FISICA/MENTE

 
 
 
UNIVERSITA'
Che disastro le «lauree brevi»
ANGELO BARACCA* 
 
tratto da "il manifesto" 8 luglio 2004
http://www.ecologiasociale.org/pg/baracca.html

Mi sembra importante avviare un ragionamento serio sulle facoltà scientifiche, senza il quale i temi roventi dei tagli agli investimenti nella ricerca e della crisi del Cnr rischiano di rimanere monchi. Insegnando proprio al primo anno di una facoltà scientifica, devo denunciare con forza il vero disastro delle «lauree brevi» e del cosiddetto «3+2», raccogliendo umori che mi sembrano largamente diffusi anche fra molti miei colleghi. Cominciamo dalle «lauree triennali». Non sarei contrario in linea di principio all'idea di formare in tempi brevi una categoria di tecnici intermedi, ma il modo in cui ciò è stato fatto mi sembra completamente assurdo e controproducente. In primo luogo, questa scelta avrebbe richiesto, soprattutto nel nostro paese, un intervento incisivo sul mercato del lavoro, sulla struttura delle aziende, sulle scelte (o non scelte) tecnologiche, nonché sul nostro sistema della ricerca ed educazione superiore: intervento che era quanto di più lontano dalle idee del nostro centro-sinistra, ormai abbagliato dai meccanismi liberisti del mercato. Soprattutto nelle facoltà scientifiche la scelta fatta mi pare rischi di creare nuovi disoccupati (differiti dai 3 anni almeno di «parcheggio» nelle aule universitarie) più che nuovi occupati: né le aziende, né le istituzioni mi sembrano strutturate per impiegare in modo idoneo tecnici di questo livello.

Anche perché, a mio avviso, la loro preparazione è andata in senso opposto a quello che sarebbe stato opportuno: si è scelto infatti di comprimere proprio la preparazione di base. Oggigiorno le tecnologie cambiano con una tale velocità che solo una solida preparazione di base può consentire a un tecnico di aggiornarsi e riconvertirsi. Invece tocco con mano, ma è sotto gli occhi di tutti, come i corsi di base, formativi, siano stati ridotti e compressi. E non solo per la drastica riduzione del numero dei crediti assegnati (che in certi corsi di laurea erano già striminziti), ma per l'assurdo addensamento di corsi che si è generato: come si può pretendere che uno studente del primo anno assimili realmente i contenuti, ancorché quantitativamente ridotti, di ben dieci - dodici corsi in un anno? Ciascuna materia, soprattutto nell'impegnativo inizio degli studi universitari (e con una preparazione dalla scuola secondaria in caduta libera), richiede tempi fisiologici di assimilazione, riflessione, maturazione: altrimenti - come si sta infatti verificando - lo studente non potrà che concentrarsi su quattro nozioni appiccicate per l'esame, che si dissolveranno come neve al sole il giorno dopo, e non potranno fornire il necessario substrato si cui impiantare il corso successivo di studi. Gli studenti arrivano ad avere nove ore di lezioni al giorno: quando dovrebbero studiare? (si pensi ai pendolari!) E dov'è il tempo per lo svago, per non parlare dell'impegno sociale, entrambi requisiti fondamentali di una vera formazione all'altezza delle sfide di questo secolo?

La scelta, quindi, a mio avviso avrebbe dovuto essere diametralmente opposta: formare una categoria di tecnici intermedi con una ancor più solida preparazione di base, capace di inserirsi consapevolmente in posizioni nuove, di controllare e gestire autonomamente e criticamente strumenti tecnici carichi certo di grandi potenzialità, ma anche di rischi inediti e anche allarmanti.

E veniamo alla «laurea specialistica». Anche qui mi pare che le cose non vadano meglio, e che il livello di preparazione sia drammaticamente e inesorabilmente trascinato verso il basso. Colleghi che vi insegnano mi dicono come ai loro corsi, prima di alto livello, accedano ora studenti che provengono da diversi indirizzi triennali, con una scarsissima preparazione di base, imponendo così un drastico abbassamento del livello dei corsi, che spesso diventano a loro volta corsi generici di base. Un esempio: i nostri ingegneri erano apprezzati internazionalmente proprio per la loro solida preparazione di base, una dote che si rischia di disperdere.

Queste in estrema sintesi le idee che mi sono fatto sul campo. In ogni caso i problemi mi sembrano piuttosto gravi, e mi sembra necessario avviare una discussione approfondita. Mi pare evidente che queste scelte si ispirano ad una concezione tutta quantitativa dello sviluppo, quando la gravità dei problemi attuali richiederebbe di puntare sulla qualità. Sul manifesto è stato scritto di recente che liberarci dall'eredità e dai guasti del berlusconismo sarà un processo lungo: la sinistra moderata attenuerà certamente certe brutalità della destra, ma purtroppo non ci porterà in una direzione diametralmente opposta. Questo vale anche per l'università e la ricerca, come già si era visto appunto dal precedente centro-sinistra. È stato giustamente osservato che a qualcuno fa molto comodo che Berlusconi faccia il lavoro sporco.

*Docente di fisica, università di Firenze

Torna alla pagina principale