A LAVORARE SI IMPARA
Tornando alla scuola pubblica dei vouchers ed alla privata, sulla strada del loro potenziamento, da molti anni, i Paesi anglosassoni si sono mossi con grande decisione ed i risultati sono praticamente nulli. Eppure i cantori del mercato insistono ed insistono, come se niente fosse accaduto. E proprio, sia negli Usa che in Gran Bretagna, si sta ripensando fortissimamente il sistema scolastico. Anche qui vi saranno i pedagogisti di prima che olimpicamente negheranno quanto accaduto semplicemente affermando il nuovo, qualunque esso sia.
Comunque e naturalmente, al di là delle sciocchezze di fantaspedagogisti (dai quali purtroppo i nostri hanno attinto a man bassa), questo piano pubblico-privato che è in marcia, non è mai comunicato per intero PRIMA. E quando si è attivato sull'intero territorio nazionale è troppo tardi per riconquistare il gigantesco bene sociale che si è perduto. Stupisce, e non mi stancherò di ripeterlo, che partiti storici della sinistra non capiscano i danni che stanno facendo. In Italia si aveva una scuola che occorreva sistemare in molteplici aspetti. Vi erano vari studi che indicavano come e dove intervenire(30), ma si è scelta una strada che, in somma sintesi, è stata ed è:
- dequalificazione della scuola pubblica (sempre meno finanziamenti ed insegnanti sempre più mal pagati);
- finanziamenti alla scuola privata che può offrire sempre di più;
- le famiglie si sono sempre più indignate con la scuola pubblica;
- in tal modo si è via via resa appetibile alle famiglie la scuola privata.
NUOVE TECNOLOGIE: VERSO LA SPARIZIONE DELLA SCUOLA
Le politiche scolastiche che da qualche anno sono messe in campo da vari Paesi occidentali partono da una sorta di utopia liberista che intravede una rete educativa mondiale, che travalichi frontiere e nazioni. E' un poco come dimenticarsi delle peculiarità culturali dei vari Paesi per pensare al potere unificatore e rigeneratore del mercato.
I fini sottesi sono più realistici e vanno nel senso dei grandi affari ai quali accennavo nella prima parte di questo lavoro. La globalizzazione, lo scambio di merci, di capitali finanziari e di capitale umano, a livello internazionale, deve prevedere, da una parte, una unificazione culturale e, dall'altra, una fornitura su scala planetaria di servizi educativi. Si tratta intanto di attrarre nella propria orbita, nel proprio Paese, studenti stranieri, cervelli, capitale umano di Paesi stranieri (generalmente poveri o privi di intelligenza, prospettiva e programmazione politico-economica, come l'Italia) che li formano, per poi inserirli efficacemente nel proprio mercato del lavoro. Vi è poi il commercio di veri e propri servizi educativi e di sostegno all'educazione e formazione. E qui torniamo a quanto annunciavo all'inizio della prima parte di questo lavoro: la spinta alla privatizzazione dei sistemi educativi di tutti i Paesi aderenti al WTO. Per rendere conto con maggiore chiarezza di cosa si tratta, è utile riportare un brano che descrive gli obiettivi e le aspettative Nordamericane dal mercato dei servizi scolastici(31): Uno dei vantaggi più importanti della liberalizzazione del commercio dei servizi educativi, consiste nell'incrementare il numero e la diversità dei servizi educativi a disposizione dei membri del WTO. Questi servizi sono cruciali per tutti i Paesi, comprese le economie emergenti, che hanno necessità di mano d'opera ben formata e familiarizzata con la tecnologia per poter essere competitivi nell'economia mondiale. Lo sviluppo dei servizi educativi stimola gli investimenti stranieri ed il trasferimento di altre importanti tecnologie. Allo stesso modo, aumenta la domanda di tutta una serie di beni e servizi connessi, inclusa la produzione e vendita di libri di testo e materiale pedagogico destinati all'insegnamento ed alla formazione. Come si può leggere, i propositi sono estremamente chiari e la OCSE va molto oltre prefigurando la globalizzazione in grado di realizzare una rete educativa sempre più aperta e sostenuta dalle nuove tecnologie di insegnamento che renderà antiquate le stesse scuole e, naturalmente, gli insegnanti(32). In un ambito più modesto, la Commissione Europea affermava già nel 1995 che è ormai finito il tempo di Paesi che forniscono agli studenti, ciascuno per suo conto, dei diplomi, per di più fornendo regole per ottenerli. Ormai è tempo, diceva la Commissione, del portfolio, cioè del libretto personale di competenze, nel quale saranno registrate tutte le attività che il cittadino ha svolto nel corso della sua vita e quindi anche i diplomi di competenze acquisite, rilasciati da entità private riconosciute. L'insegnamento dovrebbe servirsi di nuove tecnologie che dovrebbero portare ad una rete di teleinsegnamento a gestione privata, alla e-Europa. La Commissione ha addirittura pensato alle stesse imprese come elaboratrici di programmi scolastici per la scuola secondaria e per l'università. Ed il consorzio Career Space (11 grandi imprese europee e nordamericane di nuove tecnologie, tra cui: IBM, Microsoft, Intel, Philips, Siemens, ...) di tale imprese ha già iniziato ad operare realizzando per la Comunità Europea una guida per lo sviluppo di programmi di formazione e studi universitari di formazione in nuove tecnologie(33).
L'evento "scomparsa dei professori" non è solo della OCSE ma anche dei pedagogisti allineati con il sistema di potere del mercato. Negano addirittura se stessi nel momento in cui affidano ad Internet la preparazione del capitale umano. La pedagogia che in tempi passati era spesso uno stimolo dei sistemi di potere in termini di democratizzazione della scuola, oggi è allineata acriticamente e fa addirittura da apripista alla penetrazione del mercato nella scuola. I pedagogisti, non solo nostrani (che pure sono i peggiori), non si accorgono di studi internazionali che negano le tesi da cui sono partiti. Gli stessi anglosassoni (ad esempio la statunitense Apple Classrooms of Tomorrow - ACOT) hanno ricavato dalle esperienze di autonomia e di introduzione di nuove tecnologie nella scuola un debolissimo (se non nullo) effetto di crescita che non ripaga gli investimenti. Ma dalle parti nostre la scienza è solo nel nome degli insegnamenti di scienze dell'educazione. I dati dell'esperienza non vengono presi in considerazione. Non essendovi verifica di teorie inventate e non rischiando nessuno nulla, in Italia i pedagogisti possono proseguire nell'opera di distruzione della scuola senza mai confrontarsi con la realtà empirica. Il costruttivismo pedagogico si afferma quindi sui libri. Ogni discente può fare e fa da sé. Intersecando questo con il portfolio, manca solo una certificazione elettronica di aver seguito un corso su Internet per avere il diploma che si vuole. La scuola sparisce(33bis).
EFFICACIA DELLA SCUOLA DELL'AUTONOMIA
| VARIABILI |
CONOSCENZE |
COMPRENSIONE | APPLICAZIONE |
ESPRESSIONE |
CAPACITA’
DI ANALISI |
CAPACITA'
DI SINTESI E CRI |
IMPRESSIONE
GENERALE |
| 1)
Contenuti |
1)
Cogliere senso |
1)
Saper applicare le conoscenze |
1)Impostazione
fluida e corretta |
1)
Approccio metodico ed accurato |
1)Rielaborare |
1)Ordine
e chiarezza |
|
| 2)
Cogliere implicazioni |
2)
Proprietà di linguaggio |
2)Commentare
i risultati |
2)
Grafica |
||||
| 3)
Correlare argomenti |
3)
Gestire nuove situazioni |
3)
Completezza |
|||||
| LIVELLI | L’alunno
ha: |
L’alunno: |
L’alunno: |
Si esprime: | Effettua: |
Sintetizza
in: |
Svolge: |
|
Basso Voto
< o = 4 |
Conoscenze
gravemente lacunose |
Commette
gravi errori di comprensione |
Commette gravi errori nell’applicazione | Con
difficoltà ed imprecisione |
Analisi
gravemente lacunose e scorrette |
Modo
scorretto o incoerente |
In
modo caotico e con troppe correzioni |
|
Medio basso. Voto 5 |
Conoscenze
carenti |
Commette
qualche errore di comprensione anche in argomenti semplici |
Commette
qualche errore ma sa applicare in argomenti semplici |
Con
improprietà linguistiche ed incertezze |
Analisi
parziali |
Modo
semplice ed impreciso |
In
modo piuttosto caotico ed incompleto |
|
Medio. Voto 6 |
Conoscenze globalmente complete con qualche imperfezione | Coglie
correttamente il senso ed i contenuti di argomenti
semplici |
Sa
applicare le conoscenze in argomenti semplici |
In
modo semplice con qualche incertezza |
Analisi
corrette |
Modo
semplice ma corretto |
In
modo abbastanza ordinato |
Medio alto.Voto
7 |
Conoscenze
complete con qualche imperfezione |
Coglie
correttamente il senso ed i contenuti anche di argomenti
complessi |
Sa
applicare le conoscenze anche in argomenti complessi con
qualche errore |
In
modo semplice ma corretto |
Analisi
complete |
Modo
corretto e completo |
In
modo ordinato |
|
Alto. Voto
8 |
Conoscenze
complete e articolate |
Sa
interpretare un concetto cogliendo correlazioni |
Sa
applicare le conoscenze anche in argomenti complessi |
Con
proprietà linguistica |
Analisi
complete e coerenti |
Modo
completo corretto e chiaro |
In
modo ordinato, chiaro e senza troppe correzioni |
Molto alto.Voto 9/10 |
Conoscenze
complete, ampliate e personalizzate |
Coglie
implicazioni e determina corrette correlazioni |
Sa
applicare le conoscenze anche in argomenti complessi e con
le migliori procedure |
In
modo fluido e con un lessico ricco e appropriato |
Analisi complete e approfondite | Con
precisione e completezza |
In
modo ordinato, chiaro, senza correzioni e con buona
presentazione |
Il voto deve nascere dall’intersezione di conoscenze, comprensione, applicazione, espressione, capacità di analisi, capacità di sintesi e critiche, impressione generale. Il presunto esperto che crede di aver costruito una tabella oggettiva dovrebbe spiegare da dove ha tratto lo zero della sua scala di valutazione e, a proposito di oggettività del test, che significato hanno parole ed espressioni del tipo: grave, lacunoso, difficoltà, imprecisione, scorretto, parziale, semplice, carente, qualche, incertezza, caotico, completo, articolato, coerente, troppi, abbastanza, … ? Se non si fa questo si è fatta una operazione di facciata, buona per i grulli ma assolutamente inutile.
Il docente che dispone di quella griglia, dovrà poi assegnare dei pesi ad ogni singola voce di modo che occorrerà un calcolo non elementare per assegnare il voto finale. Il docimologo ha anche uno schema per questo, schema dal quale è un poco più semplice assegnare il sospirato voto finale
·
a = conoscenza
·
b = comprensione
·
c = applicazione
·
d = espressione
·
e = metodi e capacità di analisi
·
f = sintesi e capacità critica
· g = impressione generale
a + b + c + d + e + f + g = 10
p1
+ p2 + p3
= 15
*********************************************
1°
sottoquesito
|
Materia |
p1 | a | b | c | d | e | f | g |
| 1) | ||||||||
| 2) | ||||||||
| 3) | ||||||||
| 4) |
DEMOCRAZIA E BUROCRAZIA
Dice Giancarlo Cerini del CIDI:
Tempi, gruppi, spazi: questi sono gli ingredienti dell'autonomia organizzativa e didattica. Si tratta dunque di passare da un assetto rigido e immutabile della scuola ad un'organizzazione modulare (già abbozzata con scarso successo nella legge 517 del 1977), capace di mettere in movimento ed in connessione le variabili dell'organizzazione scolastica, in funzione del miglior adattamento della proposta formativa alle caratteristiche degli alunni, per "piegare" le scelte organizzative alle ragioni del miglior apprendimento possibile (e non viceversa). Questo spesso non avviene nelle nostre scuole, per la resistenza delle abitudini, la persistenza delle routine o la piccineria delle indicazioni prescrittive dei "controllori" (siano essi il Ministero, gli Ispettori, o i Dirigenti scolastici). Il caso della riforma della scuola elementare è, in proposito, emblematico.
Ecco perché pensiamo che l'approvazione della legge per l'autonomia possa costituire un'ottima occasione per il rilancio, la regolazione e lo sviluppo "dal basso" di una riforma della scuola che deve essere, in primo luogo, una riforma culturale, professionale, di atteggiamenti e comportamenti.
Occorre recuperare il
senso pieno dell’autonomia e cioè quello che la Costituzione ci
consegna, fondato sui principi della laicità e della democrazia.
L’autonomia è uno dei modi di declinare e mettere in pratica
quei valori. Non ci sono laicità e democrazia al di fuori del
principio di responsabilità dei diversi soggetti chiamati ad
interagire in un quadro ed in un contesto di relazione. Il
principio di responsabilità è, quindi, il motore e l’anima
dell’autonomia che noi vogliamo riproporre. E’ stato
sbagliato, come è successo nel passato, porre come prima istanza
di quel processo, facendolo diventare di fatto l’elemento
centrale, il principio di autorità, senza valutarne a pieno le
conseguenze.
Noi riteniamo che invece la realizzazione del vincolo
costituzionale dell’autonomia scolastica ed universitaria debba
rappresentare il confine giusto nel quale collocare un sistema che
guarda, nella sua unitarietà, all’Europa ed al mondo, da un
lato, e, dall’altro, alla responsabilità ed alla competenza
scientifica dei soggetti chiamati a realizzare il mandato affidato
loro dal Paese.
Riteniamo indispensabile investire sulle intelligenze e sulle
professionalità dei lavoratori.
Valorizzare l’autonomia significa affrontare conseguentemente
quattro ordini di questioni:
- gli strumenti per la partecipazione democratica all’interno di
ogni scuola, università, centro di ricerca;
- le forme della governance complessiva di questi sistemi;
- le sedi di valutazione del sistema in relazione ai mandati;
- la costruzione di luoghi permanenti di confronto istituzionale
fra tutti i livelli coinvolti e di rappresentanza delle componenti
della scuola e della società.
Qui mi fermo ma, di queste dichiarazioni acritiche di solo principio ne è piena la letteratura specializzata(42bis).
Dal punto di vista operativo l'autonomia didattica nella scuola si esplica in una delle invenzioni più nefaste per la crescita degli studenti, il Piano per l'Offerta Formativa (POF), la vetrina della scuola, quella che dovrebbe permettere a famiglie ed alunni di scegliere quella scuola piuttosto che un'altra. Il POF dovrebbe rappresentare la fuga dal centralismo di programmi e metodi, l'affermazione della completa libertà di programmazione e, infine, l'affermazione di un consenso generalizzato delle varie componenti all'attività della scuola. Sembrerebbe quasi che l'autorità sparisce. Ma è proprio così ? Intanto alcune osservazioni. La scuola dell'autonomia che si realizza con il POF è basata su una persona che ha quasi tutto il potere per la parte didattica e di programmazione, il dirigente. La legge istitutiva dell'autonomia ha tolto di mezzo quella piccola parte elettiva che era il collaboratore dell'allora Preside o Direttore Didattico. Oggi il dirigente si sceglie i suoi collaboratori. Ed anche la gestione democratica introdotta negli anni Settanta con i Decreti Delegati (Consiglio d'Istituto) è stata fatta fuori. Eppure si continua a parlare di aumento della libertà di educazione. Resta il Collegio Docenti che può votare cose non condivise dal dirigente. E' così ? In teoria si, nella pratica no. Con tutto il potere che ha il dirigente, il collegio diventa un luogo in cui le clientele esplodono soprattutto tra i precari che crescono. Vi sono poi coloro che vogliono quel giorno libero e quelli che non vogliono ore di buco. A questi si aggiungono altri che hanno altre richieste. State tranquilli, il dirigente farà ciò che vuole.
Insomma la gestione aziendalista partecipativa e la democrazia sono due cose diverse. La prima al massimo va inquadrata in un paternalismo più o meno accentuato, la seconda è la decisione a maggioranza, e basta. In gestioni paternalistiche delle aziende vi sono parole che non possono essere pronunciate (ordini, autorità, potere, ...) ma il fine è quello di ottenere dal lavoratore dipendente qualcosa che va oltre l'ubbidienza: l'adesione al potere dei dirigenti, la partecipazione emotiva all'impresa, l'autodisciplina, la motivazione, l'autocritica. L'intero gruppo aziendale risulta mobilitato per il successo dell'impresa, per la sua efficacia. Spariscono quindi i fondamentali conflitti che propone la democrazia e che evidenziano i problemi senza nasconderli. Questi problemi vengono invece negati alla radice, al massimo si tratta di piccoli disaccordi, di qualche disfunzione che nasce dall'adattamento alla crescita, da problemi creati dai soliti sindacati (l'esperienza sul campo mostra che i dirigenti di provenienza CGIL Scuola sono in genere tra i più autoritari ed utilizzano le conoscenze contrattuali dettagliate per fare strame di ogni possibile rivendicazione che venga dai lavoratori della scuola, generalmente poco informati su quelle sciocchezze che si chiamano diritti e doveri).
Altro aspetto del POF, che non può essere passato sotto silenzio, è la suddivisione di qualsiasi argomento si voglia svolgere in modo dettagliato, con a lato i tempi per svolgere ogni piccola frazione di esso, uno scadenzario e financo le modalità didattiche, i sussidi, le uscite, i laboratori, .... Si riproducono i tempi della catena fordista ed i sindacati sono contenti. Ma vi è anche un sottile imbroglio. La specificazione estrema, la sofisticazione puntuale unita a valutazioni periodiche (tempi stretti!) dei processi di apprendimento e di autovalutazione e ... , tutto questo rende quasi indispensabile la sovrapposizione di un altro potere, quello degli scienziati dell'educazione che infatti spadroneggiano ovunque. All'inizio, alcuni anni fa, si introdussero le innovazioni dei pedagogisti con discrezione ma poi, piano piano, si è richiesta una adesione completa di tutti i docenti alle prescrizione di queste persone che tra l'altro possono valutarli e squalificarli come operatori che non aderiscono alla nuova scuola democratica e libera. Al crescere della subordinazione aumenta la limitazione del raggio d'azione dell'insegnante che si deresponsabilizza sempre più con una evidente diminuzione della tensione che la scuola richiederebbe. Anche su questo fronte i risultati sono deludenti.
Commenta acutamente Laval(43):
Questa
trasformazione ... costituisce un vero controsenso sulla natura
stessa della funzione insegnante. Gli studi riguardanti questa
professione, anche se non completissimi, mostrano tutti una
completa similitudine tra l'arte di insegnare e l'arte di
curare: i docenti sono professionisti altamente
qualificati, paragonabili a dei medici. Ciò che si percepisce
come individualismo, conservatorismo, corporativismo - e che si
stigmatizza abbondantemente sulla stampa - dipende in gran parte
da necessità organizzative e professionali. I docenti debbono
avere il dominio pratico del proprio mestiere per riuscire a
combinare ed integrare multipli fattori ed avvenimenti non
pianificabili e raggiungono così i risultati che l'istituto, la
scuola, aspetta da essi. La qualità dell'insegnamento è il
risultato del dominio delle conoscenze, dell' invenzione e dell'
iniziativa che esigono una autonomia professionale molto avanzata.
...
La sostanza del lavoro educativo richiede una partecipazione attiva ed organizzata dei professionisti, perché educare o curare implica un lavoro proprio di formazione, di elaborazione e di definizione. ... L'importanza del centro operativo, del cuore del mestiere spinge ad una organizzazione relativamente democratica nella quale i professionisti controllano il loro proprio lavoro e tentano di controllare le misure amministrative che li interessano. L'unica parte diversa dell'organizzazione che si sia sviluppata completamente in questo modello è costituita dalle funzioni di supporto logistico del centro operativo. In questa organizzazione, caratteristica dei servizi personali, il lavoro è relativamente stabile e le innovazioni tecnologiche possono iscriversi in essa, ma senza alterare la relazione centrale tra un medico ed i malati o tra un insegnante e gli alunni.
Conseguentemente è evidente il controsenso che consiste nel voler debilitare il centro operativo rinforzando la parte amministrativa dell'organizzazione educativa, conferendole un ruolo di intervento diretto nel cuore del mestiere in nome dell'applicazione efficace delle riforme e dell'innovazione. Rinforzare la linea gerarchica, procurare che le funzioni logistiche prendano il sopravvento e controllino le funzioni dei professionisti, è una strategia che è necessario chiamare con ragione aberrante dal punto di vista stesso della gestione aziendale.. Il controsenso sull'atto pedagogico, negato nella sua complessità, non può che provocare una perdita di efficacia.
Non c'è niente da fare ma impegnarsi a trasformare la scuola in una organizzazione efficace al servizio dell'economia comporta che si accetti la necessità e l'importanza degli investimenti educativi e che non si confonda la scuola con le spese improduttive. Perfino Lisbona 2000(44), il luogo in Europa deputato a rendere operativa la strategia del mercato sull'istruzione, richiede un aumento importante degli investimenti nella formazione (e dalle parti nostre abbiamo avuto una netta riduzione, qualunque cosa dica la ministra per caso).
PEDAGOGIA LIBERISTA
La modernizzazione, l'innovazione, la scuola aziendalistica rimettono al centro del dibattito i grandi temi della pedagogia, temi che una volta erano della sinistra. Secondo gli innovatori, in accordo con gli organismi internazionali che si occupano di istruzione a fini globalizzatori, i saperi non dovrebbero più essere al centro della scuola nuova. Questi saperi, considerati marginali e addirittura antidemocratici, sono improvvisamente diventati inutili, fastidiosi e dispendiosi. Ormai neppure si prende in considerazione un avvicinamento degli studenti ad essi. La scelta pedagogica consiste nel partire dagli interessi dei ragazzi, in funzione dei loro mezzi, condizioni di vita, desideri e destini professionali. A questo rispondono i POF, le attività, i temi trasversali. Si tratta di costruire il sapere per accumulazione delle conoscenze che derivano da quanto circonda gli studenti medesimi. La scuola diventa un self service di conoscenze: il consumatore alunno chiede al banco cosa desidera e l'insegnante gli dà ciò che più corrisponde ai suoi desideri. La scuola è una specie di centro commerciale in cui si fa un'esperienza di consumo come un'altra(45). In questa scuola supermercato è l'alunno artefice del suo programma, si dice. Ma è così ? Oppure, come sappiamo da sempre, sono solo gli alunni abbienti con motivazioni culturali socio-familiari che si prepareranno percorsi utili ad una carriera che garantisca loro un futuro di autentica formazione ? Questo prevede una gran quantità di giovani dispersi dietro le cose facili, appariscenti, false, giovani che non sanno programmarsi il futuro e che sono condannati precocemente a non averlo. Naturalmente la domanda di un qualcosa deve implicare un interesse per quella cosa (e qui non importa distinguere tra interesse, qualcosa di importante e duraturo, e curiosità, qualcosa che si esaurisce in poche battute) e questo è garanzia per apprendimenti più solidi che portino all'acquisizione di quelle abilità pratiche che il mercato richiede. Positivismo e determinismo meccanicista uniti nella distruzione della scuola.
Sono purtroppo ancora poche le persone che denunciano la falsa democratizzazione che priva la scuola della sua funzione storica acquisita con anni di lotte per l'emancipazione. Si sta dimenticando l'obiettivo primario della scuola: formare intellettualmente tutti i giovani a valori culturali, attraverso le discipline scolastiche.
Il denaro, in qualsiasi forma richiamato, non può influire sulla libertà di pensiero e di ricerca. E' incredibile che oggi si debba reclamare la libertà per tutti e per realizzarla nella scuola non servono solo soldi ma l'investimento in personale. Ciò prevede che occorre finirla con le politiche educative portate avanti in Italia dal 1997 dalla sinistra (blocco delle assunzioni) e dalla destra (riduzione del numero degli occupati pubblici, meno che nella polizia). Occorre ricostruire nella società civile e all'interno dei programmi dei partiti la concezione dell'educazione come bene comune. Occorre ridefinire un corpo di conoscenze che costituiscono questa cultura comune. Occorre potenziare il ruolo degli educatori nel quadro di nuove istanze democratiche. Occorre riaffermare e mantenere le finalità culturali, etiche e politiche della scuola da parte dei rappresentanti politici. A fianco a questo occorre che la scuola torni a trasferire norme, regole e valori.
Il maggiore pericolo, insieme alla disuguaglianza, risiede nella mutilazione delle esistenze causata da una concezione riduttiva della cultura e dell'educazione concepita come una formazione di competenze con fini professionali. E' come se fossimo passati da una scuola troppo dipendente da un centralismo culturale ad una scuola in preda all'egoismo utilitarista. Questa concezione dell'educazione dominante nell'attualità forma parte della visione di una umanità composta da piccoli soldati della guerra economica mondiale. Per questo motivo deve essere combattuta(46).
NOTE
(27) Milton Friedman, Public Schools: Make them Private, Washington Post, 19 febbraio 1995.
(28) Come io ritengo illogico che l'uscita di tale strada non sia ben nota ai nostri sindacati (l'altra possibilità non la prendo in considerazione).
(29) Questo canto alla superiorità idilliaca delle imprese è di altri due sociologi statunitensi: John E. Chubb, Terry M. Moe, Politics, Markets, and America's Schools, Washington, D.C., The Bookings Institution, 1990.
(31) Nota informale della delegazione USA ai
membri del Consiglio del Commercio dei Servizi del WTO, 20 ottobre 1998. (32) OCSE, Analyses des politiques
éducatives, 1998. (33bis) E' recente la notizia del trionfo di Maragliano.
Finalmente i videogiochi entrano in classe in luogo della matematica. La
sperimentazioni tra MIUR ed alcune regioni partirà a settembre 2006. Riporto
la notizia da Repubblica.it: (36) Denis Meuret, Sylvain Broccolichi,
Marie Duru-Bellat, Autonomie et choix des étlablissements
scolaires: finalités, modalités, effets, Cahiers de l'IREDU, febbraio
2001, pag. 140.
Autonomia scolastica soltanto di facciata
(da il Sole 24 ore) (38) Vedi Bibliografia n° 2, pag. 241. (39) Vedi il mio A
che servono i pedagogisti ? (per non dir di docimologi) (40) Vedi http://www.fisicamente.net/index-898.htm
e PISA-OCSE: efficacia ed
efficienza nella scuola della globalizzazione. (41) http://www.fisicamente.net/index-900.htm (42) ERT, Education for Europeans,
towards the Learning Society, 1994. (43) Vedi Bibliografia n° 2, pagg. 337-340. (44) Lisbona 2000: Conclusioni della
Presidenza. http://www.europarl.eu.int/summits/lis1_it.htm (45) Arthur Powell, Eleanor Parra, David K.
Cohen, The Shopping Mall High School, Winners and Lasers in the
Educational Marketplace, Boston, Houghton Mifflin Company, 1985. (46) Vedi Bibliografia n° 2, pag. 401. BIBLIOGRAFIA Riporto qui dei testi che ho consultato e che non ho altrove
citato: 1 - Giorgio Franchi, Tiziana Segantini, La scuola
che non ho. Per un politica della piena scolarità, La Nuova Italia, 1994 2 - Christian Laval, L'école n'est pas une entreprise,
Éditions La Découverte, París 2003. Un testo di grande importanza dal quale
ho tratto molte informazioni ed idee. 3 - G. Bocchi, M. Ceruti, Educazione e globalizzazione,
Raffaello Cortina 2004. 4 - Mario Trombino (a cura di), Itinerari per la
professione docente, Valore Scuola 2000. 5 - Edgar Morin, I sette saperi necessari all'educazione
del futuro, Raffaello Cortina 2001. 6 - G. Bozzi, C. Branduardi, F. Cappelli, W. Moro, M.
Valagussa, Dal progetto al processo, Mursia 1998.
La novità arriverà a settembre 2006 sotto forma di sperimentazione in otto
regioni italiane (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia), ma è già boom di richieste. Fino a metà novembre ne sono
arrivate 759. Le domande di partecipazione provengono soprattutto dagli istituti
tecnici (il 43%), seguiti dai licei (il 38%) e dai professionali (il 19%),
mentre le regioni più interessate con oltre cento scuole candidate sono
Basilicata e Molise (in Sardegna, Abruzzo e Calabria le domande oscillano da 61
a 100, in Puglia e Campania da 31 a 60, in Sicilia si fermano a trenta).
Così la rivoluzione della didattica si muove per il momento silenziosa dalle
scuole agli uffici ministeriali, alle direzioni scolastiche regionali. È stata
avviata dal ministero per l'Innovazione e le tecnologie e dal ministero
dell'Istruzione e disposta dal progetto "Cipe Scuola" con uno
stanziamento di 15 milioni di euro. Ma a dispetto delle 759 scuole che si sono
candidate, ne saranno accontentate solo 200, per un totale di 4mila studenti.
Dunque una rivoluzione per pochi, benché sostanziale.
In classe apparirà una lavagna elettronica, interattiva e con tanto di
carrello per gli spostamenti, il docente avrà un computer portatile. L'azione,
cioè la lezione, deve svolgersi necessariamente in un'aula collegata ad
internet. L'insegnante si sarà preparato a casa. La sua lezione però, non sarà
più quella classica, teorica, ma multimediale. Potrà trovarla già fatta nella
"Libreria virtuale nazionale" alla quale avrà accesso, oppure
costruirla da sé. Il prodotto multimediale, che è una vera e propria unità di
apprendimento, si chiama Learning object. Si tratta di un "oggetto
didattico" contenente simulazioni interattive e test di valutazione.
In pratica un videogame. Il docente, si collega ad internet, scarica l'unità di
apprendimento, la visualizza sulla lavagna elettronica e la "lezione"
parte. È un prof di matematica? Ecco i triangoli costruiti sull'ipotenusa, o le
equazioni, animarsi come cartoon. È un'insegnante d'italiano alle prese con
l'analisi del periodo? Ecco apparire sulla lavagna elettronica un treno un po'
disordinato. Per poter viaggiare occorrerà rimettere in ordine i vagoni, e
quale sarà la locomotiva se non la proposizione principale? Per capire il
concetto di soggetto nell'analisi logica, un filmato con tanto di
personaggio-soggetto in carne ed ossa (virtuali) che compie l'azione.
Nella nuova didattica c'è posto anche per l'interrogazione. Per dimostrare di
aver capito lo studente va alla lavagna, naturalmente a quella elettronica, dove
non userà il gesso, ma un bastoncino. Lì avrà puzzle da riordinare, treni da
far partire, verbi da inserire nella casella giusta, altrimenti tornano
indietro. E se non ci riesce, sarà pronto per lui un altro Learning object,
magari più semplice, fatto apposta per colmare la carenza.
"Con questa sperimentazione - spiega Daniela Battisti referente del
progetto per il ministero dell'Innovazione - l'apprendimento è personalizzato
perché ogni ragazzo è diverso dall'altro, ma soprattutto è il docente ad
essere rimesso in gioco e nuovamente al centro della situazione, perché
scegliendo i percorsi e addirittura creandoli da sé, diventa l'attore
principale della nuova didattica, ecco perché le scuole hanno risposto in
massa. Se il progetto andrà bene richiederemo il finanziamento al Cipe per
l'altro anno".
A dicembre si attende il verdetto sulle scuole scelte, mentre a gennaio parte la
formazione dei docenti.
(
30 novembre 2005
)
(34) OCSE, Regards sur l'éducation,
1998.
(http://www.dps.mef.gov.it/quadro_strategico_nazionale_seminari.asp#scuola)
L'Associazione Treelle: la scelta degli insegnanti va
affidata ai presidi
Andrea Casalegno
ROMA - «Si può, in Italia, riformare la scuola?». Se l'è chiesto ieri
Ferdinando Adornato, presidente della commissione Cultura della Camera,
concludendo il seminario dell'Associazione Treelle e della Fondazione per la
scuola della Compagnia di San Paolo sul «governo della scuola autonoma». «Finora
sia il Centro-sinistra sia il Centro-destra sono stati bloccati dalle proteste;
e sarà così finché i riformisti dei due schieramenti non uniranno le loro
forze. Superando, però, gli unanimismi di facciata. A parole sono tutti per
l'autonomia; ma poi se ne rifiutano le logiche conseguenze, come il potere delle
scuole autonome di scegliersi i docenti, o la realizzazione di una parità
autentica fra istituti pubblici e privati, che favorisca l'emulazione tra i due
settori».
L'autonomia scolastica ha già otto anni di vita, perché è stata introdotta
con la "legge Bassanini" del 1997; eppure non riesce a decollare,
hanno denunciato Lorenzo Caselli, presidente della Fondazione per la scuola, e
Attilio Oliva, vicepresidente operativo dell'università Luiss di Roma e
presidente dell'Associazione Treelle. Per questo la nostra esperienza è stata
messa a confronto con quelle di altri Paesi in un ciclo di tre seminari: ad
aprile sono stati affrontati gli aspetti finanziari, ieri quelli di governance,
il 30 novembre verrà analizzata la divisione dei compiti fra Stato, Regioni,
enti locali e scuole autonome.
I tre esperti italiani, Giorgio Allulli, Marco Masuelli e Giovanni Trainito, si
sono concentrati sui poteri del preside («tutti e nessuno - ha detto Masuelli -
perché tutto dipende dal suo carisma personale») e sugli «organi collegiali»,
che attendono una riforma da due legislature (il disegno di legge è ora
all'esame della commissione Cultura). Secondo Peter Matthews, già capo degli
ispettori scolastici britannici, l'elemento propulsore dell'autonomia,
introdotta in Inghilterra superando notevoli difficoltà, è il capo d'istituto,
«che deve essere un vero leader». L'altro fattore chiave è il consiglio di
amministrazione della scuola, composto per lo più da membri eletti, che
lavorano gratuitamente ma con enorme impegno: una partecipazione che noi ci
possiamo sognare.
La situazione tedesca, ha spiegato Enja Riegel, preside della scuola secondaria
che ha ottenuto i risultati migliori nelle prove internazionali Pisa-Ocse sulle
competenze linguistiche, matematiche e scientifiche dei quindicenni, è simile a
quella italiana. Ma lei non si è persa d'animo. Senza nuove leggi, senza aiuti
esterni, senza il potere di scegliere gli insegnanti e tanto meno gli allievi,
anzi, senza bocciarne né perderne per la strada neppure uno, scontrandosi
quotidianamente con le diffidenze politiche e gli ostacoli burocratici, ha
trasformato la propria scuola, che vent'anni fa era come tutte altre, in una
comunità attiva ed entusiasta, in cui insegnanti e allievi studiano e
apprendono fianco a fianco, dedicandosi per gran parte dell'orario scolastico
non solo a ricerche autonomamente scelte, ma alle esperienze esterne più varie,
dal teatro all'assistenza agli anziani. Alzi la mano chi si sente di imitarla.