IL MIO 11 SETTEMBRE
QUELLO DEL 1973
CON KISSINGER A
CAPO DEI DELINQUENTI ASSASSINI
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http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/cile/cile0210allende.html
Il Cile di
Allende
Sintesi
storica dell'esperienza del governo di Unidad Popular stroncato dal
golpe dell'11 settembre 1973. Di Maurizio Attanasi. Ottobre 2002
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Nel
1956 nasce in Cile il FRAP (Frente de Acciòn Popular),una formazione
di partiti di sinistra (socialisti e comunisti) che ha tra i punti
fondamentali del programma politico la riforma agraria, la lotta per
l’unificazione delle economie e dei popoli dell’America Latina, la
democratizzazione delle istituzioni del paese e una politica estera
indipendente dagli interessi e dai dicktat statunitensi. Questo
raggruppamento presenta nelle elezioni del 1958 per la presidenza
del Cile il dottor Salvador Allende, medico ed esponente del Partito
socialista. Allende ottiene il 28,8% del voto popolare, che diventa
il 38,6% nelle successive elezioni presidenziali del 1964 risultando
in tutte e due le competizioni il secondo candidato più votato.
Nel 1969
socialisti e comunisti decidono di allargare la base politica del
FRAP aprendo anche a forze che in un clima di radicalizzazione
sociale
vedi tabella si stavano separando dalla loro origine "borghese"
(1) e che erano disposte a lottare per la
trasformazione del Cile in una società socialista attraverso gli
strumenti democratici previsti dalla Costituzione. Nasce cosi il
blocco di Unidad Popular. Nelle elezioni legislative tenute nello
stesso anno si crea in parlamento una tripartizione tra il blocco
dei partiti di destra, il Partido Demòcrata-Cristiano (PDC) di Frei
e Unidad Popular, tripartizione che sarà mantenuta nella
presentazione delle candidature per le elezioni presidenziali del
settembre 1970. Il 4 settembre gli elettori devono scegliere tra tre
candidati: Salvador Allende per UP (la scelta era caduta
sull’esponente socialista dopo un intensa trattativa tra i partiti
che componevano la coalizione: il partito comunista aveva presentato
come proprio candidato il poeta Pablo Neruda), Jorge Alessandri
presentato dai partiti di destra ed infine Rodomiro Tomic per il PDC
(2).
Lo
scrutinio del 4 settembre vede vincitore Allende con il 36,3% dei
voti, Alessandri ottiene il 34,9% e Tomic il 27,8%. I risultati
evidenziano quanto ormai emergeva da alcuni anni: la società cilena
si è fortemente polarizzata con tre raggruppamenti numericamente
molto simili; nessuno dei tre candidati risulta eletto al primo
turno e quindi è necessario, secondo quanto previsto dalla
costituzione cilena, che ad eleggere il futuro presidente debbano
essere le due Camere del parlamento riunite in seduta congiunta. I
servizi segreti americani avevano organizzato un piano per indurre i
militari ad intervenire prima che Allende fosse eletto dalle Camere
presidente, ma su consiglio di osservatori interni del Cile parve
loro che tale misura non fosse necessaria grazie all'opera di
compravendita di voti dei parlamentari democristiani portata avanti
da politici della destra e da uomini di affari vicini a questi, con
l’avvallo e i fondi di Washington (3). Di fronte
alla scelta tra i due candidati nel PDC prevalgono le correnti
progressiste che appoggiano Allende rendendo possibile la sua
elezione il 24 ottobre e permettendo che una nuova pagina sia
scritta nella storia dei popoli dell'America Latina. La storia di un
presidente eletto democraticamente che voleva portare il suo paese
verso una società non più segnata dalle diseguaglianze del
capitalismo, una società socialista.
Grazie
ad una riforma (paradossalmente contestata dai partiti di sinistra
realizzata l'anno prima), il presidente neoletto si trova ad avere
maggior potere dei suoi predecessori, e questo consente al governo
di avere qualche chances nel realizzare parte del proprio programma,
nonostante l'opposizione democratica e "legittima" del parlamento
(la maggioranza del '69 era ostile ad Allende) e quella occulta, ma
non meno efficace, realizzata dai poteri forti dell'economia,
dell'informazione, ecc. allineati agli interessi delle
multinazionali americane. Salvador Allende chiede ai giovani del
Cile impegno per affrontare quella che si prospetta come una
rivoluzione, seppure non violenta, per sconfiggere definitivamente
lo sfruttamento imperialista e per controllare il commercio estero,
passi che avrebbero reso possibile il progresso del Cile, creando le
premesse economiche per il suo successivo sviluppo. Il programma di
UP prevede la nazionalizzazione delle grandi miniere di rame, delle
banche, delle compagnie di assicurazione e, in generale, di tutte
quelle attività che condizionano lo sviluppo economico e sociale del
paese. Tra queste la produzione e la distribuzione di energia
elettrica, i trasporti ferroviari, aeri e marittimi, le
comunicazioni, la siderurgia, l’industria del cemento, della
cellulosa e la carta. Si tratta di un programma di recupero, dunque,
di quelle ricchezze fondamentali che sono in mano al capitale
straniero.
I primi
interventi del governo sono volti a migliorare le condizioni dei
ceti meno abbienti e dei lavoratori, con l’aumento dei salari e con
l’attribuzione di un ruolo maggiore dei lavoratori nelle imprese
pubbliche o a partecipazione pubblica. Vengono inoltre
nazionalizzate le più importanti industrie minerarie del paese, le
banche e altre industrie strategiche. Va a passo spedito anche la
riforma agraria, in questo caso con procedimenti di espropriazione
miranti alla sparizione del latifondo: si verificano i primi scontri
violenti con i proprietari che non vogliono rinunciare ai loro vasti
possedimenti. Lo stato ora controlla il 30% del credito, l’85% delle
esportazioni e il 45% delle importazioni. Si è ridotta la
disoccupazione ed è aumentato il livello dei consumi delle famiglie
di minor reddito. La mortalità infantile diminuisce, grazie al
rilancio del servizio sanitario, a diverse campagne sanitarie e
dietetiche, e a provvedimenti come la distribuzione di mezzo litro
di latte al giorno ad ogni bambino di età inferiore ai 14 anni.
Grazie
a questa politica UP vince le elezioni municipali dell’aprile del
1971. A fine 1971 però, le manovre sul piano internazionale degli
USA cominciano a sortire i loro effetti. Così si riduce a livello
mondiale il prezzo del rame, con le evidenti conseguenze nelle
esportazioni del rame cileno. Banca Mondiale e Banco Interamericano
di Sviluppo negano aiuti al Cile, rifiutando di finanziare qualsiasi
progetto industriale di sviluppo e concedendo soltanto piccoli
prestiti. La concessione di credito all’estero, che sotto la
presidenza Frei era stata di 300 milioni di dollari, passa a 30
milioni nel 1972 sotto la presidenza Allende. La situazione
internazionale porta inevitabilmente a una drastica crisi economica
interna in cui la destra si tuffa a capofitto per sottolineare
l’incapacità del governo Allende.
Nello stesso
tempo alcune forze della sinistra (settori del Partito Socialista e
il Movimiento de la Izquierda Revolucionaria) spingono per una
radicalizzazione del processo di trasformazione socialista della
società. Si incrociano così, una serie di scioperi ora proclamati
dalla destra (4) con manifestazioni di protesta e
di insofferenza, con astensioni dal lavoro, indette dalle forze più
radicali della sinistra cilena e che imputano ad Allende una
politica che tende a stare "in mezzo al guado", favorendo così il
rafforzarsi della destra. Questi settori sostengono che ad un
probabile golpe delle forze armate si debba rispondere in anticipo
attraverso l'armamento del popolo.
In questo
contesto le forze armate, sulle quali Allende pone pubblicamente la
sua massima fiducia, guardano con crescente preoccupazione
l’evolversi della situazione politica, e al loro interno, su
pressione della destra e degli USA, inizia a prendere corpo
l’ipotesi di un intervento diretto per metter fine all'esperienza
del governo di Unidad Popular e soffocare il clima sociale di
radicalizzazione. Ad accrescere il loro ruolo e il peso nella vita
politica cilena, contribuisce anche la decisione di Allende di
chiamare alcuni generali a far parte del governo per "legare
maggiormente" le forze armate al rispetto della carta
costituzionale.
Le elezioni
politiche del 4 marzo 1973 si rivelano una cocente sconfitta per PDC
e destra si erano presentati insieme e speravano con i due terzi dei
seggi di poter cacciare Allende. Le elezioni portano la forza di UP
al 44%. E' questo l’evento che induce i circoli politici della
destra a decidere di intraprendere la via della forza per riportare
il Paese verso l'“ordine”.
Nel
maggio si tiene il congresso nazionale del PDC che vede eletto
Patricio Aylwin, esponente dell’ala più conservatrice del partito
che approva una mozione dell’ex presidente Frei, in cui si afferma
che il PDC farà tutto il possibile per impedire che il Cile persegua
"nella strada che lo conduce a diventare una dittatura marxista". Un
tentativo di colpo di stato realizzato nel giugno (5)
è il prologo di quanto ormai progetta il PDC, la destra e le forze
armate. Nell’agosto viene proclamato un nuovo sciopero dei trasporti
che paralizza il Cile, e il 22 Augusto Pinochet viene nominato capo
di stato maggiore dopo le dimissioni di Prats a seguito dei
contrasti all’interno delle forze armate. Allende dichiara
pubblicamente la propria fiducia nei confronti di Pinochet. Intanto,
per aumentare il clima di allarme sociale la destra orchestra da
settimane azioni violente portate avanti da forze paramilitari
fasciste, alle quali UP risponde con manifestazioni di piazza.
L’undici
settembre accade quello che ormai era nell’aria. Le forze armate
dichiarano illegittimo il governo Allende e decidono di prendere il
potere. Il “compagno presidente” rifiuta la proposta di
salvacondotto offerta dai militari e si rifugia con i suoi
fedelissimi all’interno della Moneda, il palazzo presidenziale, che
viene bombardata dagli aerei militari. Muore il sogno cileno di una
trasformazione senza violenza verso il socialismo, con il compagno
presidente “suicidato”. Il Paese è in mano alle forze armate,
governato da una Giunta militare con a capo Augusto Pinochet, capo
di stato maggiore dell’esercito che darà vita ad una delle più
feroci dittature nella storia del secolo scorso.
Una
sintesi storica della dittatura di Pinochet la trovi
qui.
NOTE
(1) Il governo
in carica sotto la presidenza del leader democristiano Eduardo Frei,
aveva promosso un programma di modernizzazione che causò la
formazione all'interno del PDC di varie correnti, una delle quali,
nel1969, reputò totalmente insufficiente il programma progressista
del partito e ne fondò un altro che poi si sposterà su posizioni
vicine a quelle dell'estrema sinistra, il MAPU (Movimiento de Acciòn
Popular Unitario). Nello stesso anno il vecchio Partido Radical nel
suo congresso decide la propria collocazione a sinistra, e ciò
provoca la scissione della sua ala conservatrice. Approfittando di
questa situazione socialisti e comunisti si indirizzano verso queste
due forze ed anche al Partido Socialdemòcrata, che pure aveva
conosciuto una sua radicalizzazione, per formare una coalizione
unitaria che per l'appunto sarà chiamata Unidad Popular.
torna su
(2) La
campagna elettorale del 1970 rappresenta per alcuni aspetti qualcosa
di già visto. Se infatti 6 anni prima la Cia era intervenuta
economicamente a sostegno della “rivoluzione nella continuità” di
Frei per evitare che si affermasse il candidato del FRAP, la nascita
di una coalizione più ampia con un candidato conosciuto e amato dal
popolo, che poteva avere delle possibilità concrete di vittoria
spinge le multinazionali americane, d’intesa con la Cia e il governo
statunitense, ad intervenire in maniera più diretta e pesante nella
competizione elettorale. Vi è la prova documentata da una inchiesta
ufficiale del congresso statunitense dell'intervento USA anche in
questa competizione elettorale. torna su
(3) Il
senatore del PDC Fuentealba, ex ambasciatore all’Onu, denunciava al
Senato una campagna tesa ad istigare le forze armate contro il
governo. Affermava: “scorgo in questa campagna le orme e i metodi
della Cia per abbattere i governi in altri paesi. L’imperialismo
economico, il governo degli Usa e la Cia hanno operato sino ad ora
in perfetto accordo per far crollare i governi….. Lo hanno fatto in
Guatemala rovesciando Jacobo Arbenaz, per salvare l’impero delle
banane della United Fruit, in Iran contro Mujamed Massa Depric per
appropriarsi del petrolio e consegnarlo alla Standard Oil, in
Brasile contro Joao Gaulart per impedire che continuasse il processo
di trasformazione avviato nel paese. Hanno tentato di rovesciare
Fidel Castro a Cuba per recuperare l’impero dello zucchero. Non
nutro alcun dubbio sulle attività della Cia in Cile e della sua
partecipazione agli avvenimenti che stiamo vivendo.” Una congiura di
militari sostenuta dagli USA arrivò al sequestro e all'uccisione del
capo dell'esercito René Schneider, ma la manovra non sortì gli
effetti desiderati. Carlos Prats, generale più anziano, fu nominato
comandante in capo. torna su
(4) Da fine
settembre si verificò una progressiva paralisi di taxi, camion,
autobus, soprattutto "padroncini". Seguirono numerose
categorie:impiegati, professionisti, negozianti e quindi proprietari
di aziende che ricorsero alla serrata. Fu chiamato dalla sinistra lo
"sciopero della borghesia" e passò alla storia come il "paro de
octubre". torna su
(5) Il 29
giugno un reparto di carri armati penetra con forza nel Ministero
della Difesa con l'intento di liberare un comandante implicato in
una congiura. Il generale Prats in persona guida i reparti
dell'esercito per bloccare il maldestro tentativo.
torna su
appendice:
la progressione degli scioperi in Cile:
|
anno
|
scioperi
|
occupazioni di
terra
|
|
1965 |
142
|
13
|
|
1966 |
586
|
18
|
|
1967 |
693
|
9
|
|
1968 |
648
|
26
|
|
1969 |
1127
|
148
|
|
1970 |
1580
|
456
|
http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/cile/cile0210pinochet.html
Il Cile di Pinochet
Dopo la
sintesi sull'esperienza
del governo Allende, Maurizio Attanasi descrive i tratti principali della
dittatura di Pinochet. Ottobre 2003.
Gli anni del
regime di Pinochet
La giunta militare,
formata dai capi delle tre forze armate più il comandante dei
carabineros, aveva assunto il potere con l'obbiettivo di restaurare "la
cilenità, la giustizia e l'ordine" compromessi a suo dire dal governo della
sinistra negli ultimi anni. Le forze armate si autoproclamarono le uniche
entità capaci di salvaguardare e difendere l'integrità fisica e giuridica
delle istituzioni cilene; la giunta militare si autonominò autorità suprema
della nazione, sommando in sé le funzioni costituenti, legislative ed
esecutive. Iniziava per il Cile il periodo nero della dittatura del generale
Pinochet, l'ufficiale che solo pochi giorni prima del golpe era stato
nominato da Allende a capo dell'esercito, e che il presidente socialista
riteneva persona fedele ai principi della costituzione, tanto da fargli
pensare, allo scoppio dellla rivolta, che il fedele "Augusto" fosse rimasto
tra le prime vittime del golpe.
L'11
settembre stesso iniziavano le persecuzioni e gli arresti di massa; chiunque
fosse ritenuto vicino o coinvolto con il governo di Unidad Popular veniva
fermato e portato nei centri di detenzione sparsi in tutto il Paese. Caso
emblematico è lo stadio nazionale di Santiago che venne trasformato in una
immensa prigione; la Croce Rossa stimò in 7000 circa le persone detenute
nello stadio nei primi dieci giorni successivi al golpe, dove molti vennero
uccisi o torturati. Il messaggio era inequivocabile: nessuna pietà per i
"nemici del Cile", nessun ritorno dei militari nelle caserme magari per
lasciare il potere a politici "fidati", perché non si trattava solo di
sostituire un ceto politico, ma di sbaragliare una presenza sociale della
sinistra che era radicale e diffusa. Il 25 dello stesso mese gli USA, che
avevano contribuito in maniera determinante all'abbattimento di Allende,
riconoscevano ufficialmente il governo della Giunta legittimando così a
livello internazionale il colpo di stato dei militari.
La Giunta, o sarebbe
meglio dire Pinochet (il capo dell'esercito riusciva infatti ad emergere e
ad affermarsi all'interno dell'organo collegiale), procedette con atti
normativi a trasformare le istituzioni: sciolse l'Assemblea nazionale,
cancellò la personalità giuridica dei sindacati, illegalizzò i partiti
legati a Unidad Popular e procedette al sequestro dei loro beni, vennero
infine distrutti i registri elettorali, si istituirono norme che
permettevano di togliere la cittadinanza cilena e di espellere dal Paese
cittadini indesiderati.
Accanto alle modifiche
legislative Pinochet adottò la violenza fisica come strumento organico della
propria azione di governo. La violenza e la scomparsa forzata di persone in
Cile non fu causata da qualche individuo che aveva "ecceduto", ma si
manifestò in quello che si può definire "terrorismo di stato", con la
tortura sistematica dei prigionieri e la desapariciòn, la scomparsa
di persone arrestate dal regime. Tra gli episodi di questa pratica
ricordiamo l'assassinio di un gruppo di prigionieri a Cerava da parte dei
carabineros, di 13 persone ad Osorna, di 19 a Laja e San Rosendo, 18
campesionos uccisi a Paine, l'assassinio di 6 prigionieri nel campo di
prigionia di Pisagua, di 4 studenti universitari a Cauquenes, di 13
campesinos a Mulchen, di 9 dirigenti delle ferrovia a San Bernardo, 23
persone a Paine, di 72 prigionieri politici arrestati in varie città (la
Serena, Copiapò, Antofagasta e Colanoda) in quella che è stata definita "la
carovana della morte", un raid di un gruppo di militari guidati dal
generale Sergio Orellano Stark.
Si annoverano anche
omicidi eccellenti compiuti dalla dittatura al di fuori dei confini del
Cile. Nel 1974 venne ucciso il generale Prats e la moglie a Buenos Aires,
nel 1975 Bernardo Leighton, ex vicepresidente della repubblica, sfuggì ad
una attentato a Roma, nel 1976 Orlando Letelier, ex ambasciatore del Cile
negli Usa, venne assassinato a Washington. Con il regime cileno collaborano
le forze armate di altre paesi confinanti in cui erano al potere i militari,
come ad esempio le forze armate argentine. Il 25 luglio 1975 la stampa
argentina e brasiliana pubblicava una lista di 119 cileni desaparecidos
"uccisi in Argentina in seguito a lotte intestine nelle formazioni della
sinistra cilena". Successivamente si scoprì che si era trattato di una
operazione congiunta dei governi cileno, argentino e brasiliano, e le
numerose testimonianze raccolte riferirono che i cittadini indicati nella
lista erano stati catturati in Cile.
Con la dichiarazione
dello stato d'assedio o dello stato d'emergenza si realizzarono le
condizioni perché l'apparato militare potesse attuare "legalmente", per via
amministrativa. La repressione venne demandata alla giurisdizione penale
ordinaria che si basava non sul codice penale del 1874 in vigore nel Cile
pre-golpe, ma su una serie di leggi speciali emanate dalla Giunta. Del resto
il potere giudiziario era conservatore e aveva mal convissuto con il governo
Allende e il suo programma sociale ed economico, e così si era adattato
senza troppe difficoltà al nuovo governo dei militari; quest'ultimo, tranne
una opportuna epurazione nei primi mesi dopo il golpe,
fondamentalmente non ebbe mai la necessità di intervenire presso i giudici,
rispettosi delle leggi emanate dal generale. Basti pensare che nel marzo del
1975 il presidente della Corte suprema manifestò la propria convinzione che
i desaparecidos erano persone che, o volontariamente avevano scelto
la clandestinità come strumento di lotta contro il governo, oppure avevano
abbandonato il Paese.
La
repressione "illegale", veniva gestita autonomamente dalle forze armate. La
tortura in Cile fu una pratica portata avanti efficacemente con l'aiuto di
professionisti stranieri o con cileni formati all'estero; c'erano ad esempio
medici esperti sui limiti della resistenza umana, così da poter assicurare
una tortura graduata e controllata per ottenere il massimo risultato. La
tortura perse molto della sua tradizionale natura inquisitoria (mezzo per
acquisire informazioni) per assumere una nuova valenza intimidatoria e
repressiva. Così come per le altre dittature che ci sono state nei paesi
dell'America Latina, anche in Cile ci furono dei luoghi deputati alla
tortura e alla detenzione di prigionieri politici gestiti direttamente dalla
polizia politica: "Josè Domingo Canasî", "La discoteca", "Venda Sexy",
"Villa Grimaldi", "Londres 38".
Autori di studi sui
desaparecidos cileni (la Commissione istituita nel 1990 dal
presidente Aylwin arrivò a contarne almeno 2229) hanno individuato
due fasi nella gestione della repressione da parte del regime. Un primo
periodo andava da settembre a dicembre del 1973: la responsabilità degli
arresti e delle scomparse era da ricondurre soprattutto all'esercito e ai
carabineros che agirono spesso congiuntamente e accanto ai quali
attuarono, nelle settimane immediatamente successive al golpe, anche dei
civili (di solito appartenenti ad organizzazioni dell'estrema destra); le
azioni consistettero in esecuzioni sommarie o omicidi delle persone
sequestrate, disfacendosi poi del corpo (buttandolo in un fiume o
seppellendolo clandestinamente), il tutto seguito dalla negazione dei fatti
o dal rilascio di false versioni sull'accaduto. Un secondo periodo andava
dal gennaio 1974 al novembre 1989: le operazioni venivano compiute
principalmente dalla polizia segreta attraverso un preventivo lavoro di
informazione e un adeguato e organico dispositivo operativo per effettuare
la cattura.
Gran
parte degli omicidi furono compiuti appunto dalla Dina (Direcion Nacional de
Inteligencia) la polizia segreta creata dal regime nel 1974. La Dina operò
con ampi poteri in vari centri segreti e di detenzione distribuiti in tutto
il Paese facendo riferimento al Ministero degli Interni. Nel 1977 venne
sciolta e sostituita con il Cni (Central Nacional de Informaciòn) che
svolgeva gli stessi compiti con gli stessi uomini. La modifica, di pura
facciata, fu dettata dalla evidente implicazione di uomini della Dina
nell'omicidio dell'ex diplomatico Letelier negli Usa, dove aveva perso la
vita anche un cittadina americana, la segretaria del diplomatico cileno. La
Cni era sotto il controllo del Ministro della Difesa. Tra la fine del '74 e
la metà del '75 l'apparato repressivo cileno si scagliò in modo particolare
contro il Mir e a ottobre ne venne assassinato il segretario generale:
Miguel Enriquez Espinoza.
Nel corso della
dittatura Pinochet adottò un modello liberista molto spinto, mutuato da
Milton Friedman e dalla scuola di Chicago, contando sul pieno appoggio
dell'oligarchia e della classe media, ed anche su quello delle
multinazionali, cui andò il controllo delle imprese precedentemente
nazionalizzate. Grazie alla libera importazione di prodotti, il mercato fu
invaso di merci straniere, il che comportò licenziamenti, la perdita del
potere d'acquisto e l'accentuarsi delle differenze sociali.
In una situazione di
pieno controllo della situazione, nel luglio del 1977 il generale Pinochet
iniziò un processo volto alla trasformazione della dittatura cilena in una
"democrazia protetta" sotto la sua guida, "la nuova democrazia", come ebbe a
definirla. Nel gennaio del 1978 l'Onu condannava il Cile per violazione dei
diritti umani. L'iniziativa spinse Pinochet a indire un referendum in difesa
della "dignità" del Cile, per dimostrare al mondo il consenso popolare di
cui godeva il suo regime e ottenne il 75% dei voti a favore, in una
consultazione senza registri elettorali e senza la minima garanzia di
segretezza del voto. Nel 1980 il regime emanava la legge di amnistia, che
prevede l'impunità per tutti quelli che avevano commesso reati, gli autori,
i complici e quelli che occultarono i crimini dal giorno del golpe sino al
10 marzo del 1978. Nello stesso anno un plebiscito approvava la nuova
costituzione, con il 67% dei consensi, in completa assenza di garanzie
democratiche sotto uno stato di assedio proclamato alcuni giorni prima della
consultazione. Il progetto prevedeva Pinochet a capo della Giunta per altri
otto anni al termine dei quali la stessa Giunta avrebbe indicato il futuro
candidato unico, confermato da un plebiscito. Se il plebiscito fosse stato
negativo, dopo un anno di attesa sarebbero state indette le elezioni del
parlamento e del presidente. Il testo definiva come illecito e contrario
all'ordinamento della repubblica ogni atto destinato a diffondere la
violenza o una concezione di società fondato sulla lotta di classe. Le
organizzazioni, i movimenti e i partiti politici, che per fini e attività
dei suoi aderenti avessero perseguito tale visione della società, erano per
ciò stesso incostituzionali. L'undici marzo 1981 Pinochet giurava fedeltà in
qualità di Capo dello stato ed entrava nella Moneda, otto anni dopo averla
bombardata.
La rinascita
dell'opposizione
La politica
neoliberale portata avanti dalla Giunta golpista portò tra le altre cose ad
un abbassamento dei tassi di importazione, dal 1977 al 1982, che
raddoppiarono le importazioni Usa, e, aggiunte alle privatizzazioni,
portarono ad una diminuzione del 15% della produzione industriale. Il Cile
subì un indebitamento vertiginoso con il FMI e le banche internazionali,e fu
costretto a svalutare provocando il collasso del sistema creditizio privato
nel gennaio 1983. Da quel momento in poi la situazione economica andò sempre
più peggiorando.
Alla fine del 1982 si
ebbero una serie di manifestazioni contro il carovita e nei primi mesi
dell'83 il clima di scontento sociale crebbe fino al punto da indurre la CTC,
il sindacato dei minatori del rame a direzione democristiana, a convocare
per l'11 maggio 1983 uno sciopero generale. Si trattò della prima giornata
di protesta cui, visto il successo, ne seguirono molte altre, caratterizzate
dalla ribellione di una nuova generazione di attivisti che era nata nella
povertà delle poblaciones (le baraccopoli che circondavano santiago) e che
non esitavano a scontrarsi con gli apparati della dittatura anche con costi
elevatissimi (morti, feriti, migliaia di arresti). In questa nuova fase di
radicalizzazione sociale la sinistra e specialmente il Pc crebbe molto
rapidamente lanciando una strategia di "ribellione popolare" che aveva
qualche punto di ambiguità dato che comprendeva allo stesso tempo il ricorso
alla lotta armata e la rincorsa dell'opposizione moderata capeggiata dalla
Dc.
Pinochet, nonostante
il crescente isolamento anche presso la sua stessa base sociale, riescì però
a resistere a questa ondata di rivolta popolare alternando momenti di dura
repressione (stato d'assedio dal 1984 al 1985) a finte negoziazioni che
immobilizzavano l'opposizione moderata nella speranza di una qualche riforma
della dittatura. Questa dinamica, unita agli errori della sinistra, che
approfondiremo in altro momento, fece sì che il dittatore riuscisse in
qualche modo a mantenere il suo programma di costruzione di una democrazia
autoritaria e a imporre nel 1988 la sua figura come candidato unico alla
presidenza. Qui però sbagliò i suoi calcoli: lo scarto tra sì e no fu troppo
alto per permettere brogli. Il 54,685% dei cittadini si espresse nel
plebiscito del 5 ottobre per il no.
Il 14 dicembre del
1989 alle elezioni presidenziali, vinceva il democristiano Alwyn con il
55,2%, la destra pinochetista con Hernan Buchi otteneva il 29%. Pinochet
restava a capo dell'esercito. Il Cile cercava faticosamente la via verso un
regime diverso da quella dittatura che per ben 16 anni aveva conosciuto e
che aveva interrotto nel settembre di quasi trentanni prima il sogno di un
Cile socialista.
Bibliografia
Debray La via
Cilena al socialismo Feltrinelli 1971
Korolev Storia contemporanea del Cile 1956/1973 Editori Riuniti
1974
Carinci Rapporto dal Cile Ediesse 1986
Selser Gli artigli dell'aquila. Il Colpo di Stato contro Allende.
Ed Associate1990
Stabili Il Cile dalla repubblica liberale al dopo Pinochet
Giunti 1991
Moretti In sudamerica Sperling & Kupfer 2000
Che il golpe cileno
dell'11 settembre
1973 sia stato
preparato e
sostenuto dalla Cia
non è ormai più un
mistero per nessuno:
oltre
diciassettemila
documenti ufficiali
da poco
declassificati
dimostrano infatti
con dovizia di
dettagli ciò che da
anni veniva - come
spesso accade in
questi casi -
degradato a pura
dietrologia; del
resto, da tempo i
massimi vertici Cia
mettevano in guardia
dal render noti i
documenti, dicendoli
rivelatori di "un
modello di attività
da cui si evince il
metodo usato dai
Servizi in tutto il
mondo". |
CIA, il rapporto sul golpe cileno
di Gianni Cipriani
Le "operazioni coperte" finanziate e
realizzate dai servizi segreti degli
Stati Uniti per tutti gli anni '60
non erano riuscite ad impedire
l'elezione di Salvador Allende alla
guida del Cile. Fu così che nel 1970
il presidente degli Stati Uniti,
Richard Nixon, convocò il capo
dell'intelligence americana per
informarlo che il governo Allende
non era più accettabile: furono,
quindi, immediatamente stanziati
dieci milioni di dollari per
operazioni clandestine che
prevedevano, oltre alla
delegittimazione politica della
sinistra, un accordo con quei
militari ed esponenti delle forze di
polizia cileni disponibili a
realizzare un golpe. Tre anni dopo
quella direttiva, i militari
comandati da Augusto Pinochet
rovesciarono nel sangue il governo
Allende ed instaurarono un regime
dittatoriale, dispotico e
sanguinario.
Fino a poco tempo fa, la narrazione dei
retroscena del golpe cileno (per quanto
ampiamente noti) era in qualche modo
patrimonio esclusivo della pubblicistica
di sinistra, ovvero di una informazione
tanto rigorosa, quanto relegata ai
margini del sistema informativo. Adesso
gli Stati Uniti ammettono. Il documento
che è riportato integralmente proviene
direttamente dalla Cia e rappresenta una
prima ammissione - seppur tra qualche
reticenza - del ruolo svolto dagli Usa
negli episodi eversivi di quegli anni e
nell'appoggio al golpe di Pinochet.
Vicende, fino a pochi anni fa bollate
come ricostruzioni della "propaganda
rossa", che ora compaiono in un atto
ufficiale datato 18 settembre 2000
(quindi recentissimo) dell'Agenzia
statunitense.
Il rapporto della Cia, c'è da dire, al
di là della sua indubbia importanza per
l'ufficialità di quanto riportato, non
fornisce elementi totalmente inediti
rispetto a quelli già noti. Dalle
manovre per influenzare la politica
cilena, ai contatti con i militari
golpisti, all'assassinio del generale
Schneider giudicato d'ostacolo per un
possibile colpo di Stato, al ruolo
(indiretto secondo questo documento) in
occasione dell'assalto al palazzo della
Moneda. Tutto conosciuto. Eppure il
"timbro" della Cia contribuisce a far
apparire più grave e più cupa ogni
parola che si legge.
Ma al di là del rapporto, che nella sua
essenziale e fredda brutalità è fin
troppo chiaro perché debba essere
spiegato anticipatamente, quello che è
importante, nell'introdurre il
documento, è la sua contestualizzazione
storica. Perché il golpe cileno ha
rappresentato una delle più concrete e
determinate applicazioni delle teorie
della "controinsorgenza" e della guerra
rivoluzionaria, che per oltre un
quindicennio hanno ispirato le dottrine
Usa in materia di operazioni militari e
di intelligence. Elaborazioni che, nella
loro traduzione operativa, sono state
sintetizzate nelle cosiddette "direttive
Westmoreland". E quindi il documento sul
Cile può rappresentare l'occasione per
una più ampia riflessione, che partendo
da ciò che accadde a Santiago, possa
spiegare anche gran parte delle
"vicissitudini" dell'America Latina, del
sud-est asiatico e - in parte -
dell'Italia.
La teoria della controinsorgenza venne
elaborata nell'immediato dopoguerra,
principalmente come risposta alla
vittoria della rivoluzione comunista
cinese, la quale aveva indicato come, da
un punto di vista militare, la
guerriglia rivestisse un ruolo
strategico per la conquista del potere,
soprattutto nel periodo nucleare, quando
le guerre convenzionali cominciavano a
mostrare tutti i loro limiti, nel
reciproco timore di una escalation
incontrollata. Per questo i militari Usa
cominciarono a teorizzare che l'unico
modo per sconfiggere la guerriglia era
quello di trasformarsi in guerriglieri.
E poiché l'Urss aveva cominciato ad
impegnarsi nel sostegno dei movimenti di
liberazione nazionale (appunto le
formazioni guerrigliere) fin dagli anni
Sessanta i militari Usa cominciarono ad
elaborare i piani che prevedevano il
loro impiego in "operazioni non
convezionali" in tutte le circostanze in
cui fosse necessario, anche senza il
consenso dei paesi ospiti. In questo
modo il ruolo della Cia e della Us Army
in molti paesi del terzo mondo finì con
il diventare decisivo, per regolare le
politiche dei governi e l'impiego delle
forze armate. In pratica, una sorta di
legittimazione politico-strategica per
interferire pesantemente all'interno dei
paesi alleati. Di pari passo, la teoria
della guerra rivoluzionaria doveva
rappresentare la risposta (uguale e
contraria) alla guerra su scala
planetaria lanciata dai comunisti, la
quale si manifestava - secondo i teorici
Usa - con ogni mezzo possibile: dalle
lotte politiche legittime a quelle
violente, da quelle ufficiali a quelle
clandestine, da quelle legali a quelle
illegali. In ogni modo si
manifestassero, le attività comuniste
andavano contrastate con ogni mezzo. E
bisognava far pressioni sui governi
alleati, quando il loro tasso di
anticomunismo sembrava divenire
inadeguato rispetto al livello di
scontro in atto. Ogni mezzo, contro il
comunismo. Insomma, se la teoria della
controinsorgenza era stata elaborata
pensando soprattutto ai paesi del Terzo
mondo e ai movimenti di liberazione
(dietro il nazionalismo c'erano sempre i
comunisti, si sosteneva) la teoria della
guerra rivoluzionaria serviva meglio a
comprendere le dinamiche che si
manifestavano in paesi molto più
avanzati, dove la rivoluzione comunista
avrebbe potuto vincere anche senza
l'appoggio delle masse contadine e dei
guerriglieri. La sintesi delle due
teorie, come detto, era stata in qualche
modo riassunta nelle direttive del
generale Westmoreland (capo delle forze
armate americane in Vietnam) il quale a
sua volta aveva aggiornato le
elaborazioni dei suoi predecessori in
materia di operazioni di intelligence,
di "stabilizzazione" e di guerra
psicologica. In estrema sintesi con le
direttive Westmoreland veniva spiegato
ai militari come contrastare "sul campo"
e anche in maniera spregiudicata
l'avanzata comunista, come utilizzare il
terrorismo e l'infiltrazione a favore
della stabilizzazione, come controllare,
infine, forze armate e governi dei paesi
ospiti.
Questa era la filosofia. La rivoluzione
cinese prima, poi l'Indocina e poi
l'espandersi dei movimenti di
liberazione avevano convinto i militari
Usa (e un nutrito gruppo di esperti
militari non americani ma di provata
fede atlantica) che il comunismo aveva
scatenato una guerra non convenzionale
contro l'occidente. Una "guerra non
ortodossa" e in quanto tale anche
occulta e subdola. Si doveva rispondere
con gli stessi mezzi: attrezzandosi ad
una "guerra non ortodossa" di lungo
periodo.
Non è un caso che proprio in questi
quindici anni - tra il 1960 e il 1975 -
nelle zone sotto il controllo diretto o
indiretto degli Usa si verificarono
decine di golpe o di tentati golpe. La
Cia e i servizi di intelligence della Us
Army svolsero un ruolo decisivo. E
quindi il Cile, nel 1973, non fu altro
che la tragica conclusione di un "ciclo"
che aveva visto le sue massime
espressioni nel 1963 in Vietnam, l'anno
successivo in Brasile e ancora la Grecia
del 1967. In quelle teorie c'era la
spiegazione generale di ciò che,
localmente, i vari emissari Usa
concordavano di volta in volta e con
modalità diverse con i singoli generali
(o colonnelli) o con le varie
organizzazioni. Il rapporto della Cia
sul colpo di Stato in Cile, quindi, non
va visto come la narrazione di una serie
di avvenimenti accaduti
"eccezionalmente" al termine di una
drammatica crisi, ma come il paradigma
di una concezione della politica nella
quale la lotta al comunismo ha
rappresentato la giustificazione (e
talvolta l'alibi) per ogni tipo di
intervento e per l'appoggio a quei
regimi dittatoriali (come spiegato nelle
"direttive Westmoreland") i quali pur
non garantendo "libertà e democrazia"
per i popoli, andavano tuttavia
sostenuti per i loro meriti di
intransigenza anticomunista, così come è
accaduto per decenni in America Latina.
L'ultima considerazione riguarda
l'Italia: l'ex ordinovista e agente
dell'intelligence militare Usa Carlo
Digilio (uno dei principali e più
attendibili testimoni nelle inchieste
sulle stragi in Italia, ndr) ha spiegato
come la "strategia della tensione" non
fosse altro che il risultato
dell'applicazione concreta - seppure
oltre il necessario - delle direttive
del generale Westmoreland, che da teoria
generale venivano tradotte
operativamente dai vari colonnelli e
capitani assegnati ai comandi asiatici o
africani o europei, o tedeschi o
italiani. Ciò nonostante, quando poco
tempo fa la relazione presentata in
commissione Stragi dall'onorevole Valter
Bielli ha chiaramente indicato (sulla
base di un'imponente documentazione
perfettamente coerente al quadro teorico
qui spiegato) le responsabilità
atlantiche nella "strategia della
tensione", si è preferito gridare allo
scandalo, alla bestemmia, piuttosto che
confrontarsi seriamente e cominciare a
ricostruire, in un quadro unitario, ciò
che ha rappresentato per molti paesi
l'applicazione delle teorie della
controinsorgenza e della guerra
rivoluzionaria; ciò che hanno
concretamente rappresentato le direttive
Westmoreland.
Eppure la vicenda del rapporto della Cia
del 18 settembre 2000 sul golpe in Cile
può insegnare qualcosa: la più famosa
Agenzia di intelligence Usa ha dovuto
presentare la sua relazione, perché così
le aveva chiesto il Congresso Usa, dove
era stato approvato un emendamento
presentato il 13 maggio 1999 dal
parlamentare democratico Maurice Hinkey,
sensibilizzato dalle inchieste del
giudice spagnolo Garzòn sui crimini di
Pinochet e le connivenze statunitensi.
Ci sarà mai un emendamento approvato dal
Congresso che obbligherà la Cia (o
meglio la cosiddetta "comunità di
intelligence" composta da numerosi
organismi) a presentare una relazione su
piazza Fontana e la "strategia della
tensione"? In Italia, fortunatamente
(nonostante vari tentativi) non c'è
stato un colpo di Stato, né
l'instaurazione di un regime sanguinario
lontanamente paragonabile a quelli
dell'America Latina. Ma ci sono stati
molti morti. Innocenti che viaggiavano
in treno. O si trovavano in fila in una
banca o a manifestare in piazza contro
la violenza fascista. Anche loro e i
loro parenti, forse, meritano la verità.
(G. Cip.)
______________________________
IL RAPPORTO
ATTIVITA' DELLA CIA IN CILE
Sommario delle fonti/Metodologia
Rispondendo alla sezione 311 della legge
d'autorizzazione informazioni per l'anno
fiscale Duemila (d'ora in avanti
"l'emendamento Hinchey"), i servizi
segreti (Ic), con a capo il Consiglio
nazionale per le informazioni, hanno
provveduto a rivedere gli archivi della
Cia riguardanti il periodo in oggetto,
fondamentalmente sulla base di ricerche
documentali recenti; a studiare i lunghi
rapporti del Congresso riguardanti le
attività Usa in Cile durante gli anni
'60 e '70; alla lettura delle memorie di
personaggi chiave, ivi compresi Richard
Nixon e Henry Kissinger; allo studio
della raccolta storica orale presso il
Centro per lo studio dell'Intelligence,
nonché ad intervistare funzionari dei
Servizi coinvolti personalmente, e oggi
in pensione. Tutte queste informazioni
ci hanno permesso di ritenere altamente
affidabili le risposte alle tre domande,
di seguito elencate. Tuttavia, il nucleo
centrale del rapporto potrà fornire una
maggior ricchezza di dettagli, nel
tentativo di raccontare del
coinvolgimento della Cia e collocare le
risposte nel loro giusto contesto
storico. Nel 1975, il Comitato scelto
per lo studio delle operazioni
governative riguardanti le attività
d'informazione - il Comitato Church - ha
condotto un approfondito studio
documentale e le necessarie interviste,
emettendo successivamente un rapporto
che rappresenta tuttora l'analisi
completa ed esauriente delle attività
svolte dalla Cia in Cile durante il
periodo intercorso tra il 1963 ed il
1973. La reazione della Cia
all'emendamento Hinchey deve essere
vista come un tentativo in buona fede di
dare risposte, non classificate, alle
tre domande, ma non come una storia
definitiva delle attività Usa in Cile
durante gli ultimi trent'anni.
Sommario delle risposte alle
interrogazioni
1. Domanda - Tutte le attività dei
funzionari, agenti sotto copertura e
dipendenti di tutti i settori dei
Servizi in relazione all'assassinio del
presidente Salvador Allende nel
settembre del 1973.
Risposta - Non abbiamo trovato alcuna
informazione - né l'ha trovata il
Comitato Church - che ponesse in
qualsiasi modo la Cia o i Servizi in
relazione con la morte del presidente
cileno Salvador Allende. Si ritiene che
egli si sia tolto la vita nel momento in
cui stava per essere circondato dai
leader del golpe. Lo sforzo più notevole
svolto dalla Cia contro Allende si era
verificato prima, nel 1970, con il
tentativo fallito di bloccarne
l'elezione e l'ascesa alla presidenza.
Tuttavia, l'ostilità di lunga data
dell'Amministrazione Usa nei confronti
di Allende, ed il precedente
incoraggiamento di un eventuale colpo di
stato militare contro di lui erano ben
noti ai cospiratori cileni, che, a suo
tempo, hanno provveduto ad agire per
conto proprio allo scopo di deporlo.
2. Domanda - Tutte le attività dei
funzionari, agenti sotto copertura e
dipendenti di tutti i settori dei
Servizi riguardo all'accesso del
generale Augusto Pinochet alla
presidenza della Repubblica del Cile.
Risposta - Successivamente alla
deposizione di Allende, la Cia ha
sostenuto attivamente la giunta
militare, ma non ha certo aiutato
Pinochet ad accedere alla presidenza: di
fatto, molti funzionari della Cia
condividevano le diffuse riserve degli
Stati Uniti riguardo all'accanita
ricerca di potere da parte di Pinochet.
3. Domanda - Tutte le attività dei
funzionari, agenti sotto copertura e
dipendenti di tutti i settori dei
Servizi in relazione alle violazioni dei
diritti umani commesse da ufficiali o
agenti dell'ex presidente Pinochet.
Risposta - In seguito al rovesciamento
di Allende, molti degli ufficiali di
Pinochet sono stati coinvolti in diffuse
e sistematiche violazioni dei diritti
umani. Alcuni di loro erano contatti o
agenti della Cia o delle forze militari
Usa. I Servizi hanno seguito le linee di
condotta allora vigenti, per quanto
attiene ai rapporti su tali abusi, ed
hanno ammonito i propri agenti cileni
affinché si astenessero da tali
condotte. Le attuali norme, più severe,
relative ai rapporti, allora non
esistevano: se fossero state in vigore,
sospettiamo che molti agenti sarebbero
stati abbandonati.
Discussione
Negli anni '60 e nei primi anni '70, nel
quadro della politica del governo Usa
volta a tentare di influenzare gli
eventi in Cile, la Cia intraprese alcuni
specifici progetti di attività segrete
in Cile. Quelli di cui siamo così giunti
a conoscenza sono descritti qui di
seguito. Lo scopo principale - ben
radicato nelle politiche del periodo -
era quello di screditare i leader
politici di tendenza marxista, in
particolare il dottor Salvador Allende,
e di rafforzare ed incoraggiare i loro
oppositori civili e militari, per
evitare che potessero giungere ad
assumere il potere.
Relazione generale attività sotto
copertura. Sotto la direzione della Casa
Bianca e dei comitati di coordinamento
politico inter-agenzie, la Cia ha
intrapreso le attività segrete descritte
qui di seguito. Sono state portate
avanti attività sostenute di propaganda,
ivi compresi aiuti finanziari ad alcuni
importanti media, contro Allende ed
altri esponenti marxisti. Alcuni
progetti d'azione politica hanno
appoggiato un certo numero di partiti
prima e dopo le elezioni del 1964, e
anche dopo l'elezione di Allende nel
1970.
· Nell'aprile del 1962, il "Gruppo
speciale del comitato 5412" - un
organismo del sottosegretariato,
incaricato di controllare le azioni
segrete proposte - approvava la proposta
di svolgere un programma di assistenza
finanziaria segreta al Partito
democratico cristiano (Pdc) in appoggio
alla candidatura alla presidenza di
Eduardo Frei, nel 1964.
· Sempre nel 1962, la Cia cominciò ad
appoggiare un gruppo d'azione civile che
aveva intrapreso diverse attività
propagandistiche, ivi compresa la
distribuzione di poster e volantini.
· Nel dicembre del 1963, il Gruppo 5412
accettò di fornire un contributo una
tantum al Fronte democratico, una
coalizione di tre partiti, dal moderato
al conservatore, in appoggio alla
campagna presidenziale del Fronte
stesso.
· Nell'aprile del 1964, il Gruppo 5412
approvò un programma d'azione politica e
di propaganda in vista delle imminenti
elezioni presidenziali del settembre
dello stesso anno.
· Nel maggio 1964, in seguito allo
scioglimento del Fronte democratico, il
"Comitato 303", che aveva preso il posto
del Gruppo 5412, accettò di dare al
Partito radicale ulteriore assistenza
segreta.
· Nel febbraio del 1965, il Comitato 303
approvava la proposta di concedere
assistenza segreta ad alcuni candidati
scelti, in vista delle vicine elezioni
parlamentari.
· Nel 1967, la Cia organizzò un
meccanismo di propaganda per l'acquisto
di spazi in emittenti radio e altri
media.
· Nel luglio del 1968, il Comitato 303
approvava un programma di azione
politica volto ad appoggiare alcuni
candidati moderati alle elezioni
parlamentari del 1969.
· In seguito ai risultati delle attività
di propaganda del 1968, nel 1969 il
"Comitato 40" (erede del Comitato 303)
approvò la creazione di un workshop di
propaganda.
· Nella corsa alle presidenziali del
1970, il Comitato 40 ordinò alla Cia di
svolgere "operazioni di disturbo" allo
scopo di prevenire l'eventuale vittoria
di Allende.
· Nel quadro dell' "Opzione I" per
impedire ad Allende di assumere il
potere dopo le elezioni del 4 settembre,
la Cia tentò di influenzare il voto di
ballottaggio in parlamento, che la
Costituzione imponeva, non avendo
Allende ottenuto la maggioranza
assoluta.
· Nel quadro dell'"Opzione II" della
strategia, alla Cia fu ordinato di
fomentare un colpo di stato per impedire
ad Allende di assumere la presidenza
(vedi la discussione più avanti).
· Durante la presidenza di Allende, il
Comitato 40 approvò la revisione delle
operazioni "Opzione I" che - in
combinazione con nuovi sforzi per
appoggiare il Pdc nel 1971 ed un
progetto di appoggio al Partito
nazionale ed al Partito radicale
democratico nel 1972 - avrebbe versato
milioni di dollari allo scopo di
rafforzare i partiti politici
d'opposizione. La Cia ha altresì fornito
assistenza a gruppi militanti di destra,
allo scopo di indebolire il presidente e
creare tensione nel Paese.
Appoggio al colpo di stato nel 1970. Nel
quadro della "Opzione II" della
strategia, la Cia tentò di istigare un
colpo di stato allo scopo di evitare che
Allende assumesse il potere dopo aver
ottenuto la maggioranza relativa alle
elezioni del 4 settembre, e prima che il
parlamento cileno riconfermasse la sua
vittoria, come richiesto dalla
Costituzione dal momento che non aveva
ottenuto la maggioranza assoluta. La Cia
lavorava con tre diversi gruppi di
cospiratori. Tutti e tre i gruppi fecero
sapere chiaramente che qualsiasi golpe
avrebbe dovuto essere preceduto dal
rapimento del comandante dell'Esercito
Renè Schneider, che riteneva
sinceramente che la Costituzione
imponeva all'Esercito di permettere che
Allende assumesse il potere. La Cia era
della stessa opinione. Pur se la Cia
aveva fornito armi ad uno dei gruppi,
non abbiamo trovato alcuna informazione
che stia ad indicare che i cospiratori,
o la Cia stessa, avessero l'intenzione
di uccidere il generale. Con un gruppo
di cospiratori, i contatti furono
interrotti ben presto, per via delle sue
tendenze estremistiche. La Cia fornì al
secondo gruppo gas lacrimogeni, fucili
mitragliatori e munizioni. Il terzo
gruppo tentò di rapire Schneider,
ferendolo mortalmente durante l'attacco.
Precedentemente, la Cia aveva
incoraggiato questo gruppo a fare il
colpo di stato, ma aveva poi ritirato il
proprio appoggio, quattro giorni prima
dell'attacco, dato che, secondo il
giudizio della Cia stessa, il gruppo non
era in grado di farlo con successo.
Conoscenza del progetto di golpe nel
1973. Pur se non fu la Cia ad ispirare
il golpe che pose fine al governo di
Allende l'11 settembre 1973, era
tuttavia consapevole del fatto che i
militari lo stavano tramando, aveva
rapporti volti alla raccolta di
informazioni con alcuni dei cospiratori
e - dal momento che la Cia stessa non
aveva scoraggiato il colpo di stato ed
anzi aveva cercato di fomentarne uno nel
1970 - probabilmente sembrava che lo
avallasse. Non ci fu modo di sapere,
nemmeno per la Cia, che Allende avrebbe
rifiutato l'offerta dei golpisti di
accompagnarlo incolume fuori dal Paese e
che invece - con il palazzo della Moneda
sottoposto a bombardamenti da carri
armati ed aerei, ed ormai in fiamme - si
sarebbe tolto la vita.
Conoscenza delle violazioni dei diritti
umani. I funzionari della Cia sapevano,
e fecero sapere agli analisti ed al
governo, nel 1973, che il generale
Pinochet e le forze che avevano
rovesciato il governo Allende stavano
conducendo, nei primi mesi dopo il
golpe, una dura campagna contro gli
elementi di sinistra e tutti coloro che
percepivano come loro nemici politici.
Alcuni servizi di sicurezza hanno
portato avanti un'attività prolungata
nel tempo, allo scopo di sopprimere gli
oppositori. Nel gennaio del 1974, i
funzionari e gli agenti della Cia
ricevettero l'ordine di fornire
informazioni circa le violazioni dei
diritti umani da parte del governo
cileno.
Collegamenti con i Servizi di Sicurezza
cileni. La Cia manteneva dei
collegamenti in Cile, fondamentalmente
allo scopo di assicurare la propria
collaborazione per la raccolta di
informazioni su obiettivi esterni. La
Cia aveva offerto tali servizi
d'assistenza per l'organizzazione
interna e l'addestramento, con
l'obiettivo di lottare contro la
sovversione ed il terrorismo provenienti
dall'estero, non per combattere
l'opposizione interna al governo.
Inoltre, la Cia si è servita di tali
rapporti allo scopo di ammonire quei
servizi circa gli abusi perpetrati in
Cile contro i diritti umani. Il governo
e la Cia erano consapevoli del fatto che
tali rapporti avrebbero potuto far
identificare la Cia con le operazioni
interne dei servizi di collegamento, che
comportavano violazioni dei diritti
umani: tuttavia si giunse alla
conclusione che quei contatti erano
necessari alla missione della Cia.
Propaganda in appoggio al regime di
Pinochet. Dopo il golpe del settembre
'73, la Cia interruppe ogni ulteriore
finanziamento alle attività segrete, ma
continuò a portare avanti alcuni
progetti di propaganda già in corso, ivi
compreso l'appoggio a quegli organi di
stampa impegnati a creare un'immagine
positiva della giunta militare. Alcuni
cileni che avevano precedentemente
collaborato con la Cia, ma che non
agivano sotto la direzione della stessa
Cia, collaborarono alla stesura del
"Libro bianco", un documento diretto a
giustificare il rovesciamento di
Allende. Nel "Libro bianco", si
sosteneva che i rappresentanti della
sinistra avevano un "Piano Z" segreto
per uccidere gli alti comandi nei mesi
precedenti il golpe, il che fu ritenuto
dalla Cia come probabile azione di
disinformazione da parte della Giunta.
Conoscenza dell' "Operazione Condor".
Entro un anno dal colpo di Stato, la Cia
ed altre agenzie governative Usa vennero
a sapere della cooperazione bilaterale
tra i servizi di intelligence regionali,
volta a seguire le attività degli
oppositori politici e, almeno in alcuni
casi, ucciderli. Costituiva il
precedente di ciò che sarebbe poi
diventato l'"Operazione Condor", un
accordo per lo scambio di informazioni
tra Cile, Argentina, Brasile, Paraguay
ed Uruguay, stipulato nel 1975.
Inquietudini interne
Alcuni funzionari della Cia avevano
espresso le loro riserve su alcune delle
attività svolte in quel periodo. La
valutazione analitica dei servizi circa
le prospettive di un golpe nel 1970, ad
esempio, indicava che "l'azione militare
sarebbe stata impossibile", dal momento
che l'Esercito era troppo profondamente
fedele alla Costituzione e non avrebbe
accettato di rovesciare il governo
civile. Il Dci (Department of central
intelligence) dichiarò che si stava
chiedendo all'Agenzia di fare
l'impossibile. Un alto funzionario della
Cia dichiarò che l'idea di minare
un'eventuale vittoria di Allende era
"non realistica". Le valutazioni che i
Servizi nazionali fecero tra il 1969 e
il 1973, riflettevano la sempre più
debole convinzione circa la possibilità
che Allende potesse sovvertire l'ordine
costituzionale in Cile. Inoltre, nel
periodo precedente al golpe che rovesciò
Allende, i funzionari della Cia erano
sempre più preoccupati per la crescente
evanescenza della linea che avrebbe
dovuto separare il compito di seguire la
trama del golpe - raccolta di
informazioni su dette attività, ma senza
in alcun modo dirigerle o influenzarle -
dall'appoggio, se non altro implicito,
al golpe stesso.
Contesto Storico
Lo sfondo storico è importante per far
luce sulle politiche, pratiche e senso
d'urgenza che prevalevano allora. La
rivoluzione cubana e l'insorgere di
partiti comunisti in America Latina
avevano portato la Guerra Fredda
nell'emisfero occidentale. Migliaia di
ufficiali cileni venivano negli Stati
Uniti per seguire corsi d'addestramento,
che prevedevano anche alcune
presentazioni sull'impatto che il
comunismo globale poteva avere sul loro
Paese. Dopo la vittoria di Allende alle
elezioni presidenziali del 4 settembre
1970, fu convinzione comune, presso i
livelli più alti del governo Usa, che
una presidenza Allende avrebbe
gravemente colpito gli interessi
nazionali Usa.
Gli sforzi fatti dagli Stati Uniti allo
scopo di appoggiare le forze
anticomuniste in Cile, risalivano alla
fine degli anni '50, e riflettevano la
rivalità esistente tra Stati Uniti ed
Unione Sovietica per imporre la propria
influenza in tutto il Terzo Mondo. La
forza crescente della sinistra cilena,
assieme alla costante frammentazione
delle forze politiche conservatrici e
moderate divennero, lungo gli anni '60 e
'70, oggetto di crescente preoccupazione
per gli Stati Uniti, che volevano
evitare che sorgesse di "un'altra Cuba"
nell'emisfero occidentale.
Secondo il rapporto del Comitato Church,
durante la loro riunione del 15
settembre 1970 con il direttore della
Cia Richard Helms e il segretario della
Giustizia John Mitchell, il presidente
Nixon ed il suo consigliere per la
Sicurezza nazionale, Henry Kissinger,
ordinarono alla Cia di impedire l'ascesa
al potere di Allende. Essi <<non erano
preoccupati [circa i] rischi connessi>>,
secondo gli appunti di Helms. Oltre
all'azione politica, sempre secondo gli
appunti di Helms, Nixon e Kissinger
ordinarono di adottare misure per <<far
gridare di dolore l'economia>>.
Questi atteggiamenti da Guerra Fredda
continuarono anche durante l'era
Pinochet. Dopo l'assunzione del potere
da parte di Pinochet, i più importanti
membri del governo sembravano restii a
criticare le violazioni dei diritti
umani, richiamando i diplomatici Usa che
chiedevano maggiore attenzione nei
confronti del problema. L'assistenza e
le vendite militari da parte degli Usa
aumentarono notevolmente durante gli
anni in cui si verificarono le più gravi
violazioni di diritti umani. Secondo un
"Memorandum di conversazione" già
pubblicato, nel mese di giugno del 1976
Kissinger fece sapere a Pinochet che il
governo Usa era ben disposto nei
riguardi del suo regime, pur
consigliandogli di fare qualcosa in tema
di diritti umani allo scopo di
migliorare l'immagine del Cile presso il
Congresso degli Stati Uniti.
MATERIALE DI SUPPORTO
L'"assassinio" del presidente Salvador
Allende
Nel 1962, la Cia fu autorizzata a
svolgere progetti di attività sotto
copertura in appoggio al Partito
radicale ed al Partito cristiano
democratico (Pdc) cileni. Tali programmi
avevano lo scopo, in primo luogo, di
aiutare quei partiti ad attirarsi un
seguito maggiore, a migliorare la loro
organizzazione ed efficacia, e ad
influenzare il loro orientamento
politico, nel senso di appoggiare gli
obiettivi Usa nella regione. Uno scopo
secondario era quello di appoggiare ogni
sforzo diretto a provocare una scissione
all'interno del Partito socialista. Nel
1963, a richiesta dell'ambasciatore Usa
in Cile, e con l'appoggio del
Dipartimento di Stato, il Gruppo 5412
approvò un versamento una tantum al
Fronte democratico. Gli sforzi
propagandistici volti ad appoggiare i
mezzi di comunicazione, consistevano
fondamentalmente nel finanziare e
consigliare alcuni elementi reclutati
all'interno di alcune ben precise
emittenti radio e giornali cileni.
In previsione delle elezioni
presidenziali del 1964, il 2 aprile 1964
il Comitato 303 approvò una campagna
d'azione politica. Lo scopo della
campagna era di evitare che vincesse il
dottor Salvador Allende, il candidato
della sinistra. Il principale
beneficiario di tali sforzi era Eduardo
Frei, del Partito cristiano democratico.
La campagna era basata sull'attività
segreta già approvata nel '62, a cui
aggiungeva un elemento di appoggio ad un
gruppo militante femminile. Nello stesso
periodo, alla Cia fu ordinato di
appoggiare inserzioni unilaterali di
propaganda continua sui media, allo
scopo di influenzare l'opinione pubblica
contro i partiti e i candidati della
sinistra. Al momento delle elezioni, il
Comitato 303 aveva autorizzato un totale
di spesa di 3 milioni di dollari allo
scopo di impedire che vincesse Allende.
La vittoria di Frei, il 4 settembre
1964, rappresentò una pietra miliare nel
quadro degli sforzi della Cia rivolti
alle elezioni cilene.
Il 5 febbraio 1965, il Comitato 303
approvò un'altra campagna di attività
segrete, diretta ad appoggiare, alle
elezioni del 7 marzo per il Parlamento,
alcuni candidati scelti. Tale campagna,
progettata e svolta in collaborazione
con l'ambasciatore Usa in Cile,
autorizzava la Cia ad appoggiare alcuni
candidati al parlamento, avvalendosi
della propria infrastruttura
consolidata. L'operazione fu ritenuta un
successo, e si concluse il 30 giugno.
Nel 1965-66, i precedenti sforzi
propagandistici furono messi insieme, e
la Cia mise in atto un progetto di
azione sotto copertura, volto ad
appoggiare le inserzioni
propagandistiche nei media cileni. Lo
scopo del progetto era di influenzare
l'opinione pubblica contro i partiti ed
i candidati della sinistra. La portata
delle attività di propaganda della Cia
in Cile fu ulteriormente ampliata nel
1967, per promuovere temi
"anticomunisti", e in particolare contro
la presenza del blocco sovietico nel
Paese.
La sinistra cilena, tuttavia, riuscì ad
ottenere certi vantaggi politici,
durante la presidenza Frei. Per questa
ragione, nel 1968-69 la Cia ricevette
l'autorizzazione a svolgere ulteriori
operazioni di propaganda dirette ad
influenzare i media cileni. Queste
operazioni includevano la creazione di
un workshop di propaganda ed altri
meccanismi per introdursi nei mezzi di
stampa. I temi di questa propaganda
erano: la minaccia che il blocco
sovietico rappresentava per le
tradizioni democratiche cilene, il
pericolo che rappresentavano per il
Paese i fronti locali di sinistra,
nonché la promozione di una leadership a
favore della democrazia in Cile. Nel
mese di luglio 1968, il Comitato 303
approvò un modesto programma di attività
segrete, proposto dall'ambasciatore
statunitense, allo scopo di influenzare
la composizione del Parlamento cileno
alle elezioni del marzo 1969,
appoggiando i candidati moderati. Pur se
i risultati furono da considerarsi un
successo per l'operazione, tanto
l'estrema destra quanto l'estrema
sinistra guadagnarono dei seggi,
polarizzando ulteriormente la scena
politica cilena. I perdenti furono Frei
e i suoi candidati moderati del Pdc.
Questo programma della Cia si concluse
con la fine delle elezioni per il
Parlamento.
A mano a mano che si avvicinavano le
elezioni presidenziali del 1970, Allende
sorgeva come il candidato più popolare;
alcuni partiti di sinistra contribuivano
a rafforzare la coalizione di Unità
popolare (Up). La Base della Cia si
servì di alcune delle già menzionate
attività segrete per svolgere una serie
di attività politiche e operazioni di
propaganda dirette a screditare la
sinistra. Il Comitato 40 ordinò alla Cia
di limitarsi ad attaccare la coalizione
dell'Up e a non appoggiare nessun
candidato specifico alla presidenza. Lo
scopo era di dividere la sinistra e
creare le condizioni atte a dare la
vittoria ad un candidato non marxista.
Il 27 giugno 1970, la base ricevette
istruzioni al fine di concentrare
l'"operazione di disturbo" più
specificatamente contro la candidatura
di Allende. Lo scopo era di mettere in
guardia il popolo cileno contro i
pericoli di un regime marxista sotto la
leadership di Allende.
Nonostante l'aumento dei finanziamenti
ordinato dal Comitato 40, durante
l'agosto del 1970 era ormai chiaro che
l'operazione di disturbo non sortiva gli
effetti voluti e che Allende e l'Up si
erano guadagnati un appoggio tale da
fare di Allende il candidato con le
maggiori probabilità di vittoria. La
preoccupazione nelle alte sfere
dell'amministrazione Nixon portò a
sviluppare un'iniziativa segreta più
aggressiva. Tale iniziativa prevedeva
sia un'azione politica (Opzione I), che
un colpo di stato militare (Opzione II),
allo scopo di evitare una presidenza
Allende. Entrambe le iniziative (Opzione
I e Opzione II) si svolsero
simultaneamente, finché il parlamento
non elesse Allende, il 24 ottobre.
Il programma di azione politica
considerato prevedeva che l'ambasciata e
la base Cia esercitassero la loro
influenza sul parlamento cileno nel
momento in cui si fosse accinto a
discutere la questione. Si trattava di
incoraggiare il Parlamento a votare per
Alessandri, nonostante il fatto che
Allende avesse ottenuto un voto popolare
leggermente superiore. (Allende aveva
ottenuto il 36,3 per cento dei voti, il
4 settembre - una maggioranza relativa,
non quella prevista dalla Costituzione
per evitare il ricorso ad una riconferma
della vittoria da parte del Parlamento).
La "base" e l'ambasciata, che agivano
tramite intermediari, esortarono Frei a
sfruttare la sua influenza in parlamento
per convincere le forze non di sinistra
a votare per Alessandri. L'idea era di
far sì che il parlamento eleggesse
Alessandri presidente: questi si sarebbe
successivamente dimesso, permettendo
così a Frei di presentarsi candidato
contro Allende in una nuova tornata di
elezioni.
L'iniziativa Opzione II prevedeva che la
Cia studiasse la possibilità di
organizzare un intervento dei militari
cileni. Il 9 settembre, la "base"
ricevette istruzioni dal quartiere
generale, che ordinava di stabilire un
contatto diretto con ufficiali cileni
allo scopo di valutare le possibilità di
fomentare un colpo di stato militare,
nel caso che si decidesse per questa
soluzione.
Il 15 settembre, il presidente Nixon
informò il Dci che un regime Allende in
Cile non sarebbe stato accettabile per
gli Stati Uniti. Ordinò alla Cia di
evitare che Allende assumesse il potere,
o di deporlo, e stanziò allo scopo 10
milioni di dollari. Il presidente tenne
a specificare che l'azione doveva essere
portata avanti dalla Cia, senza
comunicare nulla né ai Dipartimenti di
Stato e della Difesa, né
all'ambasciatore Usa in Cile.
Rispondendo agli ordini di Nixon, la Cia
intraprese una serie di azioni, ivi
comprese alcune prime prese di contatto
con i militari di un governo straniero
per richiederne l'opinione, l'invio di
informazioni propagandistiche da tutto
il mondo, da inserire nei media locali,
l'inizio di manovre volte a promuovere
una pubblica opposizione contro Allende
presso i giornali più importanti, come
El Mercurio, e la presa di contatti con
un civile cattolico che aveva rapporti
con le autorità ecclesiastiche cilene,
per influenzare l'atteggiamento della
Chiesa nei confronti di Allende. I
funzionari della Base moltiplicarono i
loro contatti con gli ufficiali cileni.
Si incoraggiò anche Frei a sfruttare la
sua influenza presso i militari e ad
incitare gli ufficiali a prendere in
considerazione la possibilità di formare
un nuovo governo prima che il parlamento
eleggesse presidente Allende. Verso la
fine di settembre fu chiaro che era
molto improbabile che Frei agisse in
questo senso.
Quando divenne chiaro che Frei non si
sarebbe adoperato allo scopo, si
intensificò la pianificazione
dell'Opzione II. Tra il 5 e il 20
ottobre, la "base" organizzò numerosi
contatti con alti ufficiali militari e
dei carabineros (la polizia nazionale),
per convincerli a fare un colpo di
stato. L'addetto militare
dell'ambasciata Usa fu posto sotto il
controllo operativo della "base" della
Cia, e inviò messaggi dello stesso
tenore ai suoi contatti militari.
Quattro funzionari della Cia furono
inviati ad incontrarsi segretamente e in
modo non ufficiale con i più "sensibili"
tra questi militari cileni, attivamente
coinvolti nella macchinazione di un
golpe. Tuttavia, l'Opzione II fallì, in
seguito all'assassinio del comandante in
capo dell'Esercito, Schneider, la cui
morte provocò in Cile una forte
reazione.
L'assassinio di Schneider
Il governo Usa e la Cia erano consci, e
d'accordo con la valutazione degli
ufficiali cileni, del fatto che il
rapimento del generale Renè Schneider,
Comandante dell'esercito cileno nel
settembre 1970, fosse un passo
fondamentale per qualunque progetto di
golpe. Tuttavia, non abbiamo rinvenuto
nessuna informazione che dimostrasse che
l'intenzione dei cospiratori, o della
Cia, fosse di uccidere il generale
durante il rapimento. Schneider era uno
strenuo sostenitore della costituzione
cilena, ed un fortissimo ostacolo per i
capi militari che intendevano effettuare
un colpo di stato per evitare che
Allende assumesse il potere.
Il generale a riposo dell'Esercito
Roberto Viaux era uno dei principali
cospiratori, e godeva dell'appoggio dei
giovani ufficiali e sottufficiali; era
altresì a capo di parecchi gruppi civili
di destra. La Cia, dopo aver ricevuto
l'ordine di esaminare le possibilità di
un colpo di stato per evitare la presa
di possesso di Allende, inviò un
funzionario a contattare Viaux il 9
ottobre 1970. Dopo un secondo incontro
con Viaux, la "base" riferì a Washington
una sua richiesta di armi, gas
lacrimogeni ed altri rifornimenti,
nonché una polizza di assicurazione
sulla sua vita. Dopo aver studiato la
proposta di Viaux, il quartiere generale
della Cia giunse alla conclusione che il
suo gruppo non aveva nessuna probabilità
di portare a buon fine un colpo di
stato, e ne avvertì la "base". Così, nel
corso delle riunioni del 17 e 18
ottobre, un funzionario della Cia
comunicò ad un membro del gruppo di
Viaux che la Cia non avrebbe preso in
considerazione la loro richiesta di
appoggio. Il funzionario li avvertì pure
che qualsiasi azione di golpe da parte
loro sarebbe stata prematura. Il
rappresentante di Viaux disse che il
colpo di stato era stato progettato per
il 21 e 22 ottobre, e che il primo passo
sarebbe stato il rapimento del generale
Schneider. La "base" non credeva al
piano, sia perché la Cia non aveva
informazioni che lo avvalorassero, sia
perché il gruppo di Viaux aveva dei
precedenti di false partenze.
Il 22 ottobre, il gruppo di Viaux, che
ormai agiva indipendentemente dalla Cia,
fece un tentativo di rapire il generale
Schneider, che portò alla sua uccisione.
La morte di Schneider indignò le forze
armate e i civili favorevoli al colpo di
stato, ed i piani per un'azione militare
furono accantonati.
La Cia, oltre Viaux, aveva anche
contattato altri cospiratori, compreso
il generale Camilo Valenzuela. Il gruppo
di Valenzuela era ben noto alla "base",
che riteneva che avesse la capacità di
portare a buon fine un colpo di stato.
Il 22 ottobre, la Cia fornì a questo
gruppo - anch'esso convinto che il
rapimento del generale Schneider fosse
essenziale per qualsiasi golpe - tre
fucili mitragliatori, munizioni, e da 8
a 10 candelotti lacrimogeni. (Tutte
queste armi furono in seguito restituite
alla "base", non utilizzate). Il
rappresentante di Valenzuela insistette
sul fatto che il suo gruppo non aveva
avuto nulla a che fare con l'uccisione
di Schneider, e che Viaux aveva agito
per conto proprio.
Nel novembre del 1970, un membro del
gruppo di Viaux sfuggito alla cattura
tornò a mettersi in contatto con
l'Agenzia, chiedendo assistenza
finanziaria a nome del gruppo. Benché
l'Agenzia non avesse alcun obbligo nei
confronti del gruppo, dal momento che
questo aveva agito per proprio conto,
fornì tuttavia 35.000 dollari, allo
scopo di mantenere segreti i precedenti
contatti, conservare la buona
disposizione del gruppo, e anche per
ragioni umanitarie.
L'inizio della presidenza Allende
Il parlamento approvò la vittoria
elettorale di Allende con ampio margine
- 153 a 35 -, il 24 ottobre. Sulla scia
dell'insediamento di Allende, il 3
novembre 1970, l'obiettivo a lunga
scadenza del governo Usa divenne quello
di mantenere attiva l'opposizione con la
speranza che riuscisse a sconfiggere
Allende nelle elezioni del 1976.
Fondamentalmente, il ruolo della Cia in
Cile era di fornire fondi ed influenzare
i partiti politici d'opposizione. Nel
1971, fu approvata una nuova azione
segreta volta a rinnovare l'appoggio al
Pdc. Nel 1972, venne autorizzato un
altro progetto segreto per appoggiare il
Partito nazionale ed il Partito radicale
democratico. Questo continuo appoggio
finanziario da parte della Cia ai
meccanismi di propaganda aveva lo scopo
di continuare le pubblicazioni sui media
in appoggio ai partiti d'opposizione e
contro il regime di Allende. La Cia
aveva ricevuto istruzioni nel senso di
mettere il Governo Usa in una posizione
che permettesse in seguito di trarre
vantaggio di un'eventuale soluzione
politica o militare del dilemma cileno,
a seconda degli sviluppi futuri.
La Cia continuò a raccogliere
informazioni sugli ufficiali delle forze
armate cilene che si opponevano
attivamente al governo Allende, ma non
venne intrapresa nessuna azione per
aiutarli. Alcuni elementi e contatti
della Cia intrattenevano rapporti
diretti con i cospiratori; gli ordini
che aveva la Cia erano che questi
contatti fossero diretti esclusivamente
alla raccolta di informazioni. Quando,
verso la fine del 1972, ci fu
un'escalation delle indiscrezioni sui
progetti di golpe, la Cia fu molto cauta
in tutti i suoi rapporti con gli
ufficiali delle Forze Armate cilene, pur
continuando a seguire le loro attività;
ma senza tentare mai, per nessuna
ragione, di influenzarle. Già in ottobre
del 1972, all'interno del governo degli
Usa l'opinione generale era che i
militari intendevano fare un colpo di
stato, in qualche momento, che tale
colpo di stato non avrebbe avuto bisogno
dell'appoggio degli Stati Uniti per
riuscire, e che era importante evitare
qualunque intervento o assistenza Usa a
tale golpe.
Il 21 agosto 1973, il Comitato 40
approvò un ulteriore stanziamento di 1
milione di dollari destinato ad
accrescere l'appoggio ai partiti
politici d'opposizione, il che portò ad
un totale di spesa, per i finanziamenti
segreti durante il periodo di Allende, a
6,5 milioni di dollari circa. Verso la
fine d'agosto, la "base" richiese
l'autorizzazione a fornire il massimo
appoggio agli sforzi dell'opposizione
volti a incoraggiare l'ingresso dei
militari cileni nel gabinetto di
Allende. Le dimissioni del comandante
generale dell'Esercito, Carlos Prats (la
cui condotta era fortemente
costituzionalista), e la sua
sostituzione con il generale Augusto
Pinochet (non un cospiratore, ma
apparentemente disposto ad accettare un
golpe), sembrò aver ulteriormente
rafforzato l'unione tra le forze armate,
e queste come gruppo di pressione
politica. Il governo di Up sembrava
temere la possibilità di un colpo di
stato militare, e non era sicuro di come
dovesse reagire a tale eventualità.
La "base", rendendosi conto che gli
obiettivi dell'opposizione si erano
sviluppati fino ad un punto che
contrastava con la politica Usa di
allora, chiese a Washington
l'autorizzazione ad appoggiare
quell'atteggiamento aggressivo. Pur se
l'ambasciatore Usa in Cile condivideva
l'idea che Washington dovesse rivedere
la propria politica, non si associò alla
proposta della "base", temendo che
avrebbe potuto portare ad un
coinvolgimento de facto degli Stati
Uniti nel golpe. Il quartiere generale
della Cia rispose ribadendo alla "base"
che non ci doveva essere alcun genere di
coinvolgimento con i militari in nessuna
iniziativa segreta; non c'era la volontà
di istigare un golpe militare.
Il 10 settembre 1973 - il giorno prima
del golpe che pose fine al governo
Allende - un ufficiale delle forze
armate cilene informò un funzionario
della Cia che si stava progettando un
colpo di stato, e chiese l'assistenza
del governo Usa. Gli fu risposto che il
governo Usa non avrebbe fornito alcuna
assistenza poiché si trattava
esclusivamente di una questione interna
cilena. Il funzionario della "base" gli
disse anche che la sua richiesta sarebbe
comunque stata comunicata a Washington.
La Cia venne a conoscenza della data
esatta del golpe poco prima che questo
si verificasse. Durante l'attacco al
palazzo presidenziale e gli avvenimenti
immediatamente successivi, le attività
della "base" si limitarono a fornire
informazioni e rapporti sulla
situazione.
La morte di Allende avvenne dopo che il
presidente aveva rifiutato un'offerta da
parte dei militari di accompagnare lui e
la sua famiglia fuori dal Paese. Le
prove a disposizione stanno ad indicare
che il presidente Allende si uccise nel
momento in cui i golpisti entravano nei
suoi uffici. Una fonte attendibile,
riguardo alla morte di Allende, è il
dottor Patricio Guijòn, un medico membro
dello staff sanitario del presidente.
Durante l'assalto, Guijòn si trovava con
Allende nel palazzo presidenziale, La
Moneda, e ha sostenuto di aver visto
Allende suicidarsi con un fucile. Nel
1991, anche la Commissione nazionale
cilena per la verità e la
riconciliazione giunse alla conclusione
che Allende si era tolto la vita. Non
esiste nessuna informazione che possa
indicare che la Cia sia stata coinvolta
nella morte di Allende.
Il coinvolgimento del mondo
imprenditoriale Usa
Già durante le elezioni presidenziali
cilene del 1964, gli imprenditori
statunitensi che avevano interessi in
Cile avevano offerto alla Cia fondi per
evitare l'elezione di Allende. Tutte
queste prime offerte erano state
respinte.
Agli inizi del 1970, un funzionario
della Base fu contattato da un uomo
d'affari statunitense, dipendente della
"International telephone and telegraph"
(Itt), per sollecitare il governo Usa a
fornire appoggio finanziario ad uno
degli oppositori di Allende, Jorge
Alessandri. La "base" fece all'uomo
d'affari il nome di una persona che
avrebbe potuto deviare segretamente ad
Alessandri i fondi dell'Itt.
Parecchi mesi dopo, un altro
rappresentante dell'Itt si mise in
contatto con la Cia, a Washington, per
sondare la possibilità che la Cia
accettasse fondi dalla sua società e li
destinasse alla campagna elettorale di
Alessandri. La risposta fu che la Cia
non poteva accettare e trasferire fondi
ad Alessandri per conto di una ditta
privata. La Cia rispose anche che, pur
se il governo Usa era molto preoccupato
per una possibile vittoria di Allende,
non appoggiava nessun singolo candidato
alle elezioni. Comunque, e come era
avvenuto parecchi mesi prima, la "base"
consigliò l'uomo d'affari su come
incanalare verso Alessandri, in piena
sicurezza, i fondi dell'Itt.
Dopo l'elezione di Allende, e prima del
suo insediamento, la Cia, per ordine del
Comitato 40 e in coordinamento con
l'ambasciata a Santiago, fece un
tentativo per incoraggiare
l'imprenditoria cilena a condurre un
programma volto a rovinare l'economia
del Paese.
Accesso alla presidenza del generale
Augusto Pinochet
La nuova giunta militare cilena - il
generale dell'Esercito Augusto Pinochet,
il generale dell'Aeronautica Gustavo
Leigh, l'ammiraglio della Marina José
Merino, ed il capo dei Carabineros,
Generale César Mendoza - giurò la sera
dell'11 settembre 1973. Il giorno
successivo, i quattro stilarono un
documento che istituiva la giunta come
il potere supremo in Cile. Pinochet fu
designato primo presidente, ed i quattro
si accordarono verbalmente sulla
rotazione della carica. Poco dopo, la
giunta istituì un comitato di
consulenza, che Pinochet riuscì a
formare con ufficiali dell'Esercito a
lui fedeli. Una delle loro prime
raccomandazioni fu quella di accantonare
l'idea di una rotazione alla presidenza,
sostenendo che avrebbe creato troppi
problemi amministrativi e notevole
confusione.
Nel marzo del 1974, celebrando i sei
mesi dall'insediamento della giunta,
Pinochet sferrò un attacco verbale
contro il Partito cristiano democratico,
e dichiarò che non era stato stabilito
nessun calendario per il ritorno di un
governo civile. Il 18 dicembre 1974,
Pinochet fu nominato leader supremo
della nazione.
Durante questo periodo, la Cia, in
coordinamento con il dipartimento di
stato, decise di non svolgere ulteriori
o maggiori attività segrete finché il
Comitato 40 non avesse dato altre
autorizzazioni. C'era, sì,
l'autorizzazione alla spesa per attività
sotto copertura, ma si trattava di
esborsi già dovuti ed impegni in
programmi già descritti prima: non fu
autorizzata nessuna nuova iniziativa. I
piani segreti della Cia in Cile si
conclusero ufficialmente nel mese di
giugno del 1974, ed i pagamenti
cessarono.
Sebbene alcune di queste residue
operazioni propagandistiche possono aver
indirettamente giovato a Pinochet ed ai
golpisti, nessun funzionario della Cia,
né dei Servizi, fu coinvolto nel
facilitare l'ascesa alla presidenza di
Pinochet, né nel consolidamento del suo
potere come Leader Supremo. Durante la
maggior parte di quel periodo, la Cia
non ebbe nessuna autorità per svolgere
azioni segrete in Cile. La Cia ha avuto,
lungo gli anni, rapporti di collegamento
con diversi servizi di sicurezza, ma non
esiste nulla che stia ad indicare che
qualche servizio abbia richiesto, o che
la Cia abbia offerto, qualsivoglia
genere d'assistenza per promuovere la
presidenza di Pinochet.
Violazioni dei diritti umani commesse da
funzionari, agenti sotto copertura o
dipendenti della Cia
Nel gennaio del '74, la Cia diramò una
direttiva per tutti i dipendenti
affinché raccogliessero informazioni
clandestine sulla tortura in Cile;
questo messaggio ordinava al personale
della Cia di lavorare con tutti gli
agenti e canali di influenza disponibili
al fine di indurre il governo cileno a
modificare le misure repressive, ed in
particolare a eliminare l'uso della
tortura. La Cia si servì attivamente dei
propri contatti, in particolare con quei
membri dei servizi noti per le loro
violazioni dei diritti umani,
sottolineando che tali abusi erano
nocivi per la credibilità del governo
all'interno del proprio Paese, nonché
dannosi per la sua reputazione
internazionale ed inaccettabili per il
governo Usa. In alcuni casi, questi
contatti hanno consentito alla Cia di
ottenere informazioni su violazioni dei
diritti umani di cui altrimenti non si
sarebbe venuti a conoscenza.
Considerando la grande varietà e natura
dei contatti della Cia in Cile, la
questione dei diritti umani fu
affrontata in diversi modi, lungo quegli
anni. Alcuni esempi:
o Prima del golpe del 1973, la questione
dei diritti umani non fu mai discussa né
nei contatti di collegamento né nei
rapporti dell'intelligence.
o Si venne a sapere che un contatto
della Cia era stato implicato in un
tentativo abortito di golpe, il 29
giugno 1973, ed un altro era coinvolto
nel golpe, riuscito, dell'11 settembre
1973.
o Nell'ottobre del 1973, la Cia
ricevette informazioni attendibili che
indicavano che un suo contatto di grado
elevato era coinvolto in alcune
specifiche violazioni dei diritti umani;
il contatto venne interrotto.
o Benché la Cia avesse ricevuto
informazioni che suggerivano che un suo
contatto d'alto grado era un sostenitore
della linea dura e che quindi avrebbe
potuto commettere violazioni di questo
tipo, i contatti furono mantenuti, in
assenza di informazioni più precise
circa eventuali abusi contro i diritti
umani.
o La Cia mantenne contatti indiretti con
una fonte che si trovava in stretto
contatto con autori di violazioni dei
diritti umani. Non c'erano prove che
detta fonte fosse coinvolta in tali
abusi, ma certamente era a conoscenza di
dette pratiche. Il valore informativo
del contatto era sufficientemente
importante da non consigliarne
l'interruzione.
o Nel caso di una persona su cui la Cia
aveva informazioni riguardanti un caso
di corruzione, che poteva avere un
rapporto con questioni di diritti umani,
si decise di cercare il contatto in
considerazione della sua posizione e del
suo potenziale valore informativo.
o In più di un'occasione, alla luce
dell'appartenenza ai servizi e posizione
negli stessi dei contatti, sembrò
probabile che questi fossero coinvolti,
sapessero o comunque coprissero gli
abusi contro i diritti umani. Tuttavia,
dal momento che tali contatti
permettevano alla Cia di svolgere la
propria missione di raccolta di
informazioni e di mantenere aperto un
canale attraverso il quale esprimere le
preoccupazioni per le violazioni dei
diritti umani, i contatti furono
mantenuti.
o In alcuni casi, pur se la Cia era a
conoscenza del fatto che il contatto
rappresentava un servizio noto per gli
abusi contro i diritti umani, il
contatto fu mantenuto perché rifiutarlo
avrebbe avuto un effetto negativo per la
missione di raccolta informazioni della
Cia stessa.
o In alcuni casi, non furono fatti
controlli accurati circa il rispetto dei
diritti umani da parte dei contatti, né
si adottò una decisione deliberata che
soppesasse rischi e vantaggi. In tali
casi, se un contatto era considerato
importante a livello delle informazioni
che poteva fornire, si autorizzava a
conservarlo.
o Le informazioni riguardanti le
violazioni dei diritti umani da parte
dei contatti della Cia, di quel periodo
e precedenti, furono comunicate e
diffuse presso i servizi politici e
d'intelligence.
Rapporti con Contreras
Durante un periodo, tra il 1974 e il
1977, la Cia ebbe contatti con Manuel
Contreras Sepúlveda, noto
successivamente per il suo
coinvolgimento in abusi contro i diritti
umani. I rappresentanti politici del
governo Usa avevano approvato i contatti
della Cia con Contreras, data la sua
posizione di capo della principale
organizzazione di intelligence del Cile,
e ritenuto necessario per l'adempimento
della missione della Cia. Questo,
nonostante le preoccupazioni che tale
rapporto potesse lasciare la Cia
scoperta di fronte ad accuse di aver
aiutato la repressione politica interna.
Fin dall'inizio, la Cia fece sapere
chiaramente a Contreras che non avrebbe
appoggiato nessuna delle sue attività, o
delle attività dei suoi servizi, che
potessero essere considerate come
"repressione politica interna". Nei
propri contatti con Contreras, la Cia lo
sollecitò ad aderire ad una circolare
del 17 gennaio 1974, emessa dal
ministero cileno della Difesa, che
descriveva le linee di condotta da
adottare nel trattamento dei prigionieri
in modo da rispettare la Convenzione di
Ginevra del 1949.
I rapporti, seppure corretti, non furono
mai cordiali né agevoli, in particolare
in seguito alla scoperta del ruolo di
Contreras per quanto riguardava le
violazioni dei diritti umani. Nel
dicembre 1974, la Cia giunse alla
conclusione che Contreras non avrebbe
migliorato la sua condotta in quel
comparto. Tuttavia, l'aiuto fornito da
Contreras, durante il primo trimestre
del '75, nell'azione volta ad ottenere
la liberazione di alcuni membri del Pdc
che erano stati arrestati e maltrattati
da un altro servizio di sicurezza
cileno, fece nascere una vaga speranza
che egli avrebbe usato la propria
influenza per porre fine agli abusi.
Guardando indietro, tuttavia, il ruolo
di Contreras in quell'operazione
probabilmente rifletteva la rivalità tra
i diversi servizi e gli sforzi personali
di Contreras stesso volti ad ottenere il
controllo di tutto l'apparato dei
servizi di informazioni cileni.
Nell'aprile del '75, i rapporti
dell'intelligence dimostrarono che
Contreras rappresentava l'ostacolo
principale ad una politica di diritti
umani ragionevole da parte della giunta,
ma un comitato inter-agenzie ordinò alla
CIA di mantenere i suoi contatti con
Contreras. L'ambasciatore Usa in Cile
sollecitò il vicedirettore della Central
intell