La cosa era nota ma ora è suffragata da prove. La fuga di tutti questi delinquenti nazisti avveniva da Genova, sotto l'alto patronato del Cardinale Montini (futuro Paolo VI), con passaporti falsi vaticani e della Croce Rossa.
Il fascicolo spostato dagli archivi giudiziari al Museo dell'Olocausto
Così sfuggì Eichmann, la verità dall'Argentina
Scoperto da una studentessa il passaporto con generalità false con cui il criminale nazista s'imbarcò per l'America Latina
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/05_Maggio/30/nazista_passaporto_cianfanelli.shtml
Adolf Eichmann nel 1961 durante
il processo a Gerusalemme che lo
condannerà poi a morte (Reuters)
NEW YORK- La notizia ha fatto
immediatamente il giro del mondo. Dopo oltre
mezzo secolo, nascosto fra milioni di
documenti ingialliti dell'archivio
giudiziario di Buenos Aires, è venuto alla
luce il passaporto rilasciato dalla
delegazione di Genova del Comitato
Internazionale della Croce Rossa, che per
quasi dieci anni ha permesso al criminale
nazista Adolf Eichmann di sfuggire alla
giustizia e di darsi un'identità falsa
imbarcandosi dall'Italia per l'Argentina. Ma
con quali appoggi e con quali complicità? La
scoperta del passaporto con generalità false
usato da Eichmann - del quale già si sapeva
ma che si presumeva distrutto – è dovuta
alla perspicacia e al coraggio di una
studentessa argentina, Maria Galvan
dell'università San Martin.
LA SCOPERTA - La ragazza, durante una
ricerca su un fascicolo di documenti ancora
protetti dal segreto di Stato, si è trovata
fra le mani il documento originale di
viaggio rilasciato al criminale nazista
sotto il falso nome di Ricardo Klement. La
ricercatrice, una volta accertato che si
trattava veramente di Eichmann, non ha avuto
dubbi e ha informato del ritrovamento la
magistratura chiedendo di «declassificare»
il carteggio segreto. La pratica è finita
così sul tavolo di un'altra donna molto
determinata, la procuratrice Maria Servini
de Cubria, che ha immediatamente concesso
l'autorizzazione, ordinando per di più che
il passaporto di Eichmann, con tutto il
dossier delle procedure relative al
rilascio, sia custodito non negli archivi
argentini, ma nella sede del «Museo del
Holocausto di Buenos Aires». Una decisione,
a detta di molti, la dice lunga sul timore
che, con il pretesto del segreto di Stato,
qualche carta troppo scottante sparisca per
sempre. Ma c’è forse di più.
RETE DI COMPLICITA' - Il fascicolo
spostato dagli archivi giudiziari argentini
al Museo dell'Olocausto potrebbe anche
gettare fasci di luce scomodi anche in
Europa (e in particolare in Italia) sulla
rete di complicità transatlantiche che, fra
il 1949 e il 1951, permisero a Eichmann, a
Mengele, a Barbie e ad altri criminali
nazisti di imbarcarsi da Genova per
l'America Latina. Il documento rilasciato
dalla delegazione di Genova del Comitato
Internazionale della Croce Rossa diGinevra,
era stato emesso, in mancanza di prove
documentali dell'identità, sulla base della
testimonianza resa dal padre francescano
Edoardo Domoter, anche lui altoatesino come
il titolare del passaporto dichiarava di
essere. Secondo il passaporto, che la Croce
Rossa aveva rilasciato grazie alla
testimonianza del religioso e ai buoni
uffici del consolato argentino di Genova,che
si era anche adoperato per far ottenere al
beneficiario il permesso di transito in
Italia, il beneficiario era un inesistente
Ricardo Klement, nato a Bolzano e figlio di
N.N. (così allora venivano definiti negli
atti ufficiali i figli cosiddetti
illegittimi) e quindi registrato con il
cognome materno negli archivi di stato
civile, peraltro distrutti durante la
guerra: il che evidentemente semplificava le
cose. Il passaporto con generalità false era
stato consegnato alla polizia argentina
dalla moglie, Veronica Liebl, che subito
dopo la cattura di suo marito aveva dovuto
ammettere la verità: Klement era Eichmann.
IL BOIA CHE PIANIFICO' «LA SOLUZIONE FINALE»
DEGLI EBREI - Il sequestro era
avvenuto con un'operazione fulminea del
Mossad alle ore 20 dell'11 maggio 1960,
mentre il criminale nazista scendeva da un
pulmino collettivo davanti alla porta di
casa, in calle Garibaldi nel sobborgo di San
Fernando, a 45 minuti di macchina da Buenos
Aires. Ormai, dopo un decennio di latitanza,
l'uomo che aveva pianificato e diretto i
campi di sterminio di Hitler pensava di
poter abbassare la guardia. Era partito da
Genova per l'Argentina con un visto
rilasciato in Italia il 17 giugno 1950. Poi
una volta sbarcato a Buenos Aires il 14
luglio, era ripartito alla volta della
lontanissima Tucuman, vicino alle Ande, dove
lo aspettava un oscuro lavoro in
un’industria meccanica e alla fine, con il
il passare degli anni, il vecchio criminale
nazista si era convinto che il mondo si
fosse dimenticato di lui. È stato allora che
gli 007 del Mossad hanno fatto scattare la
trappola. Nove giorni dopo la cattura,
vestito grottescamente con una divisa da
steward dell'equipaggio e narcotizzato,
Eichmann veniva imbarcato sul volo ufficiale
di una delegazione israeliana, verso il
processo, che due anni più tardi, nel 1962,
si sarebbe concluso con l'inesorabile
condanna a morte. Adesso quel passaporto
ritrovato per caso negli archivi argentini
ripropone l'interrogativo: chi lo ha aiutato
a fuggire e perché?