Abbiamo già accennato nel paragrafo 1 del precedente capitolo che la
borghesia
industriale è la detentrice del potere economico intorno alla metà del
secolo XIX. Le vicende
del '48
non fanno altro che sancire
questa egemonia
a livello politico. La. Restaurazione delle classi aristocratiche e latifondiste
è dovunque battuta e,
nonostante una
profonda crisi economica che
si
abbatte sull 'Europa, il terreno è preparato per l' imponente balzo in avanti
indicato comunemente come seconda rivoluzione industriale.
Dopo il '48 si sente il bisogno di un generale riassestamento dei sistemi
politici ed economici dei vari Stati che passa attraverso un più decisivo
ridimensionamento degli strati sociali più conservatori.
" Lo sviluppo capitalistico ha ormai bisogno di una struttura
politica
liberal-democratica, dell'unificazione dei mercati nazionali, di un. sistema
economioo liberistico, di un aumento delle disponibilità finanziarie e
monetarie. Nel ventennio che segue il 1848,
infatti, prendono
consistenza o si compiono i processi di unificazione nazionale (in particolare
della Germania intorno alla Prussia e dell'Italia intorno al Piemonte); le
borghesie nazionali
incrementano gli investimenti all'estero, aboliscono le misure protezionistiche
allargando e consolidando un'area internazionale di libero scambio, che
incoraggia l'attività imprenditoriale, cui il temporaneo rialzo dei prezzi
ed anche
l'attività bellica
forniscono un
consistente sostegno;
si sperimentano nuove
forme di credito e si sviluppa un sistema bancario solido e compatto. Il
trattato commerciale franco-britannico del 1860 ispirato alla libertà di
commercio è seguito da tutta una
serie di trattati aventi analoga ispirazione." (439)
Matura anche l'esigenza di superare la crisi economica mediante
una ripresa della produzione
per portarla
a livelli
superiori a
quelli, pure
importantissimi, del
passato. D'altra parte le aperture doganali impongono
una ristrutturazione
industriale finalizzata alla penetrazione, in regime di
concorrenza, sui mercati esteri e, contemporaneamente, alla. difesa dei
prodottti nazionali da
quelli di
importazione. Si
impone quindi
un nuovo
balzo tecnologico che
trasformi l'industria, facendole superare i ristretti limiti che le
erano imposti dal ferro e dal vapore su cui essa essenzialmente
si fondava.
Occorre inventiva, non più osservare, descrivere e sottoporre a trattamento
teorico dei fenomeni, ma prefigurarli ed inventarli; la metodologia di ricerca
deve mutare: l'uso delle
ipotesi, dei
modelli e delle
analogie si
fa sempre più
spinto, l'elaborazione
teorica sempre
più astratta. In questo
contesto le risposte dei tecnici diventano sempre più
insoddisfacenti; nell'ultima metà
del secolo
è
la scienza
che si
porrà come
strumento formidabile
per lo sviluppo della tecnica, finalizzata
alla produzione industriale. La
scienza, sempre più, acquisterà i connotati di scienza applicata e avrà
i
più importanti successi
proprio in quei paesi che
come la Germania, e
gli
Stati Uniti cureranno di più questo suo aspetto (attraverso la particolare
struttura educativa, attraverso l'istituzione di laboratori di ricerca
direttamente inseriti nell'industria, attraverso la promozione da parte dello
Stato, attraverso lo stretto legame che si va instaurando tra laboratori
universitari ed
industria). Si inverte cosi il rapporto scienza-tecnica che fino alla prima
metà del
secolo aveva
visto quest'ultima.
come trainante
per tutti
i problemi che nascevano
nella produzione industriale ed anche come
suggeritrice di
tematiche all'elaborazione scientifica. Il nuovo ruolo che la scienza acquista,
come fattore determinante di un nuovo modo di produzione, comporta una
specializzazione sempre più spinta nei vari settori di ricerca, come del resto
era richiesto dal tipo di evoluzione che l'industria subiva.
La produzione di macchine per l'industria era stata, fino alla prima
metà dell'Ottocento, la costruzione, ancora essenzialmente di tipo artigianale,
di grosse macchine per la grossa industria, con costi molto elevati.
Pian piano si affermò una duplice esigenza, da una parte di produrre macchine
più piccole che potessero servire alle esigenze dell'industria che oggi
chiameremmo piccola e media, (440) e
dall 'altra di alimentare gli standards di
precisione costruttiva, in modo sii rendere intercambiabili alcuni pezzi ed, in
definitiva, in modo da
passare alla produzione
in serie.
Quindi anche
nella costruzione di
macchine si
richiede una specializzazione
sempre più
spinta da raggiungersi con il perfezionamento
delle macchine utensili, con l'uso
di materiali più
adeguati e con un'ingegneria
più accurata.
Vale la pena soffermarsi un istante sulle piccole macchine e sulla
produzione in serie.
Abbiamo già detto che si sentiva l'esigenza di macchine più piccole
e meno costose per lo sviluppo della piccola e media industria che per molti
versi sarebbe diventata un supporto
formidabile alla grande industria. In genere quest'ultima delega la costruzione
di piccole parti, di accessori, di particolari pezzi, ad una industria più
piccola che per ciò stesso diventa satellite della prima. Ma se il ritmo di
produzione delle due è sfasato, se
cioè la grande industria produce più in fretta perché ha a disposizione
macchine automatiche più veloci, mentre la piccola industria, essendo ancora
legata a processi artigianali,
produce più lentamente, non c'è raccordo possibile. E' quindi necessario
introdurre il nuovo modo di produzione anche in
industrie più piccole , da necessario supporto a quelle grandi.
Una macchina ad aria calda (vapore surriscaldato), dovuta allo svedese J.
Ericsonn (l803-l889)
e basata sul ciclo di Carnot, fece
la sua comparsa
nel 1833 ed ebbe una certa diffusione intorno al 1850. Essa fu però abbandonata
per la sua scarsa efficienza. Nel 1860 il belga
E. Lenoir (1822-1900)
costruì un motore ad accensione elettrica, alimentato da una miscela esplosiva
di gas ed aria, che funzionava come
una particolare macchina a vapore. Ebbe
subito successo e se ne costruirono molti esemplari.
Nel 1862 il francese A.
B. de Rochas
(1815-1887) inventa
il ciclo
a 4
tempi per
il motore
a scoppio. Fondamentali per
questa scoperta furono i brevetti degli italiani E. Barsanti
(1821-1864) e F. Matteucci (l808-l887), per il motore atmosferico (1854), per
il motore bicilindrico a
gas (1856),
per il
motore a
pistoni concorrenti
in
un'unica camera di scoppio (1858),
per il motore a pistone libero (l859). E' doveroso notare che i motori
Barsanti-Matteucoi furono i primi ad essere accoppiati a delle macchine utensili
(cesoia e trapano nelle Officine della Ferrovia a Firenze, 1856) e che solo una
non adeguata protezione dei brevetti
permise di assegnare ad altri la paternità del motore a scoppio. In ogni caso,
sulla base del
ciclo di
de Rochas, i tedeschi
H.A. Otto
(l832-l88l) ed E.
Langen (1833-1895) ottengono un brevetto per un motore atmosferico identico
(ed addirittura più arretrato
relativamente alla trasmissione del moto) a
quello di
Barsanti-Matteucci. Questo motore
ha il pregio di consumare 2/3
meno del motore Lenoir. " In
dieci anni furono vendute quasi 5.000 macchine atmosferiche da un quarto di
cavallo fino a tre cavalli." (441) Il
successo
fu grandissimo ed aumentò notevolmente quando, nel 1876,
lo stesso Otto costruì il
famoso motore
silenzioso a
quattro tempi,
alimentato dalla
solita
miscela esplosiva di gas ed aria, che risultava, molto meno pesante ed
ingombrante della macchina atmosferica.
Una caratteristica che mancava ancora alle piccole macchine motrici
era la trasportabilità; infatti
esse erano
legate, come
ad un cordone
ombelicale, alla conduttura del gas.
Fu l'altro tedesco G. Daimler (l834-1900) che, nel 1883, costruì un
leggero e veloce motore a benzina. Ma il motore che doveva avere i più
clamorosi sviluppi (che poi
portarono all'automobile) fu brevettato nel 1885,
indipendentemente da O. Daimler e C. Benz (1844-1929). Da ultimo, alla fine
del secolo (l892), vide la luce il motore con accensione per compressione di
R. Diesel (1858-1913)
estremamente versatile sia
all'uso in impianti fissi che
mobili, sia in impianti della più disparata potenza.
Connesso con lo sviluppo dei motori a benzina ebbe un grande incremento
la richiesta di
materia prima,
il petrolio,
da cui la benzina
ed il
gasolio
venivano ricavati. A partire dal 1857, quando in Romania venne perforato il
primo pozzo di petrolio e dal 1859 quando iniziarono le prime perforazioni
negli Stati Uniti, la produzione di
questa materia prima crebbe sempre di più anche
se la sua importanza diventerà fondamentale solo dopo la fine della prima
guerra mondiale.
La richiesta di piccole macchine , a prezzi accessibili, sarà comunque
soddisfatta, come vedremo,
dalle applicazioni pratiche
della scienza elettrica.
Passiamo ora a discutere brevemente dell'altra esigenza di cui si diceva:
l'accuratezza ingegneristica nella costruzione di macchine per permettere
1'utilizzazione di pezzi intercambiabili.
Le prime macchine a vapore erano state costruite con utensili molto
rozzi e con una mano d'opera scarsamente qualificata. Già Smeaton, nel 1760,
doveva lamentarsi molto di questo stato di cose; nelle sue macchine, tra
cilindro e pistone, c'era uno spazio di circa mezzo pollice
(su un diametro del cilindro di circa 28 pollici). (442) Questa
approssimazione nella costruzione era
responsabile di alte perdite di
potenza. Si cercò di porvi rimedio coprendo
la parte superiore del cilindro con
uno strato d'acqua ma, nel progetto
di
Watt, dovendo la macchina funzionare con cilindro
sempre caldo, questo
sistema, non
poteva essere
adottato. Ci
furono quindi
serie difficoltà
per la
realizzazione del progetto di Watt che furono superate solo quando J.
Wilkinson
(1728-1808) riuscì a brevettare (1774) un trapano perfezionato che rese
possibile la fabbricazione di cilindri di precisione. Il problema era quindi
quello
di una sempre maggiore precisione nella
progettazione e, soprattutto, nelle
macchine per la costruzione di macchine.
Che sulla strada di ricerca di precisione si marciasse dovunque, lo
d
imostra il fatto che nel 1765 il costruttore francese di armi, Le Blanc,
introduce, nel processo di fabbricazione dei moschetti,
l'intercambiabilità dei pezzi. Ciò vuol dire che ogni pezzo deve essere
esattamente uguale ad un
altro di modo che, in caso di rottura del primo, sia possibile montarne un
secondo al suo posto.
Quindi, via. via, vengono realizzate macchine (443) sempre
più in grado
di costruire pezzi
uguali tra loro. Questo
aspetto non è indipendente però dalla ricerca di materiali sempre più
affidabili. Si realizzeranno così acciai sempre più adatti ai fini che si
volevano conseguire. E per far questo si dovette anche lavorare sui particolari
convertitori per produrli (Bessemer, Siemens, Thomas, Martin,...). (444) Per
alimentare questi giganteschi "forni" si ricercano sempre nuove e più
affidabili fonti di energia. In tal senso lo sviluppo dell'elettricità è
perfettamente funzionale ad ogni esigenza produttiva. L'elettricità gode della
proprietà di essere "localmente" controllabile. Non serve cioè avere
un generatore nel luogo d'uso, ma basta un cavo per trasportare la fonte di
energia dove si vuole (445). Tutte le realizzazioni, le innovazioni, le
scoperte subivano imponenti accelerazioni (ad opera essenzialmente di tedeschi e
statunitensi, in connessione con la ripresa dello sviluppo capitalistico dopo le
vicende del '48) nell'ultimo quarto di secolo. L'elettricità in soli 70 anni
divenne completamente matura. Ma questo processo riguardò moltissimi altri
settori, tra cui quello chimico, a partire dall'industria dei coloranti (446);
quello dell'automazione e dei miglioramenti dei rendimenti termodinamici (447);
insomma, veramente dovunque, si avanzò in modo da cambiare radicalmente la
struttura del mondo produttivo, dei modi di produzione, delle condizioni di vita
della gente (448).
Inizia ad emergere con chiarezza lo stretto legame che l'industria instaura con
la ricerca da cui attinge a piene mani. D'altra parte lo stesso mondo
scientifico, almeno quello più intraprendente, lavorava direttamente per
l'industria (Weber, Kohlraush, Kirchhoff, Kelvin,...)
Per
dare solo un indice di come tutto ciò rivoluzionò l'intero modo
di produzione
industriale, si
pensi che
alla fine
del Settecento
(1787)
il lavoro nei campi di 19 contadini riusciva a produrre un surplus sufficiente
ad alimentare una persona che viveva in città, mentre agli inizi del Novecento
(1935) gli stessi 19 contadini riuscivano a produrre un surplus sufficiente ad.
alimentare 66 persone che vivevano in città (i dati sono riferiti
agli Stati Uniti). Si può quindi ben capire come industrializzazione e
meccanizzazione dell'agricoltura dovessero andare di pari passo: sarebbe stato
altrimenti impossibile distogliere mano d'opera dai campi per servire alla
produzione nell'industria.
Ma
per lo sviluppo di tutti i ritrovati tecnici che si andavano accumulando era
indispensabile una enorme disponibilità di capitali.
"
Sul piano finanziario l'immissione di nuovo oro sul mercato e l'introduzione
della carta moneta aumentano notevolmente le disponibilità monetarie e,
con la caduta del saggio d'interesse, si espande contemporaneamente il volume
del credito ... Le banche commerciali per azioni, nate in Gran Bretagna, si
diffondono rapidamente sul continente, favorendo una grande mobilitò di
capitali e una notevole efficienza nell'utilizzazione delle risorse
finanziarie."
(449)
Con
la crisi poi che graverà su tutta l'Europa a partire dal 1873 fino al
1896 (grande depressione economica dalla quale solo la Germania riuscì ad
uscire quasi indenne) "il sistema bancario e finanziario subisce
trasformazioni profonde per rispondere alle nuove esigenze: da un lato la
domanda di capitali per il dilatarsi delle imprese industriali con ritmi
crescenti di innovazione tecnologica, dall'altro la quota, sempre più elevata
di investimenti
all'estero. Il capitale si da' così forme nuove: nascono società finanziarie
per azioni i cui rappresentanti siedono nei consigli di amministrazione delle
aziende ed il cui potere di controllo si esercita a tutti i livelli della vita
economica, politica e sociale."
(450)
Ma all'interno delle fabbriche non si produceva soltanto con le macchine
e con il capitale: occorreva anche la forza lavoro degli operai. Leggiamo in
proposito un brano scritto nel 1844 da un industriale tedesco, F. Harkorts:
"
I grandi capitali sono sorti soprattutto attraverso le colpe delle
amministrazioni, dei monopoli, dei debiti pubblici e del deprecato traffico
della
carta moneta. Essi sono alla base dei giganteschi impianti, conducono alla
truffa che va oltre il bisogno, ed. opprimono le piccole officine, mediante
le quali, prima, anche chi non era dotato di mezzi poteva farsi una strada
con la propria diligenza, con una giudiziosa tendenza all'agiatezza.
Con l'introduzione delle macchine, con la suddivisione del lavoro che viene
spinta fino all'inverosimile (ad esempio nell'industria degli orologi esistono
102 rami diversi a cui vengono indirizzati i vari apprendisti),
(451) sono necessarie soltanto una forza limitata ed assai poca
intelligenze, e
con la concorrenza il salario deve essere limitato al minimo indispensabile per
restare in vita.
Se appena si verificano quelle crisi di sovraproduzione, che sempre si ripetono
a breve distanza, le paghe scendono subito al disotto dei limiti minimi; spesso
il lavoro cessa completamente per qualche tempo ....
Così come stanno ora le cose i fanciulli vengono impiegati soltanto per
deprimere le paghe degli adulti; se i minorenni verranno eliminati dalla cerchia
di coloro
che possono
lavorare, i
più anziani
troveranno migliori compensi
per il lavoro delle loro mani. Anch'io appartengo alla categoria dei
padroni dell'industria, ma disprezzo di tutto cuore la creazione di qualsiasi
valore e ricchezza che si faccia a spese della dignità umana, ed abbassi
la. classe dei lavoratori.
Il compito della macchina è di
sollevare l'uomo
dalla servitù animalesca, non quello di creare ulteriore schiavitù."
(452)
Harkort
concludeva questo brano affermando che, migliorando le condizioni di
vita dei lavoratori (case e cibi sani, riduzione dell'orario di lavoro,
educazione scolastica, compartecipazione agli utili, ...), si
sarebbe raggiunta
una produzione di gran lunga maggiore. E quanto scriveva Harkort non era che
lo specchio di una condizione di vita operaia veramente insopportabile: bassi
salari, completa precarietà del lavoro, giornate lavorative fino a 16 ore,
abitazioni e cibi malsani, mortalità infantile che arrivava fino a 300
per
ogni mille nati vivi (" il punto più basso nello sviluppo sociale
che l'Europa abbia conosciuto dall'alto Medio Evo", così lo ha definito lo
storico
liberale Lewis Mumford), ritmi frenetici con conseguenti molteplici incidenti,
abbondanza di malattie professionali per le condizioni di lavoro in fabbrica (la
fabbrica era definita dallo stesso Mumford come " La casa del
Terrore"). Anche i fanciulli, perfino di 6 e 7 anni, venivano impiegati e
perfino nelle miniere (si pensi che ci volle la legge mineraria inglese del 1842
per vietare il lavoro in miniera alle donne ed ai bambini di età inferiore
a ... 10 anni ! Si pensi poi che l'uso dei bambini nelle fabbriche di cotone
durò, negli Stati Uniti, fino al 1933).
Vi furono vari tentativi di accordo tra operai e padroni dell'industria
ma, l'accordo stipulato in un certo periodo, veniva regolarmente non
rispettato dai padroni in un periodo successivo.
Verso la metà del secolo fu il tedesco Karl Marx (l8l8-l663) che,
con estrema lucidità, denunciò le condizioni di lavoro degli operai,
analizzando i rapporti esistenti tra capitale, lavoro salariato e profitto, arrivando
a prospettare l'organizzazione rivoluzionaria degli sfruttati per
l'abbattimento della
società capitalistica e per l'emancipazione del proletariato, (454)
ed operando attivamente a questo fine "combattendo con una passione,
con una tenacia e con un successo come pochi hanno combattuto ...
Marx era perciò l'uomo più odiato e calunniato del suo tempo. I governi,
assoluti e repubblicani, lo espulsero, i borghesi, conservatori e democratici
radicali, lo coprirono a gara di calunnie." (455) Ma l'eredità che
questo
uomo ha lasciato al movimento operaio di tutto il mondo è il bene più prezioso
di cui esso dispone. "Marx ed il movimento dei lavoratori che a lui
si collegava contribuirono a far si che lo Stato, a partire dall'ultimo
quarto del XIX secolo, si sforzasse di migliorare le condizioni di lavoro
e di vita dei lavoratori dell'industria, con una legislazione di politica
sociale progressista."
(455 bis)
A parte queste considerazioni pur
fondamentali, e per le quali rimando ai vari testi specializzati, rimane il
fatto che, a partire dalla metà dell'Ottocento, iniziarono conflitti sempre più
estesi tra i padroni dell'industria e gli operai in essa. occupati, soprattutto
a partire dall'inizio
degli anni '70 quando, come
abbiamo già accennato, una profonda crisi economica, che avrà il suo culmine
nel crack del 1873 e sarà superata solo
nel 1896, si abbatté su tutta l'Europa.
"Qui,
come in occasione delle altre crisi cicliche, il meccanismo di accumulazione
capitalistica si inceppa, si
restringono i margini di realizzazione del profitto ed emerge drammaticamente
la contraddizione tra il livello di produttività raggiunto e la struttura
rigida del mercato nell'ambito dei rapporti di produzione esistenti. La caduta
del saggio medio di profitto diventa una concreta realtà che impone
una
trasformazione di tutto il complesso della struttura produttiva al fine
di rimettere in moto e dare nuovo slancio al meccanismo di sviluppo
capitalistico. [A questa crisi il mondo industriale risponde con] la chiusura
della fase di libero scambio che aveva caratterizzato il ventennio precedente
e tutti i governi innalzano nuovamente rigide barriere doganali: si sviluppa
così l'esigenza sempre più pressante del controllo dei mercati d'oltremare
e delle fonti di materie prime e le nazioni europee fanno a gara nella
conquista di nuovi territori in Asia e in Africa. Contemporaneamente l'urgenza
di
uscire dalla crisi e di superare la fase di depressione impone un radicale
processo di riconversione produttiva, alla ricerca di più elevati standard
di organizzazione e livelli tecnologici."(456)
Da
una parte quindi si inaugura l'età del colonialismo e dell'imperialismo e
dall'altra la necessità di
riconversione porta alla fine di tutte le imprese più deboli e ad una grossa
espulsione di operai dalle fabbriche. La strada che si imboccò fu quella
dell'ulteriore automazione che porterà alle teorizzazioni e realizzazioni
dello statunitense F.W. Taylor (1856-1915), fondatore del metodo
dell'organizzazione scientifica del lavoro (parcellizzazione), all'introduzione
delle catene di montaggio e ad un grosso aumento di produzione.
Oltre
a ciò si costruirono grosse concentrazioni industriali sotto
forma di società per azioni, cartelli e trusts che ben presto assunsero il
ruolo di multinazionali,
: Nel
processo di ristrutturazione, a partire dalla crisi de '73, la
Gran Bretagna e la Francia persero il loro primato produttivo, economico,
industriale, commerciale e scientifico-tecnologico. Questo primato passò
alla Germania ed agli Stati Uniti.
Indagare con una qualche pretesa di completezza questo passaggio di
primato ci porterebbe troppo lontano, ma alcuni elementi per comprenderlo
possono essere delineati.
Certamente la struttura produttiva della Gran Bretagna era, ancora
alla metà del secolo, di gran lunga la più possente tra tutte le altre;
e qui già si può cogliere un
primo elemento del declino di
questa potenza
(che per molti versi è simile a quello della Francia): una struttura. solida,
che ha dei processi
produttivi consolidati già da anni, presenta molto maggiori difficoltà alla
riconversione industriale e tecnologica (a meno che si rinunci a gran parte del
profitto per le cicliche indispensabili innovazioni).
Altro elemento fondamentale, alla
base della perdita del primato britannico,
fu la struttura scolastica ed
educativa. Questa difficoltà non si presentò
invece alla Germania (ed agli Stati Uniti) che paradossalmente risultò
avvantaggiata dalla sua preesistente arretratezza. (456 bis)
Mentre la Gran Bretagna, manteneva ancora una scuola profondamente
classista in cui solo chi aveva soldi poteva andare avanti e non c'era alcun
incentivo statale alla pubblica istruzione, mentre in questo paese l'istruzione
non aveva alcun legame con il mondo della produzione e forniva una preparazione
rigida e poco flessibile, al contrario, in Germania, c'era una grossa
promozione statale alla pubblica istruzione, che era obbligatoria a livello
primario, non c'era selezione sul censo, c'era una grossa selezione ma solo
sulle capacità e la preparazione, c'era una scuola strettamente legata alle
esigenze produttive, una scuola molto elastica e flessibile che preparava
personale disciplinato ed altamente qualificato, in grado di poter cambiare
mansione in caso di necessità; oltre a ciò vi erano anche moltissime scuole
per adulti ed in particolare per operai che erano facilitati a frequentarle
per il fatto che la legislazione dello Stato faceva obbligo agli industriali
di lasciar loro del tempo libero per poter accedere ad esse.
Per quanto riguarda poi l'istruzione tecnico-scientifica a livello
superiore, essa lasciava molto a desiderare in Gran Bretagna, pochi erano gli
istituti che vi si dedicavano, pochi coloro che li frequentavano. La stessa
struttura rigida della produzione che aveva creato il miracolo britannico
ora diventava un ostacolo alla
successiva espansione, non richiedendo il contributo di nuovi tecnici e
scienziati.
In Germania, invece, le scuole tecniche prolificavano. Vi erano una
quantità di istituti di ricerca altamente specializzati, gli studenti potevano
preparare liberamente piani di studio, i laboratori erano attrezzatissimi, vi si
faceva molta ricerca alla quale erano avviati anche gli studenti, vi
erano borse di studio vere per studenti meno abbienti, vi si sviluppava,
una
grande sensibilità ai problemi della produzione. Oltre a ciò, come già
accennato, era la stessa industria che da una parte si legava strettamente a
questi centri di ricerca (soprattutto per la chimica) e dall'altra manteneva
propri laboratori con molti ricercatori al lavoro.
Ed a proposito del declino della Gran Bretagna, Cardwell osserva che
"il
fallimento non
fu affatto,
in quel
periodo, un
fallimento economico;
fu,
invece, sostanzialmente un fallimento scientifico e tecnologico." (458)
E' quindi interessante notare che questo fallimento sul piano scientifico
e tecnologico è riferito essenzialmente a quanto sia la scienza che la
tecnica potevano fare per lo sviluppo dei processi produttivi, infatti non è
per nulla vero che in Gran Bretagna non si facesse più scienza, anzi se ne
faceva e molto sofisticata (Maxwell, Rayleigh, J.J. Thomson, Rutherford,...),
ma non era la scienza che serviva per i settori trainanti dal punto di vista
produttivo, non era scienza applicata e non fu in grado di inserirsi nei
rivolgimenti scientifici di fine secolo e degli inizi del novecento. Come
osservano
Baracca e Livi tutto ciò mostra "ancora una volta che l'evoluzione della
scienza non dipende solo dalla pura rilevanza fisica dei risultati, ma dal
modo in cui essi si inseriscono in un processo più complesso, caratterizzato
dai livelli di integrazione della scienza nel sistema produttivo e dalla
capacità di quest'ultimo di valorizzarne nel modo più completo la ricaduta
tecnologica." (459)
La situazione degli Stati Uniti era in parte simile ed in parte
radicalmente diversa da quella della Germania. Questo paese era di relativamente
recente costituzione. Negli anni che vanno dal 1861 al 1865 esso aveva dovuto
affrontare la sanguinosissima guerra di secessione degli Stati del Sud che,
per altri versi, segnò un grosso sforzo produttivo a sostegno delle esigenze
belliche, che comportò anche un grosso sforzo tecnologico sia per le stesse
esigenze belliche in senso stretto sia per sopperire alla mancanza di mano
d'opera, principalmente nei campi, proprio per effetto della guerra. E' dalla
fine di questa guerra che gli Stati Uniti iniziarono la lunga marcia
verso il primato produttivo, scientifico e tecnologico a livello mondiale.
Le enormi distanze nel territorio, la scarsità di mano d'opera, le
enormi ricchezze della terra sia per usi agricoli che estrattivi, furono da
stimolo ad uno sviluppo che si differenziava da quello europeo. In questo Paese
la necessità imponeva soprattutto di occuparsi di trasporti, comunicazioni (la
conquista del West) ed automazione (per sopperire alla scarsità di
mano d'opera) (460) sulla
base, soprattutto, di una notevole mole di tecnologia empirica. (461)
D'altra parte anche le prestazioni operaie erano scarsamente qualificate
a causa della inesistente tradizione culturale e quindi educativa di quel Paese.
Pertanto gli Stati Uniti puntarono essenzialmente sulla
quantità di prodotto e sulle industrie di assemblaggio, al contrario di quel
che faceva la Germania che puntava sulla qualità del prodotto e sulle industrie
di trasformazione ad alta tecnologia. Tutto ciò comunque portò gli
Stati Uniti al primato che condivise con la Germania alla fine del secolo.
La
Gran Bretagna invece, alla fine del
secolo, pur mantenendo ancora un certo
primato in alcuni settori produttivi, che erano stati quelli che avevano fatto
la sua fortuna all'epoca della prima rivoluzione industriale (industrie tessili
e minerarie), si trovava nella situazione in cui il resto delle sue industrie
"erano per lo più filiali di ditte americane e tedesche o erano state
impiantate da stranieri naturalizzati."
(462)
Quelli che ho dato sono certamente brevi cenni ma possono servire da
spunto di riflessione per eventuali integrazioni e necessari ampliamenti.
Prima di concludere questo paragrafo ci rimane da fare alcune
considerazioni sulle correnti di pensiero dominanti nella seconda metà
dell'Ottocento.
Il primo dato che emerge e' il tramonto del Romanticismo in connessione
con una diffusa fiducia nelle capacità della scienza di risolvere i problemi
dell'uomo e
di essere
il motore
del progresso
(non meglio identificato).
Questo atteggiamento
di fiducia nella scienza, che ai può senz'altro definire positivistico, non è
tanto rintracciabile nell'opera di un qualche autore
dell'epoca (occorre rifarsi a Comte) quanto appunto in un diffuso stato d'animo
che nasceva, nelle classi che facevano cultura, in connessione con i successi
della scienza e della tecnica. Si trattava di una sorta di ammirazione attonita
che non si preoccupava di andare a comprendere l'infinità delle implicazioni
sociali che il balzo tecnologico comportava, ma si accontentava soltanto di
considerare i dati più appariscenti della questione. Questo atteggiamento
culturale può essere riassunto in un semplice slogan: e' solo la scienza
che fornisce verità; la religione e la metafisica (e quindi la
filosofia)
non ci aiutano ad andare avanti.
Questo atteggiamento si accompagnava ad un declino della filosofia
tradizionale in tutta Europa. Da una parte la scienza con le sue problematiche
in terne, esterne e sui fondamenti,
dall'altra l'incapacità, da parte di quella
filosofia, di cogliere il dibattito per mancanza degli strumenti di comprensione
della materia del contendere. La scienza era sempre più strutturata nel
suo formalismo che tendeva via via ad anticipare fatti piuttosto che a spiegarne
di noti, ed al suo interne nacquero e si svilupparono tutte quelle tematiche
che, in connessione con la crisi del meccanicismo e le formulazioni
evoluzionistiche, aprirono un dibattito e talvolta uno scontro tra visioni
diverse
del mondo e dello stesso modo di fare scienza.
La filosofia che non coglieva questa dinamica e non diventava filosofia
della scienza rimaneva esclusa dal dibattito dovendo ripiegare su se stessa.
Ci furono certamente dei tentativi di salvaguardare la 'purezza' della
filosofia insieme al suo primato sulla scienza (considerata, appunto, una forma
di conoscenza inferiore) e tra di essi vanno ricordati quelli tardopositivisti
(dei quali ci occuperemo ancora) e quelli irrazionalisti (per i quali rimando ad
un testo di filosofia).
Una menzione a parte la merita invece la corrente di pensiero
pragmatista, che vide la luce nell'ultimo quarto di secolo negli Stati Uniti,
secondo la quale, ed in accordo con la visione della scienza cose forma
inferiore di
conoscenza, sono solo le applicazioni che danno una misura della validità del
sapere scientifico (anche 'la filosofia' ha ben capito chi è che paga).
In ogni caso, al di là delle singole correnti di pensiero, emergeva
con forza il problema
dei rapporti scienza-filosofia.
Questa scienza che cambia i suoi metodi ed i suoi contenuti; mette in
discussione i fondamenti; si impone all'attenzione per le sue potenzialità
produttive; ebbene, questa scienza rappresenta l'elemento più importante da
discutere alla fine del secolo. Se solo si pensa che anche Marx ed Engels (463)
(e
più tardi Lenin) sentirono il bisogno di occuparsi di scienza, entrando in
argomento, in modo discutibile se si vuole ma certamente con cognizione di
causa e puntuale conoscenza dello specifico, ci si rende conto di quanto attuale
fosse il problema da qualunque parte fosse guardato. Ma la separazione
scienza-filosofia si andava via via consumando con effetti incalcolabili che
ancora oggi stiamo pagando.
Nei settori più
consapevoli, comunque, per capire le connessioni ed
i rapporti esistenti tra scienza e scienza e tra scienza e società, nacque
l'esigenza di una storia delle scienze che non fosse una semplice cronaca dei
fatti ma che andasse a ricercare l'origine profonda dei concetti, dei fatti,
delle leggi, delle varie formulazioni e teorie, che non si succedono
staticamente in un processo di accumulazione successiva ma si articolano
dinamicamente in una dialettica molto complessa che non ha solo referenti
interni ma anche e, per quanto abbiano visto, soprattutto esterni.
La fine dell'Ottocento vide anche un'altra novità che a buon diritto
può essere considerata rivoluzionaria. Molta enfasi viene spesso data
all'inaugurazione galileiana del metodo sperimentale, ma quasi mai si pone
attenzione
alla svolta che si operò alla fine dell'Ottocento, a partire dai lavori di
Maxwell. Per la prima volta si rompeva lo schema galileiano e, con il demandare
agli altri la verifica sperimentale delle ipotesi e delle teorie, si inaugurò
quel processo che, come portato della divisione del lavoro e della sua
sempre più spinta specializzazione, approdò alla separazione tra teoria ed
esperimento, con la nascita prima del fisico teorico e poi della fisica teorica.
E, sempre in questo contesto, in cui la scienza si rivestiva di un alone
di superiorità, gli addetti ai lavori iniziarono a trovare un alibi al
di-sinteresse dell'uso che veniva fatto delle loro scoperte scientifiche. E
quest'ultimo aspetto non ha più un carattere di storia ma di cronaca
contemporanea soprattutto se si pensa che ancora oggi c'è chi dice che è la
curiosità che muove la scienza, e che quest'ultima è perfettamente neutrale.
(464)
NOTE
(438)
Per quel che riguarda la bibliografia generale che serva ad approfondire
quanto qui solo
accennato rimando alla nota 134.
(439)
Bibl. 24, pag. 29. La frase fra parentesi è mia.
(440)
Questa esigenza è ben espressa in uno scritto dell'ingegnere P. Reuleaux
(1829-1905) che, nel 1875, così si esprimeva: Solo il grande capitale
può permettersi di acquistare ed. usare le potenti macchine a vapore ...
Bisogna rendere l'energia indipendente dal capitale. Il modesto tessitore
sarebbe liberato dal prepotere del capitale se potessimo mettere a disposizione
del suo telaio, nella misura giusta, la forza motrice che gli serve. Lo stesso
potrebbe farsi con successo nel campo della filatura ...
Altri campi sono quelli della costruzione di mobili, di chiavi, di cinghie,
quelli dello stagnino, del fabbricante di spazzole, di pompe, ecc...
Quindi ciò che la
meccanica deve fare per ovviare ad una gran parte del
capitale, è fornire piccoli quantitativi di energia a buon prezzo o, in
altre parole, realizzare piccole macchine motrici, il cui esercizio esiga spese
assai modeste." (Da Klemm, bibl. 22, pagg. 347-348).
(441)
Bibl. 22, pag.347. Si ricordi che un cavallo potenza (HP) vale circa 76 Kgm/sec
,
mentre un cavallo vapore (CV) vale 75Kgm/sec. Riguardo alla nascita del
cavallo come unità di misura di potenza si può vedere bibl. 45, pagg.
44-45.
(442)
II pollice, unità di misura di lunghezza, corrisponde a 2,54 cm.
(443)
-
Nel 1794 il britannico J. Bramah (1746-1614) inventa il
porta-utensili scorrevole per torni paralleli e nel 1795 la pressa idraulica;
- nel
1797 il britannico H. Maudsley (l771-l83l) migliora il porta-utensili per
filettare munendolo di un banco a slitte e di un accoppiamento a madrevite;
- nel
1801 il francese M. Brunel (1769-1849)
costruisce i primi trapani;
- nel
1832 lo statunitense E. Mhitney (1765-1825) costruisce la prima fresatrice per
la realizzazione di superfici piane e costruisce le prime armi
statunitensi a pezzi intercambiabili;
- nel
1802 ancora J. Bramah realizza la prima piallatrice meccanica;
- nel
1807 il britannico W. Newberry
inventa la sega a nastro;
- nel
l8l0 ancora Maudsley completa la realizzazione del primo tornio di precisione,
interamente costruito in ferro, con il quale si possono fabbricare
viti con filettature precise e cilindri molto ben centrati e rettificati
(con questo tornio inizia la produzione standardizzata di viti e cilindri);
- nel
1825 il britannico J. Glement (1779 -1844) realizza una macchina in grado di
spianare perfettamente le superfici metalliche;
"con l'aiuto di questi
cilindri e superfici piane perfetti l'inglese J. Whitworth (l803-l887) sviluppò,
negli anni 1830-50, il suo misuratore di precisione a vite, che permetteva di
misurare con una sensibilità fino ad un
milionesimo di pollice, e i suoi torni di precisione, le sue macchine
spianatrici, perforatrici, tagliatrici e modellatrici che gli diedero fama
mondiale" (bibl. 16, Vol. II, pag. 530).
- nel
1840 lo stesso Whitworth propose che si adottassero, nella costruzione
di macchine, sia pezzi intercambiabili lavorati entro strette tolleranze,
sia filettature unificate.
(444)
L'acciaio,
per le sue caratteristiche, era di gran lunga preferibile per la costruzione di
macchine che, proprio perché
soggette a rapidi movimenti, erano
enormemente sollecitate.
I prima acciai si cominciarono a produrre a partire dal 1783 quando
il britannico H. Cort (l740-l800)
inventò il
sistema di puddellaggio, atto
alla loro fabbricazione. Nel 1811
il tedesco F. Krupp
(1787-1826) inaugurò
ad Essen la prima fonderia d'acciaio (nella Germania e già nel 1812 iniziò
la produzione dei primi acciai inossidabili.
Leghe di acciaio furono anche studiate e create da M. Faraday (!) nel
1822 ma gli acciai speciali ad alta robustezza e resistenza si cominciarono
a realizzare a partire dal 1856 quando, il britannico H. Bessemer (l8l3-l898)
inventò il convertitore,che porta il suo nome, per la produzione, appunto,
dell'acciaio ed il
tedesco P. Siemens (1826-1904), uno dei quattro fratelli
Siemens, inventò il forno a rigenerazione,sempre per la produzione
dell'acciaio.
Nel 1862 la Krupp aveva già installato il primo convertitore Bessemer
del continente.
Appena tre anni dopo (l865) i fratelli Martin, francesi, misero a punto
un processo che, integrato con quello Siemens, permetteva, un notevole risparmio
di combustibile (processo Siemens-Martin).
Sia il convertitore Bessemer che il processo Siemens-Martin erano però
adatti alla lavorazione di minerali senza tracce di fosforo e si adattavano
quindi bene ai giacimenti britannici e continentali esclusa la Germania i
cui giacimenti erano ricchi di minerale fosforico. La soluzione a questo
problema fu trovata dal britannico S.G. Thomas (1850-1685) che
con il processo
che porta il suo nome permise lo sfruttamento dei giacimenti del Belgio, della
Lorena e della Germania.
Intanto nel 1668 era stato installato negli Stati Uniti il primo
convertitore Bessemer.
A questo punto il grosso era fatto ma le richieste dell'industria si face
vano sempre più pressanti;
-nel
1881 Siemens costruisce il forno elettrico per la fusione dell'acciaio;
- nel
1884 il processo Thomas viene esteso ai forni Martin;
- nel
1888 viene prodotto il primo acciaio speciale con forti percentuali di
manganese;
- nel
1889 viene prodotto un altro acciaio speciale, quello al nichel;
- nel
1900 F.H. Taylor produce i primi acciai rapidi
per utensili che consentono elevate velocità di taglio.
(445)
Certo, perché l'elettricità
arrivasse a questo grado di funzionalità,
sono stati necessari molti successivi passi,
ciascuno dei quali, anche
se in tempi relativamente brevi, ha
rappresentato una tappa complessa e piena
di implicazioni soientifico-tecnologiche.
Cerchiamo di ripercorrere questi
passi a partire dalle due fondamentali scoperte alla base della tecnologia
elettrica: quella di Volta e quella di Faraday.
-
Nel 1800 A. Volta costruisce la pila elettrica, prima tappa fondamentale
nello sviluppo dell'elettrotecnica;
- nel 1803 il tedesco J. Ritter (l776-l8l0) progetta l'accumulatore elettrico;
- nel 1809 H. Davy costruisce l'arco elettrico;
- nel 1820 il tedesco T.J. Seebeck (l770~l83l) riesce a magnetizzare l'acciaio;
- nel 1822 lo stesso Seebeck dimostra, che la corrente fa variare la temperatura
di un circuito dando inizio alla termoelettricità;
- nel 1822 il britannico P. Barlow (1766-1862) dimostra la trasformabilità
dell'energia elettrica in energia .meccanica (ruota di Barlow);
- nel 1822 il tedesco G. S.. Ohm (1787-1854) ricava la legge che porta il suo
nome e che lega tensione, corrente e resistenza;
- nel
1624 il francese J.C. Peltier (l785-l845) scopre l'effetto termoelettrico;
- nel
1825 lo statunitense M. Sturgeon (1783-1850) costruisce il primo elettromagnete
d'uso pratico;
- nel
1831 M. Faraday scopre il fenomeno dell'induzione elettromagnetica e costruisce
il primo semplice generatore di corrente alternata;
- nel
1831 lo statunitense J. Henry (1797-1878) costruisce il primo semplice
motore elettrico;
- nel
1832 il francese H. Pixii (1776-1861) costruisce una macchina per produrre
corrente alternata con il primo dispositivo commutatore per 'raddrizzarla';
-
nel 1832 ancora Henry scopre il fenomeno dell'autoinduzione;
- nel
1833 Gauss e Weber realizzano il primo telegrafo elettrico;
- nel
1836 il francese A.P. Masson (l806-l880) realizza correnti elettriche
indotte ad alta tensione;
- nel
1837 lo statunitense J. P. Morse (1791-1872) costruisce la prima linea
telegrafica di uso pratico;
- nel
1838 il tedesco H. von Jacobi (l801-l874) costruisce un motore elettrico
ad elettromagneti, alimentati da una batteria di pile, con il quale fa muovere
un battello sulla Neva;
- nel
1840 ancora Masson insieme a L.F. Breguet (l804-l883)
costruiscono un
trasformatore;
- tra
il 1840 ed il 1844 ad opera, indipendentemente, del britannico W. Grove
(1811-l896), del 'britannico de Moleyns, dello statunitense J.W. Starr, del
francese L. Foucault, vengono realizzati i primi tentativi per lampade ad
incandescenza;
- nel
1845 G. Wheatstone modifica i generatori elettrici sostituendo i magneti
permanenti con elettromagneti;
- nel
1848 G. Kirchhoff estende la legge di Ohm a circuiti complessi a più rami ;
- nel
1850 viene posato, attraverso la Manica, il primo cavo telegrafico sottomarino;
- nel
1851 il tedesco W. J. Sinsteden (l803-l878) costruisce il primo alternatore
elettrico monofase;
- nel
1855 l'italiano De Vincenzi brevetta la prima macchina da scrivere elettrica;
- nel
1859 l'italiano A. Pacinotti (l841-1912) costruisce un indotto per macchine
elettriche (anello di Pacinotti) , ad alto rendimento, per la trasformazione
dell'energia meccanica in elettrica e viceversa;
- nel
1865 termina la posa in opera del primo cavo transatlantico sottomarino
(a cui lavora la ditta Siemens);
- nel
1866 W. Siemens (l8l6~l892) scopre il principio elettrodinamico e costruisce la
prima dinamo elettrica;
- nel
1867 il belga Z.T. Gramme (l826-190l) inventa la dinamo ad autoeccitazione per
ottenere una corrente continua costante;
- nel
1869 lo stesso Gramme costruisce una dinamo elettrica a corrente continua
in grado di
trasformare energia
meccanica in
elettrica e
viceversa;
- nel
1870 ancora Gramme, utilizzando i lavori di Pacinotti, costruisce la prima
dinamo industriale;
- nel
1871 l'italiano A. Meucci (1804-1889) costruisce il primo rudimentale
telefono;
- nel
1874 il tedesco S. Schuckert (1846-1895), collaboratore di Edison, inventa la
commutatrice, una macchina rotante capace di convertire la corrente
alternata in continua e viceversa;
- nel
1875 ancora Gramme costruisce il primo alternatore ad induttore rotante;
-nel
1875 lo statunitense G. Green prospetta l'idea di alimentare le locomotrici
ferroviarie mediante un filo aereo;
- nel
1876 lo statunitense G.A. Bell (1847-1922) chiede il brevetto per il telefono ;
- nel
1878 il britannico J. Swann (1828-1914) costruisce una lampada ad incandescenza
a filamento di carbone;
- nel
1879 lo statunitense T.A. Edison (1847-1931) costruisce la prima lampada ad
incandescenza;
- nel
1879 ancora W. Siemens costruisce il primo locomotore elettrico;
- nel 1880 di nuovo W. Siemens costruisce il primo ascensore elettrico;
- nel 1881 gli Stati Uniti presentano una centrale telefonica automatica;
- nel 1881 W. Siemens inventa un sistema scorrevole di collegamento alla linea
elettrica (trolley);
- nel 1881 W. Siemens accoppia una macchina a vapore ad un generatore di
corrente per la produzione di energia elettrica;
- nel
188l negli Stati Uniti viene inaugurato il primo impianto di illuminazione
elettrica pubblica;
- nel
1881 W. Siemens costruisce forni elettrici per la fusione dell'acciaio;
- nel
1881 viene inaugurata a Berlino la prima tramvia elettrica (Siemens);
- nel
1882 viene inaugurata negli Stati Uniti, a New York, la prima centrale
elettrica per la fornitura di energia elettrica per uso domestico (Edison);
- nel
1884 il francese L. Gaulard (1850-1889) costruisce il trasformatore statico,
dimostrando contemporaneamente la possibilità del trasporto a distanza
dell'energia elettrica;
- nel
1885 viene inaugurata la prima centrale elettrica tedesca;
- nel
1885 Edison sviluppa la dinamo multipolare;
- nel
1885 l'italiano G. Ferraris (1847-1897) scopre il campo magnetico rotante e, in
base ad esso, costruisce il primo motore elettrico a corrente alternata
polifase;
- nel
1886 negli Stati Uniti entra in funzione il primo impianto di distribuzione di
corrente alternata;
- nel
1886 lo
statunitense E.
Thomson brevetta
il motore
elettrico a
repulsione;
- nel
1888 il tedesco H. Hertz dimostra l'esistenza delle onde elettromagnetiche;
- nel
1889 la statunitense Westinghouse costruisce i primi alternatori polifasi;
- nel
1889 la statunitense Otis Broters & Co. inizia la produzione industriale di
ascensori (con il parallelo sviluppo degli acciai e del cemento armato - Francia
1867 - si renderà possibile la costruzione di grattacieli);
- nel 1891 il russo M. Dolivo-Dobrowolski (1862-1919) inventa l'indotto a
gabbia di scoiattolo per i generatori elettrici;
- nel
1891 in Germania si sperimenta la trasmissione di energia elettrica ad
alta tensione (25.000 V), su una linea di 178 Km;
- nel
1891 negli Stati Uniti viene installata la prima linea ad alta tensione;
- nel
1892 Siemens sperimenta la prima locomotrice elettrica a corrente alternata.
polifase;
- nel
1892 la Westinghouse costruisce i primi trasformatori raffreddati ad
acqua;
- nel
1895 il russo A. Popof (1858-1905) costruisce un'antenna per la ricezione delle
onde elettromagnetiche;
- nel
1895 l'italiano G. Marconi (l874-1937) compie i primi esperimenti di
radiocomunicazione ;
- nel
1897 Marconi stabilisce il primo contatto radiotelegrafico a distanza;
- nel
1900 lo statunitense Hewitt (186l-1921) inventa il raddrizzatore a vapori di
mercurio;
- nel
1900 la Westinghouse installa la prima turbina a vapore per la generazione
dell'energia elettrica;
- nel
1902 la Westinghouse introduce l'elettrificazione a corrente monofase
ad alta tensione per uso ferroviario;
- nel
1904 il britannico J.A. Fleming (1849-1945) costruisce il diodo;
- nel
1506 lo statunitense L. De Forest (l873~196l) costruisce il triodo.
(446)
Le tappe più importanti
dello sviluppo della chimica, dopo la scoperta
delle leggi dei gas e di svariati elementi, soprattutto per quel che riguarda
il suo massiccio sfruttamento nell'industria sono:
- nel
1825 M. Faraday scopre il benzene che è un ottimo solvente organico e
materia prima per molti derivati;
- nel
1826 M. Faraday scopre che la gomma naturale e' un idrocarburo aprendo
la strada alla fabbricazione della gomma sintetica;
- nel
1826 il tedesco 0. Unverdorben (l806-l873) scopre l'anilina, che e' una
sostanza importantissima per la fabbricazione di coloranti e prodotti
farmaceutici;
- nel
1827 i francesi P.J. Bobiquet (1760-1840) e J.J. Colin (1784-1865)
isolano l'alizarina (composto organico che si estrae dalle radici della
robbia, pianta abbondante nella Francia meridionale, utilizzato come colorante);
- nel
1828 il tedesco P. Wöhler (l800-l882) realizza la prima sintesi organi
ca, quella dell'urea (composto organico dal quale si possono ottenere resine
sintetiche e che può essere usato come concime azotato);
- nel
1830 lo svedese J.J. Berzelius (1779-1848) introduce il concetto di
isomeria;
- nel
1830 iniziano ricerche approfondite sul catrame che porteranno alla scoperta di
molti composti organici che saranno alla base dei grandi progressi
della chimica organica e dell'industria che li sfrutterà;
- nel
1834 il tedesco F.F. Runge (1794-1867) colora delle fibre tessili con
l'anilina ossidata (nero d'anilina);
- nel
1835 J.J. Berzelius scopre le proprietà dei catalizzatori che diventeranno
della massima importanza nell'industria chimica;
- nel
1846 lo svizzero C.P. Schönbein (1799-1868) scopre la nitrocellulosa
(importante composto per la produzione di coloranti, di esplosivo, della seta
artificiale);
- nel
1846 l'italiano A. Sobrero (l8l2-l888) scopre la nitroglicerina, (esplosivo
estremamente pericoloso da maneggiare);
- nel
1848 il francese A. Payen (1795-1871 ) inventa un processo per la fabbricazione
della cellulosa;
- nel
1856 il britannico W.H. Perkin (l838-1907) sintetizza il primo colorante
artificiale, la
malveina (violetto
d'anilina);
- nel
1863 il belga E. Solvay (1838-1922) scopre un processo più redditizio
per la fabbricazione della soda;
- nel
1865 il tedesco A. Kekulé (1829-1896) propone la formula di struttura esagonale
del benzene, a partire dalla quale sarà possibile realizzare una
enorme quantità di nuovi composti organici;
- nel
1869 i tedeschi K. Graebe (1841-1927) e K. Liebermann sintetizzano
l'alizarina;
- nel
1883 il britannico J. Swann (1828-1914) brevetta delle fibre filate di
nitrocellulosa;
- nel
1866 lo svedese A.B. Nobel (l833-l896) elabora la nitroglicerina ottenendo la
dinamite;
- nel
1901 il francese H. le Chatelier brevetta m processo di fabbricazione
dell'ammoniaca sintetica.
In parallelo a quanto abbiamo brevemente elencato anche la chimica
teorica si sviluppava rapidamente in un processo di stretta interconnessione
con le esigenze produttive. Si potrà notare che la Germania è alla testa
della ricerca.
Il settore dei
coloranti sintetici diventa ben presto trainante e la
Germania sa sfruttare
ciò che, ad esempio, la Gran Bretagna non utilizza
(il brevetto Perkin) e ciò che, ad esempio, la Francia esita ad accettare
(la formula di struttura esagonale del benzene di Kekulé). La grande industria
chimica tedesca avvia inoltre giganteschi programmi di ricerca in propri
laboratori ed in stretto legame con le università (si pensi che la Basf
nel 1880 investe la gigantesca cifra di un milione di sterline per la sintesi
dell'indaco, programma che solo dopo 17 anni sarà coronato da successo,
con una imponente ricaduta tecnologica). Per dare un'idea dell'enorme mole di
lavoro svolto dalle sei maggiori industrie chimiche tedesche si pensi che esse,
negli anni che vanno dal 1886 al 1900, brevettarono ben 948 sostanze coloranti,
mentre, al confronto e nello stesso periodo, le sei maggiori industrie chimiche
inglesi ne brevettarono 66.
(447)
Le
principali tappe di sviluppo della meccanizzazione dell'industria tessile e
dell'agricoltura si possono riassumere come segue.
Le
grandi innovazioni nei telai portano i processi di filatura e tessitura via via
a livelli di automazione sempre più spinta. Già agli inizi
dell'Ottocento vari telai erano mossi a vapore. Piano piano vengono introdotti:
il movimento
differenziale alle
macchine per
filatura (Gran
Bretagna, 1810);
le pettinatrici di fibre lunghe (Francia, 1825); il filatoio automatico
intermittente (Gran Bretagna, 1825); il filatoio ad anello (Stati Uniti, 1828);
il filatoio continuo (Gran
Bretagna, 1833);
il telaio circolare per maglie
(Gran Bretagna, 1849); la macchina per cucire mossa a pedale e dotata di pezzi
intercambiabili che ha il grande pregio di
lasciare le mani libere (Singer,
Stati Uniti, 1851); il telaio rettilineo (Gran Bretagna, 1857); il telaio
rettilineo multiplo che permette la produzione contemporanea di molti esemplari
dello stesso indumento (Gran Bretagna, 1864); il telaio automatico (Stati Uniti,
1889); il telaio con sostituzione automatica delle spole vuote (Stati
Uniti, 1892); la chiusura lampo (Stati Uniti, 1893); l'annodatrice automatica
per tessitura (Stati Uniti, 1805).
Con queste innovazioni l'industria tessile aumenta in modo impressionante
la produzione senza incrementare i posti di lavoro (se non indirettamente,
nell'industria chimica dei coloranti). E per concludere con l'industria
tessile c'è solo da aggiungere che l'invenzione della macchina per cucire
dà il via all'industria delle confezioni: i prodotti vengono da ora commerciati
completamente finiti.
Per quel che riguarda l'agricoltura c'erano da affrontare almeno tre
grossi problemi: l'inurbamento massiccio, al seguito della grande industria,
richiedeva enormi quantità di cibo ponendo inoltre il problema della sua
conservazione; molta forza lavoro aveva abbandonato le campagne per cercare
una sistemazione nella fabbrica; la popolazione era grandemente aumentata in
valore assoluto negli ultimi anni. Anche qui pertanto bisognava produrre di
più, con metodi diversi e sfruttando al massimo i prodotti tecnologici. Da
una parte, intorno alla metà del secolo,
l'industria chimica iniziò a fornire fertilizzanti e, dall'altra, furono
successivamente introdotti i seguenti ritrovati tecnologici:
la trebbiatrice (Gran Bretagna, 1802); la falciatrice meccanica (Gran
Bretagna, 1814); la mietitrice (Gran Bretagna, 1826; Stati Uniti, 1834); la
raccolta automatica del grano in covoni mediante un nastro rotante senza fine
(Stati Uniti, 1849); la seminatrice automatica (l850); l'aratura meccanizzata a
vapore (Gran Bretagna, 1850); la falciatrice automatica (1850); la legatrice
automatica dei covoni (Stati Uniti, 1871); la diffusione del refrigeratore a
compressione di ammoniaca (Linde, Germania) per la conservazione dei cibi
(l873); la mietitrebbia combinata che miete il grano, lo trebbia, lo pulisce
e lo insacca (Stati Uniti, 1886); la mietifalciatrice a vapore (Stati Uniti,
1889); la mietitrebbia
combinata su trattore a cingoli, mossa da una macchina
a vapore (Stati Uniti, 1904) e da un motore a benzina (Stati Uniti, 1906).
Per
altri versi gli sviluppi della tecnologia idraulica dettero un notevole impulso
all'elettricità:
- l'invenzione del britannico J.Francis (1815-1892) della turbina idraulica a
reazione (1845);
- l'invenzione dello statunitense A. Pelton (1829-1916) della turbina idraulica
ad azione (1884).
Le richieste di energia poi erano sempre maggiori e ad esse si faceva fronte da
un lato con il carbone, che aveva quasi completamente sostituito la
legna da ardere, e solo parzialmente (nel periodo di cui ci stiamo occupando)
con il petrolio, dall'altro con l'energia idraulica e d&oall'altro ancora
con
il miglioramento delle macchine termodinamiche e dei loro rendimenti. A
quest'ultimo fine furono via via realizzate:
-
la caldaia tubolare (Stati Uniti, 1824; Francia, 1828);
- la macchina a vapore surriscaldato (Svezia, 1833);
-
la caldaia a serpentini (Francia, 1850);
- la caldaia a tubi inclinati (Wilcox-Stati Uniti, 1856);
-
la macchina a vapore a pezzi intercambiabili
(Stati Uniti,
1876);
- la turbina a vapore a reazione che faceva 18.000 giri/minuto (Gran Bretagna,
1884);
- la turbina a vapore ad azione che faceva 30.000 giri/minuto (Francia, l890);
- la turbina a vapore ad azione e ad asse verticale (Stati Uniti, 1896).
Il
particolare sviluppo che ebbero le turbine fu dovuto al fatto che esse avevano
un rendimento, in termini di denaro, molto più elevato delle macchine a vapore
alternative (per migliorare il rendimento di queste ultime fu introdotta la
macchina a vapore a cilindro orizzontale per la sua migliore capacità di
sfruttare il moto rotatorio).
La termodinamica delle macchine a vapore fu sviluppata principalmente
dal britannico W. Rankine (l820-1872) in un suo lavoro del 1859.
Sempre più ogni settore della produzione si andava sistemando in un
tutt'uno integrato con svariati altri settori e sempre più ogni industria
cercava di raccogliere in sé tutte le attività produttive in modo da costruire
un insieme unico integrato (trust).
(448) Prima
di ooncludere questo paragrafo riporto altre innovazioni tecniche realizzate nel
corso del secolo; quelle che hanno avuto una grande importanza dal punto di
vista economico-politico-sociale, a partire dalle rivoluzionarie conquiste nel
settore dei trasporti e delle vie di comunicazione
(altri elementi indispensabili per lo sviluppo dei commerci).
- Nel
1807 R. Fulton (1765-1815) inizia un servizio regolare di battelli a vapore
(Stati Uniti);
-
nel 1814 G. Stephenson (1781-1848) inizia le prove della sua locomotiva a
vapore (Gran Bretagna);
- nel
1827 ai compie la prima traversata dell'Atlantico a vapore (il primo servizio
regolare inizia nel 1838);
- nel
1822 G. Stephenson con il figlio Robert costruisce la locomotiva Rocket
(prima locomotiva moderna) iniziandone la produzione in serie;
- nel
1830 viene inaugurata la prima ferrovia britannica e da allora molti
paesi europei inaugureranno la loro prima ferrovia;
- nel
1859 entra in esercizio la prima carrozza letto (Stati Uniti);
- nel
1868 entra in esercizio il primo vagone frigorifero (Stati Uniti);
- nel
1869 viene aperto il Canale di Suez (realizzazione francese su progetto
italiano);
- nel
1871 è inaugurato il tunnel del Frejus;
- nel
1881 è inaugurato il tunnel del San Gottardo ;
- nel
1885 G. Daimler costruisce la prima motocicletta;
- nel
1886 C. Benz costruisce la prima automobile a tre ruote;
- nel
1888 il britannico J.B. Dunlop (1840-1921) brevetta il prime pneumatico
di uso pratico;
- nel
1893 viene aperto il canale di Corinto;
- nel
1896 lo statunitense H. Ford (1863-1947) costruisce la sua prima auto;
- nel 1898 inizia il traforo del Sempione;
- nel 1900 il tedesco F. von Zeppelin (1838-1917) costruisce il primo dirigibile
a struttura metallica;
- nel 1903 gli statunitensi fratelli Wrigat effettuano il primo volo a motore.
Altre tappe da ricordare, nei settori più diversi, sono:
- l'introduzione del cuscinetto a sfora (Francia, l802)f;
- l'invenzione delle lenti per fari, costruite con vetri di un solo pezzo
incisi a fasce concentriche (Fresnel, Francia, 1822)(
;
-
l'invenzione del maglio a vapore (Gran Bretagna, 1838);
- la
scoperta del linoleum (Gran Bretagna, 1844);
- la
prima rotativa di stampa (Gran Bretagna, 1848);
- la
distillazione del cherosene (Canada, 1854);
-
la serratura di sicurezza (Yale, Stati Uniti, 1855)5;
- il brevetto del filo spinato (Stati Uniti, 1874);
- la costruzione del fonografo (Stati Uniti, 1872);
- il brevetto della prima penna stilografica (Watermann, Stati Uniti, 1884);
-
la prima macchina per fabbricare bottiglie (Gran Bretagna, 1887);
- il primo processo (piroscissione) di distillazione del petrolio (Gran
Bretagna, 1889);
- i fratelli Lumiere realizzano il cinematografo elaborando una precedente
realizzazione di Edison (Francia, 1895).
(449) Da Baracca, Russo e Ruffo, bibl. 54, pag. 7.
(450)
Ibidem, pag. 93.
(451)
II matematico britannico C. Babbage (l792-l87l) fu uno dei primi teorici della
parcellizzazione del lavoro. Nel 1832, in un suo lavoro (On the
economy of machinary and manifactures), dopo aver sostenuto che la
suddivisione del lavoro riduce i tempi
dell'apprendistato e
fa risparmiare
materia prima,
affermava: "un altro vantaggio che deriva dalla suddivisione del lavoro
è il risparmio di tempo poiché in ogni passaggio da
una lavorazione ad un'altra un certo tempo va perduto. Quando la mano e la
testa si sono abituate per un certo tempo ad una determinata specie di lavoro,
se questo cambia, mano e testa non possono assumere subito la stessa
destrezza che avevano raggiunto prima." Il brano è tratto da Klemn,
bibl.
22, pag. 291 (nel testo citato vi sono altri brani di grande interesse).
(452)
Citato da Klemm, bibl. 22, pag. 309. Sulle macchine è importante leggere
quanto dice Marx. Si veda la rivista Marxiana dell'ottobre 1976.
(453)
Il Capitale (vol. 1°) è del 1867. Con quest'opera Marx dette all'econo
all'economia un assetto scientifico.
(454)
Nel 1864 fu fondata la Prima Internazionale socialista che si sciolse nel
1873, dopo il fallimento della Comune di Parigi (l87l). Nel 1889 fu fondata su
basi diverse la Seconda Internazionale.
Al
fianco di Marx lavorò F. Engels (1820-1895).
(455)
Dall'orazione funebre di Marx, scritta e letta da Engels.
(455
bis) Klemm in bibl. 22, pag. 321.
(456)
Baracca, Russo e Ruffo in bibl. 54, pag. 93.
(456
bis) La Germania si costituisce in stato solo dopo la sconfitta di Napoleone
III (1871) ad opera dell'esercito di Bismarck che strappò alla Francia
l'Alsazia e la Lorena e fondò l'impero tedesco con alla testa Guglielrno 1°
(nel frattempo l'impero austro-ungarico giungeva via via al suo disfacimento).
Si
noti che il grande statista Bismarck inaugurò una politica di alleanze
che garantì all'Europa 50 anni di pace (50 ami nei quali tutti cercarono
di costruirsi imperi coloniali.
(457)
Soltanto nel 1880 l'istruzione primaria venne resa obbligatoria ma con scuole
che davano " un'istruzione inferiore alle classi inferiori".
(458)
Bibl. 23, pag. 277. Si veda tutto il paragrafo del testo da cui è tratto
questo brano; dà ulteriori particolari sull'emergere della Germania con
il contemporaneo declino della Gran Bretagna. L'autore del testo, Cardwell,
è uno storico britannico ed il brano è perciò ancora più interessante.
(459)
Bibl.24, pag. 54.
(460)
Che era invece abbondante in Gran Bretagna e Germania. Tra l'altro la forza
lavoro negli Stati Uniti costava di più di quanto non costasse nei
paesi citati, proprio per la sua scarsità. Questo fu un ulteriore incentivo
allo sviluppo, negli Stati Uniti, di macchine sostitutive del lavoro
umano.
(461)
Un altro elemento a favore del grande sviluppo tecnologico degli Stati Uniti fu
una legislazione tra le più avanzate del mondo per i brevetti (essa
risaliva al 1691 e fu poi perfezionata nel 1790).
(462)
Bibl.23, pag.280. Comincia l'era delle multinazionali.
(463)
Engels scrisse un volume che si occupava dei rapporti soienza-filosofia,
Dialettica della natura, che fu pubblicato postumo soltanto nel secolo
XX. Si veda bibl. 103.
(464)
Allo scopo si vedano alcuni interventi ad un convegno che si tenne a Firenze nel
1970 riportati in bibl. 58.