PEGGIORE DELLA GRANDE DEPRESSIONE
DI KRASSIMIR PETROV
GoldSeek.com
I media
mainstream e Wall Street sono
riusciti a convincere che l’attuale crisi del credito è la peggiore dal
[Secondo] Dopoguerra. L’affermazione di George Soros, secondo cui “il mondo
affronta la peggiore crisi finanziaria dalla Seconda Guerra Mondiale”
riassume il giudizio collettivo. La crisi è al momento l’ultimo capro
espiatorio di tutti i mali economici che attualmente affliggono il sistema
finanziario e l’economia globali – dal crollo dei mercati azionari alla
scarsità di cibo nei paesi del Terzo mondo. Ci viene ripetutamente
assicurato che l’ultimo crollo ha a che fare con la crisi del credito
stessa; se non ci fosse la crisi del credito, tutte queste cose terribili
non sarebbero mai successe nell’economia e nei mercati finanziari.
La cosa più straordinaria è che i media
mainstream non hanno mai provato a paragonare l’attuale
situazione economica con quella che ha preceduto la Grande Depressione. In
sintesi, si dà per scontato che la Grande Depressione non potrà verificarsi
nuovamente, evitando così il bisogno di un confronto del genere. Io credo in
verità che i fondamenti macroeconomici siano oggi peggiori, siamo quindi di
fronte ad un lungo periodo di depressione economica – una depressione
peggiore della Grande Depressione, una depressione che probabilmente sarà
ricordata nella Storia come “La Seconda Grande Depressione” o la
Più Grande Depressione [The
Greater Depression], come l’ha giustamente chiamata Doug Casey. Di seguito
trovate le ragioni per le quali credo che questo sia il caso.
La Ripetizione degli Errori della Grande
Depressione
Alla propria base, la situazione del 1990 e la risposta della Fed alla bolla
tecnologica e della comunicazione ha creato un ambiente economico che ha
incoraggiato la ripetizione di errori molto simili a quelli che hanno
condotto alla Grande Depressione. Qui di seguito viene presentato una breve
sintesi degli errori ampiamente riconosciuti commessi negli anni ’20, senza
andare nei dettagli, con chiari parallelismi nell’attuale situazione
economica:
· Bolle degli asset –
inizialmente nel mercato azionario durante gli anni ’90, poi nel mercato
immobiliare durante gli anni 2000, rispecchiando notevolmente le bolle nel
mercato azionario ed immobiliare degli anni ’20.
·
Cartolarizzazione – benché non nell’assai “ultra-moderna”
forma degli anni 2000, con lo spezzettamento e l'affettamento dei blocchi e
delle tranche di
seniority, è stato ampiamente riconosciuto negli anni ’30 il
fatto che la cartolarizzazione durante gli anni ’20 abbia dato il via
all’effetto domino nel sistema finanziario statunitense durante la Grande
Depressione.
· Rapporto di indebitamento eccessivo
– come nel 2008 l’argomento del giorno è la riduzione del
rapporto d’indebitamento [“deleveraging”], così il dipanamento della
riduzione del rapporto d’indebitamento durante gli anni ’30 è stato alla
base di liquidazioni forzate e problemi finanziari. Naturalmente, era molto
chiaro a quei tempi che la radice del problema non era la riduzione del
rapporto d’indebitamento di per sé, ma l’eccessivo rapporto d’indebitamento
che si era formato prima del processo di riduzione. I fondi di investimento
furono determinanti sia nella cartolarizzazione sia nell’eccessivo rapporto
d’indebitamento, come gli odierni Hedge
Fund.
· Controllori corrotti –
sappiamo bene che le Enron e le Worldcom sono state aiutate e hanno avuto
come complici le società contabili – quelle stesse aziende che si riteneva
fossero i controllori della comunità finanziaria, e che invece hanno
approfittato notevolmente del boom evitando di svolgere le loro funzioni di
controllo. Nell’attuale crisi finanziaria, sappiamo inoltre che le agenzie
di rating si sono anch’esse arricchite durante il boom. Molto simili erano
le problematiche durante gli anni ’20, che hanno spinto all’istituzione
della SEC e di altri enti regolatori per sostituire i malfunzionanti
“controllori” dell’epoca.
· Ingegneria finanziaria –
siamo spinti a credere che l’ingegneria finanziaria sia un fenomeno
abbastanza recente, germogliato durante la Nuova Era della Finanza degli
ultimi 15 anni, in realtà l’ingegneria finanziaria era prevalente negli anni
’20 con obiettivi molto chiari, oggi molto familiari a tutti: 1) eludere
regole restrittive, 2) incrementare l’indebitamento e 3) rimuovere le
passività dai libri contabili.
· Regole datate – come al
sistema dei controlli sfuggirono gli eventi degli anni ’20, e le regole
furono introdotte solo dopo che la Grande Depressione ebbe distrutto il
sistema finanziario statunitense, così siamo pronti a vedere nuove regole
che si occupino delle cause dell’attuale crisi. Comprensibilmente, le regole
avrebbero dovuto prevedere gli odierni problemi finanziari e avrebbe$ro
dovuto essere introdotte prima della crisi.
· Ideologia di mercato – negli
anni ’20, come negli ultimi due decenni, l’ideologia di mercato del
laissez faire, che Soros ha
descritto in modo abbastanza appropriato come “fondamentalismo di mercato”,
è dilagata nei mercati finanziari. Naturalmente, il libero mercato sa cosa è
meglio, ma la realtà che il mercato monetario non è veramente libero –
quando la Fed determina il costo del denaro (tassi d’interesse), e può
cambiare questo costo per tutto il tempo che vuole, allora ogni genere di
squilibrio finanziario può essere sostenuto senza le regole imposte dal
mercato. Questo può condurre a tutti i generi di problemi con cui abbiamo a
che fare attualmente.
· Mancanza di trasparenza –
negli anni ‘30, era ampiamente riconosciuto il fatto che le aziende e in
modo particolare le istituzioni finanziarie mancavano di trasparenza, che
consentì a squilibri ed abusi di accumularsi. Oggi i mercati e le
istituzioni finanziarie hanno intenzionalmente compromesso la trasparenza
attraverso una serie di ingegnose, o meglio in malafede, astuzie contabili
ed espedienti finanziari, come somme di denaro lasciate fuori dal bilancio,
derivati di difficile comprensione e strumenti poco chiari di straordinaria
complessità. Oggi i direttori generali e i responsabili dei rischi dei
principali istituti finanziari non possono calcolare la propria esposizione
ai rischi. In origine la mancanza di trasparenza era stata concepita per
raggirare i mercati; ironicamente, i direttori finanziari odierni sono
giunti al punto di raggirare se stessi.
Peggiore della Grande Depressione
Quindi, perché Peggiore della Grande
Depressione? Cosa mi fa credere che l’attuale depressione sarà
peggiore della Grande Depressione? Illustrerò i sei fondamenti più
importanti che si riflettono già nei mercati finanziari e che fanno pensare
ad una Più Grande Depressione.
1. Sopravvalutazione del settore
immobiliare. Il mercato immobiliare è stato guidato da una serie
di innovazioni nella finanza immobiliare. La sopravvalutazione nel mercato
immobiliare implica una sopravvalutazione degli strumenti di finanza
immobiliare; un’implosione dei prezzi immobiliari comporta un’implosione
nell’ambito di questi strumenti. È ampiamente riconosciuto dagli economisti
il fatto che l’Indice Case-Shiller sia un buon indicatore dei prezzi del
mercato immobiliari. Un grafico ampiamente riconosciuto che va dal 1890 al
2007 racconta come è andata. Il grafico rende molto chiaro il fatto che
l’attuale sopravvalutazione del mercato immobiliare supera all’incirca
quella degli anni ’20. La futura rettifica nel mercato immobiliare si
protrarrà a lungo e sarà tale da torcere le budella, con un effetto cumulato
atteso che è molto peggiore rispetto alla Grande Depressione.

[Indice dei Prezzi Immobiliari Reali 1890-2007 (Indice di riferimento al
1890 pari a 100]
2. Credito totale degli USA.
Il credito crea indebitamento: più credito vi è nel sistema finanziario,
maggiore è l’indebitamento di quest’ultimo. L’attuale credito totale degli
USA rispetto al PIL ha superato in modo significativo i livelli che
precedevano la Grande Depressione. A quei tempi, l’ammontare totale del
credito nel sistema finanziaria raggiungeva quasi un sorprendente 250% del
PIL. Utilizzando oggi lo stesso standard di misurazione, il livello del
debito nel sistema finanziario statunitense ha superato il 350% nel 2008,
mentre il livello del 1982 era pari “solo” al 130%. Come ha affermato in
modo abbastanza appropriato Charles Dumas del Lombard Street Research,
“abbiamo avuto un trentennio di crescita dell’indebitamento degli Stati
Uniti, giungendo alla fine ad un’orgia sfrenata”.
Il grafico qui sotto mostra il drammatico incremento del debito
(indebitamento) negli anni ’20 ed una riduzione dell’indebitamento dal 1930
al 1945 (o 1952). Poi esso mostra una consistente crescita del debito
avvenuta successivamente, con un drammatico incremento dagli anni ’90, e con
un superamento nel 2000 del precedente picco del 1929. Il grafico mostra il
livello del 299% alla fine del 2005, ma il livello ha già raggiunto il 350%
nel 2008.

[Debito Totale del Mercato del Credito (tutti i settori) in percentuale del
PIL]
Naturalmente, alla crescita del rapporto d’indebitamento, come già affermato
in precedenza, deve necessariamente fare seguito una sua riduzione.
Il modo migliore per capire cos’è l’indebitamento è confrontarlo con
l’assunzione di droghe, mentre la riduzione dell’indebitamento è come una
disintossicazione. Il problema non è che la disintossicazione uccide il
paziente che ha fatto abuso di droga per anni; quello che uccide veramente
il paziente è l’abuso di droga stesso.
Tuttavia, una cosa è chiara: il paziente deve affrontare una
disintossicazione dolorosa o morire; lo stesso vale per il sistema
finanziario, deve ridurre l’indebitamento o implodere.
3. Esplosione dei derivati. I
derivati sono stati paragonati da Warren Buffet a “armi finanziarie di
distruzione di massa”. L’ammontare figurativo del totale dei derivati, così
come quello dei “Value at Risk” (VaR), è andato alle stelle negli ultimi
anni con il potenziale rischio di destabilizzare il sistema finanziario per
decenni. Su un piano più allegorico, i derivati pendono come una spada di
Damocle sul sistema finanziario.
È difficile effettuare un confronto con gli anni ’20, gran parte dei
derivati erano a quei tempi utilizzati in modo esteso, tuttavia non erano
ampiamente compresi. Dato che non sono a conoscenza di statistiche sui
derivati riguardanti gli anni ’20, un confronto significativo basato su dati
quantitativi è certamente impossibile. Ciononostante, vorrei azzardarmi a
fare un’ipotesi intelligente, in base alla quale la dimensione odierna dei
derivati è centinaia se non migliaia di volte maggiore rispetto alle
dimensioni dell’economia in confronto agli anni ’20. Alcuni degli ultimi
rapporti indicano che il valore figurativo totale supera sorprendentemente
in un quadrilione di dollari. In prospettiva, esso ammonta a circa 100 volte
il PIL dell’economia statunitense.
Il grafico qui di seguito mostra l’esplosione dei derivati nel sistema
bancario statunitense. Si può vedere come nel 1991 il valore figurativo
totale era equivalente a circa alle dimensioni del PIL statunitense. Nel
2006 le dimensioni erano cresciute 10 volte il PIL, superando ampiamente le
dimensioni dell’economia reale.

[Esposizione del Sistema Bancario USA (migliaia di miliardi di dollari):
mercato dei derivati (valore figurativo totale, istogramma blu), contratti
sui tassi di interesse (istogramma rosso)]
Il grafico sottostante fornisce un quadro più dettagliato. Esso mostra il
PIL mondiale e il valore figurativo mondiale dei derivati. Ancora una volta,
benché non sia possibile alcun confronto con gli anni ’20, è chiaro come
l’ammontare complessivo dei derivati sia cresciuto enormemente durante gli
ultimi due decenni e come esso presenti rischi inesistenti all’inizio della
Grande Depressione. La crescita di questi derivati può essere paragonata
solo ad un’esplosione nucleare nel sistema finanziario.

[PIL mondiale (linea) paragonato al valore figurativo mondiale del mercato
dei derivati (istogramma)]
4. Il rapporto Dow-Gold . Il rapporto Dow-Gold rappresenta il più importante
rapporto tra i prezzi relativi degli asset finanziari e gli asset reali. La
componente legata al Dow rappresenta la valutazione degli asset finanziari;
la componente legata all’oro quella degli asset reali. Quando il rapporto
d’indebitamento nel sistema finanziario aumenta in modo significativo, lo
stesso succede al rapporto. Un rapporto molto alto è interpretato come uno
squilibrio tra gli asset finanziari e quelli reali – gli asset finanziari
sono più o meno sopravvalutati, mentre quelli reali sono più o meno
sottovalutati. Esso implica anche che una correzione si renderà alla fine
necessaria – o attraverso la deflazione, che implica una riduzione del
rapporto d’indebitamento e un crollo del mercato azionario, o attraverso
l’inflazione, che comporta un mercato azionario stagnante per molti anni ed
una costante crescita dei prezzi degli asset reali, delle materie prime e
dell’oro, abitualmente associata con un’economia stagnante e che normalmente
sfocia nella stagflazione. Il primo caso – la deflazione – si è verificato
negli anni ’30, mentre il secondo caso – la stagflazione – negli anni ’70.
Il grafico di seguito illustra i concetti precedenti. All’assai elevato
Rapporto Dow-Gold Ratio del 1929 ha fatto seguito la Grande Depressione,
mentre ad un più alto livello, registrato nel 1966, hanno fatto seguito gli
anni ’70, contrassegnati dalla stagflazione. È evidente dal grafico che il
picco del 2000 ha sorpassato i due picchi precedenti del 1929 e del 1966,
c’è quindi da aspettarsi ragionevolmente che il prossimo ritorno alla
“normalità” sarà più doloroso rispetto alla Grande Depressione, almeno in
termini di disagi cumulati nei prossimi 10-15 anni.

[Rapporto tra l'indice Dow e il valore dell'oro dal 1800 a oggi]
5. Bolle globali. È
impossibile fare un paragone diretto con gli anni ’20, ma oggi l’economia
globale è piena di bolle. Tornando agli anni ’20, gli USA avevano le loro
bolle finanziarie e immobiliari, mentre le economie europee faticavano a
riprendersi dalle devastazioni della Prima Guerra Mondiale, che si era
conclusa nel 1919. Personalmente, non sono a conoscenza di altre bolle
durante questo periodo, tuttavia accoglierò volentieri le reazioni dei
lettori su questo tema.
Oggi la situazione è molto diversa. L’economia statunitense ha una bolla del
mercato azionario e di quello immobiliare che ha superato quella degli anni
’20. Gli attuali colossali deficit contabili statunitensi hanno foraggiato
una crescita straordinaria nelle riserve monetarie globali. Come risultato
di ciò, l’Europa ha bolle immobiliari lungo i propri confini, dal Regno
Unito e dall’Irlanda, attraverso il Mediterraneo (Spagna, Francia, Italia e
Grecia), fino all’intera regione baltica (Lettonia, Lituania ed Estonia) e
ai Balcani (Romania e Bulgaria). Peggio ancora è andata a molti paesi
asiatici (Cina, Corea ecc.) che hanno anch’esse avuto le loro bolle
finanziarie e immobiliari, con la sola eccezione del Giappone, che è ancora
in una fase di ripresa da quella avuta negli anni ’80. Quindi, durante gli
anni ’20 solo gli Stati Uniti hanno sofferto grossi squilibri finanziari,
mentre oggi gli squilibri hanno travolto il mondo intero – sia quello
sviluppato che quello in via di sviluppo. È ragionevole pensare che gli
squilibri globali che si stanno dipanando saranno probabilmente più dolorosi
oggi rispetto a quanto lo furono durante la Grande Depressione, a causa sia
delle dimensioni che degli ambiti.
6. Il collasso della Seconda Bretton
Woods. Il sistema monetario globale si basava su un
quasi-gold standard durante gli
anni ’20. A quell’epoca dollari e sterline erano convertibili in oro, mentre
tutte le altre valute erano convertibili in dollari e sterline. Un modo
appropriato per riferirsi ad esso è considerarlo un precursore degli accordi
di Bretton Woods esistenti tra il 1945 e il 1971. Quello che è importante da
comprendere è che mentre il sistema era a corso forzoso in natura, l’oro
impose limitazioni significative all’espansione del credito e
all’indebitamento.
In qualche modo simile fu il ruolo di Bretton Woods, che si protrasse al
1945 al 1971. Il dollaro fu legato all’oro, mentre le altre valute a corso
forzoso furono legate al dollaro. Come nel periodo tra le due Guerre
Mondiali, l’oro impose dei limiti agli squilibri creditizi e finanziari.
Attualmente viviamo in quella che è stata chiamata Seconda Bretton Woods.
Sostanzialmente, questo è un puro standard a corso forzoso del dollaro, dove
tutte le valute sono convertibili in dollari, a tassi di cambio fissi o
variabili, mentre il dollaro è convertibile in “nulla”. Perciò, il dollaro
non ha alcune limite impostogli dall’oro, perciò senza la disciplina
dell’oro, l’attuale sistema monetario globale ha accumulato in modo
significativo più squilibri che mai nel moderno capitalismo. Questi
squilibri compaiono nel sistema monetario internazionale sottoforma di
insostenibili deficit (e surplus) commerciali, riserve ufficiali di dollari
in alcune banche centrali europee ed asiatiche alle stelle, e la
proliferazione dei Fondi Sovrani; più in generale, questi squilibri si
manifestano in una miriade di bolle, sovrindebitamenti, ed altre
problematiche di cui si è già discusso in precedenza.
Attualmente la Seconda Bretton Woods è nella sua fase di disintegrazione. Il
mondo sta perdendo lentamente ma costantemente fiducia nel dollaro come
valuta delle riserve mondiali. Un abbandono del dollaro è in corso e il
collasso del sistema monetario globale è imminente. Una volta che la Seconda
Bretton Woods si sarà disintegrata ed un nuovo sistema l’avrà sostituita, il
processo di riassesto sarà necessariamente più doloroso del rispettivo
processo avvenuto durante la Grande Depressione.
Un po’ di cautela nell’uso della terminologia è necessaria in questo caso.
Mentre la letteratura negli ultimo 10-20 anni ha riconosciuto ampiamente
l’espressione “Seconda Bretton Woods”, nel settembre-ottobre del 2008 il
termine è stato usato ampiamente dai mass media per descrivere un summit
internazionale proposto con l’obiettivo di ricostruire da zero un nuovo
sistema monetario internazionale, proprio come “Bretton Woods”.
Immediatamente rinominato dai media come la “Seconda Bretton Woods II”,
questa espressione potrebbe potenzialmente indurre molta confusione, dal
momento che potrebbe far pensare cose diverse a persone diverse. Il lettore
interessato dovrebbe consultare la pagina di Wikipedia dedicata alla
Seconda Bretton Woods, dove entrambi i significati sono spiegati nei
dettagli.
Conclusioni
A partire dall’agosto 2007 abbiamo testimoniato la crescita inesorabile
della crisi del credito: una costante contrazione del mercato del credito,
iniziata con le obbligazioni sui mutui, estesasi alle polizze di credito
commerciali, poi al credito interbancario, e successivamente ai CDO [Collateralized
debt obligation], ai CLO [Collateralized
Loan Obligation], ai mutui jumbo,
alle linee di credito home equity,
ai LBO [Leveraged
buyout] e ai mercati di private
equity e quindi in generale ai mercati obbligazionario e dei
valori mobiliari.
Mentre i media descrivono il problema come se fosse legato alla fiducia e
alla mancanza di liquidità, un’analisi più approfondita indica che il
credito dell’epoca del boom è stato impiegato in modo improduttivo e perciò
le perdite devono essere sostenute. In altre parole, capitali scarsi sono
stati allocati male, mal investiti e sostanzialmente sprecati. Nessun
ammontare proveniente da politiche monetarie o fiscali potrà sistemare i
problemi del passato, così come nessun nuovo trattamento può velocemente
rimettere in salute un tossicodipendente debilitato da un abuso di droghe
decennale.
Basandomi su indicatori quali (1) la sopravvalutazione del mercato
immobiliare globale, (2) l’lndebitamento, (3) il rapporto di indebitamento,
(4) l’eccesso di derivati, (5) le bolle globali, e (6) la precarietà del
sistema monetario globale, sarei pronto a sostenere che gli squilibri
accumulati nel periodo attuale superano in modo significativo quelli che
hanno preceduto la Grande Depressione. Concludo quindi che la depressione
statunitense e (forse) globale prossima ventura sarà di un’intensità
maggiore rispetto a quella della Grande Depressione degli anni ’30. Stiamo
probabilmente entrando in un periodo storico che sarà probabilmente
conosciuto come la Più Grande
Depressione.
Risparmiatore fai attenzione! Solo l’oro può proteggerti dalle devastazioni
di un’altra Depressione!
Titolo originale: "Worse than the Great
Depression."
Fonte: http://goldseek.com/
Link
01.02.2009
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA B.