FISICA/MENTE

“De le stelle fisse”

Il libro “De le stelle fisse” del cardinale Alessandro Piccolomini  (1508-1578) è da molti considerato il primo atlante celeste moderno.

 

(a cura di Pietro Musilli – 2003)

 

In questa immagine, tratta dall’edizione del 1548, sono raffigurate le costellazioni dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa minore.

 

Le 47 mappe contenute nell’opera presentano tutte le costellazioni tolemaiche (ad eccezione del Puledro) e mostrano le stelle senza le corrispondenti figure mitologiche. Per la prima volta in un libro a stampa venivano riportate le mappe astronomiche complete con le costellazioni tolemaiche. Il Piccolomini è stato il primo ad indicare le stelle con le lettere dell'alfabeto latino. In seguito nel 1603 Johann Bayer indicò le stelle con l'alfabeto greco tuttora usato.

 

Alessandro Piccolomini  (1508-1578)

 

Letterato e professore presso le Università di Padova e, successivamente, di Roma. Ha dato anche un contributo all’astronomia per i suoi libri, contenuti in un unico volume, dai titoli: "Della sfera del mondo" (1540) e "Delle stelle fisse" (1543: edizione introvabile; ma c'è la II edizione del 1548, anche se è  rarissima); a questo secondo libro sono allegate delle stupende carte astronomiche suddivise nelle  costellazioni tolemaiche dove è presente una classificazione delle stelle che egli denominò con le lettere latine in relazione alla loro luminosità; in seguito Johann Bayer (1572-1625) utilizzerà invece le lettere greche. Quindi il Piccolomini è stato il primo ad aver contrassegnato con delle lettere le stelle in base alla loro luminosità. Occorre inoltre ricordare che nel 1543 era ritenuta esatta la teoria tolemaica/geocentrica, infatti, la teoria eliocentrica/copernicana sarà diffusa solo in seguito, anche se il libro del Copernico "De revolutionibus orbium coelestium" contenente  la nuova teoria venne pubblicato proprio nel 1543.

 

L’obelisco di Psammetico II in Piazza Montecitorio

 

(a cura di Pietro Musilli – 2003)

 

L’obelisco, collocato in piazza Montecitorio, proviene da Heliopolis e risale al faraone Psammetico II (594 ca. – 589 ca. a. C.) della XXVI dinastia. L'imperatore Ottaviano Augusto, dopo averlo fatto trasportare a Roma dall'Egitto, lo fece collocare nel Campo Marzio, un'area destinata agli esercizi ginnici e lo sport. Inaugurato nel 9 a.C. (o, secondo alcune fonti nel 10 a.C.), venne utilizzato, grazie soprattutto all’ingegno del matematico Facondo Novio, quale "gnomone" (stilo) per l’"Horologium" solare dell’imperatore. La grande meridiana era posizionata al centro di una superficie di 160 x 75 metri, costituita da un vasto prato e da lastre di travertino, sulla quale era disegnato un quadrante con le scritte in bronzo; oltre ad esplicare la sua funzione di orologio solare, l’obelisco era orientato in modo tale da far cadere la sua ombra sulla non lontana Ara Pacis il 23 settembre di ciascun anno, giorno del genetliaco dell’imperatore e coincidente con l’equinozio di Autunno.

 

Un’importante descrizione che ci permette di conoscere la tipologia, l'aspetto e le modalità di funzionamento dell'imponente meridiana solare è fornita dal noto storico romano Plinio il vecchio, il quale riferisce:

"All'obelisco che è nel Campo Marzio il divino Augusto attribuì la mirabile funzione di captare le ombre del Sole, determinando così la lunghezza dei giorni e delle notti. Fece collocare una lastra di pietra che rispetto all'altezza dell'obelisco era proporzionata in modo che, nell'ora sesta del giorno del solstizio d'inverno (21 dicembre) l'ombra di esso fosse lunga quanto la lastra, e decrescesse lentamente giorno dopo giorno per poi ricrescere di nuovo, seguendo i righelli di bronzo inseriti nella pietra: un congegno che vale la pena di conoscere, e che si deve al genio del matematico Facondo Novio. Quest’ultimo pose sulla punta del pinnacolo una sfera dorata, la cui estremità proiettava un'ombra raccolta in sé, perché altrimenti la punta dell'obelisco avrebbe determinato un'ombra irregolare (a dargli l'idea fu, dicono, la testa umana). Questa registrazione del tempo da circa trent'anni non è più conforme al vero, forse perché il corso del Sole non è rimasto invariato, ma è mutato per qualche motivo astronomico, oppure perché tutta la Terra si è spostata in rapporto al suo centro (un fatto che - sento dire - si avverte anche in altri luoghi), oppure semplicemente perché lo gnomone si è inclinato a causa di terremoti o a causa di inondazioni del Tevere che hanno provocato un abbassamento e/o spostamento dell'obelisco, anche se si dice che se ne siano gettate sottoterra fondamenta profonde tanto quanto è alto il carico che vi si appoggia".

  La meridiana cessò di funzionare già dopo qualche decina di anni a seguito di una progressiva ricopertura dell'area dell’"Horologium" con detriti portati dalle inondazioni del Tevere e dalle acque di scolo dei colli Quirinale, Viminale e Pincio e il quadrante si occultò così sotto uno spesso strato di terra.

Successivamente, tra il IX e l’XI secolo, probabilmente a seguito di un incendio e/o di un terremoto (forse per il sisma del 849) o durante l'assedio di Roma da parte di Roberto il Guiscardo nel 1048, l’obelisco crollò e si interrò lentamente.

  Papa Sisto V (1521 – 1590) tentò di rimontare e rialzare l’obelisco assemblandone alcuni pezzi che erano stati già ritrovati nel 1502 in una cantina del Largo dell'Impresa (strada non più esistente). Dopo questo infruttuoso tentativo e dopo che Papa Benedetto XIV nel 1748 fece raccoglierne di nuovo dei frammenti, nel 1789 (o, secondo alcune fonti, nel 1792) sotto il Pontificato di Pio VI l'obelisco venne finalmente eretto e ripristinato quale orologio solare. La direzione dei lavori venne affidata all’architetto Giovanni Antinori che restaurò il grande monolite di granito rosso, alto 22 metri ca. (29 metri con il basamento e il globo), utilizzando tra l'altro anche il granito della base della colonna di Antonino Pio, e che aggiunse alla sua sommità un globo bronzeo forato nel centro con lo stemma papale: cosicché, grazie al raggio di luce che passando per il foro raggiungeva le varie tacche sul pavimento della piazza, l’obelisco avrebbe dovuto nuovamente fungere da meridiana solare. Invece, già pochi anni dopo il restauro l'orologio solare cessò di funzionare bene.

  Il 7 giugno 1998, con l’inaugurazione della nuova sistemazione di Piazza Montecitorio, è stata anche riattivata la funzione gnomonica dell'obelisco. Al presente, in ogni caso, non è più possibile ricostruire integralmente l'antica e imponente meridiana augustea. Un frammento dell’Horologium Augusti è tuttora visibile nelle fondamenta della Chiesa di S.Lorenzo in Lucina.

  Pietro Musilli  -  www.pietromusilli.it

 

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