprire un prete pedofilo) altra cosa una critica alle regole e fondamenti di una religione, che ha come conseguenza di porre in cattiva luce quella religione e suoi fedeli, e non un singolo prete o vescovo o la gerarchia. E non la pone in cattiva luce in quanto abbia violato un diritto o coperto un reato (che sarebbe giusto) ma in quanto applica un principio cardine di quella religione cui si pretende di attribuire conseguenze malefiche per la societa’.
Mi si opporra’ a questo punto che allora anche regole di altre religioni limitative dei diritti delle donne o di chicchessia non dovrebbero essere discusse. Sinceramente penso che donne maggiorenni che in una societa’ libera come quella occidentale decidano volontariamente di portare il burqa aderendo alla religione islamica debbano poterlo fare (con i limiti stabiliti dalle leggi sulla pubblica sicurezza). Anche per i Testimoni di Geova ho sottolineato in passato che se questi liberamente (quindi da maggiorenni in possesso delle proprie facolta’) scelgono di non sottoporsi a trasfusione debbono poterlo fare anche se vanno incontro alla morte. In entrambi i casi e in altri simili fanno eccezione i minori (ad es se una minore viene sposata ad uomo o sottoposta a mutilazione genitale dall famiglia, quell’atto e’ - anche per legge - una violenza) e fanno eccezione tutte quelle regole che confliggono con leggi quali il divieto della poligamia.
Quindi - entrando nel merito della questione e alla luce della responsabilita’ individuale sancita dalla Costituzione - se un prete avverte pulsioni sessuali che confliggono con il suo stato sacerdotale, puo’ semplicemente lasciare la tonaca. Se non lo fa e preferisce violentare i bambini o le ragazzine, la responsabilita’ e’ sua, non della Chiesa che ha stabilito la regola (peraltro alcuni preti pedofili colti in flagrante hanno confessato di aver scelto di operare nella Chiesa proprio con la finalita’ di sfruttare il contesto per molestare i bambini). Lo stesso discorso vale per i preti sposati, che rispetto e di cui comprendo la sofferenza, ma dei quali penso che o aderiscono ad un’altra fede che preveda il matrimonio per i suoi ministri del culto, o continuano a combattere all’interno della Chiesa per far cambiare una regola che ritengono teologicamente infondata.
Per esemplifcare il mio pensiero, prendo ad esempio lo statuto della nostra associazione, il quale stabilisce delle incompatibilita’ stringenti riguardo alle cariche associative. Chi voglia candidarsi a presidente, portavoce o referente locale dell’associazione non puo’ essere dirigente politico di un partito o eletto nelle Istituzioni o amministratore di una impresa e cosi’ via. Chi aderisce alla nostra associazione lo fa volontarimente e sapendo che ci sono questi limiti. Non puo’ poi lamentarsi di non poter essere eletto presidente o di doversi dimettere quando in capo alla sua persona sorge una di queste incompatibilita’. Se la cosa non gli piace puo’ pero’ uscire dall’associazione o tentare di cambiare lo statuto.
Non credo - in conclusione - che faccia bene a nessuno cavalcare iniziative come quella di cui ho parlato, iniziative che anzi a mio avviso fanno solo danno, sia perche’ non rispettano il diritto di una religione di autoregolamentarsi entro i limiti di legge come stabilito invece dalla Costituzione e da tutte le Carte dei diritti internazionali, sia perche’ alimentano - come gia’ detto - un clima di intolleranza, sia infine perche’ inquinano una battaglia per la giustizia e per i diritti delle vittime con i loro intenti chiaramente anticlericali, inducendo di conseguenza diffidenza in una parte dell’opinione pubblica che sara’ disposta a sostenere la levata di scudi della Chiesa, che invece dovrebbe impegnarsi con piu’ efficacia contro i delitti perpetrati al suo stesso interno e resi possibili proprio dall’autorevolezza derivante nell’ambito della comunita’ dall’investitura ecclesiastica.
Altra cosa e’ la difesa delle vittime o la denuncia, benemerita quando imparziale e mirata solo al bene delle vittime, senza altri odii o scopi, ed alla quale anche noi da anni contribuiamo.
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da Osservatorio sulla legalità - http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/06giu3/2301ritalaicita.htm



Sabato, 23 giugno 2007

Preti pedofili
Don Siro Invernizzi resterà prete

Dopo il caso di don Pasquale Scarola da Capua, un altro prete pedofilo viene "graziato" dal proprio vescovo, in contraddizione alle asssicurezioni sulla mano dura che mons. Fisichella ha propagandato ad Annozero contro i preti pedofili.



Continuerà a fare il prete ed a celebrare messa. Ma, quasi certamente, dovrà svolgere le sue funzioni di sacerdote in un’altra diocesi. E’ questa la decisione assunta dalle autorità religiose nei confronti di don Siro Invernizzi, l’ex parroco di Cergnago che il 6 settembre 2006 venne arrestato a Milano (vicino al cimitero maggiore) perchè trovato in atteggiamenti intimi con un 13enne romeno. In dicembre era poi seguito il processo. Don Invernizzi aveva patteggiato due anni con la condizionale ed il risarcimento di 10mila euro alla famiglia del minorenne.
Per questo caso di pedofilia, il pubblico ministero aveva chiesto al giudice una pena non inferiore ai sei anni. Fabio Santopietro, l’avvocato di don Invernizzi, aveva proposto invece il patteggiamento, sostenendo che il rapporto non era stato consumato: si era trattato di un episodio occasionale e non c’erano state minacce e violenze. Accusa e difesa si erano così accordate sui 24 mesi, con pena sospesa ed immediata libertà per il prete (che aveva trascorso gli arresti domiciliari nella casa della sorella a Gropello Cairoli, nella zona di Cielo Alto). Chiusa la vicenda giudiziaria, la questione è poi passata sotto la competenza della chiesa. La diocesi di Vigevano, attraverso il vescovo Claudio Baggini, ha svolto accertamenti sul caso ed ha inviato un fascicolo sulla vicenda a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede: è l’organismo che ha il compito di decidere se per un sacerdote sottoposto ad un procedimento penale sia necessario un processo canonico (che, teoricamente, può portare anche ad una pena severa come la sospensione o, addirittura, la riduzione allo stato laicale). Ma questa ipotesi è stata subito scartata dagli esperti del Vaticano, che hanno affidato a monsignor Baggini il compito di prendere una decisione sul futuro di don Siro. E il vescovo di Vigevano, da quanto si è saputo, non sembra intenzionato ad adottare provvedimenti punitivi nei confronti del prete. Dalla diocesi non filtrano notizie e commenti. Tuttavia l’ipotesi più probabile è che don Invernizzi continuerà anche in futuro a svolgere la sua attività sacerdotale. Per il momento resterà in Lomellina, a disposizione della curia vigevanese.
Ma è probabile che nei prossimi mesi venga trasferito in un’altra diocesi dell’Italia settentrionale, dove verrà inserito in una parrocchia e potrà riprendere a svolgere il suo ministero religioso.
Segnalazione pervenuta a ultimissime e tratto da La Provincia Pavese del 28 giugno 2007
 


Notizia riportata in: http://www.uaar.it/news/2007/06/28/don-siro-invernizzi-restera-prete/

Venerdì, 29 giugno 2007

Preti pedofili - dibattito
La questione dei seminari minori

di Sergio Grande

Nella sezione Forum del nostro sito, nella settimana scorsa, si è sviluppato un intenso dibattito sulla questione dei seminari minori a cui più volte si è fatto riferimento negli articoli riguardanti la questione dei preti pedofili. Grazie al contributo di Steve (uno dei partecipanti al forum) sono venute fuori le dimensioni di tale problema che sono vermanete incredibili, molto al di la di quanto noi stessi potessimo immaginare.
I dati sono tutti ufficiali del Vaticano e sono tutti disponibili su intenert sui siti della CEI e della agenzia FIDES.
Grazie al lavoro di ricerca di Steve abbiamo così appreso che nella sola Italia vi sono
"123 seminari minori (90 diocesani e 33 religiosi) e 25 convitti (14 diocesani e 11 religiosi)" per un totale di "circa 2.743 seminaristi minori (1.426 diocesani e 1.317 religiosi)". (I dati sono tratti dal documento reperibile al seguente link:

 http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2007-03/15-40/statistiche2007%20WEB.pdf ).


Fa notare Steve che "molti dei preti pedofili proviene proprio dai seminari minori, che ogni anno assiccurano ai seminari maggiori circa il 25% dei nuovi seminaristi. Potete immaginare che personalità disturbate si aggirano in quei seminari".


I dati mondiali relativi ai seminaristi bambini in tutto il mondo sono ancora più raccapriccianti. Dai dati pubblicati dall’Agenzia FIDES apprendiamo che i seminaristi minori nel mondo sono stati nel 2004 ben 101.585 di cui 45.535 in Africa, 17.991 in America, 24.200 in Asia, 13.463 in Europa e 396 in Oceania. Non ci sono ancora dati aggiornati al 2007.


(I dati sono reperibili ai seguenti link
http://www.fides.org/ita/statistiche/2000_5.html
http://www.fides.org/ita/storia/am_82.html )

In uno dei suoi post Steve racconta cosa ha trovato nel sito della diocesi di Aversa (CE), dove c’è uno dei più fiorenti pedoseminari d’Italia con 100 bambini, in relazione alla vita di questi poveri ragazzi DI SCUOLA MEDIA INFERIORE :
(http://www.diocesiaversa.it/default2.asp?active_page_id=105 )


"Il cammino che concerne i ragazzi della scuola media tende inizialmente a considerare, per un’educazione dell’individuo nella vita di gruppo, i cardini di un discorso primariamente umano: l’accoglienza, il confronto, l’altrui diversità vista come fonte di ricchezza personale e comunitaria. Le catechesi settimanali sono incentrate sull’Eucaristia, mediante le quali i ragazzi sono gradualmente accompagnati nella scoperta della figura di Gesù fonte di comunione e di esperienza concreta di fraternità. Il percorso formativo della II media si snoda puntando principalmente sulla realtà dei sacramenti, segni della presenza e dell’amore di Dio per l’uomo. La conclusione del cammino della Scuola Apostolica, per i ragazzi della III media, è incentrata infine sull’esperienza prettamente vocazionale, guidando i ragazzi ad aprire il loro cuore alla chiamata del Signore per realizzare il progetto di Dio. Essi comprendono così come la loro vita è un dono di Dio, che non va sprecato in cose effimere, ma mettendolo a servizio degli altri."
Per chi volesse aapprofondire ci si può rendere conto anche della vita disgraziata dei ragazzi delle medie superiori.
Quale maturità affettiva può acquisire un ragazzo di 10-12 anni sottoposto a tale vita?
Ma ciò non sembra preoccupare più di tanto la gerarchia cattolica. Sempre Steve riporta un documento redatto da Mons. Luigi Serenthà della diocesi di Senigallia (AN) relativo alla PASTORALE VOCAZIONALE DEI PREADOLESCENTI dove egli difende con vigore il reclutamento dei seminaristi preadolescenti sostenendo che i seminaristi non sono forzati nella loro "vocazione":


(Leggi il documento al seguente link http://www.seminariosenigallia.it/documenti/Pastorale%20vocazionale%20nei%20preadolescenti.doc ).

Afferma Steve a tale proposito in uno dei suoi post: "Ma è cosa nota che dove c’è repressione dell’affettività e della sessualità si blocca lo sviluppo della personalità dell’adolescente in un periodo fondamentale per la sua formazione. Non si sostiuiscono gli affetti familiari e la ricerca dell’amore e del sesso con le preghiere, i rosari e i direttori spirituali, che spesso sono i primi violentatori dei seminaristi perchè essi stessi lo sono stati da bambino.
Non è il celibato la causa della pedofilia e delle violenze sessuali dei prei, bensì la represssione affettiva e sesssuale che circonda tutto il percorso formativo dei preti, dai seminari minori all’impegno parrocchiale.
Il celibato è un effettto di questa repressione dell’affettività e della sessualità, come lo è la pedofilia ecclesiastica
".
Chiudere i seminari minori diventa dunque necessario se si vuole risolvere veramente alla radice la questione dei preti pedofili.
Del resto prete significa "anziano" perchè deriva dal termine greco "presbitero" che per l’appunto significa anziano.
Anziano è colui che da più tempo mette in pratica qualche cosa. C’è indubbiamente una questione di età, o quanto meno di numero di anni di attività. Nelle aziende si diventa "anziani d’azienda" dopo vent’anni di lavoro.
Per la chiesa cattolica si viene consacrati "preti" cioè anziani fra i 24 e i trenta anni di età. I dati statistici uficiali ci dicono che il 25-30 per cento dei preti comincia a diventare "anziano" addirittura all’età di 10 anni, in quinta elementare, frequentando i seminari minori, quando ancora non si è maturato alcunchè.
Selezionare i preti in questo modo e dare loro questa educazione è funzionale a creare "supereroi", "funzionari di Dio", come diceva Drewerman, persone dedite alla gestione del sacro, con un potere oppressivo dei fedeli da esercitare. Persone senza alcun vincolo affettivo con la propria famiglia da cui sono stati sradicati magri in tenera età anche e soprattutto per motivi economici, come fra l’altro dimostra il gran numero di seminaristi minori di Africa e Asia.
Ma tutto ciò è in netto contrasto con quanto predicato da Gesù e che si ritrova nei vangeli, con i cristiani tutti uguali, senza alcun privilegio o potere per alcuno.
Non c’è dubbio che è dalla negazione di questo modello di chiesa evangelica che vengono fuori le aberrazioni che sono sotto gli occhi di tutti.
Occorre allora far crescere nelle comunità cristiane la consapevolezza che bisogna mettere in discussione non solo il tipo di reclutamento e di formazione a cui sono sottoposti i preti, ma la loro stessa funzione che riduce i laici a semplici appendici di una struttura gerarchica onnipresente e sempre più onnipotente. Ma questo è idolatria.



Lunedì, 02 luglio 2007

Preti pedofili
Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad "anno zero"

di Agenzia ADISTA n. 49 del 7-7-2007

33961. ROMA-ADISTA. È una sorta di contro-Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience - ha dichiarato Turco -. Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri. È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.
Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.
L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”. “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese –; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.
Secondo Fausto Marinetti - ex cappuccino, già missionario in Brasile - occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria. La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati.
(emilio carnevali)

Articolo tratto da
ADISTA

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Lunedì, 02 luglio 2007

Preti pedofili
USA/ Abusi sessuali, 5 anni al prete che si dichiara colpevole

Il reverendo McCormack ottiene sconto di pena

New York, 2 lug. (Ap- Apcom) - Cinque anni di carcere per il reverendo Daniel McCormack, il prete della chiesa cattolica di Sant’Agata a Chicago incriminato nel gennaio del 2006 per abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzini di età compresa tra 8 e 12 anni. McCormack ha ammesso la sua colpevolezza, ottenendo così uno sconto di pena. La dichiarazione di colpevolezza ha anche posto fine al processo, senza che le vittime abbiano dovuto testimoniare in aula.

Gli episodi per i quali McCormack andrà in pigione risalgono al 2001; ma non sarebbero i soli. All’epoca, era anche insegnante di algebra e allenatore di basket nella scuola di Nostra Signora del Westside: i bambini dei quali ha abusato erano suoi allievi, o loro amici.

Dopo l’emergere del caso, nel settembre del 2005, l’Arcidiocesi di Chicago non aveva preso alcun provvedimento nei confronti del prete, sospeso solo dopo l’incriminazione formale. Adesso, annnuncia il cardinale Francis George, McCormack dovrà rinunciare ai voti: la procedura è già stata istruita, perchè "l’abuso sessuale sui bambini è un peccato e un crimine".



Mercoledì, 04 luglio 2007

Preti pedofili
USA : prete pedofilo ammette abusi ma l’arcidiocesi non lo sospese

di Rico Guillermo*

Un sacerdote cattolico americano accusato di aver abusato di cinque ragazzi e che ha confessato di essere colpevole di tutte le accuse e’ stato condannato ieri a 5 anni di prigione.
La vicenda e’ avvenuta nella parrocchia di Sant’Agatha e Nostra signora nella citta’ universitaria del Westside, a Chicago, dove l’uomo, Daniel McCormack, 38 anni, ha insegnato algebra ed e’ stato allenatore di pallacanestro. L’arcidiocesi di Chicago ha detto in una dichiarazione che ora che McCormack si e’ dichiarato colpevole, il cardinale Francis George ha dato disposizioni perche’ sia iniziato il processo per revocargli il sacerdozio. Nella dichiarazione l’arcivescovo ha detto che "Quando l’abusante e’ un prete, la chiesa intera e’ influenzata. Tale cattiva condotta commessa da un prete o da chiunque altro correlato con l’arcidiocesi non puo’ essere tollerata".
Nel 2001, quando era arrivata la prima denuncia, l’uomo si era dichiarato non colpevole, ma le verifiche di alcuni consulenti esterni hanno trovato accuse di abusi sui ragazzi che datano al 1988 e che l’arcidiocesi non aveva analizzato correttamente. Inoltre hanno trovato che, anche se un altro sacerdote era stato assegnato alla st. Agatha per controllare McCormack, l’uomo aveva avuto ancora contatti con bambini.
Il direttore della scuola in cui McCormak insegnava, Barbara Westrick, e’ stata licenziata dopo aver criticato la decisione di mantenere in organico l’uomo gia’ accusato degli abusi, anche se l’arcidiocesi afferma che il licenziamento e’ avvenuto sulla base di valutazioni sull’operato professionale attuale della dirigente.
Le accuse contro McCormack sono state basate su avvenimenti datati 2001, ma egli non e’ stato incriminato ne’ rimosso dalla parrocchia finche’ la direttrice non ha segnalato alla polizia, all’arcidiocesi ed al dipartimento per l’infanzia dell’Illinois piu’ denunce nel gennaio 2006. La donna ha detto che alcune famiglie avevano presentato denunce alla polizia e all’arcidiocesi in precedenza ma che l’uomo era stato scagionato per insufficienza di prove senza accurate indagini.
Barbara Blaine, fondatore e presidente della rete delle persone abusate dai preti ha detto al Chicago Tribune di essere soddisfatta che la confessione dell’imputato abbia risparmiato alle vittime lo stress del processo, ma ha aggiunto che l’ammissione di colpevolezza di McCormack evidenzia che "i segreti sporchi della diocesi rimangono nascosti" e che il cardinale "non ha fatto il suo lavoro correttamente". Dopo le pressanti richieste dell’organizzazione, McCormack e’ stato etichettato come predatore sessuale e sara’ mantenuto lontano dai bambini quando avra’ finito di scontare la sua condanna.
Per i ragazzi, l’ammissione di colpevolezza di McCormack e’ stato un giorno molto importante. I legali delle vittime hanno pero’ lamentato la brevita’ della condanna. "Padre McCormack ha avuto una condanna a 5 anni - ha notato anche la Blaine - ma i ragazzi hanno avuto una condanna a vita".
* si ringrazia Claudio Giusti



Fonte: http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/07lug1/0301pedochurch.htm

Mercoledì, 04 luglio 2007

Preti pedofili
Roma. Prete pedofilo recidivo condannato a 4 anni e 2 mesi.

E il cardinal vicario di Roma ed ex presidente della CEI Ruini dov’era? E mons. Fisichella non ha nulla da dichiarare?


Fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/05/prete_pedofilo.shtml

Dieci anni fa era già stato in prigione per lo stesso reato Roma: prete condannato per pedofilia A.D. 58 anni sacerdote e insegnante alla scuola Media Salvo D’acquisto dovrà scontare 4 anni e due mesi di carcere

ROMA - Sacerdote, insegnate e anche pedofilo, secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di due ragazzini. Il prete, A.D., di 58 anni, di origine siciliana, officiava nella diocesi dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica, e insegnava religione alla scuola media di Roma «Salvo D’Acquisto». L’uomo, che per i fatti oggetto del procedimento era anche finito in manette, è da tempo agli arresti domiciliari in un convento di Benedettini Silvestrini a Bassano Romano. Il capo d’imputazione per A.D. è: atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le vittime erano a lui affidate «per ragioni di educazione e di vigilanza». Il giudice ha imposto anche una provvisionale di 15mila euro di rimborso alle vittime.

GIA’ CONDANNATOPER LO STESSO REATO - In passato era già stato condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. Arrestato nell’estate scorsa, il religioso, inizialmente, aveva negato tutto, ma in seguito aveva confessato, almeno in parte, cercando però di sminuire la gravità delle violenze. La prima denuncia a carico di A.D. venne presentata dai genitori di un dodicenne con gravi problemi psichici, un ragazzo "affetto da un disturbo del comportamento nell*ambito dell*organizzazione cognitiva borderline". Il giovane, che frequentava l*oratorio della Rustica, raccontò di essere stato palpeggiato e molestato dal sacerdote e, qualche giorno dopo, alcuni amichetti della stessa età gli raccontarono di aver subìto lo stesso tipo di violenze. In seguito si accertò un secondo caso, avvenuto, stavolta, durante un campo scuola nell*isola di Ventotene. A.D. aveva sorpreso un gruppo di ragazzi che scherzavano e si misuravano gli organi genitali. Il religioso avrebbe approfittato della circostanza per rivolgere pesanti avances a un altro adolescente, anche lui di 12 anni.

05 luglio 2007



Venerdì, 06 luglio 2007

Preti pedofili
Il rispetto della verità. Tutta intera

di ANTONIO RIZZOLO

Per doverosa informazione dei nostri lettori riprendiamo questo editoriale di Vita Pastorale di luglio 2007 - http://www.stpauls.it/vita/0707vp/0707vp09.htm, che esprime le posizioni delle gerarchie cattoliche sulla questione del documentario della BBC sui preti pedofili. le posizioni sono note ma crediamo sia opportuno poterle leggere direttamente in modo che ognuno possa farsi una propria idea sull’argomento. Sul nostro sito è disponibile il filmato della BBC in inglese con sottotitoli in italiani (Clicca quì per scaricarlo).


 

Alcune riflessioni e precisazioni dopo le polemiche suscitate dal documentario della Bbc dedicato ai casi di abusi sessuali su minori da parte di alcuni sacerdoti.

Ignoranza e pregiudizio o tesi costruite ad arte per attaccare la Chiesa? È una domanda che sorge spontanea sempre più spesso di questi tempi, nei quali l’anticattolicesimo in generale sembra farsi sempre più forte. Con il rischio di un arroccamento in difesa da parte dei credenti e di un conseguente venir meno del dialogo e talvolta della testimonianza libera e gioiosa dell’incontro con il Cristo risorto.
Questi attacchi, d’altra parte, creano anche molta confusione tra i semplici fedeli, mettendo in crisi la loro fiducia nei confronti dell’istituzione ecclesiale. È il caso delle recenti polemiche sorte attorno al documentario Sex crimes and the Vatican, realizzato dal giornalista della Bbc Colm O’Gorman e mandato in onda nella trasmissione di Michele Santoro Annozero.
Il rispetto della verità richiede che prima di tutto si riconoscano gli abusi e i crimini compiuti da sacerdoti nei confronti dei bambini. L’aveva già espresso con chiarezza Benedetto XVI il 28 ottobre 2006, rivolgendosi ai vescovi irlandesi: «Nell’esercizio del vostro ministero pastorale, negli ultimi anni avete dovuto rispondere a molti casi dolorosi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico. Le ferite causate da simili atti sono profonde, ed è urgente il compito di ristabilire la confidenza e la fiducia quando queste sono state lese. Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte a evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi».
Come ha detto monsignor Rino Fisichella durante la trasmissione di Santoro, quei sacerdoti non dovevano diventare tali, andavano fermati prima, hanno fatto solo male alle loro vittime e all’intera comunità ecclesiale; ha ribadito anzi che questi crimini vanno denunciati con tempestività e lucidità.
Il rispetto della verità richiede però che questa sia presentata nella sua interezza. Da questo punto di vista il documentario della Bbc è molto carente, ed è costruito con una tesi: la responsabilità ultima è dell’attuale Papa. In questo modo si è voluto ridurre la pedofilia a problema della Chiesa cattolica, chiudendo gli occhi su un fenomeno diffuso in tutto il mondo occidentale, che cerca anzi, come ha denunciato don Fortunato Di Noto, una sorta di legittimazione culturale (è di questi giorni la notizia che i pedofili italiani si affidano alla riservatezza del Liechtenstein per celebrare via Internet, il 23 giugno, la giornata dell’orgoglio pedofilo).
L’errore, o la mistificazione di fondo, del documentario della Bbc (per una disamina più ampia si veda l’articolo di Massimo Introvigne "Preti pedofili, le falsità del video Bbc", Avvenire 30.5.2007, pp.10-11, disponibile sul sito www.cesnur.org) consiste nella confusione tra diritto della Chiesa e diritto dello Stato. «La Chiesa», scrive Introvigne, «ha anche un suo diritto penale, che si occupa tra l’altro delle infrazioni commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis alla scomunica. Queste pene non c’entrano con lo Stato, anche se potrà capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurrà allo stato laicale, e dallo Stato, che lo metterà in prigione». Il documentario induce così lo spettatore a pensare che quando il documento De delictis gravioribus afferma che i processi relativi a certi gravi crimini sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede voglia dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti.
Tra le altre falsità vanno ricordate quelle riguardanti l’istruzione del 1962 Crimen sollicitationis, in particolare quando si sostiene che essa «aveva lo scopo di coprire gli abusi avvolgendoli in una coltre di segretezza tale per cui "la pena per chi rompe il segreto è la scomunica immediata". È precisamente il contrario: il paragrafo 16 impone alla vittima degli abusi di "denunciarli entro un mese" [...]. Il paragrafo 17 estende l’obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia "notizia certa" degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all’obbligo di denuncia dei paragrafi 16 e 17 "incorre nella scomunica". Dunque non è scomunicato chi denuncia gli abusi ma, al contrario, chi non li denuncia».
Soltanto ignoranza e pregiudizio? Vorrei comunque concludere con un invito fatto da padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana: «È giusto che anche la società nel suo insieme si renda conto che nel campo della difesa dei minori e della lotta alla pedofilia ha un lungo cammino da compiere. L’esperienza della comunità ecclesiale, che conta nella sua lunga storia incalcolabili meriti di impegno per la gioventù, dovrà essere un elemento importante per collaborare costruttivamente in questa direzione».

Antonio Rizzolo



Lunedì, 09 luglio 2007

Pedofilia preti
«VIA I PRETI PEDOFILI DALLA CHIESA»

Lettera di don Di Noto ai vescovi e al clero


METER
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COMUNICATO STAMPA

IN ESCLUSIVA SU AVVENIRE
Milano 10 luglio 2007 ------ “Coraggio e testimonianza contro i preti pedofili”. “Venite e amate i piccoli e i deboli” è il titolo della “Lettera che nasce dall’amore verso la Chiesa”, scritta da don Fortunato Di Noto, parroco siciliano e fondatore dell’Associazione Meter – e pubblicata oggi in esclusiva (dedicando una pagina intera) dal quotidiano dei vescovi Avvenire (pag. 11) e che affronta il triste fenomeno “preti e pedofilia” e che “chiede una scelta di coraggio e forte testimonianza” ai vescovi e ai sacerdoti.
Una Lettera, scrive don Di Noto, che vuole sollecitare “ad affrontare diversamente la questione della pedofilia quando è coinvolto un sacerdote con la consapevolezza che questi episodi non possono infangare l’intera azione della Chiesa”.
Numerose le adesioni, Radio Vaticana oggi trasmetterà una intervista esclusiva a don Fortunato e già dei sacerdoti hanno fatto pervenire la loro adesione e solidarietà da Palermo, Padova ed altre città.
Una Lettera, pubblicata sul quotidiano dei Vescovi che chiede “gesti forti anche in nome delle vittime dimenticate”; i preti che hanno abusato “sarebbe meglio lasciassero il ministero”, ribadisce don Di Noto.
“Non è una protesta, né tantomeno una denuncia – ci tiene a sottolineare don Di Noto -, bensì è il frutto della sollecitazione che ricevo dai numerosi messaggi che giungono a me e alla associazione”.
“Spero che la lettera – conclude don Fortunato Di Noto, possa essere spunto per una riflessione collettiva, che susciti dibattito e trovi risposte adeguate al fenomeno in modo da non doversi sentir un giorno da parte di un bambino abusato: Tu non eri dalla mia parte”.

Si allega la Lettera:

“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
Chi scrive queste poche righe è un prete che ama la Chiesa come la sua stessa vita, parroco ad Avola (SR) nel profondo sud Italia. Che 15 anni fa con l’Associazione Meter, nata nell’ambito della comunità cristiana, ha iniziato un lungo e spesso difficile impegno dalla parte dei bambini contro la pedofilia.
Non riesco a raccontare l’immenso dolore dei bambini accolti dopo essere stati lacerati da uomini crudeli che hanno fatto scempio di loro. E che continuano a farlo. Un dramma di proporzioni inaudite, talmente vasto e inimmaginabile che a stento se ne prende consapevolezza. Un olocausto di piccoli, spesso dimenticato perché incredibilmente straziante.
Tanti adulti, uomini e donne, che non amano i bambini. Individui che appartengono a tutte le categorie sociali: dai padri alle madri, dai maestri ai bidelli, dai ricchi ai poveri. O anche preti.
Questa mia lettera, rivolta ai confratelli e vescovi, è per tutti quei “preti che non avrebbero ma dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa”.
Chiedo un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte: non possiamo accettare che un prete abusante di bambini possa pensare di aver fatto cosa gradita a Dio e all’umanità. Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti; non può celebrare i sacramenti; non può, nel nome di Gesù Cristo, rimanere prete. E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di “scomunica”, disposte e normate in maniera del tutto definitiva dalla autorità ecclesiastica.
I preti che compiono atti offensivi contro i bambini, come lo stesso Mons. Fisichella ha dichiarato insieme a me ad "Annozero", non dovevano diventare preti e non devono fare i preti.
Mi appello ai vescovi ed ai miei confratelli sacerdoti: la credibilità nella Chiesa è data dalla testimonianza coerente. Una testimonianza della verità che implicherà sì persecuzioni, ma anche la conquista della vera libertà in Gesù Cristo. Come anche la gioia di essere servitori nella Chiesa e nella Società di oggi, per il bene di tutti.
L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana. Non possiamo permettere che un bambino ci rimproveri: tu non eri dalla mia parte!
La presente lettera se condivisa può essere sottoscritta, basta inviare una email a donfortunatodinoto@associazionemeter.it; oppure un fax allo 0931 823160.
Avola, 3 luglio 2007
 



Martedì, 10 luglio 2007

Bergamo
Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

Val Scalve: prete condannato per pedofilia


http://www.montagna.tv/?q=node/5534

Cronaca - Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32

BERGAMO -- Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici. Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.



Venerdì, 13 luglio 2007

Preti pedofili
Lettera aperta a don Di Noto

Firmano questa lettera- il dialogo (www.ildialogo.org),- AMS: associazione mobilitazione sociale, Bispensiero, Chiesa in cammino


Caro don Di Noto,

se il tuo sdegno per l’olocausto degli innocenti consumato da “mani consacrate” è sincero deve essere coerente fino in fondo, vero? Quindi non può limitarsi a puntare il dito sugli esecutori materiali del “delitto”, ma deve ricercarne le cause, che, per così dire, sono come i suoi mandanti.

Inevitabile chiedersi: come è possibile arrivare a questi eccessi con tante pratiche di pietà, studi teologici, ritiri, messe? La formazione seminaristica sessuofoba e misogina non ha una qualche relazione di causa ed effetto con questi fatti non certo “isolati”? Se per anni si induce il candidato a ignorare, se non a cancellare la propria corporeità, si potranno mai produrre presbiteri maturi? Se fin da ragazzi si è “educati” a vedere la sessualità con gli occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea), come potremo avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è temerarietà spedirli in parete da sesto grado senza l’equipaggiamento necessario? Non a caso la “Convenzione sui Diritti del minore” ne proibisce il reclutamento fuori dall’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Lo Stato della Città del Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, camuffati da “convitti o semi-internati”, giustificando una segregazione vera e propria con la scusante: “Ma vanno a casa il sabato e la domenica”. Se la cultura della sessualità è la stessa che ha prodotto i preti pedofili, non è evidente che si perpetuano le radici del crimine?

La Commissione indipendente, quindi non sospetta, disposta dai vescovi americani (2004) dice in proposito:

“Molti testimoni affermano, che (…) ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato celibatario sano e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i ragazzi siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente. (…) Il candidato che non sembra adatto deve essere rifiutato e i risultati della valutazione devono essere condivisi tra le diocesi. Per molti anni, i seminari si sono focalizzati quasi esclusivamente sulla preparazione intellettuale a scapito di quella umana. (…) L’81% delle vittime di abusi sessuali sono ragazzi e questo significa che la crisi è caratterizzata da comportamenti omosessuali. (…) Negli ultimi 15 anni è diventato di routine chiedere al candidato il suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi non accettano aspiranti con orientamento omosessuale, che considerano un impedimento all’ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con difficoltà affermano che “nel presbiterato si possono coprire problematiche sessuali”. (…) Ci sono molte altre problematiche relative al celibato che possono essere terreno fertile per altri scandali. Numerosi testimoni credono che vi siano molti più casi di relazioni sessuali tra preti e donne o adulti consenzienti. Sebbene non sia un crimine, queste persone sono spesso vulnerabili e in tutti i casi tale condotta è gravemente immorale. I vescovi non possono permettere che ciò si verifichi senza conseguenze. Dichiarare che “non è affare di nessuno” è fondamentalmente sbagliato. Se un prete tiene fede alle sue promesse e vive secondo i precetti morali della Chiesa è affare del vescovo, dei confratelli e dei parrocchiani”.

A ragione affermi trattarsi di preti che non avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa.

Ma allora non avrebbero mai dovuto essere ordinati vescovi neppure quelli che hanno collaborato a produrre altre vittime, spostando i preti notoriamente pedofili da una parrocchia all’altra? Non sono complici dei misfatti successivi? Non dovrebbero dimettersi spontaneamente e fare penitenza? Il card. Law, l’arcivescovo di Firenze, il vescovo di Agrigento, e tanti altri, continuano a pontificare e a godere dei loro privilegi.

E ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti. (…) E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di "scomunica".
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei vescovi americani:

“I membri della Commissione sollecitano, affinché si guardi allo scandalo come lo scandalo anche dei vescovi oltre che dei preti, che potrebbero domandarsi: perché i vescovi non hanno subito le stesse conseguenze? (…) Le azioni di quei preti sono gravemente peccaminose e l’inazione di quei vescovi che non hanno protetto i fedeli è altrettanto peccaminosa. In qualche modo, “il fumo di Satana” è stato lasciato entrare nella Chiesa e ne è rimasta profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità in materia morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi vescovi sono state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza, insensibilità, segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono: (i) relazione inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili di restare in situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza informare i nuovi superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità civili (v) evitare la riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…) Alcuni vescovi non hanno colto la gravità del problema. Hanno trattato le vittime come avversari e nemici del bene della Chiesa. Troppo spesso hanno trattato i preti accusati come persone che avevano bisogno di assistenza psicologica o di cambiare ambiente, piuttosto che veri e propri criminali che andavano rimossi dal ministero e denunciati alle autorità civili. Questi approcci non hanno risolto ma esacerbato il problema. (…) Alcuni vescovi sono stati troppo indulgenti e desiderosi di cercare una scappatoia per se stessi, favorendo il prete a scapito della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al “clericalismo” – una attitudine per cui preti e vescovi sono un mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto prevenire molti abusi se i suoi leader avessero riportato le accuse alle autorità civili.  (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato le vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le “informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità” e che perseguano questo obiettivo. Le vittime non si rivolgevano alla forza pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa stessa si occupasse del problema. Tale fiducia è stata ripetutamente tradita, una grave mancanza; e il fatto che tale tradimento è diventato di dominio pubblico, ha ingigantito la perdita di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei testimoni affermano che in molti casi i vescovi non hanno punito i colpevoli, perché da loro ricattati, minacciando di rivelare informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete ritiene di poter essere ricattato, non dovrebbe proporsi all’elezione di vescovo o accettare cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono state emarginate e ri-vittimizzate. Alcune si sono suicidate. Altre soffrono depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni sessuali. (…) Il non ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi non comprendessero a pieno la natura e la portata del problema e sono venuti meno ai propri doveri pastorali. L’incapacità di partecipare ai loro drammi è grave al pari del danno inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo due anni dalla promulgazione delle Norme Essenziali, molte centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma pochi vescovi hanno lasciato l’episcopato”.

In sintesi: 1 – Alcuni prelati spesso hanno anteposto le preoccupazioni istituzionali della Chiesa locale a quelle della Chiesa universale. Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento. 2- La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare  un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 - Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e implicazioni legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di moralità. 4 - Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime. 5 - Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile dimettere il prete pedofilo.

Affermi: L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana.

Non ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia verrà considerato come un peccato, non sentiremo mai l’obbligo morale e civile di denunciarlo alle autorità giudiziarie? L’ha ammesso, nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law: "Non sapevamo fosse un crimine, pensavamo che si trattasse solo di un peccato".

La Commissione afferma: “Il non aver riconosciuto che l’abuso sessuale sul  minore è un crimine e non solo la manifestazione di una mancanza morale o disordine psicologico ha contributo moltissimo allo scandalo. (…) Un prete riferisce: “Credo che non abbiano mai considerato, che ci fosse una legge dello stato, per la quale (…) si va in prigione”. Dal momento in cui i vescovi non hanno compreso che (…) è un crimine, lo sbaglio deve risiedere in qualche modo nel supporto legale di cui si  avvalgono. (…) Un abuso sessuale è di per sé un evento traumatico; se commesso da un prete lo è ancora di più, perché è una “figura paterna” ed è probabile che causi più danno, che l’abuso perpetrato da altri individui. (…) … considerando gli abusi più come un disturbo “di identità sessuale” e non un crimine o un peccato grave, i vescovi hanno mancato nell’ottemperare alle proprie responsabilità verso la società e verso la Chiesa”.

Se un’istituzione “divina” continua a considerare materia di foro interno, fatto privato, un delitto tanto grave, come potremo aiutare “i santi innocenti”, prevenire, far sì che gli aspiranti pedofili si rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo dai tetti e dai pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una parrocchia all’altra, si rende corresponsabile del delitto, non saremo mai “dalla parte” delle vittime. Se i preti consigliano di non sporgere denuncia (come alcuni parroci di Milano nell’inchiesta de “Le Jene”); se la legislazione continua riservare alla Congregazione competente un delitto che spetta al foro civile; se il prete continua ad essere un privilegiato per il suo “status” o casta; se un vescovo si arroga il diritto di citare in tribunale per diffamazione una vittima della pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia qualcosa di grosso che non va?

Non ti sembra che l’autorità civile tutela, difende gli innocenti meglio dell’autorità religiosa? Per un delitto così abominevole la “giustizia umana” prevede la prigione e il risarcimento danni, la morale cattolica pare considerarlo un peccato da “smacchiare” con un pellegrinaggio o un pio digiuno.

Qui non si tratta di carità (“si vis”), ma di giustizia (obbligo morale), nella quale l’unico competente non è il tribunale ecclesiastico, ma quello civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale) non posso aggiustargliela con la carità, con il perdono: il reo è tenuto per giustizia a riparare i danni, risarcire. E’ una cosa così semplice, ovvia che è entrata nei codici penali di tutti i popoli, tranne che in quelli ecclesiastici. Non si può obliterare la giustizia in nome della carità. Gesù propone la sua legge, la carità, il perdono nell’intimo della coscienza, non in piazza, cioè nelle regole della convivenza civile. E’ per questo che quando non si distinguono i due piani della carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e uno da carnefice si dichiara vittima di un  seminarista pedofilizzato!

Cosa vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia. Certa cultura catto-pagana sulla sessualità non ha indotto i cristiani a chiamare il figlio della ragazza madre: "figlio del peccato" come se l’avesse generato il diavolo? Agli orfani abbiamo saputo dare solo l’istituto e l’assistenza non la paternità/maternità “secondo Dio”. Un’ignominia, perché vuol dire che non siamo stati capaci di superare il vincolo del sangue. Don Zeno diceva: “L’orfano è una vergogna umana”. Non può esistere l’abbandonato se ci sono dei fratelli.

E il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La Commissione ha qualcosa da ricordargli: “… sembra che la serietà del problema e la sua relativa vastità non furono tenute nel debito conto da Roma (…), perché si pensava che tali procedimenti avrebbero pregiudicato i diritti degli accusati. Alla fine degli anni ’80, alcuni vescovi influenti chiesero al Vaticano di istituire una procedura amministrativa per la rimozione dei preti pedofili. La richiesta era basata, in parte, sulle lacune del sistema canonico, che prevedeva la riduzione allo stato clericale quale punizione per gli abusi sessuali su minori, ma solo dopo un lungo processo, che richiedeva la partecipazione della vittima. Alcuni vescovi si sono opposti, perché le vittime avrebbero subito un ulteriore trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non poteva essere imposta se il prete o il suo avvocato avessero dimostrato che aveva agito in base a qualche malattia mentale o disturbo psichico. Dato che molti erano stati mandati in centri terapeutici, dove sono stati diagnosticati disturbi psicologici, la dimissione dallo stato clericale, anche dopo la fine del processo canonico, non era applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta accertata la colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi superiori. Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede l’appello decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole, dopo il completamento del processo penale diocesano, non si troverà di fronte all’imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi. Intanto continua a fare il prete, magari senza un particolare incarico. (…) Le richieste che il Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di vescovi  per una chiara procedura di dismissione avvennero ripetutamente negli anni ’90, ma  inutilmente. (…) Molti attribuiscono l’immobilità Vaticana ad una generica riluttanza ad interferire con i vescovi, altri che il problema fosse unicamente Americano. (…) Il Codice di Diritto Canonico prevede l’immediata sospensione dallo stato clericale di chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone 1395). Tuttavia, sebbene il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa la dismissione dal ministero, per un dirigente della Chiesa che, con colpevole negligenza mancasse di intraprendere azioni riparatrici, raramente la Chiesa ufficiale statunitense ha ottemperato a questa disposizione. Così come nessun vescovo negli Stati Uniti è stato mai punito secondo il canone 1389 per evidente inadempienza del canone 1395”.

 

Caro don Di Noto,

anche noi, le vittime, chiediamo “un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte”: se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta preti e vescovi ad avere il coraggio di ammettere le loro colpe; a individuare le cause profonde della pedofilia clericale; a non minimizzare “Tanto in Italia si tratta solo di una cinquantina di casi…”. In un’Italia, parrocchia del papa, è troppo facile occultare, chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i nostri scheletri. Le associazioni che difendono le vittime sono concordi nel dire che da noi si vede solo la punta dell’iceberg. Vuoi stare con noi? Fai emergere il resto dell’iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà senza fine.

Così, non sia.

PS. Ti consigliamo qualche buona lettura:

1-       R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests & secret codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti nei seminari, che da tanti anni difendono le vittime in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati o già condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000. Si noti che spesso l’abusato è portato ad abusare o diventa incline all’omosessualità)

2-       La rivista internazionale di teologia, Concilium, dedica il numero 3 del 2004 al tema dal titolo molto significativo: “Il tradimento strutturale della fiducia”.

Sottoscrivono questa lettera:
1- il dialogo (www.ildialogo.org)
2- AMS: associazione mobilitazione sociale (http://www.mobilitazionesociale.it/)
3- Bispensiero http://www.bispensiero.it
4- Chiesa in cammino (www.chiesaincammino.it)

Attendiamo altre sottoscrizioni. Chi volesse può sottoscrivere la propria adesione utilizzando il link per i commenti in fondo alla pagina.



Venerdì, 13 luglio 2007

Don Massimiliano Crocetti. Rinviata udienza preliminare per pedofilia

La sconcertante vicenda del parroco di Oriolo Romano (VT) ordinato ssacerdoto dal vescovo Fiorino Tagliaferri nonostante fosse a conoscenza dei suoi problemi


Fonte: http://www.tusciaweb.it/notizie/2007/luglio/12_24oriolo.htm

Viterbo - Tentata violenza - I familiari del minorenne parte civile Ex parroco di Oriolo, udienza rinviata
12 luglio 2007 - ore 9,30
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Copyright Tusciaweb
- Don Crocetti, udienza rinviata

Per l’ex parroco di Oriolo, accusato di tentata violenza sessuale, udienza preliminare rinviata a ottobre per difetto di notifica a una delle persone offese. In tribunale ieri il parroco non era presente, si troverebbe in un luogo isolato in Umbria, mentre non si conosce quale sarà la strategia difensiva da parte dei suoi avvocati.

Tra le ipotesi, c’è quella di un rito alternativo, forse il patteggiamento.

Si costituirà parte civile, invece, la famiglia del ragazzo di Oriolo su cui il parroco avrebbe concentrato le sue attenzioni.

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Fonte: http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060825&ediz=02_VITERBO&npag=37&file=A.xml&type=STANDARD
Venerdì 25 Agosto 2006 Chiudi


Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»

«Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»

Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti

di SIMONE CANETTIERI

«Sì, io - come altri sacerdoti - conoscevo da tempo certi strani comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto. Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.

Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo arresto e per le accuse da cui è scaurito.

Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».

Intanto ieri pomeriggio si è svolto un incontro tra i due legali del 36enne parroco oriolese - Severo Bruno a nome della Curia vescovile e Antonello Cecchini quello nominato dalla famiglia Crocetti - per cercare di stabilire una strategia difensiva comune. Don Massimiliano Crocetti si trova in questi giorni in una località segreta, vicino a Canale Monterano, agli arresti domiciliari in attesa che venga ascoltato dal gip. Sulle spalle, al momento, gravano le accuse di tentata violenza su minore. Secondo una ricostruzione non ufficiale si tratterebbero di alcune attenzioni che il parroco avrebbe rivolto nei confronti di un giovane di Oriolo, proveniente da una famiglia disagiata del paese. «Le indagini sono partite dal nostro assessorato ai Servizi sociali, sono inziati a Oriolo e sono terminate qui», ha sempre detto il sindaco Italo Carones. Ad incastrare il sacerdote natio di Montefiascone il lavoro d’intelligence messo in piedi dagli uomini della Questura che negli ultimi tre mesi lo hanno pedinato con sofisticati strumenti tecnologici (cimici e micro-telecamere) seguendo e catalogando tutte le sue abitudini.

Fino all’arresto, arrivato martedì mattina, tra lo stupore generale. Proprio pochi attimi prima, secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, che don Massimiliano si vedesse con un giovane del paese per dare vita a un incontro proibito quanto squallido. E soprattutto impensabile, come continua a ripetere in coro questa comunità di 3500 persone situata a ridosso della provincia romana. Che da martedì si trova di botto sprofondata nell’incertezza, senza più il proprio pastore.
 



Lunedì, 16 luglio 2007

preti pedofili
Lettera aperta al Rev.do Don Di Noto

p.c. a Mons. Fisichella e al giornale l’Avvenire


 

di Umberto P. Lenzi

Rev.do don Fortunato di Noto,

non si può sottovalutare il prezioso lavoro dell’associazione "Meter", da Lei fondata, che ha denunciato alla polizia postale migliaia di siti pedo-pornografici.
 

Vorremmo sapere, però, che cosa è riuscito a fare per le vittime della pedofilia clericale che hanno chiesto il suo intervento. Vorremmo sapere: anche Lei, come i vescovi, ha preferito "lavare i panni sporchi in famiglia"? Non Le sembra troppo facile fare dei violentatori dei capri espiatori, salvando le gerarchie ecclesiastiche, tutelando l’immagine della Chiesa? Ricorda? Nel tribunale internazionale di Norimberga sono stati processati i generali, i "cervelli del male", non i soldati semplici, esecutori materiali di ordini criminali.

Ora che cifre, fatti e gravità del fenomeno sono di pubblico dominio - si parla di "epidemia", fiume in piena, che minaccia di travolgere la Chiesa – Lei si lancia contro i "quattro mascalzoni". Come esperto di questo settore non può non sapere, che solo negli USA più di 5.000 preti sono sotto processo o già incriminati, fra cui una ventina di vescovi. Non sa che le vittime sono più di 11.000 senza contare quelle sommerse che sarebbero molte di più? (Perché non prova a "navigare" nel sangue delle vittime, che scorre ancora nel sito http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp ? Si tratta delle deposizioni fatte in tribunale, non si invenzioni degli anticlericali).

Crede forse che basta togliere dal paniere "quattro mele marce" (secondo mons. Fisichella) per sanare un cancro in radice? Se non si individuano le cause profonde; se non si ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità; se non si ricercano i rimedi adeguati; se si ha paura di agire secondo il vero spirito del Vangelo, come si può proclamarsi dalla "parte delle vittime"? Di tutto ciò, nessuna traccia  da parte di chi si dichiara "protettore degli innocenti".

Non un accenno alla differenza tra pedofilia (ed efebofilia) clericale e quella comune del resto della società. Il prete pedofilo non solo compie un crimine, ma uccide lo spirito della vittima. Molte vittime sono state talmente devastate che hanno preferito il suicidio, alla vergogna e umiliazione di essere tradite dal "rappresentante di Dio".  Arrivano a dire di essere state "violentate da Dio stesso". Non bastano neppure i risarcimenti economici e le cure, perché si tratta di sanare le ferite dello spirito, "stigmate" molto più profonde di quelle della psiche.

La responsabilità di tutto ciò grava anche sulla coscienza delle gerarchie responsabili dell’educazione dei seminari e della supervisione del clero.  Ormai abbiamo un’abbondante letteratura al riguardo ed il problema non si limita alla pedofilia. Vi sono altri guasti che infettano il clero cattolico.  Le statistiche di CARA (Center for Applied Research in the Apostolate, organizzazione della gerarchia catt. USA) rivelano che meno del 10% del clero osserva il celibato. La pedofilia clericale non è un fenomeno attuale e passeggero, ha radici profonde e sistematiche. Sipe calcola che dal 5 al 7%  dei preti ne sono contagiati. Secondo i ricercatori il 40/50% del clero avrebbe un orientamento omosessuale. Il 10% dice di aver fatto sesso con colleghi o in seminario. Negli anni ’90 diverse diocesi USA avevano il 10% di preti pedofili. Nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era pedofilo, compresi due vescovi. La rivelazione di migliaia di abusi indica, che la gerarchia può dire di non conoscere la natura scientifica della pedofilia, ma non può sostenere di non sapere che tale comportamento è devastante e criminale.

Si conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo si è tenuto nascosto di proposito. Bisogna chiedersi: 1- perché il clero si tappa la bocca quando si tratta di sesso? 2- Che cosa paralizza le vittime? 3- Perché Vaticano e vescovi ricorrono alla segretezza? 4- Perché i laici subiscono? 5- Perché le vittime sono sottoposte a pressioni?  

Il libro Sex, Priests, and Secret Codes, The catholic Church’s 2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse", Volt Press, Los Angeles, 2006, di T. Doyle, P. Wall e Richard Sipe (da 34 anni cura vittime e carnefici, insegna nei seminari e fa conferenze al clero) mette in evidenza le cause di un fenomeno tanto complesso quanto occultato per salvaguardare l’immagine della Chiesa.  

Sintetizzo alcune idee di fondo di questo testo magistrale: 

Cospirazione del silenzio - La forza del potere clericale induce le vittime a non riferire per paura del castigo divino. Il clima di tolleranza, segretezza, incapacità di controllo gioca a favore dei pedofili. Il segreto è un codice familiare a ogni sistema auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei propri membri. Negli USA gli archivi hanno prodotto prove incontestabili, le commissioni investigative dichiarano che le diocesi sono responsabili per una specie di cospirazione al silenzio. Oggi, giudici e pubblica opinione, ritengono che la condotta dei vescovi sia una forma di collaborazione con il male e c’è chi parla perfino di "associazione a delinquere". 

Celibato - Le cose si sanno, ma non si dicono, perché inimmaginabili. E così il sesso del clero è tenuto sotto chiave, protetto e canonizzato dall’etichetta del celibato. Per i fedeli è impensabile che il prete possa cadere così in basso. Non viene presentato come una specie di angelo? Nel passato la Chiesa ha disprezzato il sesso in tutte le sue manifestazioni, definendolo "sporco, peccaminoso, impuro". L’aureola di segreto e di vergogna che lo circonda conduce all’ossessione per "gli atti impuri". Se il celibato è così fondamentale, la Chiesa deve riconoscere che non dà una preparazione adeguata. Per diventare prete uno deve studiare diversi anni. E per gestire le pulsioni? I vescovi non sono in grado di riformare se stessi né controllare la condotta sessuale dei preti senza l’aiuto, il controllo e la supervisione dei laici (=popolo di Dio). Ci sono preti uxorati e pastori protestanti convertiti al cattolicesimo con la loro famiglia, ma per il clero di rito latino il celibato è il tema più controverso. Nonostante l’emorragia e la sofferenza di 120.000 preti sposati nel mondo, il Vaticano insiste che è vivibile e essenziale. Amori clandestini, concubinato, abusi, figli non riconosciuti, suore stuprate, si tollera tutto, si rimuovono i fatti, anche il più deplorevole: la pedofilia. Per la prima volta, dalla riforma protestante, la vita sessuale del clero viene messa in pubblico. E le vittime auspicano di vedere il giorno in cui la pedofilia, questa ferita aperta da secoli nel corpo di Cristo, non sarà più che una cicatrice, un ricordo triste del passato. Ma altri misfatti, sotterfugi, miserie e tragedie continueranno ad offuscare l’immagine della chiesa se non si affronta una delle cause di fondo: il celibato obbligatorio. (cf  "Celibato - Dono o legge?" del Dr. Heinz J. Vogels). Il solo fatto che 120.00 preti siano stati costretti a "lasciare", senza contare coloro che si "arrangiano" non significa proprio niente per voi? Se fosse una libera scelta non avremmo questo esodo in massa: un prete su quattro! E poi la Chiesa, almeno, non sarebbe più "complice" dell’infamia di tanti abusi sessuali da parte dei "funzionari di Dio".  Insomma, non è evidente che si vuol far credere a tutti i costi che "siamo puri e casti" ad un prezzo inaudito?

Seminario - Ormai si ammette che la formazione da apartheid del seminario è inadeguata, anzi, una delle cause. Le regole stesse (controllo delle stanze, porte aperte, mai due da soli) fanno presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti in un ambiente artificiale di soli maschi, che pare favorire l’inclinazione all’omosessualità. In questo caso la corruzione non viene da forze esterne, ma è generata e si perpetua all’interno del sistema clericale. Quindi non si scaccia dal basso, ma dall’alto. I vescovi americani riconoscono (attraverso una Commissione ad hoc), che "ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale "normale" può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Tute le diocesi americane hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i giovani siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente" [nostra sintesi]. La "Convenzione sui Diritti del minore" proibisce il reclutamento di minorenni al di fuori dell’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Il Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, spacciati per scuole o semi-internati. 

Potere clericale – I genitori delle vittime come hanno potuto permettere che succedesse? Educati a non mettere in discussione il "reverendo padre", credono sia peccato contraddirlo o chiacchierare di lui e le sue attenzioni verso un figlio sono considerate segno di predilezione. Il solo pensiero di qualche cosa di spiacevole è al di fuori della loro immaginazione. La vittima accetta le avances del "padre" con la più totale incomprensione che possa farle del male. Ed egli approfitta del suo potere spirituale per convincerla che nessuno le crederà.  Da dove viene tanto potere del prete? A lui sono affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia, perdonare in nome di Dio. Il celibato obbligatorio, poi, rinforza la mistica, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato "possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo stesso" (Catechismo, 1548, 1581). Viene messo sul piedestallo di Dio. Il curato d’Ars giunge a dire: "Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice "Dio ti perdoni", ma "Io ti perdono". Se incontrassi un prete e un angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il prete sta al suo posto". Per la Chiesa la divisione tra preti e laici è di origine divina (can. 207). Conclusione: non è ammessa nessuna debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere, cioè "immolate". 

L’impatto sulle vittime - Chi  violenta un bambino è un "assassino dell’anima". Chi perde un arto può sostituirlo, ma quando viene ucciso lo spirito, si perde il senso stesso della vita. Le vittime affermano di essere state paralizzate, tramortite, perché è inconcepibile che un personaggio così sublime possa fare del male. Il Dr. Lothstein riferisce: "Mi hanno detto che la loro anima veniva assassinata. Un assassinio nell’anima, dell’anima. E non possono superare il senso di colpa e di vergogna. "Come mi è successo? Potrò mai tornare a Dio?" (National Cath. Reporter, 9.8.2002). La vita diventa sconfitta e vuoto assoluto. Come se gli fosse stata strappata l’anima. E molte vittime non rivelano l’accaduto neppure dopo molti anni, per il semplice fatto che non riescono a farlo. Il timore di dispiacere al rappresentante di Dio innesca la paura di dispiacere a Dio stesso e questo é paralizzante. In alcune circostanze la sofferenza è così insopportabile che solo la denuncia libera da un peso insopportabile. Oppure il suicidio.

Perdonare la gerarchia - E’ incomprensibile che un’istituzione, la quale si proclama il corpo di Cristo, si svilisca fino a disprezzare le vittime e si sforzi di nascondere la sua responsabilità piuttosto che curare il male alla radice, cioè se stessa. Gesù non attenua la condanna di chi scandalizza un bambino: "meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare". La macina spetta allo stupratore e ai suoi sostenitori, non alla vittima. Si può capire lo stupro di chi dice la messa tutti i giorni? Come sopportare il tradimento fatto in nome della religione e come suo ministro? Il prezzo del perdono è la pura e semplice verità dei fatti. Verità e riforma sono richieste ai vescovi e preti che hanno tollerato, coperto e trascurato i propri doveri. Tutti coloro che hanno ignorato e nascosto sono colpevoli di scandalo. Pochi vescovi hanno chiesto perdono per la loro negligenza, cecità e collusione.  

Eccesso e abuso di autorità? - Molti auspicano che Roma si decida ad ascoltare il "popolo di Dio", ma l’eccesso di potere acceca. I vescovi, convinti che la loro autorità è da Dio, rigettano ogni critica come un attacco alla loro persona. Il laicato è ridotto a elemento decorativo o di mera consultazione. La pedofilia potrebbe fare quello che né teologi né profeti sono riusciti a fare: la frustrazione e la rabbia di milioni di laici sta cambiando il modo di interagire della gente con la gerarchia. I prelati, abituati a una specie di "onnipotenza", sono costretti a fare i conti con la loro incompetenza. Ai sopravissuti non basta una stretta di mano, profusione di scuse e promessa di tante preghiere. Vogliono essere in grado di credere che la gerarchia ha capito il loro trauma e l’orrore vissuti. I più, quasi miracolosamente, vogliono essere certi che chi ha stuprato il loro corpo e la loro anima trovi aiuto e non sia più in grado di nuocere. Molti pedofili sono stati riciclati, altre vittime sacrificate. Perfino la Commissione della conferenza episcopale USA dice che non si è risposto a certe domande: perché li avete coperti? Perché gli "offesi" sono stati ignorati? Perché le gerarchie si sono rifiutate di rivedere il loro modo di amministrare? Perché hanno persistito nella difesa della loro immagine? Il tragico incubo ha svegliato il laicato dal coma spirituale a cui era stato ridotto. Alcuni capiscono che possono essere adulti e a casa propria anche nella Chiesa e non possono accettare le conclusioni senza fiatare. Le dimostrazioni davanti alle cattedrali americane hanno avuto il loro impatto e molti cominciano a capire che non possono più aspettarsi omaggi, inchini e baciamano. Non c’è più spazio per la paura, segretezza, arroganza. Troppe anime sono state devastate. Non è in discussione il potere episcopale, ma il tradimento della fiducia, lo stupro dell’anima, la falsità, l’amministrazione disonesta in nome della religione.  

Per concludere: è non solo ignobile, ma semplicemente malvagio, voler linciare i preti pedofili, quegli stessi  che si voleva proteggere, occultare, nascondere e non assumere le proprie responsabilità. Anch’essi, a loro volta, sono vittime del sistema clericale,  del suo secolare misoginismo, omofobia, patriarcalismo, disprezzo della sessualità.  E se si vogliono mettere al muro i "soldati semplici", perché si continua a promuovere, premiare i loro "generali", cioè i card. Law, i vescovi omertosi e quelli che sono giunti al colmo di denunciare le vittime come nel caso di Agrigento?  Il card. Law, condannato in contumacia, uno dei più appariscenti collaboratori della "strage degli innocenti" a Boston, è stato promosso arciprete di S. Maria Maggiore, dove continua a godere di tutti i privilegi cardinalizi, compreso quello del principio di extraterritorialità. Si tratta di privilegi del tutto evangelici? E’ un buon esempio per i preti in  galera? E’ quello che farebbe il Cristo con chi ha contribuito a rovinare la vita di centinaia d’innocenti?

L’educazione sessuale, il reclutamento di minorenni, il lavaggio del cervello nei seminari sono responsabilità, di cui la gerarchia deve rendere conto al "popolo di Dio" e alla società civile. Le ragioni per cui sono stati chiusi i seminari minori in Inghilterra, Irlanda e USA, non valgono forse per l’Italia, Spagna e, soprattutto, per il sud del mondo? Se questo sistema è stato riconosciuto sbagliato, perché si continuano a gestire  seminari minori camuffandoli come "semi-internati, scuole vocazionali"?

Uno studio serio e coraggioso del problema porterebbe a soluzioni più consone con la pratica apostolica, quando i "presbiteri" erano solo persone (si sottolinei persone) mature, provate, stimate, scelte dalla comunità, al servizio della stessa, non del proprio potere, da cui è nato il privilegio, la casta e… la corruzione.

Preghiamo, affinché questa "strage degli innocenti" non sia vana. Diamo alle vittime, oltre alla palma del martirio, la soddisfazione di non essere state sacrificate invano da mani consacrate. Ed andiamo a visitare in carcere i poveri preti "colpevoli", perché sono anche loro creature di Dio e forse meno responsabili di chi li ha "educati" e governati.  

Distinti saluti. 

Umberto P. Lenzi

14215 - 20th Drive SE

Mill Creek, WA 98012 - USA

Tel: 001.425.743.0104

Skype: umebertoplenzi

E-mail: telitor@aol.com

Website: www.chiesaincammino.org



Lunedì, 16 luglio 2007

Preti pedofili
INTERVENTO DI DANIEL SHEA

al Convegno del 22 giugno alla Camera dei Deputati


Testo dell’intervento in formato PDF

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Lunedì, 16 luglio 2007

Daniel SHEA, l’avvocato texano, che aveva citato in tribunale il card. Ratzinger, commenta l’articolo di Massimo Introvigne:
"PRETI PEDOFILI, LE FALSITÀ DEL VIDEO BBC"

di Daniel SHEA

Testo dell’articolo in formato PDF

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Lunedì, 16 luglio 2007

Preti pedofili in USA
Maxi risarcimento della diocesi di Losa Angeles

Rassegna stampa


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=5247&sez=HOME_NELMONDO

Preti pedofili, risarcimento record a Los Angeles
L’Arcidiocesi pagherà 660 milioni di dollari

LOS ANGELES (15 luglio) - Più di un milione di dollari a testa. E’ il risarcimento ottenuto da circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta in California. A pagare l’indennizzo record sarà l’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles, che complessivamente dovrà sborsare 660 milioni di dollari. Lo hanno riferito gli avvocati dei querelanti.

L’accordo, arrivato all’ultimo minuto - l’inizio del processo era fissato per lunedì - è il più costoso degli ultimi anni per laChiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi miliardari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori.

Ray Boucher, capo dei legali che hanno difeso le vittime, ha detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles sull’accordo

Preti pedofili, indenizzo record
da 600 milioni di dollari

Per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali l’arcidiocesi sarebbe disposta a pagare una considerevole cifra

LOS ANGELES
L’arcidiocesi cattolica di Los Angeles avrebbe trovato un accordo da 600 milioni di dollari per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali. Si tratta della cifra più alta mai versata per casi di abusi che coinvolgono membri della Chiesa, dopo lo scandalo che sconvolse la diocesi di Boston nel 2002.

I rappresentanti legali dell’arcidiocesi e delle presunte vittime dovrebbero annunciare ufficialmente l’accordo lunedì, giorno in cui oltre 500 casi analoghi saranno presi in considerazione dalle autorità per l’assegnazione di una giuria.

Secondo l’accordo, i cui dettagli dovrebbero essere definiti nel corso del fine settimana e che dovrà comunque essere sottoposto all’approvazione del giudice competente, dovrebbe essere anche restituita la documentazione personale relativa ai preti coinvolti.

Casi analoghi si sono verificati anche in passato. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.

Preti pedofili, da chiesa Usa risarcimento record a vittime

domenica, 15 luglio 2007 12.18 162

LOS ANGELES (Reuters) - L’arcidiocesi della chiesa cattolica di Los Angeles pagherà la cifra record di 660 milioni di dollari per risarcire 500 vittime di abusi sessuali dal 1940 agli anni 90, hanno riferito ieri i legali delle parti.

L’accordo, che porterà ad ogni vittima più di un milione di dollari, è il più importante e oneroso mai firmato dalla chiesa cattolica, e arriva in seguito alle numerose richieste di risarcimento per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti.

Il caso dovrebbe essere discusso domani dalla corte superiore di Los Angeles, e si concentrerà sulle accuse di 12 presunte vittime di abusi da parte dell’ex prete Clinton Hagenbach, morto 20 anni fa.

Se la corte dovesse decidere di rinviare a giudizio gli imputati, l’arcivescovo di Los Angeles Roger Mahony si troverebbe nella scomoda posizione di dover deporre sulle responsabilità della chiesa sui casi verificatisi tra gli anni 40 e 90 del secolo scorso.

Un portavoce della diocesi di Los Angeles, che ha parlato qualche ora prima che i legali delle vittime annunciassero l’accordo, ha detto solo che gli esponenti della chiesa saranno presenti in tribunale domani.

Il giudice dovrà decidere se approvare la transazione, che secondo un rappresentante di una delle parti in causa che ha richiesto l’anonimato, sarà di 660 milioni di dollari.


 

Il risarcimento pattuito è il più elevato degli ultimi anni per la Chiesa cattolica americana
Il processo centrato sulle testimonianze di dodici vittime sarebbe dovuto iniziare lunedì

Preti pedofili, la chiesa di Los Angeles
pagherà indennizzi per 660 milioni di dollari

LOS ANGELES - L’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha accettato di pagare un risarcimento record di 660 milioni di dollari (pari a circa 485 milioni di euro), alle circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta.

L’accordo stragiudiziale tra le parti ed il relativo indennizzo, dovrà essere approvato dal tribunale di Los Angeles dove domani era fissata la prima udienza del processo in cui dodici vittime denunciavano gli abusi subiti dal sacerdote Clinton Hagenbach, deceduto venti anni fa.

Si tratta del risarcimento più alto mai accordato dalla chiesa cattolica americana da quando lo scandalo degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori venne alla luce nel 2002. Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, la diocesi sarà costretta a vendere delle proprietà immobiliari per raccogliere i fondi necessari per saldare l’indennizzo alle vittime. Già nel dicembre scorso, l’arcidiocesi aveva sborsato 60 milioni di dollari per un accordo stragiudiziale con altre 40 vittime.

Il patteggiamento annul