Ho già fatto conoscere il mio punto di vista sugli imbrogli PISA-OCSE a seguito di un altro articolo de lavoce.info. Aggiungo ora questo nuovo articolo de lavoce.info perché mostra che, nonostante quanto sostenuto da Berlinguer, De Mauro e Moratti, la scuola italiana ha problemi gravissimi di distribuzione delle risorse, problemi che se riportati alla sciocca voce autonomia, panacea di tutti i mali, fanno rendere conto dell'ulteriore caduta dovuta a disparità di base. Se si aggiunge a questo la bestialità della devolution, allora saremo alla fine.
lavoce.info 17-01-2006
La scuola non è uguale per tutti
A cura del gruppo di ricerca Mipa*
I dati delle recenti indagini sulle competenze possedute dagli studenti
quindicenni hanno messo in luce come i ragazzi italiani si collochino
relativamente in basso nella graduatoria internazionale. Nell’ultimo rapporto
Oecd-Pisa relativo all’indagine 2003, la media delle competenze
matematiche degli studenti italiani si colloca al trentaduesimo
posto su quarantuno paesi, dietro a Polonia, Ungheria, Spagna e Stati
Uniti, e davanti a Grecia, Turchia e Uruguay.
Tuttavia, il risultato medio copre una realtà molto variegata a livello
territoriale. Citando dal primo rapporto Oecd-Pisa: "Il Nord Ovest e
il Nord Est hanno punteggi analoghi a quelli di Francia e Svezia, il
Centro ha un punteggio che coincide con quello medio dell’Italia, mentre
le due aree del Mezzogiorno hanno un punteggio analogo a quello della
Turchia, superiore solo, tra i paesi dell’Oecd, a quello del
Messico". (1)
Tabella 1 - Punteggi di matematica per area geografica – scala complessiva – Italia 2003
|
Media |
Errore |
|
|
Standard |
||
|
Nord Ovest |
510 |
5,1 |
|
Nord Est |
511 |
7,7 |
|
Centro |
472 |
5,6 |
|
Sud |
428 |
8,2 |
|
Sud Isole |
423 |
6,1 |
|
ITALIA |
466 |
3,1 |
La distribuzione delle risorse
Il dato è particolarmente sorprendente perché il sistema
scolastico italiano è fortemente centralizzato, e in linea di
principio dovrebbe assicurare lo stesso standard formativo a tutti gli
studenti, indipendentemente dalla collocazione territoriale. A questo
concorre anche la definizione di standard omogenei per la composizione
delle classi, l’uniformità dei programmi, la distribuzione delle
risorse didattiche in misura pro-studente. Altri fattori contribuiscono,
però, a differenziare le risorse complessive di cui godono gli studenti:
basta pensare all’ambiente familiare, non solo in termini di risorse
economiche, ma anche culturali. Ma potremmo aggiungere la dotazione di
risorse culturali (biblioteche, musei) e il clima culturale di un
territorio, da taluni identificato nel capitale sociale dello stesso.
Questi aspetti sono scarsamente studiati in Italia, dove ci si scalda
molto sul contenuto dei programmi ministeriali, e si perde magari
d’occhio la distribuzione delle risorse materiali.
Un passo avanti nella conoscenza della distribuzione delle risorse
scolastiche è stato recentemente compiuto da una ricerca commissionata da
Invalsi a Mipa sulla ricostruzione della spesa complessiva in istruzione
dell’Italia. (2)
Per sapere quanto l’Italia spende per l’istruzione occorre fare
riferimento ai dati pubblicati annualmente dall’Oecd nel volume Education
at a glance: vengono stimati seguendo linee-guida omogenee tra i
paesi, ma non necessariamente individuano l’ammontare complessivo di
spesa per ogni livello formativo. Un semplice confronto tra quanto
pubblicato dall’Oecd e quanto ricostruito dal gruppo di ricerca, indica
come la comparazione sia problematica, anche se occorre considerare
che le due valutazioni rispondono a finalità differenti. In tabella 2 si
nota come il divario, per quanto riferito a due anni contigui, risulti
consistente, comportando una stima più elevata per scuola
dell’infanzia, elementare e media superiore, e una stima inferiore nel
caso della scuola media inferiore. La ragione principale della difficoltà
di stima consiste nell’evitare la doppia imputazione delle poste in
bilancio: se lo Stato trasferisce fondi alle Regioni per il diritto allo
studio, e a loro volta le Regioni rigirano parte di questi fondi agli enti
locali in quanto "terminali di spesa", semplicemente sommando le
voci di spesa relative all’istruzione dei tre comparti della pubblica
amministrazione si corre il rischio di triplicare la spesa. Questa
ricostruzione richiede la riclassificazione di tutti i bilanci degli enti
che vi sono coinvolti, ed è necessariamente esposta ad assunzioni
semplificatrici, che evidentemente differiscono nelle metodologie adottate
dai due approcci.
Tavola 2 – Spesa complessiva per studente ai vari livelli scolastici – Italia
|
infanzia |
elementare |
media inferiore |
media superiore |
|
|
Gruppo Invalsi-Mipa euro – solo spesa pubblica – anno 2003 |
4 870 |
6 546 |
6 551 |
6471 |
|
Oecd 2005, Education at a glance – US$ convertiti usando PPP=0.82 €/1 $ - solo spesa pubblica – anno 2002 |
4 465 |
5 929 |
6 620 |
5 921 |
Ma l’obiettivo del gruppo di ricerca è stato più ambizioso. Sulla
scia di due precedenti indagini promosse dagli stessi enti lungo la
medesima linea di ricerca, questa volta ci si è prefisso il fine di
stimare la spesa complessiva con disaggregazione per ordine di
scuola a livello regionale. È stata esclusa l’università in quanto non
distribuita uniformemente sul territorio nazionale e anche perché non è
frequentata dalla maggioranza di ciascuna coorte di età. La procedura di
valutazione è stata messa a punto per un anno base di riferimento, il
2003. I ricercatori hanno riclassificato i bilanci dei ministeri
interessati, delle Regioni, delle province a statuto speciale e degli enti
locali. Hanno inoltre stimato la spesa delle famiglie a partire
dall’indagine sui consumi dell’Istat.
I risultati sono riportati in tabella 3: si evince che il costo medio
di uno studente che passasse attraverso tutti gli ordini di scuola, da
quella dell’infanzia fino alla scuola superiore, rispettando la durata
regolare del corso degli studi, sarebbe pari a 110.797 euro,
imputabili per un terzo a scuola elementare, un terzo a scuola media
superiore e un quinto a scuola media inferiore.
Ma la cosa che sorprende maggiormente è la variabilità territoriale
di questa spesa.
Pur tralasciando le province a statuto speciale, su uno studente veneto o
molisano che completasse la scuola secondaria rimanendo nella sua Regione,
verrebbero investiti più di 120mila euro, mentre per uno studente
ligure o uno pugliese si spenderebbero poco più di 90mila euro.
È una differenza dell’ordine del 25 per cento, e sorge spontanea la
domanda su quale ne sia la fonte. Calcolando la variabilità al livello
nazionale, le maggiori differenze si osservano ai due estremi della
carriera scolastica: nella scuola dell’infanzia e nella scuola
secondaria. Se nel primo caso se ne può attribuire la responsabilità
agli enti locali, che hanno capacità di spesa molto differenziata, più
difficile è spiegare le disparità a livello di scuola secondaria. In
parte, si può far riferimento alla presenza differenziata delle diverse
tipologie di scuola secondaria, le quali comportano oneri assai
differenti: basti pensare ai costi di gestione di un liceo artistico in
confronto con quelli di un istituto tecnico o di un liceo classico.
Tavola 3 – Spesa complessiva (pubblica e privata) per studente per livello scolastico e per regione
– Italia 2003 - euro
|
Regioni |
infanzia |
elementare |
media inferiore |
media superiore |
totale |
|
Piemonte e Valle d’Aosta |
6 481 |
8 194 |
8 290 |
9 193 |
131 245 |
|
Liguria |
1 699 |
7 013 |
6 511 |
7 013 |
94 761 |
|
Lombardia |
5 109 |
8 150 |
7 782 |
8 095 |
119 901 |
|
Veneto |
7 651 |
7 628 |
7 370 |
8 184 |
124 124 |
|
Trentino |
7 096 |
15 095 |
9 795 |
10 154 |
176 922 |
|
Friuli-V.G. |
5 169 |
7 323 |
7 560 |
8 347 |
116 537 |
|
Emilia-Romagna |
5 107 |
7 802 |
7 551 |
8 427 |
119 120 |
|
Toscana |
6 059 |
7 438 |
7 304 |
8 173 |
118 141 |
|
Umbria |
6 332 |
7 294 |
7 636 |
8 205 |
119 402 |
|
Marche |
6 317 |
7 075 |
7 150 |
7 986 |
115 703 |
|
Lazio |
5 116 |
6 703 |
6 804 |
7 739 |
107 972 |
|
Abruzzo |
6 566 |
6 755 |
7 021 |
7 805 |
113 557 |
|
Molise |
6 250 |
7 648 |
8 118 |
8 186 |
122 270 |
|
Campania |
4 777 |
5 769 |
6 781 |
6 378 |
95 410 |
|
Puglia |
4 701 |
5 460 |
6 150 |
6 814 |
93 924 |
|
Basilicata |
6 125 |
7 290 |
7 791 |
7 441 |
115 402 |
|
Calabria |
5 536 |
7 135 |
7 611 |
7 551 |
112 870 |
|
Sicilia |
4 856 |
5 989 |
6 743 |
7 137 |
100 424 |
|
Sardegna |
6 404 |
7 283 |
7 877 |
7 493 |
116 727 |
|
Italia |
5 183 |
7 041 |
7 238 |
7 666 |
110 797 |
|
coefficiente di variazione (componenti pesate con il numero di studenti) |
0.195 |
0.149 |
0.114 |
0.171 |
0.147 |
Questa impressione è confermata dai dati della tabella 4, che riportano una misura di dispersione fra Regioni per combinazioni di ente finanziatore e livello di istruzione. Da essa si nota come la variabilità della spesa in istruzione secondaria sia principalmente imputabile alla formazione professionale, gestita essenzialmente dalle province. La maggior variabilità della spesa per la scuola dell’infanzia è invece attribuibile ai contributi regionali. La spesa dell’amministrazione centrale presenta minori disparità, registrando la più bassa variabilità a tutti i livelli di scuola. Va infine ricordato che la riclassificazione dei bilanci ha permesso di aggregare le poste per tipologia di spesa (personale docente, funzionamento, investimento, trasferimenti alle famiglie), che a loro volta possono contribuire a differenziare la spesa in istruzione.
Tavola 4 – Dispersione nei livelli di istruzione per ente finanziatore
|
stato |
regioni |
province |
comuni |
famiglie |
totale |
|
|
infanzia |
0.295 |
1.549 |
- |
0.446 |
0.310 |
0.230 |
|
elementare |
0.075 |
0.609 |
- |
0.462 |
0.280 |
0.117 |
|
media inferiore |
0.075 |
0.476 |
- |
0.435 |
0.144 |
0.067 |
|
media superiore |
0.062 |
0.623 |
0.476 |
0.497 |
0.151 |
0.093 |
|
formazione professionale |
0.391 |
- |
0.993 |
- |
- |
0.909 |
|
totale |
0.090 |
0.738 |
0.672 |
0.428 |
0.178 |
0.111 |
Nota: I numeri riportati nella tabella sono coefficienti di variazione (rapporti tra scarto quadratico medio e media dei valori regionali dei livelli di spesa unitaria dei vari enti, ponderati per il numero degli studenti del livello di istruzione pertinente nelle diverse Regioni).
Spesa e competenze
Fin qui ci sarebbe poco da preoccuparsi se non sorgesse il sospetto che il livello di spesa possa essere correlato con i risultati scolastici. Dal momento che i test internazionali sulle competenze degli studenti svolti in Italia (Pirls, Pisa) presentano uno svantaggio sistematico per quelli delle Regioni centro-meridionali, che sono anche le situazioni in cui in media si spendono minori risorse complessive per la formazione, varrebbe quindi la pena di approfondire se, e in quale misura, esista una relazione causale tra spesa e risultato. A titolo esplorativo abbiamo messo in relazione i risultati dell’indagine Pisa con le diverse tipologie di spesa con cui sono stati riaggregati i dati (vedi tabella 5). Da essa si nota come le spese per funzionamento didattico siano fortemente associate alle competenze raggiunte dagli studenti.
Tabella 5 – Correlazione tra competenze e voci di spesa – Italia 2003
|
competenze matematiche |
competenze linguistiche |
problem solving |
conoscenze scientifiche |
|
|
Funz.to istituzionale |
0.312 |
0.167 |
0.249 |
0.291 |
|
Personale docente |
0.663 |
0.715 |
0.679 |
0.656 |
|
Personale non docente |
-0.493 |
-0.576 |
-0.498 |
-0.513 |
|
Funz.to didattico |
0.797 |
0.857 |
0.809 |
0.835 |
|
Gestione beni mobili |
-0.196 |
-0.022 |
-0.124 |
-0.131 |
|
Gestione beni immobili |
-0.652 |
-0.554 |
-0.598 |
-0.662 |
|
Investimento beni mobili |
0.383 |
0.290 |
0.346 |
0.310 |
|
Investimento beni immobili |
0.552 |
0.558 |
0.524 |
0.555 |
|
Diritto allo studio |
0.559 |
0.521 |
0.562 |
0.525 |
|
Spesa famiglie |
0.748 |
0.636 |
0.682 |
0.750 |
|
Spesa totale |
0.801 |
0.785 |
0.788 |
0.794 |
Si tratta ovviamente di una analisi descrittiva, che richiederebbe ricerche più approfondite, che tengano conto della molteplicità dei fattori che contribuiscono a determinare le competenze possedute dagli studenti. Se tuttavia si confermasse una associazione tra competenze e risorse, occorrerebbe allora domandarsi se i meccanismi di finanziamento pubblico dell’istruzione, basati sul crescente decentramento, non possano provocare effetti indesiderati.
* Hanno fatto parte del gruppo di ricerca del Mipa, sotto la direzione di Alberto Zuliani: Daniele Checchi (responsabile per il coordinamento scientifico), Margherita Burgarella (responsabile per il coordinamento tecnico), Pierluigi Bongiovanni (analista della spesa statale), Alessandro Pace (analista della spesa regionale), Pierpaolo Ferrante (analista della spesa locale), Luciano Cecconi (INValSI), Costanza Bettoni ed Emanuela Giusy Gaeta (esperti esterni).
(1) Pag. 7 di Oecd-Pisa 2005, Il livello di
competenza dei quindicenni italiani in matematica, lettura, scienze e
problem solving - Prima sintesi dei risultati di Pisa 2003, reperibile
nel sito www.invalsi.it
(2) Invalsi è l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema
educativo di istruzione e di formazione, ente pubblico di ricerca vigilato
dal ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca. Il Mipa
è il Consorzio per lo sviluppo delle metodologie e delle innovazioni
nelle pubbliche amministrazioni. Il testo finale della ricerca Invalsi–Mipa
2005, Aspis III – Linee di ricerca sull’analisi della spesa per
l’istruzione – rapporto finale, può essere scaricato dal sito
dell’Invalsi: www2.invalsi.it/RN/aspis3/sito/pagine/documentazione.htm