FISICA/MENTE

 

 

Dalla Barbarie all’Inferno

 

di Antonio Pagliarone

La legge, per cui l’avanzamento della produttività del lavoro sociale può consentire una spesa progressivamente minore di energia umana, nella società capitalistica – in cui il lavoratore non impiega i mezzi di produzione, ma i mezzi di produzione impiegano il lavoratore – subisce un completo rovesciamento: più alta è la produttività del lavoro, maggiore è la pressione dei lavoratori sui mezzi di lavoro, più precaria perciò diviene la loro condizione di esistenza. Via via che il capitale si accumula, la sorte dei lavoratori, sia alta o bassa la paga, non può che peggiorare. (Karl Marx, Il Capitale, I. 23.4)

        Oggi è morto il sesto operaio della Thyssen Krupp di Torino che una settimana fa rimase ustionato a causa di un incendio provocato dalla combustione dell’olio idraulico contenuto in un flessibile ad alta pressione che si era danneggiato. Questa tragedia è l’ultima in ordine di tempo e sta a dimostrare, come se ce ne fosse ancora bisogno, l’aumento vertiginoso della mortalità sul lavoro che era tipica delle fasi e delle condizioni socio-economiche del capitalismo in epoca vittoriana. Infatti gli operai della acciaieria torinese, in procinto di essere smantellato, erano da tempo obbligati, per effetto del ricatto occupazionale e a causa di un salario reale sempre più modesto, a lavorare su turni di 12 ore anche consecutivamente. Una condizione disumana. Naturalmente con la tragedia si è mosso tutto il mondo massmediatico e con esso tutte le istituzioni più o meno ufficiali che in coro si sono accorte dell’esistenza di operai che andavano a lavorare nelle fabbriche ritenute da alcuni sapientoni luoghi di archeologia industriale per effetto di una sorta di postfordismo[1] che esiste solo nelle loro menti limitate capaci di recepire solo le fantasie di Jeremy Rifkin. Questa strage ha destato le solite reazioni isteriche associate ad una ipocrita meraviglia da parte di tutti, soprattutto dei lavoratori, quando è risaputo che in Italia i morti sul lavoro sono in media 1300 l’anno. In genere si è sempre trattato di muratori per lo più immigrati caduti da un ponteggio o schiacciati da una scavatrice… ordinaria amministrazione[2]. Sta di fatto che ogni giorno si registrano in Italia quattro morti per incidenti sul lavoro, oltre 2.500 infortuni e più di cento invalidità permanenti. I sindacati confederali e quelli più o meno ufficiali si sono subito attivati nel piagnisteo generale, anche con la solita raccolta di fondi per le famiglie, sia per mettersi il cuore in pace sia per sopperire alle carenze dello stato che ormai delega qualsiasi intervento di sostegno al volontariato ed alla buona volontà della gente. Solo pochi anni fa sarebbe stato indetto uno sciopero generale, ma oggi…Nessuno si è preoccupato di accusare il sistema economico che ha come unico fine la spremitura dei lavoratori o quello dei partiti, soprattutto quelli che si fregiano di rappresentarli, di non essere mai intervenuto per sostenere ed applicare sanzioni per le imprese che mettono continuamente a repentaglio la vita degli operai. Figuriamoci, non sono nemmeno in grado di garantire un lavoro dignitoso per la massa dei giovani trattati come schiavi al pari degli operai dimenticati nell’incubo del lavoro in fabbrica…

Non esistono dati affidabili per quanto riguarda gli investimenti in capitale fisso nell’industria  italiana[3], certo è che la tendenza generalizzata al declino[4] interessa sicuramente anche questo meschino paese allineato nella intensificazione dello sfruttamento del lavoro salariato con la speranza di raggiungere condizioni di produttività utili per garantire profitti in genere aspirati dalla speculazione finanziaria. I salari reali degli operai negli ultimi trent’anni sono continuamente diminuiti[5] ed il ricatto di un esercito industriale di riserva crescente obbliga i “garantiti” ad accettare condizioni di lavoro disumane con un macchinario che sta invecchiando mantenendosi su una media di 11 anni[6] senza una manutenzione adeguata. I numerosi incidenti ferroviari degli ultimi anni e le morti silenziose nei cantieri edili ne sono una prova tangibile, siamo tornati alle condizioni di vita e di lavoro descritte nel Metello di Vasco Pratolini. Luciano Gallino nel suo libro“L’Italia in frantumi” riporta per il settore siderurgico che “La produttività è salita da 260 tonnellate/uomo del 1980, sul complesso dell’industria, a 670: un primato europeo. Il tutto però con un risultato drammatico per l’occupazione: i 100.000 occupati del 1980 sono diventati oggi (2004) 38.000” Ad una produzione industriale che si mantiene sui livelli del 1995 corrisponde una calo nel grado di utilizzo della capacità ma con una intensificazione dei ritmi di produzione garantita dall’uso massiccio degli straordinari[7]. Occorre poi sottolineare che il settore della manutenzione degli impianti viene dato regolarmente in appalto a ditte esterne con i soliti guadagni speculativi che si assicurano i dirigenti che hanno la responsabilità di appaltare le attività e sappiamo come tali imprese si assicurino contratti che in genere non riescono a soddisfare sempre per effetto dei continui tagli di spesa per massimizzare gli utili. Intanto la crescita economica in questo paese di pagliacci-chiacchieroni ristagna da lungo tempo in tutti i settori (con l’eccezione del comparto dell’edilizia dove il lavoro nero regna sovrano) e ciò dimostra che nonostante condizioni di lavoro disumane la produttività non riesce a riprendere anzi, se non truccassero i metodi di rilevazione, scopriremmo che diminuisce continuamente. Troppi sono i lavoratori che vengono sacrificati nelle ristrutturazioni e quelli rimasti non riescono ormai a sopperire alle esigenze di produttività. Non solo alla Thyssen Krupp erano direttamente gli operai a dover controllare l’efficienza degli estintori (tra l’altro si sono verificati numerosi incendi nella fabbrica prima della tragedia tutti risolti direttamente dagli operai) per cui ci chiediamo “come mai non esisteva un impianto antincendio adeguato ad un processo produttivo a così alto rischio?” Costa troppo. Ed è interessante sapere che alcuni dirigenti della ASL erano consulenti dell’azienda che nel contempo dava in appalto all’esterno la manutenzione degli estintori.

In una trasmissione televisiva strappalacrime un lavoratore della Thyssen-Krupp ha chiesto che venga riconosciuta agli operai la loro dignità, alcuni nostalgici dei tempi andati rimpiangono la “rabbia” che attraversava le fabbriche nell’ondata delle lotte di un periodo ormai passato, in realtà i lavoratori la dignità non devono chiederla a nessuno anzi dovrebbero riprendere in mano il loro destino ad agire di conseguenza: ma non lo fanno, vivono impauriti e completamente schiavizzati in ambienti di lavoro trasformati in gironi infernali dove ognuno bada a se stesso e cerca di tirare avanti. Quando non ce la faranno più sarà tremendo vederli diventare protagonisti di uno sconvolgimento senza precedenti.

 

Milano dicembre 2007

 

 

[1] Per una critica all’ideologia postfordsta vedi “Qualche riferimento al rapporto tra Infromation Technology e produttività” in Collegamenti wobbly n 10 Luglio 2006 ora in www.countdownnet.info

[2] Sconvolgente scoprire in un filmato trasmesso da Rai tre dal titolo emblematico “Cocaina” di Roberto Burchielli e Mauro Parissone che nella pausa pranzo i giovani operai edili bergamaschi e bresciani tirano di cocaina piuttosto che mangiare un panino per poter sopportare le loro condizioni di lavoro e allo stesso tempo sfruttare la pausa trasformandola in straordinario

[3] Nel Rapporto Istat i livelli di investimenti lordi fissi in macchinari ed attrezzature nel 2003 erano pari a quelli del 1998 e risultano in declino dall’inizio del secolo.

[4] Nonostante l’Istat riporti incrementi in investimenti in capitale fisso nelle imprese italiane non disdegna di considerare la solita cretinata del lavoro immateriale così da permettere l’inserimento nei dati dei computer trattati ormai come capitale fisso. Se scorporiamo la cosiddetta innovazione informatica ci troveremmo di fronte a dati veramente modesti Nello stesso rapporto però l’Istat rileva come tra il 1998 ed il 2001 vi sia un declino del 5% relativo a nuovi macchinari ed alla manutenzione

[5] Vedi “Il Romanzo delle nostre origini” in Collegamenti Wobbly n 11 gennaio 2007 ma in forma completa in www.countdownnet.info

[6] Come riferito in precedenza nei dati ufficiali vengono anche inseriti i computer per cui se dovessimo riferirci esclusivamente a ciò che in passato veniva definito “capitale fisso” il tasso di invecchiamento sarebbe di gran lunga superiore

[7] I dati ufficiali riportano ormai una settimana lavorativa di 60 ore vedi anche Malati di lavoro. Verso le 35 o verso le 45 ore? di Pietro Basso in www.countdownnet.info in analisi storico-politica


 

 

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