“De le stelle fisse”
Il libro “De le stelle fisse” del cardinale Alessandro Piccolomini (1508-1578) è da molti considerato il primo atlante celeste moderno.
(a
cura di Pietro Musilli – 2003)

In questa immagine, tratta dall’edizione del 1548, sono raffigurate le costellazioni dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa minore.
Alessandro
Piccolomini
(1508-1578) (a
cura di Pietro Musilli – 2003)
Un’importante descrizione che ci permette di
conoscere la tipologia, l'aspetto e le modalità di funzionamento dell'imponente
meridiana solare è fornita dal noto storico romano Plinio il vecchio, il quale
riferisce: "All'obelisco che è nel Campo Marzio il
divino Augusto attribuì la mirabile funzione di captare le ombre del Sole,
determinando così la lunghezza dei giorni e delle notti. Fece collocare una
lastra di pietra che rispetto all'altezza dell'obelisco era proporzionata in
modo che, nell'ora sesta del giorno del solstizio d'inverno (21 dicembre)
l'ombra di esso fosse lunga quanto la lastra, e decrescesse lentamente giorno
dopo giorno per poi ricrescere di nuovo, seguendo i righelli di bronzo inseriti
nella pietra: un congegno che vale la pena di conoscere, e che si deve al genio
del matematico Facondo Novio. Quest’ultimo pose sulla punta del pinnacolo una
sfera dorata, la cui estremità proiettava un'ombra raccolta in sé, perché
altrimenti la punta dell'obelisco avrebbe determinato un'ombra irregolare (a
dargli l'idea fu, dicono, la testa umana). Questa registrazione del tempo da
circa trent'anni non è più conforme al vero, forse perché il corso del Sole
non è rimasto invariato, ma è mutato per qualche motivo astronomico, oppure
perché tutta la Terra si è spostata in rapporto al suo centro (un fatto che -
sento dire - si avverte anche in altri luoghi), oppure semplicemente perché lo
gnomone si è inclinato a causa di terremoti o a causa di inondazioni del Tevere
che hanno provocato un abbassamento e/o spostamento dell'obelisco, anche se si
dice che se ne siano gettate sottoterra fondamenta profonde tanto quanto è alto
il carico che vi si appoggia". Successivamente, tra il IX e l’XI secolo,
probabilmente a seguito di un incendio e/o di un terremoto (forse per il sisma
del 849) o durante l'assedio di Roma da parte di Roberto il Guiscardo nel 1048,
l’obelisco crollò e si interrò lentamente.
L’obelisco
di Psammetico II in Piazza Montecitorio