FISICA/MENTE

 

 

Da http://www.asslimes.com/nel%20mondo/dossier%20iraq/retroscenairaq/primaparte.htm

http://www.asslimes.com/nel%20mondo/dossier%20iraq/retroscenairaq/secondaparte.htm

http://www.asslimes.com/nel%20mondo/dossier%20iraq/retroscenairaq/terzaparte.htm

 

Larry Chin  

I retroscena politici della rimozione di regime in Iraq:
conquista palese, operazioni coperte

 

Pubblicato da  http://globalresearch.ca/articles/CHI211A.html 
Centro di ricerche sulla globalizzazione
Rivista Online ottobre-novembre  2002.
Copyright  Larry Chin  2002.  For fair use only/ pour usage équitable seulement 
Traduzione dall'inglese per www.asslimes.com a cura di Belgicus
Testo completo.  Pubblicato originariamente come una serie in cinque parti (24 ottobre - 22 novembre 2002)  

Come va in stampa questo rapporto, ha inizio un nuovo giro di “ispezioni sugli armamenti” da parte dell’ONU. Questa sciarada, designata a creare l’apparenza di un consenso internazionale, rinvierà, ma non fermerà, il furioso agitarsi americano. In assenza di prove idonee ad implicare l’Iraq, la prova sarà fabbricata. In assenza di giustificazioni, nuovi pretesti saranno costruiti e quelli vecchi rispolverati e reiterati. Il capo delle ispezioni ONU, Hans Blix, l’uomo incaricato di decidere se l’Iraq stia detenendo armi di distruzione di massa, “non può garantire che le sue squadre d’ispezione non includano spie occidentali”.

I) Dentro l’abisso

L’amministrazione Bush sta dando i ritocchi finali all’invasione dell’Iraq e possibilmente dell’Arabia  Saudita, dell’Iran e oltre. La prossima fase della guerra, da lungo tempo pianificata e susseguente all’11 settembre, comporterà la rimozione di Saddam Hussein e l’instaurazione di un nuovo regime fantoccio di occupazione militare USA oppure l’assorbimento e la suddivisione del territorio irakeno da parte di surrogati USA (Giordania, Kuwait e Curdi). Questo rapporto tenterà di spiegare i modi in cui l’Iraq presumibilmente cadrà, i gruppi e gli individui che portano avanti questo discorso e i vari ordini del giorno occulti che i principali media hanno rifiutato di analizzare, o almeno di riportare.

Il Medio Oriente: premio-chiave della Guerra dell’11/9

Il "cambio di regime", il rovesciamento criminale di nazioni sovrane, è stato con noncuranza annunciato per mesi dall’amministrazione Bush e dai media USA, ma non è una novità. L’Iraq Liberation Act, che è stato approvato dal Congresso USA ed è divenuto legge nel 1998, si riferisce esplicitamente ad un cambio di regime. L’interesse predatore di Washington verso l’Iraq viene esplicitamente dichiarato nella Strategia per la Sicurezza Nazionale del Presidente:  

 

"Lo scopo dell’impegno degli USA, come esposto nella NSS è quello di proteggere gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione---un ininterrotto, sicuro accesso per gli USA/Alleati al petrolio del Golfo."
http://www.milnet.com/pentagon/centcom/chap1/stratgic.htm  

Inoltre, la
"agevolazione dell’accesso degli USA alle forniture del Golfo Persico" è una priorità dichiarata nel Rapporto Nazionale USA sulle Politiche per l’Energia del 2001 - il noto "Cheney Report". A breve termine, l’obiettivo dell’amministrazione Bush è di spezzare la schiena all’OPEC, portarsi fuori da un imminente crollo dell’industria petrolifera USA e salvare un’economia USA disastrata che è sull’orlo del collasso. Prendere l’Iraq significherebbe realizzare questo. Come riportato nell’Observer (10/06/02) da Ed Vulliamy, Paul Webster e Nick Paton Walsh, "Gli attuali elevati prezzi del petrolio stanno trascinando l’economia USA ancor più nella recessione. Il controllo USA delle riserve irakene, forse il maggiore deposito inesplorato del mondo, romperebbe la supremazia saudita sul cartello dell’OPEC e detterebbe i prezzi per il prossimo secolo." Gli addetti ai lavori di Washington non si sono curati di dissimulare il loro zelo da sangue-contro-petrolio. Lawrence Lindsey, consigliere economico di George W. Bush, ha detto, "Quando ci sarà un cambio di regime in Iraq, potrete aggiungere dai 3 ai 5 milioni di barili di produzione alle forniture mondiali. Il successo nel perseguimento della guerra sarebbe un bene per l’economia." L’ex direttore della CIA James Woolsey ha fatto eco a questa modo di sentire: "L’Iraq sta esportando solo un milione di barili al giorno e sotto un’occupazione USA la produzione potrebbe crescere da 3 a 4 milioni di barili al giorno come misura di controllo del prezzo." Un altro ex operativo della CIA, Reuel Marc Gerecht, componente dell’American Enterprise Institute, ha aggiunto, "L’OPEC è già divisa in modo significativo e il controllo USA sul petrolio irakeno si aggiungerebbe alle frizioni interne già esistenti. Farebbe diminuire in modo definitivo l’influenza saudita (sugli Stati Uniti) e causerebbe un mucchio di problemi al regime iraniano. "

Il Grande Rivolgimento

Il vero ordine del giorno a lungo termine che sta guidando la progettata operazione nel Medio Oriente è puntare alle maggiori riserve rimanenti di petrolio in un mondo che lo sta esaurendo. Questo terrorizzante fatto scientifico, che è stato ben compreso dalle elites mondiali, è stato volutamente tenuto fuori dalla conoscenza del  pubblico. (Vedi http://www.dieoff.com/ ) Come illustrato in una serie di rapporti da Dale Allen Pfeiffer, geologo ed editore esperto in energia per From the Wilderness, "in base alla Curva di Hubbert (una misura standard dei massimi e minimi di produzione del petrolio), in cinque anni, noi non saremo più in grado di produrre abbastanza carburante per andare incontro alle necessità della nostra civiltà del petrolio."

·        Il retroscena è il petrolio
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Quale sarà il prossimo obiettivo del colpo petrolifero 
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E’ l’Impero sul petrolio? 
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E’ la Cina il gioco finale per il petrolio? 
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http://www.fromthewilderness.com/free/ww3/102302_campbell.html 

Il Professor Richard Heinberg, editore di

  The Museletter scrive: "Dopo quel ‘Grande Rivolgimento’ come viene chiamato da uno dei geofisici USGS, ogni anno ci saranno pochi punti percentuali in meno disponibili per andare incontro alla crescente domanda mondiale, qualsiasi sia l’attività." Nel contesto di questo cataclisma incombente, il conseguente accaparramento da parte dell’amministrazione Bush delle maggiori ricchezze petrolifere mondiali (Asia Centrale, Medio Oriente, Balcani, Venezuela, Colombia, Mar Cinese Meridionale, etc.), con il pretesto di una “guerra al terrorismo”, è tanto prevedibile quando spudorato:

·       L’Iraq ha 113 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate, secondo nel mondo solo ai
Sauditi. L’Iraq controlla l’11% del petrolio del pianeta. Il Dipartimento Usa per l’Energia valuta che l’Iraq abbia quantomeno 220 miliardi di barili in riserve non ancora scoperte.

·        Vi sono in Iraq 70 campi petroliferi conosciuti, solo 15 dei quali sono stati sviluppati.

·        L’Arabia Saudita, che è sull’orlo della guerra civile e contemporaneamente un conveniente obiettivo di conquista per gli USA, possiede un altro 25% dei rifornimenti mondiali di petrolio.

·        "I due paesi insieme, che non hanno ancora raggiunto il massimo della capacità produttiva e che sono le due sole nazioni con la capacità di un immediato aumento del prodotto, possiedono il  36% del petrolio accertato nel mondo" secondo Michael C. Ruppert (From the Wilderness, 8/12/02)

·        Michael Klare, autore di  The Resource Wars, aggiunge: "L’Iraq è il solo paese accanto ai Sauditi che può aggiungere alla produzione giornaliera milioni di barili per i prossimi 10-20 anni."

"Negli anni a venire," scrive Pfeiffer, "l’egemonia continuata degli USA dipenderà dal mantenimento del controllo e dell’accesso delle riserve di idrocarburi in diminuzione, la maggior parte delle quali si trovano nel Medio Oriente." E l’elite del petrolio, guidata dall’amministrazione Bush, non si fermerà di fronte a nulla per assicurarsi le riserve rimanenti e disporre del loro uso. Contro questo assaggio di crisi globale, l’esplicita politica degli USA nei confronti dell’Iraq è stata quella di un cambio di regime, un processo iniziato dapprima sotto l’amministrazione di George H.W. Bush. Come ha osservato Joe Taglieri (From the Wilderness
10/1/02), sin dal 1991, una cricca strettamente intrecciata di attuali ed ex funzionari e guerrafondai della Casa Bianca, affiliata con i circoli conservatori stava sviluppando una strategia per rimuovere il regime irakeno.
  Nel piano più recente tracciato da Dick Cheney e Paul Wolfowitz e riportato da Stratfor , l’Iraq scomparirà e la nazione stessa sarà sparpagliata in tre direzioni. La parte centrale dell’Iraq, attualmente popolata da Arabi sunniti, dovrebbe divenire parte della Giordania e governata dal re giordano Abdullah. La regione curda dell’Iraq settentrionale e nord-occidentale, compresa Mosul ed i vasti campi petroliferi di Kirkuk, diventerebbe uno stato autonomo. L’Iraq sud-occidentale diventerebbe una parte del Kuwait. Un altro punto cardine di Washington riportato nel Wall Street Journal (11/12/02) comporta un piano simile a quello per il Giappone del secondo dopoguerra - un’occupazione militare capeggiata da un americano e assistita da esuli irakeni alleati degli USA e da tecnocrati. In base a liste predisposte da oppositori irakeni, gli attuali funzionari del Partito Ba’ath verrebbero processati come criminali di guerra. Come messo in luce dall’installazione di nuove basi militari permanenti in tutto il Medio Oriente ed in Asia Centrale e da nuove forniture di guerra a lungo termine (come un contratto di cinque anni firmato il 5 agosto del 2002, tra la US Navy e la Maersk Shipping Line per approntare serbatoi per mezzi corazzati anfibi, munizioni ed altri armamenti da Diego Garcia al Golfo Persico), gli USA sembrano preparati
  per un grande conflitto in Medio Oriente. La regione è completamente accerchiata dalle forze USA, le quali continuano a rafforzarsi di giorno in giorno. Secondo la Reuters, "Washington ritiene che le migliori condizioni per un attacco all’Iraq da parte delle forze USA siano nei primi mesi dell’anno prossimo." La piena complicità del Congresso USA ha già “posto il timbro” sulla guerra. L’intransigenza di certi membri delle Nazioni Unite la rinvierà, ma probabilmente non la fermerà, in quanto si continua a negoziare sulla spartizione delle spoglie del post-Saddam.

Confronto per i predomini

Non è una sorpresa che gli "sgradevoli" regimi di Giordania, Kuwait e Turchia stiano assistendo l’impegno USA La monarchia che regna in Giordania è stata strettamente connessa a Washington per decenni. L’ultimo re giordano Hussein si giovava di un rapporto con la CIA risalente agli anni 1950. L’attuale regime giordano è stato installato dagli Stati Uniti. Secondo il Guardian (2/17/99), "all’inizio del 1999, una combinazione di manipolazioni della CIA, di intrighi di palazzo e di pressioni da parte della moglie americana di Hussein, la regina Noor, ebbe per risultato che colui che da lungo tempo era il Principe della Corona, Hassan, fu scaricato a vantaggio di Abdullah, figlio della moglie britannica di Hussein e comandante delle Special Forces giordane. E così, Abdullah II divenne re del regno hashemita di Giordania". La Giordania è anche il quartier generale dell’Accordo Nazionale Irakeno, connesso alla CIA ed uno dei gruppi di opposizione irakena favoriti. Similmente, il regime del Kuwait, guidato dalla famiglia Sabbah, è profondamente legato a Washington e alla famiglia Bush. Furono le trivellazioni Kuwaitiane in Iraq, unite alle numerose provocazioni di George H.W. Bush (compreso un piano per fissare il prezzo del petrolio a livello internazionale) che innescarono l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990. Anche il Kuwait assistette l’amministrazione Bush nella creazione di parte della più ingannevole propaganda della Guerra del Golfo.
Secondo il corrispondente dell’UPI Morgan Strong, la virulenta propaganda anti-Saddam Hussein prodotta durante la Guerra del Golfo fu creata da membri del regime kuwaitiano e da una impresa di pubbliche relazioni di Washington, DC,  con stretti legami con l’amministrazione Bush.

"Anche se le truppe irakene commisero delle atrocità nel Kuwait, essi non strapparono mai i neonati dalle incubatrici né li uccisero", ha scritto Strong. "La giovane che testimoniò l’orrore di fronte al Congresso? Era la figlia dell’Ambasciatore kuwaitiano a Washington. Mentre gli Irakeni invadevano il Kuwait, ella si trovava a Parigi. Non ha mai lavorato in un ospedale; non ha mai lavorato in vita sua. Suo padre fa parte della dinastia immensamente ricca che comanda in Kuwait. La donna che testimoniò davanti all’Assemblea generale? Neppure lei era in Kuwait al tempo dell’invasione. Era la moglie del ministro dell’informazione kuwaitiano."

Alla Turchia, alleato di vecchia data degli USA, è stata offerta la diretta compartecipazione al petrolio irakena e maggiori finanziamenti per l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan in cambio della sua assistenza. Secondo il giornalista curdo Husayn Al-Kurdi, "Il coinvolgimento della CIA in Turchia è antico quanto  la stessa Agenzia e gli Stati Uniti sostengono fino in fondo la Turchia e i suoi gruppi paramilitari di destra." 

11/9: la madre di tutti i pretesti creati

L’uomo della strada non si accorge del diavolo nemmeno quando il diavolo lo sta tenendo per la gola. (Goethe)

La legittimazione della prossima grande guerra è stata incardinata nella narrativa ufficiale dell’11 settembre, che promuove il mito per cui gli Stati Uniti si trovano sotto attacco da parte di terroristi stranieri impazziti. Basata su prova documentaria compilata ed analizzata dal Professor Michel Chossudovsky www.globalresearch.ca/articles/CHO210A.html , la "guerra al terrorismo" - che comprende ora per estensione la  “guerra agli stati canaglia" (Iraq) - è una gigantesca frode.
In effetti, una preponderanza di prove raccolte durante lo scorso anno accusa l’amministrazione Bush per la sua complicità negli attacchi dell’11/9 e il probabile coinvolgimento in numerosi incidenti di terrorismo post 11/9 - tutto ciò sembra un’operazione sofisticata di intelligence fatta scattare da interruttori controllati dalla CIA e dai massimi livelli all’interno dell’amministrazione Bush. Come riassume Ruppert: 

"Noi ora sappiamo che Bush e altri erano abbastanza a  conoscenza da poterlo prevenire, ma non l’hanno fatto. È già stato dimostrato che membri dei servizi segreti del Pakistan collegati alla CIA hanno aiutato a finanziarlo; che cinque dei dirottatori hanno ricevuto l’addestramento al volo presso installazioni militari USA; che nessun caccia è stato fatto decollare in tempo per fare qualcosa e che il Presidente Bush ha mentito dicendo di non avere alcuna idea che gli aerei potessero essere usati come armi. Noi sappiamo che è un segreto di stato se le agenzie di intelligence abbiano riferito a Bush quello che noi sappiamo essere a loro conoscenza."

"Le precedenti amministrazioni USA hanno sostenuto,  incoraggiato e dato rifugio al terrorismo internazionale", scrive Chossudovsky. Sin dalla Guerra Fredda, gli USA hanno continuato a proteggere la  "Rete dei Militanti Islamici" ed altri gruppi terroristici come un esplicito strumento della loro politica estera. Inoltre: 

·       

La "Rete dei militanti islamici" è stata una creazione della CIA, costruita appositamente per combattere la guerra sovietica in Afghanistan come uno strumento della politica estera USA a partire dall’amministrazione Carter sotto il suo pioniere, Zbigniew Brezezinski, che rimane all’avanguardia della pianificazione della politica USA. 

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 I gruppi militanti islamici post-guerra fredda, compresa al Qaeda sono delle risorse dell’intelligence USA. 

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Tramite i gruppi che agiscono per procura, molti dei quali non sono consapevoli di chi o che cosa li finanzi e li controlli, la CIA continua ad usare il terrorismo per gestire gli interessi geo-economici USA e occidentali 

·       

La CIA esercita un sostanziale controllo sui suoi terroristi per procura e fa il monitoraggio delle sue cellule in tempo reale tramite numerosi metodi sofisticati. Non c’è stato nessun “vuoto di intelligence” l’11 settembre, né ce n’è oggi. 

Per mesi, l’amministrazione Bush ha corroborato la sua menzogna della “guerra al terrorismo”  con un crescendo di nuove falsità sulle “armi di distruzione di massa” dell’Iraq. Queste bugie sono state ripetutamente scoperte. In una sessione ristretta con i funzionari dell’amministrazione Bush, il membro del Congresso Anna Eshoo (D-Calif.) ha chiesto più volte se avessero la prova di un’imminente minaccia di Hussein contro i cittadini degli Statin Uniti. "Essi hanno risposto 'no'," ha detto. "Non 'no, ma', oppure 'forse', ma 'no'. Io rimasi sbalordita. Non scioccata. Non sorpresa. Sbalordita." (San Francisco Chronicle, 9/20/02). Secondo l’ex ispettore dell’ONU sugli armamenti Scott Ritter, che ha fornito chiara prova che l’Iraq non pone nessuna minaccia credibile, "Il Presidente Bush rifiuta di considerare il "sì" una risposta. Le azioni dell’amministrazione Bush si fondano sulla vuota mitologia che si combatta questa guerra al di là di qualsiasi minaccia portata da armi di distruzione di massa irakene. È diventato chiaro che il suo obiettivo è l’eliminazione di Saddam Hussein."

Una guerra di terrorismo: il terrorismo americano

Non è una sorpresa che la rimozione del regime irakeno caratterizzerà ancora un altro lancio di gruppi paramilitari armati “sgradevoli” e criminali d’allevamento USA, messi in pista con cura dalla CIA sin dalla Guerra Iran-Iraq. L’amministrazione Bush e la CIA stanno mettendo insieme una coalizione simile all’afghana “Alleanza del Nord” che consiste essa stessa di banditi, narco-trafficanti, stupratori, signori della guerra e criminali di guerra. I gruppi di opposizione irakena e di esiliati che stanno ora ricevendo un addestramento aggiuntivo dell’ultimo minuto dalla CIA e dalle US Special Forces parteciperanno all’attacco terrestre. I loro principali leaders presumibilmente prenderanno i posti chiave nel nuovo regime(i) fantoccio, una volta conclusa la carneficina. Il vaso di Pandora è spalancato.

 

 

II) La CIA ed i gruppi di opposizione irakeni

Se l’invasione dell’Iraq va secondo il copione dell’amministrazione Bush e della confraternita dei guerrafondai di Washington, il mondo sarà testimone di uno spettacolo familiare da incubo. Un rampollo della CIA (un Bush) rovescerà un ex alleato degli USA, un’ex risorsa della CIA ed ex partner in affari (Saddam Hussein) utilizzando gruppi paramilitari, di opposizione e dispositivi della CIA per installare nuovi regimi di clienti affiliati alla CIA, controllati da e in vista degli interessi USA.  

Saddam Hussein: un gioco a lungo condotto dalla CIA e l’ossessione degli USA

Il potere reale gioca in tutti i campi di un conflitto, alternativamente sostenendo o sovvertendo (dall’interno e dall’esterno), manovrando una parte contro un’altra, "gestendo la tensione", fino a raggiungere i risultati desiderati. Un esempio ben documentato è l’Afghanistan dove, sulla scia della Guerra Sovietica afgana, gli USA hanno installato e rovesciato con la violenza una successione di regimi (Rabbani, Hekmatyr, Alleanza del Nord, Talibani), fino a raggiungere il risultato soddisfacente: un governo fantoccio degli USA, guidato dall’ex consulente della Unocal e strumento della CIA Hamid Karzai, dai signori della guerra/banditi trafficanti di droga dell’Alleanza del Nord ed affiancato dall’assistenza dell’inviato USA Zalmay Khalilzad, addetto ai lavori di intelligence per il Pentagono, ex consulente della Unocal  e assistente dell’attuale Vice-Segretario della Difesa Paul Wolfowitz. In Iraq, gli US e la CIA hanno fatto per decenni un gioco del genere, mettendo in piedi gruppi paramilitari e armati con origini che risalgono alla Guerra Iran-Iraq degli anno 1980 e oltre. "Gli Americani sono stati lasciati all’oscuro per quanto riguarda i maneggi della CIA nel Medio Oriente, nutriti con una continua dieta di poltiglia fantasy in cui  Arabi e Musulmani sono inesorabilmente presi di mira come terroristi irrazionali, fanatici," ha scritto il giornalista curdo Husayn Al-Kurdi. "La vera storia del coinvolgimento della CIA nella regione ci narra una vicenda di gran lunga differente." Il ruolo diretto della CIA in Iraq si estende all’indietro negli anni 1950. Lo stesso Saddam Hussein è stato una creazione USA, un alleato USA ed una carta della CIA. Come ha osservato Al-Kurdi, "dopo aver sostenuto il regime corrotto di Nuri Said, gli USA si rivolsero contro Abdul Karim-Kassem, il cui colpo di stato con sostegno popolare aveva eliminato il vecchio agente britannico Nuri nel1958. Tra coloro che furono reclutato dalla CIA per fare il lavoro sporco ci fu il Partito Baath Irakeno, compreso uno sfrontato avventuriero assetato di potere di nome Saddam Hussein. "La CIA progettò allora il rovesciamento e l’assassinio di Kassem nel 1963, con Saddam a svolgere un ruolo principale nel colpo verso Kassem e nella successive liquidazione dei Comunisti. Per decenni, fino all’inizio della Guerra del Golfo nel 1990, Saddam fu un alleato chiave degli USA nella regione, sia come loro partner commerciale che come associato in affari di George Herbert Walker Bush. (In un altro emisfero, l’uomo forte di Panama Manuel Noriega svolgeva un ruolo simile nello stesso periodo) Le Direttive di Decisione per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Bush (rivelate in un’inchiesta del LA Times del 1992), come le registrazioni dettagliate dei rapporti Bush-Saddam attraverso la nota BCCI e la  Banca Nazionale  del Lavoro (BNL), offrono la prova evidente che il governo di Saddam Hussein era esplicitamente e consapevolmente armato e finanziato dagli USA e coinvolto personalmente con Bush. Dopo la Guerra del Golfo, con il pretesto di un "rifugio sicuro per i Kurdi", la CIA creò un protettorato ed una base per attività coperte designate a destabilizzare il regime irakeno, mentre contemporaneamente continuava il permesso di sopprimere curdi e Musulmani. Con George H.W. Bush, la CIA ha speso a quanto si dice, 20 milioni di dollari in propaganda anti-Saddam e almeno 11 milioni di dollari in aiuti a numerosi gruppi d’opposizione irakeni e curdi. Come ci mostra As Al-Kurdi: "Era chiaro dall’inizio che questo "rifugio sicuro" era un’operazione per fornire "copertura" alle operazioni della CIA contro l’Iraq e alle incursioni turche sui Curdi e non "sicurezza", come implicava la sua designazione ufficiale. Veniva rafforzato uno stato di dipendenza in cui  i ‘fornitori’ potevano tenere i fantocci curdi a briglia corta."  Quando i Musulmani shi’iti nell’Iraq meridionale inscenarono una rivolta contro Saddam nella primavera del 1991 sotto l’occhio attento della CIA, l’amministrazione di Bush (padre) permise alle truppe irakene di Saddam di schiacciarla. Per prevenire un movimento popolare islamico all’interno dell’Iraq (uno che poteva minacciare gli interessi petroliferi occidentali e gli interessi affaristici), Bush non fece nulla quando il suo ex partner e nemico sconfitto schiacciò la rivolta. Lasciare Saddam Hussein vivo ma castrato (attraverso le sanzioni, le no-fly zones, etc.) ha permesso agli USA di mantenere forze militari in Arabia Saudita, mentre si discutevano i piani per un eventuale cambio di regime in Iraq. Nel frattempo, la ricostruzione dell’Iraq e varie forme di commercio coperto si rivelavano lucrose per numerose corporations occidentali (come la Halliburton, la General Electric e altre). Il mercato nero era anche un mezzo di controllo. "Chiudendo un occhio sul contrabbando di petrolio", scrive l’ex agente della CIA Robert Baer nel suo libro “See No Evil, "gli USA combinarono di rivolgere l’opposizione curda contro se stessa anche perché aiutavano Saddam a pagare la sua guardia pretoriana, proprio ciò che vi aspettereste da una superpotenza intelligente che vuole sostenere segretamente il despota locale."  A metà degli anni 1990, la CIA dell’era Clinton iniziò a perseguire due strategie primarie contro Saddam. Una comportava un’operazione militare tesa ad un’insurrezione popolare guidata dal Congresso Nazionale Irakeno (INC) e dai paramilitari curdi. La seconda strategia si focalizzava su una “congiura di palazzo” da parte dell’Accordo Nazionale Irakeno (creazione CIA-MI6 britannico), un gruppo di ex ufficiali militari irakeni con base fuori Londra. Mascherata da "aiuto umanitario", l’operazione del governo USA "Operation Provide Comfort" serviva da copertura per queste ed altre operazioni. Nel 1994, l’INC capeggiò un’insurrezione da una base nel Kurdistan irakeno spalleggiata dalla CIA. Nel marzo 1995, la CIA assisteva ad un’operazione combinata INC-Curdi per prendere le città di Mosul e Kirkuk ed ad una ribellione simultanea di truppe irakene. Senza il sostegno USA, l’operazione andò in pezzi, permettendo alle forze di Saddam Hussein di invadere il rifugio sicuro e distruggere l’opposizione. Circa 130 membri dell’INC furono uccisi. Il tirarsi indietro all’ultimo minuto da parte dell’amministrazione Clinton fece infuriare la CIA. Per coprire il suo abbaglio politico nel Nord dell’Iraq, l’amministrazione Clinton lanciò dei missili Cruise sull’Iraq meridionale. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU riprese il Programma Petrolio-per-Cibo.
Gli sforzi della CIA nel corso degli anni 1990, che ebbero come risultato una manciata di sollevamenti, di tentativi di assassinio (la CIA e il MI6 britannico complottarono di assassinare Saddam Hussein nel 1995), fallirono a causa delle lotte per il potere tra i gruppi di opposizione curda, le fughe d’informazioni e i tradimenti e i bisticci tra i falchi all’interno della CIA e alla Casa Bianca di Clinton.

George W. Bush scatena l’inferno

Una volta salito al potere, George W. Bush promise di  attuare pienamente l’Iraq Liberation Act, che era stato votato come legge da parte del Congresso e firmato da Clinton nel 1998, ma gestito in modo prudente da un’amministrazione Clinton impreparata a scatenare una guerra nel Medio Oriente. All’inizio del 2002, Bush (che durante la sua campagna presidenziale si era vantato che avrebbe “preso Saddam") diede alla CIA ed alle Special Forces USA la facoltà di usare la forza letale ed “ogni risorsa disponibile” per uccidere o catturare Saddam Hussein e di condurre operazioni coperte mirate a rovesciare il suo regime. Questo ordine esecutivo implicava un accresciuto sostegno ai gruppi di opposizione irakena (denaro, addestramento, intelligence ed equioaggiamento) ed il raccordo di quanto raccolto dall’intelligence della CIA all’interno dell’Iraq. Gli ufficiali USA hanno lavorato in modo continuo con l’opposizione irakena per tutto il 2002. 

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Ex ufficiali irakeni si sono incontrati nel marzo 2002 presso una sede militare a Washington per discutere i piani atti a rovesciare Saddam Hussein e formare un governo post-Saddam. 

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Nell’aprile 2002, i leader curdi sono volati fino a Francoforte in Germania e poi verso un campo di addestramento della CIA nella Virginia del Sud per discutere le strategie del colpo. 

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 In giugno, secondo lo Scotsman, fonti locali curde hanno riferito che “truppe USA e inglesi hanno già iniziato ad installare equipaggiamenti per le comunicazioni nella provincia di Sulaimaniya nella regione del Kurdistan irakeno"  

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Tra il 12 ed il 15 luglio 2002, circa 70 esiliati tra ufficiali militari irakeni e capi di vari gruppi di opposizione irakena si sono incontrati a porte chiuse in una località presso Londra per pianificare una nuova rivolta per rovesciare con la forza Saddam Hussein e per richiedere un maggiore ruolo nell’imminente operazione USA, insieme all’aiuto militare (addestramento ed equipaggiamento di combattenti). A capo di questo meeting vi era il Congresso Nazionale Irakeno, il gruppo di opposizione paravento con stretti legami con gli ufficiali militari irakeni in esilio e con la CIA. 

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In agosto, i rappresentanti di sei differenti gruppi dell’opposizione irakena si sono incontrati a Washington in seguito ad un "invito congiunto" del Dipartimento della Difesa e del Dipartimento di Stato. Hanno partecipato a questo incontro al vertice: 

- Donald Rumsfeld 
- Marc Grossman, sottosegretario di Stato per le questioni politiche 
- Doug Feith, sottosegretario alla difesa 
- Dick Cheney (via video-conferenza dal  Wyoming) 
- Colin Powell 

- Richard Myers, Presidente dei Capi Congiunti 
- Ahmed Chalabi (Congresso Nazionale Irakeno) 
- Jalal Talabani (Unione Patriottica del  Kurdistan) 
- Maggiore Generale Tawfiq al-Yassiri (Coalizione Nazionale Irakena) 
- Hoshyar Zebari, aiutante di Massoud Barzani (Partito Democratico Kurdo) 
- Ayadh Allawi (Accordo Nazionale Irakeno) 
- Shaif Ali Bin Hussein (Partito Monarchico Costituzionale) 
- Abdelaziz Al-Hakim fratello del leader SCIRI Muhammad Bakr al-Hakim 
- Maggiore Generale Saad Obeidi, già capo della guerra psicologica irakena 
- Principe Hassan di Giordania, zio di re Abdullah di Giordania.

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In un altro incontro di metà agosto, secondo Knight-Ridder, "rappresentanti dei vertici USA e membri dell’opposizione irakena hanno elaborato i dettagli del governo post-Saddam Iraq, aggiustando il numero di seggi in parlamento." 

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"Dozzine di militari USA e dei servizi di intelligence sono stati inviati nel nord dell’Iraq" secondo l’Agenzia France-Presse (12/10/2002). Il capo della CIA George Tenet ha"visitato personalmente l’Iraq settentrionale durante il suo ultimo giro nella regione e ha dato l’ordine di far partire i piani per la sicurezza dopo che il Presidente George W. Bush approvava una decisione di chiedere alla CIA di rovesciare Saddam". Al Re giordano Abdullah è stato dato ordine di tenere pronti due aeroporti militari in Giordania per le forze USA. Circa 2.000 soldati americani sono già stati finora schierati in Giordania. Dozzine di questi militari USA, insieme ad agenti della CIA, sono già stati inviati in territorio irakeno.

Quali sono i gruppi di opposizione?

- Congresso Nazionale Irakeno (INC) : Il Congresso Nazionale Irakenp, una coalizione di monarchici irakeni, di Curdi e di Musulmani sanniti e shi’iti irakeni, è una creazione della CIA. Il gruppo fu formato nel 1992 quando le due principali fazioni curde, il Partito Democratico Curdo (KDP) e l’Unione Patriottica del  Kurdistan (PUK), parteciparono ad un incontro che fu il primo importante tentativo di unire le forze da parte delle fazioni anti-Saddam. Al gruppo venne dato il nome dalla CIA e nel corso degli ultimi anni 1990 ha ricevuto oltre 100 milioni di dollari in finanziamenti occulti, poi ha ricevuto ulteriori fondi dopo la promulgazione nel 1998 dell’Iraq Liberation Act. Esso riceve correntemente 8 milioni di dollari l’anno dal governo USA. La CIA ha, tra le altre cose, finanziato le stazioni radio e televisiva dell’INC nell’Iraq settentrionale. L’INC è capeggiato da Ahmed Chalabi (di educazione Americana), intimo amico di Dick Cheney, che alcuni hanno etichettato come "protegé di Cheney". Egli gode di stretti legami con l’American Enterprise Institute ed ha partecipato alle riunioni del think tank a Beaver Creek in Colorado. Dopo essere fuggito dall’Iraq sulla scia del colpo mancato dall’INC nel 1995, Chalabi fu co-firmatario, con quaranta "importanti americani", di una lettera aperta al Presidente Clinton nel 1998 che in seguito divenne nello stesso 1998 l’Iraqi Liberation Act. Tra i firmatari di quella lettera troviamo l’attuale Vice Presidente ed ex Segretario alla Difesa Dick Cheney, Richard Perle, l’attuale Vice Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, l’attuale Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, l’ex Segretario alla Difesa e partecipe dello scandalo Iran-Contra Caspar Weinberger, l’ex Segretario alla Difesa Frank Carlucci, l’attuale Sottosegretario alla Difesa Douglas Feith e l’attuale Vice Segretario di Stato e compartecipe dell’Iran-Contra Richard Armitage. Chalabi è un banchiere shi’ita in esilio ed un criminale. All’inizio degli anni 1990, Chalabi fu dichiarato colpevole di riciclaggio di denaro in Giordania e a quanto si dice "ha perduto" 4 milioni di dollari dei finanziamenti ottenuti da Washington. Proviene da una ricca famiglia irakena shi’ita di banchieri ed ha un dottorato in matematica all’Università di Chicago. Dopo un periodo susseguente alla Guerra del Golfo in cui l’INC ricevette tra i 15 e i 100 milioni di dollari in finanziamenti da Washington, Chalabi entrò in disgrazia con certi elementi della CIA e dell’amministrazione Clinton. Il Dipartimento di Stato USA si chiuse temporaneamente per l’INC dopo il tentativo di far fallire una conferenza di esuli irakeni sponsorizzata dal Dipartimento di Stato in cui l’INC non era incluso. Quando George W. Bush assunse il potere nel gennaio 2001, i finanziamenti all’INC ripresero. L’INC riceve correntemente 8 milioni di dollari l’anno. I documenti della strategia di Chalabi per ’chiudere i giochi’ sono circolati per Washington ed hanno ricevuto per un decennio l’attenzione di varie commissioni di esperti. Questo piano comporta una rivolta popolare ed un colpo militare, portati avanti dalle fazioni curde e dai dissidenti irakeni, con l’uso di armi americane. Dall’11 settembre 2001, Chalabi ha fatto pressione per un nuovo piano di battaglia, caratterizzata da una base all’interno dell’Iraq, da una dichiarazione di un governo provvisorio (senza dubbio con rapido riconoscimento degli USA), reclutamento tra gli shi’ti irakeni, pesanti bombardamenti da parte degli USA e spiegamento di migliaia di unità delle US Special Forces. Anche questo piano fa appello all’assistenza militare dall’Iran. In base a promesse di finanziamenti dal Dipartimento del Tesoro USA dell’Ufficio Controllo sui Beni Stranieri, il regime di Khatami in Iran è d’accordo nel concedere alle forze dell’INC di attraversare il confine iraniano nell’Iran meridionale. In un’intervista del febbraio 2002 con il Guardian di Londra, Chalabi ha detto che "tutto ciò di cui avevo bisogno erano 11 settimane di addestramento per i suoi seguaci, armi anti-tanks, copertura aerea, sostegno da parte delle Special Forces e delle attrezzature contro attacchi chimici e biologici’. Una volta andato incontro a queste necessità, egli ha dichiarato che le sue forze saranno pronte ad attraversare il confine del Kuwait nella regione di Basra e ad organizzare una resistenza di massa. La sua posizione verrebbe protetta dalla forza aerea USA, che presumibilmente terrebbe sgombra una via per lui ed i suoi uomini sino a Badgad." Nonostante il generale sostegno di Washington nel corso degli anni verso l’INC in quanto "alternativa democratica", i massimi ufficiali USA  hanno dubbi sulla limitata esperienza militare dell’INC, come sulla sua capacità di tenere in piedi un governo sulla scia del colpo militare. Il tentativo fallito dall’ INC-PUK-KDP di Chalabi nel 1995, lo ha costretto a spostare la sua base operativa a Londra. Vi è un’altra ragione per cui Chalabi è preferito a Washington: il petrolio. L’INC propone la creazione di un consorzio di compagnie americane per sviluppare i campi petroliferi irakeni. Secondo il San Francisco Chronicle (29/9/02), "Chalabi ha dichiarato che l’INC a capo di un nuovo governo irakeno, significherebbe contratti per le compagnie petrolifere USA. Le compagnie russe e francesi sarebbero, nel migliore dei casi, dei partners minori."

- Il Gruppo dei Quattro e l’opposizione kurda: 

Il Gruppo dei Quattro consiste nell’Accordo Nazionale Irakeno (INA, di Waffik), nel Partito Democratico Curdo (KDP), nell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e nel Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI). Come riferisce Al-Kurdi, i due gruppi principali curdi, capeggiati dal PUK e dal KDP hanno "un terrificante apparato di sicurezza che porta avanti una repressione stile squadroni della morte contro i Curdi loro oppositori. Entrambi i partiti si sono guadagnati il disgusto dei Curdi con le loro operazioni da gangster nel quadro di “rifugio sicuro." Si stima che il KDP e il PUK abbiamo una forza combinata tra i 40.000 e i 70.000 combattenti. Sin dagli anni 1990, i due gruppi si sono reciprocamente combattuti nel tentativo di controllare i processi del contrabbando e di altre attività economiche, reprimendo ferocemente in questo la popolazione curda. Secondo il New York Times (6/7/02), "I leaders curdi sono dilaniati da lotte intestine e devono ancora giungere ad un accordo con la CIA per consentire ai funzionari dell’intelligence americana, agli addestratori delle special forces o ai diplomatici di fissare lì il campo". Essi sono riluttanti a sostenere l’operazione USA "a meno di non ottenere forti garanzie che l’amministrazione Bush progetti di andare comunque fino a Baghdad" e che le città curde siano protette dall’attacco irakeno.  

- Accordo Nazionale Irakeno (INA)

: L’Accordo Nazionale Irakeno è stato fondato nel 1990 ed è una creazione della CIA, del MI6 britannico e dell’intelligence giordana, su iniziativa di Turki ibn Faisal. L’ex agente della CIA Ralph McGehee ha confermato che "l’INA è pesantemente sponsorizzato dagli Stati Uniti e sotto l’influenza della CIA" e ha citato un’altra figura dell’opposizione irakena la quale afferma che "è di dominio comune tra i dissidenti irakeni che l’Accordo è direttamente finanziato dalla CIA. "L’INA è capeggiato da Shi’ite Ayad Alawi. L’INA cerca di rovesciare Saddam Hussein utilizzando ex funzionari irakeni ed alti ufficiali di Baghdad, conservando lo stato irakeno. Sono terroristi che hanno rivendicato la responsabilità di attentati esplosivi verso obiettivi civili, compreso un cinema a Baghdad e sedi di quotidiani. Secondo addetti dell’INA, le attività sono state effettuate al fine di  "impressionare la CIA". Secondo la Federazione degli Scienziati Americani, il genero di Saddam Hussein Husayn Kamil al-Majid (un autore dei programmi irakeni sulle armi di distruzione di massa), era fuggito in Giordania "per collaborare con l’INA, il che aveva fatto pensare a molti nella regione che la presa di Saddam sul potere si fosse indebolita. Ma nel giugno 1996, il tentativo dell’INA fu denunciato, portando all’arresto di 100 militanti dell’INA ed all’esecuzione di altri 30. L’INA è stato in grado di ricompattarsi dopo questa debacle, con il supporto della Giordania.  

- Partito Democratico Kurdo (KDP):  Il suo fondatore, Mulla Mustafa Barzani, lavorava per la CIA da prima degli anni 1960. "Fu raggiunto un accordo segreto tra la CIA e Mulla Mustafa Barzani inell’agosto 1969. Negli anni 1970, il KDP combatté il governo irakeno a vantaggio di Iran, Israele e USA. Il vecchio Barzani fu un fedele alleato USA, che aveva promesso di cedere agli USA i campi petroliferi irakeni. Dopo che  Iran ed Iraq giunsero ad un accordo, sancendo la fine della necessità della ribellione del KDP, Barzani si trovò in esilio negli USA, dove morì nel 1979. Il KDP è attualmente guidato da Massoud Barzani, figlio del fondatore. Il KDP cerca di formare uno stato curdo nell’Iraq settentrionale, mantenendo il controllo sui campi petroliferi di Kirkuk. Il gruppo ha una faida con il PUK suo rivale, su una varietà di questioni, come i proventi del contrabbando di petrolio. Questo conflitto è proseguito per tutta la metà degli anni 1990. Il disprezzo di Barzani per Jalal Talabani ed il PUK erano così forti che egli aiutò Saddam Hussein a schiacciare il PUK e a cacciare l’INC alla fine degli anni 1990. Barzani non ha partecipato a numerosi importanti meetings dell’opposizione Bush-Irakena a Washington, nonostante gli venisse offerto un aereo privato (che lo portasse in volo dalla Turchia sud-orientale) e un incontro personale con Bush. La sua assenza, secondo il  New York Times 158/02), è stata  "un colpo per i funzionari dell’amministrazione Bush che avevano orchestrato il meeting in parte per dimostrare che le forze dell’opposizione irakena erano state unificate dietro una nuova campagna". Barzani era agitato per il rifiuto dell’amministrazione Bush di fornire garanzie che le aree curde sarebbero state protette da un violento attacco irakeno. Dick Cheney, a quanto si dice, ha dato una tipica, ambigua non risposta: "Le forze USA risponderanno a debito tempo e luogo alle sue scelte". Il successivo piano “hshemita” tracciato da Cheney-Wolfowitz riguarda alcuni interessi di Barzani.

- Fronte Patriottico del Kurdistan (PUK) : Il PUK è stato fondato negli anni 1960 dal suo attuale leader, Jalal Talabani, un ex membro del KDP. Grande opportunista, egli si è guadagnato una reputazione di “agente di chiunque”. Il primo obiettivo del PUK è di rimuovere Saddam Hussein e di fondare uno stato curdo. Secondo Al-Kurdi, il PUK "pone un approccio  ‘moderno’ alla politica curda, cucinando gli interessi curdi in ogni salsa concepibile, con sapori che servono a costruire ed attrarre sostenitori tra i governi di Israele, Arabia Saudita, Iran, Turchia, Stati Uniti e l’ospitalità di altri.. Il leader del  PUK Talabani ha apertamente corteggiato Israele, gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, l’Iran, Saddam Hussein e la Turchia, entrando in una varietà di “intese” con tutti questi stati in tempi recenti." 

- Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI) : Il SCIRI consiste negli Shi’iti dell’Iraq sud-orientale ed è spalleggiato dall’Iran. La sua forza di guerriglia conta tra i  7.000 e i 15.000 uomini. L’Ayatollah Mohammad Bakr al-Hakkim è il capo del SCIRI. Il gruppo si oppone all’invasione USA dell’Iraq, ma sosterrà un’operazione interna aiutata dagli USA per rovesciare Saddam e un governo provvisorio di un anno seguito da elezioni. Mohammad al-Harari, rappresentante libanese del SCIRI, ha detto in un’intervista con la Reuters del luglio 2002, "qualsiasi azione militare deve essere nelle mani degli Irakeni, non in mani straniere dall’estero". E che il gruppo si oppone ad un attacco che causi “inutile sofferenza tra il popolo irakeno”. Il SCIRI è stato selezionato come gruppo da finanziare da parte degli USA in base all’Iraq Liberation Act del 1998, ma esso ha rifiutato.

Altri gruppi dell’opposizione

Oltre ai gruppi principali, ci sono altri 60 gruppi minori di opposizione irakena e numerosi individui coinvolti in attività anti-Saddam, molti dei quali hanno legami con la CIA. Secondo il New York Times (18/8/2002), essi comprendono Nizar al-Khazraji, che collaborò all’uso di gas tossico contro l’Iran verso la fine degli anni 1980, con l’aiuto delle amministrazioni Reagan e George H.W. Bush .

 - Liberal Nazionali Irakeni (INL) è un gruppo di opposizione composto da altri ex ufficiali irakeni in esilio. Secondo il Centro per la Ricerca Cooperativa , l’INL ha di recente tentato di reclutare il generale Nizar al-Kharraji, sotto inchiesta in Danimarca per un massacro di 100.000 Kurdi nel 1988. 

- Movimento Nazionale Irakeno (INM): fondato nel 2001, una scheggia sunnita dell’ INC comprendeva 100 ex ufficiali militari e funzionari politici. Il gruppo si è incontrato di recente con Wayne Downing, vice-consigliere USA alla sicurezza nazionale per la lotta al terrorismo. Successivamente, il Dipartimento di Stato ha concesso a questo gruppo la soma di 315.000 dollari. 

- Coalizione Nazionale Irakena (o Consiglio Nazionale Irakeno) : è un gruppo-ombrello composto da 2000 ex ufficiali militari irakeni guidati dall’ex generale di brigata Tawfiq al-Yasiri, capo dell’accademia militare irakena e dal generale Saad Ubeidi, ex capo delle operazioni psicologiche militari. Questo gruppo è a favore di un crescendo degli attacchi aerei USA, ma si oppone ad un’invasione americana.  

Un ex ufficiale della CIA descrive l’opposizione curdo/irakena

In una discussione presente su internet sulle operazioni della CIA in Iraq dagli anni  1990,  Ralph W. McGehee, ex agente della CIA da tempo critico nei confronti dell’Agenzia, ha detto che l’atteggiamento dell’allora direttore della CIA John Deutch e del suo direttore delle operazioni, David Cohen, si rifletteva anche nella catena di comando tramite il capo divisione per le operazione nel Vicino Oriente e capo della stazione irakena della CIA, ‘Bob’."  "Bob" faceva riferimento al caso dell’ex ufficiale della CIA Robert Baer, operativo in servizio  nell’Iraq durante quel periodo, il cui libro "Non  vedo alcun male" contiene 42-pagine di prima mano circa i tentativi della CIA dell’era Clinton contro Saddam e osservazioni dettagliate su INC, PUK e KDP. Il memoriale Baer è un lavoro parziale che ritrae la CIA come un’istituzione "priva di artigli" e "demoralizzata" che manca di sufficienti "risorse umane". Il contrariato Baer è un sostenitore del ritorno ai “vecchi tempi d’oro” delle operazioni clandestine condotte senza restrizioni.dagli Americani. Inoltre osservando l’efficacia di "outsourcing" delle carte non americane e delle branche affiliate come l’ISI pakistano e della nuova tecnologia di spionaggio, l’accusa di Baer è contraddetta dalle dichiarazioni ufficiali della CIA comprese quelle del Vicedirettore James Pavitt, che si vantava "Nell’intera storia della CIA, io sono quello che ha più spie che rubano più segreti." http://www.cia.gov/cia/public_affairs/speeches/pavitt_04262002.html 
Comunque, il libro di Baer è utile prima di tutti per gli aneddoti che vengono rivelati e non intenzionalmente condannati. 

- Sul sostegno della CIA e del governo USA per un colpo di stati irakeno:
 

"Bob, sto portando avanti un’operazione sporca della CIA di cui il Consiglio di Sicurezza Nazionale non sia a conoscenza. L’assistente di (Anthony) Lake per il Vicino Oriente, Martin Indyk, ha autorizzato personalmente la CIA ad organizzare una base clandestina nell’Iraq settentrionale, quella di cui ora sono stato messo a capo."

"Vogliamo buttare fuori Saddam. È il popolo irakeno che lo ha tenuto al potere in tutti questi anni."

"Il solo segnale che dovevo dare era ciò che avevo inteso essere la  politica americana: che avremmo sostenuto qualsiasi serio movimento per sbarazzarci di  Saddam Hussein. Quelli erano i miei ordini come io li ho intesi, la ragione che aveva portato la mia squadra  nell’Iraq settentrionale. Ed io presi i miei ordini sul serio."

"Non molto tempo dopo, Saddam iniziò lo scambio petrolio per cibo, che alleviò la sofferenza all’interno dell’Iraq, proprio quel tanto da arginare la marea delle defezioni nel suo esercito. Così, se ora lo vogliamo eliminare, ci vorrà probabilmente una guerra, non un colpo di stato.[mia sottolineatura - LC]."

- Su Ahmed Chalabi (INC):  "Camminando attraverso l’atrio di Key Bridge Marriott nel suo completo Saville Row, cravatta italiana in seta da $150 e oxfords in pelle di vitello cuciti a mano, assomiglia di più al banchiere levantino di successo che era una volta, che ad uno che sta per entrare a Baghdad sopra un tank. Basso e pesante, il suo fisico mostra gli effetti di troppi pranzi d’affari in ristoranti europei di prima classe. Quando mi dà la mano, avverto una debole traccia di sapone profumato. Per quanto l’apparenza di Chalabi sia incongrua, la prosecuzione offre meno ancora la promessa che egli un giorno possa guidare un’opposizione irakena vincente… Al di fuori dell’Iraq, Chalabi è stato un criminale; all’interno è rimasto quasi del tutto sconosciuto". Egli aveva prodotto un lungo documento dal titolo ‘Fine del gioco’ su come dare il via alle sollevazioni nel marzo 1991, quando gli Shi’ti e i Curdi avevano approfittato della fine della Guerra del Golfo per tentare di ottenere potere da Saddam. Il documento era stato ben accolto  nei dintorni di Washington al tempo in cui Chalabi si presentò a me con una copia - ad un ristorante sushi di Georgetown, due giorni dopo il nostro primo incontro, ma se l’idea non era particolarmente nuova, ‘Fine del gioco’ lo aiutò a a mettersi in luce". Baer, rispondendo alla domanda di Chalabi sul sostegno di Washington ad un’insurrezione condotta dall’INC: "Ne programmi una e poi chieda”, risposi. 

- Su Masoud Barzani (KPP): "Quando si giunse a convincere i Curdi ad unirsi alla rivolta, l’osso più duro da rodere fu Barzani. Le mie relazioni personali con Barzani furono acide dall’inizio…Una volta quando gli dissi che gli USA erano stufi dei Curdi e che un giorno avrebbero abbandonato il nord, Barzani perse le staffe. Si portò dov’ero seduto, mi puntò l’indice addosso e sibilò a denti stretti, ‘Non minacciarmi’."  L’ "Operation Provide Comfort, la protezione aerea fornita dagli aerei americani, giunse gratis  - gli USA non hanno quasi mai tentato di interferire con i suoi (di Barzani) affari - e alla fine del 1994, Barzani ha avuto il suo piccolo business nel contrabbando di petrolio irakeno." 

- Sul contrabbando di petrolio irakeno:  "Il petrolio contrabbandato era vitale anche per Saddam, che usava il denaro per finanziare i servizi di intelligence e le Guardie Speciali Repubblicane - le forze che lo mantenevano in vita. Infatti ciascuno sembrava guadagnare dal contrabbando, eccetto Talabani che non otteneva un penny perché nessun tratto della via contrabbandiera passava per il suo angolo di Kurdistan. Con Barzani che accumulava denaro nella sua cassa di guerra, il petrolio contrabbandato iniziò a destabilizzare il nord in modo pericoloso. Bastava solo fare poche miglia nel nord, per capire le dimensioni delle operazioni del contrabbando. I camion per il trasporto del petrolio formavano file indiane lunghe spesso anche venti miglia, in attesa di entrare in Turchia". "Washington sapeva tutto del contrabbando, ma fingeva che non esistesse. Per quanto ne so, né il Dipartimento di Stato né la nostra ambasciata ad Ankara ha mai pressato la Turchia che avrebbe potuto chiudere l’intera operazione con una sola telefonata". "Quello che non potevo capire era perché la Casa Bianca non intervenisse. Tutto ciò che doveva fare era chiedere all’Arabia Saudita di vendere alla Turchia un centinaio di migliaia di barili di petrolio a prezzo di favore. Era quasi come se la Casa Bianca volesse che Saddam avesse un po’ di movimento di denaro". [mia sottolineatura - LC]" 

- Su Jalal Talabani (PUK):  "Talabani ha goduto del ruolo di simpatica canaglia. Talabani era un nazionalista irakeno. Credeva che i Curdi dovessero avere un grado di autonomia ma non voleva vedere l’Irak diviso tra i suoi gruppi etnici.  Diversamente da Barzani, Talabani sembrava sinceramente volere che Saddam se ne andasse ed era pronto ad ogni sacrificio per raggiungere quello scopo".

Non se, ma quando

Anche se non è chiaro come saranno effettivamente condotte la guerra e la “cancellazione” dell’Iraq, lo sfacciato piano “hashemita” Cheney-Wolfowitz (www.stratfor.com/fib/fib_view.php?ID=206509) sembra rimuovere molti degli ostacoli precedenti sulla strada della “rimozione di regime”. La formazione di uno stato autonomo curdo appagherà il KDP e il PUK. Mentre l’assegnazione a due surrogati USA, la Giordania ed il Kuwait, delle due rimanenti porzioni del territorio garantisce “stabilità” – controllo USA – sui più importanti pozzi petroliferi. Non occorre dire che qualsiasi  “operazione” del genere comporterà epurazioni politiche ed etniche, atrocità e distruzione ad ampio raggio, innescherà un allargamento del conflitto a tutto il Medio Oriente e l’Asia Centrale e minaccerà la stessa umanità. Che genere di persone intendono aprire un tale vaso di Pandora? Ne La CIA e il culto dell’Intelligence, Victor Marchetti e John D. Marks hanno scritto, "Nonostante occasionali sogni di grandezza da parte di alcuni suoi operatori clandestini, la CIA non agisce di scelta propria per rovesciare governi sgraditi o per determinare quale regime dittatoriale vada sostenuto. I metodi e le disponibilità dell’Agenzia sono una risorsa che viene con la Presidenza."

 

III) La lobby USA della guerra: i discepoli del NSC-68

Le origini della politica dell’amministrazione di George W. Bush per il “cambio di regime” in Iraq possono essere rintracciate nelle strategie formulate dall’inizio degli anni 1990 da un piccolo network di inveterati elementi da Guerra Fredda legati da un linguaggio filosofico e da collaborazioni in politiche di intelligence militare. Questa cricca strettamente intrecciata si estende attraverso l’attuale Casa Bianca e la precedente, attraverso il Dipartimento di Stato, la Cia, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, le commissioni di esperti neo-conservatori e i consigli di amministrazione delle corporations transnazionali (comprese le compagnie dell’energie e della tecnologia militare legate a Washington). Virtualmente tutti i protagonisti sono dei membri degli organismi di pianificazione dell’elite (come il Council on Foreign Relations). Molti di loro sono accusati di crimini – cinque individui sono stati dei diretti partecipi dell’operazione Iran-Contra. Tutti hanno, durante le loro intersecate carriere, sostenuto delle politiche imperialistiche comportanti 1) guerre preventive, 2) conquista dell’Iraq e dell’Iran e frammentazione dell’Arabia Saudita, 3) forte sostegno ad Israele, e  4) accerchiamento e contenimento di Russia e Cina.

Lo schema del network per il cambio di regime irakeno: tutti gli uomini della gang

1. 1992 Direttiva di Pianificazione Difensiva del Pentagono. Come osservato da  Joe Taglieri (From the Wilderness 10/1/02), questo fu uno dei primi piani ufficiali di rimozione del regime, preparato per l’allora Segretario alla Difesa, Dick Cheney. I suoi autori: 

·       L’attuale Vice-Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz 
·       Lewis Libby 

2. La lettera aperta del 1998. Nel febbraio del 1998, quaranta "eminenti Americani" firmarono una lettera aperta al Presidente Clinton http://www.iraqwatch.org/perspectives/rumsfeld-openletter.htm , che formò la base dell’Iraqi Liberation Act del 1998. Questa lettera che faceva appello per un’insurrezione e per un riconoscimento del Congresso Nazionale Irakeno (spalleggiato dalla CIA) come governo ufficiale dell’Iraq, fu pilotata da Ahmed Chalabi dell’INC e si basava sui precedenti progetti di colpo di stato di Chalabi. Firmatari di questa lettera: 

·       Wolfowitz 
·       Il presidente del Consiglio  per la Politica di Difesa Richard Perle 
·       Il vice presidente Dick Cheney 
·       Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld 
·       L’ex Direttore della CIA James Woolsey 
·       Il Sottosegretario alla Difesa Doug Feith 
·       L’ex vice-assistente del segretario alla Difesa, Frank Gaffney 
·       L’ex Vice-Segretario di Stato e partecipe all’Iran-Contra Richard Armitage 
·       L’ex agente della CIA e partecipe all’Iran-Contrat Duane "Dewey" Clarridge 
·       Il funzionario del NSC, ex segretario di Stato e partecipe all’Iran-Contra Elliott Abrams 
·       L’ex Segretario alla Difesa e partecipe all’Iran-Contra Caspar Weinberger 
·       L’ex Segretario alla Difesa e presidente del Carlyle Group Frank Carlucci 
·       Zalmay Khalilzad, attuale inviato USA in Afghanistan, ex consulente della UNOCAL e funzionario della RAND Corporation 
·       L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale e partecipe all’Iran-Contra Robert McFarlane 

3. Iraq Liberation Act del 1998. L’Atto stesso www.fcnl.org/issues/int/sup/iraq_liberation.htm fu promosso al Congresso da Woolsey, Clarridge e dall’attuale Vice-Consigliere della Sicurezza Nazonale  per il contro-terrorismo Wayne Downing. L’Atto (un pezzo di retorica propaganda anti-Saddam pieno di falsi storici) passò al Congresso e fu siglato da Clinton tra la scarsa attenzione da parte del vasto pubblico. I suoi principali sponsors: 

·       Wolfowitz 
·       Cheney 
·       Rumsfeld 
·       Feith 
·       Woolsey 
·       Clarridge 
·       Downing 
·       Carlucci 
·       Armitage 
·       Newt Gingrich 

4. 1998-Viene selezionato il team di politica estera di Bush II.  Nell’estate del 1998, in un incontro organizzato dall’ex Presidente George H.W. Bush a Kennebunkport nel Maine e capeggiato da Condoleeza Rice, viene scelto il team di politica estera di George W. Bush - i "Vulcans". "Se il gruppo di cervelli riflette chi il governatore metterà in carica se eletto presidente, la sua amministrazione sarà sulla linea non solo di quella del padre, ma anche di quella di Ronald Reagan", scrive Robert Novak al Washington Post. Tra i membri che guidano il gruppo troviamo: 

·       Perle 
·       Wolfowitz

Giungendo veloci al presente, noi ritroviamo questo network alla guida della politica dell’amministrazione Bush e all’interno del Pentagono.

5. Consiglio per la Politica di Difesa. Questo gruppo di consulenza “di civili”, fornisce “raccomandazioni” sulla politica del Pentagono al Dipartimento della Difesa (Rumsfeld, Wolfowitz e Feith)

·      Perle presidente
·      Woolsey
·      Gaffney
·      Eliot Cohen, presidente del  PNAC
·      Henry Kissinger
·      L’ex Direttore della CIA James Schlesinger
·      Gingrich

6. La Paul H. Nitze School di Studi Internazionali Avanzati (SAIS). Questa commissione di esperti della Johns Hopkins University è assai nota per sfornare politiche basate sull’aggressione USA. Associati alla  SAIS sono:

·      Perle
·      Wolfowitz
·      Woolsey
·      Zbigniew Brezezinksi
·      Gaffney
·      Cohen
·      Thomas Donnelly

7. Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC). Questa commissione ha pubblicato nel 2000 un piano per rovesciare l’Iraq basato sulla Direttiva per la Pianificazione Difensiva di Wolfowitz-Cheney-Libby  del 1992.

·      Wolfowitz
·      Cohen (presidente)
·      Cheney
·      Rumsfeld
·      Gaffney
·      Donnelly
·      Abrams
·      Jeb Bush

8. Centro per la Politica di Sicurezza (CSP).

·      Gaffney (presidente)
·       Perle
·      Woolsey
·      Feith (ex presidente)

9. Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS). Attorno alla tavola di questa commissione troviamo uno spaccato dei peggiori falchi della lobby della guerra all’Iraq, accanto ad ex funzionari orientati a “maggiore diplomazia”:

·      L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Brent Scowcroft (presidente)
·      Cheney
·      Woolsey
·      Kissinger
·      Schlesinger
·      Ray Lee Hunt (Hunt Oil, Texas)

10. Commissione Consultiva per l’Intelligence all’Estero

·      Scowcroft (presidente)
·      L’ex Direttore della CIA  John Deutch
·      Hunt

11. American Enterprise Institute (AEI).

·      Perle
·      L’ex consulente di Reagan per la sicurezza nazionale, Michael Ledeen
·      L’ex agente della CIA Reuel Marc Gerecht

12. Istituto Ebraico per le Questioni di Sicurezza Nazionale (JINSA). Gruppo sostenitore della guerra totale in Medio Oriente.

·      Ledeen
·      Perle
·      Woolsey
·      Gaffney
·      Abrams

13. Camera di Commercio USA-Azerbaijan. Come documentato dal Professor Michel Chossudovsky in Guerra e Globalizzazione, l’alleanza per il GUUAM (Georgia-Ukraina-Uzbekistan-Azerbaijan-Moldavia) formata dalla NATO nel 1999 si trova al fulcro della ricchezza del petrolio e del gas del Caspio. Centrale per il GUUAM è l’Azerbaijan , stato-cliente degli USA. La sua Camera di Commercio va letta come un who’s who della Guerra 11 settembre

·      Wolfowitz
·      Perle
·      Cheney
·      Armitage
·      Brezezinski
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