Verso la sacra dittatura del capitale
Stefano
Ulliana
Questo
breve saggio intende dimostrare la natura, la finalità e gli scopi, la storia
processuale delle trasformazioni del potere – politico, economico, sociale,
istituzionale e religioso – italiano, dal finire degli anni ’70 ai nostri
giorni. La struttura genealogica del sistema capitalistico italiano finisce oggi
per esibire la propria necessità e finalità fatale.
Nel
movimento mondiale chiamato “globalizzazione” il sistema italiano per primo
accoglie le necessità imposte dal superamento della fase pre-rivoluzionaria
degli anni ‘60 e ’70. Esso attende infatti – tramite l’avvio nei primi
anni ‘80 del controllo e dominio dei mezzi di comunicazione di massa
(televisioni, giornali) – alla negazione – tramite criminalizzazione di
massa – di ogni movimento oppositivo di superamento e di rivoluzione del
sistema politico, economico-sociale ed in senso lato religioso-culturale,
capitalista. La trasformazione progressiva del P.S.I. e successivamente (negli
anni ‘90) del P.C.I. in partiti coinvolti in prima persona all’accettazione
ed interiorizzazione di massa dei principi del liberismo economico – capitalità
del profitto delle aziende, strumentalità del profitto individuale, con le
relative ed implicite forme di alienazione culturale ideologica – consente al
nucleo forte del potere economico italiano di pensare e progettare, programmare,
una legittimazione di massa della propria esistenza, delle proprie pratiche e
dei propri orizzonti ideali. Gli scopi ed i fini naturali del capitalismo
auspicano in questo modo di eliminare preventivamente dall’orizzonte razionale
ed emotivo, dal cuore e dalla mente, dall’immaginazione individuale e
collettiva ogni spazio e tempo per la possibilità e la necessità della rivoluzione.
Annullata preventivamente - tramite quella criminalizzazione - ogni diversità e
differenza di pensiero e di comportamento individuale e sociale il sistema
comunicativo-produttivo capitalistico crea un altro mondo: un mondo di sogno e
di autoillusione collettiva, dove l’estetica della società senza classi si
fonde con l’etica della negazione – alienata nel subconscio collettivo –
di ogni conflitto (interno od esterno). Ciò che è stato definito come il
periodo dell’edonismo reaganiano – la fase dello scontro finale con
l’impero del socialismo reale – chiude in sé e comprende negli anni ’80
questa rigenerazione della tradizione storico-ideologica
neoplatonico-aristotelica dell’unico mondo possibile, dell’unico cielo
compatibile, dell’unico orizzonte di ragione e di passione, di vita e (sempre
più nascostamente) di morte. Rivoluzione e morte infatti scompaiono insieme
dalla radice creativa e dialettica individuale e collettiva, negando in modo già
inizialmente assoluto e totalitario ogni possibilità e necessità di un
divenire altro, diverso, lontano ed opposto rispetto a quello che sta prendendo
il posto della coscienza generale. L’Uno necessario e d’ordine di quella
tradizione storico-ideologica – egemonico e dominante nella civiltà
occidentale con il proprio principio di potenza e di volontà di dominio e
controllo, con la propria forma di ragione graduante e misurante – risospinge
fuori dall’oscurità dei secoli trascorsi il capo della propria nuova ed
urgente necessità. Prima e dopo la vittoria sul nemico socialista questo
vecchio-nuovo dio – l’idolo della potenza e del dominio, che dall’astratto
e dalla negazione impone universalmente l’alienazione generale – si fa e si
rierge come nuova divinità assoluta ed immanente, come nuovo motore della
storia dell’umanità. È questo vecchio-nuovo dio a costituire alla fine la
negazione definitiva e la dissoluzione perenne della rivoluzione, nel pensiero e
nella prassi. Ecco dunque la motivazione e la finalità di fenomeni e processi
in senso lato religioso-politico-culturali, che fanno riemergere il sacro ed il
simbolico quale nuova presa sul mondo e sull’umanità: università ed
accademici occidentali che riorientano le proprie ricerche ed i propri studi
verso la giustificazione pratica delle forme primitive di immaginazione e di
razionalità; istituzioni ecclesiastiche (cattoliche e non) che accompagnano,
sorreggono la lotta e la battaglia senza esclusione di colpi e alla fine
spartiscono il bottino derivato dalla vittoria sul nemico ateo e socialista. Qui
la caduta del muro di Berlino ha quindi l’unico senso e significato del
dilagare di questa vecchia-nuova concezione di dio: oscurato il momento della
riflessione naturale, la ragione ideologica occidentale – nella sua forma
ultima e definitiva della sacralità del capitale attraverso il medio spirituale
assoluto del profitto – estranea alla collettività e punisce –
preventivamente anche in questa fase – la diramazione costituita
dall’alternativa, politico-sociale ed economica.
Vinta
la rivoluzione, questo antico e nuovo dio-moloch deve correre per annullare in
anticipo persino la modalità più bassa e modesta dell’alternativa,
all’interno del medesimo sistema. Anche questa, infatti, gode ai suoi occhi
della prerogativa e del privilegio – assunto con le battaglie derivanti da
tutte le liberazioni che si sono provvidenzialmente realizzate nel corso della
modernità – di poter rappresentare un’apertura di diversità, una
possibilità di divaricazione dal retto (ortodosso) cammino (relativismo). Lo
scopo e la ragione di un’eguale e fraterna libertà diventa agli occhi dei
censori e dei cani da guardia di questo ordine di nuovo costituito una
possibilità di nuovo diabolica, la sciagurata eventualità della rottura e
della scomparsa del mondo tradizionale e di tutti i processi che esso ha
storicamente ed ideologicamente innestato, radicato interiormente (tramite
l’educazione) e successivamente sviluppato (patriarcato, dominio sulla natura
e gli animali, civilizzazione, dominio sugli uomini e sul loro lavoro, violenza
sopraffazione sfruttamento e guerra). Per questo motivo la ragione individuale e
collettiva deve essere distolta e resa vieppiù astratta nella e dalla scelta
obbligata (forzata) fra poli di un’alternanza
indifferente, che rappresentino secondo l’orizzonte prestabilito dal mondo e
dal pensiero unico neoliberale l’occasione per giocare la totalità degli
intelletti, attraverso lo scherzo della democrazia nascostamente bloccata,
preventivamente neutralizzata ed alienata (democrazia apparente).
La
democrazia apparente nasconde dunque con la sua forma ed i suoi strumenti
ipertecnicistici un soggetto, un contenuto ed una ragione o finalità
completamente opposte e separate, nella migliore tradizione platonico-scettica:
un unico governo della massa di scambio e di mercificazione planetaria,
sull’intera natura e sulla totalità degli uomini (ridotti all’espressione
neoplatonico-aristotelica e di dinamica newtoniana - di materia prima e di
forza-lavoro). Un governo assoluto e totale, deputato alla definitiva e
conclusiva alienazione del principio moderno di sovranità. Qui W.T.O. e B.M.
costituiscono teologicamente e concretamente lo Spirito
ed il Padre di una nuova forma trinitaria, che si sviluppa gettando di
nuovo il proprio Figlio al pasto
simbolico del mercato, per farlo poi risorgere nella gloria degli scopi assoluti
delle corporazioni multinazionali. Apostoli di questa nuova fede i partiti unici
che si vanno costituendo in ogni paese occidentale: i partiti unici del
Capitale. Introiettata così la forma gerarchica ed autoritaria del socialismo
reale all’interno del sistema liberale – la Cina in questo caso ne è il
modello capovolto - questi nuovi perni centrali della vita collettiva nazionale
svolgeranno la funzione di luoghi di svincolo delle decisioni dialettiche –
nel verso e nella direzione alto-basso, secondo la migliore scimmiottatura della
dialettica platonica – universali (WTO, BM, Corporazioni) – particolari
(ciascuna nazione o confederazione di Stati). La democrazia
reale
che in tal modo si viene costituendo e si verrà sempre più radicando ed
estendendo – quasi come una pandemia generalizzata e planetaria – potrà
finalmente e conclusivamente regredire verso quella forma istituzionale
neofeudale e medievale dell’Impero, che costituisce la sua ragione più
profonda ed intima, lo scopo totale ed assoluto della propria vita ed esistenza.
Senza il raggiungimento di questo scopo e di questa ragione, infatti, lo stesso
sistema della modernità non potrebbe ricadere su se stesso ed i propri inizi,
non raggiungendo e non inverando sino in fondo la propria natura e realtà.
Ma
qual è la natura e la realtà di questa democrazia reale, fondata sul partito
unico del Capitale, che si viene formando ed istituendo in questa fase ultima e
definitiva della globalizzazione capitalistica, in Italia, in Europa e nel
mondo? Qual è la sua struttura, l’orizzonte della sua giustificazione, gli
strumenti della sua realizzazione?
LA
STRUTTURA DELLA DEMOCRAZIA REALE
Fondamento
alto ed elevato, vero e proprio caposaldo ed architrave del sistema resta e
rimane la concezione – con la relativa prassi – dell’Uno
necessario e d’ordine.
L’antico dio della tradizione occidentale, il fondatore del potere assoluto
della legge come trasmissione di una volontà e potenza divina (sacra ed
intoccabile, irresistibile), il feticcio della subordinazione e della passività
senza resistenze, l’organizzatore della potenza suprema e della suddivisione
sociale ancora terrorizza ed ordina l’attività umana, attraverso nuovi
sostituti simbolici individuali e collettivi (nuovi imperatori, nuovi
principi-papi terreni, nuovi istituti economici mondiali). La forma patriarcale
dell’essere e del divenire forgia ed innalza il luogo all’interno del quale
depositare una nuova identità magico-religiosa di assoluto riferimento:
all’esterno ed in posizione subordinata a questa i nuovi sudditi del capitale
sacralizzato e religiosamente garantito trovano il posto a loro adeguato. Quanto
la prima identità toglie da se stessa ogni possibile oscillazione, altrettanto
ed all’opposto i nuovi sudditi dell’Impero a democrazia reale devono
persuadersi che la propria assoluta ed imprescindibile sopravvivenza può
restare garantita unicamente dalla accettazione di un’alienazione
fondamentale: la separazione in una forma sospesa ed elevata della potenza
decisionale. L’atto di separazione di sovranità ne garantisce, qui, la
perfetta attuazione. Identità etico-politica perfetta, essa allontanerà da sé
il concetto e la prassi della differenza, gettando nell’abisso infernale della
perdizione e dell’anatema economico ogni mobilità e sforzo d’opposizione.
Tolto il movimento all’immaginazione, essa si assesterà lungo la spina
dorsale di un’iconicità assolutamente intangibile: estremo della potenza e
della volontà, essa forgerà ed utilizzerà tutti gli strumenti di una
fascistizzazione delle società mondiali. Per questo procederà al controllo
assoluto del processo educativo, informativo e comunicativo; imbriglierà la
ricerca fondamentale nei campi teologico, naturale e politico attorno a
strutturazioni e conglomerati negatori di una effettiva e piena libertà ed
eguaglianza; si accosterà e fonderà con istituzioni religiose tradizionalmente
schierate per la conservazione di quella Identità e della conseguente
gerarchizzazione dell’esistente, scambiando con queste una mutua e reciproca
comprensione e difesa; attuerà ogni riforma degli apparati istituzionali capace
di ricompattare sotto la direzione dell’esecutivo la capacità legislativa ed
ogni controllo di legalità; strappando ed alienando completamente il concetto
di sovranità democratica e popolare, ricostituirà il contenuto e la forma
dello Stato fascista, ora controllore della magnifiche sorti e progressive del
necessario ed assoluto sviluppo capitalistico. Separerà, in ultima analisi,
natura e ragione, riducendo la prima a vassallo ed ancella della feticizzazione
della seconda.
Come,
allora, rovesciare questo stato di cose e ripristinare il valore rivoluzionario
del pensiero e dell’azione dell’uomo?
L’INFINITO
CREATIVO E DIALETTICO.
La
risposta immediata alla domanda precedente è: ripristinando nella coscienza
individuale e collettiva il senso e significato di ciò che intendiamo come l’infinito
della creatività e del movimento dialettico.
Solo risalendo attraverso la corrente di una libertà fraterna ed eguale
amplieremo la nostra base osservativa e morale, riconoscendo un’ampiezza del
diritto non antropomorfizzata, né feticizzata attorno alla necessità assoluta
del capitale di sopravvivenza, liberando nella viva immagine della molteplicità
aperta ed infinita – impredeterminata – il concetto e la prassi del pensiero
e dell’azione umana, così ristabilendo e allargando senza limiti non già
l’eterodeterminazione di una ragione monolitica, quanto piuttosto l’apertura
di un desiderio che non vuole controllo e conquista, ma reciproca felicità,
gioia e liberazione.
Per
questo è dunque necessario capovolgere tutte le direttive e le direzioni
indicate dalla necessità fatale dello sviluppo patriarcale e capitalistico
occidentale, creando una sorta di nuovo manifesto per un
nuovo movimento comunista planetario.
1.
Sostituire
al dio-moloch dell’Uno necessario e d’ordine un Uno infinitamente aperto,
coniugato attorno al concetto ed alla prassi di una libertà amorosa ed eguale,
inalienabile, nello stesso tempo naturale e razionale, presente in ogni essere.
2.
Liberare
con quella sostituzione l’organizzazione patriarcale delle società
occidentali, demolendo il concetto e la prassi dell’Identità subordinante e
gerarchizzante. Al suo posto deve essere inserita a livello educativo la prassi
di una creatività mossa dal libero desiderio, razionalmente attenta non già a
che la libertà dell’uno finisca dove inizia quella dell’altro, ma viceversa
pensando ed agendo affinché dove inizia la libertà del primo nasca anche
quella del secondo. Secondo una pedagogia della relazione, ogni autoritarismo
verrà conseguentemente e logicamente debellato e sconfitto.
3.
Innestare
in questa prassi educativa forme di autogoverno che non ricadano nella falsa
alternativa fra concentrazione e separazione dei poteri, propria
dell’organizzazione borghese della società e delle istituzioni. Diffondere e
dissolvere il potere nella concezione della mutua e reciproca possibilità.
4.
Togliere
l’immagine iconica dello sfruttamento e della giustificazione della violenza e
del dolore, umano e naturale. Saltare dalle società fondate sull’atto
concreto della ricerca e selezione del capro espiatorio verso società che
rigettano questa forma di mutuo e definitivo autoannullamento. Togliere il
recinto del sacro e sostituirlo con l’apertura del reciproco desiderio ed
accettazione, fondati sul rigetto di qualsiasi eterodeterminazione. Praticare
solamente forme di democrazia diretta, in ogni ambito delle attività umane
(economiche in primis). Annullare
conseguentemente qualsiasi organizzazione gerarchica.
5.
Orientare
la ricerca, diffondendola in ogni soggetto umano, verso la liberazione di ogni
essere esistente, saltando la differenza ed opposizione tradizionale fra umano e
naturale. Ricreare i presupposti per il comune e reciproco riconoscimento.
6.
Saltare
oltre l’organizzazione verbale-discorsivo-lavorativa, per una
rinaturalizzazione della civiltà umana, che nello stesso tempo sviluppi un
concetto diverso della razionalità, non rigidamente misurante e calcolante. Non
fondata sulla trasmissione del patrimonio, ma sulla condivisione delle relazioni
con l’esistente.
7.
Utilizzare
tutte le più recenti acquisizioni della scienza e dell’economia di relazione,
per consentire questo sviluppo.
Senza
questa rivoluzione la civiltà occidentale, in Italia, in Europa e nel mondo
fatalmente incorrerà nella propria fatale autodissoluzione. Necessariamente
spinta dalla propria natura ideologica ad inglobare ciò che all’inizio
giudica esterno, essa finirà nel momento stesso della propria immaginata
onnipotenza, coinvolgendo tutti quei soggetti naturali ed umani che non si siano
sottratti preventivamente e per tempo al gioco mortale instaurato dal suo
principio fondamentale: vincere la morte e la sofferenza in modo selettivo e
discriminatorio, attuando il gioco crudele della vittima e del suo giusto
carnefice. Qui nessuno potrà veramente e realmente permettersi di restare
intangibile spettatore.