ALCUNE QUESTIONI DI
MATEMATICA NELL'ANTICHITA' PRECLASSICA
PARTE I - EGITTO
Roberto Renzetti
PREMESSA.
Vi
è un accordo comune tra svariati storici sulla difficoltà di ricostruire
compiutamente la matematica preellenica, quella di Egiziani, Caldei, Fenici,
Babilonesi. Vari documenti vi sono ed altri se ne vanno aggiungendo man mano che
le ricerche archeologiche fanno dei passi in avanti. Ma il problema, più che di
materiali storici, è della loro interpretazione. La maggior parte dei testi di
storia della matematica, liquida in un primo capitolo introduttivo la matematica
dei 3000 anni (sic!) prima dell'auge della matematica greca (a partire dal 600
a.C.). Solo alcuni dedicano un capitolo all'Egitto ed uno alla Mesopotamia,
trattata come un tutt'uno.
Non voglio in nessun caso fare la storia di
questa matematica (sarebbe un sfida molto complessa e non ne sarei in grado) ma
solo tentare, in breve, di ricostruire alcuni
processi di calcolo seguiti in Egitto (finalizzati
principalmente alla misura) ed in Mesopotamia (con caratteri più astratti) al
fine di comprendere alcuni meccanismi che hanno
aperto certe strade e che oggi, in gran parte, non si utilizzano più. Per farlo
occorre partire dalle necessità di uso pratico che si dovevano porre agli
antichi.
1 - PERCHÉ SI
E' SVILUPPATA LA MATEMATICA
Giancarlo Masini, nella sua gradevole Storia della Matematica (SEI, 1997)
ci parla dei comportamenti della cornacchia che sa contare. Egli dice che un
uccello che abbia deposto quattro uova non si accorge se gliene viene sottratto
uno e continua a covare gli altri 3. Ma si accorge se gliene vengono sottratti
2. In tal caso abbandona il nido. Ciò indica che l'uccello sa contare almeno
fino a due. Ma la cornacchia, secondo il naturalista John Lubbock, sa contare
addirittura fino a quattro, dopodiché fa confusione(1). Questi piccoli aneddoti
servono solo per dire che probabilmente l'uomo primitivo aveva gli stessi
problemi, quelli di riuscire a contare e mantenere a mente fino ad un certo
punto per poi perdersi. E, quando dico contare, sembra verosimile pensare ad
oggetti materiali e quindi a cose presenti (animali, figli, membri della tribù,
oggetti di uso ...) e giammai ad entità astratte. Ma c'è di più: sembra proprio
che il contare ed il parlare siano state "scoperte" simultanee dell'uomo
primitivo. E qui si poneva un problema
che è testimoniato da innumerevoli antichi ritrovamenti: esistono simbolismi
precisi per l'uno ed il due, poi vi è il riferimento ad una quantità generica
definita "mucchio" o consimili. E questo mucchio, probabilmente
era il mucchietto di sassi che si costruiva per contare quantità superiori a
quelle che si potevano ritenere a mente. Occorreva costruirsi il concetto
astratto di numero insieme al fatto che poi occorreva ritenerlo in qualche modo.
Per fare ciò occorsero secoli che noi non siamo in grado di seguire storicamente
ma che possiamo intuire osservando la formazione del concetto di numero e
quantità nei bambini. Questi ultimi contano bene fino a due, appunto, poi
introducono il "tanti" che corrisponde a quel mucchio di sassi. Inoltre sono
ancora i bambini a fare qualcosa che risulta naturale. Aiutarsi con le dita per
contare, addirittura facendo in un modo che risulta interessante, per ciò che
dirò, è tipico dei bambini. Avrete notato che stendono la manina ed iniziano a
sollevare il mignolo (e non il pollice), poi l'anulare, eccetera. A volte
qualunque sia la quantità, ti mostrano la palma della mano completamente aperta,
per poi abbassare con l'altra mano le dita in più. Insomma numeri e contatori
devono essersi ben presto associati per originare quelle che oggi noi
conosciamo, con parola difficile, basi di numerazione. Probabilmente non ci
facciamo più caso ma nella vita quotidiana noi usiamo diverse basi di
numerazione: base 10 (per i conti ordinari), base 60 (per gli angoli e per il
tempo) (2), base 12 (per le ore e per altre piccole cose restate nell'uso come la
dozzina di uova), .... Cerchiamo di ricostruire la
possibile nascita di queste basi proprio attraverso le dita delle mani.
La base 10 pare la più evidente perché nasce
dalle 10 dita delle due mani. Ma qui doveva nascere un qualche problema se,
arrivati a 10, si doveva andare ad 11. Dove lo si manteneva indicato ? Si,
perché il problema era anche quello di mantenere memoria del conto che si andava
facendo. Diciamo che la base 10 risultava troppo piccola per fare conti con
quantità maggiori appunto di 10. Occorreva moltiplicare le dita con un uso
adeguato. Vediamo come fare. Consideriamo ad esempio la mano destra ed apriamola
considerando il pollice non come un possibile numero ma come contatore. Se
spostiamo il pollice successivamente sulle falangi, falangine e falangette del
mignolo abbiamo contato fino a 3; ripetendo ciò per l'anulare arriviamo a 6;
ripetendolo per le altre due dita arriviamo a 12 ! Che è un possibile modo di
intendere come sia nata quella base. Utilizzando cioè una mano sola contiamo
fino a 12, di più che con le dita delle due mani. L'estensione di questo metodo
è naturale, con l'introduzione dell'altra mano inizialmente chiusa a pugno. Ogni
volta che si è contato 12, si solleva un dito della seconda mano. Quando sono
sollevate le cinque dita dell'altra mano si è arrivati a 60. Si è fatto un
piccolo miracolo, potenziando al massimo le disponibilità di conto offerteci
dalla fisiologia e verosimilmente questo deve essere stato il modo in cui sono
andate le cose. Faccio notare che in paesi contadini le persone anziane contano
ancora con il sistema ora descritto. E, se usano il sistema decimale, lo fanno
contando a partire dal mignolo.
Si possono anche fare delle illazioni di tipo
storico. L'uomo primitivo, nomade, alla ricerca del cibo mediante prodotti
spontanei della terra, caccia e pesca non deve aver avuto necessità di
utilizzare numeri che andassero al di là del 10. Tale necessità deve essersi
accresciuta con il passaggio alla sedentarietà, all'agricoltura,
all'allevamento. Non mi dilungo ma sembra evidente che un gregge richiede
precisi conteggi, allo stesso modo che ceste di grano e/o di sementi. Fino a
quando non si iniziarono gli scambi che dovettero prevedere un'accelerazione dei
processi aritmetici. Il prevedibile inizio poteva essere: una pecora è contata
con una conchiglia, due pecore, due conchiglie, .... ed alla fine si aveva un
gregge da una parte ed un mucchietto di conchiglie dall'altra parte e si era
realizzato un altro importante concetto di matematica, la corrispondenza
biunivoca tra due classi di oggetti. E questi sistemi di numerazione possono
essere poi evoluti in cordicelle con nodi e nell'abaco.
Più oltre dell'uso delle dita e delle
conchiglie si può pensare a delle tacche fatte su dei bastoni, tacche che via
via hanno avuto una qualche organizzazione fino ad arrivare alla scrittura ed
alla differenziazione dei numeri. E' prevedibile però, prima del numero che è
davvero un concetto molto complesso da conseguire, un passaggio attraverso tante
aste per avere tante unità. Tutti voi avrete visto i disegni sulle mura di
antiche celle: sulle pareti i giorni erano scanditi con quattro aste parallele e
con una quinta asta tracciata obliquamente sulle prime quattro. In tal modo ogni
blocco era 5 ed il sistema non prevedeva il contare innumerevoli aste ma tanti
blocchi di cinque.
Ma vi doveva essere un altro problema. Quello
che prevede, anche qui, una grossa astrazione nel passare da due mele, due
pecore a due e basta. L'idea dell'esistenza di un numero indipendentemente dagli
oggetti indicati. Tracce rupestri trovate mostrano sempre qualche simbolismo che
può rappresentare un numero con un oggetto o animale a lato. Quel numero ha un
senso solo se legato a cose concrete. E noi non siamo in grado di cogliere questo momento
di transizione all'astratto che pure c'è stato, anche se
alcuni ritrovamenti archeologici (tavolette sumeriche di circa il 2500 a.C.) ci
presentano dei problemi aritmetici svolti da classi di studenti. Ed un problema
è già di per sé un'astrazione perché presenta una realtà comunque virtuale.
Dobbiamo quindi fare questo passaggio logico.
Da una parte ipotizzare ciò che crediamo ragionevole sia stato elaborato dai
nostri progenitori in secoli e secoli. Poi rifarci ai documenti storici ed ai
ritrovamenti archeologici che ci fanno fare un grande salto verso di noi ed al
massimo ci portano a 4000 anni a.C.

Cronologia matematica (http://www.itsosgadda.it/Fornovo/Didattica/matematica/mosaico_ITSOS_C/UD_05/05_01_lez.htm
)
Tralascio la discussione del dove sia nata la
matematica, essendo evidente una trasmissione possente di conoscenze, al seguito
di commerci, tra Oriente e Medio Oriente. Sembra ormai accertato che lo sviluppo
della nostra matematica sia avvenuto essenzialmente in quella terra felice che
si trovava tra i fiumi Tigri ed Eufrate (in gran parte l'attuale Iraq), la
Mesopotamia, abitata
successivamente dai sumeri, la più grande civiltà del passato, dai babilonesi,
dai caldei e dagli assiri (che inclusero altri territori, tra cui la Palestina,
la Fenicia e la Siria, fino alle soglie dell'Egitto) (3).

L'impero assiro (
http://www.erin.utoronto.ca/~w3env100y/env/ENV100/hum/map.htm )
1-1 - L'EGITTO E LA MESOPOTAMIA
La matematica che oggi conosciamo, e tutti
concordano con quanto dirò, nasce in Grecia intorno al 600 a.C. E' un insieme di
fattori, non ultimi quelli economici di un benessere superiore raggiunto, che
permette i tempi di una riflessione su questioni non immediatamente applicative.
Permette cioè che sia possibile per una società mantenere alcune persone che,
come mestiere, elaborano il pensiero. E la matematica non si sviluppa come ramo
a sé, come entità separata dal progresso delle elaborazioni letterarie,
filosofiche, architettoniche, ... E' un ramo del più generale sapere che cresce
insieme e proprio a cominciare da quell'epoca.
Ciò non vuol dire, nel modo più assoluto, che
prima vi fosse il deserto. Vi erano state anzi delle civiltà evolutissime che
avevano elaborato molto, per quanto ci è dato sapere, nel pensiero pratico,
applicativo. Due tra di esse emergono con prepotenza: quella egizia e quella
mesopotamica (in tutte le sue varie successive denominazioni). La prima fondata
essenzialmente sulla potenza che gli derivava da eserciti di schiavi e la
seconda dalle ricchezze che derivavano da fiorenti commerci. E' da queste due
civiltà che abbiamo ricevuto le prime e molto incomplete documentazioni scritte
su un arco di tempo che copre ben oltre due millenni a.C.
E, proprio per quando dicevo poco fa, questa
documentazione può nascere in quanto, ad un certo momento nacque la necessità di
disporre di un calendario e di osservare quindi il cielo, sede di moti periodici
regolari a cui riferirsi. I passi furono lunghissimi e sono quelli che ci
portano dagli uomini primitivi a quelli riconoscibili in civiltà. L'aggregazione
di uomini in una cultura, comporta imprese collettive che, ai primordi, potevano
essere centrate intorno ad un tempio ed alla conservazione delle memorie, dei
testi, delle scoperte. Abbiamo tracce della prima misura del tempo per
registrare l'avanzare dell'anno solare, documentata con tacche su bastoni,
nell'Egitto intorno al 4240 a.C. E sembra che tale abilità si avesse già in
Mesopotamia intorno al 5700 a.C. Di per certo, intorno al 3000 a.C ambedue
le civiltà avevano città che ruotavano intorno ad un tempio che stabilisce una
credenza metafisica codificata da una casta di sacerdoti depositari del sapere,
della cultura e della conservazione dei documenti. A questo proposito c'è da
osservare che i sacerdoti furono i primi matematici e questa eventualità è alla
base della tradizione secolare che vede il matematico come conoscitore di cose
sovrumane, di colui che mette insieme figure e magia dei numeri, ...
Questo mito sopravvisse fin oltre il Rinascimento ed ebbe grande influenza sullo
sviluppo della scienza. Un dato linguistico molto significativo è che la parola
akkadiana (utilizzata nella regione di Accad nel paese sumero) usata nel
significato di eseguire una somma era identica a quella usata nel
significato di compiere un atto rituale. Ritornando al tema, si può dire che nel 2000 a.C.
le due civiltà avessero già raggiunto livelli culturali molto sofisticati come
mostrano molti documenti ritrovati. Di questa epoca sono i principali documenti
sulle conoscenze matematiche in quelle civiltà di cui disponiamo. A questo punto
sorge il problema di capire cosa sia accaduto dal circa il 2000 a.C. fino a
circa il 600 a.C. Non è plausibile pensare che la matematica si sia bloccata a
quest'epoca per ben 1500 anni fino alla sua possente evoluzione in Grecia. Credo
che manchiamo di molti documenti e che la storia che possiamo fare è
profondamente lacunosa dovendo noi marciare a tentoni nel buio delle
informazioni documentali. Secondo alcune dichiarazioni attribuite a Democrito,
Talete, uno dei primi e più grandi matematici dell'antichità classica, avrebbe
appreso la matematica viaggiando in Egitto.
Ma anche così stando le cose, certamente le
conoscenze che discuteremo furono potenti fondamenta allo sviluppo teorico
dell'architettura della matematica ellenica.
1.2 - L'EGITTO
L'Egitto, contrariamente alla Mesopotamia che
risulta più aperta e più frammentata sia economicamente che politicamente, era
un regno chiuso, estendentesi per 1000 Km, gli ultimi su 6000, lungo il fiume
Nilo, circondato da deserti. Dopo le prime guerre e lotte intestine, l'Egitto
risulterà formato da due regni, l'alto Egitto (una vallata di pochi chilometri
di larghezza e lunga 800 km che va dalla Nubia all'inizio del delta del Nilo)
con un clima torrido e secco ed il basso Egitto (l'intero delta del Nilo, un
triangolo di 250 km di base sul Mediterraneo e 150 km di altezza verso
l'interno) molto fertile e con un clima temperato.

da: www.circolomaniago.it/circolo_maniago_i000116.jpg
Le attività fondamentali erano l'agricoltura,
l'allevamento di vari tipi di bestiame e l'artigianato (ceramica, legno di
palma, papiro, rame, bronzo, filatura e tessitura del lino, mentre in
Mesopotamia era della lana).
2 - MATEMATICA EGIZIA
Per le conoscenze che abbiamo la matematica
sumera (che usava il sistema sessagesimale) è la matematica più avanzata dell'antichità, addirittura più avanzata
per la sua raffinatezza di
quella egizia (che usava generalmente il sistema decimale privo di zero ma con,
a volte, sottomultipli in sistemi settuagesimali o con, altre volte, multipli e
sottomultipli espressi in frazioni). Proprio dai ritrovamenti archeologici risalenti addirittura a 4
millenni a.C. (sia per sumeri che per egizi), scopriamo che tra i primi sistemi di
scrittura che incontriamo la parola ed il numero si presentano simultaneamente.
Ambedue le civiltà partivano dallo studio di problemi pratici per l'elaborazione
della loro matematica.
In Egitto si iniziò a sviluppare una
geometria, quella scienza che etimologicamente significa "misura della
terra" proprio per le esigenze pratiche di misure catastali. E' Erodoto
(484-408? a.C.) che ci narra un aneddoto in proposito (che è versione
diversa da quella di altri storici, come Erone, Strabone, Proclo, ...). Il
faraone Sesostri I, della XII dinastia (secondo millennio a. C.), aveva diviso
la terra d'Egitto fra i cittadini in tante porzioni rettangolari uguali. Per
tali terre ogni anno riscuoteva le imposte corrispondenti. Ma le inondazioni a
volte danneggiavano alcune proprietà ed il faraone inviava i suoi ispettori per
misurare la porzione di terra danneggiata, di modo che quel cittadino potesse
pagare meno tasse. Alcune tra le altre versioni parlano di tasse variabili a
seconda del terreno inondato e quindi reso più fertile. La scoperta dei
nilometri - misuratori dei livelli di inondazione del Nilo - mostrerebbe che
a maggiore crescita del fiume corrispondeva una maggiore porzione di terra
inondata e quindi tasse più elevate. Altre versioni ancora parlano di
inondazioni che cancellavano materialmente i limiti di proprietà che dovevano
essere ricostituiti alla fine di esse.
Qualunque sia la versione corretta, si pone
sempre un problema di misura di terra, un problema di geometria.
Abbiamo due documenti di estrema importanza
sulla matematica egizia il primo dei quali, scoperto nel 1858, è il papiro Rhind
(dal nome dell'antiquario scozzese che lo acquistò a Luxor),
conosciuto anche come papiro Ahmes
dal nome dello scriba
(alto 33 cm e lungo 5,46 m),
databile 1650 a.C., copia di altro papiro scritto tra il 2000 a.C. ed il 1800
a.C. e contenente 87 problemi matematici (4)
sulle quattro operazioni, sulle aree, sui volumi, ed altro, con
particolare riguardo al problema delle parti decimali (le frazioni). I
problemi applicano meccanicamente alcune regole che non vengono spiegate.
Sono quelle, si applicano e basta. Ciò non vuol dire che da qualche parte gli
egiziani non avessero sviluppato una qualche teoria. Ma essa non ci è pervenuta.
E' importante notare che questi papiri non sono in carattere geroglifico ma in
carattere ieratico(10).

Papiro Rhind, problemi 49-55 su triangoli, rettangoli,
trapezi e cerchi (British Museum, Londra)
Papiro Rhind, problemi 56-60 sulle piramidi
(British Museum, Londra).
Più in dettaglio vediamo di cosa si occupano i vari problemi
del papiro, che sembrano degli esercizi pratici che i ragazzi dovevano
risolvere, utilizzando la tavola che segue:
| Problemi |
Descrizione |
| 1 - 6 |
Come dividere 1,2,6,7,8 y 9 barre di pane tra 10 uomini |
| 7 - 20 |
Moltiplicazione di frazioni |
| 21 - 23 |
Sottrazione |
| 24 - 29 |
Equazioni risolte mediante la regula falsi (5)
(24 a 27) e ricerca di numeri (28 e 29) |
| 30 - 34 |
Equazioni lineari più complesse, risolte mediante divisioni. |
| 35 - 38 |
Equazioni lineari più complesse, risolte mediante la regola della
falsa posizione |
| 39 - 40 |
Progressioni aritmetiche |
| 41 - 46 |
Volumi |
| 47 |
Tavola di frazioni di 1 heqat (6) in frazioni dell'occhio di Horus
(7) |
| 48 - 55 |
Area di triangoli, rettangoli, trapezi e cerchi |
| 56 - 60 |
Pendenza, altezza e basi di piramidi |
| 60 - 61B |
Tavola di una regola per trovare i 2/3 di numeri dispari e frazioni
unitarie |
| 62 |
Peso di metalli preziosi |
| 63 |
Suddivisioni proporzionali |
| 64 |
Progressioni aritmetiche |
| 65 |
Suddivisioni proporzionali di grano tra gruppi di uomini |
| 69 - 78 |
Scambi, proporzioni inverse, calcoli di pesu (8) |
| 79 |
Progressioni geometriche mediante un indovinello |
| 80 - 81 |
Tavole di frazioni occhio di Horus di grano in termini di
henu (9) |
| 82 - 84 |
Problemi, poco chiari, sulla quantità di cibo per oche, uccelli e
buoi |
| 85 |
Scritto poco comprensibile anche perché è l'unico scritto alla
rovescia |
| 86 - 87 |
Frammenti di conti, in gran parte incompleti. |
Insieme al papiro Rhind ve ne è un altro,
anch'esso di interesse, il papiro di Mosca (alto 7,5 cm e lungo 5,5 m),
comprato
nel 1883 dal russo Goleniscev e risalente a circa il 1890 a.C., contiene 25 problemi, molti dei quali
incomprensibili per i danni al papiro medesimo. Anche qui, fornisco in una
tabella il contenuto dei

Papiro di Mosca (parte relativa al problema 14: calcolo del
volume di un tronco di piramide) nell'originale, scritto in ieratico
(10) con, in basso, la sua traduzione in geroglifico (Museo delle Belle
Arti, Mosca)
problemi trattati nel papiro, osservando che anch'esso è in
ieratico e non in geroglifico:
| Problemi |
Descrizione |
| 1-2 |
Incomprensibili |
| 3 |
Altezza di una trave di legno |
| 4 |
Area de un triangolo |
| 5 |
Pesu (8) di filoni di pane |
| 6 |
Area del rettangolo |
| 7 |
Area di un triangolo |
| 8-9 |
Pesu di filoni di pane |
| 10 |
Area di una superficie curva a forma di cesto |
| 11 |
Poco chiaro, tratta di pani e cesti |
| 12 |
Pesu di birra |
| 13 |
Pesu di pane e birra |
| 14 |
Volume di un tronco di piramide |
| 15-16 |
Pesu di birra |
| 17 |
Area del triangolo |
| 18 |
Misure in palmi e braccia (11) |
| 19 |
Equazione lineare (1° grado) |
| 20 |
Frazioni di Horus |
| 21 |
Regola (oscura) per calcolare la mescola per il pane
sacrificale(12) |
| 22 |
Pesu di pane e birra |
| 23 |
Calcolo del lavoro di un calzolaio (poco chiaro) |
| 24 |
Scambi |
| 25 |
Equazione 2x + x = 9 |
Tra questi problemi solo due sono d'interesse, il 10, dove si
calcola l'area di una superficie che sembrerebbe (la figura non è chiara) un
cesto o una semisfera, ed il 14 (quello di figura), dove si calcola il volume di
un tronco di piramide.
3 - QUESTIONI ARITMETICHE NEL PAPIRO RHIND
3.1 - LE FRAZIONI
Vedremo ora più in dettaglio qualcuno dei
problemi trattati nel papiro Rhind, iniziando da quelli di tipo aritmetico.
Prima è però utile fornire il modo egizio di scrittura delle cifre (il modo
popolare, quello geroglifico). Come si vede l'uno è rappresentato da una
asticella e vi sono poi simboli speciali per indicare i vari

multipli del
sistema decimale. Per scrivere numeri intermedi si dovevano combinare quelli ora
visti, con l'avvertenza che il numero che si voleva era scritto da destra a
sinistra. Da uno a nove si usavano solo asticelle, nel modo seguente:
|||
||| ||| ||||
|||| |||
| ||
||| |||| ||
||| ||| ||||
|||
1 2 3
4 5 6
7 8
9
Si può capire che solo quattro sono i simboli posti di
seguito. Passando ad un numero superiore si dispongono i simboli prima su due
righe poi su tre. Con quanto detto, si possono capire i numeri seguenti, il 24,
il 25, il 59, il 75:

E queste, erano le cifre geroglifiche, vediamo ora quelle
ieratiche che sono di maggiore interesse per gli sviluppi posteriori poiché
molto più semplici e pronte per poter scrivere numeri diversi modificando la
posizione della cifra:

Per confronto, presento anche il modo di scrivere le stesse
cifre in differenti civiltà antiche:

Vediamo infine il modo di rappresentare le frazioni in Egitto
osservando che quella specie di doppia ellisse, che spesso è anche una sola o
anche solo un punto, che è al di sopra di ciascuna
frazione (chiamata ro) rappresenta l'unità che sembra una schematizzazione dell'occhio di Horus,
sotto il quale vi sono le cifre geroglifiche viste::

Nella scrittura ieratica, le cose vanno allo stesso modo,
sostituendo la doppia ellissi con un punto e mettendo sotto di esso cifre
ieratiche (nella scrittura geroglifica vi sono alcune eccezioni per la scrittura
di 1/2, 2/3, 1/4, 3/4 che rispettivamente si rappresentavano nel modo seguente:
;
;
;
;
mentre nella scrittura ieratica vi è la sola eccezione 2/3,
rappresentata con
. C'è solo da
osservare che le frazioni erano ordinali e non cardinali. La frazione 1/3, ad
esempio, era "parte 3".
Fin qui per le frazioni che hanno 1 al numeratore (a parte
qualcuna diversa, accennata). Quando si aveva un numero diverso da 1 al
numeratore, si trattava di ridurre quest'ultima frazione a somma delle prime (ma
con addendi MAI uguali). Per scrivere, ad esempio, 2/5 non si usava 1/5 + 1/5
ma 1/3 + 1/15 (e non si usava neppure il segno + e le frazioni da sommare si
scrivevano l'una dietro l'altra). Senza una regola generale, che non risulta gli
egiziani avessero (compaiono solo soluzioni a casi particolari e regole di
calcolo per calcoli già impostati), risultava molto complesso la semplice
addizione tra frazioni e quindi disporre di frazioni con numeratore diverso da
1. Troviamo così nel papiro Rhind delle tabelle con i calcoli che servivano già
fatti. Di seguito riporto la tavola che fornisce le
frazioni con numeratore 2 e con denominatore tutti i numeri dispari dal 5 al
101. Per avere 2/5, ad esempio e come già detto, si deve sommare 1/3 + 1/15; per
ottenere invece 2/29, occorre sommare 1/24 + 1/58 + 1/174 + 1/232; ...
| Numeratore
2 Denominatore n |
Denominatori di
frazioni a numeratore
uno da sommare |
Numeratore
2 Denominatore n |
Denominatori di
frazioni a numeratore
uno da sommare |
| 5 |
3,15 |
53 |
30,318,795 |
| 7 |
4,28 |
55 |
30,330 |
| 9 |
6,18 |
57 |
38,114 |
| 11 |
6,66 |
59 |
36,236,531 |
| 13 |
8,52,104 |
61 |
4,244,488,610 |
| 15 |
10,30 |
63 |
42,126 |
| 17 |
12,51,68 |
65 |
39,195 |
| 19 |
12,76,114 |
67 |
40,335,536 |
| 21 |
14,42 |
69 |
46,138 |
| 23 |
12,276 |
71 |
40,568,710 |
| 25 |
15,75 |
73 |
60,219,292,365 |
| 27 |
18,54 |
75 |
50,150 |
| 29 |
24,58,174,232 |
77 |
44,308 |
| 31 |
20,124,155 |
79 |
60,237,316,790 |
| 33 |
22,66 |
81 |
54,162 |
| 35 |
30,42 |
83 |
60,332,415,498 |
| 37 |
24,111,296 |
85 |
51,255 |
| 39 |
26,78 |
87 |
58,174 |
| 41 |
24,246,328 |
89 |
60,356,534,890 |
| 43 |
42,86,129,301 |
91 |
70,130 |
| 45 |
30,90 |
93 |
62,186 |
| 47 |
30,141,470 |
95 |
60,380,570 |
| 49 |
28,196 |
97 |
56,679,776 |
| 51 |
34,102 |
99 |
66,198 |
| |
|
101 |
101,202,303,606 |
Vediamo ad esempio la rappresentazione geroglifica di 2/61 =
1/4 + 1/244 + 1/488 + 1/610

1/4
1/244
1/488
1/610
che è appunto la somma delle quattro frazioni precedenti. Era
tutto empirico ? Difficile crederlo. Più probabile, pur senza alcuna prova, che
questo fosse il metodo per insegnare ai giovani o il metodo per tabulare alcuni
risultati, un poco come la nostra tabellina del moltiplicare.
E se il numeratore è superiore a 2 ?
Nel papiro Rhind l'operazione è sempre quella di riduzione di
tali frazioni a somma di frazioni con numeratore 1 e numeratore 2. E, come si
può capire, tale modo di operare è sempre più complesso e non mi soffermerò su
di esso. Tale complessità è però alla base del mancato sviluppo in Egitto di una
aritmetica e di un'algebra avanzate. Cosa che in parte accadde in Mesopotamia
dove, contrariamente all'Egitto, si riuscì perfino a cogliere la natura dei
numeri irrazionali.
Prima di concludere questo paragrafo è utile un cenno alla
grande padronanza delle frazioni che vi era in Egitto. Essa deriva dal sistema
economico e sociale dell'Egitto. Poiché la moneta venne introdotta molto tardi e
le terre erano tutte di proprietà del faraone o dei sacerdoti, ogni scambio o
suddivisione doveva far ricorso alle frazioni. E' anche per questo che, poiché
in Egitto si aveva anche scambio di alimenti, si teneva conto del potere
nutritivo di essi, a partire dalla materia prima con cui erano fatti (poiché con
una unità di grano si possono fare o 80 o 100 pani, questi 80 e 100 si
equivarranno). Allo stesso modo le differenze molto marcate di rango, portarono
alle proporzioni che ebbero anch'esse un notevole sviluppo in Egitto.
3.2 - LE 4 OPERAZIONI
In linea di massima ogni operazione era ridotta ad una
addizione, come del resto abbiamo visto per le divisioni rappresentate dalle
frazioni.
Vediamo una semplice addizione come si svolge. Vogliamo
fare 27 + 14:

27 + 14 = = 41
A parte i simboli + ed = che non esistevano e da me aggiunti
per comodità di lettura, c'è da osservare che il risultato è dato dalla messa
insieme dei simboli che rappresentano gli addendi. Nel nostro caso, poiché si
avrebbe a che fare con undici unità |, semplicemente a 10 unità | si sostituisce
il suo simbolo ∩. A volte, per
indicare che si procedeva a fare una addizione si utilizzava un simbolo che
voleva significare una persona in avvicinamento

e che per la sottrazione diventava persona in allontanamento

Per la sottrazione, si tolgono i simboli del
sottraendo. Se vogliamo realizzare 27 - 14, si ha, senza ulteriori spiegazioni:

La moltiplicazione egizia si basa su una proprietà,
probabilmente scoperta dagli egizi da qualche parte ma a noi non pervenuta,
quella secondo cui qualunque numero naturale può essere espresso come somma di
potenze di 2. In pratica, per moltiplicare si operavano successivi raddoppi o
duplicazioni. Vediamo come si procede a voler moltiplicare n x m.
Si deve scrivere una tavola di 2 colonne ed n file. Ogni fila
è ottenuta duplicando la precedente e quindi, per moltiplicare n x m, la prima
fila avrà in una colonna 1 e nell'altra m; la seconda fila in una colonna 2 e
nell'altra 2.m; la terza fila in una colonna 4 e nell'altra 2.2.m; la quarta
fila in una colonna 8 e nell'altra 2.2.2.m; e così via:
|
1 |
m |
|
2 |
m1 = 2.m |
|
4 |
m2 = 2.m1 = 4.m |
|
8 |
m3 = 2.m2 = 8.m |
|
... |
...... |
|
2k (con 2k < m) |
mk = 2.m(k-1) = ... |
Il risultato dell'operazione n x m è piuttosto
complesso ed è preferibile vederlo con un esempio numerico. Proviamo a
moltiplicare 41 x 59 come nel papiro Rhind.
| 1 |
59 |
| 2 |
118 |
| 4 |
236 |
| 8 |
472 |
| 16 |
944 |
| 32 |
1888 |
Abbiamo costruito la tavola e, nella prima colonna, ci siamo
fermati a 32 (cioè a 2 elevato alla quinta); se avessimo proseguito avremmo
avuto 64. Abbiamo questa regola: occorre fermarsi al primo numero che è
immediatamente più piccolo del moltiplicatore che, nel nostro caso, è 59 < 64.
Si opera ora una sottrazione che
permette di ottenere il moltiplicando 41 come somma del minor numero di
addendi della colonna 1. Per farlo si toglie al 41 l'ultimo numero, 32,
della colonna e si ottiene 9. A questo punto a 9 occorre sottrarre il
numero maggiore possibile ancora della colonna 1, cioè 8. In tal modo si
ottiene 1. A questo numero occorre sottrarre il massimo numero possibile
ancora della colonna 1. E' solo 1 che fa annullare il tutto. Quando si
arriva a questo punto abbiamo fatto e si ricapitola così:
41 - 32 = 9; 9 - 8 = 1; 1 - 1 = 0
Ciò vuol dire che il numero 41 è dato dall'ultimo numero della
colonna 1, cioè 32, a cui occorre sommare i due numeri, ancora della colonna 1,
trovati (cioè 8 ed 1):
41 = 32 + 8 + 1
Ed allora il prodotto cercato è la somma dei numeri delle
caselle della seconda colonna corrispondenti ai numeri che costituiscono il 41:
41 x 59 = 1888 + 472 + 59 = 2419
che è il risultato che anche noi avremmo trovato, anche se,
possiamo concordare, in modo molto più semplice.
In questo metodo si può semplificare l'operazione scegliendo
come moltiplicando il più piccolo dei due fattori; in tal modo si riduce il
numero delle potenze di 2 e quindi delle operazioni da fare.
Se la moltiplicazione si doveva fare per 10, 100, 1000, ... e
così via, vi era il metodo semplice, dello spostamento di tutti i simboli una,
due, tre, ... posizioni come mostrato di seguito.
Nella prima riga vi è la sequenza dei simboli 1, 10, 100,
1000, ....





Se moltiplichiamo 1 x 10, abbiamo 10, passiamo cioè da | a
∩e ci spostiamo di una posizione nella sequenza. Se
dobbiamo moltiplicare 1 x 100, abbiamo 100 e ciò vuol dire che nella sequenza
dobbiamo spostarci di due posti, ottenendo
.
Detto questo è semplice fare una moltiplicazione. Riporto un
esempio (avvertendo che quei simboli x ed = non erano in uso in Egitto):
21 x
10 = 210
Per ciò che riguarda la divisione occorre invertire il procedimento di duplicazione e si
raddoppia successivamente il divisore invece del moltiplicando. Le divisioni
risultavano così approssimate perché il loro risultato era sempre una cifra
intera o una frazione esatta. La domanda che veniva fatta nel papiro quando si
doveva operare una divisione del tipo A/B era: fare calcoli con B in modo da
ottenere A e ciò vuol dire che chi voleva, ad esempio, dividere 696 per 29,
ragionava nel modo seguente. Partendo da 29, quante volte dovrei addizionare
questo numero a se stesso per ottenere 696 ? E vediamo come operava. Si
costruiscono le due colonne viste per la moltiplicazione:
| 1 |
29 |
| 2 |
58 |
| 4 |
116 |
| 8 |
232 |
| 16 |
464 |
Nella prima colonna ci si ferma al 16
perché il raddoppiamento successivo ci avrebbe portato oltre il divisore 29.
Osservando la colonna dei numeri di destra, con conti mentali si trova che
la somma di 232 e 464 fornisce l'esatto valore del dividendo 696. Facendo a
sinistra la somma dei numero corrispondenti a questi due della colonna di
destra, si ottiene la risposta: 8 + 16 = 24. E quando nessuna somma dei
numeri della colonna di destra dava il dividendo, allora si introducevano le
frazioni come nel problema 25 del papiro Rhind. Si vuole
dividere 16 per 3. Costruiamoci le due colonne (la cui comprensione completa
verrà dopo che avrò detto qualcosa):
Sulla colonna di destra, 12 più 3 fa
15 e manca 1 per arrivare al dividendo 16. Manca quindi da dividere 1
per 3. Si deve allora procedere facendo i 2/3 di 1 e dimezzando il
risultato (era questa la prassi per fare 1/3 di 1: prima si facevano i
2/3 poi si dimezzava; a noi la penultima riga, il doppio dell'ultima,
può sembrare inutile). Ora sulla colonna di destra abbiamo tre numeri
che sommati danno il dividendo: 3 + 12 + 1 = 16. La somma delle cifre
corrispondenti nella colonna di sinistra fornisce il risultato: 1 + 4 +
1/3 = 5/3.
Nel papiro Rhind è anche trattata l'aritmetica
delle frazioni che io tralascio.
Così come tralascio i problemi aritmetici che
consistono, principalmente nella ripartizione di pagnotte di pane tra varie
persone.
Se si paragona questa all'aritmetica
mesopotamica, troviamo che questa è povera e che in particolare in essa manca
quella che si potrebbe chiamare la mistica dei numeri, invece presente in
Mesopotamia. Tale assenza di mistica, oltre alla difficoltà di scrittura dei
numeri senza sistema posizionale, potrebbe aver impedito l'indagine sulle
proprietà dei numeri al di là delle loro valenze pratiche.
3.3 - RISOLUZIONE DI PROBLEMI ALGEBRICI
I problemi algebrici sono di interesse perché si tratta di
capire come gli egiziani risolvevano quelle che noi oggi chiamiamo equazioni.
Occorre subito dire che le nostre notazioni non esistevano. E
tantomeno esisteva una differenziazione tra aritmetica ed algebra. Tutto
rientrava nelle stesse abilità pratiche di calcolare un qualcosa che nasceva da
un problema particolare. Quella cosa da cercare, che noi indichiamo con x, era
chiamata in Egitto aha e si indicava con il simbolo seguente:
che vuol dire mucchio. Il metodo usato è quello
della falsa posizione (5) :
Il problema 24 del papiro Rhind dice: "Una quantità ed un
settimo della stessa dà un totale di 19. Qual è questa quantità ?"
Ciò, per noi, corrisponde
all'equazione: x + 1/7.x = 19
Nel papiro, usando il "metodo di falsa
posizione"; si attribuisce, cioè, alla aha (la
nostra x) il valore
7 (per evidenti ragioni di semplicità). Con ciò si trova
7 + 1/7.7 = 8
Si confronta ora 8 con il risultato atteso 19, per trovare quel
numero N che, moltiplicato per 8, ci fornisca il 19. Si deve
cioè dividere 19 per 8 per ottenere N. Così che in
definitiva abbiamo che il valore cercato sarà 7.N ovvero:
7.19/8.
Procediamo con il dividere 19 per 8 (è un esempio
di divisione che valga come esempio che non ho fatto quando ho
discusso delle 4 operazioni):
| 1 |
8 |
| 2 |
16 |
| 1/2 |
4 |
| 1/4 |
2 |
| 1/8 |
1 |
16 + 2 + 1 = 19
da cui:
19/8 = 2 + 1/4 + 1/8.
Questo è il numero N che dobbiamo moltiplicare
per 7 per ottenere la aha cercata.
| 1 |
2+1/4+1/8 |
| 2 |
4+1/2+1/4 |
| 4 |
9+1/2 |
La aha cercata vale quindi:
2 + 1/4 + 1/8 +
4 + 1/2 + 1/4 + 9 + 1/2 = 16 + 1/2 + 1/8
Il
problema 26 dice: "Una quantità ed un
suo quarto danno 15. Calcola la quantità".
E' la nostra equazione: x + 1/4x = 15.
Nel papiro leggiamo: "Prendi
il 4 ed allora si ottiene un quarto di esso in
1, in totale 5".
Si sta assegnando all'aha un valore
4, anche qui il più semplice per eliminare la
frazione, e trovare 4 + 1/4 . 4 = 5.
Il papiro dice: "Dividi 15 per
5 ed ottieni 3"
Per trovare ora la quantità
cercata occorre trovare un numero N tale che al
moltiplicarlo per 5 ci dia 15, cioè:
5.N = 15
da cui
N = 15/5 = 3
Continua il papiro:
"Moltiplica 3 per 4 ed ottieni 12"
Il valore cercato è il
risultato della moltiplicazione di N (che vale
3) per il valore stimato iniziale (che era 4)
cioè 3 . 4 che è la quantità cercata. Ed 1/4 di
12 è 3 che, sommato a 12, fornisce 15 (12 +
1/4.12 = 15).
Vi è un altro papiro, meno
importante dei due ai quali mi sto riferendo, il
Papiro di Berlino(14), in cui vi sono due problemi
nei quali vi è la soluzione di quelli che noi
oggi conosciamo come sistemi di due equazioni di
2° grado in due incognite. Sono gli unici esempi
che conosciamo, semplici ma significativi, anche
perché per il loro svolgimento si ricorre
all'estrazione di radice quadrata(15).
Problema. "Ti dicono che
l'area di un quadrato di 100 braccia quadrate è
uguale alla somma di altri due quadrati più
piccoli. Il lato di uno di essi è 1/2 + 1/4
dell'altro. Trova i lati dei quadrati".
Tradotto in linguaggio moderno
il problema dice: come dividere 100 in due parti
in modo che la radice quadrata di una di esse
sia i 3/4 di quella dell'altra e cioè (indicando
con x ed y i lati dei quadrati da trovare):
x2 + y2 =
100
y = (1/2 + 1/4 )x
da cui
x2 + 9/16 x2
= 100
Lo sviluppo che offre il
papiro, mediante una approssimazione iniziale, è
il seguente.
Supponi che uno dei due quadrati abbia
per lato 1 braccio. L'altro lo avrà
allora di 1/2 + 1/4 di braccio. Le aree
saranno, per il primo 1 braccio quadrato
e per il secondo il risultato che si
ottiene elevando al quadrato 1/2 + 1/4,
cioè:
| 1 |
1/2 1/4 |
| 1/2 |
1/4 1/8 |
| 1/4 |
1/8 1/16 |
con il metodo della
moltiplicazione otteniamo 1/4 + 1/8 + 1/8 + 1/16
= 1/2 + 1/16.
Allora la somma delle due
aree dei quadrati è 1 + 1/2 + 1/16 di braccio
quadrato. La radice quadrata di questa somma è 1
+ 1/4. E poiché la radice quadrata di 100 è 10,
dobbiamo trovare un numero N che, moltiplicato
per 1 + 1/4, ci dia 100. Occorre cioè dividere
100 per 1 + 1/4
Il numero
cercato è allora 8. Per trovare il lato
dell'altro quadrato si deve moltiplicare per
8 1/2 + 1/4
L'altro quadrato avrà allora 6 braccia
di lato.
RISOLUZIONE DI PROBLEMI GEOMETRICI NEI DUE
PAPIRI
La geometria egizia, come l'aritmetica, è pratica (si
sospetta, senza prove, che i sacerdoti conoscessero le premesse teoriche di
quanto realizzato in pratica). Dai vari problemi risolti, nei due papiri, gli
egiziani sanno calcolare l'area del quadrato, del rettangolo, del trapezio, del
triangolo (con qualche dubbio), del cerchio (con buona approssimazione), il
volume del cubo, del parallelepipedo, della piramide, del tronco di piramide, del cilindro.
Non vi sono separazioni importanti tra aritmetica e geometria.
I due tipi di problemi sono mescolati nei papiri e risolvere un problema
geometrico era una applicazione di metodi aritmetici, non risultando teoremi
specifici. Alcuni dubbi sulle loro capacità di calcolare certe aree nascono da
difficili interpretazioni delle parole usate nei papiri e da disegni molto mal
fatti che a volte pongono il problema di capire che area o che volume si sta
calcolando. In ogni caso uno dei difetti di base che appaiono è la mancanza di
distinzione tra soluzioni esatte e soluzioni approssimate.
Uno dei problemi del Rhind che incontriamo è relativo alla
ricerca dell'area di un campo triangolare.
Problema 51. "Se ti si dice: un triangolo di dieci
verghe(16) di altezza (nel testo: meryt) e di quattro verghe
alla base che superficie ha ? Tu risponderai nel modo seguente:

Prenderai la metà di 4, cioè 2, per farne il suo rettangolo o:
un rettangolo). Moltiplicherai 10 per 2 e troverai la superficie.
Operazioni
Risposta: la superficie è 2000 cubiti
[quadrati, ndr] (cioè due khâ)
= 20 arure ".
La soluzione del problema è troppo
succinta per capire bene. Dal modo in cui è risolto il problema sembra che
il triangolo sia isoscele e risulta diviso in 2 parti uguali
dall'altezza, parti con le quali forma un rettangolo. Secondo alcuni critici se quel meryt (che
vuol dire genericamente linea) non vuol dire altezza ma lato allora
l'impostazione del problema è errata. Resta il fatto che il problema dà un
risultato corretto e quindi gli egiziani sapevano calcolare l'area dei
triangoli (almeno quelli rettangoli e probabilmente isosceli), e questo anche perché il problema
successivo, il 52, mostra chiaramente che sanno calcolare la superficie dei
trapezi (anche qui rettangoli) e quindi dovevano saperla trovare per i triangoli
(con il dubbio se solo rettangoli o se si accontentavano di questa
grossolana approssimazione).
Altro problema che mostra il livello di
approssimazione grossolano si trova in un bassorilievo del tempio di Edfu.
Vi è descritta una lista di campi, probabilmente donati al tempio, che
normalmente avevano 4 lati che possiamo chiamare a, b, c, d, dove a,b e c,d
sono coppie di lati opposti. Le aree di questi campi sono date secondo la
regola del prodotto della semisomma dei lati opposti:
(a + b)/2 . (c + d)/2.
Ma alcuni campi sono triangolari, il che
vuol dire che il d è nulla (lo zero non c'è) e quindi la regola diventa:
(a + b)/2 . c /2
che è un'approssimazione troppo grande
soprattutto se si tiene conto che questo documento è databile 500 a.C. cioè
proprio a ridosso della grande esplosione della matematica greca.
Nel Problema 52 si tratta di
trovare l'area di una superficie a forma di trapezio isoscele di base
maggiore 6, base minore 4 e distanza tra le basi 20. L'operazione è
corretta, si prende la semisomma delle basi "in modo da trasformare il
trapezio in un rettangolo" e si moltiplica per 20.
Ma passiamo ad uno dei maggiori successi
riconosciuti alla matematica egizia, quello del calcolo dell'area di un
cerchio, affrontato nel
Problema 50. "Metodo per calcolare
un appezzamento di terreno circolare il cui diametro è 9 verghe. Qual è la
sua superficie ?

Devi sottrarre il suo nono da 1. Resta 8.
Allora devi moltiplicare 8 otto volte, il che fa 64. Ecco che la superficie
è 6 khâ e 4 setat.
Ecco come si fa:
Sottrai da questo, resta 8
La superficie di terra è 6 khâ
(scritto 60) e quattro setat".
E' chiaro come si
procede. Si sottrae 1/9 al diametro e si eleva il risultato al quadrato. Il
calcolo corrisponde ad assegnare a p
il valore 3,16 (gli altri popoli dell'antichità davano a quel
p
il valore 3). Ma, ribadisco, non risulta da nessuna parte che gli egizi
considerassero il
p
come una costante.
Un indizio del come arrivare alla
soluzione del problema 50, lo si può trovare nella soluzione del problema 48
nel quale
Problema 48.
"Comparare l'area di un cerchio con quella del quadrato
circoscritto". Consideriamo intanto la figura che è ancora
molto poco chiara e cerchiamo di capire l'importanza del
problema. E' il primo tentativo noto di ricavare aree di
figure complesse, tramite quella di figure più semplici
note.

Inoltre si potrebbe da qui capire
come si è arrivati al valore di
p del problema 50.
La soluzione che ci viene offerta è la
seguente. Si ipotizza un diametro pari a 9 e si calcola
l'area del cerchio come se fosse quella di un quadrato di
lato 8 (procedimento visto nel problema 50). Si trova un
valore di 64 setat. A questo punto subentra la poco
chiara figura. Da essa sembra che l'autore abbia suddiviso i
lati del quadrato di lato 9 in tre parti uguali, di modo da
costruire un ottagono. Si eliminano poi i triangoli formati
ai vertici del quadrato e si trova l'area dell'ottagono data
correttamente dall'area del quadrato meno, appunto, i 4
triangoli:
A = 92
- 4 . (3.3) / 2 = 63
e questa è un'approssimazione dell'area
del cerchio, accettabile e quasi corrispondente a quella di
un quadrato di lato 8 (come fatto nel problema 50) e
ad assegnare a
p il valore di circa
3,115.
Boyer sostiene che la comparsa in diversi
conti del numero originato da 4(8/9)2 che vale
quel 3,16 al quale ci siamo riferiti nel problema 50,
mostrerebbe che gli egiziani conoscessero la valenza di tale
costante. La cosa, a suo giudizio, sarebbe dimostrata dalla
regola egiziana per trovare la circonferenza di un cerchio:
secondo tale regola il rapporto tra l'area di un cerchio e
la circonferenza è uguale al rapporto tra l'area del
quadrato circoscritto ed il suo perimetro.
Passiamo ora a considerare problemi in cui
si affronta la ricerca di volumi. Quelli di maggiore
interesse sono nel papiro di Mosca, il cui problema 14 ci
presenta il calcolo del volume di un tronco di piramide.
Problema 14 del papiro di Mosca.
Si chiede di calcolare l'area della figura, che sembra
essere un trapezio isoscele, ma dal contesto si capisce che si vuole
calcolare un tronco di piramide quadrangolare.

Intorno al disegno si possono vedere dei segni ieratici che
forniscono le dimensioni. Nella parte superiore compare un 2, nella inferiore un 4
e dentro la figura un 56 e un 6. Lo svolgimento del problema fa capire che si
sta calcolando il volume del tronco di una piramide quadrangolare di altezza 6 e basi superiori ed inferiori
di 4 e 2. Seguiamo lo sviluppo:
- Elevare al quadrato 2 e 4
- Moltiplicare 2 per 4
- Sommare i risultati precedenti
- Moltiplicare il risultato ottenuto per un terzo di 6. Il risultato è
56.
Lo scriba termina dicendo: "Vedi, è 56; lo hai
calcolato
correttamente". E questa frase mostrerebbe che il papiro
Rhind non è altro che un quaderno di esercizi per uno studente. Se si
dovessero ricavare le conoscenze matematiche della nostra epoca da un
quaderno di uno studente di liceo scientifico, si direbbe che agli
albori del 2000 siamo semianalfabeti in matematica.
Letto comunque il risultato ora dato, alla luce di
quanto sappiamo oggi, è l'applicazione della formula che conosciamo per
il volume di un tronco di piramide
V = h/3.(a2 + b2 + ab)
formula che non compare nel papiro. Se
facciamo b=0, come appare in un altro conto ad Edfu, si ottiene il
volume di una piramide.
Il risultato trovato per il volume del tronco
di piramide è notevole, neppure realizzato nella matematica classica. Questo
risultato (come regola generale dimostrata) lo ritroviamo solo nel 1220 nella
Geometria di Leonardo Pisano, cioè oltre 3000 anni dopo !
Gli storici non sono riusciti a
comprendere in che modo si sia potuti arrivare a questo metodo di calcolo. Si
ipotizza che gli egizi abbiano scomposto il tronco di piramide in
parallelepipedi, prismi e piramidi, sostituendo successivamente prismi e
piramidi con blocchi rettangolari di uguale dimensione (a proposito si può
vedere Boyer alle pagine 23-25), ma non vi sono documenti in proposito.
Altro risultato notevole del papiro di Mosca è quello che
ci offre il problema 10.
Problema 10 del papiro di Mosca. Si
chiede di calcolare l'area di una superficie che a prima
vista sembrerebbe quella di un cesto di diametro 4,5. Altri
studiosi (1930) hanno invece intravisto il primo calcolo
della superficie di una semisfera. Forti aggiunge che l'area
trovata equivale a quella di due cerchi massimi e che vi è
una qualche probabilità che in epoche remote qualche
artigiano addetto alla doratura delle cupole abbia scoperto
che la sostanza necessaria coprire una cupola semisferica
fosse doppia di quella necessaria ricoprire il cerchio
di base. E' da osservazioni non banali di questo tipo che si
sono fatti progressi molto importanti. In ogni caso seguiamo
la soluzione del problema. Sembra si utilizzi la formula
S = (1 - 1/9)2 (2d).d,
dove il diametro d vale d = 4,5. Il risultato che viene
presentato è 32 unità. Se si tiene conto che (1 - 1/9)2
è il valore corrispondente
a p/4
se p
= 3.1/6 era il valore impiegato, allora la superficie da studiare
potrebbe essere proprio quella di una semisfera di diametro
4.5. Se le cose stessero così si tratterebbe del primo
calcolo noto dell'area di una semisfera, anticipante di 1500
anni i primi calcoli noti realtivi all'area di una sfera.
UNA OSSERVAZIONE DOVEROSA
Alla fine di questo sunto di ciò che di più importante si
conosce sulla matematica egizia, si può concludere con le
parole dello storico della matematica Jean Vercoutter
(bibl.7):
"Prima di chiudere questa descrizione della matematica
... egiziana, vogliamo accennare a quella che in molte opere
è ancora chiamata «la scienza segreta dei faraoni». È utile
ricordare che non sappiamo niente di tale scienza, la cui
esistenza è cosa estremamente dubbia. Tutte le speculazioni
fatte sulle «cifre» della grande piramide, tra le altre sono
puerili e lo sarebbero state anche se gli autori avessero
utilizzato misure e numeri esatti, il che non avvenne.
Perché poi, soltanto la Grande Piramide avrebbe dovuto
trasmetterci, con un metodo oscuro, e quasi impenetrabile,
una scienza così avanzata da sorpassare la scienza greca,
avvicinandosi a quella moderna ? Vi sono più di 150 piramidi
nella valle del Nilo a partire dal delta fino al Sudan, e
soltanto quella di Cheope ci dovrebbe dare il vero valore di
p, la dimensione del raggio della
terra, e la misura esatta d'un arco del meridiano terrestre?
Ci si rende conto della assurdità di questa supposizione
fondata, ricordiamolo, su misure inesatte".
A questo proposito ricordo che l'astronomo francese, Paul
Couderc, per sfatare i miti degli ufologi a proposito della
grande piramide di Giza, operò delle misure accurate di una
edicola di Place de la Concorde a Parigi e scoprì che vi
erano tante regolarità legate a costanti universali, a
distanze tra pianeti, a dimensioni terrestri, a distanze con
galassie da far vergognare la piramide di Cheope.
Fatta questa osservazione che vuole scoraggiare ogni volo
fantastico che con la scienza non ha nulla che vedere,
concludo questa pare, relativa all'Egitto, e rimando alla
seconda parte relativa alla Mesopotamia.
SEGUE ...
NOTE
(1) Lubbock aveva notato il comportamento seguente di una
cornacchia. Essa aveva nidificato sulla torre di un castello e molestava
il proprietario che voleva cacciarla o farla fuori. Ogni volta che lui saliva
sulla torre la cornacchia scappava per ritornare quando il proprietario si era
allontanato. Il proprietario salì allora con un amico per poi far scendere solo
l'amico, mentre lui si era nascosto. Ma la cornacchia non tornò finché non vide
scendere anche la seconda persona. La cosa si ripeté con due amici. I due amici
riscesero ed egli restò nascosto. Ma la cornacchia non tornò finché non vide
ridiscendere anche la terza persona. La cornacchia fu catturata solo quando uno
rimase nascosto e ben cinque ridiscesero dalla torre. Quel cinque era già un
numero che confondeva l'animale che invece era restato saldo fino a quattro.
(
2) La misura degli angoli mediante il sistema a base 60
(sessagesimale) risale agli albori dell'astronomia. La scelta di dividere il
cerchio in 360° non è casuale ma corrisponde all'incirca al numero dei giorni
dell'anno solare, di modo che, un grado rappresenta il percorso angolare
apparente del sole sul cerchio dell'eclittica in un giorno. Allo stesso modo,
riferendosi alla rotazione terrestre, si può dividere un cerchio in 24 ore e
misurare gli angoli in ore, minuti e secondi orari, come si fa appunto in
astronomia.
(3)
I
greci chiamarono Mesopotamia - paese tra i due fiumi -
la parte superiore della pianura tra l' Eufrate e il Tigri, Babilonia la parte
inferiore fino al mare, Assiria la regione dell'alto Tigri fin presso i monti
dell'Armenia al nord e della Media all'est, Susiana o Elam la regione fra il
Tigri e il Choaspes.
Date e luoghi d'origine delle più note civiltà sviluppate in Medioriente (http://www.latlantide.it/storia/civ_medio.htm
):

-
SUMERI (4°-2° millennio a.c.) in MESOPOTAMIA meridionale
EGIZIANI (4°-1° millennio a.c.) in EGITTO e in LIBIA
FENICI (4°-1° millennio a.c.) in LIBANO
ACCADI (3000-2000 a.c.) in MESOPOTAMIA centrale
ELAMITI (3°-1° millennio a.c.) in IRAN meridionale,
influenzarono i SUMERI nel 3° millennio a.c.
AMORRITI (3°-2° millennio a.c.) in SIRIA
CANANEI (3000-1200 a.c.), in PALESTINA prima degli EBREI
ARAMEI (3°-1° millennio a.c.) in SIRIA
HITTITI (2500-700 a.c.) in ANATOLIA centrale
HURRITI e MITANNI (2500-700 a.c.) in MESOPOTAMIA settentrionale;
essi furono assorbiti dagli HITTITI nel 15° secolo a.c. ma
durante il lungo scontro HITTITI - EGIZIANI, gli HURRITI si
divisero; un gruppo filoegiziano costituì il Regno dei MITANNI
con la Capitale WASSUKKANNI, opponendosi agli HITTITI e agli
ASSIRI.
CASSITI o COSSEI (2500-1100 a.c.) in MESOPOTAMIA meridionale
CALDEI (14°-6° secolo a.c.) costituirono il 2° IMPERO BABILONESE
o IMPERO NEO BABILONESE (625-538 a.c.)
ASSIRI (2000-606 a.c.) in SIRIA.
EBREI (1800 a.c. - 70 d.c.) in PALESTINA
FILISTEI o PELESET (1400-900 a.c.), uno dei POPOLI del MARE
(1280-1190 a.c.) che devastarono le civiltà HITTITE, MICENEE,
EGIZIANE e SIROPALESTINESI; vennero sconfitti dagli EGIZIANI nel
1200 a.c. e ritirandosi si stabilirono in SIRIA meridionale
costituendo l'omonimo Regno denominato PALESTINA, derivato
appunto da PELESET o PELESATI
POPOLI DEL MARE (1280-1190 a.c.) varie popolazioni dall'
ANATOLIA e dalla SIRIA, che pressate dall'espansione dei potenti
Regni MICENEI, HITTITI, ASSIRI, SIROPALESTINESI ed EGIZIANI, si
unirono in varie coalizioni contro i suddetti Regni, portando il
caos in tutto il mar Mediterraneo
Antichi ARABI - MINEI - SABEI (12° secolo a.c. -10° secolo d.c.)
nella parte sudoccidentale della penisola ARABICA, si
svilupparono in piccoli Regni, caratterizzati dalle loro tipiche
case/torri (SOUKS) sulle alture rocciose che difesero molto
bene, respingendo anche i temuti eserciti ASSIRI.
MEDI (1° millennio a.c.) in IRAN centrale, Regno di MEDIA
PERSIANI (1° millennio a.c.) a sud dell'altopiano dell'IRAN,
Regno di PERSIA
PARTI (4°secolo a.c. - 3 ° secolo d.c.) nell'IRAN orientale,
Regno di PARTIA
SASSANIDI (224 d.c. - 651 d.c.) dinastia di derivazione PERSIANA
ARABI (651-10° secolo) diffusero l'ISLAMISMO
SELGIUCHIDI (1000-1300) in TURCHIA centrale; una DINASTIA di
Sultani Turchi che durante le crociate si espansero in tutto il
MEDIORIENTE; il Turco SALADINO divenuto Re d'EGITTO, unì le
quattro terre dell'ISLAM nel 1174, contro i Regni CROCIATI.
L'ISLAM in quel periodo era diviso da quattro principali etnie,
i SELGIUCHIDI al nord in TURCHIA, i SIRIANI in SIRIA e in
PALESTINA, i BABILONESI al sud in MESOPOTAMIA e gli EGIZIANI ad
ovest in nord AFRICA. La causa comune che legò queste
popolazioni, gettò le basi dell'Impero più vasto della storia,
quello OTTOMANO
OTTOMANI (1300-1922) il più potente IMPERO ISLAMICO derivato dai
Regni SELGIUCHIDI; si estese dall'INDIA al nord AFRICA, dalla
PALESTINA all'UNGHERIA, comprendendo buona parte del bacino
Mediterraneo con le grandi isole di CIPRO, CRETA (allora
chiamata CANDIA dai VENEZIANI), RODI, e tutta la GRECIA con le
sue numerose isole minori
Dominazioni a BABILONIA, il cuore della MESOPOTAMIA :
1. ACCADI (2900-2300 a.c.)
2. CASSITI (2300-2100 a.c.)
3. SUMERI (2100-1793 a.c.)
4. SUMERI + AMORRITI (1793-1595 a.c.) PRIMO IMPERO BABILONESE
5. HITTITI (1595-1590 a.c.)
6. CASSITI (16°-14° secolo a.c.)
7. CALDEI (13° secolo a.c.)
8. ARAMEI (12° secolo a.c.)
9. ASSIRI (1115-625 a.c.) IMPERO ASSIRO-BABILONESE
10. CALDEI (IMPERO NEOBABILONESE 625-538 a.c.)
11. PERSIANI (538-331 a.c.)
12. ELLENICI e SELEUCIDI (331-64 a.c.)
(4) Tra i vari problemi nel 50 vi è la
formula che dimostra come l'area di un campo circolare con un
diametro di 9 unità sia uguale all'area di un quadrato con un lato
di 8 unità:
"Un campo rotondo di 9 khet di diametro. Qual è la sua area?
Togli 1/9 dal diametro, 1; il rimanente è 8. Moltiplica 8 per 8: fa
64. Quindi esso contiene 64 sesat".
Si tratta di una formula approssimata per calcolare l’area di un
cerchio di diametro d:
[d - (1/9)d]². Dal confronto di questa regola
con la relazione oggi nota che permette di calcolare l'area di un
cerchio di raggio r: S = p .
r², risulta che gli egiziani attribuiscono a
p un valore
di circa 3 + 1/6 (cioè 3,16) approssimazione abbastanza vicina al
valore 3,14 che oggi accettiamo. E' di grande importanza dire che
gli egiziani non consideravano p
come una costante e non sappiamo come siano arrivati al valore
assegnato.
(5) La regula falsi o metodo
della falsa posizione si utilizza nella soluzione di equazioni di
primo grado del tipo ax = b. Si pone x = A (la falsa posizione) ed
in generale accadrà che aA è diverso da b. Si dice allora: per A che
avevo posto viene aA, quanto dovrò porre affinché venga b ? Ed il
risultato è: aA/bA = a/b. Avverto che la x che ho ora usato è del
tutto impensabile in ogni elaborazione sia egizia che sumera.
(6) Heqat o moggio: unità di
misura di capacità che era rappresentata come l'occhio di Horus
(vedi nota 7). Era utilizzata per misurare grano e malto
corrispondendo a 4,8 litri.
(7) Dal sito
http://www.matematicamente.it/storia/frazioni_egiziane_appendici.doc
: Il mito dell’occhio di Horus. Secondo un’antica leggenda Horus,
figlio di Iside e di Osiride, volle vendicare la morte del padre,
ucciso dal fratello Seth. Nella lotta Horus perse un occhio le cui
parti vennero ritrovate e ricomposte dal dio Toth a meno di una
piccola parte. L’occhio di Horus fu considerato un potente amuleto;
al simbolo vennero attribuiti poteri magici con significati diversi
nei vari campi del sapere. In matematica il simbolo fu scomposto in
sei parti e ad esse si fecero corrispondere le sei frazioni unitarie
più frequenti, quelle corrispondenti agli inversi delle prime sei
potenze di 2:



= 1/2 = 1/4 = 1/8



= 1/16 = 1/32
= 1/64
La somma delle
parti differisce dall’unità di 1/64.
Ad ogni parte
dell’occhio si fece corrispondere un senso; nell’ordine: il tatto (1/64), il
gusto (1/32), l’udito (1/16), il pensiero (1/8), la vista (1/4) e l’olfatto
(1/2). La costruzione del simbolo segue una precisa regola. I sensi erano
ordinati quindi secondo l’importanza loro attribuita, a seconda cioè
dell’energia “utilizzata” per ricevere una particolare sensazione. Tutti i dati
ricevuti erano l’alimento della conoscenza.
(8) Pesu: E' una unità di misura egiziana
che esprime la qualità o valore nutritivoità del prodotto fabbricato. E' una unità molto elastica che, as econda
degli scribi, assume valori che vanno da 10 a 30.
(9) Henu: Unità di misura di capacità, sottomultiplo dell'heqat.
L'henu, essendo un decimo di heqat, corrisponde a 0,48 litri.
(10) Lo ieratico era la lingua corsiva tradizionale dei sacerdoti, più agile del geroglifico.
In epoca più tarda si avrà anche una scrittura popolare dello stesso tipo,
anch'essa facente a meno del geroglifico.
Era utilizzata dai sacerdoti proprio per impedire il riconoscimento immediato della
forma pittografica originale. Come vedremo, anche i numeri, in questa
lingua, si potevano scrivere in modo più agile che non nel sistema ripetitivo
dei geroglifici.
(11) Braccio o cubito reale (dal latino cubitum,
gomito): in egizio Meh (simbolo: mH), equivale a 52,3 cm e si divide in 7 palmi
ciascuno dei quali costituito da 4 pollici, per un totale di 28 pollici.
Palmo: in egizio Shesep (simbolo: Ssp), equivale a 7,741 cm. Pollice:
in egizio Djeb'a, equivale a 1,87 cm. Più in generale il cubito era la misura di
lunghezza più comune dell'antichità. Era rappresentata dall'avambraccio a
partire dal gomito fino alla punta del dito medio. Era l'unità di misura
utilizzata dagli antichi Egizi per misurare, progettare e costruire templi,
tombe, piramidi, ecc. L'idea di individuare un'unica unità di misura è problema
che si pose tra le popolazioni primitive quando, come accennato, si iniziarono
ad utilizzare semplici bastoni di legno incisi con tacche, ma questo sistema
risultò troppo soggettivo e perciò variabile da persona a persona. Vennero
quindi introdotte altre unità di misura che si rifacevttura geroglifica
è indicato con il disegno dell'avambraccio umano (meh). I cubiti venivano
realizzati in legno, pietra o materiali preziosi a seconda del loro uso e del
loro proprietario. Gli esemplari lignei, solitamente in possesso degli
artigiani, erano spesso approssimativi, mentre i cubiti cerimonial
i realizzati
per essere deposti ne
i templi del faraone
che li ha commissionati insieme ad invocazioni ed elogi in suo favore (http://www.veja.it/).
(12) Riporto questo problema per esteso per rendere conto della sua poca
chiarezza. "Metodo per calcolare la mescola di pane per sacrifici. Se ti
dicono 20 misure di 1/8 de heqat [vedi nota 6, ndr] y 40 misure di 1/16
di un heqat, calcola 1/8 de 20. Risulta 2 1/2. Calcola ora 1/16 de 40. Risulta 2
1/2. Il totale di ambedue le metà è 5. Calcola ora la somma delle altre metà. Il
risultato è ora 60. Dividi 5 per 60. Risulta 1/12. Allora la mescola è 1/12".
(13) Nello scrivere il modo di fare il prodotto in Egitto, mi è tornato in mente
un racconto di fantastoria letto da ragazzo (non ricordo dove). In un futuro
lontanissimo, l'uso delle calcolatrici e di ogni metodo automatico aveva fatto
completamente dimenticare all'uomo il modo di fare il prodotto manualmente con
carta e penna, come ancora facciamo noi. I testi che riportavano il modo di
farli erano andati perduti in qualche catastrofe prevedibile. Un archeologo
riuscì a scoprire delle tracce della nostra civiltà. Scoprì alcuni quaderni di
scuola elementare chissà come salvatisi. Dopo aver lavorato moltissimo, riuscì a
spiegare ai suoi contemporanei il modo della nostra antica civiltà di fare la
moltiplicazione. Divenne famoso e, con scarsa comprensione ma con molto
interesse del pubblico, tenne conferenze nelle maggiori istituzioni culturali
del futuro. [Un cortese lettore mi ha indicato la referenza di questo racconto
di fantascienza. Si tratta di Isaac Asimov, The Feeling of Power del
febbraio 1958. Il racconto breve fu tradotto in italiano con il titolo Nove
volte sette (ma non ricordo su quale rivista) ed è riportato in
http://web.ticino.com/aladino/calcolatori/racconto_asimov.htm ]. Eppure noi riteniamo semplice il moltiplicare. Certo se si trovasse
un quaderno e non si avessero presenti le tabelline, che nel quaderno non sono
scritte, si avrebbero problemi enormi a capire e chissà quale ricostruzione
faremmo. Ho voluto dire questo perché le ricostruzioni senza molti documenti,
possono essere discutibili fino al punto da dover ribaltare tutto con una nuova
scoperta archeologica. Riporto quanto affermato da uno studioso di questi
problemi, E. M. Brunis, Quelques textes mathématiques de la mission de Suse
(Proceedings della Reale Accademia Olandese delle Scienze, Vol. LIII, n° 7,
1950). Dice Brunis: «Le tavolette
matematiche della missione di Susa gettano una luce del tutto nuova su "le
matematiche dei Babilonesi". ... L'opinione comune che le matematiche babilonesi
non considerassero che problemi pratici, è nettamente contraddetta dalla
tavoletta D ed S. ... I problemi ivi sono stati veramente posti e risoluti dal
punto di vista puramente scientifico: la scienza per la scienza».
(14) Oltre ai papiri Rhind e Mosca ai quali mi sto riferendo, vi sono altre
fonti documentali, molto meno estese ed importanti, dalle quali estrarre
informazioni sulla matematica egizia. Tra di esse vi sono due papiri molto
frammentari, quelli di Kahoun (chimato così perché trovato a Kahoun
nell'Afghanistan) e di Berlino, risalenti al 1800-1900 a.C.; il
papiro Reisner del Museo delle belle arti di Boston, scoperto nel 1604,
costituito da 4 frammenti e databile all'epoca di Sesostri I; il rotolo di
cuoio, acquistato da Rhind contemporaneamente all'altro papiro, che riporta in
pessimo stato equivalenze di frazioni unitarie e sembra essere un quaderno di
appunti di uno studente.
(15) La radice quadrata era chiamata angolo con chiaro riferimento
all'angolo ottenuto mediante la divisione di un quadrato con la sua diagonale.
Si hanno pochi esempi di estrazione corretta di radice e non si conosce il
procedimento. Il simbolo della radice quadrata era

16) Riporto alcune unità di misura che incontreremo più oltre e
che non abbiamo ancora incontrato.
Verga (jet), unità di misura
di lunghezza, pari a 52, 3 metri.
Setat, unità di misura di superficie,
pari ad un quadrato di lato 100 braccia, quindi 10000 braccia quadrate.
Arura, unità di misura di superficie, pari ad un verga al quadrato, quindi a
2735 metri quadri.
Khâ, che
letteralmente vuol dire migliaio, è un multiplo dell'arure. Un
khâ vale
10 arure.
BIBLIOGRAFIA
1) - Carl B. Boyer - Storia
della matematica - Mondadori 1980
2) - Morris Kline -
Matematical thought from ancient to modern times - Oxford University Press,
1972
3)
- Lancelot Hogben - Mathematics in the Making - Rathbone Books, London 1960
4) - U. Forti - Storia della
scienza I. Dalle origini al periodo alessandrino - Dall'Oglio 1968
5) - Giancarlo Masini - Storia della matematica - SEI 1997
6) - Marguerite Rutten - La science des chaldéens - Presses
Universitaires de France 1970
7) - René Taton (diretta da) - Storia generale delle scienze -
Casini 1964
8) -
André Pichot - La nascita della scienza - Dedalo 1993
9) - George Gheverghese Joseph
- C'era una volta un numero - Il Saggiatore 2003
10) -
http://www.egiptologia.org/ciencia/matematicas/geometria.htm
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